Banda, musica e pettole

“Costruiamo Insieme” celebra l’ingresso nelle festività natalizie

Cinque del mattino, Santa Cecilia. La cooperativa sociale di via Cavallotti, invita una banda musicale, frigge nella sua cucina multietnica e offre il simbolo della tradizione tarantina agli abitanti della zona. Un “regalo” a quanti sono legati alle tradizioni.

Santa Cecilia, 22 novembre, cinque del mattino, sorpresa musicale i ragazzi ospiti della sede di “Costruiamo Insieme” di via Cavallotti a Taranto, ma anche per le centinaia di residenti, colpiti dall’inattesa sorpresa. La banda musicale diretta dal maestro Berardino Lemma ha eseguito novene per la gioia di tutti.

Per il terzo anno consecutivo, uno degli operatori del Centro di accoglienza, all’arrivo della banda musicale ha spalancato il portone. E’ un gesto di ospitalità, e di apertura del cuore per accogliere idealmente la ventina di musicisti che sta per intonare marce già celebri a quei tarantini da sempre legati a questa tradizione.

Molti ragazzi in strada, stretti fra giubbotti con bavero alzato, a partecipare con devozione ai brani religiosi eseguiti della banda musicale “Lemma”. Decine le persone dai balconi hanno ascoltato le musiche e applaudito le esecuzioni magistralmente eseguite da musicisti professionisti.I GIORNI Banda - 3E’ stato un momento di grande emozione. Anche i ragazzi ospiti del “Centro”, si sono affacciati dai balconi della struttura che li ospita unendosi idealmente a dirimpettai e cittadini scesi in un baleno dalle abitazioni.

Anche quest’anno, anziani hanno seguito l’esempio dei più giovani già in strada per assaggiare pettole calde, appena uscite dalla “frizzola” allestita nella cucina del Centro. A causa del primo freddo, chi è in età avanzata si chiude in un giaccone, preferisce osservare l’evento dall’alto. E’ l’abbraccio ideale fra genti. I migranti alla ricerca di speranza e calore; i tarantini, ad invocare speranza e un futuro migliore, per allontanare una crisi che parte da lontano.

A taranto ha avuto inizio il Natale. All’interno della sede, i ragazzi sono già attivi nell’allestimento dell’albero di Natale. Sarà addobbato a tempo di primato, considerando l’inizio delle festività natalizie che, com’è noto, a Taranto cominciano con largo anticipo. Il giorno dell’Immacolata, l’8 dicembre, è lontano più di due settimane, ma in città il profumo delle pettole che si sprigiona per le strade e le abitazioni dei tarantini racconta già un’altra storia. Gli odori del fritto circolano nell’aria: siamo, infatti, ufficialmente nel Natale tarantino. E non solo, posto che in provincia e nel resto della Puglia, ognuno introduce più o meno nel rispetto degli stessi tempi il Natale secondo le proprie tradizioni.I GIORNI Banda - 4In città cominciano all’alba. In alcuni quartieri anche prima. Quando è ancora buio, insieme con i profumi del fritto riecheggiano, nel silenzio, i rumori delle portiere delle auto, richiuse non appena escono i musicisti. Due minuti, il tempo necessario per sistemare ancora una volta la divisa e gli orchestrali si sono già disposti sul marciapiedi all’ingresso della sede di “Costruiamo Insieme”, in via Cavallotti 84. Il maestro Berardino Lemma, come da tradizione tramandata dal suo papà, artigiano e fondatore di una delle bande musicali più celebrate nel Tarantino, dà il segnale ai suoi musicisti.

E’ un attimo, dalle abitazioni vicine, si aprono porte e finestre, il Natale passa anche da queste consuetudini. Dal cuore dei ragazzi neri che vogliono integrarsi, accorciare le distanze con il territorio, cominciando da un gesto semplice. «Non vogliamo essere un corpo estraneo di questa comunità», ripete qualcuno dei ragazzi. Si documentano, si consultano i ragazzi dalla pelle scura e dal cuore candido. A Taranto il Natale comincia prima. Dolci, fritti e conditi con un cucchiaino di zucchero, dal nome e dall’accento strano, le pettole, e le novene eseguite dalle bande musicali che introducono alla festa più lunga dell’anno. Così gli ospiti del Centro mettono insieme le due cose, musica e pettole, ne avevano parlato con gli operatori che avevano subito trasferito questo desiderio alla direzione e alla presidenza. Detto, fatto. E’ l’alba, Santa Cecilia, ecco un primo “benvenuto” alle feste natalizie.

«Comico per caso»

Tommy Terrafino, ospite a “Cabaret al Tarentum”

«A Ibiza, villaggio turistico, promosso da scenografo ad animatore. Poi il Festival del cabaret, la tv su La7 e Raidue, dal “Boss dei comici” a “Made in Sud”. A Rutigliano il mio primo locale per fare cabaret». “Costruiamo Insieme” a sostegno della rassegna. In platea ospiti del Centro di accoglienza.

Secondo appuntamento con “Cabaret al Tarentum”. Ospite della rassegna a cura di Renato Forte, sostenuta da “Costruiamo Insieme”, il comico Tommy Terrafino da noi intervistato. Anche per il popolare “parcheggiatore” e “vegano” – due dei suoi più fortunati personaggi portati in tv – è stato un successo. In platea alcuni degli ospiti del nostro Centro di accoglienza accompagnati da operatori.

«Ho superato i quaranta – ci ha raccontato in una lunga intervista video – ma è a diciassette anni che ho sentito, forte, il richiamo del palcoscenico, avvenuto in modo fortuito come spesso accade; infatti la mia “prima volta” è stata in un villaggio turistico». Terrafino, artista pugliese, nato a Noicattaro, residente a Turi, è noto ovunque grazie a passaggi televisivi e successo registrati con “Il boss dei comici” su La7 prima, e con “Made in Sud” su Raidue, poi.

Terrafino è salito sul palco dell’Auditorium di via Regina Elena a Taranto alle 19.00. Orario singolare per il genere di spettacolo che, però, al suo debutto ha raccolto i favori di un pubblico che ha condiviso la scelta di Forte, direttore artistico del cartellone. Scopo principale: non provocare attriti all’interno di coppie e famiglie che, in altri orari, si troverebbero di fronte al dilemma partita di calcio in tv o spettacolo in teatro.

ARRIVA LA POPOLARITA’

Terrafino sta attraversando un momento di grande popolarità. Fra i suoi personaggi, il parcheggiatore abusivo e il “vegano” (più vittima che promotore dell’ultima moda in fatto di diete). «Carica, carica! Vieni, vieni…frena!», uno dei suoi tormentoni. Ma torniamo per un istante al villaggio turistico. «Ibiza, la cosa ormai risale a un po’ di anni fa, appassionato di pittura fui ingaggiato in qualità di scenografo per un villaggio della Francorosso; disgrazia volle, che l’animatore, un tarantino, facesse un incidente in moto, lieve per fortuna, e, non volendo, temporaneamente lasciasse il suo posto al sottoscritto. Fu in quel momento che scoprii una vena brillante, a seguire sostenuta da una certa caparbietà, tipica di noi pugliesi…».

Di mezzo, pare di capire, un’accademia, “Sipariando”, e non solo quella. «Roma, iscritto e rapito dalla tecnica e dalla creatività sollecitate da un corso professionale; tornato in Puglia, ho aperto un locale a Rutigliano, il “DelTer club”: ospitavo artisti e spesso mi cimentavo in monologhi o spettacoli con l’altra metà di un sodalizio artistico, Savino & Terrafino, durato sedici anni, cioè fino a quando il mio collega decise di mollare il colpo; avevamo fatto tv importanti insieme, da Teleregione a Telenorba, ma da quel momento in poi avrei dovuto declinare dialoghi fatti di “botta e risposta”, dunque comico e spalla, a monologo: mi rimboccai le maniche e ribaltai il senso degli spettacoli».

PARCHEGGIATORE E “VEGANO”

Va bene il parcheggiatore, poi il “vegano”, una intuizione a prima vista non del tutto condivisa da produttori e autori tv. «Qualcuno, in effetti, mi aveva sconsigliato di fare monologhi sul pensiero vegano, considerato ancora di nicchia, invece non solo mi è andata bene, ma ho vinto il Festival del cabaret a Martina Franca, la manifestazione di Giovanni Tagliente nota in tutta Italia: era il 2014; poco dopo la prima occasione televisiva, con La7, “Il boss dei comici”, un’idea di Nando Mormone: trecento aspiranti comici, una selezione dolorosa, ma alla fine ce l’avevo fatta: ero stato scelto per partecipare al programma; a seguire, è stata la volta di “Made in Sud”, prodotto dallo stesso Mormone».

Un altro esame. «Trasmissione in diretta su Raidue, non sono ammesse distrazioni; l’Auditorium di Napoli, una muraglia di mille persone che devi far ridere, altrimenti sono guai: mi è andata bene, sono felice di come si evolvono i miei personaggi, del favore del pubblico, il che significa essere sulla buona strada».

Cosa fa ridere Terrafino e l’ultima volta che ha riso di gusto. «Le battute raccolte per caso, quelle scaturite da persone normali che – per chiss quale pensiero scaturito dalla mente umana – diventano involontarie battute. L’ultima volta a Bari, le due di notte, davanti al furgone dei panini: “Miche’, dammi ‘na birra – ma mi raccomando – non deve essere fredda, né calda: croccante!”; quando ho sentito questa cosa, mi sono detto “E’ mia!”».

«Massima accoglienza»

Intervista ad Antonella Bellomo, Prefetto di Taranto

«L’Italia, il Meridione in particolare, sono realtà che non mostrano diffidenza nei confronti della popolazione straniera», dichiara la massima autorità dello Stato sul territorio. «La città attraversa un momento di crisi del lavoro. Attivi nell’assicurare il rispetto delle regole, monitoriamo i flussi dei finanziamenti destinati a sviluppo e recupero della città».

Questa settimana, ospite del sito Costruiamo Insieme e degli strumenti di comunicazione ad esso collegati, dalla web radio al canale youtube, Antonella Bellomo, Prefetto di Taranto.

«Auguro a Taranto, la ripresa tanto auspicata», ha dichiarato nella sua prima conferenza stampa. Eccellenza, alla luce di quanto sta accadendo in queste ore, ci riferiamo anche al caso Arcelor-Mittal, qual è il suo punto di vista?

«E’ una situazione molto complessa, ma l’augurio rivolto allora alla città di Taranto, è lo stesso: sincero e di cuore. A distanza di sei mesi da quel giorno, mi rendo conto che non è semplice individuare quale sia l’interesse generale dei cittadini; oltre all’augurio, c’è l’impegno a individuare e perseguire la strada migliore per i tarantini. In un momento così delicato, purtroppo avvertiamo un senso di impotenza; ci solleva, però, che il tema industriale sia all’attenzione di Governo e Stato in tutte le sue massime componenti, pertanto augurio e impegno sono confermati affinché si possa davvero trovare la migliore soluzione per questo territorio».

«Guardare al futuro con speranza», uno dei suoi passaggi.

«Mai perdere di vista la speranza, l’aspirazione dell’uomo è tesa a migliorare la condizione umana; problemi di fronte ai quali ci troviamo oggi, sono anche causati da un progresso economico, spesso accettato acriticamente senza porsi il problema delle eventuali conseguenze: siamo in un momento di forte consapevolezza, la crescita delle conoscenze scientifiche ci consente di accettare un progresso sostenibile dalla comunità, pertanto credo che la speranza sia sentimento che deve trovare posto nei nostri cuori unito, però, all’impegno di ciascuno di noi affinché questa speranza si traduca in azioni concrete».Bellomo 03Quali sono i compiti che il Governo assegna a una Prefettura, l’Ufficio territoriale del Ministero dell’Interno?

«E’ una istituzione antica centocinquant’anni, da cento anni coeva all’Unità d’Italia, nata dall’esigenza del Governo centrale così da avere un presidio sul territorio; è questa la sua funzione principale, anche se nel corso di questi anni ha subito profonde trasformazioni. In un momento storico particolarmente delicato, composto da organismi sovranazionali – penso all’Unione europea, all’adesione a contesti internazionali – sono le autonomie locali, Comuni, Province, Regioni, ad avere rango costituzionale rispetto alla Prefettura che questa autonomia non le ha; ruolo principale della Prefettura è fare da raccordo fra il sistema dell’autonomia locale e il sistema dell’apparato dello Stato, tutto il resto discende da questo, porci in una situazione di servizio per la comunità, rappresentando le esigenze della generalità dei cittadini e cercando di svolgere azione di mediazione, tanto nei conflitti sociali quanto negli interessi rappresentati dalle varie istituzioni».

Fra gli altri compiti, monitorare i finanziamenti perché questi vengano spesi in modo corretto. Specie in un territorio in sofferenza come il nostro.

«Sono previsti grandi finanziamenti in ordine a sviluppo e recupero di gran parte dei territori della città e di quelli confinanti; previsti finanziamenti anche per le grandi manifestazioni – è il caso dei Giochi del Mediterraneo – e in tutto questo la situazione è talmente delicata in un contesto nazionale da autorizzarci a pensare ad attacchi a finanziamenti che potrebbero  sfuggire ai canali della legalità, della regolarità; l’opinione pubblica è al corrente di protocolli d’intesa con autorità, enti locali, Invitalia, istituzioni destinatarie di questi contributi; par fare sì che ciò avvenga, mettiamo a disposizione il nostro pacchetto le competenze, le banche dati del Ministero dell’Interno per monitorare qualsiasi soggetto che vorrà accedere a questi finanziamenti».

Eccellenza, in questi primi sei mesi di attività che idea si è fatta del territorio? Quali sono i temi sui quali si sta impegnando?

«I temi sono guidati dalla contingenza, dal settore che in questo momento sta registrando crisi: il lavoro; in generale, non solo quello della grande industria, ma anche il sistema dell’indotto, l’economia del territorio, preoccupazione che coinvolge a tutto tondo questa Prefettura; anche le problematiche che attengono al disagio giovanile, declinato tanto nella diffusione di sostanze stupefacenti, nelle fasce dei giovani, ma anche di quanti non più minorenni non hanno trovato una precisa collocazione nella società; senza contare episodi che ci hanno visto balzare agli onori della cronaca – senza voler criminalizzare alcun territorio – attraverso manifestazioni violente di giovani, comparto quest’ultimo che merita maggiore attenzione; proprio in virtù di ciò abbiamo svolto diverse riunioni con il procuratore del Tribunale dei minori, con gli Organi della scuola, le Forze di polizia, Enti locali per fare squadra e mettere a sistema iniziative in nostro possesso; è materia complessa che merita quell’attenzione che la comunità si aspetta».Bellomo 02C’è un tema che in quanto cooperativa sociale, ci sta particolarmente a cuore, quello dei migranti. Attraverso i nostri strumenti di comunicazione facciamo promozione all’esterno. Abbiamo fatto e faremo ancora trasmissioni a tale proposito. La Prefettura, intanto, ha reso più snella la macchina dell’accoglienza.

«Come diciamo spesso, l’Italia, il Meridione in particolare, sono realtà accoglienti, non mostrano diffidenza nei confronti della popolazione straniera; sul nostro territorio esiste un hot-spot, che corrisponde a precise indicazioni dell’Unione europea che invita ad organizzare luoghi di sbarco; l’hot-spot di Taranto è tuttora gestito dal Comune, che ha dimostrato insieme ad Autorità sanitarie locali, comparto del volontariato, istituzioni locali, autorità del porto, Capitaneria, Marina militare, di poter contare su un sistema di accoglienza efficace; in realtà anche i numeri registrati sul territorio oggi sono più contenuti rispetto al passato, ma sento di poter dire che la macchina è stata ed è efficiente, e di questo ci è stato dato atto in sede nazionale».

L’Europa chiede maggiore impegno all’Italia.

«Per collocazione geografica l’Italia è certamente esposta all’arrivo di gente proveniente da altri Paesi per vari motivi, dal disagio economico e sociale, alla fuga dalla guerra; non dimentichiamoci che questa migrazione è ben datata: da circa trent’anni la Puglia è terra di sbarchi, a cominciare dall’arrivo di albanesi; si tratta di popoli alla ricerca di condizioni migliori, a tutto questo si unisce una crisi più grande, che prima ancora di essere crisi economica è una crisi di valori all’interno di quello che una volta era il Vecchio continente; dunque è questo l’aspetto sul quale va fatta più di una riflessione».

Ordine e sicurezza pubblica, sono stati compiuti passi in avanti.

«Non possiamo mai ritenerci soddisfatti dello stato in cui siamo: ogni nostra attività è in progressione e tende a richiedere all’apparato dello Stato un atteggiamento severo nei confronti della criminalità; l’impegno da parte dell’intero apparato dello Stato è quello di rafforzare i presìdi della legalità a tutela della regolarità della vita di una comunità; non possiamo mai essere soddisfatti, considerarci arrivati ad una soluzione; abbiamo bisogno di collaborazione interistituzionale, ma anche della condivisione da parte dei cittadini cui fornire una sicurezza e far comprendere che anche i piccoli comportamenti di violazione delle regole contribuiscono ad aggravare il controllo della sicurezza pubblica».

Alda, la tarantina

Silvano Trevisani e la sua opera sulla Merini, straordinaria poetessa

Scomparsa nel novembre di dieci anni fa, il giornalista-scrittore illustra in “Alda Merini, tarantina, in viaggio con lei nella Puglia poetica (“Macabor”) un aspetto inedito della grande autrice. Sposata con Michele Pierri, poeta tarantino, scoperta dal critico Giacinto Spagnoletti, anche lui tarantino, trascorre un periodo a Taranto. «Amava la poesia in genere, anche quella di chi, come me, Carrieri e De Mitri si cimentava con la composizione in versi»

Claudio Frascella

In questi giorni si è celebrato il decimo anniversario della scomparsa di Alda Merini, deceduta l’1 novembre del 2009 a 78 anni. La poetessa milanese per un periodo aveva vissuto anche a Taranto, sposata in seconde nozze con Michele Pierri, anche lui poeta. A proposito di questa sua permanenza sulle rive dello Ionio, abbiamo ospitato negli studi di “Costruiamo Insieme” in via Cavallotti a Taranto, il giornalista-scrittore Silvano Trevisani. Autore di una terza opera sulla poetessa, Trevisani ci ha illustrato nei dettagli il libro “Alda Merini, tarantina, in viaggio con lei nella Puglia poetica, edito da “Macabor”.

Trevisani, una raccolta di testimonianze su una delle poetesse italiane più amate. Quanto era importante fare chiarezza su Alda Merini “tarantina”?

«Molto, ai tempi in cui curavo la pagina del Corriere del giorno, mi capitava spesso di leggere notizie imprecise sulla vita della Merini e, soprattutto, di biografie che ignoravano il periodo tarantino della poetessa del quale non molti – secondo informazioni che circolavano a quei tempi – era a conoscenza. In quelle “bio”, spesso si concludeva drammaticamente, con “l’internamento della Merini nel manicomio di Taranto, nel quale trascorre un lungo periodo”. Un qualcosa che, francamente, non solo al sottoscritto, provocava fastidio. Fra le imprecisioni: Taranto non è mai stata sede di un manicomio; lei non è mai stata “internata”, piuttosto – rimasta sola, il marito malato terminale… – ha trascorso solo alcuni giorni nell’ospedale SS. Annunziata; qui, fra le altre cose, la Merini aveva trascorso un bel periodo, tanto che mi è sembrato giusto ricostruire quei giorni e ripristinare la verità».TREVISANI 01 - 1Un libro-raccolta di poesie e contributi, ha richiesto un lungo lavoro.

«Più di un anno per trecento pagine. E’ il mio terzo lavoro su Alda Merini. Il primo è stato una ricostruzione documentaria sugli anni tarantini di una delle poetesse italiane più amate, revisione della sua biografia compresa, pubblicata in passato dall’editore “Manni”; su un altro volume, “Furibonda cresce la notte”, pubblicai inediti e introduzione.

In quest’ultimo volume, invece, ho compiuto una sintesi del suo periodo tarantino così da inserirla nella storia della poesia pugliese di cui lei ha fatto parte. Ospite del libro Michele Pierri, suo marito, tarantino anche lui, uno dei più grandi poeti del Novecento; ho pubblicato, inoltre, opere di altri poeti pugliesi, fra questi i tarantini Cosimo Fornaro, Giovanna Sìcari, un omaggio rivolto alla Merini da parte dei nostri poeti viventi, fra questi Dino De Mitri. Non è stato semplice raccordare un progetto così articolato, raccogliere i contributi di studiosi importanti».

Alda Merini, qual è stata l’impressione del cronista?

«Ho sempre scritto poesie e il riferimento di noi giovani era Giacinto Spagnoletti, grande critico, scopritore di Alda Merini, personaggio inarrivabile, per mille motivi. Per me, Angelo Carrieri, Giulio De Mitri, faceva da tramite lo stesso Pierri, medico senza eguali, antifascista, politico impegnato e grande poeta. Era a casa di Pierri che incontravo Alda, ogni volta era una scoperta; la prima cosa che faceva: ti sfilava le poesie dalle mani e le leggeva per entrare nel tuo mondo, comprendere chi fossi, cosa scrivessi, per poi declamarti le ultime cose da lei scritte.

Quando lei e Pierri si sposarono, dal Corriere mandarono una collega per un servizio. Una cronaca leggera, Alda aveva anche toni festosi; era generosa: acquistava qualsiasi cosa per regalarla a persone a lei care; passava interi pomeriggi al ristorante “da Basile”: dopo pranzo amava intrattenersi e parlare di tutto con gli altri clienti del locale, fra una sigaretta e l’altra, lei accanita fumatrice.

Scrisse a un poeta tarantino, Pasquale Pinto: “Abbiamo molte similitudini”, poi “mi piaci, perché sei buono”; era molto attenta a quanto accadeva, amava scrivere recensioni su qualsiasi cosa esprimesse arte. Quando il Corriere chiuse – editore introvabile – lei con il marito e altri tre intellettuali firmò un manifesto a difesa e rilancio del Corriere del giorno. Questo per far comprendere quanto lei fosse dentro le cose».TREVISANI 04 - 1 “Alda Merini, tarantina, in viaggio con lei nella Puglia poetica”, nella bibliografia della poetessa, questo libro dove potrebbe essere collocato?

«Forse nelle creazioni di Alda. Passa in rassegna due momenti poetici molto importanti. Due poesie significative dedicate a Taranto, per esempio: la prima, quando sognava di venire in città, mentre non riusciva a convincere Michele; l’altra, quando ripartì da qui, sapendo che non vi tornerà più. Nel libro, un intervento poetico della figlia maggiore, Emanuela, che per la mia presentazione ufficiale ha inviato un messaggio video; una foto della terzogenita di Alda, Barbara, invece, l’ho pubblicata su un altro mio volume: in una intervista rilasciata al Corriere della sera su una sua breve permanenza in casa Pierri, Barbara ebbe a dire di essere stata trattata come un regina: la cosa non mi meravigliò, Michele era fatto così, un generoso. Credo, inoltre, sia stato importante coinvolgere altri scrittori in questo viaggio con lei nella Puglia poetica».

Uno sforzo. Secondo te, cosa avrebbe detto Alda Merini se avesse visto tutto questo interesse attorno a sé oggi?

«Si sarebbe commossa, avrebbe invitato tutti a cena: amava circondarsi di gente, di poeti anche alle prime armi, avrebbe letto i loro scritti e avrebbe dispensato consigli sul come scrivere e approcciarsi a un mondo così affascinante come quello della poesia».

«Si fa presto a dire…»

Flavio Oreglio, ospite di “Costruiamo Insieme”

Il popolare artista di Zelig racconta l’apertura della rassegna “Cabaret al Tarentum”. «In tv ho fatto qualcosa che somigliasse a quel genere di spettacolo. Fare il comico è un’altra cosa, ci sono artisti che vengono dal varietà. Provo a parlare alla testa della gente, non alla pancia».

Flavio Oreglio, noto al Derby quanto a Zelig, il programma televisivo che ha imposto le sue poesie catartiche. E’ stato il primo ospite della rassegna “Cabaret al Tarentum” sostenuta da “Costruiamo Insieme”. Otto artisti in tutto, una volta al mese, la domenica alle sette di sera, lontano dai fischi dei campi di calcio. Unico sistema perché le famiglie, tutte, possano fiondarsi nell’auditorium di via Regina Elena nel quale Renato Forte, direttore artistico del cartellone con l’associazione “Angela Casavola”, ha concentrato talenti collaudati e nuovi della risata.

Dunque, Flavio Oreglio, il Derby, Zelig.

«Ho avuto la possibilità di fare un provino al Derby, ai tempi in cui era ancora il locale del cabaret: fui scartato, davvero, ma non mi arresi. Dunque, debuttai, una sera, poco dopo il locale chiuse: problema cronologico, aveva evidentemente fatto il suo tempo, non un motivo causa-effetto».

Cabaret, vivo e vegeto?

«Il cabaret è vivo e vegeto, però bisogna sapere dove andare a vederlo. Il problema più grosso è confondere – come accade da quarant’anni a questa parte – il cabaret con la comicità: i comici non appartengono al mondo del cabaret; con il cabaret si ride, certo, ma è la dimostrazione che non bisogna essere comici per far ridere».

Come si sopravvive a una tv mordi e fuggi?

«Il cabaret non si può fare in tv, puoi fare qualcosa che gli assomigli: la sua caratteristica sta nell’essere libero di fare e dire ciò che ti passa per la testa e in questo la tv è un filtro».

Il cabarettista, dunque, non è un comico.

«Faccio un esempio, Giorgio Gaber: era esilarante, ma solo un idiota potrebbe affermare che Gaber fosse un comico; Stanlio e Ollio erano due comici, grandissimi; la cosa importante – quando si fanno questi ragionamenti – non è lo stabilire quale artista sia di serie A e quale di serie B: facciamo un distinguo fra varietà e cabaret. Sono due mondi differenti: i comici appartengono soprattutto a quello del varietà; nel cabaret si ride in maniera diversa: la risata come scopo e la risata come strumento. Esistono artisti che raccontano per far ridere e artisti che fanno ridere per raccontare».OREGLIO Foto 02“L’Arte ribelle”, il libro sul “Derby” di Milano, duecentocinquanta pagine.

«Lavoro a questo progetto da più di venti anni. Ho scoperto che non esisteva uno studio sull’argomento. Dunque, “L’arte ribelle” nasce da una domanda fra amici che facevano lo stesso mestiere: “Cos’è il cabaret?”. La caratteristica che scaturiva da quelle discussioni era sistematicamente un’idea differente di cosa fosse il cabaret. Così per dare il senso di qualcosa di definito ho fatto ricerche, studiato, letto libri, consultato enciclopedie.

Mi sono informato su libri francesi, tedeschi, inglesi e altre pubblicazioni europee, poi ho sentito alcuni dei protagonisti di un’epoca straordinaria: ho scoperto cose nascoste da farne una documentazione imponente. Il bello di questa opera? E’ che non è la mia opinione su quel tipo di spettacolo, ma una storia legata all’archivio storico del cabaret che ha sede a Peschiera Borromeo, cittadina nella quale vivo: l’Amministrazione locale mi ha dato uno spazio nel quale esporre tutto il materiale raccolto fino ad oggi. Storia è oggettiva, basata su documenti: in un solo colpo abbiamo tolto di mezzo il tormentone “per me il cabaret è…”».

Duecentocinquanta pagine, una definizione secca del cabaret, allora.

«E’ poesia,  satira, umorismo, canzone d’autore».

Cosa ci fa un biologo nel cabaret?

«Dovevo fare il biologo e poi ho scoperto che il monologo rendeva di più: ho dimezzato gli sforzi e raddoppiato i guadagni…».

Esiste un sistema per creare subito empatia con il pubblico?

«Dire che l’ho codificata, questo no. E’ una cosa venuta spontaneamente nel corso degli anni: salgo sul palco e al pubblico parlo alla testa, piuttosto che alla pancia; con l’esperienza penso di essere diventato più naturale e meno costruito. Più passano gli anni, più mi viene facile rapportarmi con la platea».

I Gufi simbolo di quel cabaret, sono celebrati da un quartetto di recente fondazione: Oreglio, Alberto Patrucco, Davide Riondino e, udite udite, Roberto Brivio.

«Non è un omaggio ai Gufi, ma il recupero di un materiale straordinario appartenuto al gruppo del quale facevano parte lo stesso Brivio, Nanni Svampa – cui ho dedicato “L’Arte ribelle” – Lino Patruno e Gianni Magni: le loro canzoni in italiano – loro hanno recuperato la tradizione milanese, lombarda… – hanno dato vita ad opere di un’attualità impressionante; cantare le canzoni dei Gufi, oggi, significa cantare il presente: hanno una potenza descrittiva del sociale, del politico e di argomenti vari della vita, davvero sorprendente».

«Una ripresa costante»

Mino Borraccino, assessore regionale allo Sviluppo economico

«Dal porto di Taranto all’aereoporto di Grottaglie, punti nevralgici per far ripartire il territorio, passando attraverso altri progetti. Premiamo le aziende che investono in Puglia con piani di internalizzazione. Incoraggiamo idee ecosostenibili e l’accesso al credito con banche locali e nazionali»

Questa settimana, ospite della rubrica “Con parole mie”, l’assessore regionale allo Sviluppo economico Mino Borraccino, da tempo impegnato su fronti diversi che interessano non solo il nostro territorio, ma l’intera Puglia.

Intanto spieghiamo di cosa si occupa un Assessorato come il suo, molto delicato in un momento storico di profonda crisi.

«Sovrintende alla politica industriale della nostra regione, alle politiche di coesione, all’accompagnamento e agli investimenti sostenuti con le imprese pugliesi o quelle che da fuori regione si insediano in Puglia: dalle grandi imprese, le multinazionali – penso a strumenti indirizzati ai giovani, ma non solo a loro – e alle classiche start-up che si mettono in campo; a proposito di queste ultime, a breve terremo la StarCup, il riconoscimento dell’impegno alle migliori Start-up in Puglia. E questo è solo il primo degli aspetti».

La politica della Regione Puglia.

«Orienta gli investimenti su alcuni cardini che il Governo regionale ha inserito nella politica di pianificazione: la ricerca e l’innovazione, per esempio, svolte grazie agli Istituti di ricerca pubblici e alle università pugliesi; l’economia circolare, diventata sempre più pregnante, dunque gli investimenti ecosostenibili; puntiamo all’internalizzazione, grazie a una misura già varata per mettere a disposizione in queste settimane oltre 30milioni di euro con un bando “a sportello” per le imprese pugliesi attive nella nostra regione, per le Pmi che vorranno impegnarsi in piani per l’internazionalizzazione, fino a contributo massimo di 500mila euro; infine, l’accesso al credito: in un momento di grande stretta creditizia, attraverso il sistema degli istituti di credito locali, ma anche nazionali, daremo ossigeno con strumenti reali – non ultimo un finanziamento di 64milioni – perché le nostre attività possano beneficiare di importanti agevolazioni per disporre di importanti risorse economiche».Borracino 02Ma l’Assessorato allo Sviluppo economico si occupa anche di altro.

«Si impegna nel sostenere commercio e artigianato: i Distretti urbani del commercio, per esempio, tanto da averne finanziato sedici nei nostri comuni stanziando 3milioni e mezzo di euro; le Zes, Zone economiche speciali, in particolare quella tarantina, che vede proprio intorno a Porto di Taranto e Aeroporto di Grottaglie, punti di sviluppo nevralgici nel rilancio del territorio».

Nella sua delega anche quella per l’Energia.

«Detto che guardiamo con interesse alle ricerche sull’innovazione, fra i temi che ci stanno a cuore, la decarbonizzazione; interveniamo sugli investimenti per ciò che attiene gli impianti di energia rinnovabile, ma anche – e soprattutto – l’idrogeno, altra frontiera dell’energia completamente pulita: Regione Puglia, mi piace ricordarlo, è la prima e unica, al momento, ad aver fatto una legge ad hoc».

Porto, aeroporto, entriamo nello specifico.

«Porto di Taranto: c’è l’impegno per l’approvazione del Piano regolatore; l’accordo per la nuova gestione; la possibilità di inserire il porto all’interno della Via della seta – strategica per aziende locali, ma anche regionali – la Zes, della quale dicevo, per incoraggiare nuovi investitori che possano insediarsi in aree perimetrate in una decina di comuni della provincia ionica.

Aeroporto: in questi giorni abbiamo presentato l’avvio dei lavori per dodici milioni di euro, per la via di rullaggio e l’ampliamento del piazzale di sosta; perché Grottaglie, oltre ad essere impegnata sul fronte industriale, sia snodo anche per i voli di linea; senza contare che entro fine anno procederemo con gara e finanziamento dei lavori per  7milioni di euro disposti dall’Assessorato che rappresento per la costruzione del nuovo terminal utile – quello attuale è fuori contesto – ad ospitare i viaggiatori che vogliano servirsi del nostro aeroporto».
Borracino 03

I finanziamenti del sistema industriale, anche questi rappresentano ossigeno per il rilancio dell’economia locale. E non solo, sia chiaro.

«Penso ai 7milioni e mezzo erogati per l’acquisto da parte dell’ASI, l’Azienda di sviluppo industriale, di un complesso-incubatore nel quartiere Paolo VI che ospita trentacinque aziende che occupano complessivamente 550 dipendenti; ancora all’ASI abbiamo riconosciuto un contributo di 2milioni e mezzo per l’acquisto di capannoni per dare organicità al Carnevale di Massafra, perché non sia solo folklore e cultura, ma offra spazio a una filiera della cartapesta e rafforzi un evento che può diventare anche veicolo di sviluppo turistico».

Un bando afferrato per i capelli.

«Per le zone ad Alto rischio ambientale: stava per scadere un importante bando di finanziamento di Invitalia: abbiamo chiesto ed ottenuto una proroga, ora 30milioni di euro saranno investiti per otto progetti a fondo perduto. E tanto altro ancora».

Un tema particolarmente a cuore ai tarantini, l’industria siderurgica. Potrebbe essere argomento per un prossimo incontro con Mino Borraccino, assessore regionale allo Sviluppo economico. Gli rinnoviamo l’invito nei nostri studi.

«Mille malati l’anno!»

Roberto Prete, presidente Ant e l’associazione da lui presieduta

«Attualmente ne abbiamo in cura trecento. Sosteniamo personale medico, paramedico e psicologi. L’assistenza è completamente gratuita. Un “ospedale domiciliare” e i corsi annuali per volontari, una collaborazione fondamentale. Quarant’anni fa si concretizzò il sogno del prof. Franco Pannuti, all’epoca primario di Oncologia al Sant’Orsola»

Altro ospite della rubrica “Assistenti e assistiti” a cura della cooperativa Costruiamo Insieme, il presidente provinciale Ant, Roberto Prete. Con lui il racconto di personale medico e paramedico da anni attivo sul territorio. Disponibile ventiquattro ore al giorno, l’organizzazione gode anche della presenza di volontari che prima di intervenire a nome e per conto dell’associazione, svolgono corsi impegnativi.

Quando nasce e si afferma l’Ant, Associazione nazionale lotta ai tumori.

«Nasce poco più di quarant’anni fa, le celebrazioni del Quarantennale risalgono, infatti, allo scorso anno; una storia in qualche modo romantica, oggi diffusa su almeno metà del territorio nazionale. Protagonisti valori umani, sensibilità e solidarietà. Bologna, 1978, il professor Franco Pannuti, allora primario del reparto di Oncologia del “Sant’Orsola”, entra nel suo reparto e trova, steso per terra, nel corridoio un anziano paziente; Pannuti lo riconosce, gli chiede cosa stia facendo lì e in quello stato: l’uomo si spiega, dimesso dall’ospedale il giorno prima, non può tornare a casa: indebolito dalle terapie non può più badare a se stesso».PRETE 03 - 1Questo il primo squillo. Pannuti a quel punto pensa quanto sia importante assicurare ai pazienti anche un “dopo”.

«Si concretizza un sogno. Da quel paziente che non ha legami, né parenti e, soprattutto, risorse economiche per assicurarsi assistenza, non volendo scaturisce l’idea di fondare un’associazione. E’ in quel momento che il professore, illuminato da una grande coscienza medica, decide di seguire personalmente i pazienti operati, dimessi e che vivono in uno stato di profondo disagio. L’idea la perfeziona in un progetto, un’associazione che si occupi di gente bisognosa di cure e attenzione: nasce l’Ant, un ospedale domiciliare gratuito che si occupa dei malati di tumore in fase avanzata: nessuna spesa a carico dei pazienti, tutti gli oneri fra medici, infermieri e psicologi riguardano esclusivamente l’Ant».

I fondi Ant e un appello a chi volesse interagire con l’Associazione.

«In gran parte i fondi vengono da contributi spontanei raccolti da nostri volontari. L’Ant, infatti, ha due anime: il personale sanitario, che lavora a tempo pieno – con reperibilità h 24 – ed è regolarmente retribuito; quella dei volontari: eccellenti, al pari dei nostri medici, si occupano di individuare risorse che possano sostenere i costi che l’Associazione affronta quotidianamente: nove medici, undici infermieri, due psicologhe, il personale amministrativo. Un vero ospedale, “domiciliare” aggiungiamo noi, posto che i malati vengono assistiti a casa loro».

Qualcosa che evidentemente riduce il disagio al quale i malati vanno incontro. Non abbiamo detto del contatto con l’Ant.

«Dobbiamo prendere in considerazione due aspetti. Per richiedere l’assistenza, esiste un breve percorso da rispettare: l’Asl predispone uno stampato che il richiedente, o chi per lui, compila e sottoscrive insieme con il medico di famiglia; una volta compiuto questo primo passaggio, il modulo viene presentato all’Ant che apre una pratica e garantisce  un intervento entro le prime settantadue ore dalla ricezione della comunicazione».PRETE 04 - 1 L’importanza dell’esistenza di un’associazione su un territorio martoriato da un numero di casi di tumore superiore alla media nazionale.

«Come si fa a diventare volontario Ant: abbiamo un ufficio in via Lago Alimini, dove è possibile informarsi sui corsi che svolgiamo ogni anno per informare quanti vogliono spendersi per una causa così importante e delicata: dunque, entrare nell’ambiente Ant, comprendere quali siano i compiti degli stessi volontari, che non hanno contatti con i malati; i volontari, infatti, si occupano esclusivamente di una rete di contatti che consentono il reperimento di fondi necessari per la sopravvivenza del nostro “ospedale domiciliare”».

L’importanza dell’Ant su un territorio come il nostro.

«Un territorio martoriato dalle note emergenze ambientali e sanitarie. Nel resto d’Italia non esiste altra provincia che abbia un numero così elevato di assistiti. Seguiamo mille pazienti l’anno, in questo momento ne abbiamo in cura trecento nella sola provincia di Taranto; cifre che rendono l’idea sulla dimensione di un problema che ci vede costantemente impegnati».

«Assicuriamo assistenza»

Raffaella Pannuti, presidente nazionale ANT

«Obiettivo della nostra Fondazione, impegnata nella lotta ai tumori, una dignitosa qualità della vita i pazienti. Assistiamo malati che subiscono il “male” in stato avanzato con medici, infermieri e psicologi. Oggi vogliamo portare nelle periferie, da Paolo VI ai Tamburi, la figura dell’assistente sociale. Il ruolo dell’Asl cittadina, il sostegno di Comune di Taranto e Regione Puglia»

Questa settimana, per la rubrica Assistenza e Assistiti, ospite di “Costruiamo Insieme”, il presidente nazionale ANT, l’Associazione nazionale contro i tumori, Raffaella Pannuti. A Taranto per un convegno, l’abbiamo ospitata nei nostri studi per porle una serie di domande e spiegare qual è l’impegno della Fondazione da lei presieduta.

Prima di comprendere l’attività svolta dall’associazione sul territorio, un’idea di cosa sia e come sia nata l’ANT.

«La Fondazione ANT, Associazione nazionale lotta ai tumori, è presente a Taranto dai primi Anni 80, grazie a volontari che hanno colto bisogno ed esigenze del territorio trasformando il proprio impegno in qualcosa di concreto. E’ da quel momento che abbiamo iniziato a fare assistenza domiciliare».

In città per un convegno, tema “Progetto Salute e qualità della vita a Taranto”.

«Parlare di qualità della vita a Taranto, può sembrare un controsenso – considerando le problematiche esistenti – invece credo che bisogna cominciare dal parlare della qualità delle persone, sono queste, infatti, che con franchezza, determinazione cercano di risolvere dei problemi talvolta più grandi di loro; ciò perché il problema del tumore, della morte, non sono certamente temi semplici da gestire, per questo forniamo assistenza domiciliare e personale che aiutano malati e familiari dell’assistito  con massima serenità e concretezza».PANNUTI 02Gli elementi che ha illustrato nell’incontro svoltosi nella Cittadella delle imprese?

«Da anni abbiamo una convenzione con la Asl di Taranto per svolgere assistenza a quanti purtroppo hanno un tumore in stato avanzato o avanzatissimo; abbiamo voluto portare un elemento in più: coinvolgere filantropi Fondazione con il Sud e Prosolidar, facendo lo stesso con enti del Terzo settore per assicurare sempre maggiore efficienza ed efficacia dell’assistenza domiciliare che come ANT svolgiamo: interessando altri attori presenti sul territorio abbiamo la possibilità di assistere più persone – nel 2018 assistite circa 900 persone – assicurando una qualità della vita migliore; oltre all’assistenza sanitaria assicurata dai nostri medici, infermieri e psicologi, vogliamo inoltre portare anche l’assistenza sociale, dunque la pulizia dell’ammalato, l’aiuto alle persone che hanno in casa pazienti che richiedono costante attenzione”.

Un impegno non indifferente. E non finisce qui, pare di capire.

«Infatti, abbiamo pensato, inoltre, ad altri temi che ci stanno particolarmente a cuore: intanto la prevenzione, in particolare quella rivolta alle donne, dal tumore al seno ai problemi di carattere ginecologico – in conferenza il direttore della Asl di Taranto, Stefano Rossi, ha aperto ad un convenzione proprio sul tema della prevenzione – e poi la parte sociale, relazionandoci con i quartieri cittadini che hanno maggiori difficoltà, Paolo VI e Tamburi, per svolgere attività sociali che possano aiutare famiglie e i ragazzi sul tema della prevenzione. Dunque, collaborazione a 360 gradi con associazioni che possano aiutarci anche con finanziamenti, e altre impegnate nell’assistenza domiciliare».PANNUTI 05Taranto, ma anche Brindisi. Due città sulle quali, durante il suo intervento, ha posto un forte accento.

«Posso dire di essere amareggiata in un monumento in cui, mentre Taranto risponde con una comunanza di intenti con istituzioni ed enti – attraverso rappresentanti di Amministrazione comunale e Regione, Asl, filantropi e rappresentanti la società civile, che hanno come unico obiettivo l’uomo e il suo benessere – da un’altra parte, proprio Brindisi, dove un tempo era l’ANT a svolgere assistenza domiciliare, risponde con la sua Asl che, evidentemente, ha pensato di fare diversamente istruendo un bando e affidando ad altri il servizio domiciliare: oggi, lo dico provocatoriamente, tutte le province pugliesi collaborano con l’ANT fatta eccezione per la provincia di Brindisi».

Un appello a quanti vogliano impegnarsi per l’ANT o, comunque, seguire il lavoro svolto dall’associazione.

«L’assistenza a malati di tumore in fase avanzata e avanzatissima, viene portata avanti da medici, infermieri, psicologi, impegno svolto grazie al sostegno che l’ANT riceve dall’Asl di Taranto; i volontari sono i garanti di questa dignità della vita, sono loro a diffondere l’idea dell’associazione e raccolgono fondi necessari per completare la nostra attività; potete consultare la nostra pagina FB o sul sitowww.ant.it, la vicinanza di più persone ci aiuterebbe molto; per chi volesse dare una propria testimonianza, può lasciarla su uno dei nostri social; abbiamo un unico obiettivo: portare l’assistenza in modo dignitoso in casa della gente che necessita un nostro intervento».

«All’alba vincerò!»

Pierfrancesco Galati, laureato in Beni musicali, ha sconfitto un linfoma

«Mollare mai, mi sono scoperto tutt’alto che fragile. In corsia ascoltavo e mi davo coraggio con l’aria “Nessun dorma” dalla Turandot di Puccini. Diamo voce all’Ail, ma anche al problema sanitario, a quanto vive la nostra Terra dei fuochi…»

Per la rubrica “Assistenti e assistiti”, a cura di “Costruiamo Insieme”, l’incontro con Pierfrancesco Galati, avetranese, a suo tempo paziente dell’Ospedale “San Giuseppe Moscati” di Taranto a causa di un linfoma e, oggi, fra i più attivi collaboratori dell’AIL, l’Associazione contro le leucemie molto impegnata sul territorio.

Un incontro avvenuto, quello con Pierfrancesco, alla celebrazione del Venticinquennale dell’associazione al teatro comunale “Fusco” di Taranto. Un intervento, il suo vissuto, che emozionò non poco l’intera platea.

«La mia è una delle storie maledette provocate da un territorio malato, il classico fulmine a ciel sereno: qualcosa che non si può prevedere, ma che nel momento in cui arriva – parlo della prima diagnosi – ti getta immediatamente nello sconforto; poi, però, ti tocca tirare fuori il carattere: rifletti e passi al contrattacco, mai abbattersi, è necessario reagire con forza. Fu così che mi scoprii tutt’altro che fragile».Galati 03 Raccontasti dei primi timori.

«Certo, nessuno vuole vestire i panni del supereroe, anche io non appena varcai la soglia del reparto di Ematologia dell’Ospedale Moscati di Taranto, fui assalito dalla paura: avevo da poco portato a compimento gli esami di maturità al liceo Archita di Taranto; meno di venti anni, dovevo programmare il mio secondo ciclo di studi, quello universitario, Beni musicali e Perugia: purtroppo una diagnosi pose un brusco freno ai miei sogni,  la vita avesse deciso di mettermi a dura prova».

Le prime cure.

«Fui sottoposto a una terapia chemioterapica. Non finirò mai di ringraziare il primario di Ematologia, Patrizio Mazza, che sulle prime mi nascose i motivi del mio ricovero nel suo reparto: evidentemente pensava fossi fragile dal punto di vista emotivo; insistetti per sapere cosa in realtà avessi: mi rivolsi a lui, all’equipe medica, le dottoresse Specchia e Albano, angeli della corsia, che sostengono Mazza nel suo nobile lavoro».

La prima umana reazione alla diagnosi, un maledetto linfoma.

«Scoppiai a piangere, un momento di umana debolezza: “Pierfrancesco – mi dissi, però – devi rimboccarti le maniche, per risalire il baratro devi cominciare a lottare: più di sei mesi di ricovero, dieci anni fa, dal giugno al dicembre del 2009, per uscirne vincente; in qualità di studioso, presi dalla Turandot di Puccini il motto di Calaf, il principe che celebra la sua vittoria con la leggendaria “All’alba vincerò!”: mi facevo spesso compagnia con l’aria “Nessun dorma”; i giorni passavano, reagivo positivamente, nonostante alcuni miei compagni di stanza, Antonio, Biagio, Mario, fossero venuti a mancare con mio sommo dolore».

Quella con l’AIL è una battaglia che conduce anche a nome loro.

«Faccio il possibile per dare voce al problema, dopo quel ciclo di cure sono diventato socio AIL: non volevo essere un’anima che impietosisce, bensì un caso risolto, utile a incoraggiare quanti hanno avuto un problema simile al mio e fortunatamente debellato».Galati 04Quanto conta esser forti nell’aggredire un male così malvagio?

«Il male va aggredito, occorre mostrargli i muscoli; infischiatevene se qualcuno dicesse che il pianto è segno di debolezza: è, invece, un sano sfogo dal quale ripartire per avere ragione di qualcosa che vuole impossessarsi del tuo corpo; ha presente quando dicono “il paziente sta reagendo bene alle cure”? Significa che quando il malato mostra capacità reattive esistono ottime possibilità che il male venga debellato».

Cosa dice Pierfrancesco ai pazienti che talvolta si lasciano prendere dall’umano sconforto.

«Ripeto: lottare sempre, mollare mai. Anche dopo il peggiore dei temporali può sbucare un arcobaleno: mi rendo conto quanto sia dura, ma non lo dico da teorico, bensì da chi è passato attraverso una esperienza che non auguro a nessuno; ma se ci sei dentro, devi lottare. Costantemente. Oggi, la mia ragazza, familiari e amici, mi incoraggiano a proseguire nella missione e, come dicevo, a lottare: non mollare mai».

Un appello a nome dell’associazione, l’AIL, fra le più impegnate sul nostro territorio.

«Non solo voce all’AIL, alle attività, ai banchetti di iniziative con lo scopo di sensibilizzare l’opinione pubblica. Diamo voce al problema sanitario, a quanto vive la nostra terra: si è parlato tanto della Terra dei fuochi in Campania, Taranto non è da meno: mi è capitato sentire bambini ricoverati piangere a causa di interventi delicati, tutto questo deve finire e solo con l’impegno di tutti possiamo avere ragione di un male con il quale ci siamo stancati di convivere».

«Grazie “Costruiamo”!»

Renato Forte lancia il partenariato in conferenza stampa

“Dopo la brillante esperienza della scorsa stagione, quest’anno replichiamo con grande entusiasmo”. Ringraziamento per il sostegno a presidente e direttore della cooperativa durante l’incontro con la stampa. L’ingresso di Pascar in veste di sponsor apre a nuove forme di collaborazione.

Da una parte Raoul Bova, Nancy Brilli, Carlo Buccirosso, Serena Autieri, Peppe Barra e altri ancora, dall’altra Flavio Oreglio, Alberto Patrucco, Carmine Faraco, Dino Paradiso e via di questo passo. “Due rassegne di spettacoli, la prima, giunta alla ventottesima edizione, quella del “Teatro leggero” all’Orfeo, l’altra, “Cabaret al Tarentum”, appena nata”.

Renato Forte, direttore artistico dell’Associazione culturale “Angela Casavola” non lascia, bensì raddoppia. E lo fa con il solito stile, in modo sobrio, chiamando a raccolta gli organi di informazione nel salone degli Specchi di Palazzo di Città per presentare intanto i due main sponsor che sostengono i due cartelloni, e poi i nomi di prestigio che arricchiscono l’offerta. “Costruiamo Insieme”, per cominciare, la cooperativa sociale che lo scorso anno ha risposto entusiasticamente al suo invito. Main sponsor, si diceva, e interviste esclusive per sito, web radio e canale youtube. Un successo in fatto di riscontri e di immagine con l’invito a teatro di numerosi ragazzi ospiti delle sue strutture residenziali. Quest’anno, “Costruiamo”, ha voluto replicare l’esperienza della scorsa stagione sostenendo i due eventi che arricchiscono l’offerta culturale della città, come ha sottolineato nel suo intervento l’assessore a Sport e Cultura, Fabiano Marti.

PRESIDENTE, DIRETTORE, VICINI!

«Particolare ringraziamento rivolgo a presidente – ha dichiarato Forte nel suo intervento – Nicole Sansonetti: a fronte del sostegno dato ai nostri spettacoli attraverso i mezzi di comunicazione dei quali dispone la struttura di via Cavallotti, l’Associazione culturale lo scorso anno – come in occasione delle due prossime programmazioni – inviterà ospiti e operatori della cooperativa, assicurando a quest’ultima visibilità nel foyer dei due teatri cittadini, con locandine, roll-up, prima dell’introduzione agli spettacoli e le interviste esclusive a tutti gli artisti per sito, web radio e canale youtube».

Altro “main”, Pascar, la catena di supermercati del dinamico Carmine Pascarelli, che anche in questa occasione dimostra la sua lungimiranza di imprenditore con investimenti mirati all’affermazione di un brand sempre più autorevole.

BOVA, BRILLI, BUCCIROSSO…

Fra i presenti, anche Giovanni Tagliente, storico patron di due importanti rassegne di spettacolo note in tutta Italia: Risollevante (cabaret in tour) nelle maggiori città turistiche italiane e il Festival del cabaret (Martina Franca) che ha laureato numerosi comici successivamente chiamati nei programmi tv più importanti nel genere comico: Zelig, Colorado e Made in Sud. Proprio da queste trasmissioni televisive di successo in programma sui canali Mediaset e Rai sono stati selezionati gli otto artisti di “Cabaret al Tarentum”: Flavio Oreglio, Renato Ciardo, Tino Fimiani, Nando Timoteo, Tommy Terrafino, Alberto Patrucco, Dino Paradiso e Carmine Faraco. Nella Stagione del teatro leggero, fra gli altri, Raoul Bova, Nancy Brilli, Serena Autieri, insieme Roberta Lanfranchi, Samuela Sardo, Rossella Brescia e Tosca D’Aquino, Carlo Buccirosso e Peppe Barra, la compagnia “Angela Casavola” (“Ce no’ se uasta, no’ s’aggiusta” di Bino Gargano) che ricorda l’attrice, cui è dedicato nome della stessa compagnia e l’associazione, a cinquant’anni dalla sua scomparsa. Infine, spettacolo “fuori abbonamento”, il Balletto di Milano (Le Mille e una notte di Sherazade).

Abbonamenti a prezzi accessibili, sconti e biglietti-omaggio previsti per quanti vorranno sottoscrivere la tessera per l’intera stagione, fra teatro leggero e cabaret. Maggiori informazioni, Box Office, con sede in via Nitti 106 (angolo via Oberdan), info: 099.4533218.