«Nicopò, il salvambiente»

Nicola Sammarco, creatore di un cartoon alla conquista del mercato mondiale

«Funziona, ha un antagonista cattivo che lancia “plasticotti” in mare», spiega lo storyboarder e regista con Disney e Netflix. «Il nostro eroe vive nell’Isola, la Città vecchia, recupera i rifiuti e li ricicla. Nasce da una mia idea, successivamente trova amici e finanziatori. Contiamo sulla filiera produttiva: dai giocattoli al merchandising. Tutto realizzato in maniera ecosostenibile e riciclabile». A Costruiamo Insieme la prima intervista.

Da qualche parte un “virgolettato”. Nicola Sammarco, promotore del progetto “Nicopò”, del quale diremo a breve, rilascia la sua prima vera intervista a Costruiamo Insieme, un “botta e risposta”. Lui, storyboarder tarantino, noto in tutta Europa e negli Stati Uniti, per le sue collaborazioni con Disney, Netflix e Universal, circa un anno fa è tornato nella sua città. Nell’Isola, racconta fiero, per studiare e sviluppare un personaggio, Nicopò, appunto, un cartoon che raccoglie “plasticotti” lanciati in mare da gente distratta, piuttosto che cattiva. Questo personaggio combatte un cattivo, un omone, un certo Giunco Nero, che sta per antipatia fra il Bruto antagonista di Braccio di Ferro e Pietro Gambadilegno nemico giurato di Topolino. Sammarco ha un po’ di amici, fra questi Paolo Rusciano, socio e cofinanziatore del progetto. Come ogni società che guarda avanti, si avvale di un commercialista, anche lui un amico, Francesco Falcone. E’ quest’ultimo ad aver suggerito a Nicola e Paolo come andava perfezionato un accordo che mira ad andare lontano.

Dunque, Sammarco, intanto come nasce il nome della sua creatura animata?

«E’ un affettuoso nomignolo che il piccolo Nicola, figlio di un mio cugino, si è cucito addosso: il nome suonava bene, mi piaceva, dunque detto-fatto».

Come nasce e si evolve questo grazioso e coloratissimo giovanotto, difensore dell’ambiente?

«E’ un personaggio che avevo in mente per una serie a fumetti. Successivamente insieme con amici e il mio studio di produzione, “Nasse Animation Studio”, abbiamo pensato di sviluppare il progetto in una serie animata, la prima al mondo con indirizzo ecologico. Non solo tematiche a sfondo ambientale, cercheremo di avere tutta la filiera produttiva: giocattoli, merchandising e quanto scaturirà dal progetto, tutto realizzato in maniera ecosostenibile e riciclabile».

Da queste parti, si può dire, non mancano professionalità e coraggio.

«Sto investendo risorse personali, economiche e professionali. Penso di avere un curriculum di tutto rispetto, ho girato l’Europa, lavorato negli Stati Uniti, per Disney, Netflix e Universal Studios; l’amore per la mia città, prima di ogni cosa, e la voglia di creare qualcosa di mio, ha fatto in modo che tornassi a Taranto per realizzare questa serie. Sono qui da un anno ed è un po’ che sto lavorando a tempo pieno a questo progetto».

La sua creatura animata combatte l’inquinamento da quanti scambiano il mare con una pattumiera riempiendolo di plastica. Giunco Nero, altro personaggio della fantasia, è l’inquinatore seriale, l’esatto opposto di Nicopò.

«Giunco Nero rappresenta buona parte di questa tipologia di gente che se ne infischia dell’ambiente. Per ora è l’unico personaggio che Nicopò contrasta, più avanti vedremo. Incarna in qualche modo l’italiano un po’ distratto e un po’ indolente, che getta rifiuti in mare disinteressandosi del grave danno che, invece, provoca; la cosa singolare è che i rifiuti, quelli che nel racconto animato chiamo “plasticotti”, prendono vita in mare: dispettosi perché abbandonati, “rifiutati” dall’uomo, una volta ripescati da Nicopò e il suo team, i “plasticotti” vengono riciclati e riutilizzati così da tornare felici e nuovamente utili. L’idea di fondo è contrastare i danni provocati dall’uomo».

Come nasce una storia? Schizzi, bozze, profili dei personaggi, caratteri compresi.

«Non esiste una formula matematica, purtroppo e per fortuna, aggiungo. La creatività nasce dall’esperienza che conduce a creare ed inventare. Di solito per i film di animazione chi fa questo lavoro attinge dalla realtà, qualcuno riprende da storie accadute a se stesso: l’idea, in buona sostanza, diventa credibile in quanto vissuta in prima persona dall’autore, oppure perché ripresa dalla cronaca di tutti i giorni. Informarsi è il primo step, poi le idee bisogna farle camminare a passo lento o più speditamente, a seconda del tempo di cui si dispone».

Lei ha due nonni, che in qualche modo rientrano nella storia.

«E nel cartoon diventano i nonni di Nicopò, pescatori che, per tradizione, rispettano il mare, conoscono le maree, nonostante non siano biologi o studiosi: gente che grazie all’esperienza riportano aneddoti e storie ai più giovani, ai nipoti».

Dove pensa possa arrivare un progetto così, qual è il suo sogno di autore? Lei insiste sulla sua Puglia come “California del Sud”.

«Ho sempre sognato in grande. Questo mi ha condotto a lavorare per grandi realtà, multinazionali. Sognare in grande significa volere fortemente arrivare al massimo. Non ho la sfera magica, ma sono certo che con Nicopò io e i miei amici arriveremo ovunque. Ho intenzione di portare il progetto negli Stati Uniti, dove ho numerosi contatti. La California sarà una delle prossime mete dove, Covid permettendo, presenterò il progetto».

…E fare della California, la Puglia d’America.

«Wui abbiamo potenziale e, mi permetto di dire, anche qualità superiori rispetto ad altri».

Che idea si è fatto di Taranto stando all’estero?

«A Hollywood, parlando con produttori, amici miei, mostrai Taranto, in particolare l’Isola, dunque la Città vecchia; sembrava si fossero messi d’accordo: “Vivi in un’isola, allora sei ricco!”, mi dissero insieme in coro. Questa è l’idea che hanno buona parte degli stranieri sulla nostra città, ed è questa l’idea che provo a riportare all’estero: il potenziale esiste, solo che non so dove questo possa portare; forse perché non è ancora chiaro nella mente come usarlo. Intanto spero di poter fornire il mio contributo proprio con questo progetto. Insieme a quanti sostengono il progetto sto cercando di formare nuove leve per poter contare in un prossimo futuro di gente che ami e sappia fare questo mestiere».

Da tarantino, invece, che percezione ha su cosa possano pensare di Taranto, “fuori”, all’estero?

«Non saprei, posso pronunciarmi sulla percezione lavorativa. Continuo a lavorare con americani, inglesi, anche se qualcuno pensa che mi sia fermato e non abbia più intenzione di proseguire con questo progetto. In realtà è tutto l’opposto: sto andando avanti e sto facendo quanto non avrei potuto fare stando all’estero. Sono convinto e orgoglioso di questa mia scelta, tanto che mi auguro che questa mia sensazione si avverta anche “fuori”».

Passato il Covid, ripartirà per gli Stati Uniti?

«Prima degli Stati Uniti, un giro in Europa. Ci sono un paio di fiere nelle quali presentare il progetto “Nicopò”, poi volerò gli States…».

Covid, curarsi a casa

Protocollo per chi ha il virus ed è a casa in isolamento.

Dal cortisone ai saturimetri. Fino ad oggi si navigava a vista. Oggi c’è il documento “Gestione domiciliare dei pazienti con infezione da SarsCov2”. Il contributo del presidente del Consiglio superiore di sanità Franco Locatelli. A seguire, un “botta e risposta” per semplificare concetti scientifici.

Covid, c’è il protocollo su come curarti se hai contratto il virus e sei a casa in isolamento.

Fino ad oggi non esisteva un’unica cura. Infatti, si navigava a vista, pareri e cure consigliate dai medici di base erano le uniche indicazioni di cui eravamo in possesso. Ecco, invece, l’aiuto che arriva finalmente dal documento “Gestione domiciliare dei pazienti con infezione da SarsCov2” alla cui stesura ha contribuito il presidente del Consiglio superiore di sanità Franco Locatelli.

LA BOZZA DEL DOCUMENTO

Il documento serve a dare una serie di indicazioni per i medici di famiglia sulla gestione di pazienti Covid sul territorio. «In queste ore è pronto, per una valutazione concertata con i medici di medicina generale – ha spiegato Locatelli – un documento che, elaborato su iniziativa del ministro della Salute, vuole essere un punto di riferimento, una linea di indirizzo». Ciò per dare indicazioni ai dottori del territorio sia per il monitoraggio della saturazione degli assistiti come parametro della compromissione respiratoria. E, dunque, indicare anche «linee terapeutiche che permettano di mantenere la gestione domiciliare del paziente ed evitare il sovraccarico nei pronto soccorso e negli ospedali».

Il documento, ha detto Locatelli, «largamente pronto, sarà condiviso e concertato con i colleghi per ottimizzare la gestione nel modo più appropriato e aggiornato a domicilio». «Ritengo che il ruolo dei medici di medicina generale sia assolutamente cruciale  che vada valorizzato e portato al centro della gestione dei malati. Questi medici, proprio per la prossimità, per il contatto che hanno con i loro assistiti, sono straordinariamente rilevanti per la gestione dei malati, soprattutto in ambito domiciliare», e «devono essere assolutamente inclusi in tutto il processo di gestione», ha concluso.

ECCO LA CURA INDICATA

«Misurazione periodica dell’ossigeno con saturimetri; non utilizzare idrossiclorochina; non somministrare farmaci mediante aerosol se in isolamento con altri; ricorrere a trattamenti sintomatici come il paracetamolo; non modificare terapie croniche in atto; corticosteroidi, eparina e antibiotici solo in precise situazioni; non sono raccomandati supplementi vitaminici e integratori (lattoferrina, vitamina D ecc) per cui non esistono evidenze solide di efficacia».

Le raccomandazioni si riferiscono alla gestione farmacologica in ambito domiciliare dei casi lievi di Covid-19 e si applicano sia ai casi confermati (con una conferma di laboratorio indipendentemente dai segni e dai sintomi clinici;), sia a quelli probabili (ovvero un caso che presenta criteri clinici compatibili con Covid-19 e abbia avuto un contatto probabile o confermato con un caso certo). Per caso lieve, si rileva nel documento, si intende: presenza di sintomi come febbre (minore di 37.5øC), malessere, tosse, faringodinia, congestione nasale, cefalea, mialgie, diarrea, in assenza di dispnea, disidratazione, alterazione dello stato di coscienza. I soggetti anziani e quelli immunodepressi, si avverte, possono presentare però sintomi atipici e quindi vanno valutati con particolare attenzione e cautela. Inoltre, i soggetti ad altro rischio di progressione, necessitano di una valutazione specifica sulla base dei fattori di rischio individuali.

 

BOTTA E RISPOSTA

Positivo al coronavirus, non avverte sintomi gravi. Le prime cure.

Prima regola: non prendere iniziative autonome e seguire le indicazioni del medico curante. L’eventuale assunzione di qualsiasi farmaco deve sempre essere preceduta dal colloquio col medico.

Prendere il paracetamolo per abbassare la febbre

Va preso quando la febbre supera i 38,5, in caso di mal di testa e dolori muscolari anche se i tre sintomi si presentano isolatamente. Se la febbre è più bassa, può essere tollerata e non dà fastidio, non ha senso assumere questi farmaci. Il paracetamolo è un antipiretico con scarsa attività antinfiammatoria ed è anche il più sicuro tanto che viene dato ai bambini. Non causa danni allo stomaco.

Avere in casa il saturimetro

Il saturimetro è lo strumento più importante da tenere in casa assieme al termometro. Applicato al dito, serve a monitorare la funzione respiratoria, cioè a misurare la saturazione di ossigeno. I valori normali sono attorno al 96-98%. Il modo più corretto di utilizzare il piccolo apparecchio è a riposo e anche dopo aver camminato per 6 minuti, dentro casa, il cosiddetto walking test. Se dopo questa prova la saturazione non varia rispetto al valore iniziale significa che i polmoni funzionano bene. Se invece i valori scendono sotto il 93-94% il medico predisporrà il tipo di intervento ed eventualmente l’esecuzione di un’ecografia polmonare a domicilio. Sarebbe questo il percorso ideale per evitare, quando la situazione non desta allarme, il ricovero.

Infine, il cortisone

Secondo le indicazioni dei maggiori organismi internazionali, il cortisone va riservato a pazienti con grave insufficienza respiratoria, sotto il 90%, che richiedono ricovero. Quindi non dovrebbe avere un impiego casalingo. C’è invece un certo abuso quando viene consigliato impropriamente per abbassare la febbre. Può essere dannoso. La raccomandazione è non usarlo se non c’è reale necessità perché può favorire la replicazione del virus. Il cortisone si è invece dimostrato una terapia fondamentale in caso di ricovero, dato precocemente. Nei pazienti giovani, adulti e anziani paucisintomatici le linee guida della Regione Lazio sconsigliano spray, aerosol (entrambi favoriscono la diffusione del virus) e cortisone.

«Covid, operatori stremati»

Intervento di Cosimo Nume, presidente Ordine dei Medici di Taranto

«Turni massacranti e piena condivisione per le misure drastiche, ma inevitabili, adottate dal sindaco Rinaldo Melucci. Questa patologia si starebbe presentando con maggiore aggressività sulle vie aeree inferiori». Intanto nuovo primato di casi positivi al Coronavirus fra Taranto e provincia. Due morti, mentre il numero dei ricoverati al “Moscati” sale a 108. 

«Turni massacranti nei reparti, nei presidi di pronto soccorso e primo intervento, operatori del 118 e delle Usca (Unità speciali di Continuità assistenziale) stremati dalle incessanti richieste di intervento, e sempre con la spada di Damocle di un possibile contagio». E’ la foto d’insieme della grave emergenza Covid indicata da un suo intervento da Cosimo Nume, presidente dell’Ordine dei Medici di Taranto. Ieri sera in provincia di Taranto erano 262 i contagi (due, purtroppo, i decessi).

Alle 18, a Taranto, è anche scattato il nuovo regime di chiusura dei negozi e di attraversamento di vie e piazze cittadine del centro a Taranto. Saracinesche abbassate. Dunque, e pochi cittadini per strada. Via D’Aquino deserta e presidiata dalle Forze dell’Ordine. Mentre la Polizia Locale annuncia che da domani, lunedì, si avvarrà di un nuova piattaforma per geolocalizzare i contagiati.

Dunque, nuovo primato di nuovi casi di positività al Coronavirus fra Taranto e provincia. Due morti, mentre il numero dei ricoverati al “Moscati” salgono a 108. In un solo giorno quasi lo stesso numero complessivo della prima ondata. In tutta la Puglia sono invece oltre 1.300 nuovi positivi.

SIAMO AL COLLASSO

«Turni massacranti nei reparti, nei presidi di pronto soccorso e primo intervento, operatori del 118 e delle Usca – dichiara Nume – evidentemente stremati dalle incessanti richieste di intervento, e sempre con la spada di Damocle di un possibile contagio; medici del territorio costantemente impegnati nel monitoraggio per il contenimento a domicilio dei casi meno gravi, presidi di prevenzione sovraccaricati oltre ogni limite dal tracciamento delle innumerevoli segnalazioni».

Non c’è da stare allegri. E’ proprio questa la situazione attuale delle conseguenze dell’emergenza Covid sul territorio fotografata dal presidente dell’Ordine dei Medici di Taranto, Cosimo Nume. «Piena condivisione per le misure, drastiche – esprime in un suo intervento Nume – ma purtroppo necessarie, adottate dal sindaco di Taranto, Rinaldo Melucci, nell’ottica di un contenimento della recrudescenza epidemica in corso». Le restrizioni, come appena riportato, incidono soprattutto sugli orari di apertura degli esercizi commerciali e sulla fruizione di alcune aree pubbliche (con particolare riferimento a vie e piazze centrali).

VIRUS PIU’ AGGRESSIVO

«Ci risulta – prosegue il presidente dell’Ordine dei Medici – che questa patologia si stia presentando ora con le caratteristiche di una maggiore aggressività sulle vie aeree inferiori, comportando tra l’altro un monitoraggio continuo dei parametri». Nume nel suo intervento invita, inoltre, a non trascurare «l’innegabile e costante concomitanza di tutte quelle patologie, oncologiche e cardiovascolari in primis, che non hanno minimamente ridotto la propria pressione sui reparti di elezione e di area critica dislocati nel presidio ospedaliero centrale come in quelli periferici, che ci auguriamo non vengano drasticamente sacrificati nella riconversione in corso delle strutture cliniche per far fronte alla maggior richiesta di posti letto Covid».

Sarebbe anzi ragionevole, si evince in buona sostanza nell’intervento del presidente dell’Ordine dei Medici, Cosimo Nume, «una loro sistematica riorganizzazione in senso rafforzativo, anche con l’individuazione di percorsi differenziati che allontanino il rischio di contagio per i pazienti più fragili».

«Non ci resta che…»

Nistor, romeno, trentasei anni, vive di elemosine

«Tornare in Romania, in Italia si sta meno peggio, ma i figli rimasti a casa crescono. Mamma ha un problema al cuore, occorrono cinquemila euro per una operazione. Abitavamo in una baracca, poi abbiamo preso in affitto una casetta, un problema arrivare a fine mese. Chiedo pochi spiccioli davanti ai centri commerciali, mia moglie sugli scalini delle chiese: ma i fedeli scarseggiano…»

 Trentasei anni, Nistor, arriva in Italia, a Taranto, dalla Romania, insieme con la moglie, trentatré anni. Nel suo Paese ha lasciato due ragazzi, ha l’espressione triste, di uno che deve averne passate tante, anche se a volte si contraddice. Sorride, comprendendo di aver commesso una gaffe. «In effetti, elemosinare e dire che da quello che raccolgo grazie alla generosità dei tarantini compro appena un panino e delle sigarette, non è il massimo…».

Allora, Nistor, perché non cercare un lavoro, anche mezza giornata. Quantomeno impegnarsi, piuttosto che continuare a stare in una casa un po’ diroccata, senza un contratto di affitto a duecento euro al mese. «Non sempre riusciamo a dare questa cifra al proprietario che, piuttosto che tenere sfitte case così, due stanzette, le mura umide, un bagno in un metro, ogni tanto sorvola».

Prima era peggio, ci spiega. «Appena arrivato ho costruito una baracca, giusto per stare al coperto con mia moglie; poi abbiamo trovato un signore che ha una serie di piccoli appartamenti: è stato chiaro, “Se vedo che non volete saperne di pagare l’affitto, vi chiedo di lasciare casa, con le buone…”». Altrimenti, Nistor? «Penso chiami la polizia per farci andare via; viviamo da qualche anno sul filo del rasoio: se non mettiamo insieme quei sei, sette euro al giorno, rischiamo di fare le valigie: valigie, bella parola; in realtà siamo arrivati a Taranto con bustoni di plastica, dentro qualche vestito un po’ più caldo per l’inverno, due tegami, qualche posata, nient’altro… Ah, sì, la speranza!».

«GIUSTO UN PANINO…»

Duole chiederlo: proprio necessarie le sigarette? Magari chi non ha la dipendenza dal tabacco risulta più semplice “smettere”, fare cioè economia. «Quei pochi soldi che ricavo dalle elemosine mi servono appena per un panino e un pacchetto di sigarette; l’unico vizio, se così possiamo chiamarlo, è il fumo; anzi, no, ce ne sarebbe un altro: mangiare; posso tutto sommato togliermi il primo vizio, il secondo proprio non mi riuscirebbe…». Non è una risposta bislacca, insistiamo sul lavoro.

«Vorrei lavorare: custode, imbianchino, giardiniere… Ma è complicato, quando sono arrivato in Italia mi sono speso un po’ in giro, ho chiesto, ma non c’è stato niente da fare: nel mio Paese c’è la miseria, in Italia non stiamo a quei livelli: c’è la speranza di trovare qualcosa, ma francamente non è mai arrivata l’occasione giusta, nemmeno mezza…».

Nistor è alto, piazzato, dalle sue parti è un viso conosciuto. Saluta tutti, abbozza un sorriso, tira fuori da una borsa una bottiglia di plastica con monetine da cinque e dieci centesimi. Le offre in cambio di «soldi “sani”…», cinque, dieci euro, a un fruttivendolo, che sbuffa un po’ e spiega anche il perché. «Non so che farmene di quelle monetine – dice il commerciante – la gente non le considera più: intanto non circolano da tempo quelle da uno e due centesimi, adesso spariranno anche queste monetine da cinque centesime, sicuro…». Prende, intanto, una busta, l’apre e dopo aver fatto una scelta “al contrario” – selezionare la frutta più matura, quella che sta andando a male – la riempie con banane, pere e mele. «E’ come se lo avessi sullo stato di famiglia – prosegue il fruttivendolo – ma cosa devo fare, cacciarlo? Gli do un po’ di frutta purché si riprenda gli spiccioli e non si faccia vedere per almeno due, tre giorni…».

Il romeno abbozza, sorride, non si offende. Intanto perché ci pare di capire che conosce da tempo il fruttivendolo, poi, un po’ per cultura, un po’ per sopraggiunta rassegnazione, trova che non sia il caso di prendersela più di tanto. «Vivevamo in una baracca – dice Nistor – accanto altri romeni nelle nostre stesse condizioni: circolavano pattuglie di vigili chiamate sicuramente da cittadini che avevano segnalato la baraccopoli; ogni volta ci batteva forte il cuore, la paura che ci cacciassero era davvero tanta, così abbiamo deciso di fare il passo successivo: trovare una casetta in affitto, mura vere e non di legno…».

Pochi soldi con le elemosine, anche l’Italia è in sofferenza. «Anche prima del Covid – dice il trentaseienne romeno – la gente aveva stretto la cinghia, non era eccessivamente generosa, così io e mia moglie ci ritiravamo a casa con una somma media di quindici, a volte venti euro: facevamo risparmio su risparmio; tolto il fitto di casa, qualche euro lo spediamo a casa, ma poca roba…».

…ELEMOSINE, CHIESE E SUPERMERCATI

Le elemosine, lui davanti a un centro commerciale, lei davanti a una chiesa. «Io spesso vengo allontanato dall’ingresso dai vigilanti, allora mi trasferisco nel parcheggio adiacente: l’altro giorno ho raccolto poco più di cinque euro, un panino tre euro, con il resto un pacchetto di sigarette che mediamente dura tre giorni; mia moglie non raccoglie più le somme di una volta: pochi spiccioli, una volta ha perfino trovato un bottone e una medaglina dell’Immacolata; ormai poca gente esce di casa, a causa del coronavirus non ci sono più tanti fedeli che seguono le funzioni religiose: i più anziani seguono le tv che dicono il rosario…».

Una storia nella storia. «Mia madre, cinquantasei anni – tiene con sé i miei due figli che studiano, quattordici e dodici anni – soffre di una malattia al cuore, dovrebbe sottoporsi ad un intervento delicato: occorrono cinquemila euro e io non so proprio dove andare a prenderli quei soldi».

Cosa pensa di fare per il futuro, Nistor. «Non so proprio, forse tornare al mio Paese: i miei ragazzi sono diventati grandi; a breve finiranno il ciclo di studi, devono solo decidere se aspettarci o raggiungerci; in Italia non ci sono le opportunità di una volta che io ho solo sfiorato, dunque su questa scelta di vita al momento giusto dovremo ragionare bene bene…».

«Così non va!»

Il sindaco Rinaldo Melucci “obbligato” a nuove restrizioni

«Con questo numero di contagi il sistema rischia il collasso», dichiara il primo cittadino. «Troppi i cittadini che sottovalutano un momento così delicato. Il monitoraggio di certe aree pubbliche e commerciali nell’ultimo fine-settimana, sta speditamente spingendo la città verso la “Zona rossa”, con gravi danni economici e, purtroppo, altri decessi».

«Così non va, sono troppi i cittadini che sottovalutano il momento così delicato che stiamo attraversando», ha dichiarato il sindaco Rinaldo Melucci a margine di un confronto con la Prefettura su quanto attiene ordine e sicurezza pubblici, in particolare sull’aggiornamento dei dati sull’emergenza epidemiologica provocata dal Covid-19. «La situazione, le fotografie di certe aree pubbliche e commerciali – ha proseguito il primo cittadino – nell’ultimo fine-settimana stanno speditamente spingendo la città in “Zona rossa”, con ulteriori danni economici e, soprattutto, con altri decessi».

Il tavolo con la Prefettura è stato, inoltre, allargato a tutti i sindaci della provincia ionica, per dibattere eventuali provvedimenti restrittivi e, per quanto fattibile, armonizzati tra i singoli comuni, proprio sulla scorta della criticità che sta assumendo la curva dei contagi.

SISTEMA SANITARIO, CONFRONTO

Il primo cittadino, inoltre, ha guidato una nuova seduta della conferenza degli amministratori e del sistema sanitario del territorio, che ha visto la partecipazione del presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano, e del responsabile della task force regionale, Pier Luigi Lopalco. Fra i temi, il monitoraggio del riordino dei posti-letto nella provincia ionica, del personale e degli equipaggiamenti funzionali al trattamento del Covid-19, e una riflessione su tracciamento e una maggiore disponibilità di test e tamponi.

«Abbiamo la responsabilità di fare tutto il possibile – ha proseguito il sindaco Melucci nel suo intervento – per evitare o, quanto meno, ritardare uno scenario che va aggravandosi, pertanto ci vediamo costretti redigere una nuova ordinanza coinvolgendo le associazioni di categoria, in quanto anche in questo doloroso provvedimento serve la collaborazione di tutti».  «Per l’organizzazione più strettamente sanitaria – ha concluso il primo cittadino – siamo tornati a chiedere alla ASL approfondimenti su alcune notizie di stampa non proprio rassicuranti; abbiamo nuovamente sollecitato il coinvolgimento delle strutture private, per non gravare sui pazienti di altre patologie, infine abbiamo spinto per l’istituzione almeno di un drive-through nel capoluogo, con il contributo delle forze armate fornendo la piena disponibilità dell’area di Cimino».