«La libertà non ha prezzo»

Amii Stewart, a Taranto giovedì 24 settembre

«Il denaro può dare serenità, ma essere liberi e avere rispetto per la diversità è gioia immensa». La grande cantante di “Knock on wood” parla a ruota libera e di un successo che non l’ha cambiata. «Ennio Morricone la mia esperienza più grande: mi ha incoraggiata e spinta a credere nelle mie qualità». Dance con Mike Francis e Moroder, pop con Morandi. «Non disconosco quanto realizzato in questi anni, ma le colonne sonore…».

«La liberta, innanzitutto». Detto da una grande artista che ha avuto e, tutt’ora, ha con il successo, bisogna crederci. «I soldi ti danno serenità, sia chiaro, ma niente ti riempie di felicità come il sapere che puoi fare qualsiasi cosa ti passi per la mente e che il tuo prossimo possa vivere come meglio crede: tutto nel massimo rispetto». Amii Stewart, artista da dieci milioni di copie con la sola “Knock on wood”, e altri milioni di copie vendute con altre grandi produzioni, sarà ospite a Taranto nei prossimi giorni. Traccia per noi il suo punto di vista. Parla dell’ascesa al successo, qualcosa di grande che, però, non l’ha mai cambiata. Avrebbe potuto lasciarsi volentieri affascinare dal lusso. Lei, in tutti questi anni, è rimasta una donna umile, che ha viaggiato da un continente all’altro. Nata a Washington, negli Stati Uniti, poi trasferitasi in Inghilterra, a Londra, negli ultimi anni ha scelto l’Italia come suo quartier generale.

 «Sarò sempre riconoscente al maestro Ennio Morricone, per quanto lui ha inciso nella mia vita artistica; insieme a lui ho realizzato un album intero, “Pearls”, da “My heart and I” a “Here’s to you”, proseguendo con i temi della Piovra, Il Segreto del Sahara e Nuovo Cinema Paradiso». Amii Stewart è legatissima al nostro Paese nel quale vive da anni, dove vive da anni. Ha collaborato con grandi artisti, da Moroder a Piovani, da Mike Francis a Morandi, ma Morricone, al quale dedicherà un concerto, “Dear Ennio!”, in programma all’interno del “MediTa” sulla Rotonda del Lungomare giovedì 24 settembre, è il personaggio al quale è rimasta più legata.

DEAR ENNIO…

«Mi ha insegnato a non porre limiti alle mie possibilità vocali – dice l’artista americana – confesso che la prima volta che l’ho incontrato ero tesa, direi terrorizzata: temevo di non essere in grado di cantare nel modo in cui a lui sarebbe piaciuto; lui, che aveva immediatamente compreso tutta la mia emozione nel trovarmi di fronte al più grande dei compositori contemporanei, agì con grazia e tatto:  mi mise subito a mio agio, trattandomi da artista autentica, facendo anche più del dovuto, incoraggiandomi nel non avere dubbi sul mio talento e credere nel mio strumento vocale. Nonostante avessi avuto un successo internazionale, grazie a quel primo incontro e alle successive collaborazioni, ho avuto più fiducia in me stessa, non solo come cantante, ma anche come persona».

Fra gli ultimi, personali successi di Amii Stewart, la recente collaborazione con Alessandro Quarta con il quale ha tenuto il tour “The Voice & The Violin”, e la partecipazione in veste di ospite allo spettacolo di Gianni Morandi, “Una storia da cantare”. Una delle canzoni a cui è più legata è “Knock on wood”, milioni di copie vendute in tutto il mondo, ma per lei il più grande successo conquistato è la libertà. contribuito a rendere famoso ruota attorno al concetto di libertà: «Sei uomo, donna, gay – ha dichiarato in pubblico – non ci sono differenze, è l’umanità la più grande festa!”».

E CARO “DUCA”…

Una prima esperienza con l’Orchestra della Magna Grecia, cinque anni fa. «Nell’occasione – ricorda l’artista nata a Washington – cantai Morricone, brani italiani popolari in tutto il mondo, i Beatles, momenti piano e voce e un medley dedicato a Duke Ellington, un momento di grande emozione, specie se realizzato con l’ausilio dell’orchestra; quando salgo su un palco, qui in Italia, il mio desiderio è sempre lo stesso: esprimere la mia felicità, il mio amore che ho nei confronti dell’Italia e gli italiani».

Il suo rapporto con la musica, le canzoni e gli autori che interpreta. «Scrivo i testi, non la musica: mi affascina l’idea di mettere su carta un’opera bellissima e far sognare la gente; l’interpretazione della canzone, nasce dal rispetto per l’autore che ha scritto il brano: dopo che l’ho imparato nota per nota, provo a dare il mio contributo di interprete, sempre osservando massimo rispetto per brano e l’autore».

Il successo e il sogno, secondo Amii Stewart. «Il successo è la libertà, dicevo; in quanto ai sogni, ne ho tanti, senza questi saremmo poca cosa: amo riprendere canzoni, tenere concerti sempre diversi fra loro; non nascondo, infine, che mi piacerebbe molto fare cinema; in teatro ho fatto la mia brava esperienza con il musical: lavorare mi fa sentire viva, sempre più dinamica, è un po’ come rigenerarsi».

La felicità in nove mosse

La scienza dice che vivere serenamente è un bene comune

Ecco i punti che la gente rispetta per vivere meglio. Fra questi, desiderare più tempo a disposizione piuttosto che soldi, l’odore dei fiori e della campagna, vivere il presente e gli amici. E la scelta ricade su territori e ritiri aiutano a vivere senza stress per ricaricare le batterie. “In medio stat virtus”, dicevano i latini: fra mare e montagna, meglio la collina.

Relazioni, tempo piuttosto che soldi, l’odore dei fiori, gentilezza e buonumore, sudare per stare meglio con la testa, divertirsi, vivere il presente e gli amici. Sono alcuni dei punti rispettando i quali l’essere umano potrebbe migliorare la qualità della vita.

In queste considerazioni spicca la voglia di spazi aperti e natura. Non è un caso che studi universitari svolti in tal senso, dicano come l’uomo e la donna scelgano vacanze ragionate, consultino internet, vadano a pescare “non solo isole e mare”, territori e ritiri che consentano di vivere senza stress per rigenerare, ricaricare le batterie. Ormai la gente non si concentra più sul periodo estivo, giugno-agosto. Una prima rivoluzione negli Anni 80, estese, incoraggiò, le vacanze anche nei mesi di maggio e settembre, incentivando queste scelte con una settimana in più di vacanza o salario. Oggi, da cinque mesi, la forbice-vacanza si è allargata a otto mesi circa, dalla coda del mese di marzo agli inizi di ottobre. E, allora, ecco la collina, “in medio stat virtus”, come dicevano gli antichi latini, qualcosa insomma che sta fra il mare e la montagna. Non per ricondurre qualsiasi tipo di ragionamento alla nostra Puglia e, in particolare, alla Valle d’Itria, ma il futuro è già qui, da ieri.

LA SCIENZA DELLA FELICITA’

Per questo non ci meravigliamo quando sentiamo, leggiamo che  tutti vogliono essere felici e che la “scienza della felicità” ha registrato sempre una importanza maggiore negli ultimi anni. Anche stavolta ci hanno pensato i ricercatori americani producendo rapporti sulla felicità su qualsiasi longitudine. Sondaggi puntuali, svolti in tutto il mondo raccontano una psicologia positiva che si concentra su ciò che rende prospere le persone e le comunità, tanto da essere salita alle stelle per popolarità. Conosciamo comportamenti, atteggiamenti e scelte legati alla felicità, anche se buona parte delle ricerche sull’argomento possono trovare solo correlazioni. I ricercatori pensano che una quota considerevole della nostra felicità sia sotto il nostro controllo, mentre il resto sarebbe determinato dalla genetica e dai fattori esterni. Detto in soldoni: si può fare molto per controllare la nostra felicità.

Dunque, ecco, fra i tanti, nove comportamenti che celebrano la felicità. Dicevamo delle relazioni: bene, queste sono essenziali. Un ampio studio ha seguito centinaia di uomini per oltre settanta anni scoprendo che i più felici (e più sani) sono quanti hanno coltivato forti relazioni con le persone in cui credevano e da cui si facevano sostenere.

Il peso del danaro divide e unisce, punti di vista: le persone più felici preferiscono avere più tempo nella loro vita, piuttosto che più soldi: il cercare di vivere la vita con quella mentalità sembra rendere la gente più soddisfatta. Ma attenzione, lo stesso denaro dal quale si prende una certa distanza, alla fine, aiuta a pagare le bollette, dunque le vacanze, il soggiorno. Il benessere della gente aumenta insieme ai livelli di reddito fino a un salario annuo, assicura lo studio, pari a qualcosa che sta fra i settantamila e gli ottantamila euro (per gli europei) o dollari (per gli americani). Un numero, probabilmente, che varia a seconda del costo dello stile di vita adottato.

Vale la pena fermarsi a sentire l’odore di rose e fiori. Su questo assunto siamo perfettamente d’accordo: le persone che rallentano per fermarsi a riflettere sulle cose buone della vita riferiscono di essere più soddisfatte.

Cos’altro aiuterebbe a far stare bene. Gli atti di gentilezza, per esempio, questi aumenterebbero il buon umore. Provate, per esempio, a dare ai vostri amici un passaggio all’aeroporto, alla stazione oppure trascorrete un pomeriggio a fare volontariato. Alcune ricerche mostrano che le persone che compiono atti simili sarebbero più felici.

IL CORPO, LA MENTE, GLI AMICI

Sudare fa bene. Certo, gli esercizi aiutano a mantenere il corpo giovane, ma gli studi che abbiamo preso in esame dimostrano che un incremento dei livelli di attività fisica è connesso a livelli più alti di felicità: l’esercizio tende pure ad aiutare a mitigare i sintomi di alcune malattie mentali.

Il divertimento è il più prezioso degli oggetti materiali. Le persone tendono ad essere più felici se spendono i loro soldi in esperienze piuttosto che in cose. I ricercatori hanno scoperto che l’acquisto di cose che consentono di fare delle esperienze: scarpe da trekking, escursione, da arrampicata su roccia o un nuovo libro da leggere nel massimo silenzio, lontano da rumori molesti, possono anche aumentare la felicità.

Infine, vivere il presente e passare il tempo con gli amici è tempo ben speso. Diversi studi hanno scoperto che le persone che praticano la meditazione di consapevolezza sperimentano un maggiore benessere e le interazioni con amici casuali possono rendere più felici le persone e le amicizie strette (specie con altre persone felici) possono avere un effetto potente anche sulla propria felicità.

«Stiamo con Willy!»

Storia del ventunenne capoverdiano, massacrato di botte a Colleferro

«Picchiato, steso a terra, gli aggressori si sono accaniti saltandogli addosso». Come un complimento degenera nella periferia della capitale. Non c’è proporzione fra causa ed effetto. Arrestati due fratelli e un paio di loro amici. Chi conosceva la vittima di origini africane non si capacita. «Non vedremo più il suo sorriso, da non crederci, puntuale sul posto di lavoro, voleva migliorarsi, diventare uno chef…».

«Gli sono saltati addosso per completare l’opera, dopo averlo scaraventato a terra con un calcio». Come se volessero spegnere cartacce che hanno preso fuoco con una sigaretta ancora accesa su un marciapiedi, con una furia bestia. Ingiustificabile. L’opera alla quale si riferisce uno dei testimoni del pestaggio mortale del povero Willy Monteiro Duarte, ventuno anni, originario di Capo Verde, arcipelago dell’Africa occidentale. I primi indizi incastrano Marco e Gabriele Bianchi, due fratelli palestrati, Francesco Belleggia, loro amico, avrebbe un ruolo defilato in quello che gli organi di informazione indicano come «pestaggio mortale».

Alla base del contrasto, fatto di offese, telefonate per chiedere rinforzi, come fosse una guerra, non c’è proporzione. Non c’è proporzione fra le parole e un pestaggio finito nel sangue. Ma così va, da anni a questa parte nelle periferie delle grandi città. Non esistono presidi militari, una volta invocato l’intervento di una pattuglia di polizia o una gazzella dei carabinieri, passano venti, trenta minuti. E quando arrivano, se arrivano, da un comune vicino, tutto è già accaduto. Non c’è proporzione fra causa ed effetto. Fra una frase e la “lezione” inferta da due, tre energumeni, a un povero ragazzo subito accasciatosi a terra, dunque inerme, impossibilitato anche a difendersi, perché quel colpo di karate sferratogli all’improvviso lo ha già annientato.

UNA LEZIONE DA COMPLETARE

Niente, la “lezione” va completata, Willy è come se fosse una cicca di sigaretta, ancora accesa, va spento. Accidenti alle regole della mattanza, non scritte, ma che nei quartieri sopravvivono, specie ai bordi della capitale, dove le bande della Magliana, i protagonisti di “Romanzo criminale” (scritto dal tarantino Giancarlo De Cataldo), sono eroi. Non ci sono posti di polizia, esistono invece i boss. Vivono in ville lussuose e blindate, come fossero stanze dei bottoni. Riscuotono e ordinano. Ordinano e riscuotono. Impartiscono ordini, più stupidi sono i loro soldatini, più fanno al caso dei boss. Sventolano mazzetti di banconote sotto il naso di questi giovanotti pieni di muscoli e privi di cervello. «Andate lì, dategli una ripassatina, dategli una lezione: se non riscuotete, non posso assicurarvi benessere, casa, vacanze, moto, camicie e scarpe costose, orologi e collane che pesano quanto un “fero” da stiro».

Torniamo dal povero Willy, che non potrà più sorridere alla vita, agli amici, al suo lavoro da cuoco, ai suoi sughetti, alla sua amatriciana.  «Ah bella!». E’ solo una frase innocente, rivolta davanti a un locale di Colleferro, il “Duedipicche”, all’indirizzo di una ragazza di un altro gruppo. Che sarà mai, se ne sentono talmente tante che la cosa più ragionevole sarebbe un lasciar perdere, sorriderci su. Toh, berci sopra. Non c’è volgarità, non c’è offesa. Invece è la miccia di una scalata alla violenza culminata nel pestaggio mortale del ragazzo capoverdiano. Matteo, un amico della vittima, ricorda. «Uno degli aggressori ha sferrato un calcio all’altezza del petto di Willy, facendolo stramazzare al suolo, mandandolo a sbattere contro un’auto parcheggiata all’esterno del locale; Willy era anche riuscito a rialzarsi, ma su di lui si è abbattuta una gragnuola di calci e pugni tanto che il ragazzo è caduto daccapo a terra».

SCHIACCIATO COME UNA “CICCA”

Non finisce lì. La “lezione” va completata. Non è sufficiente un drammatico ko tecnico. Prosegue Matteo. «Mentre Willy è a terra, proseguono a sferrargli calci e pugni, tanto che stavolta proprio non ce la fa a rialzarsi». Samuele, un altro amico di Willy, aveva provato a fare da scudo al corpo di Willy per proteggerlo, ma è stato colpito anche lui. E’ sconvolto, mette a verbale gli ultimi istanti di vita del poveretto. «Mentre giaceva in terra, gli aggressori proseguivano passandogli sopra con i piedi: ricordo due di loro, gli aggressori, che saltavano sopra il corpo di Willy steso a terra e già inerme». Un altro amico della vittima, Marco. «Nello scendere dall’auto gli aggressori hanno subito aggredito Willy, senza pronunciare una sola parola, dritti al bersaglio!».

Faiza, altro testimone, indica uno dei due fratelli, Gabriele Bianchi. «E’ stato lui, ha sferrato un calcio in pancia a Willy, caduto a terra; quando si è rialzato ed è stato colpito ancora, dallo stesso aggressore, poi è arrivata la security del locale ed è scappato insieme agli altri». Belleggia, amico dei Bianchi, riporta l’ordinanza dei carabinieri, rende una sua versione. «Marco va verso Willy, gli tira un calcio e lui cade all’indietro, Gabriele picchia, invece, l’amico di Willy, a poca distanza: Marco gli sferra un calcio sul petto, Willy cade indietro sulla macchina e Gabriele si dirige verso l’amico di Willy picchiandolo…».

Non esistono video sull’accaduto. Non è facile individuare chi ha sferrato il colpo fatale a Willy. Dopo l’accaduto, i fratelli Gabriele e Marco Bianchi di venticinque e ventiquattro anni, Francesco Belleggia, ventitré anni, e Mario Pincarelli, ventidue anni, vengono accusati di omicidio preterintenzionale, si difendono. Nessuno di loro, asseriscono, avrebbe toccato Willy. Tesi ripetuta durante l’interrogatorio di convalida dell’arresto davanti al gip di Velletri. Belleggia, secondo la difesa, sarebbe stato presente ai fatti, ma non avrebbe colpito Willy. L’avvocato che segue i fratelli Bianchi, ha annunciato di essere in possesso di nuove prove riconducibili alla notte in cui è stato ucciso Willy. Le ha depositate. Contraddicono quelle della Procura in particolare per quanto riguarda il ruolo che hanno ricoperto i fratelli Bianchi nella rissa.

BIANCHI, NULLATENENTI E VITE DA STAR

Una vita esagerata, tra vacanze in Costiera amalfitana, abiti firmati e orologi di lusso e tutto grazie ad un negozio di frutta aperto da soli tre mesi. Questo raccontano le immagini social dei fratelli Bianchi, Marco e Gabriele, arrestati e accusati dell’omicidio di Willy Monteiro Duarte, che risultano anche nullatenenti. Scrive il Messaggero. «Marco, da qualche mese, subito dopo il lockdown, aveva aperto un piccolo negozio di frutta verdura a Cori, comune della provincia di Latina. Non un grande locale su cui tra l’altro il sindaco della cittadina, Mauro De Lellis, ha già avviato le pratiche per il ritiro della licenza. Marco e Gabriele, però, al netto della frutteria di Cori risultano nulla tenenti. Motivo per cui non si escludono accertamenti di natura patrimoniale nei prossimi giorni».

Infine, Mimmo, uno dei colleghi del ventunenne capoverdiano, che lavorava con lui nella cucina dell’Hotel degli Amici di Artena. «Aveva tanta voglia di darsi da fare, era appassionato del suo lavoro con il desiderio di migliorare e crescere professionalmente: un ragazzo sorridente, così come si vede nelle foto, era un angelo», ha spiegato. E’ questa la cosa della quale non ci capaciteremo mai. Si può spegnere un sorriso con tanta violenza? E anche su questo, gli amici di Willy, i suoi conoscenti, i familiari, tutti noi, vogliamo risposte. Non solo chiediamo giustizia, ma anche che certe cose non debbano ripetersi. Dunque, ci sia prevenzione, educazione al rispetto. Prima di invocare condanne che, per quanto giuste, non ci restituiranno il sorriso di Willy, uno di noi.

«Amo la libertà»

Sergio Bernal Alonso, etoile, a Taranto venerdì 25 settembre

Ospite del “MediTa”, la rassegna della Cultura mediterranea. Danzerà il Bolero di Ravel sulla Rotonda del Lungomare. «Quando danzo mi sento libero, felice, per me la danza è questo e tanto altro. Occorrono sacrifici, tanti. Prima di fare ingresso sul palco, qualsiasi cosa danzi, ricorro agli esercizi fondamentali della classica. Nel flamenco la donna è più vicina all’elemento aria, l’uomo è più legato alla terra e alla forza. Sognando Baryshnikov…»

E’ il Roberto Bolle spagnolo, acclamato in tutta Europa e nel mondo, negli Stati Uniti, come in Giappone. Venerdì 25 settembre danzerà il “Bolero di Ravel” sulla Rotonda del Lungomare, ospite a Taranto della rassegna “Medi.Ta”, il Festival della Cultura mediterranea.

E’ Sergio Bernal Alonso, per sette anni primo ballerino del Ballet Nacional de España. Fisico statuario, bellezza mozzafiato, tanto da avere richiamato in questi anni l’attenzione di numerose griffe d’alta moda. La perfezione nel fisico e nella danza si raggiunge con enormi sacrifici e l’artista, trent’anni, spagnolo di Madrid, questo lo sa perfettamente, tanto da non sottrarsi ad alcuna domanda anche sull’armonia del corpo, fondamentale nella sua attività.

Sergio, sa di essere un sex symbol?

«La danza è bellissima, e noi, eternamente riconoscenti a una passione che ci vede protagonisti, dobbiamo far parte di questa bellezza».

Leggiadro come una farfalla, forte e scattante come un felino, Sergio Bernal si muove sul palco ipnotizzando gli sguardi. Il suo credo è la fatica, la sua migliore amica la tenacia. Educato al Conservatorio reale di danza “Mariemma” di Madrid, è primo ballerino del Balletto nazionale spagnolo. Alterna con la medesima capacità espressiva la danza classica al flamenco.

A quali esercizi fa ricorso prima dell’ingresso in scena?

«Prima di qualsiasi spettacolo mi alleno con gli esercizi di ballo classico, intanto perché sviluppa qualsiasi aspetto della tecnica; tutto passa attraverso la danza classica, poi, appassionato come sono del flamenco, anche quando entro in scena per interpretare il flamenco, compio gli esercizi che mi riportano alla classica: anche per il flamenco si deve avere un corpo bene impostato, è una tecnica precisa».

Ci saranno anche similitudini, ma anche differenze fra classica e flamenco.

«Flamenco, balletto, salsa, sono tutte danze che richiedono massima conoscenza della danza classica in fatto di tecnica. Gli studi classici servono per la posizione del corpo e la conoscenza perfetta della tecnica, dopo di che puoi fare qualunque cosa”.

Torniamo sulle due sue innate passioni. Poniamole a confronto: il rapporto fra danza classica e flamenco?

«Il flamenco, danza spagnola, viene più dal cuore; si chiama “il” flamenco, al maschile, per rendere l’idea di forza: richiede una diversa energia, richiede emozione e passione».

Cosa l’ha spinta alla danza?

«Mikhail Baryshnikov: assistevo alle sue performance in tv, affascinato dalla sua personalità di ballerino e di attore. Insomma, avevo una grande ambizione: diventare come lui. Così ho deciso di dedicarmi completamente alla danza, in realtà la prima e unica cosa che ho sempre fatto fin da piccolo: ballare».

Dopo sette anni l’addio al Ballet Nacional de España, come dire addio a La Scala.

«Sono stati sette intensi e bellissimi anni. Il Ballet Nacional l’ho sempre sentito come casa mia. Avevo però, in mente, di impegnarmi anima e corpo su un progetto che mi sta a cuore».

Un’anticipazione sul progetto.

«Sarà uno spettacolo sulla vita dello stilista Yves Saint Laurent, grandissimo stilista che ha rivoluzionato il mondo della moda mettendo uomo e donna sullo stesso piano: è stato lui a fare smettere la gonna alla donna e a farle indossare i pantaloni. Il progetto richiede tempo, viaggi e contatti con la Fondazione Saint Laurent, di mezzo i diritti d’autore, i costumi e non solo. Una parte sarà finanziata da me, debutto previsto nel 2021».

A proposito del successo: come vive la popolarità?

«M’interessa poco essere famoso o stare in bella mostra. Il mio pensiero è rivolto alla mia passiona, la danza, a mantenermi a un livello alto di qualità, riuscire ad evolvermi, se possibile a crescere».

Concludiamo con la domanda che si sarà sentito porre decine di volte. Cosa prova quando danza?

«Mi sento libero, felice, per me la danza è libertà. Nel flamenco, la donna è più vicina all’elemento aria, mentre l’uomo è più legato alla terra e alla forza».

«Viva la quercetina!»

Una sostanza naturale potrebbe abbattere Covid e contagi

Scoperta straordinaria del Consiglio nazionale delle Ricerche (Cnr). La sostanza avrebbe un’azione destabilizzante su una delle proteine-chiave per la riproduzione del coronavirus. «E’ presente in abbondanza in vegetali comuni come capperi, cipolla rossa e radicchio»,  spiegano gli studiosi. «Massimo impegno per trovare un vaccino e debellare una pandemia che torna a fare paura».

Si fa presto a dire «Ci siamo!». C’è una speranza che sfida, petto in fuori, e braccio steso, come fossimo pronti alla somministrazione del vaccino che potrebbe alleggerirci dalla paura di tutte le paure. Quella provocata da Covid-19, quel virus comunemente e drammaticamente chiamato “coronavirus”, che ci ha tenuti sottochiave per tre mesi. In questi giorni si è diffusa voce che i contagi siano drasticamente aumentati e non contenuti come auspicavano governo e italiani insieme. Circola voce che stiano per tornare paura e lockdown, la miscela sociale esplosiva dalla quale non solo l’Italia stavolta ne uscirebbe con le ossa rotte. Già la prima botta è stata forte, si è abbattuta su un Paese già con gravi problemi economici. Gli economisti spiegano che nella migliore ipotesi, prima di riprendersi dai danni provocati dal Covid-19, occorrerà più di qualche anno. Insomma, tutto sì tranne una dolorosa replica. Stavolta sarebbe fatale.

Dunque, ogni volta che lo spettro del confinamento dovuto al coronavirus si agita, l’attenzione è rivolta al vaccino, ai medici, alle possibilità di debellare definitivamente il Covid-19. E’ notizia delle ultime ore, lanciata da Quifinanza in collaborazione con l’agenzia Adnkronos che ci sarebbe una concreta speranza anti-Covid. Arriverebbe dalla scienza, attraverso un composto naturale. A patto, ecco la cautela, che la comprovata possibilità di reinfettarsi li renda effettivamente efficienti.

Uno studio internazionale al quale ha partecipato l’autorevole Istituto di nanotecnologia del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr-Nanotec di Cosenza) spiega che la quercetina, un composto di origine naturale, funziona da inibitore specifico del Covid-19. La sostanza secondo quest’ultimo studio, mostrerebbe un’azione destabilizzante su una delle proteine-chiave per la riproduzione del patogeno. Anche se ci sforziamo nell’usare la prudenza che ci offre l’uso del condizionale, lo studio relativo al vaccino è stato  pubblicato sull’International Journal of Biological Macromolecules.

STUDIO ITALO-SPAGNOLO

Uniti si vince. Lo sviluppo di farmaci antivirali specifici per il coronavirus, assieme alla ricerca di un vaccino efficace, è un altro studio importante che il mondo della scienza ha avviato per battere la pandemia. Lo studio è stato condotto da Bruno Rizzuti del Cnr-Nanotec con un gruppo di ricercatori spagnoli (Saragozza e Madrid) dimostra che la quercetina, bloccando l’attività enzimatica di 3CLpro, risulta “letale” per il Covid-19.

«Le simulazioni al calcolatore – dichiara Rizzuti, autore della parte attinente all’elaborazione elettronica – hanno dimostrato che la quercetina si lega esattamente nel sito attivo della proteina 3CLpro, impedendole di svolgere correttamente la sua funzione; già al momento questa molecola è alla pari dei migliori antivirali a disposizione contro il coronavirus, anche se nessuno di questi è tuttavia approvato come farmaco».

La spiegazione del Cnr. La quercetina ha una serie di proprietà originali e interessanti dal punto di vista farmacologico. «E’ presente in abbondanza in vegetali comuni – spiegano gli studiosi – come capperi, cipolla rossa e radicchio, ed è nota per le sue proprietà antiossidanti, antinfiammatorie, antiallergiche e antiproliferative». Note anche le sue proprietà farmacocinetiche perfettamente tollerate dall’uomo. «La quercetina – proseguono – può essere facilmente modificata per sviluppare una molecola di sintesi ancora più potente, grazie alle piccole dimensioni e ai particolari gruppi funzionali presenti nella sua struttura chimica. Poiché non può essere brevettata, chiunque può usarla come punto di partenza per nuove ricerche».

RISULTATO IMPORTANTE

Lo studio parte da una caratterizzazione sperimentale di 3CLpro, la proteasi principale di Sars-CoV-2, precisa Olga Abian, prima autrice della pubblicazione. «Questa proteina ha una struttura dimerica – spiega la scienziata spagnola – formata da due sub-unità identiche dotate ciascuna di un sito attivo fondamentale per la sua attività biologica. In una prima fase del lavoro è stata studiata, con varie tecniche sperimentali, la sensibilità a varie condizioni di temperatura e pH: un risultato importante, in quanto molti gruppi di studio stanno lavorando su 3CLpro come possibile bersaglio farmacologico, perché fortemente conservata in tutti i tipi di coronavirus. Per questa proteina sono già segnalate in letteratura molecole che fungono da inibitori, ma non utilizzabili come farmaci a causa dei loro effetti collaterali».

Nello studio alla soluzione anti-Covid, interessante risulta essere lo screening sperimentale. Eseguito su centocinquanta composti, grazie a cui la quercetina è stata individuata come molecola attiva su 3CLpro.

Ancora informazioni sulla “benedetta” quercetina. «Riduce l’attività enzimatica di 3CLpro – specificano studiosi italiani e spagnoli – grazie al suo effetto destabilizzante sulla proteina». Ma il lavoro dell’equipe italo-spagnola non si ferma qui. Un primo spiraglio. Stavolta concreto. «Contiamo di trovare un vaccino, ma i farmaci saranno comunque necessari per le persone già infette e per chi non può essere sottoposto a vaccinazione; la ricerca di nuove molecole è indirizzata a somministrare una combinazione di differenti composti, per minimizzare la resistenza ai farmaci e lo sviluppo di nuovi ceppi virali».

Insomma, si fa presto a dire «Ci siamo!», ma è anche vero, che nel silenzio assoluto, gli studiosi stanno compiendo passi da gigante. Che il Cielo li benedica.