«Forza Taranto!»

Giuliano Sangiorgi, incoraggia Taranto e gli dedica una pizzica

“Quanno te llai la face”, un brano dell’antica tradizione salentina per il pubblico del Primo Maggio e di “Propaganda Live” (La7). «Vi dedico un vecchio canto, sperando che possano tornare i vecchi tempi», il pensiero della voce dei Negramaro. «Il cielo, il mare, l’aria di Taranto torneranno ad essere puliti tanto da ispirarci nuove canzoni belle come questa…».

«Ciao Taranto, ciao Puglia, ciao casa!». «Ci mancate, mi mancate!». Giuliano Sangiorgi, ospite del Primo Maggio virtuale organizzato dal Comitato cittadino Liberi e pensanti e trasmesso in docufilm in uno special di “Propaganda live” su La7, comincia con una dedica alla nostra e alla sua terra, il Salento, cuore pulsante di una Puglia che in un momento così inatteso sta trovando grande unità (qualora ci fosse stato bisogno di una conferma). Lo fa in compagnia – anche questa virtuale – del sax di Raffaele Casarano.

Alcune uscite “nordiste”, il più delle volte provocatorie ma che appartengono a pochi – non sono sentimenti espressi da una moltitudine – hanno avuto effetto contrario: ranghi pugliesi più serrati, ricompattati fra tarantini, leccesi, brindisini, baresi e foggiani. E dalla Puglia lo scorso 25 Aprile, con vista proprio sul Primo Maggio, è scaturito un “Forza Italia!”, come a dire che non è il caso di dividersi, specie in un momento come questo. Né pensare, anche se a qualcuno fosse balenato nella mente, cosa sarebbe stato del Sud se il Covid-19, avesse mietuto più vittime da queste parti. Qualcuno, con la complicità di conduttori televisivi infelici e contenti, avrebbe invocato, forse, che il momento di fare del nostra Paese un Regno delle due Italie, fosse arrivato. Abbandonate polemiche e ipotesi, torniamo sul pezzo, nel senso di brano e notizia.WhatsApp Image 2020-05-02 at 16.15.52“MERAVIGLIOSO” QUEL FLASH-MOB

C’è un Giuliano Sangiorgi, che un mese fa, esce sul balcone della sua abitazione romana nella quale è in qualche modo consegnato. Non può muoversi, non può tornare nel suo Salento, allora anche lui fa flash-mob. Imbraccia la sua chitarra e rende omaggio al grande Pino Daniele, riprende l’affascinante “Quanno chiove”, Nel ventre di quella canzone, c’è una frase dalla quale il nostro menestrello tira fuori “tanto l’aria adda cagna’…”. Dai balconi vicini, dalla strada, dove non c’è ancora la sciagura del “distanziamento sociale” (necessaria, ma dolorosa), c’è un pubblico che urla, applaude. Non è finita, va bene Pino Daniele, ma vogliamo forse dimenticare un eterno Domenico Modugno? «Meraviglioso! Meraviglioso!», gli urlano dai balconi e dalla strada. E lui, Sangiorgi, come fosse un breve concerto, «La facciamo, la facciamo…». Meraviglioso. Alla maniera dei Negramaro.

Giuliano in tutta Italia è uno dei beniamini del grosso pubblico, basti pensare ai concerti negli stadi. In Puglia è un’icona, quasi fosse una di quelle vetrinette nelle quali sono custoditi gli idranti con il classico invito “In caso di necessità, rompere il vetro”. E quella necessità, da queste parti, di recente non è mancata. Fra gli appelli lanciati da queste parti, uno dei primi è sempre per Giuliano. E lui, Negramaro doc, non si lascia pregare, non accampa scuse. Non pensa nemmeno lontanamente alla sovraesposizione di immagine (qualche collega, peggio per lui, ricorre a questo ragionamento, pazienza…), sembra piuttosto dire: «Ditemi cosa devo fare e io lo faccio…». Naturalmente, alla maniera di Giuliano Sangiorgi e dei Negramaro. Il flash-mob, va bene. Poi l’invito, «Io resto a casa, fatelo anche voi» (per contenere il più possibile il contagio), infine, e non ultimo della serie, l’1 Maggio. Non c’è il Concertone tarantino, stanno tutti a casa, ma lo spettacolo e il messaggio diventano virtuali.WhatsApp Image 2020-05-02 at 16.15.51“QUANNO TE LLAI LA FACE”

I tarantini non hanno dimenticato un concerto al Palamazzola. Anzi, due. Uno non basta a ripagare l’affetto di una piazza calda e accogliente, il “sold out” invita al bis il giorno successivo. Giuliano, in mezzo al concerto, in pieno outing cittadino contro l’inquinamento industriale, prima di intonare uno dei cavalli di battaglia dei Negramaro, urla al pubblico: «Taranto, via le mani dagli occhi!». Un boato scuote il palazzetto di via Battisti, a forza di passione i ragazzi si spellano le mani.

Dunque, il Primo Maggio, Giuliano chiama, Raffaele Casarano risponde. Insieme dedicano una tradizionale pizzica: “Quanno te llai la face” (quando ti lavi la faccia…), un testo semplice e affascinante come spesso le cose semplici sanno esserlo: «Ciao Taranto, ciao Puglia, ciao casa…». «Io e Raffaele vi dedichiamo un vecchio canto della nostra tradizione sperando che possano tornare i vecchi tempi». E, ancora, l’auspicio di Sangiorgi. «Il cielo, il mare, l’aria di Taranto torneranno ad essere puliti tanto da ispirarci nuove canzoni belle come questa…».

«Strada facendo…»

Un viaggio interminabile, dal Pakistan attraverso Turchia e Iran

Waseem, la fuga, la fame. Poi le preghiere, uno squarcio di speranza. «Una settimana senza mangiare: colazione, pranzo e cena con un bicchiere d’acqua, due quando andava meglio. Lo stomaco non aveva la forza di brontolare, stava per chiudersi, poi un’anima di dio, i miei pochi risparmi. Cinquantasette, stretti uno all’altro, una nave ci prende a bordo, il porto di Taranto…».

«Cinquantasette, stretti fra noi, a bordo di una imbarcazione che arrivata in mare aperto ci ha messo addosso una paura matta: navigare, trattandosi di una “bagnarola” sarebbe meglio dire lasciarsi andare alle onde del mare, è più di un’impresa: è un miracolo!». Waseem, pakistano, quattro anni fa arriva in Italia. Salvataggio di fortuna, rotta verso il porto di Taranto, destinazione un hot-spot attrezzato. Di quelli che nei momenti critici hanno ospitato ogni giorno centinaia di persone fuggite dal Continente africano o dall’Asia meridionale, come appunto Waseem.

«Prima di arrivare in una città, bella e accogliente come Taranto», raccontava quel giovanotto di ventidue anni, «avevo sudato le classiche sette camicie: non è semplice staccarsi dalle proprie radici, convincere, uno per uno i tuoi affetti più cari: papà, mamma e quattro fratelli». I motivi sempre gli stessi, i suoi, come quelli dei suoi connazionali che di bello hanno una cosa: sono molto uniti fra loro, specie quando sono lontani da casa, in Italia per esempio. «Ci aiutiamo come possiamo: oggi ho bisogno di un mio “fratello”, domani potrebbe essere lui ad avere bisogno di me, è un patto non scritto».

La fuga da una città importante del Pakistan. Importante, ma povera. «Ero una bocca da sfamare, lavoro poco, al contrario tanta è la voglia di spendersi per la famiglia, che amo e sento non appena posso: niente da fare, dovevo andare via, una lotta disperata contro la fame; poi, potenza della tecnologia, con il primo cellulare la prima videochiamata, sono entrato in contatto con la famiglia; anche per guardarsi negli occhi, la spia dell’anima: un’arma a doppio taglio, da una parte la gioia di vedersi, dall’altra vedere una faccia quasi rassegnata». La prima domanda in quelle conversazioni, non si sfugge: la salute. «Si preoccupano di questo e io li consolo, li tranquillizzo, gli ripeto che va tutto bene e che occorre il tempo necessario per crearsi un futuro lontani da casa: mi guardano negli occhi, pregano per me, io sento tutto il loro affetto e la forza di una mano che mi guida…».

QUANTI SACRIFICI…

Incontrammo Waseem un anno fa. Ci colpì la sua storia, il suo passaggio fra Stati «non troppo facili» come Iran e Turchia. «Non facili», significherà qualcosa. «Certo, che non è semplice intanto passare un confine, senza non essere notato, fermato e fatto oggetto di mille domande: c’è da diventare matti, se non fosse che sai bene di non essere a casa tua, dunque sei di passaggio, e può succedere tutto e niente; è importante trovare militari almeno disposti ad ascoltarti e non a far valere la loro autorità per provocare una tua reazione e giocare, come si dice, al gatto con il topo».

Una settimana da dimenticare. «C’è stato un momento in cui me la sono vista brutta, lo stomaco ha rischiato di chiudersi completamente e rifiutare qualsiasi cibo; colazione, pranzo e cena – è drammatico il solo parlarne – era un bicchiere di acqua, due se vogliamo proprio esagerare e scherzare solo ora che quella brutta esperienza è un ricordo, incancellabile…». Il racconto, una piega drammatica. «Non mangiavo e l’unico modo che avevo per farmi passare la fame era dormire; sapevo anche di rischiare di non svegliarmi più, debilitato com’ero, ma pregavo, quello l’ho sempre fatto e continuerò a farlo».

…E CHE SOFFERENZA

Un brutto momento. «Sarà stato, forse, il settimo giorno, quando proprio non avevo più forze, non avevo la forza di pensare a quel corpo che ciondolava per le campagne in cerca di un giaciglio, ancora un angolo per lasciarmi addormentare, con uno stomaco che non aveva più la forza di brontolare: magro, trascurato all’eccesso, non avevo idea che quello fossi io, mi sembrava un incubo, chiunque in quel momento poteva passarmi addosso con un carro armato, non avrei sentito il benché minimo dolore…».

Invece, qualcuna di quelle preghiere condivise fra papà e mamma, i quattro fratelli e lo stesso Waseem, giunge a destinazione. «Vengo assistito, rimesso in piedi poco per volta, perché anche nel riprendersi occorre fare piano: appena la forza di mettermi una mano in una tasca e trovare, intatto, quel poco di risparmi raccolti in un fazzoletto e provare a pagarmi il viaggio per l’Italia: chi mi aveva assistito, mi indirizza a qualcuno che da Istanbul stava organizzando per pochi danari un viaggio per l’Italia, forse per la nave più vicina; quell’imbarcazione su cui salimmo in cinquantasette, infatti, galleggiava per scommessa e mai saremmo arrivati in Italia in quelle condizioni: unica speranza, incrociare appunto una nave che ci aiutasse e accompagnasse a destinazione». Ecco, le preghiere, il miracolo. «E’ il secondo tempo della mia vita, Taranto, il Centro di accoglienza, la cucina, per imparare a cucinare non solo riso speziato e pollo. Ci vuole pazienza, quella non manca: il primo scoglio l’ho superato, ora comincio a guardare con più fiducia al futuro, che il mio dio mi aiuti ancora per un altro pezzo di strada».

«Tarantini, un modello»

Covid-19, parla Giuseppe Stasolla, presidente del Comitato consultivo misto

«Rispettosi delle misure indicate dal Governo, ma non abbassiamo la guardia», dice il rappresentante dell’Organo del Terzo settore. «Asl irreprensibile, nonostante qualche “scienziato” abbia minimizzato asserendo che l’inquinamento industriale respingesse il coronavirus: roba da codice penale. Non dimentichiamo i sacrifici di medici e infermieri: oggi li chiamiamo “angeli”, domani gli stessi potrebbero tornare ad aggredire il personale dei Pronto soccorso»

Prosegue la nostra panoramica sulle attività del nostro territorio in qualche modo legate all’emergenza del Covid-19, comunemente detto coronavirus, pandemia che ha steso mezzo mondo, seminato morte e terrore. Ospite della rubrica “Con parole mie” è il dott. Giuseppe Stasolla, presidente del Comitato consultivo misto, come a dire Asl di Taranto, e Servizio sanitario.

Partiamo dal significato di Comitato consultivo misto.

«E’ un Organo di rappresentanza del Terzo settore socio-sanitario, un presidio della cittadinanza attivo nell’ambito delle dinamiche e della programmazione sanitaria pubblica e privata convenzionata. Per intenderci, è la partecipazione del cittadino alla verifica della qualità del servizio sanitario, pubblico o privato convenzionato che sia. E’ la conquista di un nuovo quadro di legge a cui le aziende sanitarie devono adempiere e che prevedono una partecipazione attiva del cittadino».

Attività dell’Asl tarantina. Dal suo osservatorio, il punto di vista sull’organizzazione sanitaria locale alla luce di una tanto sciagurata quanto inattesa pandemia?

«Come organo di presidio, abbiamo osservato e monitorato tutte le attività che l’Azienda ha svolto per contrastare l’emergenza Covid-19. Partiamo da un dato che balza agli occhi di cittadinanza e utenza: il basso contagio registrato dalla città di Taranto e dalla sua provincia. Detto che i dati non escono per magia da un cilindro, credo poco a teorie per certi versi grottesche manifestate in queste ultime settimane. Un esempio, fra gli altri: l’inquinamento industriale che avvolge Taranto farebbe da schermo al coronavirus».

E’ stato detto anche questo?

«Ritengo sia cosa di una gravità estrema, specie se a pronunciarla è un esponente di Pneumologia di una città non lontana dalla nostra. Di fronte a simili affermazioni, evidentemente prive di fondamento scientifico, bisognerebbe mettere mano al codice penale. Non si possono rilasciare dichiarazioni di questo genere, specie se a pronunciarsi è un professionista titolato: queste dichiarazioni potrebbero avere effetti devastanti sulla popolazione. Pertanto, ripartirei dal dato: un applauso al comportamento dei cittadini di Taranto, che si sono comportati e si stanno comportando bene; al Sud, in Puglia e, in particolare, nella nostra provincia, abbiamo adottato una condotta rispettosa nei confronti delle misure indicate dal Governo e dalle Autorità locali. Attenzione alla Fase 2: non è finita, dobbiamo mantenere alta la guardia, per evitare recrudescenze affinché il virus non si ripresenti e provochi ulteriori danni».COVID PUGLIA 2 - 1E veniamo all’offerta sanitaria.

«L’Asl di Taranto si è mostrata attrezzata e competente; al “San Giuseppe Moscati”, dove ci sono reparti di Pneumologia e Malattie infettive, è stato di fatto creato un presidio ospedaliero dedicato alle emergenze da Covid-19. Verifichiamo giornalmente come i pazienti vengano controllati secondo il “Protocollo Spallanzani” e, una volta accettato il perfetto stato di salute, dimessi; in questo momento si sta andando verso una normalizzazione rispetto all’emergenza. Questa riorganizzazione ha generato lo spostamento di importanti servizi in altre strutture private e convenzionate, con riferimento a Oncologia e Cardiologia per esempio, che passata l’emergenza torneranno a tempo pieno al “Moscati”. E non solo per i pazienti oncologici, ma anche disabili e categorie appartenenti alla platea della fragilità nei confronti della quale tutti dobbiamo porre massima attenzione».

Cosa hanno chiesto e cosa chiedono i cittadini? Qual è la sensazione che lei avverte? 

«Esistono elementi che questa pandemia ci consegna. Chi ha responsabilità non può sottrarsi a una vicenda che ci consegna segnali importantissimi: i cittadini hanno bisogno di risposte univoche e uniformi. E’ emerso che il Sistema sanitario regionalizzato ha modalità diverse nel fornire risposte al cittadino; in Lombardia e Veneto si è avuta un’accoglienza diversa rispetto a quella praticata in Puglia. La Sanità in un quadro simile ha evidenziato i propri limiti ispirandosi a un modello negli anni concettualmente più “americanizzato”, più vicino all’assistenza privata».

In Puglia, invece? 

«E’ stato conservato un sistema sanitario attento verso la Medicina di urgenza, abbiamo conservato un modello più rispondente: certo, abbiamo registrato numeri diversi, altre dinamiche, ma abbiamo il dovere di guardare i segnali giunti da questa stagione di pandemia: occorre, dunque, uniformare la risposta generale per il cittadino e tornare ad investire nella Sanità pubblica. Con il Patto di stabilità saltato, con l’Europa che può concedere prestiti con finalità sanitarie, bisogna pensare ad organizzare una Sanità pubblica che torni a rispondere alle esigenze del cittadino: certo, l’acciaio è strategico, ma erano strategiche anche le mascherine che noi non avevamo…».

Nei confronti del personale medico, qual è il sentimento che ne ricava oggi?

«Oggi sui social sono in molti a definire “angeli” i nostri operatori di frontiera, che rischiano quotidianamente la vita; spero che una volta passata questa storiaccia, gli stessi che si sono spesi in elogi non tornino ad aggredire il personale dei Pronto soccorso. Mi auguro, pertanto, che questa esperienza consegni ai cittadini un elemento di maturità, coscienza sociale e rispetto nei confronti del nostro Sistema sanitario che va tutelato, potenziato e sviluppato, nonostante rappresenti già un modello che in altri Paesi si sono limitati ad imitarci».

«Italia, rialzati!»

Ieri, il Presidente Sergio Mattarella con mascherina all’Altare della Patria

Un’immagine che passerà alla storia. «Il Paese saprà risollevarsi da questa sciagura», ha detto il capo dello Stato. «Fare memoria di Resistenza e lotta alla Liberazione significa ribadire i valori di libertà, giustizia, e coesione sociale, che ne furono alla base, sentendoci uniti intorno al Tricolore»

Un’immagine che difficilmente dimenticheremo. Sarà ricordata per i prossimi decenni – pandemie permettendo – trasferita ai posteri, attraverso quelle poche immagini istituzionali, come la celebrazione di un anniversario ai tempi del coronavirus. Senza tanto fare un riferimento al romanzo di Gabriel Garcia Marquez, la giornata di ieri passerà alla storia. Una ricorrenza così importante, “la più importante per una Repubblica”, che nello stesso momento si era liberata dall’invasore e dal fascismo.

E questo, il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, ieri lo ha ricordato. Sabato 25 aprile, in mattinata, si è recato con una mascherina, praticamente da solo, senza alcun seguito, all’altare della Patria per ricordare il Settantacinquesimo anniversario della Liberazione. Ad attenderlo in cima alla scalinata due corazzieri, anche loro con la mascherina, che hanno posato una corona davanti al Milite ignoto, mentre un trombettiere dei carabinieri intonava le note del “Silenzio”. Una forma privata, un omaggio intimo. Insieme con il nostro Presidente della Repubblica, al seguito nessuna autorità civile, né militare. Il Presidente si è sfilato la mascherina solo nel momento della deposizione della corona. Poi l’ha indossata daccapo ed è ridisceso. Ha colpito al cuore

Per la prima volta, una festa della Liberazione senza cortei, né manifestazioni pubbliche, né discorsi. Il capo dello Stato era atteso quest’anno in Toscana, in uno dei luoghi delle stragi nazifasciste. «La pandemia ci costringe a celebrare questa giornata nelle nostre case», ha dichiarato il Presidente con rimpianto. E così si affida a un discorso scritto, collocato per intero nella drammatica vicenda del coronavirus di questi mesi.ALTARE PATRIA 2 - 1PER NON DIMENTICARE

«Fare memoria della Resistenza, della lotta di Liberazione – ha detto Mattarella – di quelle pagine decisive della nostra storia, dei coraggiosi che vi ebbero parte, significa ribadire i valori di libertà, giustizia, e coesione sociale, che ne furono alla base, sentendoci uniti intorno al Tricolore». L’Italia, si diceva, ha superato, nel Dopoguerra, ostacoli che sembravano insormontabili. Le energie positive che seppero sprigionarsi in quel momento portarono alla rinascita. Il popolo italiano riprese in mano il proprio destino. La ricostruzione cambiò il volto del nostro Paese e lo rese moderno, più giusto, conquistando rispetto e considerazione nel contesto internazionale dotandosi di antidoti contro il rigenerarsi di quei germi di odio e follia che avevano nutrito la scellerata avventura nazifascista.

Il significato culturale e politico del 25 aprile. «È la data fondatrice della nostra esperienza democratica di cui la Repubblica è presidio con la sua Costituzione; la fine della guerra “lasciò il posto a quella di cooperazione nella libertà e nella pace e, in coerenza con quella scelta, pochi anni dopo è nata la Comunità europea. Nasceva allora una nuova Italia, e il nostro popolo, a partire da quella condizione di grande sofferenza, unito intorno a valori morali e civili di portata universale, ha saputo costruire il proprio futuro».

Ma la Resistenza è stata (e resta) anche un pezzo decisivo della nostra identità repubblicana. «Nella nostra democrazia la dialettica – ha puntualizzato nella sua nota il presidente Mattarella – e il contrasto delle opinioni non hanno mai, nei decenni, incrinato l’esigenza di unità del popolo italiano, divenuta essa stessa prerogativa della nostra identità». Avvertiamo la consapevolezza di un comune destino come una riserva etica, di straordinario valore civile e istituzionale. L’abbiamo vista manifestarsi, nel sentirsi responsabili, verso la propria comunità ogni volta che eventi dolorosi hanno messo alla prova la capacità e la volontà di ripresa dei nostri territori.

…E IL COVID-19

Mattarella ha poi ricordato i tanti morti del coronavirus. «Ai familiari di ciascuna delle vittime vanno i sentimenti di partecipazione al lutto da parte della nostra comunità nazionale, così come va espressa riconoscenza a tutti coloro che si trovano in prima linea per combattere il virus e a quanti permettono il funzionamento di filiere produttive e di servizi essenziali. Manifestano uno spirito che onora la Repubblica e rafforza la solidarietà della nostra convivenza, nel segno della continuità dei valori che hanno reso straordinario il nostro Paese».

A breve per gli italiani comincerà la Fase 2. Il Quirinale, preoccupato per le gravissime conseguenze economiche, ha invita ancora una volta all’unità. «La nostra peculiarità nel saper superare le avversità – ha concluso il presidente, Sergio Mattarella – deve accompagnarci anche oggi, nella dura prova di una malattia che ha spezzato tante vite. Per dedicarci al recupero di una piena sicurezza per la salute e a una rinnovata capacità di progettazione economica e sociale: a questa impresa siamo chiamati tutti, istituzioni e cittadini, forze politiche, forze sociali ed economiche, professionisti, intellettuali, operatori di ogni settore. Insieme, possiamo farcela, e lo stiamo dimostrando».

«Rivivere un dramma!»

Le ultime vicende della Alan Kurdi e un ricordo che brucia ancora

Centoquarantasei superstiti soccorsi e trasferiti nel porto di Palermo. Sambou, Solomon e Sirag avevano vissuto identiche storie in mare. «La mia bambina sta molto male, non c’è acqua né cibo, qualcuno ci aiuti per favore?», l’appello di una madre. «Ci sono due morti, aspettiamo da quattro giorni, bambini svenuti, abbiamo bisogno di aiuto subito: vi prego!», quello di un uomo disperato.

«Ci sembra di rivivere un incubo, abbiamo seguito la vicenda di quanti hanno trascorso giorni drammatici…», ci hanno raccontato i nostri ragazzi, fra questi Sambou, Solomon e Sirag, rispettivamente gambiano, nigeriano e libico. Storie simili a quelle appena accennate ai loro soccorritori dai centoquarantasei passeggeri tratti in salvo e scortati dalla Alan Kurdi nel porto di Palermo. Un sospiro di sollievo per quanti si sono salvati in questa ennesima storiaccia di fuga e appelli non sempre raccolti, e aiuti, non sempre immediati a causa dei soliti palleggiamenti di responsabilità.

Un’ora di ritardo nei soccorsi, abbiamo sempre sostenuto, può significare una o più vite umane spezzate. Non solo di bambini, già deboli di costituzione, ma anche di donne, incinte, come in questo caso, e uomini, seppure forti, che dimostrano la loro debolezza. Ora per aver salvato una decina di compagni di viaggio, ora per sfinimento, perché un fisico non è mai come un altro.

La vicenda, seguita col batticuore in tutti questi giorni, era cominciata con frasi drammatiche pronunciate in francese e tradotte, riportate su internet. Le urla strazianti di una donna: «La bambina sta molto male, non c’è acqua né cibo; ci dicono che vengono a prenderci ma non viene nessuno: qualcuno può aiutarci per favore?». Sono le grida di una mamma che vede, per prima, in pericolo la vita per la sua piccola che tiene stretta a sé e quella della creatura che porta in grembo. Non è solo una donna a lanciare l’allarme disperato a chiunque, in quel momento, sta ascoltando. C’è un uomo, che prima di altri, si impossessa di quel cellulare per urlare l’ultimo appello: «Ci sono due morti, aspettiamo da quattro giorni, ci sono bambini svenuti, non sappiamo dove siamo, abbiamo bisogno di aiuto subito. Vi prego!».

FINE DI UN INCUBO

E’ finito un altro incubo. Uno di quelli attraverso i quali sono passati, si diceva, anche Solomon, Sirag e Sambou, ragazzi che trovarono subito ospitalità nel nostra Paese e “casa” nel Centro di accoglienza “Costruiamo Insieme”. Momenti, ore, giorni di grande disperazione, quelli trascorsi da connazionali e fratelli africani finalmente tratti in salvo e ora al sicuro di una quarantena sostenuta da qualsiasi tipo di aiuto. E’ come se ripercorressero le loro storie i nostri tre ragazzi.

«Io di morti in mare ne ho visti almeno una ottantina, quelli mancanti quando ci siamo ricontati una volta soccorsi». E’ una delle più brutte storie raccontate dai nostri ragazzi. E’ quella di Sambou, gambiano, trovatosi nella stessa situazione di quanti, poi, dopo dolorose vicissitudini sono stati tratti in salvo. La sua imbarcazione, un gommone, viaggia accanto ad altri equipaggi in balia di onde alte quanto palazzi.

«Fu un momento – ricorda, un nodo alla gola – gente in mare: chiedeva aiuto, urlava, mentre noi eravamo in balia di un gommone ingovernabile; uomini e donne con bimbo in grembo venivano risucchiati sotto i nostri occhi dalle acque agitate: uno sterminio; una volta arrivata la Guardia costiera, noi del gommone con a bordo centosedici persone siamo stati tratti in salvo; poi i militari si sono dedicati ai superstiti dell’altra imbarcazione, tirati su a decine, ma pochi rispetto a quella moltitudine dispersa in mare: cinquanta in salvo, ottanta i morti!».

Nel porto di Palermo, soccorritori in maschere e guanti, dotano delle stesse misure di sicurezza i migranti appena sbarcati. Finita l’odissea, quella gente raccoglie le ultime forze e salta a bordo della “Raffaele Rubattino”, un traghetto messo a disposizione dal governo italiano. Qui i centoquarantasei migranti, piccoli e grandi, trascorreranno il periodo di quarantena imposto dall’emergenza coronavirus.

BRUTTE STORIE

Brutta storia, da non augurare al peggior nemico. Nemmeno per un’ora, per le sensazioni drammatiche che ti balenano nella testa. Non sai cosa fare, da dove fuggire. «Una volta in Italia ho ricominciato a vivere», aveva raccontato proprio Solomon, giunto in Italia dalla Nigeria. Brutta storia anche la sua. Ce l’aveva raccontata quasi con la voglia di alleggerirsi di un peso dal quale non riuscirà mai a liberarsi del tutto. La sua non è la stessa storia attraverso la quale è passata questa gente appena tratta in salvo. «Mi ritengo fortunato, a me sono toccate solo sette ore di mare, poi una nave italiana – il Cielo benedica lei e il suo equipaggio – salvò me e i miei compagni di viaggio: avevo messo insieme un po’ di soldi facendo il giardiniere e le pulizie in Libia: il mio sogno resta quello di riabbracciare, un giorno, i miei cari rimasti in Nigeria». Solomon era stato minacciato. Al padre, la ribellione a minacce e soprusi, era costata la vita: nessun colpevole assicurato alla giustizia. Così, al giovane nigeriano non resta che fuggire.

A Palermo, intanto si scrive la parola “fine” alla disperazione dei centoquarantasei migranti. La “Rubattino”, giunta da Napoli, aveva caricato generi di conforto per sostenere la quarantena: derrate alimentari, farmaci indumenti, mascherine, guanti in lattice. Una volta messi in salvo i migranti, l’organizzazione messa a punto dalla Prefettura è impeccabile. A Palermo, a bordo di un Atr della Guardia di Finanza, una task force di ventidue operatori della Croce Rossa Italiana, successivamente imbarcata sulla nave che trascorrerà la quarantena, si diceva, nel porto del capoluogo siciliano.

«Il mio è stato un viaggio, meno drammatico di altri, ma più complicato», ricorda invece Sirag, libico. «Nel mio Paese manifestavo solo per un sentimento che tutti, nessuno escluso, hanno a cuore: la libertà; per questo motivo, invece, sono stato minacciato di morte, ho lasciato padre, madre e due fratelli: ho dovuto mettere insieme tremila euro per tre giorni di viaggio in mare: imbarcato prima su un gommone, poi una nave spagnola, una nave tedesca, infine il porto di Taranto: respinto in Germania, sono tornato in Italia dove voglio costruirmi un futuro da cuoco».

La Sea Watch, Ong (Organizzazione non governativa) tedesca, insieme con Mediterranea e Alarm phone prova a ricostruire la prima tragedia del mare dopo la pandemia e sferra il suo pesante atto d’accusa contro l’Europa. «Dodici morti e cinquantuno persone riportate nell’inferno libico con la complicità dell’Europa – sostengono in un duro comunicato – un gommone abbandonato in mare per giorni e poi riportato in Libia con la complicità dell’Europa in violazione del diritto internazionale: esistono chiare responsabilità, l’omissione di soccorso che ha causato la morte di dodici persone uccise da fame, sete, disperazione». Un bollettino infinito.

«Attrezzati contro il virus»

Intervista a Michele Conversano, direttore del Dipartimento di Prevenzione dell’Asl

«Attivate le strutture di ricovero. Il “distanziamento sociale” ha permesso di non avere una diffusione massiccia. Concittadini collaborativi: i comportamenti individuali determinano il risultato collettivo. Gestire la ripresa con intelligenza. Sistema sanitario attivo e Residenze sanitarie assistenziali sotto costante controllo».

In queste settimane stiamo svolgendo anche attività informativa sul Covid-19 attraverso sito, web radio e canale youtube. Per la rubrica “Con parole mie”, oggi abbiamo ospitato il dott. Michele Conversano, direttore del Dipartimento di Prevenzione dell’Azienda sanitaria locale di Taranto. A lui abbiamo rivolto domande per conoscere da vicino, nel rispetto del “distanziamento sociale”, l’attività dell’Asl, l’Azienda sanitaria locale impegnata nel contrasto al diffondersi del virus che ha messo in ginocchio il mondo intero.

Direttore, letteralmente bombardati da informazioni, talvolta anche approssimative, qual è ad oggi la situazione nella provincia di Taranto a proposito del Covid-19?

«Incrociamo le dita, fino a questo momento è tutto sotto controllo, nonostante si tratti di un’emergenza molto importante; pur avendo registrato il primo caso di coronavirus nella nostra regione, abbiamo avuto il tempo necessario per organizzarci meglio di quanto, invece, non è stato possibile fare nelle altre regioni d’Italia; nella nostra provincia abbiamo attivato un’azione di contenimento mettendo in isolamento domiciliare fino a milleduecento persone, con particolare riferimento al periodo di inizio marzo, quando hanno fatto ritorno dal Nord numerosi concittadini purtroppo già contagiati dal virus; contenuto i casi, abbiamo avuto il tempo necessario per attivare le strutture di ricovero in grado di poter sostenere il carico di soggetti positivizzati da quel momento in poi».

Un momento di difficoltà, rispetto all’attività quotidiana?

«Non abbiamo mai avuto difficoltà – lo confermano i colleghi ospedalieri – ad offrire le migliori cure del caso a soggetti che presentavano patologie legate al virus, anche se ci sono stati decessi – purtroppo, anche uno solo di questi per chiunque rappresenta un dramma… – in numero contenuto rispetto ad zone anche vicine alla nostra provincia; detto questo, nelle nostre strutture sanitarie attrezzate abbiamo accolto anche pazienti provenienti da altre province e regioni. Avendo qualche giorno in più a disposizione, grazie alle azioni di contenimento varate da Governo centrale e Regione Puglia, il “distanziamento sociale” ha permesso di non avere una diffusione massiccia come accaduto in altre aree; da un lato ci ha allungato il periodo di ripresa delle normali attività sociali, dall’altro ci è stata data la possibilità di gestire meglio un problema non sempre di facile soluzione».CONVERSANO Copertina I GIORNI - 1Come possiamo interpretare i dati, spesso contrastanti?

«Bisognerebbe vedere quanti sono risultati i casi positivi rispetto ai tamponi eseguiti: nonostante questi siano aumentati, il contagio è in calo: questo dato dà l’idea su quanto la circolazione del virus sia stata ridotta; ripeto, fondamentali le misure di contenimento, anche grazie all’attenzione posta dai nostri concittadini: sono, infatti, i comportamenti individuali che, alla fine, fanno il comportamento collettivo. Mi permetto di rivolgere un suggerimento ai giornalisti, fra le tante domande ponete anche la seguente: “Avete posti liberi nei reparti Malattie infettive, in Pneumologia, come è messa la Terapia intensiva?”. Risposta: l’altro giorno avevamo sei, sette pazienti rispetto ai ventiquattro posti attrezzati; questo dà il senso di preparazione del Sistema sanitario rispetto all’eventuale emergenza».

Residenze sanitarie assistenziali, un tema che al momento non ci sta sfiorando.

«Sempre facendo i debiti scongiuri, le RSA sono i punti critici di ogni area. Come accaduto non solo al Nord, ma anche in altre province pugliesi, le Residenze sanitarie assistenziali possono rappresentare una concentrazione di anziani malati, che potrebbe diventare esplosiva in qualsiasi momento; complessivamente, fra tutti i nostri Centri, all’inizio del diffondersi del coronavirus abbiamo registrato un paio di casi sospetti, ma immediatamente tenuti sotto controllo: fra operatori e degenti non c’è stato alcun caso in strutture di riabilitazione, assistenziali e socio-assistenziali; anche questo risultato, insieme alla nostra azione costante, si deve all’attività di controllo che stanno svolgendo titolari e società che gestiscono queste strutture: nel caso ci fosse segnalato un assistito con febbre ci attiveremmo con urgenza per praticare il tampone e avere immediatamente l’esatto stato di salute del soggetto in causa; qualora l’anziano risultasse positivo al controllo, verrebbe isolato in una stanza dedicata a questo tipo di emergenza».

Cosa dobbiamo aspettarci nei prossimi giorni, qual è la prospettiva per l’estate?

«Non si può continuare ad affrontare l’emergenza restando chiusi in casa e bloccando qualsiasi tipo di attività sociale; come ha detto Pierluigi Lopalco, coordinatore scientifico della task-force regionale, dobbiamo gestire il momento di ripresa con intelligenza cercando di proseguire quelle azioni di distanziamento sociale che ci possono permettere di tenere bassa la circolazione del virus; perché se è vero che in autunno potrebbe esserci una ripresa del contagio, è anche vero che con una ripartenza alla carlona, due settimane dopo potremmo trovarci nuovamente a fare i conti con un nuovo picco di contagi: non possiamo permettercelo, sarebbe grave sì per la nostra economia, ma daccapo drammatico e letale per la nostra salute».

Dunque, la ripresa delle attività.

«Massima prudenza, dal nostro canto rafforziamo quelle azioni di identificazione per contenere possibili focolai, isolando in tempi brevi i contatti stretti di quel preciso gruppo eventualmente interessato dal virus; dunque, se i contatti stretti non saranno quelli – per intenderci – di locali da ballo, che renderebbero impossibile l’opera di contenimento, saremo nelle condizioni di isolare subito qualsiasi contagio sul nascere. Temo, però, che una simile modalità ci toccherà ancora per diverso tempo, fino a quando cioè un vaccino o una terapia efficace – senza effetti collaterali – potrà finalmente aiutarci ad uscire dall’incubo e debellare questa pandemia».

Ex Ilva, prima “vittima”

Coronavirus, dipendente licenziato per commento su Facebook

Secondo un sindacalista, Arcelor Mittal non avrebbe gradito il commento “social” di un operaio a proposito delle misure adottate dall’azienda contro il Covid-19. Sarebbe venuto meno il rapporto di fiducia.  Calano intanto i contagi, aumentano i decessi di anziani nelle case di cura nel Salento.

Un dipendente di ArcelorMittal di Taranto sarebbe stato «licenziato per aver commentato sulla propria bacheca di Facebook quel che realmente accade in fabbrica». La notizia circola in queste ore, agenzie e testate online l’hanno subito postata, i quotidiani ieri stesso l’hanno pubblicata sui propri siti, mentre questa mattina la riportano sui giornali in edicola. La vicenda è stata resa nota con la denuncia fatta pervenire agli Organi di informazione, da Francesco Rizzo, coordinatore provinciale dell’Usb.

Secondo quanto appreso, l’operaio impegnato nel reparto Treno-nastri, aveva criticato attraverso il popolare social quelle che, stando sempre a quanto riportato nella nota sindacale, le condizioni di lavoro all’interno del siderurgico tarantino.

«Al lavoratore licenziato – che non è nostro iscritto, precisa Rizzo – va ovviamente la solidarietà di tutta la nostra organizzazione sindacale». All’interno di quanto inviato alla stampa, il sindacalista coglie l’occasione per segnalare una presunta disparità di trattamento nel pagamento delle aziende dell’indotto. «Ci risulta – sostiene Rizzo – che i bonifici siano arrivati ad alcune aziende del Nord, diverso trattamento per quelle locali, che attendono, invece, pagamenti degli arretrati».

DECESSI, VENTICINQUE IERI IN PUGLIA

Intanto sono venticinque i nuovi decessi in Puglia causati dalla pandemia da Coronavirus. Cinque in provincia di Bari, undici in provincia Bat, tre in provincia di Brindisi, tre in provincia Foggia, due in provincia di Lecce, uno in provincia di Taranto. E’ bene puntualizzare che la Regione Puglia, però, chiarisce che si tratta della somma di pazienti morti anche nei giorni scorsi, non solo nella giornata di ieri cui si riferisce il bilancio.

I decessi dall’inizio dalla pandemia, dall’inizio della pandemia sono 351. Cinquantacinque sono i nuovi casi di contagio (lunedì erano stati 38): 19 nella provincia di Bari; 3 nella provincia Bat; 4 nella provincia di Brindisi; 28 nella provincia di Foggia; 1 nella provincia di Taranto. Tre i casi registrati lunedì nella provincia di Bari e uno nella provincia di Brindisi, attribuiti nel bollettino di ieri. I pazienti guariti sono 459, quelli ricoverati 634 (lunedì erano 650). Sono, invece, 1.477 pugliesi in isolamento domiciliare. Dall’inizio dell’emergenza sono stati effettuati 45.984 test, i contagi totali sono 3.622.

RESIDENZE SANITARIE ASSISTENZIALI, APPELLO

Salgono a sedici, invece, gli anziani ospitati nella Rsa, la Residenza sanitaria assistenziale “La Fontanella” di Soleto, in Salento, ad essere deceduti una volta risultati positivi al Covid-19. Ultima vittima, una donna di novantadue anni. Causa le criticità delle patologie di cui soffriva, l’anziana era stata condotta in ospedale, a Lecce, dove è deceduta. Nella residenza, da fine marzo commissariata dalla Asl, erano risultati positivi quasi tutti gli anziani ricoverati e molti operatori sanitari in servizio, tra cui la direttrice.

Intanto, a proposito delle Rsa, c’è l’appello del presidente regionale di Assoap, Fabio Margiglio. «Aiutateci, non sappiamo più come fare, non possiamo resistere così a lungo, venite a riprendervi i vostri cari, se potete, riportarteli nelle vostre case, abbiate cura personalmente di loro, oppure venite qui nelle residenze ad aiutarci, in barba ai divieti ma consapevoli che porterete il virus, fate la vostra scelta nel silenzio assoluto delle istituzioni che parlano con le loro circolari». E’ l’appello che lancia di Margiglio, per conto dell’associazione delle strutture socio assistenziali pugliesi.

Nella nota inviata alla stampa, Margiglio evidenzia che anche qualora si dovesse continuare «a negare le visite ai parenti, il virus entrerà attraverso il personale asintomatico che man mano ricomincerà a vivere, ad uscire, a vedere altra gente». Le Rsa (Residenze sanitarie assistenziali) e Rssa (Residenza socio sanitaria assistenziale per anziani) sono finite al centro di alcune inchieste delle Procure dopo contagi diffusi e decessi registrati tra ospiti e personale.

Coronavirus, segnali positivi

Calano contagi e decessi

Tenere alta la guardia, per evitare il ripetersi di focolai

Dall’inizio dell’epidemia di Coronavirus, almeno 181.228 persone hanno contratto il virus Sars-CoV-2 (2.256 in più rispetto a domenica, per una crescita dell’1,3%). Di queste, 24.114 sono decedute (+454, +1.9%; ieri +433) e 48.877 (+1.822, +3.9%; ieri +2.128) sono state dimesse. Si tratta sostanzialmente di dati positivi. Per la prima volta dall’inizio della pandemia, infatti, il numero di positivi è sceso. Dati sono stati forniti dalla Protezione civile.

Cresce, seppure leggermente, il numero dei nuovi contagi da Coronavirus in Puglia. Ieri erano 120 su 2.175 tamponi eseguiti, mentre domenica erano 82 su 2.145 tamponi eseguiti. Cala invece il numero dei decessi: nella giornata di ieri ne sono stati registrati due (provincia di Foggia e Brindisi). Complessivamente le vittime del Covid in Puglia sono 316. Delle nuove infezioni, invece, 35 si sono registrate in provincia di Bari e 30 nel Foggiano. I pazienti ricoverati negli ospedali attualmente sono 650, quelli guariti e dimessi 427, mentre i pugliesi in isolamento domiciliare sono 1.432.

SINDACATI POLIZIA, EMILIANO TACE

Lo scorso 10 aprile, i referenti regionali delle Organizzazioni Sindacali SIM Guardia di Finanza, SIM Carabinieri e SAP Polizia di Stato, avevano chiesto al Presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano, di valutare l’attivazione di idonei protocolli per la salvaguardia della salute del personale delle forze dell’ordine e del soccorso pubblico, operante in prima linea e maggiormente esposto al contagio. «Prendiamo atto del silenzio – scrivono, fra le altre cose, in una nota i sindacati delle Forze di polizia – del Presidente Emiliano che, ad oggi (ieri, comunque dopo dieci giorni, ndr), non ci è pervenuta alcuna risposta».

TARANTO, MOLTI CONTROLLI, POCHE SANZIONI

Nessun rallentamento nelle attività di controllo degli agenti della Polizia Locale, coordinati dal comandante Michele Matichecchia. Nel fine-settimana sono state controllate 169 persone, 3 delle quali sanzionate per assenza di adeguata giustificazione all’abbandono del proprio domicilio. I controlli sono stati effettuati anche a bordo di bus urbani ed extraurbani, riscontrando la scarsa presenza di passeggeri. Controlli effettuati anche nei mercati, nei pressi di banche e supermercati, per verificare il rispetto del distanziamento sociale. Le auto di servizio, infine, hanno continuato a diffondere tramite altoparlante il messaggio di invito a rimanere in casa.

 

BALNEARI PUGLIESI, QUASI QUASI NON APRIAMO

«Stiamo facendo tutte le simulazioni possibili, ma il rischio è che alla fine, fatti i conti, non convenga aprire». Giuseppe Mancarella, presidente della Cna Balneari Puglia, esprime il suo punto di vista commentando l’esito dei test su come potrebbero essere le spiagge con il distanziamento imposto dall’emergenza Coronavirus. Le prove sono state fatte sulle spiagge di Porto Cesareo, nei lidi Le Dune, Tabù e Bacino Grande. E’ stato realizzato uno spazio ideale sulla sabbia, con delle corde a recintare un rettangolo in cui potrebbero starci due lettini e un ombrellone.

MACRON A COLLOQUIO CON PAPA FRANCESCO

Emmanuel Macron, presidente della Francia, avrà un colloquio telefonico con papa Francesco, a cui seguirà un’altra riunione telefonica con i rappresentanti dei culti e delle associazioni laiche, per la seconda volta dall’inizio della crisi del coronavirus. Il colloquio telefonico con Francesco, precisa l’Eliseo, è previsto per martedì alle ore 16.

PETROLIO AI MINIMI STORICI 

Tonfo petrolio a 7,76 dollari. Lo confermano le quotazioni del Wti che perdono il 74,22% a 4,85 dollari al barile. Wall Street, intanto, recupera: il Dow Jones perde lo 0,75% a 24.065,08 punti, il Nasdaq sale dello 0,34% a 8.678,43 punti mentre lo S&P 500 cede lo 0,34% a 2.864,70 punti.

PROTEZIONE CIVILE, BOLLETTINO 

Dall’inizio dell’epidemia di Coronavirus, in Italia sono almeno 181.228 persone ad aver contratto il virus Sars-CoV-2 . Di queste, 24.114 sono decedute e 48.877 sono state dimesse. I dati sono stati forniti dalla Protezione civile.

GRAN BRETAGNA, IN CALO I DECESSI 

dopo i picchi europei degli ultimi 10 giorni, si attestano i segnali positivi di un calo su base giornaliera del numero di morti da coronavirus registrati in Gran Bretagna. Lo ufficializza il Ministero  della Sanità, ufficializzando altri 449 decessi nelle ultime 24 ore, circa 150 in meno del giorno precedente.

BONUS DA 600 EURO, 4,4 MILIONI DI DOMANDE 

Sono 4,4 milioni le richieste per il bonus da 600 euro, mentre 3,5 milioni sono state pagate. Lo ha dichiarato il presidente Inps, Pasquale Tridico. Le altre 900mila sono in istruttoria, anche se per la maggior parte saranno rifiutate ma ci sono approfondimenti in corso.

TEST DI MASSA, FONDAMENTALI, SECONDO L’UE

«La disponibilità di test sicuri e una politica coordinata di test di massa sono fondamentali per qualsiasi strategia di uscita dall’emergenza Covid-19. Lo ha riportato in un tweet la Commissaria Ue alla salute, Stella Kyriakides, dopo la teleconferenza con i ministri della salute degli Stati membri dell’Ue.

NAPOLI, ZERO CONTAGI, ZERO DECESSI 

Il resoconto giornaliero del Comune di Napoli, aggiornato alle ore 11 di IERI, segnala che nelle ultime ventiquattro ore in città non ci sono stati contagi, né decessi causati dal Covid19. A Napoli è il quarto giorno consecutivo senza nuove morti. Cresce intanto il numero dei guariti, risultati cioè negativi in due tamponi.

MERKEL, INVITO ALLA DISCIPLINA

La cancelliera tedesca, Angela Merkel, si è rivolta ai suoi concittadini durante la conferenza stampa allestita dopo la riunione dell’unità di crisi sul coronavirus. La cancelliera riconosce i buoni risultati ottenuti in Germania nella lotta al virus, ma invita comunque alla cautela: «Non sentiamoci al sicuro neppure per un secondo, sarebbe un peccato se dovessimo rilevare che il virus ritrovi forza».

PUTIN, NON ENFATIZZIAMO L’IMPATTO SULL’OCCUPAZIONE 

Minimizzare l’impatto negativo dell’epidemia sull’occupazione e sui redditi delle persone. E’ l’opinione del presidente russo, Vladimir Putin, manifestata durante un incontro in teleconferenza sulla situazione sanitaria ed epidemiologica in Russia. Putin ha promesso che le autorità faranno affidamento sulle opinioni degli esperti affinché le operazioni delle industrie e delle organizzazioni siano sicure al massimo.

COVID, REPARTO CHIUSO A MONZA: TUTTI DIMESSI 

A Monza, un reparto del Policlinico adibito al trattamento di soli pazienti Covid-19, è stato sanificato e rimesso a normale regime. I quaranta pazienti fin qui ospitati sono guariti e dimessi. Lo ha reso noto il direttore generale del Policlinico di Monza Alessandro Cagliani, dopo la diffusione sui social di un video registrato dal personale sanitario che esulta per l’importante risultato registrato.

POLIZIA, SANZIONATE 8.641 PERSONE

Le Forze di polizia impegnate nella verifica del rispetto delle norme di contenimento del contagio nella giornata in un solo giorno hanno controllato 197.750 persone e 68.252 tra esercizi e attività commerciali. Secondo il Viminale, le persone sanzionate amministrativamente sono state 8.641, quelle denunciate per aver dichiarato il falso 74 e quelle denunciate per aver violato la quarantena imposta dalla positività 9. Sono stati 104 gli esercenti sanzionati, le attività chiuse 32.

 

ITALIA, ELECTION-DAY PER COMUNALI E REFERENDUM 

Approvato dal Consiglio dei ministri il rinvio delle elezioni amministrative. Sembra profilarsi l’ipotesi di un election day per le elezioni regionali e il referendum, da svolgersi tra metà settembre e dicembre. Sono sette le regioni nelle quali slitterà il voto a causa dell’emergenza coronavirus. Oltre alla Puglia, sarebbero interessate dal provvedimento anche Veneto, Liguria, Campania, Toscana, Marche e Valle D’Aosta.

MEDICI UCCISI DAL CORONAVIRUS, ANCHE UN PUGLIESE

La Federazione nazionale degli ordini dei medici, che aggiorna costantemente il conto delle vittime, ha reso noto che si sono registrate ulteriori vittime: cinque. Fra i deceduti anche un medico pugliese, Antonio Lerose, otorino a Bari, prima vittima tra i camici bianchi registrata nel capoluogo. Il totale sale così a 137. Lo riferisce la federazione nazionale degli ordini dei medici (Fnomceo), che riporta nel suo portale listato a lutto l’elenco dei colleghi deceduti. In totale, stando ai dati aggiornati a ieri dell’Istituto Superiore di Sanità, sono 17.306 gli operatori sanitari contagiati. Il totale dei medici deceduti sale così a 136.

PECHINO AGLI USA, IL NEMICO E’ IL CORONAVIRUS NON LA CINA 

Pechino scuote Washington e invita gli Stati Uniti a rendersi conto che il Covid-19 è il nemico, non la Cina. E’ la risposta del governo di Pechino al presidente americano Donald Trump, circa l’invio di un team in Cina per indagare sull’origine della pandemia da coronavirus, manifestando eventuali misure di sicurezza in caso di responsabilità da parte del Paese asiatico.

 

SIRIA, NELLE CASE DANNEGGIATE DAI BOMBARDAMENTI

La paura da coronavirus sta quasi obbligando decine di migliaia di sfollati siriani a tornare nelle proprie case, anche se danneggiate dal conflitto, dopo esser fuggiti nei mesi scorsi. Lo ha riferito riferisce l’Ufficio dell’Onu per il coordinamento umanitario.

RIMPATRIATI GLI ITALIANI BLOCCATI IN FLORIDA 

Dopo un periodo, in attesa di poter rientrare, sono giunti lunedì mattina alle 7.45 all’aeroporto di Fiumicino, un centinaio dei circa centoquaranta ragazzi italiani del progetto Disney rimasti bloccati in Florida.

IMPRESE, CINQUANTAMILA A RISCHIO-FALLIMENTO 

Bar, ristoranti, pizzerie, catene di ristorazione, catering, discoteche, pasticcerie, stabilimenti  balneari. In breve, il settore dei pubblici esercizi è in uno stato di crisi profonda. I numeri li snocciola Fipe-Confcommercio, che stima trenta miliardi di euro di perdite, cinquantamila imprese a rischio chiusura e trecentomila posti di lavoro in bilico a causa della crisi innescata dall’epidemia.

CALCIO, NON E’ UNA PRIORITA’

L’“app”, uno degli strumenti attraverso i quali costruire la fase 2 dell’emergenza coronavirus, potrà essere utile in futuro per rafforzare la sanità digitale di questo Paese, ha dichiarato Roberto Speranza, ministro della Salute.  Speranza ha anche risposto a una domanda sull’eventuale ripresa del campionato di calcio. Con più di 400 morti al giorno, ha detto, questa può essere considerata l’ultima delle priorità».

CINA, ARRIVA MATERIALE MEDICO-SANITARIO 

E’ partito da Pechino, destinazione Milano Malpensa, un nuovo aereo cargo speciale per l’invio di materiale medico-sanitario da destinare all’emergenza Covid-19 in Italia. L’annuncio in una nota dell’ambasciata d’Italia a Pechino. Negli ultimi giorni sono arrivati in Italia già tre voli provenienti dalla Cina e un quinto dovrebbe partire nelle prossime ore, altri aerei decolleranno poi in settimana.

USA, QUARANTAMILA MORTI

Negli Stati Uniti il numero dei morti per coronavirus sale a 40.991, lo ha dichiarato il presidente Trump nel suo incontro quotidiano con i mezzi di informazione. Sale anche il numero di contagiati: 759.687.Articolo I GIORNI

A Sud, contagi limitati

Coronavirus, picco in Lombardia e nella Pianura padana

Confermano gli esperti. E se in molti non fossero fuggiti dalle regioni del Nord sottoponendosi ai controlli, i danni in Meridione sarebbero stati più contenuti. Poi il DPCM ha limitato i contatti sociali. Secondo il virologo Roberto Burioni, andando verso l’estate il virus potrebbe diminuire i suoi effetti gradualmente, fino a sparire come accade per il raffreddore.

Il virologo Roberto Burioni, ospite di Fabio Fazio a “Che tempo che fa” in Rai, ha provato a spiegare perché il coronavirus starebbe avendo una diffusione più limitata al Sud mentre al Nord, Lombardia in particolare, ha avuto effetti disastrosi.

Perché il virus sarebbe meno contagioso nelle regioni meridionali. Secondo gli esperti, conferma il popolare virologo nel salotto televisivo domenicale, nelle regioni del Sud si registra una percentuale di riproduzione inferiore a uno. Ciò significa che i casi accertati non sarebbero particolarmente diffusi rispetto alla media nazionale e, in particolare, al Nord. Non ci sarebbe stata, comunque, una significativa circolazione del virus in questa parte d’Italia se non ci fosse stato un numero così elevato di persone rientrate, per esempio, dalla Lombardia. Persone che si sono ammalate, contagiando in alcuni casi familiari, amici oppure operatori ospedalieri. Poi il DPCM, più restrittivo. Una misura provvidenziale nella tempistica che ha limitato i contatti sociali proprio nel momento in cui i meridionali in fuga dal Nord, stavano inavvertitamente portando il virus a casa (rischio diffusione nei pub, allo stadio, ai concerti).

CLIMA MITE DETERMINANTE

Burioni non canta vittoria, anzi, si fa  prudente. Secondo il virologo potrebbe avere un ruolo determinante il clima è più mite. Andando verso l’estate, questa la sua opinione, il Covid-19, più noto come coronavirus, potrebbe addirittura diminuire i suoi effetti gradualmente, fino a sparire come accade per il raffreddore. Ma, attenzione, elemento da non sottovalutare: in autunno potrebbe tornare.

Al Sud Italia l’epidemia di Coronavirus, dunque, circola meno. Le regioni meridionali sono rimaste ai margini della circolazione dell’infezione, che invece ha dilagato al Nord, in particolare nella pianura Padana. Se provassimo a sommare tutti i dati dei casi positivi (casi, non decessi) in Campania, Puglia, Sicilia, Sardegna, Calabria, Basilicata e Molise, avremmo grossomodo la metà di quelli del solo Veneto; un terzo di quelli dell’Emilia Romagna e meno di un decimo di tutti quelli della sola Lombardia.

MENO CONTAGI

E nonostante il Sud sia un’area densamente popolata come quella del Mezzogiorno, in particolare, quasi venti milioni di abitanti così suddivisi: sei milioni in Campania, cinque milioni in Sicilia, quattro milioni in Puglia, due milioni in Calabria, un milione e mezzo in Sardegna, mezzo milione in Basilicata e trecentomila in Molise. Provando, inoltre, a fare un rapido calcolo osserviamo come il rapporto tra casi positivi e abitanti sia eccezionalmente basso. Soprattutto in Sicilia e Calabria, due delle regioni meno colpite in assoluto dall’epidemia.

C’è, inoltre, un aspetto più rassicurante. Dopo i quattordici giorni di incubazione dal momento in cui quelle migliaia di meridionali erano fuggite da Milano e dalla Lombardia per tornare al Sud, si aspettava un picco che, invece, non c’è stato. Diciamo che, con ogni probabilità, si sarà pure verificato ma è stato contenuto. L’aspetto sanitario, anche questo ha assunto un ruolo importante. Dopo i primi allarmismi e tranne poche eccezioni, nessuna situazione di grave criticità negli ospedali e nei presidi sanitari che si sono attrezzati per fronteggiare l’emergenza.

Coronavirus, vittima illustre

Scompare a settant’anni lo scrittore Luis Sepulveda

Libri e regie teatrali, schiaffi al potere. Le parabole, gli animali in relazione fra loro, grande esempio di vita per l’uomo. Torture e fughe, l’ultima lotta: restituire dignità agli indios. Il ricordo di Gianni Minà. Intanto, resta ancora alto in Puglia il numero di decessi: undici quelli registrati ieri (uno in provincia di Taranto)

Storia di una gabbianella e del gatto che le insegnò a volare, di un gatto e del topo che diventò suo amico, di una lumaca che scoprì l’importanza della lentezza, di un cane che insegnò a un bambino la fedeltà, di una balena bianca raccontata da lei stessa. Luis Sepulveda, cileno, uno dei più grandi scrittori dell’ultimo millennio, scriveva di creature del mondo animale per spiegare l’esistenza agli uomini. Sognava di mettere in relazione buoni e cattivi, elementi di natura diversi fra loro, vicini uno all’altro. Perché questi si conoscessero, annusassero, rispettassero i loro diversi punti di vista, ma alla fine idealmente si stringessero la “zampa”.

Il tratto delle sue favole si ispiravano a Fedro, scrittore romano vissuto duemila anni fa. Anche lui, a dispetto degli uomini, uguali fra loro, cui basta una sfumatura di colore spalmata sulla pelle, per dichiarare guerra, scavava nell’animo umano per trovare quanto di buono c’è in ognuno di noi. Sepulveda, purtroppo, non c’è più, stroncato dal coronavirus che anche ieri, e lo farà anche oggi, miete vittime senza distinzione e latitudini. Il Covid-19 può colpire chiunque, buoni e cattivi. Stavolta il virus ha colpito il bersaglio grosso, ha abbattuto il buono, una bandiera che avrebbe potuto svettare per tanto ancora. Per far rispettare quanti sono indeboliti dall’arroganza del potere; a favore delle minoranze etniche, proprio perché “minori” più facili da attaccare e abbattere.

Sepulveda lo piange il mondo che si batteva per l’uguaglianza, il diritto di opinione, la democrazia. Anche buona parte del mondo della cultura rimpiange la sua scomparsa. Libri come i suoi li scrive un grande autore su mille, se tutto va bene. Ci resterà la profondità delle sue opere, l’onesta intellettuale e una infinità di titoli e storie immense, da “Il vecchio che leggeva romanzi d’amore” a “Incontro d’amore in un paese in guerra”, proseguendo con “Un nome da torero”.

GIANNI MINA’, IL RICORDO

«Ho voluto bene all’uomo – dice Gianni Minà, grande giornalista e profondo conoscitore del Sud America, vissuto a lungo –  ma non posso fare a meno di piangere l’intellettuale che aveva partecipato alle lotte per il riscatto dell’America Latina con il coraggio e la forza che hanno solo i visionari, i romantici, i pazzi; Lucho le battaglie non le aveva scansate, ma le aveva affrontate per davvero; era un prototipo di scrittore e guerrigliero, sempre coerente». Prosegue, Minà, autore e conduttore di fortunati programmi televisivi. «Ero stato con lui a casa sua e della sua adorata moglie, la poetessa Carmen Yanez, per due compleanni nei quali aveva riunito i suoi numerosi figli e i suoi amici sparsi in tutto il mondo. Sono state giornate indimenticabili. Mi sento più solo, ma ho l’ingenua certezza che adesso lui è ritornato a fare la guardia del corpo al suo amato presidente Allende. Ciao Lucho, mi mancherai, sapendo con certezza che mi è impossibile ogni lenimento».

Sepulveda aveva settant’anni anni. Era stato ricoverato a fine febbraio ad Oviedo, a causa di una polmonite associata al nuovo coronavirus. Sepulveda è stato il primo paziente illustre a essere risultato positivo al Covid-19. Le condizioni di salute dell’autore di “Storia di una gabbianella e del gatto che le insegnò a volare” e de “Il vecchio che leggeva romanzi d’amore” si erano aggravate nelle ultime settimane, non rispondendo in modo positivo ad antibiotici e trattamenti e avendo sommato alla polmonite anche altre patologie e problemi a diversi organi vitali.

GUERRIERO SOGNATORE

Guerrigliero, ecologista, esule politico, reporter, viaggiatore vicino ai popoli nelle zone più remote del pianeta. La difesa della libertà e dell’ambiente, due temi centrali nella sua vita, fulcro della sua scrittura, profondamente umana e carica di speranza. A soli 20 anni pubblica il suo primo libro di racconti “Crònicas de Pedro Nadie” (Premio Casa de las Americas). Consegue il diploma di regista teatrale, allestisce spettacoli, scrive racconti, fa il giornalista radiofonico e dirige una cooperativa agricola. Dopo l’adesione al Partito socialista entra nella guardia personale del presidente Salvador Allende e prosegue lo studio approfondito dei maggiori pensatori di sinistra. In seguito al colpo di stato del generale Augusto Pinochet nel 1973, Sepulveda viene arrestato due volte e in carcere, per due anni e mezzo, subisce torture. Per sette mesi è prigioniero in uno stanzino che non gli consente neppure di alzarsi in piedi.

Una lunga campagna di Amnesty International ne ottiene la liberazione, ma a prezzo dell’esilio per otto anni. Scappa in Brasile, in Paraguay, in Ecuador dove riprende la sua attività di drammaturgo e allaccia una collaborazione con l’Unesco per studiare l’impatto dell’Occidente sulla popolazione indios Shuar. Esperienza di vita con i nativi in Amazzonia che genera “Il vecchio che leggeva romanzi d’amore”, tradotto in 35 lingue e adattato per il grande schermo vent’anni fa.

PUGLIA, UNDICI DECESSI

E a proposito di coronavirus, altra panoramica sul Covid-19 nelle nostre province. Mentre mantiene stabile il numero dei contagi da coronavirus in Puglia (ieri su 1.640 tamponi, positive 74 persone), resta ancora alto il numero di decessi, undici quelli registrati: due in provincia di Bari, quattro in provincia di Foggia, uno in provincia di Taranto, uno in provincia Bat, tre in provincia di Brindisi. Lo ha comunicato il presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano.

Il numero dei decessi in Puglia sale a 299, mentre i pazienti guariti sono 334, quelli in isolamento domiciliare 1.355. Le persone contagiate dal coronavirus ricoverate in ospedale sono 661. Dei 74 nuovi casi, 24 sono stati rilevati in provincia di Foggia, 16 nel Barese e 15 nella Bat. Infine, su 36.158 tamponi eseguiti dall’inizio dell’emergenza, i casi positivi sono 3.258, meno del 10%. Insomma, leggera flessione nei contagi, ma guardia sempre altra per debellare il coronavirus.