«Sei un “mazzacano”!»

Vincenzo Schettini, prof di fisica e conduttore televisivo si racconta

«Fui umiliato da una professoressa davanti all’intera classe: per lei ero magro e questa cosa, secondo lei, andava sbandierata in presenza dei miei compagni», racconta il docente di origine pugliese a proposito del “body shaming” subito. Vive a Monopoli, in tv spiega ai ragazzi i problemi in modo semplice. «Ho cominciato su YouTube pubblicando video e parlando di felicità, scelte di vita, omosessualità, orientamento universitario, metodo di studio, ansia, giudizio degli altri…»

 

«A scuola una docente mi umiliò davanti alla classe definendomi un “mazzacano”, a causa della mia magrezza: mi fece sentire male, ne fui segnato a lungo». Vincenzo Schettini, quarantasette anni compiuti lo scorso marzo, professore di fisica, popolare sui social e amatissimo dai giovani e non solo, propone ai ragazzi come affrontare con coraggio le sfide di natura emotiva racconta quello che ancora non veniva definito “body shaming”, l’offesa a causa di un aspetto fisico. La battuta, l’incipit di questo servizio, è un’intervista rilasciata all’ottimo Mario Manca per “Vanity Fair”, e ripresa con grande puntualità dal sito Orizzontescuola.it, sempre attento nel segnalare ai propri lettori notizie, anche scomode, legate al mondo della scuola. Questa, probabilmente, la forza di una scuola che sa mettersi in gioco ponendo al centro di temi, anche articolati, se stessa.

Professore di fisica, divulgatore scientifico e volto noto del web, Vincenzo Schettini porta la sua passione per la scienza e la sua missione di supporto ai giovani sul piccolo schermo con “La fisica dell’amore”, in onda su Raidue. Nato a Como, da genitori pugliesi, con la famiglia si trasferisce a Monopoli, città nella quale risiede.

 

 

UN EPISODIO DOLOROSO

Un successo, il suo, dietro al quale si cela un’adolescenza segnata da un episodio doloroso, come racconta, appunto, alla rivista “Vanity Fair”. E’ una frase pronunciata da una sua professoressa, davanti a tutta la classe, a segnarlo, a farlo sentire “inadeguato” – come spiega lo stesso Schettini – perché magro. Sarà stata questa esperienza a segnarlo, a spingerlo fino a dedicarsi ai ragazzi, ad indicare loro la propria strada e a guardare dentro se stessi.

Schettini ha realizzato il suo scopo attraverso modalità diverse fra loro: l’insegnamento tradizionale, il web e, oggi, con la televisione. Con il suo nuovo programma, “La fisica dell’amore”, spiega le sfide emotive che i giovani affrontano, accompagnando i ragazzi con esperimenti scientifici, testimonianze e ospiti d’eccezione.

Per Schettini la tv è un’occasione per amplificare il messaggio e allargare la sua fascia di pubblico fino a raggiungere fasce d’età differenti. “La fisica dell’amore” unisce educazione e intrattenimento, spiegare temi come pressione, ansia, aspettative familiari e dubbi che portano a compiere le diverse scelte di vita.

 

 

CONFESSIONE A TUTTO TONDO

Ma torniamo per qualche istante all’intervista rilasciata a Manca (Vanity Fair). Al giornalista della prestigiosa rivista, Schettini racconta uno dei ricordi più dolorosi della sua adolescenza, quando la professoressa di francese lo schernì davanti alla classe dicendogli che sembrava «un mazzacano», per via della sua magrezza. «Mi fece sentire malissimo – confessa Schettini – perché mi denigrò davanti a tutti facendomi sentire inadeguato; oggi, con tutti gli attacchi e la corsa ai like e ai commenti che ci sono sui social, non so davvero cosa significhi essere adolescente, ed è per questo che sento di dover spiegare ai ragazzi come guardarsi dentro per motivarli».

A proposito del suo rapporto con i sentimenti. «Da quando ho cominciato a parlarne sono cambiato. Ho cominciato su YouTube pubblicando ogni venerdì un video in cui non tratto di fisica ma parlo di felicità, scelte di vita, omosessualità, orientamento universitario, metodo di studio, ansia, giudizio degli altri. Perché ne ho parlato? Perché sono in terapia con me stesso…».

A proposito di sentimenti, ma anche di fragilità. A diciannove anni il padre gli consigliò un esperto. «Probabilmente se anche io fossi stato padre nella fine degli anni Novanta avrei reagito allo stesso modo. Motivi di protezione: i genitori vogliono proteggerci a ogni costo e, in quel momento, mio padre deve aver pensato che la mia fosse una scelta e non una condizione…».

 

 

«COLPA DELLA MAGREZZA…»

Fra le domande poste a Vincenzo Schettini, quella se per caso fosse lui a sentirsi diverso o fossero gli altri a farlo sentire così. «Adolescente, mi veniva fatto pesare il fatto che fossi magro: i parenti mi dicevano di mangiare e io lo facevo, solo che non mettevo su massa e mi sentivo sempre giudicato per questo; in quegli anni cercavo come tutti il contatto, ma mi vedevo brutto: non sono mai stato bullizzato, ma mi sentivo isolato; i miei amici mi raccontano sempre che quando sono arrivato alle scuole superiori sembravo un personaggio uscito dal libro Cuore, con questi occhiali e questo fisico magro-magro, una sorta di manga».

Vincenzo Schettini, quarantasette anni compiuti lo scorso marzo. Nato a Como, da genitori pugliesi, con la famiglia si trasferisce a Monopoli, città nella quale risiede. Frequenta gli studi, la scuola media ad indirizzo musicale, il liceo scientifico “Marie Curie” del Polo liceale. Agli inizi del 2000 si diploma in violino e Didattica nel Conservatorio “Nino Rota” di Monopoli, nel 2004 si laurea in Fisica all’Università degli Studi di Bari. Si dedica all’insegnamento di Fisica negli istituti superiori, prima nell’Istituto tecnico “Basile Caramia – Francesco Gigante” di Locorotondo e Alberobello, infine nell’Istituto tecnico Dell’Erba di Castellana Grotte, dove attualmente presta servizio.

Rai a pezzi

Starebbe perdendo anche Amadeus che andrebbe sul NOVE

Non pagherebbe la scelta politica. Dirigenti non in perfetta sintonia con le nuove produzioni del presentatore. L’ex conduttore di Sanremo non vorrebbe intercessioni da parte del governo. Il braccio di ferro non finisce qua: la tv di Stato risponde punto su punto, il presentatore prepara le valigie

 

Stavolta poniamo l’indice su un fatto apparentemente leggero sul quale, invece, si scrive e si parla da giorni: l’addio di Amadeus dalla Rai, che nelle prossime ore potrebbe firmare per NOVE, la tv della quale fanno già parte Maurizio Crozza e Fabio Fazio.

Di solito è la fredda cronaca, quelli che in gergo si chiamano “fatti del giorno”, ad avere grande spazio all’interno del nostro sito per la rubrica dedicata ai “Giorni”, quanto cioè accade, in modo preoccupante, ma anche in modo inatteso nei giorni che precedono la pubblicazione dei nostri interventi.

A volte abbiamo posto l’accento sui drammi sociali, spesso – e mai come in questi ultimi mesi – sulle guerre fra Russia e Ucraina, Israele e Palestina, per non parlare dell’ingresso in quest’ultimo conflitto da parte dell’Iran. Abbiamo trattato anche i drammi consumati nel Mediterraneo a danno di centinaia di extracomunitari alla ricerca di lavoro e libertà. Poi i fatti di cronaca, come la morte dei due carabinieri (e un terzo automobilista) investiti da una ragazza a bordo di un suv, e, a seguire, la tragedia di Suviana, la centrale idroelettrica del bacino artificiale sull’Appennino Bolognese.

 

 

VIVA LA RAI…

Dicevamo che il passaggio di Amadeus dalla Rai al NOVE rientrerebbe nel novero delle notizie leggere, quando invece dietro la scelta del presentatore e dell’organizzatore del Festival di Sanremo, ci sarebbe una questione politica. Da qui un fronte fatto di annuncia a mezza bocca, di dichiarazioni lasciate cadere lì, per comprendere l’effettivo peso del passaggio di uno dei totem della Rai ad un altro circuito televisivo.

Comincia Fiorello, amico di Amadeus, che lancia l’indiscrezione sulla notizia. Se non le conosce “Fiore” dinamiche come queste, chi potrebbe esserne al corrente? Così, da quel momento in poi, ecco le notizie che si rincorrono. L’addio diventa un fatto politico. Si parla di richiesta di garanzia da parte del presentatore alla tv di Stato, del rifiuto di andare a cena con due “raccomandati” (Pino Insegno e Povia, il primo a destra, l’altro in quota alla Lega), per capire come potessero essere impiegati i due artisti insieme con Amadeus.

Così, in queste ore, parte il conto alla rovescia.  Amadeus sarebbe a un passo dalla firma con il NOVE, ammiraglia del gruppo Warner Bros. Discovery. Dopo un incontro tra il conduttore e il direttore generale della Rai, Giampaolo Rossi, l’annuncio ufficiale potrebbe arrivare già nei prossimi giorni. Viale Mazzini si scaglia contro indiscrezioni che vorrebbero Amadeus pronto a cambiare aria dopo le pressioni ricevute, in occasione dell’ultimo Sanremo. Interpretazioni, dicono in Rai,  «tanto false quanto dannose per l’azienda».

 

Foto profilo Instagram

 

«NESSUNA PRESSIONE POLITICA»

A proposito delle ricostruzioni. «Fantasiose quando fanno riferimento – fanno trapelare dalla Rai – a presunte pressioni che Rai avrebbe esercitato nei confronti di Amadeus che invece ha sempre goduto, della massima autonomia».  Secondo l’Usigrai, a difesa del Servizio pubblico, quindi in contrasto con dirigenti indicati dal governo, «l’addio di Amadeus sarebbe l’ennesimo duro colpo per la Rai, una perdita che potrebbe avere gravi ripercussioni sugli ascolti ed anche sui conti dell’azienda.

La Rai avrebbe messo nero su bianco la sua controproposta per il rinnovo del contratto di Amadeus, in scadenza a fine agosto, mentre sarebbe ai dettagli l’accordo con il gruppoWarner Bros. Discovery guidato, in Italia, da Alessandro Araimo, cui si deve l’accordo con Fabio Fazio firmato di recente.

Per Amadeus sarebbe pronta la sua fascia pre-serale, magari con I soliti Ignoti. Fra i passi possibili che NOVE potrebbe compiere in direzione Amadeus, una serie di prime serate legate alla musica, dopo l’esperienza sanremese di cinque anni da direttore artistico e conduttore di Sanremo, risultati storici in termini di ascolti (66% la media 2024) e spot (oltre 60 milioni la raccolta dell’ultima edizione, record di sempre). A convincere Amadeus verso nuove sfide professionali, ci sarebbe il desiderio di maggiore libertà dai condizionamenti, anche della politica, sulla Rai, che starebbe per avvicendare nuove e autorevoli figure dirigenziali. Se non proprio di ore, sarà questione di giorni.

Ordona, come Pompei…

In Puglia gli scavi stanno portando alla luce un antico tesoro

Bellezze di un grande passato sepolte ovunque. Nei primi Anni Sessanta, in provincia di Foggia scoperto un altro sito archeologico di grande importanza storica. Tra i Monti Dauni e il Tavoliere della Puglia. Scoperta dall’archeologo belga Joseph Martens, negli anni si aggiunse  una equipe guidata da Giuliano Volpe, rettore dell’università di Foggia

 

Herdonia o, se preferite, Ordona, nel pieno rispetto delle sue radici latine, a ragione è considerata la Pompei della Puglia. Detto che in Italia ci sono bellezze di un grande passato sepolte ovunque, è risaputo. Per non parlare del Sud, nell’arco mediterraneo, dalla Sicilia alla Puglia, proseguendo per la Calabria e la Campania, dove i resti di una grande città come Pompei testimoniano sciagura e bellezza insieme. L’esplosione vulcanica che sommerse in poche ore la città ai piedi del Vesuvio e, con essa, migliaia di persone; la bellezza di un’architettura in qualche modo rimasta intatta, tanto da farne uno dei siti più visitati in Europa. Una scoperta che risale al 1748, quando fu riportato alla luce un sito archeologico nel 1997 entrato autorevolmente a far parte dell’elenco dei Patrimoni dell’umanità dell’UNESCO.

Dunque, Ordona, provincia di Foggia. Per dire che la Puglia oggi ospita qualcosa di simile a Pompei, insomma un altro sito archeologico di grande importanza storica. Non sappiamo ancora quanto paragonabile alla bellezza e alla grandezza della città con uno dei più grandi parchi archeologici del mondo. Ci troviamo di fronte a qualcosa di simile, sperando che anche in questo caso, negli anni, possano essere trovati resti e finanziamenti che accelerino gli scavi e la scoperta di tante altre bellezze di un territorio con secoli di storia.

 

 

ANCHE SITI TURISTICI

Gli esperti, riporta uno dei siti migliori e più aggiornati in circolazione, viaggi.nanopress.it, in un articolo a firma di Liana Cinelli, ci stanno lavorando da anni, ma pare che gran parte dell’antico manufatto, sia ancora da scoprire.

Herdonia, oggi Ordona, è avvitata tra i Monti Dauni e il Tavoliere della Puglia. Custodisce i resti di un’antica città romana scoperta nei primi Anni Sessanta dall’archeologo belga Joseph Martens. Solo nel 1993, all’equipe guidata dell’archeologo belga, andarono ad aggiungersi studiosi italiani, guidati stavolta da Giuliano Volpe, rettore dell’università di Foggia. Grazie a questo lavoro di squadra gli scavi hanno portato alla luce l’antica città.

Fra le mura perimetrali, si possono osservare le fondamenta dei templi e quelle di una basilica. Oltre a queste prime tracce evidenti, è possibile vedere il foro e alcuni siti nei quali si svolgevano attività quotidiane, fra queste, mercato e terme. Fra quanto riportato alla luce, poi, anche un anfiteatro e un quartiere con le sue case. Proseguendo gli scavi è stato possibile rinvenire anche una necropoli dalla quale si evincono le antiche usanze funerarie.

Non sono stati completati i lavori. Per venire a capo della ricchezza ancora sommersa, occorreranno ancora anni di lavoro. Quanto rilevato negli anni richiede tempo e impegno, oltre a sostanziali risorse economiche del Ministero dei Beni culturali.

 

 

…HERDONIA ATTENDE ALTRI SCAVI

Herdonia, in epoca romana si trovava sul tracciato della via Minucia, poi rinominata via Traiana, percorso importante così da unire le città di Benevento e Brindisi, ponte ideale verso la Grecia. Un tratto di strada percorso successivamente durante tutto il periodo del Medioevo, fino a quando nel Duecento divenne residenza di caccia di Federico II di Svezia. In età tardomedievale, Herdonia cominciò a spopolarsi fino ad essere abbandonata in via definitiva, prima che due secoli più tardi re Ferdinando IV di Borbone, decise di farne un’area agricola.

Molte sono ancora le aree, scrive viaggi.nanopress.it,  da esplorare: i Beni culturali del posto vorrebbero realizzare un Parco archeologico, mossa che consentirebbe a preservare l’intero sito. Una scelta che col passare degli anni incoraggerebbe il turismo portando alla Puglia benefici economici. La collocazione di questa città storica fa pensare alla presenza di altri tesori ancora nascosti. Quanto emerso fino ad oggi riveste grande importanza storica, un’altra testimonianza dell’antico passato del nostro Paese.

Fine Ramadan

Molti dei nostri ragazzi hanno preso parte all’“Eid al Fitr”

Più di cinquecento i musulmani che hanno pregato rivolti verso La Mecca. Fra i temi sui quali è stato posto l’accento: lotta al terrorismo, rispetto della vita e della donna. Prosegue la raccolta di fondi per la costruzione di una moschea, sogno della comunità musulmana presente sul nostro territorio

 

Più di cinquecento i musulmani che si sono dati appuntamento sulla Rotonda del Lungomare a Taranto per celebrare la fine del Ramadan iniziato lo scorso 11 marzo. Al rito, svoltosi mercoledì mattina in pieno centro a Taranto, hanno preso parte numerosi ospiti della nostra struttura. Il momento, noto a quanti sono di fede musulmana come “Eid al Fitr”, ha segnato praticamente l’inizio del decimo mese del calendario islamico (seconda festività più importante dopo la “festa del sacrificio”).

Alle sette del mattino, nei pressi della Rotonda ha avuto inizio l’allestimento della preghiera. Sono arrivati furgoni e auto. Dalle vetture sono stati scaricati numerosi tappeti sui quali poco dopo si sarebbero disposti e raccolti in preghiera i musulmani presenti sulla Rotonda.

 

 

LA PAROLA ALL’IMAM…

E’ toccato all’imam dare inizio alla preghiera con i fedeli rivolti verso la Mecca, non prima di aver richiamato i presenti su temi sui quali si dibatte, a cominciare dalla secca condanna al terrorismo, con riferimento ai fatti recentemente accaduti a Mosca (l’attacco da parte dell’Isis al Crocus City Hall), e l’invito, secondo il Corano, al rispetto della donna. Altro argomento sul quale dibattono spesso i fratelli di fede musulmana, la raccolta di fondi per la costruzione di una moschea. Ognuno si tassa, per quanto possibile, per realizzare un sogno che da tempo coltiva la comunità musulmana presente sul nostro territorio.

Ricordiamo che il Ramadan è considerato il quarto dei Cinque Pilastri dell’Islam e il digiuno è un precetto religioso per i musulmani adulti, fatta eccezione per quanti sono in età avanzata. Il digiuno fu reso obbligatorio dopo la migrazione dei musulmani da La Mecca a Medina. Secondo quanto accaduto mercoledì mattina, al termine del Ramadan, è stato celebrato lo “Id al-fitr”, la festa dell’interruzione del digiuno, considerata anche “festa piccola”.

 

 

DIGIUNO, DALL’ALBA AL TRAMONTO

Durante il digiuno, dall’alba al tramonto, i musulmani si astengono dal consumo di cibi e bevande e dalla pratica di attività sessuali durante gli orari di digiuno. Cibo e bevande sono servite quotidianamente prima dell’alba e dopo il tramonto. Durante questo periodo, il digiuno solitamente include la recita delle preghiere, la lettura del Corano e un crescente impegno nelle opere di bene e nella carità.

Anche in Palestina è stata celebrata la festa di fine Ramadan. Questo rituale è stato celebrato nei rifugi improvvisati a Gaza, ma anche sulle macerie di moschee distrutte dai bombardamenti.

Siti internazionali hanno mostrato, tra le altre, una foto con decine di fedeli che si sono riuniti per pregare presso le rovine della moschea al-Farouk a Rafah, distrutta nello scorso febbraio durante un’offensiva israeliana.

Travolti e uccisi due carabinieri pugliesi

Nel salernitano, un suv, guidato da una trentunenne compie una strage

Nell’incidente hanno perso la vita il maresciallo Francesco Pastore, di 25 anni, e l’appuntato scelto Francesco Ferraro, di 27 anni. Il primo di Manfredonia, provincia di Foggia, l’altro di Montesano salentino, provincia di Lecce. Erano in servizio presso la stazione di Campagna. Celebrati nella loro regione i funerali. Il cordoglio del Capo dello Stato, dei presidenti del Senato e della Camera

 

Un intero Paese piange scomparsa dei due carabinieri travolti e uccisi da un suv alla cui guida c’era una donna di trentuno anni. Nell’incidente hanno perso la vita il maresciallo Francesco Pastore, di 25 anni, e l’appuntato scelto Francesco Ferraro, di 27 anni, entrambi di origine pugliese (il primo di Manfredonia, provincia di Foggia, l’altro di Montesano salentino, provincia di Lecce), in servizio presso la stazione di Campagna, mentre sabato notte erano a bordo sulla Fiat Grande Punto guidata dal maresciallo Paolo Volpe, anche lui di origini pugliesi (Terlizzi, provincia di Bari). Secondo una prima ricostruzione della Polizia stradale riportata dall’agenzia Ansa, l’auto dei carabinieri arrivata ad un incrocio stava svoltando a sinistra. In quel momento una Range Rover, guidata da una trentunenne, Nancy Liliano (a bordo, con lei, una diciottenne), proveniente da destra, li ha centrati in pieno.

Ridotta a un ammasso di rottami l’auto di servizio dei Carabinieri. Morti sul colpo i due militari seduti sul lato passeggero e sul sedile posteriore.

Secondo una prima ricostruzione degli inquirenti, la Ranger Rover guidata dalla Liliano è finita anche su una terza vettura condotta da un uomo di settantacinque anni. Elementi ulteriori per le indagini potrebbero giungere dall’alcol test e dagli esami tossicologici effettuati sulla conducente del suv.

 

 

MORTI SUL COLPO

Pastore e Ferraro, si diceva, sono deceduti sul colpo, mentre il maresciallo Volpe, alla guida della vettura, rimasto ferito, è stato trasportato all’ospedale di Eboli in prognosi riservata. La donna alla guida del suv è stata accompagnata, insieme con la passeggera diciottenne, all’ospedale di Oliveto Citra. Per l’uomo a bordo dell’altra vettura coinvolta nell’incidente, invece, è stato disposto il ricovero a Battipaglia.

Sei le ambulanze giunte sul posto. Il sindaco di Campagna, Biagio Luongo, informato su quanto accaduto è giunto poco dopo sul posto. Un uomo distrutto, come l’intera comunità di campagna che conosceva i due giovani militari morti in circostanze drammatiche. «E’ un dolore profondissimo – racconta all’agenzia Ansa il primo cittadino – sono rimasto lì, ho assistito, con dolore e impotenza, alle fasi successive di questa immane tragedia: non posso che esprimere la mia vicinanza alla famiglia e all’Arma dei Carabinieri per la perdita di questi due ragazzi; tutta la città di Campagna è sgomenta: una corona di fiori a nome mio, della Giunta e del Consiglio comunale, manifesterà massima vicinanza alle famiglie dei due carabinieri e alle loro famiglie; sempre in accordo con le famiglie e l’Arma, ricorderemo questi due giovani carabinieri».

 

 

LUTTO CITTADINO

Lutto cittadino per il giorno dei funerali a Montesano Salentino (Lecce), dove era nato Francesco Ferraro. Lo ha annunciato dopo poche ore dall’accaduto l’Amministrazione comunale con a capo il sindaco Giuseppe Maglie. Grande dolore anche a Manfredonia (Foggia), città di cui era originario il maresciallo Francesco Pastore. Massimo cordoglio da parte del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, che ha espresso profonda tristezza al comandante generale dei Carabinieri, il generale Teo Luzi. Attestazioni di vicinanza sono giunte anche dai presidenti di Senato e Camera, La Russa e Fontana, dal capo della Polizia, Pisani, da ministri, numerosissimi parlamentari di tutti gli schieramenti.

In Puglia l’ultimo saluto ai due carabinieri. A Manfredonia, in cattedrale, i funerali di Pastore celebrati dall’arcivescovo Franco Moscone. Grande commozione anche a Montesano Salentino, dove i funerali di Ferraro si sono svolti nella chiesa di Maria Santissima Immacolata.

 

«Salento, my destiny…»

Helen Mirren, rilascia a “Oggi” una lunga intervista

Il suo grande amore per il Salento. «Volevo un angolo d’Italia nel quale trasferirmi il più a lungo possibile, ecco perché Tiggiano», ha spiegato anche a TV Sorrisi, altro settimanale fra i più letti. «Amo questi posti, volevo essere l’unica straniera in un posto così, mio marito è felice della nostra scelta. Rinuncio a girare alcune proposte per restare più tempo possibile qui». Il suo impegno nella lotta alla Xylella, una sciagura. «E’ mio dovere difendere la “mia terra”…»

 

Nel numero del settimanale “Oggi”, nelle edicole dallo scorso 4 aprile, l’attrice britannica Helen Mirren, cittadina salentina onoraria, compie un altro dei suoi adorabili spot per promuovere la nostra regione, la Puglia. Parole sue: “…la più bella del mondo, uno dei motivi che mi hanno spinta a rifiutare un film dietro l’altro”. Insomma, per l’attrice che si è aggiudicata due Prix d’interprétation féminine al Festival di Cannes (’84 “Cal”, ‘94 “La pazzia di Re Giorgio”) e per l’interpretazione di Elisabetta II del Regno Unito in “The Queen – La regina” (2006), l’Oscar come miglior attrice, la Puglia è più che casa sua. Ne abbiamo già scritto, documentato in altre circostanze, perfino quando si è cimentata con il comico pugliese Checco Zalone, la grande star hollywoodiana ha offerto il meglio di se stessa.

Fra gli altri premi, ma solo per rinfrescarci appena la memoria: il Golden Globe per la migliore attrice in un film drammatico, un BAFTA, un Critics’ Choice Awards, uno Screen Actors Guild Award e una Coppa Volpi alla Mostra del cinema di Venezia. Tanto per gradire.

Nell’intervista resa al settimanale “Oggi”, la Mirren ha raccontato il suo grande amore per la nostra terra, in particolare per il Salento, dove ha comprato una masseria e vive da anni assieme al marito Taylor Hackford.

 

 

“DEVO” VIVERE QUI!

Fra le sue confessioni. «Ricordo la prima sera, sulla spiaggia – riporta uno dei più popolari settimanali – avevo un bicchiere di vino in mano e mi sono detta: “Io devo vivere qui!”. Mi spiego: Non “voglio”, “devo” vivere qui». Lo riporta anche il sito di “Oggi” che in questi giorni ha spoilerato una intervista davvero brillante.

La Mirren e non solo l’amore per il Salento, ma anche a un impegno che ha subito sentito suo: la lotta contro la Xylella. «Gli ulivi come il Colosseo – il suo invito – ognuno di noi in campo per salvarli».

Sei mesi all’anno nel Salento, nella sua Triggiano. «Ora voglio aumentare il “dosaggio”: ho rifiutato diversi film perché mi pesava troppo lasciare questo posto». Rincara la dose la Mirren. «Dentro, io sono salentina. Infatti, vorrei ribadirlo: Forza Lecce!».

Dama d’Inghilterra, l’equivalente del nostro “Cavalierato”, Helen, non usa giri di parole. Un’altra sua bella intervista rilasciata di recente al settimanale TV Sorrisi e canzoni. «Mi sento di Tiggiano, un piccolo paese nel quale vivo anche sei mesi l’anno, che per un’attrice che ha molte richieste, è veramente tanto».

 

 

«XYLELLA, FACCIAMO QUALCOSA»

Fra i suoi impegni, lo schierarsi accanto agli olivicoltori pugliesi e a difesa di monumenti del luogo, come la torre Palane. «Dovrebbero farlo tutti: prendere le difese della propria comunità è un dovere». Cosa l’ha affascinata del Sud Italia. «L’importanza che da queste parti si dà alla famiglia, questo senso di appartenenza mi ha contagiato. Sono così orgogliosa da dire a voce alta: “Sono tiggianese!”». Sarebbe sufficiente una così esplicita dichiarazione d’amore, ma la grandissima attrice, vincitrice di Oscar e altri riconoscimenti di prestigio, rincara la dose. Per essere più esplicita. «Non sono nata a Tiggiano – confessa a TV Sorrisi – ma mi piace partecipare alla vita di questa comunità. Non voglio essere semplicemente una turista. Penso sia importante impegnarsi per qualcosa in cui si crede o di cui ci si sente parte».

Torna sulla Xylella, un batterio che colpisce e uccide le piante di olivo. «Molte piante secolari sono minacciate – dimostra di essere documentata su questa sciagura “verde” – così cerco di sostenere gli olivicoltori locali, spesso piccole realtà familiari che da sole non possono risolvere il problema: l’Unione Europea deve intervenire. Si possono fare molte cose. Si può ostacolare il contagio, si possono piantare varietà resistenti a questo parassita, e così via».

Infine, la scelta del Salento. «Cercavo un angolo d’Italia immerso nella natura e dove non ci fossero stranieri. Volevamo essere gli unici stranieri del posto. In Salento abbiamo trovato più di quello che cercavamo: comprare una casa qui è stata una delle decisioni migliori della mia vita».

«Cameriere africano, no grazie…»

Due coppie respingono un ragazzo che avrebbe preso le ordinazioni

«Gente così non è benvenuta», la risposta secca del titolare di un ristorante siciliano. Post condiviso da centinaia di clienti, lettori e internauti. Storia di Amza, «dipendente che lavora con noi da tre anni: instancabile, garbato e gentile», ha sottolineato il titolare dell’agriturismo. «L’episodio ha lasciato tutti noi molto amareggiati», ha aggiunto

 

«Non vogliamo essere serviti da un cameriere africano». Due coppie di clienti di un ristorante siciliano, fanno una precisa richiesta al titolare. E il titolare? Non si lascia sfuggire una risposta da applausi. «Non li ho mandati via per evitare problemi in sala, ma poi ho deciso di prendere posizione e ho scritto il post di solidarietà ad Amza, il nostro dipendente che lavora con noi da tre anni lavoratore instancabile, garbato e gentile».

Meglio di così. Può andare fiero Amza, cameriere africano del Camerun respinto da chi ha ancora sciocchi pregiudizi su chi non ha lo stesso colore di pelle. Ci sarebbe da vergognarsi a prescindere, non c’è una data in cui il razzismo è stato debellato ed è stata introdotta la buona educazione, l’intolleranza. Anche quest’ultimo un gran brutto aggettivo, anche se non ne troviamo altri per spiegare che siamo tutti uguali e non devono esistere forme forti o blande di discriminazione.

 

 

SIGNORI SI NASCE…

Insomma, questi signori – volendo usare una certa accortezza nei confronti di chi signorilmente non si è comportato – non hanno voluto Amza al loro tavolo. Incredibile, ma vero. Come incredibile che una simile discrezione venga proprio dalla Sicilia, prima nell’accoglienza, conoscendo la propria storia quando proprio quella terra, insieme con la Campania, generò i primi emigranti. Gente che scelse gli Stati Uniti, chi l’Argentina, la lontanissima Australia.  

Ma veniamo al racconto riportato da L’unione sarda, che riporta la sintesi di questa vicenda anche sulle colonne online. Due coppie di clienti dall’apparente media di quarant’anni – scrive – sono state ospiti dell’agriturismo Vultaggio, ubicato nella frazione di Guardato, comune di Misiliscemi (Trapani). E’ qui che qualcuno della coppia ha esclamato quella frasaccia che ha mandato su di giri il titolare dell’agriturismo.

Queste quattro persone hanno esplicitamente chiesto di «non essere servite da un cameriere di colore», originario del Camerun, che aveva una sola “colpa”: candidarsi per andare a prendere le ordinazioni da quei clienti.

Quando Giuseppe Vultaggio, titolare dell’agriturismo, è venuto a conoscenza dell’episodio ha voluto subito denunciare l’accaduto, definendolo «un episodio che ha lasciato tutti noi senza parole e visibilmente amareggiati».

 

Foto Profilo Facebook

«SE NON VI STA BENE…»

Qualcuno dirà, ma perché il titolare non ha preso subito la palla al balzo riprendendo quegli avventori che, evidentemente, avevano esagerato nelle loro considerazioni? Presto detto:«Non li ho mandati via per evitare problemi in sala – ha spiegato l’uomo – ma poi ho deciso di prendere una posizione netta e decisa e ho scritto il post di solidarietà ad Amza: lavora con noi da tre anni è un instancabile lavoratore, garbato e gentile». Un’azione coraggiosa, proprio perché avrebbe potuto incontrare il dissenso di una minoranza che avrebbe potuto condividere l’opinione di quei quattro avventori. Del resto, dice Ennio Flaiano, la mamma dei cretini è sempre incinta.

«Vorremmo chiarire e comunicare – ha scritto Vultaggio, allegando alla sua affermazione una foto del suo cameriere, che si tiene ben stretto! – che da noi accoglienza e inclusione sono un modo di pensare e di vivere. E se tra i nostri clienti o ospiti c’è qualcuno che non ha piacere nell’essere servito da Amza o da qualsiasi altro collaboratore per motivi non strettamente professionali, non sarà il benvenuto e non verrà servito affatto».

Vultaggio, come specificato su Unioneonline, è molto noto in città e negli ambienti del volontariato. Così, in conclusione, veniamo a conoscenza che la città ha risposto positivamente alla sua denuncia. «Abbiamo ricevuto – conclude il titolare dell’agriturismo – circa duemila interazioni e circa cinquecento commenti di solidarietà: credo proprio che quanto accaduto sia da considerare un caso isolato».

Puglia, un successo…pasquale!

Boom di presenze turistiche in tutta la regione

Solo l’imbarazzo della scelta. Cultura e gastronomia, tradizione e accoglienza. Ristoranti e alberghi, prezzi contenuti, assicurano le stime di Confagricoltura. E poi, Taranto, grande attrattore con i Sacri Riti e il Concerto di Pasqua nel Duomo di San Cataldo

 

Anche quest’anno la Puglia si è confermata come una fra le mete più visitate durante le feste pasquali. Diverse, come sempre, le soluzioni per tutti quei visitatori che hanno voluto passare il Ponte pasquale nella nostra “gettonatissima” regione. Puglia, regione ideale per chi desiderava passare qualche giorno a contatto con la natura, nella cultura e, diciamola tutta, seduto ad un tavolo, immerso fra i sapori della cucina pugliese diventata nel tempo, la numero uno nel mondo.

In netta crescita, infatti, sono state le prenotazioni nel campo della ristorazione. Con gli agriturismi a farla da padrone in fatto di presenze, nonostante la Pasqua quest’anno sia giunta ad inizio aprile. Secondo gli esperti, quei turisti che hanno scelto di trascorrere le festività pasquali in agriturismo in Puglia, compiono un’attenta selezione: hanno cercato, anche quest’anno, esperienze autentiche e immersive. Secondo i bene informati, quanti piombano in Puglia, per uno o più giorni, hanno le idee molto chiare: gustano i piatti tipici della tradizione pugliese, ma si spingono anche alla scoperta delle radici culturali, tradizioni secolari e i suoi paesaggi.

 

 

AGRITURISMO A GO-GO

Fra le attività ricettive, sono proprio le strutture agrituristiche che hanno offerto esperienze enogastronomiche e culturali ad aver registrato ottimi risultati, rispondendo con successo alla domanda rivolta da un turismo moderno.

Secondo un’elaborazione di Confagricoltura Puglia e Agriturist, i prezzi rispetto al quadro precedente appaiono stabili: non si sono registrati aumenti nei pernotti e nella ristorazione rispetto allo scorso.

«L’offerta agrituristica in Puglia – hanno dichiarato Luca Lazzàro, presidente di Confagricoltura Puglia e Giovanni Scianatico, presidente di Agriturist Puglia è in costante espansione, con l’apertura di nuove strutture che offrono una vasta gamma di servizi e attività per soddisfare le diverse esigenze dei visitatori. Dalle degustazioni dei prodotti locali ai corsi di cucina tradizionale, dalle visite guidate ai percorsi cicloturistici attraverso i paesaggi rurali, l’agriturismo pugliese si presenta come un’opportunità unica per vivere appieno l’autenticità della regione».

 

 

DONNE AL COMANDO…

Dei circa mille agriturismi presenti nella regione circa il 45% è gestito da donne. I dati, secondo Confagricoltura, hanno sostanzialmente confermato un trend positivo per l’agriturismo pugliese, che negli ultimi anni ha confermato una significativa crescita, in fatto di strutture e servizi offerti. Negli ultimi venti anni, il numero di aziende agrituristiche è praticamente raddoppiato. Questo fenomeno è omogeneo su tutto il territorio regionale, evidenziando un interesse diffuso verso le esperienze rurali e autentiche.

All’esame-Pasqua, la Puglia ha risposto molto positivamente. Incoraggianti i segnali, anche se in attesa di una formale conferma, per ciò che attiene la stagione turistica. «Con una Pasqua “bassa”, cioè a fine marzo, il turismo sarà ha già iniziato a dare indicazioni importanti», dichiara Francesco Caizzi, presidente di Federalberghi Puglia. Decisiva, riporta Sole 24 Ore, per l’andamento della stagione è la rosa di destinazioni internazionali che Ryanair ha presentato il 7 marzo sugli scali di Bari e Brindisi e che è fondamentale per capirne gli effetti sul turismo straniero, quello che spende e ha fatto il suo nel 2023 (+34% di arrivi, in tutto 1,565 milioni) rispetto a quello italiano, soprattutto a 3 stelle, che con 3,029 milioni di arrivi è cresciuto solo del 2% rispetto al 2022. «Se ci sono i collegamenti aerei – prosegue Caizzi – il turismo c’è, perché tutto quello che è legato alle infrastrutture è decisivo» per la mobilità turistica».

 

Foto Aurelio Castellaneta

 

E LA PASQUA, A TARANTO…

La Pasqua a Taranto è, come sempre, un`esperienza unica e indimenticabile per chiunque abbia scelto di trascorrere le festività pasquali in questa città. Taranto, lo abbiamo sostenuto in altri reportage, è famosa per la sua architettura barocca, la sua ricca cultura e tradizione enogastronomica e per le sue Processioni, quella dell’Addolorata (Città vecchia) e quella dei Misteri (Città nuova). Anche quest’anno la Settimana Santa, si è animata con numerose celebrazioni religiose, eventi culturali e processioni che hanno coinvolto tutta la comunità locale.

Venerdì Santo, particolarmente suggestivo, con le statue dei Santi portate in processione attraverso le strade della città in un’atmosfera di grande devozione e rispetto. Non solo attività religiose, la città offre anche una vasta scelta di piatti tipici, dai dolci tradizionali alle specialità di pesce fresco. La Santa Pasqua si è, infine, conclusa con il Concerto di Pasqua nel duomo di San Cataldo, in Città vecchia, attività musicale che ha sancito di fatto anche la chiusura del Mysterium Festival, rassegna giunta alla decima edizione. Il Concerto di Pasqua, alla presenza del nuovo arcivescovo di Taranto, Mons. Ciro Miniero, è stato eseguito dall’Orchestra della Magna Grecia diretta dal Maestro Gianluca Marcianò.

Enzo, dottore in Medicina

Laurea conseguita ad “appena” settantatré anni

Lo aveva promesso al papà in punto di morte. Il fratello maggiore aveva insistito. Alla fine, dopo aver fatto più di un lavoro e avere assistito i genitori, ha ripreso il ciclo di studi. «Sveglia alle due di notte, l’autobus alle cinque del mattino, sette ore di viaggio fino a Napoli». Infine la tesi discussa davanti a parenti ed amici, la laurea, la commozione, il pianto liberatorio.

 

Si chiama Enzo Fernando Buccoliero, ha settantatré anni, scapolo, unico vizio: le sigarette. Pare ne fumi una dietro l’altra. Magari questo gesto meccanico l’aiuta a pensare, a riflettere, studiare.

La storia di Enzo ha fatto…storia per la sua laurea in Medicina conseguita con un pizzico di ritardo rispetto a quello che era stato il desiderio espresso in famiglia. Si è laureato dopo cinquantaquattro anni, lui che si era iscritto in facoltà nel 1970. Da queste parti, naturalmente anche nella sua Sava, già il “pezzo di carta” aveva un suo valore, figurarsi una laurea: non un diploma conseguito nelle scuole medie superiori, ma una laurea, con una tesi davanti a centinaia di uditori.

Buccoliero ci ha messo un po’, si diceva. Più che prendersela comoda, ha preferito fare le cose per bene. Lavorare nelle campagne, da giovane, nella sua Sava. Poi ricoprire il ruolo di impiegato, negli uffici del giudice di pace, infine, prima della meritata pensione, ancora un ruolo impiegatizio, al Comune.

 

 

SETTANTATRE’ E NON SENTIRLI…

Così ad “appena” settantatré anni, Buccoliero, ha realizzato il sogno di una vita conseguendo la tanto sospirata laurea in Medicina e Chirurgia. Lo aveva promesso a papà, prima che il genitore chiudesse gli occhi: «Ricordati la promessa…», quel «pezzo di carta…». Ed Enzo, da buon figliolo, aveva assunto l’impegno, per portarlo a compimento. Così tra i pianti di commozione di nipoti, amici e pronipoti riuniti, Enzo ha dato seguito alla sua “discussione” nell’aula del complesso di Santa Patrizia, dove si sono svolte le sedute di laurea del corso in Medicina e Chirurgia dell’Università “Vanvitelli”.

Considerando l’unicità di quanto sarebbe accaduto di lì a poco, il neolaureato ha organizzato un piccolo bus per portare parenti e mici stretti tutti da Sava a Napoli. Per avere accanto persone con cui dividere la gioia di un momento unico. Una gioia incontenibile: «Ho provato a darmi un contegno – ha confessato a un giornalista di Antenna Sud, che lo ha portato per primo davanti ad una telecamera – ma poi, davanti a tutta quella gente, penso fossero duecento persone, non ho saputo trattenere l’emozione scoppiando in un pianto liberatorio».

Buccoliero ha discusso la tesi sulle malattie nervose e mentali (“Parkinson e parkinsonismi atipici”, assegnatagli dal suo relatore, Antonio Gallo, docente di Neurologia. «Una storia esemplare di resilienza – ha commentato Gallo – Buccoliero è stato iscritto all’università per 54 anni consecutivi, nonostante le avversità che la vita gli aveva riservato». Incredibile il suo ruolino di marcia.

 

 

ABBRACCI E BACI…

Gli abbracci alla proclamazione e alla consegna della sua laurea di Dottore in Medicina e Chirurgia. I primi, quelli tributati dai suoi nipoti, figli del fratello maggiore che oggi, purtroppo, non c’è più. Era stato proprio lui, il fratello con più esperienza a spingerlo in quest’ultimo ciclo di studi. Lui, il fratello maggiore, che lo aveva spinto ad iscriversi alla Facoltà di Medicina.

Prima di laurearsi, Buccoliero, aveva fatto fronte alle precarie condizioni dei suoi anziani genitori, nonché economiche in cui questi versavano. Non si è abbattuto nemmeno un po’, si è dato una mossa e, oltre ad aiutare papà e mamma, lavorare, è anche passato da un lavoro all’altro. Prima agricoltore, poi impiegato negli uffici del Giudice di pace, infine impiegato comunale.

«Una storia, quella di Enzo Fernando Buccoliero, che deve essere di esempio per tanti giovani studenti – ha dichiarato a laurea conseguita da parte del suo “studente”, il rettore dell’Ateneo, Gianfranco Nicoletti – perché le difficoltà negli studi, quelle della vita, sono inevitabili, ma la tenacia e la perseveranza sono elementi necessari per raggiungere i propri obiettivi: tutti hanno diritto agli studi e alla formazione, e l’Università oggi deve essere quanto mai inclusiva e, per quanto possibile, di sostegno ai giovani e al loro futuro».

«La pace sia con te…»

Riti della Settimana Santa a Taranto

Giovedì il pellegrinaggio, a mezzanotte l’uscita dell’Addolorata dalla Chiesa di San Domenico, in Città vecchia. Alle 17.00 del Venerdì santo, l’uscita della Processione dei Misteri dalla Chiesa del Carmine da piazza Giovanni XXIII. Che la tre giorni religiosa sia una ulteriore preghiera verso la fine dei conflitti religiosi e delle guerre

 

Dopo le 15.00 di giovedì, la prima posta ha acceso i cuori delle centinaia di fedeli  presenti al primo rituale che anticipa le processioni dell’“Addolorata”, che da consuetudine “esce” intorno alla mezzanotte, e quella dei “Misteri”, che dalle 17 del venerdì, compie il suo pellegrinaggio. Giornata primaverile, giovedì, molto ventilata, ha incoraggiato grandi e piccoli a partecipare numerosi ad uno dei momenti più suggestivi dei Sacri Riti: l’apertura, nel Giovedì santo, del portone in piazza Giovanni XXIII e la porta della cappellina di via Giovinazzi. Da quel momento è cominciato il pellegrinaggio dei confratelli in Città vecchia e per le strade del Borgo in visita ai sepolcri.

Altre coppie di confratelli hanno compiuto, invece, un giro perimetrale intorno alla stessa chiesa del Carmine. Decine le coppie di “perdoni” a “nazzicarsi” (la popolare andatura con movimenti lenti dei fianchi) per le strade della città. Fra questi, molti giovani, qualcuno alla prima esperienza.

 

 

DALLA GERMANIA ALLA SPAGNA…

Nel giro di pochi minuti la folla è aumentata vistosamente. Gli accenti locali fanno presto a mescolarsi con quelli dei fedeli giunti per l’occasione dalla provincia, ma anche dal resto d’Italia.

Immancabili, come accade da qualche anno a questa parte, gli accenti “teutonici”, che spiegano cosa li abbia spinti dalla Germania e dall’Austria a Taranto: i Sacri Riti. Fra gli stranieri, anche turisti dall’accento spagnolo (è noto il gemellaggio dei Riti fra Taranto e Siviglia), francese e inglese.

Genitori accompagnano per mano i piccoli. Un papà solleva fra le braccia il proprio figliolo, un altro genitore preferisce avvicinare il suo bambino a due fra i “perdoni” scalzi e incappucciati. Immaginiamo sussurri in un orecchio parole di incoraggiamento. Quei due, i “perdune”, rappresentano due pellegrini che chiedono perdono al Signore.

Turisti e fotografi (numerosi professionisti) compiono i primi scatti. Più veloci di loro sembrano i più giovani. Cliccano e inviano le immagini in mille modi agli amici lontani. Qualcuno spedisce l’immancabile selfie.

 

 

…QUELL’ABBRACCIO AUGURALE

Ma fanno tutti attenzione a non perdere il fascino dell’“abbraccio”, il rituale fra le coppie di confratelli: i “perdoni”, infatti, nell’incontro, tolgono il cappello, in segno di saluto: in una mano il rosario, nell’altra il bordone (la mazza). E’ il “salamelicche”, dalla deformazione dialettale del saluto arabo, “Salam alik” (“La pace sia con te”). Un momento completato dalle braccia incrociate sul petto.

Altro saluto, seguito e documentato anche questo, con riprese video, è l’avvicendamento delle coppie dei “perdoni” in preghiera davanti ai sepolcri (nella serata di giovedì il centro cittadino interamente invaso da famiglie). La coppia in pellegrinaggio giunta in chiesa, avvicina i due confratelli raccolti in preghiera; il più anziano dei due (che occupa il posto a destra nella coppia), si rivolge al confratello in ginocchio: “Sia lodato Gesù e Maria” (proprio al singolare); “Sempre sia lodato”, la risposta del confratello inginocchiato.

Venerdì alle 17.00 l’apertura del portone centrale della chiesa del Carmine con l’uscita della Processione dei Misteri.