«Caro-bolletta, chiudo!»

Imprenditore siciliano colto da infarto

«Dopo aver letto l’importo, ho avuto un mancamento: non vedevo più nulla, fino ad oggi non avevo mai provato una sensazione del genere; ringrazio i sanitari dell’ospedale “Paolo Borsellino”», le parole dell’uomo che ha avuto un malore ed è stato tenuto sotto controllo per sei ore. Confcommercio sferra un contrattacco: «Faremo azioni eclatanti di protesta, fino alla serrata generale dei negozi»

Foto Teleonemag

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Di rincari si può morire. Comunque sfiorare il dramma. E’ quanto accaduto ad un imprenditore – uno dei tanti – colto da infarto non appena si è visto recapitare una bolletta da ottantatremila euro. Una somma dieci volte superiore alla media delle altre fin qui ricevute, nonostante gli aumenti sproporzionati dettati dalla crisi. Non mille, diecimila, ma ottantatremila euro. Come a dire, «O paghi o chiudi!». La seconda che hai detto, direbbe Corrado Guzzanti in una delle sue parodie teatrali. Purtroppo, in questo caso, c’è poco da ridere e tanto da piangere.

Intanto un appunto, senza volere essere saccenti e indicare le modalità migliori – sulle quali non sapremmo sindacare – prima della spedizione “in automatico” di una bolletta così pesante. Quando la cifra indicata da una bolletta è praticamente fuori mercato, non sarebbe il caso di delegare un ufficio per verificare se tale somma non possa provocare danni irreparabili all’attività in indirizzo?

La notizia pubblicata dal Giornale di Sicilia e ripresa puntualmente in una rubrica di fanpage.it da Susanna Picone, racconta dunque di questa “bolletta letale” da oltre 83mila euro. La bolletta che avrebbe ricevuto un imprenditore di Marsala che, letto l’importo che per forza di cose rischia di vanificare anni di sacrifici, ha anche avuto un malore.

DAVIDE CONTRO “GOLIA”

Davide, l’imprenditore che ha ricevuto la bolletta record (l’importo preciso 83.318euro), dovrebbe pagare questa enorme somma entro il 6 ottobre per un mese di fornitura di energia elettrica.

«Non vedevo più nulla – le parole dell’imprenditore riportate dal quotidiano siciliano – perché fino ad oggi non avevo mai provato una sensazione del genere. Ringrazio i sanitari dell’ospedale “Paolo Borsellino” che mi hanno assistito e in particolare il dottore Schifano che mi ha somministrato delle gocce e mi ha tenuto per sei ore in osservazione».

Dopo il malore, Davide si è ripreso ma il problema della bolletta resta. Unica cosa da fare: dare mandato ai legali per venire a capo della situazione e riuscire a dare una spiegazione a quella fattura record. Tra l’altro, ricostruisce Il Giornale di Sicilia, già la bolletta precedente era stata un campanello d’allarme per Davide: doveva pagare oltre 8.800euro. Infine, l’ultima fattura che ha superato ogni previsione.

«Non si può addebitare – si sfoga così ancora l’imprenditore – una cifra del genere ad una attività, è impensabile. Dal primo ottobre chiuderemo. In inverno con i riscaldamenti per noi sarebbe insostenibile continuare. Per cosa lavoriamo? Saranno mesi durissimi per tutti, imprenditori e dipendenti, immagino saranno a rischio anche le tredicesime se non si prenderanno provvedimenti immediati».

Foto tp24

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CONFCOMMERCIO: «MINACCIAMO LA CHIUSURA»

I negozi della Sicilia si preparano intanto alla serrata contro il caro bollette. Il presidente di Confcommercio, Gianluca Manenti, sta organizzando un incontro con Confindustria. L’obiettivo è quello di fare fronte unico contro l’aumento dei prezzi dell’energia, che sta mettendo a dura prova imprese commerciali e industriali. «Siamo di fronte all’immobilismo della politica – le parole di Manenti – che non riesce a trovare una soluzione per le imprese e le famiglie. Molti negozi sono costretti a chiudere alcuni settori, come le gelaterie. L’alternativa al caro bollette è la chiusura. Attendiamo altri due giorni, incontreremo anche Confindustria, poi faremo azioni eclatanti di protesta, fino alla serrata generale dei negozi».

Cena a sbafo e si vanta sui social

Ragazza beccata su Facebook

Novantacinque euro truffati. Come se non bastasse, scrive della bravata. Intercettata dai camerieri e invitata a saldare il conto. Non finisce qui: torna per pagare, ma la “card” è vuota, promette di tornare: ma “l’artista” si dilegua daccapo

truffa-truffe-facebook-2“La mamma dei cretini è sempre incinta”, scriveva Ennio Flaiano. E aggiungeva “un cretino illuminato da lampi di imbecillità”. Non c’è altro modo per introdurre la vicenda di una ragazza sui trent’anni che non solo truffa un ristorante e il suo personale scappando con il suo fidanzato senza pagare il conto, ma se ne vanta anche. E non solo con i compagni, ma con tutti i suoi amici veri, presunti, virtuali, sui social. Qualcuno aggiungerebbe: da non crederci, non si può essere così imbecilli. E, invece, allo stupore non c’è mai fine.

La stupidità non viaggia mai da sola, scrive Il Messaggero, scovando una notizia per certi aspetti divertenti, sicuramente curiosa (per l’entità della cifra sia chiaro). La riprendono Il Mattino e altre testate online, che aggiungono commenti, dal caustico al severo. C’è chi aggiunge che proprio in questi atteggiamenti spregiudicati fino alla stupidità, la cretinaggine alla fine viene sempre fuori.

coppia_vino_1600x900UNA ARTISTA…

Se non si è buontemponi purosangue, dopo la bravata – truffa al ristorante – con la quale la ragazza prende sfacciatamente per il naso camerieri e proprietario del ristorante (che in casi simili fa pagare il conto direttamente al responsabile del tavolo), non ci si vanta sui social di quella “famosa” cena a sbafo al ristorante postando perfino le foto: piatti di pesce e calici di vino, scrivendo addirittura la cifra del conto: 95 euro. Quei novantacinque euro che lei non ha mai pagato, convinta di farsi un “regalo”. Oggi la filibustiera seriale si ritrova a processo per insolvenza fraudolenta.

Un vero genio. Sì perché gli scatti pubblicati su Facebook hanno permesso al locale di smascherarla e di lanciarle un ultimatum che però non è andato a buon fine. Così per una trentenne è scattata la denuncia. L’episodio risale a qualche tempo fa.

Al momento di pagare, lei e il suo fidanzato si allontanano dal tavolo con la scusa di fumare una sigaretta e si dileguano. Ma solo un paio di settimane dopo alcuni dipendenti del ristorante gabbato navigando fra i social planano su Facebook, dove si imbattono nel post della ragazza, che si vanta della cena a sbafo, con tanto di foto.

Il locale la contatta via chat, contrattacca: “Passi a saldare il conto o la denunciamo“. Non finisce qui. Lei si presenta con una carta di credito insolvente. Promette di ripassare il giorno dopo invece sparisce di nuovo. Seconda furbata che stavolta non pubblica su Facebook. Perseverare sarebbe stato a dir poco diabolico.

Aiuto, cede il ghiacciaio!

Thwaites in Antartide si scioglie a vista d’occhio

Alto rischio di collasso. Cede a un ritmo impressionante. La rivista Nature Geoscience, ha mappato l’andamento storico dello scioglimento. Cerchiamo di imparare dal passato per prevedere il comportamento in futuro

Foto Galileo

Foto Galileo

“Sarà grave?”, ripeteva un pavido Alberto Sordi nel film “Un eroe dei nostri tempi”, perseguitato da ansie e paure. E’ la domanda che ci poniamo nel leggere notizie non del tutto incoraggianti pubblicate un po’ qua e un po’ là. Quando a riportarle è un sito aggiornatissimo come Fanpage.it, nell’occasione a cura di Antonio Palma, la cosa, comunque si fa seria. Ma qual è la notizia ripresa da innumerevoli agenzie e organi di informazione: il “ghiacciaio del giorno del giudizio” sta cedendo rapidamente: disastro per l’innalzamento dei mari. Dunque, qualcosa da non prendere sotto gamba.

Il ghiacciaio Thwaites in Antartide, altrimenti detto “ghiacciaio del giorno del giudizio”, starebbe cedendo a un ritmo più veloce di quanto si pensasse, con rischio catastrofe per l’innalzamento dei mari. A renderlo noto, riporta Fanpage.it, un gruppo di scienziati in uno studio, pubblicato sulla rivista Nature Geoscience, che ha mappato l’andamento storico dello scioglimento del ghiacciaio, cercando di imparare dal suo passato e cercando di prevedere il comportamento in futuro.

RISULTATI POCO INCORAGGIANTI

Raccolti in una missione di venti ore in condizioni estreme, i risultati che hanno mappato una vastissima area sottomarina, sarebbero preoccupanti. Nella ricerca gli esperti hanno scoperto che negli ultimi due secoli, la base del ghiacciaio si è staccata dal fondo del mare e si è ritirata a una velocità di almeno due chilometri l’anno. Praticamente il doppio del tasso che gli scienziati hanno osservato negli ultimi dieci anni circa. Quella rapida disintegrazione potrebbe essersi verificata “recentemente alla metà del ventesimo secolo”, ha riportato in un comunicato stampa Alastair Graham, autore principale dello studio e geofisico marino nell’Università della Florida meridionale.

Ma cosa suggerisce lo studio. Che il Thwaites abbia la capacità di subire un rapido scioglimento nel prossimo futuro, una volta che si allontana dal fondale marino che lo sta aiutando a tenerlo sotto controllo. “Thwaites sta davvero tenendosi per le unghie e dovremmo aspettarci di vedere grandi cambiamenti su piccole scale temporali in futuro, anche da un anno all’altro, una volta che il ghiacciaio si ritirerà dalla cresta che lo tiene ancorato”, ha sostenuto uno degli autori dello studio Robert Larter.

Foto Focus

Foto Focus

CAMBIAMENTO CLIMATICO

Da tempo, infatti, i ricercatori hanno iniziato a documentare la rapida ritirata dei Thwaite per il cambiamento climatico in una serie allarmante di studi. Fin dal 2001, i dati satellitari hanno mostrato un rapido cedimento. Lo scorso anno uno studio ha calcolato che il ghiacciaio potrà collassare nei prossimi cinque-dieci anni innalzando il livello del mare di diversi metri.

Che dire. Non ci abbattiamo, proviamo a compiere piccole rinunce. A lavorare tutti insieme affinché il buco dell’ozono, il riscaldamento della terra non prosegua in una direzione che non porterebbe bene, in termini di futuro sereno, per le prossime generazioni. La nostra e le più recenti generazioni poco hanno fatto per dare sollievo al nostro pianeta. E’ il caso di pensarci ancora, possibilmente ogni giorno. Come fosse la nostra principale missione per i prossimi dieci anni. Ma anche cinquanta.

E CHI TI DICE CHE SIA UNA FORTUNA?

Vince tre milioni, ma la sua famiglia si spacca

Alex denuncia i suoi due figli. Loro rispondono che il papà li ha provocati offrendogli duecento sigarette. In breve, l’uomo ha visto prendere a martellate la sua nuova auto. I ragazzi si autodenunciano, il genitore chiede protezione alla polizia. Peggio di così…

Foto Fondazione Eduardo De Filippo

Foto Fondazione Eduardo De Filippo

Diceva Eduardo De Filippo, uno che ci azzeccava spesso, “…chi ti dice che sia una fortuna!”. Lo stesso drammaturgo napoletano, dall’alto della sua saggezza e singolare capacità d’analisi, quella del tipo “Gli esami non finiscono mai”, spiegava perché a guardarci bene non sempre fortuna porta fortuna.

E’ successo qualcosa di simile a una famiglia scozzese, un Paese che passa per essere popolato da “risparmiatori” da guinness dei primati. Pare che la tirchieria, piuttosto che l’avvedutezza – questione di punti di vista – nasca proprio lì, in quella nazione più a Nord della Gran Bretagna.

Ma cosa è successo. Bene, o male, punti vista. Alex Robertson, professione autista, riporta Il Messaggero, vince tre milioni di sterline all’EuroMillions, ma si rifiuta di dividere la fortunata vincita con i due figli. Risposta dei figlioli, ai quali non fa difetto il temperamento: distruggono l’auto nuova del papà a martellate e all’urlo di un “Così impara!”. Più o meno. E’ successo, si diceva, in Scozia, precisamente a Glasgow, dove Alex, professione autista, vince un premio di tre milioni di sterline. L’uomo faceva parte di un sindacato di dodici autisti che avevano giocato insieme un biglietto della lotteria vincendo un premio di trentotto milioni di sterline. Il possessore del tesoro, la “cassaforte”, non è scappato via, come spesso accade nella vita vera, piuttosto che nei film. Così il premio viene regolarmente diviso tra i partecipanti: tre milioni di sterline (tre milioni e mezzo di euro) a testa.

quanto-inquina-una-sigaretta«HA DISTRUTTO UNA FAMIGLIA!»

Secondo i figli di Alex, i martellatori d’auto, la fortunata vincita è stata la cosa peggiore che potesse capitare. «Questo premio ha distrutto la nostra famiglia», dice William. Il padre, infatti, di è rifiutato di condividere la vincita con i figli, a cui – stando ai loro racconti dei due figlioli – avrebbe dato solamente “duecento sigarette”. Un gesto che i ragazzi, come riporta il quotidiano romano, evidentemente non hanno gradito tanto da “vendicarsi” distruggendo a martellate la nuova auto del padre.

I due figli di Alex, William e Alex jr, si sono autodenunciati alla polizia per il loro gesto. «Abbiamo imboccato il vialetto di casa e, a notte fonda, abbiamo preso a martellate l’auto» hanno raccontato.

Sempre stando al racconto dei due ragazzi, il loro papà inizialmente aveva promesso che avrebbe usato la somma di denaro per la famiglia. «Aveva detto – riporta Il Messaggero – che avrebbe portato sua madre di settantotto anni, a vedere il suo gemello in Australia». Ma non è andata così, i soldi hanno causato una lite tra padre e figli, e Alex, l’uomo da tre milioni di sterline, ha anche denunciato i figli per “molestie”, affermando di aver ricevuto da loro messaggi minatori e insistenti. Quando si dice che i panni sporchi si lavano in famiglia.

La solitudine dei numeri uno

Un piccolo tifoso invade il campo e abbraccia il portiere disperato

E’ corso ad abbracciare il portiere della squadra del cuore, piegatosi sulle ginocchia, sconsolato dopo il gol subito. Il gesto commuove l’intero stadio e ora il club ha lanciato un appello per cercarlo

Foto detailzero.com

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La solitudine dei numeri uno. Nel calcio sono i portieri, gli estremi difensori, li chiamano. Nessun portiere vorrebbe prender gol, nessun tifoso vorrebbe che la sua squadra incassasse una rete. Per un goleador è diverso, c’è la gioia, l’esplosione dello stadio, la condivisione di un momento di felicità.

Non sappiamo se nella testa di questo ragazzino argentino, nella sua testa sia passato un simile ragionamento. Fatto sta, che non appena la sua squadra prende gol e il portiere esprime il suo dispiacere inginocchiandosi, il piccolo tifoso corre ad abbracciare il suo numero uno. Un abbraccio emozionante, che fa il giro del mondo.

Di questo ne ha scritto Fabrizio Rinelli, giornalista di Fanpage.it, sito fra i più aggiornati e più letti. Dunque, ecco il racconto di un’invasione di campo diversa rispetto a quelle a cui siamo abituati. I gesti di alcuni tifosi, spesso hanno fatto il giro del mondo diventando anche virali.

WhatsApp Image 2022-08-23 at 20.23.30NO, EZEQUIEL…

Non tutte le invasioni, però, hanno accenti violenti. È il caso dell’episodio del campionato argentino, teatro di un gesto davvero emozionante. Nella gara che la squadra del Defensa y Justicia ha giocato in casa contro il Boca Juniors, è stato il finale di partita a regalare questa emozione indescrivibile.

E’ la reazione di un piccolo tifoso entrato in campo improvvisamente correndo verso il portiere del Defensa, Ezequiel Unsain, crollato in ginocchio nella sua area di rigore dopo il gol subito. Portiere esente da colpe, diciamolo subito. Ma è la sua reazione che ha scatenato la reazione inaspettata di un bambino che all’improvviso ha cominciato a correre verso il suo portiere, per inginocchiarsi e abbracciarlo. Un momento emozionante, di grande tenerezza, per un video che diventa immediatamente virale. Il club del Defensa y Justicia, proprio per l’alto tasso emotivo scatenato dall’episodio, ora lancia un appello subito.

Foto detailzero.com

Foto detailzero.com

LA SOCIETA’ E IL TWEET

“Amici di Twitter – dicono i dirigenti del Defensa – aiutateci a trovare questo ragazzo che ci ha commosso tutti con L’abbraccio che ha dato a Ezequiel Unsain”. A fine gara al portiere viene chiesto se conoscesse quel bambino che improvvisamente ha deciso di correre in campo solo per consolarlo. Non sa chi sia e nemmeno i compagni di squadra che successivamente rientrano negli spogliatoi accompagnati dallo stesso piccolo invasore che ha voluto a tutti i costi risollevare i suoi idoli dopo quella sconfitta.

Sembra un motivo valido perché il club argentino ora si sia lanciato alla ricerca di questo piccolo eroe di sentimenti. Vuole conoscerne l’identità, omaggiarlo, forse indicarlo come esempio per dimostrare a tutti che a volte basta poco per rendere ancora più speciale questo sport. “Finalmente, questa sì che è una bella immagine”, scrive qualcuno sui social a commento del tweet pubblicato dal club argentino. Tifosi che si sono attivati per permettere al Defensa di mettersi in contatto con il piccolo tifoso.

«Investo su Taranto!»

Vacchi, top influencer sbarca in città con la sua catena di kebab.

Mentre Damiano dei Maneskin cena a Savelletri e Dodi Battaglia, anima dei Pooh, si gode l’ospitalità di Locorotondo e Ostuni, Gianluca “il comunicatore” arriva in una Puglia sempre più al centro delle vacanze dei vip. Ora anche occasione per ospitare risorse di imprenditori all’avanguardia

Damiano (Maneskin)

Damiano (Maneskin)

Anche Gianluca Vacchi, imprenditore e influencer, è stato stregato dalla Puglia. Stavolta da Taranto. Facciamocene subito una ragione: ci piaccia o no il sistema di internet, i social spesso utilizzati per buttarla in caciara, ma gli influencer, quelli seri, quelli che fanno opinione – in qualsiasi modo la facciano… – teniamoceli buoni. Specie se chi, come Gianluca, investono nelle mattonelle di uno dei centri commerciali tarantini, sicuramente fra gli attrattori più autorevoli del territorio, non può che farci piacere.

Perché, dovete sapere, quando uno di questi si muove, si agita, shakera un intero territorio, dia per un’ora o un giorno.

Così Vacchi che fa? Intanto, essendo frai primi a sostenere che il tempo è denaro, non atterra a Brindisi, né a Bari, bensì a Grottaglie, Aeroporto Magna Grecia di Taranto. In una botta sola, pertanto, fa pubblicità alla Città delle ceramiche, sempre affascinante, rende giustizia alla proverbiale ospitalità, e “parla” di un aeroporto. Uno scalo che sarebbe efficiente, ma che lavora a singhiozzo, nonostante il Comune di Taranto, con in testa il sindaco Rinaldo Melucci, facendosi interprete delle imprese (siderurgico compreso, ma questo lo aggiungiamo noi) impegnate nel Porto, Confindustria e il presidente Salvatore Toma, Confcommercio e il presidente Gianluca VacchiLeonardo Giangrande, quotidianamente si spendano per sensibilizzare la politica con sede a Bari e, perché no, a Roma. «Non vogliamo togliere voli agli aeroporti di Bari, Brindisi e Foggia – diceva l’altro giorno in una intervista in Rai, Giangrande – ma almeno dateci modo di soddisfare la domanda di investitori che non sanno con quali mezzi di collegamento avranno a che fare nel cado decidessero di realizzare progetti sul nostro territorio».

CHE SPINTA MEDIATICA!

Vacchi, cui non fa difetto la pragmaticità, Grottaglie l’ha già impegnata. E’ piombato in Puglia, Aeroporto Magna Grecia. Senza perder tempo, promuove la città e la sua ospitale cornice postando subito foto e video mentre al momento dello sbarco, sorride e sale sul carrello percorrendo poche decine di metri. Prova a dire: «Sa, Vacchi, salire su un carrello è pericoloso, potrebbe gentilmente scendere?». La vediamo complicata. Come si fa ad impedire a un documento che registrerà di lì a breve milioni di follower, di circolare? Fossimo matti, si saranno detti gli operatori allo scalo tarantino.

Non solo. Le immagini sono state immediatamente pubblicate dalla pagina “Aeroporto Magna Grecia di Taranto”. Una delle associazioni più attive del territorio che ha a cuore il futuro dello scalo tarantino, rilanciando il progetto dell’apertura dello scalo ai voli di linea, scrive: «Oggi è arrivato un grande sul nostro aeroporto: Gianluca Vacchi, con l’augurio che la sua verve, ci porti fortuna e tante compagnie aeree civili».

Vacchi, celebre influencer ed imprenditore milionario – riprende Repubblica nell’edizione pugliese – ha investito in una catena di kebab, “Kebhouze”, che dopo Milano, Torino e altre sedi, ha recentemente inaugurato un ristorante-kebabberia anche a Taranto, nella galleria del centro commerciale “Le Porte dello Jonio” (ex Mongolfiera, Auchan). Con la nuova apertura a Taranto, Vacchi potrebbe essere in Puglia, dunque, per seguire personalmente la sua impresa, ma non è escluso che il viaggio diventi anche occasione per qualche giorno di vacanza in Puglia.

Dodi Battaglia

Dodi Battaglia

MANESKIN, BATTAGLIA E…

E bene fa a ricordare il quotidiano che il Sistema nazionale per la protezione dell’ambiente, sulla base del monitoraggio delle agenzie Arpa, certifica che la Puglia è la regione con il mare migliore e più pulito d’Italia. E non è un caso, forse, che altri vip, in questi giorni, per vacanze di lavoro o semplicemente per rilassarsi, la scelgano come meta estiva. Fra i più recenti visitatori, Damiano dei Maneskin, che ha eletto per un po’ di giorni la Puglia come suo quartier generale. O Dodi Battaglia, ex cantante e chitarrista dei Pooh, ormai un habitué. Damiano dopo essere stato notato nei giorni scorsi a Castellana Grotte insieme alla fidanzata Giorgia Soleri, è stato a Savelletri, provincia di Brindisi, località nella quale il cantante di uno dei gruppi musicali più amati è stato immortalato in alcune foto nel ristorante sul mare “Osteria del Porto”. Locale noto, scrive Repubblica, per le bontà della cucina di mare ed in particolare per i ricci, e scelto frequentemente da personaggi famosi, anche internazionali. Intanto, anche Victoria del gruppo Maneskin, dopo l’esibizione del maggio scorso per Gucci, sarebbe tornata in questi giorni in Puglia.

E Battaglia, con le decine di migliaia di iscritti nelle sue pagine social. Non solo un concerto, ma anche visite a Ostuni e Locorotondo. Insomma, una Puglia che diventa sempre più l’ombelico delle vacanze degli italiani e delle star internazionali.

«In difesa della donna»

Soraya Malek d’Afghanistan in Puglia racconta il suo Paese

«Anello debole della società, è quella che soffre di più», ha dichiarato. «Qui, ad ottobre, un evento a favore della cultura e la storia del mio Paese. In questa regione per amicizia e riconoscenza, felice che l’Università di Bari stia offrendo borse di studio anche alle nostre quote rosa». Un popolo devastato psicologicamente, la violenza in famiglia è all’ordine del giorno

la-principessa-soraya-malek-d-afghanistan-802238-2-2«A ottobre realizzeremo un evento per divulgare la cultura e la storia dell’Afghanistan: sono in visita in Puglia, per amicizia, riconoscenza e perché ho appreso che l’Università degli studi di Bari, “Aldo Moro”, sta offrendo borse di studio anche alle donne afghane».

Sono le prime parole pronunciate non appena messo piede nella nostra regione dalla principessa Soraya Malek d’Afghanistan, nipote dei sovrani modernizzatori del Paese, re Amanullah e la regina Soraya, promotori di importanti della prima Costituzione e l’introduzione della scuola dell’obbligo per maschi e femmine.

A proposito delle borse di studio, la principessa frena il pur lodevole tentativo dell’ateneo barese e di quanti si stanno attivando per dare sostegno e segnali di solidarietà al popolo afghano e, in particolare, alle donne di un Paese vessato anche quando l’occupazione passava sottoforma di aiuto.

Intanto, le borse di studio. «A livello burocratico – interviene la principessa che ha ricevuto la cittadinanza onoraria dal comune di Corigliano d’Otranto – questo è complicato: è, infatti, un problema ottenere i visti da parte dei consolati italiani in Afghanistan. Una cosa potrebbe aiutarci nel concretizzare iniziative incoraggianti come queste: snellire le procedure».

DA “REPUBBLICA” A LA7

«Ci hanno fatto credere che gli ultimi venti anni di occupazione occidentale in Afghanistan siano stati un momento di fervore», ha scritto Natale Cassano nell’edizione pugliese di Repubblica. «Dicevano che le donne erano state liberate – prosegue il quotidiano in un servizio postato sul sito con anche con riprese video – ma è così solo nelle grandi città, come Kabul, Herat e Mazar-i Sharif».

La situazione, purtroppo, è drammatica. La principessa, nel suo giro pugliese, documenta Casano, in questi giorni è stata anche a Polignano, ospite di Rossella Ressa, vicepresidente del Fai Puglia. Fra gli scopi dell’incontro, la programmazione di azioni sul territorio, per informare al meglio gli afghani residenti all’estero.

Un servizio de La7 dello scorso anno documenta cosa sia in realtà cambiato da quando l’esercito americano, considerando conclusa la propria missione, ha lasciato il Paese. Pare sia arrivata la carestia. Il popolo afghano vive ancora il dramma di diritti calpestati dai talebani. Un secolo fa proprio i nonni della principessa Soraya Malek d’Afghanistan cominciarono rivoluzione culturale e sociale del Paese: la parità dei sessi, l’abolizione dell’obbligo di indossare il velo, la prima Costituzione, l’introduzione della scuola dell’obbligo per maschi e femmine fino alla quinta elementare a carico dello Stato. Oggi, purtroppo, tutto sembra essere tornato indietro nel tempo. Un dolore per la principessa Soraya, la cui omonima nonna regina, considerata tra le prime femministe, tanto che il Time Magazine, negli Anni Venti, le dedicò la copertina. Una ferita aperta e che sanguina, visto che i talebani al loro ritorno hanno dato alle fiamme le lauree delle donne dell’Università americana di Kabul, per cancellare in modo così violento qualsiasi tipo di rapporto con gli occidentali.

sorayaCRISI UMANITARIA, AUMENTO DI CRIMINI

«In un paese da oltre quarant’anni in guerra – aveva dichiarato la principessa a La7 – la donna in quanto anello debole della società è quella che soffre di più: gli afghani sono minati psichicamente, la violenza in famiglia è all’ordine del giorno».

Crisi umanitaria, l’aumento dei crimini, la crescita della minaccia terroristica e le divisioni interne dei talebani rendono ancora più complicato qualsiasi tipo di gestione dell’Afghanistan. Detto che con l’arrivo dei talebani la situazione del Paese è peggiorata, con un aumento dei divieti, anche i venti anni di occupazione occidentale qualche danno lo hanno provocato.

«Gli organi d’informazione – aveva avuto modo di chiarire la principessa Soraya Malek d’Afghanistan – hanno nascosto il disastro che gli occidentali in venti anni hanno compiuto ai danni del mio Paese: hanno bombardato l’Afghanistan per venti anni. Gran parte degli “aiuti” sono stati destinati alla guerra, alla formazione dell’esercito afghano e alla sicurezza; degli otto miliardi e mezzo di euro spesi dallo stato italiano, solo quattrocentosessanta milioni sono stati spesi per la società civile: non una sola borsa di studio, ma solo risorse economiche destinate all’Accademia Militare di Modena».

Gli aiuti destinati all’Afghanistan tornavano in mano occidentale. Intanto, non nei grandi centri, ma nelle periferie, i talebani tendono sempre a soggiogare le donne e la gente sappia che il popolo afghano non ha più la forza di reagire.

Addio edicola…

Ne scompare più di una al giorno

In Puglia un edicolante ogni 5.172 abitanti. La Lombardia è la regione con più edicole (2.370), seguono Lazio (1.664) ed Emilia Romagna (1.329). In Toscana, perse 377 in 10 anni, in Veneto 321 in meno. In Sicilia ne mancano all’appello 200. Milano ne ha perse 284. Non si vendono più tanti giornali. La digitalizzazione dell’editoria ha fatto il resto

wired_placeholder_dummyNon ci sono più le edicole di una volta. Numericamente parlando. In Italia chiudono al ritmo di una edicola al giorno. Un dato di Unioncamere parla chiaro: in meno di dieci anni sono scomparse 3733 edicole. Oggi possiamo contarne qualcosa come 14.626, le regioni che ne hanno meno sono, agli antipodi: una al Nord, il Trentino, una al Sud, la Sicilia. In Puglia, ma c’è poco da vantarsi, abbiamo un edicolante ogni 5.172 abitanti.

Le edicole, fra le altre cose – secondo un decreto del governo – come ci ricorda il sito truenumbers.it, sono state fra le poche attività rimaste aperte anche ai tempi del lockdown (pensate la mazzata che avrebbe subito l’intero settore della comunicazione…).

Ma decreto o non decreto, nel nostro paese le edicole stanno scomparendo vertiginosamente. Unioncamere parla di 14.626 edicole in Italia, 3.733 in meno rispetto a qualcosa come dieci anni fa. Sicuramente internet, siti, le copie in digitale (che hanno un costo inferiore a quelle in edicola) hanno contribuito al calo delle vendite dei giornali e alla chiusura delle edicole.

LOMBARDIA PRIMA, SICILIA ULTIMA

Non è un caso che da anni la categoria prova ad allargarsi ad altre tipologie di merce per restare sul mercato. Non è molto semplice: i giocattoli, per esempio, hanno prezzi un tantino più alto rispetto a quelli venduti dai negozi per bambini o in una delle tante “cineserie”. Così le edicole, nelle grandi come nelle piccole città, continuano a chiudere.

La regione con più edicole è la Lombardia (2.370), seguita da Lazio (1.664) ed Emilia Romagna (1.329). In Toscana, nel frattempo, se ne sono perse 377 in 10 anni, mentre in Veneto sono 321 in meno e in Sicilia ne mancano all’appello 200. La sola Milano ne ha perse 284.

In base a questi dati, proviamo a fare un conto approssimativo per comprendere quante edicole esistono per abitante in ciascuna regione italiana. Trentino Alto-Adige: una ogni 12.184 abitanti, praticamente la regione con meno edicole (88 in tutta la regione!). Balza all’occhio, però, anche il dato della Sicilia: un’edicola ogni 6.476 abitanti. Al Sud, in generale, sono rimasti meno edicolanti: uno ogni 5.726 abitanti in Calabria e uno ogni 5.172 abitanti in Puglia. La regione dove, invece, resistono le edicole, anche se anche qui si perdono per strada, è la Liguria: una ogni 2.283 abitanti.

edicolaGIOCATTOLI, CD, DVD, PROFUMI, BIGLIETTI

Per stare al passo con i tempi, l’edicolante oggi non si limita solo a vendere giornali e riviste. Ha ampliato l’offerta di prodotti non propriamente editoriali. In un’edicola italiana, infatti, si trovano giocattoli, cd, videocassette, profumi, gadget, biglietti per il bus (o la metropolitana) e articoli da regalo, articoli di cartoleria e cancelleria, biglietti tramviari o ferroviari. E’ possibile anche effettuare ricariche telefoniche o ricaricare la tessera dell’abbonamento dei mezzi pubblici. Ovviamente, questo genere di prodotti comporta di dover presentare ulteriori richieste di licenze – con tanto di tasse e aggiornamento degli strumenti per servire l’utenza – considerando che l’edicolante non vende più solo giornali ma anche tanti altri articoli. In alcuni casi, per fare un esempio: quando l’edicola sorge in un posto turistico, l’edicolante può vendere anche souvenir, guide turistiche, cartoline. Un tempo cartoline e francobolli.

La digitalizzazione dell’editoria, si diceva, nel medio periodo, ha contribuito a provocare un grave danno all’attività dell’edicolante. Una volta si aveva a disposizione solo il giornale cartaceo per essere sempre informati e le vendite delle copie quindi erano assicurate. Oggi, si diceva, è sufficiente navigare in rete per leggere tutte le notizie del giorno. Ma attenzione, come segnala lo stesso sito truenumbers.it, ottimo strumento di confronto (vi consigliamo l’iscrizione su Telegram), l’esagerato numero di notizie online rischia di soffocare quelle più importanti.

Giustizia per Alika

L’omicidio di Civitanova Marche

L’omicida, Filippo Ferlazzo, che sarebbe invalido al 100%, ha prima infierito sulla vittima con tutto il suo peso, poi gli si sarebbe scagliato contro con una stampella. La gente di passaggio, invece di intervenire, ha ripreso le immagini per postarle sui social. «Fossero stati due italiani a darsele, di sicuro qualcuno avrebbe fatto qualcosa», dice un rappresentante dell’associazione “Nigeriani in Italia”. Intanto la famiglia dell’ambulante assassinato respinge le scuse. Gli interventi di Open, TG1 e Corriere della sera

Foto Dagospia

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«Sono molto arrabbiata con lui, in un attimo Filippo ha distrutto tutto, sogni e progetti: spero che in carcere, un giorno, si renda conto che ci siamo rovinati la vita, io e lui». Nessuno pensa ancora alla vittima. Elena, la compagna, e Filippo, l’assassino, si saranno pure rovinati la vita, ma nessuno pensa al povero Alika, steso a terra, dopo uno scambio di battute, banali, come qualsiasi cosa possa generare un violento litigio.

Ma queste sono alcune delle prime dichiarazioni raccolte da Alessandro D’Amato per “Open”, il giornale online fondato da Enrico Mentana a proposito dell’omicidio di Alika Ogorchukwu per mano di Filippo Ferlazzo, l’uomo che si è accanito sul giovane ambulante nigeriano a Civitanova Marche, picchiandolo e colpendolo a morte con una stampella. Sotto gli sguardi dei passanti, che invece di intervenire per dividerli hanno pensato che forse era meglio realizzare foto e video da postare su uno dei tanti social.

Cose da matti. Un uomo aggredito, l’altro sopra a dargliele in tutti i modi e nessuno fa niente. Forse perché il poveretto sotto la furia omicida e ingiustificata di Filippo era un nero. Fosse stato al contrario, chissà. Intanto, qualche sciocco di passaggio pensa bene di far funzionare la videocamera del suo telefonino, raccogliere cinque like e aprire un dibattito estemporaneo su Facebook. “Se il bianco picchia sodo, di sicuro il nero, quelle botte, se l’è meritate!”, commenta qualcuno che di quanto sta accadendo o è accaduto poco prima, scrive (e parla) comunque. Perché i social questo fanno, legittimano anche le castronerie dello scemo del villaggio.

IGNORATE LE SUE URLA

Alika, ancora vivo, potrebbe essere salvato. Disperato urla alla gente di passaggio perché qualcuno faccia qualcosa; gli tolga da addosso il peso di quell’energumeno che sta infierendo: si è fatto le sue ragioni e deve fare giustizia, in fretta. Nessuno interviene. Il ragazzo nigeriano è steso, non si muove più. Filippo è soddisfatto, ha compiuto quello che la sua mente gli aveva ordinato.

Ci perseguita quanto detto da Patrick Guobadia, rappresentante dell’associazione “Nigeriani in Italia”: «Fossero stati due italiani a picchiarsi, le cose sarebbero andate diversamente, qualcuno sarebbe intervenuto per staccarli…». Provate a dargli torto.

Filippo, secondo quanto emerso dalle prime indagini, soffrirebbe di un disturbo bipolare. Questo suo status sarebbe certificato dal tribunale di Salerno. L’assassino di Alika sarebbe addirittura invalido totale. Avrebbe fatto due visite psichiatriche nell’ospedale di Civitanova Marche, la città dove vive da poco tempo con Elena, la sua compagna, ancora sgomenta su quanto accaduto. Filippo aveva cominciato a lavorare come operaio in una fonderia con un contratto a tempo determinato della durata di un mese. Per questo motivo è stata fatta richiesta di una una perizia psichiatrica per l’uomo che ha ucciso Alika Ogorchukwu. Sua madre Ursula, con la quale l’uomo aveva vissuto a Salerno (dove lui aveva subito un Tso, il Trattamento sanitario obbligatorio), era stata nominata dal tribunale come una sorta di suo tutore. Ferlazzo si è presentato davanti al giudice delle indagini preliminari di Fermo. Spetterà a quest’ultimo la convalida del fermo.

«LE SCUSE NON BASTANO!»

L’autopsia disposta per martedì 2 agosto sul corpo della vittima stabilirà se sono stati quei colpi o il soffocamento a interrompere il battito cuore dell’ambulante trentanovenne, schiacciato dal peso di Ferlazza. Le sue scuse non bastano, ha fatto sapere la famiglia della vittima: «Vogliamo giustizia». L’avvocato della famiglia di Alika ha parlato anche dell’invalidità. «Se questo risvolto si inserisce nelle cause dell’omicidio – ha dichiarato – serve riflettere: perché questi non era vigilato nonostante avesse un amministratore di sostegno? Bisognerà avviare una serie di verifiche». La madre di Ferlazzo ha espresso le sue condoglianze alla vittima e ha detto che non pensava che il figlio fosse capace di fare qualcosa del genere. Per la stessa donna non ci sarebbe stato razzismo nell’omicidio dell’ambulante in Corso Umberto I a Civitanova.

«Sono preoccupata anche per lui», ha spiegato senza nascondere nonostante tutto l’apprensione per cosa possa succedere ora al figlio in carcere (al momento è recluso al Montacuto di Ancona) vista la sua condizione.

Foto Cia Onlus

Foto Cia Onlus

«DUE VITE ROVINATE»

La fidanzata di Filippo in un’intervista rilasciata al Tg1 ha detto che non era presente al momento dell’accaduto. «Mi sono allontanata: è successo tutto in pochi minuti. Quando Filippo è tornato indietro era sporco di sangue. Pregavo per quell’uomo».

La giunta comunale, intanto, ha istituito un fondo di quindicimila euro per Charity, la compagna dell’ambulante. L’imprenditore civitanovese Germano Ercoli, titolare del gruppo calzaturiero Eurosuole, donerà diecimila euro alla famiglia di Alika.

La fidanzata dell’omicida, Elena, avrebbe ricostruito tutto davanti agli inquirenti. Quell’uomo con la stampella li avrebbe avvicinati per chiedere l’elemosina: era stato un po’ insistente, l’aveva trattenuta per un braccio, ma per qualche secondo, tanto che la donna si era divincolata in fretta e con facilità e tutto era finito lì. Sembrava fosse finito tutto, invece. «Invece Filippo è tornato indietro, approfittando del fatto che mi erro fermata davanti a un negozio di abbigliamento: ora sono molto arrabbiata con lui. In un attimo Filippo ha distrutto tutto, sogni e progetti. Spero che in carcere un giorno si renda conto che ci siamo rovinati la vita. Io e lui». E Alika, che non c’è più.

Ottanta, portati splendidamente

Giancarlo Giannini, il primo di agosto festeggia il suo compleanno

«Devo tutto a Lina Wertmuller, la Melato splendida compagna di viaggio. Ho lavorato con grandi registi, mai vissuto da star, mi accontentavo di un cucinino. Il mio più grande dolore: aver perso un figlio di appena diciannove anni» Una candidatura agli Oscar e la stella sulla Walk of fame di Hollywood

Foto Il Fatto Quotidiano

Foto Il Fatto Quotidiano

Ottant’anni il prossimo 1 agosto. Giancarlo Giannini, grande attore del cinema italiano, dal cinema leggero – i musicarelli, tanto per intenderci – a quello impegnato, passando per la satira, diretto da Lina Wertmuller – come confessa a Valerio Cappelli che lo ha intervistato per il Corriere della sera – cui deve praticamente tutto, ma anche Mario Monicelli, regista di punta della commedia italiana, proseguendo con Francis Ford Coppola. Senza dimenticare Bolognini, Lattuada, Scola, Zurlini, Vicario, Risi, Visconti, Fassbinder, Avati e tanti altri. Ligure di la Spezia, è stato il primo a dare profondità al protagonista meridionale, un po’ “ferito nell’onore” (Mimì metallurgico), un po’ vendicatore di una classe sociale trattata a pesci in faccia (Travolti da un insolito destino…). E’ stato doppiatore anche di artisti di grande spessore, come Jack Nicholson e Al Pacino, dando loro la voce nel tempo diventata roca e profonda.

Insomma, Giannini è stato il primo attore settentrionale a dare voce al Sud. Uno dei pochi ad essere candidato agli Oscar (Pasqualino settebellezze) e ad avere una stella sulla Walk of fame, il marciapiedi dedicato alle star di Hollywood (l’altro attore omaggiato è stato Rodolfo Valentino).

«Non sono tipo da anniversari, non mi importa del passato, penso al futuro, alle cose che posso ancora fare», dice Giannini nell’intervista rilasciata a Cappelli. Non si dà arie da star. «Una delle poche richieste – confessa però l’attore – è di avere una stanza d’albergo con il cucinino: mi piace prepararmi da mangiare a fine giornata sul set. Da mia nonna Luisa ho preso l’abitudine di non buttare mai gli avanzi. Una volta in America volevano intervistarmi per un film, invece ho parlato per un’ora della mia pasta al pesto, da allora mi chiamano The king of pesto.

Foto Pinterest

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«LE MIE RADICI»

Le sue radici. «La mia Liguria, i contadini della mia terra, gente splendida, tenace, tosta. Hanno un motto che è anche il mio: se ho poco, devo vivere con poco. Il mio mondo, come dico nella mia autobiografia (“Sono ancora un bambino (ma nessuno può sgridarmi)”, è fatto di cose semplici e di sogni».

Il suo più grande dolore. «La perdita di Lorenzo, mio figlio primogenito, morto nel 1987, a 19 anni, per aneurisma…Voglio cancellare questa parola. Un giorno, stranamente, mi aveva chiesto cosa c’è dopo la morte. Non sapevo come rispondere, gli raccontai una favola: immagina tanti colori nello spazio, esistono ma poi finiscono, è come una montagna da scalare, raggiungi altri colori. Gli raccontai la morte come una sensazione di conoscenza».

Ha lavorato con i più grandi attori. «Li ho visti morire tutti. A volte, quando vengo fermato per strada e magari qualcuno riconosce il volto ma non gli viene il mio nome, e mi scambia per Gassman, Mastroianni, Tognazzi, Manfredi, faccio l’autografo al posto loro».

I film e attori americani. «Jack Nicholson è quello che più mi ha impressionato – rivela Giannini al Corriere della sera – l’ho doppiato non so quante volte, a volte bloccavo il doppiaggio dall’incanto con cui lo guardavo. E’ uno imprevedibile, folle, l’ho detto altre volte, con lui entri in un mondo parallelo. Un amico è Dustin Hoffman, ogni tanto ci mettiamo a parlare al telefono della decadenza del cinema, ma i talenti anche da noi non mancano: Toni Servillo, Paolo Sorrentino…».

Foto Il Messaggero

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«LAVORARE E DIVERTIRMI»

«Mi sono divertito con i miei due 007, ho inventato da zero il mio agente segreto, ma leggendo il copione non capivo se ero con James Bond o contro, produttore e regista mi dissero che dovevano ancora decidere. Con l’America è sempre stato un rapporto di amore e distacco. Dopo “Pasqualino settebellezze”, a me e Lina tutti volevano incontrarci».

L’importanza di una “tosta” come Lina Wertmüller. «Mi ha regalato ironia, libertà, leggerezza, la felicità di fare questo mestiere anche se non ho mai avuto il sacro fuoco dell’attore. Aveva una visione grottesca della vita. E con Mariangela Melato, la sua grazia, intelligenza, intensità, ho passato i miei più importanti momenti di cinema».

Rivela, infine, a Cappelli, acuto nel lasciare a Giannini il compito di tracciare il suo racconto, unico, originale, affascinante. «Una volta, mentre attraversava una porta girevole, chiesi a Marlon Brando di rivelarmi il suo segreto, e lui, urlando: “Semplice, non leggere le sceneggiature!”».