«Fai del bene e dimentica»

AlBano a Taranto, intervista esclusiva

«Sono impegnato nel sociale, ma mi hanno insegnato a fare beneficenza in silenzio. In questa splendida città per ripartire. La pandemia ci ha messo in ginocchio, ma dobbiamo reagire. E’ stato un bel concerto, ringrazio il Comune e l’Orchestra. La mia querelle con Michael Jackson. Canto per non annoiarmi». Gossip, stampa, una carrambata e una telefonata quarant’anni fa.

 «Di beneficienza ne ho fatta, ma mi hanno insegnato che questa si fa senza farlo sapere a mari e monti!». Al Bano, un giorno in tv dalla sua Cellino San Marco, collegato con Mediaset e Rai, e lo stesso giorno, nel pomeriggio, a Taranto, per un concerto sulla Rotonda del Lungomare organizzato dal Comune di Taranto per celebrare la fine del “confinamento” imposto dal Covid.

Accompagnato dall’Orchestra della Magna Grecia, il popolare artista pugliese offrirà alcuni sprazzi di una carriera più che cinquantennale. Due battute, anche tre, con noi, considerando un’amicizia che risale a tempi non sospetti, dalla Baby Records di Freddy Naggiar, primi Anni 80, passando per Cgd, Warner e Sony Music. Durante la chiacchierata, approfitteremo anche per un colpo di scena e un argomento ancora oggi spinoso.

Ma l’approccio è con il sociale, il suo impegno. «Portai in tribunale Michael Jackson, a causa del plagio della mia canzone “I cigni di Balaka” – ricorda Al Bano – identica alla sua “Will you be there”: solo che la mia canzone era uscita cinque anni prima; sulle prime vinsi il ricorso, il Tribunale in Italia sospese la vendita del disco di Jackson: se la sentenza definitiva avesse confermato le mie ragioni avrei devoluto in beneficenza il risarcimento chiesto per plagio: era diventata una questione di principio, su questo non derogo, ho rispetto per gli altri, così mi piacerebbe che gli altri avessero lo stesso rispetto nei miei confronti».ALBANO COVER 3 - 1MICHAEL JACKSON IN TRIBUNALE

Lei non si era accorto del pezzo. «Sono abituato a scrivere – il punto di vista di Al Bano – e non ad ascoltare quello che fanno gli altri, cerco di essere il più originale possibile: certo ho una mia idea sulla musica, la melodia, che poi ha le radici nel melodramma italiano, da Puccini a Rossini; fu mio figlio Yari, in quel periodo negli Stati Uniti, ad avvisarmi: “Papà, senti la canzone di Michael Jackson, sembra la versione inglese dei “Cigni”!”, mi disse. Resto della mia convinzione, ci sono troppe similitudini fra le due canzoni, provate a sentire anche il testo…».

Al Bano, non si ricorderà, sono trascorsi poco meno di quarant’anni. Era il ’92, quando fece ricorso alla Pretura di Roma. Mi telefonò personalmente per ringraziarmi di un mio articolo pubblicato a proposito della querelle… «Non sottovalutare la mia memoria, certo che mi ricordo: non ho difficoltà, anche perché sei stato uno dei due, tre giornalisti che intanto hanno ascoltato la mia canzone – credo che molti tuoi colleghi non si siano nemmeno scomodati a fare il confronto fra i due brani in causa, mi sono andati contro a prescindere… – e hanno preso le mie difese circostanziando l’articolo con ipotesi condivisibili; voglio stupirti: parlava di musicisti che avevano lavorato ai miei dischi registrati in Germania e che, successivamente, avevano collaborato con Michael Jackson! E’ così? Risposta esatta, ho vinto qualcosa?».

Provo a stupirti io, ora, maestro. Da quanto non senti Giancarlo Lucariello, tuo produttore di un gioiello come “E’ la mia vita”.

«Non lo sento da tanto, piuttosto che fa ora Lucariello? Persona straordinaria, un vero signore, lui aveva prodotto Maurizio Fabrizio, che poi ha scritto fra le altre “Almeno tu nell’universo” per Mia Martini e “I migliori anni della nostra vita”, mica noccioline! Bene, Fabrizio aveva scritto per me una musica straordinaria e Giuseppe Marino un testo di identica bellezza: raccontava la mia esistenza e un dolore immenso; un brano per intensità paragonabile alla tradizione dei nostri grandi operisti dell’Ottocento: portai la canzone al Festival della canzone italiana, la giuria votò gli artisti in gara più che le canzoni: mi classificai settimo, ma credo che di quel Sanremo la gente ricordi più la mia performance che non i primi sei classificati…».

LUCARIELLO, GRANDE PRODUTTORE!

Al Bano, ci stupisce. Allora, oso una carrambata. «Maestro, Giancarlo Lucariello al cellulare!». Glielo passo. «Professo’…Ci voleva un tarantino per farti uscire dalla tana, come stai?», attacca il cantante. La conversazione è privata, prima di allontanarci di qualche metro raccogliamo solo l’accenno da parte del cantante al malore che lo portò al Santo Spirito durante un concerto di beneficenza alle porte del Vaticano. Quando si riavvicina, al cellulare sta facendo cenno al suo stato di forma. Evidentemente il produttore di Pooh, Bosé, Toquinho, Fogli, Alice, Togni, Giorgia, si è complimentato con Al Bano per il suo stato di forma. «Ho perso cinque chili, si sta meglio c… Ne perdo altri cinque e sto da dio!».

Al Bano fa le prove. Selfie a decine. Alla faccia degli snob, l’artista di Cellino ha sempre grande appeal. Non solo fa notizia, ma è il più ricercato per foto-ricordo. «Volevo fare le prove con l’orchestra – dice – vedere quanto potesse incidere ‘sto distanziamento a causa del coronavirus che ci sta distruggendo la vita: sono pienamente soddisfatto, dei maestri e dell’impianto sonoro, e se permettete anche della mia performance; ho provato tutte le canzoni di stasera, mica una sola; se sono arrivato a questa – “veneranda” si può dire? – età evidentemente dal punto di vista artistico non mi sono mai risparmiato. La pandemia stava demolendo alcune mie convinzioni in fatto di attività, che danno lavoro a decine di persone con famiglia: i ragazzi hanno reagito, io gli sto accanto, non li lascio».ALBANO COVER 2 - 1GOSSIP, PROVOCAZIONI A PALLA

A proposito, non ha un buon rapporto con il gossip. «Non è come un virus – argomenta Al Bano – ma fa danni incalcolabili: capisco che certa stampa deve lavorare, ma inventarsi un romanzo, sbatterti in prima pagina e riempire una rivista per una sola espressione del viso, scrivere di crisi, riappacificazioni, liti, separazioni, non è esagerato? Posso dire “E che palle!”? Non mi piacciono gli usi strumentali, le aggressioni fisiche, verbali, quando ti accerchiano, ti spingono, sollecitano una tua reazione: quello non va bene, magari sanno che io ho rispetto, ma quando mi provocano esplodo di rabbia e, allora, reagisco!».

Il gossip, diceva. «Le faccio un paio di esempi: la crisi del settore turistico, il parco di Cellino e le attività ad esso legate; non ho mai pensato di abbandonare dei lavoratori al proprio destino, del resto state parlando con un emigrante, uno che si è fatto in quattro, ha fatto mille sacrifici, il cameriere al mattino, il cantante la sera per inseguire un sogno: dunque, sono vicino ai ragazzi; altra cosa, la pensione: a domanda ho risposto, millecinquencento euro al mese, per uno che ha lavorato sessant’anni, girato il mondo almeno una decina di volte, fatto migliaia di serate e concerti, dunque rispettato la parte contributiva, può esclamare che rispetto a politici e altra gente dello spettacolo, ho una pensione quantomeno discutibile? Ci sarà un motivo se continuo a lavorare ancora oggi, no?».

Cosa farà, allora, da grande Al Bano? «Fino a quando testa e voce me lo consentiranno, proseguirò. La mia vita è stata sempre dinamica, se mi fermassi mi ammalerei di noia…»

«Puglia, uno spettacolo!»

Intervista a Loredana Capone, assessore regionale all’Industria turistica e culturale.

«Non c’è altra regione come la nostra: guardi l’alba sull’Adriatico e il tramonto sullo Jonio. E’ stata dura ma ci stiamo riprendendo. Una mano agli operatori. Il presidente Emiliano e quel documento coraggioso che ha contenuto i contagi. Vacanze nella mia terra, che sa stupirmi continuamente».

La Puglia, la regione più bella d’Italia. Non solo, lo dicono gli americani. La nostra penisola è la più bella del mondo, potrebbe vivere di bellezze naturali, cultura e gastronomia. Insomma, Puglia, come te non c’è nessuna. Così a chi faceva di turismo e cultura il suo principale sostegno, ha risentito della crisi provocata dal lockdown. Come sentiremo, anche grazie a documenti coraggiosi e ordinanze regionali, il contagio da Covid è stato contenuto. Loredana Capone, assessore regionale con delega all’Industria turistica e culturale. Assessore, entriamo subito in partita. Emergenza-Covid, ormai alle nostra spalle o viaggia ancora accanto a noi?

«Il Covid sarà alle nostre spalle potremo dirlo solo quando avremo trovato un rimedio, un vaccino, dunque quando sarà superato il problema; al momento ci sono regioni italiane che, purtroppo, registrano ancora contagi e decessi; non possiamo e non dobbiamo perdere di vista cautela, accortezze e responsabilità, pertanto facciamo attenzione, riapriamo le attività nel rispetto delle misure necessarie ancora esistenti in materia di sicurezza sanitaria».

Volessimo fare un riassunto delle puntate, prima e durante il Covid, in termini economici. In che condizioni era la Puglia, poi gli aiuti, infine l’idea di ripresa.

«Sviluppo eccellente, in particolare nel turismo e nel settore culturale; lo stesso la disponibilità dei turisti stranieri nello scegliere la nostra regione, confermando che la Puglia è la regione più ambita d’Italia, specie negli ultimi anni con l’incremento del turismo straniero in percentuali a due cifre; a detta degli stessi operatori, nel periodo precedente al Covid, le nostre strutture ricettive avevano prenotazioni superiori al 20% rispetto allo scorso anno; purtroppo, inatteso, sull’industria del turismo si è abbattuto il lockdown, il momento di chiusura: chiusi aeroporti nazionali e internazionali, porti, abbiamo avuto un abbattimento gravissimo nelle prenotazioni; oggi stiamo incoraggiando la ripresa con un sistema di aiuti a sostegno delle imprese, manifestando in concreto vicinanza a quanti hanno subito gravi danni economici senza contare che, chissà per quanto ancora, dovremo subirne gli effetti».

Stato e Regione hanno messo in campo misure straordinarie, per evitare danni più gravi.

«La sola Puglia ha attivato un sostegno di 850milioni di euro a favore delle imprese e di quanti si trovano in uno stato di disagio. Per cultura e turismo un Piano straordinario ci sta aiutando ad uscire fuori da un percorso insidioso. Ora prevediamo una grande attività di promozione mediante tv e stampa; ci stiamo attivando anche perché ci sia un sollecito ripristino dei voli…».

Assessore, si è fatto un’idea sulla cancellazione del volo diretto Milano-Brindisi?

«Il problema è con Alitalia, che ci aveva garantito  due voli, uno per Roma e uno per Milano, con possibilità di incrementarne il numero: questo, purtroppo, non è accaduto, sappiamo di voli cancellati, nonostante la Puglia meriti un’attenzione maggiore da parte della compagnia di bandiera; per avere movimentazione nei nostri aeroporti abbiamo sostenuto fortemente anche le compagnie low-cost, ma se Roma e Milano non rivestono il ruolo di scambio con i voli che giungono da ogni parte, vorrà dire che torneremo a farci sentire, del resto non abbiamo l’alta velocità».CAPONE - 1Cosa ha imparato da un’esperienza della quale avrebbe fatto pure a meno? Un documento che più di altri l’ha resa orgogliosa.

«Orgogliosa di aver dedicato tre mesi al rapporto con i cittadini; ascoltare la gente e portare ad essa una parola di conforto in un momento così delicato credo sia stato fondamentale; se c’è un documento che sancisce l’amore per la nostra comunità e, nello stesso tempo, un’accortezza amministrativa, è stato quello del presidente Michele Emiliano, quando appena prima del lockdownha disposto la quarantena per quanti, a migliaia, arrivavano in Puglia: questo ha evitato ulteriori focolai, ha limitato i danni. Altro motivo di orgoglio: la ripartenza, avendo la possibilità di arrivare per primi a riaprire le attività, sia pure con un tentativo di uniformarci a livello nazionale, ma fornendo al nostro Paese un nostro contributo con il professor Pier Luigi Lopalco. Abbiamo bisogno dell’economia, della ripartenza: non possiamo morire di fame, come ha detto qualcuno; da qui l’invito a chi ha ripreso a lavorare, massima prudenza e osservare le cautele del caso».

Industria turistica e culturale, ruolo strategico per l’economia regionale. Spiagge e lidi, strutture ricettive, un compito non semplice sul come ridistribuire occasioni economiche per il rilancio di un settore fondamentale per la Puglia.

«E’ il momento di ricominciare a lavorare. La riapertura degli stabilimenti balneari aiuta a comprendere che la gente ha bisogno di tornare a godere della bellezza del nostro mare, definito insieme con quello della Sardegna il più bello d’Italia: ci rendiamo conto che gli operatori stanno facendo sacrifici enormi, perché si sono ridotti i guadagni e aumentati i costi; per questo motivo le misure messe in campo ci stanno dando modo di stare accanto alle imprese che danno anche lavoro: da soli non si può stare, c’è bisogno di vicinanza, della solidarietà delle persone, delle istituzioni: una simile calamità si può affrontare solo se si sta tutti uniti».

 La Regione si è già spesa per una campagna a sostegno della ripresa. Dovesse pensare a uno spot, una frase che riassuma il rilancio della Puglia, fra arte e bellezza, mare e gastronomia, manufatti e masserie.

«Venite in Puglia, lo spettacolo è ovunque! E’ il nostro claim, la richiesta: lo spettacolo trovi nella bellezza del paesaggio, nell’area della Murgia, nei trulli della Valle d’Itria, con i suoi paesaggi straordinari; nel Salento, macchie di boschi, chiese, muretti a secco, il Gargano e la foresta umbra; in terra di Bari, da Polignano a Monopoli; nella Bat, da Trani a Barletta, proseguendo con la bontà dei nostri prodotti, la nostra cucina: vini rosati, mozzarelle, prodotti da forno; non è un caso che quanti visitano la Puglia, tornano, o prendono addirittura casa».

Con tutta la privacy di questo mondo, assessore, dove trascorrerà qualche giorno di vacanza? Non dica in Sardegna o Caraibi…

«Nemmeno per sogno, le mie vacanze sempre in Puglia, qui scopro sempre luoghi nuovi; per quanto l’abbia girata in lungo e largo, non c’è momento in cui non mi stupisca. Credo abbia ragione quell’autore che ha detto “il vero viaggio è quello in cui guardi con occhi nuovi”. La Puglia ha una bellezza che mi entusiasma ogni giorno che passa: non ho mai smesso di stupirmi, da noi è una meraviglia anche la luce; solo qui puoi godere l’alba sull’Adriatico e il tramonto sullo Jonio; poi a seconda del vento puoi scegliere la spiaggia sulla quale stenderti al sole; costa alta e costa bassa, sabbia bianca, meravigliosa, e calcarea: la Puglia è così, una bellezza infinita».

Infine, misure per i locali da ballo, artisti, complessi musicali e orchestre, è stato un bell’esempio per aiutare le eccellenze che hanno segnato il passo in modo inatteso.

«Stiamo ricominciando con le attività musicali, l’Orchestra della Magna Grecia ha intonato la ripresa in modo straordinario; in cantiere il Festival del libro possibile, il Festival del cinema; ora le riaperture, con prudenza: vogliamo che tutte le nostre attività riprendano in modo ragionato, perché le eccellenze di Puglia hanno il compito di restare nel cuore dei cittadini pugliesi e dei turisti».

Dove eravamo rimasti?

Taranto riparte con tre assi della canzone

Rai, Canale 5, Italia 1, La7 e tutte le tv regionali collegate con la Città dei Due mari. Al Bano, il più ricercato e cliccato, poi Renzo Rubino e il tenore Gianluca Terranova. Settanta professori per l’Orchestra della Magna Grecia diretta dal maestro Piero Romano. «Ripartiamo dal sacrificio e dal lavoro di quanti non si sono mai fermati», ha dichiarato il sindaco, Rinaldo Melucci. “Costruiamo”, il sito e gli aggiornamenti giornalieri durante l’emergenza-Covid.   CONCERTO 05 - 1In queste settimane, Costruiamo Insieme, ha seguito l’evolversi della pandemia che ha attanagliato l’intero Paese. Ma anche il resto del mondo. Bollettini di guerra hanno steso intere nazioni, fra contagi, morti ed economia. E’ stata una brutta botta. Adesso l’Italia prova a riprendersi. La Puglia, come spesso riportate nelle nostre analisi riportate giornalmente su questo sito, è stata fra le regioni più virtuose. Ha saputo contenere il fenomeno rispetto al Nord. Una delle province italiane, Taranto, è stata indicata spesso come città da prendere come esempio per aver saputo assumere le contromisure per battere il coronavirus.

Proprio in un simile contesto è stato visto il concerto dal titolo “Dove eravamo rimasti”. Tanto che nella Città dei Due mari sono piombate le troupe di Rai (La vita in diretta, Tg3 Puglia), Canale 5 (Mattino 5), Italia 1 (Studio Aperto) e La7. Al centro delle dirette, lunghi scambi di battute con Al Bano, uno di casa a Taranto. Non appena è stato invitato al “concerto della ripresa”, ha subito accettato.

Taranto, dunque, ripartita dal “Dove eravamo rimasti”, un evento sulla Rotonda del Lungomare per premiare quanti, fra personale medico e paramedico, forze dell’ordine e associazioni di volontariato, che si sono spesi nella lotta al Covid-19. Sul palco tre star della canzone, fra leggera, cantautorale e lirica: Al Bano, si diceva, Renzo Rubino e Gianluca Terranova, accompagnati dall’Orchestra della Magna Grecia diretta dal maestro Piero Romano.

Duecento spettatori selezionati dalle diverse categorie invitate e, in rappresentanza delle istituzioni, oltre al sindaco, Rinaldo Melucci, che insieme con l’Amministrazione comunale, ha fortemente voluto il concerto concesso a titolo gratuito a tutte le emittenti, fra tv e radio, che ne hanno avanzato richiesta, il prefetto Demetrio Martino, il questore Giuseppe Bellassai e il comandante del Comando marittimo Sud, Salvatore Vitiello.CONCERTO 01 - 1COVID ABBATTUTO

La serata promossa dal Comune di Taranto, dedicata a quanti sono stati impegnati nella lotta al Covid-19 e condotta brillantemente da Mauro Pulpito, è stata programmata su diverse emittenti televisive per evitare pericolosi assembramenti di pubblico e, dunque, consentire a chiunque di seguire in diretta l’evento dal quale la Città dei Due mari è ufficialmente ripartita dopo il periodo di confinamento.

«Ripartiamo dal sacrificio e dal lavoro di quanti, durante l’emergenza Covid-19, non si sono mai fermati», ha dichiarato il sindaco di Taranto, Rinaldo Melucci. Una ripresa, è stato sottolineato dal primo cittadino, «Grazie al sacrificio e al lavoro di donne e uomini che durante l’emergenza epidemiologica non si sono mai fermati; ogni operatore sanitario, ogni componente delle forze dell’ordine, ogni volontario, ha contribuito alla nostra sicurezza, rappresentando la garanzia sulla quale abbiamo costruito la speranza di poter tornare a riappropriarci della vita di sempre, celebrando questo momento con la cultura, con la musica: a queste donne e questi uomini è dedicata l’armonia e la leggerezza di una serata che riporta alla socialità, alla normalità con un ringraziamento esteso all’intera città che ha saputo essere rispettosa e collaborativa nel periodo di confinamento».

«E’ un onore riprendere l’attività con un’orchestra di settanta elementi, ma sulla perfetta riuscita dell’intesa saprò essere più preciso una volta sul posto». Al Bano aveva risposto così a Francesco Vecchi, conduttore di Mattino 5, contenitore di riferimento di Canale 5, ammiraglia Mediaset.

«Ora sì che sono in grado di dire che, se il tempo tiene, sarà una serata memorabile, per Taranto, l’Orchestra della Magna Grecia e per il sottoscritto». L’artista di Cellino San Marco, lo aveva assicurato, invece, qualche ora dopo al microfono di Rosanna Cacio, la giornalista in collegamento con Lorella Cuccarini e Alberto Matano per “La vita in diretta”.

Al Bano è così. Schietto, non fa giri di parole, l’esperienza gli ha insegnato prudenza. Non si sbilancia, nonostante l’occasione offertagli dal Comune di Taranto. Con il maestro Alterisio Paoletti, al pianoforte, ha provato i brani in scaletta: l’Ave Maria di Bach e Gounod, Va’ pensiero di Verdi, Mattino da Mattinata di Leoncavallo, poi Libertà, E’ la mia vita, Nel sole. E’ pienamente soddisfatto, Al Bano. Lo dice in tv, lo conferma durante la serata, davanti a taccuini, microfoni e telecamere che offrono la kermesse a tutto andare.CONCERTO 03 - 1UN RUBINO, FRA GLI ALTRI

Insieme con Al Bano, attrattore di tv e selfie, anche – si diceva – Renzo Rubino, che strappa applausi per il suo repertorio raffinato e un omaggio a Lucio Dalla, “Futura”, e Gianluca Terranova, tenore legato a Taranto per una serie di motivi che spiegherà dietro le quinte. Interpreta, fra le altre, le pucciniane “Nessun dorma” e “E lucevan le stelle”.

Le premesse sono buone, nuvoloni permettendo. Una bomba d’acqua si abbatte sulla Rotonda. Una sfuriata, poi, la schiarita. Pericolo scongiurato, tutto è pronto. C’è un prologo, l’Orchestra intona l’inno nazionale. Sulle note di Mameli, tutti in piedi: sindaco, prefetto, questore, tutte le autorità, civili e militari, e il personale sanitario attivo nel periodo del Covid-19. Il pubblico ha di che farsi venire i brividi. Due emozioni: “Intermezzo”, dalla Cavalleria rusticana di Mascagni a “Nuovo cinema Paradiso” di Morricone.

Tocca al tenore Terranova spiegare l’ugola. “E lucevan le stelle” dalla Tosca di Puccini e “Core ‘ngrato” di Cardillo e Cordiferro. Una scalata alle note, fra “O dolci baci, o languide carezze…” e “Catarì, pecché mm’e dice ‘sti pparole amare…”. Il tenore che in uno sceneggiato Rai fu Enrico Caruso, è soddisfatto. Non si appella al tempo. Anche se con la pioggia prima, il vento poi, a scanso di equivoci si ripara con la sua signora, Sabrina Picci, tarantina doc, nel Palazzo del Governo, di fronte alla Rotonda. «Questo palazzo – ricorda Terranova, oggi affermato in tutto il mondo – ha dato il via alla mia carriera artistica: dovevo studiare ancora, ma Angelo Rusciano, capo di gabinetto alla Provincia, nel ’94 mi ascoltò e mi indicò all’allora assessore a Cultura e spettacolo; affrontai la platea di “Provinciaestate”: da allora in poi, una escalation…».

Per Terranova, Puccini, la ciclopica “Nessun dorma”, da Turandot e un omaggio al grande Mario Costa, tarantino e autore di “Era de maggio” su testo di Salvatore Di Giacomo, a detta di molti «la più bella canzone napoletana».

Renzo Rubino lascia di sasso il pubblico. Basta che sfiori il pianoforte, crea l’atmosfera. Non solo testi e musica, la voce si conferma una delle sue grandi qualità artistiche. Inchioda il pubblico con “Ora”, “Per sempre e poi basta” e “Il postino”, poi stende il pubblico con un’affasciante versione di “Futura”. «Dalla mi aveva promesso ascoltarmi, per lui avevo riservato un tavolo al quale si sarebbe seduto una sera: alla vigilia dell’incontro, la sua scomparsa; a lui e alle persone sensibili quanto lui, dedico questa mia versione…». Per “Renzone”, i saluti del leader dei Negramaro. «Con Giuliano Sangiorgi – dice Rubino – ci sentiamo molto spesso, grande stima, grande amicizia…».CONCERTO 04 - 1SETTANTASETTE SUONATI (E CANTATI)

Al Bano, settantasette anni suonati. E cantati. Gli tocca l’“Ave Maria” di Bach e Gounod, cui seguono “Va’ pensiero” dal Nabucco di Verdi e “Mattino” dalla Mattinata di Leoncavallo, poi il crescendo con “Libertà”, la piccola-grande romanza “E’ la mia vita” e, infine, intramontabile quanto «il ragazzo che sorride», “Nel sole”.

«Quando viene sollecitata – ha dichiarato Fabiano Marti, assessore a Cultura e Sport – Taranto è una città che offre il meglio di sé. Lo racconta la storia, lo dicono i risultati ottenuti dalle tante attività che l’Amministrazione ha messo in campo per ripartire a testa alta. Anche in occasione dell’emergenza-Covid, la città ha dato una eccezionale prova di forza. Nel lavoro svolto dal Sindaco, Rinaldo Melucci, e dall’Amministrazione, insostituibile si è dimostrato il contributo di personale medico e paramedico, forze dell’ordine, volontari e operatori del sociale. Forza Taranto, ripartiamo insieme, come solo noi sappiamo fare».

«Entusiasti di aver ripreso la nostra attività – è l’opinione del direttore d’orchestra, Piero Romano – è stato bello ripartire con la squadra al gran completo, settanta professori in uno degli scenari più affascinanti della nostra città. L’idea di mollare non ci ha mai sfiorato, in questo periodo abbiamo piuttosto arricchito e rafforzato competenze e carattere. Come Orchestra della Magna Grecia, abbiamo creato gruppi di lavoro, realizzato progetti. Fra questi, “Pubblico 2.0” e “Be creative, be music”, contest a sostegno di artisti freelance realizzato con i rimborsi ai quali il nostro pubblico ha rinunciato. Ripartiamo per riprendere a scrivere pagine importanti per la musica e la cultura della nostra Italia».

Il concerto finisce sulle note di “Felicità”. Al Bano non si tira indietro, se non davanti ai selfieinvocati dal pubblico a fine serata. Va bene uno scatto, ma un concerto dedicato agli eroi della battaglia al coronavirus non può finire con un assembramento. Un abbraccio virtuale, quello sì, poi tutti a casa. La pioggia si ricorda di avere in sospeso un conticino con la piazza. Finito il concerto, i professori fanno in tempo a riporre di corsa gli strumenti nelle custodie. Piove, ma è stata una serata da incorniciare in uno scenario suggestivo, come l’affaccio sul mare della Rotonda. E la partecipazione dei tarantini nella lotta al virus.

«Informazione sempre vivace»

Domenico Palmiotti, giornalista di Agi e Sole 24 Ore

«Nonostante la crisi-Covid, l’informazione è vitale», dice il noto giornalista tarantino, una vita alla Gazzetta del Mezzogiorno. «La stampa deve coniugarsi al web. Va bene la richiesta di sostegno, ma la Fieg pensi anche a giovani e qualità. Vedere un quotidiano in crisi, spezza il cuore…».

 

Un sito, una web radio, un canale youtube. La nostra cooperativa da anni riserva uno spazio importante all’informazione realizzando interviste, servizi, inchieste, riflessioni sulle dinamiche del territorio e quanto accade nella cronaca e nella politica nazionale e internazionale. Per fare il punto sullo stato di salute dell’informazione sul nostro territorio, “Costruiamo Insieme” si è confrontato con un giornalista di grande esperienza, Domenico Palmiotti, già caporedattore a Taranto della Gazzetta del Mezzogiorno, attualmente impegnato con l’agenzia giornalistica Agi e il quotidiano Sole 24 Ore.

Partiamo dal cartaceo, Palmiotti: funziona oppure mostra il fiato corto?

«Per tornare alla sua autorevolezza, in fatto di consultazione degli strumenti di comunicazione, il cosiddetto cartaceo – i giornali tanto per intenderci – deve perfezionare certi meccanismi, spostare l’asse su qualità, approfondimenti, inchieste e riflessioni realizzando una virtuosa combinazione con il web: tutti i progetti delle più grandi aziende editoriali, a partire dal Gruppo editoriale Gedi – mi piace citare anche l’esempio Messaggero-Quotidiano – stanno lavorando molto su questa integrazione».

Gedi, non è l’unica impresa multimediale, che in un momento per certi versi critico per l’informazione, sta investendo in modo significativo in radio, tv, quotidiani nazionali e locali.

«Con l’acquisizione di Repubblica, che arricchisce un asset del quale fanno parte Stampa, Secolo XIX, una catena di giornali locali, radio e tv, ha aperto una strada. Ma, attenzione, fare giornalismo di qualità sulla carta stampata richiede pre-requisiti: preparazione e conoscenza, che implica formazione e cultura. Brutalizzo il concetto: non puoi fare informazione di qualità, se poi nel mondo dei media hai un esercito di precari, irregolari, elementi validi ma sottopagati. Questo, oggi, è il limite della nostra professione, col passare del tempo sempre più precarizzata».PALMIOTTI - 1Editoria, una filiera della quale la Fieg, Federazione italiana editori giornali, è portavoce. Una sua opinione.

«Richiesta di prepensionamenti a parte, sento ragionamenti sul come sostenere la filiera dell’editoria. La Fieg verso Parlamento e Governo ha avanzato richiesta di strumenti e aiuti economici forti per tamponare il momento-Covid, che inevitabilmente si è riflesso sul calo delle vendite e nei fatturati pubblicitari. Detto che la richiesta ci può anche stare, sosteniamo le aziende ma investiamo anche sui giornalisti, sulla qualità del loro lavoro. Non è sufficiente considerare che la legge dei prepensionamenti permette di ristabilire un equilibrio, per cui a fronte di due “uscite” faccio un’assunzione: non è così, oltre a un riequilibrio numerico, occorre investire nella qualità, nella formazione, per evitare che l’ingresso di nuovi giornalisti si trasformi in una ulteriore fascia di precariato: se a ciascuno di questi corrispondi pochi euro, in quale tipo di approfondimento potrà impegnarsi? Non sono sufficienti passione e impegno; occorre formazione e per fare questo è necessario trovare formule remunerative ragionevoli, che non significa strapagare o assicurare compensi d’oro, ma fare uscire i giovani colleghi dai compensi di fame. Dunque: integrazione carta-web e qualità dei contenuti, ma anche qualità in chi, questi contenuti, deve costruirli».

Ammortizzatori per le società, ma allo stesso tempo il coraggio di investire in nuove forze.

«Rispetto al precedente, questo governo ha rivolto attenzione al mondo dei media; non occupiamoci, però, solo degli strumenti di sostegno, come tamponare le aziende o soccorrere bilanci che accusano perdite importanti – nell’editoria si stima che nel primo semestre 2020 ci sia un calo di ricavi pari a 400milioni di euro – troviamo altre soluzioni. Non si può pretendere di ragionare sulla qualità del prodotto se le stesse società non manifestano coraggio di investire anche sul capitale umano».

Gazzetta del Mezzogiorno, il “suo” quotidiano. Attraversa un momento di crisi, che tutti sperano si riesca a debellare in qualche modo. Si invocano interventi esterni, evitare il fallimento con una cooperativa.

«Per quasi quarant’anni la gazzetta del Mezzogiorno è stata casa mia, mi ha dato tanto, sono nato professionalmente con questo giornale; sono stato accompagnato per mano nella professione di giornalista: vedere un giornale con una grande storia ridotto in queste condizioni, sentire la richiesta di fallimento da parte della Procura, provoca sconforto. Detto che sono dispiaciuto del momento che oggi attraversa, esprimo massima solidarietà nei confronti dei colleghi con l’auspicio che il giornale possa superare nel migliore dei modi questo impasse; sento numerosi appelli, fra questi anche quelli di colleghi, che invocano l’ingresso in campo dell’imprenditoria pugliese: detto di un appello condivisibile, aggiungo che la stessa imprenditoria reclamata, ma travolta dalla crisi-Covid, al momento non ha testa e risorse per pensare a qualcosa che sia diverso dal proprio business aziendale.

Oltre vent’anni fa, quando la Gazzetta ebbe bisogno di sostegno, Giuseppe Gorjux, figlio del fondatore di questo giornale, il soccorso dovette cercarselo fuori, in Sicilia, rivolgendosi al Gruppo editoriale Ciancio; quindi, chi oggi, in Puglia, sta alla finestra, lo era anche venti anni fa…».

Svolga per qualche istante il ruolo di lettore, ascoltatore, a quali strumenti si rivolgerebbe per sentirsi soddisfatto dell’informazione?

«Premesso che per mestiere mi rivolgo direttamente alle fonti, in qualità di lettore sfoglio quotidiani e siti locali. In un quadro di oggettiva difficoltà, la stampa svolge il suo ruolo al meglio; Taranto, rispetto ad altre realtà, ha un’offerta variegata: tre quotidiani, diversi siti, due emittenti, riviste free-press: non credo che tante altre città  possano vantare una pluralità di offerta che metta lettore o ascoltatore nelle condizioni di scegliere il prodotto nel quale riconoscersi. Pur con tanti problemi, il settore, che rappresenta ricchezza, prosegue per la sua strada. Nonostante nubi e nuvole che si addensano sul territorio, quello dell’informazione resta un settore vivace e vitale».

«Aiutiamo la ripartenza»

Intervista a Gianni Cataldino, assessore Polizia locale, Turismo e Commercio 

«Dalla parte di commercianti e ambulanti. Primi a rinnovare ai “balneari” concessioni in scadenza. Con la Regione, attività di marketing per rilanciare un territorio offuscato dalla grande industria. Automobilisti tarantini, riprese vecchie abitudini, tornano le sanzioni…»

Taranto e la ripresa. Fra le mille difficoltà che può presentare una ripartenza dopo un inatteso e sciagurato Covid-19 che ha inflitto il colpo di grazia a un territorio già sofferente. Ma proviamo a guardare il bicchiere mezzo pieno, confrontandoci per la rubrica “Con parole mie” con l’assessore comunale Gianni Cataldino, fra le cui deleghe spiccano quelle a Polizia locale, turismo e commercio.

Ripresa delle attività, assessore possiamo già assegnare un voto ai tarantini?

«Non siamo ancora nelle condizioni per farlo. Come nel resto d’Italia, anche Taranto registra una certa fatica nella ripresa. Ciò detto, con l’avvio della Fase 2 si sta tornando a una normalità che però deve fare i conti con il periodo di fermo causato dal lockdown».

Esercizi e attività commerciali hanno ripreso fra incertezze. Che sensazione ha avuto in qualità di amministratore e  cittadino?

«Che ci fossero difficoltà era risaputo. I due mesi di confinamento, purtroppo, hanno messo in ginocchio diverse attività. Non è un caso che l’Amministrazione abbia cercato di agevolare il più possibile la ripresa, nonostante non disponesse di grandi strumenti in campo normativo».

Ambulanti, altro importante tassello del commercio. Il loro ringraziamento per Amministrazione, Assessorato e sindaco, Rinaldo Melucci, per aver accelerato la ripresa dei mercati rionali.

«Con il sindaco Melucci, l’Amministrazione comunale ha cercato di accompagnare dalla Fase 1, quella della rigidità imposta dal lockdown, alla Fase 2, quella della disponibilità alla riapertura, il maggior numero di attività nel rispetto delle norme di sicurezza sanitaria. Mi riferisco ai mercati rionali, da piazza Fadini alla Salinella, passando per piazza Sicilia. La seconda fase, purtroppo, presentava norme stringenti proprio per la categoria degli ambulanti. Nel rispetto delle normative esistenti, abbiamo pertanto adottato criteri che mettessero questi commercianti nella condizione di poter operare, considerando che il loro lavoro dà sostegno a numerose famiglie…».CAtAldino - 1Fra gli impegni, autorizzazioni e sopralluoghi nelle piazze.

«Con gli assessori di altri comuni della provincia ci siamo imbattuti in norme rigorose non sempre compatibili con aree e mercati di cui i nostri ambulanti dispongono. Esistono mercati più facili da controllare nel rispetto del distanziamento sociale, altri più complicati, per spazi e condizioni nelle quali operare: sono stati necessari sopralluoghi per trovare soluzioni che tenessero conto delle esigenze sì dei commercianti, ma anche della gente cui assicurare il rispetto delle norme in tema di “distanziamento”».

Gli automobilisti tarantini dopo due mesi di sosta hanno imparato qualcosa, oppure commettono i soliti peccati? Parcheggi, rispetto per la segnaletica e il lavoro degli agenti di Polizia locale.

«La Fase 2 ha rappresentato per molti automobilisti un senso di liberazione, una sorta di “Finalmente si circola!”. Purtroppo non molto è cambiato, tanto che diversi di questi continuano a non rispettare il codice della strada; gli agenti diretti dal comandante Michele Matichecchia, dopo il lavoro svolto per far rispettare ai cittadini le norme di distanziamento sociale, sono tornati al lavoro nelle strade a sanzionare automobilisti che hanno ripreso le vecchie abitudini: parcheggiare in maniera disinvolta; ci spiace sanzionare, ma pare sia questo l’unico strumento per far comprendere ad alcuni che il codice della strada passa attraverso il senso civico, il rispetto per gli altri: penso alle doppie file che “imbottigliano” automobilisti che hanno l’unica colpa di aver parcheggiato correttamente».

Quali misure adotterà il suo assessorato insieme con l’Amministrazione per incoraggiare il turismo?

«Abbiamo riavviato un confronto serrato con tutte le organizzazioni di categoria, per comprendere esigenze e misure da mettere in campo in fatto di marketing territoriale. La riapertura delle frontiere e il riavvio degli aeroporti, con rotte che poco agevolano la ripresa del turismo nel nostro territorio, ci pone di fronte a un marketing mirato per invogliare quei turisti che vorranno venire a fare visita alla nostra regione. Fra i comuni italiani, siamo stati i primi, se non fra i primi, ad aver assicurato agli operatori il proseguimento delle loro attività nonostante per tutti fosse in scadenza la concessione fino al 2020. Abbiamo così consentito ai privati di investire nel futuro e non pensare che questa fosse la loro ultima stagione. Oggi guardiamo a operatori balneari consapevoli che forse non potranno trarre benefici concreti nel breve termine, ma registreranno benefici sicuramente a partire dalla prossima stagione».

Regione sensibilizzata ad intervenire con un sostegno in termini di promozione?

«Da due, tre anni, la strategia dell’agenzia che si occupa della promozione della Regione Puglia da noi è stata sempre condivisa. Chiediamo, però, una maggiore attenzione per un territorio la cui immagine è stata offuscata dalla presenza della grande industria. E’ su questo che oggi si sta lavorando, passata questa seconda fase i risultati di ripresa torneranno ad essere evidenti».

Un inchino per George

Nella serie A tedesca gli atleti chiedono giustizia

Nella Bundesliga manifestano a favore del povero Floyd con fasce al braccio, genuflessioni e magliette. Altri episodi per ricordare il quarantaseienne afroamericano soffocato a Minneapolis da un poliziotto. Negli Stati Uniti proseguono le proteste. A Washington evacuata la Casa Bianca, a Los Angeles, vetrine in frantumi e negozi saccheggiati. 

Detto che non si placano le proteste negli Stati Uniti per l’uccisione di George Floyd, l’afroamericano di quarantasei anni morto soffocato da una stretta morsa di un agente di polizia durata una decina di minuti, anche altrove ci sono altre manifestazioni per ricordare quanto accaduto a Minneapolis. Ultima, in ordine di tempo, in quanto a clamore, quella di alcuni calciatori delle Bundesliga, la serie A tedesca. Alcuni atleti hanno espresso, ognuno a modo proprio, un pensiero per il povero George: Marcus Thuram, Jadon Sancho e Achraf Hakimi. A questi, alcuni fra i giornali europei più importanti, non solo sportivi, hanno dedicato la prima pagina. Fra questi, l’italiano “Corriere dello sport”, e lo spagnolo “AS”. “Thuram si inginocchia nel nome di George” il primo, “Gol contro il razzismo” il secondo.

La Bundesliga in prima pagina, dunque. Dopo essere stata la prima ad accelerare la ripresa dei giochi post-Covid 19, ecco un altro gesto. Più forte, politico: la protesta per la morte di George Floyd. Sabato il centrocampista americano Weston McKennie (Schalke 04) aveva giocato con una fascia al braccio con la scritta “Giustizia per George”; domenica pomeriggio Marcus Thuram, ventiduenne francese del Borussia Moenchengladbach, figlio del campione del mondo ‘98, Lilian, si è inginocchiato a testa bassa dopo uno dei suoi due gol segnati nella gara vinta contro l’Union Berlin.

Un gesto, quello di Thuram jr, che ha richiamato alla memoria quanto fece un giocatore di football americano, Colin Kaepernick, che quattro anni fa si inginocchiò durante l’inno americano in segno di protesta contro le violenze subite dagli afroamericani. Un gesto che fu poi imitato da altri atleti famosi dei principali sport statunitensi.

La protesta per la morte a Minneapolis di George Floyd, dunque, dilaga nel mondo. Dopo Thuram jr. del Borussia Moenchengladbach, che si è inginocchiato “alla Kaepernick” dopo aver segnato all’Union Berlino, ecco che anche i calciatori dell’altro Borussia, quello di Dortmund , hanno fatto sentire la propria voce. Jadon Sancho e Achraf Hakimi, infatti, dopo aver segnato nella gara vittoriosa contro il Paderborn, hanno mostrato il sottomaglia con la scritta “Giustizia per George Floyd”. Achraf ha fatto anche di più: ha compiuto il gesto delle manette.

MINNEAPOLIS, CALMA APPARENTE

Intanto, l’ordine apparente pare sia tornato a Minneapolis. La polizia locale con tredicimila soldati della Guardia Nazionale è riuscita a riprendere il controllo della città. Ma la tensione è giunta perfino a Washington, con la Casa Bianca sotto assedio, e dilagata a  Los Angeles e Philadelphia.

In molte città sono proseguite le proteste a una settimana dalla morte di George Floyd, l’afroamericano ucciso dal poliziotto di Minneapolis. Se nel corso della giornata i cortei di massa hanno riempito le piazze in modo pacifico, con l’arrivo dell’oscurità e allo scattare del coprifuoco, ecco lo scatenarsi delle frange più violente.

A Washington, manifestanti sono riusciti a generare un incendio a pochi metri dai cancelli della Casa Bianca, così che il Servizio segreto al seguito del presidente e della sua famiglia, ha dovuto spostare Donald e Melania Trump nel bunker di emergenza sotto la residenza presidenziale. L’evacuazione del presidente e della first lady è durata un’ora, con le fiamme ben visibili dalla sede del potere esecutivo, prima che il Metropolitan Police Department riuscisse a sgomberare Lafayette Square, la piazza di fronte alla Casa Bianca.

Di altro tenore quanto accaduto in una delle zone più chic di Los Angeles. Alle otto di sera locali di Santa Monica, luogo di passeggio e dello shopping delle star, è stata presa d’assalto da bande organizzate con la distruzione di vetrine, saccheggio di negozi di articoli sportivi e abbigliamento.

INTERVIENE LA GUARDIA NAZIONALE

Forze di polizia, stando a quanto raccontato da testimoni, erano state concentrate ai lati di un corteo di protesta che si è svolto in modo pacifico. A breve distanza, però, è cominciato un andirivieni di auto da cui scendevano gruppi che distruggevano vetrine ed entravano nei negozi per impossessarsi di qualsiasi cosa. La razzia, ripresa dalle telecamere, è proseguita e trasmessa in tutti gli Stati Uniti.

Scene simili si sono viste anche a Philadelphia in Pennsylvania, capitale storica degli Stati Uniti prima di Washington: anche questa città-simbolo ha visto negozi presi d’assalto, svuotati da bande di giovani. In altre località alle prese con razzie, come Portland nell’Oregon, le autorità locali hanno dovuto estendere il coprifuoco.

L’attenzione si è allontanata per la prima volta da Minneapolis, il luogo della tragedia che ha dato origine alle proteste. Al sesto giorno di scontri, le autorità del Minnesota hanno finito per avere la meglio. La mobilitazione senza precedenti dei tredicimila soldati della Guardia Nazionale domenica ha invertito i rapporti di forze, e ha permesso alle forze dell’ordine di riprendere il controllo del territorio. L’unico momento di tensione grave si è verificato quando un camionista ha tentato di investire alcuni manifestanti: bloccato dalla folla, pestato, è stato arrestato dalla polizia e piantonato in ospedale.

Ma questa domenica si è chiusa sotto il segno di un nuovo incubo. La grande massa degli americani – non solo di colore – che sta protestando per le violenze della polizia, teme che il senso di questa grande rivolta venga snaturato e deviato. Negli scontri con la polizia si sono distinti i professionisti della guerriglia urbana; dietro di loro è spuntato lo sciacallaggio di chi approfitta del caos per scatenarsi a ripulire i negozi e fuggire col bottino. I danni provocati aggravano una situazione già drammatica: le scene di razzie nei negozi infieriscono su centri urbani che erano vuoti da tre mesi per il lockdown, vetrine sbarrate, esercizi pubblici già sull’orlo del fallimento, un paesaggio di depressione economica che sarà ancora più difficile ricostruire dopo quest’altra ondata di distruzioni.

«Rialziamoci…»

Michele Mazzarano, consigliere regionale, fra crisi e accoglienza

«Provvedimenti della Regione Puglia per le fasce più deboli. Immigrati, una risorsa per il territorio: l’Europa lo sa. Non alimentiamo sentimenti xenofobi. L’Italia si faccia carico dell’industria siderurgica, Arcelor-Mittal non è più attendibile. Liberiamoci dalla gabbia dell’acciaio e pensiamo alle nostre potenzialità: mare, cultura, agroalimentare, logistica, aerospazio e altro ancora»

Proseguiamo la nostra serie di confronti su temi diversi con politici e rappresentanti del nostro territorio. Temi che ci stanno particolarmente a cuore, che oscillano dal sociale all’accoglienza, dalla crisi economica a un ripartenza che non sia solo quella dell’acciaio che nelle ultime settimane mostra il fiato corto. Per parlare di questi e altri temi, abbiamo invitato il consigliere regionale del PD, Michele Mazzarano. Più volte impegnato nelle commissioni che si sono occupate di servizi, lavoro e formazione professionale, con abbiamo aperto questa conversazione parlando di politiche non solo comunitarie.

Consigliere Mazzarano, si è occupato di politiche comunitarie. Per una volta parliamo anche di quelle extracomunitarie. Qual è il suo punto di vista sul contributo di migliaia di immigrati nei campi di lavoro, e non solo.

«L’invecchiamento anagrafico della società occidentale, pone le classi dirigenti – quelle europee, innanzitutto – nelle condizioni di valorizzare accoglienza e integrazione con l’innesto di forza-lavoro degli immigrati; questo va fatto all’interno di un sistema ben definito: se però insistesse un sentimento di deregulation, assisteremmo a una deprecabile avversione nei confronti degli extracomunitari presenti nel nostro Paese; in queste ore l’Unione europea sta dimostrando di avere – forse per la prima volta nella sua storia recente – un approccio solidale verso chi più di altri hanno subito l’emergenza sanitaria e le conseguenze economico-sociali provocate dalla stessa. Ciò significa che, con politiche unitarie e comunitarie, l’Europa ha scelto di andare in soccorso ai Paesi più “frontalieri” di altri, e l’Italia è un avamposto. Penso al bacino del Mediterraneo, canale di passaggio per migliaia di immigrati; intervenire con piglio solidaristico significa sostanzialmente farsi carico di eventuali rischi, ma anche opportunità che può attivare questo fenomeno. Se gli italiani vedessero che la presa in carico del tema immigrazione fosse comunitario, di sicuro diminuirebbero sentimenti di razzismo e odio che si sono manifestati negli ultimi mesi».l0_tml1617778685697_85615465685_1590516548115603A causa del Covid-19, centoventicinque milioni a fondo perduto per autonomi e professionisti, uno dei provvedimenti adottati dalla Regione per sfidare una crisi di dimensioni inattese.

«L’emergenza sanitaria, economica e sociale, che stiamo attraversando ha colpito in profondità l’economia reale creando una voragine economica senza precedenti dal Dopoguerra ad oggi. Ci sono ceti produttivi, specie i più fragili – operatori economici, commercianti, autonomi con partite Iva – che dopo il colpo subito rischiano di non rialzarsi più. Prevedere a tutti i livelli, stanziamenti a fondo perduto, indennizzi e sussidi per riparare il danno subito, penso sia stato un provvedimento giusto. Bene, dunque, ha fatto la Regione Puglia a destinare una parte delle risorse previste dalla manovra finanziaria anti-Covid – 125milioni su 750milioni di euro complessivi – a fondo perduto per Partite Iva e autonomi, categorie con reddito basso. Settantamila partite Iva in Puglia, riceveranno 2mila euro di bonus per consentirne il riposizionamento sul mercato».

A proposito di lavoro, Arcelor-Mittal. Ha dichiarato che è giunta l’ora delle scelte. A cosa si riferisce in particolare?

«Per lo Stato è giunto il momento della massima responsabilità: l’Italia deve farsi carico di questa grave crisi e risolverla. Non credo ad ulteriori tentativi di responsabilità da parte della proprietà franco-indiana: finora tutti gli impegni, tanto sul versante ambientale quanto su quello industriale sono stati disattesi; i dipendenti sono stati trattati con poco rispetto, il ricorso indiscriminato – senza confronti corretti con i sindacati – alla cassa integrazione, sono stati segnali che hanno palesato le intenzioni di Arcelor Mittal; questione di giorni, settimane al massimo, penso sia arrivato il momento in cui lo Stato deve decidere su come vada prodotto l’acciaio».

Momento propizio per l’industria, secondo lei.

«Sicuramente, intanto per l’innovazione tecnologica, necessaria per rendere meno impattante la produzione di acciaio a Taranto: esistono risorse europee destinate al nostro territorio, definito non a caso “pilota” nel passaggio ad ecologico ed energetico; ciò, infatti, è contemplato dal Piano di transizione della stessa Unione europea per combattere mutamenti climatici e abbattere le emissioni in atmosfera».

Una soluzione ragionevole per dipendenti, industria e territorio.

«Primo passo: rendere compatibile la grande industria con le vocazioni di sviluppo del nostro territorio. Abbiamo bisogno di una fabbrica che produca acciaio “pulito”, esiste un sistema misto altoforni-forni elettrici – a tale scopo il governo dovrebbe consultare studi finanziati a livello europeo – condizione necessaria perché altri vettori possano far compiere il salto di qualità al nostro territorio: penso alla logistica, l’agroalimentare, l’aerospazio; finora siamo stati chiusi nella gabbia della monocultura dell’acciaio, che altro non è stato se non piombo nelle ali di un territorio che non ha mai potuto spiccare un volo in fatto di crescita; abbiamo, per esempio, il mare ma non un’adeguata consapevolezza di cosa sia la “blue economy”: ne parliamo poco e non abbiamo una strategia; riusciremo a valorizzare le nostre risorse solo se queste diventeranno compatibili con l’ambiente e con la vita dei lavoratori e dei cittadini».

Migranti tunisini a Taranto

Sono una settantina, sbarcati in Sicilia e trasferiti nel capoluogo ionico 

«Siamo arrivati in barca, clandestinamente: partiti da Monastir, tre notti in mare», le prime dichiarazioni. Gli investigatori si interrogano su come siano arrivati indisturbati sulle coste italiane. 

Settanta tunisini bloccati dalle forze dell’ordine, saranno trasferiti a Taranto. Dopo lo sbarco a Palma di Montechiaro, gli immigrati sono stati ospitati nella tensostruttura situata presso la banchina portuale di Porto Empedocle per essere identificati e sottoposti alle visite sanitarie. Una volta espletate le formalità per tutti è stato disposto il trasferimento a Taranto.

Nessuna informazione utile è stata resa ai poliziotti che li hanno bloccati. Al momento non è dato sapere come siano arrivati fino a Palma di Montechiaro e su quanti fossero. Fra questi, un tunisino avvicinato da un giornalista ha reso una prima, spontanea dichiarazione a proposito del viaggio affrontato con altri su una imbarcazione di fortuna. «Siamo arrivati in barca, clandestinamente, siamo stati in mare tre notti, siamo partiti da Monastir…».

Secondo qualcuno erano trecento. Secondo altri, addirittura quattrocento. Fonti umanitarie, invece, parlano di nemmeno cento immigrati. Una volta raggiunta la riva si sarebbero dispersi fra le dune per tentare di arrivare nel centro abitato di Palma. Alcuni di loro, sono stati visti sulla Statale 115. Automobilisti hanno raccontato alle forze dell’ordine di avere ricevuto richieste di passaggi e di acqua. Altri immigrati si sarebbero dati alla fuga fra le campagne della zona. Polizia, carabinieri e guardia di finanza, anche con l’ausilio di un elicottero, hanno cercato di rintracciarne quanti più possibile. Sarebbe il primo, imponente sbarco autonomo di migranti che avviene in Sicilia da qualche anno a questa parte. Quando gli immigrati erano arrivati in Sicilia, lo avevano fatto accompagnati da navi mercantili, militari o pescherecci di pescatori della zone. Ma questo non sarebbe l’unico arrivo di migranti in queste ore, tra l’arcipelago delle Pelagie e la Sicilia.

MADRE-NAVE CERCASI…

Considerando le dimensioni dello sbarco, secondo agenti di polizia pare che i migranti siano stati accompagnati fino a pochi metri dalla riva con da una nave che subito dopo ha invertito la rotta. Motovedette della Guardia costiera e della Guardia di finanza stanno cercando di individuare l’imbarcazione che sarebbe di grandi dimensioni se a bordo gli immigrati erano in realtà centinaia. Quella delle navi-madre è una tecnica di trasporto dei migranti che sembrava dimenticata. L’assenza di navi di soccorso nel Mediterraneo centrale potrebbe avere riattivato questa modalità di sbarco. Un’imbarcazione al traino di quella ancora non trovata, invece è stata rinvenuta a Palma di Montechiaro. Ma, si diceva, ancora incerto è il numero dei migranti sbarcati.

Stefano Castellino, sindaco di Palma di Montechiaro, che ha portato cibo, acqua e mascherine alle persone rintracciate e caffè alle forze dell’ordine, ha detto di aver saputo dagli stessi migranti, tutti tunisini, che erano circa trecento su due imbarcazioni. Quattrocento, invece, sarebbe stato il numero riferito da diversi testimoni dello sbarco che hanno chiamato la polizia. I migranti, poco per volta, sono stati trasferiti alla tensostruttura nel porto di Porto Empedocle per l’identificazione e i controlli sanitari. L’interrogativo che, intanto, si rivolgono gli investigatori risiede sul come avrebbero fatto due imbarcazioni con così tante persone a bordo a compiere l’intera traversata indisturbate, nonostante quel tratto di mare sia costantemente sorvegliato.

Secondo dati del Viminale aggiornati al 22 maggio, sono 4.445 i migranti arrivati quest’anno in Italia (senza contare i circa 450 giunti ieri sulla costa dell’Agrigentino e sull’isola di Linosa e i circa 70 sbarcati sabato tra Lampedusa e Marsala). Nello stesso periodo del 2019 gli arrivi erano stati 1.361, mentre nel 2018 avevano raggiunto quota 10.693. Il totale dei migranti arrivati lo scorso anno, sempre secondo i dati del Ministero dell’Interno, sarebbe di 11.471, mentre nel 2018 erano stati 23.370.

«Ripartiamo dal turismo»

Vincenzo Leo, presidente SIB-Confcommercio

«Colpo mortale subito da una risorsa che dava al Paese un 17% del Prodotto interno lordo. Qui non solo spiaggia e mare, ma agriturismo, enogastronomia, bellezze naturali e culturali. Riprendiamo a fine mese, con le dovute accortezze. Ma Emiliano metta alla porta i burocrati, per qualsiasi consulenza il settore di candida a costo zero»

«Non solo gli stabilimenti balneari, anche l’agriturismo rischia di farsi seriamente male se non saranno adottate veloci contromisure per ripartire dal “dove eravamo rimasti”». Vincenzo Leo, presidente provinciale del SIB, il Sindacato balneari italiani che aderisce a Confcommercio e Confturismo, fa una disamina di una crisi, scaturita dal Covid-19, ma avvitatasi a quelle che lo stesso considera le «solite inutili e oziose strade della burocrazia», che rallenterebbero una ripresa fondamentale. Non solo per il territorio, ma per l’intero Paese. «Abbiamo posti e risorse che altrove possono solo sognarsi, la Puglia non è solo spiaggia e mare, ma anche enogastronomia, agricoltura, bellezze e cultura, basta con leggi e leggine che disorientano, scoraggiano chiunque voglia investire o riprendersi quanto investito in questo fazzoletto di mondo».

Cominciamo da una breve panoramica sulla situazione, a oggi.

«C’è un’ordinanza della Regione Puglia, si riapre il prossimo 25 maggio: una buona notizia, ma ci toccherà dare un’accelerata per essere pronti, secondo le norme in fatto di sicurezza sanitaria, grossomodo il 29 di giugno, domenica con vista sul “ponte” con il 2 giugno».

Un’ordinanza che molti auspicavano, proviamo vedere il bicchiere mezzo pieno.

«Intanto un segnale all’intero Paese, dal punto di vista psicologico ha bisogno di un forte incoraggiamento: mare e spiagge, da sempre sinonimo di benessere psico-fisico; stiamo lavorando per assicurare accoglienza e sicurezza, dare un impulso economico a un territorio in difficoltà, forse anche a causa di una industria che non risponde più al modello occupazionale di un tempo, come se l’acciaio fosse la cura di tutti i mali».

Ingresso, ombrellone, lettino, filosofia e accortezze previste alla ripartenza.

«Intanto, all’ingresso: mascherina e distanza fra utenti, suggeriamo il pagamento mediante carta di credito – anche se il wi-fi, succede, potrebbe generare problemi – per essere accompagnati da un nostro addetto, una sorta di steward, alla postazione prescelta: questo permette di non far perdere ulteriore tempo al cliente; una volta sistemati, si può anche fare a meno della mascherina e, finalmente, entrare in acqua: niente è più sicuro di mare e sabbia, lo dicono gli esperti; questi due elementi annientano letteralmente il virus, il resto è nelle mani dell’utenza, che deve rispettare distanze e protocolli in tema di sanificazione, per il bene di tutti. Il nostro personale provvederà a sanificare postazioni e complesso balneare».WhatsApp Image 2020-05-21 at 14.34.22Nessun privilegio.

«Ogni attività gestirà il flusso della clientela secondo una propria strategia; personalmente, ho pensato di privilegiare intanto gli abbonati, patrimonio per qualsiasi struttura che in questi anni ha svolto la sua attività nella massima professionalità; questo, però, non escluderà i “giornalieri”, pubblico che dispone del solo fine-settimana rispetto al resto dell’utenza. Infine, potrebbe esserci un problema-sicurezza generato da quei cittadini che impegnano la spiaggia pubblica e transitano dallo stabilimento: sarà un bel problema gestire l’eventuale flusso di bagnanti di passaggio in fatto di norme sanitarie: staremo a vedere, confidiamo nel buon senso da parte di tutti».

Il confronto con amministrazioni e istituzioni.

«Sono in costante collegamento, mediante social e videoconferenze, con l’assessore regionale all’Industria turistica e culturale Loredana Capone; ho un filo diretto con i sindaci dell’area orientale e il primo cittadino di Taranto, Rinaldo Melucci, molto attento ai temi del turismo e della balneazione; argomento ricorrente, come strutturare un piano sulle spiagge pubbliche e organizzare un servizio di vigilanza: troveremo una soluzione».

Mancato guadagno e investimenti per far fronte alle disposizioni in tema di sicurezza sanitaria. Il settore che perdita registrerà in percentuale?

«Da calcoli approssimativi, le perdite che registrerà il settore balneare sono quantificabili intorno al 40%, non solo a causa del mancato guadagno di esercizi come bar, ristoranti e pizzerie collegati a stabilimenti e impegnati non solo dall’utenza “da spiaggia”; fra il mancato guadagno anche l’assenza di turisti stranieri: non sappiamo quando, e se, saranno riaperte le frontiere per favorire l’arrivo di un’altra importante percentuale di fruitori di bellezze e strutture della nostra terra; l’Europa non ci sta aiutando: ha segnalato Italia e Spagna come mete ad alto rischio; e pensare che la stessa Unione aveva avanzato l’ipotesi di mettere le nostre spiagge all’asta e consentire a investitori esteri di impossessarsi di un bene di primaria importanza per lo sviluppo del nostro territorio…».

C’è un aspetto che rallenta la ripresa?

«La burocrazia, una sciagura simile al virus: esistono leggi che rimandano al 1939, mentre è cambiato l’intero mondo rispetto a ottant’anni fa: siamo schiavi di codici e decreti, non se ne può più. Se davvero vogliamo risollevare le sorti del nostro Paese, dobbiamo sburocratizzare la macchina dello Stato, i paletti posti dai codici hanno provocato collasso e danni incalcolabili a un settore che da solo rappresenta il 17% del Pil…».

Infine, un pensiero rivolto a un tavolo regionale che possa raccogliere le istanze di addetti ai lavori.

«Un invito al presidente della Regione, Michele Emiliano, verso il quale nutro stima e rispetto: presidente, non sostenga i burocrati con inutili quanto costose consulenze, noi del settore i consigli glieli diamo a costo zero. Mancano piani regolatori, in compenso sul litorale esistono strutture abusive. Le task-force le trovo pressoché inutili; Emiliano si fidi dell’esperienza e della conoscenza di gente che è fra le pieghe di turismo, cultura e indotto da una vita: inviti un “tecnico” per ciascuna categoria, ma ad una sola condizione: che i burocrati ne restino fuori!».

«Ma quali casi misteriosi?»

Mario Balzanelli, direttore del 118 e il Covid-19

«A Taranto una percentuale tra le più basse d’Italia. Il “Moscati”, modello gestionale di eccellenza. Polmoniti interstiziali, cui porre comunque massima attenzione, sono simili a quelle di pazienti che hanno contratto il virus. «Un tampone nasale potrebbe risultare negativo, al contrario un campione prelevato più in profondità, dai bronchi…», chiarisce il professionista.

«Nessun “caso misterioso” a Taranto». A proposito dei contagi da Covid-19, il dott. Mario Balzanelli, direttore del 118 di Taranto, presidente nazionale SIS 118, e più volte ospite di sito, web radio e canale youtube di Costruiamo Insieme, interviene in prima persona per smentire voci apparse su quotidiani regionali e nazionali, successivamente riprese da altri organi di informazione, fra questi, tv, radio, siti e social.

Piuttosto, Balzanelli precisa. «A Taranto si è registrata una percentuale bassissima di pazienti covid-19 positivi, la quale si pone in assoluto, in rapporto percentuale con la popolazione, tra le più basse d’Italia». Ribadisce, a proposito di quanto riportato da testate giornalistiche autorevoli, «il che conferma che non esistono “casi misteriosi” a Taranto quanto “casi da studiare” e da classificare in tutto il Paese».

Il direttore del 118 di Taranto, torna su un argomento sul quale nei giorni scorsi, sempre sul nostro sito, con una intervista esclusiva per la nostra web radio, si era espresso il direttore della Asl, Stefano Rossi. «La gestione tarantina di COVID-19 – conferma Balzanelli – che prevede, da parte della Co118, la più precoce presa in carico del paziente paucisintomatico presso l’ospedale Covid-Hub “Moscati”, con valutazione clinica e laboratoristica immediata, analisi del tampone, studio radiologico dedicato e, in questo tipo di situazioni, di ricovero ospedaliero e quindi accesso alle cure specifiche presso “Aree Covid-19 protette” e riservata ai pazienti “Sospetti Covid-19” si pone, come già ribadito, come modello gestionale di eccellenza».

COVID-LIKE, NON E’ LA STESSA COSA

Balzanelli, inoltre, fa una distinzione importante sulla quale è bene riflettere, prima di lasciarsi andare a facili allarmismi, considerando il contenimento dei casi di contagio da coronavirus: le cosiddette polmoniti interstiziali in qualche modo simili a quelle dei pazienti che, invece, hanno contratto il virus. «Non è un caso – chiarisce il direttore – che questi vengano indicati come “Covid-like”: identici al Covid, il virus non si palesa al tampone: capita, però, di scovarlo solo nel liquido del lavaggio bronco-alveolare». Da qui l’intervento chiarificatore a seguito di “casi misteriosi”, come indicati dallo stesso professionista tarantino, a causa dei troppi fenomeni segnalati anche da medici del resto d’Italia.

Un tampone nasale potrebbe risultare negativo, al contrario un campione prelevato più in profondità, dai bronchi, che riporterebbe tracce del virus. Gli stessi sintomi del Covid: prima tosse e febbre, con problemi respiratori che, in genere, cominciano dopo alcuni giorni, quando l’infezione è ormai scesa in profondità e ha compromesso i polmoni.

«A Taranto, in queste settimane abbiamo visto sempre meno pazienti positivi, invece casi simil-Covid sono aumentati, e sono tutti uguali. Un popolo che sfugge alle classifiche ma che, dal punto di vista clinico, è identico ai casi Covid. Qualcuno potrebbe obiettare che non tutte le polmoniti interstiziali sono legate al coronavirus, ma in questo periodo fanno scattare un allarme, quanto cioè ha spinto specialisti a cercare il virus più in profondità, individuandolo in qualche caso nel liquido del lavaggio broncoalveolare». Termini tecnici che portano il direttore del 118, Mario Balzanelli, a confermare un dato inconfutabile. «Il virus ha avuto una curva in discesa – dice – ma, attenzione, è importante tenere sempre alta la guardia, rispettare i protocolli di sicurezza sanitaria che invitano a indossare mascherine e guanti, e osservare il distanziamento sociale: in attesa del vaccino, non c’è altra strada per mettere alle corde il Covid-19».