Travolti e uccisi due carabinieri pugliesi

Nel salernitano, un suv, guidato da una trentunenne compie una strage

Nell’incidente hanno perso la vita il maresciallo Francesco Pastore, di 25 anni, e l’appuntato scelto Francesco Ferraro, di 27 anni. Il primo di Manfredonia, provincia di Foggia, l’altro di Montesano salentino, provincia di Lecce. Erano in servizio presso la stazione di Campagna. Celebrati nella loro regione i funerali. Il cordoglio del Capo dello Stato, dei presidenti del Senato e della Camera

 

Un intero Paese piange scomparsa dei due carabinieri travolti e uccisi da un suv alla cui guida c’era una donna di trentuno anni. Nell’incidente hanno perso la vita il maresciallo Francesco Pastore, di 25 anni, e l’appuntato scelto Francesco Ferraro, di 27 anni, entrambi di origine pugliese (il primo di Manfredonia, provincia di Foggia, l’altro di Montesano salentino, provincia di Lecce), in servizio presso la stazione di Campagna, mentre sabato notte erano a bordo sulla Fiat Grande Punto guidata dal maresciallo Paolo Volpe, anche lui di origini pugliesi (Terlizzi, provincia di Bari). Secondo una prima ricostruzione della Polizia stradale riportata dall’agenzia Ansa, l’auto dei carabinieri arrivata ad un incrocio stava svoltando a sinistra. In quel momento una Range Rover, guidata da una trentunenne, Nancy Liliano (a bordo, con lei, una diciottenne), proveniente da destra, li ha centrati in pieno.

Ridotta a un ammasso di rottami l’auto di servizio dei Carabinieri. Morti sul colpo i due militari seduti sul lato passeggero e sul sedile posteriore.

Secondo una prima ricostruzione degli inquirenti, la Ranger Rover guidata dalla Liliano è finita anche su una terza vettura condotta da un uomo di settantacinque anni. Elementi ulteriori per le indagini potrebbero giungere dall’alcol test e dagli esami tossicologici effettuati sulla conducente del suv.

 

 

MORTI SUL COLPO

Pastore e Ferraro, si diceva, sono deceduti sul colpo, mentre il maresciallo Volpe, alla guida della vettura, rimasto ferito, è stato trasportato all’ospedale di Eboli in prognosi riservata. La donna alla guida del suv è stata accompagnata, insieme con la passeggera diciottenne, all’ospedale di Oliveto Citra. Per l’uomo a bordo dell’altra vettura coinvolta nell’incidente, invece, è stato disposto il ricovero a Battipaglia.

Sei le ambulanze giunte sul posto. Il sindaco di Campagna, Biagio Luongo, informato su quanto accaduto è giunto poco dopo sul posto. Un uomo distrutto, come l’intera comunità di campagna che conosceva i due giovani militari morti in circostanze drammatiche. «E’ un dolore profondissimo – racconta all’agenzia Ansa il primo cittadino – sono rimasto lì, ho assistito, con dolore e impotenza, alle fasi successive di questa immane tragedia: non posso che esprimere la mia vicinanza alla famiglia e all’Arma dei Carabinieri per la perdita di questi due ragazzi; tutta la città di Campagna è sgomenta: una corona di fiori a nome mio, della Giunta e del Consiglio comunale, manifesterà massima vicinanza alle famiglie dei due carabinieri e alle loro famiglie; sempre in accordo con le famiglie e l’Arma, ricorderemo questi due giovani carabinieri».

 

 

LUTTO CITTADINO

Lutto cittadino per il giorno dei funerali a Montesano Salentino (Lecce), dove era nato Francesco Ferraro. Lo ha annunciato dopo poche ore dall’accaduto l’Amministrazione comunale con a capo il sindaco Giuseppe Maglie. Grande dolore anche a Manfredonia (Foggia), città di cui era originario il maresciallo Francesco Pastore. Massimo cordoglio da parte del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, che ha espresso profonda tristezza al comandante generale dei Carabinieri, il generale Teo Luzi. Attestazioni di vicinanza sono giunte anche dai presidenti di Senato e Camera, La Russa e Fontana, dal capo della Polizia, Pisani, da ministri, numerosissimi parlamentari di tutti gli schieramenti.

In Puglia l’ultimo saluto ai due carabinieri. A Manfredonia, in cattedrale, i funerali di Pastore celebrati dall’arcivescovo Franco Moscone. Grande commozione anche a Montesano Salentino, dove i funerali di Ferraro si sono svolti nella chiesa di Maria Santissima Immacolata.

 

Puglia, un successo…pasquale!

Boom di presenze turistiche in tutta la regione

Solo l’imbarazzo della scelta. Cultura e gastronomia, tradizione e accoglienza. Ristoranti e alberghi, prezzi contenuti, assicurano le stime di Confagricoltura. E poi, Taranto, grande attrattore con i Sacri Riti e il Concerto di Pasqua nel Duomo di San Cataldo

 

Anche quest’anno la Puglia si è confermata come una fra le mete più visitate durante le feste pasquali. Diverse, come sempre, le soluzioni per tutti quei visitatori che hanno voluto passare il Ponte pasquale nella nostra “gettonatissima” regione. Puglia, regione ideale per chi desiderava passare qualche giorno a contatto con la natura, nella cultura e, diciamola tutta, seduto ad un tavolo, immerso fra i sapori della cucina pugliese diventata nel tempo, la numero uno nel mondo.

In netta crescita, infatti, sono state le prenotazioni nel campo della ristorazione. Con gli agriturismi a farla da padrone in fatto di presenze, nonostante la Pasqua quest’anno sia giunta ad inizio aprile. Secondo gli esperti, quei turisti che hanno scelto di trascorrere le festività pasquali in agriturismo in Puglia, compiono un’attenta selezione: hanno cercato, anche quest’anno, esperienze autentiche e immersive. Secondo i bene informati, quanti piombano in Puglia, per uno o più giorni, hanno le idee molto chiare: gustano i piatti tipici della tradizione pugliese, ma si spingono anche alla scoperta delle radici culturali, tradizioni secolari e i suoi paesaggi.

 

 

AGRITURISMO A GO-GO

Fra le attività ricettive, sono proprio le strutture agrituristiche che hanno offerto esperienze enogastronomiche e culturali ad aver registrato ottimi risultati, rispondendo con successo alla domanda rivolta da un turismo moderno.

Secondo un’elaborazione di Confagricoltura Puglia e Agriturist, i prezzi rispetto al quadro precedente appaiono stabili: non si sono registrati aumenti nei pernotti e nella ristorazione rispetto allo scorso.

«L’offerta agrituristica in Puglia – hanno dichiarato Luca Lazzàro, presidente di Confagricoltura Puglia e Giovanni Scianatico, presidente di Agriturist Puglia è in costante espansione, con l’apertura di nuove strutture che offrono una vasta gamma di servizi e attività per soddisfare le diverse esigenze dei visitatori. Dalle degustazioni dei prodotti locali ai corsi di cucina tradizionale, dalle visite guidate ai percorsi cicloturistici attraverso i paesaggi rurali, l’agriturismo pugliese si presenta come un’opportunità unica per vivere appieno l’autenticità della regione».

 

 

DONNE AL COMANDO…

Dei circa mille agriturismi presenti nella regione circa il 45% è gestito da donne. I dati, secondo Confagricoltura, hanno sostanzialmente confermato un trend positivo per l’agriturismo pugliese, che negli ultimi anni ha confermato una significativa crescita, in fatto di strutture e servizi offerti. Negli ultimi venti anni, il numero di aziende agrituristiche è praticamente raddoppiato. Questo fenomeno è omogeneo su tutto il territorio regionale, evidenziando un interesse diffuso verso le esperienze rurali e autentiche.

All’esame-Pasqua, la Puglia ha risposto molto positivamente. Incoraggianti i segnali, anche se in attesa di una formale conferma, per ciò che attiene la stagione turistica. «Con una Pasqua “bassa”, cioè a fine marzo, il turismo sarà ha già iniziato a dare indicazioni importanti», dichiara Francesco Caizzi, presidente di Federalberghi Puglia. Decisiva, riporta Sole 24 Ore, per l’andamento della stagione è la rosa di destinazioni internazionali che Ryanair ha presentato il 7 marzo sugli scali di Bari e Brindisi e che è fondamentale per capirne gli effetti sul turismo straniero, quello che spende e ha fatto il suo nel 2023 (+34% di arrivi, in tutto 1,565 milioni) rispetto a quello italiano, soprattutto a 3 stelle, che con 3,029 milioni di arrivi è cresciuto solo del 2% rispetto al 2022. «Se ci sono i collegamenti aerei – prosegue Caizzi – il turismo c’è, perché tutto quello che è legato alle infrastrutture è decisivo» per la mobilità turistica».

 

Foto Aurelio Castellaneta

 

E LA PASQUA, A TARANTO…

La Pasqua a Taranto è, come sempre, un`esperienza unica e indimenticabile per chiunque abbia scelto di trascorrere le festività pasquali in questa città. Taranto, lo abbiamo sostenuto in altri reportage, è famosa per la sua architettura barocca, la sua ricca cultura e tradizione enogastronomica e per le sue Processioni, quella dell’Addolorata (Città vecchia) e quella dei Misteri (Città nuova). Anche quest’anno la Settimana Santa, si è animata con numerose celebrazioni religiose, eventi culturali e processioni che hanno coinvolto tutta la comunità locale.

Venerdì Santo, particolarmente suggestivo, con le statue dei Santi portate in processione attraverso le strade della città in un’atmosfera di grande devozione e rispetto. Non solo attività religiose, la città offre anche una vasta scelta di piatti tipici, dai dolci tradizionali alle specialità di pesce fresco. La Santa Pasqua si è, infine, conclusa con il Concerto di Pasqua nel duomo di San Cataldo, in Città vecchia, attività musicale che ha sancito di fatto anche la chiusura del Mysterium Festival, rassegna giunta alla decima edizione. Il Concerto di Pasqua, alla presenza del nuovo arcivescovo di Taranto, Mons. Ciro Miniero, è stato eseguito dall’Orchestra della Magna Grecia diretta dal Maestro Gianluca Marcianò.

La Russia pianti e accuse

L’Isis rivendica l’attentato, Mosca accusa l’Ucraina

Sarebbero 137 i morti accertati e in via di identificazione. Mentre 180 sarebbero i feriti. Tratti in arresto i presunti attentatori, qualcuno ammette di aver sparato e ucciso per soldi. Si scatenano le Tv di Stato con una “non stop” senza precedenti. Tutti solidarizzano con le famiglie delle vittime e invocano giustizia. Nel resto d’Europa alzano il livello d’allerta

 

In Russia, dopo il giorno del lutto nazionale a causa dell’attentato al Crocus City Hall di Mosca, le autorità sanitarie della regione portano a conoscenza che nell’attacco di venerdì sera sono state uccise 137 persone, mentre i feriti sono 180. Nelle ultime ore c’era stata un po’ di confusione, anche perché il Paese vive momenti altamente drammatici, dalle tensioni del voto all’attentato, appunto, rivendicato dall’Isis, che ha scatenato un effetto domino – vero o presunto – fra autori e mandanti, fra Isis e Ucraina.

Sarebbero già state rese note le identità di sessantotto corpi delle vittime. Lo ha annunciato il Ministero russo per le Emergenze. Dal suo canto, Channel One, tv russa, ha trasmesso un video dell’interrogatorio dei quattro presunti attentatori arrestati (arresto è stato convalidato).

Dramma su dramma. La domanda posta a percussione agli arrestati: “Cosa facevi al Crocus, perché hai sparato?”, a uno dei giovani stesi a terra. “Sparavo alla gente per soldi”, la risposta in un russo approssimativo. E mentre proseguono gli interrogatori e le ipotesi, fra mandanti ed esecutori, l’Isis mette in circolazione nuovi filmati della strage. Ovviamente anche il resto dell’Europa alza l’allerta sul terrorismo.

 

 

L’ISIS RIVENDICA…

Mentre in seguito all’attacco a Mosca rivendicato dall’Isis, in Francia alzano lo stato d’allerta al massimo livello, in Italia al Viminale si è riunito il Comitato nazionale per l’ordine e la sicurezza pubblica.

L’intero Paese è in lutto e accanto a quanti hanno perso i loro cari in questa tragedia disumana. Lo ha annunciato il canale televisivo pubblico Rossia 24, che ha trasmesso le immagini di un enorme pannello con la scritta “Crocus City Hall. 22/03/2024. Siamo in lutto”. Nella capitale e in altre città, i cartelloni elettronici hanno mostrato l’immagine di un’unica candela accesa, con la scritta “Skorbim”: “Piangiamo”.

Dal suo canto, Vladimir Putin, come riportano le agenzie internazionali e l’italiana Ansa, non si ferma alla rivendicazione dell’Isis, agita lo spettro di una responsabilità di Kiev, confermando la personale tesi secondo la quale “sta dietro al barbaro atto terroristico sarà punito”. Senza giri di parole, Putin indica il sospettato numero uno: l’Ucraina. Secondo il presidente, informato dai suoi Servizi segreti, i quattro esecutori materiali dell’attacco volevano rifugiarsi grazie a un passaggio oltre confine. Ricostruzione “assolutamente insostenibile”, ribatte il Governo ucraino.

 

 

…MOSCA ACCUSA

Cominciano a circolare particolari in attesa di conferma, perché queste sono le fonti russe: gli attentatori, secondo le autorità, sarebbero tutti stranieri; viaggiavano a bordo di una Renault, bloccata dopo un inseguimento. L’Occidente condanna all’unanimità l’attacco terroristico di Mosca e allo stesso tempo manifesta preoccupazione per l’incubo Isis, esprimendo massima solidarietà a vittime e familiari.

Dagli Stati Uniti ai vertici dell’Unione europea, capitali europee comprese, da Roma arrivano le ferme condanne del presidente della Repubblica Sergio Mattarella e della presidente del Consiglio Giorgia Meloni, che hanno espresso massimo sdegno per la strage di civili che ricorda molto da vicino quella compiute negli anni passati dagli uomini dello Stato islamico, a cominciare da quella del Bataclan avvenuta a Parigi nove anni fa.

L’entrata più fallosa della carriera

Francesco Acerbi, calciatore, accusato di razzismo

Durante Inter-Napoli avrebbe detto a un avversario, Juan Jesus, «Vai via nero, sei solo un negro!». Nella serata in cui tutti urlavano un secco “No al razzismo”. Attendiamo le scuse e una squalifica esemplare. Diversamente l’incoraggiamento di un tifoso della Nazionale o della squadra nerazzurra sarebbe rivolto all’indirizzo di un campione a metà

 

Francesco, ma che hai fatto? Da te, caro amico, che indossi la maglia che nasce come “Internazionale” non a caso, non ce lo aspettavamo. Del resto, di prove cocenti, una più delle altre, le avevi anche superate con invidiabile coraggio. Immaginiamo quanto ce ne voglia ad avere ragione di un tumore, combatterlo e debellarlo del tutto. Solo il tuo carattere forte poteva fare un solo boccone di quel “bastardo” che non ha rispetto di nessuno. E non immagini quanto ci emozioni il tuo ingresso in campo, prima di un calcio d’inizio guardarti, occhi e indici rivolti “lassù”, nel rivolgere una preghiera al Cielo, che ti aiutato a superare lo scoglio peggiore di fronte al quale ti avesse messo la vita.

Ma quella frase che ti attribuisce Juan Jesus, calciatore brasiliano del Napoli, non va bene: «Vai via nero, sei solo un negro!». E no che non va bene. Secondo qualcuno c’è la presunzione di innocenza e, per carità, noi rispettiamo anche questo aspetto. Non ci sono prove. Ma ci sembrerebbe un accanimento esagerato se il calciatore del Napoli si fosse inventato tutto l’ambaradan del quale si sta riempiendo la cronaca questa settimana. Le accuse sono gravi, e se tu non ti fossi lasciato scappare quella frase – della quale pensiamo ti sia sinceramente pentito – la reazione sarebbe stata diversa: avresti dato mandato a un legale per denunciare il collega che la stessa sera, a gara conclusa, ha richiamato l’attenzione dell’arbitro sull’episodio: proprio nel week-end in cui lo sport urlava a gran voce “No al razzismo!”. L’entrata più fallosa della tua carriera.

 

 

ADDIO NAZIONALE

Invece, respinto dalla Nazionale di Spalletti, e avvicinato da un pugno di cronisti ti sei lasciato andare ad un flebile «Fanculo al razzismo!». Certo che bisogna mandarlo al diavolo il razzismo, ma ci sembra davvero troppo poco. Non puoi lasciarci il dubbio che durante quella gara di calcio tu abbia offeso così pesantemente il tuo collega. Ecco perché propendiamo sul fatto che Juan Jesus non avesse tutti i torti. Che poi sia andato davanti alle telecamere ad attenuare l’offesa, è un’altra storia. Peggio: non si può prima denunciare e poi fare lo splendido, dire con un sorriso «Non è successo niente, sono cose di campo, nascono e muoiono sul rettangolo di gioco…». Non va bene, dalle nostre parti si dice: tirare il sasso e nascondere la mano. L’omertà è un altro male, simile al razzismo, significa assistere e girarsi dall’altra parte, non avendo il coraggio di denunciare quanto visto.

E solo l’insistenza, il negare da parte di Acerbi, alla fine ha indotto il difensore del Napoli a tornare sull’argomento, stavolta raccontandola tutta. Ci sono voluti un paio di giorni per stanare la verità davanti alla quale, oggi, ci troviamo. Non ci sono registrazioni, audio e video fino a questo momento, e alla fine Acerbi potrebbe farla franca davanti alla giustizia sportiva, ma soprattutto quella degli uomini. Quanti si sono spesi, e lo fanno ancora, per ideali forti, di quelli che da soli ribaltano gli ottusi e gli ipocriti.

 

 

«E’ ANDATA COSI’…»

Cosa ha detto Juan Jesus. «Dopo la mia protesta con l’arbitro, Acerbi ha ammesso di aver sbagliato e mi ha chiesto scusa aggiungendo poi anche: “Per me negro è un insulto come un altro”». E’ questa la replica servita dal giocatore del Napoli a quello dell’Inter che, a caldo, aveva detto di non aver pronunciato frasi razziste. «Per me la questione si era chiusa in campo – ha ripreso Juan Jesus – con le scuse di Acerbi, e sinceramente avrei preferito non tornare su una cosa così ignobile come quella che ho dovuto subire». «Poi però – riprende il calciatore del Napoli – leggo dichiarazioni di Acerbi totalmente contrastanti con la realtà. E questo non va bene». E non va bene no. Non solo una squalifica pesante, ma anche un serio provvedimento da parte dell’Inter nei confronti del suo tesserato, nonostante sia uno dei suoi elementi più importanti. Davanti ad episodi simili bisogna tenere la barra dritta, essere severi, anche a costo di fare e farsi del male. C’è una storia da tutelare, uno statuto firmato il secolo scorso nel quale si riportava che per “Internazionale” si considerava il fatto che in quella squadra potessero essere ospitati stranieri, di qualsiasi colore, di qualsiasi razza.

Infine, vanno tutelati i compagni di squadra di Acerbi (e di neri, nell’Inter cene sono: Thuram, Dumfries, Bisseck, ecc.) e i tifosi fra i quali ci sono milioni di sostenitori neri, orientali, arabi, di altre razze, che tengono e cantano per i sani principi di una Inter vittima, a sua volta, di un momento di follia. Attendiamo le scuse, una squalifica esemplare, diversamente ogni volta che ti vedremmo in campo il nostro pensiero incoraggiamento sarebbe rivolto a un campione a metà. 

«Oscar e polemiche…»

La cerimonia vivacizzata dalle polemiche, dagli Stati Uniti all’Italia

Robert Downey jr. viene preso di mira dal presentatore. Mentre l’attore viene premiato con la statuetta, Jimmy Kimmel rispolvera la dipendenza dalla droga di uno dei protagonisti di“ “Oppenheimer”. Non è da meno, Massimo Ceccherini alla vigilia: «Vinceranno i soliti ebrei». Apriti cielo, polemiche e scuse: «Sono un imbianchino, mi sono espresso male…». Il rammarico per “Io, Capitano” di Matteo Garrone, candidato fra i Migliori film stranieri   

 

Il grande favorito dell’edizione 2024 degli Oscar, ha praticamente confermato i pronostici. “Oppenheimer”, il drammatico colossal sulla bomba atomica, dato per grande favorito ha vinto sette Oscar. Fra questi, i principali: miglior film, miglior regista; miglior attore protagonista, Cillian Murphy; miglior attore non protagonista, Robert Downey Jr.

Un enorme successo, in qualche modo condiviso con “Povere creature”, diretto da Yorgos Lanthimos che ha vinto quattro statuette, fra queste, quella per la migliore attrice protagonista: Emma Stone. Nessun riconoscimento per Matteo Garrone, candidato nella categoria dedicata ai film stranieri con “Io, Capitano” (nella stessa categoria ha, invece, vinto “La Zona di interesse”). L’Italia si è consolata con la vittoria di “War is over”, un “corto” animato, inno al pacifismo.

A proposito di Italia, grande soddisfazione per Andrea Bocelli e il figlio Matteo che hanno interpretato una nuova versione dell’evergreen “Con te partirò”, alla quale ha messo mano Hans Zimmer.

 

 

POLEMICHE “A STRASCICO”

Ma è stata una cerimonia che ha lasciato qualche strascico. Non di quelli che passeranno alla storia, ma temi, argomenti e interventi che alimenteranno ancora per qualche giorno l’appuntamento con i massimi riconoscimenti cinematografici. Fra le polemiche riprese dai giornali, intanto quella di uno dei vincitori di un Oscar, il grande Robert Downey jr. in passato già candidato, ma che non aveva mai avuto l’onore di sollevare la più preziosa delle statuette “cinematografiche”. Gli fa eco dall’Italia, una polemica piccola piccola, ma che rotola talmente tanto, da diventare la classica palla di neve diventata una valanga. Protagonista

l’incorreggibile Massimo Ceccherini, fra gli autori del film “Io capitano”, che si è lasciato andare ad un colorito pronostico: «Agli Oscar vinceranno gli ebrei, non Matteo Garrone». Apriti cielo. Lui, l’attore toscano giura di non averci pensato tanto su, e non abbiamo difficoltà a credergli, del resto è un casinaro. Adorabile, ma casinaro. Se riflettesse, prima di lasciarsi andare, sarebbero tutti più felici, la moglie, gli amici, i fan, che gli hanno subito segnalato la caduta di stile.

Ma andiamo per ordine. Partiamoo da Downey jr. Anche lui uno che non sa trattenere un disappunto. Del resto, non è che avesse tutti i torti, sia chiaro. Dunque: «Vorrei ringraziare la mia terribile infanzia e l’Academy, e proprio in quest’ordine».

 

 

«RINGRAZIO MIA MOGLIE»

Così, l’attore vincitore del premio Oscar come Miglior attore non protagonista (“Oppenheimer”), quando si è rivolto al pubblico e alla giuria. «Ringrazio mia moglie – ha proseguito l’attore, non senza tono polemico – perché lei mi ha trovato come un cucciolo abbandonato e da brava veterinaria mi ha riportato in vita; il mio segreto? Avevo bisogno di questo lavoro più di quanto lui avesse bisogno di me». Ogni riferimento non è casuale, bensì voluto, fino all’ultima virgola. Il motivo? Il discorso introduttivo del presentatore degli Oscar, Jimmy Kimmel, che nel presentare Downey jr. aveva fatto riferimento al disastroso passato dell’attore, dedito al suo passato di tossicodipendente.

«Questo è il punto più alto della lunga e illustre carriera di Robert Downey jr. – aveva detto infelicemente il presentatore – uno dei punti più alti». L’attore, in passato, è stato arrestato più volte con l’accusa di droga. Ma, forse, non era il caso di condire la vittoria del grande Robert Downey jr. (fra le sue interpretazioni, straordinaria quella di Charlie Chaplin nel film biografico dedicato al grande attore-regista). Come se non bastasse, l’attore non aveva riso affatto, il conduttore ha proseguito con un evitabile: «Hai in tasca un discorso di accettazione o hai semplicemente un pene molto rettangolare?». In realtà ha riso il solo Kimmel con qualcuno, in platea, che forse assecondava una certa invidia.

 

 

CECCHERINI, SCIVOLONE…

E veniamo a Massimo Ceccherini. Dopo una frase non molto brillante, anzi, per dirla tutta, poco felice, ha provato a scusarsi. A modo suo: «Sono un imbianchino, mia moglie mi ha sgridato». Parlando del film “Io Capitano”, che ha sceneggiato con il regista Matteo Garrone, a prposito degli Oscar, aveva così commentato: «Tanto alla fine vinceranno gli ebrei». Dopo la figuraccia, le scuse, attraverso un lancio dell’agenzia Adn Kronos. «Mi sono spiegato male, io intendevo il film degli ebrei, l’argomento: non è la prima volta che un film con quel tema vince. Insomma, chiedo scusa a chi ha interpretato male: giocavo, parlavo di scommesse, scherzavo, ma a pensarci bene, che se non avessi detto niente era meglio: alla fine, chi mi ha sgridato più di tutti è mia moglie».

E sul film sul quale l’Italia aveva riposto più di una speranza, ma che alla fine ne è uscito sconfitto, Ceccherini: «Un po’ di delusione c’è, è naturale: “Io Capitano” resta un film bellissimo, per me un sogno aver lavorato con un grandissimo regista come Matteo Garrone».

Ferragni e Fazio, arrivano le polemiche

Codacons e Antitrust non condividono l’ospitata a “Che tempo che fa”

Il presentatore, alla fine, ha invitato l’influencer. Non soddisferebbe la qualità delle domande poste ad uno dei personaggi più noti nel campo della comunicazione. Al centro del dibattito ancora il “Pandoro Balocco” e il ricavato delle vendite. E non finisce mica il cielo…

 

Chiara Ferragni, alla fine, da Fabio Fazio e “Che tempo che fa”, in programma su La7, ci è andata. A dispetto di quanti avevano avanzato ostacoli, interpellanze, o solo sollevato dubbi sull’andare in tv a raccontare la vicenda legata ai pandori venduti per beneficenza. Senza un vero contraddittorio, per giunta. Insomma, ne scaturisce ancora una polemica su quanto in queste settimane ha animato uno dei tanti dibattiti legati alla nota influencer (l’altra storia che ha avuto una simile eco, la separazione, vera o presunta da Fedez, suo marito).

L’intervista di Chiara Ferragni da Fabio Fazio, però non avrebbe convinto il Codacons. L’autodifesa tentata dall’influencer viene bocciata dall’Associazione dei consumatori. Secondo Codacons, infatti, Chiara Ferragni dovrebbe cancellare dal proprio dizionario parole come “fraintendimento” e “buona fede”. Secondo il Coordinamento delle Associazioni per la difesa dell’Ambiente e la Tutela dei diritti di utenti e consumatori: «Quando un pandoro viene venduto attraverso comunicati stampa che lasciano intendere ai consumatori l’esistenza di un legame tra vendite e donazioni in favore dei bambini malati di cancro, non può esserci alcun tipo di fraintendimento e nessun errore di comprensione da parte dei cittadini».

 

 

IN PUNTA DI DOMANDA

Secondo l’Associazione, Fabio Fazio «avrebbe dovuto entrare più nel dettaglio della vicenda e delle comunicazioni legate al pandoro, in modo da chiarire meglio ai telespettatori quali fossero i chiari messaggi lanciati dalla Ferragni e da Balocco che non lasciavano affatto spazio ad alcun fraintendimento». Le parole “fraintendimento” e “buona fede” – si diceva – andrebbero sostituite sostituite da parole come “dolo” e “falsi”. «Fazio non ci arriva proprio o fa finta di non arrivarci», conclude il Codacons.

Ma la trasmissione in tv, si diceva, c’è stata. E ci sono testate giornalistiche, come Il Giornale, che sottolineano il boom di ascolti registrato dalla trasmissione, aggiungendo però che l’influencer nel suo intervento televisivo non avrebbe convinto gli italiani. L’intervista trasmessa da “Che Tempo che fa”, scrive il quotidiano diretto da Alessandro Sallusti, ha fatto registrare il 14%, pari a quasi 3 milioni di telespettatori, ma il sentiment dell’influencer milanese resta bassissimo.

«Se l’obiettivo della Ferragni era quello di risalire un po’ la china e dare una narrazione diversa di sé, tale obiettivo non è stato raggiunto», dalle colonne del giornale spiega Tiberio Brunetti, fondatore di Vis Factor, società che ha analizzato il sentiment percepito sui social al termine dell’intervista trasmessa rilasciata a Fabio Fazio.

 

 

DUE SU TRE IN DISACCORDO?

«Permane un orientamento negativo di due su tre – prosegue Brunetti – pari al 67,2% a fronte di un 32,8% di sentiment positivo». Non ci sarebbe stata, sempre secondo il quotidiano, quell’empatia cercata nel pubblico di Fazio, dopo quella che viene definita «ondata di odio» che ha travolto la Ferragni, posta in discussione per aver eluso l’argomento principale: la vicenda legata al pandoro da acquistare (parte del ricavato sarebbe andato in beneficenza) che avrebbe macchiato la sua reputazione.

Ma torniamo alla vicenda, vista con orientamento critico, non certamente dal punto di vista della comunicazione strettamente legata alla trasmissione televisiva. Nella vicenda interviene anche l’Antitrust, l’Autorità garante della Concorrenza e del Mercato. Nel provvedimento con cui sanziona lo scandalo del pandoro Balocco, scrive quanto segue. «Con riguardo al contenuto del cartiglio apposto sui Pandori griffati (che riportava: “Chiara Ferragni e Balocco sostengono l’Ospedale Regina Margherita di Torino, finanziando l’acquisto di un nuovo macchinario che permetterà di esplorare nuove strade per le cure terapeutiche dei bambini affetti da Osteosarcoma e Sarcoma di Ewing”), si evidenzia che in nessuna parte del messaggio è dato rinvenire che il finanziamento si riferisce a una donazione fatta in cifra fissa e mesi prima; al contrario, la formulazione, data anche la sua collocazione sulla confezione del pandoro, lasciava intendere che il reperimento dei fondi per la donazione fosse legato alle vendite del Pandoro griffato».

 

 

MA NON FINISCE COSI’…

La storia, evidentemente, non finisce qui. Prosegue come nelle migliori telenovele. Ferragni avrà pure perso un certo appeal, forse follower, di sicuro su internet il suo nome è il più cliccato di tutti. Se la gioca alla pari con politici, campioni del tennis e del calcio, giornalisti e opinionisti dal tocco d’oro. Stando ai critici, la star cadrebbe in piedi. Quello che non è andato giù, però, è stato l’invito rivolto da Fabio Fazio in studio e la qualità delle domande. L’intervista è disponibile “on demand”, dunque a richiesta: ognuno può scaricarla, vederla, giudicarla. Avremo opinioni contrastanti, di sicuro avremo incrementato gli indici di gradimento della vicenda, tv compresa.

«Vogliamo verità e giustizia»

Cutro, un anno dopo le novantaquattro vittime del “Summer Love”

Fiaccolata, veglia fino al mattino, l’inaugurazione del “Giardino di Alì”. Uno spazio all’ingresso della città che ospiterà 94 piante. Così il sindaco Vincenzo Voce spiega quanto ha voluto realizzare il Comune. «Giorni durissimi, ma i calabresi hanno dato prova di solidarietà e umanità straordinarie: dedicato al piccolo Alì, un bambino, una delle poche vittime identificate»

 

Novantaquattro vittime, trentacinque delle quali minori. Una decina di dispersi che è legittimo pensare abbia fatto la fine degli altri “fratelli” disperati. Cutro, Crotone, un anno fa la tragedia in mare. Più di un centinaio i migranti che a bordo del “Summer Love”, una barcaccia che all’alba del 26 febbraio dello scorso anno si schiantò non lontano dalla spiaggia contro una secca. Ce l’avevano quasi fatta quei ragazzi in cerca di uno spiraglio, in cerca di miglior vita. Diversa da quella patita nei propri Paesi d’origine: chi perseguitato politico, chi ridotto alla fame o al ricatto, oppure costretto a un lavoro sottopagato (quando andava bene…).

Lunedì hanno manifestato in tanti, rispondendo all’appello di “Rete 26 febbraio” lanciato in occasione del primo anniversario del naufragio. Sotto una pioggia insistente sono state promosse iniziative conclusesi con una fiaccolata e una veglia sulla spiaggia di Steccato di Cutro: «per non dimenticare e reclamare verità e giustizia», come riprende da testimonianze e scrive il giornalista Clemente Angotti nella sua corrispondenza da Crotone per l’Agenzia Ansa.

 

 

GOVERNO MELONI IN CALABRIA

Qualche giorno dopo la sciagura, il governo di Giorgia Meloni aveva promosso un Consiglio dei ministri proprio a Cutro varando un decreto per punire più duramente gli scafisti e governare i flussi migratori. “Verità e giustizia”, “Basta morti in mare”, sono stati gli slogan scanditi durante il corteo di Crotone. Al corteo ha partecipato anche Elly Schlein, segretaria del PD, che in precedenza aveva posto un cuscino di fiori e raccogliendosi in meditazione assieme a pescatori e ai volontari della Protezione civile, fra i primi soccorritori a giungere sul posto dopo il naufragio del “Summer Love”.

«Da un anno – ha dichiarato alla stampa la Schlein – ci domandiamo come sia stato possibile che non siano uscite le motovedette della Guardia costiera per dare soccorso ad un’imbarcazione da ore che era in difficoltà?».

Nella stessa mattinata, presente alla commemorazione, Khaled Ahmad Zekriya, ambasciatore della Repubblica islamica dell’Afganistan a Roma. Nell’occasione anche l’inaugurazione del “Giardino di Alì”, uno spazio all’ingresso della città che ospiterà 94 piante (lo stesso numero delle vittime) che il Comune di Crotone ha voluto realizzare in memoria dei morti della strage di Cutro.

 

 

«GIORNI DURISSIMI», PAROLA DI SINDACO

«Giorni durissimi – ha dichiarato il sindaco Vincenzo Voce – quelli che abbiamo vissuto, ma i calabresi, i crotonesi, hanno dato prova di solidarietà e umanità straordinarie: Il giardino è bellissimo, è dedicato ad Alì, un bambino, una delle poche vittime senza nome e successivamente identificato; abbiamo voluto farne un luogo che, attraverso quanto piantato, simboleggi la rinascita della città».

A proposito di Cutro e del Decreto voluto dal governo Meloni. Diverse sono state le novità introdotte nella gestione dei flussi legali d’ingresso dei migranti, per motivi di lavoro. Tra queste novità, la possibilità di far arrivare in Italia stranieri che abbiano completato percorsi di formazione professionale e civico-linguistica nei Paesi d’origine o di transito.

I programmi potranno essere proposti da diversi soggetti, da soli o in gruppo: dalle organizzazioni dei datori di lavoro a regioni ed enti locali, dalle associazioni del Terzo settore a università e istituti di ricerca ed altro ancora. A considerarne l’ammissibilità sarà una Commissione interministeriale, con al vetrice il Ministero del Lavoro. Entro sei mesi dalla conclusione del corso, chi ha partecipato a detta preparazione potrà avanzare domanda per un visto di ingresso, unita a un documento che attesti la volontà del datore di lavoro ad assumere.

Costruiamo terapie…

Musica, arte e altre forme per combattere disabilità

La Cooperativa promuove un progetto di musicoterapia. Un Laboratorio di Musicoterapia per rendere autonome e sollecitare autostima nei diversi soggetti sottoposti all’attenzione di un team professionale. Come incoraggiare integrazione e benessere socio-emozionale

 

Costruiamo Insieme promuove un progetto di Musicoterapia. Lo fa con una proposta con la quale porta a conoscenza di quanti vogliono saperne di più, quanto sia importante e terapeutico avvicinarsi a qualcosa che dagli studiosi, e non solo, è visto come strumento di benessere e piacevolezza.

La Cooperativa “Costruiamo Insieme” attraverso un piano il Laboratorio di Musicoterapia avvia un progetto indirizzato agli utenti psicodisabili allo scopo di renderli “persone” con una migliore autonomia ed autostima, incoraggiando integrazione e benessere socio-emozionale. In buona sostanza, come spiegheremo, resilienza e qualità di vita nella sintonizzazione della dignità umana e nell’armonizzazione dell’universo dei diversamente abili.

Non è il primo progetto sociale che la cooperativa fa suo attraverso un appassionato team di lavoro, coinvolgendo le risorse umane di cui dispone. Proprio in virtù di elementi di assoluta professionalità, in queste settimane ha realizzato uno studio approfondito mediante il quale si gioveranno quanti vorranno avvicinarsi al Progetto Musicoterapia.

 

 

PROGETTO & CARDINI

Uno dei cardini del progetto, come vedremo non appena l’intero programma sarà licenziato, la musica utilizzata – ovviamente – a scopi terapeutici. Musicoterapia, definizione tanto seducente quanto ovvia, è l’insieme di due parole: musica e terapia. Una materia non per tutti, intanto perché provoca talvolta grande confusione, tanto che il range e, dunque, le attività di applicazione, diventano vaste e indefinite.

Proviamo a definire, in particolare, il significato della parola “musicoterapia”. Lo descrive la stessa parola composta: è l’utilizzo della musica, e non solo, insieme con gli elementi di cui dispone il pentagramma: dal suono al ritmo, dalla melodia all’armonia. Il tutto assemblato in un processo che faciliti e favorisca comunicazione, relazione, apprendimento, motricità, espressione, organizzazione e altri obiettivi terapeutici atti a soddisfare, intanto, necessità fisiche, emozionali, mentali e sociali. La musicoterapia, secondo quanto illustrato nel Progetto Costruiamo, ha lo scopo di sviluppare funzioni potenziali, ma anche residue nel soggetto perché questo possa realizzare l’integrazione che i “tecnici” mettono in campo per migliorare la qualità della vita a seguito di un processo preventivo, riabilitativo o terapeutico.

 

 

QUANTO E’ IMPORTANTE

Perché la musicoterapia ha la sua importanza. “L’intervento musicoterapico in psicodisabilità – leggiamo nel progetto – porta, oltre che ad ascoltare, anche a costruire risorse empiriche d’espressione sonora verbale o non verbale proficue ed adatte ai destinatari con diverse abilità: lo scopo è quello di operare mediante la relazione musicale con la persona disabile, perché il suo sistema di riferimento possa attivarsi nel modo più economico e fruibile possibile; attraverso le onde sonore, qualsiasi sentimento o stato d’animo scaturisce fuori e dentro di noi; ognuno di questi movimenti emotivi ed energetici, va considerato dal musicoterapista con immediatezza, riconoscendo in esso la comunicazione non verbale che i pazienti vogliono esprimerci, in un rapporto di fiducia e d’accettazione incondizionata ed attraverso la personalizzazione della tecnica di volta in volta impiegata”.

Si evince che la musicoterapia sia a tutti gli effetti un trattamento educativo e riabilitativo. La musica rappresenta il mezzo utilizzato in questa terapia, in quanto fonte di espressione, condivisione, esplicitazione di emozioni, pensieri, quanto cioè non sempre viene manifestato verbalmente all’interno di un incontro di musicoterapia. Pensieri, questi, che vengono trasformati in suoni attraverso gli strumenti musicali, ma anche attraverso la voce.

 

 

NON SOLO MUSICA

Ma la musicoterapia, come ci spiega il team di studio, non è solo musica, ma anche relazionarsi con altre forme di arte. Significa manifestare artisticamente la stessa musica, ma anche pittura, scultura, danza; in una sola parola emozioni che diversamente non riuscirebbero a tirar fuori con la comunicazione verbale.

“L’obiettivo principale della musicoterapia – viene spiegato nella finalità del Progetto Costruiamo – è dare la possibilità all’utente di trovare la sua modalità espressiva individuale, attraverso la quale mettersi in rapporto con il mondo. La musica quindi si propone come mezzo per contribuire allo sviluppo della personalità, permettendo al destinatario di scaricare le tensioni emotive, relazionarsi con gli altri e migliorare il funzionamento generale nella vita. All’interno del confine dato dall’handicap, la musica favorisce il potenziamento dell’equilibrio psicofisico, l’autonomia, la partecipazione e l’integrazione, comprendendo diversi settori d’intervento: Area Sensoriale e Psicomotrice, Area Percettivo-Cognitiva, Area Psico-Affettiva, Area Socio-Comunicativa”.

“Il laboratorio – prosegue l’illustrazione del programma – si realizzerà in uno spazio in cui il “singolo” sia libero di muoversi: l’ambiente dovrà essere il più neutro possibile e libero da eventuali distrazioni. Per questo motivo si è deciso di utilizzare la stanza che chiameremo “Angolo morbido” provvista di tappeti dove il “singolo” potrà stare comodamente seduto”.

 

 

MUSICA E PSICOLOGIA

Fra le cosiddette competenze musicali, è compresa la psicologia musicale, scienza psicodinamica della musica. Sarebbe a dire la definizione degli aspetti psicologici in un processo terapeutico, appunto, a tutti gli effetti. Aspetti, questi, che porranno in condizione il team di considerare risposte psicologiche e comportamentali che scaturiranno dal processo d’intervento per comprendere, fra le altre cose, se possono essere comprese in campo patologico e di quale entità esse siano.

Come riportato nell’introduzione, il Laboratorio di Musicoterapia nella Cooperativa “Costruiamo Insieme”, si presenta come un progetto avviato agli utenti psicodisabili. “Obiettivo – riporta il progetto – è fare dei soggetti delle “persone”, perché ciascuna di queste abbia una migliore autonomia ed autostima, alimentando – dove possibile – integrazione benessere socio-emozionale e, in definitiva, la resilienza e la qualità di vita nella sintonizzazione della dignità umana e nell’armonizzazione dell’universo dei diversamente abili”.

«Stop alla guerra, più aiuti ai migranti»

Tv e censura, dal Festival a Domenica in

«Il palcoscenico del Festival sfruttato per diffondere odio», secondo l’ambasciatore israeliano. «Rai nelle mani del governo: la vita umana va onorata senza distinzioni, senza morti di serie A o di serie B», rispondono i parlamentari all’opposizione. Il dibattito continua, Ghali: «Stop al genocidio»; Dargen D’Amico: «I soldi dei versamenti del lavoro dei cittadini stranieri, è più alto di quelli spesi per l’accoglienza»

 

Su una cosa, fra le diverse, aveva ragione Pippo Baudo: meno male che arriva Sanremo, così tutti avranno qualcosa contro cui scagliarsi, a prescindere. Aveva ragione. Niente, più del Festival, unisce destra e sinistra, complottisti da un lato e dall’altro, musicisti e musicofili, raffinati e grossolani, rockettari e popparoli.

Arriva il Festival e tutti gli rovesciano addosso di tutto e di più, come scandiva un vecchio slogan Rai. La tv pubblica, quella che una volta aveva rispetto, non era del tutto lottizzata e lasciava parlare secondo “quote politiche”. Oggi, però, diciamo anche da anni, dal Dopo-Baudo ad oggi, assistiamo ad una rassegna che con la canzone ha poco a che spartire: si parla poco delle canzoni, tanto degli abiti, del look, di testi-scandalo, di dichiarazioni di facciata, leggere ma non troppo. Siamo arrivati a censurare quanto non ci saremmo mai aspettati da un Paese con il Papa in casa: non si può parlare di pace, altrimenti arriva un documento dai vertici Rai nel quale l’ambasciatore di Israele – in teoria sarebbe una prova di forza, in realtà con un Paese sempre più piccolo è come sparare sulla Croce rossa – invita a non usare il palcoscenico del Festival che sarebbe stato «sfruttato per diffondere odio».

 

 

NON ABBANDONIAMO GLI STRANIERI

Insomma, in principio c’era stato l’appello di Ghali dal palco dell’Ariston: «Stop al genocidio». Una frase che aveva scatenato reazioni, applausi e dissensi. Nell’occhio del ciclone è finita anche Domenica In. Stavolta il protagonista di un dissenso fermo, ma garbato, è Dargen D’Amico. Interviene sull’immigrazione. Risponde alle domande dei giornalisti sul tema trattato nella sua canzone “Onda alta”: «I soldi dei versamenti del lavoro dei cittadini stranieri nella casse della Previdenza italiana è più alto di quelli spesi per l’accoglienza». Interrotto e congedato da Mara Venier. A qualcuno, la conduttrice non sarà simpatica, ma è la persona che ha meno colpe di tutti nella vicenda. Di mezzo c’era un Festival “bollente”, così la Venier non voleva che il suo programma prendesse la stessa piega dopo il diktat dell’ambasciatore. «Questa è una festa, non c’è il tempo necessario per affrontare un tema così importante». E dalle anche torto.

Ma le polemiche sulla Rai continuano. Una parte della politica interviene: «La libertà di espressione degli artisti è sacrosanta e va rispettata». Avanza anche la richiesta di dimissioni dell’amministratore delegato Roberto Sergio che esprime «solidarietà al popolo di Israele e alle comunità ebraiche».

 

 

MIGRANTI, PARLIAMONE

Ma torniamo ad uno degli argomenti di cui sopra e dei quali si dibatte. Mara Venier durante “Domenica in” aveva fermato D’Amico. L’artista aveva solo accennato a un aspetto dell’immigrazione. «I soldi dei versamenti del lavoro dei cittadini stranieri nella casse della Previdenza italiana è più alto di quelli spesi per l’accoglienza». Come a dire: non riduciamo le risorse, già minime, per accogliere gente sofferente in cerca di una speranza. Ma la Venier che balla sui tizzoni ardenti, interviene: «Siamo qui per parlare di musica: questi sono temi importanti, ci vuole il giusto tempo per approfondirli, non possiamo farlo in due parole». A discolpa della conduttrice, il suo microfono ancora aperto, tanto che quando si avvicina ai giornalisti, quasi a discolparsi per aver stoppato Dargen: «Così mettete in imbarazzo me».

Nel mirino era finito il comunicato diffuso dalla Rai, in seguito alle proteste dell’ambasciatore d’Israele letto da Mara Venier. L’opposizione interviene, Emiliano Fossi, deputato del PD: «Si solidarizza unicamente con Israele, dimenticandosi di tutti quei civili che sono massacrati a Gaza: la Rai è diventata il megafono del governo».

 

 

«SOLIDARIETA’ PER TUTTI»

Ribatte il ministro degli Esteri Antonio Tajani: «I messaggi devono essere sempre equidistanti, è mancato nella prima giornata un messaggio a tutela degli ostaggi, la conduttrice ha solo letto una dichiarazione dell’Ad Sergio, che ha riequilibrato la situazione che pendeva soltanto da una parte».

Ma si potrà almeno dire che siamo schierati per la pace e che sia il caso di fermare una strage degli innocenti? Molti da una parte e dall’altra, ma non possiamo liquidare con una sola battuta che sarebbe il caso, come ventilato da qualcuno, che fosse esteso il comunicato di solidarietà anche al popolo palestinese che dopo il terribile attacco terroristico di Hamas del 7 ottobre scorso ha subito in questi mesi l’inaccettabile perdita di 28mila civili innocenti. La vita di ogni civile e di ogni bambino e bambina palestinese è preziosa e la loro morte non merita il silenzio. «Mara Venier – l’invito dell’on Bonelli – si unisca a questo appello, poiché la vita umana va onorata senza distinzioni, senza morti di serie A o di serie B essendo “Domenica In” trasmissione di tutti gli italiani».

Sanremo, arrivano i trattori

Monta la protesta degli agricoltori, protesta non solo a Roma

«Sono a loro disposizione, saranno i benvenuti», l’invito di Amadeus, presentatore del Festival. «E noi ci saremo…», promette Danilo Calvani. «Approfittassero di un palcoscenico così importante per parlare di sussidio e reddito, sacrosanti», aggiunge Fiorello. Cinque serate, l’ultima edizione firmata dal popolare direttore artistico

 

Monta la protesta dei “trattori”. Il problema principale degli agricoltori, categoria in ginocchio, non sono i tagli ai sussidi, ma la mancanza di reddito. Martedì 6 febbraio è ripartito il Festival di Sanremo, il quinto consecutivo firmato da Amadeus, in veste di presentatore e direttore artistico. Come ai tempi di Baudo, quando Pippo rivoluzionò la rassegna più longeva e popolare della canzone Made in Italy: il presentatore ci metteva la faccia e il gusto musicale firmando le selezioni con l’ausilio di una giuria tecnica. Prima del baudismo, le serate del Festival erano tre: cantanti in gara fra giovedì e venerdì, i promossi al sabato per contendersi il titolo della canzone più votata. Dopo essere state anche sei le puntate in una versione extralarge, oggi le serate sono cinque: da martedì (da ieri, dunque) a sabato. Ce n’è per tutti i gusti, ma attenzione gli indici d’ascolto, nonostante la grande professionalità e la preparazione musicale di Amadeus, non sono più gli stessi sventolati ogni sera da Pippo.

 

 

PROTESTA A ROMA E…SANREMO

Così, le ultime vicende di cronaca, legate alla protesta dei trattori in viaggio verso Roma, che parcheggerebbero anche al Festival di Sanremo, diventano uno strumento pubblicitario. «Se vengono a Sanremo, io li accolgo», ha dichiarato Amadeus all’agenzia Ansa. «E noi ci saremo», la risposta degli agricoltori. «Trovo la protesta dei trattori – ha ripreso il presentatore-art director di Sanremo – non solo giusta, ma sacrosanta: per il diritto al lavoro e a tutela dello stesso: sia chiaro, nessuno mi ha contattato e io non ho contattato nessuno». Ne ha anche Fiorello: «Non sarebbe male arrivassero qui, del resto un palcoscenico così non lo trovi tutti i giorni; dunque, faccio un appello a venire a trovarci». Gli fa eco Amadeus: «Se vengono li faccio salire sul palco». Danilo Calvani, portavoce del Comitato degli agricoltori: «Un nostro rappresentante salirà sul palco di Sanremo: siamo in contatto con l’organizzazione del Festival per stabilire i dettagli».

 

 

A RIVOLI FINO A VENERDI’

Sul palco di Sanremo, invitata la mamma di “Giò Giò”, Giovan Battista Cutolo, il giovane musicista ucciso in strada a Napoli dopo una lite. A seguire, Stefano Massini e Paolo Jannacci con una canzone bellissima che fa riferimento alle morti sul lavoro. Quest’anno, nessuna figura istituzionale, solo testimonianze personali. Come quella di Giovanni Allevi, affetto da una patologia tumorale (mieloma multiplo), che torna in pubblico dopo due anni terribili. Non solo suonerà, ma racconterà la sua esperienza terrificante anche in qualità di testimonial della sua battaglia.

Sono quattrocento circa i trattori che resteranno a Rivoli (Torino), fino a venerdì, per protestare contro le politiche europee e le difficoltà del comparto agricolo. Una situazione al momento sotto controllo, presidiata da polizia e carabinieri.