«Dov’è la libertà?»

Naufragio in Grecia, si parla di seicento morti

Fra le vittime ci sarebbero anche un centinaio di ragazzini rimasti chiusi in una stiva insieme a molte donne. Aperta un’inchiesta dalle autorità greche. I superstiti dicono di essere stati minacciati da chi li trasportava con un machete. Espulso un deputato greco: «Basta con i migranti, ci derubano!»

 

Una sciagura di proporzioni ciclopiche. Si dice che nel giro di poche ore almeno seicento vite siano state spazzate in un violento nubifragio nel mar Egeo, al largo della Grecia. Inesorabili trascorrono le ore e il mare a fatica restituisce altri corpi dopo il primo centinaio ripescato mercoledì scorso, subito dopo questa tragedia di proporzioni immane. Senza contare che fra le vittime c’erano anche un centinaio di bambini. Creature che non conosceranno mai cosa significhi “speranza”. A loro, i più grandi, non avevano parlato di speranza. I bambini nemmeno ci pensavano. Chi li ha aiutati a imbarcarsi, come i loro genitori, i loro parenti, aveva spiegato loro che andavano incontro alla libertà e, se il Cielo avesse voluto, finalmente a stare meglio.

Non è andata così, purtroppo. Il naufragio di Pylos, nel sud del Peloponneso, entra tristemente nella storia come una delle peggiori tragedie di migranti nel Mediterraneo. Un bilancio, in vite umane, che rischia di contare – si diceva – fino a seicento morti, parecchi dei quali non verranno mai ritrovati.

E i bambini, quelle anime innocenti, più innocenti di quanti volevano assicurare loro un futuro meno duro, pare fossero un centinaio, rinchiusi nella stiva, come hanno raccontato fra lacrime e terrore i superstiti a quanti li hanno soccorsi, come medici e volontari. Stando alle prime testimonianze raccolte, nel momento in cui è accaduto l’irreparabile molte donne e bambini stavano dormendo.

 

 

PRIME TESTIMONIANZE

Secondo testimonianze, il peschereccio “Adriana” era partito vuoto dall’Egitto, per fare scalo nel porto libico di Tobruk e caricare una moltitudine di migranti per poi proseguire, con il carico a bordo, il viaggio verso il nostro Paese.

Fra le immagini riprese da una nave maltese si vede l’imbarcazione strapiena di gente ferma. Insomma, pare non fosse in navigazione a quell’ora. Secondo una prima ricostruzione, la nave si sarebbe trovata nella cosiddetta situazione di distress, vale a dire di difficoltà, che avrebbe dovuto portare all’intervento dei soccorsi. Un portavoce della Guardia costiera, inoltre, aveva negato l’esistenza di immagini precedenti alla tragedia (cosa successivamente smentita).

Dopo oltre tre giorni dalla sciagura, proseguono le ricerche in acque internazionali. Lo scopo è quello di rintracciare eventuali superstiti che viaggiavano a bordo del peschereccio pieno di migranti e proveniente dalla Libia. In totale, a bordo, c’erano settecentocinquanta persone.

In questi giorni abbiamo seguito il susseguirsi di notizie, grazie all’impegno costante dell’inviato di RaiNews24. Parla di tragedie nelle tragedie il giornalista Riccardo Cavaliere. «Da tre giorni – spiega al cronista un ragazzo siriano – erano senza cibo e acqua, in sette erano già morti di fame prima che la barca si rovesciasse». Non è finita, secondo diverse testimonianze «gli scafisti minacciavano le persone con dei machete»: autentici criminali.

 

 

GOVERNO DI ATENE

Stando a una portavoce del governo di Atene, tutta da verificare, pare che per espresso volere delle persone a bordo venivano rifiutati i soccorsi: «No help, go Italy», pare ripetessero. Atene, inoltre, insiste: «l’approccio della Guardia Costiera non può essere collegato all’affondamento del peschereccio in termini di tempo».

Intanto, scrive l’agenzia Ansa, la magistratura di Atene ha aperto un’inchiesta. Stando alla ricostruzione dei greci, l’aereo di Frontex sarebbe stato il primo ad avvistare il peschereccio, martedì, poco dopo le nove e mezzo del mattino, avvertendo i vicini centri di coordinamento, tra i quali anche quello italiano: la nave, in quel momento, è nella zona Sar di competenza greca, ed è proprio da lì che vengono mandati due mercantili come primo soccorso.

Come spesso accade in tragedie come questa, le responsabilità, gravissime, passano da un possibile colpevole all’altro. La Guardia Costiera conferma che circa tre ore prima che la nave dei migranti andasse a fondo «una nostra motovedetta si è avvicinata e ha calato una piccola corda per accertarsi delle condizioni». «Un’operazione – viene spiegato – durata alcuni minuti interrotta dopo che la piccola imbarcazione è stata slegata dagli stessi migranti». Le autorità greche avrebbero continuato a monitorare la situazione a distanza, anche se i migranti avevano «rifiutato – sempre stando a fonti greche – qualsiasi assistenza dichiarando di voler proseguire il viaggio verso le coste italiane».  

 

 

IL SOCCORSO: UN DIRITTO

Un mancato intervento inaccettabile. Il dovere di soccorrere le persone in pericolo in mare è un diritto fondamentale per chiunque, indipendentemente dalla nazionalità, dallo status o dalle circostanze in cui si trovano, anche su navi non idonee alla navigazione, così come dalle intenzioni di coloro che si trovano a bordo, hanno fatto sapere in una nota congiunta.

Intanto, considerando che non c’è mai limite al buon gusto, l’agenzia Ansa fa sapere che un deputato greco di destra è stato espulso per commenti razzisti. Il parlamentare greco, come informa la stessa agenzia, è stato espulso dal partito dell’ex primo ministro Kyriakos Mitsotakis, per commenti razzisti dopo il naufragio. Spilios Kriketos, un parlamentare del partito Nuova Democrazia (Nd) di Mitsotakis, aveva affermato giovedì scorso che la Grecia «non può tollerare più migranti», arrivando ad accusare i migranti di furto. Ogni commento risulta superfluo.

«Le canzoni ti cambiano la vita»

Neri Marcoré, attore-cantante in tour, si confessa

«Fondamentali Riccardo Del Turco, i Bee Gees e Simon & Garfunkel», dice. «Canterei ore intere, ma eviterei i social sui quali ancora rifletto. Canto De André e De Gregori, Celentano e Morandi, ma mi tratto bene con Dalla, Fossati, Graziani, Fabi e tutta una serie di amici»

 

«“Luglio” di Del Turco a tre anni, “Too much heaven” dei Bee Gees a dodici, “Mrs. Robinson” di Simon e Garfunkel a diciotto”». Tre titoli fondamentali nella formazione musicale di Neri Marcoré, l’attore-cantante in tour e che ha tenuto un concerto nell’Oasi dei Battendieri, masseria alle porte di Taranto, in occasione del “MAP Festival”.

Sembrava uno scherzo, quando Marcoré dopo l’ultimo brano in scaletta, aveva fatto una battuta spiegando che «la notte è ancora lunga».

Canta ancora tanto, per due ore e un quarto. «E di canzoni – credetemi – io e Domenico Mariorenzi avremmo potuto cantarne ancora tante, solo che – si dice – s’era fatta ‘na certa, allora abbiamo raccolto gli attrezzi del mestiere e salutato».

E non finisce lì, a ridosso della mezzanotte. A fine concerto sono in tanti a reclamare un selfie. Marcoré conosce perfettamente la modalità, non fa una grinza. Resta sul palco, si piega sulle ginocchia, accosciato come un calciatore per la foto ufficiale. Concede gli ultimi sorrisi della serata a macchine fotografiche e a videocamere ultima generazione. Scattano i clic, a decine come lo era stato per le richieste e lo scambio di battute fra artista e pubblico. Due accordi e «Vediamo se indovinate che la canta…». «Senza l’ausilio del telefonino, però, non vorrete mica fare i fenomeni con l’i-phone…».

 

Foto Aurelio Castellaneta

DUE ORE (E PIU’) DI CANZONI

Nelle due ore e passa, Marcoré canta De André, Fossati, De Gregori. Perfino Celentano e Morandi, mescolando insieme fra loro “C’era un ragazzo…” e “Il ragazzo della Gluck”. Qualcuno gli chiede Baglioni, lui invece accenna, imita Ligabue, e intona “Piccola stella senza cielo”.

Il mio concerto, non è «“uno spettacolo di arte varia”, come direbbe Paolo Conte, ma di musica di vari autori». Spazio fra la musica italiana, per la maggior parte, e stranieri del calibro Simon & Garfunkel e James Taylor: «Roba buona, diciamolo, eseguita in duo, dal sottoscritto e Domenico Mariorenzi, un’amicizia, la nostra, che risale  dai tempi del servizio militare. Poi ci siamo casualmente combinati sulle note e da dieci anni circa imperversiamo in giro per l’Italia, in duo o con la band a fare spettacoli e concerti».

La selezione delle canzoni, piacevole e dolorosa. «Bella domanda, il dolore è il non poter fare un concerto di quattro ore: ogni sera cerchiamo di cambiare la scaletta e c’è sempre qualche pezzo che inevitabilmente resta fuori. E’ tanto l’amore per la musica e per certe canzoni che, talvolta, tenerne fuori qualcuna provoca un certo dolore.

Poi la sequenza, il più delle volte, la decide il contesto: qui ci troviamo in una masseria, bellissima, accogliente, un pubblico di qualità mi dicono, pertanto prevediamo un rapporto molto bello, intimo: potrebbe esserci più spazio per brani più sussurrati».

 

Foto Aurelio Castellaneta

TRE TITOLI, UNA SVOLTA

Tre canzoni della sua vita. «Faccio presto a ricordarli. Avevo tre anni, cantavo e ricantavo, come una litania, “Luglio” di Riccardo Del Turco, che tanto piaceva a mia madre; poi, dodici anni, “Too muche heaven” dei Bee Gees, grazie alla quale ho messo per la prima volta piedi su un palco: mi aveva ascoltato Giancarlo Guardabassi, cantante, autore, conduttore radiofonico, che di fatto mi ha iniziato a questa attività molti anni dopo diventata una professione; infine, “Mrs. Robinson”, ripresa da un disco, il “live” che celebra il Concerto di Central Park di Simon & Garfunkel, disco che ho consumato mentre a diciotto anni mi preparavo per gli esami di maturità: ascoltavo la musica in cuffia e avevo imparato tutte quelle canzoni a memoria».

Tanto De Andrè e non solo. «Ma il grande Fabrizio è in buona compagnia: assieme a lui metterei De Gregori, Gaber e Fossati. Questo è il poker che ho in mente, poi Gianmaria Testa e tanti altri: Capossela, Fabi, Silvestri, Barbarossa, tutti amici».

 

Foto Aurelio Castellaneta

«NON SONO…ASOCIAL»

Per concludere. Marcoré, lei sembra uno che non si prende troppo sul serio. Questa, almeno, è la sensazione che si ricava vedendola nei concerti. «L’impressione è quella giusta, solo che è un momento in cui circolano il politicamente corretto e una permalosità che si taglia col coltello: atteggiamenti che sono il contrario dell’ironia e del prendersi sul serio: non nascondo che questo, un po’, mi infastidisce. Bisognerebbe essere più elastici, disponibili verso anche chi non la pensa strettamente come te. In generale, esiste poca tendenza all’ascolto: si parla solo per avere ragione, mai per essere disponibili a sentire chi ci sta davanti, anche per allargare i propri orizzonti».

Social, croce e delizia. Li frequenta poco. «Non sono di quelli che appena pensa una cosa si precipita a scriverla. Non demonizzo i social, per me non hanno niente di brutto o di buono: sono semplicemente contenitori che, come la tv, possono contenere programmi eccellenti o scadenti. Dipende sempre dall’uso che se ne fa: quando nella mente avrò chiarito questo aspetto, forse, deciderò…».

Addio a Silvio Berlusconi

Morto all’età di 86 anni

Quattro volte premier, fondatore di Fininvest e Mediaset, ex presidente del Milan e ideatore di Forza Italia, è scomparso lunedì mattina. Trent’anni di attività, le battaglie politiche, le vittorie nell’informazione e nel calcio. 

 

“Caro Presidente, le chiedo scusa: non trovo le parole”. E’ il messaggio diffuso su Twitter da un addolorato Alberto Zangrillo, primario del San Raffaele, medico personale dell’ex premier, che lo stava curando insieme all’ematologo Fabio Ciceri.

Addio a Silvio Berlusconi. La notizia viene subito diffusa dall’agenzia giornalistica Ansa. Per lui i funerali di Stato mercoledì 14 giugno nel Duomo di Milano, la sua città. Quattro volte presidente del Consiglio, fondatore di Fininvest e Mediaset, ex presidente del Milan, e ideatore di Forza Italia, Silvio Berlusconi è morto lunedì 12 giugno dopo l’improvviso aggravarsi delle sue condizioni di salute che lo avevano costretto ad un nuovo ricovero all’ospedale San Raffaele. Aveva ottantasei anni. Combatteva da tempo contro una forma di leucemia cronica che gli è stata fatale.

Berlusconi lascia in eredità a questo Paese, oltre ad un grande vuoto, affettivo e imprenditoriale, molti temi sui quali tanti italiani si sono confrontati in tutti questi anni. Già lunedì si parlava di un’Italia diversa, se non ci fosse stato il quattro volte presidente del Consiglio, a dividere ed unire la politica. Una sinistra che se ne esce con le ossa rotte, in particolare all’interno del partito di maggior riferimento e che poco, confermano i politologi, ha saputo opporre in tutti questi anni perdendo per strada pezzi importanti.

 

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QUELLA DESTRA MODERATA

Nel contempo, Berlusconi è riuscito a fondare un partito moderatamente di Destra, nel quale si riconosceva anche un’anima popolare del Paese, e a far convivere con inviti talvolta perentori, Lega e Alleanza nazionale, poi superata dalla brillante opera messa a punto dall’attuale premier, Giorgia Meloni. Risultato, Destra batte sinistra 2-0. Se non è un capolavoro politico del Signor B, allora di chi è?

Ma veniamo alla cronaca. Quella che di fatto da lunedì ha modificato i palinsesti di tutte le tv e tutti i tg, da Rai a Mediaset, da La7 a Sky. Per non parlare della stampa, fisiologicamente lenta rispetto a siti e social, che ha potuto preparare nell’arco dell’intera giornata titoli (e i servizi) a tutta pagina di martedì 13 giugno.

Leggiamone alcuni: L’Italia senza Berlusconi (Corriere della sera), Il primo populista (Repubblica), Ciao Cavaliere (Stampa), Una storia italiana (Domani e Secolo XIX), L’era di Silvio (Mattino), Ora che destra sarà? (Unità), Come te non c’è nessuno (Riformista), Addio Silvio (Tempo), Ha vinto lui (La Verità), L’ultimo cavaliere (Giornale), Morto Silvio non se ne farà un altro (Libero); e, ancora, i quotidiani pugliesi: Senza Silvio (Gazzetta del Mezzogiorno), Berlusconi, il suo ultimo messaggio: “Il Sud priorità per l’Italia” (Quotidiano), Quel giorno di Silvio a Taranto (Buonasera Taranto), Addio a Silvio Berlusconi: ha cambiato anche il Sud (L’Edicola del Sud).

Molti ricorderanno che, dall’ospedale, Berlusconi era stato dimesso lo scorso 19 maggio. Era stato ricoverato per 45 giorni, per curare polmonite e problemi renali provocati dalle insistenti cure affrontate per combattere per la leucemia. Rientrato in ospedale il 9 giugno, nulla lasciava presagire quanto sarebbe accaduto durante la notte fra domenica e lunedì, fino al doloroso epilogo di lunedì intorno alle 9.30.

 

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NONOSTANTE PROBLEMI…

Nonostante le sue condizioni di salute, l’indiscusso leader di Forza Italia, stava lavorando alla riorganizzazione del partito in vista delle prossime elezioni europee (un suo video era stato proiettato durante la convention di Forza Italia). Quando le sue condizioni sono andate peggiorando, la sua famiglia è stata convocata con urgenza. Mentre Marta Fascina era al suo fianco, hanno raggiunto l’ospedale il fratello Paolo e i figli Marina, Pier Silvio, Barbara ed Eleonora (Luigi invece era fuori Milano).

Fra figure istituzionali e politiche, i primi ad arrivare al San Raffaele sono stati il ministro della Pubblica Amministrazione Paolo Zangrillo e Angelino Alfano (per lungo accanto a Berlusconi).

In occasione dei funerali di Stato di Silvio Berlusconi che si terranno in Duomo a Milano, saranno allestiti maxischermi in piazza per assistere alle esequie dell’ex premier. La produzione della diretta televisiva verrà realizzata da Mediaset.

 

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DAI LEADER AL PAPA

La notizia della scomparsa di Berlusconi ha fatto il giro del mondo. Attestati di stima sono giunti da chiunque, da amici come da alleati, ma anche avversari. Romano Prodi, storico rivale che nella giornata di martedì ha perso improvvisamente la moglie, ha riconosciuto la sua grande influenza per il Paese, Elly Schlein (PD) Giuseppe Conte (Cinquestelle). “Per tanti anni è stato come un fratello” (Umberto Bossi, Ignazio La Russa). “Era un combattente che ha insegnato all’Italia a non darsi per vinta”, ha dichiarato Giorgia Meloni. “Ora senza di lui sarà più difficile, lui metteva tutti d’accordo” (Matteo Salvini).

Vladimir Putin, ha voluto ricordare “un vero amico”, la presidente della Commissione Europea, Ursula Von der Leyen: “Ha plasmato il suo amato Paese”, mentre il Papa ne ha sottolineato la “tempra energica”. Fino ai funerali, la salma di Silvio Berlusconi resterà a villa San Martino ad Arcore. Per motivi di ordine pubblico l’ingresso è stato strettamente riservato ai familiari più stretti. 

«Rai, niente più gay!»

Claudio Lippi, uscita infelice e contratto congelato con la tv di Stato

«Vuoi vedere che gli emarginati siamo noi?», dichiara il popolare presentatore. Affida il suo sfogo alla destra, vincitrice alle ultime Politiche. Spera di poter rientrare nel giro per un’ultima chance e, nel frattempo, se la prende con Fabio Fazio, la Littizzetto e la Annunziata. Fui contattato da Meloni e Salvini…»

 

«Basta con i gay in Rai!». Claudio Lippi, settantotto anni compiuti lo scorso 3 giugno, un tempo cantante, poi rilanciato da Maurizio Costanzo, fra il suo show serale e spettacoli leggeri per famiglie come “Buona domenica”, confessa con toni forti tutto il suo disappunto.

Costanzo aveva fiuto per il trash. Quando il pubblico reclamava, senza porre tempo in mezzo, il presentatore coi baffi si inventava le mezze stagioni, quei passaggi transitori (transumanza, la chiamava lui…) che la tv, ma in buona sostanza la comunicazione, registrava intercettando i desideri del pubblico sempre più popolare e, diciamola tutta, senza più freni.

Così, in quei programmi, c’era di tutto, dall’attore comico che indossava il costume da canguro, incurante di compromettere vent’anni di onorata carriera, alla valletta tuttetette che agitava i fianchi e i piani alti perché interessasse una sorta di moderna mossa, il pubblico maschile.

Lippi si era ritagliato un posticino in quel teatrino degli eccessi che Costanzo addomesticava a comando. Lippi era diventato popolare, piaceva al pubblico. Al cantante-attore-presentatore, arrivano alla rinfusa, “Il pranzo è servito”, “Giochi senza frontiere”, “Domenica in”, “Mai dire gol”, probabilmente il suo programma migliore con la sapiente regia della Gialappa’s Band.

 

 

DOPO COSTANZO…

Da allora, poca roba, se non appelli, perché autori e programmatori si accorgessero di lui. Fa, infatti, parlare di sé quando sulla stampa, ma anche in quelle trasmissioni in cui saltuariamente è ospite oppure opinionista: ricorda un po’ quell’appello cantato alla Toto Cutugno, qualcosa di simile a “Lasciatemi cantare!”.

Solo nelle scorse settimane, il presentatore, ospite del programma “Da noi a ruota libera”, aveva offeso un ragazzo del pubblico, dando a questo del “primate”. «È italiano?», aveva chiesto rivolgendosi al ragazzo con una capigliatura esagerata, pensando di fare una battuta brillante. «Ah, è per metà brasiliano – aveva proseguito, non soddisfatto del risultato del primo affondo, scivolando nell’insulto razzista – ecco perché; diciamo che sta sempre dal lato umano, cioè è un essere umano: non è un primate».

Tutto questo fino a quando in questi giorni, non esplode, con una deflagrazione assordante la polemica lippiana: «Basta con i gay in tv!». In realtà, Lippi non vorrebbe annientarli, beninteso, ma compie quella battuta con la leggerezza di un elefante in una cristalleria: lasciassero spazio anche agli “etero”, è l’obiettivo di quella sua uscita. Finisce, in buona sostanza, la lamentela di Lippi: «Vuoi vedere che gli emarginati siamo noi?». Affida il suo sfogo alla destra, vincitrice alle ultime Politiche, spera di poter rientrare nel giro per un’ultima chance. Se la prende anche con Fabio Fazio, ma lo sfogo che fa notizia è contro i gay. Ne scrivono tutte le agenzie, i giornali riprendono sue frasi, i suoi appelli che evidentemente non trovano il favore del grande pubblico che potrebbe rispettare certe idee, sicuramente non i toni.

 

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«BASTA CON FAZIO E ANNUNZIATA!»

«Basta con la propaganda dei Fazio e delle Annunziata, con la ‘kultura’ con la k!». «È ora che la Rai entri nelle case degli italiani dicendo “buonasera”, col sorriso», prosegue Lippi in una intervista rilasciata all’agenzia Dire. Secondo Lippi, «Stefano Coletta, il direttore, cambiato ai vertici, ha fatto lavorare gay e gaie; tanti e tante che non avevano alcuna competenza: la Rai usata per fare coming out. Anche noi etero dovremmo fare coming out, o no?».

Lippi, in una intervista, ripresa anche dal quotidiano “Il Fatto”, si era scagliato anche contro Fazio, la Littizzetto e Lucia Annunziata.  Ma questa è un’altra storia. Tornando alle esplosioni di Lippi, ora pare che la Rai abbia congelato il contratto che il settantottenne presentatore stava per firmare. Non sarebbe piaciuto il polverone provocato dalle sue dichiarazioni. A chi gli chiedeva di due programmi ai quali avrebbe dovuto partecipare, Lippi risponde scaltro. «Finché non firmo il contratto non ci credo: si parlava di due programmi; uno, in prima serata su Raiuno, “Condominio Italia”. Cause condominiali, quanto tempo, denaro e bile costano. Forse è meglio risolverle con un aperitivo fra condomini, no? Poi “Ieri, oggi”, vecchio programma che parla di tv e propone spezzoni d’archivio».

Il presentatore, per ora, non andrebbe più in Rai. Congelato. Eppure, cinque anni fa: «Salvini e la Meloni mi chiesero informazioni sulla Rai, da chi la tv la conosce. Ho spiegato loro cosa manca: il sorriso. La Rai deve entrare nelle case degli italiani con leggerezza e intelligenza, e non con la propaganda, ma – attenzione – neppure con le ‘isole’, i vip, uomini e donne».

«Mai elemosinare…»

Carlo Pistarino, comico brillante degli Anni 80 e 90, consiglia

«Avrei potuto gestirmi meglio. Non ho un agente, vivo con la pensione da ferrotramviere. Dovevo essere meno altruista e più egoista. Ho bussato a qualche porta, ma mi sono accorto che rischiavo di essere scambiato per un questuante…»

 

«Ho provato a tornare a fare il mio lavoro, quello di comico, di autore: ho chiesto una mano a qualcuno, bussato porte; poi mi sono fermato, ho detto basta: non mi ero accorto che stavo diventando un questuante: sembrava che elemosinassi, quando invece chiedevo solo un’occasione per poter tornare a lavorare»

Carlo Pistarino, genovese, settantatré anni, genovese, volto noto di una tv facile, monologhi “mordi e fuggi”, ma che negli Ottanta e Novanta registrava ascolti esagerati. Il successo, ascesa e caduta hanno un nome, precisamente quello di due programmi dagli alti indici d’ascolto: “Drive in” e “Colorado”.

 

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FERROTRAMVIERE, POI “DRIVE IN”

«Guidavo bus di linea a Genova – riporta Huffpost Italia che riprende una intervista rilasciata dal comico ligure a Repubblica – con “Drive in” una botta incredibile di popolarità. Ero molto legato a Gaspare e Zuzzurro, poi, arriva Colorado, ma da lì comincia, o meglio, finisce tutto. Fortuna che ho la pensione da ferrotramviere», dice Pistarino. Comico e autore, ‘50, Pistarino è uno dei simboli della tv commerciale.

Una tv che ha avuto un inventore, Silvio Berlusconi. «Veniva spesso negli studi: mai visto suggerire una parola a registi o autori. Nonostante di tv se ne intendesse, un tipo speciale».

Il patron era affascinato dalle belle ragazze. «Le belle ragazze piacciono a tutti: con la sola differenza che io sono felicemente sposato da mezzo secolo; ora che ci penso: anche lui era sposato, però a tratti».

 

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AVVOLTO DALLA POPOLARITA’

“Drive In” e la popolarità. «La gente mi fermava in continuazione per una fotografia, o un autografo; fortuna che non esistevano ancora i selfie, altrimenti non sarei sopravvissuto. La popolarità che aveva dato Italia 1 a me e ai miei colleghi era un po’ come tsunami, andato a finire in un mondo pieno di privilegi. Ma non ne ho mai approfittato, ho preferito essere sempre me stesso: disponile con tutti, anche a costo di passare per ingenuo. C’erano, invece, colleghi che si lamentavano perché sui giornali non scrivevano abbastanza su di loro…».

Le amicizie nel mondo dello spettacolo. «Molto legato a Gaspare e Zuzzurro. Soprattutto ad Andrea Brambilla, persona elegante e molto colta: un fratello. Gli ho fatto spesso compagnia in ospedale; quando, purtroppo, se ne è andato è stato un dolore fortissimo che porto ancora dentro».

A un certo punto, Pistarino smette. Non lo chiamano più, non scrive più i suoi testi, allegri, spesso pungenti. «L’ultimo programma è stato Colorado. Non ho più un agente. Non nascondo di aver bussato porte, poi mi sono fermato: sarei passato per quello che chiede l’elemosina. Forse, e dico forse, avrei dovuto essere più furbo, più egoista. Oggi mi tengo stratta la pensione da ferrotramviere: con quella da comico non ce l’avrei fatta…».

«Non abbiate più paura!»

Un bodyguard chiama i colleghi a raccolta per proteggere donne indifese

«Siamo duecento professionisti nel campo della sicurezza, offriamo la nostra scorta gratuitamente», dice Riccardo Guarneri, dopo quanto accaduto alla povera Giulia Tramontano. «Episodi così criminosi non devono più ripetersi, per l’ultimo appuntamento chiarificatore ci siamo noi, mettiamo a disposizione esperienza e professionalità»

Se ne parla e si continuerà a parlare (e scrivere) dell’omicidio di Giulia Tramontano, vittima incinta del folle gesto di un fidanzato che non ha avuto pietà per la ragazza e quella creatura che la giovane donna portava in grembo. Da giorni assistiamo a sipari e siparietti in tutte le salse, sulle tv nazionali e quelle locali, che invitano opinionisti, genitori che aprano e sostengano un dibattito. Inutile dire che molte trasmissioni estemporanee scimmiottano i canali Rai e Mediaset più collaudati. Si spettacolarizza il dolore. Qualcuno prova a spettinare i giochi, avanza un’ipotesi, generosa, interessante, a prima vista.

Non che l’imprenditore che ha lanciato l’idea, nobile, sia in malafede. Non vogliamo nemmeno pensarci, ma se a volte viene il dubbio che circoli gente che anche dal dolore intenda ricavarne vantaggi, la colpa è il più delle volte degli strumenti di comunicazione. Del fatto che farsi vedere in tv, raccontarla in modo astuto, aiuta a farsi un’immagine, a farsi pubblicità.

 

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«NESSUNO VI FARA’ DEL MALE»

Ripetiamo, però, non è il caso di Riccardo Guarneri, che ha avuto un’idea sulla quale sarebbe il caso di riflettere. Del resto, Guarneri si sarà compenetrato nel dolore dei genitori della povera Giulia, si sarà perfino interrogato su cosa lui, personalmente, potesse fare per porre un freno alle violenze su ragazze che subiscono la violenza di compagni prepotenti.

«Siamo disposti ad un servizio gratuito per un “ultimo appuntamento”, un “incontro chiarificatore”, “vediamoci un’ultima volta”: offriamo i servizi di tutti i ragazzi della società gratuitamente per accompagnarvi a uno qualsiasi di questi incontri».

Guarnieri, responsabile per la società Cmp life and security, offre un servizio gratuito di accompagnamento: l’obiettivo è fare in modo che ragazze e donne, consapevoli dei rischi che potrebbero correre per una relazione finita o in procinto di terminare, affrontino il tema della separazione con maggiore serenità.

L’iniziativa lanciata Guarneri sui social, dopo aver fatto un giro di chiamate ad amici e alcune agenzie di security, scorta armata e accompagnamento, pare stia raccogliendo numerosi consensi. Guarnieri, trentasei anni nel campo della security, offre questo servizio gratuitamente, non vuole nulla in cambio.

 

 

«NON ESISTATE A CHIAMARCI»

L’uomo, una vita a proteggere i più deboli – riprende il sito Today – ha deciso di trasformare la sua rabbia per quell’orrendo crimine in qualcosa che possa impedirne altri, mettendoci la sua faccia e quella delle circa duecento persone che lavorano per le società che hanno aderito alla sua iniziativa: oltre a Cmp, Lele security srl e Mc10 enterprise group (tra Friuli e Veneto Orientale), comprese le località turistiche di Lignano, Bibione e Grado. Senza vincoli di orario o di date.

«Andremmo ovunque ci chiamino – basta chiedere, dice Guarneri – e noi ci mettiamo a disposizione. Siamo circa duecento e uno disponibile, potete starne certi, ci sarà sempre: le ragazze non si sentissero intimidite, ma se proprio avessero dubbi o paure a causa di un incontro chiarificatore, anche con qualcuno che conoscono da tanto – non si può mai sapere – non abbiano esitazione: ci chiamino pure».

A chi sui social, ma anche in una delle interviste rilasciate a radio, tv e giornali, Riccardo Guarneri risponde come risponderebbe un fratello maggiore, un papà, una persona di coscienza, con un cuore così grande: «Non voglio – dice – che episodi del genere possano ripetersi: una donna uccisa dal compagno, solo perché ha paura, sta legittimamente pensando che forse sarebbe meglio prendersi una pausa di riflessione, non deve più accadere!».

Forum in masseria

ll governo trasloca a Manduria, da Bruno Vespa (“Masseria Li Reni”)

Quattro giornate, con il confronto tra politica, economia e imprese. Fra gli ospiti, il presidente del Consiglio dei Ministri Giorgia Meloni e il vicepremier Matteo Salvini. Fra i ministri: Guido Crosetto, Francesco Lollobrigida, Adolfo Urso, Gilberto Pichetto Fratin, Orazio Schillaci, Raffaele Fitto e Gennaro Sangiuliano. Tra gli altri ospiti, il presidente della Regione Puglia Michele Emiliano e il sindaco di Bari Antonio Decaro. Completerà la serie di incontri, Giuseppe Conte, presidente dei Cinquestelle

 

La notizia era riportata da Dagospia, il sito di Roberto D’Agostino che in quanto a scoop non è secondo a nessuno. Si parla del governo e si viene a conoscenza che dall’8 al 12 giugno, l’esecutivo si trasferirà per la gioia dei pugliesi, e in particolare per la provincia ionica, a Manduria nella “Masseria Li Reni”, dimora ufficiale di Bruno Vespa.

Per l’inaugurazione dell’edizione 2023 del “Forum in Masseria”, arriverà il premier in persona, Giorgia Meloni (non nuova a blitz nella masseria del conduttore di “Porta a porta”). Tra le altre personalità attese, il vicepremier Matteo Salvini, dunque i ministri Francesco Lollobrigida, Raffaele Fitto, Guido Crosetto, Gennaro Sangiuliano, Adolfo Urso e Pichetto Fratin.

Come a dire che nell’accogliente Manduria, traslocherà l’intero esecutivo del governo. Sempre secondo quanto scritto da Dagospia, dietro a questa serie d’incontri in terra manduriana, ci sarebbe la regia di Vespa, che avrebbe suggerito alla Meloni di partecipare in massa all’evento. Un suggerimento che, nel caso fosse davvero avvenuto, è stato accolto in tutto e per tutto.

 

Fonte Instagram

 

IL GOVERNO IN PUGLIA

Il governo in Puglia, a Manduria, dunque. Ospite di Vespa dall’8 all’11 giugno della “Masseria Li Reni”, proprietà del conduttore di “Porta a porta”. Nella sua tenuta, già visitata dai vertici della politica italiana, e non solo, dedicherà quattro giornate al confronto tra politica, economia e imprese. Quarantatré in tutto, gli ospiti che si alterneranno negli otto incontri in fasce orarie diverse, con temi diversi. Ben otto i ministri fra gli invitati: il presidente del Consiglio dei Ministri Giorgia Meloni, il vicepremier Matteo Salvini, i ministri Guido Crosetto, Francesco Lollobrigida, Adolfo Urso, Gilberto Pichetto Fratin, Orazio Schillaci, Raffaele Fitto e Gennaro Sangiuliano. Tra gli altri ospiti, anche il presidente della Regione Puglia Michele Emiliano e il sindaco di Bari Antonio Decaro. A completare la serie di “faccia a faccia”, quello con Giuseppe Conte.

Quali i temi, i titoli che lancerà Vespa nella sua masseria manduriana. “Quale futuro per l’Italia? Quali le prospettive e le azioni da implementare per rendere l’Italia sempre più competitiva alla luce degli investimenti messi in campo con il Pnrr?”. Queste sono solo alcune delle domande a cui i ministri e gli esperti del settore dovranno rispondere nei dialoghi condotti dal popolare giornalista e volto televisivo.

Inaugurazione della rassegna, giovedì 8 giugno alle 19.00. Si comincia con un dialogo tra Giorgia Meloni e Bruno Vespa. Venerdì 9 giugno le nuove sfide del settore agricolo: il recupero di materia ed energia, lo sviluppo sostenibile, la promozione delle fonti rinnovabili, la digitalizzazione, la tracciabilità e lo sviluppo della logistica. Fra gli ospiti: Francesco Lollobrigida, ministro dell’Agricoltura, Chiara Corbo, direttrice dell’Osservatorio smart agrifood politecnico di Milano, Dominga Cotarella, Ceo famiglia Cotarella e Massimiliano Giansanti, presidente Confagricoltura. Nella seconda parte della giornata, si dibatterà sul tema: “Innovazione. Uguaglianza. Le parole chiave della missione salute del Pnrr”.

 

Fonte Masseria Li Reni website

 

ALL STARS

Fra quanti interverranno, Orazio Schillaci, ministro della Salute; Ornella Barra, direttrice operativa di Walgreens boots alliance; Valentino Confalone, Country president novartis Italia; Claudio Contini, Founder e Ceo digitalplatforms; Maria Bianca Farina, presidente Ania, Associazione nazionale fra le imprese assicuratrici.

A seguire, alle 18.00: “La strategia italiana in un contesto geopolitico in cambiamento”. Interventi di Guido Crosetto, ministro della Difesa; Nunzia Ciardi, vice direttrice dell’Agenzia per la cybersicurezza nazionale; Francesco Cupertino, rettore del Politecnico di Bari; Michele Valensise, ambasciatore e presidente di Villa Vigoni.

Sabato 10 giugno: “L’impegno per la modernizzazione delle infrastrutture del Paese e per una mobilità sostenibile”. Tra gli invitati: Matteo Salvini, ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti; Federica Brancaccio, presidente Ance; Antonio Decaro, presidente Anci; Fabrizio Di Amato, presidente Maire Tecnimont. Nel pomeriggio, dalle 13.00, riflettori su: “Rivoluzione verde e transizione ecologica: strategie da mettere in campo per invertire la rotta”. Hanno assicurato la loro presenza: Gilberto Pichetto Fratin, ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica; Michele Emiliano, presidente della Regione Puglia; Rosalba Giugni, presidente Marevivo onlus; Massimiliano Di Silvestre, presidente Bmw Italia; Emanuela Trentin, amministratrice delegata Siram Veolia.

 

Fonte Giorgia Meloni website

 

FINALE COL “BOTTO”

Domenica 11 giugno, ultima giornata dei lavori alla “Masseria Li Reni”. Un approfondimento sul tema del momento, il Pnrr, “Occasione per il rilancio del Sud e per la ripresa del processo di convergenza con le aree più sviluppate del Paese”.

Tra gli interventi: Raffaele Fitto, ministro per gli Affari Europei; Emanuele Di Palma, presidente del consiglio di amministrazione Bcc di San Marzano di San Marzano di San Giuseppe; Stefano Distilli, presidente Cassa dottori commercialisti. A seguire, riflettori sulla cultura: “Investire nel comparto per il rilancio del Paese”, con Gennaro Sangiuliano, ministro della Cultura; Mario De Simoni, presidente Ales Spa; Alfonsina Russo, direttrice del Parco archeologico del Colosseo.

Sempre domenica, alle 12.00, un’ultima riflessione sul Sistema Italia: “Coniugare investimenti, competenze e una nuova cultura aziendale per rendere attrattivo il nostro Paese nel mondo”, con Adolfo Urso, ministro delle Imprese e del made in Italy, e Carlo Bonomi, presidente di Confindustria. La serie di appuntamenti si chiuderà alle 13.00 con il “faccia a faccia” fra presidente del Movimento cinque stelle Giuseppe Conte e il padrone di casa, il giornalista Bruno Vespa.

«Vittima di aggressioni mafiose»

Parla una docente

Dopo l’episodio di Abbiategrasso, docenti e organi dalla parte del personale scolastico, assumono posizioni precise. «Vogliamo risposte e i dirigenti scolastici dalla nostra parte». «Ho chiamato la polizia, ma i colleghi mi hanno tolto il saluto: mi tocca fare domanda di trasferimento, ha vinto la violenza…»

 

Tre giorni fa, nella nostra rubrica “I Giorni”, uno degli spazi più cliccati e seguiti del sito Costruiamo Insieme, abbiamo scritto dell’aggressione ad Abbiategrasso con arma da taglio di un sedicenne ai danni di una professoressa. Ripetuti episodi simili al bullismo, successivamente licenziati dagli psichiatri che hanno provato a pronunciarsi sul comportamento del ragazzo come “disturbo paranoide”. Forse, e sottolineiamo forse, potrebbe finire tutto qui. Un responso che se non avesse un seguito, medico o disciplinare, potrebbe ripetersi. Con grave danno per gli insegnanti, i genitori del ragazzo e, arriviamo a dire, dello stesso ragazzo.

Episodio di Abbiategrasso a parte, non vorremmo passasse per accidentale momento di squilibrio ed autorizzasse qualcuno che sapendo di farla franca prova a mettere paura a un professore al solo scopo di giovarsi di un trattamento privilegiato rispetto al resto della classe.

 

 

TECNICA DELLA SCUOLA

La Redazione di www.tecnicadellascuola.it, subito dopo quanto accaduto nella scuola secondaria della cittadina in provincia di Milano, è tornata a raccogliere testimonianze di docenti che vivono più o meno nelle stesse condizioni dell’insegnate aggredita. Anche loro, bullizzati, minacciati, fatti oggetto di dispetti, gesti tali da provare a ridicolizzarli davanti al resto della classe facendo perdere loro, parliamo degli insegnanti, l’autorevolezza con la quale ricevono rispetto dagli studenti.  

Dunque, docenti offesi o aggrediti da genitori – perché anche questi hanno la loro fetta di colpe, e ci arriviamo… – e studenti. Dopo i diversi casi registrati nelle scuole italiane nelle ultime settimane, e dopo una delle dirette ad hoc allestite dalla redazione del sito “dalla parte del personale scolastico”, una docente ha dato testimonianza della propria recente esperienza denunciando i comportamenti aggressivi di una mamma.

«Sono un’insegnante di scuola dell’infanzia – racconta la docente alla redazione – con un’utenza “mafiosa”: recentemente sono stata aggredita verbalmente e minacciata pesantemente da una mamma che pretendeva imboccassi la figlia durante la mensa. Premesso che è una scuola statale e, purtroppo, il dirigente scolastico anziché ostacolare lo strapotere di persone non del tutto corrette, quasi le favorisce con scelte quanto meno opinabili quasi fossero fatte per far stare sereno lui stesso, lasciando invece nella “fossa dei leoni” il docente, in questo caso la sottoscritta».

 

 

DAL NORD AL SUD

Caso raccapricciante, dunque, che accade in qualsiasi periferia, sia questa nel profondo Sud, come al Nord, dove si è registrato l’episodio più agghiacciante degli ultimi mesi. E, a proposito dell’aggressione di un genitore, la docente prosegue il suo racconto. «La settimana scorsa – documenta – il dirigente nonostante fosse venuto a conoscenza dell’accaduto, non ha mostrato interesse su quanto fosse successo. Premetto: nonostante avessi chiesto l’intervento delle forze dell’ordine; anzi, in tutta risposta, intorno mi è stata fatta terra bruciata togliendomi anche il saluto».

Ciò detto. «Spero che la domanda di trasferimento – conclude la docente aggredita verbalmente e minacciata – che ho fatto venga accolta, ma vorrei sapere comunque come fare per denunciare lo status quo nel quale versa questa scuola».

Redazione e sito, rispondono su come possano difendersi i docenti, quali strumenti hanno a disposizione una volta aggrediti, e quali sentenze sono state espresse in materia di vessazioni.

 

 

COME REAGIRE

Questa la risposta. Con la nota del 17 febbraio scorso a firma del Capo Dipartimento, Carmela Palumbo, vengono fornite le istruzioni pratiche per consentire al personale della scuola di chiedere (ed eventualmente ottenere) il patrocinio dell’Avvocatura dello Stato nel caso in cui siano oggetto di episodi di violenza da parte di studenti o genitori.

Il provvedimento è stato annunciato dal “Ministero dell’Istruzione e del Merito” Giuseppe Valditara con un comunicato: «Sarò sempre dalla parte degli insegnanti aggrediti – ha dichiarato – in quanto la nostra priorità è riportare responsabilità, serenità e rispetto nelle scuole». A ciò aggiungiamo che nei giorni scorsi, Valditara presente a Milano per ragioni istituzionali, non appena appresa la notizia dell’aggressione a colpi di armi da taglio, con la sua scorta si è subito diretto nella scuola secondaria di Abbiategrasso per esprimere vicinanza e solidarietà al corpo docente e al personale scolastico.

Resta da capire, però, puntualizza www.tecnicadellscuola.it, in quali casi i docenti possono avvalersi di questa difesa; cosa bisogna fare per farne richiesta; si parla di violenza fisica o anche verbale? A quali eventualità si riferisce il documento di Valditara?

Domande alle quali il Ministero, attraverso portavoce e documenti, potrà rispondere in questi giorni. L’impegno da parte del ministro, c’è stato. Ora è necessario dare seguito all’impegno manifestato davanti agli organi di informazione perché episodi di aggressioni, non solo fisiche, ma anche verbali, non debbano ripetersi, ponendo a questi quantomeno un limite.

Sedicenne accoltella insegnante

Episodio violento in una scuola secondaria di Abbiategrasso

Un ragazzo turbolento, ma non violento, assicurano i compagni. Lo studente avrebbe prima minacciato, poi sferrato un paio di fendenti all’indirizzo di una professoressa trasportata in ospedale. La docente aveva reclamato le scuse per una serie di dispetti che avevano avuto il solo scopo di distrarre la classe. I medici del “San Paolo” avrebbero riscontrato nel ragazzo un disturbo paranoide

 

La notizia, riportata da tutte le agenzie giornalistiche, radio, tv e siti dei più importanti quotidiani, lascia interdetti per la brutalità dell’episodio registrato in un’aula scolastica. Negli Stati Uniti, accoltellamenti, sparatorie e in alcuni casi anche episodi finiti nel sangue con decine di vittime. In Italia, fortunatamente gli episodi di violenza e bullismo sono fortemente contenuti, ma a volte sfuggono alla logica di un insegnante (unico strumento punitivo una nota) o di un genitore (che si stupisce su quanto accaduto).

Dunque, tutto accade durante una normale mattinata fatta di lezioni. Sì, disturbate dalle solite battutine, talvolta insopportabili e sulle quali gli insegnanti – per il quieto vivere e non dover affrontare genitori indulgenti con i propri figli – sorvolano, ma niente lasciava presagire quanto, invece, accaduto in un istituto di secondo grado di Abbiategrasso, in provincia di Milano, dove un ragazzo di sedici anni ha aggredito con un’arma da taglio una professoressa. Stando alle prime informazioni, la donna sarebbe stata colpita ad un braccio e alla testa. Per fortuna senza gravi conseguenze, anche se la paura, fra insegnanti e studenti, è stata tanta.

 

 

EPISODIO SCIOCCANTE

La donna, in evidente stato di choc, è stata condotta in ospedale in codice giallo. Il ragazzo, sedici anni, prima di essere successivamente bloccato dai carabinieri, allertati da una telefonata, aveva anche minacciato i compagni di scuola con una pistola finta.

Il ministro dell’Istruzione, Giuseppe Valditara, a Milano per un evento, ha definito l’episodio “inquietante” l’accaduto recandosi personalmente nella scuola di Abbiategrasso. «Dopo l’esperienza del Covid gli episodi di bullismo si stanno moltiplicando – ha dichiarato Valditara all’agenzia Ansa – proprio perché si è interrotta quella relazione interpersonale che è fondamentale nello sviluppo educativo». Una volta ad Abbiategrasso, ha espresso «solidarietà alla docente aggredita e anche per lanciare il segnale che lo Stato, il ministro dell’istruzione e il governo più in generale, sono vicini a tutti gli insegnanti e a tutto il personale della scuola quando questi, nell’adempimento delle loro funzioni, vengono aggrediti».

«Non sapevo che mio figlio avesse preso sei note disciplinari solo quest’anno», ha dichiarato il padre del giovane aggressore, trasferito e assistito dai medici nell’ospedale San Paolo di Milano. Note disciplinari ricorrenti, anche severe, ma che alla fine spiegano poco di quell’inaudito episodio di violenza.

 

 

NON ERA VIOLENTO, DICONO

Cosa facesse il giovane aggressore, però, prima, durante e dopo le ore di lezione, era noto a tutta la classe. E anche agli insegnanti che, spesso, ne parlavano fra loro. All’origine di quelle note, scherzi sciocchi allo scopo di arrecare disturbo alla classe, provocando in qualcuno sì risate, ma anche tanta confusione così da non consentire il regolare svolgimento delle lezioni.

I compagni, che cercano di tenersi alla larga, definiscono quegli episodi come  “dispetti”. Fra gli episodi ricorrenti, staccare la spina della lavagna elettronica, interrompendo le lezioni; uno spray puzzolente usato in aula, allo scopo di far perdere tempo. Quel giorno la classe ha dovuto trovare un’altra stanza per far lezione.

 

 

VOLEVA EVITARE LA BOCCIATURA

Carattere turbolento, ma non violento, fino a quando la testa del ragazzo ha cominciato ad escogitare, presumibilmente un piano per evitare la bocciatura: la minaccia. Così, come ha scritto il Corriere della sera nella sua edizione milanese, il ragazzo si è presentato a scuola con un coltellaccio: il cinque in condotta, che insieme ad un pessimo voto preso nei giorni scorsi, rischiava a una bocciatura, ha scatenato la peggiore delle soluzioni che potessero balenare nella mente di un ragazzo evidentemente sopra le righe rispetto al resto della classe.

Nella stessa mattinata di lunedì, condotto in ospedale in ambulanza, seguito da una pattuglia dei carabinieri, il sedicenne viene medicato dal personale ospedaliero. I medici gli curano le ferite alla testa, che si è provocato da solo, probabilmente con la stessa arma da taglio (un coltellaccio, ha scritto qualcuno) usata nell’aggressione. Stando alle prime informazioni, i medici del San Paolo avrebbero riscontrato nel ragazzo un disturbo paranoide.

Semplicemente la migliore…

Addio a Tina Turner, ottantatré anni, “Simply the best”

E’ stata (e resta) la regina del rock’n’roll. Una vita fatta di vessazioni, un marito violento, fino alla separazione. Poi il successo personale, riparte da zero. Vende duecento milioni di dischi, si ammala. Un trapianto di rene, uno spicchio di serenità, il commiato da quanti l’amarono

 

E’ morta la regina, viva la regina. E’ scomparsa Tina Turner, una leggenda del rock’n’roll. Aveva 83 anni, ci ha lasciati dopo una lunga malattia nella sua casa vicina a Zurigo, in Svizzera. Tina , fra le tante cantanti, interpreti, performer come si dice di questi tempi, era stata la più grande. Una voce unica, graffiante, fra black e pop da alta classifica.

Ann Mae Bullock, questo il suo vero nome, nata a Nutbush (ricordate l’hit “Natbush city limits”?), nel Tennessee, lascia il mondo dopo che un film biografico, due musical, autobiografie e canzoni indimenticabili, tanto da consegnarla alla leggenda.

Qualche anno fa, suo figlio Craig, avuto quasi adolescente da una relazione precedente a quella drammatica con Ike Turner, si è suicidato a 59 anni. Ultima mazzata di una vita piena di drammi: Ike Turner, il marito con cui aveva messo in piedi una band che è stata determinante per la nascita del rock’n’roll e che l’ha resa famosa, si rivelò un uomo violento, una sorta di schiavista domestico, che, nonostante il clamoroso successo di brani come “Proud Mary”, “Nutbush city limits” e “River deep mountain high”, trasformò la vita di Tina in un incubo, scrisse l’agenzia giornalistica Ansa.

 

Foto Facebook

LA QUIETE DOPO LA TEMPESTA

Una carriera, quella della grande Tina, che comincia con un rapporto a dir poco tempestoso con Ike Turner, musicista del quale si era perdutamente innamorata fino ad annientarsi. L’uomo, fondatore del gruppo Ike & Tina Turner, fu abbandonato nel ’76. Una separazione finita in tribunale, perché Ike picchiava Tina, la tradiva, fino ad annientarla. Fino ad assumere un avvocato e presentarsi davanti a un giudice piena di lividi, il naso gonfio, un occhio nero, un labbro rotto. Picchiata, bastonata come fosse qualcosa di sua proprietà. Lei avrebbe dovuto solo obbedire. Invece, si ribellò e confessò: «Mi diceva “Sei mie e di te ne faccio quello che voglio!”».

Riuscì a liberarsi, a fuggire da quell’incubo, senza un dollaro, ma con in tasca quel cognome che lei aveva reso celebre. Riprese il suo cammino con “Let’s Stay Together” di Al Green, cui fecero seguito “Private Dancer”, “What’s Love Got To Do With It” e “The Best”, un successo dietro l’altro fino a raggiungere duecento milioni di copie vendute. Dunque, concerti, Grammy Award, il Kennedy Center Honors, i tributi di splendide colleghe e  ruoli al cinema, come l’Acid Queen di “Tommy” e la Aunty Entity di “Mad Max” (splendida la colonna sonora, con il brano “We Don’t Need Another Hero”).

Diventata cittadina svizzera, si era sposata con Erwin Bach, un uomo più giovane di lei. Quando sembrava che potesse vivere serenamente il resto della sua vita, ecco un altro dramma (non il solo…): un ictus, un tumore all’intestino, una grave insufficienza renale. Una sciagura dietro l’altra, tanto che la grande star aveva ammesso di aver pensato anche al suicidio assistito.

 

 

«UNA VITA DI VERGOGNA»

Il marito le ha donato un rene, dandole qualche anno di una vita serena. Così, come ricorda l’Ansa, definendola “la donna che visse tre volte”, riprendendo un titolo di Hitchcock (Ike, la carriera come Tina e il rene…), la grande artista non c’è più, anche se resterà la regina del rock’n’roll.

«Ho vissuto una vita piena di vergogna – aveva raccontato la Turner nel suo film-documento – e ho cercato un modo di convivere con questa vergogna; dovetti fuggire tra auto che mi sfrecciavano accanto».

La decisione però di divorziare arriva solo nel ’76. Prima di arrivare a quel punto, la cantante aveva provato anche a farla finita ingoiando decine di pasticche di sonnifero. Un gesto, fortunatamente non andato a “buon fine”.

Negli Anni Ottanta rifiorisce. Nel 1984 pubblica l’album “Private Dancer” e nel 1993 esce il film autobiografico “What’s Love Got to Do With It” con Angela Bassett nei panni di Tina e Laurence Fishburne nei panni di Ike.