DI CLAUDIO FRASCELLA

Green pass e furbetti

Carta verde, entra i vigore, ma c’è chi pensa ad aggirarla

L’ultimo piano escogitato dal Governo. Guerra al covid, ma c’è chi aggira l’ostacolo. Ristoratori vaccinati, ma restii a chiedEre i documenti alla clientela. Si troverà una via di mezzo, intanto gli studenti sono a favore della “carta verde”, over trenta meno collaborativi. E’ la solita Italia, fatta la legge…

 

Da un notiziario Rai a quello Mediaset, dal Corriere al Giornale, è un susseguirsi di servizi sul “green pass”, altra croce e delizia degli italiani, che evidentemente non si fanno mancare nulla. nemmeno quelle idee, furbe, che hanno reso popolare la fantasia e, diciamolo, anche il malcostume italiano in tutto il mondo. Parliamo di “carta verde”, per accedere nei pubblici esercizi, il documento di libera circolazione necessaria e rilasciata a quanti si sono sottposti al vaccino. Parliamo, meglio, scriviamo, dell’ultima soluzione adottata dal governo italiano, come in altri paesi europei. Fatta la legge, trovato l’inganno, l’arguzia che ribalta il risultato che Draghi e il suo governo stavano per portare a casa, non senza ostacoli da parte dell’opposizione.
Dunque, cominciamo dalla circolare in materia di “green pass”. Dopo giorni di consultazioni tra gli uffici legislativi di palazzo Chigi e i Ministeri competenti, una circolare del capo di gabinetto del Viminale, avrebbe chiarito (condizionale d’obbligo) le modalità per l’accesso in tutti i luoghi dove è obbligatoria la certificazione verde. Regole, però, che variano a seconda dei posti in cui si va.

 

E I GESTORI NICCHIANO…
Cominciamo allora, dai gestori dei locali pubblici. Dovranno solo verificare che i clienti abbiano il green pass, senza però chiedere il documento di identità. I controlli sull’autenticità della certificazione verde spettano infatti alle Forze dell’ordine. Il dubbio era nato perché sul decreto approvato dal governo non si fa cenno all’obbligo per ristoratori e titolari di altre attività di accertare le generalità del cliente, ma l’applicazione utilizzata per scansionare il green pass contiene un’indicazione diversa.
Sulla schermata che compare dopo aver inquadrato il Qr code del certificato è infatti riportato quanto segue: «Per completare la verifica è necessario confrontare i dati anagrafici sotto riportati con quelli di un valido documento di identità». Una postilla che aveva provocato la rivolta dei ristoratori, che dichiaravano attraverso gli organi di rappresentanza: «Non siamo poliziotti».
Tempestivamente Palazzo Chigi, su Instagram, ha chiarito che cosa bisogna fare per scoprire se la certificazione è falsa. «Per verificare se una Certificazione verde è autentica – hanno informato da Palazzo – bisogna utilizzare l’app gratuita VerificaC19 installata su un dispositivo mobile (non è necessario avere una connessione internet)». Viene specificato, inoltre,  che «l’app non memorizza le informazioni personali sul dispositivo del verificatore».

 

SCAMBIAMOCI IL GREEN PASS
Una volta entrato in vigore il “green pass”, cambiano le regole negli esercizi. Dallo scorso fine-settimana, il dibattuto tagliando verde è la vera novità. Come si diceva, spetta ai gestori delle attività accertarsi che i clienti siano in regola, scansionando il Qr code con l’applicazione Verifica C19. Procedura non complessa, anche se ci sono ancora dei nodi da sciogliere. «Non mi piace che passi l’idea – dice un gestore – che i ristoranti passino per luoghi a rischio: non è così, tutto il personale è vaccinato e si attiene alle regole, non tanto per convinzione quanto per mentalità».
«Lavoriamo con in tavoli all’esterno – prosegue il ristoratore – perché non tutti sono ancora muniti della carta verde». Secondo le prime stime, al momento un cliente su quattro non ha il lasciapassare. I gruppi, spesso, sono misti quando è così il personale è costretto a far accomodare la clientela all’esterno del locale. Non tutti infatti hanno preso nota delle novità. Ma come in tutte le cose, spesso qualcuno tende a chiudere un occhio, o anche due. «Io il Green pass ce l’ho – dice un ventenne – è questione di senso civico, dispiace però vedere che in molti locali ancora non lo chieda nessuno». «Noi – dicono invece altri ragazzi, studenti – ci siamo vaccinati insieme per fare la maturità senza pensieri e goderci le vacanze». Ma ovviamente il discorso non vale per tutti. Il risultato, però, si inverte quando entrano in ballo gli over trenta.
Sulla base di testimonianze, si registra un certo scetticismo. «Per ora non mi vaccino, vedo cosa accade a settembre», dice una ragazza. Ma poi ci sarebbe l’ingresso nei locali. «Per ora non è un problema, si può comunque stare fuori e poi non è detto che serva il “green pass” per entrare, c’è chi si fa furbo e i modi per aggirare le restrizioni ci sono…». Finché dura.

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