INCENDIO, MUORE UNA DONNA

Taranto, la vittima aveva ottantadue anni

Nel pomeriggio di lunedì il dramma in pieno centro. Sul posto Vigili del fuoco, Carabinieri e Polizia. Il sostegno della Marina militare che ha assicurato cisterne aggiuntive. Un ringraziamento ai soccorsi, il cordoglio alla famiglia, espressi dal sindaco

170723946-efc35187-6ec8-461b-bd7b-e2aec9b73b0dUna donna di ottantadue anni è morta in un incendio divampato in pieno centro, a Taranto, nelle prime ore nel pomeriggio di lunedì in un appartamento al nono piano di uno stabile di piazza Giovanni XXIII (piazza Carmine), angolo via D’Aquino. Secondo prime informazioni circolate nella stessa serata di lunedì, l’anziana donna era seduta su una poltrona. Vani i tentativi della stessa vittima nel mettersi in salvo. Le fiamme sprigionatesi velocemente, interessando l’intero piano, hanno purtroppo avvolto la vittima rinvenuta priva di vita durante l’intervento.

Sarebbe stata la figlia dell’ottantaduenne, abitante il piano sottostante a dare l’allarme ai vigili del fuoco, dopo avere notato fumo e fiamme. Purtroppo, nonostante il tempestivo intervento dei soccorsi la donna era già priva di vita, il suo corpo carbonizzato. Nonostante le prime ipotesi non è ancora chiara l’origine dell’incendio sviluppatosi in breve sull’intero piano.

incendio centro taranto 2VIGILI DEL FUOCO, FORZE DELL’ORDINE…

Non appena sul posto, vigili del fuoco e forze dell’ordine (carabinieri, polizia, polizia locale, Marina militare che ha fornito cisterne aggiuntive) hanno invitato gli inquilini del condominio interessato dall’incendio e gli abitanti dei palazzi adiacenti ad evacuare abitazioni e uffici (il quotidiano TarantoBuonasera, con redazione in piazza Giovanni XXIII, martedì mattina non era in edicola).

Le fiamme che intanto avevano interessato l’intero piano, da piazza Giovanni XXIII a via D’Aquino, sono state domate in circa due ore. Al momento circolano solo ipotesi. Sono, infatti, in corso accertamenti per verificare quali siano state le cause del rogo. In queste ore sono in corso di svolgimento i controlli di natura statica per consentire a quanti sono stati invitati ad abbandonare le case per motivi di sicurezza il rientro negli appartamenti.

incendio-taranto-2«GRAZIE AI SOCCORSI»

«Oltre la vicinanza alle vittime di questo drammatico evento, esprimo un sentito ringraziamento nei confronti di tutti gli operatori che a vario titolo sono intervenuti sul luogo, in particolare nei confronti dei vigili del fuoco che per ore hanno lavorato contro le fiamme, evitando ulteriori danni a cose e persone». Lo ha sottolineato il sindaco di Taranto, Rinaldo Melucci, riguardo all’incendio che ha distrutto ieri il nono piano dell’immobile di piazza Giovanni XXIII. «Grazie anche a questore e comandante provinciale dell’Arma – ha proseguito il primo cittadino – che sul posto hanno seguito le operazioni insieme ai loro uomini, alla Marina Militare, che ha fornito le cisterne aggiuntive di acqua, e ai sanitari, pronti a prestare le cure necessarie». L’immobile è stato fatto sgomberare in attesa delle verifiche sulla sicurezza e gli accertamenti tecnici disposti dalla magistratura. Ventidue sono le famiglie interessate. «L’Amministrazione comunale – spiega la nota di Palazzo di Città – che in tutte le sue articolazioni, ha seguito direttamente le attività di soccorso relative al tragico incendio costato, purtroppo, la vita a una donna. In particolare, la Polizia locale ha prestato il necessario supporto alle altre forze dell’ordine nella gestione della sicurezza intorno all’area del rogo. Anche i Servizi sociali si sono resi disponibili per prestare cure e sostegno pratico e psicologico alle persone e alle famiglie temporaneamente evacuate dalle loro abitazioni che ne dovessero fare richiesta».

«ADESSO HO TANTA PAURA!»

Massimo Brambati e i medicinali presi da calciatore

«Assumevo Micoren come fossero caramelle, ora mi affido al Signore». «Col passare del tempo devi vedere l’effetto di certi integratori», aggiunge Dino Baggio. «Dobbiamo chiederci perché si verificano queste morti premature, in un’età piuttosto giovane», l’opinione del romeno Florin Raducioiu

145309054-eed9762f-8197-4e2f-a179-d7781952c1b7Domenica sera durante la Domenica sportiva su Raidue, un breve salotto su un tema che andrebbe approfondito. Quello del doping o presunto tale, esercitato nelle infermerie del calcio. In tv sono in pochi ad assumere posizioni significative. Pochi, nomi che si possono contare sulla punta delle dita di una mano: Massimo Brambati, Dino Baggio, Florin Raducioiu. Dopo la prematura scomparsa di due grandi ex calciatori come Mihajlovic e Vialli, il mondo del calcio torna ad interrogarsi. L’argomento andrebbe trattato con la massima cura, magari ponendo il tema al centro di un lungo dibattito. Sicuramente con ex calciatori, ma anche con chi si occupa di Medicina dello sport, possibilmente non legato a questa o a quella federazione.

E non per mancanza di fiducia, ma per avere un’idea complessiva e finalmente totale di cosa abbia potuto rappresentare fare ricorso ad “aiutini”, una volta consentiti, ora banditi categoricamente, per ottenere prestazioni sportive superiori a quelle degli avversari. Così si va dal Micoren, «che assumevo come fossero caramelle» dice Brambati, a diserbanti e «flebo di color rosa» secondo Baggio. Ma Brambati nel suo intervento al “Processo” televisivo su 7Gold, ha pure aggiunto: «Certe cose che ti portavano a prestazioni straordinarie dovevi prenderle, altrimenti il primo ad arrabbiarsi era il tuo allenatore».

3378808-69056428-2560-1440ZEMAN, LOTITO…

«Anche nel calcio c’è del marcio – dice il giornalista Pier Augusto Stagi, in una riflessione su TuttobiciWeb – quindi doping: ma non è una notizia, anche perché, è bene ricordarlo, così tanto per rinfrescare le memorie, l’Acqua Acetosa nel 1998 fu chiusa per provette di calciatori sparite o mai processate. Oggi riaffiora preoccupazione (eufemismo) dopo le gravi perdite di Mihajlovic e Vialli. Il presidente della Lazio Claudio Lotito è stato il primo ad alzare la testa e a dire una cosa simile a quella di Zeman sempre nel ’98. Il boemo all’epoca ammonì tutti con il celebre “il calcio deve uscire dalle farmacie…”, Lotito ha ripuntato il dito accusatorio dopo la morte di Mihajlovic con un “forse queste malattie sono legate alle cure dei calciatori”».

Dino Baggio, ex giocatore, tra le altre, di Juve, Inter, Lazio e Parma oltre che della Nazionale, e Florin Raducioiu, l’ex attaccante rumeno di Bari, Verona, Brescia e Milan. «C’è sempre stato l’antidoping – ha spiegato l’azzurro ad Andrea Schianchi sulla Gazzetta dello Sport – comunque sia, robe strane non sono mai state prese perché c’è sempre una percentuale che tu devi tenere. Però col tempo bisogna vedere se certi integratori fanno bene oppure no».

Se si trattava sempre di sostanze lecite? Chiaro che sì, assicura Dino Baggio. «Sì. Integratori, per la maggior parte. Figuratevi se i medici ci davano sostanze dopanti: avevamo controlli ogni tre o quattro giorni. No, semplicemente vorrei sapere dagli scienziati se gli integratori che prendevamo, a lungo andare, possono creare problemi nel nostro corpo. Sono preoccupato, lo ammetto. Tanti morti, persone ancora giovani, non sono normali. Un’indagine seria andrebbe condotta».

07cf2a43-0259-418a-950a-529d10cbabe4«TROPPE MORTI PREMATURE»

E poi c’è Florin Raducioiu. «Dobbiamo chiederci perché si verificano queste morti premature, in un’età piuttosto giovane – ha detto l’ex attaccante rumeno ai microfoni di ‘Sport Report’ su Orange Sport – Sono sincero, anche io ho preso dei medicinali e parlerò con il medico che ci seguiva per sapere che sostanze ho preso. Ci hanno detto che erano vitamine, glucosio. Ricordo che la sera prima della partita in albergo facevamo flebo con questo liquido rosa. A Milano prendevamo altre cose, pillole. L’ho detto prima e dopo la morte di Gianluca Vialli, c’era anche Gheorghe Popescu».

Infine ancora Brambati, uno molto schietto quando si tratta di parlare di calcio e non solo di calcio. Torna sui medicinali e la dice tutta. «Anche io ho paura», ha dichiarato al “Processo” su 7Gold l’ex calciatore, tra le altre, di Bari, Torino, Empoli, Lucchese e Palermo. «Lo dissi venti anni fa, e ricevetti una lettera della Figc che mi minacciava perché avevo detto in tv che prendevo Micoren come caramelle e avevo prestazioni eccezionali: ora sono nelle mani del Signore». E non che tutto questo non fosse vero. Ma, magari, con quella lettera la Figc chiedeva al calciatore di non creare allarmismi. Ipotesi. Fatto sta che stiamo vivendo un altro momento buio del calcio. Specie in Italia, dove a tenere banco non è solo il doping amministrativo di alcune squadre della massima serie. Ma anche quello che forse, e sottolineiamo forse, preoccupa più di ogni altra cosa: la salute. La salute, che rappresenta in assoluto il valore in assoluto più importante, rispetto ai bilanci delle società sportive.

ANCHE I RICCHI PIANGONO

Jack Nicholson si è isolato, si teme la demenza senile

L’attore tre volte Oscar, dodici candidature, non avrebbe più contatti con l’esterno. Vive nella sua villa di Beverly Hills, dove incontra i figli Ray e Lorraine. Gli amici temono che la casa, un tempo appartenuta a Marlon Brando possa provocare una involuzione sociale

325733145_1795482414142047_7115078866835225743_nJack Nicholson, una delle ultime star di Hollywood, si è isolato. Non esce più dalla sua villa di Beverly Hills, i suoi amici hanno notizie sul suo stato di salute sempre più frammentarie. Addirittura c’è chi, secondo proprie fonti, sostiene che il tre volte Premio Oscar (“Qualcuno volò sul nido del cuculo”, “Voglia di tenerezza” e “Qualcosa è cambiato”) possa essere affetto di demenza senile. Altri amici temono possa fare la stesa fine di Marlon Brando, altro mito del cinema, si possa lasciare andare senza richiedere assistenza. E’ la maledizione di chi vive in un mondo a parte, quello della celluloide e viene, spesso, considerato per quello che rappresenta al momento e successivamente isolato non appena la popolarità va sbiadendosi.

Deve essere successo questo a Nicholson, carattere forte, estroverso e fuori dagli schemi, che sul viale del tramonto ha voluto tirare le somme fra gli amici veri e quelli presunti. Ma dalle supposizioni passiamo ai fatti. Alle notizie che circolano su un grande mito del cinema. Ne ha scritto in questi giorni il Corriere della sera nella sua pagina di spettacoli riprendendo fonti d’agenzia. Nella sua puntuale analisi, il quotidiano italiano più letto, scrive di un Jack Nicholson chiuso in casa sua e allontanatosi dal mondo e dagli amici di sempre tanto da temere che l’attore possa morire da solo.

322971586_5316026708503827_7279513521935900805_nRADIO HOLLYWOOD…

La fonte principale è uno di questi amici che avrebbe reso le sue preoccupazioni a RadarOnline, facendo notare che da più di un anno l’attore non si vede in pubblico. L’ultima volta di Nicholson, fotografato fra la gente, risale all’ottobre del 2021, in compagnia del figlio Ray a una partita di basket. Dal suo canto, i vicini fanno sapere che «Jack non esce più». Fisicamente starebbe bene, ma, si ipotizza, «la sua mente potrebbe aver subito dei contraccolpi», sostiene una fonte elencando, tra le preoccupazioni, quelle di una possibile demenza senile (smentita in passato).

L’ultimo film in cui Jack ha sostenuto un ruolo risale al 2011. Fra gli interpreti di una commedia romantica («Come lo sai») insieme con Reese Witherspoon, Paul Rudd e Owen Wilson. Risale al 2013 la scelta dell’attore di non accettare più copioni. «Problemi di memoria, non ricorda più le sue battute», sarebbero state le risposte per evitare le insistenze da parte di registi e produttori.

Una sola moglie, l’attrice Sandra Knight, Nicholson ha avuto molte relazioni, tra queste: quella con la cantante Michelle Philips (Mamas and Papas) e l’attrice Angelica Huston.

Ultima compagna ufficiale di Nicholson, da quanto si apprende dalla stampa americana, l’attrice Lara Flynn Boyle, relazione però conclusasi più di venti anni fa. Sando alle fonti che danno l’attore in un volontario isolamento, Nicholson trascorrerebbe ora il tempo chiuso nella sua villa, acquistata proprio dall’amico Marlon Brando.

325326828_3566132813620495_389104031794040614_nE SE FINISSE COME BRANDO?

A proposito di Brando, proprio gli amici di Nicholson temono che «o spirito del luogo possa influenzare la presunta involuzione sociale di un artista che un tempo faceva della vita movimentata il suo status. star dalla vita sociale un tempo molto movimentata. «Gli amici di Jack fanno paragoni – scrive il Corsera – i figli Ray e Lorraine, che non gli fanno mancare l’affetto sono rimasti il suo unico contatto col mondo».

Nicholson è uno dei tre attori ad essere stato candidato (dodici volte!) agli Oscar per film prodotti in cinque decenni: gli anni sessanta, settanta, ottanta, novanta e duemila. Ha vinto sette Golden Globe e ha ricevuto il “Kennedy Center Honor” nel 2001. Nel 1994 è diventato uno degli attori più giovani ad essere insigniti del Life Achievement Award dall’American Film Institute.

Tra gli altri film in cui ha recitato vi sono il road movie Easy Rider (1969), il neo-noir Chinatown (1974) e il drammatico Professione: reporter (1975). Inoltre, ha interpretato Jack Torrance nel film horror Shining di Stanley Kubrick (1980), il Joker in Batman di Tim Burton (1989) e Frank Costello nel thriller drammatico The Departed – Il bene e il male di Martin Scorsese (2006).

IL MARE, I DELFINI, UNA MISSIONE

“I Cetacei”, un libro, gli impegni di un’associazione

La Fondazione Jonian Dolphin Conservation, attiva dal 2009. Carmelo Fanizza, un presidente, duemila giorni di mare, cinquanta pubblicazioni scientifiche. «E’ un libro per tutti, non usiamo termini scientifici. Volevamo che il nostro lavoro quotidiano arrivasse a più gente possibile»

WhatsApp Image 2023-01-11 at 18.37.25Libreria Ubik, via Nitti a Taranto. Presentazione del libro “I Cetacei del golfo di Taranto” (Scorpione Editrice), una pubblicazione a cura dellaPresenti all’incontro, il presidente della JDC, Carmelo Fanizza, e la biologa marina Cristiana De Leonardis.

“I Cetacei” racconta i duemila giorni in mare e le cinquanta pubblicazioni scientifiche realizzate dall’associazione che da oltre dieci anni studia delfini e altri cetacei presenti nel mar Jonio.

Più che una presentazione, una conversazione fra i due relatori e il pubblico. «La pubblicazione di questo libro, che ci servirà anche per raccogliere fondi a sostegno di un “santuario” per delfini, non fa di noi degli esperti di comunicazione, per questo gradiremmo ci poneste domande subito, ci interrompeste nel caso un tema o una risposta non fosse chiari», ha detto nella sua introduzione Fanizza.

«E’ un libro per tutti, abbiamo fatto molta attenzione a non usare termini scientifici o ad entrare troppo nel tecnico: volevamo che il nostro impegno quotidiano arrivasse a più gente possibile», ha proseguito la De Leonardis.

WhatsApp Image 2023-01-11 at 18.37.25 (1)CAPITALE DI MARE

La prefazione, dal titolo “Un delfino ci salverà” è stata curata dal sindaco Rinaldo Melucci, che recentemente aveva adottato per il brand cittadino “Taranto capitale di mare” una foto, poi stilizzata, di un capodoglio presente nelle acque del golfo di Taranto. «Un’idea che ci aveva lusingato – ha puntualizzato Fanizza – ma che ha sollevato un inatteso vespaio di polemiche: rispettiamo il punto di vista di chiunque, ma ci pare che l’operazione serva a dare un immediato indirizzo alla nostra città, “città di mare” appunto, impegnata a rilanciarsi dopo la lunga stagione industriale».

«E’ la nostra prima uscita ufficiale dell’anno – ha proseguito il presidente della JDC – concomitante con la presentazione del libro che fa sintesi di una più che decennale attività dell’associazione Jonian Dolphin Conservation sul territorio ionico; è un condensato di tutte le azioni da noi compiute in questi anni, ma anche dei racconti dei biologi che ci hanno affiancato nel nostro impegno giornaliero indirizzato alla ricerca; mi piace, inoltre, citare le illustrazioni di Piero Angelini contenute nel manufatto, ma anche un’opera di Sal Velluto, fumettista di statura internazionale».

MA QUANTE ATTIVITA’!

L’importanza dell’attività della DJC sul territorio. «Possiamo considerare, a ragione, il nostro lavoro un progetto di comunità; anche per questo motivo mi corre l’obbligo di ringraziare l’Amministrazione Melucci che in questi anni ha abbracciato questo progetto e ci incoraggia nel lanciare a livello nazionale una immagine nuova del territorio; per l’immediato futuro, intanto, abbiamo in mente altri progetti, dal “santuario” per ospitare delfini tenuti in cattività e l’implementazione del nostro impegno su “Ketos”, nostra pubblicazione scientifica».

animals-402288_960_720Il libro “I Cetacei”, diviso in sei capitoli, contiene anche racconti di vita vissuta scritti dai biologi che affiancano l’associazione. «Abbiamo fortemente voluto condividere – ha dichiarato la biologa De Leonardis – con quanti si avvicinano al mondo dei cetacei che popolano il nostro mare le storie che viviamo insieme ai nostri amici delfini: storie che ci hanno emozionato e speriamo possano emozionare quanti leggeranno questo libro».

Una storia, in particolare, ha colpito la platea. «Quella di “Mario” – conclude la biologa – cucciolo monello, incuriosito dal nostro catamarano, ma punito da una mamma giustamente protettiva: tutto accaduto sotto i nostri occhi, dall’invito materno a una sorta di “sberla” con tanto di pinna per far capire al piccolo quanto sia pericoloso avvicinarsi troppo a una imbarcazione: pensiamo che “Mario” lo abbia capito». Il ricavato dalla vendita del libro servirà a sostenere la creazione di un “santuario” per delfini con lo scopo di accogliere quei delfini rinchiusi in acquari oggi dismessi in mezza Europa.

«Forza piccolo Ryan!»

Sei anni, picchiato brutalmente a calci e bastonate dal nonno

Numerose le attestazioni di vicinanza. Anche da parte del mondo del calcio. In un primo momento il ferimento era stato attribuito a un pirata della strada, poi la confessione. Denunciati a piede libero l’autore del pestaggio, settantacinque anni, e la nonna del piccolo. La reazione dei genitori del bambino ancora in prognosi riservata

pexels-photo-635356Ryan, sei anni, fratture a otto vertebre e a un braccio, lesioni alla milza e a una costola che ha perforato un polmone, un ematoma alla testa. E’ il piccolo picchiato a bastonate e calci dal compagno della nonna, un uomo di settantacinque anni. In un primo momento nonna e nonno acquisito, avevano raccontato al papà del piccolo che le ferite riportate dal figlio erano state causate da un pirata della strada. Poi la ritrattazione e la piena confessione dell’aggressore.

Fatte la debita premessa sul grave episodio accaduto lo scorso 19 dicembre a Ventimiglia, provincia di Imperia, la storia torna sulle prime pagine di giornali e nel sommario dei notiziari per il videomessaggio di vicinanza fatto pervenire al papà di Ryan da un calciatore della squadra per cui tifa il figlioletto, l’Inter, dal difensore Francesco Acerbi.

«Ciao, ho saputo dell’accaduto, resto di ghiaccio e stupito per quello che è successo; mi spiace molto, sono cose che non devono capitare; so che sei un grande tifoso dell’Inter. Io e i miei compagni ti chiediamo di non mollare, di avere grande forza e coraggio e so che ce l’hai davvero. Ti invito allo stadio, ti farò conoscere tutti i giocatori se vuoi, quindi riprenditi. Ti aspettiamo ti mando un grande abbraccio di cuore, come se fossi mio figlio».

094852186-10add9d9-f51a-4c4d-b83a-d730f6f9a974«VIENI A SAN SIRO»

Queste le parole contenute in un videomessaggio che Acerbi ha voluto inviare a un tifoso d’eccezione: Ryan, si diceva, il bimbo di sei anni di Ventimiglia, massacrato di botte dal compagno della nonna. Il piccolo è ricoverato all’ospedale Gaslini di Genova e sembra che le sue condizioni poco per volta stiano migliorando. «La tua Inter è con te – conclude il difensore dell’Inter nel messaggio pubblicato sui social dal padre del piccolo – e quando sarai guarito, conoscerai tutti i giocatori della tua squadra del cuore. Forza, San Siro ti aspetta».

Così ha scritto, e bene ha fatto, Andrea Moggio su Repubblica a proposito dell’aggressione violenta ricevuta dal piccolo da parte del settantacinquenne compagno della nonna. Motivo di una violenza inaudita, a bastonate e calci, la presunta disobbedienza ad un ordine che l’uomo gli avrebbe dato. Nei giorni scorsi sono stati tanti i giornali, i notiziari, i siti ad aver dato la brutale notizia. Torna con grande impeto, in prima pagina, perché adesso il mondo del calcio l’ha fatta sua. Inutile dire quanto lo sport più amato del nostro Paese, possa fare da grancassa, sensibilizzare un popolo sterminato, talvolta più attento a un rigore che non ad un fatto di cronaca agghiacciante. Così gli organi di informazione hanno rispolverato e ripreso quel fattaccio di cronaca, tornando sulle condizioni del piccolo che per quanto disobbediente fosse stato (appena sei anni, non scherziamo!), non meritava certo una punizione del genere: poco per volta, Ryan si starebbe riprendendo.

Sarebbero, infatti, in leggero miglioramento le condizioni del bambino. «Gli hanno tolto il drenaggio polmonare – ha detto il papà di Ryan – mi ha accarezzato il viso e ha voluto un abbraccio: ha guardato un po’ dei suoi cartoni animati preferiti e chiesto della mamma e del fratellino». Un lungo calvario. Oltre ai traumi accertati inizialmente, infatti, è anche emerso un ematoma alla testa. I medici dell’ospedale pediatrico “Gaslini” di Genova hanno programmato la riduzione della sedazione al bambino per verificare la reazione cerebrale.

pexels-photo-1250452ANCORA PROGNOSI RISERVATA

Il piccolo, comunque, resta in prognosi riservata, mentre proseguono le indagini per chiarire cosa sia davvero avvenuto tra il bambino e il compagno di sua nonna. Il settantacinquenne l’avrebbe aggredito perché il piccolo avrebbe disobbedito a un suo ordine. L’uomo si è costituito solo dopo diversi giorni ammettendo di aver picchiato brutalmente il piccolo, confessando di aver perso la testa dopo averlo visto entrare nella stanza dove stava sistemando dei mobili.

Adesso è iscritto nel registro degli indagati per lesioni gravissime, mentre la nonna paterna del bimbo è indagata per concorso. In un primo momento la coppia di anziani aveva accusato un presunto pirata della strada per le ferite riportate dal bambino. Mentre i due risultano a piede libero, a Ventimiglia sono apparsi striscioni che incoraggiano il piccolo e chiedono giustizia. La gente si sta muovendo anche in concreto per i genitori del piccolo Ryan: è stata avviata, infatti, una raccolta fondi da destinare ai suoi genitori in modo da aiutarli ad affrontare le spese di alloggio a Genova.

«Non riesco a darmi pace. Non posso sopportare che al mio bambino sia stato fatto tutto questo. Ha avuto anche la faccia di venirmi a dirmi in ospedale “forza”! Devi marcire lentamente», ha scritto su Facebook il papà del bimbo che non riesce a darsi pace. «Se questa è la verità, dove hai trovato il coraggio di commettere un gesto simile! Figlio mio, sto lottando con tutto me stesso per te, per i tuoi diritti, per la tua dignità».

L’addio e la speranza

Eva Degl’Innocenti saluta il MArTa

La direttrice del Museo archeologico nazionale da gennaio dirigerà i Musei Civici di Bologna. Si congeda con la programmazione del 2023. Intanto, fra gli ultimi atti formali, l’intesa fra istituzioni: Polo museale, Comune di Taranto e ICO Magna Grecia. Ma la collaborazione potrebbe proseguire: allo studio un protocollo fra i due musei. Quadri sonori di Marianelli, Achille Lauro e Cristicchi

Lomartire Romano Degl'Innocenti MartiLa rete di collaborazione tra le istituzioni del territorio, dal MArTa al Comune di Taranto, passando per l’Orchestra della Magna Grecia, unite da un protocollo d’intesa, continua anche per il 2023, con nuovi progetti di ricerca, valorizzazione e sviluppo.

Ma la presentazione della nuova rassegna di “MArTa in Musica”, è stata anche l’occasione per anticipare l’addio della dottoressa Eva Degl’Innocenti per anni alla guida del Museo Archeologico Nazionale di Taranto. Dal gennaio 2023 sarà la nuova direttrice dei Musei Civici di Bologna.

L’ultimo passaggio, nel primo pomeriggio di mercoledì 28 dicembre, è stato impiegato per presentare intanto la rassegna musicale “MArTa in musica” che partirà il prossimo 22 gennaio con il concerto “Vivaldi suona Vivaldi” con Paolo Vivaldi direttore, Paolo Carlini fagotto, Ensemble della Magna Grecia.

Per il 2023 saranno dodici gli appuntamenti di “MArTa in Musica”, concerti in programma di domenica mattina, all’interno del Museo, con inizio alle ore 11.45. Una programmazione a cura dell’Orchestra ICO Magna Grecia e dell’Associazione Matera in Musica.

La-Dea-in-trono-Persefone-Gaia-o-Afrodite-metà-V-secolo-a.C.-MarTa-di-TarantoUNA NUOVA STAGIONE

L’intera stagione sarà espressamente curata dal Maestro Maurizio Lomartire dell’orchestra ICO Magna Grecia, dal Maestro Pierfranco Semeraro del L.A. Chorus, e dalla dott.ssa Eva Degl’Innocenti, direttrice del Museo Archeologico Nazionale di Taranto – MArTa.

Ogni concerto, come per la prima edizione, che ha riscosso il favore del pubblico, sarà anticipato dalla presentazione di un reperto del museo e da una breve introduzione all’esecuzione musicale, intesa come guida all’ascolto che illustrerà i contenuti dell’evento e ne contestualizzerà l’essenza storica e culturale.

Ma per il 2023 si rinnova non solo l’appuntamento con “MArTa in Musica”. Proseguirà, infatti, anche la “sonorizzazione” del Museo, che quest’anno ha aderito al progetto Quadri Sonori dell’Orchestra della Magna Grecia. Per il Museo sono già stati realizzati due Quadri Sonori: “Il Sogno di Marsia” del compositore e premio Oscar Dario Marianelli, per il primo piano del MArTa, e “La Grande Madre”, dell’autore Achille Lauro per il terzo piano del Museo.

Ora toccherà a Simone Cristicchi, musicista, attore, autore teatrale oltre che scrittore a realizzare il terzo ed ultimo Quadro Sonoro del Museo Archeologico Nazionale di Taranto, ispirato dalla Collezione Ricciardi.

«Sono particolarmente onorata di aver curato insieme ai Maestri Maurizio Lomartire e Pierfranco Semeraro – ha dichiarato la direttrice Eva Degl’Innocenti – la nuova stagione concertistica “MArTa in Musica” dell’anno 2023 che fa parte della programmazione scientifico-culturale dell’anno 2023 del MArTa. Era per me particolarmente importante garantire una programmazione completa del Museo del prossimo anno poiché da gennaio 2023 non sarò più direttrice del MArTa e prenderò la direzione generale del settore dei Musei Civici di Bologna. Inoltre sono lieta di poter completare con il terzo Quadro Sonoro ispirato alla Collezione Ricciardi, affidato al compositore Simone Cristicchi, il percorso musicale del MArTa».

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«I progetti congiunti – ha proseguito – danno lustro al nostro Museo e all’intero territorio. I musei che sono servizio pubblico essenziale hanno il compito di allargare la partecipazione culturale e i progetti come quelli condivisi con l’Orchestra in questi anni si muovono certamente in questa direzione».

«Non possiamo ignorare che la musica sia un linguaggio universale – l’intervento del Maestro Romano – il contenuto emotivo di un brano musicale raggiunge gli ascoltatori a prescindere dalla cultura di appartenenza; è una forma di comunicazione unica, favorisce la coesione sociale, crea connessione, funge da legame corale, la gente si riunisce con la musica. Nei progetti condivisi con il Museo MArTa con la sua direttrice Eva Degl’Innocenti, la musica dell’Orchestra della Magna Grecia ha potuto assolvere al compito più importante che è affidato alla musica, quello di essere uno strumento di rivoluzione culturale. Ringrazio la dottoressa Degl’Innocenti, per averci dato la possibilità di fare insieme a lei al suo staff al museo da lei diretto in questi anni una parte di rivoluzione culturale nel nostro territorio».

Nel corso dell’incontro di mercoledì pomeriggio è stato mostrato il video di Simone Cristicchi, il cantautore al quale è stato commissionato il terzo Quadro sonoro che sarà installato nel MArTa.

«Da ragazzo sognavo di diventare archeologo – ha dichiarato l’artista – scoprire tombe inviolate, recuperare oggetti sepolti nell’oblio del tempo e riportarli alla luce. A ripensarci, il lavoro che svolgo oggi sopratutto in teatro e nei miei libri, è lo stesso: recuperare vecchie storie dimenticate, e dare nuova luce ai dimenticati dell’epopea umana. Lavorerò con grande entusiasmo ed emozione ad una partitura inedita per la Collezione Ricciardi, una collezione dal fascino senza tempo, che ancora ci interroga sui misteri della fede, conservata in un museo ricco di memoria».

«Sono quindi orgoglioso e onorato di comporre il quadro sonoro per il Museo Archeologico Nazionale di Taranto – ha concluso Cristicchi – città a cui sono particolarmente legato. Grazie alla fiducia di Piero Romano direttore artistico dell’Orchestra Magna Grecia e ideatore di questo progetto Quadri Sonori e alla disponibilità della dottoressa Eva Degl’Innocenti direttrice del museo MArTa».

«Un libro per chi soffre»

Maurizio Battista, non solo cabaret

L’attore romano pubblica “A cena col prete – Storia di un uomo solo”. «Lo distribuiremo negli spettacoli e in alcuni laboratori medici di Roma. Mai dimenticarsi di chi soffre, aiutare a riflettere fa soffrire meno»

16177837_10154751875771839_6196929818650968820_oNon solo risate, ma anche riflessioni con Maurizio Battista, che dopo una lunga assenza dalle librerie, ha pubblicato un libro “mica da ridere”. «“A cena col prete – Storia di un uomo solo”: lo daremo negli spettacoli e nei centri “Artemisia”, laboratori medici di Roma, dove la gente fa le analisi; non dobbiamo dimenticarci di chi soffre e questo libro, per chi avesse voglia di leggerlo, aiuterà a riflettere di più e soffrire di meno».

Con Maurizio Battista, comico, attore, cabarettista romano, abbiamo realizzato una videointervista che trovate sul nostro sito e su youtube. Come spesso ci capita, con i grossi personaggi facciamo anche interviste scritte. Non è solo un sunto di quanto ci siamo detti nel “corpo a corpo” di cinque minuti sui gradini del teatro Orfeo. Ci sono impressioni anche a telecamera spenta, scambio di battute confidenziali che, comunque, si possono raccontare agli amici che ci seguono quotidianamente.

Dunque, Battista. Prima del teatro Orfeo, in serata, l’artista romano fa una “calata” in centro. Selfie a non finire. I tarantini lo riconoscono subito. «Colpa della pelata», sorride l’attore romano in tour con lo spettacolo “Tutti contro tutti”. «Vado a capo scoperto, fiero: in realtà, prima di Taranto, sono stato a Chiasso, un freddo… Qui il clima è un’altra cosa, poi il rapporto con il pubblico per me è una festa: potessi stare quattro, sei ore sul palco, ogni giorno, ci starei, davvero: ma, domanda, la gente approverebbe?».

TARANTO, COME A CASA

«Non è la prima volta che vengo a Taranto, qui ci sono già stato: lo devo ad Adriano Di Giorgio, un amico, con il quale ho preso questa sana abitudine, prima dello spettacolo due passi in centro, ma non – come può pensare qualcuno – per promuovere lo spettacolo, ricordare che in serata sto in teatro, perché fortunatamente mi dicono che è “sold out”: no, è solo perché mi piace visitare la città nella quale sono ospite, poi Taranto è così bella…».

In teatro, quando il comico chiede al pubblico quale sia una delle città più visitate in Europa, qualcuno urla dai primi posti «Barcellona!». «Ma signora cara, che ha visto a Barcellona? Quelle due, tre cose che tutti noi conosciamo: Taranto è tre volte Barcellona, ha un centro bellissimo, il Castello, le Colonne doriche, un Museo archeologico della Magna Grecia, questa è storia, signora mia, poi si mangia così bene, il mare cristallino e – con tutto il rispetto – lì, a Barcellona, è n’artra cosa. Ma noi italiani, stiamocene a casa, viviamoci il Paese più bello al mondo: certo, quando parliamo di collegamenti, progetti e metropolitane, le do ragione, Barcellona è n’artra camminata, è una città organizzatissima, efficiente, ma noi italiani siamo fatti così: ci vogliamo bene e ci basta questo».

Il centro cittadino, la cartolina di una città. «Per deformazione professionale – ci ho lavorato trent’anni, eredità familiare… – guardo le insegne dei bar, la gente, il servizio, i tavolini, il personale sempre col sorriso: se non fossi stato “Maurizio Battista”, confesso, avrei continuato a lavorare nel bar».

Ha una sua idea sul bar, per certi versi condivisibile. «Il bar è il vero social, scappate via da tutte ‘ste cose che invece di avvicinarci, l’uno con l’altro, ci allontanano: detto che i social possono essere utili per il lavoro, il resto degli internauti lo utilizza per secondi fini – capisci a me… – e poi per dare l’impressione a se stesso di essere in contatto con il mondo: ma se gli chiedi da quanto tempo non prende un caffè con gli amici, ti risponde “da mesi”».

15994654_10154733115986839_4515775959353089416_oE’ IL BAR IL VERO SOCIAL

Il bar, le battute di suo padre. Vere o presunte? «Racconto solo cose vere, quelle che mi sono accadute nella vita, comprese le “uscite” originali di mio padre, evidentemente un aspetto che ho ereditato; a questo poi aggiungiamo il fatto di essere romani: alle sei del mattino, giovanissimo, dovevo stare alla cassa mentre papà era al banco: “Piano con gli spiccioli, non li sbattete, sinnò me svejate er rigazzino…”. Battute vere, come quelle che riporto nei miei spettacoli, pettinate sì alla mia maniera, ma tutto vero».

Teatro, cinema, tv, volesse dare un ordine alle sue tre attività. «Non si scappa, il teatro: il “corpo a corpo” con il pubblico è la cosa più bella che potesse accadermi nella vita e, sinceramente, non riesco a rinunciarci: il “live” è una palestra, belli anche il cinema e la tv, ma lì – francamente – anche se nun sei bono la scena la ripeti dieci volte e, alla fine, anche per sbaglio – ne ho visti tanti… – una volta l’azzecchi».

Il pubblico rigenera Battista. «Non è un caso che faccia similitudini fra pubblico e bar: sono uno a cui piace stare in mezzo agli amici e il mio pubblico lo considero più che un amico, basta vedere i miei spettacoli, stabilisco subito un rapporto con la gente, mi faccio dire i nomi a chi è nelle prima file e da lì poi il programma vola…».

Una rivelazione che non t’aspetti. «L’artista il più delle volte è un uomo solo – confessa – per questo motivo benedico il pubblico, tutte le sere, perché non mi dà modo di non pensare alla solitudine: ogni sera faccio il pieno di gioia, stando su un palcoscenico; ma confesso, anche stare con mia figlia, la più piccola, Anna, che stasera è qui, a Taranto, e coccolarmela, spupazzarmela, è una festa!».

«Marocc’ sarai te!»

Dopo i festeggiamenti sul Marocco ai Mondiali, una prova di stile

Indicati sui social come indisciplinati, in molte città italiane, dopo l’esultanza per il passaggio in semifinale molti marocchini hanno ripulito le piazze. Come i giapponesi. Un commento infelice di un leghista: «Spero che il Marocco venga eliminato dal mondiale, così finalmente smetteremo di vedere le scimmie urlatrici far casino per strada». Grande senso civico della cantante Malika Ayane: «Non si può negare una gioia, tanti bambini attendono la cittadinanza italiana»

Marocco_ripulisce_piazza_Gali__1_«Hey, te, Marocc’!». Brutta espressione. Al Nord, purtroppo, la frase viene usata in senso dispregiativo, tanto da essere stata tirata fuori in questi giorni di gioia per apostrofare marocchini che hanno festeggiato il passaggio del turno ai Mondiali di calcio.

C’è una squadra africana in semifinale. Unisce anche i tifosi mediorientali che l’hanno spinta nei “quarti” nella sfida vittoriosa contro il Portogallo. E’ il Marocco, squadra-simpatia per la quale molti in Italia (orfani degli Azzurri), hanno tifato. Certo, non tutti gli italiani. C’è stata qualche voce fuori dal coro, perfino di cattivo gusto, come vedremo. Ma a noi piace fare le cose per bene.

Intanto, brava Malika Ayane. Il suo sfogo viene ripreso dal quotidiano Repubblica. La cantante, padre marocchino e madre italiana, parla proprio dei festeggiamenti dei marocchini per aver conquistato la semifinale nella quale mercoledì 14 dicembre alle 20.00 incontrerà la Francia. «Dai commenti letti sui festeggiamenti – ha detto la cantante – mi sono resa conto che nel nostro Paese c’è ancora razzismo: appartengo alla prima parte di generazione di marocchini nati a Milano; da allora ne sono nati di bambini in Italia, ma ancora non sono riusciti ad avere la cittadinanza: appartenere a un popolo che sta vincendo e avere un riconoscimento positivo, è una bella soddisfazione per chi si è trovato ad affrontare un percorso faticosissimo».

FORZA MAROCCO!

Questo il suo legittimo punto di vista. Festeggiamenti in tutta Italia, giornali dal giorno dopo hanno riscritto le cartine geografiche riportando la presenza di comunità marocchine in ogni parte d’Italia. Una cosa che, francamente, non abbiamo compreso. Ma, si sa, ognuno è libero di scrivere, fare, quello che gli pare, ma sempre nel limite del buon gusto, dell’educazione.

Una di queste esternazioni, evitabilissime, è arrivata da un certo Marco Fiori, consigliere della Lega a Santarcangelo (Rimini), comune emiliano, che non ha resistito alla tentazione di usare un social. «Spero che il Marocco venga eliminato dal mondiale – ha scritto su Facebook, lo riporta il sito Fanpage – così finalmente smetteremo di vedere le scimmie urlatrici far casino per strada».

Questo il suo commento sul passaggio del turno del Marocco contro la Spagna ai calci di rigore. Il post è stato successivamente cancellato dallo stesso autore, che si è evidentemente reso conto di essersi lasciato andare ad una considerazione sciocca. In seguito, non si è scusato – a meno che lui non le consideri tali – ma ha minimizzato dicendo di non aver avuto un intento razzista.

malika-ayane-eta-figli-marito-anni-altezza-peso-originiSTRUMENTALITA’ UNIDIREZIONALE

Le “scuse” arrivano, ma ancora una volta a modo suo, pensando che abbia a che fare con gente ignorante con la quale evidentemente pensa di interfacciarsi. Insomma, la tattica è la solita, chi offende si trasforma in vittima. Sentitelo. «Scuse sincere, pur evidenziando che emerge ancora una volta una certa strumentalità unidirezionale di chi si attacca a frasi magari stupide ma del tutto innocue pur di farne un caso politico». Due allo scritto, due al contenuto. “Strumentalità unidirezionale” non l’avevamo mai sentita, e certo ci vuole anche coraggio a compiere capriole lessicali, poi ammette con una certa autoindulgenza, di aver pronunciato “frasi magari stupide, ma del tutto innocue”: se una frase è stupida, permetta, è stupida e basta. Lasci decidere ai destinatari se quella frase non solo è “stupida”, ma anche offensiva.

Infine, viva Sky. Il popolare canale televisivo pubblica sul suo sito un video e un commento. «Dopo la festa per la vittoria del Marocco contro il Portogallo – scrive – che ha permesso alla nazionale africana di raggiungere le semifinali del Mondiale in Qatar, anche a La Spezia come in tante città italiane (e non solo) è scoppiata la festa. Al termine delle celebrazioni i tifosi marocchini hanno ripulito Piazza Garibaldi. Una scena che ha ricordato l’atteggiamento dei tifosi giapponesi sugli spalti degli stadi al termine delle partite».

Ma questa grande prova di civiltà da parte dei tifosi marocchini deve essere sfuggita a più di qualcuno. Proviamo a tradurla in una battuta? Proviamoci: «Marocc’ sarai te!». Tieni, incarta e porta a casa.

Storie di tutti i giorni

Autista di bus cittadino aggredito

Non risponde alle provocazioni. Ma spesso una corsa su un mezzo pubblico si trasforma in una rissa. O in un palcoscenico dal quale assistere ad episodi violenti. Sindacati e amministratori invitano al buon senso. Fino a quando sarà possibile

autista-bus-2«Figlio di…». Il più delle volte è una esclamazione dialettale, come a mettere subito in chiaro le cose, intimorire il presunto avversario, che a fare l’avversario, francamente, non ci sta.

Mezzogiorno superato da pochi minuti, via Oberdan, incrocio con via Cavallotti, a venti metri dalla sede della nostra cooperativa. Il silenzio viene interrotto, nell’ordine, da una frenata e da un successivo colpo di clacson. Un autista Amat alla guida del suo bus per centimetri ha evitato l’impatto con un’auto di media cilindrata che intanto è piantata al centro strada. Con un gesto di una mano il conducente del mezzo pubblico prova a far comprendere all’automobilista distratto, ancora lì, la collisione mancata per un niente.

La gente che ha assistito all’episodio, questo è la sensazione che si ricava, pare aspetti che l’automobilista tiri fuori dal posto di guida una mano e chieda scusa per la distrazione di qualche istante prima e che tutto finisca lì. Invece, non è così, Taranto è la città dei supplementari. Una storia ha uno strascico dietro l’altro, una parola tira l’altra, tutti hanno ragione e si finisce alle mille e una notte. Insomma, quell’episodio non si è evaporato.

Torniamo all’auto ancora al centro della strada. Non ci sono le scuse dell’automobilista, tutt’altro: dalla vettura sbuca un signore, alto, sul metro e ottanta, petto in fuori. Dimenticandosi di avere torto, o di essere abituato ad avere sempre ragione, con fare minaccioso si avvicina all’autista del bus e comincia ad insultarlo. Senza ragione. Non c’è stata provocazione, solo un benevolo appunto (per fortuna, all’interno del mezzo pubblico la brusca frenata non ha provocato feriti).

«FIGLIO DI…»

«Figlio di…!», si diceva, «Non lo sai che devi far passare prima me?». Oltre ad una frase che lascia perplessi, ecco il “tu”, che non si nega a nessuno, specie in quei momenti.

«Guardi, egregio signore», la risposta garbata dell’autista Amat, «lei ha il “dare la precedenza”…», «Hey, figlio di…», parte seconda, forse risentito nel sentirsi dare dell’“egregio” – cosa che evidentemente non gli capita tutti i giorni – «Scendi, te la faccio vedere io la precedenza!». A quel punto, più che intimorito, facendo appello al buon senso, il conducente del mezzo pubblico fa scorrere il finestrino alla sua sinistra come a chiudere la comunicazione e ripartire. Mossa saggia, che però offre il fianco all’automobilista ormai gasato perché ora gode di una platea di una decina di concittadini e pare non aspettasse altro. «Cosa chiudi il finestrino, figlio…!», parte terza.

Storie di tutti i giorni. Non ci meravigliano le proteste di autisti Amat e i comunicati dei sindacati a difesa dei dipendenti pubblici. L’autista sentendosi apostrofato senza motivo umanamente avrebbe potuto anche reagire. Aveva sia il fisico, tanto più le ragioni. Ma, avrà pensato: meglio non trascendere.

amat-wpp1627280948146MEGLIO SOPRASSEDERE

A quale titolo, poi. Complicarsi una giornata, candidarsi ad ennesima vittima dell’ennesimo aggressore? Meglio non pensarci e fare appello al buon senso. Soprattutto dopo gli ulteriori inviti rivolti al personale Amat dalla dirigenza della municipalizzata (nonché dagli stessi colleghi e sindacalisti): «Evitate, sorvolate, se possibile, purtroppo certa gente non riesci ad educarla, il rispetto per questi non esiste».

E così, senza essere sollecitati da dirigenti o sindacalisti, avendo assistito all’episodio, un altro tentativo di aggressione abbiamo provato a raccontarvelo noi. Non ci piace sindacare, dare opinioni, ma ci è sembrato di assistere ad uno di quei western b-movie che trasmettono in tv al pomeriggio. La trama il più delle volte: un pistolero spaccone e uno sceriffo saggio che evita lo scontro, nonostante le offese continue. Il tutto fino a quando il tutore della legge non ne avrà le tasche piene e i clienti del saloon non si scaglieranno insieme contro l’arrogante di turno. Ma questo accade solo nei film, per fortuna. Mentre in città dilaga la tensione. Gli autisti sono sempre nel mirino di gente senza scrupoli e pronta alla lite tanto al chilo, e la gente per bene, chi lavora, è costantemente soggetta a questi personaggi. Fine della puntata. Alla prossima.

UNA CITTA’ PER CANTARE (E FARE BENEFICENZA)

Taranto ricorda Stefano D’Orazio, un amico di “Costruiamo”

L’ultima sua intervista in video. Uno dei suoi libri e i tanti progetti rimasti in agenda. I tarantini Palasport al teatro Orfeo hanno promosso una serata-tributo. In video, oltre la moglie, Tiziana Giardoni, gli “amici per sempre” Facchinetti, Battaglia, Canzian e Fogli. Ricordato anche Negrini, uno dei fondatori dei Pooh. Fra gli ospiti, Roberto Ciufoli e Graziano Galàtone. Fondi per l’Aido, associazione della quale lo storico batterista dei Pooh era stato testimonial

STEFANO Castellana Grotte 1Lo avevamo incontrato a Castellana Grotte, ci aveva invitato. Andammo a trovarlo. Stefano D’Orazio, storico batterista dei Pooh, era così: amava circondarsi di amici, che negli anni aveva in tutta Italia. Per noi aveva un libro da presentare (l’intervista è sul nostro sito, cliccate https://youtu.be/h-CDJ-Eypj4), ma soprattutto la voglia di rivederci, dopo aver convolato “a giuste nozze” con Tiziana Giardoni, appena diventata signora D’Orazio, dopo un lungo fidanzamento.

A proposito di Tizana. «Sapete quanto per me sia importante mantenere vivo il ricordo di Stefano, e non solo perché era il mio compagno di vita: ha lasciato un vuoto umano e artistico importante. Così non posso che ringraziare per quanto hanno fatto, stanno facendo e faranno, i Palasport che per il secondo anno consecutivo hanno voluto tributare una serata in memoria di un grande artista dal grande cuore: spero di riabbracciarvi tutti nella prossima edizione».

Questo il contenuto di un saluto e una promessa, insieme, lunedì scorso al teatro Orfeo proprio di Tiziana, in occasione del ricordo che la coverband ufficiale della formazione italiana più amata ha voluto tributare a Stefano D’Orazio con lo spettacolo “Palasport & Friends”. Per una sera, inoltre, i ragazzi vincitori dell’unico contest riservato alle formazioni che girano l’Italia con i successi di Facchinetti, D’Orazio, Battaglia e Canzian, sono riusciti a riunire virtualmente i Pooh: sullo schermo, dietro la batteria originale del quarantennale, oltre al messaggio di Tiziana, infatti, sono stati mostrati i video che Roby, Dodi e Red avevano confezionato per l’occasione. Anche Riccardo Fogli ha voluto partecipare con un suo personale contributo. Infine, proiettata anche l’immagine di Valerio Negrini, autore dei grandi successi dei Pooh e fondatore insieme con Facchinetti del gruppo musicale italiano più amato.

Un “tutto esaurito” annunciato, una serata di beneficenza in favore dell’Aido di cui D’Orazio era stato testimonial e tante emozioni con molti artisti che hanno voluto dare il proprio apporto ad una serata a dir poco straordinaria. Fra gli ospiti, Roberto Ciufoli, grande amico di Stefano, che ha interpretato alcune pagine dell’autobiografia del grande batterista, e Graziano Galàtone, giunto in teatro sul filo di lana da Catania, dove aveva interpretato una delle numerose repliche de “La Bella e la Bestia”. Fra gli artisti intervenuti, il violinista Francesco Greco, l’attore Giorgio Consoli, Non solo Zero (Rino Argeri, una emozionante interpretazione “alla Zero” della bellissima “50 primavere”), Piero Carrieri (Ohm, tribute dei Pink Floyd), Franco Cosa, il soprano Angela Massafra, Team Energy, Francesco Tinelli, coreografo e ballerino. E’ intervenuto il giornalista tarantino Claudio Frascella, grande amico di D’Orazio che ha personalmente seguito due tour dei Pooh.

Palasport & Friends«Ci tenevamo molto ad un altro appuntamento per ricordare Stefano – hanno detto i Palasport – perché è stato un artista geniale e di grande umanità; abbiamo colto al volo l’invito della splendida Tiziana, che l’anno prossimo potrebbe tornare ancora sulle tavole dell’Orfeo a regalarci ancora altri aspetti del carattere dell’artista romano, grande autore e uomo di grande generosità».

«I Palasport – ha detto Fabiano Marti, assessore alla Cultura e allo Sport del Comune di Taranto – sono uno dei nostri fiori all’occhiello, hanno un grande seguito, come lo hanno avuto per cinquant’anni i Pooh, una formazione adottata e più volte ospitata nella nostra città: come Amministrazione siamo vicini a chi promuove la cultura e crea eventi popolari e di classe».

«D’Orazio – ha detto Ciufoli – era un mio grande amico, c’è stato un periodo in cui festeggiavamo il suo onomastico nella sua villa: veniva mezzo mondo dello spettacolo, accadeva di tutto, che io indossassi il tutù e lui le giarrettiere; serate dissacratorie in cui accadeva il contrario di quanto accadeva in scena, dove i Pooh erano ordinati e compunti. Stefano avrebbe potuto darci ancora tanto, come uomo e come autore, per questo ho voluto interpretare un sonetto in romanesco scritto di suo pugno, ironia della sorte dedicato al Covid, quella “bestiaccia” che ce lo ha portato via».

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