«Una pace che accolga e abbracci»

Papa Francesco e l’arcivescovo di Taranto durante la Cinquantesima Giornata mondiale per la pace, rivolgono un invito ai fedeli. Sua eccellenza, monsignor Filippo Santoro, ribadisce quanto dichiarato al sito “Costruiamo Insieme” in una intervista esclusiva.  Abbracciare ogni uomo, specie quelli che soffrono e che fuggono da persecuzione, guerra, fame e morte.

In questi giorni, papa Francesco e l’arcivescovo di Taranto, monsignor Filippo Santoro, hanno prestato molta attenzione dei loro discorsi di fine-inizio anni al tema dei migranti. Lo ha fatto Sua Santità durante l’Angelus, lo ha fatto l’arcivescovo nel corso di un impegno svoltosi a Sotto il Monte, in provincia di Bergamo, paese natale di Papa Giovanni XXIII, santo dei nostri giorni, per partecipare alla Cinquantesima Marcia per la Pace. L’inizio dell’anno, lo stesso monsignor Filippo Santoro, in occasione della Cinquantunesima  Giornata mondiale della pace sul tema “Migranti e Rifugiati: uomini e donne in cerca di pace”. In questa occasione, l’arcivescovo ha ribadito e dato forza alle sue posizioni sulla migrazione, argomento sul quale si è già volentieri intrattenuto rilasciando una lunga intervista al sito di “Costruiamo Insieme”.

Papa Francesco, nel suo intervento ha parlato dei bisogni degli uomini, ponendo l’accento proprio sui più deboli e disagiati. E proprio a queste persone è stato dedicato il tema della Giornata Mondiale della Pace: “Migranti e rifugiati: uomini e donne in cerca di pace”.

«Una pace – ha sottolineato Sua Santità – che è diritto di tutti; molti di loro (migranti e rifugiati, ndr) sono disposti a rischiare la vita in un viaggio che in gran parte dei casi è lungo e pericoloso; sono disposti ad affrontare fatiche e sofferenze».

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SUA SANTITA’: NON SPEGNIAMO LA SPERANZA

«Per favore – proseguito papa Francesco – non spegniamo la speranza nel loro cuore; non soffochiamo le loro aspettative di pace! È importante che da parte di tutti, istituzioni civili, realtà educative, assistenziali ed ecclesiali, ci sia l’impegno per assicurare ai rifugiati, ai migranti, a tutti un avvenire di pace. Ci conceda il Signore di operare in questo nuovo anno con generosità, con generosità, per realizzare un mondo più solidale e accogliente. Vi invito a pregare per questo, mentre insieme con voi affido a Maria, Madre di Dio e Madre nostra, il 2018 appena iniziato. I vecchi monaci russi, mistici, dicevano che in tempo di turbolenze spirituali era necessario raccogliersi sotto il manto della Santa Madre di Dio. Pensando a tante turbolenze di oggi, e soprattutto ai migranti e ai rifugiati, preghiamo come loro ci hanno insegnato a pregare: “Sotto la tua protezione cerchiamo rifugio, Santa Madre di Dio: non disprezzare le suppliche di noi che siamo nella prova, ma liberaci da ogni pericolo, o Vergine gloriosa e benedetta”».

«Vorrei che sentiste tutti il grande respiro della Chiesa – riferendosi proprio alle parole pronunciate dal Santo Padre, ha dichiarato l’arcivescovo Filippo Santoro – che nella misericordia, come dice Papa Francesco nel suo messaggio, cerca di abbracciare ogni uomo, specie quelli che soffrono e che fuggono da persecuzione, guerra, fame e morte».

«Ci auguriamo una pace che accolga e abbracci: “Chi è animato da questo sguardo – dice il papa – sarà in grado di riconoscere i germogli di pace che già stanno spuntando e si prenderà cura della loro crescita. Trasformerà così in cantieri di pace le nostre città, spesso divise e polarizzate da conflitti”».

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SUA ECCELLENZA: TARANTO CITTA’ DI PACE E ACCOGLIENZA

«La pace è sì un dono di Dio – prosegue nel suo messaggio monsignor Filippo Santoro – ma ha bisogno dei suoi “costruttori”. Tutti dobbiamo esserne operatori. L’idea di edificare città di pace deve accompagnare i propositi dell’anno che viene. Porto in questa marcia, con tanti giovani provenienti da tutta l’Italia, l’intenzione di rafforzare la comunione nella mia città, Taranto, manifestando il mio sostegno a tutti coloro che vorranno battersi per essa praticando i ponti del dialogo e del confronto. Taranto è sì la Città dei Due Mari ma anche dei tre ponti, è come se strutturalmente raccontasse lo sforzo sempre maggiore di riunire, di collegare di raccordare, non di spartire, di separare di fronteggiare».

«Non dobbiamo scoraggiarci mai – ha concluso Sua Eccellenza – oggi il nostro quarto ponte potrebbe essere quel protocollo d’intesa, di programma, auspicato dal nostro sindaco Melucci, per rendere maggiori garanzie in questo cammino del Governo e delle forze locali per cominciare a colmare il debito ecologico, per usare un termine dell’enciclica “Laudato Si’ ”, che l’Italia ha con la Città di Taranto. Avanti nel dialogo franco e raccoglieremo buoni frutti».

«Bisogna saper vincere!»

Silvia Bianco, protagonista dell’Albero più bello di “Costruiamo Insieme”. Non vince, ma convince il suo approccio alla gara. Si spende per giorni, realizza un videomessaggio, chiama a raccolta i colleghi tarantini. Poi l’esito finale e una battuta da incorniciare.


«E’ il CAS “38” che vi parla…». Un videomessaggio lanciato sui social di “Costruiamo Insieme”, ha una interprete: Silvia Bianco, fra le operatrici più attive della cooperativa. Suoi sono, in qualche modo…testo e musica. Cronaca di un appello fatto circolare poche ore prima della chiusura dei giochi, la gara cioè che assegna il premio al Centro di accoglienza che avrà realizzato l’albero di Natale più bello e originale (vinto, come abbiamo visto, da “Bitonto”).

L’albero posto all’ingresso di via Gorizia, a Taranto, è sicuramente un’opera dell’ingegno. Tante le foto scattate fra operatori e collaboratori. Tutte stampate, ritagliate e appese. Frutto di un lavoro di insieme, molto impegnativo. Lo scopo è quello di registrare il maggior numero di “like” che, messi insieme, facciano spessore e superino il competitor, il Centro di accoglienza di Bitonto. Partito in svantaggio, “Bitonto” compie subito uno sprint, prende il largo, supera il “38” e si porta saldamente al comando. Tentativo estremo di Silvia, un messaggio “politico”: raccogliere sotto lo stesso tetto anche gli altri due CAS tarantini, “Cavallotti” e “106”, per moltiplicare i “mi piace” rastrellati fino a quel momento.

C’è chi raccoglie l’invito, chi ci pensa su un attimo (e intanto il tempo passa…). Silvia avverte la sensazione che anche stavolta le toccherà un lavoro supplementare. Lei, che nei giorni precedenti aveva sensibilizzato conoscenti attraverso qualsiasi social, visitando negozi “amici”, a costo di rimetterci il rapporto personale se i titolari delle attività in questione non avessero riconosciuto almeno un “like” per il CAS “38”. Una “estorsione a fin di bene”.

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Cominciano ad arrivare i dati…

Una volta ricampionato il suo impegno certosino, l’operatrice del “38” attende le proiezioni del lavoro da lei svolto nelle ultime ore. Osserva i dati che giungono direttamente dalle pagine Facebook. C’è una impennata, anche significativa, ma “Bitonto” – non c’è niente da fare – resta incollato al comando. I  “baresi” volano che è un piacere, i voti che Silvia ha rastrellato uno per uno, non hanno l’effetto sperato. E, allora, qui il colpo a sorpresa: un videomessaggio: sensibilizzare i “tarantini” a coalizzarsi per sconfiggere “Bitonto”, «…che avrà fatto un albero bello – dirà a videocamera spenta – ma volete mettere il nostro?». Dunque, riaccendiamo la videocamera. «Ragazzi, buongiorno – comincia Silvia – è il CAS “38” che vi parla…». Tesse le lodi del proprio e dell’altrui lavoro, invita a unirsi tutti per imprimere l’ultimo colpo di reni alla gara, come se gomito a gomito i due “Centri” fossero in prossimità del filo del traguardo. A mezzanotte il responso finale. Severo per Silvia. Ad insindacabile giudizio del popolo della rete: «…the winner is…“Bitonto”!».

Silvia dopo mezzanotte, forse, vorrebbe realizzare un secondo video. Quello che sarebbe stato il contenuto non è dato saperlo. Ringraziare il “popolo votante” nonostante la debacle, oppure strigliare chi non ha recepito fino in fondo messaggio e videomessaggio. Non lo sapremo mai.

Ma compiamo un balzo in avanti, al 28 dicembre. Dopo le 13, la presidente, Nicole Sansonetti, e il direttore generale, Maurizio Guarino, attendono qualche minuto per alzare i calici con amici, operatori, mediatori, collaboratori di “Costruiamo Insieme”. «Attendiamo Silvia – dicono – che non avrà vinto, ma ha incarnato spirito e orgoglio di appartenenza alla cooperativa; ha dimostrato cosa significhi fare squadra, per come ha saputo relazionarsi con i colleghi, dando fondo anche a un’idea che avrebbe potuto spostare gli equilibri – il riferimento, evidente, è al messaggio… – per la serie “Mai darsi per vinti!”; se ci fosse stato un Premio alla critica, ma il regolamento quest’anno non lo contemplava, questo probabilmente sarebbe stato assegnato a Silvia».

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…Infine, brindisi di fine anno

Come se avesse sentito il suo nome, eccola. Arriva Silvia. Kaleem, nelle vesti di cerimoniere, fa saltare il tappo a una bottiglia di spumante. Circolano gli auguri, si brinda all’imminente fine dell’anno. La parola spetta alla protagonista della gara a distanza dell’Albero più bello. Racconta, non senza sorriderne per prima, la sua esperienza, il ricorso al videomessaggio. Si aspettava qualcosa di più, confessa. Fissa qualcuno dei presenti, affinché si faccia portavoce presso gli altri colleghi di un “disappunto” non ancora del tutto assorbito.

Alza il calice, brinda anche alla vittoria di “Bitonto”. Qualcuno si complimenta della sua sportività. Le riconosce l’avere interpretato degnamente lo spirito di Decoubertain, ideatore delle Olimpiadi, le gare per eccellenza, secondo il quale «L’importante è partecipare, non vincere!». E’ solo un attimo, appena il tempo di mandare giù un sorso di spumante e Silvia sfodera la battuta più bella della giornata. «Se permettete  – sorride – per me l’importante è vincere, per partecipare c’è sempre tempo…».

Bitonto fa festa!

I ragazzi della sfida sull’Albero natalizio più bello brindano alla vittoria. Successo coronato con una tavola imbandita con ogni genere di conforto. E si scatena un divertente sfottò da parte dei vinti che promettono un pronto riscatto alla prossima gara.

“Bitonto” festeggia la vittoria della sfida sull’albero più bello dei centri di accoglienza: seicentosettantanove volte Bitonto! Partono le foto del momento di una meritata ristorazione ad insindacabile giudizio di “like” e sui social si scatena lo sfottò. Le provocazioni, divertite, arrivano direttamente dai vincitori mentre questi si apprestano a formalizzare la loro vittoria gustandosi generi di conforto ancora fumanti.

Non si fa attendere troppo la replica dei vinti. Più o meno sportivamente si scatenano con emoticon – le divertenti immaginette a margini di pc o un qualsiasi social – che rappresentano sberleffi di genere diverso, fino a pollici versi. Non l’hanno presa molto bene, insomma, gli sconfitti, ma è proprio questa reazione che intendevano scatenare i colleghi del Centro di accoglienza di Bitonto. A sentire i vincitori, pregustavano la vittoria fin dai primi giorni dal “via” alla gara a furia di “mi piace”. Meritati, ad essere onesti. “Bitonto”, infatti, non si è limitata ad allestire un bell’albero, merito ascritto a tutti i concorrenti, sia chiaro. Finita l’opera, ha cominciato a fare promozione, nemmeno fosse una campagna elettorale, sostenuta da un bel numero di promotori che hanno raccolto consensi, moltiplicandoli con il classico “Vota e fai votare!”.

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Brindisi con (selfie) alla vittoria

E’ così che il CAS in provincia di Bari, ha subito iniziato a fare proseliti. I colleghi degli altri Centri di accoglienza si spendevano sugli abbellimenti, i “bitontini” ponevano attenzione anche alla comunicazione. La vittoria, infatti, è stato un mix dei due elementi: impegno e promozione.

Però al momento del brindisi, i ragazzi di Bitonto non hanno saputo resistere alla tentazione. I festeggiamenti davanti a panini, pizze, panzerotti e altre leccornie, andavano immortalati con la moda delle mode: i selfie. E le foto dei colleghi che stappavano, versavano nei bicchieri e brindavano ci hanno messo poco a diventare virali. Come fossero un’azienda, una società scaltra a fare marketing e proseliti per il prossimo anno, magari con una sfida ancora più combattuta. I colleghi del “38” sono quelli che hanno dato più grattacapi ai vincitori. Se è vero che “Bitonto” è balzata subito in testa, è anche vero che i ragazzi di via Gorizia a Taranto, hanno fatto sentire il fiato sul collo arrendendosi, forse, solo all’ultima curva, tanto da totalizzare la bellezza di 580 “like”. Secondi, con un centinaio di meno rispetto ai 679 dei “bitontini”, ma tanti, molto di più se paragonati agli altri Centri di accoglienza in gara (fra parentesi i “like”): “106” (117), “Cavallotti” (111), “Modugno” (52), “316” (48).

E’ andata, ragazzi. Ci sta che i vincitori mostrino il loro “trofeo”, la tavola imbandita da ogni ben di dio; come ci sta che gli sconfitti promettano maggiore impegno alla prossima sfida. Ma, detto degli sberleffi, le risposte con emoticon divertenti, c’è anche chi ha applaudito, ed erano in tanti, ai vincitori. Se ne riparla il prossimo anno. E il 2018 è dietro l’angolo.

L’albero più bello è di “Bitonto”

Hanno vinto la gara di “like” lanciata da “Costruiamo Insieme”. E’ stata una gara combattuta, “38” ha dato filo da torcere fino all’ultimo. Ma bene anche gli altri. Meritano tutti un “mi piace”. E un sincero augurio di buone feste.

IMG_1479-articolo-03The winner is…Bitonto! Onore al merito, i ragazzi del Centro di accoglienza di Bitonto hanno totalizzato 679 “like”. Il che significa aver raccolto più consensi e aver messo in piedi una gioiosa macchina organizzativa. Nella gara ad allestire l’albero più bello, sono riusciti a fare quello che in gergo si dice marketing. Bravi, bravi, bravi. Tre volte bravi, perché la comunicazione, i social, hanno un loro peso, come insegna anche certa politica.

Ma fuori qualsiasi paragone, Bitonto la gara l’ha presa sul serio, proprio come andava fatto. Doveva essere una simpatica sfida fra colleghi, la corsa agli addobbi più belli e originali, «…Perché quando facciamo una qualsiasi cosa, questa deve essere fatta sempre al meglio!». E’ andata avanti così in queste settimane, più bello tutto quello che si è scatenato sui social, dal gruppo Whatsapp a Facebook. Divertenti provocazioni, promesse di impegno e sorpasso all’ultima ora per mettere ansia a chi conduceva. La tattica del bluff non ha funzionato e Bitonto ha proseguito, inarrestabile, e fra applausi sinceri, la sua marcia trionfale.

Merito anche agli altri, a tutti gli altri. Quelli che hanno tirato fuori l’orgoglio di appartenenza e gli addobbi, fatto foto e assunto pose sotto l’albero con il sorriso più smagliante, quello richiesto dalla festa.

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Presidente e direttore generale hanno fortemente voluto questa gara. Forse per mettere alla prova l’affiatamento, il feeling fra colleghi e Centri di accoglienza. Un pretesto per tenere uniti tutti insieme, nessuno escluso. L’allestimento di un albero di tre metri per stare intorno a un’idea fatta non solo di accoglienza, ma di famiglia. Allargata, certamente, nella quale tutti si conoscono e si rispettano, sorridono e si danno generose pacche sulle spalle, come a dire «Io, ci sono!».

Viva tutte le gare del mondo, se il risultato è questo. Davvero, “chapeau” nei confronti di presidente e direttore di “Costruiamo Insieme”, che hanno costantemente seguito la gara, con discrezione e orgoglio, immaginiamo, di chi assiste a un gioco nel quale tutti, operatori e collaboratori, credono nell’idea e nel più articolato progetto di cooperativa: stare insieme.

E così è stato. Ieri, nel segmento finale della gara, con divertenti provocazioni, come nei giorni precedenti. Dall’arrivo dell’albero nei diversi Centri di accoglienza, al “via” alla ricerca dei “like”, insomma dei consensi per vincere la gara. Come da regolamento. Dunque, se è vero che è stato detto e scritto, «Vinca il migliore!», per ragionamento “Bitonto” è stato il migliore, in assoluto. Ha allestito un bell’albero, ha fatto “campagna”, ha registrato “mi piace” in quantità industriale, dunque onore al merito.

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Anche gli altri però meritano un applauso, sullo stesso piano dei meritevoli vincitori. Per l’impegno, per averci creduto, nonostante i numeri avrebbero potuto scoraggiare chiunque. E’ venuto fuori l’orgoglio di appartenenza, un bell’aspetto del quale molti erano a conoscenza, ma che in questi giorni è stato certificato da messaggi allegri, affettuosi. Ecco perché la vittoria è un po’ di tutti. Se fosse una motivazione, sarebbe: «Per aver dimostrato il senso di affetto e rispetto nei confronti del prossimo e di aver fatto di una amichevole competizione, una stretta di mano, di più: un abbraccio!». Applausi. Per tutti.

E buone feste.

La formalità. Questa la classifica della gara dell’Albero più bello (posizione e “like”):

1) “Bitonto” (679);

2) “38” (580);

3) “106” (117);

4) “Cavallotti” (111);

5) “Modugno” (52);

6) “316” (48)

Islam e Cattolicesimo più vicini

Veglia multiconfessionale a Taranto. Insieme sullo stesso altare, don Carmine Agresta, parroco di S. Antonio, e Hassen Chiha, imam di una moschea cittadina. Si parla di Vangelo. E di Corano. «Il Libro è uno solo e all’interno di esso, Dio, il nostro Allah, predica solo pace e amore».

Copertina-tre-religioni-articolo-04Un incontro fra due fedi, due religioni apparentemente lontane, ma vicine. Più di quanto pensi qualcuno, perché c’è ancora quel qualcuno che non ha le idee chiare su Islam e Cattolicesimo. Di questo e altro si è parlato, pregato martedì 19 dicembre alle 20.00 nella chiesa di S. Antonio, in una veglia multiconfessionale fra fedeli di religione cattolica e islamica. Promotore dell’incontro, don Carmine Agresta, parroco della chiesa S. Antonio. Suo ospite, Hassen Chiha, uno dei più giovani e preparati imam del Sud. Fra i banchi, fedeli della chiesa di S. Antonio insieme con operatori e ospiti dei Centri di accoglienza “Costruiamo Insieme” di fede musulmana.

Prima del confronto, l’incontro sul sagrato della chiesa. Due brevi chiacchiere per far compiere un po’ di stretching alle idee nel caso ce ne fosse bisogno. Sono i convenevoli, il raduno di decine di persone per poi andare a prendere posto all’interno della chiesa, perché di stare fermi all’esterno, con un freddo che proprio non perdona, non è proprio il caso. Prima dell’ingresso, Hassen si lascia sfuggire un desiderio. «Ecco, il nostro sogno è avere a Taranto un luogo di culto così bello, soprattutto così grande da poter ospitare centinaia di fratelli musulmani per raccoglierci in preghiera, quando in via Cavallotti, all’angolo con via Mazzini, ottanta metri quadrati complessivi per trecento riescono a malapena ad ospitare trecento nostri fratelli». E’ un sogno, per ora. «Mi accontenterei – aggiunge l’imam – anche di metà della superficie, perché in quella che chiamiamo moschea in realtà stiamo stretti…».

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L’IMAM REGALA UNA COPIA DEL CORANO TRADOTTO IN ITALIANO

Don Carmine, perfetto padrone di casa, sposta il microfono dall’altare, lo porta praticamente fra i fedeli. Parroco e imam sono a breve distanza dai banchi dove si sono mescolati fra loro cattolici e musulmani. Prima dell’incontro, uno scambio di letture. Hassen consegna a don Carmine una copia del Corano tradotta in italiano. «Non è semplice la traduzione del nostro Libro in italiano – dice – ma questa edizione è una di quelle che più si avvicina alla nostra fede».

Letture da Vangelo e Corano. Quest’ultimo viene letto in lingua araba da Sillah, che alla fine intonerà anche una preghiera, e da Allahssan che leggerà, invece, una pagina del Profeta in italiano. Abbattuti in un soffio i convenevoli. Un coro intona una preghiera al Signore, una ragazza legge un passo natalizio, una donna spiega ai ragazzi presenti cosa rappresenti il Natale per i cattolici.

Hassen, anche se non invitato a farlo, spiega che il crocifisso per i musulmani non è un problema. «Esiste una pessima informazione – osserva – che strumentalizza episodi estremi di intolleranza: ognuno prega il suo dio a modo suo, nessuno si è mai sognato di chiedere a un insegnante di togliere da un’aula un crocifisso, non ce n’è motivo».

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L’ISLAM NON E’ L’ISIS, NON FRAINTENDIAMOCI

Sulla serata conclusasi intorno alle 22.00, fra dolci tradizionali e bevande, ancora l’imam. «Consideriamo l’incontro – dice l’imam – come l’inizio di percorso fatto di conoscenza religiosa, l’auspicio è quello di convivere nel rispetto della pratica della fede di ciascuno di noi». Tre anni fa, quando aprimmo la moschea, a qualcuno venne in mente di sistemare un albero di Natale proprio davanti al suo ingresso. «Qualcuno aveva pensato fosse quasi una provocazione – spiega Hassen – con tanti posti avevano scelto di sistemarlo davanti al nostro luogo di preghiera; la riflessione più bella di tutte, quella di un fratello: “Qual è il problema? Anzi, considerando che nessuno ha un addobbo, illuminiamolo noi, colleghiamo le luci ad una nostra presa di corrente”; ecco l’integrazione passa anche attraverso piccoli gesti e riflessioni; è sufficiente ragionare sulle cose per compiere passi da gigante nell’entrare a far parte in un tessuto sociale, nel rispetto reciproco di abitudini, usanze e fede religiosa». Infine il distinguo fra Islam e Isis, la domanda la rivolge una signora. «Sono due cose che non possono convivere, l’Isis è un’idea di Stato, in assoluto non condivisibile, ma che qualcuno vuole fare passare in modo strumentale: non è così; è l’Islam la nostra fede, il nostro credo religioso; non possono esserci scontri violenti su questa o quella interpretazione del Corano: il Libro è uno e all’interno di esso, Dio, il nostro Allah, predica pace e amore».

Un albero e tanta gioia

Venerdì 22 dicembre ultimo giorno di votazione. Fra i Centri di accoglienza, in testa lotta gomito a gomito. Ma c’è chi sta per sferrare un attacco. Messaggio di pace e fratellanza lanciato dalla direzione della cooperativa. Tutto in un abbraccio sincero.

I risultati ufficiali sono nella pagina Facebook di Costruiamo Insieme. L’invito è quello di collegarsi, dare un’occhiata e segnalare a secondo del proprio punto di vista qual è il migliore albero espresso dai ragazzi di uno dei Centri di accoglienza straordinaria.

Non diamo numeri, anche se potremmo dare questa impressione. Lo facciamo solo per non favorire questo, piuttosto che quel Cas. A prima vista sarebbero due a guidare la classifica, ma manca ancora qualche giorno al fatidico venerdì 22 dicembre e alcuni segnali ci dicono che nei prossimi giorni qualcosa potrebbe cambiare ai vertici. E’ una sensazione, ma qualcuno starebbe preparando una controffensiva a suon di “like” così da spiazzare, con una simile tattica, gli amici che si stanno spendendo per gli altri Centri.

Secondo i bene informati, i primi exploit, numeri in qualche modo importanti, sarebbero da attribuire alla presenza in numero superiore di ospiti nelle strutture che stanno raccogliendo più consensi. E, invece, non è proprio così. Sulla chat di whatsapp, fioccano – come la neve di queste ore, accipicchia che freddo – suggerimenti e, molto sportivamente, incoraggiamenti a quei colleghi che si stanno impegnando, ma un po’ meno, rispetto a quanti occupano il gruppo di testa.

Insomma, è una bella lotta a colpi di “mi piace”. Gli alberi sono tutti belli, ognuno di questi è originale e, alla fine, potrebbe spuntarla il manufatto non necessariamente “più estetico”, ma quello “più studiato”, sostanzialmente “diverso” dagli altri per i quali i ragazzi si sono impegnati prima che dalla direzione arrivasse lo “start”, il classico «Pronti…via!».

A giorni sapremo chi è il vincitore, qual è il podio. Le prime tre opere: intanto quella che ha avuto la meglio sul resto delle partecipanti, più le altre a seguire per le quali sarebbero indirizzati a una sorta di ex-aequo, tutte cioè sullo stesso gradino. Per evitare di indicare il fanalino di coda anche per lo scarto di un solo punto.

Tutti in realtà, alla fine, saranno meritevoli di citazione. Come per il più noto festival di canzoni italiane, Sanremo, anche in questo caso andrebbero assegnati titoli diversi: una sorta di premio a progetto, autore, esecutore, critica. Un riconoscimento per quanti si sono impegnati a realizzare uno dei simboli del Natale, l’albero, quello universale, che unisce nell’immaginario una delle feste più attese dell’anno. Il progetto è l’occasione per un confronto di grande rispetto fra le varie anime, in fatto di religione, presenti nei Centri di accoglienza di Costruiamo Insieme.

Un modo per stare insieme, sotto lo stesso cielo, sotto lo stesso albero e metterla anche sul piano di un’amichevole competizione. Si diceva, non solo «Vinca il migliore!», ma anche «Vinca il più originale!». E’ questo il messaggio di pace e fratellanza lanciato dai vertici della cooperativa: impegnarsi e allo stesso tempo stare insieme nel realizzare un progetto brillante, gioioso, come può essere un albero di Natale, che in molti Paesi del mondo introduce nel periodo festivo più lungo degli anni.

Insomma, a tutti l’augurio di trascorrere questi giorni di festa al meglio, raccogliendolo in un abbraccio ideale, sincero.

Modugno, questa è integrazione

Da venti anni il 5% è di origine straniera. Ottimo il processo di integrazione. «Cinesi in un intero quartiere, gli africani in centro: bar, ristoranti, attività artigianali». Poi è arrivato il Centro di accoglienza, «E’ il benvenuto», dicono i residenti.

Il Centro di accoglienza straordinaria di Modugno “Costruiamo Insieme”, brilla per tutta una serie di motivi. Non solo per il clima stabilitosi fra operatori e ospiti del Cas all’ingresso della cittadina. C’è grande affiatamento anche con la gente del posto.

La struttura la trovi in breve. A Modugno arrivi percorrendo la statale Bitonto-Foggia, direzione per il capoluogo dauno. Prima di arrivare davanti al cancello scorrevole ed entrare nel Centro, fermata obbligatoria: un bar a un paio di isolati. Se non altro per sentire gente del posto, conoscere qual è il rapporto fra i residenti e gli stranieri, non necessariamente migranti. Un elemento balza agli occhi: la gente non è diffidente, non ha problemi a fare il classico paio di chiacchiere.

Dunque. «Qui sentiamo addirittura il dovere di ringraziare le diverse comunità che hanno scelto di stabilirsi nella nostra cittadina», spiega un signore, al bar, davanti a una tazzina di caffè. Sigaretta all’esterno dell’esercizio. «Deve sapere – prosegue l’uomo, in vena di confidenze – che se venti anni fa non si fossero stabiliti in un intero quartiere, Porto Torres, i cinesi, più avanti senegalesi e nigeriani, Modugno sarebbe stata una delle cittadine pugliesi sacrificate sull’altare della crisi: non avremmo avuto più giovani, sarebbero partiti tutti per il Nord, l’estero, lasciando vuoti interi quartieri».

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LO STRANIERO E’ DI CASA…

Se due più due fanno quattro, anche l’arrivo in città del “Cas Modugno”, è stato accolto da cittadini e politica locale con un certo compiacimento. Da una ventina di anni il 5% è straniero. «C’è gente che lavora qui, ha investito: agli orientali gli esercizi commerciali – dice una signora – agli africani le attività artigianali nel centro storico: in venti anni, qui non è mai accaduto nulla, mai un fatto di cronaca».

Così, se si vuole prendere a prestito un’attività di integrazione con il territorio perfettamente riuscita, Modugno ne è un esempio lampante. All’ingresso del Centro di accoglienza, Mister simpatia, Carmine. «Per farmi una foto occorrono due scatti…», scherza l’operatore all’ingresso della struttura non appena ha completato una telefonata. E’ “in salute”, Carmine, ma ha anche accento e sorriso contagiosi. Quasi un repertorio sulla sua fisicità. Lo soccorre in qualche modo Samba. Anche lei operatrice. «Mi occupo di servizi, mediazione, accoglienza – spiega – l’importante è non tirarsi mai indietro, ci diamo una mano reciprocamente: a volte risolvo situazioni in qualche modo complicate, in altre circostanze sono io a chiedere una mano ai ragazzi». Il riferimento non è solo all’albero di Natale, un vanto per quanti operano all’interno o all’esterno del Cas. «Qui si dice “l’appetito viene mangiando” – fa capire Samba con una frase tipica italiana – ma le competenze sono maturate sul campo, “on job”, come spiegano gli inglesi: io mi sono fermata qui, mi hanno scelta – bontà loro – per collaborare con la cooperativa, probabilmente perché hanno considerato una certa disposizione a relazionarmi con i diversi impegni».

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PROCESSO DI INTEGRAZIONE LAVORATIVA

Il ruolo della cooperativa, dicono, è fondamentale. Valutate le potenzialità di chiunque voglia impegnarsi nel sistema sociale, “Costruiamo Insieme” aiuta ciascun operatore nella crescita professionale. Chiunque ha qualità e voglia di crescere dal punto di vista lavorativo, viene prima affiancato, successivamente responsabilizzato per il ruolo nel quale alla fine è stato indirizzato.

«Dobbiamo essere bravi – spiega un altro operatore – superarci, se il caso lo richiedesse, a rispondere “presente” in qualsiasi occasione, quando ricevi una telefonata dalla Prefettura, a qualsiasi ora, devi sapere come muoverti in appena due, tre mosse: arrivano tre, quattro, dieci profughi, faccio un esempio: devi fare accoglienza, parlarci, farli subito sentire a proprio agio, poi accompagnarli in struttura dotarli del necessario, dalla biancheria ai prodotti igienici». Gli stessi operatori sono di grande esempio ai conterranei che arrivano qui, a Modugno. «Ci sentiamo di essere d’esempio nel processo di integrazione lavorativa – riprende l’operatore – la gente del posto questo lo comprende: a memoria non credo ci sia stato un solo straniero – ci mettiamo in mezzo tutti, cinesi compreso – che abbia chiesto un sussidio: lavoriamo tutti; abbiamo preso le abitudini della gente modugnese, perfino l’accento…».

Il Centro di accoglienza, struttura libera, è una sorta di spazio collettivo autogestito. Ci sono contemporaneamente partite di calcio in tv, tutti d’accordo a vederne una, chi è in minoranza seguirà la squadra per la quale tifa quando la daranno in replica. C’è un “tg” da seguire, c’è una parabola e mille canali sui quali è semplice prendere il segnale dal proprio Paese e seguire le notizie del giorno. Tutto in perfetta sintonia. Come nelle trasmissioni televisive, così nella vita.

Un albero d’amore

Allestire insieme un simbolo natalizio è un messaggio di integrazione e rispetto fra le religioni. Un sorriso, un abbraccio, una stretta di mano, mentre altrove si spiegano con le armi e allontanano segnali di pace. E’ corsa ai “like”. Nei Centri di accoglienza hanno afferrato il senso della gara.

Palle colorate, fili dorati e d’argento, sistemati con grande attenzione, dalla cima dell’albero agli ultimi rami sottostanti. E’ la corsa dei Centri di accoglienza straordinari di “Costruiamo Insieme”. La scorsa settimana, vigilia dell’Immacolata, lo stop agli elaborati che hanno addobbato di fantasia tre metri di verde.

La gara, però assume il valore di un pretesto. Riunirsi, fare insieme un albero di Natale è un messaggio di vicinanza, integrazione e rispetto nei confronti di chi ci sta accanto tutti i giorni, che sia estraneo o appena conoscente. Conoscersi e condividerne le tradizioni, avendo il massimo rispetto per chiunque abbia un “credo” religioso diverso dal nostro. Allestire un albero con il massimo impegno è tutto questo e altro ancora. E’ un’opera di avvicinamento, stare insieme spiegandosi le pieghe di un modo anche diverso di andare incontro al Natale. E’ il vero successo di questa iniziativa che mette tutti insieme e d’accordo: sotto lo stesso tetto, intorno allo stesso tavolo. In un momento, purtroppo, dove altrove sanno spiegarsi solo con le armi allontanando qualsiasi idea di pace. Mentre le rivoluzioni, quelle vere, quelle sane, ci hanno insegnato, cominciano da gesti piccoli. Gesti piccoli che diventano grandi, importanti, quanto una stretta di mano, un abbraccio, un sorriso. Nei nostri Centri di accoglienza hanno afferrato il senso della gara: un albero, tutti insieme, si può fare.

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E POI C’E’ LA GARA…

La gara è entrata nel vivo fin dalle prime ore dal “via” per esprimere su Facebook le proprie preferenze. Sono subito fioccati i “like”. Non è difficile vedere la posizione di ciascuna struttura, basta collegarsi con la pagina di “Costruiamo Insieme”. C’è chi lavora per qualche preferenza in più, chi si sta riservando colpi e “like” a sensazione nel momento più caldo di quelle votazioni quotidiane che si concluderanno immancabilmente il prossimo 22 dicembre. Al CAS che avrà vinto, anche per qualche preferenza in più, sarà assegnato un buffet, l’ideale per festeggiare come si conviene l’imminente ingresso del Natale.

In questi giorni abbiamo fatto un giro nelle diverse strutture. Bene, ovunque, i ragazzi sono stati colti nel momento degli ultimi ritocchi. Un impegno encomiabile. Qualcuno con il tocco a sensazione, come la punta o la stella da sistemare in cima all’albero. Da qualche giorno sui social circolavano voci e foto dei primi elaborati, tanto che la concorrenza più agguerrita aveva fatto tesoro degli inattesi “suggerimenti” arrivati dalla concorrenza. Dunque, se qualcuno arricchiva l’albero con le foto degli ospiti di uno dei Centri, gli altri appendevano lettere di ringraziamento o rivolgere una preghiera al Cielo.

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QUANTE IDEE BRILLANTI…

Belle idee, tali da spiazzare anche chiunque avesse idee chiare e volesse avanzare già un primo giudizio. Elaborati, tutti degni di attenzione. “Cavallotti” si è avvalso della preziosa supervisione di collaboratori. «Ho portato palle e fili da casa!», ha rivelato una signora, «i ragazzi meritano massima collaborazione: vedrete, vinceranno loro!». Non sono dello stesso avviso quelli del CAS “38”, in via Gorizia, che per l’occasione si sono rifatti il trucco. Dopo la facciata dell’ingresso, il ritocco al numero civico esposto all’esterno. Ci pensa Kaleem, la guida nella “due giorni” fatta di sopralluoghi e documenti fotografici. Scala, pennarello e via, adesso tutto viene visto sotto un’altra prospettiva.

Figurarsi i ragazzi del “106” e “316”, impegnati sulla Statale alle porte di Taranto, piuttosto che in via Principe Amedeo. Discorso a parte gli ospiti di Modugno e Bitonto, per tecnica e opera corale con cui si sono prestati a realizzare l’albero. La loro applicazione non è nata e finita con la raccolta del “guanto di sfida” da parte dei colleghi. Questi si sono attivati alla ricerca di consensi, facendo circolare la propria opera, alberi belli – quanto gli altri, aggiungiamo noi, per non commettere parzialità – a vedersi con quel pizzico di sana invidia, ma anche da mostrare agli amici in procinto di realizzarne uno in casa propria.

foto-articolo-03CORRETE SU FB, DITELO AGLI AMICI!

Una politica che i primi giorni, in fatto di consensi, ha pagato. Una pioggia di “like” ha invaso Facebook, creando una prima classifica provvisoria. Chi è “fanalino di coda”, nel giro di un paio di giorni può ribaltare i primi responsi. Due consigli: mai sentirsi già vincitori, mai partire per sconfitti. Il resto lo fanno numeri e amici. Sarebbe un peccato non sostenere un progetto, un albero messo in bella mostra, senza invitare un po’ di conoscenti a “visitare” le opere e votare. Andare a vedere l’albero, a tornare e ritornare per assegnare la propria preferenza. «Vinca il migliore e più originale!», avevamo scritto. C’è un terzo elemento, imprevisto: «il più organizzato». C’è chi non si è fermato, abbiamo scritto, a riempire l’albero di colori e attenzioni, ma ha pensato all’immediato: fare proseliti, trovare il maggior numero di “like”.

Alla fine, chiunque vinca – diceva un noto personaggio dello spettacolo – sarà stato comunque un successo. Un successo dell’intera iniziativa, lanciata dal presidente e fortemente sostenuta dal direttore generale.

«Chi ci ha dato la patente…»

«Ci siamo iscritti, fatto gli esami, adesso l’auto». L’altro aspetto del Centro di accoglienza. Operatori, mediatori, ospiti di “Costruiamo Insieme”, vanno su strada. «Abbiamo pensato di investire, nel senso di fare scuola-guida: compriamo una vettura, paghiamo tasse e assicurazione». Superato a pieni voti un esame “supplemetare”, a loro insaputa.

Kaleem, Idris, Alhassane, Sillah e altri ancora. E’ la “colonna” patentata scaturita dai Centri di accoglienza di “Costruiamo Insieme”. Operatori e mediatori che si sono fatti prima coraggio e poi affrontato tutti i passi utili per mettersi finalmente alla guida di un autoveicolo. Prima l’iscrizione, poi la frequentazione, infine, gli esami, che dalle nostre parti pare «non finiscano mai».

I ragazzi hanno fatto un piccolo investimento. Non è il primo, né sarà l’ultimo. Il frutto del loro lavoro, in qualità di operatori, come anche di mediatori, è un bell’impegno economico. Non solo l’iscrizione. «Se prendiamo la patente – diceva uno dei ragazzi – evidentemente è perché abbiamo intenzione di metterci alla guida di un’auto, dunque anche quella a breve sarà un ulteriore investimento». Un piccolo contributo da parte dei ragazzi, alla vita di tutti i giorni in una città che li ospita e li abbraccia tutti i giorni. Con quei segni di stima, evidenti, che si provano per ragazzi che al primo posto mettono insieme la voglia di lavorare e integrarsi con un territorio.

Gesto condizionato, cui nemmeno un autista, di sicuro indolente, farebbe ricorso: allacciare le cinture. Prima di farci ospitare da Kaleem piuttosto che Sillah, in auto, per un giro, una piccola prova. Tante volte qualcuno quella patente gliel’avesse rilasciata con una certa disinvoltura. E, invece, ecco Sillah. Siede al posto di guida, sistema nell’ordine: sedile e specchietto retrovisore, un’occhiata ai due specchietti laterali e, infine, la ciliegina sulla torta… A quella fa ricorso Alhassane, da passeggero. Anche lui ha fatto gli esami. «Scritti – confessa – non orali, quelli sono complicati: vero che parlo quattro lingue, ma temo sempre che agli esami io e l’ingegnere si parli una lingua…diversa». Sorride l’operatore di “Costruiamo insieme”, immortalato all’ingresso della sua autoscuola.

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Sarà un automobilista in gamba, prudente e rispettoso dei segnali stradali, verticali come orizzontali. Di certo è un passeggero-modello. La prima cosa che fa, si diceva, la ciliegina cui alludevamo, è allacciare la cintura. Raro – cosa, invece, cui tutti dovrebbero prestare attenzione – vedere residenti che compiono l’intera liturgia: sedile, specchietto, specchietti e, per finire, cintura di sicurezza. Alhassane promosso all’istante, valido anche come passeggero. Si ospita volentieri, di sicuro non farà elevare una sanzione riservata a quanti viaggiano sprovvisti di cintura di sicurezza. Le multe, si sa, fioccano con una certa leggerezza (anche se al momento di pagarle pesano come macigni). E queste, le sanzioni, spesso non tengono conto di buona fede o distrazione. Essere autisti-modello è fondamentale. Non solo per se stessi, ma anche per gli altri, che siano conducenti o solo pedoni.

Poi, si diceva, una sorta di indotto. Esistono i mezzi pubblici, certo. Il più delle volte puntuali, ma avere la disponibilità di un autoveicolo di proprietà è importante. Oltre ad essere una grande comodità. I ragazzi lavorano, investono – nel senso di spesa… – in scuola guida e auto. Ma esistono altri dettagli da considerare: il bollo, la famosa tassa di circolazione, e l’assicurazione. Senza tutti questi requisiti non si va lontano. E il viaggio dei nostri ragazzi in Italia è appena cominciato.

Ministro Minniti

«Rispetto dei diritti umani»

«Una questione che per l’Italia era, è, e sarà irrinunciabile», sostiene il rappresentante del Viminale. Ospite di un incontro nella Basilica di San Martino a Martina Franca. Un meeting a sostegno del messaggio del papa in vista della Giornata mondiale della pace. La posizione

Il Ministro dell’Interno Marco Minniti, ospite della Basilica di San Martino a Martina Franca. «Il meeting è la risposta immediata al messaggio di Papa Francesco per la prossima Giornata Mondiale della Pace», ha dichiarato il rettore della Basilica don Franco Semeraro, al quale si deve l’organizzazione tempestiva dell’evento. Introdotto da Luciano Violante e intervistato dal direttore della Gazzetta del Mezzogiorno, Giuseppe De Tomaso, fra gli interventi, previsto anche quello dell’arcivescovo di Taranto Mons. Filippo Santoro. Tema centrale il trattamento dei migranti in Libia e l’accordo stretto tra i due governi.

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Si torna a parlare del rispetto dei diritti umani in Libia. Non sarebbe questione di oggi, visto che quel Paese non ha mai firmato la convenzione di Ginevra. Detto ciò, questa è una questione che per l’Italia era, è, e sarà irrinunciabile. E’ la posizione espressa anche in recenti occasioni dal ministro dell’Interno Marco Minniti. Un tema sul quale l’Italia, parole sue, «sente l’assillo di agire». A proposito dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati. «Se l’Unhcr ha potuto visitare i centri in Libia – spiega Minniti – ed esistono una serie di attività in quel Paese, lo si deve anche all’impegno dell’Italia».

Diverse le iniziative italiane ed europee in corso per migliorare la situazione libica. «Se oggi l’Unhcr ha potuto visitare 28 dei 29 centri di accoglienza presenti in Libia, individuando oltre mille soggetti in condizioni di fragilità a cui potrà essere riconosciuta la protezione internazionale e la ricollocazione in Paesi Terzi, se l’Oim ha portato a termine dalla Libia oltre 9.353 rimpatri volontari assistiti verso i Paesi di origine, se c’è un piano italiano, già operativo, di aiuti umanitari coordinato con i sindaci libici, se la nostra cooperazione internazionale sta procedendo ad un bando per l’attività delle Ong in territorio libico, se a Berna i ministri dell’Interno dell’Europa e dell’Africa settentrionale, compresa la Libia, hanno firmato un documento di impegni sui diritti dei migranti e sul diritto alla protezione internazionale, lo si deve all’impegno, del nostro Paese e dell’Europa».

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L’alternativa non può essere rassegnarsi all’impossibilità di governare i flussi. «Ma neppure quella di consegnare ai trafficanti di esseri umani le chiavi delle democrazie europee: sconfiggere il traffico di essere umani e cancellare lo sfruttamento è l’unica strada possibile; farlo significa porre credibili condizioni per regolare legalmente la questione migratoria con l’apertura di corridoi umanitari come quello che ha già consentito di far arrivare in Italia mille profughi ed è già stato rinnovato per altri mille, e con ingressi legali concordati con i Paesi di provenienza».

La gestione dei flussi migratori, in vista del piano operativo 2018. «Si è proposto, in particolare – osserva il ministro Minniti – che il piano operativo 2018 abbia come oggetto la gestione complessiva dei flussi migratori del Mediterraneo Centrale, dal momento del soccorso in mare del migrante sino all’obiettivo finale del rimpatrio di coloro che non hanno diritto a permanere nel territorio europeo». 

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Il rimpatrio di irregolari nel corso del 2017 hanno registrato un +15,4%. Dall’inizio dell’anno al 5 novembre sono stati rintracciati in Italia 39.634 migranti irregolari, un più 15% rispetto all’analogo periodo del 2016, e ne sono stati allontanati (tra rimpatri e riammissioni nei paesi d’origine) 17.405, il 15,4% in più rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso. Quanto alle espulsioni per motivi di sicurezza dello Stato, ne sono state fatte 93 dall’inizio dell’anno, il 40% in più rispetto al 2016.

Il Dipartimento della Pubblica Sicurezza ha inviato da tempo una circolare alle questure con la quale si chiede di dare massimo impulso all’attività di rintraccio dei cittadini dei paesi terzi in posizione irregolare. Quanto ai Centri di permanenza per i rimpatri, le strutture che hanno sostituito i Cie, il ministro dell’Interno, Marco Minniti, ha spiegato che ad oggi i Cpr operativi operativi sono cinque (Bari, Brindisi, Caltanissetta, Torino e Roma), mentre entro fine anno ne aprirà un sesto, a Potenza. Infine, sono state già individuate aree o strutture per attivarne altri 5 in altrettante regioni.