«Puglia, non finisce qui…»

Dolce e Gabbana, Alta moda in Valle d’Itria

L’amministratore delegato D&G, Alfonso Dolce, fratello dello stilista Domenico, lascia più di uno spiraglio nel tornare nella nostra regione. «La collaborazione con presidente Michele Emiliano e la sua squadra è stata eccezionale. Siamo certi che in futuro ci sarà occasione per dare corso a questo legame». Meglio di così…

 

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Dolce e Gabbana a casa nostra. Nella Valle d’Itria, dentro quel panorama bene assortito di trulli e masserie come poche altre zone possono permettersi in tutto il mondo. Normale, dirà qualcuno. Certo, considerando che i trulli sono una geniale costruzione scaturita dalla mente dei nostri avi che hanno pensato di unire l’utile al dilettevole. Un giorno ci soffermeremo anche su questo fenomeno, che abbiamo trattato solo di sguincio. Normale, con una Valle che sembra dipinta, con una tavolozza sulla quale erano spremuti, in particolare, due tubetti di colori: il bianco dei muri a secco e dei trulli, e il verde degli ulivi e dei vigneti, posto che olio e vino che si produce nel Tacco d’Italia, difficilmente si può infiocchettare altrove.

Dunque, non è un caso che i due stilisti di grido, Dolce & Gabbana, qui parliamo di brand ecco perché in mezzo ci mettiamo la “e” commerciale, abbiano scelto la Puglia e in particolare la Valle d’Itria.

Dunque, diciamo subito che l’appuntamento clou della moda internazionale svoltosi solo pochi giorni fa, è stato un grande successo. I due stilisti di fama mondiale hanno anticipato i preparativi arrivando nel Tacco dello Stivale con uno yacht dalle mille e una notte, la “Regina d’Italia”, attraccato nel porticciolo di Polignano a Mare. Tanto per gradire e promuovere un altro suggestivo angolo della Puglia.

 

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ALBEROBELLO, OSTUNI…

Domenica scorsa ad Alberobello, è stata presentata la collezione donna Alta Moda, mentre il giorno successivo, ad Ostuni, è stata la volta dell’Alta Sartoria Uomo. Una “due giorni” pugliese conclusasi con una megafesta in una masseria fra le più accoglienti della Valle d’Itria (non abbiamo mai nascosto un debole per la Masseria Don Cataldo…).

«L’energia e la partecipazione di tutti è stata fantastica. C’era la voglia di stare insieme, la serata è stata magica in ogni suo momento», ha dichiarato Alfonso Dolce, fratello dello stilista Domenico Dolce, amministratore delegato D&G, a Rosarianna Romano del Corriere del Mezzogiorno. «Helen Mirren, ambasciatrice di “Save the Olives” – ha proseguito – ha aperto la serata inaugurale con un importante discorso sull’importanza di tutelare il territorio».

A seguire, una degustazione di prodotti tipici pugliesi, due performance musicali straordinarie con Blanco e Diana Ross nella straordinaria cornice di Borgo Egnazia.

Alta Moda, un Grand Tour tutto italiano partito undici anni fa. «Partito da Taormina – ha aggiunto Alfonso Dolce – a oggi ha toccato alcune delle destinazioni più iconiche d’Italia; l’obiettivo non tanto nascosto è il cercare di offrire un’esperienza raccontando ciò che conosciamo meglio e amiamo di più: le nostre radici, l’amore per il “Fatto a Mano” e le maestrie artigianali».

 

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«TORNEREMO, PROMESSO…»

Tutti gli anni, è stato inoltre spiegato, alla fine degli eventi, Domenico Dolce e Stefano Gabbana iniziano a lavorare all’edizione successiva con l’obiettivo di trovare location evocative, ricche di storia e tradizione. I sopralluoghi effettuati in Puglia, tutti interessanti, hanno portato, infine, alla scelta di Fasano, Alberobello, Ostuni per gli eventi principali. Ma non è detto che questa sia la sola tappa che il Grand Tour dell’Alta Moda farà in Puglia.

«Tutti i progetti a cui lavoriamo – ha concluso l’amministratore delegato di D&G – hanno una visione di lungo termine e, anche in questo caso, auspichiamo lo stesso approccio; la collaborazione con il presidente Michele Emiliano e la sua squadra è stata eccezionale, tanto che siamo certi che anche in futuro ci sarà occasione per dare corso a questo legame; per ora stiamo lavorando a un documentario, insieme a Sky Arte: è un progetto culturale di rilievo che punta alla promozione del territorio pugliese e delle sue eccellenze».

«Figli dei falegnami, niente scuola!»

Durante Cartabianca il “Bria” compie una delle sue uscite

Il re della notte e di Majestas, l’ex Billionaire sardo, parla a modo suo degli artigiani. «Devono imparare a fare il mestiere dei loro papà, altrimenti chi mi fa il controsoffitto?», più o meno in tv. Poi, duro, con suo figlio Nathan Falco: «Dopo il Liceo farà il cameriere»

 

Va bene la polemica a tutti i costi, praticamente il sale nella comunicazione di Flavio Briatore. Ma stavolta l’imprenditore ha capito di aver esagerato. La frase sui figli dei falegnami che devono fare i falegnami e non andare a scuola, perché lui non ha trovato un falegname per fargli il controsoffitto in una delle sue case o delle sue ville, è stata infelice. Ha avuto il solito effetto dirompente, ma non ha creato il dibattito di solito da lui provocato. Perché non c’è stato un braccio di ferro, ma un coro, uno solo, indirizzato contro il re della notte e di Majestas, l’ex Billionaire.

Briatore, come avrete sentito e letto, è stato ed è al centro di una delle sue tante polemiche per le dichiarazioni sui figli dei falegnami e dei muratori. Le parole contestate sono state pronunciate nel corso di Cartabianca, programma condotto da Bianca Berlinguer e nel quale si dibatteva sul mondo delle medio-piccole imprese. Le dichiarazioni dell’imprenditore, che sembrano rimandare a una “teoria delle caste” secondo uno dei suoi “avversari” Andrea Scanzi – che ha postato un video da Bari, dove era ospite per un incontro – hanno scatenato le polemiche del mondo dell’istruzione. E non solo. Perché quando il “Bria” interviene, si salvi chi può: si lascia prendere dal suo ego, va fuori controllo ed investe come una valanga e trascina a valle tutto e tutti.

 

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«UN PAESE SENZA CONTROSOFFITTI»

Briatore non è nuovo a uscite, riassume Giorgia Bonamoneta su Virgilio.it, che lo mettono in cattiva luce. Soprattutto quando si muove sul delicato tema del lavoro, la mobilità sociale e i giovani. A creare scandalo questa volta, dopo il recente elogio al governo Meloni, sono state le parole sulle aziende di famiglia.

A scatenare la polemica le frasi dette nell’ultima puntata di Cartabianca, nella quale Briatore era stato invitato a parlare delle difficoltà delle medio-piccole imprese. Sull’argomento l’imprenditore ha voluto fare un esempio: «L’altro giorno sono andato da un falegname per chiedere un lavoro ad un controsoffitto: bene, la sensazione che ho ricavato è la seguente: tra vent’anni non ci saranno più falegnami, muratori o gente che fa controsoffitti».

Dicevamo di Andrea Scanzi. La sua risposta al “bria” è stata veloce, tagliente: «Questa è teoria delle caste», ha detto in un video che trovate su youtube. Scanzi, invitato a Cartabianca subito dopo Briatore, non aveva seguito in diretta il discorso dell’imprenditore. Si è quindi ritrovato a rispondere alle affermazioni di Flavio Briatore, con le quali non concordava, solo in seguito. Scanzi ha definito le parole di Briatore «teoria della casta», cioè l’idea che alcuni lavori possono essere fatti solo da alcune persone, per esempio da chi nasce in una determinate classe.

 

 

SCANZI, «ASCENSORE SOCIALE NEGATO»

«Briatore ha detto, sostanzialmente – ha ribattuto a bocce ferme e una volta vista l’intera puntata, Scanzi – che quando i falegnami hanno dei figli non è che dicono loro di fare il falegname, ma gli dicono “studia’”. E’ un discorso allucinante, perché nega qualsiasi ascensore sociale e qualsiasi aspirazione delle persone».

«Del resto mia cara – ha proseguito il giornalista – di che si stupisce (Briatore), anche l’operaio vuole il figlio dottore e pensi che ambiente ne può venir fuori, “non c’è più morale contessa” cantavano i Modena City Ramblers. Da allora non è cambiato nulla? Briatore è finito al centro dell’ennesima bufera proprio per aver immaginato un futuro senza falegnami e muratori. La colpa si troverebbe nel percorso scolastico e universitario e quella voglia dei genitori di dare ai figli e alle figlie la possibilità di scegliere il proprio futuro».

A proposito di valanga e polemiche. Sono stati in molti a rispondere all’imprenditore, da professori a giornalisti, tutti con la stessa opinione: lo studio è importante per il principio di autodeterminazione. Insomma, non ci sarebbero Briatori che tengano.

Infine, per onore di cronaca, Briatore ha risposto alle accuse parlando del figlio, Nathan Falco. «Anche mio figlio, dopo il Liceo – ha asserito duro, il “Bria” – verrà a lavorare da me, ma inizierà facendo il cameriere e, se vorrà raggiungere i miei livelli, dovrà impegnarsi».

Golpe di sole

Estate, nel fine-settimana il tentativo di ribaltare il governo presieduto da Putin

“Wagner”, l’esercito dei “contractor” assoldati dalla Russia e capeggiati da Prigozhin, ha messo paura al mondo per un’intera giornata. Il timore maggiore: lo scoppio di un conflitto civile con l’ingresso in guerra di più “attori”

 

Non è stata quella che si suol dire una «passeggiata di salute» quella dello scorso week-end in Russia. Insomma, non finisce tutto in una bolla di sapone, come se in piena estate un colpo di sole, di punto in bianco, si fosse impossessato del leader della

Il presidente russo Vladimir Putin è apparso nel primo discorso televisivo dopo il tentativo di colpo di stato da parte di Wagner al cui comando si era posto – secondo Putin – il “ribelle” Yevgeny Prigozhin. L’occasione del “ritorno” del presidente russo dopo l’assenza nel fine-settimana scorso è stato l’incontro con partecipanti e ospiti dell’XI International Youth Industrial Forum.

Dal suo canto, tirato in ballo dallo stesso “invasore”, Prigozhin, il ministro della Difesa russo Sergei Shoigu ha visitato le truppe in Ucraina. Anche in questo caso, la sua è la sua prima apparizione pubblica dall’ammutinamento di Wagner. Shoigu, però, non ha fatto commenti sul «grave caso di ribellione» durante il quale Prigozhin aveva chiesto al ministro della Difesa un incontro chiarificatore a Rostov prima della sospensione dell’ammutinamento.

 

 

«SHOIGU, DOVE SEI?»

Ma, attenzione, secondo alcuni importanti blogger militari russi su Telegram, hanno avanzato l’ipotesi secondo la quale il ministro della Difesa, Shoigu, si sarebbe recato in visita al confine con l’Ucraina venerdì scorso, prima dunque della sommossa che ha tenuto con il fiato sospeso il mondo intero. Secondo i blogger in questione le immagini e il video rilasciati dal ministero della Difesa russo potrebbero risalire proprio a venerdì scorso, dunque al viaggio avvenuto prima dell’ammutinamento di Wagner.

«La cosa principale in queste condizioni – ha dichiarato all’agenzia Tass il primo ministro russo Mikhail Mishustin – è garantire la sovranità indipendenza del nostro Paese, sicurezza e il benessere dei nostri cittadini; a tal fine, il consolidamento dell’intera società è particolarmente importante: dobbiamo agire insieme, come un’unica squadra, e mantenere l’unità di tutte le forze, stringendoci attorno al Presidente».

Intanto si registra il procedimento penale a carico del leader della Wagner Prigozhin. L’accusa è di ribellione armata tanto che Prigozhin continua ad essere indagato dal dipartimento investigativo dell’Fsb russo. Fonti bene informate affermano che la decisione di avviare un procedimento penale non è stata ancora annullata e che le indagini sulla ribellione sono in corso.

Dall’Italia, intanto, «seguiamo l’evolversi della situazione interna russa, anche se naturalmente non tocca a noi interferire: tutto dipende dalla situazione, ma certamente l’assenza di Wagner non rafforza l’armata russa», ha dichiarato il ministro degli Esteri Antonio Tajani.

 

 

DA TUTTO IL MONDO…

Dagli Stati Uniti, invece, «la crisi in Russia rivela crepe nel sistema di potere di Vladimir Putin». Lo ha dichiarato il segretario di Stato americano Antony Blinken, che ha aggiunto: «al momento non si ha notizia di capo militare cacciato da Putin, pertanto bisognerà aspettare le prossime settimane per capire gli sviluppi».

Infine notizie dalla Cina che sostiene la Russia nel mantenimento della stabilità nazionale. «Questi sono affari interni della Russia – sottolinea la nota – anche se  in qualità di vicino amichevole e partner di cooperazione strategica globale nella nuova era, la Cina sostiene la Russia nel mantenere la stabilità nazionale e nel raggiungere lo sviluppo e la prosperità».

Insomma, un bel braccio di ferro del quale, oggi, si parla con una certa rilassatezza, anche se la paura di una vera guerra civile è stata tanta. Tutto è bene quel che finisce bene, si diceva un tempo. Ma qui, in realtà, la sensazione che si ha è che tutto sia appena cominciato.

«Sempre accanto a chi soffre»

Giornata mondiale del rifugiato

I messaggi del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. Quello del presidente dell’ANCI, Decaro, sindaco di Bari. La celebrazione giunge nei giorni del tragico naufragio al largo del mar Egeo. Bilancio raggelante: seicento dispersi in mare e ottanta morti accertate. Ventiseimila morti complessive negli ultimi dieci anni nel Mediterraneo

 

«La Giornata mondiale del rifugiato, quest’anno ha il sapore amaro dell’ennesima tragedia», scrive sul portale del Comune di Bari il sindaco di Bari Antonio Decaro, in occasione della giornata mondiale del rifugiato. «Quell’immenso cimitero senza lapidi – prosegue il primo cittadino barese, che riveste anche il ruolo di presidente di Anci, l’Associazione dei comuni italiani – richiama la responsabilità dei governi nazionali e della Ue sui doveri di accoglienza e di soccorso». Come dare torto a Decaro. Del resto è il caso di ribadire che, a oggi, sia inammissibile assistere impotenti alla più grande tragedia di questo secolo. «Tutti abbiamo il dovere di fare qualcosa», sostiene il sindaco di Bari. Ognuno per le proprie competenze e responsabilità, nel proprio ambito lavorativo e nella propria istituzione.

La giornata mondiale del rifugiato ci ricorda che la migrazione è un fenomeno strutturale che esiste e che, come abbiamo visto anche negli ultimi anni, incide sulla vita del mondo e ovviamente anche nel nostro Paese. I Comuni d’Italia sono in prima fila costantemente per accogliere, per tendere una mano, per dare un futuro alle persone che fuggono da situazioni di difficoltà.

 

 

L’IMPEGNO DI TUTTI

«Un impegno non solo dei Comuni italiani – sostiene Matteo Biffoni, delegato dell’Anci all’immigrazione e sindaco di Prato – ma anche degli operatori che agiscono all’interno dei progetti diffusi di accoglienza nel nostro Paese; le amministrazioni comunali del nostro Paese vogliono dare un sostegno a chi scappa da situazioni critiche; è uno dei nostri obiettivi, abbiamo tante cose da fare ma ci interessa fare anche questo».

In concomitanza con la Giornata mondiale del rifugiato sono state più di centocinquanta le iniziative organizzate su tutto il territorio nazionale con un elenco, in costante aggiornamento (www.retesai.it).

In occasione della Giornata mondiale del Rifugiato, è intervenuto anche il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, con dichiarazioni al solito importanti, dalla parte dei più deboli, che lasciano ben sperare di quale possa essere la posizione del nostro Paese nei confronti di un tema così sentito. «Circa 100 milioni di uomini, donne e bambini, in tutti i continenti, sono costretti a lasciare le proprie case per trovare protezione contro la persecuzione, gli abusi, le violenze», ha detto Mattarella.

«Il senso di umanità e il rispetto per i più alti valori iscritti nella Costituzione repubblicana – ha proseguito il presidente nel suo messaggio – impongono di non ignorare il loro dramma». «Da sempre l’Italia è in prima linea nell’adempiere all’alto dovere di solidarietà, assistenza e accoglienza, secondo quanto previsto dalla Costituzione per coloro ai quali venga impedito nel proprio paese l’effettivo esercizio dei diritti e delle libertà democratiche», è un altro passaggio della dichiarazione di Mattarella.

 

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MATTARELLA SEVERO

«Nel celebrare la Giornata Mondiale del Rifugiato è opportuno ribadire che le iniziative di assistenza a queste persone – e in particolare ai rifugiati che si trovano in condizioni di particolare vulnerabilità – devono essere accompagnate dalla ricerca di un’indispensabile e urgentissima soluzione strutturale di lungo periodo».

«Per superare definitivamente – ha proseguito Mattarella – la gestione emergenziale di tali fenomeni con un’azione di respiro europeo ed internazionale è indifferibile intervenire sulle cause profonde che spingono un così gran numero di esseri umani bisognosi ad abbandonare i loro Paesi. Essi meritano opportunità alternative ai rischiosi viaggi che, spinti dalle circostanze, intraprendono in condizioni anche proibitive».

Torturati in campi di detenzione, costretti a odissee senza lieto fine per fuggire dalle guerre, le persecuzioni e le violenze che li tormentano a casa, è il destino, sotto gli occhi di tutti, di oltre centodieci milioni di profughi in tutto il mondo (dati Acnur-Unhcr): solo nel 2022 erano 62,5 milioni gli sfollati interni e oltre 35 milioni i rifugiati. Per loro, martedì 20 giugno si è celebrata la Giornata mondiale del rifugiato. Che arriva proprio nei giorni del tragico naufragio al largo delle coste del Peloponneso, con un bilancio raggelante: oltre 600 dispersi in mare e 80 morti accertate, che si aggiungono alle 26mila degli ultimi dieci anni nel mar Mediterraneo (dati Oim).

Addio a Silvio Berlusconi

Morto all’età di 86 anni

Quattro volte premier, fondatore di Fininvest e Mediaset, ex presidente del Milan e ideatore di Forza Italia, è scomparso lunedì mattina. Trent’anni di attività, le battaglie politiche, le vittorie nell’informazione e nel calcio. 

 

“Caro Presidente, le chiedo scusa: non trovo le parole”. E’ il messaggio diffuso su Twitter da un addolorato Alberto Zangrillo, primario del San Raffaele, medico personale dell’ex premier, che lo stava curando insieme all’ematologo Fabio Ciceri.

Addio a Silvio Berlusconi. La notizia viene subito diffusa dall’agenzia giornalistica Ansa. Per lui i funerali di Stato mercoledì 14 giugno nel Duomo di Milano, la sua città. Quattro volte presidente del Consiglio, fondatore di Fininvest e Mediaset, ex presidente del Milan, e ideatore di Forza Italia, Silvio Berlusconi è morto lunedì 12 giugno dopo l’improvviso aggravarsi delle sue condizioni di salute che lo avevano costretto ad un nuovo ricovero all’ospedale San Raffaele. Aveva ottantasei anni. Combatteva da tempo contro una forma di leucemia cronica che gli è stata fatale.

Berlusconi lascia in eredità a questo Paese, oltre ad un grande vuoto, affettivo e imprenditoriale, molti temi sui quali tanti italiani si sono confrontati in tutti questi anni. Già lunedì si parlava di un’Italia diversa, se non ci fosse stato il quattro volte presidente del Consiglio, a dividere ed unire la politica. Una sinistra che se ne esce con le ossa rotte, in particolare all’interno del partito di maggior riferimento e che poco, confermano i politologi, ha saputo opporre in tutti questi anni perdendo per strada pezzi importanti.

 

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QUELLA DESTRA MODERATA

Nel contempo, Berlusconi è riuscito a fondare un partito moderatamente di Destra, nel quale si riconosceva anche un’anima popolare del Paese, e a far convivere con inviti talvolta perentori, Lega e Alleanza nazionale, poi superata dalla brillante opera messa a punto dall’attuale premier, Giorgia Meloni. Risultato, Destra batte sinistra 2-0. Se non è un capolavoro politico del Signor B, allora di chi è?

Ma veniamo alla cronaca. Quella che di fatto da lunedì ha modificato i palinsesti di tutte le tv e tutti i tg, da Rai a Mediaset, da La7 a Sky. Per non parlare della stampa, fisiologicamente lenta rispetto a siti e social, che ha potuto preparare nell’arco dell’intera giornata titoli (e i servizi) a tutta pagina di martedì 13 giugno.

Leggiamone alcuni: L’Italia senza Berlusconi (Corriere della sera), Il primo populista (Repubblica), Ciao Cavaliere (Stampa), Una storia italiana (Domani e Secolo XIX), L’era di Silvio (Mattino), Ora che destra sarà? (Unità), Come te non c’è nessuno (Riformista), Addio Silvio (Tempo), Ha vinto lui (La Verità), L’ultimo cavaliere (Giornale), Morto Silvio non se ne farà un altro (Libero); e, ancora, i quotidiani pugliesi: Senza Silvio (Gazzetta del Mezzogiorno), Berlusconi, il suo ultimo messaggio: “Il Sud priorità per l’Italia” (Quotidiano), Quel giorno di Silvio a Taranto (Buonasera Taranto), Addio a Silvio Berlusconi: ha cambiato anche il Sud (L’Edicola del Sud).

Molti ricorderanno che, dall’ospedale, Berlusconi era stato dimesso lo scorso 19 maggio. Era stato ricoverato per 45 giorni, per curare polmonite e problemi renali provocati dalle insistenti cure affrontate per combattere per la leucemia. Rientrato in ospedale il 9 giugno, nulla lasciava presagire quanto sarebbe accaduto durante la notte fra domenica e lunedì, fino al doloroso epilogo di lunedì intorno alle 9.30.

 

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NONOSTANTE PROBLEMI…

Nonostante le sue condizioni di salute, l’indiscusso leader di Forza Italia, stava lavorando alla riorganizzazione del partito in vista delle prossime elezioni europee (un suo video era stato proiettato durante la convention di Forza Italia). Quando le sue condizioni sono andate peggiorando, la sua famiglia è stata convocata con urgenza. Mentre Marta Fascina era al suo fianco, hanno raggiunto l’ospedale il fratello Paolo e i figli Marina, Pier Silvio, Barbara ed Eleonora (Luigi invece era fuori Milano).

Fra figure istituzionali e politiche, i primi ad arrivare al San Raffaele sono stati il ministro della Pubblica Amministrazione Paolo Zangrillo e Angelino Alfano (per lungo accanto a Berlusconi).

In occasione dei funerali di Stato di Silvio Berlusconi che si terranno in Duomo a Milano, saranno allestiti maxischermi in piazza per assistere alle esequie dell’ex premier. La produzione della diretta televisiva verrà realizzata da Mediaset.

 

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DAI LEADER AL PAPA

La notizia della scomparsa di Berlusconi ha fatto il giro del mondo. Attestati di stima sono giunti da chiunque, da amici come da alleati, ma anche avversari. Romano Prodi, storico rivale che nella giornata di martedì ha perso improvvisamente la moglie, ha riconosciuto la sua grande influenza per il Paese, Elly Schlein (PD) Giuseppe Conte (Cinquestelle). “Per tanti anni è stato come un fratello” (Umberto Bossi, Ignazio La Russa). “Era un combattente che ha insegnato all’Italia a non darsi per vinta”, ha dichiarato Giorgia Meloni. “Ora senza di lui sarà più difficile, lui metteva tutti d’accordo” (Matteo Salvini).

Vladimir Putin, ha voluto ricordare “un vero amico”, la presidente della Commissione Europea, Ursula Von der Leyen: “Ha plasmato il suo amato Paese”, mentre il Papa ne ha sottolineato la “tempra energica”. Fino ai funerali, la salma di Silvio Berlusconi resterà a villa San Martino ad Arcore. Per motivi di ordine pubblico l’ingresso è stato strettamente riservato ai familiari più stretti. 

«Non abbiate più paura!»

Un bodyguard chiama i colleghi a raccolta per proteggere donne indifese

«Siamo duecento professionisti nel campo della sicurezza, offriamo la nostra scorta gratuitamente», dice Riccardo Guarneri, dopo quanto accaduto alla povera Giulia Tramontano. «Episodi così criminosi non devono più ripetersi, per l’ultimo appuntamento chiarificatore ci siamo noi, mettiamo a disposizione esperienza e professionalità»

Se ne parla e si continuerà a parlare (e scrivere) dell’omicidio di Giulia Tramontano, vittima incinta del folle gesto di un fidanzato che non ha avuto pietà per la ragazza e quella creatura che la giovane donna portava in grembo. Da giorni assistiamo a sipari e siparietti in tutte le salse, sulle tv nazionali e quelle locali, che invitano opinionisti, genitori che aprano e sostengano un dibattito. Inutile dire che molte trasmissioni estemporanee scimmiottano i canali Rai e Mediaset più collaudati. Si spettacolarizza il dolore. Qualcuno prova a spettinare i giochi, avanza un’ipotesi, generosa, interessante, a prima vista.

Non che l’imprenditore che ha lanciato l’idea, nobile, sia in malafede. Non vogliamo nemmeno pensarci, ma se a volte viene il dubbio che circoli gente che anche dal dolore intenda ricavarne vantaggi, la colpa è il più delle volte degli strumenti di comunicazione. Del fatto che farsi vedere in tv, raccontarla in modo astuto, aiuta a farsi un’immagine, a farsi pubblicità.

 

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«NESSUNO VI FARA’ DEL MALE»

Ripetiamo, però, non è il caso di Riccardo Guarneri, che ha avuto un’idea sulla quale sarebbe il caso di riflettere. Del resto, Guarneri si sarà compenetrato nel dolore dei genitori della povera Giulia, si sarà perfino interrogato su cosa lui, personalmente, potesse fare per porre un freno alle violenze su ragazze che subiscono la violenza di compagni prepotenti.

«Siamo disposti ad un servizio gratuito per un “ultimo appuntamento”, un “incontro chiarificatore”, “vediamoci un’ultima volta”: offriamo i servizi di tutti i ragazzi della società gratuitamente per accompagnarvi a uno qualsiasi di questi incontri».

Guarnieri, responsabile per la società Cmp life and security, offre un servizio gratuito di accompagnamento: l’obiettivo è fare in modo che ragazze e donne, consapevoli dei rischi che potrebbero correre per una relazione finita o in procinto di terminare, affrontino il tema della separazione con maggiore serenità.

L’iniziativa lanciata Guarneri sui social, dopo aver fatto un giro di chiamate ad amici e alcune agenzie di security, scorta armata e accompagnamento, pare stia raccogliendo numerosi consensi. Guarnieri, trentasei anni nel campo della security, offre questo servizio gratuitamente, non vuole nulla in cambio.

 

 

«NON ESISTATE A CHIAMARCI»

L’uomo, una vita a proteggere i più deboli – riprende il sito Today – ha deciso di trasformare la sua rabbia per quell’orrendo crimine in qualcosa che possa impedirne altri, mettendoci la sua faccia e quella delle circa duecento persone che lavorano per le società che hanno aderito alla sua iniziativa: oltre a Cmp, Lele security srl e Mc10 enterprise group (tra Friuli e Veneto Orientale), comprese le località turistiche di Lignano, Bibione e Grado. Senza vincoli di orario o di date.

«Andremmo ovunque ci chiamino – basta chiedere, dice Guarneri – e noi ci mettiamo a disposizione. Siamo circa duecento e uno disponibile, potete starne certi, ci sarà sempre: le ragazze non si sentissero intimidite, ma se proprio avessero dubbi o paure a causa di un incontro chiarificatore, anche con qualcuno che conoscono da tanto – non si può mai sapere – non abbiano esitazione: ci chiamino pure».

A chi sui social, ma anche in una delle interviste rilasciate a radio, tv e giornali, Riccardo Guarneri risponde come risponderebbe un fratello maggiore, un papà, una persona di coscienza, con un cuore così grande: «Non voglio – dice – che episodi del genere possano ripetersi: una donna uccisa dal compagno, solo perché ha paura, sta legittimamente pensando che forse sarebbe meglio prendersi una pausa di riflessione, non deve più accadere!».

Sedicenne accoltella insegnante

Episodio violento in una scuola secondaria di Abbiategrasso

Un ragazzo turbolento, ma non violento, assicurano i compagni. Lo studente avrebbe prima minacciato, poi sferrato un paio di fendenti all’indirizzo di una professoressa trasportata in ospedale. La docente aveva reclamato le scuse per una serie di dispetti che avevano avuto il solo scopo di distrarre la classe. I medici del “San Paolo” avrebbero riscontrato nel ragazzo un disturbo paranoide

 

La notizia, riportata da tutte le agenzie giornalistiche, radio, tv e siti dei più importanti quotidiani, lascia interdetti per la brutalità dell’episodio registrato in un’aula scolastica. Negli Stati Uniti, accoltellamenti, sparatorie e in alcuni casi anche episodi finiti nel sangue con decine di vittime. In Italia, fortunatamente gli episodi di violenza e bullismo sono fortemente contenuti, ma a volte sfuggono alla logica di un insegnante (unico strumento punitivo una nota) o di un genitore (che si stupisce su quanto accaduto).

Dunque, tutto accade durante una normale mattinata fatta di lezioni. Sì, disturbate dalle solite battutine, talvolta insopportabili e sulle quali gli insegnanti – per il quieto vivere e non dover affrontare genitori indulgenti con i propri figli – sorvolano, ma niente lasciava presagire quanto, invece, accaduto in un istituto di secondo grado di Abbiategrasso, in provincia di Milano, dove un ragazzo di sedici anni ha aggredito con un’arma da taglio una professoressa. Stando alle prime informazioni, la donna sarebbe stata colpita ad un braccio e alla testa. Per fortuna senza gravi conseguenze, anche se la paura, fra insegnanti e studenti, è stata tanta.

 

 

EPISODIO SCIOCCANTE

La donna, in evidente stato di choc, è stata condotta in ospedale in codice giallo. Il ragazzo, sedici anni, prima di essere successivamente bloccato dai carabinieri, allertati da una telefonata, aveva anche minacciato i compagni di scuola con una pistola finta.

Il ministro dell’Istruzione, Giuseppe Valditara, a Milano per un evento, ha definito l’episodio “inquietante” l’accaduto recandosi personalmente nella scuola di Abbiategrasso. «Dopo l’esperienza del Covid gli episodi di bullismo si stanno moltiplicando – ha dichiarato Valditara all’agenzia Ansa – proprio perché si è interrotta quella relazione interpersonale che è fondamentale nello sviluppo educativo». Una volta ad Abbiategrasso, ha espresso «solidarietà alla docente aggredita e anche per lanciare il segnale che lo Stato, il ministro dell’istruzione e il governo più in generale, sono vicini a tutti gli insegnanti e a tutto il personale della scuola quando questi, nell’adempimento delle loro funzioni, vengono aggrediti».

«Non sapevo che mio figlio avesse preso sei note disciplinari solo quest’anno», ha dichiarato il padre del giovane aggressore, trasferito e assistito dai medici nell’ospedale San Paolo di Milano. Note disciplinari ricorrenti, anche severe, ma che alla fine spiegano poco di quell’inaudito episodio di violenza.

 

 

NON ERA VIOLENTO, DICONO

Cosa facesse il giovane aggressore, però, prima, durante e dopo le ore di lezione, era noto a tutta la classe. E anche agli insegnanti che, spesso, ne parlavano fra loro. All’origine di quelle note, scherzi sciocchi allo scopo di arrecare disturbo alla classe, provocando in qualcuno sì risate, ma anche tanta confusione così da non consentire il regolare svolgimento delle lezioni.

I compagni, che cercano di tenersi alla larga, definiscono quegli episodi come  “dispetti”. Fra gli episodi ricorrenti, staccare la spina della lavagna elettronica, interrompendo le lezioni; uno spray puzzolente usato in aula, allo scopo di far perdere tempo. Quel giorno la classe ha dovuto trovare un’altra stanza per far lezione.

 

 

VOLEVA EVITARE LA BOCCIATURA

Carattere turbolento, ma non violento, fino a quando la testa del ragazzo ha cominciato ad escogitare, presumibilmente un piano per evitare la bocciatura: la minaccia. Così, come ha scritto il Corriere della sera nella sua edizione milanese, il ragazzo si è presentato a scuola con un coltellaccio: il cinque in condotta, che insieme ad un pessimo voto preso nei giorni scorsi, rischiava a una bocciatura, ha scatenato la peggiore delle soluzioni che potessero balenare nella mente di un ragazzo evidentemente sopra le righe rispetto al resto della classe.

Nella stessa mattinata di lunedì, condotto in ospedale in ambulanza, seguito da una pattuglia dei carabinieri, il sedicenne viene medicato dal personale ospedaliero. I medici gli curano le ferite alla testa, che si è provocato da solo, probabilmente con la stessa arma da taglio (un coltellaccio, ha scritto qualcuno) usata nell’aggressione. Stando alle prime informazioni, i medici del San Paolo avrebbero riscontrato nel ragazzo un disturbo paranoide.

«I miei ottanta, suonati»

Al Bano, un compleanno di successo

Uno special televisivo su Canale 5. Alcuni suoi grandi amici a cantare duettare: Morandi, Zero, Tozzi, Ricchi e Poveri. E poi Romina, i suoi figli…

 

Al Bano, ottant’anni appena compiuti. Con i festeggiamenti cominciati al Festival di Sanremo dove è stato protagonista di una sfida a colpi di classici della canzone insieme ai suoi amici Gianni Morandi e Massimo Ranieri.

All’Arena di Verona ha registrato lo spettacolo televisivo “4 Volte 20”, un concerto in cui ha raccontato la sua vita e la sua carriera con amici speciali come Morandi, Zero, Tozzi, Ricchi e Poveri, e altri ancora. Ma anche Romina Power e i figli.

Niente male per un ottantenne «cresciuto a pane e valori, spesso più valori che pane», come ha spesso raccontato l’artista partito da Cellino San Marco, paesino del Brindisino, per Milano. Non per Roma, dove, a quei tempi, c’era una importante RCA, ma per Milano, dove le case discografiche fioccavano come se niente fosse: Ricordi, Cgd, Cbs e via così.

Al Bano, ottanta suonati. Ottanta e non sentirli, mettersi ogni volta in discussione, con tonalità alte, originali, come se dovesse ancora mostrare di essere uno dei pochi, se non l’unico artista, ad arrampicarsi su scale vocali che solo Mina può ancora replicare.

La storia di Al Bano Carrisi è lunga e sudata. Al Bano non rientrava fra gli artisti “più amati” dai selezionatori in radio. «I nostri programmatori radiofonici sono stitici – attaccava senza giri di parole – hanno qualcosa contro la canzone italiana, sono una manica di esterofili: quando sento le radio, li ascolto strillare titoli dei quali non conoscono nemmeno il significato».

 

Foto Aurelio Castellaneta

 

SPETTINARE I GIOCHI

Non aveva tutti i torti. Al Bano è stato uno a cui piaceva spettinare i giochi. Non diceva mai cose banali, anzi, spesso si smarcava dal “politicamente corretto”. Intervistare Al Bano, questo lo sanno giornalisti e radiofonici, non è semplice: sai da quale argomento cominci, ma non sai mai dove vai a finire. Ventisei dischi d’oro e otto di platino (quando il Disco d’oro te lo incartavano solo se superavi il milione di copie vendute).

Nella storia umana e artistica del Maestro di Cellino San Marco c’è, per esempio, un ristorante nel quale un giovanotto “salito” dalla provincia brindisina, lavora per pagarsi il soggiorno a Milano. Nelle sue note, più che nelle sue corde, non c’è spazio per un futuro da cameriere. Lui, Al Bano, non “vuole”, “deve” fare il cantante.

Entra nel Clan di Adriano Celentano, nelle serate DEL Molleggiato riscalda il pubblico con la sua voce da spavento. Sbanca, appena ne ha la possibilità. In tv, è il ’66, a “Settevoci”, trasmissione ideata da Pippo Baudo. La sua “Nel sole”, nel ’67, arriva prima a “Canzonissima”, poi entra di prepotenza nella “Hit parade” radiofonica lanciata da Lelio Luttazzi. Il “ragazzo che sorride” si sta spianando la strada. E’ diventato una star. Passa dal piccolo al grande schermo, interpreta “musicarelli” accanto a Romina Power, figlia di Tyrone, l’attore più bello di Hollywood, e Linda Christian. Con Romina sboccia l’amore, i due si sposano con un matrimonio dalle mille e una notte a Cellino.

 

Foto Aurelio Castellaneta

 

SECONDO TEMPO…

E’ il primo tempo della sua vita artistica. Con Romina aveva già scaldato i motori con “Acqua di mare” e “Storia di due innamorati”. Rinverdirà quei successi a due voci con l’aggiunta di successi di vendita straordinari “Ci sarà”, “Nostalgia canaglia”, “Cara terra mia” e “Felicità”. Al Bano e Romina vincono Sanremo, diventano un’industria, registrano in Germania, come le grandi star del rock e del pop europeo.

Nel ’92 circola voce che Michael Jackson nello scrivere “Will You Be There” (“Dangerous” l’album), si sia ispirato a “I cigni di Balaka” (“Libertà” l’album). Gran parte della stampa italiana, che non deve avere in grande simpatia l’artista cellinese, gli si schiera contro. Trova pretestuoso che Al Bano si rivolga al pretore di Roma per denunciare un presunto plagio. Mettendo quelle due canzoni a confronto, la sensazione è che giornalisti celebrati “I Cigni” non li abbiano nemmeno ascoltati.

 

Foto Aurelio Castellaneta

 

QUELLA CANZONE UN PO’ COSI’…

Cosa può essere accaduto? Chissà. Ma viene in mente un’ipotesi, solo un’ipotesi. Al Bano registra in Germania, in studio grandi musicisti. Arrivano da ogni parte del mondo: leggono spartiti, eseguono le musiche, tengono a mente – anche non volendo – quelle note. Non è difficile che qualcuno di questi ascolti e riascolti talmente tante volte quei provini e che, alla fine, metta – sempre non volendo – sulla base dei “Cigni” un testo in inglese che ne ripercorra il senso per sottoporlo successivamente all’entourage di Michael Jackson.

L’ultima volta Al Bano stava parlando con Giancarlo Lucariello, già suo produttore e regista discografico dei successi di Pooh, Riccardo Fogli, Alice, Gianni Togni, Viola Valentino, Tosca e altri ancora. Parlano, parlano, parlano. Chiacchierano e fra una battuta e l’altra, qualcosa di veramente serio. Alle volte intavolano un progetto Magari per fare ancora cose con Maurizio Fabrizio (autore-arrangiatore di Almeno tu nell’universo, I migliori anni della nostra vita…). Vedremo, se è vero che la vita comincia ottant’anni, c’è da aspettarsi ancora altro. Buon compleanno, Al Bano.

Arriva Zelensky, Roma blindata

Incontrerà il presidente Mattarella e papa Francesco

Prosegue il giro europeo del presidente dell’Ucraina. Incontrerà anche la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni. Prevista la visita in Vaticano. Il leader ucraino sarà ospite di Bruno Vespa in uno speciale della trasmissione “Porta a Porta”

 

Prosegue il giro europeo di Volodimyr Zelensky, atteso in queste ore a Roma. In programma gli incontri con il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, e con la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni. Prevista anche la visita in Vaticano per l’incontro con Papa Francesco. Il presidente ucraino prima di recarsi in Germania sarà infine ospite di Bruno Vespa in uno speciale della trasmissione “Porta a Porta”. Nel salotto televisivo di Raiuno interverranno direttori di quotidiani e telegiornali nazionali.

Roma, tra le massime misure di sicurezza, il presidente ucraino Zelensky, sarà in visita in Italia e in Vaticano per la prima volta dall’inizio dell’invasione russa. Il leader ucraino ha incontrato il presidente Sergio Mattarella e la premier Giorgia Meloni. Dopo la visita a Capo dello Stato e presidente del Consiglio, Zelensky si recherà da papa Francesco, nel rispetto della missione di pace auspicata dalla Santa sede.

Percorsi blindati e sotto osservazione, con tempi e spostamenti non ancora ufficializzati per evidenti ragioni di sicurezza. Lo stesso Vaticano, nell’auspicare l’incontro con il Capo dello Stato ucraino, parla di incontro possibile. Inutile nasconderlo, in circostanze simili una un segnale frainteso ostacolerebbe ogni tentativo di dialogo fra Ucraina e Russia.

 

 

AGENZIE, VATICANA E RUSSA

Secondo fonti vaticane, l’agenzia russa Tass ha sottolineato che l’eventuale incontro tra Zelensky e Papa Francesco non sarebbe direttamente legato all’incontro a Mosca del quale ha parlato il Pontefice sul volo di ritorno dall’Ungheria nei giorni scorsi. Trattandosi di un’iniziativa speciale, pertanto non ancora non pubblica, ha riportato la fonte vaticana all’agenzia di Mosca puntualizzando che il presidente ucraino ha fatto richiesta di essere ricevuto da Francesco alcuni giorni fa e che, come consuetudine il Pontefice incontra quei capi di Stato che in occasione delle loro visite nella capitale italiana, avanzino richieste alla Santa sede.

Per ciò che riguarda l’Italia, sarà il ministro degli Esteri e vicepremier Antonio Tajani ad accogliere Zelensky a Ciampino e scortarlo al Quirinale, dove sarà ricevuto dal presidente Sergio Mattarella di ritorno dalla visita in Norvegia, dove ha manifestato l’impegno nel contrastare la politica aggressiva della Russia e cercare con i soggetti interessati al conflitto  un approdo di pace.

Proprio Mattarella intervenuto in questi mesi per spiegare all’opinione pubblica italiana la necessità di sostenere l’Ucraina nella guerra contro l’invasore anche facendo ricorso all’invio di armi. E’ possibile, inoltre, che Zelensky proprio da Roma rinnovi ai partner occidentali la richiesta degli aerei da caccia.

 

 

PREMIER E VICEPREMIER

Dopo l’incontro con il premier Giorgia Meloni, la visita sarà allargata alle due delegazioni. Non ci sarà Matteo Salvini, l’altro vicepremier. Non sono né premier, né ministro degli Esteri, ha specificato il leader leghista, manifestando comunque massima disponibilità in qualità di ministro delle Infrastrutture a lavorare per la ricostruzione dell’Ucraina.

Zelensky porterà a compimento la sua giornata romana con un’intervista in diretta televisiva nel corso della trasmissione “Porta a Porta” condotta da Bruno Vespa, prima di recarsi in aeroporto e volare in Germania. Come noto, anche Berlino ha rafforzato le proprie misure di sicurezza. Domenica mattina, infatti, dovrebbe essere ricevuto dal cancelliere Olaf Scholz e dal presidente Frank-Walter Steinmeier. Fra gli altri impegni del presidente ucraino, un viaggio ad Aquisgrana per ritirare il “Premio Carlo Magno” assegnato quest’anno proprio al popolo ucraino e al suo presidente.

«Mamma orsa innocente»

Una perizia medico-legale scagionerebbe Jj4

Autore dell’aggressione e dell’uccisione del povero Andrea, sarebbe un orso di grandi dimensioni. Sulla vicenda un comunicato della Lega Antivivisezione, del presidente della Regione Trentino e della famiglia del giovane runner

 

Non sarebbe stata mamma orsa, nota come Jj4, ad aggredire e uccidere il runner durante un’escursione in Trentino. Secondo una nota diffusa dall’agenzia giornalistica, infatti, stando ad perizia veterinaria i segni lasciati dai canini dell’orso che ha ucciso il giovane Andrea Papi «non sarebbero compatibili con quelli di Jj4 perchè le femmine di orso presentano misure inferiori rispetto ai maschi sia come massa corporea sia come misure dentali».

Insomma, la perizia scagionerebbe – usiamo il condizionale, non sia mai arrivasse una smentita della smentita… – da un lato l’orsa condannata all’abbattimento da un provvedimento della Regione a firma del suo presidente, Maurizio Fugatti, ma di fatto accuserebbe un orso maschio, considerando le ferite mortali inflitte al corpo del povero Andrea.

Dunque, secondo l’Ansa, che riprende un comunicato della Leal, la Lega Antivivisezione, l’orsa Jj4 sarebbe innocente. Lo stabilirebbe una controperizia veterinaria forense. I medici intervenuti nella perizia affermano che le impronte dei denti ritrovate sul corpo di Papi, deceduto il 5 aprile scorso, sarebbero di un orso maschio e non femmina. Una perizia in virtù della quale la Leal chiede la liberazione immediata dell’orsa.

 

 

LEAL: ECCO LA PERIZIA…

Questa la sintesi della perizia veterinaria. Nella perizia autoptica svolta sul corpo di Andrea, riporta l’Ansa, «sono state rilevate lesioni identificabili come da penetrazione di coppia di canini caratterizzate da una distanza tipica dei canini di un orso maschio adulto». In virtù di tale documento, la Leal è intervenuta con un suo documento nel quale sottolinea, che «dalla relazione tratta dalla perizia veterinaria forense, si apprende che non è stata l’orsa JJ4 ad aggredire Andrea Papi». E, ancora, «la dentatura di un animale, per la medicina veterinaria forense, ha lo stesso valore delle impronte digitali umane e quindi la scienza in questa perizia smentisce quanto raccontato» successivamente all’accaduto.

Avrebbe, inoltre, un nome invece l’orso che ha aggredito il fratello del sindaco di Rabbi, in Trentino, domenica 5 marzo scorso. «Si tratterebbe anche in questo caso di un esemplare già classificato nei database della Provincia autonoma di Trento», ha dichiarato il presidente Maurizio Fugatti, «denominato MJ5, un maschio di diciotto anni nato da orsi sloveni che hanno dato avvio al progetto “Life Ursus” sulle Alpi negli anni Novanta. L’orso, che avrebbe aggredito l’uomo, è presente da anni in Trentino e avrebbe viaggiato molto. Secondo Fugatti, “in un largo lasso di tempo avrebbe frequentato tutto il Trentino occidentale muovendosi molto, circolando anche in provincia di Bolzano, una delle zone più frequentate del Brenta meridionale».

 

 

…E I GENITORI DEL POVERO ANDREA

Gli interventi non finiscono qua. Detto che i genitori di Andrea Papi si sono detti contrari all’abbattimento dell’orsa ritenuta fino ad oggi responsabile dell’uccisione del figlio, i coniugi Papi intervengono sulle ultime notizie diffuse, e in particolare sul comunicato-stampa della Lega Antivivisezione. «La famiglia Papi – chiariscono i legali – legge con stupore il comunicato della Leal che afferma come i propri consulenti abbiano determinato, mettendo con ciò in dubbio gli esiti comunicati dalla procura della Repubblica, come l’aggressione ad Andrea non sarebbe avvenuta da parte dell’orsa Jj4 ma da parte di un orso maschio adulto; la famiglia intende prendere le distanze da ricostruzioni che allo stato attuale, secondo gli atti ufficiali, non trovano oggettivi riscontri».

Il prossimo 25 maggio, riporta infine l’agenzia giornalistica Ansa, la sezione unica del Tar di Trento deciderà le sorti dell’orsa Jj4 che dal 18 aprile è rinchiusa presso il Centro faunistico del Casteller a Trento Sud. I giudici dovranno decidere se ripristinare le ordinanze di abbattimento disposte dal presidente della Regione, Maurizio Fugatti, al momento sospese, o prevedere un trasferimento, come indicano Ministero, Ispra e le diverse associazioni animaliste, in un rifugio all’estero.