«Terrone»? Vergogna!

Grave episodio di razzismo in una gara di calcio

Durante Atalanta-Fiorentina, dalla curva della squadra di casa un coro offensivo nei confronti di Rocco Commisso, presidente della squadra ospite. Non gli perdonano, evidentemente, le origini calabresi e l’aver fatto fortuna negli Stati Uniti. Il successo con una catena di tv via-cavo e l’orgoglio di sentirsi italiano. Duro comunicato della società viola: «Negli Stati Uniti, da italiani emigranti, abbiamo combattuto il razzismo e tenuto alto l’onore del nostro Paese: ora gli organi preposti prendano misure severe»

stadium-2791693_960_720Il razzismo su qualsiasi latitudine è inaccettabile. Quando poi è fra connazionali e per giunta declinato su un campo di calcio, l’episodio di intolleranza è ancora più esecrabile. E’ successo nella gara Atalanta-Fiorentina, gara vinta di stretta misura dai padroni di casa. Durante la gara dalla curva della Dea si è alzato un coro contro Rocco Commisso, calabrese, a dodici anni emigrato negli Stati Uniti dove ha fatto fortuna con una enorme catena di tv via-cavo, patron della squadra viola: «Commisso terùn». Commisso terrone. Cori stupidi contro il presidente della squadra ospite, etichettato come «terrone», qualcosa che nella testa dei bergamaschi una volta pronunciato deve dare un senso di liberazione. Bello, secondo loro, dare del «terùn» a un meridionale. Deve essere una grande soddisfazione, specie se si è in tanti e l’oggetto del pesante sfottò non può difendersi da un’accusa che, poi, dovrebbe inorgoglire chi è del Sud, specie chi ha fatto onore al nostro Paese, tutto.

Ma tant’è, si dice, ecco che la tifoseria bergamasca, una delle più passionali in Italia, esce fuori dal seminato. Quel tifo che ha spinto la squadra allenata da Gasperini ad un meritato primo posto, ad un certo punto sbarella. Molla la squadra che sta vincendo e dedica le sue attenzioni al presidente Commisso. Ci sarà anche del livore, magari anche contro un’altra delle tifoserie italiane “calde”, quella viola, ma crediamo non sia il momento storico per rovesciare all’interno di un perimetro di gioco una cattiveria gratuita che con il calcio e, in buona sostanza, con lo sport non ha nulla a che fare. Il momento storico è quello di un Paese che avverte la crisi della guerra fra Russia e Ucraina. Un malessere che si sta abbattendo sull’Italia con bollette che fanno chiudere centinaia di aziende e attività e mettendo per strada decine di migliaia di famiglie che di punto in bianco si trovano senza uno stipendio.

NO AL POPULISMO, PERO’…

Non vogliamo fare populismo, ma se anche nel calcio si ponesse un freno, la partita nascesse al primo e finisse all’ultimo minuto con applausi per vincitori e vinti, di questi tempi ripetiamo, sarebbe un bel passo avanti.

I tifosi dell’Atalanta e quelli della Fiorentina – questi ultimi prepareranno una risposta nella gara di ritorno, perché nel calcio la storia è infinita… – diranno che ci sono altre tifoserie che ne combinano di tutti i colori e via con mille esempi: a difendere quelle gemellate ed a scagliarsi quelle contro cui esiste una vecchia ruggine.

Così i tifosi dell’Atalanta hanno pensato bene di scagliarsi contro il patron della Fiorentina Rocco Commisso, presente al Gewiss Stadium per seguire la sua squadra nella trasferta di Bergamo. Non un coro isolato, come riporta calciomercato.com, uno dei siti più autorevoli e più seguito da tifosi e sportivi di calcio. Insomma, dalla curva si è levato più di una volta il coro «Commisso terùn», ponendo l’accento, come fosse un’onta, le origini calabresi dell’imprenditore italiano trasferitosi con la famiglia negli Stati Uniti.

san-siro-1940307_960_720CONTRO LE DISUGUAGLIANZE

Uno dei tanti episodi, commenta calciomercato.com, a sottolineare la lunga rivalità tra le due squadre. Una rivalità che negli anni si è fatta più accesa a causa di scontri verbali tra l’allenatore atalantino Gian Piero Gasperini e i tifosi della Fiorentina.

L’episodio maturato nello stadio dell’Atalanta ha di fatto innescato le polemiche della dirigenza viola che ha preso le difese del suo numero uno. Una nota sul sito ufficiale del club a firma del direttore generale Joe Barone, conferma la posizione della squadra gigliata che si stringe attorno a Commisso. «Abbiamo assistito ad un episodio vergognoso, non da parte di un singolo individuo ma di tutta una curva – è il commento – nei confronti di chi ha combattuto il razzismo in America ed oggi, qui in Italia, subiamo una situazione inaccettabile; non solo deve intervenire la Lega ma anche il CONI ed il Governo. Siamo disgustati e ci aspettiamo che gli organi preposti prendano misure severe: l’attenzione sul tema del razzismo deve essere a livello mondiale, non si può più fare finta di nulla».

Condannata da un bacio

Saman, diciotto anni, pakistana, uccisa per “disonore”

Una conversazione intercettata dai carabinieri di Reggio Emilia inchioderebbe il papà della ragazza. Il presunto omicida sarebbe stato aiutato da parenti nel far sparire il corpo della ragazza. Non le avrebbero perdonato il rifiuto di un matrimonio già combinato e una foto postata sui social (mentre abbraccia il fidanzato scelto liberamente)

Foto 24emilia.com

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«Ho ucciso mia figlia e non me ne frega niente di nessuno». Svolta nell’omicidio della ragazza pakistana, scomparsa nella notte del 30 aprile e il primo maggio 2021 a Novellara: una chiamata incastrerebbe il padre. La giovane si era ribellata a un matrimonio combinato. Rinviati a giudizio genitori, lo zio, accusato di essere l’autore materiale dell’assassinio, e due cugini.

«Ho ucciso mia figlia e non me ne frega niente di nessuno». Così al telefono, il papà di Saman, la ragazza diciottenne ammazzata e sepolta con l’aiuto di familiari. Intercettato dagli uomini del Comando dei carabinieri di Reggio Emilia mentre parla ad un parente, l’uomo confessa quanto accaduto per sollevarsi dal disonore provocato dal comportamento della figliola, promessa sposa fin da piccola ad un parente residente in Pakistan. La ragazza non aveva accettato la costrizione. Non solo, non “autorizzata”, si era innamorata di un ragazzo che incontrava quando poteva, fino a postare su un social la sua felicità con una foto mentre bacia il suo fidanzato scelto liberamente.

Essere ammazzati per aver rifiutato un matrimonio combinato dai familiari e per aver pubblicato su un social – come usa fare i ragazzi – una foto, mentre amorevolmente bacia il suo fidanzato. Saman Abbas non c’è più, soppressa dicono gli inquirenti, in un efferato omicidio al quale hanno partecipato anche parenti.

AMMAZZATA DAL DISONORE

«Per me la dignità degli altri non è più importante della mia – diceva il papà di Saman nella telefonata intercettata fatta al parente che sta ad ascoltarlo – ho lasciato mio figlio in Italia, ho ucciso mia figlia e sono venuto qui (in Pakistan, ndc), non mi frega di nessuno».

Questa conversazione finisce agli atti del processo che avrà inizio a febbraio a carico dei familiari della diciottenne scomparsa nella notte del 30 aprile dello scorso anno da Novellara e che Procura e Carabinieri di Reggio Emilia, sostengono sia stata assassinata perché rifiutava di sposare un cugino in patria, minacciando i genitori di volersene andare di casa.

Poi la foto di quel bacio social per le vie di Bologna diventato virale. Uno scatto d’affetto tra Saman e il suo fidanzato, da lei postato sui social tra il finire del 2020 e l’inizio dello scorso anno. Secondo le indagini fu l’elemento che provocò la rabbia dei familiari della ragazza pakistana. Lo scatto risale al periodo in cui la ragazza viveva in una comunità protetta. Secondo la deposizione del cugino, sentito dai carabinieri di Reggio Emilia, il padre di Saman, Shabbar, e la madre della ragazza, Nazia, erano imbarazzati tanto da «lamentarsi continuamente per quanto stesse accadendo».

Foto Blasting News

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FINALMENTE UNA SVOLTA

La svolta nelle indagini e l’imputazione di omicidio e concorso in omicidio. Nel febbraio del prossimo anno, a Reggio Emilia andranno a processo i tre familiari della povera Saman, tratti in arresto all’estero, tra Francia e Spagna, nei mesi scorsi: uno zio, due cugini, gli stessi genitori, Shabbar e Nazia, entrambi ancora latitanti in Pakistan.

Le intercettazioni del padre. “Per me la dignità degli altri non è più importante della mia (…) – diceva Shabbar al parente nella telefonata intercettata – Io ho lasciato mio figlio in Italia (il fratello minorenne di Saman ora affidato a una comunità protetta, ndr). Ho ucciso mia figlia e sono venuto, non me ne frega nulla di nessuno”. Lo stesso familiare, sentito dai carabinieri il 25 giugno di quell’anno, ha riferito che il padre di Saman lo aveva chiamato per intimargli di non parlare di lui.

«Io sono già rovinato – le parole del papà di Saman, secondo il racconto del parente reso ai carabinieri della stazione di Reggio Emilia – avete parlato di me in giro, non lascerò in pace la vostra famiglia: io sono già morto, l’ho uccisa io, l’ho uccisa per la mia dignità e per il mio onore».

«Caro-bolletta, chiudo!»

Imprenditore siciliano colto da infarto

«Dopo aver letto l’importo, ho avuto un mancamento: non vedevo più nulla, fino ad oggi non avevo mai provato una sensazione del genere; ringrazio i sanitari dell’ospedale “Paolo Borsellino”», le parole dell’uomo che ha avuto un malore ed è stato tenuto sotto controllo per sei ore. Confcommercio sferra un contrattacco: «Faremo azioni eclatanti di protesta, fino alla serrata generale dei negozi»

Foto Teleonemag

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Di rincari si può morire. Comunque sfiorare il dramma. E’ quanto accaduto ad un imprenditore – uno dei tanti – colto da infarto non appena si è visto recapitare una bolletta da ottantatremila euro. Una somma dieci volte superiore alla media delle altre fin qui ricevute, nonostante gli aumenti sproporzionati dettati dalla crisi. Non mille, diecimila, ma ottantatremila euro. Come a dire, «O paghi o chiudi!». La seconda che hai detto, direbbe Corrado Guzzanti in una delle sue parodie teatrali. Purtroppo, in questo caso, c’è poco da ridere e tanto da piangere.

Intanto un appunto, senza volere essere saccenti e indicare le modalità migliori – sulle quali non sapremmo sindacare – prima della spedizione “in automatico” di una bolletta così pesante. Quando la cifra indicata da una bolletta è praticamente fuori mercato, non sarebbe il caso di delegare un ufficio per verificare se tale somma non possa provocare danni irreparabili all’attività in indirizzo?

La notizia pubblicata dal Giornale di Sicilia e ripresa puntualmente in una rubrica di fanpage.it da Susanna Picone, racconta dunque di questa “bolletta letale” da oltre 83mila euro. La bolletta che avrebbe ricevuto un imprenditore di Marsala che, letto l’importo che per forza di cose rischia di vanificare anni di sacrifici, ha anche avuto un malore.

DAVIDE CONTRO “GOLIA”

Davide, l’imprenditore che ha ricevuto la bolletta record (l’importo preciso 83.318euro), dovrebbe pagare questa enorme somma entro il 6 ottobre per un mese di fornitura di energia elettrica.

«Non vedevo più nulla – le parole dell’imprenditore riportate dal quotidiano siciliano – perché fino ad oggi non avevo mai provato una sensazione del genere. Ringrazio i sanitari dell’ospedale “Paolo Borsellino” che mi hanno assistito e in particolare il dottore Schifano che mi ha somministrato delle gocce e mi ha tenuto per sei ore in osservazione».

Dopo il malore, Davide si è ripreso ma il problema della bolletta resta. Unica cosa da fare: dare mandato ai legali per venire a capo della situazione e riuscire a dare una spiegazione a quella fattura record. Tra l’altro, ricostruisce Il Giornale di Sicilia, già la bolletta precedente era stata un campanello d’allarme per Davide: doveva pagare oltre 8.800euro. Infine, l’ultima fattura che ha superato ogni previsione.

«Non si può addebitare – si sfoga così ancora l’imprenditore – una cifra del genere ad una attività, è impensabile. Dal primo ottobre chiuderemo. In inverno con i riscaldamenti per noi sarebbe insostenibile continuare. Per cosa lavoriamo? Saranno mesi durissimi per tutti, imprenditori e dipendenti, immagino saranno a rischio anche le tredicesime se non si prenderanno provvedimenti immediati».

Foto tp24

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CONFCOMMERCIO: «MINACCIAMO LA CHIUSURA»

I negozi della Sicilia si preparano intanto alla serrata contro il caro bollette. Il presidente di Confcommercio, Gianluca Manenti, sta organizzando un incontro con Confindustria. L’obiettivo è quello di fare fronte unico contro l’aumento dei prezzi dell’energia, che sta mettendo a dura prova imprese commerciali e industriali. «Siamo di fronte all’immobilismo della politica – le parole di Manenti – che non riesce a trovare una soluzione per le imprese e le famiglie. Molti negozi sono costretti a chiudere alcuni settori, come le gelaterie. L’alternativa al caro bollette è la chiusura. Attendiamo altri due giorni, incontreremo anche Confindustria, poi faremo azioni eclatanti di protesta, fino alla serrata generale dei negozi».

Cena a sbafo e si vanta sui social

Ragazza beccata su Facebook

Novantacinque euro truffati. Come se non bastasse, scrive della bravata. Intercettata dai camerieri e invitata a saldare il conto. Non finisce qui: torna per pagare, ma la “card” è vuota, promette di tornare: ma “l’artista” si dilegua daccapo

truffa-truffe-facebook-2“La mamma dei cretini è sempre incinta”, scriveva Ennio Flaiano. E aggiungeva “un cretino illuminato da lampi di imbecillità”. Non c’è altro modo per introdurre la vicenda di una ragazza sui trent’anni che non solo truffa un ristorante e il suo personale scappando con il suo fidanzato senza pagare il conto, ma se ne vanta anche. E non solo con i compagni, ma con tutti i suoi amici veri, presunti, virtuali, sui social. Qualcuno aggiungerebbe: da non crederci, non si può essere così imbecilli. E, invece, allo stupore non c’è mai fine.

La stupidità non viaggia mai da sola, scrive Il Messaggero, scovando una notizia per certi aspetti divertenti, sicuramente curiosa (per l’entità della cifra sia chiaro). La riprendono Il Mattino e altre testate online, che aggiungono commenti, dal caustico al severo. C’è chi aggiunge che proprio in questi atteggiamenti spregiudicati fino alla stupidità, la cretinaggine alla fine viene sempre fuori.

coppia_vino_1600x900UNA ARTISTA…

Se non si è buontemponi purosangue, dopo la bravata – truffa al ristorante – con la quale la ragazza prende sfacciatamente per il naso camerieri e proprietario del ristorante (che in casi simili fa pagare il conto direttamente al responsabile del tavolo), non ci si vanta sui social di quella “famosa” cena a sbafo al ristorante postando perfino le foto: piatti di pesce e calici di vino, scrivendo addirittura la cifra del conto: 95 euro. Quei novantacinque euro che lei non ha mai pagato, convinta di farsi un “regalo”. Oggi la filibustiera seriale si ritrova a processo per insolvenza fraudolenta.

Un vero genio. Sì perché gli scatti pubblicati su Facebook hanno permesso al locale di smascherarla e di lanciarle un ultimatum che però non è andato a buon fine. Così per una trentenne è scattata la denuncia. L’episodio risale a qualche tempo fa.

Al momento di pagare, lei e il suo fidanzato si allontanano dal tavolo con la scusa di fumare una sigaretta e si dileguano. Ma solo un paio di settimane dopo alcuni dipendenti del ristorante gabbato navigando fra i social planano su Facebook, dove si imbattono nel post della ragazza, che si vanta della cena a sbafo, con tanto di foto.

Il locale la contatta via chat, contrattacca: “Passi a saldare il conto o la denunciamo“. Non finisce qui. Lei si presenta con una carta di credito insolvente. Promette di ripassare il giorno dopo invece sparisce di nuovo. Seconda furbata che stavolta non pubblica su Facebook. Perseverare sarebbe stato a dir poco diabolico.

Aiuto, cede il ghiacciaio!

Thwaites in Antartide si scioglie a vista d’occhio

Alto rischio di collasso. Cede a un ritmo impressionante. La rivista Nature Geoscience, ha mappato l’andamento storico dello scioglimento. Cerchiamo di imparare dal passato per prevedere il comportamento in futuro

Foto Galileo

Foto Galileo

“Sarà grave?”, ripeteva un pavido Alberto Sordi nel film “Un eroe dei nostri tempi”, perseguitato da ansie e paure. E’ la domanda che ci poniamo nel leggere notizie non del tutto incoraggianti pubblicate un po’ qua e un po’ là. Quando a riportarle è un sito aggiornatissimo come Fanpage.it, nell’occasione a cura di Antonio Palma, la cosa, comunque si fa seria. Ma qual è la notizia ripresa da innumerevoli agenzie e organi di informazione: il “ghiacciaio del giorno del giudizio” sta cedendo rapidamente: disastro per l’innalzamento dei mari. Dunque, qualcosa da non prendere sotto gamba.

Il ghiacciaio Thwaites in Antartide, altrimenti detto “ghiacciaio del giorno del giudizio”, starebbe cedendo a un ritmo più veloce di quanto si pensasse, con rischio catastrofe per l’innalzamento dei mari. A renderlo noto, riporta Fanpage.it, un gruppo di scienziati in uno studio, pubblicato sulla rivista Nature Geoscience, che ha mappato l’andamento storico dello scioglimento del ghiacciaio, cercando di imparare dal suo passato e cercando di prevedere il comportamento in futuro.

RISULTATI POCO INCORAGGIANTI

Raccolti in una missione di venti ore in condizioni estreme, i risultati che hanno mappato una vastissima area sottomarina, sarebbero preoccupanti. Nella ricerca gli esperti hanno scoperto che negli ultimi due secoli, la base del ghiacciaio si è staccata dal fondo del mare e si è ritirata a una velocità di almeno due chilometri l’anno. Praticamente il doppio del tasso che gli scienziati hanno osservato negli ultimi dieci anni circa. Quella rapida disintegrazione potrebbe essersi verificata “recentemente alla metà del ventesimo secolo”, ha riportato in un comunicato stampa Alastair Graham, autore principale dello studio e geofisico marino nell’Università della Florida meridionale.

Ma cosa suggerisce lo studio. Che il Thwaites abbia la capacità di subire un rapido scioglimento nel prossimo futuro, una volta che si allontana dal fondale marino che lo sta aiutando a tenerlo sotto controllo. “Thwaites sta davvero tenendosi per le unghie e dovremmo aspettarci di vedere grandi cambiamenti su piccole scale temporali in futuro, anche da un anno all’altro, una volta che il ghiacciaio si ritirerà dalla cresta che lo tiene ancorato”, ha sostenuto uno degli autori dello studio Robert Larter.

Foto Focus

Foto Focus

CAMBIAMENTO CLIMATICO

Da tempo, infatti, i ricercatori hanno iniziato a documentare la rapida ritirata dei Thwaite per il cambiamento climatico in una serie allarmante di studi. Fin dal 2001, i dati satellitari hanno mostrato un rapido cedimento. Lo scorso anno uno studio ha calcolato che il ghiacciaio potrà collassare nei prossimi cinque-dieci anni innalzando il livello del mare di diversi metri.

Che dire. Non ci abbattiamo, proviamo a compiere piccole rinunce. A lavorare tutti insieme affinché il buco dell’ozono, il riscaldamento della terra non prosegua in una direzione che non porterebbe bene, in termini di futuro sereno, per le prossime generazioni. La nostra e le più recenti generazioni poco hanno fatto per dare sollievo al nostro pianeta. E’ il caso di pensarci ancora, possibilmente ogni giorno. Come fosse la nostra principale missione per i prossimi dieci anni. Ma anche cinquanta.

E CHI TI DICE CHE SIA UNA FORTUNA?

Vince tre milioni, ma la sua famiglia si spacca

Alex denuncia i suoi due figli. Loro rispondono che il papà li ha provocati offrendogli duecento sigarette. In breve, l’uomo ha visto prendere a martellate la sua nuova auto. I ragazzi si autodenunciano, il genitore chiede protezione alla polizia. Peggio di così…

Foto Fondazione Eduardo De Filippo

Foto Fondazione Eduardo De Filippo

Diceva Eduardo De Filippo, uno che ci azzeccava spesso, “…chi ti dice che sia una fortuna!”. Lo stesso drammaturgo napoletano, dall’alto della sua saggezza e singolare capacità d’analisi, quella del tipo “Gli esami non finiscono mai”, spiegava perché a guardarci bene non sempre fortuna porta fortuna.

E’ successo qualcosa di simile a una famiglia scozzese, un Paese che passa per essere popolato da “risparmiatori” da guinness dei primati. Pare che la tirchieria, piuttosto che l’avvedutezza – questione di punti di vista – nasca proprio lì, in quella nazione più a Nord della Gran Bretagna.

Ma cosa è successo. Bene, o male, punti vista. Alex Robertson, professione autista, riporta Il Messaggero, vince tre milioni di sterline all’EuroMillions, ma si rifiuta di dividere la fortunata vincita con i due figli. Risposta dei figlioli, ai quali non fa difetto il temperamento: distruggono l’auto nuova del papà a martellate e all’urlo di un “Così impara!”. Più o meno. E’ successo, si diceva, in Scozia, precisamente a Glasgow, dove Alex, professione autista, vince un premio di tre milioni di sterline. L’uomo faceva parte di un sindacato di dodici autisti che avevano giocato insieme un biglietto della lotteria vincendo un premio di trentotto milioni di sterline. Il possessore del tesoro, la “cassaforte”, non è scappato via, come spesso accade nella vita vera, piuttosto che nei film. Così il premio viene regolarmente diviso tra i partecipanti: tre milioni di sterline (tre milioni e mezzo di euro) a testa.

quanto-inquina-una-sigaretta«HA DISTRUTTO UNA FAMIGLIA!»

Secondo i figli di Alex, i martellatori d’auto, la fortunata vincita è stata la cosa peggiore che potesse capitare. «Questo premio ha distrutto la nostra famiglia», dice William. Il padre, infatti, di è rifiutato di condividere la vincita con i figli, a cui – stando ai loro racconti dei due figlioli – avrebbe dato solamente “duecento sigarette”. Un gesto che i ragazzi, come riporta il quotidiano romano, evidentemente non hanno gradito tanto da “vendicarsi” distruggendo a martellate la nuova auto del padre.

I due figli di Alex, William e Alex jr, si sono autodenunciati alla polizia per il loro gesto. «Abbiamo imboccato il vialetto di casa e, a notte fonda, abbiamo preso a martellate l’auto» hanno raccontato.

Sempre stando al racconto dei due ragazzi, il loro papà inizialmente aveva promesso che avrebbe usato la somma di denaro per la famiglia. «Aveva detto – riporta Il Messaggero – che avrebbe portato sua madre di settantotto anni, a vedere il suo gemello in Australia». Ma non è andata così, i soldi hanno causato una lite tra padre e figli, e Alex, l’uomo da tre milioni di sterline, ha anche denunciato i figli per “molestie”, affermando di aver ricevuto da loro messaggi minatori e insistenti. Quando si dice che i panni sporchi si lavano in famiglia.

La solitudine dei numeri uno

Un piccolo tifoso invade il campo e abbraccia il portiere disperato

E’ corso ad abbracciare il portiere della squadra del cuore, piegatosi sulle ginocchia, sconsolato dopo il gol subito. Il gesto commuove l’intero stadio e ora il club ha lanciato un appello per cercarlo

Foto detailzero.com

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La solitudine dei numeri uno. Nel calcio sono i portieri, gli estremi difensori, li chiamano. Nessun portiere vorrebbe prender gol, nessun tifoso vorrebbe che la sua squadra incassasse una rete. Per un goleador è diverso, c’è la gioia, l’esplosione dello stadio, la condivisione di un momento di felicità.

Non sappiamo se nella testa di questo ragazzino argentino, nella sua testa sia passato un simile ragionamento. Fatto sta, che non appena la sua squadra prende gol e il portiere esprime il suo dispiacere inginocchiandosi, il piccolo tifoso corre ad abbracciare il suo numero uno. Un abbraccio emozionante, che fa il giro del mondo.

Di questo ne ha scritto Fabrizio Rinelli, giornalista di Fanpage.it, sito fra i più aggiornati e più letti. Dunque, ecco il racconto di un’invasione di campo diversa rispetto a quelle a cui siamo abituati. I gesti di alcuni tifosi, spesso hanno fatto il giro del mondo diventando anche virali.

WhatsApp Image 2022-08-23 at 20.23.30NO, EZEQUIEL…

Non tutte le invasioni, però, hanno accenti violenti. È il caso dell’episodio del campionato argentino, teatro di un gesto davvero emozionante. Nella gara che la squadra del Defensa y Justicia ha giocato in casa contro il Boca Juniors, è stato il finale di partita a regalare questa emozione indescrivibile.

E’ la reazione di un piccolo tifoso entrato in campo improvvisamente correndo verso il portiere del Defensa, Ezequiel Unsain, crollato in ginocchio nella sua area di rigore dopo il gol subito. Portiere esente da colpe, diciamolo subito. Ma è la sua reazione che ha scatenato la reazione inaspettata di un bambino che all’improvviso ha cominciato a correre verso il suo portiere, per inginocchiarsi e abbracciarlo. Un momento emozionante, di grande tenerezza, per un video che diventa immediatamente virale. Il club del Defensa y Justicia, proprio per l’alto tasso emotivo scatenato dall’episodio, ora lancia un appello subito.

Foto detailzero.com

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LA SOCIETA’ E IL TWEET

“Amici di Twitter – dicono i dirigenti del Defensa – aiutateci a trovare questo ragazzo che ci ha commosso tutti con L’abbraccio che ha dato a Ezequiel Unsain”. A fine gara al portiere viene chiesto se conoscesse quel bambino che improvvisamente ha deciso di correre in campo solo per consolarlo. Non sa chi sia e nemmeno i compagni di squadra che successivamente rientrano negli spogliatoi accompagnati dallo stesso piccolo invasore che ha voluto a tutti i costi risollevare i suoi idoli dopo quella sconfitta.

Sembra un motivo valido perché il club argentino ora si sia lanciato alla ricerca di questo piccolo eroe di sentimenti. Vuole conoscerne l’identità, omaggiarlo, forse indicarlo come esempio per dimostrare a tutti che a volte basta poco per rendere ancora più speciale questo sport. “Finalmente, questa sì che è una bella immagine”, scrive qualcuno sui social a commento del tweet pubblicato dal club argentino. Tifosi che si sono attivati per permettere al Defensa di mettersi in contatto con il piccolo tifoso.

«Investo su Taranto!»

Vacchi, top influencer sbarca in città con la sua catena di kebab.

Mentre Damiano dei Maneskin cena a Savelletri e Dodi Battaglia, anima dei Pooh, si gode l’ospitalità di Locorotondo e Ostuni, Gianluca “il comunicatore” arriva in una Puglia sempre più al centro delle vacanze dei vip. Ora anche occasione per ospitare risorse di imprenditori all’avanguardia

Damiano (Maneskin)

Damiano (Maneskin)

Anche Gianluca Vacchi, imprenditore e influencer, è stato stregato dalla Puglia. Stavolta da Taranto. Facciamocene subito una ragione: ci piaccia o no il sistema di internet, i social spesso utilizzati per buttarla in caciara, ma gli influencer, quelli seri, quelli che fanno opinione – in qualsiasi modo la facciano… – teniamoceli buoni. Specie se chi, come Gianluca, investono nelle mattonelle di uno dei centri commerciali tarantini, sicuramente fra gli attrattori più autorevoli del territorio, non può che farci piacere.

Perché, dovete sapere, quando uno di questi si muove, si agita, shakera un intero territorio, dia per un’ora o un giorno.

Così Vacchi che fa? Intanto, essendo frai primi a sostenere che il tempo è denaro, non atterra a Brindisi, né a Bari, bensì a Grottaglie, Aeroporto Magna Grecia di Taranto. In una botta sola, pertanto, fa pubblicità alla Città delle ceramiche, sempre affascinante, rende giustizia alla proverbiale ospitalità, e “parla” di un aeroporto. Uno scalo che sarebbe efficiente, ma che lavora a singhiozzo, nonostante il Comune di Taranto, con in testa il sindaco Rinaldo Melucci, facendosi interprete delle imprese (siderurgico compreso, ma questo lo aggiungiamo noi) impegnate nel Porto, Confindustria e il presidente Salvatore Toma, Confcommercio e il presidente Gianluca VacchiLeonardo Giangrande, quotidianamente si spendano per sensibilizzare la politica con sede a Bari e, perché no, a Roma. «Non vogliamo togliere voli agli aeroporti di Bari, Brindisi e Foggia – diceva l’altro giorno in una intervista in Rai, Giangrande – ma almeno dateci modo di soddisfare la domanda di investitori che non sanno con quali mezzi di collegamento avranno a che fare nel cado decidessero di realizzare progetti sul nostro territorio».

CHE SPINTA MEDIATICA!

Vacchi, cui non fa difetto la pragmaticità, Grottaglie l’ha già impegnata. E’ piombato in Puglia, Aeroporto Magna Grecia. Senza perder tempo, promuove la città e la sua ospitale cornice postando subito foto e video mentre al momento dello sbarco, sorride e sale sul carrello percorrendo poche decine di metri. Prova a dire: «Sa, Vacchi, salire su un carrello è pericoloso, potrebbe gentilmente scendere?». La vediamo complicata. Come si fa ad impedire a un documento che registrerà di lì a breve milioni di follower, di circolare? Fossimo matti, si saranno detti gli operatori allo scalo tarantino.

Non solo. Le immagini sono state immediatamente pubblicate dalla pagina “Aeroporto Magna Grecia di Taranto”. Una delle associazioni più attive del territorio che ha a cuore il futuro dello scalo tarantino, rilanciando il progetto dell’apertura dello scalo ai voli di linea, scrive: «Oggi è arrivato un grande sul nostro aeroporto: Gianluca Vacchi, con l’augurio che la sua verve, ci porti fortuna e tante compagnie aeree civili».

Vacchi, celebre influencer ed imprenditore milionario – riprende Repubblica nell’edizione pugliese – ha investito in una catena di kebab, “Kebhouze”, che dopo Milano, Torino e altre sedi, ha recentemente inaugurato un ristorante-kebabberia anche a Taranto, nella galleria del centro commerciale “Le Porte dello Jonio” (ex Mongolfiera, Auchan). Con la nuova apertura a Taranto, Vacchi potrebbe essere in Puglia, dunque, per seguire personalmente la sua impresa, ma non è escluso che il viaggio diventi anche occasione per qualche giorno di vacanza in Puglia.

Dodi Battaglia

Dodi Battaglia

MANESKIN, BATTAGLIA E…

E bene fa a ricordare il quotidiano che il Sistema nazionale per la protezione dell’ambiente, sulla base del monitoraggio delle agenzie Arpa, certifica che la Puglia è la regione con il mare migliore e più pulito d’Italia. E non è un caso, forse, che altri vip, in questi giorni, per vacanze di lavoro o semplicemente per rilassarsi, la scelgano come meta estiva. Fra i più recenti visitatori, Damiano dei Maneskin, che ha eletto per un po’ di giorni la Puglia come suo quartier generale. O Dodi Battaglia, ex cantante e chitarrista dei Pooh, ormai un habitué. Damiano dopo essere stato notato nei giorni scorsi a Castellana Grotte insieme alla fidanzata Giorgia Soleri, è stato a Savelletri, provincia di Brindisi, località nella quale il cantante di uno dei gruppi musicali più amati è stato immortalato in alcune foto nel ristorante sul mare “Osteria del Porto”. Locale noto, scrive Repubblica, per le bontà della cucina di mare ed in particolare per i ricci, e scelto frequentemente da personaggi famosi, anche internazionali. Intanto, anche Victoria del gruppo Maneskin, dopo l’esibizione del maggio scorso per Gucci, sarebbe tornata in questi giorni in Puglia.

E Battaglia, con le decine di migliaia di iscritti nelle sue pagine social. Non solo un concerto, ma anche visite a Ostuni e Locorotondo. Insomma, una Puglia che diventa sempre più l’ombelico delle vacanze degli italiani e delle star internazionali.

«In difesa della donna»

Soraya Malek d’Afghanistan in Puglia racconta il suo Paese

«Anello debole della società, è quella che soffre di più», ha dichiarato. «Qui, ad ottobre, un evento a favore della cultura e la storia del mio Paese. In questa regione per amicizia e riconoscenza, felice che l’Università di Bari stia offrendo borse di studio anche alle nostre quote rosa». Un popolo devastato psicologicamente, la violenza in famiglia è all’ordine del giorno

la-principessa-soraya-malek-d-afghanistan-802238-2-2«A ottobre realizzeremo un evento per divulgare la cultura e la storia dell’Afghanistan: sono in visita in Puglia, per amicizia, riconoscenza e perché ho appreso che l’Università degli studi di Bari, “Aldo Moro”, sta offrendo borse di studio anche alle donne afghane».

Sono le prime parole pronunciate non appena messo piede nella nostra regione dalla principessa Soraya Malek d’Afghanistan, nipote dei sovrani modernizzatori del Paese, re Amanullah e la regina Soraya, promotori di importanti della prima Costituzione e l’introduzione della scuola dell’obbligo per maschi e femmine.

A proposito delle borse di studio, la principessa frena il pur lodevole tentativo dell’ateneo barese e di quanti si stanno attivando per dare sostegno e segnali di solidarietà al popolo afghano e, in particolare, alle donne di un Paese vessato anche quando l’occupazione passava sottoforma di aiuto.

Intanto, le borse di studio. «A livello burocratico – interviene la principessa che ha ricevuto la cittadinanza onoraria dal comune di Corigliano d’Otranto – questo è complicato: è, infatti, un problema ottenere i visti da parte dei consolati italiani in Afghanistan. Una cosa potrebbe aiutarci nel concretizzare iniziative incoraggianti come queste: snellire le procedure».

DA “REPUBBLICA” A LA7

«Ci hanno fatto credere che gli ultimi venti anni di occupazione occidentale in Afghanistan siano stati un momento di fervore», ha scritto Natale Cassano nell’edizione pugliese di Repubblica. «Dicevano che le donne erano state liberate – prosegue il quotidiano in un servizio postato sul sito con anche con riprese video – ma è così solo nelle grandi città, come Kabul, Herat e Mazar-i Sharif».

La situazione, purtroppo, è drammatica. La principessa, nel suo giro pugliese, documenta Casano, in questi giorni è stata anche a Polignano, ospite di Rossella Ressa, vicepresidente del Fai Puglia. Fra gli scopi dell’incontro, la programmazione di azioni sul territorio, per informare al meglio gli afghani residenti all’estero.

Un servizio de La7 dello scorso anno documenta cosa sia in realtà cambiato da quando l’esercito americano, considerando conclusa la propria missione, ha lasciato il Paese. Pare sia arrivata la carestia. Il popolo afghano vive ancora il dramma di diritti calpestati dai talebani. Un secolo fa proprio i nonni della principessa Soraya Malek d’Afghanistan cominciarono rivoluzione culturale e sociale del Paese: la parità dei sessi, l’abolizione dell’obbligo di indossare il velo, la prima Costituzione, l’introduzione della scuola dell’obbligo per maschi e femmine fino alla quinta elementare a carico dello Stato. Oggi, purtroppo, tutto sembra essere tornato indietro nel tempo. Un dolore per la principessa Soraya, la cui omonima nonna regina, considerata tra le prime femministe, tanto che il Time Magazine, negli Anni Venti, le dedicò la copertina. Una ferita aperta e che sanguina, visto che i talebani al loro ritorno hanno dato alle fiamme le lauree delle donne dell’Università americana di Kabul, per cancellare in modo così violento qualsiasi tipo di rapporto con gli occidentali.

sorayaCRISI UMANITARIA, AUMENTO DI CRIMINI

«In un paese da oltre quarant’anni in guerra – aveva dichiarato la principessa a La7 – la donna in quanto anello debole della società è quella che soffre di più: gli afghani sono minati psichicamente, la violenza in famiglia è all’ordine del giorno».

Crisi umanitaria, l’aumento dei crimini, la crescita della minaccia terroristica e le divisioni interne dei talebani rendono ancora più complicato qualsiasi tipo di gestione dell’Afghanistan. Detto che con l’arrivo dei talebani la situazione del Paese è peggiorata, con un aumento dei divieti, anche i venti anni di occupazione occidentale qualche danno lo hanno provocato.

«Gli organi d’informazione – aveva avuto modo di chiarire la principessa Soraya Malek d’Afghanistan – hanno nascosto il disastro che gli occidentali in venti anni hanno compiuto ai danni del mio Paese: hanno bombardato l’Afghanistan per venti anni. Gran parte degli “aiuti” sono stati destinati alla guerra, alla formazione dell’esercito afghano e alla sicurezza; degli otto miliardi e mezzo di euro spesi dallo stato italiano, solo quattrocentosessanta milioni sono stati spesi per la società civile: non una sola borsa di studio, ma solo risorse economiche destinate all’Accademia Militare di Modena».

Gli aiuti destinati all’Afghanistan tornavano in mano occidentale. Intanto, non nei grandi centri, ma nelle periferie, i talebani tendono sempre a soggiogare le donne e la gente sappia che il popolo afghano non ha più la forza di reagire.

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