«Vaccinarsi è utile»

Stefano Rossi, direttore generale Asl

«Chi ne discute la validità non merita risposta. Sconfessarne l’importanza della scoperta ci porta in pieno Oscurantismo. Personale ospedaliero, messa in campo la migliore risposta possibile. Con il “San Cataldo”, un ospedale degno del territorio».

Festività sul filo di lana. Rosso, arancio, giallo, nemmeno fossimo ad un incrocio, davanti a un semaforo. C’è di mezzo la pandemia e qualsiasi esempio sulle “zone” cui siamo sottoposti può sembrare fuori luogo, pertanto entriamo subito in argomento con Stefano Rossi, direttore generale dell’Asl di Taranto.

Come sta gestendo in queste settimane i flussi di vaccino in arrivo nella nostra provincia?

«Abbiamo appena ultimato la somministrazione di tremilacinquecento dosi, nonostante un primo indirizzo ministeriale suggerisse di tenerne accantonato un 30% in vista della seconda dose da somministrare; rispetto all’invito del Ministero abbiamo invece insistito sull’utilizzo di tutte quelle pervenuteci, riservandoci di accantonare la percentuale richiesta alla fornitura successiva, giunta in serata e in via di scongelamento».

A meno di un anno dal diffondersi del Covid, che voto sente di assegnare all’organizzazione sanitaria locale da lei presieduta?

«Sono sincero, si poteva fare sicuramente meglio. Aggiungo, però, che tutti i tarantini che necessitavano di cure sono stati assistiti; per dirla tutta, abbiamo ospitato nelle nostre strutture ospedaliere anche cittadini provenienti dalle province di Bari e Foggia, segno che l’organizzazione sanitaria ha retto bene all’urto. Poi, come detto, si poteva fare meglio, ma rispetto a quanto registrato altrove, non credo ci si possa lamentare».

Anziani ospiti di istituti di ricovero, personale sanitario, forze dell’ordine, insegnanti e farmacisti, fra le prime categorie ad essere sottoposte a vaccinazione. Direttore, possiamo dire, senza tema di smentita, che la vaccinazione del personale sanitario è un obbligo deontologico ed etico, prima che un obbligo di legge?

«Sicuramente. La vaccinazione, in generale, è il primo passo al quale è necessario sottoporsi, costa poco ed ha un importante ritorno in tema di salute; lo abbiamo sostenuto ogni anno nel promuovere la campagna vaccinale influenzale e, oggi, lo sosteniamo con maggiore decisione davanti a questo terribile virus: chi nega validità e utilità del vaccino, dunque negazionista a prescindere, non merita risposta».STEFANO ROSSI 02 - 1 OCCASIONE IMPORTANTE

Possiamo dire quanto sia importante che i cittadini si sottopongano a vaccinazione?

«Per il ruolo di responsabilità che rivesto frequento gli ospedali: ho toccato con mano la gravità di quanto provocato dalla pandemia; ancora oggi, a distanza di circa un anno, non conosciamo del tutto questo virus: fior di specialisti non comprendono come mai questa malattia, quando prende un certo abbrivio purtroppo conduce a un esito che noi tutti vorremmo scongiurare. Sono piccole considerazioni che dovrebbero indurci a cogliere le opportunità che la Medicina oggi ci offre; l’invito ai cittadini: distanziamento sociale, mascherine, lavaggio delle mani dovrebbero essere il nostro pane quotidiano, anche se, come abbiamo visto, queste attenzioni non sono sufficienti; ecco, pertanto, l’invito al vaccino, strumento importante che la scienza ha messo a nostra disposizione per debellare il virus; ciò detto, ci auguriamo che un vaccino di più facile somministrazione venga messo in commercio per accelerare le operazioni di ripresa: sconfessare l’utilità della vaccinazione credo ci porti in pieno Oscurantismo».

Cosa non abbiamo ancora fatto per imboccare con maggiore decisione l’uscita da questo tunnel?

«Non siamo riusciti ad organizzare una struttura residenziale per chi, non essendo malato, non aveva la possibilità di rispettare il distanziamento nelle mura domestiche, soprattutto in questa seconda fase in cui il virus si è diffuso in ambiente familiare: una pecca organizzativa di cui mi assumo la responsabilità; per contro, non dovrei dirlo io, col poco che avevamo in termini di risorse umane abbiamo messo in campo la migliore risposta possibile. Per onestà intellettuale aggiungo che, nella prima fase della seconda ondata, abbiamo registrato il sovraffollamento del “Moscati” prima che attivassimo “posti-letto Covid” a Manduria, Castellaneta, Grottaglie, Martina e così via: siamo stati disorientati dalla prima fase in cui oggettivamente Taranto aveva risposto benissimo».

Provi a spiazzarci. Ha spesso ringraziato la squadra, personale medico e paramedico per intenderci. Dovesse spendere un ringraziamento particolare?

«Premierei la figura dell’operatore socio-sanitario, l’ausiliario, chi si è occupato della sanificazione dei reparti, delle strutture sanitarie; non saranno forse considerati “top player”, ma anche i fuoriclasse necessitano di quanti “fanno legna”; in piena pandemia è un ruolo fondamentale: sanificare le ambulanze, i semplici passaggi della barella, sarà pure un lavoro oscuro, ma è sicuramente strategico».STEFANO ROSSI 06 - 1 PANDEMIA, UNA SCIAGURA

Sciagura senza precedenti. Quanto provocato dal Covid lo sappiamo, ma cosa ci ha insegnato il dolore?

«Ci ha riportato con i piedi per terra, l’uomo rispetto alla natura è poca roba: spesso riteniamo di essere imbattibili, quando in realtà rappresentiamo qualcosa di infinitamente piccolo rispetto all’universo; l’uomo è un animale sociale, ma il confinamento ci ha ricondotto all’essenziale, ai valori umani, a riscoprire il calore familiare».

Prima pietra per l’Ospedale San Cataldo, svolta epocale per il territorio. Cosa significherà avere una struttura ricettiva così importante per un territorio come il nostro?

«Il “SS. Annunziata”, per concezione, avvitato in un centro urbano, pochi posti-letto, discipline che compongono il presidio centrale ma dislocate dal “Moscati” al “San Marco” Grottaglie, non ha una funzionalità ospedaliera degna di questo nome. Oggi guardiamo al prossimo futuro con il “San Cataldo”, un ospedale degno del territorio, che riempiremo di contenuti, dall’impegno alla professionalità, quanto oggi fa la differenza».

L’ultimo tema sul quale si è confrontato con Michele Emiliano, presidente della Regione Puglia,?

«Le vaccinazioni, questo il tema del giorno. Ci confrontiamo in chat con presidente e direttore generale con i quali veicoliamo attività importanti da svolgere perché insieme possano favorire una ripresa economica. Nonostante, però, abbia assegnato la delega assessorile a Pierluigi Lopalco, Emiliano è sempre presente in tema di Sanità».

L’anno col botto!

Addio al 2020, una vera sciagura

Dimenticare in fretta. Ci accontentiamo di un 2021 normale. Intanto, la sciocca usanza del lancio di petardi, provoca effetti devastanti. Un nomade di tredici anni ammazzato da un’esplosione. I parenti della piccola vittima devastano ospedale. E c’è già chi strumentalizza l’episodio contro gli stranieri. Centinaia i feriti, qualcuno resterà mutilato. In Puglia ventiquattro gli interventi dei Vigili del Fuoco.

 

Non c’è Covid che tenga. Così anche ieri, allo scoccare della mezzanotte a cavallo fra il 31 dicembre 2020 e l’uno gennaio 2021, in tutta Italia si è nuovamente celebrata la follia di fine anno. I soliti “botti” per scacciare un anno da dimenticare, devastato dal dolore provocato dal coronavirus. Non è una giustificazione seria, se poi registriamo episodi gravi, sanguinosi, come quello accaduto ad Asti.

In Puglia sono stati ventiquattro gli interventi dei Vigili del Fuoco. Duecentoventinove quelli riconducibili ai cosiddetti “festeggiamenti” di Capodanno. Nella sfortuna, dolorosa, per chi ha subito un rituale non condivisibile, un dato incoraggiante: sono diminuiti gli sciocchi. Sono, infatti, in netta diminuzione le richieste di interventi dei Vigili del Fuoco rispetto allo scorso anno quando se ne registrarono addirittura seicentottantasei. Una variazione, evidentemente, legata alle misure restrittive adottate per fronteggiare la pandemia Covid-19. Il numero maggiore anche quest’anno nel Lazio 45 (171 lo scorso anno), Campania 40, Veneto 19, Lombardia 18, Sicilia 17 e Liguria 16.

 

UN MORTO…

Ma torniamo all’episodio più grave, sul quale, mentre scriviamo, dagli inquirenti potrebbe essere avanzata la richiesta di autopsia: la morte del nomade tredicenne trasportato in un ospedale di Asti già in arresto cardiaco. Numerosi danni ad alcune strutture all’interno del pronto soccorso del capoluogo piemontese e nel parcheggio sono stati provocati dai familiari del tredicenne che durante i festeggiamenti di Capodanno in un campo nomadi, è rimasto gravemente ferito e in seguito ha perso la vita.

I parenti avrebbero voluto vedere il ragazzino, sul cui corpo però, si diceva, verrà disposta un’autopsia. Al momento l’ipotesi è che le lesioni che hanno provocato il decesso del ragazzo siano state causate dallo scoppio di un petardo (sulle prime non si escludeva del tutto che a  provocarne la morte fosse stato un colpo di pistola).

 

…E SETTANTANOVE FERITI

Un morto, si diceva. I feriti, invece, sono e di settantanove. Fra questi ultimi, ventitré sono stati i ricoverati. Questo, nel suo complesso, il bilancio del Capodanno 2021 secondo i dati diffusi dal Dipartimento della Pubblica Sicurezza. Numeri che registrano una diminuzione, definita «lieve» rispetto al 2020. L’anno scorso il bilancio era stato di un morto e duecentoquattro feriti, dei quali trentotto ricoverati.

È di cinque feriti, di cui tre gravi, il bilancio della notte di fuochi d’artificio nel Casertano. Otto, invece, le persone rimaste ferite tra Napoli e provincia dalle esplosioni avvenute nella notte per celebrare l’arrivo del nuovo anno: è il dato più basso mai registrato.

Nelle ore a cavallo della mezzanotte, invece, l’unico medicato è un giovane che intorno alle due, a Milano, ha subito un trauma alla mano destra per un petardo, ma che non ha avuto bisogno di essere portato in ospedale. Denunce delle forze dell’ordine per “procurato allarme” nei confronti di soggetti sorpresi a sparare con delle scacciacani e sanzioni per la violazione del Dpcm.

Nonostante divieti e coprifuoco, la fine del 2020 a Cagliari è stata salutata con non pochi fuochi d’artificio e botti. Il bilancio è di due feriti, un 12enne e un giovane di 29 anni che ha perso la mano destra.

 

L’AUSPICIO

Questo è quanto, quando il numero delle vittime potrebbe sensibilmente salire. Azzardati “fai da te” di alcune vittime, più avanti per motivi di prudenza potrebbero consigliare una corsa ad un presidio sanitario. Resta il fatto che il 2020, sia stato un anno devastante sotto tutti i punti di vista, ma che non ha cambiato di molto la testa degli italiani. L’auspicio, come i messaggi di fine-inizio anno inviati nella chat di “Costruiamo”, è quello che il 2021 sia migliore del suo predecessore. Non ci vuole grande impegno: quello appena “scacciato” è stata una vera sciagura. Tanto che arriviamo ad augurarci anche un 2021 normale, senza “botti”.

«Perché vaccinarsi…»

Michele Conversano, direttore del Dipartimento di Prevenzione dell’ASL

«In arrivo ventiquattromila dosi settimanali. Priorità ad anziani, ricoverati e operatori sanitari. Poi le categorie più esposte al contagio. In prima istanza chi ha diabete, cardiopatie e broncopatie». E una novantasettenne si preoccupa della sua “primogenita” di dieci figli: «Vaccinate mia figlia di ottantuno anni, pensate a lei e agli altri miei “ragazzi”».

Domenica scorsa il “Vax Day” del quale abbiamo scritto a parte sul nostro sito, “Costruiamo Insieme”. un festivo dedicato alle prime vaccinazioni, il primo passo per debellare la pandemia che ha messo in ginocchio un intero mondo. Ci sono aspetti diversi, seri beninteso, anche se qualcuno di questi riesce a strappare un sorriso in questa prima giornata dedicata alla vaccinazione. Michele Conversano, direttore del Dipartimento di Prevenzione della Asl di Taranto, parla di vaccinazioni, aspettative della somministrazione del medicinale anti-covid messo a punto dalla Pfizer, azienda americana con fabbrica europea in Belgio.

Prime vaccinazioni al personale sanitario, c’è un motivo. «Insieme agli anziani ospiti di istituti di ricovero – dice il direttore, Michele Conversano – gli operatori sanitari sono in cima alla lista delle persone da vaccinare. Quella di domenica scorsa è stata una vaccinazione simbolica fatta sul personale che si troverà a stretto contatto  con quanti si sottoporranno al vaccino nei prossimi giorni».

Vaccino americano, decine di migliaia le dosi che arriveranno a breve. «E’ della “Pfizer”, un vaccino americano partito per l’Italia dagli stabilimenti belgi: 505 dosi per la nostra regione, 80 di queste destinate alla nostra provincia; a giorni comincerà ad arrivare un carico di 24mila dosi settimanali, facendo entrare nel vivo la campagna vaccinale, con le priorità ormai note a tutti, dunque anziani e ricoverati, operatori sanitari e, a seguire, rappresentanti delle forze dell’ordine, insegnanti e farmacisti, fra le categorie che per motivi di lavoro sono più esposte al contagio; in prima istanza, tocca a persone che per età o patologie croniche, hanno diabete, cardiopatie e broncopatie: questi soggetti, più di altri, possono accusare gli effetti più dannosi provocati dal Covid-19».VACCINO 01 - 1 (1)VACCINAZIONE, MEGLIO FARLA

Vaccinazione obbligatoria, oppure volontaria. «Nel nostro Paese questa vaccinazione non è obbligatoria, dunque è su base volontaria; subito un distinguo: quando parliamo di operatori sanitari, dunque di medici, che hanno nel codice deontologico il “fare tutto il possibile per evitare contagi e il diffondersi di malattie”, esiste l’obbligo del vaccinarsi; come sottolineato da molti presidenti degli Ordini dei medici, per noi operatori sanitari la vaccinazione diventa obbligo deontologico ed etico prima che un obbligo di legge».

Perché è importante che i cittadini si sottopongano alla vaccinazione. «Intanto perché credo che sulla pericolosità di questa pandemia non ci siano più dubbi. Solo qualche matto può pensare che il Covid non esista; è una malattia grave che produce centinaia di morti al giorno: qualcuno dice “tanto sono anziani” – ed è bene ricordare che, fra questi, potrebbero esserci congiunti di chiunque, miei e suoi, i nostri affetti più cari che non meritano di morire così soltanto perché lo abbiamo deciso noi – ma non è vero, perché si ammalano persone con sintomatologie gravi, muoiono persone che non hanno novant’anni ma che sono più giovani, quindi è pericoloso; finora io e i colleghi abbiamo combattuto a mani nude contro questo virus, bloccando in casa, in isolamento, in quarantena tanta gente: adesso, finalmente, abbiamo un’arma e non utilizzarla sarebbe da folli».

Volessimo ricorrere a numeri e percentuale dei contagi. «Pensiamo a questo dato: nonostante la prima e la seconda ondata, il 90% della popolazione italiana non ha mai avuto contatto con il virus, pertanto non ha ancora il sistema immunitario per combatterlo; ecco, perché, non appena abbassiamo la guardia aumentano i contagi e, con questi, i morti; a seguire, intervengono lockdown più o meno decisi per cercare di evitare il contagio specie in queste giornate di festa: in questo momento tutto dipende dai nostri comportamenti; mano a mano che aumenterà la copertura vaccinale potremo riappropriarci di una vita più serena e tornare alle vecchie abitudini».VACCINO 02 - 1OBIETTIVO: COPERTURA TOTALE

Di quanto ancora abbiamo bisogno per assicurare una copertura locale e nazionale. «Di questo vaccino ancora non conosciamo una cosa importante: sappiamo che questo è sicuro, efficace al punto che permette al 90-95% dei vaccinati di evitare che si manifesti la malattia: solo con il passare dei mesi comprenderemo quanto questa vaccinazione riuscirà ad impedire anche l’infezione; quindi, sapere che un vaccinato non solo non si ammala, ma non potendosi infettare non è contagioso per gli altri; è questo l’aspetto decisivo per capire di che percentuale di vaccinati avremo bisogno per avere la famosa “immunità di gregge”: in sostanza, se riusciamo ad impedire l’infezione, sarà sufficiente una copertura più bassa e debellare la malattia più rapidamente».

Conversano non vorrebbe pensare a contrattempi. «Speriamo di no, se la vaccinazione evitasse solo la malattia – ma anche questo sarebbe da considerare un passo avanti… – vuol dire che dobbiamo attendere ancora per assistere a una ulteriore modifica della curva del contagio».

Che sciagura è stato il Covid. «Ci ha insegnato tante cose, fra queste almeno un paio. Lo dico con il cuore: innanzitutto, dobbiamo vivere e godere di ogni minuto della nostra vita; eventi simili al contagio da Covid possono metterci in difficoltà in qualsiasi momento; seconda considerazione: ogni euro investito in prevenzione è fondamentale per vivere meglio, prevenire sulle malattie infettive, ma anche sullo stile di vita, è fondamentale».

E UNA 97ENNE, “PENSATE AI MIEI FIGLI”

Un episodio significativo semplifica un tema sul quale abbiamo appena dibattuto. «E’ accaduto domenica in una RSA, Residenza sanitaria assistenziale. Una volta vaccinata una donna di novantasette anni le ho chiesto se non fosse stata contenta per la copertura assicurata dal vaccino; bene, con estremo garbo e sorvolando qualsiasi convenevole, mi ha chiesto “Dottore, mi dice quando vaccinate mia figlia di ottantuno anni?”».

Anche questa vicenda ha un aspetto positivo. «La donna non solo voleva vaccinarsi per evitarsi problemi di salute, ma mentre le facevamo la vaccinazione si preoccupava della figlia ottantunenne, perché la somministrazione della vaccinazione avrebbe messo al sicuro anche la sua primogenita, prima di dieci figli e tutti viventi. Questo attaccamento alla vita è un insegnamento che deve valere per tutti noi». Quando tutto sarà passato, la prossima missione potrebbe essere lo studiare il DNA della novantasettenne e dei suoi figli.

“Babbo” contagioso

Belgio, una festa di Natale in una Casa di cura si trasforma in tragedia

Il bollettino, in via di aggiornamento, indica centoventuno hanno contratto il virus e diciotto anziani morti. Non sono state rispettate le misure per contrastarne la diffusione. Critica la posizione del sindaco di Mol, meno accusatoria quella di un virologo di fama internazionale. Squadra di medici inviata dal governo belga nella struttura per contenere la sciagura

Centoventuno contagiati e diciotto anziani morti. Così un’iniziativa per rallegrare una casa di cura a Mol, in Belgio, in occasione delle feste si è trasformata in tragedia. Dopo la visita a inizio dicembre di un “Babbo Natale”, diciotto anziani sono morti di coronavirus, oltre cento i contagiati. L’allarme scatta quando l’uomo travestito da Santa Claus risulta positivo tre giorni dopo la visita.

La notizia, intanto riportata anche da Cnn e dal Daily Mail, ha sconvolto non solo lo staff della Casa di cura, ma  anche il volontario che voleva donare un po’ di allegria a quegli anziani. Invece, l’uomo si è ritrovato al centro di questa triste vicenda. ”È stato fatto con le migliori intenzioni – ha dichiarato il sindaco delle città belga – ma è andato tutto storto; ora serve un grande sforzo mentale per l’uomo che ha indossato i panni di Babbo Natale, così come per gli organizzatori e lo staff della casa di riposo”. Anche se restano dubbi sul fatto che una sola persona possa aver contagiato un numero così elevato, in molti sono rimasti scettici e critici riguardo l’iniziativa della casa di cura, evidentemente presa, forse, un po’ troppo alla leggera nella fase riservata ai controlli sanitari.

Dunque, doveva essere un pomeriggio di festa, ma è diventato un incubo. Sono circa 33mila gli abitanti di Mol, cittadina belga che ospita la casa di riposo per anziani dove è scoppiato il contagio ed erano presenti centottanta ospiti. Si è registrata una certa leggerezza, nessuno, infatti, sembra abbia sottoposto il “Babbo Natale” al tampone per il Covid-19, prima che, tre giorni dopo la sorpresa nella Casa di cura, l’uomo risultasse positivo.

TROPPO TARDI, CONTAGIO INEVITABILE

Troppo tardi per evitare la tragedia. Nella struttura si è diffuso un focolaio che ha registrato centoventuno persone contagiate (fra queste, trentasei operatori) e ha portato alla morte di diciotto anziani (gli ultimi cinque decessi fra la vigilia e il giorno di Natale). Numero che potrebbe aumentare nelle prossime ore visto che altre persone sono ancora ricoverate in gravissime condizioni.

Intanto, sulla vicenda vengono espressi dubbi da uno dei più celebrati virologi belgi. «Anche per un super-diffusore, sono troppe le infezioni verificatesi contemporaneamente»,  ha dichiarato Marc Van Ranst, professore alla Katholieke Universiteit Leuven e al Rega Institute for Medical Research.

Ad aggravare la situazione, quanto è stato mostrato nelle foto dell’evento pubblicate sui social network dai presenti. Non tutti gli anziani indossavano la mascherina, e il “Babbo Natale” e i suoi aiutanti spesso non rispettavano il distanziamento sociale, cosa che avrebbe favorito ulteriormente il contagio. Le autorità locali hanno intanto indagato i dirigenti della casa di riposo, che si sono detti sconvolti per quanto accaduto. «Un’organizzazione totalmente irresponsabile», è, invece, la dichiarazione del sindaco di Mol. Una squadra di medici è stata inviata dal governo belga nella struttura per provare a contenere il contagio e l’emergenza.

Vax-day a Taranto

Domenica mattina fra “Dipartimento di prevenzione” e “Moscati”

Vaccino somministrato a Michele Conversano, fra i massini dirigenti Asl. A seguire, rappresentanti delle categorie in prima fila per contrastare questa emergenza sanitaria. Comunicato dell’Azienda sanitaria locale. Altre dosi in arrivo il prossimo 3 gennaio

Domenica mattina, alle 9.30, di oggi, nel nuovo Ambulatorio vaccinale del Dipartimento di Prevenzione, con sede in viale Magna Grecia a Taranto, sono state praticate le prime dosi del vaccino anti-covid (come documentato dagli scatti fattici pervenire cortesemente dal fotografo Francesco Manfuso). Primi dieci somministrati al personale del Dipartimento di Prevenzione. Primo a sottoporsi alla vaccinazione è stato il dottor Michele Conversano, direttore del Dipartimento di Prevenzione, che poi ha somministrato il vaccino a una infermiera professionale e ad una assistente sanitaria, in rappresentanza delle categorie dei professionisti che in questi mesi sono stati in prima fila per contrastare questa emergenza sanitaria. A partire da metà gennaio arriveranno le dosi da somministrare prima a medici e sanitari, poi agli anziani e, a seguire, al resto della popolazione della provincia ionica.

Questo il Vax day. Il primo giorno di vaccinazione cui sono stati sottoposti proprio quelli che dovranno poi occuparsi della somministrazione agli altri. Delle ottanta dosi a disposizione della Asl locale, infatti, le prime dieci sono state destinate, si diceva, al personale del Dipartimento di Prevenzione.

DIRETTORE IN PRIMA FILA

Primo a eseguire la vaccinazione, Michele Conversano, direttore del Dipartimento di Prevenzione. A seguire, il resto del personale per proteggere in primo luogo coloro i quali si occupano di vaccinare gli altri. Secondo quanto riferito dall’Asl in un comunicato, si tratta di figure “simbolo” della sanità provinciale: due medici di medicina generale e due pediatri di libera scelta, il personale di una delle Usca operanti sul territorio e, a seguire, sempre nella stessa mattinata di domenica, all’ospedale Moscati, venticinque ospedalieri (cinque persone per ognuna delle unità operative maggiormente attivate nel contrasto al Covid). Sarà il turno di un medico, due infermieri e due operatori socio-sanitari per ognuno dei reparti di Malattie infettive, Pneumologia, Terapia intensiva, 118 e Medicina. La mattinata di vaccinazioni è proseguita con un gruppo di operatori e ospiti di due RSA di Crispiano e Taranto. Il tutto in attesa delle prossime dosi che dovrebbero arrivare il 3 gennaio.

«Basta un poco di Zucchero…»

Mimmo Cavallo e il regalo natalizio di “Sugar”

«Aveva in mente il testo di “Non illudermi così”, poi mi ha fatto questa graditissima sorpresa. Mi stimava da prima che diventassimo amici. Non seguo la moda, ne ho parlato con lui, dobbiamo continuare ad essere noi stessi: se la storia torna da noi, bene, sennò…»

Mimmo Cavallo, cantautore, cantante e autore. Interprete delle proprie canzoni, da “Siamo meridionali” a “Uh, mammà”, autore di brani per Mannoia, Mia Martini, Vanoni, Berté, Syria e Giorgia. Unico a firmare una canzone con il grande giornalista Enzo Biagi, poi a scrivere anche per Morandi e Zucchero. Proprio qust’ultimo,  “Sugar”, gli ha confezionato un bel regalo, una strenna natalizia. Un ricampionamento di “D.O.C.”, raccolta fra editi e inediti. Dopo “Vedo nero”, Zucchero oltre a un brano con Sting stavolta ha messo dentro un altro brano di Cavallo: “Non illudermi così”.

Intanto, auguri di buon Natale e un felice anno nuovo. Cosa hai trovato sotto l’albero: un vaccino anticovid, una canzone, un saluto come quello di Zucchero, che ha tenuto fede a una promessa.

«Era una cosa che in qualche modo già sapevo, lui mi aveva detto che era innamorato del testo di “Non illudermi così”, poi mi ha chiamato giorni fa e mi ha detto che stava per uscire l’album con dentro alcuni inediti, fra questi, il mio. Così ecco la strenna natalizia, il “disco”: vinile più cd».

Parliamo della canzone e del tuo rapporto con Zucchero.

«La canzone. E’ uno dei brani inediti di questa raccolta fra vissuto e novità. Un regalo bellissimo. Ho grande stima di lui e credo che la cosa sia reciproca. Zucchero non è uno che ama cantare le canzoni di altri. Ha relazioni con i grandi, gli capita di cantare Sting, per questo motivo mi sento doppiamente lusingato che mi abbia scelto: come autore e come amico».

Qualcuno ti ha cercato perché facessi da interlocutore?

«Molti mi scrivono, chiedendomi di fargli ascoltare le loro canzoni. Non nascondo, però, che ho difficoltà a far comprendere che Zucchero è difficile che faccia canzoni con altri. Con me si è stabilito un bel rapporto, mi conosceva e mi seguiva da prima che incidesse “Vedo nero”. Quando poi ci siamo incontrati è stata empatia: lui è molto attento ai testi, alle musiche, alle melodie, un ricercatore nato».

Di “Non illudermi così” hai scritto il testo.

«Mi ha detto che gli piaceva molto, alcuni passaggi in particolare: “Credi a ciò che è vero, ama ciò che è raro…”, oppure “Ho piantato un pino, guarda te è nato un pero”; a lui piacciono questi giochi di parole, poi ci ha messo di suo ed ecco la magia di un pezzo tirato fuori dal suo proverbiale cilindro».

Hai sempre goduto di stima fra gli addetti ai lavori.

«Credo di averne. Tanti anni fa ho incontrato Lucio Dalla, con il suo abbraccio mi ha fatto capire l’affetto, un incontro intenso: ho compreso che conosceva e apprezzava quello che facevo. Alla fine credo che gli autori si conoscano fra loro, poi il rapporto con il pubblico è un’altra storia».CAVALLO 02 - MalfattiHai cominciato quarant’anni fa. Com’è cambiato il mondo musicale?

«E’ il mondo ad essere cambiato, il modo di scrivere e comunicare; oggi esistono leggi alle quali non siamo abituati; ognuno di noi è stato abituato a un certo andazzo: casa discografica, manager, produttore; adesso è tutto diverso, c’è facebook, internet, i vari media; è cambiato tanto, la struttura delle canzoni per esempio, il modo di scrivere. Di questo me ne rendo conto, ma ciò non significa seguire questo nuovo modo di scrivere. Anzi, credo che ognuno di noi debba continuare a fare ciò che meglio sa fare.

Ne parlavo proprio con Zucchero l’altro giorno: siamo quasi costretti a scrivere e fare quello che meglio sappiamo fare. Pertanto, o la storia ripassa da noi, oppure pazienza: non posso inventarmi ragazzino o un nuovo modo di scrivere, diverso da quello abituale, che mi è più consono».

C’è una tua canzone scritta e interpretata da altri, che vorresti ricantare?

«Quello che è stato è stato. Certe canzoni che ho dato sono state interpretate splendidamente, la cosa bella è che potrei ricantarle. Ma sinceramente guardo sempre avanti, anche in un momento così complicato come quello che stiamo attraversando. Nel periodo di isolamento ne ho approfittato per scrivere un libro…».

Un libro e non un album?

«Ho lavorato al libro e all’album. Il libro, perché sentivo il bisogno di scrivere qualcosa che da tempo mi frullava nella testa: in sintesi, un ritorno alle origini, ai propri luoghi; tornando, stranamente – sorride, Mimmo – ho trovato amici e conoscenti invecchiati: stranamente, dicevo, perché non ci accorgiamo che gli anni passano per tutti; una sensazione stranissima, come se fossi stato proiettato nel futuro da una macchina del tempo; ho scritto anche di mia madre, mia nonna, il coraggio di una piccola donna, la meschinità degli uomini del Novecento…».

Dipingessi di parole un quadro per il 2021, che soggetto sarebbe: un ritratto, un paesaggio, una festa?

«Una festa. Senza volere essere offensivo nei riguardi di chi non c’è più o colleghi che hanno sofferto, credo sia il caso di reagire e uscirne fuori, non c’è altra soluzione: gli uomini, del resto, hanno superato qualsiasi cosa. Sofferenza e dolore, purtroppo, fanno parte della nostra vita, del nostro DNA…».

Per concludere, visto che ne abbiamo accennato. A quando un album di “riappropriazioni debite”?

«Sarebbe una bella operazione, Zucchero insegna. Come prendere un libro che non è mai stato aperto, anche perché le canzoni quando le dai diventano automaticamente di altri. Ma non mi dispiacerebbe che quanti mi conoscono, mi stimano, dovessero leggermi in quest’altro “libro”. Sarebbe come un viaggio nell’essenziale. Quando scrivo, ricanto a voce alta per sentire il suono delle mie parole: è così che mi rendo conto se sto scrivendo eresie o qualcosa che, invece, funziona. Cantare canzoni scritte da me e che altri hanno interpretato, sarebbe come provarci per la prima volta. E’ un’idea che terrò a mente».

«Buon Natale!»

“Cavallotti” e “106”, gli alberi, una squadra e un sincero…

«Anche quest’anno ci scambiamo gli auguri, in barba al Covid, nonostante non voglia saperne di lasciarci in pace!». Il presidente scaccia il virus per brindare alla madre di tutte le feste. Fra addobbi, palline decorative, fili colorati e “like” per stabilire il vincitore simbolico, il brindisi in sede.

E’ braccio di ferro fra “Cavallotti” e “106” per l’Albero più bello dei due CAS in gara. E’ un Natale diverso dagli ultimi trascorsi insieme, il Covid-19 non ci sta aiutando a trascorrere una vigilia di festa come in altre occasioni. L’ultimo DPCM invita ad evitare assembramenti, fra questi anche i brindisi, anche se non è detta l’ultima parola.

Il presidente è orgoglioso del lavoro dei ragazzi. Lo dicono i suoi incoraggiamenti in chat, che non mancano mai. «Avanti così!». E, soprattutto, «Anche quest’anno ci scambiamo gli auguri di Buone feste, in barba al Covid, nonostante non voglia saperne di lasciarci in pace!». Un passaggio importante, nonostante il clima, il Natale all’interno della cooperativa viene vissuto con la partecipazione di sempre. Idem per la gara e i like che fioccano per questo o quell’albero, entrambi belli, fatti con la solita fantasia e qualche ornamento diverso rispetto alle precedenti composizioni.

Il segnale è preciso. Dobbiamo essere più forti di qualsiasi avversità, reagire, vivere la Festa del cuore con la speranza che, finalmente, questa lunga nottata passi e diventi un brutto ricordo. E, allora, siamo alla vigilia ed è il caso di dare fondo alla promozione, gli inviti ad amici e parenti a votare questo o quell’Albero, quello di “Cavallotti” piuttosto che quello di “106”, oppure – per parità di condizioni – il “106” anziché “Cavallotti”.

Di sicuro sono due opere che vanno elogiate. Ecco se dovessimo assegnare un voto ai due elaborati, non vi nascondiamo che condivideremmo vecchie pratiche di vecchi insegnanti, che nel rispetto del lavoro, dello studio, dell’applicazione quando esprimevano un giudizio non si risparmiavano e davano un bel “10 all’impegno!”.

Questo, per dire, che i ragazzi vanno elogiati. Per come hanno costruito quelle due opere alte oltre i due metri. Prendere un albero, “piantumarlo”, rispolverare palline decorative e fili colorati e addobbare ciascun albero. E spenderci tempo a fantasia per renderlo più bello di quello della concorrenza, è già un bell’impegno.

Bravi tutti. Ma davvero, bravi tutti, se il messaggio che passa all’esterno è quello di una squadra compatta che non perde occasione di mostrare quanto feeling, sentimento se preferite, ci sia all’interno della cooperativa. Che non a caso, insegna ad essere uniti per costruire insieme.

Buon Natale a tutti!

PS – E vinca il migliore. Ma questo già lo sapevate…

«Katy, la Puglia, il cuore della Valle»

Roby Facchinetti, dalle canzoni al primo libro

Una diretta su Facebook è l’occasione per risentirsi. In attesa, Covid permettendo, di tornare fra gli amici e raccontarlo di persona. Copie autografate per i lettori. E poi, la nostra regione. «E’ la mia seconda casa». Una pioggia di foto, una masseria a un fiato da Martina Franca e il suo commento: «Che posto! Da restare senza fiato, arrivooo!». «Burrata, fave e cicoria, consideratemi già lì»

Roby Facchinetti e la Puglia. Un amore sviscerato. L’artista, diplomatico, prova a non si sbilanciarsi più di tanto, i Pooh devono il successo planetario a un “popolo” esagerato che non conosce latitudini. Alla fine, però, ammette: “Considero questa regione come la mia seconda casa». Di recente ci aveva anche confessato un peccato di gola, il pranzo perfetto, «Burrata, fave e foglie, possibilmente in quantità industriale…». E non solo, in quel momento, alla sua telefonata rispondo con una pioggia di foto. Il soggetto è una gran bella masseria, “Don Cataldo”, decine e decine di ettari, location mozzafiato nel cuore della Valle d’Itria, un fiato da Martina Franca. Restaurata e arredata con classe, ha rispetto dell’esistente e, soprattutto, degli animali che vivono indisturbati in ogni angolo. Qui, cavalli, mucche, lepri, galli, galline, oche, circolano indisturbati. Completano un quadro d’altri tempi. «Che posto! Da restare senza fiato, arrivooo!», digita entusiasta Facchinetti. «Affare fatto», risponde il direttore di questo posto incantevole, dove urla e clacson non si sa cosa siano.

L’occasione che ci mette daccapo in contatto con uno dei fondatori dei Pooh, voce di decine e decine di successi, è la presentazione via social del suo primo libro, un vero debutto, come a dire che gli esami non finiscono mai: “Katy per sempre”. Pubblicato da Sperling e Kupfer, duecento pagine di un romanzo. Una sedicenne, Rita, scopre “Piccola Katy”, vi si riconosce al punto tale che da quel momento adotterà quel nome per tutta la vita, per sempre.

«A novembre dovevo girare le librerie italiane per presentare il mio primo romanzo, “Katy per sempre”, ma il secondo decreto ministeriale ha posto un freno a un progetto di fatto solo rinviato. Poi la scomparsa di Stefano D’Orazio, un fratello, qualcosa che mi ha completamente devastato: non era il caso di pensare a programmare giri librari con il cuore a pezzi».ROBY 2 - 1

FACCHINETTI, UN LIBRO, UN SOCIAL

Nel frattempo, Facchinetti incontra gli amici di tre generazioni attraverso il social più collaudato: Facebook. Dunque, diretta con lo store Mondadori di via De Cesare a Taranto e via con la presentazione del suo debutto in veste di scrittore. Tastierista, autore e interprete celebrato, è stato per cinquant’anni con i Pooh, ma mai avrebbe pensato di realizzare un’opera di duecento pagine. E, invece, è accaduto. Dodicimila visualizzazioni, millecento commenti durante la diretta, trentacinquemila post. Un’apoteosi, secondo il direttore dello store tarantino, Carmine Fucci.

Dunque, i Pooh, centinaia di canzoni, successi che hanno fatto cantare almeno tre generazioni. Con Facchinetti, negli anni, hanno scritto per la “banda nel vento”, gli stessi compagni di viaggio: Valerio Negrini, Dodi Battaglia, Red Canzian e Stefano D’Orazio. «Solo pochi giorni fa – ha detto Facchinetti riferendosi alla scomparsa di quest’ultimo, il grande batterista dei Pooh – ho ripreso a fare cose bruscamente interrotte da questa mazzata tremenda».

Una modalità singolare, quasi un debutto “social”. «Mi è sembrata una buona cosa, propedeutica per quello che resta il mio obiettivo principale: riabbracciare i tanti amici dei Pooh con una serie di presentazioni alla prima occasione; quando quella sciagura chiamata Covid sarà definitivamente debellata: un incubo vissuto sulla mia pelle, con la mia Bergamo devastata dal dolore e dalla scomparsa di concittadini, conoscenti, amici, qualcosa di davvero tremendo».

Riflessione dovuta. Il libro, intanto, è già fra i più venduti, nello store tarantino è arrivata una cinquantina di copie autografate dallo stesso musicista già esaurite. Ma c’è ancora una bella scorta. Per Natale il regalo è garantito. Dunque, il libro, strumento inusuale per Facchinetti. «Avevo voglia di misurarmi con la scrittura – così spiega l’artista la sua scelta – vedere fino in fondo se avessi imparato a raccontare con tempi evidentemente diversi una storia; doveva esserci una scintilla, però, e questa è arrivata sul filo di lana: ultimo concerto dei Pooh, Casalecchio di Reno, 30 dicembre del 2016; frastornato da una marea di sentimenti, mi raccolgo in camerino solo con i miei pensieri: accendo il cellulare, decine di messaggi, un’emozione dietro l’altra; fra questi, uno in particolare…».Don cataldo

 CHE ROMANZO LA VITA…

E qui comincia il racconto.  «“Caro Roby – riprende Facchinetti – questa sera tutto è finito, anche la mia vita con voi, quella che conosci e potrai raccontare, se vuoi, Katy”. Lei, una fan dei Pooh. A sedici anni aveva scoperto la nostra musica senza più abbandonarla. Era partita da “Piccola Katy”, canzone nella quale si era riconosciuta al punto tale da assumerne il nome: la sua vita, a tratti felice, a tratti sofferta, aveva avuto una compagna fedele: la musica dei Pooh che, mi confessò, l’aveva salvata».

Le canzoni dei Pooh a braccetto con il carattere di Katy. «Una vita fatta di scoperte, amori, delusioni, momenti felici e cadute dalle quali poi riprendersi con più forza; la sua è una delle storie di ragazze e ragazzi che volevano cambiare il mondo e spesso si identificavano con le canzoni, italiane e straniere, che circolavano dall’inizio della storia, cioè dal ’68 in poi, anno di rivoluzioni e proteste; una ragazza sedicenne, una fuga-non-fuga di casa, un continuo confronto con amici e passioni. E, in tutto questo, le nostre canzoni a fare da cornice…».

Valerio Negrini diceva che i Pooh avevano ormai scritto tutto sull’amore, ma la canzone più bella, forse, sarebbe potuta ancora arrivare ancora da un momento all’altro. «Valerio era un grande – spiega Roby – senza lui non ci sarebbero stati i Pooh, senza le sue poesie non ci sarebbero state emozioni trasmesse, con la mia musica se vuoi, in questi cinquant’anni; anche Stefano è stato una grande scoperta: l’uomo lo hanno conosciuto in tanti, ma come autore, non solo di testi, ma anche di libri, è stato uno straordinario interprete di grandi sentimenti, basta prendere alcune delle sue canzoni: con lui avevo in piedi un progetto che presto tirerò fuori. Ma adesso, in un’altalena di emozioni, c’è lei, Katy: Rita, una ragazza più che adolescente, che un giorno ascoltò una canzone “rivoluzionaria” dei Pooh, scegliendo di cambiarsi nome, perché fosse Katy per sempre».

«Ridisegniamo Taranto»

Intervista a Paolo Castronovi, assessore all’Ambiente e alle Partecipate

La città sta cambiando volto. L’Amministrazione Melucci impegnata sul fronte ambientale. Raccolta differenziata e raccoglitori ingegnerizzati, uso dei mezzi pubblici e dei “social”. Max, cane-mascotte del Borgo, assegnato a un gruppo di cittadini. Uso e manutenzione di piazze e giardini pubblici.

 E’ uno dei volti più noti dell’Amministrazione Melucci. Paolo Castronovi, già vicesindaco, oggi è assessore al Comune di Taranto con deleghe ad Ambiente e società partecipate. Per “Costruiamo Insieme”, parla di come la città stia cambiando volto, come l’Amministrazione stia in qualche modo ridisegnando la città, in particolare in tema ambientale con la raccolta differenziata e raccoglitori ingegnerizzati. Castronovi, inoltre, invita all’uso dei mezzi pubblici, diventa “social”, assegna Max, cane-mascotte del Borgo, a un gruppo di cittadini, coinvolge i tarantini nell’uso e la manutenzione di piazze e giardini pubblici riqualificati.

Uno degli argomenti dibattuti, il “Porta a porta”: dai cassonetti ingegnerizzati agli inviti e ai consigli ai cittadini.

«Intanto l’invito rivolto ai cittadini è di partecipazione al progetto di raccolta differenziata: è in gioco il futuro del nostro ambiente e delle nostre tasche, visto che la ricaduta finale di questa idea oltre alla salvaguardia della salute è la riduzione della TARI, la tassa dei rifiuti urbani riservata gli stessi cittadini; il conferimento di plastica e materiale nobile nei consorzi, dunque, è un ritorno economico importante per il Comune e per gli stessi cittadini: il conferimento in discarica è un costo in assiduo aumento: la “differenziata” aiuta l’ambiente e ci aiuta a risparmiare».

Cassonetti per la differenziata. Il loro uso è importante per la tutela dell’ambiente.

«E’ un tema che sta a cuore a questa Amministrazione. Oggi, attraverso i consorzi possiamo riutilizzare i materiali raccolti; al contrario, conferiti quei rifiuti in una discarica significa alimentare un impatto devastante sul territorio; per questo motivo invitiamo i cittadini a sostenere questo sistema di raccolta differenziata: abbiamo posizionato fra Città vecchia e Borgo una trentina di Isole ecologiche e la collocazione di cassonetti ingegnerizzati: con una tessera già in possesso dei cittadini, i cassonetti in questione possono essere aperti e utilizzati a qualsiasi ora rispetto agli orari designati per le altre zone della città».

Differenziata, scelta improrogabile.

«Tutti parliamo di cambiamenti climatici e di massimi sistemi: se ciascuno di noi, nel suo piccolo, riuscisse a svolgere una piccola attività quotidiana – la differenziazione dei rifiuti, per intenderci – registreremmo un migliore impatto sul nostro stesso benessere».CASTRONOVI 3 - 1Mobilità, Taranto si è riposizionata nei Trasporti urbani. L’importanza dell’uso dei mezzi pubblici anche in fatto di ambiente.

«Le stime pubblicate dal quotidiano Italia Oggi, raccontano una Taranto come prima città del Sud e ben posizionata nella classifica nazionale per quanto attiene il Trasporto pubblico locale. Stiamo ridisegnando completamente il settore: abbiamo in progetto le BRT, Bus rapid transit, che rivoluzioneranno ulteriormente il trasporto pubblico locale: in pochi minuti le periferie saranno collegate al centro, come le stesse periferie fra loro. Abbiamo introdotto il sistema dei monopattini con free-floating, perché possano essere presi e lasciati nelle zone previste».

Processo di ammodernamento nel trasporto pubblico, altro impegno dell’Amministrazione comunale.

«Stiamo investendo in questo settore, entro fine anno dovremmo avere la prima quota dei nuovi mezzi ibridi; un ulteriore investimento sarà compiuto nei primi mesi del prossimo anno: è una rivoluzione continua; ridisegnare la città significa anche ripartire dalle piccole abitudini quotidiane, e l’uso del mezzo pubblico è una di queste. Purtroppo siamo abituati ad utilizzare l’auto per qualsiasi spostamento: l’efficienza dei trasporti non potrà che incentivare l’uso dello stesso servizio pubblico».

A proposito di ambiente, tavolo Arcelor Mittal-Invitalia. L’Amministrazione non ha preso bene l’esclusione dal confronto romano.

«L’Amministrazione rappresenta i cittadini e le loro istanze, dunque è inaccettabile che questa venga esclusa da un “tavolo” così importante. Per conto nostro, abbiamo così avviato incontri con associazioni ambientaliste, datoriali, sindacali, sindaci e amministrazioni della provincia; insieme dobbiamo fare fronte comune e trovare una soluzione definitiva a un problema annoso».

Argomento apparentemente banale: Max, il cane-mascotte del Borgo, il suo invito all’adozione di cani in attesa di un nuovo padrone. 

«Max, un cane che sta a cuore a tutti, diventato una istituzione al Borgo, ha attivato una grande partecipazione pubblica. Custodito nel canile comunale, è stato subito liberato, se ne prenderà cura un gruppo di cittadini; la partecipazione pubblica è importante in tutte le fasi, tanto che in virtù di ciò stiamo pensando a coinvolgere i cittadini ad altri tipi di attività come l’uso e la manutenzione minuta di piazze e giardini in via di ristrutturazione. Infine, un invito ai miei concittadini: visitate il canile comunale, aperto tutti i giorni dalle 10 alle 12; troverete il modo di innamorarvi degli occhi di bestiole in attesa di adozione: nei confronti dei loro nuovi padroni, i cani adottati sono affettuosi anche per motivi di riconoscenza».

Covid, c’è l’inchiesta

Taranto, presunti maltrattamenti e furti negli ospedali

Si muove l’Asl per una verifica interna. Il sindaco convoca il direttore generale dell’Azienda sanitaria locale. Se confermate, sarebbero agghiaccianti alcune frasi dei parenti riportate da alcuni quotidiani: «Mio padre moriva e qualcuno gli stava rubando il telefonino», «Fra dieci minuti muore». 

«Mentre mio padre moriva di Covid in ospedale gli hanno rubato il telefono e i ricordi». E ancora, «Tra dieci minuti muori»: così avrebbe detto un medico al paziente di coronavirus in fin di vita. Questi alcuni passaggi delle dichiarazioni raccolte dal quotidiano La Repubblica, che fanno il paio con un altro servizio pubblicato dalla Gazzetta del Mezzogiorno circa la posizione assunta dal direttore Asl, che ha subito aperto un’inchiesta interna, con una nota del sindaco a proposito di maltrattamenti e furti ai defunti che sarebbero avvenuti negli ospedali di Taranto.

Il giorno dopo il “botto” provocato dalla pubblicazione di alcune dichiarazioni di parenti di pazienti morti a causa del Covid-19 si attivano i canali istituzionali. Lo scopo è quello di far venire a galla la verità di quanto accaduto all’interno dei due nosocomi tarantini, il SS. Annunziata e il Moscati.

Così la direzione generale dell’Asl di Taranto, in merito ai presunti casi di maltrattamenti e furti di oggetti personali denunciati da familiari di pazienti Covid ricoverati negli ospedali Moscati e Santissima Annunziata, alcuni dei quali deceduti, comunica di «essere impegnata nell’accertamento della verità dei fatti, con l’istituzione di una commissione interna, garantendo altresì piena collaborazione alla Polizia Giudiziaria».

ASL, C’E’ L’INCHIESTA INTERNA

L’azienda sanitaria aggiunge che «l’accertamento della verità in questi casi è fondamentale per non rischiare di far passare per disonesti coloro che stanno rischiando la loro vita per salvare quella degli altri». Sono almeno 7 le denunce al vaglio della Polizia. Tra gli episodi riferiti, quello di un paziente 78enne la cui figlia sostiene di aver ricevuto la telefonata di un medico che, urlando, si lamentava perché l’anziano non sopportava la maschera per l’ossigeno. Davanti al paziente, che era vigile, il medico avrebbe detto: «Se non la tiene muore». Pochi minuti dopo lo stesso dottore avrebbe chiamato la figlia del paziente dicendole: «Gliel’avevo detto che moriva, ed è morto».

Immediata la risposta del sindaco Rinaldo Melucci a quanto apparso sulla stampa e ripreso da tutti gli organi di informazione, locali e nazionali. Il primo cittadino ha convocato il direttore generale dell’Asl, Stefano Rossi, per un chiarimento sui presunti casi di furti di oggetti personali o di maltrattamenti denunciati da familiari di pazienti Covid che erano stati ricoverati negli ospedali “Moscati” e “Santissima Annunziata”, alcuni dei quali sono deceduti.

SINDACO CONVOCA “DG” ASL

«Si tratta di vicende – sottolinea in una nota Melucci – che, se confermate, oltre a essere di una gravità inaudita, vanificherebbero gli sforzi che l’intera comunità sta compiendo e che, in particolare, stanno compiendo le istituzioni di ogni genere per garantire i diritti fondamentali dei cittadini in questo particolare periodo. Nessuna emergenza – conclude il sindaco di Taranto – può giustificare abusi, superficialità o deroghe al corretto esercizio di qualsiasi genere di servizio essenziale, a maggior ragione dei servizi di natura sanitaria».

Dopo le notizie relative alle denunce, la direzione generale dell’Asl ha spiegato che nelle «singole unità operative coinvolte nei percorsi assistenziali» sono «custoditi e repertati numerosi piccoli oggetti di valore ed altri effetti personali». Gli oggetti preziosi sono custoditi «nella cassaforte allocata nel Punto di primo intervento del 118 del presidio ospedaliero San Giuseppe Moscati, mentre – ha aggiunto l’Azienda sanitaria – altri effetti personali quali valigie, telefoni e relativi carica batteria, sono conservati in aree dedicate del reparto».

Si sarebbe trattato, dunque, di un difetto di comunicazione da parte degli incaricati dei reparti. Familiari di pazienti Covid, a quanto si apprende, sostengono inoltre che ad alcuni cellulari restituiti sia stata cancellata la memoria che conteneva importanti ricordi. E forse anche qualcosa di strano che sarebbe accaduta nell’ospedale Moscati e poi filmata; quindi, secondo i parenti, doveva essere cancellata. Le denunce, ora, sono al vaglio della Polizia.