Puglia principesca…

Carolina di Monaco a Lecce per assistere a “Core meu”

Grande successo per lo spettacolo firmato da Antonio Castrignanò e nel quale era impegnato anche il balletto monegasco. La primogenita del principe Ranieri è stata stregata dal mare e dalla pizzica. Ma anche dal barocco, dal centro storico di Lecce dove si è intrattenuta per un invito a cena. Spaghettata al chiaro di luna

 

E’ qui, in Puglia, ad onorarci della sua principesca presenza. E’ Caroline di Monaco, la più nota delle principesse europee, sicuramente la più affascinante di tuttte. Sangue blu, il suo Principato è quello di Monaco, il più celebrato del continente, molto amato in particolar modo dai big, che vanno dallo spettacolo allo sport, dalla finanza alla politica. Perché il Principato è un porto sicuro, non solo per attraccarci uno yacht.

Ma non è questo che vogliamo raccontarvi, no. Bensì del fatto che la principessa, evidentemente attratta dalla bellezza di una regione che conosce e di cui le hanno raccontato un sacco di amici, ha colto l’occasione di spingersi da queste parti. L’approdo al “Marina” di Brindisi, perfettamente riuscito. Il suo yacht, il Pacha III, non passa inosservato, perché ha quasi cento anni e una classe, nemmeno a dirlo, principesca. Dopo aver espletato tutte le formalità del caso, aver compiuto quei passi che il protocollo impone, mercoledì sera la primogenita di Ranieri di Monaco e Grace Kelly, ha assistito allo spettacolo “Core Meu”, firmato da Antonio Castrignanò e nel quale era impegnato anche il balletto monegasco.

 

 

SPETTACOLO PRINCIPESCO

Spettacolo seguito con la massima attenzione, raccontano le cronache, le agenzie di stampa, i quotidiani regionali e locali. Carolina di Monaco, scrivono, è stata stregata dal mare e dalla pizzica, ma anche dal barocco, dal centro storico di Lecce dove si è intrattenuta per un invito a cena.

Non è stata una sorpresa la presenza della principessa. Carolina di Monaco nel fine-settimana a Lecce, era stata preannunciata da una nota degli organizzatori dell’evento, svoltosi in piazza Duomo in tre serate (giovedì 18, venerdì 19 e sabato 20 luglio).Quella nel cuore di Lecce, si diceva, era la prima italiana di “Core Meu”, lo spettacolo nato dall’incontro tra la danza classica della compagnia Les Ballets de Monte Carlo e la musica tradizionale di Antonio Castrignanò & Taranta Sounds.

Circa cinquanta ballerine e ballerini provenienti da diciotto Paesi hanno danzato al ritmo incessante e viscerale del tamburello, evocando le origini dell’antica danza popolare, usata, fino allo sfinimento, come rimedio contro l’ipotetico e metaforico morso della tarantola. “Core Meu”, dedicato a Maurice Béjart, rivoluzionario e innovativo danzatore e coreografo francese scomparso nel 2007, alterna – descrivono nella nota gli organizzatori – sensualità ed estasi fisica; un crescendo che propone una nuova interpretazione di questa danza tradizionale, che infonde alla danza classica nuove prospettive e culmina – è riportato – in un finale dionisiaco dopo il quale ballerine e ballerini cadono come un corpo solo.

 

 

BELLA CARTOLINA

L’evento, con il patrocinio del Comune di Lecce, è stato organizzato da Ponderosa Music&Art, Beatmi, Gente di Terra con il sostegno del Ministero della Cultura in collaborazione con il Principato di Monaco e la Regione Puglia.

E’ andata così, con una spaghettata, si dice, s’inventa, si va dietro ad una confidenza, ad un gossip. Qualche furbacchione suggerisce di esagerare, fa passare notizie di seconda mano con un «Ma ti pare? Io c’ero!»  e il giornalista, tenuto a distanza, alla fine porta a casa il “pezzo di colore”. Perché è questo, comunque, che reali e principi, alla fine, e nemmeno tanto, danno alla nostra terra: colore. Dunque, come non dare ragione a quel politico che prendendo spunto dal grande Enzo Jannacci, l’importante è esagerare. Perché alla fine, sono queste le cartoline che fanno il giro per il mondo e tornano cariche di turisti.

«La nostra Africa…»

Lamine Yamal e Nico Williams, campioni d’Europa con la Spagna

Il primo di origini marocchine, l’altro ghanesi. Amano la loro nazionale, ma non dimenticano le loro radici. I tifosi ringraziano, li applaudono, li portano in trionfo. Il futuro è loro, figli di un Paese ormai diverso, multiculturale. Sono gli eroi di una favola sportiva che batte il razzismo. Valori e storie di superamento dei genitori emigrati

 

Lamine Yamal, origini marocchine; Nico Williams, origini ghanesi. Sono loro le due stelle della Spagna campione d’Europa. Tutti e due hanno compiuto gli anni durante il torneo continentale: Lamine diciassette, ancora da non crederci, considerando la classe, e Nico, ventidue, compagno di squadra decisivo come il più giovane debuttante di una competizione continentale. Per scoprire un altro predestinato, bisogna andare indietro nel tempo, superare l’Oceano e trasferirci in Brasile, patria di O’ Rey, il re, Pelè. Oppure, Argentina, dove nasce il piccolo Dieguito, per tutti Maradona.

Sono paragoni pesanti, non è il caso di mettere una pressione così elevata a quei due ragazzi spagnoli di origini africane. Di certo non si fa che parlare di loro, di quantiìo hanno fatto e concretizzato insieme a la Roja, la Rossa, così la squadra spagnola per i tifosi.

Loro, Lamine e Nico, non lo sapevano ancora che trasferendosi in Germania per l’ultimo atto della Coppa europea, avrebbero vissuto da protagonisti l’intera competizione. Come si dice, in questi casi, a suon di gol e assist (l’ultimo passaggio che mette un compagno di squadra davanti alla porta per far gol).

 

 

«UN GRAZIE INFINITO»

Dodici anni. Tanti ce ne sono voluti perché una nuova generazione, fatta di giovani certezze, più che giovani promesse, per riscrivere la storia della Roja, la Spagna, dopo la lunga stagione di trionfi firmati dall’immenso Xavi, nel Mondiale 2010 e negli Europei del 2008 e del 2012. Tre vittorie nette, senza discussione.

Oggi, alla luce del trionfo nell’Olympionstadium di Berlino, con la conquista del quarto titolo europeo, riprende quel ragionamento, nemmeno fosse l’italianissima espressione «Dove eravamo rimasti?».

Che fosse un momento favorevole alla Spagna, lo dice anche quanto accaduto lo stesso giorno, a una manciata di ore dalla finale Spagna-Inghilterra. Un trionfo dopo l’altro: la Spagna alza al cielo la Coppa continentale, nel pomeriggio Carlos Alcaraz spazza Nole Djokovic nella finale di Wimbledon (Inghilterra, destino cinico e baro), a soli 21 anni. Dopo aver vinto nella stessa stagione al Roland Garros, come aveva già fatto in passato il suo celebre connazionale Rafa Nadal, con il quale – nemmeno a farlo apposta – formerà il doppio spagnolo ai Giochi di Parigi.

Ma torniamo ai due enfant-prodige, origini marocchine e ghanesi. Trionfa la Spagna, tutti bravi, uno migliore dell’altro. Ma sono loro, i due magnifici ‘ninos’, Lamine Yamal e Nico, diventati il simbolo nazionale a soli 17 e 21 anni. Il presente – come ha scritto l’agenzia Ansa, in uno dei suoi puntuali reportage – è Rodri, il migliore giocatore del torneo, ma il futuro è loro. Dei figli di una Spagna diversa, multiculturale, gli eroi della favola sportiva che sbaraglia il razzismo.

 

 

«SCRIVIAMO LA STORIA…»

«Questa generazione può fare storia, ha davanti un percorso molto lungo – dice il tecnico De la Fuente alla tv spagnola – per l’illusione che ha suscitato la nazionale: ci siamo riusciti e si può continuare a crescere, perché questi calciatori non si stancano di migliorare e di cercare la vittoria».

Lamine, che ha battuto tutti i record come talento precoce nella nazionale spagnola, con Nico ha una forte amicizia. Con lui condivide terreno di gioco, partite alla playstation, valori e storie di superamento dei genitori emigrati dall’Africa. Una delle immagini più emozionanti è stato vederlo celebrare il titolo europeo con una bandiera blu con croce granata avvolta alla cintura, simbolo della sua Rocafonda, quartiere periferico spagnolo di Matarò che il giovane calciatore ricorda ad ogni suo gol. Come a dire, che Lamine non dimentica il suo passato. Come potrebbe, uno così giovane poi.

 

 

«…CON LA NOSTRA GENTE»

Lamine non è più un mistero. Da dove ha assorbito tanta sfacciataggine quando ha il pallone tra i piedi, gli ha chiesto la rivista sportiva Marca. «Dalla strada, dal giocare con gli amici: ecco da dove viene il guardare in una direzione e passare la palla nell’altra: è lì che si impara» .

«Non ho visto squadre migliori della Spagna – gli fa eco Nico, che rilascia una battuta a Marca – abbiamo mostrato di essere una grande squadra, coperta in tutti i ruoli; poi giocare con i migliori ti aiuta a crescere: con i miei compagni, quell’uno contro uno che è il mio punto forte, mi viene più facile perché i palloni mi arrivano sempre prima. Ecco perché, insieme, possiamo scrivere pagine entusiasmanti per la nostra gente».

Caldo africano, si salvi chi può!

Oggi e domani si sfiorano i 42° all’ombra

Non uscite da casa. Specie i più anziani, dunque bevete tanto. A risentirne di più è la campagna. Ma non si può far pesare addosso a ragazzi, africani il più delle volte, la necessità di fare i raccolti. La situazione appare disperata, proviamo a salvarci con qualche dotta citazione

 

Coraggio, il meglio è passato. Diceva Ennio Flaiano, grande sceneggiatore e scrittore. L’aforisma, uno dei tanti, straordinario, è applicabile a qualsiasi circostanza, tant’è che noi lo usiamo per commentare le ultime previsioni metereologiche che vedono il Sud, la Puglia, Taranto in particolare, ancora una volta indicati come luoghi di sofferenza a causa del caldo.

L’altro giorno, per dirne una, la canicola abbattutasi sul nostro Paese è arrivata a mietere tre vittime. Detto del profondo dolore per la scomparsa di tre persone, aggiungiamo anche che con tutta quella calura pensavamo peggio. Nel senso che un caldo del genere, mai registrato in modo così assiduo, non lo avevamo mai avuto. Qualcuno scomoda vecchie statistiche, quando si parlava (e scriveva) di caldo record. Ecco, era un record, come a dire che toccata la punta massima, si tornava indietro, a temperature più miti.

 

 

SITUAZIONE COMPLICATA

Qui, invece, la situazione è terribile. A Taranto sta abbattersi un’altra delle temperature più cocenti degli ultimi giorni: un brutto 42° all’ombra. Lo scrive l’agenzia Ansa, che ha sentito Antonio Sanò, fondatore del sito www.iLMeteo.it che annuncia un ulteriore rafforzamento dell’anticiclone africano, non solo sull’Italia ma su tutta l’Europa.

Praticamente: non uscite da casa, specie i più anziani, dunque bevete tanto. Va bene, la litania la conosciamo a memoria. E poi? Se le temperature fossero sempre superiori ai 35°, allora occorrerà trovare contromisure. A risentirne di più è la campagna. Ma non si può far pesare addosso a ragazzi, africani il più delle volte, la necessità di fare i raccolti.

“Anto’, fa caldo…”, recitava una pubblicità qualche anno fa. E anche quella è un ricordo. Ma ora si tratta di un’emergenza nell’emergenza. Fortuna, in Puglia, ci sono bacini d’acqua che garantiscono comunque la “materia prima” con cui soddisfare il nostro corpo che ha bisogno dai due, ai tre litri di acqua al giorno. Bere, ere, bere.

 

 

SITUAZIONE GRAVE, MA NON SERIA

La situazione è molto grave, ma purtuttavia non è seria. Sempre Flaiano. Abbiamo voluto sdrammatizzare ispirandoci al grande scrittore pescarese. Essere pessimisti, spiegava, non porta da nessuna parte, taglia le gambe e le ultime forze residue, l’ottimismo e la sdrammatizzazione tengono, invece, alto lo spirito e favoriscono le soluzioni. D’altronde – concludeva – non ci è data una scelta: si può solo andare avanti.

E allora, veniamo alle agenzie. Del comunicato Ansa abbiamo scritto. Sotto il profilo termico, aveva scritto l’agenzia giornalistica, si registreranno 42°C a Foggia e Taranto. Poi, a scendere, 41°C a Benevento, Siracusa, 40°C ad Agrigento e Ferrara, 37-38°C su Marche e Umbria e basso Veneto. A Roma, secondo Sanò, tra il 18 e il 20 luglio, arriveremo a sfiorare i 40°C, percepiti 41°C. Negli stessi giorni, anche Milano “cuocerà” con una massima di 35°C e una percepita di 39°C a causa dell’alta umidità”. E sappiamo quanta umidità sprigioni la città di Taranto.

 

 

UN ALTRO WEEK-END BOLLENTE

Questa situazione durerà almeno fino al prossimo fine-settimana. Mercoledì 17, al sud: soleggiato con caldo in intensificazione; giovedì 18, sempre al sud, tanto sole e tanto caldo. Tendenza: prosegue l’ondata di caldo africano, qualche temporale di calore sulle Alpi orientali in locale discesa verso le pianure orientali. Da queste parti, rassegniamoci, niente piogge: acqua solo dai rubinetti e dalle docce, per chi – fra l’altro – dispone di riserve d’acqua.

Dicevamo delle vittime nei giorni scorsi, tre nello stesso giorno. A Roma, un uomo, un italiano di sessantotto anni, è stato trovato morto in strada in un’area campestre utilizzata come scorciatoia tra due strade: causa del decesso un presunto arresto cardiocircolatorio per le alte temperature.

Le altre due vittime, in Puglia. Un settantenne è morto a Bari, sulla spiaggia “Pane e pomodoro” dopo aver accusato un malore dovuto al gran caldo. Infine, altro settantenne, un brindisino, è morto mentre era in acqua a “Lido Tabù” a Porto Cesareo (Lecce). La vittima si è sentita male e si è accasciata. Inutili i tentativi di rianimazione mediante il defibrillatore in dotazione allo stabilimento balneare.

MArTA, il più bello del mondo

TripAdvisor Travellers’ Choice Award indica il Museo di Taranto tra le migliori attrazioni culturali esistenti

Podio per il quarto anno consecutivo. L’importante portale statunitense considera le decine di migliaia segnalazioni dei turisti riservate alle destinazioni culturali e naturalistiche. La soddisfazione della direttrice Stella Falzone. Non solo custode della storia Magno-greca, l’istituto ospita eventi straordinari, concerti, quadri sonori e artisti di statura internazionale

 

Per il quarto anno consecutivo, il MArTA, il Museo Archeologico Nazionale di Taranto, conquista il prestigioso TripAdvisor Travellers’ Choice Award, che indica le migliori “attrazioni del mondo”. E’ così che il Museo tarantino conferma la sua leadership in fatto di mete fra le più belle e segnalate dai turisti. Sono proprio questi, che attraverso i propri apprezzamenti ed espressioni di voto incoraggiati da uno dei siti più importanti al mondo, dicono che il MArTA è una delle destinazioni turistiche del pianeta. Ciò significa un posto d’onore tra le migliori “attrazioni del mondo”.

Stando a quanto comunicato nelle scorse ore da TripAdvisor, l’importante portale statunitense, che conta oltre duecentomila recensioni su hotel, attrazioni turistiche e più di trentamila segnalazioni riservate alle destinazioni culturali e naturalistiche. Proprio queste ultime valutazioni, si diceva, hanno nuovamente premiato il museo con il “TripAdvisor Travellers’ Choice Award” per il quarto anno consecutivo.

 

 

GRANDE RICONOSCIMENTO

«Questo riconoscimento – dice Stella Falzone, direttrice del MArTA – è la conferma del buon lavoro svolto negli anni, non solo da chi mi ha preceduto alla guida di questa importante istituzione, ma anche da tutto il personale del museo, dagli apparati scientifici, tecnici e amministrativi, fino a quelli comunicativi e promozionali: dimostra non solo la competenza, ma anche l’amore per questo museo così ricco e affascinante».

Ovviamente, il Museo Archeologico Nazionale celebra questo importante riconoscimento con l’obiettivo di riconfermarsi anche per l’anno in corso, anche in virtù dell’ampliamento dell’esposizione permanente e dei servizi, compresi bookshope merchandising, e al lavoro continuo di esposizione di reperti poco conosciuti o mai visti, presenti nella vetrina d’ingresso della Temporary Art.

E’ bene ribadire che i premi “Travellers’ Choice” celebrano le destinazioni preferite dai viaggiatori in base a recensioni e opinioni espresse su TripAdvisor in un lasso di tempo di dodici mesi. Tale premio è rivolto a strutture e attrazioni che ottengono recensioni eccellenti in modo costante, rientrando così nel 10% dei migliori profili sul portale internazionale.

 

 

ORGOGLIO DEL MINISTERO DELLA CULTURA

Orgoglioso di questo ennesimo riconoscimento il Ministero della Cultura, che sul suo sito segnala il MArTA come uno degli attrattori culturali più importanti d’Italia. Istituito nel 1887 in conseguenza dell’urbanizzazione dell’area ad est del Canale Navigabile di Taranto con la costruzione del Borgo umbertino, da questo intervento scaturì la scoperta, ma anche la dispersione e la distruzione di molti materiali archeologici provenienti dalla città greca e romana e dalla vasta necropoli. Proprio a tutela delle antichità rinvenute, a Taranto fu inviato l’archeologo Luigi Viola che ottenne l’istituzione del Museo nell’ex convento dei Frati Alcantarini.

L’edificio, costruito poco dopo la metà del XVIII secolo, come spiega il sito del Ministero, è stato ingrandito e risistemato in varie fasi. A partire dal 1903, epoca della ricostruzione delle facciate su progetto di Guglielmo Calderini, mentre l’ala settentrionale è stata progettata da Carlo Ceschi e realizzata tra il 1935 ed il 1941.

 

 

E POI QUELLA COLLEZIONE…

Il Museo Archeologico Nazionale di Taranto offre ai visitatori una programmazione culturale varia e destinata a vari target di pubblico, tra cui i visitatori con disabilità. Una sala didattica, ubicata al piano terra del museo, ospita le attività didattiche per scuole, bambini ed adulti. Il Museo possiede un chiostro, luogo di eventi e di attività didattiche. Fra le varie offerte, anche aperture domenicali molto spesso arricchite da eventi musicali con orchestre di musica classica, artisti e musicisti del panorama musicale nazionale e internazionale che si esibiscono in una sala appropriata o nell’affascinante chiostro con prato inglese.

Il Museo Archeologico Nazionale di Taranto, possiede anche una collezione di quadri che nel 1909 confluirono nelle collezioni del Regio Museo di Taranto per disposizioni testamentarie del Monsignor Giuseppe Ricciardi, vescovo di Nardò, che volle donarli alla sua città natale. Oltre ad una bellissima icona bizantina ed una Addolorata piangente su lastra di zinco, gli altri diciotto quadri, tutti con soggetti di ispirazione religiosa, sono dipinti ad olio su tela e si inquadrano fra XVII e XVIII secolo.

Banfi colpisce ancora…

L’attore pugliese diventa testimonial di una campagna promossa dall’Arma dei carabinieri

Il Lino Nazionale conferma in pieno la sua grande umanità, mettendosi a disposizione degli anziani vittime di raggiri. Ospite della Masseria Don Cataldo insieme con Ron Moss (“Ridge” di Beautiful), durante le riprese del film “Viaggio a sorpresa” in tanti apprezzammo le sue doti di attore e di persona sensibile. Durante il lavoro, ma anche dopo i ciak, quando il regista stoppava i lavori

 

Lino Banfi è il nuovo testimonial della campagna di comunicazione promossa dall’Arma dei Carabinieri contro le truffe agli anziani. La scelta dell’attore pugliese, per tutti “Nonno Libero”, il nonno più amato d’Italia, viene motivata dall’esigenza e dal desiderio di avvicinarsi ancora di più agli anziani. Scopo principale, secondo le spiegazioni fornite dal comunicato diffuso dall’Arma dei carabinieri, trasmettere in modo immediato e allo stesso tempo efficace, consigli utili alla Terza età perché questa possa difendersi dai continui raggiri di cui, questa, è bersaglio. Specie nel periodo estivo, quando l’anziano viene isolato nel periodo delle vacanze estive. E’ proprio allora, che la gente in età diventa facilmente oggetto di raggiri da parte di malviventi senza scrupoli.

Insomma, Banfi, ottantotto anni, mai così sulla breccia, nemmeno quando era l’incontrastato re della commedia all’italiana. Tanto per intenderci, il comico pugliese è stato l’attore più ricercato da registi e produttori cinematografici nel periodo fra la stagione più bella del genere “all’italiana”, con Sordi, Gassman, Tognazzi e Manfredi su tutti, e la lunga serie di “cinepanettoni”, con Boldi e De Sica su tutti.

 

 

RE DEI BOTTEGHINI…

Banfi era l’incontrastato re dei botteghini, che recitasse da preside o professore un po’ strapazzato, ora da Gloria Guida, ora da Edwige Fenech, con le incursioni delle più belle che brave Nadia Cassini e Barbara Bouchet.

Banfi dopo aver coronato il suo sogno di attore al cinema, aveva virato alla conduzione, alle ospitate in tv, da Mediaset (contratto principesco) alla Rai, per vivere una seconda stagione di successi in qualità di protagonista di sceneggiati e film per la tv. Fra tutti, la serie di “Nonno Libero”. In realtà nata come “Un medico in famiglia”, oscurata dalla popolarità e, naturalmente, dalla bravura dell’attore che in qualche occasione non ha disdegnato di misurarsi con personaggi “seri”, qualche volta dai toni drammatici.

Banfi, e lo diciamo con un pizzico di orgoglio, abbiamo avuto modo di conoscerlo da vicino. La casa di produzione del film “Viaggio a sorpresa”, del quale il Lino Nazionale è stato protagonista insieme con Ron Moss (il Ridge di “Beautiful”), volle girare buona parte delle scene nella Masseria Don Cataldo di Martina Franca.

 

Banfi, ospite della Masseria Don Cataldo

 

MASSERIA DON CATALDO, COME A CASA…

Fu in quel periodo che apprezzammo anche le sue qualità umane, tanto da non stupirci affatto nell’apprendere che l’attore aveva dato disponibilità per realizzare una campagna pubblicitaria accanto all’Arma dei carabinieri in difesa delle fasce più deboli, nello specifico dei più anziani, molto spesso vittime di truffe e raggiri.

Nei contenuti che saranno diffusi sulle piattaforme social dell’Arma e sui media – conferma una nota dell’agenzia giornalistica Ansa – l’artista pugliese e il Comandante di stazione del quartiere in cui vive mettono in guardia gli spettatori dalle truffe. Nel corso del “botta e risposta” con il suo comandante di stazione, Banfi, con l’inconfondibile stile che lo contraddistingue, racconta di alcuni suoi conoscenti che hanno subito truffe, per poi cedere la scena al maresciallo dell’Arma che esorta il pubblico all’ascolto a prestare massima attenzione alla comunicazione ed a rivolgersi con fiducia ai carabinieri chiamando formulando il 112.

 

Masseria Don Cataldo – Una pausa delle riprese di “Viaggio a sorpresa”

 

“112” E “CARABINIERI.IT

Il contributo video si conclude con l’invito, per chi potesse farlo, avesse una certa dimestichezza con i social, a consultare il sito Carabinieri.it . Nel sito, infatti, sono illustrate le principali tipologie di truffe e come riconoscerle. Le tecniche adottate dai truffatori, infatti, per quanto subdole e fantasiose, hanno schemi ricorrenti: individuarli è il primo passo per difendersi. Un invito, perché no, anche ai parenti più stretti, nel non perdere di vista i propri congiunti che hanno superato gli “anta”. Avere un po’ di pazienza, perché tante volte l’anziano non ammette la sua vulnerabilità, tantomeno a confessare un episodio del quale è stato vittima. Parlarne, infatti, anche a cose avvenute, può evitare che altri anziani subiscano gli stessi torti allertando così le Forze dell’ordine.

Oltre a questa iniziativa, è stata realizzata una locandina che sarà affissa in tutte le caserme, nelle parrocchie e nei luoghi di ritrovo degli anziani, e un opuscolo pieghevole da distribuire ai cittadini.

«E’ la vittoria del popolo!»

Francia, alle Politiche sconfitta la Destra

Risultato inatteso. La coalizione che aveva goduto del favore degli elettori alle ultime Europee, nelle consultazioni politiche di domenica, scivola al terzo posto. Vince il Nuovo Fronte Popolare. Gioiscono in piazza, i calciatori che si erano spesi per convincere i connazionali a «pensarci bene», esultano. Fra questi, Mbappé, Thuram, Koundé e Tchouameni

  

Dalla Francia arriva un risultato che non t’aspetti. In piazza, ad ascoltare gli ultimi risultati a conferma di proiezioni che avevano dell’incredibile, scendono decine di migliaia di francesi. Al risultato definitivo la folla esplode di gioia, insieme ai fuochi d’artificio che qualcuno aveva preparato nel caso fosse successo l’imponderabile. Come in Italia, anche in Francia c’è qualcosa che somiglia al nostro scaramantico “Non succede, ma se succede…”. E, alla fine, è successo. Qualcuno, a destra, ce l’ha un po’ anche con i calciatori che dal ritiro europeo con la Nazionale (sono in semifinale, incontreranno la Spagna…) hanno fatto quello che in politica e comunicazione si chiama “endorsement”: promuovere, schierarsi, tifare, e quant’altro, per qualcuno, che sia una squadra di calcio da inconraggiare, o un politico da sostenere.

 

 

NE AVEVAMO SCRITTO…

Ne abbiamo scritto la scorsa settimana, a proposito delle dichiarazioni, principalmente giunte in Conferenza stampa dal capitano, Kylian Mbappè (famiglia originaria del Camerun), proseguendo con Marcus Thuram (il padre, campione con la Juventus e con la Nazionale frances, è nato nell’isola di Guadalupa). «Occhio alla destra – il loro messaggio – se vincessero, saremmo nei guai: siamo una società multietnica, nessuno potrà mai dividerci». Questo in sostanza l’appello ripreso da altri calciatori transalpini lo stesso giorno dal ritiro della squadra allenata da Dechamps. Lo stesso tecnico non aveva assunto una posizione chiara, riguardo ai suoi calciatori, liberi di dire ciò che gli pareva con la massima educazione. Da che parte stesse, sta, Didier? Facile da interpretare: basti pensare che in una delle prime gare nell’Europeo la Nazionale transalpina nelle battute finali di una partita ha schierato ben nove “neri” e soli due bianchi. Risposta eloquente.

 

BUONE NOTIZIE, VINCONO I “POPOLARI”

Insomma, questa la notizia: la coalizione di sinistra Nuovo Fronte Popolare vince a sorpresa le elezioni legislative in Francia. Il raggruppamento centrista di Macron arriva secondo, mentre dalla maggioranza relativa RN (Rassemblement National), la Destra francese, scivola al terzo posto.

Nel giro di pochi giorni, le urne domenica sera hanno dato torto alla politica dell’estrema destra francese, appunto il Rassemblement National, che non è riuscito a concedere il bis del primo turno, non riuscendo ad ottenere il numero di seggi nelle elezioni legislative del Paese.

Niente paura, dicono a Destra. Faranno outing per capire come mai una vittoria quasi in pugno si è trasformata in una debacle. Jordan Bardella, leader della Destra estrema, la prende sportivamente. Come insegnano i politici italiani, anche per i transalpini la sconfitta rappresenta una vittoria propedeutica per le Presidenziali che si svolgeranno fra tre anni.

 

 

E I CALCIATORI, CHE DICONO?

E i calciatori della Nazionale francese? Festeggiano il risultato delle elezioni e, allo stesso tempo, celebrano la sconfitta dell’estrema destra: “É la vittoria del popolo”. Non più due, Mbappé e Marcus Thuram (l’attaccante dell’Inter, l’altro, il fratello minore giocherà nella Juventus), bensì quattro calciatori della Francia impegnati a Euro 2024 hanno espresso, senza troppi giri di parole, la propria gioia per la sconfitta del Rassemblement National alle Politiche.

Altri due compagni di squadra, il difensore del Barcellona Jules Koundé (padre originario del Benin), e Aurelien Tchouameni (origini camerunesi), centrocampista dela Real Madrid, su “X” hanno twittato: «Il sollievo, come la preoccupazione delle ultime settimane, è immenso: congratulazioni a tutti i francesi mobilitatisi affinché questo bellissimo Paese, che è la Francia, non sia governato dall’estrema destra».

Scatto nel vicoletto…

Lucera, in provincia di Foggia lo “stretto” più piccolo di tutti

Oggetto di selfie da parte di turisti. Misura 45 centimetri, attraversa uno per volta. La cittadina in provincia di Foggia ha altri attrattori, ma “galeotto” fu un reportage e il gradimento dei visitatori. Dunque, la Puglia è bella per mare, sabbia, castelli e masserie, tavola e prodotti doc. Ma, come vediamo, anche per l’originalità di alcuni angoli dei suoi borghi antichi

 

Detto del mare, cristallino, baciato da decine di bandiere azzurre, simbolo di bellezza e pulizia, spiagge, sabbia, villaggi turistici, alberghi, masserie e quant’altro possa essere considerato a cinque stelle, la Puglia custodisce tante altre bellezze. “Ditecene un’altra!”, dirà qualcuno. Diciamo, allora, le città e cittadine, i borghi, le valli, i trulli, la cucina, i piatti tipici, le bontà – oltre alle bellezze appena elencate – licenziate con il marchio a denominazione di origine controllata: pasta, pane, mozzarelle, olio, vino. ma anche di città e cittadina delle più belle risorse della Puglia. Basta così?

Nemmeno per idea. Allora, a proposito di borghi e cittadine. Ognuna di queste ha una città “vecchia”, laddove l’aggettivo non sta per “superate” o da “malconce”, bensì custodisce una storia. Numerose sono state le invasioni subite nei secoli dei secoli, anche millenni volendoci allargare. La Puglia invasa, sì, ma che studiava contromisure. Castelli, fortezze, torri, bastioni e tanto altro ancora, a difesa del proprio territorio.

 

 

L’ABBIAMO PRESA LARGA…

In realtà, l’abbiamo presa larga, perché il nostro obiettivo non sono solo le cittadine, ma gli stretti: le viuzze, i violi, i vicoletti, le mura così strette da sembrare veri pertugi. Nati, sicuramente, per agevolare un sistema di difesa, ma anche – perché no – per assecondare diatribe fra vicini, dispute all’ultimo metro. Nascono così i vicoli, meglio ancora i vicoletti, stradine nelle quali diventa complicato compiere un percorso superiore alla singola unità. In due, proprio non si può. Quando se ne attraversa uno, si fa capoccella, si vede se dall’altro ingresso un altro voglia compiere il percorso inverso: “Passa prima lei, o passo prima io?”. Il solito minuetto per mettersi d’accordo e registrare un piccolo brivido, come un tempo. Quando quegli spazi venivano fatti di corsa, per evitare l’inseguimento di un nemico.

Così, stavolta scriviamo di un vicoletto. Introduzione d’obbligo, come è d’obbligo rivolgere i complimenti a Matteo Squillante (“Idealista”), giornalista che è andato a scovare di recente uno dei posti più affascinanti della Puglia, sicuramente il più originale. Dunque, detto che “ i centri storici dei borghi italiani spesso ospitano piccole vie e vicoletti, dove a volte non riescono a passare due persone alla volta, da qualche tempo alcuni comuni italiani sarebbero in gara per aggiudicarsi un titolo molto particolare: quello della strada più stretta d’Italia”.

 

 

INVECE, E’ UNO “STRETTO”

La competizione – si legge – è aperta, tuttavia è possibile dire che a Lucera si trova probabilmente il vicolo più stretto della Puglia. Questo vicoletto si trova a Lucera, cittadina in provincia di Foggia. Si chiama “vico” Ciacianella ed è situato in pieno centro storico, praticamente accanto alla cattedrale. Secondo misurazioni, vico Ciancianella misurerebbe 45 centimetri. Come a dire, che se un visitatore è “in salute”, cioè ha un’adipe da guinness, stesse lontano da quello “stretto”. Se non altro per evitare la calata di giornalisti e operatori di programmi tipo “La vita in diretta” o “Pomeriggio Cinque”. Insomma, questo vicoletto è attraversabile solo di profilo, un po’ come quattromila anni fa gli egiziani disegnavano gli esseri umani: di profilo, proprio così, né più, né meno.

Il motivo della costruzione di questa stradina così impraticabile, spiega Di Matteo nel suo puntuale reportage, è simile a quello di Ripatransone nelle Marche o la Ruetta d’Italia a Civitella del Tronto: molto probabilmente serviva a rifugiarsi in caso di attacco ostile.

Altra ipotesi. Pare che la strada sia nata a causa di una “lotta” fra i due costruttori degli antichi edifici. Nell’intento di posizionarsi sulla strada principale, i due palazzi sono finiti per schiacciare il Vico Ciacianella.

Qualunque sia la storia, resta il fatto che la stradina in questione – strano, ma vero – sia un’attrazione di questa accogliente cittadina del Foggiano. Pare che fra motori di ricerca e social circolino già centinaia e centinaia di selfie. Potenza della lirica, scriveva un poeta. Potenza di un “pezzo” unico e originale, scriviamo più modestamente noi.

«Accoglie i poveri, è più utile in Africa!»

Treviso, raccolta di firme per rimuovere don Giovanni, il parroco che ospita i senzatetto

Sembra fiction, invece è la tremenda realtà. E a promuovere la petizione sono proprio i parrocchiani che, evidentemente, hanno imparato poco dagli insegnamenti del Signore che invitava «all’accoglienza, a sfamare gli affamati, a dare da bere al viandante…». Il sacerdote prova a spiegare: «Quando ho scelto di aprire le porte della chiesa, ho chiesto se vi fossero contrarietà: una sola persona mi ha raggiunto per evidenziare le sue perplessità, ma ci siamo chiariti…»

 

Don Giovanni Kirshner, parroco della chiesa di Santa Maria del Sile (Treviso), è finito al centro di un attacco da parte di alcuni suoi parrocchiani che si sono prodigati nella raccolta di decine di firme. E, come se non bastasse, gli stessi – non contenti della prima iniziativa – si sarebbero anche presi la briga di scrivere una lettera alla Curia.  

Incredibile, ma vero, quanto sta accadendo in questi giorni in provincia di Treviso. Dei parrocchiani stanno raccogliendo firme per rimuovere il parroco, che si sarebbe macchiato del reato di “accoglienza” nei confronti di alcuni senzatetto.

Insomma, quella che i tecnici chiamerebbero «contraddizione in termini» sta riempiendo le pagine dei giornali: prima quelli locali, da “La Tribuna” a “Il Gazzettino”, fino a proseguire con quelli nazionali che non si sono fatti sfuggire l’occasione per mettere a confronto gli insegnamenti del Signore, che invitava «all’accoglienza, allo sfamare gli affamati, al dare da bere al viandante», con un atteggiamento a dir poco discutibile.

 

 

GRANDE IMBARAZZO…

Di più, a dir poco imbarazzante, a cominciare dalla stessa comunità trevigiana, che evidentemente non la pensa come quei pochi cittadini che hanno scritto al vescovo suggerendo perfino una strategia: «…trasferire il parroco in Africa, sarebbe più utile lì».

Eppure, don Giovanni Kirshner, come scrive l’agenzia Ansa, fra le prime a “battere” la notizia, è entrato nel mirino di questi parrocchiani. Il suo “peccato”, per il quale crediamo non esista assoluzione, se non altro da parte di chi prosegue nell’accanimento a suon di carta e penna, è l’aver accolto in chiesa per la notte alcuni senzatetto. Il sacerdote ora è al centro di questa petizione con la quale questi intraprendenti cittadini avrebbero chiesto al vescovo la sua rimozione.

La chiesa, Santa Maria del Sile, si trova in una frazione di Treviso, per mano del suo parroco aveva fatto questa scelta di accoglienza dopo la morte, alcune settimane fa, di uno straniero che era solito trascorrere la notte in un parcheggio pubblico.

 

 

«INTEGRAZIONE? NO, SCANDALO!»

Allo stesso sacerdote viene mossa l’accusa di «svolgere attività parrocchiali volte all’integrazione di altri migranti domiciliati un vicino dormitorio comunale». Non sia mai. Ma don Giovanni, non batte ciglio, porge l’altra guancia, spiega persino gli eventi. «Quando ho scelto di aprire le porte della chiesa – ha dichiarato il parroco all’agenzia giornalistica – ho chiesto pubblicamente durante la messa se vi fossero contrarietà: una sola persona, poi, mi ha raggiunto per evidenziare le sue perplessità, ma ci siamo chiariti».

Allora come può essere accaduto tutto questo. “Il promotore della petizione – spiega ancora don Giovanni – che conosco benissimo e abita accanto alla casa canonica, non ha mai invece ritenuto di confrontarsi con me”. Al momento nessuna replica da parte della diocesi di Treviso, che naturalmente si riserva eventuali pronunciamenti: “se – pare di capire – e quando arriveranno le firme” raccolte dal promotore. Sembrerebbe uno degli episodi della serie televisiva “Don Matteo” con Terence Hill che si confrontava con il suo vescovo interpretato da Gastone Moschin. Invece non è fiction, non è fantasia, ma la cruda realtà. Aveva ragione il grande scrittore, umorista e sceneggiatore Ennio Flaiano…

Cosa diceva? Date un’occhiata alle sue opere e ai suoi aforisimi. Ce ne sono almeno tre, quattro che calzano a pennello, ma uno su tutti, spesso utilizzato da Maurizio Costanzo nelle sue trasmissioni televisive serali.

«Calcio, non è finita…»

Aldo Cazzullo provoca, i colleghi rispondono

Ottimo Fabio Caressa, che scuote. «Fate attenzione, rischiamo che il calcio diventi uno sport per ricchi e non è questo il senso dello sport…», dice. Riflessioni a voce alta di Calciomercato.com che, alla fine, provoca. C’è chi, a ragione, ironizza: «Non ci va di scappare come una volta e se vediamo un “nero italiano” ci dissociamo: ma che Paese è?»

 

«La crisi del calcio italiano è morale e culturale: la vita non è solo milioni, veline, procuratori e scommesse». Così Aldo Cazzullo, il noto giornalista del Corriere della sera, ma anche volto popolare della tv. Riporta questa e altre condivisibili considerazioni nella sua rubrica delle lettere per il quotidiano “Corriere della Sera”.

Senza giri di parole, Cazzullo mette alla berlina tutti quei soloni, quei parrucconi che in questi giorni hanno pontificato sul calcio. Tutti che spostavano i problemi, senza invece la volontà di risolverli. Le supercazzole, sia detto con tutto il rispetto di questo mondo, del presidente FIGC, Gabriele Gravina, che tra l’altro è pugliese, delle nostre parti (Castellaneta, provincia di Taranto!); o del Commissario tecnico, Luciano Spalletti. Insieme, presidente e commissario, hanno parlato dei pochi italiani presenti nelle squadre di serie A, piene invece di stranieri, troppi. Abbiate il coraggio, ammettetelo: imbottite di neri, di ragazzi che arrivano dall’Est. «E allora?», aggiungiamo noi, qual è il problema. Oltremanica non esiste forse il campionato più bello e più ricco del mondo, la Premier League? Tutti i club fatturano miliardi, reinvestono cifre spropositate, non solo nelle squadre giovanili, ma anche nelle strutture, per i piccoli, i giovani, ma anche per le gare di campionato e quelle internazionali. Funziona tutto velocemente, e alla perfezione, aggiungiamo noi. Non ci sono beghe politiche, burocrazie da snellire con bustarelle fatte passare per “consulenze”, lavori che durano un’eternità tanto da scavalcare intere generazioni.

 

 

ABBATTIAMO LE BARRIERE MENTALI

Ma grazie al Cielo, non esistono sciocche barriere. Gioca chi è bravo, non chi è raccomandato. Diciamo piuttosto che oggi, in Italia, non ci sono più gli spazi di una volta: per “fare due tiri” devi chiedere a tuo fratello maggiore, a papà, al nonno, se può accompagnarti fuori città, dove esiste ancora un campetto di calcio occupato dal compagno più disponibile. Ci sono le scuole-calcio, ma devi pagare un conto salato. In questo, Fabio Caressa, in un suo post è stato illuminante.

«Gira un mio video di dieci anni fa – dice il giornalista di Sky –  non è che io fossi Nostradamus, le cose erano già lì: ma come funzionano le scuole calcio? Sicuramente costano. Ma siamo sicuri che tutti possano mandare uno o due figli alle scuole calcio? Siamo sicuri che la forza economica non aiuti alcuni ragazzi a crescere più di altri?».

Una certa forza economica può aiutare, spiega, a fare carriera ad alcuni giocatori giovani. E questo è un grave problema perché la prima selezione diventa una “selezione sociale”. E questo non è ammissibile. Bisogna agire e in fretta, perché i risultati dimostrano che la crisi del calcio italiano è ancora molto grave. «Bisogna fare delle cose concrete – conclude Caressa – bisogna fare sistema: se continuano ad avere degli interessi delle grandi squadre e delle Federazioni le cose non possono funzionare perché il sistema è unico e quando perdiamo, perdiamo tutti».

 

MA GLI ALTRI SPORT SONO IN SALUTE!

Lo sport italiano in crisi? L’atletica azzurra ha dominato gli Europei di Roma e può fare molto bene ai Giochi di Parigi, così come il nuoto. Pallavolo e pallanuoto sono da medaglia olimpica. Abbiamo ottime sciatrici, ottime fiorettiste, ottimi tennisti. Molti sport attirano giovani disposti a sacrificarsi, a faticare, a competere, a fare squadra. Perché allora non il calcio, il nostro sport nazionale? I ragazzi non giocano più a pallone per strada, è vero. Ma non è tutto lì.

È abbastanza incredibile, ad esempio, che nel calcio non sia ancora emerso un fuoriclasse tra i milioni di nuovi italiani che innervano altri sport, si pensi al campione olimpico Marcell Jacobs e al fenomeno che avrà la sua consacrazione a Parigi, Yeman Crippa. Ma la cosa più grave è che le poche squadre italiane che hanno fatto bene nelle coppe europee in questi anni, da ultima l’Atalanta, sono composte quasi esclusivamente da stranieri.

 

 

CALCIOMERCATO.COM E CAZZULLO…

In ultimo, piccolo problema statistico, i ragazzi italiani, di cui faccio parte pure io, sono pochi. Punto. Siamo in un rapporto 2:1 con chi ci ha preceduto e, soprattutto, mentre Francia, Inghilterra, Spagna etc. etc. bilanciano la perdita con l’integrazione di giovani asiatici o africani, noi urliamo non appena viene nominato il fatto che Moise Kean è italiano.

Concludiamo con Cazzullo, il giornalista con cui abbiamo aperto questa serie di riflessioni. «Nella sua autobiografia, “Più dritti che rovesci”, Adriano Panatta – scrive il giornalista sul Corriere della sera – racconta i suoi incontri con Mina, con Paolo Villaggio, con Ugo Tognazzi, gli articoli che leggeva, i film che guardava, e aggiunge che tutto questo arricchiva il suo tennis, il suo modo di stare in campo, la sua maniera di affrontare gli avversari».

«Ragazzi, un consiglio – conclude il giornalista del Corsera – almeno il libro di Panatta, leggetelo. E in ogni caso, correte di più. Scriveva Gianni Brera — lo so che non sapete chi è —: «Puoi essere anche il Gesù Cristo del calcio sulla terra, ma se trovi un brocco disposto a correre più di te, non puoi giocare».

Taranto, bella, bellissima…

Daily Express e National Geographic incoronano la Città dei Due mari

«Uno dei posti migliori da visitare in Europa quest’estate: votato come il più bello d’Italia», scrive la rivista inglese. Il notissimo magazine scientifico, invece, racconta la presenza di delfini che hanno ripopolato le acque del Mar Ionio. Anche grazie all’adozione di un provvedimento che ha segnato un passo significativo per la conservazione della biodiversità marina e l’uso sostenibile delle risorse

 

In principio gli australiani, poi gli inglesi. Per il quotidiano britannico Daily Express, la Città dei Due mari è stata eletta «il miglior posto in Europa da visitare quest’anno». Una bellezza segnalata anche sulle pagine della rivista australiana “Lonely Planet” che aveva dedicato una “visita guidata” alla città di Taranto.

Una volta i crocieristi erano solo di passaggio. Rispettando la loro volontà di fare scalo a Taranto, ma di visitare località vicine, trascurando le bellezze di una città che nulla ha da invidiare ad altre province del Sud, e non solo, oggi i tarantini si prendono una bella rivincita. E non sono solo quegli italiani che hanno conosciuto le spiagge, con una sabbia che nemmeno Miami o alle Isole Canarie, o il mare, bello, cristallino da fare invidia a coste italiane e internazionali, a riconoscere a Taranto una città da visitare e nella quale starci, perché no, per un periodo di vacanze o per visitarne siti archeologici. Castello aragonese, la Cattedrale di San Cataldo, le Colonne doriche, gli ipogei, gli “stretti” dell’accogliente Città vecchia, il Museo archeologico nazionale della Magna Grecia. Per visitare questi luoghi occorre qualche giorno.

 

 

DAILY EXPRESS…

Dunque, secondo il “Daily Express”, «Taranto è una bellissima città e uno dei posti migliori da visitare in Europa quest’estate, poiché il suo punto di riferimento è votato come il più bello d’Italia». Gli inglesi segnalano il Castello Aragonese, miglior punto di riferimento da visitare secondo gli esperti di “Pompei Tours and Tickets”. Per chi vuole conoscere la ricca storia di Taranto, il Museo archeologico nazionale, uno dei musei più importanti d’Italia. «Dedicato – è scritto sul Daily – all’archeologia dell’antica Taranto, con numerosi reperti da ammirare, tra cui la più grande collezione di figure in terracotta greca».

Poi, la Città Vecchia con la cattedrale dedicata a San Cataldo (Undicesimo secolo), collocata in uno degli edifici romanici più antichi della Puglia ed è una meta turistica apprezzata da chi visita la città.

Se poi a qualcuno venisse in mente di sedersi a tavola, bene, anche in questo campo i tarantini non sono secondi a nessuno. Tanto per dire qualche piatto tipico: le cozze gratinate al forno alla tarantina, ideali per aprire un pranzo o una cena a base di pesce e da abbinare ad un buon bicchiere di vino bianco. L’impepata di cozze tarantina, condita con pepe e prezzemolo tritato, servita insieme al brodino prodotto in cottura e condita con un sottile filo d’olio.

 

 

E LA GASTRONOMIA?

E il pesce? Quello buono, che molti turisti trovano anche a mezzogiorno in alcuni dei ristoranti più accoglienti di Capri e Ischia? Molti compratori vengono dalla Campania, alle prime luci dell’alba per assicurarsi cassette con dentro il pesce appena pescato. Ma in città, senza nulla togliere a un commercio all’ingrosso, resta il “pescato” da leccarsi le dita. Taranto vanta i migliori ristoranti che potranno soddisfare la voglia dei numerosi turisti che vogliono gustare dell’ottimo pesce fresco e i piatti tipici della tradizione.

In città è possibile stuzzicare l’appetito di quanti sono appassionati di carne, delle tipiche bombette di Taranto (involtini di carne ripieni di prosciutto e formaggio). Altro “articolo” stuzzicante, i tipici panzerotti di Taranto: farina, acqua, latte, olio, zucchero e lievito, un pizzico di sale. Una volta lievitato l’impasto, ecco preparare un disco di pasta lievitata, come fosse una piccola pizza, da farcire con pomodoro e mozzarella. E, infine, richiuderla su se stessa per darle la forma di una mezzaluna da cuocere nell’olio raccolto in una “frizzòla” (friggitrice). Insomma, secondo gli inglesi: «Taranto è l’emblema dell’Italia più bella e meno raccontata».

 

 

DAL “DAILY” AL NATIONAL GEOGRAPHIC

A confermare la notorietà del capoluogo ionico, anche la prestigiosa rivista National Geographic che di recente con un suo reportage in lingua inglese ha messo in luce come Taranto sia da ritenersi simbolo di un ecosistema marino rigoglioso.

Attraverso un servizio tanto esaustivo quanto approfondito, il notissimo magazine scientifico ha raccontato della presenza di delfini che hanno ripopolato le acque del Mar Ionio anche grazie all’impegno dell’Amministrazione comunale di Taranto, che ha confermato la sua massima attenzione verso la sostenibilità ambientale con l’adozione di un provvedimento che ha segnato un passo significativo per la conservazione della biodiversità marina e l’uso sostenibile delle risorse: l’istituzione dell’Area Marina Protetta (AMP). Una decisione che, come rimarcato anche dal servizio del National Geographic, si inserisce nel quadro del programma “Ecosistema Taranto”, delineando un futuro in cui la natura e lo sviluppo possono coesistere in armonia.