«Clima, impariamo dai giovani»

Mario Draghi alla Cop26, il summit di Glasgow

«Gravi ripercussioni sulla pace e sulla sicurezza. Non c’è più tempo da perdere, se i soldi non sono un problema, investiamoli subito. In modo ragionato, ma velocemente, prima che sia troppo tardi. C’è il timore che questi ritardi producano terrorismo. Le nuove generazioni devono aiutarci a comprendere da che parte andare…»

 

Il previsto aumento delle temperature globali è destinato a influenzare la vita sul nostro pianeta in modo drammatico. Da incendi e inondazioni catastrofici, allo scolorimento delle barriere coralline e alla perdita di biodiversità, l’impatto del cambiamento climatico è già fin troppo evidente. Anche il costo di tutto ciò aumenta rapidamente, soprattutto per le nazioni più povere. Il costo dei disagi per le famiglie e le aziende nei paesi a basso e medio reddito ammonta a ben 390 miliardi di dollari l’anno. Meglio non girarci troppo attorno, il cambiamento climatico ormai compie preoccupanti passi avanti ogni giorno. E’ l’analisi compiuta da Mario Draghi nella Conferenza delle Nazioni sui cambiamenti climatici, nota come “Cop26”.

«Questa Cop 26, deve essere l’inizio di un nuovo slancio, un salto quantico nella nostra lotta contro il cambiamento climatico». Così il premier Mario Draghi nella cerimonia di apertura della Cop26 a Glasgow.  Per “quantico”, usando una semplificazione che normalmente si adotta in fisica, il presidente del Consiglio allude a un pericoloso cambiamento da un sistema climatico all’altro.

«Il cambiamento climatico – prosegue, tracciando un quadro non del tutto rassicurante – può avere anche gravi ripercussioni sulla pace e la sicurezza globali; può esaurire le risorse naturali e aggravare le tensioni sociali; può portare a nuovi flussi migratori e contribuire al terrorismo e alla criminalità organizzata».

 

«RESTIAMO UNITI»

Il cambiamento climatico, in buona sostanza, può dividere piuttosto che avvicinare. Per questo motivo alla Cop26, Draghi ha chiesto di andare oltre, molto più di quanto non abbia fatto al G20, l’insieme dei ministri delle finanze e dei governatori delle banche centrali. E’ necessario accelerare l’impegno di tutti i Paesi per contenere l’aumento della temperatura al di sotto di 1,5 gradi. Fondamentale basarsi sull’accordo del G20 e agire in modo più rapido e deciso. I discorsi ascoltati durante la Cop26, hanno colpito profondamente Draghi. «Negli ultimi anni, i giovani ci hanno reso un servizio portando il tema del clima al centro del nostro dibattito politico: sono stati i giovani al centro del Vertice Pre-Cop di Milano. A Glasgow, noi dobbiamo renderli orgogliosi», ha dichiarato il premier Mario Draghi alla cerimonia di apertura della Cop26 a Glasgow.

Le generazioni future giudicheranno quanto otteniamo o che non riusciamo a raggiungere. «Dobbiamo coinvolgere i giovani, ascoltarli e, soprattutto, imparare da loro: dobbiamo rafforzare i nostri sforzi sui fondi per il clima, far lavorare insieme il settore pubblico e privato, in modi nuovi».

 

«LE RISORSE CI SONO»

Durante il summit, Johnson sottolinea la quantità di denaro disponibile: decine di trilioni. Tanto danaro, ma che va usato in modo intelligente e spenderlo velocemente. C’è bisogno che tutte le banche multilaterali, e in particolare la Banca mondiale, condividano con il settore privato i rischi che il privato non si può permettere. C’è bisogno di piattaforme e la buona notizia è che «i soldi non sono un problema se vogliamo usarli bene».

«Il Principe Carlo ci ha fornito una road map – sottolinea Draghi in uno dei suoi interventi – e il primo ministro Johnson ha evidenziato quanto denaro disponibile ci sia: parliamo di decine di migliaia di miliardi di dollari. Ma ora dobbiamo utilizzarli: abbiamo bisogno di programmi specifici per i Paesi, in cui la Banca Mondiale e le altre banche multilaterali di sviluppo possano realmente condividere le azioni e rendere tutto questo denaro utilizzabile ai fini di uno sforzo positivo».

In qualche modo questa è una delle buone notizie scaturite dal summit svoltosi a Glasgow: i soldi non sono un problema, se vogliamo usarli bene.

«Moriremo per strada»

David, sudanese, lancia una provocazione

«Siamo senza cibo e senza servizi igienici. Il governo libico ci ha chiesto di tornare nel centro di detenzione: sarebbe la fine per noi,  ecco perché meglio esalare l’ultimo respiro in libertà. Trecento, fra bambini e donne, vivono sotto una tenda, come tutti noi vivono di stenti, ma loro cominciano ad avvertire segni di debolezza. Ma se non verranno a soccorrerci, attenderemo la fine…»

 

Dalla Libia all’Italia. Fa il giro del mondo, passando dall’Europa tutta, la protesta dei rifugiati a Tripoli. A una giornalista della Rai, Angela Caponnetto, una che sta sul pezzo, realizza servizi mai banali, risponde David, sudanese dal piglio risoluto. Sa di cosa parla e cosa vuole, lui insieme con i connazionali e altri profughi. E’ uno dei portavoce della protesta. Nel video realizzato dalla giornalista per Rainews, il ragazzo parla con voce decisa, risoluta. L’emozione di trovarsi davanti a un cellulare che fa da videocamera, non traspare nemmeno un po’. Figurarsi se di fronte alla vita uno possa stare a pensare di stare in tv, visto da milioni di persone. «Se il caso lo richiedesse – dice David – non è un problema: moriremo per strada». Sempre meglio che stare reclusi, il senso della dichiarazione.

Da  un mese quattromila rifugiati spinti nel Centro di detenzione di Gargarish, protestano davanti la sede di UNHCR Libia. La maggior parte sono sudanesi ed eritrei. A tutti è stata riconosciuta la protezione internazionale, ma oltre trecento persone, tra bambini e donne anche incinte, purtroppo vivono per strada. Senza cibo, senza servizi igienici. Chiedono di essere trasferiti in Paesi sicuri.

 

NON SOLO EUROPA…

«Non c’è solo l’Europa – dicono – possiamo anche andare altrove, dove possano ospitarci, purché il Paese disposto ad accoglierci sia sicuro». La modalità è social, i rappresentanti di questa gente accampata in una tenda, senza cibo e servizi igienici, affrontano per la prima volta una diretta. Lo fanno su Facebook, in una conversazione a distanza organizzata da Amnesty Italia e dalla ONG Mediterranea Saving Humans. L’intervista è di Angela Caponnetto.

«La protesta va avanti dall’inizio di ottobre – spiega David – abbiamo solo bisogno di protezione umanitaria e non rientrare più nei Centri di detenzione; in questi giorni stiamo sopravvivendo senza cibo, senza servizi igienici: sempre meglio che tornare nei Centri di detenzione, perché è questo l’invito che ci rivolgono le autorità libiche».

Il timore di David e quello dei suoi connazionali, è sempre lo stesso. Storie simili a quelle raccolte su queste colonne e raccontate dai ragazzi ospiti in un nostro Centro di accoglienza. Infatti, dice il giovane sudanese. «Sapete tutti cosa succede in quelle carceri e quali torture siamo costretti a subire;  se poi, proviamo a partire via-mare e veniamo intercettati dalla Guardia costiera libica, è la fine: ci riportano lì dentro. E tutti sanno perfettamente cosa succede lì dentro… Per questo motivo chiediamo alle autorità internazionali, all’Italia, di farci andare via da qui».

 

RAI, OTTIMO SERVIZIO

La giornalista che firma il servizio per Rai News, si informa, entra in argomento. Non gira intorno al tema. «Quante donne e bambini ci sono per strada? », chiede. «E, soprattutto, quanto tempo pensate di poter resistere ancora?». Perché il tema è questo, come faranno ad andare avanti in quel modo, con cibo, a patto che ce ne sia ancora, e acqua, anche questa una risorsa che scarseggia.

«Sono in trecento – spiega David – fra donne e bambini, vivono sotto le tende, ma in condizioni intollerabili; noi, purtroppo, non abbiamo scelta: resisteremo fino alla fine. Qui, in Libia, viviamo ogni giorno con la stessa paura: essere catturati e riportati in carcere. Io, con la mia gente, proseguirò con la protesta: continueremo a resistere, a protestare chiedendo giustizia, uguaglianza e protezione, finché avremo ancora un alito di vita». Insomma, «finché non avranno ucciso fino all’ultimo di noi, resteremo qui».

«Grazie a “Costruiamo Insieme”!»

TEATRO/Micheli, Iacchetti, Izzo fra le star

«Grazie ad attività come la cooperativa sociale, che sostiene il teatro, è possibile realizzare stagioni di livello. Inviteremo extracomunitari ospiti dei Centri di accoglienza, come già fatto in passato», dice il direttore artistico Renato Forte. «Le attività sane del territorio, insieme con il Comune, sostengono chi fa impresa e promuove la cultura: è il sistema virtuoso per far crescere il territorio e rilanciare una città», riprende il vicesindaco Fabiano Marti

 

«E’ la terza stagione di collaborazione con la Cooperativa sociale con sede a Taranto. Dunque, un grazie al presidente e al direttore. Insieme cominciammo con l’invito ad extracomunitari ad ogni spettacolo. Una iniziativa che ebbe un ottimo riscontro e che, francamente, intendo riproporre, considerando la partecipazione dei ragazzi stranieri ospiti a Taranto. Il sostegno è importante, è possibile realizzare simili rassegne anche grazie al sostegno di attività presenti sul territorio». Renato Forte, direttore artistico della rassegna e presidente dell’Associazione culturale “Angela Casavola”, apre la serie di interventi con un ringraziamento alla nostra cooperativa e alle attività che sostengono la cultura a Taranto.

Sei gli spettacoli, tutti al Teatro comunale Fusco. Protagonisti attori noti alla grande platea. La Conferenza stampa di direttore artistico della rassegna e del vicesindaco, mercoledì mattina nel Teatro comunale Fusco, dove avrà luogo la rassegna.

«Ripartiamo dal “Dove eravamo rimasti?” – riprende Forte – da una rassegna importante, dalle collaborazioni come quella con la cooperativa sociale “Costruiamo Insieme”, che ci permettono di offrire ai tarantini un cartellone di tutto rispetto con mattatori dell’intrattenimento».

«Nomi e rappresentazioni di livello, fidatevi: con molti di loro ci ho lavorato…», assicura nel bel mezzo della presentazione Fabiano Marti, vicesindaco e assessore del Comune di Taranto. L’impegno dell’Amministrazione nell’incoraggiare fattivamente chi investe nella cultura è sotto gli occhi di tutti. In scena anche Debora Caprioglio, Vittoria Belvedere, Francesco Cicchella e i Lucchettino. Abbonamenti e biglietti “per tutti”, sconti per over 60 e under 20. Condizioni previste per i possessori dei titoli d’accesso dello scorso cartellone.

 

COSTRUIAMO…PER TUTTI

«Una breve, ma intensa stagione – riprende Marti, vicesindaco – mi permetto di bruciare sul tempo il promotore della rassegna “I nuovi colori del teatro”, Renato Forte, in quanto molti degli attori in scena li conosco personalmente, con alcuni ci ho lavorato anche di recente (Marti è attore e regista, n.d.r.), fra Festival del cabaret e rappresentazioni teatrali a Bari: bene, da Izzo a Iacchetti, passando per il mio amico fraterno, Maurizio Micheli, che ha curato più di una regia con lo stesso Forte, compreso il cadeau “Un paio d’ali” di Garinei e Giovannini del quale è stato protagonista insieme con Sabrina Ferilli; è un cartellone che conferma una città viva in ambito culturale che sta raccogliendo l’invito di questa Amministrazione che a sua volta incoraggia quanti, come l’associazione “Angela Casavola”, si spendono per la comunità: anche in questa occasione, il sindaco Rinaldo Melucci ha voluto manifestare vicinanza a quanti, come Forte, fanno impresa nella cultura».

«Sei titoli, importanti – ha completato il direttore artistico della rassegna – per realizzare una stagione, la ventinovesima della “Casavola”, che riempie uno spazio che si indirizza a un teatro leggero che leggero non è, considerando regia ed attori impegnati, da Izzo a Iacchetti, proseguendo con lo stesso Micheli, coinvolto anche nella supervisione di “Un paio d’ali”, omaggio a Pino Rapetti, grande attore e compagno di viaggio in decine di rappresentazioni; mi piace sottolineare che abbonamenti e biglietti sono volutamente calmierati: vogliamo dare la possibilità a chiunque ad assistere comodamente seduto in poltrona uno spettacolo di alto livello; per over sessanta e under venti sconti del 20%, mentre per gli abbonati alla precedente stagione che non hanno potuto usufruire di due spettacoli a causa della pandemia, ulteriori sconti: è iniziata la prevendita, se la risposta sarà, come mi auguro, significativa, più avanti potremmo aggiungere un settimo titolo ai sei già presenti in rassegna; infine, un sentito ringraziamento agli sponsor, fra questi “Costruiamo Insieme” e “Supermercati Pascar”, che hanno risposto con entusiasmo alla serie di spettacoli».

 

PERSONAGGI E INTERPRETI…

Dunque, da Maurizio Micheli e Debora Caprioglio ad Enzo Iacchetti e Vittoria Belvedere, passando per Biagio Izzo, proseguendo con star dell’intrattenimento quali Francesco Cicchella e i Lucchettino, fino al tributo alla grande commedia musicale con la Compagnia “Angela Casavola”. Sono i nomi che caratterizzeranno “I nuovi colori del teatro”, la nuova rassegna di spettacoli promossa dall’Associazione culturale “Angela Casavola” presentata da Marti e Forte nel foyer del “Fusco”. Presente anche il direttore del Teatro comunale, Michelangelo Busco. Sei spettacoli, si diceva, tutti con inizio alle 21.00. Grandi spettacoli, nomi di grandi richiamo, come registrato in trent’anni di attività in veste di direttore artistico da Renato Forte, attore e regista, che nel tempo, come ricordava il vicesindaco-assessore, ha ospitato nella sua città attori e titoli di statura non solo nazionale. La rassegna è realizzata in collaborazione con “Supermercati Pascar” e “Costruiamo Insieme”. Un grazie ad istituti, associazioni, aziende e attività del territorio: Allianz bank, Mister Toys giocattoli, Franky ristorante e pizzeria, NonSoloCase, Palmisano, D’Antona auto, San Giorgio radiologia, Studio Renato Ingenito.

Torna, dunque, l’Associazione “Angela Casavola” con una breve, ma compendiosa serie di spettacoli con prezzi di biglietti e abbonamenti contenuti (Primi posti 150euro, secondi posti 120euro). Mercoledì 1 dicembre, tocca alla coppia formata da Maurizio Micheli e Debora Caprioglio aprire la Stagione di spettacoli. Titolo della commedia, “Amore mio aiutami”, ispirata liberamente alla sceneggiatura di Rodolfo Sonego che firmò un classico della cinematografia italiana, con Alberto Sordi e Monica Vitti. Si riprende venerdì 18 febbraio con Francesco Cicchella e il suo “Diffidate dalle imitazioni Show”, uno spettacolo comico-musicale nel quale il camaleontico protagonista mostra tutte le sue straordinarie doti di imitatore e autore.

Una delle maggiori attrazioni del cartellone, sabato 26 febbraio con “Lucchettino Show”, il duo comico internazionale che ha registrato successo in tutta Europa. Irresistibile le gag di un duo che ripercorre, avendone titolo, la grande tradizione comica della commedia dell’arte italiana.

Sabato 19 marzo, “Un paio d’ali”. Una delle più famose commedie musicali della coppia Garinei e Giovannini (dal titolo omonimo alle canzoni “Non so dir ti voglio bene”, “L’uomo inutile”, “La Sgargamella”, firmate da Gorni Kramer), interpretate dalla Compagnia “Angela Casavola”, che rende omaggio all’indimenticato Pino Rapetti, grande compagno di scena.

Mercoledì 23 marzo, è la volta di uno dei mattatori del teatro italiano: Biagio Izzo. Uno dei volti più noti di tv e cinema, porta in scena “Tartassati dalle tasse”. Mimica e teatralità per uno spettacolo esilarante di circa due ore. Infine, venerdì 29 aprile, “Bloccati dalla neve”. Protagoniste due star del teatro, e non solo, considerando i loro volti fra i più noti del cinema e della televisione: Enzo Iacchetti e Vittoria Belvedere. Iacchetti interpreta un misantropo la cui pace viene sconvolta da una tempesta di neve: “Un giorno, una donna gli si presenta alla sua porta e…” e, di colpo, la vita cambia.

 

SCONTI PER TUTTI

Un cenno agli abbonamenti, interviene ancora Forte. «Proponiamo il rinnovo – spiega il direttore artistico – per la stagione 2021/22; una indicazione rivolta ai nostri affezionati abbonati ancora in possesso dei titoli per assistere alla stagione interrotta a causa del covid: dall’importo del nuovo abbonamento saranno sottratti i ratei relativi agli spettacoli non goduti nella precedente stagione non condotta a termine per cause non dipendenti dalla nostra volontà. Per quanti non fossero interessati al rinnovo dell’abbonamento, saranno assegnati i voucher per assistere agli spettacoli di Francesco Cicchella e a quello con Maurizio Micheli e Debora Caprioglio».

Le attività cui fa riferimento Forte, si svolgeranno presso l’agenzia immobiliare “NonSoloCase”, con sede in via principe Amedeo 188 Taranto da mercoledì 3 a mercoledì 10 novembre tutti i giorni (sabato pomeriggio e domenica esclusi), dalle 9.30 alle 13.00 e dalle 17.00 alle 20.00 (numeri telefonici già di Box office 3920119199, oppure 099 4001058). Anche i possessori dei biglietti relativi agli spettacoli annullati, potranno ritirare i voucher per gli spettacoli sostitutivi. Abbonati e possessori dei biglietti, potranno beneficiare del rilascio dei voucher  in questione, solo se hanno inoltrato richiesta entro il 20 maggio 2020, come da Decreto Legge. Questi i prezzi degli abbonamenti per assistere agli spettacoli in programma: Primi posti 150euro; secondi posti 120euro (sconti per over 65 e under 20). Segreteria organizzativa a cura di Laura Forte e Marina Forte.

Prevendita e info – NonSoloCasa, via Principe Amedeo 188 Taranto, 9.30/13.00 – 17.00/20.00. Info: 3920119199 – 0994001058. Nei giorni di spettacolo, dalle 20.15 esclusivamente al botteghino del Teatro comunale Fusco. Spettacoli, ore 21.00. Vietato l’ingresso in sala a spettacolo iniziato.

 

Rassegna “I colori del teatro” – Teatro Fusco Taranto

 

Mercoledì 1 dicembre

Maurizio Micheli e Debora Caprioglio

Amore mio aiutami

Venerdì 18 febbraio

Francesco Cicchella

Diffidate delle imitazioni Show

Sabato 26 febbraio

Luca & Tino

Lucchettino Show

Sabato 19 marzo

Compagnia Angela Casavola (ricorda Pino Rapetti)

Un paio d’ali

Mercoledì 23 marzo

Biagio Izzo

Tartassati dalle tasse

Venerdì 29 aprile

Enzo Iacchetti e Vittoria Belvedere

Bloccati dalla neve

Prevendita e info – NonSoloCasa, via Principe Amedeo 188 Taranto, 9.30/13.00 – 17.00/20.00. Info: 3920119199 – 0994001058. Nei giorni di spettacolo, dalle 20.15 esclusivamente al botteghino del Teatro comunale Fusco. Vietato l’ingresso in sala a spettacolo iniziato. Primi posti 150euro; secondi posti 120euro (sconti per over 60 e under 20). Segreteria organizzativa a cura di Laura Forte e Marina Forte.

«Case a un euro!»

Taranto celebra la seconda fase, la Puglia impara

Il Comune vende case a una cifra simbolica. Il resto della regione segue le indicazioni del sindaco Rinaldo Melucci. “Esquire” e “Idealista”, riprendono e divulgano l’iniziativa. Anche dall’estero l’interesse per gli edifici della Città vecchia. «Ripartiamo dal cuore dell’Isola per il nuovo sviluppo della nostra città», dichiara il primo cittadino. E la stampa nazionale e internazionale, chiosa: chi compra deve ristrutturare, acquistare mobili, materiali, pagare artigiani, idraulici e così via: l’economia viene rimessa in circolo

 

Prima ad agosto dello scorso anno, la prima fase, poi a settembre quest’anno, la seconda, il sindaco di Taranto, Rinaldo Melucci, con la sua Giunta ha confermato l’atto di indirizzo relativo al programma “Case a 1 euro”. Un programma, fanno saper dal Comune di Taranto, che rientra tra le misure  ideate all’interno di Ecosistema-Taranto, la strategia di transizione ecologica, economica ed energetica di Taranto “resilient city”, ideata dal sindaco Rinaldo Melucci, e che eleva le culture dell’abitare a pilastro dell’intero sistema.

«Negli scorsi mesi – informa Francesca Viggiano, assessore al Patrimonio e ai Lavori pubblici – avevamo testato l’impatto di tale misura, per valutarne fattibilità e portata; visto il grande interesse, anche internazionale, che il programma ha generato, abbiamo continuato a lavorare su tale progettualità, poi confluita nel   DUP, il Documento Unico di Programmazione, approvato in Consiglio Comunale».

Non è un caso che l’assessore alluda a un interesse suscitato oltre i nostri confini. Del progetto promosso dal sindaco di Taranto, si è infatti interessato anche “Esquire”, rivista americana di moda. L’articolo riportato sul sito della rivista attacca con un interrogativo, per poi sviluppare un ragionamento in qualche modo condivisibile. «Le case a 1 euro smetteranno di esistere – si domanda “Esquire” – oppure, invece, come pensano alcuni aumenteranno in futuro? Non è facile fare previsioni, alla fine della fiera tutto dipende da come i singoli comuni (fra questi Taranto, ndr) cercheranno di risolvere la crisi abitativa, lo spopolamento dei piccoli centri e altri problemi urbanistici molto diffusi in Italia. Eppure, quello che sappiamo con certezza, è che il progetto delle case a 1 euro sta avendo un ottimo successo, superiore alle aspettative».

 

CASE 4 - 1

     Foto Aurelio Castellaneta

 

ECCO LA FASE 2

Ma il Comune di Taranto è andato oltre. «Il lockdown ed il doveroso rinvio, per ragioni di sicurezza, dell’approvazione del DUP – riprende l’assessore Viggiano – hanno rallentato i tempi di attivazione della misura; ora, la partenza della “Fase 2” ci consente di andare dritti verso la realizzazione di questa misura che tanto ha fatto parlare di sé in tutto il mondo; abbiamo già predisposto un testo standard da inviare via mail a tutti coloro i quali, dagli Stati Uniti alla Russia, passando attraverso l’Europa, la Cina ed addirittura l’Australia, avevano manifestato il proprio interesse ad investire sulla nostra Città vecchia (l’Isola, ndr) ed il suo patrimonio inestimabile, fatto di cultura, storia e tradizione. Le case a 1 euro, vista anche la pioggia di milioni che arriveranno in città vecchia per ridisegnarne il destino e per farla, finalmente, divenire la perla del Mediterraneo, si concilia con tutti i nuovi cantieri previsti ed in avvio e ci consentirà di seminare davvero la rinascita nel cuore dell’isola, per strapparla agli anni di degrado ed abbandono, seguiti ai crolli degli Anni Settanta.

«Il progetto delle “Case vendute a 1 euro” – riprende “Esquire” in un lunga, esaustiva riflessione estesa all’intera Puglia – è semplice: le amministrazioni, in accordo coi privati, vendono gli immobili diroccati, disabitati o semplicemente sfitti da molto tempo. In questo modo ciò che non produceva reddito torna a produrne, e al comune entrano nuove tasse da nuovi abitanti, ingolositi dal prezzo bassissimo (1 euro, appunto) delle case. La società ne gode: chi compra deve ristrutturare, e, quindi comprare mobili, materiali, pagare artigiani, idraulici e così via. Insomma, l’economia viene rimessa in circolo a partire da un’idea tanto semplice e intuitiva».

 

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     Foto Aurelio Castellaneta

 

NON SOLO ESQUIRE…

In Puglia, scrive il sito specializzato “Idealista”, «il comune di Taranto ha rinnovato anche per il 2021 l’iniziativa di vendere case a 1 euro” e di conseguenza ci si aspetta che lo faccia anche in futuro. L’obiettivo è quello di creare una rete abitativa, ma non solo. L’ideale sarebbe veder sorgere una rete turistico-ricettiva diffusa. Insomma, non soltanto alcune singole case vendute a un euro in centro storico, ma una intera rete abitativa e addirittura una collaborazione con enti turistici e strutture ricettive».

«Ripartiamo dal cuore della nostra città – considera il sindaco Melucci – certi che questa misura possa costituire, insieme a tutti gli altri programmi di valorizzazione dell’isola, la miccia per il nuovo sviluppo di Taranto, fuori dalle logiche obsolete che ci hanno sino ad ora costretti a volare basso e ad accontentarci. Ma sono ormai finiti quei tempi. Taranto vuole rinascere e può finalmente farlo. Nei prossimi giorni renderemo noti maggiori dettagli sugli edifici e sulle procedure di partecipazione già approntate dalla struttura complessa delle politiche abitative e patrimonio».

«Che impegno, la politica…»

Abdullahi, somalo, consigliere comunale

Rifugiato, eletto con oltre mille preferenze. «Lavoro per l’integrazione, rafforzare il dialogo interculturale e interreligioso. Sogno percorsi di educazione nelle scuole e diffondere politiche di buon vicinato. In alcune zone non è facile essere nero e dire “Voglio rappresentarti”

 

Bella la storia di Abdullahi, sbarcato tredici anni fa a Lampedusa. Passato attraverso quel percorso che molti suoi fratelli in arrivo dal continente africano hanno compiuto, lui ha fatto di più. Ha imparato la lingua italiana, questo per accorciare le distanze fra sé e gli italiani con i quali, dice lo stesso Abdullahi, non ha mai avuto discussioni sui temi razziali. Poi ha trovato un lavoro, prima saltuario, poi da mediatore, a fare da interprete per i suoi connazionali e quanti, neri come lui, arrivavano dall’Africa. Infine, la cittadinanza onoraria prima, la nazionalità italiana poi. E con quest’ultima, la possibilità di esprimere la propria opinione politica attraverso il voto. E, perché no, candidarsi. Rappresentare le minoranze, ma anche gli stessi italiani, quelli che si sono allontanati dalla politica, non hanno più fiducia dei propri rappresentanti,  «tanto sono tutti uguali…». E invece, lui, il somalo arrivato in Italia tredici anni fa, non solo fa attività sociale, scrive libri, si spende per il prossimo, ma sostenuto, incoraggiato da un sacco di amici, si candida pure. E la cosa bella è che Abdullahi viene anche eletto in Consiglio comunale. A Torino, millecentododici preferenze.

Bene ha fatto, dunque, con la solita puntualità a raccontare la sua storia la redazione del “ilfattoquotidiano”. Abdullahi sbarca nel giugno del 2008 a Lampedusa. Con lui, somalo, altri connazionali. Sette mesi di viaggio attraverso l’Africa, per essere poi trasferito a Settimo Torinese, nel Centro accoglienza della Croce rossa italiana.

 

«PRIMA IMPARA L’ITALIANO…»

«Primo obiettivo – spiega alla redazione del noto quotidiano – imparare l’italiano e lavorare; qualche anno dopo sono arrivate altri miei connazionali». Giunto in Italia prima di loro, Abdullahi viene coinvolto come interprete. «Non solo, volevo migliorarmi, così ho fatto il corso di mediatore interculturale: l’inizio di un percorso…».

Comincia così, spiega il giornale online diretto da Peter Gomez (Marco Travaglio firma quello cartaceo) il suo impegno per favorire l’integrazione degli stranieri, ma anche per far conoscere la vita dei migranti agli italiani. Qualcosa di talmente impegnativo che sette anni fa il Comune di Settimo Torinese conferisce al giovane somalo la cittadinanza onoraria. Atto simbolico, si legge nella motivazione, per premiare «il forte senso civico che si traduce in impegno concreto svolto a favore della comunità».

Cinque anni fa arriva, poi, la cittadinanza vera. E co questa, tutti i doveri e i diritti che ne conseguono, come votare e candidarsi. Collabora con un’associazione come animatore sociale negli istituti superiori e nei due anni successivi, siamo nel 2018, dopo aver promosso il Festival dell’Europa solidale e del Mediterraneo, fonda un’associazione della quale entrano a far parte altri rifugiati come lui. Fra gli obiettivi: lavorare per l’integrazione, rafforzare il dialogo interculturale e interreligioso, realizzare percorsi di educazione nelle scuole e diffondere politiche di buon vicinato. «Siamo in dieci – spiega a “ilfattoquotidiano” – cinque ragazze e cinque ragazzi, nati in continenti differenti: primo progetto, dare a cinquanta ragazzi provenienti da trenta Paesi diversi l’abbonamento ai musei di Torino; un modo per far conoscere loro il posto dove in cui vivono. Questo piccolo, significativo strumento serve a coinvolgerli, a non allontanarsi, piuttosto a vedere un futuro: ogliamo rendere Torino una città capace di far sentire tutti cittadini del posto».

Lo scorso anno sembra quello buono. Dopo i dodici anni trascorsi in Italia, potrebbe tornare a visitare la sua famiglia e i suoi amici in Somalia, ma la pandemia ferma il suo viaggio. Nonostante quel grave contrattempo, lo stesso 2020 arrivano altre soddisfazioni: pubblica il suo libro “Lo sguardo avanti” e riceve dalla Commissione europea il premio “Alterio Spinelli”, «per la sua attività di sensibilizzazione».

Nei mesi scorsi arriva la decisione di candidarsi con il centrosinistra. E’ la sua prima campagna elettorale. «Ho fatto soltanto un incontro pubblico – racconta – per il resto, ho preferito incontrare la gente sui trasporti pubblici o alle fermate. Approfittavo dei pochi minuti di attesa. In alcune zone non è facile essere nero e dire “Voglio rappresentarti”, ma non ho subito attacchi di stampo razzista. Ascoltavo i problemi e le proposte dei cittadini, ero lì e la gente si apriva. Ne ho ascoltate di tutti i colori».

 

«NO STRANIERI PER SEMPRE»

Per questo Abdullahi promette di impegnarsi per le periferie, le politiche giovanili e l’inclusione. «Ci sono molte case vuote e inutilizzate – le parole del neoconsigliere comunale – che potrebbero avere un utilizzo sociale con accordi tra privati e l’Amministrazione; bisogna potenziare le linee che collegano i quartieri periferici, soprattutto la sera, e rendere accessibili più facilmente ad anziani e disabili alcuni tram molto vecchi».

C’è poi un altro tema su cui poi vorrebbe lavorare. «Non si può essere stranieri per sempre. La composizione della nostra città è chiara: una grandissima percentuale dei residenti viene da altre città, regioni o Stati. A Torino abbiamo circa trentottomila persone nate all’estero e iscritte all’anagrafe elettorale – conclude Abdullahi – e una parte dell’astensionismo riguarda anche queste persone e i loro figli; molti non hanno mai votato, non sanno chi votare o non conoscono gli schieramenti, oppure sono delusi dalla politica; ecco: aumentare la loro partecipazione è uno degli obiettivi che mi pongo. È un compito difficile, ma dobbiamo lavorare molto e dare spazi di protagonismo alle associazioni di migranti e della diaspora. Ne ho già parlato col sindaco e tornerò a parlarne ancora, a breve…».

«Sblocchiamo i fondi»

Xylella, quarantaquattro milioni di euro per sconfiggerla

Intanto l’assessore regionale Donato Pentassuglia ha chiesto al Ministero dell’Agricoltura altri settecento milioni. La rigenerazione del territorio innanzitutto, per ripartire con i posti di lavoro (persi trentatremila) e la produzione di olio (in Puglia il 50% di quella nazionale)

 

Xylella, la sciagura delle nostre campagne, c’è una via d’uscita. Siamo alla sintesi di quanto detto e scritto in questi ultimi mesi, con in testa Confagricoltura che marca stretto il Governo italiano. Infatti, per venire incontro alle esigenze degli agricoltori che stanno reimpiantando ulivi resistenti alla Xylella “fastidiosa”, servono intanto quei quarantaquattro milioni di euro già intercettati, ai quali vanno aggiunti, e al più presto, altri settecento milioni di euro. E’ la sintesi di un incontro promosso da Confagricoltura Puglia svoltosi a Lecce nella sede dell’unione provinciale e al quale hanno partecipato l’assessore all’Agricoltura della Regione Puglia, Donato Pentassuglia, il presidente di Confagricoltura Puglia, Luca Lazzàro, e il presidente di Confagricoltura Lecce, Maurizio Cezzi. Pentassuglia ha evidenziato che oltre un mese fa la Regione Puglia ha richiesto al Ministero dell’Agricoltura settecento milioni per la rigenerazione del territorio, un fondo che molti si auspicano si sblocchi e definitivamente e al più presto.

L’incontro si è svolto a conclusione di una giornata intensa partita con un giro in alcune aziende che hanno già iniziato a reimpiantare gli ulivi e stanno già ottenendo i primi risultati.

 

CENTOCINQUANTAMILA ETTARI COLPITI!

«I dati in nostro possesso parlano chiaro – ha detto Lazzàro – a otto anni dalla prima segnalazione ufficiale di focolai (ottobre del 2013 a Gallipoli e Alezio) la Xylella si è propagata velocemente e, ad oggi, ha colpito circa centocinquantamila ettari di oliveto nelle province di Lecce, Brindisi e parte del Tarantino. Facendo un conteggio, sulla base delle ore di lavorazione che richiedono gli impianti di olivi, si sono persi circa trentatremila posti di lavoro. La Puglia produce il 50% dell’olio italiano, quello che è avvenuto nel Salento è dunque una devastazione paesaggistica, produttiva e sociale».

Il nostro sistema olivicolo ha un peso importantissimo sul totale dei lavoratori e delle giornate agricole dell’intero settore. «La Comunità salentina – ha fortemente sostenuto il presidente di Confagricoltura Puglia – nel corso degli ultimi anni è rimasta senza la sua principale produzione agricola; per questo motivo è necessario sbloccare tutte le risorse necessarie a rilanciare l’economia del territorio e bloccare la corsa del batterio che circola già nel sud Barese».

«Siamo qui…»

Vasco, dalla Puglia il suo nuovo video

Girato a Spinazzola, Alta Murgia. Consolida legame e affetto del rocker per la nostra regione. E, a giugno, tour e maxiconcerto a Bari. 

Alle 11 in punto di ieri mattina, arriva dai canali social di Vasco Rossi la “prima” ufficiale del suo nuovo video: “Siamo qui”. Come se ce ne fosse stato ancora bisogno, il rocker di Zocca, anche stavolta, dà dimostrazione di quanto sia legato alla Puglia. Le vacanze estive, e non solo, nella “sua” Castellaneta, da lui definita, “buen retiro”. Le vacanze, i concerti, tanti, non ultimo quello in programma a Bari a giugno del prossimo anno. E non solo.

Dicevamo del video, “Siamo qui”. Girato, nemmeno a dirlo, nella sua seconda casa: la Puglia. Il video, Vasco conferma. «È stato girato a Spinazzola, in Alta Murgia, luogo incantevole». È un passaggio di quanto il cantautore scrive in un post.

 

PONTE DEI 21 ARCHI…

Nel video, balza subito agli occhi il suggestivo ‘Ponte dei 21 archi’, viadotto ferroviario costruito negli ultimi anni dell’Ottocento.

«Clip d’autore – si legge in una nota dell’Ufficio stampa dell’artista – questo lavoro (lungo oltre 6 minuti, ndr) entra nel racconto che Vasco sta costruendo con il regista Pepsy Romanoff dal primo video. In ‘Siamo qui’ Vasco ha un alter ego femminile, l’attrice Alice Pagani, che attraverso simboli, gesti e atmosfere e, soprattutto, le espressioni del volto, rappresenta la notte, la parte oscura e onirica. Il sogno che, nella realtà, diventa un enigma, un brivido che vola via, tutto un equilibrio sopra la follia…».

 

LA PUGLIA RINGRAZIA

Minuti dopo la pubblicazione del post, e dunque del video, sui social ecco il commento del vicepresidente della Regione Puglia, Raffaele Piemontese. «Lui è Vasco Rossi – ha scritto, pubblicando uno screen -. E questo è un frammento del video appena uscito di ‘Siamo qui’, girato in Puglia con il sostegno della Regione Puglia. Orgogliosi di aver dato il nostro piccolo contributo a un’opera artistica plurale, centrata sul brano che dà il titolo al nuovo album del grande Vasco». Mesi fa la cittadinanza onoraria, oggi l’Ente principale certifica un matrimonio. Indissolubile, si augurano tutti i pugliesi, che hanno a cuore la propria terra. E l’arte, la sensibilità del cantautore italiano più amato.

«Marocchino!»

Hassan, spiega come essere tolleranti

«Mio figlio Ali, nato in Italia, ogni tanto tornava da scuole in lacrime. Gli ho insegnato a sorvolare, tanto prima o poi si stancheranno gli dicevo. E’ andata così, due compagni gli hanno chiesto scusa, il più ostinato è diventato il suo miglior amico: sono ragazzi…»

 

«Marocchino, sei un marocchino!». Ali, dieci anni, figlio di Hassan, quarantuno anni, nigeriano, da una ventina in Italia, torna a casa e scoppia a piangere. Prova a non farsene accorgere dal papà. Sta piangendo, ma nonostante la sua giovane età, il piccolo studente, che parla correntemente l’italiano e il francese, ha un moto d’orgoglio. “Non voleva farsene accorgere – spiega Hassan – anche se non nascondo che quando cercai di confortarlo stringendolo al mio petto e spiegandogli che si trattava solo di ragazzate, lui cercò di liberarsi con uno strattone violento: lo capisco, ci sono passato anche io, chiunque abbia un colore di pelle vicino al nero, per qualche ragazzetto è “marocchino”».

Non è sempre così. «Vero, adesso la storia sta cambiando, nel tempo io e i miei connazionali, ma in buona sostanza i miei fratelli venuti dall’Africa con la voglia di lavorare e inserirsi nella società, accettando regole e usanze del Paese, abbiamo avuto modo di farci apprezzare; certo venti anni fa, con le prime folate e i primi ingressi in Europa era complicato spiegarci che le nostre intenzioni era miti e non avevamo nessuna intenzione di rubare loro lavoro e donne…».

 

SEMPRE LA SOLITA STORIA…

Solita storia, Hassan. «Un tempo – puntualizza – ora tutto è passato, non dobbiamo dimostrare più niente: abbiamo voglia di lavorare e, se il caso, lo richiedesse, anche qualche sacrificio; io stesso, una volta arrivato in Italia, per un tozzo di pane, raccoglievo pomodori e angurie: gratis, in cambio di un giaciglio sul quale dormire e una razione di cibo».

Quel tempo, per fortuna, è passato. «Non è più così, gli episodi che vanno sui giornali sono isolati, lo stesso quelle vicende che mettono di fronte i ragazzini che si offendono pesantemente e, talvolta, se le danno di santa ragione: succede dappertutto, qui si dice “Sono ragazzi…”, ecco sono ragazzi, ovunque i bambini prima, i giovanotti poi, ovunque, se le sono suonate di santa ragione, così è bene non generare odio su odio: è successo, basta, magari gli stessi ragazzi che oggi offendono, domani si pentiranno di aver pronunciato quelle frasi».

Bravo Hassan, lo sa Ali, che sei un genitore modello? «Quello che ho sofferto io non voglio che accada anche a mio figlio sotto forma di altra sofferenza: io partii a venti anni da casa, la mia Nigeria, il dolore nel cuore, su un gommone: con me, in un mare in tempesta, un centinaio di ragazzi, chi nigeriano, chi maliano, chi marocchino; da dieci anni non torno nel mio Paese, ho sempre la sensazione che sia pericoloso, mia moglie e i miei figli, perché nel frattempo ne ho avuto un altro, Samuel, otto anni, non vogliono che parta: ho una parte del mio cuore lì, quel che resta della mia famiglia, una mamma che si dibatte fra mille problemi, con un marito che non ha più, perso tre anni fa, dopo una lunga malattia».

 

«ALLA FINE SI STANCANO…»

Tutto spiegato ad Ali. «Sì, non è stato facile spiegarglielo – dice Hassan – come non è stato semplice farlo capire a uno dei professori con cui sono andato a parlare: gli insegnanti provano a mettere pace, a spiegare: la soluzione che suggeriscono il più delle volte è una sola: non farci caso. Certo, dovrebbero sapere che ad un ragazzino certe frasi fanno più male che ad uno in età, ma è così che va, non mi preoccupo più di tanto, vedo sempre il bicchiere mezzo pieno: la tolleranza a lungo andare paga, chi gioca a sentirsi superiore alla fine si stanza e comprende che siamo tutti uguali, che qualcuno è nato nel posto sbagliato, fra una caccia alle streghe e una guerra civile».

«Ali è cresciuto nella testa, io e la sua mamma siamo orgogliosi di lui; i compagni di scuola hanno capito che con quella frase offendevano più se stessi, la loro intelligenza che non un ragazzo indifeso che aveva il solo “torto” – vogliamo chiamarlo così? – di avere una pelle di un altro colore. Un paio gli hanno chiesto scusa, il terzo, quello che sembrava il più ostinato, è diventato uno degli amici più cari di Ali, meglio di così. Ci vuole tolleranza, basta insistere, come fosse un loop, hai presente, un martello, alla fine uno abituato a dare sberle si stancherà nel versi porgere l’altra guancia: sono cristiano, come l’intera famiglia, il Signore ci ha lasciato un grande insegnamento e noi siamo felici di averne fatto una ragione di vita».

Taranto brinda su Sky

Varvaglione1921, cento anni, svetta in Italia e all’estero

L’azienda vitivinicola sbarca sul canale “Arte”. Tra le dieci Cantine selezionate, racconta il brand e il legame con il territorio. «Orgogliosi di rappresentare una Puglia vinicola che fa un buon vino si prende cura del proprio ambiente», dice Marzia, portavoce di una famiglia che da un secolo si dedica a una produzione di alto livello. Altro motivo di vanto per la nostra provincia.

 

Da anni leader in Italia e all’estero per la produzione di un vino straordinario, l’azienda Varvaglione1921 è diventata regina del mercato. Che fosse un’etichetta fra le più considerate del nostro Paese, era cosa nota. Se ne erano accorti gli addetti ai lavori e i consumatori di un vino dal gusto unico, ma anche gli strumenti di comunicazione, tanto che se n’è accorta anche la tv.

Taranto. Arte, Creatività e Cultura del Vino in Italia sono gli ingredienti della fortunata serie tv “B.E.V.I.” (Bacche, Enologi e Vinattieri d’Italia) che da oggi, mercoledì 20 ottobre, sarà in onda su Sky Arte (canali 120 e 400) e disponibile On Demand ed in streaming su NOW.

L’azienda tarantina Varvaglione1921 è tra le dieci cantine italiane scelte per un racconto del mondo del vino che sia progetto di alta visione vitivinicola ma anche legame con il territorio, con la sua storia, con la sua identità, in un viaggio che della bellezza e dell’arte facciano da traghettatori.

Dalla Sicilia al Trentino, passando per Taranto, arriva su SKY Arte un viaggio di scoperta alla ricerca di storie imprenditoriali esemplari e di territori che hanno contribuito a generare la civiltà della vite e del vino in Italia.

Una chiave di racconto originale e innovativa, insieme alla cura nella definizione delle immagini e la scelta di montaggio, sono i fattori di successo della serie televisiva B.E.V.I. che ritorna su Sky Arte con 10 episodi nuovi di zecca per una seconda stagione dedicata al rapporto tra Vino Arte e creatività, segnala la giornalista Monica Caradonna.

 

RISPETTO DEL TERRITORIO

«Siamo orgogliosi di rappresentare la Puglia in questo progetto che ci inserisce in un contesto di grande storia della viticoltura italiana – commenta Marzia Varvaglione – e siamo felici di essere rappresentanti di una Puglia vinicola che oltre a fare buon vino si prende cura del proprio ambiente, è attenta a valorizzare la storia del territorio circostante. Con i nostri vini portiamo nel mondo Taranto e la sua storia millenaria e siamo onorati che SKY Arte ci abbia scelto per un racconto intenso e declinato lungo le coordinate della bellezza».

Uno spaccato in dieci episodi – in onda ogni mercoledì alle 20:40 dal 20 ottobre prossimo – che celebra le cantine come autentiche fucine di creatività, artigianalità ed arte: luoghi di culto che hanno custodito e tutelato, nel tempo, un patrimonio che per identità e qualità rappresenta un vanto per l’Italia nel mondo.

 

B.E.V.I. SU SKY ARTE

Dalla Sicilia con Cantine Florio e Tasca d’Almerita, passando per Frescobaldi nel cuore della Toscana per raggiungere l’Umbria di Tenute Lunelli e l’Abruzzo di Masciarelli. Ci sarà spazio anche per l’arte della distillazione – in questa nuova stagione di B.E.V.I. – raccontata dalla famiglia Nardini, il cui nome, attraverso secoli e generazioni, è diventato un’icona italiana nel mondo della grappa. Il viaggio di scoperta proseguirà alla volta del Trentino con l’azienda Ferrari e in Veneto con Santa Margherita e, subito dopo, farà tappa nel tempio del Chianti Classico con la famiglia Antinori per poi giungere a Frascati e Terracina nel settimo episodio per conoscere la storia della viticultura laziale. Nell’ottava puntata le aziende Varvaglione e Montevetrano racconteranno al grande pubblico il fascino e la cultura delle terre del Sud vitivinicolo: Puglia e Campania.

«L’idea di B.E.V.I. nasce dall’esigenza di riscoprire l’animo e l’identità culturale del vino italiano – sottolinea Federico Di Giambattista, alla guida di Artlouder insieme alla compagna e autrice della serie Chiara Panzieri -. Nella seconda stagione abbiamo cercato di far emergere, ancor di più, il valore del “viaggio” rivelando al grande pubblico, tappa dopo tappa, regione dopo regione, i tesori enologici racchiusi nel Bel Paese».

Azzurri contro l’idiozia

La Nazionale italiana scende in campo contro le discriminazioni razziali

Prima lo aveva fatto salomonicamente. I nostri calciatori osservavano gli avversari e poi decidevano, oggi la scelta è diversa. Dopo gli episodi di Koulibaly e Maignan in serie A, la posizione è più severa. Ragazzi, un gesto di classe, allora…

 

Torino, Allianz Stadium, i giocatori di Italia e Belgio si inginocchiano prima dell’inizio della finale per il terzo posto di Nations League. Il gesto, forte, è a favore del “Black Lives Matter” (Le vite nere contano), il movimento contro il razzismo.

Italia-Belgio. Era già successo nella gara precedente, sempre contro la squadra di Romelu Lukaku, ma stavolta a Monaco di Baviera, prima dei quarti di finale di Euro 2020. Era stata un’incompiuta, i calciatori azzurri, intanto erano impreparati all’evento, dunque al “cosa fare o non fare, cosa diranno nel nostro paese, i nostrri amici, e via di questo passo”. Insomma, il tema aveva accompagnato il cammino della squadra azzurra durante gli Europei. Numerose, ma anche esagerate aggiungiamo noi, perché è bene anche non enfatizzare un gesto che in piena civiltà non dovrebbe nemmeno esistere, significherebbe tornare all’Età della Pietra. C’era state comunque delle polemiche, gli Azzurri erano stati presi alla sprovvista, tant’è che quando, in occasione della terza partita successiva (Italia-Galles), Bale e il resto della squadra, compatta, si era inginocchiata prima del fischio d’inizio, solo cinque degli undici giocatori italiani in quel momento in campo avevano seguito l’esempio dei colleghi d’Oltremanica.

L’episodio aveva fatto molto discutere, animando il dibattito anche sul piano politico. In verità, la Federazione non aveva mai preso una posizione decisa lasciando libertà di scelta, all’italiana, ai giocatori, tanto che alla fine lo spogliatoio aveva deciso in per inginocchiarsi. Giù, ma solo per un fatto di rispetto nei confronti dei giocatori dell’altra squadra, che per una posizione convinta da parte delle casacche azzurre. Una decisione, al solito, salomonica, per non fare irritare più di tanto anche quella frangia di tifo, alle volte avesse cominciato a fischiare anche loro.

 

DALLA “A” AI DILETTANTI…

Tutti sanno che il razzismo è sempre più al centro dell’attenzione del nostro calcio, dalla serie A alle categorie di dilettanti dove giocano molti immigrati che, tecnicamente si fanno rispettare. Nelle ultime settimane avevano fatto notizia i casi del difensore senegalese del Napoli, Kalidou Koulibaly, oggetto di “buuu” e insulti vari, dopo la partita con la Fiorentina. Prima ancora era toccato al portiere rossonero Mike Maignan (ne abbiamo scritto nei giorni scorsi, un intervento elegante il suo, da Premio Pulitzer!). Durante la partita Juventus-Milan l’estremo difensore rossonero era stato oggetto di offese di stampo razziale.

In entrambi i casi, Koulibaly e Maignan, si erano attivate le indagini federali e penali (perché l’offesa razzista entra nell’ambito del penale, pertanto chi non ha rispetto non prendesse la cosa tanto alla leggera). Le indagini avevano portato all’identificazione dei responsabili (puniti con il Daspo, impedire ai colpevoli di assistere a qualsiasi gara sportiva). Sul tema, inoltre, avevano fatto molto discutere le ultime dichiarazioni di Marco Materazzi (“A me davano del figlio di… ma nessuno prendeva posizione”). Siamo riconoscenti ad uno dei campioni Mondiali di Berlino, ma non è la stessa cosa. Lo diciamo in senso provocatorio, la cosa, “figlio di…”, in qualche modo rende uguali: come a dire che sia i bianchi che i neri possono essere così scorretti da guadagnarsi un appellativo identico.

 

UN CORO DI “NON CI STIAMO!”

Tornando alla gara Italia-Belgio, finita con l’identico risultato (2-1), il gesto dei calciatori della Nazionale italiana non provoca grandi sorprese, visto che per i Diavoli Rossi è diventata una consuetudine inginocchiarsi prima di ogni partita. Anzi a questo proposito della gara il centrocampista della Juve (e della Nazionale), Manuel Locatelli, aveva spiegato chiaramente come la posizione sua e dei suoi compagni di squadra non fosse affatto cambiata. “Se i nostri avversari si inginocchieranno – aveva detto alla stampa – lo faremo anche noi: chi è protagonista di episodi di razzismo non deve più entrare negli stadi, occorrono decisioni severe, è ora che il razzismo esca dal calcio”.

Sottoscriviamo. Ma se ci inginocchiassimo senza aspettare che lo facciano per primi gli avversari, non sarebbe anche questo un bel colpo di tacco? Come a dire un gesto di alta classe.