Un tuffo dove l’acqua è più blu…

Taranto e le spiagge più belle della provincia

Le marine di Ginosa e Castellaneta, Pulsano e Lizzano, Campomarino e Torre Colimena. Tanto per fare dei nomi. le dune si confondono in un litorale formato da sabbia candida. Chidro e il Borraco, fiumi che rappresentano habitat eccellenti sia per la fauna che per la flora

 

«Quella foto è di un nostro lido, giù le mani: altro che Miami!». Qualche anno fa, una levata di scudi da parte di operatori del settore turistico. Non solo tarantini, ma anche colleghi dell’arco ionico-salentino, quasi a sostenersi a vicenda, per quel furto con destrezza. Una foto utilizzata allo scopo di convincere con lido, spiaggia e mare così belli, puliti e cristallini, turisti italiani a volare all’estero perché – veniva più o meno spiegato – queste emozioni le trovi solo all’estero. E, invece, gli italiani quelle “emozioni” le trovano più o meno sotto casa o comunque non molto lontano. Insomma, Taranto, Puglia, Italia.

Ginosa e Castellaneta, Pulsano e Lizzano, Campomarino e Torre Colimena. Tanto per fare dei nomi. Sono queste alcune delle spiagge più belle del litorale tarantino. Spiagge, a decine. Spiagge spettacolari, come sottolinea Lifestyle, il canale dello stile. Spiagge che impreziosiscono il litorale pugliese con particolare interesse nella provincia di Taranto. E’ bene sottolineare che l’intera provincia si può considerare un gioiello non del tutto scoperto dal turismo di massa, nonostante possieda scenari mediterranei davvero unici. Un esempio fra gli altri: la Salina dei Monaci a Torre Colimena, tratto di costa a pochi passi da Manduria. Qui il panorama, suggestivo, è contrassegnato dalla presenza di una torre di vedetta. Un litorale con morbide dune di sabbia e una fauna composta da aironi, cigni e fenicotteri. Una bellezza da lasciare senza fiato.

 

 

SPIAGGE BELLE E INCANTEVOLI

A proposito di questo stesso versante, c’è Maruggio, o meglio, Marina di Maruggio. Una perla, fra le altre: San Pietro in Bevagna, dove le dune si confondono in un litorale formato da sabbia candida. Qui sono disponibili tutti i servizi di cui si potrebbe aver bisogno: ombrelloni, lettini e sdraio, bar, ristoranti. Chi cerca di tratti di spiaggia libera, in ogni caso, ha comunque modo di trovare spazi disponibili. Da segnalare la Foce del Chidro, corso d’acqua che percorre un’ansa molto particolare, quasi un invito a tuffarsi in acqua dolce, ma anche nelle acque del mare.

Provinciale 122. Costeggia il meraviglioso litorale di Campomarino, dove la macchia mediterranea si alterna a dune di sabbia candida, mentre le acque trasparenti del mare propongono un meraviglioso blu profondo che di tanto in tanto lascia spazio a un turchese più chiaro. Qui sfociano il Chidro e il Borraco, fiumi che rappresentano habitat eccellenti sia per la fauna che per la flora. Gli appassionati di snorkeling prendessero nota: Campomarino, dove a una profondità di sei metri circa ci si può imbattere in sarcofagi in marmo risalenti all’epoca romana. In zona, altro gioiello: Lido Piri Piri.

Torre dell’Ovo (Maruggio), regala paesaggi di grande suggestione, paesaggi a giusta ragione considerati “artistici” per la loro indiscussa bellezza. La spiaggia di sabbia dorata ha alle spalle una scogliera così da rendere il paesaggio ancora più affascinante. Numerosi tratti di spiaggia libera, fondali digradanti e sabbiosi, e un mare trasparente molto apprezzato dalle famiglie con bambini. Da non dimenticare, la spiaggia di Bagnara: bagnata da acque trasparenti e con alle spalle una macchia mediterranea dai colori e dai profumi speciali, mirto, capperi, timo e rosmarino.

 

 

GOLFO DI TARANTO, BENVENUTI…

Costa orientale del Golfo di Taranto. benvenuti nella spiaggia attrezzata di Lido Silvana(Marina di Pulsano). Spiaggia splendida formata da sabbia candida e morbida, un litorale incantevole a semicerchio con dune e macchia mediterranea. Anche nelle vicinanze, presenti diverse strutture balneari e molteplici possibilità di alloggio. Fondali bassi e sabbiosi, un invito a tuffarsi, fare il bagno e concedersi piacevoli “bracciate”.

Anche a Marina di Ginosa il fondale è basso. La spiaggia di sabbia si estende per chilometri e chilometri digradando dolcemente. Le famiglie in vacanza con i bambini al seguito non possono che prendere in considerazione questa destinazione. Marina di Ginosa vanta un tratto di costa in cui, grazie ad acque pulite e limpide, è giunto anche il riconoscimento della Bandiera Blu assegnato da Legambiente. Bandiera Blu anche per il mare di Castellaneta Marina, con gli aromi della macchia mediterranea e una pineta che regala ombra, verde e serenità.

Dall’estremità orientale a quella più occidentale, nel territorio di Castellaneta si trovano circa venti arenili che ospitano sia tratti di spiaggia libera che aree attrezzate. I lidi attrezzati permettono non solo di noleggiare lettini e ombrelloni ma offrono anche servizi come noleggio pedalò, bagni, docce e numerosi ristoranti.

A Marina di Lizzano è possibile trovare alcune delle spiagge più belle della Puglia. Il mare ai lidi di Marina di Lizzano è limpido e cristallino, caratteristica comune alle altre spiagge della zona del versante bagnato dal Mar Ionio. Marina di Lizzano si popola in estate ed è un’ambita meta turistica estiva. Qui sono presenti numerosi stabilimenti balneari e strutture ricettive tra queste hotels, Bed & Breakfast e agriturismi. Ma, in buona sostanza, tutta la costa di Taranto è bellissima: qui, solo mare cristallino e pulito.

Ilenia, venti anni: licenziata

Palermitana, aveva solo chiesto i suoi diritti

«Ho fatto pulizie domestiche in nero, ho studiato, mi sono diplomata, sono stata assunta: quando ho chiesto rispetto mi hanno mandata a casa; nonostante avessi detto che avevo bisogno di quei soldi…». Una lettera “inviata” a Giorgia Meloni: «Noi giovani vogliamo lavorare, senza essere trattati come schiavi!»

 

C’è un giornale on-line che in brevissimo tempo ha polverizzato i numeri di testate importanti, sostenute da brand storici, dunque con la strada spianata, anche in termini di contribuzioni. Sede a Napoli, gruppo editoriale Ciaopeople Media Group, direttore Francesco Cancellato, il giornale è fanpage.it.

In poco più di dieci anni, non solo si è guadagnato un importante numero di lettori, ma nel tempo ha conquistato qualità e, soprattutto, fiducia. Non sapremmo, infatti, come chiamare la grande disponibilità, specie da parte dei ragazzi, a raccontare le proprie storie di disagio giovanile proprio a fanpage.it.

La scorsa settimana abbiamo scritto di Domenico Dolce, della provocazione dello stilista ai giovani che, a suo dire, «non hanno voglia di lavorare e pensano che io, nella mia Sicilia, venga con valigie piene di soldi da distribuire ai ragazzi in cerca di reddito».

Questo tema ha fatto arrabbiare un po’ di ragazzi che hanno risposto per le rime a Dolce che con Stefano Gabbana è il titolare di una delle Maison più importanti al mondo. Non solo giovani delusi, piccati, come se stendessero un braccio per chiedere anche un modesto contributo pur di sopravvivere. Sul tema è intervenuto anche il Corriere della sera che, attraverso una sua popolare collaboratrice, ha risposto punto su punto alla provocazione dello stilista.

 

 

CONFESSIONE ON-LINE

Fanpage.it, come spesso accade, ha fatto in qualche modo da attrattore, registrando il disappunto e pubblicando alcune delle lettere, delle considerazioni di questi ragazzi il più delle volte abbandonati ai social e alle proprie illusioni.

Una di queste “confessioni” è stata pubblicata in questi giorni. Protagonista Ilaria, appena venti anni, più di qualche esperienza “in nero” alle spalle – “da queste parti il più delle volte funziona così…”, spiega – assunta di recente, ma subito dopo licenziata. A causa di una delle frasi che di solito fanno imbestialire i datori di lavoro: “Vorrei che rispettasse i miei diritti”. Ilaria, licenziata in tronco.

«Sono una ragazza di 20 anni – racconta al giornale on-line la ventenne palermitana – vivo nella mia città; diplomata in amministrazione, finanza e marketing già da un anno, ho sempre amato studiare, ma ho dovuto rinunciare all’università per problemi economici». Ecco già il primo intoppo, gli studi universitari. Dopo la rivoluzione sociale a cavallo fra i Sessanta e i Settanta, quando lo studio era in qualche modo accessibile a tutti, oggi siamo tornati ai tempi in cui studia o, comunque, si laurea chi può permettersi tasse universitarie, l’affitto di una stanza lontano da casa, una spesa seppure modesta, comunque insostenibile per molte tasche.

 

 

FORZA E CORAGGIO

Ilenia, forte. «Ho deciso di lavorare per essere indipendente: come risaputo, qui a Palermo se vuoi lavorare devi lavorare in nero; lavoro in nero da quando ho 16 anni, faccio la donna delle pulizie facendomi pagare 8 euro all’ora, che ormai non sono neanche troppi: in questo arco di tempo ho conosciuto maniaci, famiglie benestanti, universitari…».

Prima un titolo di studio. «Da quando mi sono diplomata ho cercato in tutti i modi possibili di trovare un altro lavoro che mi valorizzasse, quello per cui valeva la mia dignità, ho sempre voluto il meglio per non fare la fine dei miei genitori che mi hanno cresciuta in strada non facendomi mancare mai nulla. Ho fatto centinaia di colloqui in questi mi sono sentita dire: “La cerchiamo con esperienza”, “Non hai la patente”, “Sembri una bambina, non va bene per il negozio”. Per non parlare di tutte le altre candidature che non sono mai state prese in considerazione».

 

 

DIRITTI NEGATI E BENSERVITO

Diritti negati e benservito. «Quest’oggi sono stata licenziata perché ho chiesto e non preteso dei diritti sul lavoro, mi hanno umiliata per il lavoro che svolgo, al punto che ho pensato di pregarli per non licenziarmi per bisogno. Questa sera ho deciso di scrivervi per sfogarmi, chiedere alla Meloni cosa stia facendo per noi giovani. Noi giovani che continuiamo a illuderci per uno stipendio che possa garantire le nostre future famiglie, noi giovani che continuiamo a illuderci di poter realizzare i nostri sogni, ma i sogni con un contratto da stage per 6 mesi per poi mandarti a casa perché non servi più, come li realizziamo?».

Questo, Ilenia, proprio no. «Ho pensato persino a suicidarmi perché comincia a pesarmi troppo la questione del “lavoro” mi sono stancata di soffrire, di illudermi di arrivare dove è proprio impossibile arrivare. Ho preso in considerazione l’idea di andare al nord ma ho un cane di taglia piccola che in casa non accetta nessuno. Cara Meloni, sono divisa a metà tra la voglia di vivere e la voglia di non voler più soffrire, ho rinunciato agli studi per essere indipendente, per non dipendere mai da un uomo. Spero che questo messaggio possa arrivare a lei, non parlo solo per conto mio perché sono sicura che la maggior parte dei giovani si trova nella mia stessa situazione. Noi giovani vogliamo lavorare ma non vogliamo essere schiavi di nessuno!».

«…ma la carne è carne!»

Stupro a Palermo, le frasi che sconvolgono anche gli inquirenti

Sette maggiorenni (un solo minorenne) contro una diciannovenne. Prima la fanno ubriacare, poi si appartano. La violentano e, spavaldi, riprendono le scene disgustose. Non finisce qui: la minacciano, deve tacere sull’intera vicenda. La ragazza reagisce e li denuncia: tutti arrestati

 

«Eravamo troppi, mi sono schifato ma la carne è carne…». Questo sì che è parlare da maschio. Fortuna che in Sicilia non la pensano nemmeno lontanamente con questi quattro gaglioffi che hanno appena sfiorata la maggiore età, uno è minorenne. Ma questa è una delle frasi intercettate dopo lo stupro di gruppo, sette ragazzacci contro una ragazzetta, cui hanno fatto bere alcol per farla ubriacare e, più tardi, avere ragione di lei. Non una ma sette volte.

«Ma la carne è carne!». Va’ a spiegarlo al bellimbusto, quando un giorno, dovesse arrivare quel giorno, diventerà padre e, malauguratamente, un branco violentasse la propria figliola. Anche qui scatterebbe la violenza, quella che lava il disonore. Stavolta questo “machetto” – diminuitivo di “macho” – era dalla parte di quelli che avevano il coltello dalla parte del manico: bello fare i prepotenti in sette, meglio se dall’altra parte non c’è un altro brano a metterla sullo stesso piano, ma una ragazza indifesa che ha compiuto un solo, grave errore: fidarsi di un amico.

Ecco cosa scrive il Corriere della Sera in una cronaca di Lara Sirignano. “L’hanno fatta ubriacare e fumare marijuana, poi l’hanno portata in un luogo appartato vicino al Lungomare del Foro Italico di Palermo e l’hanno stuprata a turno; le scene della violenza sono state riprese col cellulare da uno dei ragazzi del branco che conosceva da anni la vittima e che proprio grazie al loro rapporto, è riuscito a convincerla ad appartarsi con lui e il gruppo di amici”. E anche i genitori della vittima, evidentemente, ringraziano.

 

 

LE “CIMICI” RACCONTANO

Le cimici piazzate in caserma nei giorni della convocazione di due dei sette giovani sottoposti a provvedimenti raccontano il resto. «Le ho fatto male, lei non voleva, faceva “no, basta”… I pugni che le davano e pure gli schiaffi, non respirava»; «Lei non voleva, diceva no basta»; «e se finissimo nella stessa cella e nel telegiornale?»; «Meglio scappare in Messico o in Thailandia», dicono con atteggiamento spavaldo. Non finisce solo nella paura, prosegue anche con l’arroganza, qualcuno si rivolge a uno più “esperto” – buono anche questo… – che dopo i primi arresti minaccia la ragazza. «Devi stare zitta!». Invece la ragazza ha parlato. Fossimo nel “Padrino”, secondo Donvito Corleone questo sarebbe «un compito da assegnare a Luca Brasi…».

La ragazza denuncia, le indagini scattano dopo la denuncia della vittima, una diciannovenne. Tutti i responsabili dello stupro sono stati arrestati: tre subito dopo gli abusi, gli altri quattro la scorsa notte. Le scene della violenza sono state riprese col cellulare da uno dei ragazzi del branco che conosceva la ragazza. Lei gridava: «Basta, smettetela», loro, in barba a ogni supplica, infierivano. Se la logica è «la carne è carne», povera figliola.

Tutto era cominciato con sette Sambuca, «uno dopo l’altro e fumando uno spinello». Questa una delle frasi intercettate e finite nella documentazione che ha portato all’arresto, a Palermo, dei sette giovani che hanno stuprato la povera vittima incontrata qualche ora prima in un locale, scrive Il Messaggero. Lei prova a raccogliere quelle poche forze delle quali è ancora in possesso e domanda: «Dove stiamo andando?». «Lo sappiamo noi», risponde uno degli arrestati, mentre l’accompagna, sorreggendola, verso il luogo dello stupro di gruppo. Durante il tragitto, racconta la ragazza, «ho capito che Angelo (uno degli arrestati) aveva cattive intenzioni e gli ho detto: “Ma mi vuoi far stare sola con questi, ma sei pazzo?”».

 

 

IL RACCONTO PROSEGUE…

«Ero stonata, in piedi ma barcollavo, poi ho sentito dei forti dolori alla parte bassa del ventre: io mi lamentavo e loro mi deridevano. Ho chiesto ad Angelo di chiamare un’ambulanza, ma lui ha risposto che non lo avrebbe fatto perché non voleva fossero coinvolte le forze dell’ordine». Una finezza.

Esistono immagini riprese da alcuni dei presenti: un pugno nello stomaco. Frasi inequivocabili, tipiche del branco, dove l’unione fa la forza, classico della vigliaccheria allo stato puro: «Andiamo, forza che ti piace!». Le sciocchezze in quei momenti si moltiplicano. Gli stessi riprendono la ragazza e poi, fra loro, suggeriscono di cancellare le immagini. Se le cose stessero così: anche esibizionisti, poveracci.

«Adesso li elimino tutti – assicura a un amico – li sto mandando solo a chi dovevo mandare, li elimino perché non ne voglio sapere più niente di questa storia».

Non finisce qui. Il giorno dopo, in un messaggio scoperto dai carabinieri, Angelo continua il racconto: «Se ci penso mi viene lo schifo perché eravamo cento cani sopra una gatta, una cosa così l’avevo vista solo nei porno, eravamo troppi e sinceramente mi sono schifato un poco…». E il racconto continua. Il voltastomaco, pure.

“Frisella, amore mio!”

Bruno Barbieri, preso per la gola in Puglia

Anche lo chef italiano più celebrato matto per il Tacco. Grande ospitalità, gastronomia che non si batte. Diversi i piatti tipici sottoposti al suo giudizio, benevolo. Per due motivi: perché la nostra cucina non si batte e poi perché era qui per stare in assoluto relax, lontano da programmi di successo come “Masterchef Italia” e “4 Hotel”

 

Forse mancava solo lui all’appello. Il piccolo grande chef, Bruno Barbieri. L’artista della tavola che più di ogni altro (colleghi compresi) riesce a bucare lo schermo, a risultare perfino simpatico anche quando pronuncia il suo “No!” ad uno dei tanti allievi-concorrenti dei suoi coocking-show.

Bene, era l’ultimo che ancora non rispondeva all’appello, al richiamo di una Puglia di per sé già affascinante per le sue bellezze mozzafiato disseminate lungo tutta la sua penisola, il Tacco d’Italia. Così Barbieri è arrivato, fra comitati d’onore, applausi e ristoratori che hanno fatto a gara per ospitarlo chedendogli, magari, di essere indulgente, di manica larga nel giudicare il mix fra ospitalità e qualità dei piatti con i quali nelle nostre province si accolgono i turisti.

Dunque, in questi giorni Bruno Barbieri è stato, letteralmente, in vacanza in Puglia. Ne hanno scritto giornali e siti, fra questi Nuovo Quotidiano di Puglia e Corriere del Mezzogiorno. Dopo una prima ricognizione, i cronisti presenti, hanno subito annotato le prime sue parole da ospite e non da chef stellato che intende assegnare voti, promozioni o bocciature. Diciamo subito che è andata benissimo. Barbieri si è dichiarato matto per le cozze ripiene e per la frisella con il calamaro.

 

 

PUGLIA, TU MI TENTI…

Il popolare conduttore di programmi televisivi (“Masterchef Italia”, “4 Hotel”, fra questi), ha trascorso qualche giorno a Giovinazzo, dove è stato ospite del “Romanazzi’s Restaurant” e all’“Hostaria San Domenico”, locali molto accorsati. Circondato da uno stuolo di amici, Barbieri si è lasciato andare nell’assaggio: ai voti “insindacabili”, numerosi piatti tipici della cucina pugliese, che ha mostrato di apprezzare non poco: pettole, alici fritte, “tiella” alla barese, fave e cicorie, cozze ripiene, pisticchia, bombette e sporcamuss. A ricognizione finita, Barbieri non ha potuto fare a meno di chiedere allo chef del ristorante del quale era ospite, la ricetta di cozze ripiene, che sembra lo abbiano letteralmente “fulminato”.

Foto e selfie con clienti e staff del ristorante, con la registrazione – già che c’era – di un video per il ristorante “Romanazzi”, nel quale ha elogiato ospitalità e collega del posto. Insomma, proprio Bruno Barbieri era uno dei pochi protagonisti del mondo dello spettacolo (e della politica) che ancora non era “sceso” in Puglia per trascorrere quest’estate alcuni giorni in Puglia.

Barbieri in questo suo soggiorno pugliese è rimasto stregato dalla cucina pugliese, rispolverano anche una propria ricetta che ben si coniuga con la tradizione pugliese: la frisella con il calamaro in umido. Il video della realizzazione risale a circa un anno fa, ma è stato ripostato su Instagram, dove ha raccolto centinaia di commenti e apprezzamenti.

 

 

…TRE VOLTE TANTO

Ricordiamo che in un recente passato proprio Barbieri era finito nell’occhio del ciclone di alcuni puristi della cucina pugliese: oggetto della contestazione, l’aver proposto una ricetta nella quale la frisella veniva cotta. Secondo i tradizionalisti, errore da matita blu. Ma, come ha dimostrato sportivamente lo stesso grande chef, c’è tempo per ricredersi, ricampionare le proprie idee su un tipo di cucina: detto-fatto. Così ecco i calamari in umido che hanno riscontro da parte di centinaia e centinaia di follower della cucina pugliese.

Altra tappa pugliese per Barbieri, Lido Sabbiadoro di Monopoli, dove non è mancato il pranzo a base di prodotti tipici a km 0, nel ristorante dello stabilimento balneare del Capitolo. Tra i piatti assaggiati da uno dei cuochi più noti del mondo, anche la famosa frisella gourmet, nota in tutta Italia e oggetto del dibattito ferragostano per via del suo prezzo in menù: venti euro.

Queste giornate pugliesi di autentico relax, con quel pizzico di contributo professionale (e promozionale) alla fine saranno serviti allo chef stellato anche per ricaricare le batterie, riappropriandosi dei sapori di una cucina sempre apprezzata. E, perché no, imparare nuove ricette da riproporre in uno dei suoi tanti programmi che riprenderanno in autunno.

«“Sfaticati” a chi?»

Domenico Dolce provoca una marea di polemiche

Ospite nella sua Sicilia, ha dichiarato, fra l’altro «I giovani non vogliono lavorare, passano giornate sui social». E i ragazzi gli rispondono sui social. «Perché non viene ad investire qui?»

 

«Ma cosa fanno tutti questi ragazzi tutto il giorno sui social, non potrebbero andare a trovarsi un lavoro?». Non è un genitore esasperato a fare la morale a uno, mille, centomila ragazzi che parlano “social”, strumento a buon mercato con il quale si può dire tutto, il suo contrario, farne – perché no – anche uno strumento di lavoro, come diversi ragazzi che usano Facebook, Youtube e Tik Tok e sono diventati ricchi e famosi. Pochi, in verità.

Dunque, chi si rivolge così ai giovani, non è un papà deluso o desideroso di fare la morale, bensì lo stilista Domenico Dolce. Uno dei più grandi al mondo, parte della società messa in piedi insieme con Stefano Gabbana, l’altra metà dell’italian-style più performante degli ultimi anni. La sua forte accusa è stata ripresa nei giorni scorsi dal quotidiano La Repubblica e ripresa da altri quotidiani che hanno creato un vero e proprio dibattito sul tema. Fra le testate più attive, puntuale, La Stampa.

Tornato nella sua Sicilia per festeggiare il suo sessantacinquesimo compleanno, durante una mostra fotografica invitato a rilasciare una dichiarazione, ha scosso la platea. Ha preso un microfono e ha cominciato a parlare dei giovani e di quale piega questi, oggi, abbiano preso.

 

 

ACCUSA PESANTE

E’ il punto di vista dello stilista, sia chiaro. E, allora, giù duro. «I nostri genitori – ha detto fra le altre cose, sullo stesso tenore – si alzavano alle cinque del mattino, oggi le campagne sono abbandonate: non possiamo dare la colpa allo Stato, alle istituzioni, al sindaco; le istituzione siamo noi, le generazioni di oggi non hanno una dignità».

Risposta alle prime accuse, Domenico Dolce. «Mi dicono che non faccio niente per loro, bene, io a diciotto anni ho preso una valigia di cartone e sono andato a Milano. Fate noccioline, il fagiolo badda, ricamate, come si può pretendere il progresso se nessuno fa un cazzo!». Infine, di quella Polizzi Generosa, sua città di origine, nella sua visita siciliana, ha chiosato: «Sapete cosa si aspettano da me i giovani? Che venga qua con una valigia piena di soldi da distribuire!».

A proposito de La Stampa, una replica alle bordate di Domenico Dolce non si è fatta attendere. Autrice l’eccellente Assia Neumann Dayan, che sul quotidiano torinese, fra le altre cose ha risposto: «I giovani non vogliono più lavorare? E perché poi solo i giovani? Linda Evangelista disse che lei per meno di 10000 dollari al giorno nemmeno si alzava dal letto, e per questo fece scandalo negli anni Novanta, ma oggi tutti le darebbero ragione e diventerebbe icona e musa del proletariato».

«Nessuno – ha proseguito – è più disposto a fare cose che non vorrebbe fare a un costo per cui non vale nemmeno la pena togliersi il pigiama. Rimanendo dalle parti di Linda Evangelista, il celebrato stilista Domenico Dolce, tornato nella sua Sicilia per festeggiare il compleanno, ha partecipato all’inaugurazione di una mostra fotografica nella sua fondazione. Qui si è esibito in un monologo nel quale ha detto diverse cose, tra cui che i giovani oggi stanno su Facebook invece che andare a lavorare. Alla fine del discorso, tutti i presenti hanno applaudito».

 

 

BASTA PATERNALI

«Il paternalismo non è mai del tutto autentico, perché presuppone una verità condivisa che non c’è. Questi giovani che stanno tutto il giorno sui social esistono, ma onestamente mi spaventano di più i quarantenni che pubblicano le storie di Instagram mentre lavorano e magari fanno i cardiochirurghi».

«Abbiamo appena passato un anno – scrive fra le altre cose Assia Neumann Dayan – dove ogni giorno c’era la notizia di tale imprenditore che non trovava camerieri, pizzaioli, impiegati, receptionist, era tutto un piagnisteo del bravo datore di lavoro che non trova nessuno a cui dare dei soldi. Questo non credo sia del tutto vero, né del tutto falso. I tempi cambiano e nessuno è più disposto a lavorare dodici ore al giorno per due spiccioli quando quei due spiccioli può darteli il welfare, con qualche bonus e un paio di agevolazioni. Per motivi che possono essere validi o meno, pare sia difficile trovare qualcuno che, ad esempio, lavori nei festivi».

Infine, una ragazza e un video postato: «“Peccato però che non tutti siano diventati o possano diventare ultramiliardari”». Vero, perché c’entrano talento, merito e opportunità. Ci sono dei ragazzi che chiedono solo di poter lavorare nella propria terra mantenendo le proprie radici, e se io fossi in loro credo che mi sarebbe molto dispiaciuto sentirmi dare della scioperata. E poi chissà quanto chiederebbe oggi Linda Evangelista per sfilare in Haute Couture Dolce e Gabbana».

E i giocatori del Burundi?

Dieci atleti della squadra di pallamano sarebbero scomparsi nel nulla

Partecipante ai Mondiali in programma in Croazia, più di metà squadra ha fatto perdere le sue tracce. Telefonini irraggiungibili, l’ipotesi è che i ragazzi vogliano chiedere asilo alla Francia. La Polizia croata sta svolgendo le sue indagini, la Federazione è scioccata, genitori e parenti lanciano appelli

 

Avremmo voluto scrivere di un argomento leggero, considerando il Ferragosto, festività di Ferragosto introdotte nell’antichità dall’imperatore romano Augusto per celebrare l’arrivo di agosto, e dare un periodo di riposo ai contadini dopo l’incessante lavoro svolto nei campi.

Avremmo potuto accennare al caro-prezzi estivo dilagato sulle spiagge pugliesi; a club e lidi che proibiscono l’introduzione di parmigiana e altri piatti da asporto per un break sotto l’ombrellone; oppure a una città, Taranto, a vocazione turistica che chiude, mediamente, dai sette agli otto esercizi su dieci, disorientando quanti hanno scelta la Città dei Due mari per visitare le sue bellezze. E non è detto che, prima o poi, non lo si faccia.

Ma per la rubrica “Storie”, ci è sembrato più appropriato scrivere di metà della squadra di pallamano del Burundi che ha disertato un incontro del Campionato mondiale under 19, dandosi di fatto alla macchia. Nessuno sa che fine abbiano fatto dieci giocatori, verosimilmente si pensa a una fuga verso l’asilo politico, destinazione la Francia.

 

 

MISTERO, DOVE SONO?

Perché è proprio finito nel mistero la decima edizione del Campionato mondiale di pallamano maschile under 19, in programma in Croazia fino al 13 agosto. Da giovedì scorso nessuna notizia di dieci giocatori della Nazionale del Burundi, scomparsi nel nulla a Fiume. Il forte sospetto che sotto ci fosse qualcosa di serio, piuttosto che un attacco influenzale, una indigestione che avesse contagiato gli atleti è scattato quando i ragazzi non sono scesi in campo per giocare l’incontro valevole per i Mondiali di categoria contro il Bahrain.

Stando alle prime informazioni, sarebbero una decina i giovani allontanatisi già nella giornata di mercoledì 9, nelle prime ore del pomeriggio dal Centro studentesco di Fiume, dove erano ospiti. Al momento verso destinazione sconosciuta. Nessuno dei giovani giocatori risulta essere reperibile al telefono, segno che evidentemente hanno spento i cellulari personali per far perdere le loro tracce. Immediatamente dopo la scomparsa (presumibilmente volontaria) dei giovani, come riferito dal Dipartimento di polizia croato, sono partite le ricerche deigli atleti.

Questa la nota ufficiale delle autorità croate. «La polizia ha ricevuto un rapporto sulla scomparsa di cittadini del Burundi, partecipanti al Campionato mondiale di pallamano U19, che si sta tenendo a Rijeka (Fiume) e in altre città dal 2 al 13 agosto; secondo le informazioni raccolte finora, si tratta di dieci ragazzi, nati nel 2006, che il 9 agosto, intorno alle 15.30, si sono allontanati in direzione sconosciuta dalla zona del centro studentesco di Rijeka, dove si trovavano per tutta la durata del campionato, e non rispondono alle telefonate; sono state prese misure e azioni con l’obiettivo di trovare le persone scomparse, nonché di stabilire tutti i fatti e le circostanze rilevanti della loro scomparsa».

 

 

IPOTESI CONCRETE…

Prime ipotesi, non confermate ufficialmente dalle autorità: i dieci giovani potrebbero aver studiato la fuga, nel tentativo di raggiungere di nascosto Francia, la Germania o altri Paesi del Nord Europa, per chiedere asilo politico. Come sia stato possibile che accadesse una cosa simile: dall’uno gennaio di quest’anno, la Croazia è entrata a far parte dell’area Schengen, dunque non ci sono più controlli alle frontiere.

E poi c’è la competizione sportiva, poca cosa rispetto a quanto accaduto. La Federazione croata di pallamano, infatti, non ha potuto fare altro che prendere nota della sparizione dei giocatori. Non essendo rintracciabili, la Federazione ha squalificato il Burundi, assegnando la vittoria a tavolino agli avversari del Bahrein.

Intanto, il capo del Servizio di migrazione illegale, sostiene che la vicenda è seria. «Tutte le ipotesi – ha spiegato – sono possibili quando si tratta di casi come questo». Dal Burundi, intanto, parenti lanciano appelli alle autorità croate, nella speranza di ritrovare i dieci ragazzi. C’è una dichiarazione del presidente della Federazione di pallamano del Burundi: «Siamo completamente scioccati; siamo in costante contatto con le autorità croate: chiediamo aiuto a quanti hanno la possibilità di darci una mano per ritrovare i nostri ragazzi».

Non solo mare, i borghi…

Puglia, bella (e possibile)

Non solo a luglio, in agosto la nostra regione è presa d’assalto dai turisti. Cisternino, Alberobello, Polignano a Mare e Manduria. Suggestioni, bellezze e accoglienze fanno del Tacco d’Italia una delle mete più visitate al mondo

 

La Puglia e quattro borghi, i più belli. Ce ne sarebbero di più, tanti di più. Ogni provincia pugliese ha la sua storia, ogni storia una sua bellezza. Non è un caso che nel mese di agosto, ma anche luglio e settembre, la Puglia venga presa in seria considerazione da parte dei turisti italiani. E non solo. Perché se la nostra regione in questi ultimi anni ha registrato uno scatto in avanti in fatto di turismo e ricettività, è anche vero che la sua popolarità è cresciuta anche molto all’estero. Non è un caso che negli Stati Uniti negli ultimi anni abbiano eletto la Puglia come la regione più bella del mondo. Una indicazione non maturata da italo-americani nostalgici, ma da riviste e quotidiani autorevoli che hanno realizzato reportage in tutto il mondo.

La Puglia è una terra antica, toccata da un mare cristallino ma con all’interno un paesaggio ricco di vegetazione, colline e paesi incantevoli. Sebbene sia molto amata soprattutto per le sue spiagge, questa regione regala anche tanti borghi magnifici da visitare con tutta la famiglia: ecco quali sono i più belli da visitare nel mese di agosto. Non è la prima volta, infatti, che viene considerata la regione più bella del mondo. La Puglia si è aggiudicata non una sola volta il premio di “Best Value Travel Destination in the world” riconosciuto da National Geographic, e riconfermato anche da Lonely Planet e New York Times.

 

 

PUGLIA, BELLA E SPECIALE

Cosa rende la nostra regione così speciale. Con ogni probabilità la sua storia e la bellezza dei suoi luoghi, il colore caraibico delle sue acque salentine. Il clima caldo della sua terra o ancora il fascino di luoghi bellissimi come Polignano a mare, di borghi suggestivi quali Alberobello e Locorotondo. Oppure siti patrimonio dell’Unesco come Castel Del Monte. In realtà, risulta essere quasi impossibile compilare una lista dei posti più belli, ma tutto questo la rende senza dubbio “la regione più bella del mondo” sia per le testate internazionali sopra citate, che per i turisti provenienti da ogni angolo dell’universo.

Come si fa a spiegare quello che si prova nel visitare la Puglia o nel viverci, per chi – come noi – ha la fortuna di godere del suo splendore giorno per giorno, ma nel caso in cui non si fosse spinto fin qui, è bene che inizi a pensare di metter in agenda la Puglia fra i prossimi luoghi da visitare.

Fra i recenti reportage, quello firmato da Giovanna Caletti, puntuale nel segnalare per il sito “Piccoli esploratori”, la segnalazione di quattro borghi. A cominciare da Cisternino. Borgo in provincia di Brindisi, Cisternino si affaccia sulla Valle d’Itria. Con il suo centro storico, ricco di splendidi palazzi come il Palazzo Vescovile, il Palazzo del Governatore e la Torre Capece, ma in particolar modo i suoi vicoli bianchi e antichi, così suggestivi da renderla famosa e simbolo dell’arte del nostro territorio. Rispetto agli altri Paesi, cittadine, grande patrimonio della regione, Cisternino con i suoi undicimila abitanti è un borgo un po’ più grande.

 

 

E DOPO CISTERNINO…

Altro borgo fra i più accoglienti e suggestivi, Alberobello. Noto e rinomato in tutto il mondo, nonché Patrimonio Unesco dal 1996, Alberobello è un borgo famoso per i suoi trulli bianchi, costruzioni di epoca feudale e ancora oggi abitate e molto amate dai turisti. In tutte le stagioni viene vissuta in pieno dai suoi abitanti. Fra le sue bellezze: il Trullo Sovrano, unico trullo a due piani dell’accogliente cittadina in provincia di Bari.

Vicino Monopoli, in provincia di Bari, c’è Polignano a Mare. Meta ambìta in estate, racchiude in una piccola conca un mare cristallino e meraviglioso. Balconi fioriti e dolci poesie “scolpite” sui muri bianchi, Polignano a Mare è di un romanticismo unico. La spiaggia incastonata tra due scogli è piccola e in estate è presa d’assalto, ma regala un panorama unico al mondo.

Infine, in provincia di Taranto, Manduria. Al centro fra il capoluogo ionico, Brindisi e Lecce. Fondata dai Messapi, custodisce la Necropoli messapica, un parco archeologico con più di duemilacinquecento tombe antiche. Manduria è molto celebre anche per il Museo della Civiltà del famoso Vino Primitivo. Questo vino è fra i più famosi al mondo e viene prodotto grazie al caldo sole pugliese che fa maturare le uve, ma anche per il maestoso Duomo di Manduria. Il duomo, splendido manufatto in stile barocco, e il Calvario di Manduria, un edificio veramente unico nel suo genere nella piazza centrale, realizzato con ceramiche e cocci di vasellame. Insomma, non sono solo quattro i motivi per avvicinarsi alla Puglia. Non solo borghi, ma anche mare, un aspetto che abbiamo trattato in passato e torneremo a trattare in futuro.

Ventiseimila morti!

Negli ultimi dieci anni, il Mediterraneo ha seminato solo dolore

I viaggi della speranza, a bordo a vere “carrette del mare”, diventano un cimitero. Ultima strage a largo di Lampedusa, quarantuno morti (tre bambini). «Ci siamo aggrappati alle camere d’aria, ma il barchino sul quale viaggiavamo s’è capovolto a causa di una violentissima onda», dicono i soli quattro superstiti

 

Il Mediterraneo è diventato il Cimitero dei migranti. Di quanti sperano di poter trovare un futuro e condizione umane. Con la sciagura registrata in questi giorni al largo di Lampedusa, i morti causati da incidenti, naufragi e altri episodi, negli ultimi dieci anni salgono a ventiseimila. È l’Organizzazione internazionale per le migrazioni (l’Oim) a comunicare il numero di vittime scomparse, confermando quanto si sostiene ormai da anni: la rotta che collega Libia e Tunisia all’Italia è la più fatale in tutto il mondo.

A questo dato che ha del drammatico, aggiungiamo quanto riportato dall’Unicef, che ha stimato come dall’inizio dell’anno nel Mediterraneo siano morti o scomparsi trecento bambini. Il Mediterraneo, pertanto, si conferma come la rotta migratoria più pericolosa in Europa. Stime da paura: dal 2018 almeno millecinquecento bambini sono morti o scomparsi nel Mar Mediterraneo.

 

 

E così, come riportano agenzie, dall’Ansa ad Adn Kronos, e quotidiani, dal Sole 24 Ore all’Avvenire, ci tocca registrare un nuovo dramma, quello accaduto nei giorni scorsi: quarantuno migranti sono morti dopo che un barchino, salpato da Sfax in Tunisia, si è ribaltato ed è affondato durante la navigazione nel canale di Sicilia. A raccontarlo sono stati i quattro sopravvissuti, tre uomini e una donna, che sono stati salvati dalla motonave Rimona che li ha poi trasbordati su una motovedetta della Guardia costiera. I quattro profughi, originari di Costa d’Avorio e Guinea Konakry, sono stati accompagnati a Lampedusa.

Secondo il racconto dei superstiti, il viaggio era iniziato alle dieci del mattino. Dopo sei ore di navigazione, un barchino, un mezzo in metallo lungo sette metri si è capovolto a causa di una più grande delle altre. Stando a quanto riferito dai quattro superstiti tutti sono finiti in mare. Una quindicina di questi avevano con sé un salvagente, che purtroppo non è servito: sono annegati lo stesso. A bordo anche tre bambini.

«Ci siamo aggrappati alle camere d’aria – hanno raccontato i superstiti – lo hanno fatto anche tanti altri dopo che il barchino s’è capovolto a causa di una violentissima onda, ma con il passare del tempo, abbiamo visto i nostri compagni di viaggio prima allontanarsi, trasportati dalle forti correnti del mare, e poi sparire; alcuni li abbiamo visti venire inghiottiti dalle onde».

«Salviamoli, prima che sia troppo tardi», aveva invece segnalato Alarm Phone, sul suo profilo Twitter, informando di aver allertato tutte le istituzioni sulla presenza in mare di imbarcazioni in pericolo a causa del maltempo. «Il tempo peggiorerà – avevano aggiunto – temiamo che altrimenti molti non sopravviveranno alla notte! Un maltempo ampiamente previsto e che le autorità europee hanno ignorato, lasciando al loro destino decine di barchini».

 

 

«L’ennesima tragedia, nonostante tutti i proclami e i buoni auspici dell’Europa, nel Mediterraneo le persone continuano a morire e lo fanno quasi nell’indifferenza delle Istituzioni», ha dichiarato Filippo Mannino, sindaco di Lampedusa. Il Sandro Ruotolo della segreteria nazionale del PD, chiede «l’istituzione di una flotta europea di soccorso, il resto sono chiacchiere»; Italia Viva dal suo canto sollecita Bruxelles e Roma a intervenire. Cgil e società civile evocano l’inefficacia del decreto Cutro, ricordando l’altra drammatica tragedia di inizio anno.

La strage maggiore del Mediterraneo centrale, risale al 19 aprile del 2015: un peschereccio partito da una spiaggia ad una cinquantina di chilometri da Tripoli si ribalta nel canale di Sicilia. Un numero certo di quanti fossero a bordo non c’è, ma molte testimonianze concordano che fossero circa 850 persone, tra cui una cinquantina di bambini. I sopravvissuti furono solo 28. Due anni prima all’alba del 3 ottobre 2013, l’orrore si era materializzato a due passi dall’isola dei Conigli, la spiaggia paradiso di Lampedusa. Un barcone di 20 metri partito da Misurata, in Libia, si rovescia a mezzo miglio dall’isola. Il bilancio è di 368 morti accertati ed una ventina di dispersi. Otto giorni dopo, altra tragedia, nota come la “strage de bambini”: affonda un barcone con a bordo circa 200 persone, tra cui una sessantina di minorenni.

Proprio in seguito a questi eventi il Governo presieduto da Enrico Letta lancia la campagna Mare Nostrum, imponente missione di salvataggio in mare come navi ed aerei di Marina Militare ed Aeronautica. La sostituisce un anno dopo la missione a guida europea Triton. Si fa però strada il concetto di “pull factor”: assetti di salvataggio in mare, è la teoria, condivisa da molti nel Governo attuale, costituiscono un fattore attrazione delle partenze di migranti verso l’Europa. C’è stato quindi un progressivo depotenziamento dell’attività di soccorso Ue nel Mediterraneo.

Malinconico, non troppo…

Intervista a Diego De Silva, scrittore di successo

«Il mio “avvocato” ha il senso dell’ironia, ma anche del ritmo, lo ritengo quasi uno strumento musicale, tanto che se fosse una canzone avrebbe come titolo…»

 

Altro pienone per “L’angolo della conversazione”, la rassegna “non solo libraria” in programma allo Yachting Club di San Vito – Taranto. Fra gli ospiti più attesi, lo scrittore Diego De Silva, autore di una trentina di titoli, fra i quali spiccano quelli dedicati a una collana diventata fiction televisiva dagli alti indici d’ascolto: “Vincenzo Malinconico, avvocato d’insuccesso”. L’occasione è la presentazione del libro “Sono felice, dove ho sbagliato?”, anche questo dedicato al “legale” napoletano.

“Malinconico”, virgolettato d’obbligo, considerando che parliamo di un personaggio di fantasia.

«Mica tanto: di avvocati come lui ce ne sono tanti in circolazione, qualcuno con un passo diverso, ma che hanno qualcosa in comune con l’ironia del mio “eroe per caso”».

Fra libro, sceneggiatura e primo ciak, la telefonata di Massimiliano Gallo, protagonista della fortunatissima serie Rai.

«Francamente, prima che Massimiliano firmasse il contratto per la serie televisiva, non avevo idea di come fosse fisicamente il mio “Vincenzo Malinconico”: fondamentalmente mi ritengo uno scrittore che non descrive, insomma non condiziona il lettore; lascio a chi legge la libertà di immaginarsi volti e scenari: un po’ come se io mettessi il testo di una canzone, chi legge, invece, le musiche».

 

Foto Carmine La Fratta

Ma c’è una svolta.

«Certamente, da quando Gallo è diventato “Malinconico”, il protagonista di sei miei titoli è inequivocabilmente lui: l’“avvocato” ha la sua faccia, i suoi sorrisi, la sua ironia, le sue indecisioni, la sua fronte corrucciata. E, in un certo senso, tutto questo oggi mi facilita l’operazione di scrittura».

Ma, in corso d’opera, un successo così importante, può cambiare la scrittura di un autore?

«Penso di no, se non proprio certi risvolti squisitamente tecnici; ciò detto, il rapporto con la creatività, con l’invenzione, rimane puro, difficilmente contaminabile. Almeno nel mio caso e in quello di altri colleghi, gli altri magari si lasceranno guidare dal pubblico…».

Ragioniamo per assurdo. Un appunto che lei, De Silva, farebbe a “Malinconico”?

«Gli direi di non abbattersi così facilmente».

E, per contro, considerando il suo “Malinconico” un personaggio apparentemente pavido, cosa risponderebbe a De Silva?

«Nessun dubbio, mi direbbe “Senti chi parla!”».

 

Foto Carmine La Fratta

Ogni volta che si appresta a scrivere “Malinconico”, che approccio ha con il suo personaggio?

«Come se mi apprestassi a suonare uno strumento musicale con il quale mi trovo particolarmente bene. Un personaggio che ha caratteristiche sue, una vita, una voce. E ad ogni romanzo è un po’ come riprendere a suonare uno spartito sì diverso, ma, beninteso, con lo stesso stile».

A proposito di musica. De Silva suona, ha fondato non a caso il Trio Malinconico, insieme con Stefano Giuliano e Aldo Vigorito. Quanto l’aiuta il senso del ritmo nella scrittura?

«In maniera fondamentale, credo che il respiro di uno scrittore sia legato a uno stile, come per la musica. Personalmente, in nome dell’andamento musicale della frase sarei disposto a rinunciare anche a un intero periodo di scrittura».

Abbiamo parlato di musica, ma se il suo “Malinconico” fosse una canzone, che titolo sarebbe?

«Anche qui nessun dubbio: Via dei Matti numero 0».

Giorgia Meloni: «Puglia, I love you!»

Il presidente del governo ha scelto la Valle d’Itria per le sue vacanze estive

Durante il sopralluogo per ospitare il G7, la premier è rimasta affascinata della bellezza di questi luoghi. Ideale una masseria per trascorrere giornate in assoluto relax. Selfie fra trulli e prodotti tipici, sempre con il sorriso

 

Anche Giorgia Meloni sceglie la Puglia. Di più, si fionda nella Valle d’Itria dove, felice e sorridente si sottopone ai canonici selfie, con i trulli a fare da sfondo. Insomma, anche il premier sceglie questo angolo di Puglia. Non un’altra regione, non l’estero, dove avrebbe avuto forse un raggio d’azione più vantaggioso rispetto alla curiosità dei turisti che hanno indicato il Tacco d’Italia come meta delle proprie vacanze. Si dovrà rassegnare, ma pare lo stia già facendo con grande entusiasmo, al fatto di essere una delle meraviglie dell’estate pugliese: come i trulli, si diceva, la Valle d’Itria, il verde e la gastronomia, l’accoglienza e la proverbiale ospitalità di quanti abitano da queste parti.

Prima le vacanze in Puglia, poi la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, rientrerà a lavoro prima della fine di agosto. Ad attenderla, fra gli altri temi in predicato: la legge di bilancio, il Pnrr da risolvere e un’agenda nella quale non mancheranno gli impegni internazionali. Per una pausa sacrosanta, dopo le pressioni subite (e respinte) in queste ultime settimane, ecco che “Giorgia” arriva in Valle d’Itria. Con lei, il compagno Andrea Giambruno e la piccola Ginevra, la figlia di sette anni, che la premier non perde di vista nemmeno durante le missioni internazionali.

 

 

NON E’ LA PRIMA VOLTA…

Attenzione, non è la prima volta che il Presidente del Consiglio sceglie il tacco d’Italia per trascorrere le sue vacanze estive. Già l’anno scorso aveva scelto Alezio, cittadina poco distante da Gallipoli, prima di lanciarsi nelle ultime, infuocate battute della campagna elettorale poi vinta, come da pronostici. A proposito di quella prima occasione estiva pugliese, un video postato su Tik Tok la riprendeva impegnata nella preparazione di panzerotti fatti in casa. Quest’anno invece, secondo indiscrezioni registrate dal Quotidiano di Puglia, la Meloni alloggerebbe in una masseria con piscina nei dintorni di Ceglie Messapica, nel brindisino.

Ma fra la premier e la Puglia esiste da tempo un’attrazione fatale. Un anno fa, a chiusura della campagna elettorale, in un momento di relax si era impossessata del microfono per improvvisare una inattesa prova canora misurandosi con uno dei classici della canzone italiana, “Io vagabondo” dei Nomadi.

 

 

2024, QUI ANCHE IL G7!

Già lo scorso maggio la Meloni aveva annunciato che sarebbe stata la Puglia la regione scelta come sede per l’incontro dei leader delle principali economie mondiali nel 2024. A fine giugno, quest’anno, “Giorgia” si era già concessa una breve vacanza nel Tacco, sempre con compagno e figlia al seguito. Il tutto, dopo aver svolto un sopralluogo per individuare alcune possibili location adatte per ospitare il nuovo meeting. A tale proposito, secondo quanto riportato da Vanity Fair, ad ospitare il summit potrebbe essere il lussuoso resort “Borgo Egnazia” (Savelletri, Brindisi). Una location straordinaria e frequentata da vip come Madonna e i Beckham, Justin Timberlake e Jessica Biel, che proprio al “Borgo” festeggiarono il loro matrimonio.

Come si diceva, sarà una pausa estiva non troppo estesa per la leader di centrodestra, comunicano le agenzie di stampa. Nei primi di settembre Meloni dovrebbe essere in Grecia. Poi sarà la volta di Nuova Delhi, in programma il G20. E, ancora, settembre inoltrato volerà oltreoceano, per prendere parte all’Assemblea generale delle Nazioni Unite. Ad ottobre sarà a Granada per il consiglio informale europeo. Poi Tel Aviv, per una conferenza internazionale organizzata dal governo di Israele, infine a Bruxelles per il Consiglio europeo ordinario del 27 e 28 ottobre. Fra gli altri impegni, le missioni in Turchia e Pechino. A seguire gli Emirati Arabi, con la Coop 29 a Dubai.