Oscar del Turismo al MArTA di Taranto

Premiato tra le migliori attrazioni al mondo

Il “TripAdvisor Travellers’ Choice Award” è il massimo riconoscimento delle destinazioni turistiche internazionali. Un titolo che celebra i luoghi di cultura e registra ottime recensioni da parte dei turisti nell’arco degli ultimi dodici mesi. Un risultato che la direttrice, Eva degl’Innocenti, ha condiviso con tutto lo staff: «Il patrimonio culturale è un’attrazione imperdibile, tanto che numerosi viaggiatori scelgono o scoprono la città anche grazie al Museo Archeologico Nazionale»

Eva degl'Innocenti e Chiara Ferragni

Eva degl’Innocenti e Chiara Ferragni

Il Museo Archeologico Nazionale di Taranto vince per il secondo anno consecutivo il TripAdvisor Traverlers’ Choice Award per la categoria “Attrazioni del mondo”.

Un successo che rende orgogliosa non solo la Direzione di uno dei principali attrattori turistici pugliesi, ma anche gli stessi tarantini ormai travolti da una “insana”, giustificata passione per il MArTA (acronimo del Museo Archeologico Nazionale di Taranto). Merito della direttrice del Museo, Eva degl’Innocenti, che ha condiviso il successo con il personale della struttura al quale va esteso un successo che equivale all’Oscar del Turismo.

orecchini-navicellaA dare l’annuncio del riconoscimento è stata la stessa Eva degl’Innocenti, a cui l’importante portale statunitense, che comprende oltre duecentomila recensioni di hotel, attrazioni turistiche e più di trentamila dedicate alle destinazioni più belle del mondo.

La piattaforma di guida di viaggio più grande del mondo, ogni giorno informa centinaia di milioni di persone interessate a diventare “viaggiatori migliori”. Dal certosino lavoro svolto da TripAdvisor, dalla pianificazione alla prenotazione fino al viaggio, mediante consigli e opinioni di altri viaggiatori, scaturisce una classifica di alto gradimento. Un indice di grande importanza, considerando poco meno il miliardo di recensioni, un numero pazzesco che fa da guida agli orientamenti di viaggio in quarantatré mercati del mondo e in ventidue lingue.

EVA DEGL’INNOCENTI, IL MOTORE…

«Ringrazio tutto lo staff del Museo Archeologico Nazionale di Taranto per questo importante riconoscimento – sottolinea la direttrice, Eva degl’Innocenti – un riconoscimento conseguito grazie al lavoro di qualità e all’impegno quotidiano di tutto il personale. Il Museo accoglie il visitatore immergendolo nella storia e nella cultura del Mediterraneo dalla Preistoria al Medioevo. Questo emoziona e rende il patrimonio culturale un’attrazione imperdibile, infatti sempre più numerosi viaggiatori scelgono o scoprono Taranto anche grazie al Museo archeologico».

Una esperienza maturata negli anni e un impegno costante che, insieme, hanno condotto il Museo Archeologico Nazionale di Taranto a figurare fra il 10% delle migliori attrazioni mondiali sui profili Tripadvisor. Un riconoscimento, il “TripAdvisor Travellers’ Choice Award”, che equivale all’Oscar delle destinazioni turistiche. Un titolo che celebra i luoghi di cultura o gli ambienti naturali che hanno ricevuto ottime recensioni da parte di viaggiatori provenienti da tutto il mondo nell’arco degli ultimi dodici mesi.

Un risultato raggiunto, si legge in una nota del MArTA, che nei difficili anni della pandemia elogia non solo il meglio della proposta turistico–culturale, ma anche gli elevati standard di sicurezza e la disponibilità della meta turistica prescelta, capace di venire incontro al viaggiatore anche attraverso l’utilizzo di nuove tecnologie e offerte comunicative e culturali integrate.

MArTAASSE DI SVILUPPO PER TARANTO

«L’effetto attrattore e attivatore del MArTA – prosegue nella sua disamina la direttrice Eva degl’Innocenti – contribuisce allo sviluppo del territorio: ora si tratta di dare sempre più forza e sostanza ad una filiera turistica che può certamente costituire un asse di sviluppo per Taranto e per il territorio».

MArTA Tripadvisor Travelers Choice 1Il MArTA è uno scrigno di tesori e di testimonianze del passato che raccontano la storia della città e del suo territorio. Alcuni di questi reperti, particolarmente significativi, sono diventati quindi punto privilegiato di sosta e approfondimento per tutti i visitatori.

Il Museo restò chiuso nei primi Anni Sessanta per lavori di ampliamento e riordino. A completamento dei lavori, il 4 aprile 1963 l’edificio fu inaugurato alla presenza del Presidente della Repubblica, Antonio Segni, che espresse compiacimento per l’ampiezza della raccolta dei reperti archeologici e per la loro suggestiva sistemazione attraverso il Ministro della Pubblica istruzione di allora, Luigi Gui.

Chiuso nuovamente per essere sottoposto a lavori di restauro dal mese di gennaio del 2000, fu mantenuta un’esposizione parziale a Palazzo Pantaleo, nel cuore del Borgo antico, il Museo riapre al pubblico il 20 dicembre 2007, dopo una serie di interventi di rinnovamento, ampliamento e restauro. Grazie al costante impegno della direttrice Eva degl’Innocenti e del personale del MArTA, il piano rialzato del MArTA oggi è utilizzato per esposizioni temporanee e convegni.

Il primo piano ospita la sezione greco–romana inerente alla società tarantina. Il secondo piano, inaugurato nell’estate del 2016, ospita, invece, la sezione preistorica del Paleolitico e dell’Età del Bronzo riguardante l’intero territorio pugliese.

«Matrimoni di lusso e paghe da fame»

Due camerieri, marito e moglie, fuggiti alla prima occasione

«Non era più il caso di restare», dicono Fabio e Annamaria, due ragazzi che se ne infischiano dell’anonimato. «Cosa possono farci, ora: non appena abbiamo ricevuto una raccomandata per un posto fisso a scuola, abbiamo lasciato tutto e venuti “su”, al Nord: altra storia…». Un uomo anziano. «Zero contributi e niente pensione, la più grande sciocchezza che io abbia commesso è stato lavorare a nero e non reclamare i miei diritti»

Foto Investire Oggi

Foto Investire Oggi

In queste settimane, sollecitati dal nostro direttore, prima per il Domenicale, successivamente per rispondere al nostro lavoro, dunque, approfondire su un tema che sta a cuore a molti giovani, ci siamo lanciati alla scoperta di nuove storie. Abbiamo, per esempio, intervistato ragazzi che dietro un nome fittizio ci hanno confessato di un lavoro a cinque euro al giorno, tanto da intitolare il servizio “Generazione cinque euro”. C’è da vergognarsi, ragazzi che lavano le scale; lavorano in un esercizio di gastronomia da asporto, qualche volta al banco, il più delle volte in cucina (durante la pausa: bottiglietta d’acqua e metà porzione di un qualsiasi “piatto” a proprie spese); chi, invece, lavora in un ristorante. Chi ebbe il coraggio di confessarci – perché molti non lo fanno, temono il licenziamento o il timbro di “infame” – è, purtroppo, in ottima compagnia. A decine le storie di gente incontrata per strada, al ristorante. Si capisce dall’espressione che hanno questi ragazzi. «Si vede, dotto’?», anticipa Antonio, quando avverte solidarietà, «è da stamattina che sto in piedi, non ho avuto il tempo di andare a casa: stasera, se tutto va bene, mi faccio una doccia e metto i piedi a bagno: ti coprissero di soldi, almeno, alla fine sei tu che ci rimetti».

Il ragazzo, ventitré anni, è veramente arrabbiato. «Ho tutti contro, perfino mio padre», dice, «secondo lui devo farmi le ossa, fare esperienza, solo così potrò avere mercato un domani, ma non credo più alla befana…». Frasi brevi, fra una portata e l’altra. Abbassa il tono della voce, si guarda intorno, per vedere se il titolare sta guardando o il caposala si sta avvicinando. «Ci sono le telecamere, abbiamo subito una rapina mesi fa, così dopo quanto accaduto hanno installato un servizio di controllo: i rapinatori si portarono via anche le nostre mance, andassero al diavolo anche loro! Capisco la disperazione, ma pescare nel contenitore delle mance, portarci via una manciata di euro, che vergogna…».

Foto Cofcommercio.it

Foto Cofcommercio.it

INTERNET E FANPAGE…

Abbiamo dato un’occhiata su internet. Purtroppo, è sempre questo angolo d’Italia a rimetterci la faccia, nonostante imprenditori accettino la sfida del rilancio del Sud. C’è concorrenza sleale, mancano i controlli, il mercato lo fanno i prezzi. «Non capisco come pratichino certi sconti – ci diceva, settimane fa, il presidente di Confcommercio, Leonardo Giangrande – quando vi assicuro che gestire un’attività ha costi proibitivi ed altri, gente che evidentemente che se ne infischia delle regole, fanno una politica dannosa per se stessi e per gli altri: gente a nero, pagata male, servizio approssimativo, cibi non proprio al top per tenere i prezzi bassi; tanto, questo è il ragionamento che non condividiamo, in estate stanno a pensare al mare, alle spiagge…».

Ma c’è anche la storia di Fabio. Ha scritto a Fanpage.it, sito che ha spesso posto l’accento con molta attenzione, ai tempi del lavoro. Anche noi usiamo nomi fittizi, perché nessuno si sente al sicuro. La parola del cronista che sa tenere il segreto professionale non basta. Così Fabio scrive che «anche io, come molti del Sud ho dovuto emigrare al Nord per lavoro; l’ho fatto a malincuore, ho lavorato diversi anni come cameriere in ristoranti di lusso – e da queste parti ce ne sono tanti… – in cui si tenevano grandi eventi come matrimoni e comunioni: firmavo una busta paga di milleduecento euro ma ne guadagnano appena quattrocento e la cosa peggiore è che tutto mi sembrava maledettamente normale».

Foto Matrimoni.com

Foto Matrimoni.com

STORIE DI TUTTI I GIORNI

Quante storie simili. Ma non c’è fine alla vergogna. Un uomo anziano. «Io e mio marito camerieri per passione, ma ora quel lavoro è una rovina per la nostra famiglia; per lavorare ho ignorato tutti i miei diritti: ho settantuno anni e sono senza contributi senza pensione».

Una Puglia ricca di queste aziende, sale per ricevimenti, complessi eleganti che ostentano uno sfarzo incredibile, ma dietro le loro facciate si consumano drammi umani di lavoratori sfruttati che solo a pensarci fanno venire i brividi.

«Quando andava bene – riprende Fabio, parlando della sua esperienza – lavoravamo per i matrimoni dalle nove del mattino a poco prima di mezzanotte: tutti i giorni tranne uno e mezzo a settimana: milleduecento euro al mese per un totale di più di settanta ore settimanali e per un compenso di meno di quattro euro l’ora. Vi rendete conto? Zero ferie pagate e con tutti i compensi accessori calcolati sulla base di 40 ore e quindi ridotte di circa la metà».

«Passavamo tutto il tempo in piedi, vestiti con giacche e cravatte per molte ore sotto il sole che lì, al Sud, supera i quaranta gradi: mia moglie in questa attività ha riportato vertebre schiacciate da questo lavoro, io anche ho cominciato a rovinarmi la schiena. Poi, per fortuna, ho ricevuto una chiamata dalla scuola, un posto in un istituto comprensivo al Nord, e siamo letteralmente fuggiti, senza pensarci due volte. A noi è andata bene…».

Non solo fanpage.it . Anche noi facciamo informazione, teniamo vivo l’interesse nei confronti dei ragazzi extracomunitari, quelli che lavorano nei campi, ma anche del sociale, dei nostri stessi ragazzi che subiscono la spregiudicatezza di chi si fa passare per imprenditore. Finalmente si parla di queste storie, finalmente qualcuno si interessa.

«Potrei raccontare mille episodi – conclude Annamaria – di una certa sudditanza, ricatti giornalieri, continue vessazioni e corruzione, politica, all’interno di queste attività: le paghe basse e gli orari assurdi sono solo la punta del male, sotto c’è, purtroppo, tanto altro ancora. Sarebbe bello che qualcuno cominciasse a scavare…».

Premio Strega a Mario Desiati

Lo scrittore martinese vince il più prestigioso premio per la letteratura

Quarantacinque anni, è entrato a far parte dell’Albo d’oro con Dacia Maraini, Umberto Eco, Primo Levi, Alberto Bevilacqua, Natalia Ginzburg, Giuseppe Tomasi di Lampedusa, Dino Buzzati, Mario Soldati, Alberto Moravia, Cesare Pavese ed Ennio Flaiano. Quasi da subito il favorito, l’autore ha dedicato la vittoria a due conterranei scomparsi: Mariateresa Di Lascia e Alessandro Leogrande

Foto La Repubblica

Foto La Repubblica

Con 166 voti sui 537 totali lo scrittore martinese Mario Mario Desiati ha vinto il Premio Strega 2022 con il romanzo “Spatriati” (Einaudi). Nella cerimonia di votazione svoltasi nella serata del 7 luglio al “Ninfeo di Villa Giulia” a Roma, trasmessa in diretta su RaiTre, movimentata da un improvviso temporale, Desiati ha conseguito il primo posto della classifica anche grazie ai voti, tra gli altri, dei giudici cosiddetti Amici della domenica. Desiati, che ha dedicato la vittoria a due conterranei scomparsi, Mariateresa Di Lascia e Alessandro Leogrande, era sembrato quasi da subito il favorito. Ma ha dovuto battere la concorrenza di ben altri sei autori e autrici (quest’anno eccezionalmente in finale non la tradizionale cinquina, ma un gruppo di sette scrittori).

Dopo Desiati, secondo posto per Claudio Piersanti con “Quel maledetto Vronskij” (Rizzoli) e terzo per Alessandra Carati con “E poi saremo salvi” (Mondadori). A seguire, Quarta con 62 posti è arrivata Veronica Raimo (“Niente di vero”, Einaudi), vincitrice del premio Strega Giovani e Strega Off. A seguire, Marco Amerighi (“Randagi”, Bollati Boringhieri), Fabio Bacà (“Nova”, Adelphi) e Veronica Galletta (“Nina sull’argine”, Minimum Fax).

“Spatriati”, si diceva, aveva convinto fin dalla sua uscita (aprile dello scorso anno), tanto il pubblico quanto la critica. Protagonisti della storia, due personaggi in qualche modo irregolari, irrequieti, opposti: Francesco e Claudia. Lui insicuro, lei ribelle, si conoscono tra le aule del liceo di Martina Franca e crescono poi legatissimi, bruciando la loro giovinezza tra aneliti incompiuti e slanci inaspettati di vitalità, sperimentando poi fluidità e sessualità in una Berlino liberatrice ma anche accentratrice.

Foto Fanpage

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ORGOGLIOSI DI MARIO

C’è più di un motivo per andare orgogliosi del successo registrato l’altra sera, il 7 luglio scorso, dallo scrittore martinese Mario Desiati, vincitore del Premio Strega con il titolo “Spatriati”. Quarantacinque anni, originario di Martina Franca (Taranto), in precedenza aveva pubblicato, fra gli altri, i seguenti titoli: “Il libro dell’amore proibito” (Mondadori 2013) e “Mare di Zucchero” (Mondadori 2014). Per Einaudi, “Candore” (2016) e, appunto, “Spatriati” (2021). Per rendere l’idea del Premio più ambito nella letteratura italiana, insieme al Premio Bancarella, prima di Desiati avevano vinto, andando a ritroso, Sandro Veronesi, Margaret Mazzantini, Dacia Maraini, Enzo Siciliano, Pietro Citati, Goffredo Parise, Umberto Eco, Primo Levi, Alberto Bevilacqua, Giovanni Arpino, Natalia Ginzburg, Giuseppe Tomasi di Lampedusa, Carlo Cassola, Dino Buzzati, Elsa Morante, Mario Soldati, Alberto Moravia, Cesare Pavese, Corrado Alvaro e Ennio Flaiano. Solo per citarne alcuni. Dopo la vittoria al Premio Strega 2022, Desiati partirà per un tour di incontri che lo porterà a Lonato del Garda, Roma, Vieste, Isola d’Elba, Lecce, Cortina e Benevento, mentre la sua storia attende di avere una nuova vita, dato che i diritti del romanzo sono stati acquistati da Dude per realizzarne un film.

Il premio, conferma una nota del Premio Strega, è stato consegnato da Giuseppe D’Avino, presidente di “Strega Alberti Benevento”, azienda che fin dalla prima edizione sostiene l’organizzazione del riconoscimento letterario.

DIRETTA SU RAITRE

La serata, trasmessa in diretta televisiva da RaiTre, è stata condotta da Geppi Cucciari. Il seggio di voto è stato presieduto da Emanuele Trevi, vincitore del Premio Strega 2021. Sono intervenuti Giovanni Solimine e Stefano Petrocchi, rispettivamente presidente e direttore della Fondazione Bellonci, Lorenzo Tagliavanti e Pietro Abate, rispettivamente presidente e segretario generale della Camera di Commercio di Roma, la cui azione da sempre è finalizzata a creare un contesto territoriale dall’alto livello di vitalità creativa e culturale: un’azione che si concretizza nel sostegno alle più importanti iniziative culturali come il Premio Strega.

Nel corso della cerimonia Flavia Mazzarella, presidente di BPER Banca, ha consegnato agli autori finalisti un riconoscimento speciale. Si tratta della scultura del giovane artista ucraino Taras Halaburda, allievo dell’Accademia di Belle Arti di Sassari, vincitore della quinta edizione del concorso di idee indetto da BPER Banca per la creazione di una scultura ispirata al mestiere di scrivere e all’importanza della promozione della lettura. L’opera realizzata è una macchina da scrivere in bronzo con i tasti che riportano la scritta Premio Strega.

La giuria del Premio è composta da 400 Amici della domenica a cui si aggiungono 220 voti espressi da studiosi, traduttori e intellettuali italiani e stranieri selezionati da oltre 30 Istituti italiani di cultura all’estero, 20 lettori forti e 20 voti collettivi espressi da scuole, università e gruppi di lettura, tra cui i circoli costituiti presso le Biblioteche di Roma.

Foto Il Riformista

Foto Il Riformista

GIURIA E TOUR PROMOZIONALE

Tra i nuovi giurati, entrati quest’anno fra gli Amici della domenica, gli scrittori Andrea Bajani, Donatella Di Pietrantonio, Claudia Durastanti, il giornalista e scrittore Giovanni Grasso, la giornalista e scrittrice Simonetta Sciandivasci, Teresa Cremisi e Roberto Colajanni, rispettivamente presidente e direttore editoriale della casa editrice Adelphi, Francesco Anzelmo, direttore editoriale della Mondadori, e Chiara Sbarigia, presidente di Cinecittà.

Mario Desiati è già stato ospite venerdì 8 luglio a Lonato del Garda (Fondazione Ugo da Como). Il suo breve tour di presentazioni del libro vincitore del Premio Strega, proseguirà in diverse località italiane particolarmente attive sul territorio nella promozione della lettura: martedì 12 luglio a Roma, Letterature Festival (Stadio Palatino); venerdì 22 luglio a Vieste (Festival Il libro possibile); venerdì 29 luglio a Marciana Marina (Isola d’Elba); domenica 7 agosto a Lecce (Chiostro degli Agostiniani); sabato13 agosto a Cortina (Una montagna di libri); da giovedì 25 a mercoledì 31 agosto, prenderà parte a Benevento Città Spettacolo.

La LXXVI edizione del Premio Strega è stata promossa dalla Fondazione Maria e Goffredo Bellonci e da Liquore Strega con il contributo della Camera di Commercio di Roma e in collaborazione con BPER Banca, Media Partner Rai, sponsor tecnico IBS.it.

Tartaruga, sbuca e “depone”

Miracolo della natura a Torre Ovo, due passi da Taranto

Uscita dall’acqua, ignara dei bagnanti, ha fatto il suo lavoro di mamma. Un fazzoletto di sabbia, una buca nella sabbia e via. Video, foto, selfie, solita “compilation” per i social. L’animale, della specie caretta-caretta, ha poi fatto marcia indietro ed è rientrato in acqua

Foto QuiCosenza.it

Foto QuiCosenza.it

Un medico prestato alla politica “scherzava” i suoi avversari impegnati nei temi ambientali. “Questa notte una decina di perditempo si darà appuntamento su una spiaggia della nostra Litoranea per ammirare la schiusa delle uova di tartaruga”. Risatona, la sua, l’unica, mai accompagnata da una misera spalla, che lo sostenesse in una tesi sulla quale c’era poco da ridere. Ma andava così. Ora il medico-politico non siede più fra i banchi dell’emiciclo comunale, per la gioia degli altri consiglieri e degli “ambientalisti” (non necessariamente “verdi”) e forse dei suoi stessi pazienti, considerando il suo status di pensionato.

Introduzione pigra, lo ammettiamo, ma ogni tanto vale la pena fare una digressione, purché breve. Se non altro per segnalare che non siamo tutti uguali e che esiste una “minoranza dannosa”, a prescindere.

Dunque. Veniamo allo spettacolo straordinario offerto dalla natura in questi giorni, nonostante il genere umano si impegni affinché momenti simili diventino sempre più rari. Torre Ovo, Marina di Torricella, sul litorale ionico, dunque non lontano da Taranto. Sotto gli occhi increduli dei bagnanti sbuca dal mare una tartaruga della specie caretta-caretta, da queste parti diffusa, se non fosse che anche questo genere corre il rischio di estinzione o, comunque, di contenimento nella nascita di nuovi esemplari.

Foto Puglia.com

Foto Puglia.com

DUE SPETTACOLI IN UNO…

Spettacolo nello spettacolo. Vedere quell’animale così robusto, nella sua lenta andatura fare un passo dopo l’altro trascinandosi in spiaggia, per compiere uno dei miracoli della natura: scavare e depositare le uova. Letteralmente indisturbata, la tartaruga, come se intorno a lei, splendida creatura marina non ci fosse nessuno, mentre il numero di bagnanti si moltiplicava per la solita rassegna di selfie. Solita storia dei social: chi può fermarli. Nessuno, come del resto, la natura. Così quella tartaruga ha fatto tutto quello che spetta a una mamma coscienziosa: scavare una fossa profonda e depositare il “frutto” del suo amore.

Dopo aver compiuto il suo dovere materno, la tartaruga, con la stessa, lenta eleganza, si è girata e un passetto dopo l’altro è tornata in acqua. Adesso tocca ai piccoletti fare in modo che nei prossimi giorni schiudano le uova e ripopolino il nostro mare. Facendo ovviamente attenzione ai predatori che non aspettano altro che questi piccoli animaletti indifesi provino a guadagnare di corsa il mare.

Fra i bagnanti, ci segnalano: un ispettore di Polizia del Commissariato di Grottaglie, che prima ha fatto rispettare la distanza dall’animale per evitare che la mania di foto, video e selfie, più che indispettire, lo disturbasse nello svolgimento della sua importante missione.

Foto Salerno Today

Foto Salerno Today

DOTTO’, TROVI UNA “SCHIUSA”

Il poliziotto, libero dal servizio, come gli altri bagnanti ha osservato la scena, rapito dal miracolo, senza però intervenire per non disturbare la “mamma”, intenta a sotterrare in un fazzoletto di sabbia le uova con dentro i suoi futuri piccoli.

Lo stesso ispettore e alcuni bagnanti si sono attivati nel contattare il personale del Wwf di Taranto, da anni impegnato nella protezione della specie, così quel tratto di spiaggia è stato recintato a salvaguardia delle uova e, dunque, dei giovanissimi esemplari della specie caretta-caretta.

La tartaruga comune o tartaruga caretta (caretta caretta) è la tartaruga marina più comune del mar Mediterraneo, ma fortemente minacciata in tutto il bacino del Mediterraneo. Dunque, se qualcuno ha tempo e rispetto degli animali, si organizzasse pure per assistere alla schiusa delle uova di tartaruga, assicurandosi di tenere alla larga qualche politico dalla risata facile e dalla scarsa responsabilità nei confronti della natura.

«Grazie al mio angelo custode»

Sonia, viva per miracolo alla sciagura della Marmolada

«Avevo visto il ghiacciaio malmesso», ha dichiarato alla stampa, ma nulla faceva presagire che potesse venire giù e mietere vittime. «Dovevo andarci, ero stata in escursione il giorno prima, poi all’ultimo momento ho rinunciato». Infine, «non voglio aggiungere altro, devo solo ringraziare la buona stella che mi ha trattenuto “quaggiù”»

«E chi ti dice sia una sfortuna?». Soleva dirlo il grande Eduardo De Filippo, uno dei più grandi del nostro teatro, filosofo e anche drammaturgo, specie nel periodo in cui cominciò ad osservare “le voci di dentro”, insieme con Luigi Pirandello con il quale si confronterà spesso nella seconda parte della sua attività autorale. «Mi sarebbe tanto piaciuto seguire il gruppo nell’escursione sulla Marmolada, accidenti!», potrebbe essere stata una delle frasi di disappunto di qualcuno che avrebbe voluto seguire quella cordata superiore alla decina di persone. Invece, eduardianamente: «E chi ti dice sia una sfortuna?».

E’ andata così. Al momento di scrivere, sono nove le vittime certe (poche ore fa rinvenuti i resti di due altri escursionisti) della spedizione sulla Marmolada che ha tinto la neve di rosso-sangue. Il distacco di un ghiacciaio precipitato verso valle con spinta e potenza esagerate, ha provocato numerose vittime. In questi giorni, si confortano i parenti delle vittime, si prova a capire come possa essere accaduta una sciagura simile, se non ci fossero stati nel frattempo segnali che lasciavano intuire che prendere quella strada che portava alla morte, poteva essere molto rischioso.

PERICOLO SOSPESO NEL VUOTO

Qualcuno non era un professionista, fra loro c’erano guide di grande esperienza. Dunque, togliamoci di mente la domanda che da giorni rimbalza da un giornale all’altro, da un tg a un radiogiornale: inesperti sì, ma sprovveduti nemmeno a parlarne. Dunque, una donna, viva per miracolo, Sonia Bonizzi, in questi giorni ha raccontato alla stampa, dal mattino al Messaggero, proseguendo con Vanity Fair, la sua storia. Viva per miracolo, sì. Avesse anche lontanamente intuito il pericolo, Sonia avrebbe scoraggiato i compagni. Quel ghiacciaio, appena ripercorso con la memoria ha sicuramente qualcosa di inquietante, ma non tale da lasciar presagire un pericolo mortale.

Dunque, Sonia. Non ha ringraziato buon senso o fortuna, come ha riportato Il Mattino. La donna ha chiamato in causa la propria buona stella, per la scelta di non salire in Marmolada domenica mattina. Ha fatto un post pubblicato sul proprio profilo Facebook, nella stessa serata di domenica. «Oggi devo ringraziare il mio angelo custode», il testo pubblicato sul social media. Sonia ha subito scritto anche ai molti che le chiedevano informazioni e poi alle telefonate dei giornalisti, fra queste quella di Maurizio Ferin.

ERANO QUASI LE NOVE…

«Ieri mattina ero proprio lì sotto, poco prima delle 9. È da tanto che voglio salire in Marmolada – ha risposto Sonia – Affronto spesso queste montagne, sabato ero andata sul Sassongher, quasi a quota 2700 metri, una vetta delle Dolomiti di Gardena, sopra Corvara».

E invece. «Già dal parcheggio, ad Alba di Canazei, si notavano le condizioni del ghiaccio. Un ghiaccio come mai si era visto prima. Non almeno in questa parte dell’anno: di solito appare così a fine stagione». Altra riflessione resa al cronista del quotidiano napoletano. «Guardando in alto, anche dopo la tragedia, la parte destra sembra poter venir giù. Infatti hanno chiuso tutto. Lo scorcio che si vede, in cima, è impressionante».

Poi i primi agghiaccianti segnali. «Attorno alle 13.30, le 14, ho visto gli elicotteri: in quel momento ho pensato che potesse essere accaduto qualcosa di veramente brutto. Raggiunto il Rifugio Ciampac, le prime dolorose certezze: ci è stato chiesto se avevamo sentito cos’era accaduto». Ed è stato in quel momento che il pensiero è andato all’“angelo custode”, le fa notare il collega. «Frequento questi luoghi da anni. Non posso che ripetere quanto scritto su Facebook, non mi va di parlarne troppo: posso solo ringraziare il mio angelo custode».

Cari, carissimi italiani…

E’ cominciata l’estate più costosa degli ultimi cinquant’anni

Codacons impietoso. Tutto aumentato, fino al 30%. Utenze e benzina per prime, poi tariffe autostradali e alberghi. I ragazzi preferiscono le case-vacanza. Ma due italiani su tre, nonostante pagheranno duecento euro in più a testa, sono già in auto, in fila. Ma dopo la pandemia non dovevamo essere tutti più buoni?

Foto 24Emilia.com

Foto 24Emilia.com

Le vacanze di quest’anno sono le più care degli ultimi cinquant’anni. Due italiani su tre partiranno nonostante i prezzi. Gli italiani spenderanno fino a duecento euro in più a testa: dai trasporti ai pernottamenti. Eppure. Eppure, ricordate il primo, il buonista, che diceva “Dopo la pandemia diventeremo tutti più buoni”; l’altro, il pragmatico, “Dici? Non conosci gli italiani!”.

Così è stato. Avremmo voluto dare ragione al primo: hai visto mai, l’italiano cambia modalità e dopo la paura da covid diventa più malleabile, più disposto nei confronti del prossimo. Invece, ha ragione il senso del pratico: gli italiani sono furbi, la politica rispecchia il carattere dell’italiano medio: moralizza, poi per non perdere la poltrona, da un lato promette massima attenzione nei confronti di quanti applicano aumenti indiscriminati a qualsiasi livello: benzina, luce, gas, perfino autostrada. Lavorare, recarsi al posto di lavoro in auto, oggi ha un costo superiore alla media europea. Non esistono collegamenti, così ti tocca l’auto, a condizioni esagerate ovviamente.

Ma non allontaniamoci troppo dall’argomento principale posto in modo impietoso dal Codacons, il coordinamento per gli utenti e i consumatori, e ripreso in un ampio e dettagliato servizio dal TgCom24.

Queste vacanze estive passeranno alla storia come le più care degli ultimi cinquant’anni. Secondo il Codacons si registrano aumenti: dagli spostamenti tra aerei, traghetti e carburanti. Per i voli nazionali si registra un aumento di 1/3 in più rispetto allo scorso anno, mentre le tariffe dei voli internazionali sono raddoppiate. La benzina costa circa il 30% in più rispetto allo scorso anno. Volendo fare un calcolo approssimativo: per andare in ferie ogni persona spenderà circa 200 euro in più. Ma, attenzione, è sicura anche un’altra cosa: due italiani su tre partiranno comunque.

Foto Leoniblog

Foto Leoniblog

OMBRELLONI, PIU’ 75 EURO

Una vacanza di dieci giorni, in base alle stime del Codacons, quest’anno costerà tra il 15% e il 20% in più rispetto allo scorso anno, considerando le spese per spostamenti, pernottamenti, cibi e servizi. Lo scorso anno la spesa pro-capite era di 996euro a persona; oggi è attestata su 1.195euro, con un incremento di spesa che potrebbe raggiungere circa duecento euro a testa. Conto più salato per chi trascorrerà le vacanze all’estero.

L’Istat, intanto, registra rincari fino a tre cifre per il comparto turistico iniziando dagli spostamenti. Il Codacons sostiene che: chi deciderà di partire per la villeggiatura dovrà mettere in conto aumenti inattesi per aerei, traghetti e carburanti. I voli nazionali costano un terzo in più rispetto all’estate 2021 (+33,3%), mentre le tariffe dei voli internazionali sono più che raddoppiate, segnando percentuali record (+124,1%). Non andrà meglio a chi deciderà di muoversi in auto: in base agli ultimi dati “Mite” rielaborati dal Codacons, la benzina costa oggi in media il 27,7% in più rispetto allo scorso anno, il gasolio addirittura il 37% in più. Rincari che incideranno in modo pesante sulla spesa per il pieno, specie per chi percorrerà lunghe tratte e si sposterà dal nord al sud Italia.

Non solo. Si profilano a breve anche aumenti dei pedaggi autostradali che, secondo recenti indiscrezioni, potrebbero salire dell’1,5%. Sul fronte dei trasporti marittimi, i traghetti registrano aumenti del +18,7%, mentre diminuiscono le tariffe ferroviarie (-9,9% su base annua). Da segnalare infine rincari anche sul fronte dei servizi nautici: imbarcazioni, motori fuoribordo ed equipaggiamento per imbarcazioni costano il 14,7% in più.

Foto Orticaweb

Foto Orticaweb

NOTTI MAGICHE?

Le strutture ricettive, rendiconta Codacons, hanno applicato rincari elevatissimi: in albergo, motel e pensioni si pagherà in media il 21,4% in più rispetto allo scorso anno. Il mare resta la meta preferita degli italiani, forse perché considerata la meno costosa. Almeno sulla carta. Sono pronti a partire due italiani su tre. Mete preferite Puglia e Sicilia. I giovani con meno di trentacinque anni prediligono di gran lunga la casa-vacanze rispetto all’albergo. La metà degli italiani percorrerà un media di cinquecento chilometri per raggiungere la destinazione. Due italiani su tre, si diceva, partiranno nonostante l’emergenza pandemia non sia ancora finita e, a questa, si siano aggiunti i temi della guerra e del caro-vita, oltre alla siccità. Due estati fa solo un italiano su due aveva deciso di partire comunque.

Altra voce che registra aumenti pesanti è quella relativa all’alimentazione, “voce” indispensabile durante le vacanze: bar e ristoranti hanno ritoccato i listini. I bar del +4,6%, mentre i generi alimentari una media il 9,1%. Musei, parchi e giardini “costeranno” invece il 3,2% in più, mentre andare a cinema, teatro o concerti costerà il 2,3% in più. E per finire: nota dolente. Gli stabilimenti balneari: in base alle stime del Codacons, hanno applicato sul territorio rincari medi tra il 5% e il 15%, a seconda della località e della tipologia di struttura.

Se dico “Taranto”?

Meraviglie di una città con spiagge uniche al mondo

Città vecchia e Castello aragonese, Ponte girevole e Colonne doriche, Museo archeologico e ipogei, Museo spartano e delfini a vista. Infine, a tavola: riso patate e cozze, spaghetto ai frutti di mare, oppure un tubetto fagioli e cozze. E non è finita. Se vi sentiste persi, consultate le agenzie di viaggio o i siti più attrezzati. Troverete di tutto e di più. E buona permanenza

Foto Puglia.com

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Se dico “Taranto”. Purtroppo non è un gioco, ma una constatazione. Se non sei tarantino la prima cosa che ti viene in mente sono quei camini industriali che sfiorano i duecento metri d’altezza e sparano fumi caldi. Altra voce stonata nel dizionario dedicato alla Città dei Due mari: “Cozza tarantina”. Dicasi di mollusco contaminato da diossina. Non più tardi di qualche giorno fa si è registrato un sequestro di due tonnellate di cozze grazie all’intervento di Commissariato Borgo e Guardia costiera, insieme con personale dell’Asl. Inflitta una lezione a quanti screditano una città e quanti lavorano onestamente nel campo della mitilicoltura. Le cozze tarantine sono altre, sono quelle del Mar Piccolo, i cui semi crescono fra i citri, fonti sottomarine di acqua dolce che sbucano in mare e assegnano alla cozza tarantina un sapore non riproducibile altrove. Questa la vera cozza.

Ciò detto, se dico “Taranto”, di cosa parliamo? Non abbiamo che l’imbarazzo della scelta. Dunque, scopriamo insieme la bellezza della Città dei Due mari (e dei tre ponti…) e le sue meraviglie tanto da farne autorevolmente una delle città italiane più belle. Taranto, città unica, spiagge a go-go e aree costiere pregiate da scoprire, assieme a monumenti unici e paesaggi naturali che lasciano i turisti senza fiato.

Poco per volta, scopriamo Taranto. Cominciamo dalla Città vecchia, gli Stretti, da via Duomo alla cattedrale di San Cataldo, con le caratteristiche case dei pescatori affacciate sul porto. Una delle prime grandi suggestioni. Forse non è un caso che da queste parti siano venuti a girare più di un film o fiction televisive. Una normale passeggiata diventa una esperienza romantica. Dunque, il Duomo di San Cataldo, la più antica cattedrale di tutta la Puglia. Sbucando dalla Città vecchia in piazza Castello, davanti al Palazzo di Città, ecco il maniero che intitola quello spiazzo con alle spalle due enormi Colonne doriche, frutto di un tempio costruito nell’epoca della Magna Grecia. Il Castello Aragonese (detto anche Castel Sant’Angelo, come quello romano, il principio è simile) collega ‘U Burghe (Borgo Antico) con il Borgo Nuovo, la Città nuova, appena superato il Ponte girevole, altra caratteristica di questa città. Mai angolo fu più fotografato per inviare a tutto il mondo “Saluti da Taranto”.

Foto Puglia.com

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TARANTO, COME I CARAIBI…

Estate, tempo di mare. Una città immersa fra Due mari, ha una costa interminabile, superiore agli ottanta chilometri. Un suggerimento per quanti volessero fermarsi a Taranto per stendersi al sole di una nostra spiaggia o nuotare nelle sue “chiare, fresche, dolci acque”. Spiagge da sogno e angoli imperdibili. Acqua cristallina, fondali bassi, rendono la costa di Taranto e provincia meta ideale per chi ama il mare e odia lo stress. A una ventina di chilometri dalla città, Marina di Pulsano, a seguire Marina di Lizzano: uno scenario molto simile, fatto di dune, mare turchese e sabbia bianca. Non più di qualche tempo fa, un servizio fotografico realizzato da un’agenzia turistica fu “contrabbandato” come “Mare dei Caraibi”. Come a dire che le spiagge del Tarantino furono rivendute come caraibiche, attrattore di turisti destinate ad Antille e dintorni.

Qualche chilometro più avanti ed ecco Campomarino, macchia mediterranea e acqua magnifica. Ideale per nuotare, stendersi al sole, ma anche girare per botteghe di souvenir e piccoli, accoglienti locali. Ancora più “giù”, Punta Prosciutto, mentre per chi non ama molto spostarsi, a mezz’ora di motonave c’è l’Isola di San Pietro o andando verso la Basilicata, ma sempre in provincia di Taranto beninteso, Castellaneta Marina e Ginosa Marina: spiagge attrezzate, affollate per un turismo familiare.

Potremmo proseguire, ma proviamo a dare ancora qualche consiglio in tema di turismo. Se vi sentiste persi, consultate “Viagginews.com” e non vi sbagliate. Dunque, il MArTA, il Museo Archeologico Nazionale. Più di 200.000 reperti, dalla Preistoria al Medioevo raccontano non solo di Taranto e dintorni ma la storia dell’Italia intera.

Foto Taranto Capitale di Mare

Foto Taranto Capitale di Mare

CASTELLO ARAGONESE E…

Castello Aragonese e Ponte girevole. Entrambi simbolo di Taranto. Il Castello e la sua sagoma imponente, posta a protezione del Mar Piccolo, da secoli veglia sulla città difendendola dagli “attacchi”. La Cattedrale di San Cataldo. La principale chiesa di Taranto dedicata al patrono San Cataldo, di cui conserva le spoglie. È la cattedrale più antica della Puglia e si trova nel cuore della città vecchia, in Piazza Duomo.

La Città vecchia (o Borgo antico). Su quest’isola è nata Taranto più di 2700 anni fa e la storia è ancora perfettamente visibile negli ipogei, i palazzi nobiliari, le facciate delle chiese. Taranto Sotterranea. Il sottosuolo della Città vecchia è ricco di ipogei, grotte scavate nei millenni per estrarre materiale, creare luoghi di culto o di difesa, frantoi e tombe. A cinque metri sotto il livello del mare, quattro sale per circa ottocento metri quadrati interamente recuperate, ospitano l’unico museo dedicato agli spartani, fondatori di Taranto.

Le Isole Cheradi. Taranto ha 3 isolotti: San Paolo, San Pietro e San Nicolicchio (oramai scomparso). Gli antichi Greci chiamavano queste isole Elettridi perché dedicate a Elettra, la figlia del dio Poseidone e sorella di Taras, fondatore di Taranto. JDC Jonian Dolphin Conservation. Per chi volesse Se volesse trascorrere qualche ora in compagnia dei delfini, rispettandoli e contribuendo alla ricerca scientifica, a Taranto c’è il JDC Jonian Dolphin Conservation, un’associazione che si occupa di tutela del mare e dei cetacei. Partenza dal Molo Sant’Eligio (Città vecchia) per un’escursione in catamarano di circa sei ore.

Foto Puglia.com

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“A TAVOLA!”

Volete andare via da Taranto a stomaco vuoto? Non sia mai. Provate ad immaginare. Riso patate e cozze, una variante della paella di Valencia, oppure un classico spaghetto con le cozze e altri frutti di mare, oppure un tubetto fagioli e cozze. I tarantini le cozze le gratinano, le riempiono, le fanno in “impepata” o alla “puppitegna”, solo con pomodoro, aglio e prezzemolo.

La cucina di Taranto offre innumerevoli alternative. Tra i primi: le “chiancaredde”, orecchiette tarantine fatte in casa condite con pomodoro, basilico e pecorino. Tra i “secondi”, imperdibili, le bombette di carne ripiene (prosciutto, formaggio, verdure) e un panzerotto tarantino, un calzone molto simile a quello della tradizione di Napoli. Taranto vive di mare, quindi tra i secondi abbonda il pesce in zuppa, oppure in frittura, tra cui spicca il polpo, sovrano della cucina pugliese. Tra i dolci, se capitaste a Taranto nel periodo di Natale: le pettole di Santa Lucia (paste lievitate con zucchero). Tra i vini: Primitivo e Aleatico, nelle sere d’estate consigliabile il bianco frizzante di Lizzano.

Joof, fine di un sogno

Aveva trentacinque anni, è morto in una baracca a causa di un incendio

Ancora una vittima nel Foggiano. Salgono a dieci negli ultimi sei anni le vittime di quanti si rifugiano nella periferia. Impegnato nei campi, viveva fra quattro lamiere. «Fuggito da San Severo, a causa del “decreto Salvini”: non potendo rinnovare il permesso di soggiorno si è accampato nel ghetto», dice un sindacalista

«Sono fuggito dal mio Paese per fare una vita meno sofferta, fare un po’ di fortuna e far “salire” i miei familiari». Ci sembra di sentirlo, Joof Yusupha, trentacinquenne gambiano, morto nei giorni scorsi a Rignano Garganico a causa di un incendio che ha distrutto due baracche, incollate da uno sputo in quell’insediamento spontaneo di migranti ribattezzato “Torre Antonacci” (nelle campagne tra San Severo e Rignano Garganico). Rimasto intrappolato in una delle baracche esistenti, il corpo del giovane è stato rinvenuto carbonizzato. Joof, fine di un sogno.

Non è il primo episodio che si registra in Puglia, il decimo in provincia di Foggia nel giro di qualche anno. In quella cittadina ai bordi della Capitanata, dove spesso sentiamo storie di sfruttamento e intimidazioni malavitose, vivono migranti impiegati prevalentemente nei campi agricoli.

«E adesso chi glielo dirà ai suoi parenti?», diceva un suo compagno, anche lui accampato in quella baraccopoli provvisoria che non ha nemmeno lontanamente a che fare con una abitazione civile. Il giovane riflette a voce alta, a pochi metri da lui i vigili del fuoco e carabinieri. Distoglie lo sguardo dal corpo del suo compagno, una scena cui non si può assistere. Non si avvicina di più per prudenza, tante volte a qualcuno venisse in mente di chiedergli documenti e rispedirlo in patria, lo stesso Paese di Joof, il Gambia. Perché, come Joof, anche lui non ha i documenti in regola (nessun rinnovo del permesso di soggiorno a causa del cosiddetto “decreto sicurezza”). Il terrore dell’espulsione li avevano di fatto allontanati dalla città, spedendoli in periferia dove i controlli non sono così stringenti.

Foto: Rai

Foto: Rai

DAL GAMBIA ALLA BARACCA

In Gambia, il Paese dello sfortunato ragazzo morto nella baraccopoli, c’è ancora confusione politica. Regime totalitario per anni, poi elezioni che sovvertono il governo. Atto di forza del dittatore per riguadagnare il suo posto, infine un intervento militare che pone fine a disegni bellicosi. Ora, pare stiano un po’ più sereni, ma la fame, la mancanza di lavoro si avverte tutta, non c’è niente da fare. E allora, tanti Joof fuggono, si imbarcano, sperano di ritagliarsi uno straccio di vita.

Intanto, il connazionale di Joof, impegnato con lavori saltuari nei campi, in un colpo solo ha perso il suo amico e collega, e il giaciglio esposto ai quaranta gradi di una canicola estiva che in Puglia, proprio a Foggia, non conosce soste. Non facesse così caldo, scriveremmo che piove sul bagnato.

Le fiamme sarebbero state di natura accidentale. L’incendio potrebbe essere divampato a seguito di un corto circuito o a causa del malfunzionamento di una cucina di fortuna allestita nelle baracche.

Il superstite gambiano racconta ai primi giornalisti intervenuti sul posto cosa potrebbe essere accaduto. «Abbiamo aiutato noi a spegnere le fiamme – dice – nessuno di noi sapeva che nella baracca ci fosse il povero Joof: si sono accorti della sua presenza, il corpo carbonizzato, quando sono entrati alla ricerca di documenti». «Il mio connazionale – aggiunge – ha sempre vissuto nella baracca distrutta dall’incendio, come me lavorava tutti i giorni nei campi».

Foto: Il Messaggero

Foto: Il Messaggero

E’ BELLO ESSERE FELICI…

E pensare che un immigrato aveva inciso la frase “E’ bello essere felici” (“Is good to be happy”). Invece ecco l’ennesimo incendio nei ghetti della Capitanata, un altro morto nel giro degli ultimi sei anni. Due nel 2017, sempre a “Torretta Antonacci”; altri quattro tra il 2018 e il 2020 nel ghetto di “Borgo Mezzanone”, tra Foggia e Manfredonia; uno nel 2016 nel “Ghetto dei Bulgari” (in località “Pescia”); l’ultimo episodio, prima della morte di Joof, lo scorso 17 dicembre quando nel rogo della loro baracca nel ghetto di Stornara, muoiono due fratellini rom bulgari di quattro e due anni.

L’ultimo incendio assassino in piena notte, alle 4. Due le baracche interessate, dove vivevano in quattro, ma solo Joof è rimasto coinvolto. A rinvenirne il corpo fra quelle pareti di lamiera, si diceva, i vigili del fuoco.

Infine, la denuncia di Daniele Iacovelli, segretario provinciale della Flai-Cgil da tanti anni accanto a questi lavoratori. «Joof viveva a San Severo, poi a causa del “decreto Salvini” non è riuscito più a rinnovare il permesso di soggiorno ed è dovuto venire a vivere al ghetto in una baracca di lamiere. Ma come si fa a dormire là dentro con 40 gradi?».

Caldo-killer

La Puglia sfiora i 40 gradi

Due anziani turisti hanno perso la vita sulle spiagge del Salento. Nonostante i soccorsi solleciti, per i due uomini non c’è stato niente da fare. Ma l’ondata di calore non accenna a diminuire. In queste ore potrebbe registrarsi una nuova impennata della colonnina di mercurio

Lunedì, causa il caldo-killer, due anziani turisti hanno perso la vita su due spiagge del Salento. La calura che avvolge l’Italia e, in particolare, la Puglia non accenna a diminuire. Martedì, in Italia, su 27 città, 23 hanno registrato il bollino arancione. Ad altre due, Palermo e Perugia, è stato assegnato il bollino rosso, mentre Genova e Torino sono state segnalate come “gialle”. La situazione pare possa peggiorare mercoledì 29 e giovedì 30.

Colpa dell’anticiclone rovente, dicono, una cosa è certa: il nostro Paese è stretto nella morsa di un caldo torrido, africano diremmo con il dovuto rispetto per i nostri ragazzi che, sicuramente, hanno una maggiore resistenza se sottoposti ai raggi perpendicolari del sole.

La Puglia, insieme con Abruzzo, Marche, Emilia Romagna, Campania e parte della Sicilia (Catania e Messina) da arancioni passeranno a rosse nella giornata di mercoledì 29 giugno. Anche Sardegna, Lazio, Toscana e Calabria da arancioni diventerebbero rosse, restando nelle stesse condizioni anche giovedì 30. Massima allerta, si diceva, per Perugia e Palermo che sono e resteranno rosse per tutti e i tre giorni.

spiaggia-pittulongu-hdDUE VITTIME IN SPIAGGIA

Intanto ricordiamo che l’altro giorno, questa ondata di calco, ha fatto due vittime sulle spiagge salentine. Nei due casi si tratta di anziani turisti: il primo decesso lunedì alle 11,30 a Torre dell’Orso, su un tratto di spiaggia libera antistante lo specchio d’acqua conosciuto come le “Due Sorelle” (i due faraglioni). Il primo anziano che ha perso la vita, un settantunenne originario di Latina, arrivato in Salento per un periodo di vacanze. L’uomo che ad un tratto ha accusato un malore a causa del caldo, si è accasciato sulla sabbia quando la colonnina di mercurio aveva superato trentasei gradi. Il turista è stato immediatamente soccorso dai bagnanti che hanno assistito alla scena, allertando subito i soccorsi. Per l’uomo, apparso subito in condizioni gravi, poco dopo non c’è stato niente da fare.

Il secondo tragico epilogo ad Otranto, sulla spiaggia del Voi Alimini Resort. A perdere la vita un settantasettenne originario della provincia di Vicenza, ma residente da tempo in Piemonte. Non appena fatto il suo ingresso in acqua, l’uomo ha accusato un malore. Subito i bagnini della struttura si sono attivati per praticargli i primi soccorsi, del tutto inutili in quanto per l’anziano la situazione cardiaca era compromessa. All’arrivo tempestivo del 118, per il settantasettenne non c’era più nulla da fare. Sul posto sono intervenuti anche i carabinieri della stazione di Otranto insieme ai militari della Guardia costiera.

Offerta-senior-Hotel-President-1440x670-1ANZIANI, FATE ATTENZIONE!

E’ bene ricordare che ad accusare i disagi maggiori in un periodo di così grande calura ed a subirne le tragiche conseguenze sono quasi sempre soggetti anziani e fragili. Secondo quanto affermato dal direttore del pronto soccorso del “Vito Fazzi”, intanto, pare che la Costa adriatica più frequentata non sia del tutto coperta dai presidi di ambulanze estive,

Martedì 28, la temperatura massima a Bari, per esempio, è stata di 37 gradi. Se Taranto ha raggiunto i 38 gradi, Foggia ha sfiorato i 40, Lecce i 39 e Barletta i 37. Mercoledì 29, le temperature dovrebbero oscillare fra i 36 e i 39 gradi, con l’eccezione di Brindisi che potrebbe fermarsi a 34.

M’illumino di Gilmour

Per tre giorni la facciata del Castello aragonese di Taranto ha “ospitato” i Pink Floyd

Videomapping ispirato al leggendario chitarrista e ai suoi compagni. “3D Pink Floyd: dalle porte dell’alba al muro”, il titolo dell’installazione. Autori Hermes Mangialardo e Valentina Iacovelli, una produzione esclusiva per Medimex. Poi David, Nick Mason, Roger Waters e Richard Wright concedono il bis al MArTA

M’illumino di Gilmour. E non solo. Sere fa il Castello aragonese di Taranto ha offerto il suo affascinante profilo alle proiezioni di immagini e cartoon in movimento dei Pink Floyd per celebrare la formazione musicale più originale e più amata del pianeta.

Per tre giorni il videomapping ispirato ai Pink Floyd ha animato il Castello. “3D Pink Floyd: dalle porte dell’alba al muro”, è stato il titolo dell’installazione firmata da Hermes Mangialardo e a cura di Valentina Iacovelli, produzione Contempo in esclusiva per Medimex.

Bene ha fatto, dunque, il Medimex che ha promosso una serie di performance live, fra queste Nick Cave, inventandosi un Castello aragonese che per tre sere ha assunto i colori delle copertine dei dischi di Roger Waters (basso), Nick Mason (batteria) e Richard Wright (tastiere). Loro i fondatori, insieme con Syd Barrett, poco tempo dopo sostituito, prima provvisoriamente, poi a tempo pieno, da Gilmour, chitarrista e cantante della formazione più iconica di sempre. Quella di “The dark side of the moon”, appena meno di cinquanta milioni di copie vendute in tutto il mondo, album rimasto in classifica non sappiamo nemmeno quanti anni, considerando le generazioni che si sono avvicinate alle loro idee e ai loro suoni. Dopo il gruppo battezzato con due nomi dei più straordinari bluesman americani, nulla è stato come prima nella musica.

IMG-20220625-WA0148ANCHE IL MUSEO…

Non solo il Castello tinto coi colori dei Pinks. L’International festival & music conference promosso da Regione Puglia e realizzato da Puglia Sounds si è ripreso il suo posto al centro dell’estate, dopo il fermo di due anni di pandemia. Anche il museo archeologico nazionale MArTA di Taranto, con l’entusiastico benestare della direttrice Eva degl’Innocenti, ha aperto le sue sale ai Pink Floyd con una mostra a cura di Ono Arte Contemporanea, in anteprima nazionale, che ferma lo sguardo sul rapporto fra la band britannica e Studio Hipgnosis.

Fu proprio Studio Hipgnosis, grazie alle visioni di Storm Thorgerson e Aubrey Powell, a rendere visibile l’universo immaginifico dei Pink Floyd, realizzando alcune copertine di dischi poi passate alla storia. Loro la firma, per esempio, la mucca di “Atom heart mother”, come il prisma attraversato dalla luce di “Dark side of the moon”. A Taranto sono in esposizione cinquantacinque opere di grande formato, e pure i lavori preparatori che hanno portato alle copertine definitive.

E, ancora, non solo Pink Floyd. Nel Museo archelogico nazionale della Magna Grecia, spazio per altri lavori che Studio Hipgnosis ha realizzato per altri colossi della musica mondiale: Led Zeppelin, Peter Gabriel, Genesis e Rolling Stones. Il coronamento della celebrazione dei Pink Floyd, però, resta la declinazione artistica di Medimex, spintasi fino al Castello aragonese, sulla cui facciata è stata protagonista, si diceva, un’installazione visiva tridimensionale.