«Comico per caso»

Tommy Terrafino, ospite a “Cabaret al Tarentum”

«A Ibiza, villaggio turistico, promosso da scenografo ad animatore. Poi il Festival del cabaret, la tv su La7 e Raidue, dal “Boss dei comici” a “Made in Sud”. A Rutigliano il mio primo locale per fare cabaret». “Costruiamo Insieme” a sostegno della rassegna. In platea ospiti del Centro di accoglienza.

Secondo appuntamento con “Cabaret al Tarentum”. Ospite della rassegna a cura di Renato Forte, sostenuta da “Costruiamo Insieme”, il comico Tommy Terrafino da noi intervistato. Anche per il popolare “parcheggiatore” e “vegano” – due dei suoi più fortunati personaggi portati in tv – è stato un successo. In platea alcuni degli ospiti del nostro Centro di accoglienza accompagnati da operatori.

«Ho superato i quaranta – ci ha raccontato in una lunga intervista video – ma è a diciassette anni che ho sentito, forte, il richiamo del palcoscenico, avvenuto in modo fortuito come spesso accade; infatti la mia “prima volta” è stata in un villaggio turistico». Terrafino, artista pugliese, nato a Noicattaro, residente a Turi, è noto ovunque grazie a passaggi televisivi e successo registrati con “Il boss dei comici” su La7 prima, e con “Made in Sud” su Raidue, poi.

Terrafino è salito sul palco dell’Auditorium di via Regina Elena a Taranto alle 19.00. Orario singolare per il genere di spettacolo che, però, al suo debutto ha raccolto i favori di un pubblico che ha condiviso la scelta di Forte, direttore artistico del cartellone. Scopo principale: non provocare attriti all’interno di coppie e famiglie che, in altri orari, si troverebbero di fronte al dilemma partita di calcio in tv o spettacolo in teatro.

ARRIVA LA POPOLARITA’

Terrafino sta attraversando un momento di grande popolarità. Fra i suoi personaggi, il parcheggiatore abusivo e il “vegano” (più vittima che promotore dell’ultima moda in fatto di diete). «Carica, carica! Vieni, vieni…frena!», uno dei suoi tormentoni. Ma torniamo per un istante al villaggio turistico. «Ibiza, la cosa ormai risale a un po’ di anni fa, appassionato di pittura fui ingaggiato in qualità di scenografo per un villaggio della Francorosso; disgrazia volle, che l’animatore, un tarantino, facesse un incidente in moto, lieve per fortuna, e, non volendo, temporaneamente lasciasse il suo posto al sottoscritto. Fu in quel momento che scoprii una vena brillante, a seguire sostenuta da una certa caparbietà, tipica di noi pugliesi…».

Di mezzo, pare di capire, un’accademia, “Sipariando”, e non solo quella. «Roma, iscritto e rapito dalla tecnica e dalla creatività sollecitate da un corso professionale; tornato in Puglia, ho aperto un locale a Rutigliano, il “DelTer club”: ospitavo artisti e spesso mi cimentavo in monologhi o spettacoli con l’altra metà di un sodalizio artistico, Savino & Terrafino, durato sedici anni, cioè fino a quando il mio collega decise di mollare il colpo; avevamo fatto tv importanti insieme, da Teleregione a Telenorba, ma da quel momento in poi avrei dovuto declinare dialoghi fatti di “botta e risposta”, dunque comico e spalla, a monologo: mi rimboccai le maniche e ribaltai il senso degli spettacoli».

PARCHEGGIATORE E “VEGANO”

Va bene il parcheggiatore, poi il “vegano”, una intuizione a prima vista non del tutto condivisa da produttori e autori tv. «Qualcuno, in effetti, mi aveva sconsigliato di fare monologhi sul pensiero vegano, considerato ancora di nicchia, invece non solo mi è andata bene, ma ho vinto il Festival del cabaret a Martina Franca, la manifestazione di Giovanni Tagliente nota in tutta Italia: era il 2014; poco dopo la prima occasione televisiva, con La7, “Il boss dei comici”, un’idea di Nando Mormone: trecento aspiranti comici, una selezione dolorosa, ma alla fine ce l’avevo fatta: ero stato scelto per partecipare al programma; a seguire, è stata la volta di “Made in Sud”, prodotto dallo stesso Mormone».

Un altro esame. «Trasmissione in diretta su Raidue, non sono ammesse distrazioni; l’Auditorium di Napoli, una muraglia di mille persone che devi far ridere, altrimenti sono guai: mi è andata bene, sono felice di come si evolvono i miei personaggi, del favore del pubblico, il che significa essere sulla buona strada».

Cosa fa ridere Terrafino e l’ultima volta che ha riso di gusto. «Le battute raccolte per caso, quelle scaturite da persone normali che – per chiss quale pensiero scaturito dalla mente umana – diventano involontarie battute. L’ultima volta a Bari, le due di notte, davanti al furgone dei panini: “Miche’, dammi ‘na birra – ma mi raccomando – non deve essere fredda, né calda: croccante!”; quando ho sentito questa cosa, mi sono detto “E’ mia!”».

«Polveri mortali»

Italia, prima in Europa, a causa del PM2.5

Taranto, nel nostro Paese, davanti al resto delle province. «I tumori infantili registrano una percentuale superiore al 50% rispetto alla media», aveva spiegato in una intervista rilasciata a “Costruiamo Insieme” Valerio Cecinati, direttore del reparto di Pediatria del SS. Annunziata.

Non più tardi dello scorso luglio, sui nostri canali, dal sito a youtube (Costruiamo Insieme, «Vincere insieme», digitate pure…), in una intervista a Valerio Cecinati, direttore del reparto di Pediatria del SS. Annunziata, era emerso un dato raccapricciante: Taranto registra il 50% di casi in più rispetto al resto d’Italia. La nostra terra per tutto quello che ha passato e ancora sta passando, prima di ogni cosa la crisi occupazionale con particolare riferimento alla vice Arcelor-Mittal (ex Ilva), non si meraviglia più di niente. Come se fosse stato stirato dall’artiglieria pesante. E come se non bastasse, la stessa, si fosse fatta un altro giro su una città moribonda e l’avesse tramortita una seconda volta.

Dunque, di che meravigliarsi, se non più di tre giorni fa l’agenzia italiana più autorevole, l’Ansa, abbia divulgato attraverso il proprio sito e la serie di testate giornalistiche, dalle più autorevoli a quelle di provincia, che il nostro Paese ha registrato l’ennesima tragedia sanitaria. L’Italia è tristemente prima in Europa e undicesima nel mondo per morti premature da esposizione alle “Polveri sottili PM2.5”.

QUARANTACINQUEMILA MORTI!

Appena tre anni fa sarebbero state 45.600, con una perdita economica di oltre 20 milioni di euro: la peggiore in Europa. È il risultato fra uno dei dati riferiti all’Agenzia ANSA da Marina Romanello, una studiosa italiana – nemmeno a dirlo, a proposito di fuga di cervelli all’estero – della University College di Londra, ricavata da un’attenta analisi pubblicata da una rivista medica sull’impatto dei cambiamenti climatici sulla salute, condotta da ben trentacinque università. La studiosa italiana è tra gli autori di un  impietoso report che ha coinvolto almeno trentacinque enti, tra università e istituzioni, come l’OMS e centoventi ricercatori in tutto il mondo.

Abbiamo sentito spesso parlare ambientalisti locali e nazionali di un elemento infinitesimale, ma al contrario dannoso quanto un veleno letale: il PM2.5. Di piccolo diametro, il PM2.5 è composto da tutte quelle particelle solide e liquide disperse nell’atmosfera. Qui sta l’aspetto tragico, proprio perché essendo di piccole dimensioni, questo elemento considerato comunemente “polvere sottile”, può penetrare negli alveoli polmonari e potenzialmente passare nel sangue.

Gli esperti, nel summit appena riferito, a conclusione di un primo ciclo di studi, hanno stimato il seguente dato: in Europa sarebbero duecentottantunomila le morti premature per esposizione alle PM2.5.

In pericolo, come ci aveva spiegato Cecinati, direttore del reparto di Pediatria del SS. Annunziata, è soprattutto la salute dei bambini e dei neonati. Questi, infatti, risultano essere i più esposti in quanto dotati sistemi immunitari e respiratori ancora non del tutto sviluppati.

TUMORI INFANTILI, TARANTO PRIMA PER DISTACCO

«I tumori infantili – ci aveva spiegato Cecinati – sarebbero considerati patologie rare: in Italia se ne registrano quattromila casi l’anno; l’ultimo rapporto dell’Istituto superiore di Sanità sull’incidenza dei tumori infantili descrive una percentuale superiore al 50% rispetto alla media: non abbiamo un’epidemia di tumori infantili, ma tradotto in numeri, se nelle province del resto d’Italia registriamo una media di quindici casi all’anno, a Taranto ne riscontriamo venticinque l’anno».

Per concludere, i problemi climatici fra le varie cause, provocano malnutrizione, in quanto minacciano i raccolti. In Italia, anche questo secondo stime attendibili, il potenziale di raccolto si è ridotto per tutte le coltivazioni alimentari di base (dagli Anni 60 quello del mais si è ridotto del 10,2%, quello del grano invernale del 5%, della soia del 7%, del riso del 5%).

Diventa fondamentale, tornando ai nostri bambini, rispettare l’accordo sul clima sottoscritto a Parigi. Sarebbe l’unico sistema perché un bambino nato oggi, secondo i ricercatori, possa festeggiare il suo trentunesimo compleanno in un mondo a emissioni zero perché  le prossime generazioni  abbiano un futuro più sano e sicuro, finalmente.

«Lavoro in pace»

Sadiki, da quattro anni in Italia, si racconta

«Da quando sono in Italia, accetto qualsiasi cosa, tranne che io o altri neri, rubiamo lavoro e donne. Vado nei campi, negli stabilimenti, perfino nel retrobottega di un ristorante, ma non dite che rubiamo occupazione e ragazze…»

«Niente elemosine, la cosa ci offenderebbe: siamo andati via dal nostro Paese per vivere dignitosamente e nessuno, compresi quanti chiedono monetine, siano essi neri, dell’Est o tarantini – perché anche i tarantini, mi risulta, chiedano spiccioli all’uscita di bar e supermercati – pensano che stendere una mano o un cappellino al prossimo, sia la soluzione a tutti i mali…».

Ne abbiamo parlato e scritto la scorsa settimana con il racconto di Mosi. Il tema è lo stesso, sfumature simili, il ragionamento non fa una grinza. Ne parla Sadiki. «Da quasi quattro anni sono in Italia, mi trovo bene, mai chiesto un solo euro, nemmeno quando ne avrei avuto bisogno: sono stato ospitato nel Centro di accoglienza “Costruiamo Insieme” e sono fiero di avere imparato molte cose, dallo studio, alla scrittura, a imparare nuovi mestieri».

Corsi di formazione che gli saranno serviti per cercare lavoro. «Il discorso è complicato: il lavoro manca anche ai tarantini, l’unica richiesta che perviene a noi neri è l’attività nei campi, a raccogliere ortaggi e frutta; con uno stipendio giusto, per noi, dal colore della pelle diverso, quanto per i bianchi, come noi impegnati nel raccolto nelle campagne; i corsi di formazione sono utili, lo sono stati per miei colleghi, chi lavora nel campo della ristorazione, chi fa il meccanico, le occasioni non sono mancate».

NON RUBIAMO LAVORO…

Non sono tante, ma ci può stare secondo Sadiki. «E’ un momentaccio – dice – specie ora che l’industria sta risentendo della crisi; speriamo che il Governo italiano possa risolverla questa crisi e tutto, almeno per i dipendenti dell’ex Ilva, torni sereno; così io e i miei fratelli, quelli che hanno grande volontà, ci diamo da fare; ma, attenzione, non rubiamo lavoro a nessuno».

Come Mosi, Sadiki torna su un ragionamento. «Gente dice che rubiamo lavoro e donne agli italiani e questo non è vero; sto in Italia da qualche tempo, dicevo, così la vostra lingua riesco a parlarla bene; insomma, mi faccio capire e dove non arrivo a farmi capire, mi aiuto con discorsi lunghi e con i gesti delle mani: perché dico questo? Perché a volte, quando entro in un bar, sono alla fermata in attesa di un bus, dopo aver comprato il biglietto sia chiaro, faccio finta di non capire l’italiano – che invece capisco bene, purtroppo… – e sento sempre le stesse cose, cattive il più delle volte; se prendessi la parola, per dire la mia so che scoppierebbe il caos…».

Ma fa male. «Certo che fa male – spiega Sadiki – sono arrivato in Italia con la speranza di fare una vita migliore rispetto a quella che facevo nel mio paese dove è un continuo conflitto etnico e c’è il pericolo reale che qualcuno a cui sei antipatico, con un pretesto qualsiasi ti ammazzi! E’ successo, succede, succederà, purtroppo, fino a quando fra anni non sarà ripristinato uno Stato democratico; sono venuto in Italia con lo scopo di rendermi utile al Paese del quale sono ospite: a raccogliere nei campi, tinteggiare una casa, fare il lavapiatti in un ristorante, svuotare camion e sistemare merce pesante in un supermercato, va anche bene; poi sarà il tempo a dire che sono capace a fare altro o incapace anche a spolverare un tavolino a pulire il banco di un bar; per ora va così…».

…E NEMMENO RAGAZZE

Altro argomento, le donne. «Altro tasto dolente: la gente che pensa questo, credo manchi di rispetto intanto alle stesse ragazze, come se queste non avessero un cervello tale da scegliere da sole con chi fare amicizia, chi tenere per mano; io la trovo la cosa più normale al mondo e chi, oggi, fa ancora distinzioni fra il colore di pelle – come se questo autorizzasse una classifica di meriti – penso abbia ancora da studiare per confrontarsi con un’epoca che spiega che il nero ha gli stessi diritti del bianco, sempre con il dovuto rispetto: non voglio niente in regalo, tantomeno assistenza, denaro; sapessero che faccio una cosa simile, quei parenti che hanno cercato in tutti i modi di trattenermi nel mio Paese, mi allontanerebbero definitivamente; non accetterebbero nemmeno un euro di quelli che invio per far studiare una sorella più piccola e un nipote che, diversamente, non avrebbero avuto la possibilità di fare passi avanti nello studio, nella cultura».

Sadiki, adesso che fa. «Intanto non mi do per vinto: faccio sempre quello che c’è da fare – conclude – non mi tiro mai indietro, qualsiasi cosa ti chiedano da fare con decoro, non ci penso su due volte: ho una base più o meno sicura, fra raccolta nei campi e lavoro negli stabilimenti balneari, così non mi tiro indietro davanti a qualsiasi cosa: basta conoscere e rispettare le regole, non conosco altro modo per guadagnarsi stima e rispetto dal prossimo, che questo sia bianco o nero!».

«Massima accoglienza»

Intervista ad Antonella Bellomo, Prefetto di Taranto

«L’Italia, il Meridione in particolare, sono realtà che non mostrano diffidenza nei confronti della popolazione straniera», dichiara la massima autorità dello Stato sul territorio. «La città attraversa un momento di crisi del lavoro. Attivi nell’assicurare il rispetto delle regole, monitoriamo i flussi dei finanziamenti destinati a sviluppo e recupero della città».

Questa settimana, ospite del sito Costruiamo Insieme e degli strumenti di comunicazione ad esso collegati, dalla web radio al canale youtube, Antonella Bellomo, Prefetto di Taranto.

«Auguro a Taranto, la ripresa tanto auspicata», ha dichiarato nella sua prima conferenza stampa. Eccellenza, alla luce di quanto sta accadendo in queste ore, ci riferiamo anche al caso Arcelor-Mittal, qual è il suo punto di vista?

«E’ una situazione molto complessa, ma l’augurio rivolto allora alla città di Taranto, è lo stesso: sincero e di cuore. A distanza di sei mesi da quel giorno, mi rendo conto che non è semplice individuare quale sia l’interesse generale dei cittadini; oltre all’augurio, c’è l’impegno a individuare e perseguire la strada migliore per i tarantini. In un momento così delicato, purtroppo avvertiamo un senso di impotenza; ci solleva, però, che il tema industriale sia all’attenzione di Governo e Stato in tutte le sue massime componenti, pertanto augurio e impegno sono confermati affinché si possa davvero trovare la migliore soluzione per questo territorio».

«Guardare al futuro con speranza», uno dei suoi passaggi.

«Mai perdere di vista la speranza, l’aspirazione dell’uomo è tesa a migliorare la condizione umana; problemi di fronte ai quali ci troviamo oggi, sono anche causati da un progresso economico, spesso accettato acriticamente senza porsi il problema delle eventuali conseguenze: siamo in un momento di forte consapevolezza, la crescita delle conoscenze scientifiche ci consente di accettare un progresso sostenibile dalla comunità, pertanto credo che la speranza sia sentimento che deve trovare posto nei nostri cuori unito, però, all’impegno di ciascuno di noi affinché questa speranza si traduca in azioni concrete».Bellomo 03Quali sono i compiti che il Governo assegna a una Prefettura, l’Ufficio territoriale del Ministero dell’Interno?

«E’ una istituzione antica centocinquant’anni, da cento anni coeva all’Unità d’Italia, nata dall’esigenza del Governo centrale così da avere un presidio sul territorio; è questa la sua funzione principale, anche se nel corso di questi anni ha subito profonde trasformazioni. In un momento storico particolarmente delicato, composto da organismi sovranazionali – penso all’Unione europea, all’adesione a contesti internazionali – sono le autonomie locali, Comuni, Province, Regioni, ad avere rango costituzionale rispetto alla Prefettura che questa autonomia non le ha; ruolo principale della Prefettura è fare da raccordo fra il sistema dell’autonomia locale e il sistema dell’apparato dello Stato, tutto il resto discende da questo, porci in una situazione di servizio per la comunità, rappresentando le esigenze della generalità dei cittadini e cercando di svolgere azione di mediazione, tanto nei conflitti sociali quanto negli interessi rappresentati dalle varie istituzioni».

Fra gli altri compiti, monitorare i finanziamenti perché questi vengano spesi in modo corretto. Specie in un territorio in sofferenza come il nostro.

«Sono previsti grandi finanziamenti in ordine a sviluppo e recupero di gran parte dei territori della città e di quelli confinanti; previsti finanziamenti anche per le grandi manifestazioni – è il caso dei Giochi del Mediterraneo – e in tutto questo la situazione è talmente delicata in un contesto nazionale da autorizzarci a pensare ad attacchi a finanziamenti che potrebbero  sfuggire ai canali della legalità, della regolarità; l’opinione pubblica è al corrente di protocolli d’intesa con autorità, enti locali, Invitalia, istituzioni destinatarie di questi contributi; par fare sì che ciò avvenga, mettiamo a disposizione il nostro pacchetto le competenze, le banche dati del Ministero dell’Interno per monitorare qualsiasi soggetto che vorrà accedere a questi finanziamenti».

Eccellenza, in questi primi sei mesi di attività che idea si è fatta del territorio? Quali sono i temi sui quali si sta impegnando?

«I temi sono guidati dalla contingenza, dal settore che in questo momento sta registrando crisi: il lavoro; in generale, non solo quello della grande industria, ma anche il sistema dell’indotto, l’economia del territorio, preoccupazione che coinvolge a tutto tondo questa Prefettura; anche le problematiche che attengono al disagio giovanile, declinato tanto nella diffusione di sostanze stupefacenti, nelle fasce dei giovani, ma anche di quanti non più minorenni non hanno trovato una precisa collocazione nella società; senza contare episodi che ci hanno visto balzare agli onori della cronaca – senza voler criminalizzare alcun territorio – attraverso manifestazioni violente di giovani, comparto quest’ultimo che merita maggiore attenzione; proprio in virtù di ciò abbiamo svolto diverse riunioni con il procuratore del Tribunale dei minori, con gli Organi della scuola, le Forze di polizia, Enti locali per fare squadra e mettere a sistema iniziative in nostro possesso; è materia complessa che merita quell’attenzione che la comunità si aspetta».Bellomo 02C’è un tema che in quanto cooperativa sociale, ci sta particolarmente a cuore, quello dei migranti. Attraverso i nostri strumenti di comunicazione facciamo promozione all’esterno. Abbiamo fatto e faremo ancora trasmissioni a tale proposito. La Prefettura, intanto, ha reso più snella la macchina dell’accoglienza.

«Come diciamo spesso, l’Italia, il Meridione in particolare, sono realtà accoglienti, non mostrano diffidenza nei confronti della popolazione straniera; sul nostro territorio esiste un hot-spot, che corrisponde a precise indicazioni dell’Unione europea che invita ad organizzare luoghi di sbarco; l’hot-spot di Taranto è tuttora gestito dal Comune, che ha dimostrato insieme ad Autorità sanitarie locali, comparto del volontariato, istituzioni locali, autorità del porto, Capitaneria, Marina militare, di poter contare su un sistema di accoglienza efficace; in realtà anche i numeri registrati sul territorio oggi sono più contenuti rispetto al passato, ma sento di poter dire che la macchina è stata ed è efficiente, e di questo ci è stato dato atto in sede nazionale».

L’Europa chiede maggiore impegno all’Italia.

«Per collocazione geografica l’Italia è certamente esposta all’arrivo di gente proveniente da altri Paesi per vari motivi, dal disagio economico e sociale, alla fuga dalla guerra; non dimentichiamoci che questa migrazione è ben datata: da circa trent’anni la Puglia è terra di sbarchi, a cominciare dall’arrivo di albanesi; si tratta di popoli alla ricerca di condizioni migliori, a tutto questo si unisce una crisi più grande, che prima ancora di essere crisi economica è una crisi di valori all’interno di quello che una volta era il Vecchio continente; dunque è questo l’aspetto sul quale va fatta più di una riflessione».

Ordine e sicurezza pubblica, sono stati compiuti passi in avanti.

«Non possiamo mai ritenerci soddisfatti dello stato in cui siamo: ogni nostra attività è in progressione e tende a richiedere all’apparato dello Stato un atteggiamento severo nei confronti della criminalità; l’impegno da parte dell’intero apparato dello Stato è quello di rafforzare i presìdi della legalità a tutela della regolarità della vita di una comunità; non possiamo mai essere soddisfatti, considerarci arrivati ad una soluzione; abbiamo bisogno di collaborazione interistituzionale, ma anche della condivisione da parte dei cittadini cui fornire una sicurezza e far comprendere che anche i piccoli comportamenti di violazione delle regole contribuiscono ad aggravare il controllo della sicurezza pubblica».

Ex Ilva, Conte a Taranto

A sorpresa venerdì il premier in città

«Non ho la soluzione, ma prometto massimo impegno», ha dichiarato. Incontro con operai, manifestanti e autorità. Arcelor-Mittal spaventa, sarebbero cinquemila gli esuberi. Incontro lunedì a Roma. Complicata la strada per la nazionalizzazione. 

DOMENICALE Conte prefettura 2Un blitz inatteso a Taranto. Il premier Giuseppe Conte resterà nella Città dei Due Mari e dei diecimila del siderurgico, fino alla mezzanotte di venerdì in Prefettura, a confrontarsi con autorità del territorio. Con lo stesso prefetto, Antonella Bellomo, che ha appena rilasciato una lunga intervista a “Costruiamo Insieme”, il nostro sito e ai nostri canali web, da youtube alla radio.

Conte è piombato a Taranto nel pomeriggio. Ha agito d’impeto. Fra attendere suggerimenti o proposte di soluzione o tacere, fa di più. Quanto nessun politico di razza, attendista anziché no, avrebbe fatto: andare nella tana del lupo. Incontrare i dipendenti di ex Italsider, Nuova Italsider, Ilva, Arcelor Mittal, da troppo tempo abbandonati al loro destino, sempre più incerto. Specie alla luce delle ultime voci, insistenti, che circolano da giorni: Arcelor-Mittal fa le valigie e dice addio, non ci sarebbero le condizioni per lavorare serenamente. Figurarsi la serenità dei dipendenti dell’ex Ilva sulla cui pelle da anni si gioca una dura battaglia. Crisi, non solo per Taranto, ma per il resto d’Italia, nel resto d’Europa. E’ un effetto-domio. L’acciaio è utile non solo a una comunità, quella tarantina, sulla quale potrebbe abbattersi una bomba sociale da un momento all’altro, ma anche ai Paesi europei che del lavoro del siderurgico tarantino si giovano da sessant’anni. Quell’industria che sbuffa fumo, per pochi soldi produce acciaio e mali indefinibili.

CINQUEMILA ESUBERI!

L’ultima provocazione di Arcelor-Mittal sono i cinquemila esuberi. Di punto in bianco. Così il Governo studia le su contromosse per evitare che migliaia di lavoratori restino senza occupazione. Così si ragiona sul nodo degli esuberi, nel caso l’azienda con i bagagli fuori dalla porta tornasse a sedersi al tavolo. A Roma pensano anche a un Piano B che veda Cassa depositi e prestitiin un ruolo di primo piano, con l’ingresso magari di altre cordate.

Il premier Giuseppe Conte che pur ammettendo l’inesistenza di una uscita strategica, ci mette la faccia. Richiama a sé il dossier e tutti alla responsabilità, spiegando il senso che il suo blitz a Taranto è la presenza dello Stato accanto a Taranto e ai lavoratori tarantini. «Vengo qui senza maschera, ma non ho la soluzione in tasca», ha spiegato a cittadini, lavoratori e contestatori.

VENERDI’ A TARANTO, LUNEDI’ A ROMA

Nella mattinata successiva, ieri cioè, fonti industriali, che hanno partecipato all’incontro di venerdì sera in Prefettura a Taranto proprio col presidente del Consiglio Giuseppe Conte, confermano alle agenzie un secondo incontro, stavolta a Roma, domani (lunedì per chi ci legge) con i Mittal, il Gruppo che controlla l’ex Ilva di Taranto, Genova, Novi Ligure e altri siti italiani. E, intanto, la città attende, con impazienza nuovi risvolti e, finalmente, una soluzione definitiva.

Sarebbero diverse le ipotesi per uscire dalla posizione d’attesa. Compresa quella della nazionalizzazione, una soluzione sulla quale oggi si registra più di una brusca frenata. Innanzitutto, secondo quanto riferito da fonti parlamentari della maggioranza, dal Ministero delle Finanze. Una strada difficilmente percorribile, tanto per questioni di sostenibilità economica, quanto per eventuali paletti che arriverebbero dall’Unione europea.

Dunque, reintrodurre lo scudo penale per Arcelor-Mittal. Su questo tema, intanto, nel Pd ragiona se proporre un emendamento a misura, ma la tesi che sembra prevalere è che una mossa del genere potrebbe non sbloccare comunque la situazione. Per questo motivo si prenderebbe ancora tempo. Si attendono nuove, dunque. Buone nuove, a partire da un incontro, sicuramente interlocutorio, quello in programma domani nella Capitale.