«Katy, la Puglia, il cuore della Valle»

Roby Facchinetti, dalle canzoni al primo libro

Una diretta su Facebook è l’occasione per risentirsi. In attesa, Covid permettendo, di tornare fra gli amici e raccontarlo di persona. Copie autografate per i lettori. E poi, la nostra regione. «E’ la mia seconda casa». Una pioggia di foto, una masseria a un fiato da Martina Franca e il suo commento: «Che posto! Da restare senza fiato, arrivooo!». «Burrata, fave e cicoria, consideratemi già lì»

Roby Facchinetti e la Puglia. Un amore sviscerato. L’artista, diplomatico, prova a non si sbilanciarsi più di tanto, i Pooh devono il successo planetario a un “popolo” esagerato che non conosce latitudini. Alla fine, però, ammette: “Considero questa regione come la mia seconda casa». Di recente ci aveva anche confessato un peccato di gola, il pranzo perfetto, «Burrata, fave e foglie, possibilmente in quantità industriale…». E non solo, in quel momento, alla sua telefonata rispondo con una pioggia di foto. Il soggetto è una gran bella masseria, “Don Cataldo”, decine e decine di ettari, location mozzafiato nel cuore della Valle d’Itria, un fiato da Martina Franca. Restaurata e arredata con classe, ha rispetto dell’esistente e, soprattutto, degli animali che vivono indisturbati in ogni angolo. Qui, cavalli, mucche, lepri, galli, galline, oche, circolano indisturbati. Completano un quadro d’altri tempi. «Che posto! Da restare senza fiato, arrivooo!», digita entusiasta Facchinetti. «Affare fatto», risponde il direttore di questo posto incantevole, dove urla e clacson non si sa cosa siano.

L’occasione che ci mette daccapo in contatto con uno dei fondatori dei Pooh, voce di decine e decine di successi, è la presentazione via social del suo primo libro, un vero debutto, come a dire che gli esami non finiscono mai: “Katy per sempre”. Pubblicato da Sperling e Kupfer, duecento pagine di un romanzo. Una sedicenne, Rita, scopre “Piccola Katy”, vi si riconosce al punto tale che da quel momento adotterà quel nome per tutta la vita, per sempre.

«A novembre dovevo girare le librerie italiane per presentare il mio primo romanzo, “Katy per sempre”, ma il secondo decreto ministeriale ha posto un freno a un progetto di fatto solo rinviato. Poi la scomparsa di Stefano D’Orazio, un fratello, qualcosa che mi ha completamente devastato: non era il caso di pensare a programmare giri librari con il cuore a pezzi».ROBY 2 - 1

FACCHINETTI, UN LIBRO, UN SOCIAL

Nel frattempo, Facchinetti incontra gli amici di tre generazioni attraverso il social più collaudato: Facebook. Dunque, diretta con lo store Mondadori di via De Cesare a Taranto e via con la presentazione del suo debutto in veste di scrittore. Tastierista, autore e interprete celebrato, è stato per cinquant’anni con i Pooh, ma mai avrebbe pensato di realizzare un’opera di duecento pagine. E, invece, è accaduto. Dodicimila visualizzazioni, millecento commenti durante la diretta, trentacinquemila post. Un’apoteosi, secondo il direttore dello store tarantino, Carmine Fucci.

Dunque, i Pooh, centinaia di canzoni, successi che hanno fatto cantare almeno tre generazioni. Con Facchinetti, negli anni, hanno scritto per la “banda nel vento”, gli stessi compagni di viaggio: Valerio Negrini, Dodi Battaglia, Red Canzian e Stefano D’Orazio. «Solo pochi giorni fa – ha detto Facchinetti riferendosi alla scomparsa di quest’ultimo, il grande batterista dei Pooh – ho ripreso a fare cose bruscamente interrotte da questa mazzata tremenda».

Una modalità singolare, quasi un debutto “social”. «Mi è sembrata una buona cosa, propedeutica per quello che resta il mio obiettivo principale: riabbracciare i tanti amici dei Pooh con una serie di presentazioni alla prima occasione; quando quella sciagura chiamata Covid sarà definitivamente debellata: un incubo vissuto sulla mia pelle, con la mia Bergamo devastata dal dolore e dalla scomparsa di concittadini, conoscenti, amici, qualcosa di davvero tremendo».

Riflessione dovuta. Il libro, intanto, è già fra i più venduti, nello store tarantino è arrivata una cinquantina di copie autografate dallo stesso musicista già esaurite. Ma c’è ancora una bella scorta. Per Natale il regalo è garantito. Dunque, il libro, strumento inusuale per Facchinetti. «Avevo voglia di misurarmi con la scrittura – così spiega l’artista la sua scelta – vedere fino in fondo se avessi imparato a raccontare con tempi evidentemente diversi una storia; doveva esserci una scintilla, però, e questa è arrivata sul filo di lana: ultimo concerto dei Pooh, Casalecchio di Reno, 30 dicembre del 2016; frastornato da una marea di sentimenti, mi raccolgo in camerino solo con i miei pensieri: accendo il cellulare, decine di messaggi, un’emozione dietro l’altra; fra questi, uno in particolare…».Don cataldo

 CHE ROMANZO LA VITA…

E qui comincia il racconto.  «“Caro Roby – riprende Facchinetti – questa sera tutto è finito, anche la mia vita con voi, quella che conosci e potrai raccontare, se vuoi, Katy”. Lei, una fan dei Pooh. A sedici anni aveva scoperto la nostra musica senza più abbandonarla. Era partita da “Piccola Katy”, canzone nella quale si era riconosciuta al punto tale da assumerne il nome: la sua vita, a tratti felice, a tratti sofferta, aveva avuto una compagna fedele: la musica dei Pooh che, mi confessò, l’aveva salvata».

Le canzoni dei Pooh a braccetto con il carattere di Katy. «Una vita fatta di scoperte, amori, delusioni, momenti felici e cadute dalle quali poi riprendersi con più forza; la sua è una delle storie di ragazze e ragazzi che volevano cambiare il mondo e spesso si identificavano con le canzoni, italiane e straniere, che circolavano dall’inizio della storia, cioè dal ’68 in poi, anno di rivoluzioni e proteste; una ragazza sedicenne, una fuga-non-fuga di casa, un continuo confronto con amici e passioni. E, in tutto questo, le nostre canzoni a fare da cornice…».

Valerio Negrini diceva che i Pooh avevano ormai scritto tutto sull’amore, ma la canzone più bella, forse, sarebbe potuta ancora arrivare ancora da un momento all’altro. «Valerio era un grande – spiega Roby – senza lui non ci sarebbero stati i Pooh, senza le sue poesie non ci sarebbero state emozioni trasmesse, con la mia musica se vuoi, in questi cinquant’anni; anche Stefano è stato una grande scoperta: l’uomo lo hanno conosciuto in tanti, ma come autore, non solo di testi, ma anche di libri, è stato uno straordinario interprete di grandi sentimenti, basta prendere alcune delle sue canzoni: con lui avevo in piedi un progetto che presto tirerò fuori. Ma adesso, in un’altalena di emozioni, c’è lei, Katy: Rita, una ragazza più che adolescente, che un giorno ascoltò una canzone “rivoluzionaria” dei Pooh, scegliendo di cambiarsi nome, perché fosse Katy per sempre».

Natale, sì e no

Residenza, domicilio e abitazione

Il Governo e le risposte ad alcune delle domande più comuni. Fra queste, se si può andare a casa del proprio coniuge, andare a trovare parenti anziani. E se gli spostamenti per turismo sono consentiti. In questa nota la sintesi degli interrogativi più ricorrenti.

Non siamo ancora alla vigilia di Natale e Capodanno, ma gli italiani fanno già i conti con le disposizioni riportate nell’ultimo decreto emesso dal Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte. Le nuove regole, come noto, sono state approvate la scorsa settimana dal governo. Come i precedenti, anche quest’ultimo decreto prevede regole generali, in vigore già dal 4 dicembre, e regole specifiche per il periodo delle feste natalizie, dal 21 dicembre al 6 gennaio.

Chiunque può trovare sul sito del Governo, la pubblicazione di risposte ad alcune delle domande più frequenti su cosa si potrà fare e cosa no durante quel periodo. Il Dpcm del 3 dicembre 2020 prevede che, nonostante i divieti, dal 21 dicembre al 6 gennaio si possa comunque far rientro alla propria residenza, domicilio o abitazione. Ma osserviamo, meglio, leggiamo in modo più dettagliato, cosa si intende con questi tre termini.

 

RESIDENZA

La residenza è definita giuridicamente come il luogo in cui la persona ha la dimora abituale. La residenza risulta dai registri anagrafici ed è quindi conoscibile in modo preciso e verificabile in ogni momento.

DOMICILIO

Il domicilio è definito giuridicamente come il luogo in cui una persona ha stabilito la sede principale dei suoi affari e interessi. Il domicilio può essere diverso dalla propria residenza.

ABITAZIONE

Il concetto di abitazione non ha una precisa definizione tecnico-giuridica. Ai fini dell’applicazione del dpcm, dunque, l’abitazione va individuata come il luogo dove si abita di fatto, con una certa continuità e stabilità (quindi per periodi continuati, anche se limitati, durante l’anno) o con abituale periodicità e frequenza (per esempio in alcuni giorni della settimana per motivi di lavoro, di studio o per altre esigenze), tuttavia sempre con esclusione delle seconde case utilizzate per le vacanze.

Per fare un ulteriore esempio, le persone che per motivi di lavoro vivono in un luogo diverso da quello del proprio coniuge o partner, ma che si riuniscono ad esso con regolare frequenza e periodicità nella stessa abitazione, potranno spostarsi per ricongiungersi per il periodo dal 21 dicembre 2020 al 6 gennaio 2021 nella stessa abitazione in cui sono soliti ritrovarsi.

«E il sogno diventò incubo»

Fabio, da divo del calcio a panettiere e taglialegna

«Quando sei giovane e diventi un idolo, guadagni tanti soldi. Li spendi tutti insieme, ti fai trascinare negli eccessi. Quando vuoi uscirne è troppo tardi, ma l’affetto della famiglia è importante. Vorrei insegnare ai ragazzi a fare attenzione e non commettere i miei stessi errori»

Fabio, quarantasei anni e un sogno che si infrange contro gli eccessi di una dolce vita. Una di quelle che capitano ad attori e calciatori “per un giorno” ci verrebbe da dire, se la vita di Fabio Macellari, idolo di Lecce, Cagliari, per un po’ di Bologna e, perfino, Inter, non fosse durata anche più di quel fatidico “giorno”. Pressioni e distrazioni, purtroppo per Fabio, sono state tante, così la vita gli è cambiata. E di brutto, pure.

Una vita più che da mediano, da cronista del calcio, e non solo. Diventa mestieraccio quando annoti storie macchiate da doping interpretate spesso da ragazzi belli, prestanti, come fossero semidei, ma che falliscono dagli “undici metri” la realizzazione della vita.

Semidei. Per certi versi, lo sono anche. Se non sei un campione, dentro e fuori, tutto dura dieci anni, non di più. C’è il dimenticatoio ad attenderli al varco, per fagocitare i più deboli. Se hai giocato al calcio e hai allacciato buone relazioni diventi opinionista in una “pay” o in una tv nazionale; se non sei un “pr” nato, allora, per bene che vada, ripieghi sulla tv locale. Altrimenti, altrimenti scrivi un libro. E se pensi che il tuo insegnamento non interessi nessuno, consegni le tue memorie a grappoli da un qualsiasi social. E i vecchi compagni di squadra, quelli più scaltri, quelli che fanno tv, vengono pure a cercarti, a stanarti, farsi raccontare la tua storia, per poi sparire. Buoni quelli…

LA FORTUNA NON E’ ETERNA

I campioni svoltano. E gli altri, le centinaia di ragazzi che fanno la trafila Allievi, Primavera e Prima squadra, che fine fanno? Sono un esercito. Qualcuno completa il ciclo di studi, altri, avveduti e consapevoli che la storia non sarà a lieto fine, si fermano al primo posto di lavoro decoroso, qualsiasi esso sia.

Dunque, una vita da cronista. Quella che se fai non solo con la testa ma anche con il cuore, come il mediano del prato verde, ti porta ad osservare con attenzione quello che accade oltre la fascia che traccia il centro del campo. Quella che ti invita quasi a domandarti se dopo quello spartiacque c’è vita, e se c’è e non è patinata, che vita è. Così, provi ad essere un buon interditore, studi, ti applichi, entri con discrezione nella vita di un artista della “pelota”. Tante volte basta un gol a cambiare la storia di uno di questi attori della domenica, a far firmare un contratto importante, il che significa soldi a palate. Contratti che fanno pensare che il «tutto e subito» di morrisoniana memoria sia arrivato e che, peggio, possa essere «per sempre».

C’era un ragazzo che come noi amava il calcio e le platee. Quella gente disposta ad applaudire fino a spellarsi le mani, ma anche a dimenticarti il giorno dopo, quando applaudirà un nuovo idolo. Quello stesso pubblico che dagli spalti applaudiva alle giocate in campo e perdonava gli eccessi all’esterno del perimetro di gioco. Poi arriva il bivio. Non sempre un “testa o croce” indolore.

Insomma, Fabio. Ottimo calciatore, grande uomo. Non è da tutti fare outing e provare ad essere di esempio a quanti, come lui, hanno creduto in un sogno, poi diventato incubo. «I soldi – confessa – buoni quelli, vengono a trovarti in tanti, tutti insieme e quando meno te lo aspetti, vanno via, senza preavviso: brutta cosa quelli, i soldi: io ne ho speso gran parte in alcol, donne e macchine sportive, il resto l’ho sperperato», raccontava una volta un grande come George Best. Più o meno quello che ha spiegato Macellari, ex terzino di Cagliari, Inter e Bologna in tv e sulla stampa. Come, dopo aver speso tutti i soldi guadagnati con il calcio, adesso si divide fra l’attività di panettiere e taglialegna.

VIA TUTTO, SOLDI E CARRIERA

Non si nasconde, Fabio. E’ intervenuto nella sua vita in tackle, in modo severo, anche troppo. Del resto, Macellari ha fatto solo male a se stesso. «Ammetto, mi sono divertito al punto che servirebbero quattro vite a una persona normale per spassarsela come ho fatto in quegli anni, ma quel modo di fare mi è costato carissimo». Una volta tanto potrebbe essere autoindulgente, invece è sincero fino in fondo. Vuole aiutare il prossimo, quei ragazzi che giocano al calcio e che in un amen diventano divi della tv. «In un attimo ho buttato via tutto, soldi e carriera: certi atteggiamenti, potessi tornare indietro, li cambierei e di corsa».

Macellari, cinquantasei anni, nasce a pochi chilometri da Milano. Decolla a Cagliari, passa all’Inter, gioca con Ronaldo, diventa amico di Laurent Blanc, ammette pubblicamente di aver fatto uso di sostanze stupefacenti.

Fra le cose raccontate in questi anni. «Uscivo con gli amici, facevo notte, rientravo al mattino, arrivavo tardi agli allenamenti; passare alla droga è stato un attimo». Ad aiutarlo a rialzarsi è stata la sua famiglia. «Quando sei giovane – spiega Fabio – non ti rendi conto della fortuna che hai perché guadagni tanto: la bella vita  che vedo fare oggi agli influencer è un po’ quella che ho fatto io; in discoteca offrivo a tutti, sperperavo senza rendermene conto: ho sempre speso per gli altri».

Poi, non sei al banco di un bar, al tavolo di un ristorante, la vita ti presenta il conto. «Quando smetti di giocare i soldi finiscono – confessa Macellari – cerchi di mantenere quello stile di vita e la droga e le sostanze stupefacenti di portano a questo: ci ho sbattuto la testa, ma mi ritengo fortunato per avere avuto il sostegno della famiglia e ricominciare a lavorare. Comincia una seconda vita, del resto o fai così o muori».

FRA PANETTERIA E LEGNA

Oggi, divorziato dalla moglie, ha un figlio e vive nel suo casale a Bobbio, nel Piancentino. Aveva tentato la carriera di allenatore subito dopo aver smesso di giocare, ma ha lasciato definitivamente il calcio. Cosa fa oggi, Fabio, campione di umiltà. «Il panettiere e il taglialegna – racconta – ma, attenzione, il panificio non è mio, io ci lavoro quando ci sono i miei amici; non riesco a stare fermo: se non sono al panificio, sono su un trattore, in montagna, a tagliar legna». A fare legna, come si dice nel calcio di quei giocatori che, forse, non avranno grande tecnica ma hanno un gran temperamento.

Fabio ha un desiderio. Non è da tutti, per questo il cronista non può che apprezzare le spiccate doti di altruismo. «Mi piacerebbe lavorare con ragazzi – conclude – ma così, per trasmettergli tutto quello che ho vissuto; certo, vorrei lavorare in serie A, ma considerando il mio passato e gli errori commessi mi sembra difficile pensarlo; ho la coscienza a posto, però, faccio un’altra vita oggi». Macellari aspetta che qualcuno torni a fidarsi di lui. E un uomo che compie un simile atto di coraggio, merita una seconda chance. Merita di battere per la seconda volta un calcio di rigore. Prendere quella rincorsa dagli undici metri e trasformare quel penalty. Forza, Fabio.

«Ridisegniamo Taranto»

Intervista a Paolo Castronovi, assessore all’Ambiente e alle Partecipate

La città sta cambiando volto. L’Amministrazione Melucci impegnata sul fronte ambientale. Raccolta differenziata e raccoglitori ingegnerizzati, uso dei mezzi pubblici e dei “social”. Max, cane-mascotte del Borgo, assegnato a un gruppo di cittadini. Uso e manutenzione di piazze e giardini pubblici.

 E’ uno dei volti più noti dell’Amministrazione Melucci. Paolo Castronovi, già vicesindaco, oggi è assessore al Comune di Taranto con deleghe ad Ambiente e società partecipate. Per “Costruiamo Insieme”, parla di come la città stia cambiando volto, come l’Amministrazione stia in qualche modo ridisegnando la città, in particolare in tema ambientale con la raccolta differenziata e raccoglitori ingegnerizzati. Castronovi, inoltre, invita all’uso dei mezzi pubblici, diventa “social”, assegna Max, cane-mascotte del Borgo, a un gruppo di cittadini, coinvolge i tarantini nell’uso e la manutenzione di piazze e giardini pubblici riqualificati.

Uno degli argomenti dibattuti, il “Porta a porta”: dai cassonetti ingegnerizzati agli inviti e ai consigli ai cittadini.

«Intanto l’invito rivolto ai cittadini è di partecipazione al progetto di raccolta differenziata: è in gioco il futuro del nostro ambiente e delle nostre tasche, visto che la ricaduta finale di questa idea oltre alla salvaguardia della salute è la riduzione della TARI, la tassa dei rifiuti urbani riservata gli stessi cittadini; il conferimento di plastica e materiale nobile nei consorzi, dunque, è un ritorno economico importante per il Comune e per gli stessi cittadini: il conferimento in discarica è un costo in assiduo aumento: la “differenziata” aiuta l’ambiente e ci aiuta a risparmiare».

Cassonetti per la differenziata. Il loro uso è importante per la tutela dell’ambiente.

«E’ un tema che sta a cuore a questa Amministrazione. Oggi, attraverso i consorzi possiamo riutilizzare i materiali raccolti; al contrario, conferiti quei rifiuti in una discarica significa alimentare un impatto devastante sul territorio; per questo motivo invitiamo i cittadini a sostenere questo sistema di raccolta differenziata: abbiamo posizionato fra Città vecchia e Borgo una trentina di Isole ecologiche e la collocazione di cassonetti ingegnerizzati: con una tessera già in possesso dei cittadini, i cassonetti in questione possono essere aperti e utilizzati a qualsiasi ora rispetto agli orari designati per le altre zone della città».

Differenziata, scelta improrogabile.

«Tutti parliamo di cambiamenti climatici e di massimi sistemi: se ciascuno di noi, nel suo piccolo, riuscisse a svolgere una piccola attività quotidiana – la differenziazione dei rifiuti, per intenderci – registreremmo un migliore impatto sul nostro stesso benessere».CASTRONOVI 3 - 1Mobilità, Taranto si è riposizionata nei Trasporti urbani. L’importanza dell’uso dei mezzi pubblici anche in fatto di ambiente.

«Le stime pubblicate dal quotidiano Italia Oggi, raccontano una Taranto come prima città del Sud e ben posizionata nella classifica nazionale per quanto attiene il Trasporto pubblico locale. Stiamo ridisegnando completamente il settore: abbiamo in progetto le BRT, Bus rapid transit, che rivoluzioneranno ulteriormente il trasporto pubblico locale: in pochi minuti le periferie saranno collegate al centro, come le stesse periferie fra loro. Abbiamo introdotto il sistema dei monopattini con free-floating, perché possano essere presi e lasciati nelle zone previste».

Processo di ammodernamento nel trasporto pubblico, altro impegno dell’Amministrazione comunale.

«Stiamo investendo in questo settore, entro fine anno dovremmo avere la prima quota dei nuovi mezzi ibridi; un ulteriore investimento sarà compiuto nei primi mesi del prossimo anno: è una rivoluzione continua; ridisegnare la città significa anche ripartire dalle piccole abitudini quotidiane, e l’uso del mezzo pubblico è una di queste. Purtroppo siamo abituati ad utilizzare l’auto per qualsiasi spostamento: l’efficienza dei trasporti non potrà che incentivare l’uso dello stesso servizio pubblico».

A proposito di ambiente, tavolo Arcelor Mittal-Invitalia. L’Amministrazione non ha preso bene l’esclusione dal confronto romano.

«L’Amministrazione rappresenta i cittadini e le loro istanze, dunque è inaccettabile che questa venga esclusa da un “tavolo” così importante. Per conto nostro, abbiamo così avviato incontri con associazioni ambientaliste, datoriali, sindacali, sindaci e amministrazioni della provincia; insieme dobbiamo fare fronte comune e trovare una soluzione definitiva a un problema annoso».

Argomento apparentemente banale: Max, il cane-mascotte del Borgo, il suo invito all’adozione di cani in attesa di un nuovo padrone. 

«Max, un cane che sta a cuore a tutti, diventato una istituzione al Borgo, ha attivato una grande partecipazione pubblica. Custodito nel canile comunale, è stato subito liberato, se ne prenderà cura un gruppo di cittadini; la partecipazione pubblica è importante in tutte le fasi, tanto che in virtù di ciò stiamo pensando a coinvolgere i cittadini ad altri tipi di attività come l’uso e la manutenzione minuta di piazze e giardini in via di ristrutturazione. Infine, un invito ai miei concittadini: visitate il canile comunale, aperto tutti i giorni dalle 10 alle 12; troverete il modo di innamorarvi degli occhi di bestiole in attesa di adozione: nei confronti dei loro nuovi padroni, i cani adottati sono affettuosi anche per motivi di riconoscenza».

Covid, c’è l’inchiesta

Taranto, presunti maltrattamenti e furti negli ospedali

Si muove l’Asl per una verifica interna. Il sindaco convoca il direttore generale dell’Azienda sanitaria locale. Se confermate, sarebbero agghiaccianti alcune frasi dei parenti riportate da alcuni quotidiani: «Mio padre moriva e qualcuno gli stava rubando il telefonino», «Fra dieci minuti muore». 

«Mentre mio padre moriva di Covid in ospedale gli hanno rubato il telefono e i ricordi». E ancora, «Tra dieci minuti muori»: così avrebbe detto un medico al paziente di coronavirus in fin di vita. Questi alcuni passaggi delle dichiarazioni raccolte dal quotidiano La Repubblica, che fanno il paio con un altro servizio pubblicato dalla Gazzetta del Mezzogiorno circa la posizione assunta dal direttore Asl, che ha subito aperto un’inchiesta interna, con una nota del sindaco a proposito di maltrattamenti e furti ai defunti che sarebbero avvenuti negli ospedali di Taranto.

Il giorno dopo il “botto” provocato dalla pubblicazione di alcune dichiarazioni di parenti di pazienti morti a causa del Covid-19 si attivano i canali istituzionali. Lo scopo è quello di far venire a galla la verità di quanto accaduto all’interno dei due nosocomi tarantini, il SS. Annunziata e il Moscati.

Così la direzione generale dell’Asl di Taranto, in merito ai presunti casi di maltrattamenti e furti di oggetti personali denunciati da familiari di pazienti Covid ricoverati negli ospedali Moscati e Santissima Annunziata, alcuni dei quali deceduti, comunica di «essere impegnata nell’accertamento della verità dei fatti, con l’istituzione di una commissione interna, garantendo altresì piena collaborazione alla Polizia Giudiziaria».

ASL, C’E’ L’INCHIESTA INTERNA

L’azienda sanitaria aggiunge che «l’accertamento della verità in questi casi è fondamentale per non rischiare di far passare per disonesti coloro che stanno rischiando la loro vita per salvare quella degli altri». Sono almeno 7 le denunce al vaglio della Polizia. Tra gli episodi riferiti, quello di un paziente 78enne la cui figlia sostiene di aver ricevuto la telefonata di un medico che, urlando, si lamentava perché l’anziano non sopportava la maschera per l’ossigeno. Davanti al paziente, che era vigile, il medico avrebbe detto: «Se non la tiene muore». Pochi minuti dopo lo stesso dottore avrebbe chiamato la figlia del paziente dicendole: «Gliel’avevo detto che moriva, ed è morto».

Immediata la risposta del sindaco Rinaldo Melucci a quanto apparso sulla stampa e ripreso da tutti gli organi di informazione, locali e nazionali. Il primo cittadino ha convocato il direttore generale dell’Asl, Stefano Rossi, per un chiarimento sui presunti casi di furti di oggetti personali o di maltrattamenti denunciati da familiari di pazienti Covid che erano stati ricoverati negli ospedali “Moscati” e “Santissima Annunziata”, alcuni dei quali sono deceduti.

SINDACO CONVOCA “DG” ASL

«Si tratta di vicende – sottolinea in una nota Melucci – che, se confermate, oltre a essere di una gravità inaudita, vanificherebbero gli sforzi che l’intera comunità sta compiendo e che, in particolare, stanno compiendo le istituzioni di ogni genere per garantire i diritti fondamentali dei cittadini in questo particolare periodo. Nessuna emergenza – conclude il sindaco di Taranto – può giustificare abusi, superficialità o deroghe al corretto esercizio di qualsiasi genere di servizio essenziale, a maggior ragione dei servizi di natura sanitaria».

Dopo le notizie relative alle denunce, la direzione generale dell’Asl ha spiegato che nelle «singole unità operative coinvolte nei percorsi assistenziali» sono «custoditi e repertati numerosi piccoli oggetti di valore ed altri effetti personali». Gli oggetti preziosi sono custoditi «nella cassaforte allocata nel Punto di primo intervento del 118 del presidio ospedaliero San Giuseppe Moscati, mentre – ha aggiunto l’Azienda sanitaria – altri effetti personali quali valigie, telefoni e relativi carica batteria, sono conservati in aree dedicate del reparto».

Si sarebbe trattato, dunque, di un difetto di comunicazione da parte degli incaricati dei reparti. Familiari di pazienti Covid, a quanto si apprende, sostengono inoltre che ad alcuni cellulari restituiti sia stata cancellata la memoria che conteneva importanti ricordi. E forse anche qualcosa di strano che sarebbe accaduta nell’ospedale Moscati e poi filmata; quindi, secondo i parenti, doveva essere cancellata. Le denunce, ora, sono al vaglio della Polizia.