Dolce, determinata, è Naomi

Duecentomila follower, l’influencer nigeriana sbanca su internet

Ventitré anni, ha partecipato a un reality, ha vissuto a Modena, si è trasferita a Milano. Alla scomparsa del padre ha staccato da internet, per poi tornarci più tardi. «Avrei voluto fare la cantante, l’indossatrice, inseguire uno di quei sogni che bisogna coltivare…»

 

«Voglio fare la cantante, l’indossatrice, diventare famosa, possibilmente ricca, non tanto per il denaro, quanto per poterne disporre a sufficienza per girare tutto il mondo». Naomi Akano, ventitré anni, nigeriana, ma vissuta con i genitori in Italia fin da bambina, mostra le idee chiare, rilascia interviste nelle quali a farla da padrona è la sua disarmante schiettezza. E a noi, questa ragazza, bella, tutta treccioline e umanità, piace molto. Non avremmo condiviso la sua partecipazione al reality che le ha dato una certa popolarità (La caserma), ma rispettiamo le sue scelte. Ci piacerebbe conoscere il suo punto di vista, oggi, a distanza di più di tre anni da quel programma televisivo andato in onda su Raidue. Ma sarà per un’altra volta. Oggi è l’occasione per avvicinarci a un personaggio esploso su internet, diventato una piccola star in tv, poi scomparso da internet e, finalmente, riapparso.

Naomi piace. Una ragazza sveglia, misura le parole, non solo quelle in italiano, perché quando c’è da fare “barba e capelli” agli inglesi e al loro dizionario “british”, avendo conoscenza della lingua e parlando fluentemente l’“americano”, non tira indietro. Ci piace perché conserva l’essere sbarazzina, ma quando si tratta di intavolare ragionamenti, diventa tremendamente matura.

 

 

«NIGERIANA, CRESCIUTA A MODENA…»

Andiamo per gradi. «Sono nata in Nigeria, ho vissuto infanzia e adolescenza in Italia, a Modena. Lì sono andata a scuola, forse ho battuto un piccolo primato: ero l’unica nera dell’intero istituto, qualcosa che non mi dava certamente vantaggi. Infatti, non sono stati anni semplici, per fortuna, però, mi trovavo in una città che ha rispetto per le etnie, gli stranieri», racconta ad un giornale su internet.

A proposito della scuola, un primo grave contrattempo. Lo racconta la stessa Naomi.«Inaspettatamente avverto un certo disagio: smetto di andare a scuola all’insaputa dei miei genitori, mi assento dai banchi e alla fine dell’anno scolastico vengo puntualmente bocciata con grande disappunto di mamma e papà. Insomma, l’avevo fatta grossa: ma l’importante è saper trarre beneficio anche, anzi soprattutto, dagli errori…». Così, più o meno, parlò Noemi. Più o meno, in quanto è un vulcano di parole, idee, iniziative, senza che nessuno le abbia spiegato nulla. Scelte autonome, intuizioni.

Ha duecentomila follower. Su Youtube appare e scompare. Regala pillole di saggezza, nonostante sia giovanissima, suggerisce come truccarsi e lo fa con l’esperienza di una veterana, prendendo i suoi trucchi dandosi pennellate di colore sul viso. E parla, parla. E cattura, cattura l’attenzione. Insomma, sembra nata per questo.

 

PAPA’ E MAMMA A LONDRA…

Non certo per la scuola, ma per divergenze, come spesso accade fra genitori e figli, lei rompe con i genitori. «Papà e mamma si trasferirono a Londra, volevano che li seguissi, io scelsi di restare in Italia: proprio non me la sentivo di lasciare Modena, non mi sentivo pronta». Una cosa che segnò il rapporto con i genitori. Intanto il papà si ammala, muore. Naomi sprofonda in un mare di lacrime. «Nonostante i contrasti, normali, fra genitori e figli, io volevo bene a mio padre e rivolgergli un ultimo saluto mi sembrava la cosa più normale di questo mondo; anche con mia madre i rapporti si erano lacerati, si sarebbero appianati, mi auguravo, speravo…».

Ci sono ancora video su Youtube di Naomi che prova a spiegare il suo rapporto con i suoi genitori. Piange, disperata. Scompare per più di un anno, torna, “I’m back, guys!”, sono tornata, ragazzi. Fa outing sul rapporto con i suoi cari. Non nasconde le lacrime ai suoi follower perché, questi, facciano attenzione, non si lascino andare a decisioni che poi li facciano pentire.

 

 

…«ORA VIVO A MILANO»

Naomi parla anche di un suo legame sentimentale. Giovanissima, aveva vissuto con il suo fidanzato. «Poi ci siamo lasciati, senza un motivo: lui mi dice che, se avessi bisogno, ci sarà sempre, apre la porta e va via. Messaggi, saluti, disponibilità, cominciano a rallentare, fino a scrivere la parola fine».

Infine, la Milano dei sogni. «Mi dicono che una volta era Milano da bere, altri tempi; ma da una parte dovevo pur cominciare: qui ci sono più occasioni per realizzarsi; mi invitano, prendo parte a sfilate, continuo nel mio lavoro di influencer. Ho un gran bel rapporto con i miei follower, la cosa che più mi fa star bene è che mi trovano così come mi avevano immaginato, alla mano…».

E gli inglesi, Naomi? «Conservano il loro dizionario – spiega su internet – nonostante io parli fluentemente l’inglese o, se preferite, l’“americano”, loro restano barricati sui loro principi grammaticali». Contenti loro, Naomi. In bocca al lupo e informaci su cose sempre più belle. «Hello guys!».  

Donald Trump, effetto…dominio

Il tycoon rieletto 47mo presidente degli Stati Uniti

«Abbiamo fatto la storia, lo ha voluto Dio: per l’America ha inizio una nuova “epoca d’oro”», ha detto il vincitore. Sconfitta Kamala Harris, che si è congratulata con il suo avversario, dichiarando a quanti l’hanno sostenuta: «Accetto la sconfitta ma non la fine della lotta per la nostra libertà». Flop dei sondaggi che davano una lotta gomito a gomito: la vittoria dei Repubblicani è stata schiacciante

 

Non c’è sondaggio che tenga. Lo dice la storia, anche l’Italia è passata attraverso clamorosi flop annunciati nelle trasmissioni televisive di prima serata per anticipare i risultatati delle elezioni. Donald Trump è il 47.mo presidente eletto degli Stati Uniti. Lo ha annunciato Fox News, dopo le proiezioni delle vittorie dell’ex presidente in Pennsylvania e nel Wisconsin. Conferma CNN, che commenta la vittoria del neopresidente in Pennsylvania alle 2 di notte. Una vittoria di misura, come dicevano i sondaggi alla vigilia della vigilia? Nemmeno per sogno. La “rimonta” non prevista, comincia dalle grandi città americane: le chiacchiere stanno a zero.

Orgoglioso del successo che va oltre ogni più rosea previsione, lo stesso Trump, ovviamente: «Guardate che cosa è successo: non è incredibile?», è una delle sue prime dichiarazioni rivolta ai suoi sostenitori. Adesso dovrà “solo” mantenere le sue promesse rivolte ai suoi elettori e, ora, al resto degli americani. «Prometto di impegnarmi e combattere, se sarà necessario, con tutte le mie energie e le mie forze per il bene degli americani, sistemare il confine per scrivere insieme una nuova “epoca d’oro” per gli Stati Uniti.

 

 

PROIEZIONI SCONFESSATE

A proposito di sondaggi dell’ultima ora. L’altra candidata, Kamala Harris, aveva intuito che qualcosa non stesse andando per il verso giusto quando la candidata del Partito democratico aveva perso Florida e Texas con margini molto superiori a quanto previsto: 13% e 15% punti percentuali. Mica noccioline. Primi segnali scoraggianti arrivavano, a ruota, dalla Virginia, Georgia e North Carolina, stati sui quali il suo partito aveva investito tanto. Non solo Trump in quegli stati è riuscito a risalire sui sondaggi, ma è riuscito ad inanellare risultati sempre più incoraggianti: meglio nelle aree rurali, saldo nelle aree suburbane e voti, un po’ qua e un po’ là, in particolar modo tra gli ispanici e nei grandi centri urbani.

Gli esperti di politica internazionale indicano nell’errore più grande della Harris e, forse quello determinante, nel non aver preso subito e in modo inequivocabile le distanze da Biden, un modus operandi assunto timidamente nelle ultime settimane di campagna. Sempre per gli esperti, Kamala Harris avrebbe dovuto mostrare un taglio decisivo nei confronti della precedente amministrazione, con particolare riferimento al tema dell’economia e della guerra a Gaza, argomenti sensibili che, alla fine, al suo partito sono costati svariati milioni di voti.

 

 

KAMALA, FATALE MEDIO ORIENTE

Su quanto accade tutt’oggi in Medio Oriente, la candidata del partito democratico si è giocata il sostegno degli arabo-americani, che non le hanno perdonato l’appoggio incondizionato ad Israele, come quello degli stessi ebrei conservatori che avevano indicato al governo Biden di essere fautore di un crescente antisemitismo negli Stati Uniti dopo gli attacchi del 7 ottobre.

Cosa dicono queste elezioni e la presidenza assegnata a Trump. Che gli Stati Uniti si riconoscono nella politica del “tycoon” assegnandogli pieni poteri per tutta una serie di impegni e temi sui quali Mr. Donal ha appoggiato la sua “campagna”: rilanciare l’economia, arginare l’esponenziale espansionismo cinese, debellare il terrorismo islamico, tenere a bada Putin, l’Iran e la Corea del Nord, difendere occupazione e risparmi, riaffermare il primato strategico e tecnologico degli Usa nel mondo.

Impegni non da poco. Vedremo, insomma, su quale di questi primi punti cruciali, il nuovo presidente USA costruirà questa nuova “epoca d’oro”.

Un cervo nelle nostre campagne

Un esemplare, forse due, in questi giorni circolava nella provincia salentina

Avvistato da automobilisti, immortalato in pochi scatti. Postato, come consuetudine, sui social, è diventato oggetto di ragionamenti, tesi, ipotesi. Stuzzicata la fantasia dei residenti: che questi animali stiano tornando nella nostra terra? Secondo qualcuno non sarebbero scappati da parchi o da agriturismo. Vedremo…

 

Un cervo, bellissimo, pieno di fascino, come può essere un animale di classe, evocato in mille racconti e decine di film, è stato avvistato nelle campagne salentine. Pare non sia fuggito da una di quelle pigioni d’oro, tipo agriturismo, dove a volte “deportano” animali per farne bella mostra con la clientela. Perché questo, talvolta, è il voler interessare gli ospiti.

Quando vediamo una foto, uno di quei documenti che circolano sui social, ci vengono in mente altre immagini che sollecitano la nostra fantasia. Così andiamo a pescare un passaggio non molto romantico, visto dalla parte del cervo, del film “Il cacciatore”, quando Robert Deniro insegna al suo compagno di caccia, come colpire un bellissimo esemplare di cervo che è in cima a una montagna. Il cacciatore gioca, in qualche modo, con la sua vittima: in questa lotteria che vale la vita di quella fascinosa creatura, un solo proiettile; se centri il bersaglio, bene, lo porti a casa; se va male, cioè non colpisci il cervo, quel sinuoso animale è di fatto scampato al più grave pericolo, il tiro al bersaglio, al quale una creatura indifesa possa essere sottoposta.

Altra immagine. Risale al periodo del Covid. Parliamo di quattro, anche cinque anni fa. La gente rintanata in casa, dunque resa temporaneamente innocua con spazi grandi, esagerati, a disposizione degli animali che per una volta circolavano nelle strade, quasi interrogandosi su che fine avessero fatto gli uomini.

 

 

IMMAGINI E VIDEO

Di immagine, fra le tante, ce ne sarebbe una terza, ma sorvoliamo. Solo un accenno: l’uccisione di un cerbiatto-mascotte di un villaggio ucciso da due passi da un ragazzetto che aveva deciso di catturare e mostrare al papà il frutto della sua prima battuta di caccia imbracciando il fucile. Vi risparmiamo anche la difesa del genitore del piccolo, sciocco cacciatore: un cerbiatto che circolava fra i tavoli dei bar in cerca di carezze, pare che rappresentasse una minaccia. Mai sentita un cosa del genere.

E, allora, torniamo a quell’immagine “distopica”, come ha scritto fra gli altri, Repubblica nel suo inserto regionale confezionato a Bari – uscita da quello che può sembrare un film in cui gli uomini sono ormai in minoranza e gli animali stanno riconquistando la Terra. Questo sembrano rappresentare alcune fotografie – scrive l’inserto a cura della redazione barese – scattate con un cellulare nella notte: uno splendido esemplare di cervo che indugia nei pressi di un distributore di carburante e a pochi metri dal centro abitato, probabilmente una zona artigianale, di Cutrofiano.

Negli ultimi giorni sui social si moltiplicano foto e video di uno o più cervi. Testimoniano la presenza di questi affascinanti animali che si aggirano nelle campagne salentine, quasi descrivere un panorama inconsueto per chi è abituato ai paesaggi di ulivi e muretti a secco. Più di uno scatto ha documentato uno di questi esemplari a bordo strada, come accaduto l’altra sera vicino a Cutrofiano, rappresentando – non volendo – un pericolo tanto per l’animale quanto per gli automobilisti.

 

 

NON UN SOLO ESEMPLARE…

Altro esemplare di cervo, magari potrebbe essere lo stesso, che intanto circola per ritrovare la strada di casa, è stato avvistato e fotografato nelle campagne di Scorrano (pagina Facebook del Gruppo Speleologico Tricase), che entusiasticamente ha condiviso le immagini suscitando molta curiosità tra i residenti e gli appassionati della natura.

Non si tratterebbe di cervi provenienti da agriturismo o parco, ma di veri e propri esemplari selvatici, la cui presenza resta ancora un mistero. Nelle scorse settimane, un altro cervo era stato visto e fotografato nelle zone tra Ruffano e Taurisano. Il sospetto, naturalmente, è che si tratti dello stesso o degli stessi, considerando le non tanto sconfinate campagne salentine.

Dopo essere stato riconquistato prima dal cinghiale e poi dal lupo, il Salento – anche se noi ci andremmo piano, molto piano – potrebbe addirittura vedere il ritorno del cervo. Esagerato dirà qualcuno, tanto che i motivi della presenza di cervi nel Salento sono tutti da verificare e sottoporre all’attenzione di esperti.

«Ciao, ciao Fiat!»

Dopo più di venti anni, una manager si licenzia per inseguire un sogno

«Stanca di fare tagli al personale, ho rassegnato le dimissioni per dedicarmi alla produzione di saponi». Partenza incerta in estate, poi i primi risultati lusinghieri. «Da bambina ero affascinata dal lavoro artigianale che svolgeva un’amica di mia madre, poi un corso in Confesercenti, infine la realizzazione del mio piccolo grande progetto»

 

Stanca di licenziare, sgombera la sua scrivania di manager alla Fiat, dopo venticinque anni e si dedica al commercio. In particolare la produzione di saponi, dai mille profumi, una sua antica vocazione, fin da bambina. Corona il suo sogno da piccola e si toglie un grosso peso dallo stomaco. C’è un motivo che ha spinto Raffaella, manager impegnata nel settore Risorse umane, uno dei più strategici – specie in questi ultimi anni – all’interno di uno dei colossi automobilistici. Forse ha colto l’occasione per salutare, possibilmente anche per non mandare a se stessa una lettera di licenziamento o di mediazione per interrompere il suo rapporto di lavoro con la Fabbrica Italiana Automobili Torino (acronimo di Fiat, per quei tre che non lo sapessero).

Inutile nasconderlo, da tempo le vicende legate alla Fiat, alla produzione di auto che, in qualche modo fanno capo alla famiglia Agnelli, popolano le pagine dei giornali. Evidentemente non quelli che rientrano nei gioielli di famiglia, perché anche nella stampa la famiglia italiana più nobile nel campo automobilistico, ha fatto numerosi investimenti.

 

 

«LA FIAT TAGLIA…»

Si parla di delocalizzazione, trasferimento, anche già avvenuto, di fabbriche, ovunque capiti: in Europa, ma anche più lontano. Trasferimento significa, detto in breve, «…stiamo riqualificando l’azienda, previsti licenziamenti o trasferimenti». Qualche settimana fa uno dei rampolli della famiglia Agnelli si era fatto sfuggire una frase infelice, pare smentita, che somigliava a qualcosa come «…per chiunque fosse interessato a conservare il suo posto di lavoro, c’è l’occasione di essere collocati in una fabbrica in Polonia». A quali condizioni, non è dato sapere, di sicuro ad uno stipendio più basso.

Ma non tutti attendono il benservito, o se più elegante, il «prendere o lasciare». Raffaella, si diceva, non ha atteso che il rumore delle forbici con cui gli Agnelli “tagliano” si facessero sentire. Ha giocato d’anticipo. Così è stata più veloce di tutti, cogliendo in contropiede, in un colpo solo, colleghi e vertici aziendali. C’è una bella intervista pubblicata in questi giorni dal Corriere di Torino, inserto o “panino” (in gergo) del Corriere della sera. In questo servizio, l’ex manager Fiat rilascia una serie di dichiarazioni. Intanto raccontandosi.

 

 

«RISCRIVO LA MIA VITA»

«Sto riscrivendo la mia vita, dopo venticinque anni in Fiat e Stellantis – ha dichiarato pressappoco al giornalista a Nicolò Fagone – facendo carriera nell’ambito delle risorse umane; in questo percorso lavorativo ero diventata manager del personale: controllavo circa cinquecento dipendenti; detto che ho trascorso parte della mia vita lì dentro, devo tanto a chi mi ha assicurato un lavoro e uno stipendio, non mi sentivo più, come si dice, “la persona giusta al posto giusto”».

«Obiettivo principale di una delle società della galassia Agnelli-Elkann, Stellantis Italia – prosegue l’ex manager – oggi è quello di ridurre il personale, e non volevo passare il resto della vita a licenziare i dipendenti, così dopo una serie di riflessioni ho pensato di anticipare l’uscita dalla Fiat: me ne sono andata via io; ho preso il mio contratto, a tempo indeterminato, e rassegnato le dimissioni, senza avere ancora in mente di cosa fare una volta messo il piede fuori dalla Fabbrica». Raffaella, torinese, ha quarantanove anni. Ha lasciato il “posto fisso” per produrre saponi artigianali, grazie a un laboratorio ricavato nel cortile interno.

 

 

«SAPONI, CHE PASSIONE…»

«Riparto da una passione coltivata fin da piccola – dice la nuova imprenditrice – anche se non avrei mai immaginato che il mio sogno da bambina diventasse il mio lavoro; appreso qualche segreto da un’amica di mia madre, mi sono attivata: ero letteralmente affascinata dalle produzioni di questa signora; come ho iniziato è presto detto: da una bancarella ai mercatini, per testare un po’ prodotti e gradimento del pubblico: i primi sondaggi sono stati incoraggianti, così ho proseguito di intraprendere questa strada».

Raffaella, scrive il Corriere di Torino, ha frequentato dei corsi sull’imprenditoria, gestiti da Confesercenti, e poi ha aperto la Partita Iva ottenendo le certificazioni necessarie per esercitare questa sua nuova attività.

L’avvio, morbido, nel periodo estivo. Il decollo vero e proprio, in queste settimane. «Oltre al commercio al dettaglio ho stretto accordi con delle piccole strutture ricettive per la vendita all’ingrosso; tra queste anche con un noto albergo-ristorante nel cuore di Torino, la mia città alla quale ho voluto fare un omaggio: una serie di Toret, la nostra iconica fontana. Ci sono voluti mesi per creare la giusta forma al silicone».

Infine, Raffaella, entusiasta, libera da quei pesi di coscienza determinati dalle raccomandate da inviare e con cui si annunciano stop temporanei di rapporti di lavoro o, peggio, di licenziamenti, entra nel merito della sua nuova attività. «Per fare un lotto di saponi – spiega – ovvero 5 chili, ci vuole all’incirca mezza giornata, ma quando fai il lavoro che ti piace, la fatica non si sente. Un ringraziamento particolare lo devo a mio marito, mio principale sponsor: voleva solo vedermi felice. E così è stato».

Valencia, dolore infinito

Continua a salire il numero delle vittime causato dalla Dana

Finora sarebbero 211 le persone decedute, ma ci sono gli scomparsi (allestite morgue per accogliere questi ultimi). Accuse contro il governo per il ritardo dei soccorsi, gestiti in modo improprio. I reali di Spagna contestati e presi di mira con lancio di fango. Posizione di grande spessore quella assunta dai piloti del GP Motociclistico, da Bagnaia, campione del mondo in carica, a Martin e Marquez

 

Non si arresta il doloroso bollettino quotidiano che ci aggiorna sui sugli spagnoli deceduti a causa dei danni causati dalla Dana: il numero delle vittime della catastrofe provocata nella provincia di Valencia, fino a ieri, notizie riportate dall’Agenzia giornalistica Ansa, dunque una delle fonti più autorevoli, parlava di 211 persone decedute. L’informazione è del Centro operativo di emergenze del governo regionale della Generalitat, confermato dalle forze di sicurezza.

Il numero delle vittime, però, sale, posto che il Ministero dell’Interno alza a 217, includendo nell’elenco i morti registrati nelle altre regioni della Spagna. Il sospetto, anche se l’auspicio è contrario, è che il numero fin qui riportato dalle agenzie e dall’Unità di crisi è praticamente fermo a sabato scorso, mentre sui social si rincorrono cifre sempre più discordanti. Questa imprecisione sarebbe da addebitare al fatto che le vittime segnalate dai comuni viene inoltrato alle Forze di polizia, ma che non sempre aggiorna in tempo reale le liste.

 

 

E POI I DISPERSI

C’è anche un’altra cifra che dolorosamente prova a farsi largo, ed è quella relativa al numero di dispersi. Un numero ancora indefinito, tanto che la mancanza di informazione non fa altro che dare al Paese la sensazione che la catastrofe abbattutasi su Valencia e dintorni possa essere stata molto più grave. Dall’ufficiale a capo dell’Unità militare dell’esercito al comando dei 7.800 militari, ha confermato che è stata allestita una sala mortuaria per 400 persone, che potrebbe avvicinarsi al numero complessivo dei dispersi.

Accanto a questa attività, si affianca anche quella altrettanto tragica che riguarda l’identificazione delle vittime dove squadre di medici legali hanno finora realizzato 190 autopsie e identificato con certezza 111 dei cadaveri recuperati. Un’attività che ha permesso di espletare le formalità con la consegna dei corpi restituiti ai familiari.

Nei giorni scorsi la notizia di un Pecco Bagnaia, più volte campione del mondo di Moto GP, aveva assunto una posizione intransigente, a proposito del Gran Premio che sarebbe dovuto svolgersi proprio a Valencia: l’ultima gara della stagione sulla pista spagnola, proprio in una località martoriata dalla terribile alluvione, non si svolgerà. I piloti, in testa Bagnaia, che ha dichiarato “A costo di perdere il Mondiale, non corro”, sono stati fra i più attivi contro lo svolgimento della corsa di chiusura nel Mondiale a Valencia. Oltre a Bagnaia, i due centauri spagnoli, evidentemente i più influenti, Jorge Martin e Marc Marquez.

 

 

“NO” DEI PILOTI, FANGO SUI REALI

Più diretto, si diceva, era stato il campione del mondo in carica, Pecco Bagnaia, disposto – parole sue – a rinunciare al titolo iridato pur di tenere fede al suo principio di non voler correre nella città spagnola martoriata da centinaia di vittime. Infine, ma non ultima, a proposito delle notizie che circolano su quanto accade a Valencia e dintorni. Durante la visita del re di Spagna Felipe VI e la regina Letizia a Paiporta, altra città colpita dalle inondazioni, i due reali sono stati aggrediti da numerosi abitanti furiosi che hanno scagliato contro loro fango urlandogli contro, tanto da costringere l’intera delegazione ad interrompere la visita.

La regina Letizia in lacrime e sporca di fango ha voluto lo stesso salutare quella gente meno inferocita, ma ugualmente critica, a causa della risposta tardiva e mal gestita in occasione di quello che viene indicato come il peggior disastro degli ultimi decenni.

Cani e gatti, impariamo

Quando le bestie insegnano una serena convivenza

Matteo, già proprietario di un cane, si imbatte in una micina, Principessa. Prova solo ad accudirla, le costruisce perfino una cuccia, ma quell’anima, lui ancora non lo sa, lo ha già adottato. E per finire, la piccola seduce un cagnone che oggi si prende cura di lei. Gli uomini dovrebbero meditare sulla saggezza degli animali

 

Per una volta il nostro “domenicale”, rubrica che raccoglie curiosità che scaturiscono dalle colonne della stampa e dalla cronaca, racconta una piccola grande storia. La storia fatta di accoglienza, quella di un signore che si imbatte in un gatto, e di tolleranza, considerando che l’uomo avendo in casa già un cane, alla fine fa convivere il suo nuovo ospite, un micetto, con quelli che sulla carta sono i loro nemici giurati, e cioè il suo fido.

Ecco, talvolta, cosa c’è dietro ad una semplice storia. Basta saperla leggere, perché ad interpretarla, come avrete modo di constatare, saranno loro, cane e gatto, quelle che i dizionari definiscono “bestie”.

La storia è bella, divertente oseremmo dire, piena di significato, come in qualche modo già spiegato. Sta tutto nella capacità di persuasione di una gattina, che chiameremo Principessa. Minuscolo essere, smarrito, abbandonato, che una sera tende un agguato romantico ad un ignaro signore. Questo piccolo spaccato di vita che non ci ha trovato indifferenti. Tante volte è il caso di fermarsi a riflettere, perché spesso, come vedrete, c’è da imparare più da una storia così semplice che non da quei pistolotti esagerati, con applausi a comando, scaturiti da uno dei tanti talk show televisivi.

 

 

QUA LA ZAMPA

La menzione la merita a tutto tondo il quotidiano La Stampa, che ha una rubrica, molto interessante, dalla parte degli animali. Se le storie non trovano spazio sul cartaceo, ecco che una delle più autorevoli testate giornalistiche, rimedia on line. E non solo, La Zampa può essere seguita su Facebook, Instagram e X. Inoltre, per non perdere notizie e storie, è possibile iscriversi ad una newsletter settimanale, naturalmente gratuita.

Dunque, veniamo alla storia. C’è un signore, che noi chiameremo Matteo. Lavora in un albergo. La serata scorre lenta, non succede niente di particolare. E’ il caso di vivacizzarla facendo due passi, per sgranchirsi le gambe e stiracchiarsi un po’ all’aria fresca. E’ passata la mezzanotte, nel parcheggio all’ingresso dell’hotel, il massimo silenzio. E’ un attimo, quando quel silenzio, viene rotto da un miagolio disperato, che si fa largo fra le vetture. E’ una minuscola creatura. La sua “vocina” sottile chiede aiuto. Matteo, alla fine della storia, confesserà di non aver mai avuto a che fare con i gatti, prendendosi per giunta già di un cane al quale è affezionato tanto che non potrebbe mai infliggergli un colpo a sorpresa. E, invece…

La Zampa, riprende la confessione dell’uomo che si è imbattuto con quel gatto. «Miagolava forte, spaventata, era sotto un’auto: per un quarto d’ora ho provato a farla uscire, ma non si muoveva».

 

 

ACQUA E PAZIENZA…

Dopo tentativi, la gattina spaventata si è rifugiata in un cespuglio. Solo grazie a un po’ di acqua e pazienza, Matteo riuscì a guadagnarsi abbastanza fiducia così da poterla avvicinare. L’aveva in qualche modo rassicurata. «Missione terminata, posso allontanarmi, ho compiuto la mia buona azione quotidiana». E invece, no, Matteo, quella che a te sembrava conclusa, era solo un’incompiuta. Principessa, ormai, aveva fatto la sua scelta: non voleva più restare sola, così prese a seguire Matteo mostrandogli tutta la sua determinazione esplicata con un piccolo balzo aggrappandosi alle sue gambe.

Non consentiva all’uomo di fare un passo: ogni volta che Matteo cercava di liberarsi di Principessa, il suo miagolio si faceva più disperato. Matteo aveva pensato anche a un soluzione transitoria, creare attorno alla micina un rifugio con una scatola e una coperta. Questo nella mente dell’uomo, che non era evidentemente la stessa di Principessa: l’unico posto dove sembrava trovar pace, spiega il giornale on line, era la sua spalla, tanto da non perdere occasione per saltarci sopra.

 

 

«LA MIA SPALLA: CASA SUA»

«Era tranquilla – riprende l’uomo – solo se stava sulla mia spalla o sul petto: ogni volta che provavo a spostarla, miagolava e risaliva subito: ha passato così la notte, tra coccole, riposini sulla spalla e occhiate di gratitudine, quel piccolo spirito aveva finalmente trovato un rifugio».

Così, emozionato e convinto che la cosa che stava per fare era la più giusta, Matteo aveva deciso di portare Principessa a casa sua. Unica preoccupazione, il suo cane e un interrogativo: come, l’inquilino già accasato fra le mura domestiche, avrebbe reagito alla nuova presenza? Un primo controllo ha un che di incoraggiante: i due animali hanno avuto solo brevi incontri, ma il cagnolone di Matteo pare eccitato e incuriosito dai nuovi odori e suoni che provengono dalla stanza dove Principessa sta prendendo le misure di questa sua nuova e più stabile abitazione.

Con tanto di benedizione a Matteo e a quel cagnone che ha entusiasticamente accettato la convivenza. Anzi, pare che il cucciolone si stia prendendo cura di Principessa come fosse un suo simile. E qui ci vorrebbe daccapo quel dizionario cui alludevamo: simile. Analogo o affine nell’aspetto, nei caratteri. Nonostante uno dei detti più popolari – ma andrebbe sicuramente aggiornato – continui a recitare: «Si odiavano come cane e gatto». Gli uomini prendano esempio su come due, all’apparenza differenti fra loro, possano convivere, rispettarsi e prendersi cura l’un l’altro.

«Gli esami non finiscono mai»

Mogol, il più grande di tutti, 88 anni, ritira una Laurea ad honorem

«Riprendo Battisti in uno spettacolo che debutta il prossimo 3 novembre a Milano», racconta Giulio Rapetti. «Ho scritto per Lucio, ma anche per Celentano e Cocciante; scoprii Gaber e lanciai Tenco». Una, dieci, cento storie, lo stesso numero di canzoni: Emozioni, La canzone del sole, Acqua azzurra acqua chiara, Il mio canto libero…

 

«Oggi è il giorno più bello della mia vita». In mano la preziosa pergamena, sulla testa che ha pensato mille canzoni, il tocco accademico, il copricapo che i laureati indossano unitamente alla toga. Lunedì scorso l’Università Iulm di Milano a Mogol, al secolo Giulio Rapetti, ha conferito il master ad honorem in Editoria e Produzione Musicale.

Come a dire, che gli esami non finiscono mai. Lo scriveva e recitava in una delle sue più celebri commedie un altro grande autore, Eduardo, a dimostrazione che far lavorare la mente non porta a grandi risultati culturali, titoli di studio che mai prima d’ora, ma anche ad essere longevi. Studiare, pensare, tenersi in esercizio, come recitava una compagnia telefonica tanti anni fa, “allunga la vita”.

Mogol, ottantotto anni, più che suonati, scritti. Alla musica ci pensava un altro genio, Lucio Battisti, che insieme con Rapetti ha costituito la coppia di autori di maggior successo, “finché Grazia Letizia – moglie dell’artista di Poggio Bustone – non ci separi”, verrebbe da dire.

 

 

«HO STUDIATO TANTO…»

La laurea, tiene a sottolinearlo, raccontandosi ad Andrea Spinelli in un bel “botta e risposta” rilasciato al quotidiano Il Giorno. «Ho studiato tanto, una delle mie scoperte: Giorgio Gaber, aveva stoffa, quando gli proposi un contratto pensò a uno scherzo…».

Battisti, un giorno, raccontò del suo incontro con Mogol a Milano, alla Ricordi, dietro l’insistenza di Pietruccio Montalbetti dei Dik Dik. «Mi chiese di fargli ascoltare alcune cose condite da un inglese maccheronico: “Fanno schifo, mi disse schietto”; in realtà un po’ anche a me, gli confessai; la cosa non ci scoraggiò e andammo avanti». La storia dette ragione ai due artisti di “Emozioni”, “Acqua azzurra acqua chiara”, “La canzone del sole”, “Il mio canto libero” e decine di grandi successi cantati e ricantati in tutto il mondo.

«Ma attenzione – confessa sempre Rapetti – nessuno nasce con la penna in mano; la prima canzone scritta, “Mamma guitar”, faceva davvero pena: veniamo al mondo con un talento da individuare, ma poi bisogna crescerlo con la passione, il lavoro, l’autocritica».

 

 

NON SOLO BATTISTI, PERO’…

Dici Mogol e pensi, inevitabilmente, a Battisti. Ma di canzoni, ne ha scritte a bizzeffe: per Celentano, Zero, Cocciante e tanti altri. Indietro nel tempo, prima di Battisti che era lì lì per esplodere. «“Se stasera sono qui” la scrissi con Tenco, primi anni Sessanta, ma Luigi – che aveva una voce molto interessante e un’attitudine alla Nat King Cole – non era del tutto convinto: un giorno, mentre andavamo in trattoria, ci fermammo nel mio studio in Corso Buenos Aires, gliela feci registrare. Quel brano, era il ’67, Wilma Goich lo presentò al Disco per l’Estate; qualche mese dopo recuperammo il provino originale, lo completammo con gli arrangiamenti orchestrali di Gian Piero Reverberi, lo pubblicammo trasformandolo in uno dei grandi successi di Tenco».

Mogol potrebbe raccontare ancora tanto, un’infinità di cose. Ma, si dice, una cosa per volta. Lui, Doc Mogol, non ha fretta. Cominciamo dall’impegno più immediato. Il 3 novembre al Lirico presenterà “Emozioni, la mia vita in canzone”, spettacolo in cui con Gianmarco Carroccia (provate a trovare su internet una delle sue tante interpretazioni, chiudete gli occhi e ascoltate e poi diteci…) tra i successi scritti con Lucio Battisti. Sul palco anche l’Emozioni Orchestra, un ensemble composto da venti elementi diretti dal maestro Marco Cataldi, che ha curato gli arrangiamenti.

«No ai killer a piede libero!»

Fiaccolata per ricordare l’ultimo episodio del quale è stata vittima una tredicenne

Secondo la sorella e i familiari della tredicenne che avrebbe compiuto un volo di otto, dieci metri dal balcone, l’esecutore dell’ennesimo femminicidio un quindicenne. Fidanzatino della vittima, sarebbe stato sottoposto a un interrogatorio da parte della Procura affiancata nelle indagini dai Carabinieri. Dopo l’autopsia, la manifestazione per ricordare ragazze donne vittime di inaudita violenza

 

Piccoli killer crescono. Sarebbe più corretto scrivere “aumentano”. Perché stavolta ci troviamo davanti a un omicidio nel quale è indagato un quindicenne, il fidanzatino della piccola vittima, ancora più giovane di lui, appena tredici anni. Un tipo «molto violento» accusano i familiari della piccola precipitata dal balcone di un condominio di Piacenza la scorsa settimana.

I familiari della ragazza non si danno pace, vogliono che gli inquirenti giungano al più presto alla soluzione del caso e assicurino alla giustizia l’assassino. Che per loro non sarebbe un mistero. L’ipotesi è una sola: sarebbe stato il quindicenne a spingere nel vuoto e a provocare la morte della ragazzina dopo un volo di otto, dieci metri.

I familiari non sono d’accordo con le prime versioni raccolte dagli organi di informazione. E’ quanto riporta fedelmente l’agenzia giornalistica Ansa. Non pensano nemmeno lontanamente, i familiari della poveretta, all’ipotesi di suicidio, così come non credono all’ipotesi di caduta accidentale.

 

 

«E’ LUI, NON CI SONO DUBBI!»

«No ai killer a piede libero». È il messaggio disperato, perentorio pubblicato sui social dalla sorella della vittima. La Procura, attivatasi in brevissimo tempo, ha compiuto i suoi passi, aprendo un fascicolo per omicidio volontario iscrivendo il nome del quindicenne, il fidanzatino della vittima, che la mattina del 25 ottobre era proprio con lei al momento della tragedia.

La ricostruzione, si diceva, è stata affidata al sostituto procuratore della Repubblica del Tribunale per i minori di Bologna affiancato nelle indagini al nucleo investigativo dei carabinieri. Proprio i militari dell’Arma, dal momento in cui si è svolto l’episodio stanno verificando i fatti.  «Dalla mattinata di venerdì scorso, stanno lavorando senza un attimo di sosta, senza trascurare alcun particolare», dice l’avvocata Lorenza Dordoni, difensore della madre della tredicenne. «Dirimente – prosegue la legale – sarà per la ricostruzione della dinamica l’esito della perizia autoptica, per cui verrà conferito l’incarico ad un medico legale dell’istituto di Pavia; unitamente alle testimonianze raccolte, ai rilievi fatti dai carabinieri, si arriverà alla ricostruzione della dinamica di questo tristissimo evento».

 

 

«IL RAGAZZO E’ SOTTO SHOCK»

Cosa dichiara la controparte. «Il ragazzo è sotto shock, da quando ha fatto ritorno a casa non parla con nessuno», hanno riferito i familiari al quotidiano piacentino Libertà, che in un articolo riporta, stando sempre alle dichiarazioni dei familiari, che il ragazzo è affranto dal dolore.

Nel corso di un primo interrogatorio, l’indagato avrebbe negato ogni addebito, dichiarando che la ragazza sarebbe caduta da sola. Stando ai fatti, sarebbe stato lo stesso quindicenne a chiedere aiuto ai vicini, che hanno poi hanno chiamato i soccorsi. A lungo interrogato da Carabinieri e Procura per i minori, il quindicenne è stato rilasciato.

Intanto la sorella ventiduenne della vittima, annuncia una fiaccolata. «Sarò io personalmente ad organizzarla, non solo a nome di mia sorella, ma anche per tutti quei femminicidi che si stanno verificando ogni giorno», ha riportato sui social la giovane.

La fiaccolata dovrebbe avere luogo dopo i funerali, ancora privi di una data. Considerando le indagini ancora in corso, bisognerà attendere il responso dell’esame autoptico sulla salma e il via libera della Procura.

Il Salento ora “vola”

Consegnati ufficialmente i lavori per la realizzazione del collegamento ferroviario

«Premiato il lavoro di squadra: attendiamo quest’opera da decenni ed è fondamentale che sia rispettata la tabella di marcia», ha fatto sapere con una nota l’on. Andrea Caroppo, vicepresidente della Commissione Trasporti. Riqualificazione delle stazioni di Casarano, Gallipoli, Maglie, Novoli, Otranto, Tricase e Zollino. L’intervento di elettrificazione della linea ferroviaria regionale che collega le stazioni di Martina Franca a Lecce, Lecce a Gagliano del Capo, Maglie e Otranto

 

«La rivoluzione per la mobilità nel Salento può iniziare. I lavori possono finalmente entrare nel vivo». Ne ha dato notizia attraverso una nota l’on. Andrea Caroppo, vicepresidente della Commissione Trasporti. I lavori per il collegamento ferroviario con l’Aeroporto brindisino, possono considerarsi ufficialmente consegnati.

«Una bella notizia – prosegue Caroppo – che premia il lavoro di squadra portato con il collega Tullio Ferrante, sottosegretario con delega alle opere commissariate; nel Salento attendiamo quest’opera da decenni ed è fondamentale che sia rispettata la tabella di marcia. A tal fine organizzeremo un’azione di monitoraggio mensile affinché tutti i lavori vengano conclusi più presto secondo i tempi previsti».

La notizia, proprio per la sua ufficialità, è quella che si suol dire una “buona notizia”. Per il Salento, ma anche per l’intera Puglia, che proprio nell’estate appena finita aveva registrato gravi problemi nel fornire risposte sempre più adeguate a quella che ormai può considerarsi la sua maggiore forma di sostegno: il turismo. Proprio una serie di disservizi hanno messo a nudo la necessità di mettere mano ad un progetto già a buon punto, non solo nelle linee-guida, ma anche da accordi e finanziamenti approvati, come dichiarato dallo stesso vicepresidente della Commissione Trasporti.

 

 

LINEA ADRIATICA VELOCIZZATA

Inutile giraci intorno, grande importanza hanno sempre avuto gli interventi di velocizzazione della linea adriatica, che, estendendosi fino a Lecce, prevedono l’adeguamento dei requisiti tecnici che renderanno la linea idonea ad essere inclusa nella rete Core entro il 2050. Con la forte espansione del turismo, negli ultimi anni, si stava rendendo necessaria un’accelerazione in quella che doveva essere una svolta per una ulteriore crescita del Tacco d’Italia.

Nel maggio 2023 era stata RFI ad aggiudicarsi l’appalto dei lavori per la realizzazione del nuovo collegamento ferroviario tra la stazione di Brindisi Centrale e l’Aeroporto del Salento, intervento per un valore di circa 70 milioni di euro a valere sul Pnrr.

Sempre scrivendone al passato, segno che il tema è sempre stato vivo nei progetti della Regione, ricordiamo che sempre un anno fa (6 giugno) FSE aveva pubblicato il bando di gara per il completamento delle opere di attrezzaggio ERTMS (Sistema di gestione, controllo e protezione del traffico ferroviario), lavori che interessano in totale 215 Km di linea ferroviaria del valore complessivo di 130,8 milioni di euro a valere sul Pnrr.

Stessa fonte di finanziamento – aveva fatto sapere la Regione Puglia – per i lavori di realizzazione di hub intermodali e per la riqualificazione delle stazioni di Casarano, Gallipoli, Maglie, Novoli, Otranto, Tricase, Zollino, la cui sottoscrizione del contratto di appalto era già prevista entro la fine dello scorso anno.

 

 

STAZIONI “TRASFORMATE”…

Per intendersi, l’intervento è finalizzato alla trasformazione delle principali stazioni della rete FSE in “smart station” attraverso la realizzazione di veri e propri nodi intermodali con il potenziamento dei servizi di interscambio ferro-gomma-mobilità lenta, l’incremento del livello di sicurezza degli impianti di stazione, la realizzazione di segnaletica di sicurezza e di sistemi di videosorveglianza, nonché il miglioramento dell’accessibilità agli spazi delle stazioni e ai treni con l’eliminazione delle barriere architettoniche.

L’intervento di elettrificazione della linea ferroviaria regionale gestita da FSE che collega le stazioni di Martina Franca a Lecce, Lecce a Gagliano del Capo, Maglie e Otranto, è finanziato con il PSC-FSC 2014-2020, per un totale di circa 186 km. Il completamento delle opere è previsto, salvo contrattempi, per il primo semestre del 2026.

“Siamo in fase di approvazione del Piano attuativo 2021-2030 del Piano regionale dei Trasporti – aveva dichiarato lo scorso anno l’assessore ai Trasporti e alla Mobilità sostenibile, Anita Maurodinoia, assessorato oggi ricoperto da Debora Ciliento – documento di programmazione degli interventi in materia; avevamo sperato di inserire il nodo di Lecce come nodo della rete transeuropea di trasporto TEN-T, ma la Commissione europea non ha accettato la nostra proposta, pur rappresentando Lecce di fatto la parte terminale della Rete Comprehensive in Puglia; questo, però, non ci ha distolti dal programmare interventi in grado di potenziare la rete ferroviaria, di incrementare l’intermodalità verso le principali stazioni ferroviarie e l’aeroporto di Brindisi, e di ammodernare e rendere sempre più sicura e capillare la viabilità extra urbana”.

 

 

…E SVILUPPO TRAFFICO MERCI

Trasporti significa anche logistica per il trasporto merci, per dare impulso allo sviluppo del traffico merci su ferrovia e all’intermodalità ferro-gomma-mare, assicurando il raccordo tra la rete di interesse nazionale e i principali nodi intermodali, tra cui quello di Lecce Surbo.

E poi c’è il trasporto pubblico locale (TPL), che vede l’Assessorato regionale impegnato insieme ai concessionari del servizio su ferro e gomma a garantire mobilità tra i territori per i viaggiatori abituali, i pendolari per lavoro e studio, oltre che a trovare soluzioni come il biglietto o l’abbonamento unico in grado di far risparmiare tempo e denaro. “Puntiamo alla sostenibilità dei trasporti – ha detto l’assessore -, per cui ci stiamo impegnando nel rinnovo delle flotte su ferro e gomma con mezzi a basso impatto ambientale, ma anche sostenibilità in senso più ampio che coincida con una migliore qualità della vita. In questo modo cerchiamo di offrire infrastrutture e servizi utili ai viaggiatori in generale, come i turisti.

«Prevenzione innanzitutto»

Sabrina Salerno, showgirl, operata di tumore consiglia

«Dopo l’intervento, mi sento pronta ad affrontare il mio percorso», ha scritto sui social. Coraggio e determinazione di una donna di successo. «Non vedo l’ora di tornare alla normalità, poi di riprendere i contatti con il mio lavoro, fare un tour e incontrare tutta quella gente che in questi mesi mi ha incoraggiato», dice la cantante di “Siamo donne” e “Boys”

 

«Ho paura, ma sono pronta ad affrontare il mio percorso con determinazione». Sabrina Salerno, cinquantasei anni, una delle show-girl più amate della canzone italiana, rilascia una breve serie di dichiarazioni alla stampa, raccolta anche, sempre con la grande puntualità, dall’agenzia giornalistica Ansa. Sabrina compie questa sorta di outing all’indomani di una delicata operazione, perfettamente riuscita, subita a causa di un tumore ad un seno (nodulo maligno).

Lei, stella della dance, esuberante, bella, per un lungo periodo considerata anche “la più desiderata di tutte”, per via di seni vispi e generosi. Senza tanto nascondersi, Sabrina, non solo bella, intelligente, molto sensibile, come vedremo, è stata colpita proprio a quello che era, e continua ad esserlo, il suo simbolo.

Altri giornali, riprendono frasi e intervistano, brevemente, la cantante dalla mente della quale passano sentimenti sempre diversi. Fra gli approfondimenti, quelli della rivista “Io donna” (Corriere della sera), a cura di Concetta Desando, e del portale MeteoWeb a firma di Francesca Zavettieri.

 

 

«TUTTO IN COSI’ POCO TEMPO»

«In questo momento sto cercando di elaborare tutto quello che mi è successo in questi mesi», Sabrina Salerno aveva consegnato poche parole Sabrina ai social a dieci giorni dall’intervento al seno per la rimozione di un nodulo maligno. «Sono una donna – aveva aggiunto in uno sfogo, coraggioso, ripreso dall’Ansa – allenata a parare i colpi, non sempre gentili, che la vita mi ha riservato, ma una cosa è certa: gli avvenimenti negativi nascondono sempre un significato speciale e importante».

Prevenzione, innanzitutto. E’ il messaggio che fa pervenire a quanti visitano i suoi social, nutrono simpati nei suoi confronti, una ragazza, oggi una donna così solare. «Non immaginate – spiega – quanto sia importante questa parola; faccio la mammografia ogni anno, da quando ho compiuto trentacinque anni e, oggi, con determinazione e allo stesso tempo paura, sono pronta ad affrontare un percorso, il mio, che spero sia veloce e senza troppi intoppi. Un abbraccio a tutti per il sostegno e l’affetto che mi dimostrate giornalmente; ovviamente, non vedo l’ora di tornare in palestra e sul palco: la prevenzione e la diagnosi precoce può salvarci la vita».

Dai primi agli ultimi messaggi, traspare la voglia da parte della showgirl di “Siamo donne” e “Boys”, di riprendersi quella legittima quotidianità e tornare, finalmente, alla normalità. Benedetta normalità. Dopo aver annunciato sui social di essersi sottoposta, si diceva, a un delicato intervento, ha condiviso il percorso intrapreso dopo la diagnosi. C’è paura, non la nasconde, questo è il principale atto di coraggio. Ma ha anche voglia di riprendere la sua vita.

 

 

OPERATA CON SUCCESSO!

Operazione compiuta con successo. A pochi giorni di distanza, Sabrina torna sui social. Condivide con i suoi follower il suo stato di salute. «Ora sto cercando di elaborare tutto quello che mi è successo in questi mesi: paro i colpi, non sempre gentili, che la vita mi ha riservato, ma una cosa è certa: gli avvenimenti negativi nascondono sempre un significato speciale e importante».

Sabrina lo scorso 18 settembre è stata sottoposta a un intervento chirurgico a Treviso. Da quel giorno, il suo percorso di cure, con uno spazio significativo rivolto alla fragilità della vita e all’importanza di non dare mai nulla per scontato. Infine, parole di coraggio e un abbraccio «fortissimo tutti, uomini e donne, che stanno vivendo un percorso simile o più faticoso del mio; la vita è meravigliosa e vi giuro che mai avrei pensato di scrivere una frase simile a dispetto di tutto: come si cambia. Una ex malinconica cronica».