Capodanno, non solo Cenone

I fatti del 2024, italiani a tavola, il tempo

Abbiamo fatto un breve passo indietro. La cronaca che ha scandito l’anno appena archiviato. Dall’attacco di Istraele al ferimento di Tump durante la campagna elettorale. La notizia più letta, secondo l’agenzia giornalistica Ansa, l’alluvione di Valencia. Rispetto allo scorso San Silvestro, clima migliore, niente pioggia, temperature sopportabili. Un primato: la scorsa estate è stata la più calda in assoluto

 

Capodanno, uguale Cenone. Potremmo fare un elenco di menù e cifre, e magari lo faremo anche, ma solo per dare un tocco leggero a una riflessione sull’anno appena finito fra un brindisi, tanti, e un botto, pochi rispetto alla recente media.

L’ideale, in questi casi, è una ricognizione fra le notizie che hanno scandito nel bene e nel male un anno finito in archivio, senza lodi e senza infamia per molti. Senza un guizzo, atteso ma non troppo, da una minoranza. Non la buttiamo, insomma, in caciara – come direbbeo nella capitale – anche perché Destra e Sinistra, mai come in questo periodo, non sembrano poi così distanti anni-luce come un tempo. Farsi un’idea rispetto a quanto detto dai politici, da chi governa a chi sta all’opposizione, mai come in questo periodo è operazione complicata, se non impossibile. Così, prima di addentrarci in una disamina, facciamo questa “benedetta” (perché ci dà modo di svicolare eventuali considerazioni) cernita di notizie che, in qualche modo, hanno scandito il 2024.

Dunque, inutile girarci attorno, ce lo ricorda l’agenzia giornalistica italiana più autorevole, l’Ansa, è stato l’alluvione di Valencia ad essere l’argomento più seguito, con quella scia di danni e sangue. Una città letteralmente invasa dall’acqua. C’è poi l’attentato a Donald Trump, nel corso di una campagna elettorale molto chiacchierata, a seguire  l’attacco dell’Iran a Israele, la storia dell’ingegnere congolese che ha chiamato il suo quarto figlio come il primario dell’equipe di medici italiani che gli ha salvato la vita.

 

 

I FATTI, UNO DOPO L’ALTRO

Martedì 12 marzo – Storia a lieto fine con Bufole Mugisho, operato per un tumore al cervello. Operazione perfettamente riuscita, il caso dovrà essere ottenuto sotto osservazione, intanto il paziente chiama il suo quarto figlio come il chirurgo che lo aveva operato.

Sabato 13 aprile – Attacco a Israele da parte dell’Iran. La reazione sarebbe stata la ritorsione al bombardamento del Consolato iraniano a Damasco.

Giovedì 11 luglio – Giacomo Bozzoli, latitante, dopo la condanna definitiva all’ergastolo per l’omicidio dello zio, viene tratto in arresto. Non era fuggito all’estero come si pensava in un primo momento, ma a casa sua. I carabinieri durante la perquisizione della villa nel Bresciano trovano l’uomo nel cassettone del letto matrimoniale.

Sabato 13 luglio – L’ex presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, candidato per il Partito repubblicano resta ferito ad un orecchio durante un comizio elettorale, soccorso, scortato e accompagnato nel più vicino ospedale: le sue condizioni non risultano critiche.

Giovedì 1 agosto – Olimpiadi di Parigi. Angela Carini si rifiuta di affrontare il match contro la pugile “iper-androgina” algerina Imane Khelif. L’atleta napoletana si inginocchia al centro del ring e piange. Fioccano critiche polemiche, l’incontro finito sul nascere diventa anche un caso politico.

Martedì 29 ottobre – Un violento alluvione si abbatte su diverse città della Spagna, la più colpita è Valencia, che conta decine di morti. Aveva tenuto incollati ai notiziari milioni di persone quanto era stato riportato in un primo momento da alcune agenzie: il parcheggio di un centro commerciale che avrebbe bloccato centinaia di persone: allarme infondato.

 

 

ITALIANI, A TAVOLA!

E veniamo alla spesa e al Cenone. Gli italiani, secondo la stima del Centro Studi Confcooperative, avrebbero speso 2,3 miliardi per sedersi a tavola, ieri, giorno di San Silvestro. Pare siano stati spesi cento  milioni in più rispetto allo scorso anno e ben 350 milioni in più prima del Covid. Secondo lo studio, l’aumento della spesa sarebbe stato “condizionato” più che da una maggiore propensione agli acquisti, dal caro vita.

Per molti italiani è stata una festa votata alla spending review, vale a dire un processo teso a migliorare l’efficienza e l’efficacia della spesa pubblica. Un italiano su due avrebbe atteso la mezzanotte in casa, propria o di amici o parenti; tre su dieci, stando sempre allo studio compiuto da Confcooperative, hanno brindato all’ingresso del 2025 in viaggio, mentre e due su dieci hanno trascorso la serata in cenoni organizzati da ristoranti e hotel.

 

BEL TEMPO SI SPERA

Infine, un po’ di meteo. Un anno fa San Silvestro si era presentato con piogge sparse, al Centro-Nord e in Campania. Ieri, in buona parte dell’Italia, la vigilia sarebbe stata asciutta e serena. Nei prossimi giorni, alta pressione, ma anche stabilità, ristagno di inquinanti e nebbie in pianura. Dopo giornate con buona visibilità, si prevede peggioramento in val Padana e nelle valli del Centro con presenza di nebbie notturne a tratti anche fitte.

Il brindisi di mezzanotte a Torino ha fatto registrare 1°C. Milano, Bologna e Venezia, invece, nottata in compagnia della nebbia e 2-3°C; Firenze 4°C, Roma 7°C, Napoli foschia e 9°C; per concludere, Cagliari cielo grigio e 12°C. Nel resto d’Italia, 3 gradi a L’Aquila, 7°C Bari, 11°C a Reggio Calabria, Catania e Palermo. Il 2024 si è chiuso, però, con un primato: è stato l’anno più caldo della storia.

Orecchiette sì, ma solo a scopo dimostrativo

Bari, arriva la norma per regolamentare le pastaie di Bari Vecchia

Stretta del Comune, ci sono norme che vanno rispettate. Le pastaie rispondono per le rime. Fanno la Scia, si mettono in regola, ma in attesa del benestare chi paga acqua e farina, tempo, luce, mano d’opera? Fare promozione, ma a spese di chi? A breve le risposte del sindaco Leccese e dell’assessore Petruzzelli

 

Ci spiace cara Nunzia, ma a Bari vecchia dovrete inventarvi qualcos’altro. Ricorrere, per esempio, a una iscrizione alla Camera di commercio del Comune di Bari, farti una partita IVA, consultarti con un commercialista per trovare la strada più indolore per far fronte alla norma voluta dal sindaco. Certo, il primo cittadino, Vito Leccese, ci ha messo di suo. Forse vedeva nelle pastaie di bari vecchia un aspetto folkloristico, promozionale, se vogliamo, ma così proprio non andava. I ristoranti e le rivendite vicine hanno dovuto attendere un servizio televisivo, più di un articolo a livello nazionale, perfino un articolo in prima pagina del New York Times, per capire che le pastaie baresi non potevano proseguire con il loro tavolino a cielo aperto a continuare a fare gli “affari loro”. Intanto le norme igieniche, a cui ha fatto riferimento il popolare quotidiano americano; i controlli dei Nas, il Nucleo Antisofisticazioni e Sanità, l’organo di controllo dei carabinieri che dipende dal Ministero della Salute e conduce la lotta contro le sofisticazioni alimentari, sono arrivati puntuali; così il sindaco, nonostante avesse chiuso un occhio, considerando che i problemi a Bari sono altri, ha dovuto prenderne atto.

 

 

NON FINISCE COSI’

Non è finita su due piedi. Ne abbiamo scritto la scorsa settimana: Nunzia, la pastaia barese più famosa al mondo, e le sue colleghe avevano perfino minacciato uno sciopero, subito rientrato. La scusa con cui erano scese in piazza le “produttrici” di uno dei piatti più appetitosi della Puglia, non reggeva. A chi aveva asserito che le norme igieniche erano rispettate, aveva risposto più di qualche ristoratore elencando il numero dei controlli ai quali, lui e i suoi colleghi, venivano sottoposti. Non solo, Nunzia, rilasciando interviste a manetta, aveva perfino respisto una delle ultime accuse, di sicuro la più grave: la vendita di orecchiette già essiccate. Cartoni di un Centro di produzione commerciale pugliese erano stati rinvenuti nei pressi di Via delle Orecchiette: secondo le accuse di una tv e di più di un blog, qualche “collega” di Nunzia, aveva fatto ricorso all’aiutino per vendere un prodotto confezionato su larga scala. Qualcuno, ci dicono, avrebbe suggerito ai soliti personaggi che proprio di lavorare “pulito” non vogliono saperne, “Fatevi furbi!”. E’ la solita ricetta meridionale. Le richieste sono tante, le orecchiette vanno via come il pane, bene, allora dove “mangiano” in cinque, possono mangiare in dieci, in venti, perché no?

E’ così che va. Dunque, niente più pasta fresca lavorata in strada se non a scopo dimostrativo. Le pastaie di Bari Vecchia potranno produrre le orecchiette solo in casa. Da oggi esistono linee-guida volute dal Comune di Bari e dalla Asl insieme con le associazioni di categoria per regolamentare l’attività delle pastaie di Bari vecchia.

 

 

ANSA E LE AGENZIE…

Secondo quanto riportato dall’Ansa, gli aggiornamenti su questa attività sono state illustrate dopo la cosiddetta “mappatura” di chi in casa fa pasta fresca per la vendita diretta e le proteste delle scorse settimane, dopo l’accusa rivolte alle pastaie ree di vendere ai turisti orecchiette industriali e non artigianali.

Alla luce di quanto deciso a Palazzo, pertanto, le pastaie saranno considerate operatori del settore alimentare, tanto che a tutti gli effetti dovranno rispettare le norme appena rese ufficiali. Dal punto di vista amministrativo, l’attività di ciascuna delle pastaie è “impresa domestica” con tanto di Scia, la Segnalazione certificata di inizio attività da presentare al Comune. Stando così le cose, le Nunzia e le compagne non potranno impastare, produrre orecchiette con la pasta fresca in strada se non a scopo dimostrativo.

«Le pastaie di Bari vecchia rappresentano una straordinaria risorsa della nostra comunità e come amministrazione comunale, faremo tutto il possibile per continuare a valorizzare le tipicità enogastronomiche del nostro territorio e salvaguardare le nostre tradizioni culturali e culinarie garantendo, allo stesso tempo, la tutela degli aspetti igienico-sanitari», ha dichiarato Pietro Petruzzelli, assessore allo Sviluppo locale del Comune di Bari.

 

 

COMUNE, LE LINEE-GUIDA

Nelle linee guida del Comune di Bari è stato inserito un sistema di autocontrollo semplificato, con indicazioni specifiche per la pasta fresca, ma anche le condizioni d’igiene dei locali e delle attrezzature utilizzate. Gli operatori del settore alimentare dovranno, inoltre, conservare i documenti fiscali relativi all’acquisto della materia prima e quelli che riguardano clienti, tipologia, lotto di appartenenza ed eventualmente quantitativo di prodotto fornito. Non è la madre di tutte le soluzioni, ma almeno è una stretta in un sistema da Far West, nel quale bastava alzarsi la mattina, mettere una tavola all’aperto, impastare, fare orecchiette e venderle tanto al chilo, senza norme sanitarie e senza scontrino fiscale, con tutto quanto dovrebbe esserci a monte (dalla Scia in poi…).

A proposito delle strette riguardo la produzione di orecchiette, prevista anche la formazione obbligatoria. «Con questa decisione – ha detto ancora Petruzzelli – intendiamo sostenere la crescita economica della nostra città, contribuendo allo stesso tempo anche alla tutela della sua identità: come si dice in questi casi, il percorso che ha preso il via oggi richiede una grande determinazione da parte di tutte e tutti, e, alla luce dell’incontro di posso assicurare che l’impegno da parte di tutti sarà massimo». Le pastaie sono avvisate. Idem i turisti, che in caso di controlli dovranno fare attenzione a giustificare per i primi giorni (in attesa dei documenti appositi) cosa ci sia in quella busta di plastica e quale titolo portano via le orecchiette.

Per contro, Nunzia e le sue colleghe. «Possiamo fare orecchiette solo a scopo dimostrativo? Insomma, produrre decine di chili di orecchiette “al gratis” per fare bello il Comune di Bari, gli stessi baresi, orgogliosi delle nostre orecchiette, per giunta a spese nostre?». Infatti. E gli ingredienti, acqua e farina, il tempo, la luce, la mano d’opera, chi paga? Anche questa è una bella domanda.

«Ragazzi, inseguite i sogni»

Tijjani, da ciclofattorino ad Amsterdam a stella del calcio nella capitale

Noslin, elemento di punta della Lazio, ha iniziato facendo il rider. «Volevo crescere, il mio pensiero fisso era diventare un professionista. Mi ha aiutato mia madre, poi una leggenda dell’Inter, Wesley Sneijder, cominciò a prendersi cura di me. Prima nell’Ajax, poi a Verona, infine a Roma». La tripletta al Napoli di Conte in Coppa Italia lo ha posto all’attenzione dei grandi club

 

«Lavoravo sotto la pioggia, ma anche quando nevicava; il mio compito era quello di preparare panini: facevo le consegne in scooter, in auto o in bici; ero io ad aprire e chiudere l’attività, lo facevo però pensando che non era proprio quello che avrei voluto fare nella vita; professionale ero professionale, ma avrei voluto crescere, diventare un calciatore professionista: non nascondo, però, che a volte ho avuto paura che il mio sogno non si avversasse, insomma che non ce l’avrei fatta, ma è stata la fede in Dio ad avermi aiutato nel viaggio della vita».

Tijjani Noslin, calciatore olandese nato ad Amsterdam, proveniente da una famiglia giunta in Europa dal Suriname, stato indipendente dell’America meridionale.  Così si è raccontato Tijjani prima di diventare un giocatore professionista, al Corriere della Sera. Fino a poco tempo prima si era guadagnato da vivere facendo il rider per Subway, una nota catena di fast food olandese. «So cosa significa essere dall’altra parte – riprende il venticinquenne calciatore della Lazio – lavorare duramente tutti i giorni; mi dico sempre che non voglio tornare indietro: voglio dare tutto quello che ho fino alla fine della mia carriera, infine guardare indietro e vedere che la mia è stata una bella storia».

 

Foto Profilo Instagram

 

FORZA LAZIO!

Oggi Tijjani è uno degli elementi più rappresentativi della Lazio. Fino a quattro anni fa preparava panini in un fast food a pochi isolati dallo stadio dell’Ajax, la sua squadra del cuore: non è diventato calciatore per caso, forse da piccolo non era ancora il suo chiodo fisso, ma più avanti lo è diventato, tanto da martellargli la testa. Forse, a fargli cambiare decisamente idea, cioè a convincerlo che è il calcio il suo “lavoro”, la clamorosa tripletta in Coppa Italia inflitta al Napoli di Antonio Conte. Un percorso, il suo, non proprio rose e fiori. Per farcela, giungere a certi livelli, occorre sudare sodo. «Mai arrendersi – racconta – quando ero nelle giovanili dell’Ajax, a causa di un errore amministrativo, non poterono tenermi; da quel momento mia madre ha contattato letteralmente tutti i club professionistici olandesi per segnalargli il mio nome».

Le cose non andarono subito bene. «Dicevano che ero troppo gracile fisicamente; non navigavamo nell’oro, tutt’altro, per gli standard olandesi non rientravamo nella categoria benestanti: mamma ha sempre combattuto molto con quel poco che aveva». Dopo attesa e sacrifici, tanti, la svolta, nel 2020. «Nell’estate del Covid finii al DHSC, quinta serie olandese, una squadra sconosciuta; non avevo grandi aspettative, l’importante a quel punto era giocare al pallone; ben presto scoprii che era il club di Wesley Sneijder».

 

 

GRAZIE WESLEY!

Tijjani cominciò a segnare gol a raffica, facendosi notare dalla leggenda dell’Inter del Triplete che promise a sua madre di aiutare personalmente il ragazzo. Tramite la conoscenza del proprietario del Fortuna Sittard, Sneijder diede la possibilità al classe 1999 di spiccare il volo in un club professionistico. Poi, a gennaio 2024, il trasferimento al Verona di Marco Baroni con cui conquistò una salvezza sul filo di lana. Oggi i due lavorano ancora insieme, ma alla Lazio. Dalla quinta serie olandese, il sogno di Tijjani vola in Europa League.

«Voglio far vedere a tutti quello che so fare – dice oggi il giovanotto ormai più di una promessa – naturalmente quando sei nella tua città ti vengono a guardare molti amici, lo stesso parenti e conoscenti a cui vuoi mostrare sempre qualcosa in più; ovviamente darò sempre tutto e lo farò anche contro l’Ajax, ma la cosa più importante è vincere le gare, non importa come, se con i miei gol, i miei assist…». La vita è maestra, Noslin conferma. «Se hai attraversato periodi difficili fin da piccolo, questo può aiutarti; quanto impari per strada puoi trasferirlo anche nel calcio». 

Natale, va un po’ meglio…

Regali e auguri, dal 24 dicembre al 6 gennaio

Gli italiani impegnano di più i loro risparmi. Aumentano quanti si mettono in viaggio, ma anche la spesa per comprarsi o comprare prodotti a parenti, amici, conoscenti. Rispetto a due anni fa si è registrata una discreta impennata nei consumi. Lo spiegano i sondaggi di Confcommercio, Confesercenti e Codacons. C’è, però, chi resta a casa, non ha ferie, preferisce “investire” in abbigliamento o beni di consumo, privilegiando la tavola…

 

Cominciamo intanto con l’augurare un Buon Natale a tutti. A quanti fanno parte di questa squadra, quella di “Costruiamo”, e a quanti ci seguono, leggono, commentano, in questa serie di articoli e riflessioni. Speriamo sia stato un Natale fatto di soddisfazione, piuttosto che di malinconia. Le feste sono belle, in particolare quella del Natale, ma ogni momento di grande emozione nasconde sempre quell’accento di malinconia. Inutile farne mistero, ci sono ragazzi accolti da “Costruiamo” che vengono da molto lontano. Vengono in Italia, qualcuno prosegue il viaggio per l’estero, alla ricerca di un lavoro, di una vita migliore rispetto a quella che faceva nella sua città di origine, talvolta anche villaggio. Di storie ne abbiamo raccontate, continueremo a raccontarne. Molte di queste, lo dicono gli italiani per primi, che in quanto a romanticismo non li batte nessuno, sono permeate di una certa malinconia, perché costruirsi una vita lontano dalla propria casa, dalle proprie abitudini porta grandi sacrifici: lasciare la propria terra, i propri cari, innanzitutto. E poi, la fame, la sete, le violenze.

In questi spazi più o meno giornalieri ci raccontiamo e ci conosciamo un po’ meglio. Un po’ meglio di ieri, un po’ meno di domani. Ecco, il Natale, come lo trascorriamo in Italia, non solo fra italiani, ma anche con i fratelli che vengono dal Continente di fronte al nostro. Quando parliamo o scriviamo, come in questo caso, di italiani, parliamo anche di quanti da poco o da molto abitano il nostro Paese. Dunque, quando raccontiamo l’Italia, raccontiamo del Paese di tutti.

 

 

PONTE FESTIVO

E, allora, come avete trascorso o pensate di trascorrere le festività cominciate con il Santo Natale? Qui lo chiamiamo “ponte festivo”, perché il periodo festivo è di due settimane. Tutto riprende a ritmo sostenuto a partire dal 7 gennaio, o male che vada il 2 gennaio. L’Italia i questi giorni è ferma? No, c’è chi lavora; chi, intanto, ha la fortuna di averlo un lavoro e, pur di avere un reddito, mettere su famiglia, ha rispetto delle festività, ma non ne fa una malattia se un giorno, invece di brindare, mangiare una fetta di panettone o brindare, lavora e guadagna.

Secondo il focus di Confcommercio, la Confederazione dei commercianti italiani, fra Natale, Capodanno ed Epifania prossima, dunque 2025, le vacanze saranno più segmentate, spezzettate. Più partenze, con una tendenza a spostarsi al di fuori dei periodi consueti con lassi di tempo evidentemente più brevi. In questa ricerca di Confcommercio ripresa dall’agenzia Ansa, il 25% degli italiani ha dichiarato dichiara che si muoverà sia fra Italia ed estero, compiendo pertanto più viaggi. Una parte più contenuta, calcolabile in un 12%, partirà per l’estero, specie a Capodanno e in vista dell’Epifania (una percentuale sensibilmente migliorata rispetto a due anni fa). Quanti non saranno impegnati o avranno investito i propri risparmi nelle vacanze, il 20% attribuisce a questa “scelta obbligata” a motivi economici, mentre il restante 13% alla mancanza di ferie disponibili. Spesa complessiva prevista: oltre otto miliardi di euro, con un impegno economico maggiore indirizzato al Capodanno, che conferma di essere il momento di maggiore spesa per gli italiani: spesa media per persona, 390 euro; numero complessivo di viaggiatori, 9 milioni.

 

 

MEGLIO DEI PRECEDENTI

Il Natale che stiamo vivendo, pare non sia più quello dello scorso anno, giocato sul risparmio. Pare, infatti, che le famiglie italiane fino alla fine del Natale, avranno speso nove miliardi di euro, fra gli acquisti anticipati (Black friday) e il rush finale agli acquisti nel fine-settimana. Sotto l’albero troveremo, dunque, più regali sotto l’albero, con le festività che potrebbero arrivare ad un costo di 25 miliardi di euro, fra viaggi, spostamenti e spesa alimentare, dove i rincari hanno registrato picchi mai registrati in una simile percentuale: il 20%.

Secondo Codacons e Confesercenti-Ipsos, il recupero dei redditi reali, per quanto faticoso, e la frenata dell’inflazione incoraggeranno agli acquisti: 9,5 miliardi di euro (Codacons), a 8,1 miliardi (Confesercenti) con una spesa media di regali pari a 225 euro a persona. Secondo Confesercenti, il clima di incertezza pesa su famiglie e imprese, ma gli italiani non rinunciano al Natale. Quest’anno, sempre secondo Confesercenti, le vendite per le festività hanno scontato una partenza lenta, e la speranza che ci sia un rialzo a fine corsa, sul filo di lana.

Fra gli investimenti in regali: capi di abbigliamento, moda, con particolare riferimento alle borse, sono in cima alle preferenze degli italiani. Fra i cinque doni più scelti, anche libri (33%) e tecnologia (32%). Per un 30%, dono gastronomico, mentre il 23% su un prodotto da enoteca. Sugli acquisti dell’ultima ora, pare che i negozi una volta tanto avranno la rivincita sulle vendite online. Il 61% degli acquisti nell’ultima settimana prima di Natale, pare sia avvenuta nel punto-vendita fisico: il 46%: in un negozio, di vicinato o in un centro commerciale; il 10% in un negozio monomarca di una grande catena e il 4% in un mercato o mercatino.

Bergamo, è qui la festa!

Sole 24 Ore, il capoluogo lombardo è la città dove si vive meglio

Trento e Bolzano, seconda e terza. Il Sud, purtroppo, registra un’altra sconfitta. Taranto risale di poche posizioni, ma abbandona il “fanalino”. Bene Monza, Cremona, Udine, Verona, Vicenza, Bologna e Ascoli Piceno. In coda, fra le big: Foggia, Palermo, Caserta, Cosenza, Napoli e Reggio Calabria

 

Secondo l’attesa e puntuale indagine svolta dal Sole 24 Ore, la provincia più vivibile è risultata quella di Bergamo, seguita da Trento e Bolzano. Non fatelo sapere a un famoso musicista bergamasco, che alla polizia ha raccontato di aver vissuto ore di terrore perché sequestrato in casa propria, con la propria famiglia, da malviventi dal chiaro accento straniero. Per la cronaca, le indagini hanno condotto al “nulla di fatto”: i rapinatori-sequestratori, al momento l’avrebbero fatta franca.

Intanto, Bergamo è lì, secondo il “Sole”, saldamente al primo posto. Proprio come nel massimo campionato di calcio italiano: l’Atalanta dei Percassi, una delle famiglie più ricche del Paese, e di Gasperini, comanda la serie A. Insomma, se tanto ci dà tanto, questo l’anno d’oro di Bergamo.

 

 

PASSI AVANTI E INDIETRO

Breve passo indietro, per farne a breve, uno decisamente più avanti. Una settimana fa abbiamo dato un’occhiata alle Città in cui si vive peggio. Città, attenzione, in cui si vive peggio secondo gli stessi abitanti del luogo. Quei cittadini che hanno un senso critico innato, non la perdonerebbero agli estranei (i turisti se volete), figurarsi ai propri concittadini. Per farla breve, non parliamo di cittadini che prenderebbero a badilate gli automobilisti che non rallentano e, poi, non si fermano davanti alle strisce pedonali facendo attraversare i pedoni. Non solo come è giusto che sia, oppure come impone la buona educazione, ma perché è il codice della strada ad imporlo: strisce pedonali, auto, stop, avanti i pedoni.

Quella della gentilezza mancata è solo un aspetto, perché nella classifica della scorsa settimana si invoca alla scarsa socializzazione dei concittadini, che non sorridono, non salutano, e hanno – ma non sarà un controsenso? – la testa ai social, il mondo del virtuale. Non costerebbe nulla essere “social” al bar, al supermercato, per strada, regalando un sorriso. E, invece, no, meglio internet.

 

 

TARANTO, FANALINO

E va bene, senza altri giri di parole, la città peggiore in fatto di gentilezze, è stata eletta Taranto, qualcosa che ci è familiare. Per fortuna, questa, è stata bocciata dagli stessi tarantini che passano per caustici.

E, allora, Bergamo. La città lombarda che vive su due piani, Bergamo Alta e Bergamo Bassa, per la prima volta vince la trentacinquesima edizione dell’indagine del Sole 24 Ore che fotografa il benessere nei territori. Nella top 10, ma non avevamo dubbi, trionfa il Nord-Est mentre le grandi città, fatta eccezione per Bologna (nona), scendono di diverse posizioni: Milano, infatti, è dodicesima, Firenze trentaseiesima, e Roma cinquantanovesima.

Secondo la classifica, dunque, la provincia in cui si vive meglio è Bergamo. Sul podio, buone seconda e terza, Trento e Bolzano. Tiene il Centro-nord, mentre drammaticamente il Sud conferma il suo trend: la gran parte dei territori in cui la qualità della vita è più bassa continua a essere il Meridione.

 

 

RICCHEZZA, CONSUMI, AFFARI, LAVORO…

Per avere un’idea dell’indagine, sveliamo i parametri cui si è giustamente ispirato il Sole 24 Ore, che nel suo studio ha utilizzato qualcosa come novanta indicatori, divisi in sei grandi categorie: “ricchezza e consumi”, “affari e lavoro”, “ambiente e servizi”, “demografia, salute e società”, “giustizia e sicurezza” e “cultura e tempo libero”.

Bergamo è al primo posto come città i cui abitanti vanno meno spesso a curarsi altrove. Terzo posto nella categoria “ambiente e servizi”, settimo in “demografia e società”. Bergamo è prima anche per l’indice di “sportività”: per il numero di atleti tesserati e società sportive. Ma anche la più bella di tutte, ha qualche controindicazione fisiologica:  per “ricchezza e consumi”, Bergamo è ventitreesima, mentre – novantottesima per crescita del PIL procapite.

Trento e Bolzano, rispettivamente seconda e terza in classifica, sono storicamente tra quelle in cui si vive meglio in Italia. A partire dal primo sondaggio del “Sole”, nel 1990, Trento è stata prima per due volte, e tra le prime tre complessivamente quattordici volte. Quest’anno, la città di Trento, è risultata prima per qualità della vita di bambini, giovani e anziani. Da quando esiste l’indagine Bolzano è stata cinque volte prima, e tra le prime tre ben diciotto volte. Nell’indagine di quest’anno, è stata la prima città per tasso di occupazione (quasi l’80% contro una media nazionale di 64%), ultima, però, per aumento del costo della vita.

 

DOPO IL PODIO, LE ALTRE

A seguire, nelle prime dieci posizioni: Monza Brianza, Cremona, Udine, Verona, Vicenza, Bologna e Ascoli Piceno. Per concludere, come anticipato, Milano ha perso quattro posizioni soprattutto a causa del costo della vita, Firenze ne ha perse trenta a causa della criminalità e Roma, ventiquattro, per l’aumento delle disuguaglianze.

Per concludere, si diceva di Taranto città-fanalino di coda. Se nella classifica dell’educazione, secondo i suoi stessi cittadini, la Città dei Due mari ha ancora da lavorare, in quella del Sole 24 Ore, Taranto, zitta zitta guadagna, qualche posizione. La stessa classifica del Sole, dice che il capoluogo ionico non è poi così “ultimo”.

Alle sue spalle, per la cronaca, dopo aver compiuto il ragionamento sulle “Miss”, le più belle per intendersi, Taranto si è posizionata davanti a: Isernia, Agrigento, Enna, Caltanissetta, Foggia, Palermo, Caserta, Cosenza, Vibo Valentia, Siracusa, Crotone, Napoli e Reggio Calabria. Trattasi, comunque, di guerra fra poveri: tutte città meridionali, non si sfugge.      

Orecchiette, Bari insorge

Le pastaie, attaccate da tv e food blogger, minacciano uno sciopero

Le accuse: opererebbero senza considerare norme igieniche. Qualcuna avrebbe spacciato prodotti industriali per “fatti a mano”. «Nessuna truffa: sono orecchiette essiccate artigianalmente, per una questione di igiene», assicura Nunzia, la star della Città vecchia. «E’ nostro preciso impegno tutelare una tradizione che risale ai nonni dei nostri nonni: le artigiane potranno essere accompagnate dall’Amministrazione comunale in un percorso virtuoso», dice Vito Leccese, sindaco del capoluogo

 

Siamo stati fra i primi a scrivere di Bari vecchia e delle orecchiette. Poi è arrivata la superstar delle “orecchiette fatte in casa”, Nunzia. Infine, alla più veloce pastaia di Bari vecchia, abbiamo dedicato un ampio servizio nel quale scrivevamo che la sua specialità “fatta rigorosamente a mano” aveva conquistato anche l’India. Infatti, uno degli uomini più ricchi al mondo, Anant Ambani, aveva invitato Nunzia a prendere parte alla cerimonia prenuziale (con la fidanzata Radhika Merchant), inserendo nel menu previsto le orecchiette “made in Puglia”. Con tanto di presenza di Nunzia, a vista, proprio nella località indiana prescelta dal miliardario per mostrare non solo la manifattura, ma anche come venissero realizzate le orecchiette.

Ma veniamo alla notizia, anzi “alle notizie” che circolano in queste ore. Perché se è vero che Nunzia sia stata oggetto di una multa, anche a seguito di una trasmissione televisiva della Rai, è anche vero che la pastaia numero uno di Bari vecchia, insieme con le colleghe, abbia minacciato una sorta di stato di agitazione. Il suo e l’altrui impegno, in buona sostanza, sarebbe quello di promuovere non solo un brand (le orecchiette), la stessa Bari e la Puglia. Insomma, Comune e Regione, detta in soldoni, dovrebbero perfino intervenire in solido a riconoscere l’aspetto pubblicitario esercitato dalle pastaie baresi.

 

 

DIFENDIAMO IL BRAND

E poi, un risvolto, che ha provocato grave disagio alle maestranze. Nei giorni scorsi sono stati trovati cartoni smaltiti nella raccolta rifiuti nei quali erano state contenute “orecchiette industriali”. Da qui il sospetto, mai concretizzatosi in denuncia, che qualche pastaia giocasse qualche brutto scherzo a baresi e turisti, che avrebbero acquistato “orecchiette fatte a mano” allo stesso prezzo delle “orecchiette industriali”. Una furbata, ai danni di chi, invece, fa questo lavoro per “guadagnarsi la giornata” (ad onore del vero non sappiamo se, più o meno, rilasciando regolare scontrino con tutto quello che ne consegue).

Le orecchiette fatte a mano e vendute nei vicoli di Bari vecchia, erano finite negli spot di noti stilisti, come riporta l’Agenzia giornalistica Ansa, continuano a far discutere. In questi anni, tanto per gradire, hanno fatto bella mostra sulla prima pagina del New York Times, ma non per giovarsi di benefici, bensì in seguito alla vendita dei “manufatti” senza scontrino, né lista degli ingredienti. Praticamente, dopo quella strapazzata internazionale, in questi ultimi giorni le famose orecchiette di Bari vecchia tornano sotto i riflettori. Ci sarebbe il sospetto che queste non siano davvero tutte fatte in casa, ma che alcune siano industriali, e cioè acquistate all’ingrosso e spacciate ai turisti per “orecchiette fatte a mano”.

 

 

BLOGGER “SCATENATI”

Fra i dubbi, quelli sollevati da “food blogger” che hanno parlato e scritto di «scarse condizioni igieniche in ristoranti improvvisati in case private». Da qui la risposta piccata e di forza promossa dalle pastaie hanno deciso di organizzare uno sciopero.

E Nunzia? E’ fra le prime ad intervenire in soccorso alla categoria. «Non c’è nessuna truffa – ha spiegato all’Ansa – sono orecchiette essiccate artigianalmente, fatte a mano: dobbiamo farle seccare per una questione di igiene; i turisti che visitano la Città vecchia e acquistano i nostri prodotti, le portano a Parigi, in America, e naturalmente hanno bisogno di quelle ben secche, perché sono resistenti e non si guastano nel trasporto». Il rischio avanzato dalle pastaie dalle è il pericolo-muffa. «Cosa dobbiamo fare – domanda alle autorità la produttrice di orecchiette più famosa al mondo – rinunciare a questo lavoro, a questa tradizione pluriennale? Dateci disposizioni, noi siamo pronte ad accoglierle perché vogliamo lavorare in maniera serena».

 

 

NUNZIA E IL SINDACO

La risposta del sindaco di Bari, Vito Leccese, non si è fatta attendere. «E’ nostro preciso impegno – ha dichiarato – tutelare una tradizione che risale ai nonni dei nostri nonni: la strada delle orecchiette esercita un richiamo turistico straordinario perché è sempre stata fino ad ora testimonianza di autenticità; tutto questo va salvaguardato, unitamente alla tutela dei consumatori e degli acquirenti: le artigiane di Bari vecchia potranno essere accompagnate dall’Amministrazione comunale in un percorso virtuoso che consenta di tenere in vita tradizione, appeal turistico e rispetto delle regole».

Per la cronaca. La protesta è durata mezza giornata. Una volta incassate rassicurazioni da parte dell’Amministrazione cittadina, le “orecchiettatrici” sono tornate al lavoro. Per la gioia dei baresi, dei turisti e del brand “Made in Bari”. 

Malaria dal Congo, un morto a Treviso

Cinquantacinque anni, l’uomo era appena tornato da un viaggio in Nord Africa

In corso accertamenti diagnostici in collaborazione con lo “Spallanzani” di Roma, fa sapere la Regione Veneto. Secondo l’Ansa, alcuni campioni sarebbero arrivati al laboratorio dell’Oms (Organizzazione mondiale della sanità) a Kinshasa. Intanto, a ore, arriveranno altri kit sanitari per casi moderati e critici

 

Un uomo di cinquantacinque anni, residente in provincia di Treviso, appena rientrato da un viaggio in Congo, è deceduto. Era tornato a casa da un viaggio nell’Africa centrale, dove, ricordiamo, è in atto una vera e propria epidemia.

Proprio in riferimento all’epidemia di cui si parla in questi giorni, si sospetta una febbre che avrebbe scatenato la fatale emorragia. Come accade in casi simili, in queste ore – e in costante contatto con l’Istituto comprensivo “Lazzaro Spallanzani” di Roma – sono in corso accertamenti per comprendere quale sia l’origine della malattia che ha provocato la morte del cinquantacinquenne. La Regione Veneto, intanto, porta a conoscenza la popolazione che, sempre secondo prassi, è stato disposto l’isolamento fiduciario domiciliare per l’unico contatto noto.

 

 

REGIONE VENETO INFORMA

Con una nota, sempre la Regione Veneto informa che «sono in corso gli accertamenti diagnostici, che consentiranno di fare luce sull’eziologia della malattia, in collaborazione con lo “Spallanzani” di Roma». Notizie dalla doppia valenza arrivano dal Congo, dove il Ministero della Sanità, a proposito delle centinaia di morti sospette. «Il mistero sarebbe risolto, ne siamo venuti a capo: è una grave forma di malaria». Lo riferisce l’agenzia Reuters sul suo sito. Secondo quanto riportato dall’agenzia tedesca, le autorità locali hanno affermato che «la malattia aveva ucciso 143 persone nella provincia sudoccidentale di Kwango a novembre». Mistero risolto, si diceva, anche se, massima attenzione, si tratta di un caso di malaria grave. Questa si presenta sottoforma di malattia respiratoria, indebolita dalla malnutrizione.  

Tutto è comunque monitorato ora per ora. Fra gli interventi, quello di Usa Today, autorevole organo d’informazione statunitense, che ha raccolto e pubblicato sul suo sito una dichiarazione da parte dell’Organizzazione mondiale della Sanità che afferma quanto segue: «Non è ancora determinata in modo definitivo la causa della malattia che ha mietuto decine di vittime in una regione del Congo, anche perché i test di laboratorio sarebbero ancora in corso».

 

 

FARMACI ANTIMALARICI

Secondo l’agenzia italiana Ansa, alcuni campioni sarebbero arrivati al laboratorio dell’Oms (Organizzazione mondiale della sanità) a Kinshasa, capitale del Congo, distante quarantotto ore di auto dalla zona sanitaria di Panzi. Sarebbe stato questo problema, a prima vista insignificante, invece significativo, il motivo per cui la malattia ha impiegato così tanto tempo per essere identificata.

Sempre secondo quanto reso dall’Oms all’agenzia giornalistica italiana, altri campioni sono in viaggio. Il ministro provinciale della Sanità, ha inoltre aggiunto che i farmaci antimalarici forniti dall’Oms vengono distribuiti nei principali ospedali e centri sanitari di Panzi. Un portavoce dell’Organizzazione mondiale della sanità, infine, ha annunciato che a ore arriveranno altri kit sanitari per casi moderati e critici.

«Siamo i più ineducati!»

Tarantini autocritici all’eccesso, la classifica stilata da Preply

La Città dei Due mari giudicata severamente dai propri concittadini: automobilisti indisciplinati, uso esagerato dei cellulari, poca disponibilità al saluto. Non stanno meglio gli altri comuni visti dall’“esterno”: Venezia, Catania e Parma. I lagunari i più nervosi, i catanesi i più distratti, gli emiliani i più tirchi. E le più educate? Padova, Firenze, Modena e Verona

 

Taranto è l’unica città nella quale i pedoni ringraziano gli automobilisti. Come “Per cosa?”, ma semplice: perché gli è stato appena concesso l’attraversamento delle “zebre”. Da queste parti, l’automobilista si sente imperatore, il posto di guida il suo trono. Spaparanzato nella sua vettura, al contrario dei Cesari dell’antica Roma, fortunatamente, il conducente non sentenzia il diritto di “Vita o di morte” mostrando il pollice: verso l’alto, in segno di clemenza; verso il basso, per sentenziarne la condanna. Introdotto così, questo argomento può sembrare un tantino esagerato. Non è proprio così. Sono gli stessi tarantini a confermare una certa ineducazione dei propri cittadini a quattro ruote. Ma, attenzione, non solo quelli.

Una recente indagine condotta da Preply ha, infatti, stilato una classifica delle città più ineducate d’Italia. Un elenco che ha rivelato risultati inattesi e, ovviamente, polemiche per quanti si sono trovati in cima a questa classifica.  

L’analisi di Preply si è avvalsa del contributo di oltre millecinquecento persone che si sono prestate ad esprimere il proprio giudizio di una ventina di città italiane.  Al centro delle considerazioni degli interpellati, alcuni degli standard, delle azioni ripetitive nelle quali incorrono i propri concittadini. E devono essere stati giudici intransigenti se, quanti sono stati dotati di schede, hanno giudicato gli abitanti della loro stessa città. Dunque, ai tarantini: i tarantini non devono proprio piacere.

 

 

CELLULARI, PEDONI NON RISPETTATI…

Gli atteggiamenti più criticati: l’uso eccessivo del cellulare, la mancanza di attenzione verso i pedoni, l’assenza di saluti nei confronti degli sconosciuti e il poco rispetto delle norme di buona educazione, come, per esempio, lasciare una mancia adeguata.

Ma veniamo pure a questa classifica che non dice bene a Taranto e ai tarantini: in cima testa alla classifica fra i cittadini più “ineducati”, c’è proprio la Città dei Due mari. Secondo i suoi abitanti, Taranto sarebbe la città “più maleducata d’Italia”. Alle sue spalle, Torino e Trieste, due città che, come il capoluogo ionico, nonostante una ricca storia culturale, mostrano lacune alla voce “educazione quotidiana”.

Per un momento cancellate l’esempio d’apertura. Un collega appena giunto da Milano, è in auto con me. Io al volante, lui accanto a me. Si sbalordisce: ogni volta che rallento in prossimità delle strisce. Guarda i pedoni, di qualsiasi età, che con gesto eloquente ringraziano: inchino, ampio gesto di una mano, sorriso. Come fosse un minuetto. «Accipicchia quanto siete educati voi tarantini! Devo farvi i complimenti, io quasi mi vergogno: noi milanesi quando attraversiamo le strisce lo facciamo con aria tronfia, come se fosse un diritto, che poi in realtà è un diritto…».

 

«COMPLIMENTI, SIETE CIVILI!»

Il collega è un fiume in piena, insiste. «Noi milanesi, sempre incazzati, l’automobilista in prossimità di un incrocio rallenta e il pedone? Nemmeno un sorriso: ma va a caghér! E bravi, invece, i tarantini, così si fa! L’automobilista rallenta, il pedone ringrazia e attraversa: questo è un grande senso di civiltà!». Non ribatto, attendo paziente.

Parcheggiata l’auto, io e l’amico milanese usciamo dal mezzo e diventiamo automaticamente pedoni. Nemmeno il tempo di spiegare perché l’appiedato sorrida, ringrazi l’automobilista e quasi festeggi tanta magnanimità, che arriva la prima risposta. Mentre chiudo l’auto, il collega mi anticipa di qualche istante, si avventura quasi. Accenna appena il desiderio di andare sull’altro marciapiedi, passando dalle strisce pedonali, naturalmente. Ecco l’imprevisto, invece già previsto. Un’auto sbuca dal nulla e in prossimità delle “zebre”, in quel momento già impegnate dal collega, accelera. Un’andatura sostenuta, talmente sostenuta che poco ci manca che lucidi la fiancata della sua auto con un paio di pantaloni milanesi.  Sfiorato. Quel tanto che basta.

«Un pazzo!», il suo commento appena ripresosi dallo spavento. «Se non avessi alzato il passo, mi avrebbe preso in pieno!», con tono giustamente risentito. E chi scrive, facile: «Hai compreso, adesso, perché il pedone, all’incrocio, ringrazia? Gli è stata appena risparmiata una corsa in ospedale a bordo di un mezzo di soccorso!».

 

 

COM’E’ “INCAVOLATA” VENEZIA!

Abbiamo detto dei tarantini critici sui propri concittadini. Se, invece, l’analisi viene estesa a una prospettiva più ampia, che si avvale, stavolta, delle opinioni dei “non residenti”, la classifica subisce una sterzata non indifferente. Così, in questa “speciale” chart, risulta essere Venezia la città più maleducata. E qui Taranto non c’entra: seguono, infatti, a ruota la città lagunare Catania e Parma. Indicazioni particolarmente interessanti, da Venezia, una delle città più visitate al mondo. I residenti vivono in una città dove il numero di visitatori supera notevolmente quello degli abitanti, motivo che provoca stress e frustrazione. La convivenza tra turisti e cittadini non è sempre armoniosa. Turisti che non rispettano le norme locali, residenti che si sentono sopraffatti e frustrati dalla massa di visitatori: un mix che può generare tensioni e malintesi.

I comportamenti maleducati riscontrati a Venezia e in altre città: l’uso eccessivo del cellulare in pubblico, uno dei più criticati; a ruota: non salutare gli sconosciuti e il non lasciare passare i pedoni. Trieste, ad esempio, ha ricevuto critiche per l’uso del cellulare; Catania per la sua chiassosità in pubblico.

 

 

BRACCINO CORTO…

Parma, invece, è stata segnalata per la scarsa propensione a lasciare la mancia. Insomma, parmensi col braccino corto, poi dicono ai genovesi. A proposito di Genova, pare che i cittadini della Città della Lanterna, guardino video in pubblico, disinteressandosi di quanto li circonda. Ma sono tutti così ineducati gli italiani? No, perché Preply, ha stilato, per contro, anche una classifica delle città più educate del nostro Paese: Padova prima, alle sue spalle poco distanti, seguono Firenze, Modena e Verona.

Queste città, con una qualità della vita generalmente elevata, sembrano avere un clima sociale più sereno e rispettoso. Insomma, si può attraversare più serenamente, non si corre il rischio di essere investititi sulle strisce pedonali e le mance lasciate nei ristoranti, a un fattorino, a un rider, sono quantomeno ragionevoli.

Rayan, un altro brutto addio…

Diciassette anni, origini tunisine, stroncato da una grave patologia

Studiava al “Polo 3” di Fano, istituto frequentato da altri due studenti, deceduti all’inizio dell’anno scolastico. Francesco, venti anni, anche lui morto a causa di una patologia, e Tommaso, quattordici anni, stroncato da una crisi cardiaca. I compagni, i professori, la dirigente scolastica e i ricordi, i palloncini colorati liberati nel cielo per l’ultimo saluto

 

I ragazzi non vedranno più un compagno di scuola vivace, amabile, con quel sorriso così contagioso e quella pettinatura così moderna da farne uno dei compagni che certamente non passavano inosservati. Era l’amico degli amici, un sorriso e una parola per tutti, una pacca sulla spalla se sorriso e parole non erano state sufficienti. Anche per questo, Rayan farà sentire la sua mancanza.

«Rayan, un ragazzo sensibile, sempre pronto ad aiutare». E’ il sentimento che accomuna studenti, compagni di classe, i professori, la dirigente scolastica Eleonora Augello. E’ stata proprio lei ad esprimere il cordoglio dell’istituto nei confronti del diciassettenne di origini algerine scomparso a causa di una forma di epilessia che resisteva alla somministrazione di farmaci. Il calvario di Rayan è durato più di un mese, fino quando il ragazzo non è entrato in coma per non uscirne più.

La dirigente scolastica, insieme con professori e studenti, in occasione della scomparsa del diciassettenne hanno ricordato altre due tragedie accadute nello stesso Polo 3 di Fano (Ancona): Francesco, morto a venti anni, anche lui causa di una patologia, e Tommaso, quattordici anni, scomparso per un improvviso attacco cardiaco. Da non crederci. I ragazzi non facevano in tempo a riprendersi da uno choc che, dopo poco, dovevano dire addio ad un altro compagno di scuola. Una sorte che in pochi mesi si era abbattuta su quella stessa scuola.

 

 

PRIMA DI LUI FRANCESCO E TOMMASO

Rayan era stata l’ultima vittima, prematuramente scomparsa. Origini tunisine, il ragazzo era frequentava il secondo anno dell’indirizzo “Web Community”. Fino all’inizio dell’anno scolastico aveva condotto una vita normale. Conviveva con saltuari attacchi epilettici, ma nulla lasciava intendere che il povero Rayan, strappato all’affetto dei suoi cari, dei suoi compagni di classe, potesse accusare attacchi così gravi da strapparlo alla vita.  Invece, una crisi improvvisa lo ha spinto a un immediato ricovero nell’ospedale “Salesi” di Ancona. E’ lì che è stata formulata la dolorosa diagnosi: «Ryan ha una forma rara di epilessia, che purtroppo resiste ai trattamenti farmacologici cui è sottoposto». Le condizioni del ragazzo erano peggiorate, tanto che i medici dell’ospedale marchigiano avevano sollecitato il trasferimento al “Bambin Gesù” di Roma, una soluzione che rappresentava anche l’ultima speranza per il malcapitato. Nonostante gli sforzi dei medici dell’ospedale della capitale, per Rayan non c’è stato nulla da fare.

I compagni del Polo 3, dopo la notizia, si sono incontrati allo Sport Park, per ricordare un compagno che non c’è più. Il terzo in pochi mesi, come se sulla scuola in provincia di Ancora si fosse abbattuta chissà quale sciagura. Mentre qualcuno cominciava ad interrogarsi sul perché tre decessi in così breve tempo e nello stesso istituto, la drammatica spiegazione. Motivi di salute. «I ragazzi sono profondamente colpiti – aveva detto la dirigente scolastica – non è semplice metabolizzare la morte di tre compagni in così poco tempo, un destino inaccettabile, specie se maturato in giovane età».

 

 

UNO CHOC DOPO L’ALTRO

La notizia della scomparsa del ragazzo di origini tunisine l’aveva comunicata alla scuola la stessa mamma dello sfortunato studente. Un nuovo choc, si diceva, per gli studenti del “Polo 3” che dallo scorso settembre a dicembre di quest’anno hanno detto addio a tre compagni: Francesco, venti anni, all’ultimo anno scolastico, morto a settembre dopo una lunga malattia. Pochi giorni dopo, altro decesso, stavolta era toccato a un quattordicenne, Tommaso, deceduto improvvisamente a scuola per una patologia cardiaca. Infine Rayan, origini tunisine, residente in provincia insieme con la famiglia: mamma, padre pescatore e un fratello, più piccolo, anche lui studente nello stesso complesso scolastico.

«Con Rayan – ricordano i compagni – non era complicato fare amicizia, anzi era spontaneo creare un’amicizia importante».  «Eravamo convinti che si sarebbe ristabilito, nessuno si aspettava che, invece, ci lasciasse». «Alcuni di noi hanno lanciato le prime idee su come ricordare i suoi occhi, il suo sorriso, davvero: al Lido, forse, un posto bello e tranquillo, magari per portare dei palloncini da liberare nel cielo perché questi raggiungano Rayan, il nostro compagno, il nostro amico che non c’è più…».

Morire di lavoro…

Esplosione nella fabbrica Eni di Calenzano, cinque morti

Ventisei i feriti. Tre risultavano dispersi, poi il ritrovamento che fa salire il numero delle vittime. Nel centro in provincia di Firenze, lutto cittadino e un minuto di raccoglimento. Lo stesso in Parlamento, dove il Presidente ha espresso il cordoglio per le famiglie, gli operai che hanno perso la vita e quanti sono ancora sotto osservazione. «Non è possibile che ci siano persone che vanno al lavoro e non tornano più a casa», ha dichiarato Lorenzo Fontana

 

Esplosione in un deposito Eni a Calenzano, provincia di Firenze. Ieri, martedì 10 dicembre, è stato rinvenuto l’ultimo corpo dei cinque dipendenti che hanno perso la vita in un incidente nel quale, per competenza, ha aperto le indagini la Procura di Prato. E’ andata meno peggio, agli altri ventisei colleghi feriti, chi gravemente (due operai ricoverati in prognosi riservata nel Centro ustioni dell’ospedale di Pisa), chi in modo più lieve, tanto che questa ennesima, triste vicenda di morti sul lavoro, potrà quantomeno raccontarla. Di sicuro un giorno che i sopravvissuti non potranno mai dimenticare; una di quelle esperienze che segnano tanto le famiglie che in questa tragedia hanno perso i propri cari, quanto le altre vittime di quell’assordante esplosione che ha raso al suolo la centrale. Cinque morti e ventisei feriti.

È stata, dunque, identificato l’ultimo dei dispersi nell’esplosione di Calenzano. L’uomo è la quinta vittima della lista delle persone che mancavano all’appello iniziale (due morti e tre dispersi, questo il primo bollettino). Tutti operai alla guida di autocisterne.

 

 

LE VITTIME

Fra le vittime, un operaio originario di Catania (57 anni), un operaio di Napoli (62 anni), un operaio originario della provincia di Novara (49 anni), un operaio nato in Germania, ma italiano (45 anni), e un operaio di Matera (45 anni). Questa mattina (mercoledì 11), si svolgerà la commemorazione delle cinque vittime dell’esplosione. L’annuncio da parte del sindaco di Calenzano, Giuseppe Carovani, che sarà in compagnia del presidente del Consiglio regionale, Antonio Mazzeo.  Il primo cittadino ha già formato il primo doloroso protocollo che si adotta in circostanze così drammatiche, estendendo il lutto cittadino per due giorni (martedì e mercoledì). Fra le iniziative formulate dal sindaco, l’invito all’intera popolazione ad osservare mercoledì mattina alle 10.00, orario dell’esplosione, un minuto di silenzio.

Le salme delle vittime sono state trasferite a Firenze, per procedere, secondo prassi, all’autopsia e all’identificazione. La procura di Prato, come si diceva, che coordina le indagini, ha già assegnato agli esperti l’esame autoptico delle vittime. L’azienda Eni, intanto, sta attivamente collaborando con gli inquirenti per individuare le cause che hanno provocato l’esplosione delle quali è prematuro ipotizzarne la natura. La società, in un comunicato, esprime inoltre la propria vicinanza alle famiglie delle persone decedute e ferite, assicurando che ogni informazione sarà messa a disposizione delle autorità giudiziarie che stanno conducendo le indagini.

 

 

CORDOGLIO DI STATO

Il presidente della Camera, Lorenzo Fontana, nel corso dell’incontro con la stampa parlamentare, ha fatto osservare un minuto di silenzio per le vittime dell’esplosione. «La Camera – ha dichiarato – sta cercando di lavorare su tutti i fronti, non solo dal punto di vista legislativo, abbiamo recentemente fatto gli Stati generali, c’è una commissione bipartisan che sta lavorando, è una tematica su cui c’è molta sensibilità; è un atto doveroso: non è possibile immaginare che ci siano persone che vanno al lavoro e non tornano più a casa; quella delle morti sul lavoro è una piaga che persiste: bisogna tentare in tutti i modi di farla finire. su questo c’è un impegno bipartisan».

Proprio l’incidente di Calenzano ricorda altri fatti avvenuti, sempre quest’anno in depositi industriali. E’ del 21 giugno l’esplosione all’Aluminium di Bolzano che provoca un morto e cinque feriti. Il 23 ottobre, altra esplosione, che fa crollare parte di un capannone della Toyota Material Handling di Bologna provocando due morti, un ferito grave e una decina di dipendenti.

L’anno si era aperto l’11 gennaio a Valfabbrica (Perugia), dove un operaio di 50 anni era morto dopo essere stato travolto dalla terra mentre si trovava all’interno di uno scavo per la riparazione di un tratto del sistema fognario nella zona. A seguire, il 15 febbraio, un operaio quarantenne aveva perso la vita dopo essere stato investito da un mezzo in movimento in un’azienda di Longhena (Brescia).