«Marocc’ sarai te!»

Dopo i festeggiamenti sul Marocco ai Mondiali, una prova di stile

Indicati sui social come indisciplinati, in molte città italiane, dopo l’esultanza per il passaggio in semifinale molti marocchini hanno ripulito le piazze. Come i giapponesi. Un commento infelice di un leghista: «Spero che il Marocco venga eliminato dal mondiale, così finalmente smetteremo di vedere le scimmie urlatrici far casino per strada». Grande senso civico della cantante Malika Ayane: «Non si può negare una gioia, tanti bambini attendono la cittadinanza italiana»

Marocco_ripulisce_piazza_Gali__1_«Hey, te, Marocc’!». Brutta espressione. Al Nord, purtroppo, la frase viene usata in senso dispregiativo, tanto da essere stata tirata fuori in questi giorni di gioia per apostrofare marocchini che hanno festeggiato il passaggio del turno ai Mondiali di calcio.

C’è una squadra africana in semifinale. Unisce anche i tifosi mediorientali che l’hanno spinta nei “quarti” nella sfida vittoriosa contro il Portogallo. E’ il Marocco, squadra-simpatia per la quale molti in Italia (orfani degli Azzurri), hanno tifato. Certo, non tutti gli italiani. C’è stata qualche voce fuori dal coro, perfino di cattivo gusto, come vedremo. Ma a noi piace fare le cose per bene.

Intanto, brava Malika Ayane. Il suo sfogo viene ripreso dal quotidiano Repubblica. La cantante, padre marocchino e madre italiana, parla proprio dei festeggiamenti dei marocchini per aver conquistato la semifinale nella quale mercoledì 14 dicembre alle 20.00 incontrerà la Francia. «Dai commenti letti sui festeggiamenti – ha detto la cantante – mi sono resa conto che nel nostro Paese c’è ancora razzismo: appartengo alla prima parte di generazione di marocchini nati a Milano; da allora ne sono nati di bambini in Italia, ma ancora non sono riusciti ad avere la cittadinanza: appartenere a un popolo che sta vincendo e avere un riconoscimento positivo, è una bella soddisfazione per chi si è trovato ad affrontare un percorso faticosissimo».

FORZA MAROCCO!

Questo il suo legittimo punto di vista. Festeggiamenti in tutta Italia, giornali dal giorno dopo hanno riscritto le cartine geografiche riportando la presenza di comunità marocchine in ogni parte d’Italia. Una cosa che, francamente, non abbiamo compreso. Ma, si sa, ognuno è libero di scrivere, fare, quello che gli pare, ma sempre nel limite del buon gusto, dell’educazione.

Una di queste esternazioni, evitabilissime, è arrivata da un certo Marco Fiori, consigliere della Lega a Santarcangelo (Rimini), comune emiliano, che non ha resistito alla tentazione di usare un social. «Spero che il Marocco venga eliminato dal mondiale – ha scritto su Facebook, lo riporta il sito Fanpage – così finalmente smetteremo di vedere le scimmie urlatrici far casino per strada».

Questo il suo commento sul passaggio del turno del Marocco contro la Spagna ai calci di rigore. Il post è stato successivamente cancellato dallo stesso autore, che si è evidentemente reso conto di essersi lasciato andare ad una considerazione sciocca. In seguito, non si è scusato – a meno che lui non le consideri tali – ma ha minimizzato dicendo di non aver avuto un intento razzista.

malika-ayane-eta-figli-marito-anni-altezza-peso-originiSTRUMENTALITA’ UNIDIREZIONALE

Le “scuse” arrivano, ma ancora una volta a modo suo, pensando che abbia a che fare con gente ignorante con la quale evidentemente pensa di interfacciarsi. Insomma, la tattica è la solita, chi offende si trasforma in vittima. Sentitelo. «Scuse sincere, pur evidenziando che emerge ancora una volta una certa strumentalità unidirezionale di chi si attacca a frasi magari stupide ma del tutto innocue pur di farne un caso politico». Due allo scritto, due al contenuto. “Strumentalità unidirezionale” non l’avevamo mai sentita, e certo ci vuole anche coraggio a compiere capriole lessicali, poi ammette con una certa autoindulgenza, di aver pronunciato “frasi magari stupide, ma del tutto innocue”: se una frase è stupida, permetta, è stupida e basta. Lasci decidere ai destinatari se quella frase non solo è “stupida”, ma anche offensiva.

Infine, viva Sky. Il popolare canale televisivo pubblica sul suo sito un video e un commento. «Dopo la festa per la vittoria del Marocco contro il Portogallo – scrive – che ha permesso alla nazionale africana di raggiungere le semifinali del Mondiale in Qatar, anche a La Spezia come in tante città italiane (e non solo) è scoppiata la festa. Al termine delle celebrazioni i tifosi marocchini hanno ripulito Piazza Garibaldi. Una scena che ha ricordato l’atteggiamento dei tifosi giapponesi sugli spalti degli stadi al termine delle partite».

Ma questa grande prova di civiltà da parte dei tifosi marocchini deve essere sfuggita a più di qualcuno. Proviamo a tradurla in una battuta? Proviamoci: «Marocc’ sarai te!». Tieni, incarta e porta a casa.

Storie di tutti i giorni

Autista di bus cittadino aggredito

Non risponde alle provocazioni. Ma spesso una corsa su un mezzo pubblico si trasforma in una rissa. O in un palcoscenico dal quale assistere ad episodi violenti. Sindacati e amministratori invitano al buon senso. Fino a quando sarà possibile

autista-bus-2«Figlio di…». Il più delle volte è una esclamazione dialettale, come a mettere subito in chiaro le cose, intimorire il presunto avversario, che a fare l’avversario, francamente, non ci sta.

Mezzogiorno superato da pochi minuti, via Oberdan, incrocio con via Cavallotti, a venti metri dalla sede della nostra cooperativa. Il silenzio viene interrotto, nell’ordine, da una frenata e da un successivo colpo di clacson. Un autista Amat alla guida del suo bus per centimetri ha evitato l’impatto con un’auto di media cilindrata che intanto è piantata al centro strada. Con un gesto di una mano il conducente del mezzo pubblico prova a far comprendere all’automobilista distratto, ancora lì, la collisione mancata per un niente.

La gente che ha assistito all’episodio, questo è la sensazione che si ricava, pare aspetti che l’automobilista tiri fuori dal posto di guida una mano e chieda scusa per la distrazione di qualche istante prima e che tutto finisca lì. Invece, non è così, Taranto è la città dei supplementari. Una storia ha uno strascico dietro l’altro, una parola tira l’altra, tutti hanno ragione e si finisce alle mille e una notte. Insomma, quell’episodio non si è evaporato.

Torniamo all’auto ancora al centro della strada. Non ci sono le scuse dell’automobilista, tutt’altro: dalla vettura sbuca un signore, alto, sul metro e ottanta, petto in fuori. Dimenticandosi di avere torto, o di essere abituato ad avere sempre ragione, con fare minaccioso si avvicina all’autista del bus e comincia ad insultarlo. Senza ragione. Non c’è stata provocazione, solo un benevolo appunto (per fortuna, all’interno del mezzo pubblico la brusca frenata non ha provocato feriti).

«FIGLIO DI…»

«Figlio di…!», si diceva, «Non lo sai che devi far passare prima me?». Oltre ad una frase che lascia perplessi, ecco il “tu”, che non si nega a nessuno, specie in quei momenti.

«Guardi, egregio signore», la risposta garbata dell’autista Amat, «lei ha il “dare la precedenza”…», «Hey, figlio di…», parte seconda, forse risentito nel sentirsi dare dell’“egregio” – cosa che evidentemente non gli capita tutti i giorni – «Scendi, te la faccio vedere io la precedenza!». A quel punto, più che intimorito, facendo appello al buon senso, il conducente del mezzo pubblico fa scorrere il finestrino alla sua sinistra come a chiudere la comunicazione e ripartire. Mossa saggia, che però offre il fianco all’automobilista ormai gasato perché ora gode di una platea di una decina di concittadini e pare non aspettasse altro. «Cosa chiudi il finestrino, figlio…!», parte terza.

Storie di tutti i giorni. Non ci meravigliano le proteste di autisti Amat e i comunicati dei sindacati a difesa dei dipendenti pubblici. L’autista sentendosi apostrofato senza motivo umanamente avrebbe potuto anche reagire. Aveva sia il fisico, tanto più le ragioni. Ma, avrà pensato: meglio non trascendere.

amat-wpp1627280948146MEGLIO SOPRASSEDERE

A quale titolo, poi. Complicarsi una giornata, candidarsi ad ennesima vittima dell’ennesimo aggressore? Meglio non pensarci e fare appello al buon senso. Soprattutto dopo gli ulteriori inviti rivolti al personale Amat dalla dirigenza della municipalizzata (nonché dagli stessi colleghi e sindacalisti): «Evitate, sorvolate, se possibile, purtroppo certa gente non riesci ad educarla, il rispetto per questi non esiste».

E così, senza essere sollecitati da dirigenti o sindacalisti, avendo assistito all’episodio, un altro tentativo di aggressione abbiamo provato a raccontarvelo noi. Non ci piace sindacare, dare opinioni, ma ci è sembrato di assistere ad uno di quei western b-movie che trasmettono in tv al pomeriggio. La trama il più delle volte: un pistolero spaccone e uno sceriffo saggio che evita lo scontro, nonostante le offese continue. Il tutto fino a quando il tutore della legge non ne avrà le tasche piene e i clienti del saloon non si scaglieranno insieme contro l’arrogante di turno. Ma questo accade solo nei film, per fortuna. Mentre in città dilaga la tensione. Gli autisti sono sempre nel mirino di gente senza scrupoli e pronta alla lite tanto al chilo, e la gente per bene, chi lavora, è costantemente soggetta a questi personaggi. Fine della puntata. Alla prossima.

UNA CITTA’ PER CANTARE (E FARE BENEFICENZA)

Taranto ricorda Stefano D’Orazio, un amico di “Costruiamo”

L’ultima sua intervista in video. Uno dei suoi libri e i tanti progetti rimasti in agenda. I tarantini Palasport al teatro Orfeo hanno promosso una serata-tributo. In video, oltre la moglie, Tiziana Giardoni, gli “amici per sempre” Facchinetti, Battaglia, Canzian e Fogli. Ricordato anche Negrini, uno dei fondatori dei Pooh. Fra gli ospiti, Roberto Ciufoli e Graziano Galàtone. Fondi per l’Aido, associazione della quale lo storico batterista dei Pooh era stato testimonial

STEFANO Castellana Grotte 1Lo avevamo incontrato a Castellana Grotte, ci aveva invitato. Andammo a trovarlo. Stefano D’Orazio, storico batterista dei Pooh, era così: amava circondarsi di amici, che negli anni aveva in tutta Italia. Per noi aveva un libro da presentare (l’intervista è sul nostro sito, cliccate https://youtu.be/h-CDJ-Eypj4), ma soprattutto la voglia di rivederci, dopo aver convolato “a giuste nozze” con Tiziana Giardoni, appena diventata signora D’Orazio, dopo un lungo fidanzamento.

A proposito di Tizana. «Sapete quanto per me sia importante mantenere vivo il ricordo di Stefano, e non solo perché era il mio compagno di vita: ha lasciato un vuoto umano e artistico importante. Così non posso che ringraziare per quanto hanno fatto, stanno facendo e faranno, i Palasport che per il secondo anno consecutivo hanno voluto tributare una serata in memoria di un grande artista dal grande cuore: spero di riabbracciarvi tutti nella prossima edizione».

Questo il contenuto di un saluto e una promessa, insieme, lunedì scorso al teatro Orfeo proprio di Tiziana, in occasione del ricordo che la coverband ufficiale della formazione italiana più amata ha voluto tributare a Stefano D’Orazio con lo spettacolo “Palasport & Friends”. Per una sera, inoltre, i ragazzi vincitori dell’unico contest riservato alle formazioni che girano l’Italia con i successi di Facchinetti, D’Orazio, Battaglia e Canzian, sono riusciti a riunire virtualmente i Pooh: sullo schermo, dietro la batteria originale del quarantennale, oltre al messaggio di Tiziana, infatti, sono stati mostrati i video che Roby, Dodi e Red avevano confezionato per l’occasione. Anche Riccardo Fogli ha voluto partecipare con un suo personale contributo. Infine, proiettata anche l’immagine di Valerio Negrini, autore dei grandi successi dei Pooh e fondatore insieme con Facchinetti del gruppo musicale italiano più amato.

Un “tutto esaurito” annunciato, una serata di beneficenza in favore dell’Aido di cui D’Orazio era stato testimonial e tante emozioni con molti artisti che hanno voluto dare il proprio apporto ad una serata a dir poco straordinaria. Fra gli ospiti, Roberto Ciufoli, grande amico di Stefano, che ha interpretato alcune pagine dell’autobiografia del grande batterista, e Graziano Galàtone, giunto in teatro sul filo di lana da Catania, dove aveva interpretato una delle numerose repliche de “La Bella e la Bestia”. Fra gli artisti intervenuti, il violinista Francesco Greco, l’attore Giorgio Consoli, Non solo Zero (Rino Argeri, una emozionante interpretazione “alla Zero” della bellissima “50 primavere”), Piero Carrieri (Ohm, tribute dei Pink Floyd), Franco Cosa, il soprano Angela Massafra, Team Energy, Francesco Tinelli, coreografo e ballerino. E’ intervenuto il giornalista tarantino Claudio Frascella, grande amico di D’Orazio che ha personalmente seguito due tour dei Pooh.

Palasport & Friends«Ci tenevamo molto ad un altro appuntamento per ricordare Stefano – hanno detto i Palasport – perché è stato un artista geniale e di grande umanità; abbiamo colto al volo l’invito della splendida Tiziana, che l’anno prossimo potrebbe tornare ancora sulle tavole dell’Orfeo a regalarci ancora altri aspetti del carattere dell’artista romano, grande autore e uomo di grande generosità».

«I Palasport – ha detto Fabiano Marti, assessore alla Cultura e allo Sport del Comune di Taranto – sono uno dei nostri fiori all’occhiello, hanno un grande seguito, come lo hanno avuto per cinquant’anni i Pooh, una formazione adottata e più volte ospitata nella nostra città: come Amministrazione siamo vicini a chi promuove la cultura e crea eventi popolari e di classe».

«D’Orazio – ha detto Ciufoli – era un mio grande amico, c’è stato un periodo in cui festeggiavamo il suo onomastico nella sua villa: veniva mezzo mondo dello spettacolo, accadeva di tutto, che io indossassi il tutù e lui le giarrettiere; serate dissacratorie in cui accadeva il contrario di quanto accadeva in scena, dove i Pooh erano ordinati e compunti. Stefano avrebbe potuto darci ancora tanto, come uomo e come autore, per questo ho voluto interpretare un sonetto in romanesco scritto di suo pugno, ironia della sorte dedicato al Covid, quella “bestiaccia” che ce lo ha portato via».

Ecco il bonus-bollette

Contro il caro-energia, quasi mezzo milione di euro per le famiglie in difficoltà

«Alleggeriremo l’impatto del caro-energia sulle tasche dei tarantini e punteremo ai nuclei familiari con bisogni maggiori», dicono dal Palazzo. Quando un provvedimento è condiviso, giusto segnalarle la bontà. E a proposito delle difficoltà al Sud, un nostro ragazzo l’altro giorno, pensando ad alta voce: «Sogno di guadagnare soldi lavorando…»

electricity-meter-96863_960_720Ecco la politica che si schiera dalla parte delle fasce più deboli. Si fa tanto parlare dell’aumento del costo dell’energia tanto che gli italiani pare non abbiano ancora minimamente pensato di accendere i termosifoni e dare energia ai radiatori. Si è parlato dell’aumento del costo della vita, addirittura del costo del denaro (pensate quanto possa fregargliene a chi di soldi, veri, non ne vede da anni), ma sempre meno del costo dell’energia.

Si sa che in Italia, incredibile, ma vero (detto in senso ironico, sia chiaro…), gas ed elettricità costano più che altrove, ma di chi a fine mese deve fare fronte alle bollette, magari ha anche una piccola attività che mantenere, oggi, è diventato un vero lusso; non si parla, invece, chi quelle bollette non può pagarle: chiedere un prestito a una banca, nemmeno a parlarne; a una finanziaria, nonostante pubblicità ruffiane, stessa, identica cosa (un giorno, si dice, i soldi te li tiravano appresso, anche se avevi “protesti”, diceva una pubblicità).

NON ESISTONO PICCOLI PROBLEMI

E, dunque, la vita si complica. Non esistono piccoli o grandi problemi, ma problemi e basta. Non scriviamo di grandi sistemi, di occupazione, ma di problemi che una famiglia media, un piccolo commerciante, affronta quotidianamente. E nelle sue priorità, la bolletta è diventata importante quasi quanto altri pensieri che stanno in cima ai pensieri di ognuno di noi.

E, allora, la politica e, finalmente, un provvedimento tangibile: sta per arrivare il bonus-bollette, garantisce l’Amministrazione comunale. Con un investimento di 450mila euro, l’esecutivo guidato dal sindaco Rinaldo Melucci si è impegnato a sostenere la spesa per le utenze di luce e gas dei tarantini, attraverso un avviso che in questi giorni sarà reso pubblico, insieme ai criteri di concessione dei contributi una tantum.

Sentiamo il sindaco. «Abbiamo intercettato queste risorse – dice il primo cittadino – ottimizzando alcuni capitoli di spesa destinati ad altre attività; ci sembrava prioritario dare un segnale in questa direzione, alleggerendo l’impatto del caro-energia sulle tasche di tanti nostri concittadini. Obiettivo, questo, che ci siamo posti anche dando seguito alle determinazioni assunte nel recente tavolo tenuto in Prefettura, dedicato proprio alle azioni da mettere tempestivamente in campo».

taranto-1530914_960_720DA 300 A 500 EURO

Ed ecco il provvedimento nello specifico. I bonus saranno di due tagli: 300euro per i nuclei familiari fino a 3 persone; 500 euro per tutti gli altri. «L’avviso fornirà i dettagli necessari – ha spiegato Luana Riso, assessore ai Servizi Sociali che ha proposto la delibera di indirizzo – punteremo ai nuclei familiari con bisogni maggiori, con un Isee non superiore a 11mila euro». Una iniziativa lodevole che nasce anche dalle sollecitazioni di due consiglieri comunali molto attivi, Elena Pittaccio e Stefania Fornaro.

E adesso attendiamo altri provvedimenti per le fasce sociali più deboli. L’importante era muovere i primi passi. Non che le Amministrazioni non si muovano, beninteso, ma come indica un’affluenza sempre più bassa alle urne, la gente vuole segnali precisi, risposte alle istanze quotidiane che sono in continuo aumento. Diceva uno dei nostri ragazzi, a ragione, riferendosi all’assistenzialismo: «Non voglio soldi in regalo, voglio lavorare e guadagnarmeli con il sudore della fronte, come ho sempre fatto: non conosco altra strada».

«Torniamocene a casa!»

Telefonate dal fronte, parlano i soldati russi

Il governo ucraino ha intercettato conversazioni fra militari russi al fronte e parenti in patria. «Siamo allo stremo, c’è chi scompare, chi torna nel proprio Paese…», dicono. E una mamma suggerisce una soluzione, seppure dolorosa: «Figlio mio, ferisciti a una gamba o lanciati da un carro armato, così ti rispediscono da noi!»

war-7065079_960_720«Se non c’è altro sistema, figliolo mio, lasciati ferire così puoi tornartene a casa e non proseguire questa guerra!». Che, con ogni probabilità, come ogni guerra, non porterà niente di buono se non morti, feriti, distruzioni, pianto, dolore incalcolabile.

E’ il succo di una nuova intercettazione resa nota dalle autorità ucraine: un soldato russo, ridotto allo stremo da freddo, fame e sete, parla con la mamma che lo aspetterebbe a casa. Nella chiacchierata intercettata registrata dal Governo di Kiev, la donna consiglierebbe al giovane figliolo mandato al fronte da Putin di farsi ferire per poter lasciare il fronte e tornare finalmente a casa.

La telefonata, scrive il quotidiano “Il Giornale”, sarebbe stata intercettata dalla direzione principale dell’Intelligence del Ministero della Difesa ucraino. Stessero così le cose, l’idea porta alla grave demotivazione dalla quale sarebbero state investite parte delle truppe russe inviate sul fronte ucraino.

A tre mesi dall’inasprimento del conflitto fra Russia e Ucraina, si registrano ulteriori fatti che portano a momenti di grave stanchezza e conforto. Nella telefonata fra soldato e mamma, ripresa e diffusa dalle autorità ucraine, il giovane spiega alla mamma i motivi dello scoramento che lo stanno conducendo ad abbandonare il campo.

«PERCHÉ DOVREBBERO ARRENDERSI?»

«Perché mai gli ucraini dovrebbero arrendersi? Siamo o non siamo nella loro terra? Questo conflitto non finirà presto: a cosa ci serve questa guerra, a ragazzi come me di soli venti anni: a me, francamente, dell’Ucraina non interessa niente, non vedo altra soluzione che tornare e dimettermi!», è la dichiarazione del giovane soldato resa alla madre e riportata da “Il Messaggero”. Sempre il soldato racconta di aver avuto un comandante che, pur di lasciare l’Ucraina e fare ritorno in patria – scrive il quotidiano romano – ha preferito spararsi a una gamba. E la madre del giovane soldato, assalita dalla paura che attanaglia il figlio, ascolta le parole del figlio. La donna è stupita dal fatto che molti dei soldati andati al fronte non condividano la politica del presidente che ha dichiarato guerra all’Ucraina.

La telefonata fra madre e figlio prosegue. Il ragazzo spiega alla mamma gli aspetti tragici che osserva un giorno dopo l’altro. «I nostri soldati scompaiono da soli, senza che nessuno li intercetti; qualcuno è stato fatto prigioniero, altri si nascondono, infine altri stanno tornando in patria». E la mamma, più o meno prudente, suggerisce una via di mezzo per evitare guai seri: «Non spararti alla gamba, correresti seri rischi una volta tornato in Russia: l’unico rimedio è che sia qualcuno a ferirti».

ukraine-7083772_960_720«NON SPARIAMO SUI BAMBINI!»

La registrazione resa nota dall’Intelligence di Kiev prosegue. Il militare russo che sarebbe stato intercettato – secondo qualcuno potrebbe essere propaganda ucraina, anche se trattasi di tesi debole – racconta di un’operazione effettuata in un villaggio alcuni giorni prima. «Un ufficiale – aveva detto un soldato – ci aveva ordinato di usare delle granate, ma per fortuna non lo abbiamo fatto: dentro quelle case c’erano quattro bambini!».

Stando a quando reso noto dalle autorità di Kiev, non si tratterebbe del primo documento audio dal quale un militare russo starebbe pensando di abbandonare il fronte, tornare a casa o darsi alla macchia. Una cosa è certa, sono sempre meno quanti approvano la guerra fra i due Paesi. L’Europa dovrebbe rompere gli ultimi indugi e prendere posizioni ponendosi al centro di un negoziato che riporti la pace fra Russia e Ucraina. Più semplice dirlo che farlo, ma episodi simili, sempre più frequenti sottolineano – se ce ne fosse stato ancora bisogno – di quanto fare ricorso alle armi sia la cosa più sciagurata a cui l’uomo potesse fare ricorso.

«Malinconico non troppo»

Grandi ascolti su Raiuno per “l’avvocato d’insuccesso”

Autore il napoletano Diego De Silva, che abbiamo intervistato. Protagonista Massimiliano Gallo, regia di Alessandro Angelini. C’è un divertente cameo: Carlo Massarini

Massimiliano Gallo (Vincenzo Malinconico)C’è una fiction che ogni settimana fa un pieno di ascolti. In media quattro milioni di telespettatori. E’ “Vincenzo Malinconico, avvocato d’insuccesso” per la regia di Alessandro Angelini. Protagonista è Massimiliano Gallo, attore napoletano, fra gli interpreti de “Il sindaco del Rione Sanità” di Mario Martone, “Pinocchio” di Matteo Garrone e “E’ stata la mano di Dio” di Paolo Sorrentino. In tv, fra gli altri, “I bastardi di Pizzofalcone” e “Imma Tataranni sostituto procuratore”. Autore del personaggio e una serie di titoli dedicati all’avvocato oggi beniamino del pubblico televisivo, Diego De Silva. Cinquantotto anni, una laurea in legge, napoletano come Gallo, forse per questo subito in perfetta sintonia con il suo alter-ego televisivo, almeno una quarantina di titoli in libreria, e sceneggiature per cinema e tv.

De Silva, bel successo la serie televisiva. Si trova a suo agio nella scrittura di una fiction ambientata in tribunale.

«Parto con un certo vantaggio avendo già una voce ben definita; in realtà è come se fosse una “voce terza”, un mio sdoppiamento. Questo, naturalmente, mi facilita le cose, anche se devo stare attento allo stesso “Malinconico”, talvolta così frenetico nel produrre considerazioni, che a volte mi risulta complicato tenerlo a bada».

Molti inventano, studiano, costruiscono eroi risoluti.

«Come personaggio seriale è anomalo: non è un investigatore, né un vincente; ma, attenzione, è preparato sì alla sconfitta, ma non al fallimento».

Poi c’è quella coperta di Linus, la cartella di pelle stretta al petto.

«E’ stata un’idea di Massimiliano, credo sia un effetto sintomatologico tipico di un interprete che entra totalmente entra nella parte. La cosa bella nella scrittura cinematografica come in quella televisiva, è che dagli stessi attori possono arrivare contributi funzionali a una scena e ci metti un attimo a capire che l’intuizione è quella giusta: Malinconico, da quel personaggio complesso che ha molti registri e non soltanto uno, richiedeva un attore capace di poterli gestire tutti: Massimiliano Gallo, da subito, mi è sembrato quello giusto. Ha voluto fortemente questo ruolo e io, che sono stato molto presente sul set, mi sono accorto che giorno dopo giorno Massimiliano diventava davvero sempre più “Malinconico”. Durante le pause, fuori dal set ci confrontavamo, parlavamo liberamente e mi accorgevo quanto lui fosse dentro il personaggio: “Ma questa, Massimiliano, l’hai detta alla Malinconico?”».

Il libro e la sceneggiatura.

«Come autore ho cercato di essere disponibile, elastico. Non tutto quello che apparteneva alla pagina scritta poteva finire sullo schermo; regola fondamentale nella sceneggiatura, invece, è che tutto quello che scrivi si deve vedere; non c’è possibilità di interpretazione, gesto o altro: a quel punto l’attore diventa interprete di uno spartito e lì c’è poco da fare, c’è chi ci riesce e chi no».

Massimiliano Gallo e Diego De Silva (destra)Anche il cast è importante.

«Molto. Teresa Saponangelo, per esempio, mi ha stupito: ha fatto una “Nives” diversa, sulla carta spigolosa e contraddittoria, in tv qualcosa che assomiglia a un cartone animato: una psicologa che crede di essere all’altezza della vita e, invece, è piena di contraddizioni; bene, lei, brava, ha caricato questo aspetto e l’ho trovata buffa, divertente.

Ma ogni attore ci ha messo qualcosa di proprio. Giorno dopo giorno i miei personaggi crescevano; alcuni attori aggiungevano dettagli in corso d’opera e questo non poteva che farmi enorme piacere: presumo che ognuno si portasse il lavoro a casa…».

Gli italiani che si affezionano a un personaggio “normale”, una novità.

«E’ stata subito una scommessa. Questo è un personaggio nuovo rispetto a quanti dominano questo genere di offerta televisiva: in genere si danno il cambio preti, suore e commissari; Malinconico è, invece, un avvocato come tanti che le cause può anche perderle, ha una situazione sentimentale complicata, innamorato di una collega, una moglie che non si rassegna, una suocera invadente, due figli: insomma, uno di noi».

Ma c’è anche una poetica.

«Quella dell’uomo comune, talvolta perdente che però ha una dignità, fa di tutto per farsi volere bene dai figli, fare innamorare di lui la donna che ama, un uomo che cerca di dare qualità alla sua vita e non è un arrivista. Mi permetto di dire, senza scomodare i grandi sistemi, che il senso del mio personaggio è che nella vita non devi per forza vincere: puoi essere lo stesso una brava persona, uno che si fa amare. L’idea che questo sia un uomo con tutti i suoi limiti e cerca di arrivare alla fine della giornata con dignità, non mi sembra cosa da poco».

Carlo Massarini, per tutti “Mr. Fantasy”, icona della tv degli Anni 80.

«Ho pensato a chi potesse essere l’amico immaginario di Malinconico, una “voce di dentro” a cui aggrapparsi nei momenti più critici. Poi Massarini, per la mia generazione, quella di vinili e audiocassette, riviste specializzate, è stato quello che ha portato in tv finalmente i videoclip, mostrandoci la nostra amata musica rock in versione tridimensionale. Ecco la scelta del guru virtuale. Noi sfregavamo la lampada del tubo catodico e lui ci proiettava quasi magicamente fra i nostri miti di quel tempo».

La sua musica, De Silva?

«Da questo punto di vista alla mia generazione è andata molto bene, abbiamo vissuto un periodo in cui la musica aveva una qualità alta. Carlo è un contenitore simbolico di memoria, un riferimento culturale perfino non minore rispetto alla letteratura».

I suoi vinili?

«Tutta la discografia dei Police, il gruppo musicale della mia vita. Andassimo più indietro, i Beatles sicuramente, i Rolling Stones, gli Who, Hendrix; tornando a qualcosa di più recente, i Dire Straits; appassionato di chitarra: Mark Knopfler, Eric Clapton e Andy Summers erano i miei preferiti, poi Steve Ray Vaughn. David Bowie l’ho amato tantissimo, lui aveva questa capacità strepitosa di scovare talenti: non era, forse, musicista eccelso, né grande strumentista, ma aveva la capacità di citare i grandi musicisti. La nostra generazione ha vissuto con la mitizzazione delle figure giuste. Il lutto, come nostra esperienza collettiva, è qualcosa che ha a che fare con la perdita della fruizione dell’artista, della sua opera: il fatto di essere contemporanei a loro, rendeva questo posto meno cafone. Il mondo è peggiorato con la scomparsa di De André e Lennon, per fare i primi che mi vengono. Ricordo perfettamente dove ero quando mi arrivò la notizia dell’assassinio dell’ex Beatles: restai scioccato. Giorni fa ho riascoltato “Double fantasy”: che meraviglia! Sembra fatto ieri, un album fuori dal tempo».

Cinema e tv.

«La gente va sempre meno al cinema: raccontare una storia compiuta in un’ora e mezza è diventato complicato. Una serie tv, invece, ti fa vivere la narrazione per tempi molto più lunghi e molto più larghi: il personaggio può crescere, evolversi, cadere, rialzarsi, modificarsi, fare molte cose. In fondo, la serie tv è una nuova forma di romanzo».

Diego De Silva 2Colpi di scena e scrittura.

«Senza colpi di scena rischi che la narrazione si rallenti, stanchi: occorre fare molta attenzione, in tv parliamo di flussi di pubblico enormi; di mezz’ora in mezz’ora puoi perdere mezzo milione di spettatori senza accorgertene: non me ne intendo, ma chi studia queste dinamiche si rende conto di quanto sia complessa l’attenzione da parte del pubblico. Malinconico, mi dicono, viene visto da un pubblico prevalentemente colto, gente che ha studiato, si è laureata e via così; anche la scrittura è un po’ più complessa, direi “andante” rispetto alle serie più viste: le grandi serie tv che abbiamo amato partivano cercando di costruire una nicchia e di allargarla più avanti. “L’avvocato d’insuccesso” è, dunque, un personaggio diverso rispetto alla produzione della prima serata Rai: mi auguro che la serie chiuda con una percentuale buona. Mi piacerebbe andare avanti e vedere cosa succede».

Pronto un nuovo contratto, una strenna natalizia in libreria, considerando il successo televisivo?

«Ci stiamo confrontando, sarei felice di proseguire. Natale in libreria? No, anche perché l’ultimo romanzo è uscito a marzo e in libreria c’è tutta la mia bibliografia, “Malinconico” compreso».

«Dove crede di andare?»

Duvan Zapata, stella dell’Atalanta, fermato all’ingresso di una banca

Due vigilanti ingannati dall’abbigliamento sportivo del calciatore. Poi le scuse, dell’istituto bancario e di quello della vigilanza. Succede, anche se l’episodio spiega come ci siano ancora ancora pregiudizi su chi ha la pelle nera. Quasi rappresentasse sempre una minaccia

696x522_ingresso_banca_02«Dove pensa di andare? Questo non è un posto per lei, vada da un’altra parte». Potrebbero aver potuto pronunciare una frase simili i due agenti all’ingresso di una banca bergamasca all’indirizzo del giocatore Duvan Zapata, attaccante dell’Atalanta. Lo scrive Donatella Tiraboschi, giornalista del Corriere della sera in un articolo pubblicato nella cronaca di Bergamo. La giornalista scrive di un’esclamazione “più o meno simile” a quella con cui abbiamo dato il “la” all’articolo. Bisogna vedere quanto fosse “più” o “meno” simile. Espressione, tono, postura degli agenti. Se questi, in un eccesso di potere non abbiano anche trattenuto o allontanato con spintoni il malcapitato calciatore. Se così fosse, i due all’ingresso della banca dovrebbero essere segnalati dall’istituto di credito alla società di vigilanza per una diffida.

Se, però, i due vigilanti, all’ingresso della banca, avessero solo fermato Zapata, chiedendogli con educazione i documenti, avrebbero fatto solo il loro dovere. Nonostante si viva immersi nei social e si sia un po’ tutti ostaggio di messaggi (e di fake), non è detto che tutti possano riconoscere un calciatore. Un agente non è tenuto a riconoscere chiunque, ad andare allo stadio, a vedere le trasmissioni sportive. Da qui, la prudenza nel dare giudizi sul lavoro.

«SUCCEDE, DAI…»

Magari lo stesso Duvan, ragazzo generoso e sempre disponibile, avrà commentato l’accaduto con un sorriso e con una frase, del tipo, adesso lo diciamo anche noi, «Può succedere, a ognuno il suo mestiere…».

L’accaduto, però, lo spiega Donatella Tiraboschi, sul “Corriere”. Piazza Matteotti, Bergamo, sede Fideuram. E’ lì che il bomber colombiano, scrive la giornalista, è incappato in un piccolo incidente diplomatico. Abbigliato in modo sportivo, con una tuta ed una felpa con cappuccio, Zapata aveva cercato di entrare in banca come un normale cliente. All’ingresso della banca, due vigilanti lo avrebbero fermato. Nero, abbigliamento sportivo, felpa con cappuccio, il calciatore sembrava uno “normale”, ammesso che le star del pallone facciano di tutto per essere qualcosa di diverso rispetto alla gente comune.

«Dove pensa di andare? Questo non è un posto per lei, vada da un’altra parte», questo sarebbe stato più o meno il senso delle parole che gli sarebbero state rivolte – scrive il Corsera – mentre il giocatore rivendicava la sua identità: «Sono Zapata, sono Zapata, fatemi entrare». Zapata, chi? In sostanza, tutto deve essere sembrato alla security, fuorché un personaggio famoso oltre che, un cliente della banca.

guardia-giurata«DUVAN, NOSTRO CLIENTE!»

«Zapata è un nostro cliente — conferma un responsabile della filiale bergamasca di Fideuram, sentito dalla brava cronista — ma banca e security sono due cose diverse. Quest’ultima garantisce un servizio di vigilanza in pianta stabile, sia mattina che pomeriggio, in un interspazio tra l’ingresso e la strada. Quanto alla nostra operatività, generalmente, ogni cliente ha un suo personale consulente finanziario con cui si interfaccia previo appuntamento».

Dopo il contrattempo, il chiarimento. Zapata è stato assistito da un operatore, la banca nel bene e nel male ha avuto la sua visibilità, i due vigilanti – immaginiamo – una reprimenda (ammesso che siano stati bruschi nei modi, altrimenti resettiamo lo spiacevole fraintendimento). Se proprio dobbiamo fare una considerazione, non sull’articolo, tantomeno sulla professionalità di banca e vigilanti, diciamo che la cosa che ci colpisce è lo stereotipo che ci siamo fatti dei neri. Quel colore della pelle sembra una minaccia. Insomma, un nero viene visto come qualcuno che rappresenta un pericolo e questo non ci sta bene. Bisogna fare attenzione, lavorare sulla nostra testa, fare il possibile che certi meccanismi, certe similitudini non funzionino più automaticamente. Più semplice scriverlo che attuarlo. E, allora, cominciamo dall’educazione, dal rispetto. Ci vuole tempo, lo sappiamo, ma la buona educazione ci invita ad usare toni e modi misurati. Dobbiamo comportarci come vorremmo che gli altri si comportassero con noi. Ci vorrà qualche anno, ma l’importante è cominciare questo processo di avvicinamento. Episodi come quello accaduto al calciatore dell’Atalanta devono insegnarci che c’è ancora un po’ di strada da compiere. E questo già lo sapevamo.

Trent’anni suonati!

Stagione 2022/2023 targata Orchestra Magna Grecia

Ospiti i pirotecnici Stefano Bollani e Hyung-Ki Joo al pianoforte, Noa, le voci di Joseph Calleja e Giuliana Gianfaldoni, Mariangela Vacatello, Valentina Lisitsa, Elly Suh, Lucas Debargue, proseguendo con Tony Hadley, il cantante degli Spandau Ballet, ad Antonella Ruggiero, voce storica dei Matia Bazar, gli attori Claudio Santamaria e Serena Autieri, in due progetti diversi. E, ancora, un tributo ai Queen, alle musiche da Oscar, il Concerto di Natale in chiave reggae e tanto altro. Ultima novità, il “biglietto sospeso”. Conferenza stampa a Palazzo di Città

Foto Aurelio Castellaneta

Foto Aurelio Castellaneta

Vero, non si chiede l’età a una signora. Ma quando se li porta così bene e da trent’anni affascina platee, non solo di casa nostra, “sconfinando” e raccogliendo applausi e consensi, si dice così, ovunque, uno strappo alla regola si può fare. E poi, manifestare tutti i suoi anni, può essere un complimento implicito.

Dunque, buon compleanno Orchestra della Magna Grecia. Trent’anni suonati. In Italia e all’estero, trenta stagioni di successo, considerando l’ultima della serie che sta registrando sold out. Non ci sono più abbonamenti, solo la quota-biglietti riservata a chi sarà interessato anche a uno solo dei venti spettacoli (diciannove, più un Gran galà). A proposito di ticket, il direttore artistico dell’ICO Magna Grecia, il Maestro Piero Romano, a quest’ultimo giro si è studiato il “biglietto sospeso”. Quel sistema generoso e tutto napoletano con il quale si offre un caffè a chi ha difficoltà. Così il “biglietto sospeso” è l’ultima novità lanciata dall’Orchestra. Un aspetto nobile con il quale passa il messaggio “Musica per tutti!”. Per gli adulti, gli abbonati affezionati, ma anche i giovani. Infatti, altra novità all’alba dei trenta è un Comitato giovanile. Un gruppo di ragazzi appassionati segnala le proprie preferenze in fatto di musica. Così la rassegna di quest’anno tiene conto anche di queste esigenze.

BOLLANI E JOO

Queste, in ordine sparso, alcune delle star della Stagione 2022/2023: Noa, Mariangela Vacatello, Valentina Lisitsa, gli attori Claudio Santamaria e Serena Autieri, in due progetti diversi (il primo con un tributo da Modugno a Gaetano, l’altra con un titolo che è tutto un programma, “Sciantosa”), e ancora Elly Suh, Tony Hadley, il cantante degli Spandau Ballet, Antonella Ruggiero, voce storica dei Matia Bazar, Lucas Debargue, i pirotecnici Stefano Bollani e Hyung-Ki Joo al pianoforte, le voci di Joseph Calleja e Giuliana Gianfaldoni, per fare solo alcuni nomi. E, ancora, un tributo ai Queen, alle musiche da Oscar di Dario Marianelli, il Concerto di Natale in chiave reggae e tanto altro.

Mercoledì a mezzogiorno nel Salone degli Specchi, a Palazzo di Città, la presentazione. Presenti, fra gli altri, Aldo Patruno, Direttore generale del Dipartimento Turismo, Economia della cultura e Valorizzazione del territorio Regione Puglia; Mino Borraccino, Consigliere del presidente della Regione Michele Emiliano per il Coordinamento del Piano Taranto; Fabiano Marti, assessore alla Cultura e allo Spettacolo; Piero Romano, Direttore artistico dell’ICO Magna Grecia.

Una rassegna organizzata in collaborazione con lo stesso Comune di Taranto che ha ospitato l’incontro, e con il patrocinio del MiC, il Ministero della Cultura, e della Regione Puglia. E con il prezioso sostegno i stituti e privati: BCC San Marzano di San Giuseppe, Teleperformance, Varvaglione Vini, Programma Sviluppo, Caffè Ninfole, Baux cucine e Comes. «Trent’anni di concerti, di musica – ha detto Romano – ma anche trent’anni di progetti incredibili che saranno rievocati in questa Stagione; mi piace ricordare che l’Orchestra oltre a produrre musica è impegnata in progetti di formazione, progetti giovanili, di residenza, ricerca, sperimentazione; vogliamo continuare a regalare armonia, ma soprattutto serate indimenticabili per regalare alla città un’identità straordinariamente culturale, cosa che facciamo con progetti che partono dalla tradizione e vanno verso una sperimentazione che segna un avvicinamento dei giovani; per i trent’anni ci regaleremo una serata di gala nel corso della quale saranno premiati i nostri abbonati più affezionati».

CENTINAIA DI PROGETTI

«Trent’anni portati benissimo – l’opinione di Marti – quelli dell’Orchestra della Magna Grecia, felici di una ennesima Stagione fatta di nomi importanti; la bellezza della rassegna del trentennale risiede anche nello sforzo compiuto dall’ICO nel riportare sul palco artisti che abbiamo nel cuore: il direttore Romano con la sua squadra ha interpretato sogni e desideri tanto da far tornare a Taranto nomi di altissimo livello; anche in questa occasione l’Amministrazione comunale insieme con il suo sindaco, Rinaldo Melucci, si è attivata nel sostenere l’Orchestra della Magna Grecia che risulta essere, a mio avviso, il nome più importante dell’intera rassegna».

«Il Trentennale dell’Orchestra Magna Grecia – ha dichiarato, invece, Patruno – è un risultato che ci inorgoglisce alla luce di una Stagione importante con la quale tutti intendiamo tornare a un minimo di normalità, consapevoli che alla normalità non siamo ancora tornati; ma la cultura, gli spettacoli dal vivo, la musica, le contaminazioni che l’ICO Magna Grecia metterà in campo ci consentiranno di guardare con fiducia e ottimismo a un futuro che, come Regione Puglia, pensiamo passi attraverso la grande impresa culturale e creativa che questo territorio è in grado di esprimere».

«C’è anche la Regione Puglia al fianco del Comune di Taranto e al Ministero della Cultura – ha sottolineato Borraccino – nella realizzazione di questo traguardo importante: l’ICO Magna Grecia ha rappresentato anche negli anni bui l’unica luce accesa quando a Taranto la faceva da padrone il buio cosmico; oggi l’Orchestra rappresenta la punta di diamante della rinascita della città dal punto di vista socio-culturale e socio-economico».

Tranne due spettacoli (“Beethoven 3.0, Teatro comunale Fusco e “Il nostro Luis Bacalov – Misa Tango”, venerdì 17 marzo, Concattedrale Gran Madre di Dio) il cartellone è in programma al Teatro Orfeo di Taranto. Inizio spettacoli alle 21.00 (fatta eccezione per “Chansons” in programma l’8 dicembre con inizio alle ore 18.00).

Stefano BollaniSTAGIONE “TUTTESTELLE”

Anche quest’anno, la stagione incrocerà il Mysterium Festival, che negli anni, d’intesa con la Curia Arcivescovile di Taranto ha prodotto grandi risultati. Presenti all’incontro con la stampa, oltre alla promotrice di tutto quello che è stato e sarà l’Orchestra della Magna Grecia, presidente in pectore, Annunziata “Titti” Aresta, anche il presidente del Comitato scientifico del Mysterium Festival, il dott. Donato Fusillo, e il vicepresidente dell’ICO Magna Grecia, l’avv. Gianni Ammirati.

E veniamo alla Stagione 2022/2023. Sabato 5 novembre, primo appuntamento della Stagione al Teatro comunale Fusco (gli altri titoli all’Orfeo): con “Beethoven 3.0”, Mariangela Vacatello al pianoforte, con l’Orchestra della Magna Grecia diretta da Maurizio Lomartire. A seguire, giovedì 17 novembre, teatro Orfeo, “Rachstar”, le musiche di Rachmaninov con Valentina Lisitsa al pianoforte e l’Orchestra della Magna Grecia diretta da Gianluca Marcianò, nuovo direttore principale dell’ICO Magna Grecia.

Giovedì 24 novembre, “Noa live”, grande artista, splendida voce e già ospite di un’altra importante rassegna dell’ICO. Noa torna con un nuovo, importante progetto insieme con l’Orchestra della Magna Grecia diretta da Piero Romano. Fine novembre, lunedì 28, “Queen Greatest Hits”, i successi (“Barcelona” compresa) di una formazione senza tempo nella voce di Johan Boding, insieme con il soprano Desirée Rancatore e con l’Orchestra diretta da Roberto Molinelli.

Ancora voci e progetti straordinari. Giovedì 8 dicembre alle 18.00, “Chansons”, protagonista Chiara Civello con l’Orchestra della Magna Grecia diretta da Roberto Molinelli. Martedì 13 dicembre, le “Musiche da Oscar” di Dario Marianelli con la direzione di Maurizio Lomartire.

FOTO Tony HadleyNATALE IN REGGAE

Immancabile un concerto con dedica alle armonie e i canti più belli del periodo natalizio: mercoledì 21 dicembre “Christmas in reggae”: le canzoni di Bob Marley interpretate da Mitchell Brunings con Roberto Molinelli alla direzione.

Il 2023 si apre mercoledì 11 gennaio con un’altra delle stelle dello spettacolo: Serena Autieri è “Sciantosa”. A seguire, giovedì 19 gennaio un altro personaggio amatissimo tanto dal cinema quanto dalla tv: Claudio Santamaria in concerto (“Da Modugno a Rino Gaetano: i grandi miti della canzone italiana”).

Uno dei ritorni “a grande richiesta”, lunedì 30 gennaio: “Tony Hadley”. La voce che rievoca l’intramontabile gruppo degli Spandau Ballet. Altri due eventi particolarmente attesi: martedì 14 febbraio “Canzone d’amore”, Natalie Clein al violoncello con l’Orchestra della Magna Grecia diretta da Piero Romano; lunedì 20 febbraio, “España mi amor”, con una strepitosa Elly Suh al violino e Gianna Fratta alla direzione. Questi ultimi due concerti saranno poi di scena, insieme alla produzione di Marcianò e Lisitsa nel tour internazionale che l’Orchestra farà come orchestra residente all’Al Bustan Festival, a Beirut.

Sabato 4 marzo, due grandi voci in primo piano: “Incanto all’opera” con Joseph Calleja (tenore) e Giuliana Gianfaldoni (soprano), con l’Orchestra della Magna Grecia diretta da Gianluca Marcianò. Giovedì 9 marzo, altra artista “a grande richiesta”: “Lady Blackbird”, un nome, un titolo. Orchestra diretta da Roberto Molinelli.

Venerdì 17 marzo nella Concattedrale Gran Madre di Dio, “Il nostro Luis – Bacalov Misa Tango”, con un magistrale bandoneon “interpretato” dal Maestro Stefano Pietrodarchi, con l’Orchestra della Magna Grecia diretta da Gianluca Marcianò. Tributo dovuto a un grande musicista, Luis Bacalov, Premio Oscar (Il Postino) che per dodici anni ha rivestito il ruolo di Direttore principale dell’ICO Magna Grecia.

Mercoledì 5 aprile, il ritorno di una delle voci più amate del firmamento musicale: Antonella Ruggiero che sarà protagonista di “Sacrarmonia”, con l’Orchestra diretta da Valter Sivilotti. Mese successivo, venerdì 5 maggio: “Evergrieg”, lo spumeggiante Lucas Debargue al pianoforte, con la direzione di Gianluca Marcianò nell’esecuzione del concerto di Grieg per pianoforte e orchestra; per proseguire mercoledì 17 maggio, con la novità di questa edizione, uno spettacolo indirizzato al pubblico giovanissimo N3XT G EVENT, ma anche a una platea interessata alle nuove proposte musicali.

OCCHIO AI GIOVANI

Grande attenzione, si diceva, è rivolta ai giovani. L’Orchestra della Magna Grecia ha organizzato una vera e propria stagione per le scuole. Solo matinée con l’obiettivo di offrire opportunità di conoscenza della musica, e facilitazione all’ascolto tanto da ingenerare curiosità, spunti creativi e dumping culturale.

Chiusura il 27 maggio con due star del pianoforte insieme in un progetto senza eguali: “Bollani & Joo”, Stefano Bollani e Hyung-Ki Joo, con l’Orchestra della Magna Grecia diretta dal Maestro Piero Romano.

Per il trentennale dell’Orchestra della Magna Grecia, l’obiettivo è di condividere “bellezza”, quindi non solo una ricca e variegata stagione per il nuovo anno ma anche una serie di iniziative pensate per il pubblico: una Serata di Gala di chiusura sarà il coronamento di un festeggiamento condiviso durante la quale saranno anche conferiti dei riconoscimenti per gli abbonati storici ed i professori d’orchestra più longevi; ancora un Comitato di giovani sarà formato in seguito all’entusiasmante gruppo di mascotte che si è creato a partire dallo scorso MAP FESTIVAL dove i nostri giovanissimi hanno cominciato a respirare l’aria del dietro le quinte. Informazioni Orchestra Magna Grecia, via Ciro Giovinazzi 28 a Taranto (3929199935). Sito: orchestramagnagrecia.it

«Terrone»? Vergogna!

Grave episodio di razzismo in una gara di calcio

Durante Atalanta-Fiorentina, dalla curva della squadra di casa un coro offensivo nei confronti di Rocco Commisso, presidente della squadra ospite. Non gli perdonano, evidentemente, le origini calabresi e l’aver fatto fortuna negli Stati Uniti. Il successo con una catena di tv via-cavo e l’orgoglio di sentirsi italiano. Duro comunicato della società viola: «Negli Stati Uniti, da italiani emigranti, abbiamo combattuto il razzismo e tenuto alto l’onore del nostro Paese: ora gli organi preposti prendano misure severe»

stadium-2791693_960_720Il razzismo su qualsiasi latitudine è inaccettabile. Quando poi è fra connazionali e per giunta declinato su un campo di calcio, l’episodio di intolleranza è ancora più esecrabile. E’ successo nella gara Atalanta-Fiorentina, gara vinta di stretta misura dai padroni di casa. Durante la gara dalla curva della Dea si è alzato un coro contro Rocco Commisso, calabrese, a dodici anni emigrato negli Stati Uniti dove ha fatto fortuna con una enorme catena di tv via-cavo, patron della squadra viola: «Commisso terùn». Commisso terrone. Cori stupidi contro il presidente della squadra ospite, etichettato come «terrone», qualcosa che nella testa dei bergamaschi una volta pronunciato deve dare un senso di liberazione. Bello, secondo loro, dare del «terùn» a un meridionale. Deve essere una grande soddisfazione, specie se si è in tanti e l’oggetto del pesante sfottò non può difendersi da un’accusa che, poi, dovrebbe inorgoglire chi è del Sud, specie chi ha fatto onore al nostro Paese, tutto.

Ma tant’è, si dice, ecco che la tifoseria bergamasca, una delle più passionali in Italia, esce fuori dal seminato. Quel tifo che ha spinto la squadra allenata da Gasperini ad un meritato primo posto, ad un certo punto sbarella. Molla la squadra che sta vincendo e dedica le sue attenzioni al presidente Commisso. Ci sarà anche del livore, magari anche contro un’altra delle tifoserie italiane “calde”, quella viola, ma crediamo non sia il momento storico per rovesciare all’interno di un perimetro di gioco una cattiveria gratuita che con il calcio e, in buona sostanza, con lo sport non ha nulla a che fare. Il momento storico è quello di un Paese che avverte la crisi della guerra fra Russia e Ucraina. Un malessere che si sta abbattendo sull’Italia con bollette che fanno chiudere centinaia di aziende e attività e mettendo per strada decine di migliaia di famiglie che di punto in bianco si trovano senza uno stipendio.

NO AL POPULISMO, PERO’…

Non vogliamo fare populismo, ma se anche nel calcio si ponesse un freno, la partita nascesse al primo e finisse all’ultimo minuto con applausi per vincitori e vinti, di questi tempi ripetiamo, sarebbe un bel passo avanti.

I tifosi dell’Atalanta e quelli della Fiorentina – questi ultimi prepareranno una risposta nella gara di ritorno, perché nel calcio la storia è infinita… – diranno che ci sono altre tifoserie che ne combinano di tutti i colori e via con mille esempi: a difendere quelle gemellate ed a scagliarsi quelle contro cui esiste una vecchia ruggine.

Così i tifosi dell’Atalanta hanno pensato bene di scagliarsi contro il patron della Fiorentina Rocco Commisso, presente al Gewiss Stadium per seguire la sua squadra nella trasferta di Bergamo. Non un coro isolato, come riporta calciomercato.com, uno dei siti più autorevoli e più seguito da tifosi e sportivi di calcio. Insomma, dalla curva si è levato più di una volta il coro «Commisso terùn», ponendo l’accento, come fosse un’onta, le origini calabresi dell’imprenditore italiano trasferitosi con la famiglia negli Stati Uniti.

san-siro-1940307_960_720CONTRO LE DISUGUAGLIANZE

Uno dei tanti episodi, commenta calciomercato.com, a sottolineare la lunga rivalità tra le due squadre. Una rivalità che negli anni si è fatta più accesa a causa di scontri verbali tra l’allenatore atalantino Gian Piero Gasperini e i tifosi della Fiorentina.

L’episodio maturato nello stadio dell’Atalanta ha di fatto innescato le polemiche della dirigenza viola che ha preso le difese del suo numero uno. Una nota sul sito ufficiale del club a firma del direttore generale Joe Barone, conferma la posizione della squadra gigliata che si stringe attorno a Commisso. «Abbiamo assistito ad un episodio vergognoso, non da parte di un singolo individuo ma di tutta una curva – è il commento – nei confronti di chi ha combattuto il razzismo in America ed oggi, qui in Italia, subiamo una situazione inaccettabile; non solo deve intervenire la Lega ma anche il CONI ed il Governo. Siamo disgustati e ci aspettiamo che gli organi preposti prendano misure severe: l’attenzione sul tema del razzismo deve essere a livello mondiale, non si può più fare finta di nulla».

Condannata da un bacio

Saman, diciotto anni, pakistana, uccisa per “disonore”

Una conversazione intercettata dai carabinieri di Reggio Emilia inchioderebbe il papà della ragazza. Il presunto omicida sarebbe stato aiutato da parenti nel far sparire il corpo della ragazza. Non le avrebbero perdonato il rifiuto di un matrimonio già combinato e una foto postata sui social (mentre abbraccia il fidanzato scelto liberamente)

Foto 24emilia.com

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«Ho ucciso mia figlia e non me ne frega niente di nessuno». Svolta nell’omicidio della ragazza pakistana, scomparsa nella notte del 30 aprile e il primo maggio 2021 a Novellara: una chiamata incastrerebbe il padre. La giovane si era ribellata a un matrimonio combinato. Rinviati a giudizio genitori, lo zio, accusato di essere l’autore materiale dell’assassinio, e due cugini.

«Ho ucciso mia figlia e non me ne frega niente di nessuno». Così al telefono, il papà di Saman, la ragazza diciottenne ammazzata e sepolta con l’aiuto di familiari. Intercettato dagli uomini del Comando dei carabinieri di Reggio Emilia mentre parla ad un parente, l’uomo confessa quanto accaduto per sollevarsi dal disonore provocato dal comportamento della figliola, promessa sposa fin da piccola ad un parente residente in Pakistan. La ragazza non aveva accettato la costrizione. Non solo, non “autorizzata”, si era innamorata di un ragazzo che incontrava quando poteva, fino a postare su un social la sua felicità con una foto mentre bacia il suo fidanzato scelto liberamente.

Essere ammazzati per aver rifiutato un matrimonio combinato dai familiari e per aver pubblicato su un social – come usa fare i ragazzi – una foto, mentre amorevolmente bacia il suo fidanzato. Saman Abbas non c’è più, soppressa dicono gli inquirenti, in un efferato omicidio al quale hanno partecipato anche parenti.

AMMAZZATA DAL DISONORE

«Per me la dignità degli altri non è più importante della mia – diceva il papà di Saman nella telefonata intercettata fatta al parente che sta ad ascoltarlo – ho lasciato mio figlio in Italia, ho ucciso mia figlia e sono venuto qui (in Pakistan, ndc), non mi frega di nessuno».

Questa conversazione finisce agli atti del processo che avrà inizio a febbraio a carico dei familiari della diciottenne scomparsa nella notte del 30 aprile dello scorso anno da Novellara e che Procura e Carabinieri di Reggio Emilia, sostengono sia stata assassinata perché rifiutava di sposare un cugino in patria, minacciando i genitori di volersene andare di casa.

Poi la foto di quel bacio social per le vie di Bologna diventato virale. Uno scatto d’affetto tra Saman e il suo fidanzato, da lei postato sui social tra il finire del 2020 e l’inizio dello scorso anno. Secondo le indagini fu l’elemento che provocò la rabbia dei familiari della ragazza pakistana. Lo scatto risale al periodo in cui la ragazza viveva in una comunità protetta. Secondo la deposizione del cugino, sentito dai carabinieri di Reggio Emilia, il padre di Saman, Shabbar, e la madre della ragazza, Nazia, erano imbarazzati tanto da «lamentarsi continuamente per quanto stesse accadendo».

Foto Blasting News

Foto Blasting News

FINALMENTE UNA SVOLTA

La svolta nelle indagini e l’imputazione di omicidio e concorso in omicidio. Nel febbraio del prossimo anno, a Reggio Emilia andranno a processo i tre familiari della povera Saman, tratti in arresto all’estero, tra Francia e Spagna, nei mesi scorsi: uno zio, due cugini, gli stessi genitori, Shabbar e Nazia, entrambi ancora latitanti in Pakistan.

Le intercettazioni del padre. “Per me la dignità degli altri non è più importante della mia (…) – diceva Shabbar al parente nella telefonata intercettata – Io ho lasciato mio figlio in Italia (il fratello minorenne di Saman ora affidato a una comunità protetta, ndr). Ho ucciso mia figlia e sono venuto, non me ne frega nulla di nessuno”. Lo stesso familiare, sentito dai carabinieri il 25 giugno di quell’anno, ha riferito che il padre di Saman lo aveva chiamato per intimargli di non parlare di lui.

«Io sono già rovinato – le parole del papà di Saman, secondo il racconto del parente reso ai carabinieri della stazione di Reggio Emilia – avete parlato di me in giro, non lascerò in pace la vostra famiglia: io sono già morto, l’ho uccisa io, l’ho uccisa per la mia dignità e per il mio onore».