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«Dopo-Xylella, ci siamo!»

Buone notizie, mandorlo, ciliegio, citrus, prunus…

Via libera definitivo all’impianto in zona infetta di alberi. Per non condannare le province di Lecce, Brindisi e Taranto a una monocoltura. In Salento, agricoltori senza reddito da sette anni. Milioni gli ulivi secchi. Frantoi svenduti a pezzi in Grecia, Marocco e Tunisia. Persi 5mila posti di lavoro. L’incoraggiamento dall’Assessorato regionale all’Agricoltura e da Coldiretti Puglia.

 

Finalmente una buona notizia per la Puglia. C’è il  via libera definitivo all’impianto in zona infetta di mandorlo e ciliegio. E non solo, ma anche di tutti i citrus e prunus per iniziare a programmare la diversificazione colturale in Salento, dopo il disastro causato dalla Xylella che ha colpito ventuno milioni di ulivi.

La notizia, confortante, specie in un periodo di crisi come quello provocato dalla pandemia, arriva direttamente dalla  “Coldiretti Puglia”, facendo riferimento alla determina firmata da Donato Pentassuglia, assessore all’Agricoltura della Regione Puglia che autorizza l’impianto di piante “specificate”, si diceva, in zona infetta, vietato fino allo scorso 3 agosto nel 40% del territorio regionale pugliese.

«E’ possibile l’impianto delle piante specificate che si sono dimostrate resistenti o immuni all’organismo nocivo nelle zone infette in cui si opera l’eradicazione, e ciò riguarda agrumi, il pesco, l’albicocco, il susino, il mandorlo», dichiara il presidente di Coldiretti Puglia, Savino Muraglia.

Lo scenario che si presenta ai nostri occhi ha qualcosa di lunare: migliaia di ulivi secchi ancora da eliminare, si stagliano rigogliosi i mandorli, ma anche gli albicocchi, esempi di “resilienza” alla Xylella fastidiosa in area infetta, testimoni che la diversificazione colturale è possibile e opportuna, per non condannare le province di Lecce, Brindisi e Taranto a una monocoltura, con il rischio che un organismo alieno azzeri il patrimonio produttivo del territorio, come già avvenuto con la Xylella che ha compromesso il 40% del patrimonio olivicolo della regione Puglia.

 

BATTERIO, MANDORLI E CILIEGI…

Le indagini diagnostiche sulle piante delle varietà di ciliegio dolce e mandorlo selezionate per esempio, a seguito dell’esposizione sia all’inoculo artificiale sia ad adulti di sputacchina con elevata incidenza di infezioni di Xylella fastidiosa, hanno dimostrato, spiega Coldiretti Puglia facendo tesoro dello studio scientifico dell’IPSP del CNR di Bari, che la presenza del batterio risulta in media inferiore all’11% su mandorli e ciliegi. Questo dato confrontato con quanto ottenuto nelle tesi con piante di olivo, con la media di piante infette del 74,43%, indica una percentuale significativamente più bassa di infezione di mandorlo e ciliegio.

«Vitale aprire all’impianto anche di altre specie arboree – è l’opinione del presidente Muraglia – per poter utilizzare al meglio i 25 milioni di euro messi a disposizione verso altre colture dal Piano anti Xylella dei 300 milioni di euro e dare una iniezione di risorse alla ricerca con i 20 milioni di euro da destinare agli studi scientifici e alla sperimentazione per ricostruire al meglio il patrimonio produttivo e paesaggistico della Puglia».

Il mandorlo è da tempo considerato resistente e tollerante, sostiene Coldiretti, in una misura almeno uguale, se non superiore, alle varietà di olivo resistenti, per le quali è autorizzato l’impianto, secondo gli studi del CNR di Bari, mentre gli agrumi, il pesco, l’albicocco ed il susino sono risultate immuni alla Xylella fastidiosa sottospecie pauca da prove scientifiche del CNR di Bari, già ampiamente validate nel 2016 e quindi anche prima dei due anni richiesti dal regolamento.

 

REIMPIANTI INDISPENSABILI

E’ indispensabile liberalizzare i reimpianti  con l’adeguata diversificazione colturale per una ricostruzione efficace dal punto di vista economico e paesaggistico, perché la ricerca ha dimostrato che altre varietà hanno caratteri di resistenza non dissimili da quelle delle varietà di olivo resistenti.

«E’ indispensabile liberalizzare i reimpianti – prosegue Muraglia – con un intervento risolutivo del Ministero dei Beni Culturali, in collaborazione con la Regione Puglia, per le necessarie deroghe ai vincoli paesaggistici per l’espianto di ulivi ed il reimpianto di culture arboree diverse dai soli ulivi resistenti».

Nel Salento gli agricoltori sono senza reddito da sette anni, si contano milioni di ulivi secchi, i frantoi sono stati svenduti a pezzi in Grecia, Marocco e Tunisia, sono andati persi 5mila posti di lavoro nella filiera dell’olio extravergine di oliva, con un trend che rischia di diventare irreversibile se non si interviene con strumenti adeguati per affrontare dopo anni di tempo perduto inutilmente il ‘disastro colposo’ nel Salento. «Tutto ciò – conclude Coldiretti Puglia – è utile a permettere il ripristino e la nuova creazione di riforestazione al servizio degli operatori e dell’indotto turistico sull’area infetta da Xylella che in Puglia ha colpito ottomila chilometri quadrati di territorio; in questo modo sarà possibile mettere in atto una gestione forestale sostenibile e certificata di area vasta i cui attori, se opportunamente incentivati, potranno essere i consorzi forestali capaci di organizzare e coordinare le proprietà private, pubbliche nonché demaniali».

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