Tv e censura, dal Festival a Domenica in

«Il palcoscenico del Festival sfruttato per diffondere odio», secondo l’ambasciatore israeliano. «Rai nelle mani del governo: la vita umana va onorata senza distinzioni, senza morti di serie A o di serie B», rispondono i parlamentari all’opposizione. Il dibattito continua, Ghali: «Stop al genocidio»; Dargen D’Amico: «I soldi dei versamenti del lavoro dei cittadini stranieri, è più alto di quelli spesi per l’accoglienza»

 

Su una cosa, fra le diverse, aveva ragione Pippo Baudo: meno male che arriva Sanremo, così tutti avranno qualcosa contro cui scagliarsi, a prescindere. Aveva ragione. Niente, più del Festival, unisce destra e sinistra, complottisti da un lato e dall’altro, musicisti e musicofili, raffinati e grossolani, rockettari e popparoli.

Arriva il Festival e tutti gli rovesciano addosso di tutto e di più, come scandiva un vecchio slogan Rai. La tv pubblica, quella che una volta aveva rispetto, non era del tutto lottizzata e lasciava parlare secondo “quote politiche”. Oggi, però, diciamo anche da anni, dal Dopo-Baudo ad oggi, assistiamo ad una rassegna che con la canzone ha poco a che spartire: si parla poco delle canzoni, tanto degli abiti, del look, di testi-scandalo, di dichiarazioni di facciata, leggere ma non troppo. Siamo arrivati a censurare quanto non ci saremmo mai aspettati da un Paese con il Papa in casa: non si può parlare di pace, altrimenti arriva un documento dai vertici Rai nel quale l’ambasciatore di Israele – in teoria sarebbe una prova di forza, in realtà con un Paese sempre più piccolo è come sparare sulla Croce rossa – invita a non usare il palcoscenico del Festival che sarebbe stato «sfruttato per diffondere odio».

 

 

NON ABBANDONIAMO GLI STRANIERI

Insomma, in principio c’era stato l’appello di Ghali dal palco dell’Ariston: «Stop al genocidio». Una frase che aveva scatenato reazioni, applausi e dissensi. Nell’occhio del ciclone è finita anche Domenica In. Stavolta il protagonista di un dissenso fermo, ma garbato, è Dargen D’Amico. Interviene sull’immigrazione. Risponde alle domande dei giornalisti sul tema trattato nella sua canzone “Onda alta”: «I soldi dei versamenti del lavoro dei cittadini stranieri nella casse della Previdenza italiana è più alto di quelli spesi per l’accoglienza». Interrotto e congedato da Mara Venier. A qualcuno, la conduttrice non sarà simpatica, ma è la persona che ha meno colpe di tutti nella vicenda. Di mezzo c’era un Festival “bollente”, così la Venier non voleva che il suo programma prendesse la stessa piega dopo il diktat dell’ambasciatore. «Questa è una festa, non c’è il tempo necessario per affrontare un tema così importante». E dalle anche torto.

Ma le polemiche sulla Rai continuano. Una parte della politica interviene: «La libertà di espressione degli artisti è sacrosanta e va rispettata». Avanza anche la richiesta di dimissioni dell’amministratore delegato Roberto Sergio che esprime «solidarietà al popolo di Israele e alle comunità ebraiche».

 

 

MIGRANTI, PARLIAMONE

Ma torniamo ad uno degli argomenti di cui sopra e dei quali si dibatte. Mara Venier durante “Domenica in” aveva fermato D’Amico. L’artista aveva solo accennato a un aspetto dell’immigrazione. «I soldi dei versamenti del lavoro dei cittadini stranieri nella casse della Previdenza italiana è più alto di quelli spesi per l’accoglienza». Come a dire: non riduciamo le risorse, già minime, per accogliere gente sofferente in cerca di una speranza. Ma la Venier che balla sui tizzoni ardenti, interviene: «Siamo qui per parlare di musica: questi sono temi importanti, ci vuole il giusto tempo per approfondirli, non possiamo farlo in due parole». A discolpa della conduttrice, il suo microfono ancora aperto, tanto che quando si avvicina ai giornalisti, quasi a discolparsi per aver stoppato Dargen: «Così mettete in imbarazzo me».

Nel mirino era finito il comunicato diffuso dalla Rai, in seguito alle proteste dell’ambasciatore d’Israele letto da Mara Venier. L’opposizione interviene, Emiliano Fossi, deputato del PD: «Si solidarizza unicamente con Israele, dimenticandosi di tutti quei civili che sono massacrati a Gaza: la Rai è diventata il megafono del governo».

 

 

«SOLIDARIETA’ PER TUTTI»

Ribatte il ministro degli Esteri Antonio Tajani: «I messaggi devono essere sempre equidistanti, è mancato nella prima giornata un messaggio a tutela degli ostaggi, la conduttrice ha solo letto una dichiarazione dell’Ad Sergio, che ha riequilibrato la situazione che pendeva soltanto da una parte».

Ma si potrà almeno dire che siamo schierati per la pace e che sia il caso di fermare una strage degli innocenti? Molti da una parte e dall’altra, ma non possiamo liquidare con una sola battuta che sarebbe il caso, come ventilato da qualcuno, che fosse esteso il comunicato di solidarietà anche al popolo palestinese che dopo il terribile attacco terroristico di Hamas del 7 ottobre scorso ha subito in questi mesi l’inaccettabile perdita di 28mila civili innocenti. La vita di ogni civile e di ogni bambino e bambina palestinese è preziosa e la loro morte non merita il silenzio. «Mara Venier – l’invito dell’on Bonelli – si unisca a questo appello, poiché la vita umana va onorata senza distinzioni, senza morti di serie A o di serie B essendo “Domenica In” trasmissione di tutti gli italiani».