«Restiamo a casa»

Giuliano Sangiorgi, leader dei Negramaro contro il coronavirus

Dal sito di Costruiamo Insieme sferra l’attacco al Covid-19. Fra le mura domestiche e un ragù domenicale nasce il suo invito. «Per ora resta a casa, fallo per te e per me e per noi», canta. «Ho ancora nella mente le immagini di quanti, a Milano, assalivano il treno che li avrebbe riportati a casa…», dichiara il popolare artista salentino. Dai social sensibilizza, dalle finestre emoziona con Modugno e Daniele.

E dopo l’invito di Roby Facchinetti, dalla sua Bergamo, la città più colpita dal coronavirus, un altro artista a noi caro, sferra il suo attacco alla paura da coronavirus dal sito di “Costruiamo Insieme”. E’ Giuliano Sangiorgi, voce dei Negramaro, che non si sottare nemmeno un istante alle sue responsabilità di artista popolare e mette a disposizione della causa le sue abilità in veste di autore come di interprete.

Cantante e autore di molti dei successi della formazione salentina, Sangiorgi è uno degli artisti più amati e attivi nel sensibilizzare i cittadini nel seguire le norme utili a combattere un virus che ha steso mezzo mondo. Ha fatto flashmob cantando dal balcone di casa, a Roma, ha rilasciato dichiarazioni mediante social, interviste ai giornali e scritto una canzone. Titolo inequivocabile: “Restiamo a casa”, brano nato fra le mura domestiche. Anche lui, Giuliano, a causa del Covid-19 è in qualche modo ai “domiciliari”. Gli sarebbe piaciuto, tornare nel suo Salento, stare accanto – virtualmente, s’intende – ad amici, parenti, conoscenti, concittadini. E, invece, gli è toccato restare nella sua casa di Roma, lanciare messaggi, dichiarazioni, attraverso qualsiasi cosa: finestre, sito, facebook, instagram, lui che è uno degli artisti più “cliccati” in assoluto.

Sangiorgi 3 - 1

QUELLE FUGHE DA MILANO…

Anche stavolta gli è toccato mettere a disposizione della gente la sua popolarità. Mai tirato indietro. Non è tornato in Puglia, Giuliano, ma pensa a quanti proprio non ce l’hanno fatta a resistere lontano da casa. «Le immagini di tutte quelle persone che scappavano da Milano e assalivano l’ultimo treno che li avrebbe riportati a casa, dai propri affetti, sono ancora impresse nella mia mente…», la prima reazione a caldo del cantante dei Negramaro. Non resiste alla tentazione di suonare e fa una diretta su Facebook. Molti propongono un flash-mob e Giuliano imbraccia la sua chitarra, spalanca le finestre e canta “Meraviglioso” di Domenico Modugno, alla maniera della formazione salentina. Merita anche spazio l’inossidabile Pino Daniele, che cantava “…tanto l’aria adda cagna’…”, uno dei passaggi della romantica “Quanno chiove”.

Per non diventare matto, Giuliano, prende la chitarra fra le mani. Due accordi e un appunto. Bisbiglia qualcosa, rimanda a mente un verso e scrive. Nasce così “Restiamo a casa”. Strano che la vita “normale” per un artista cominci proprio dallo stare più o meno ai domiciliari. «Cucino il ragù della domenica – spiega Sangiorgi – fingo che sia tutto normale, come sempre; giro e rigiro quel sugo, che Stella  ama tanto». Stella, la sua piccola, ha fatto passi da gigante, ha imparato a camminare in fretta, “su due piedi” verrebbe da dire. Papà Giuliano se la prende comoda, nonostante il ragù reclami un intervento supplementare. «Smetto, lo faccio “riposare” e penso che ho del tempo per mettere nero su bianco i miei pensieri e, magari, ho il tempo pure di cantarli, prima di riprendermi cura del mio ragù».

Non ci ha pensato un attimo prima di comporre “Restiamo a casa”. «Sento che è giusto condividere queste parole nuove con voi, scritte per voi, per me… per capire o per cercare almeno di farlo: la musica, tante volte, mi ha aiutato a comprendere, a comprendermi».

QUANTO AIUTA UNA CANZONE

Sangiorgi e il rapporto con le sue canzoni. «Tante canzoni, quelle rimaste nel cassetto – vi assicuro – mi hanno aiutato tanto, anche senza essere pubblicate, senza essere dei successi…». Scrivere è come guardarsi dentro, provare a tirare fuori sentimenti, emozioni che sfiorano la pelle e devono diventare parole, semplici, per arrivare nel più breve tempo possibile a chi ascolta. E’ il senso di “Restiamo a casa”. «Questa voglio dedicarvela, per annullare le distanze e per sentirvi in questa stanza tutti; torno al mio ragù e vi aspetto, aspetto che tutto torni a girare nel senso giusto come questo mio ragù, come questa mia canzone…». A questo punto diventata di dominio pubblico.

L’attacco del testo, inequivocabile. Sangiorgi si fa interprete del desiderio di qualsiasi italiano abbia a cuore i propri affetti. Lo fa da par suo, da poeta, parole semplici, dritte al cuore. Ma anche alla mente. “Vorrei incontrarti, ma non si può – canta Giuliano in “Restiamo a casa” – sono ore, lunghe ore passate solo ad aspettare che qualcuno sappia dire qualcosa che faccia sperare, che questa maledetta storia sia sul punto di finire…”. E’ un messaggio importante, fondamentale, quello del cantante dei Negramaro, l’unica strada perché “insieme, finalmente, noi domani torneremo a uscire”. Questo il contributo di uno dei nostri artisti più amati, che non a caso completa la sua canzone con un invito: “Per ora resta a casa. Fallo per te e per me. E per noi!”.

Puglia, nuova impennata

Coronavirus, i contagi comunicati dalla Regione

A Galatina, incendio in ospedale. Dalla CEI tre milioni per le strutture sanitarie. Vigili del Fuoco, omaggio al Policlinico. Adelfia, furto mancato scoppia un incendio. Un uomo si lancia in mare per evitare una multa. Abusivismo, intervengono gli artigiani tarantini. La situazione in Italia e in Puglia.

Coronavirus: 163 contagi in un giorno

Nuova impennata di contagi in Puglia. Secondo quanto comunicato dal presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano, sono risultate positive 163 persone su 1.617 test effettuati (10% circa). Cinque i decessi: tre in provincia di Foggia (59, 93 e 75 anni), uno in provincia di Bari (62 anni) e uno in provincia di Lecce (87 anni). Salgono quindi a 91 i decessi totali nella nostra regione.

E veniamo al numero dei ricoverati. Sono 696, così suddivisi: 76 nella provincia di Bari; 54 in quella di Lecce; 5 nella Bat; 22 nel Tarantino, 12 in provincia di Brindisi; 28 casi nel Foggiano. Salgono a 32 i pazienti guariti.

Dall’inizio dell’emergenza sono stati 13.117 i test effettuati, il totale dei casi positivi Covid-19 in Puglia è di 1.712: 594 in provincia di Bari, 405 nel Foggiano, 293 nel Leccese; 164 in provincia di Brindisi, 121 nel Tarantino, 103 nella Bat; 19 sono, invece, i casi attribuiti a residenti fuori regione; per tredici di questi, è in corso l’attribuzione della relativa provincia.

Parrucchieri, dilaga l’abusivismo

Dilaga il fenomeno dell’abusivismo nel settore estetica e acconciatura. Chi già prima dell’emergenza sanitaria agiva nella completa illegalità, continua ancora oggi ad operare a domicilio, in barba ai divieti imposti per contenere l’emergenza sanitaria. La denuncia è di Ivano Mignogna, a nome del settore Acconciatura ed Estetica di Casartigiani Taranto. I Dpcm emessi dal Governo sono stati adottati allo scopo di contrastare e contenere il diffondersi del virus Covid-19 con l’immediata chiusura di tutte le attività. “E’ un’ingiustizia – rileva, invece, il presidente di Casartigiani Taranto, Stefano Castronuovo – le misure emesse a tutela della categoria che rappresentiamo sono minime e non ancora operative; molti micro imprenditori ci segnalano già l’impossibilità di far fronte agli acquisti dei beni di prima necessità”.

Incendio in ospedale a Galatina

Momenti di paura la scorsa notte nell’ospedale Santa Caterina Novella di Galatina dove si è sviluppato un incendio, probabilmente appiccato da uno dei pazienti ricoverati, in una delle stanze dell’unità Operativa di Medicina Generale, al terzo piano della Palazzina Uffici. E’ accaduto poco dopo le 4.30. Second accertamenti sarebbe stato uno dei cinque pazienti ricoverati che avrebbe problemi psichici, a dare fuoco ad un materasso.

Coronavirus: Cei, 3 milioni a ospedali

Proseguendo nell’opera di sostegno alle strutture ospedaliere, molte delle quali stanno radicalmente modificando la propria organizzazione interna per rispondere all’emergenza sanitaria, la Conferenza Episcopale Italiana mette a disposizione altri 3 milioni di euro (provenienti dai fondi dell’Otto per mille, che i cittadini destinano alla Chiesa cattolica. Questo contributo andrà a beneficio della Fondazione Policlinico Gemelli, dell’Ospedale Villa Salus di Mestre, dell’Ospedale Generale Regionale Miulli di Acquaviva delle Fonti (Bari).

Coronavirus: omaggio Vvf al Policlinico

Applausi e sirene all’indirizzo di medici, infermieri e gli operatori impegnati, a ogni livello, a contrastare la pandemia. Così i vigili del fuoco del comando provinciale di Bari hanno voluto ringraziare gli operatori sanitari impegnati in prima linea nella lotta al Covid-19 al Policlinico di Bari. I mezzi hanno percorso i viali della struttura sanitaria fermandosi prima davanti al padiglione Asclepios adibito a ‘Covid Hospital’, poi davanti al plesso dove ha sede la centrale operativa del 118.

Fiamme in Comune Adelfia per furto

In tilt computer e server, tanto da provocare un disastro nella gestione emergenza-coronavirus. Ciò è accaduto a causa di un incendio scoppiato durante un tentativo di furto nella sede del Comando della Polizia locale ad Adelfia che ha devastato per metà gli uffici comunali, mandando in tilt computer e server. I ladri hanno aperto con la fiamma ossidrica la cassaforte in cerca di armi e carte di identità , senza però trovare nulla.

Coronavirus: in mare per evitare multa

A Otranto un ciclista, nel tentativo di sottrarsi ai controlli previsti dal Dpcm Covid-19 ed evitare una multa, ha preferito entrare con la bicicletta in mare e restare in acqua a lungo pur di non essere identificato dai poliziotti. Invitato più volte dagli agenti ad uscire per essere identificato, il ciclista ha preferito restare a mollo per diversi minuti, ripetendo. Alla fine, però, è stato identificato e multato.

Coronavirus in Italia: 101.739 casi positivi (11.591 deceduti).

In Italia, dall’inizio dell’epidemia di Coronavirus, 101.739 casi persone hanno contratto il virus Sars-CoV-2 (4.050 persone in più rispetto a ieri per una crescita del 4,1%). Di queste, 11.591 sono decedute (+812 +7,5%) e 14.620 sono guarite . Attualmente i soggetti positivi sono 75.528 (il conto sale a 101.739 — come detto sopra — se nel computo ci sono anche i morti e i guariti, conteggiando cioè tutte le persone che sono state trovate positive al virus dall’inizio dell’epidemia). I dati sono stati forniti dalla Protezione civile.

I pazienti ricoverati con sintomi sono 27.795; 3.981 sono in terapia intensiva (+75 , 1,9%), mentre 43.752 sono in isolamento domiciliare fiduciario.

REGIONI, I DATI

A seguire, e suddiviso per Regione, i casi totali di coronavirus (numero di persone trovate positive dall’inizio dell’epidemia: include morti e guariti).

Lombardia 42.161 (+1154, +2,8%)

Emilia-Romagna 13531 (+412, +3,1%)

Veneto 8724 (+366, +4,4%)

Piemonte 8712 (+506, +6,2%)

Marche 3684 (+126, +3,5%)

Liguria 3217 (+141, +4,6%)

Campania 1952 (+193, +11%)

Toscana 4412 (+290, +7%)

Sicilia 1555 (+95, +6,5%)

Lazio 2914 (+208, +7,7%)

Friuli-Venezia Giulia 1501 (+21, +1,4%)

Abruzzo 1345 (+52, +4%)

Puglia 1712 (+163, +10,5%)

Umbria 1051 (+28, +2,7%)

Bolzano 1325 (+111, +9,1%)

Calabria 647 (+33, +5,4%)

Sardegna 682 (+44, +6,9%)

Valle d’Aosta 584 (-)

Trento 1682 (+88, 5,5%)

Molise 134 (+7, +5,5%)

Basilicata 214 (+12, +5,9%)

 

PUGLIA, I DATI

Bari 594

Foggia 405

Lecce 293

Brindisi 164

Barletta-Andria-Trani 103

Taranto 121

 

Medici sfiniti

Aumentano i decessi, calano i contagi

Un invito dai medici baresi: restate a casa, l’unico modo per proteggere medici, personale sanitario e voi stessi. Diciassette morti in un solo giorno in Puglia. Sessantacinque complessivamente le vittime nella nostra regione.

Diciassette morti, ieri, in un solo giorno in Puglia. Mentre nel resto d’Italia, dove si registra un sensibile calo di ricoveri e decessi, in Puglia non si erano contati tanti morti dall’inizio dell’emergenza Coronavirus. In attesa di conoscere un nuovo, esaustivo quadro circa gli effetti provocati dal Covid-19, sono sessantacinque fino ad oggi le vittime accertate in Puglia.

Casi totali in Puglia: 1.182 89. Ottantanove in più rispetto a ieri (+8,9%). Per il quarto giorno il numero dei contagi resta basso. E’ la provincia di Bari a denunciare il maggior numero di contagi (387), seguita da Foggia (305). I diciassette decessi sono stati registrati in provincia di Lecce (uno, di 77 anni), in provincia di Brindisi (sei, di 77, 71, 82, 54, 87, 79 anni), in provincia di Foggia (otto, di 86, 92, 80, 77, 57, 89, 74, 75 anni) e in provincia di Bari (due, di 92 e 74 anni).

Intanto, da Taranto arriva la notizia del giorno. Fino al 3 aprile, causa l’emergenza Coronavirus, lo stabilimento siderurgico ArcelorMittal (ex Ilva) di Taranto sospende l’attività produttiva ai fini commerciali, garantendo solo mantenimento e salvaguardia di impianti e sicurezza, con l’utilizzo di 3.500 lavoratori diretti e 2.000 dell’indotto nell’arco delle ventiquattro ore. Secondo quanto riferito da fonti sindacali, il decreto è del prefetto di Taranto, Demetrio Martino.

EMERGENZA-PUGLIA

Ma torniamo all’emergenza sanitaria pugliese a causa del coronavirus. Dopo quattro giorni nel corso dei quali è stato registrato un minor numero di contagi, oggi in Puglia sono risultate positive al coronavirus 152 persone, mai un numero così alto dall’inizio dell’emergenza. Negli ultimi tre giorni i nuovi casi non erano mai andati oltre la soglia delle cento infezioni. Sono quattro, invece, i decessi rilevati nelle ultime ventiquattro ore. Complessivamente in Puglia sono 69 le persone morte e 612 quelle ricoverate, mentre i guariti sono 25.

Medici provati dalla sforzo a causa dell’emergenza coronavirus. Sul viso i segni rossi lasciati dalle mascherine. Medici che affrontano l’epidemia stando in prima linea, spesso con protezioni insufficienti. In questo periodo sono tante le immagini degli operatori sanitari in trincea nella lotta all’epidemia che sono circolate sui media. Ed è ispirandosi a quelle immagini che “Fimmg Bari” ha deciso di lanciare la campagna «Medici, non eroi”», per invitare i cittadini al distanziamento sociale. “Proteggili tu, resta a casa”, recitano i banner diffusi sui canali social e che riportano immagini di medici sfiniti. «Resta a casa. Proteggi i medici, il personale sanitario e te stesso: se hai sintomi, chiama il tuo medico», è l’invito dei sanitari baresi.

GB, MINISTRI KO

Per le notizie dall’estero, brutto colpo per il premier britannico Boris Johnson – «Non abbiate paura, stringete le mani tranquillamente!», giorni fa – contagiato dal coronavirus e attualmente in auto-isolamento. Lo riporta Downing Street. Il tampone è stato eseguito dopo che il primo ministro conservatore aveva accusato sintomi di contagio da Covid-19.  Contagiato anche il ministro della Sanità, Matt Hancock, che ha confermato in prima persona di essere a sua volta risultato positivo al test e di avere al momento «sintomi lievi». Anche il ministro Hancock è ora in auto-isolamento.

Insomma, contrariamente a quanto affermato dal primo ministro Johnson, e da uno studioso inglese («per gli italiani, un pretesto per fare una siesta…»), il Regno Unito purtroppo sta registrando un boom di casi di contagio e di morte per coronavirus. Per la prima volta i decessi aumentano di oltre cento in un giorno. Il numero censito delle persone infettate è cresciuto fino a 11.658 nelle ultime 24 ore, secondo i dati aggiornati a oggi del ministero britannico della Sanità, con un picco di 2.129 in più rispetto a ieri. Mentre il totale registrato dei morti è passato da 463 a 578, ossia un balzo di 115 in più. I test eseguiti nel Paese sono saliti intanto a quasi 105.000.

AFRICA PREOCCUPATA

La situazione dell’epidemia di coronavirus in Africa comincia a preoccupare.  Ci sarebbe un’evoluzione drammatica, con un aumento geografico del numero dei Paesi coinvolti e anche dei contagiati. L’allarme lo lancia la direttrice regionale dell’Oms per l’Africa, Matshidiso Rebecca Moeti. Da qualche giorno, sono 39 i Paesi interessati con circa 300 casi al giorno, per un totale di 2.234 casi. Difficili le misure di isolamento da adottare dove esiste una vita comunitaria molto forte. E’ necessario, ora, trovare altri metodi di igiene per minimizzare la propagazione.

Il Sudafrica, invece, ha annunciato i suoi primi due decessi per coronavirus e il superamento della soglia dei mille casi di contagio.  «Due persone sono morte nella provincia del Capo occidentale», il “Western Cape”, ha reso noto in un comunicato il ministro della Salute sudafricano Zweli Mkhize sottolineando che si tratta dei  «nostri primi morti di Covid-19» e che il numero dei casi «ha superato la soglia dei mille».

Intanto, il primo ministro francese, Edouard Philippe, ha annunciato, al termine del Consiglio dei Ministri, la proroga di 15 giorni del confinamento per i francesi. La misura restrittiva, dopo i primi quindici giorni,  sarebbe scaduta martedì 31 marzo.

La Cina continuerà a condividere informazioni ed esperienze senza riserve con gli Usa, disposta, viste le difficoltà di Washington contro il coronavirus, «a dare aiuto nella misura in cui le sue capacità lo consentono». Nella telefonata con l’omologo Donald Trump, il presidente Xi Jinping ha notato, spiega una nota del ministero degli Esteri, che ci sono molti cittadini cinesi, soprattutto studenti, negli Usa. Pechino tiene alla loro vita e «spera che la parte Usa adotti misure efficaci, garantendone sicurezza e benessere».

Cina e Usa dovrebbero «unirsi nella lotta» contro la pandemia letale che sta avanzando a livello globale, le parole di Xi, che nella telefonata avuta con Trump Xi ha espresso anche l’auspicio che Washington adotti «azioni reali» per migliorare i rapporti bilaterali, in base a quanto riferito dalla tv statale Cctv. Le relazioni tra i due Paesi, ha aggiunto, «sono arrivate a una congiuntura importante».

STATI UNITI, PRIMI!

Gli Stati Uniti sono diventati il primo Paese al mondo per casi di coronavirus: secondo i dati delNew York Times sono 81.488, più di Cina e Italia, con 1.178 morti in tutto il Paese. Si registra anche un focolaio, con 25 marinai contagiati, a bordo della portaerei americana “Roosevelt” che naviga verso Guam, nel Pacifico.

Per l’Oms-Europa ci sono «segnali incoraggianti» sul fronte lotta al coronavirus nella regione. Citando i cali registrati in Italia, si avverte però che è troppo presto per dire che il peggio è passato. Nel Vecchio Continente, secondo i calcoli dell’Afp sono più di 250mila i casi ufficialmente dichiarati, ovvero più della metà di quelli in tutto il mondo. La sanità britannica teme uno tsunami di ricoveri.

Il numero dei morti torna ad aumentare in Spagna con 769 vittime indicate nelle ultime 24 ore. Il bilancio totale dei morti sale così a 4.858. Lo scrive El Pais. Si contano inoltre 64.059 contagi da coronavirus, mentre sono 9.357 i guariti, riferiscono i media spagnoli citando le cifre fornite dal ministero della Sanità. «Ci sono già quasi 10.000 operatori sanitari contagiati in Spagna», riporta il sito di El Mundo sottolineando che, secondo gli ultimi dati, i casi del personale nella sanità positivo al coronavirus sono 9.444

In Romania accelera la velocità dei contagi da coronavirus. Come hanno riferito le autorità sanitarie, nelle ultime 24 ore sono stati accertati altri 263 casi, il doppio del giorno precedente, con il totale che sale a 1.292. Nel Paese balcanico si sono registrati al tempo stesso finora 24 decessi e 115 persone che sono invece guarite.

WUHAN, VIRUS BLOCCATO

Il contagio del coronavirus a Wuhan, capoluogo della provincia di Hubei nella Cina centrale, risulta attualmente «sostanzialmente bloccato»: è la valutazione fatta nel pomeriggio in una conferenza stampa da Liu Dongru, vicedirettore del comitato sanitario dell’Hubei, la provincia epicentro dell’infezione. Liu, ha riportato il Quotidiano del Popolo, ha anche spiegato che la città focolaio della pandemia ha visto il giudizio sul livello di gravità del rischio ridotto da «alto» a «medio». I casi registrati giovedì in Cina sono stati 55, di cui 54 importati e uno interno nello Zhejiang. La Commissione sanitaria nazionale ha citato nei suoi aggiornamenti quotidiani 5 nuovi decessi tutti nell’Hubei e 49 nuovi casi sospetti.

Notizie dalla Russia. Il governo ha ordinato la chiusura di tutti i bar e ristoranti nel Paese per contenere la diffusione del coronavirus. Lo ha annunciato il governo di Mosca. Anche i negozi,  tranne gli alimentari e le farmacie, dovranno chiudere tra il 28 di marzo e il 5 aprile, ovvero la settimana di ‘vacanza’ nazionale decretata da Putin per combattere la diffusione del coronavirus. Lo ha annunciato il sindaco della capitale Serghei Sobyanin sul suo sito.  Sono oltre mille i casi di Covid-19 accertati in Russia, tre i decessi.

Continuano ad aumentare velocemente i contagiati da Coronavirus in Germania: sono saliti a 43.646 i casi postivi segnalati dall’Hopkins University, secondo la quale il bilancio delle vittime è di 239. Questa mattina i positivi registrati erano 37.323 e le vittime 206: dato che segnala che solo oltre 6000 i nuovi casi registrati. Il ministro della Salute Jens Spahn ha affermato oggi che i tedeschi sono davanti “alla quiete prima della tempesta”.

«Coronavirus, una sciagura»

Roby Facchinetti, in esclusiva, parla dalla sua Bergamo

La città lombarda la più colpita dal Covid-19. Rinuncia al collegamento con “Domenica in”, rilascia una intervista alla web radio di “Costruiamo Insieme”. «Barricati in casa, finestre chiuse. L’Eco di Bergamo, dodici pagine di necrologi! Ogni famiglia colpita da questo nemico invisibile. Ai tarantini: non uscite, ascoltate musica, usate internet»

«L’Eco di Bergamo, il quotidiano della nostra città, è un bollettino di guerra: da una media di una pagina al giorno dedicata ai necrologi, siamo passati di colpo a dodici!». Roby Facchinetti, interprete, autore e leader dei Pooh, la formazione musicale italiana più amata, ha rinunciato al collegamento da casa sua con Mara Venier e “Domenica in” su Raiuno. «Non me la sento, la mia città è moribonda, sta soffrendo decine di lutti al giorno, la gente non può avvicinarsi ai suoi cari per l’ultimo saluto: un disastro dopo l’altro». Il popolare artista accetta di parlare con la web-radio (passaggio e replica in queste ore) e con il sito di “Costruiamo Insieme”. Dalle sue parole si evince il dolore, Facchinetti dà la dimensione della sciagura abbattutasi sulla sua città, dove abita insieme con moglie e figli. Bergamo, punta avanzata di una regione, la Lombardia, martoriata dal Covid-19, tristemente noto come coronavirus.

Facchinetti e giorni tristissimi, scanditi da un virus che nella sua città semina terrore e morte.

«A Bergamo, la città più colpita da questo disastro, viviamo barricati in casa: abbiamo paura, ne ho tanta per i miei cari, moglie, figli, nipoti; per gli amici, i miei concittadini: magari hai parlato un paio di ore prima con uno di loro che ti ha rassicurato, ha detto che va tutto bene e, invece, ti richiama per dirti che il virus s’è portato via un amico, un parente…».

La sua Bergamo, non un grande comune. Le centinaia di morti da coronavirus danno una percezione ancora maggiore della sciagura.

«Una ragione che ci fa soffrire di più, ci conosciamo tutti e se la gente non la conosci direttamente, poco ci manca, sono persone che hai incontrato, sono vicini di casa con cui ti sei incrociato decine e decine di volte: il virus ha colpito gran parte delle famiglie; questo nemico invisibile fa paura, non apriamo nemmeno le finestre, tanto temiamo il contagio. La spesa la facciamo raggiungendo telefonicamente esercizi commerciali e personale; insieme con il personale medico dedito all’assistenza dei malati H24, sono loro i nostri eroi: lasciano l’ordine davanti al cancelletto riducendo al massimo il nostro contatto con l’esterno e con il rischio».

Chiusi in casa, in teoria ci sarebbe più tempo da dedicare ad altro.

«Mi rifugio nella musica, ma non è così semplice, mi sento perseguitato dallo stesso pensiero: un tarlo nella testa che non mi abbandona un solo attimo; difficile dedicarmi alla scrittura, a una lettura, manca la concentrazione…».

Le sue mattinate.

«Non dormo più di due, tre ore di fila; l’angoscia, la paura mi tengono sveglio, la serenità è ormai qualcosa di astratto. La mattina accendo il pc e vado su internet, passo in rassegna quei siti dei quali mi fido e che mi offrono l’esatta dimensione di quanto sta vivendo il mio Paese: purtroppo, da giorni, niente di nuovo, dunque niente di buono; passo, poi, alla tv, guardo i notiziari, il primo, il secondo e vado avanti così; infine tocca ai talk-show, quei programmi di aggiornamento con giornalisti e medici in collegamento; è un continuo susseguirsi di notizie, alla ricerca di una misera colonna su un giornale che ci dia speranza, che un virologo stia lavorando per debellare questo male!».

Nessuna contromisura, se non la quarantena.

«Invece di due settimane, per starcene sicuri, occorrerà restarsene in quarantena almeno tre settimane; magari servisse tutto questo nell’adottare contromisure in un momento in cui abbiamo netta la sensazione di vivere qualcosa di epocale».

Taranto è vicina alla sua città, martoriata dal coronavirus.

«E io, virtualmente, sono molto vicino a Taranto, città alla quale sono legato da grandissimi ricordi e non solo quando i Pooh hanno cominciato ad avere successo: eravamo un complesso musicale pressoché sconosciuto, appena entrato in classifica con “Piccola Katy”, e già avvertivamo l’affetto dei tarantini; poi i concerti all’Alfieri, al Mazzola e allo Iacovone, i ventimila spettatori sono arrivati quando le hit parade erano diventate casa nostra».

Questo disastro ha virtualmente riavvicinato fra loro gli italiani.

«Abbiamo fatto squadra. Come spesso accade la paura ricompatta i sentimenti, fra le mura di casa si riflette, si torna a parlare, a rivedere le priorità, spesso indirizzate più al benessere che non alla salute; dopo questo scossone penso che gli italiani presteranno più attenzione al valore della vita, al prossimo: questo momento difficilmente passerà in cavalleria; non era mai successo che il Paese si fermasse di colpo e si svuotassero strade, chiudessero attività, indossassimo tutti le mascherine, dentro e fuori casa: no, questa è una mazzata epocale».

A proposito di squadra, Facchinetti tifoso e autore dell’inno dell’Atalanta. Sul più bello, lo stop campionato e Champion’s. Questa stagione, unica per i successi della Dea (così denominata la squadra nerazzurra), sarà per sempre ricordata con un po’ di malinconia.

«Stop sacrosanto al campionato e alla Campion’s, la Dea stava disputando la più grande stagione della sua storia collezionando un’emozione dopo l’altra. Abbiamo fatto in tempo a gioire della vittoria esterna con il Valencia, a porte chiuse: giocare senza pubblico equivale a un allenamento e anche quello era un primo segnale, il calcio si stava fermando e noi lo avevamo perfettamente compreso e condiviso. Secondo qualcuno, proprio assistere nei bar, nei locali chiusi, festeggiare l’impresa sportiva, avrebbe accelerato il contagio fra gli anziani. Fosse così sarebbe un’altra sciagura, tanto che diventa anche superfluo parlare di calcio».

Detto dei concerti tarantini, una volta debellato il virus, potrebbe esserci un mega-evento, con i Pooh e altri artisti?

«Non escluderei nulla, ma con il coronavirus sull’uscio di casa, preferisco concentrarmi su altro: la musica mi aiuta molto, ne ascolto tanta, ma scriverla non solo è più complicato, ma stare concentrati è pressoché impossibile; il pensiero corre al prossimo tg, quello della speranza: ecco, sogno l’apertura di un notiziario che dica che l’incubo è finito, è stato trovato l’antivirus e gli italiani, poco per volta, possono tornare a riappropriarsi della propria vita».

Il cronista immagina la risposta, ma deve provarci. Una reunion con i Pooh, magari in questi giorni, fra i mille pensieri è balenata anche l’idea del “passata la bufera, perché no?”.

«Sono concentrato sul momento che sta attraversando la mia città e l’intero Paese; ai tarantini dico “restate in casa”, all’amico cronista “portiamo a casa la pelle”, poi ne riparliamo!».

Puglia, sei decessi

Coronavirus, la regione prosegue nei test

Sale a trentasette il numero delle vittime nelle nostre province. A Taranto in funzione il laboratorio per la diagnosi del Covid-19. Prudenza su farmaci risolutivi promossi da videomaker su internet. Non solo mascherine, anche le sciarpe vanno bene. Anche all’estero attivano contromisure. Attenzione sui prodotti sanificanti non autorizzati. 

Altri sei sono stati i decessi legati all’epidemia di coronavirus registrati in Puglia. Salgono così a trentasette i morti nella nostra regione. A darne notizia, il presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano. Prosegue l’attività sanitaria. Effettuati 601 test: positive 120 persone, 37 nella provincia di Bari; 10 nella Bat; 2 nel Brindisino, 14 nel Foggiano, 29 in provincia di Lecce; 5 nel Tarantino. Due sono i pazienti provenienti da fuori regione e 21 ancora da attribuire. Dei sei decessi, quattro sono avvenuti in provincia di Foggia, uno nel Leccese e un altro in provincia di Brindisi. Dall’inizio dell’emergenza sono stati effettuati 6.761 test, i casi positivi in Puglia sono 906, la provincia di Bari la più colpita con 268 casi, seguita da quella di Foggia con 226.

Intanto è entrato in funzione anche a Taranto il laboratorio di biologia molecolare per la diagnosi del Coronavirus. Con una nota, lo ha annunciato il consigliere regionale Michele Mazzarano. In virtù di ciò, i tamponi faringei eseguiti dal Dipartimento di Prevenzione dell’Asl di Taranto non saranno più spediti a Foggia per essere esaminati.

Quello di Taranto è il settimo laboratorio dedicato al Covid-19 in Puglia. Si aggiunge a quelli di ospedali Riuniti di Foggia, istituto zooprofilattico di Foggia, Policlinico di Bari, e quelli di Brindisi, Bat e Lecce. E in attesa che parta l’istituto zooprofillatico di Putignano. L’auspicio, a questo proposito, è l’attivazione in Puglia del test rapido dei tamponi, supportato da sistemi di innovazione tecnologica, per eseguirne un numero sempre maggiore.

Si registra, intanto, un sottile miglioramento nelle cifre riguardanti il coronavirus, ma non è il caso di lasciarsi andare a facili entusiasmi, in un momento in cui è necessario proseguire, secondo quanto indicato dal Governo, gli inviti rivolti ai cittadini residenti sul territorio italiano. A proposito di inviti e istituzioni, interviene anche il Presidente della Repubblica. Restare uniti anche di fronte all’emergenza sanitaria: è l’appello lanciato da Sergio Mattarella in occasione della commemorazione delle Fosse Ardeatine. «I valori del rispetto della vita e della solidarietà che ci sorreggono in questo periodo, segnato da una grave emergenza sanitaria, rafforzano il dovere di rendere omaggio a quei morti innocenti» sono state le sue parole.

AVIGAN, ANDIAMOCI PIANO

Nelle ultime ore circolava un video che indicava l’Avigan come medicinale per curare il coronavirus. Preoccupati, invece, per il test in Italia, sono proprio i produttori del farmaco. «Siamo molto sorpresi della possibilità che il nostro farmaco possa essere testato in Italia nella attuale pandemia da coronavirus». Lo ha dichiarato Chiaki Hasegawa, a capo delle pubbliche relazioni del colosso farmaceutico giapponese, in una intervista rilasciata alla DIRE. Anzi, aggiunge il portavoce della Casa farmaceutica, a proposito dell’Avigan, «il fatto che strutture italiane possano considerare di avviare sperimentazioni estese o un possibile utilizzo ci preoccupa molto: i test di cui si parla riguardano la versione cinese di questo farmaco e non ci sono ancora sufficienti sperimentazioni su pazienti non giapponesi».

Il gruppo FS italiane in collaborazione con al Protezione Civile offre ai medici volontari selezionati per la task force «Medici per il Covid» a supporto delle strutture sanitarie del Nord, la possibilità di raggiungere gratuitamente le regioni maggiormente colpite dall’epidemia a bordo dei treni di Trenitalia

SCIARPE E FOULARD

Sciarpe e foulard possono bastare. Le mascherine non sono necessarie se si mantiene la distanza di sicurezza di almeno un metro. Devono usarle le persone che hanno sintomi respiratori, come tosse, raffreddore o altre cose. Ma per proteggere gli altri. Se uno vuole proteggersi perché durante il percorso non riesce a mantenere sempre la distanza, la mascherina è la soluzione, ma in carenza di mascherine si possono usare anche altri sistemi come sciarpe o foulard. Lo ha detto Silvio Brusaferro, presidente dell’Istituto Superiore di Sanità, intervenuto in una trasmissione radiofonica.

Ma della serie “non si può mai stare tranquilli”, ecco una news che fa riflettere. Segnalare l’episodio lo stesso Comando provinciale della guardia di finanza di Napoli, che a Sant’Antimo ha sequestrato una fabbrica di detersivi e saponi e oltre 400 litri di igienizzante per mani prodotto senza alcuna autorizzazione ministeriale. In particolare, i militari del gruppo di Frattamaggiore, a seguito di specifiche analisi di rischio effettuate anche attraverso le piattaforme di vendita on line, hanno individuato e perquisito l’azienda in questione, e sequestrato circa 300 litri di igienizzante sfuso, 792 flaconi da 150 ml di igienizzante pronti per l’immissione in vendita e più di 100.000 etichette ingannevoli.

E DALL’ESTERO…

Una delle ultime notizie dall’estero, arriva dalla Spagna. I casi confermati di coronavirus hanno superato quota 35.000, mentre i decessi sono oltre 2.200: è quanto emerge dagli ultimi dati pubblicati dal quotidiano El Pais. In particolare, i contagi nel Paese sono ora 35.068 e i decessi 2.229. Le persone guarite sono 3.355.

Infine, le Borse europee che aprono in forte rialzo (Milano +2,5%). Dopo il rimbalzo dei listini asiatici, con Tokyo che ha chiuso a +7,13%. Londra avanza del 4,11% a 5.196 punti, a Milano l’indice Ftse Mib guadagna il 2,58%. Francoforte sale del 5,3% a 9.226 punti, Madrid del 3,5% e Parigi del 4,38%. I mercati azionari si sono galvanizzati dopo il Qe illimitato lanciato dalla Fed, che ieri non è bastato a Wall Street ma che è stato invece ben accolto oggi in Asia e in Europa.

«Le anime spezzate…»

Massimo Castellana, portavoce di “Genitori tarantini”

L’associazione presieduta da Cinzia Zaninelli nasce una sera fra amici. «Una piccola, in lacrime, chiede a noi tutti il perché i nostri figlioli non sono uguali a quelli del resto d’Italia. Una manifestazione e un gesto forte: mostrare i volti dei piccoli sfortunati che non solo un numero» 

Fra gli ultimi ospiti negli studi di “Costruiamo Insieme”, Massimo Castellana, portavoce dell’Associazione “Genitori tarantini” di cui è presidente Cinzia Zaninelli. Detto che il propagarsi del Covid-19 (Coronavirus) non ha rallentato la nostra attività informativa, – prese le debite precauzioni – ecco un altro appuntamento con la rubrica “Con parole mie”.

Castellana, come e con quale esigenza nasce “Genitori tarantini”?

«In una serata particolare, durante un incontro tra amici, quando la figlia di uno di questi, sette anni, ci invita a vedere in tv un servizio su Taranto; piangeva, la piccola, abbracciata alla madre chiedeva il perché molti bambini tarantini si ammalassero e morissero».

Un interrogativo imbarazzante, specie se posto da un bambina.

«Infatti, cosa rispondi a una bambina che senza giri di parole ti rivolge una domanda così complicata nella sua risposta? Quella, pertanto, è stata l’occasione per fare qualcosa di mirato, creare un’associazione che denunciasse all’opinione pubblica, non solo locale, quello che stava accadendo sul nostro territorio: le storie dei nostri bambini e dei loro genitori. Dunque, siamo partiti dalle paure di uno dei nostri bambini, per dare voce alle tante storie che molte famiglie avevano vissuto o stavano vivendo a causa dell’inquinamento industriale. Le testimonianze, tristi, di bambini che hanno visto morire un compagno di scuola, di classe…».Massimo Castellana 02Un aspetto al quale non molti avevano posto l’accento.

«E’ terribile per un genitore perdere un figlio: un dramma inimmaginabile; dunque, bisogna pensare anche ai bambini, quanti come loro vengono travolti da storie simili: un piccolo è impreparato a uno choc così tremendo, con una città che vive ancora oggi una situazione improponibile».

Quattro anni fa il manifesto “I bambini di Taranto vogliono vivere”. Frase tanto semplice, quanto disarmante: quali domande e quali risposte da quando avete cominciato a dare voce ai “Genitori tarantini”?

«Lo striscione al quale lei si riferisce è un’immagine reale, scattata fra il 31 dicembre 2015 e l’1 gennaio 2016; tratta da un video di Gianfranco Curto, per dare spessore a uno slogan coniato dalla nostra presidente, Cinzia Zaninelli: “I bambini di Taranto vogliono vivere”, una frase che non dovrebbe essere pronunciata, perché in realtà i nostri piccoli chiedono solo di crescere come i bambini di tutto il mondo, pertanto il fatto che si debba ricorrere a una espressione di grande impatto presuppone ci sia un problema, molto serio. Quanto chiedono i nostri bambini lo abbiamo spiegato alle istituzioni, lo abbiamo scritto in una lettera indirizzata al Papa, senza purtroppo avere risposta; le domande sono sempre le stesse: come può, una comunità, essere trattata diversamente rispetto al resto d’Italia?».

Poi le domande che si pongono i grandi e alle quali, purtroppo, danno risposta.

«Madre di tutte le domande: come mai a Genova, l’area a caldo, che provoca problemi di salute, è stata chiusa perché incompatibile con la vita di cittadini e lavoratori del posto, e a Taranto no? L’Ilva dell’epoca, non solo quel ciclo produttivo lo ha trasferito a Taranto, ma lo ha pure potenziato, diventando – secondo un decreto governativo – strategica per l’Italia; quell’aggettivo, “strategico”, ha di fatto messo i tarantini spalle al muro: non si può tornare indietro».
Massimo Castellana 03Qual è stato il motivo di confronto con i dipendenti del siderurgico? Famiglie contro: chi a favore della chiusura, chi a difesa del proprio posto di lavoro.

«Ci sono stati dipendenti del siderurgico, ex Ilva, oggi Arcelor Mittal, che si sono posti la domanda e dati una risposta: non si può andare avanti così, quella fabbrica va chiusa, a cominciare dall’“area a caldo”; altri che, invece, lo dico col dolore nel cuore, intendono arrivare all’età pensionabile mantenendo il posto di lavoro: non c’è, però, condizione peggiore di chi – costretto a lavorare – crea problemi sanitari e ambientali non solo a se stesso, ma ai figli e all’intera comunità nella quale vive. Eppure, l’Articolo 32 della Costituzione considera la salute diritto fondamentale dell’individuo e del resto della collettività».

In quest’ultimo periodo il vostro impegno a nome di quei bambini che non ci sono più.

«Abbiamo organizzato una fiaccolata per ricordare quei bambini; raccolto foto e storie di genitori che hanno condiviso con noi il valore della manifestazione: se non si vedono i volti dei piccoli – mostrati a seguito di una liberatoria rilasciata dagli stessi sfortunati genitori – non si ha la netta percezione di cosa in realtà stia succedendo».

Un colpo allo stomaco, al cuore, alla coscienza della gente.

«Abbiamo mostrato che i numeri di cui si parla spesso, hanno un volto, un nome, un futuro negato; Umberto Follino, ci ha indicato una proposta che noi abbiamo raccolto e realizzata in un evento che ha richiamato quasi diecimila tarantini; contiamo di riproporre questa iniziativa – una volta debellata l’epidemia del coronavirus – ma stavolta ai nomi dei piccoli, aggiungeremo anche quelli di adulti e anziani: quando scompare un bambino, nei genitori lascia un vuoto incolmabile; ma penso che accada lo stesso a parti inverse, anche quando un genitore viene meno lascia il proprio figliolo nella disperazione: un piccolo che affronta la sua crescita senza avere accanto sé un genitore, compie un percorso sicuramente più difficile dal punto di vista psicologico».

Coronavirus, guardia alta

Invito alla prudenza, da Milano a Taranto

Si moltiplicano casi e raccomandazioni su tutto il territorio. Asse medico Lombardia-Lazio. Settantadue nuovi casi in Puglia, cinque nella nostra provincia. Gli applausi agli agenti di Polizia di stato e quattromila mascherine regalate al Comune da un negozio gestito in città da cinesi.

ITALIA – In Italia si contano oltre 26mila malati di coronavirus (tremila in più rispetto al giorno prima) cui si aggiungono i circa 3mila guariti e i 2.500 decessi. Lo ha dichiarato il Commissario all’Emergenza, Angelo Borrelli, in un incontro con la stampa. Balza subito all’occhio una crescita di 3.500 unità rispetto a quella diffusa ventiquattro ore prima.

Prosegue, intanto, l’attività di alleggerimento degli ospedali della Lombardia con il coordinamento della Cross, la Centrale remota operativa di soccorso sanitario: 50, tre in più di ieri, sono i pazienti trasferiti in altre strutture regionali.

Intanto la Farnesina, l’unità di crisi, informa che sono 90 i voli per oltre ottomila italiani che intendono tornare in patria. L’intera rete diplomatico-consolare è al lavoro per comunicare informazioni utili ai connazionali e agevolarne il ritorno.

Fra le notizie che circolano in queste ore, il ponte Lombardia-Lazio. E’ partito, infatti, un elicottero dell’Ares 188, attraverso il sistema di Protezione Civile, per trasferire due pazienti Covid-19 dalla Lombardia a Roma per assistenza in terapia intensiva. Lo ha reso noto noto l’assessore alla Sanità del Lazio, Alessio D’Amato, attraverso “Salute Lazio”, il canale Facebook dell’Ente regionale.

PUGLIA – E veniamo alla Puglia. Sono 72 i nuovi casi di contagio da coronavirus rilevati nella nostra regione con due i decessi nella Bat. Lo ha reso noto il presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano, sulla base delle informazioni del direttore del dipartimento Promozione della Salute, Vito Montanaro. Effettuati, nel frattempo, 327 test in tutta la regione per l’infezione da Covid-19 Coronavirus, di questi: 255 sono risultati negativi e 72 positivi. I casi positivi sono cosi suddivisi:26 in provincia di Bari; 1 nella Bat; 10 nel Brindisino, 29 nel Foggiano, uno in provincia di Lecce e cinque in quella di Taranto. Salgono a 320 i casi positivi registrati in totale, 18 i decessi.

TARANTO – Cinque, si diceva, i casi nella provincia di Taranto: uno a Massafra, uno a Crispiano, uno a Lizzano e due medici di base a Manduria. Sale così a diciassette il bilancio complessivo registrato in tutta la provincia ionica.

Nel frattempo è cambiato il sistema di raccolta dati in Puglia, che sarà basato su un’unica piattaforma alimentata dai dati imputati a ciascuna delle Asl e che tiene conto anche dei cambi di unità operativa.

In ambito industriale, ArcelorMittal e le organizzazioni sindacali Fim, Fiom, Uilm, Usb ed Ugl hanno firmato un verbale di accordo che riguarda le misure di contenimento adottate dall’azienda per contenere i rischi di contagio da Coronavirus all’interno dello stabilimento siderurgico di Taranto, in applicazione degli ultimi Dpcm e delle direttive del Ministero della Salute. Le parti hanno convenuto di introdurre ulteriori iniziative temporanee e, in particolare, «la previsione di una riduzione dei volumi produttivi», che comporterà una presenza di lavoratori pari «a circa 3800 unità, cioè meno del 50% dei lavoratori in forza».

UDIENZE VIA SKYPE

Buone notizie dai Tribunali di Brindisi e Taranto, tra i primi in Puglia, tra i primi a celebrare via Skype le prime udienze di convalida degli arresti in carcere eseguiti in flagranza di reato. E’ quanto avvenuto dopo che sono entrate in vigore le sospensioni e le nuove misure per fronteggiare l’emergenza Coronavirus. Con i software dedicati al sistema giustizia, il gip ha potuto connettersi con i detenuti in carcere, dotato di una postazione, mentre gli avvocati si sono collegati alla conferenza da una postazione loro dedicata nel palazzo di giustizia.

E per finire, due episodi leggeri, di colore, come si dice. Per alleggerire la tensione a proposito dei numeri da Covid-19. Il primo, ancora ieri riportato da giornali, ma anche da testate “on line” e diversi blog, mai così attivi come in questi giorni: gli applausi a due agenti della Polizia di Stato. Momento di grande solidarietà avvenuto in via Laclos, all’altezza di via Minniti. Una “volante” con i lampeggianti accesi ha sostato per uno dei tanti controlli della serata. Alcune persone uscite sui balconi, verosimilmente per rappresentare uno dei tanti flash-mob organizzati nella serata, hanno iniziato ad applaudire. A questi applausi, ben presto si sono uniti, spontanei, quelli di altri tarantini affacciatisi ai loro balconi incuriositi per quanto stava accadendo. «Grazie di cuore, per tutto quello che state facendo: sentirvi così vicini è incoraggiante», ha esclamato una signora all’indirizzo dei due rappresentanti delle Forze dell’ordine.

4.000 MASCHERINE !

Infine, il bel gesto di “Happy Shopping”, un esercizio commerciale gestito da cittadini di nazionalità cinese a Taranto, che ha donato al Comune di Taranto 4mila mascherine chirurgiche. Sul pacco consegnato all’Amministrazione, il seguente messaggio: “Alla città di Taranto che ci ospita 4000 pezzi mascherine chirurgiche. Forza Taranto, Forza Italia, Forza Cina”.

Non si è fatta attendere la risposta del sindaco Rinaldo Melucci. In una nota, infatti, il primo cittadino «ringrazia di cuore» i proprietari dell’esercizio commerciale, spiegando che «le mascherine sono state distribuite a donne e uomini impegnati nell’affrontare questo particolare momento: è un dono che giunge gradito e giunge da chi conosce bene il peso di questa emergenza, e che ha eletto a seconda casa il nostro territorio».

Coronavirus, tocca al Sud

Sei casi accertati fra Taranto e provincia

Puglia terza, con 129 casi.  Prime Campania e Sicilia. Incubazione tra i quattro e i sette giorni. Gli assembramenti, una sciagura. I danni provocati dai “mega aperitivi”Nel fine-settimana il picco.

 Non si ferma la diffusione del coronavirus in Italia. Secondo il bilancio di oggi della Protezione civile, diffuso dal commissario per l’emergenza coronavirus Angelo Borrelli, in totale sono 14.955 i malati di coronavirus, 2.116 in più di ieri, mentre il numero complessivo dei contagiati (comprese vittime e i guariti) ha raggiunto i 17.660. Numeri e notizie forniti da Silvio Brusaferro, dell’Istituto superiore di sanità (Iss) in conferenza stampa alla Protezione civile.

Sei sono i casi accertati di Coronavirus nella provincia di Taranto. Si tratta dei quattro casi di Torricella, del dipendente tarantino di una ditta di Massafra e di un anziano di Taranto con patologie pregresse. Questi ultimi due pazienti erano transitati dal reparto di Medicina del Ss. Annunziata prima di essere trasferiti al reparto infettivi dell’ospedale Moscati.

ETA’ MEDIA DEI MORTI: 80,3 ANNI

Con le cartelle cliniche dei deceduti, i medici vanno approfondendo i dati sulla mortalità: i pazienti morti con il coronavirus hanno una media di oltre 80 anni, 80,3, per la precisione; le donne sono solo il 25,8%. L’età media dei deceduti è molto più alta degli altri positivi. Il picco di mortalità è nella forbice 80/89 anni. Il numero di morti tra gli ammalati, dunque, è più elevato tra gli over 80.

I morti per coronavirus, si diceva, sono 1.266, 250 in un solo giorno. Nella giornata di ieri l’aumento era stato di 189 decessi. Tra i deceduti, due hanno 39 anni: uno con un tumore e l’altro con una serie di tipologie di disturbi.

Dai dati della Protezione civile risulta che il contagio stia prendendo piede anche al Sud. In Campania si registra il maggior numero di casi (220 contagiati), seguono Sicilia (130), Puglia (129), Abruzzo (89), Sardegna (42), Calabria (38), Molise (17) e Balisicata (10).

WEEK-END, SI TEME IL PICCO

È verosimile aspettarci casi in questo weekend a causa dei comportamenti assunti lo scorso fine settimana. L’incubazione è tra i quattro e sette giorni. In questi giorni abbiamo assistito ad assembramenti, specie in quella che è la moda del momento: i mega aperitivi, luoghi dove probabilmente il virus ha circolato. Una parte di quelle persone nei prossimi giorni probabilmente mostrerà una sintomatologia. È un’ipotesi, vedremo le curve, nella speranza di essere smentiti dai fatti. Da qualche giorno gli italiani hanno compreso che comportamenti di questo tipo vanno evitati. L’impressione è che adesso si siamo consapevoli in modo più diffuso. Fino a una settimana fa, con ogni probabilità, si pensava che il coronavirus fosse un problema di alcune parti d’Italia e non di altre. L’epidemia al Sud, dunque, potrebbe partire adesso. Vedremo in questo week-end.

Covid-19, raccomandazioni di igiene contro il virus

Per prevenire il contagio e limitare il rischio di diffusione del nuovo coronavirus è fondamentale la collaborazione e l’impegno di tutti a osservare alcune norme igieniche. Nel Dpcm pubblicato in Gazzetta ufficiale il 4 marzo è chiesto a scuole, università e uffici pubblici di esporre le seguenti misure di prevenzione igienico sanitarie, e ai sindaci e alle associazioni di categoria di promuoverne la diffusione anche negli esercizi commerciali (dalle farmacie ai supermercati).

Le raccomandazioni

Lavarsi spesso le mani.
Si raccomanda di mettere a disposizione in tutti i locali pubblici soluzioni idroalcoliche per il lavaggio delle mani.
Evitare il contatto ravvicinato con persone che soffrono di infezioni respiratorie acute.
Evitare abbracci e strette di mano.
Mantenimento, nei contatti sociali, di una distanza interpersonale di almeno un metro.
Igiene respiratoria (starnutire e/o tossire in un fazzoletto evitando il contatto delle mani con le secrezioni respiratorie).
Evitare l’uso promiscuo di bottiglie e bicchieri, in particolare durante l’attività sportiva.
Non toccarsi occhi, naso e bocca con le mani.
Coprirsi bocca e naso se si starnutisce o tossisce.
Non prendere farmaci antivirali e antibiotici, a meno che siano prescritti dal medico.
Pulire le superfici con disinfettanti a base di cloro o alcol.
Usare la mascherina solo se si sospetta di essere malati o se si presta assistenza a persone malate.

Perché le raccomandazioni di distanziamento

L’Istituto superiore di sanità (Iss) sottolinea che queste misure di distanziamento sociale “hanno lo scopo di evitare una grande ondata epidemica, con un picco di casi concentrata in un breve periodo di tempo iniziale che è lo scenario peggiore durante un’epidemia per la sua difficoltà di gestione”. “Nel caso del coronavirus – spiega l’Iss – dobbiamo tenere conto, inoltre, che l’Italia ha una popolazione anziana, peraltro molto più anziana di quella cinese, e bisogna proteggerla il più possibile da contagi. Le misure indicate dalle autorità quindi vanno seguite nella loro totalità”.

Consulta il primo piano dell’Istituto superiore di sanità

 

Scarica l’opuscolo 
http://www.salute.gov.it/imgs/C_17_opuscoliPoster_443_allegato.pdf

 

Raccolta degli atti recanti misure urgenti in materia di contenimento e gestione dell’emergenza epidemiologica da COVID-19

LINK Raccolta degli atti emanati dal Governo
https://www.gazzettaufficiale.it/attiAssociati/1/?areaNode=13

Giustizia sociale

Dibattito a più voci in difesa delle fasce deboli

Interventi autorevoli. Studenti, extracomunitari, collaboratrici familiari dell’Est. Una risposta ad ogni domanda. L’impegno del CPA, Centro per l’istruzione agli adulti e la disponibilità del “Pacinotti”.

Si torna a parlare di sociale, a più voci, alla luce del progetto promosso nei giorni scorsi, quando ancora non circolava il decreto della Presidenza del Consiglio sulla sicurezza sanitaria e sulla conseguente chiusura delle scuole in via precauzionale. Nei giorni scorsi, in occasione della Giornata mondiale della giustizia sociale organizzata nell’Aula magna dell’Istituto scolastico “Pacinotti” di Taranto si è svolto un interessante dibattito che aveva per tema “Uguaglianza, rispetto, libertà, onestà (URLO)”. Presenti tutti gli attori utili al dibattito. Da rappresentanti di Asl, Unicef e Regione, medici, legali, una sociologa, un teologo, un assistente sociale, coordinatore  di un Centro di accoglienza. C’è anche una componente sindacale, che non guasta mai, considerando che i ragazzi, le fasce deboli hanno sì bisogno delle indicazioni giuste, ma anche di assistenza. Il poco sì, ma garantito, che non a caso viene liquidato con la locuzione “minimo sindacale”.

Non mancano i ragazzi, gli studenti delle scuole superiori invitati dal CPA, il Centro provinciale per l’istruzione agli adulti, diretto da Oronza Perniola, e con sede in corso Vittorio Emanuele II a Taranto, che organizza il convegno a più voci. Introducono ai lavori, i docenti scolastici del CPA, Alessandra Picaro, ideatrice del progetto, e la vicepreside Daniela Meli.  E, non ultimi, anzi, tutt’altro che ultimi, in quanto attivi anche nel corso del dibattito, ragazzi extracomunitari, provenienti da Paesi africani, e donne dell’Est, impegnate nei lavori domestici e nell’attività di badanti. Fra i diversi interventi, fioccano slide, video e domande. Ai quesiti, dopo il loro intervento, rispondono i diversi ospiti messi in relazione fra loro per animare il confronto.

Fra questi, Giuseppe Stasolla, presidente del Comitato consultivo misto Asl Taranto; Marco del Vecchio, dottorando di ricerca; Ignazio Galeone, assistente sociale, coordinatore CAS; Tiziana Magrì, referente Neet Equity Unicef; Agnese Curri, referente regionale Save the children; Carmine Iannelli, psicanalista; Consuelo Manzoli, docente di Storia e Teologia delle religioni; Francesca Negro, Segreteria territoriale Fai-Cisl Taranto e Brindisi. In veste di moderatore, Claudio Frascella, giornalista in rappresentanza della cooperativa “Costruiamo Insieme”.I GIORNI Giustizia 2 - 1L’incontro scorre in fretta. Ci sarebbero diversi punti di domanda cui dare risposta. Il dibattito si anima quando gli studenti, interessati ai temi dell’incontro, trascurano per un paio di ore cellulari e social. E’ uno dei ragazzi più attivi ad intervenire e parlare di uguaglianza. Nelle sue considerazioni, più volte indirizza lo sguardo ai ragazzi extracomunitari che partecipano anche allo scambio di vedute. “Siamo uguali – dice lo studente – fare oggi un distinguo sul colore della pelle, mi pare una follia; anacronistico, per dirla con quelli che parlano bene: spesso mi sono sentito più vicino per vedute sociali, fratello – per vicinanza – a un ragazzo africano, che non ad uno dei miei compagni di classe, con i quali non sempre certe idee coincidono: forse sbaglio, o magari sbaglia un compagno, motivi di educazione, mi pare più intransigente, ma l’importante è aprire un dibattito piuttosto che chiudersi a ricco”.

A ruoli praticamente invertiti, interviene un extracomunitario. “In Italia mi trovo bene – dice il ragazzo africano, molto applaudito – cercavo accoglienza, ma soprattutto rispetto, cosa che ho trovato in ognuno dei miei insegnanti, dei miei compagni di classe: vi invito a fare tesoro di una parola che ha un peso enorme quando ti viene a mancare; qui, come nel resto d’Europa, tante volte sorvolate, date per scontato che è una cosa che vi spetta: il rispetto; prima di arrivare qui, in Italia, essere accolto, aiutato a studiare, a frequentare le aule di una scuola e fare i primi corsi di formazione, ho passato i miei guai, fra guerre civili e fughe dalla prigionia: non molti sanno che con grandi sacrifici e lavoro molti miei fratelli neri, impegnati come me nei campi, hanno staccato il loro biglietto per l’Italia su uno di quei gommoni sui quali stavamo stretti come sardine a rischio della vita”.

Chiede consiglio a uno dei relatori, il giovane africano. Si scambiano i rispettivi numeri telefonici. Un intervento di una badante, chiede informazioni legali. Anche in questo caso, il tema principale della discussione viene rimandato ad un incontro in uno studio legale. Materia delicata l’inquadramento di una delle tante donne che vengono dai paesi dell’Est. “Facciamo lavori – dice la donna – che non sempre i figli dei nostri assistiti vogliono fare; ci trattano bene, ma vorremmo una maggiore tutela”. E qui arrivano domande delicate su permessi di soggiorno o “assunzioni” sulla parola, il più delle volte suggellate da una stretta di mano”.

L’incontro meriterebbe maggiore approfondimento e non è detto che sia necessario un altro evento simile, una “giornata mondiale”. La giustizia sociale è uno dei cardini della democrazia, è messa in campo quotidianamente. Pertanto, ogni giorno, e non in occasione di un evento, è buono per tornare a riparlarne in modo più approfondito.

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