Taranto, un tuffo dove l’acqua è più blu

Riflettori di Raiuno sulla Città dei Due mari

Ponte girevole, Castello aragonese, Città vecchia. Luoghi d’incanto, la gara internazionale SailGp, il santuario per i delfini “dimessi” dai delfinari di tutta Europa, la pesca con reti biodegradabili. Brillante la conduzione di Donatella Bianchi, degna di una cittadinanza onoraria. Questa provincia non è solo fumi e ambiente malsano, ma voglia di rinnovarsi e rilanciarsi.

 

Il Ponte girevole, il Castello aragonese, la Città vecchia. Riprese dall’alto, poi le Frecce tricolore di recente a Taranto per fare da contorno al SailGp, il Gran premio internazionale di catamarani che proprio a Taranto ha svolto l’unica tappa italiana. E’ iniziata così la puntata di “Linea Blu” andata in onda ieri, sabato 10 luglio, dopo il Tg1 all’ora di pranzo. A condurre con la solita brillantezza, Donatella Bianchi, giornalista Rai, diventata ormai di casa nel Salento, ma in particolare a Taranto. Tanto che non sarebbe malvagia l’idea di tributarle la cittadinanza onorari, a meno che i politici locali non ci abbiano già pensato.

A seguire, la giornalista che conduce uno dei programmi dagli alti indici di gradimento, ha intervistato una biologa, una studiosa, che hanno posto l’accento sulla creazione di una sorta di santuario per il ritorno in libertà dei delfini congedati dai delfinari, poi sul bonificare il mare dalla plastica con l’intervento di pescatori che, oggi, usano materiale biodegradabile.

Dunque, nuovo appuntamento con “Linea Blu”. Donatella Bianchi e la sua squadra, si diceva, hanno condotto il pubblico nel mare e nei vicoli di Taranto. Una città sul mare, che ha visto tante ferite negli ultimi anni nel suo tessuto cittadino, dove si può però anche trovare attenzione alla sostenibilità, con un esempio in particolare, la mitilicoltura.

 

COZZE E RETI BIODEGRADABILI

Taranto, per quest’ultimo aspetto, è una realtà importantissima e rinomata, e proprio qui, nel Mar Piccolo, è partito un progetto che sta dando ottimi risultati. Le cozze, infatti, vengono coltivate facendo uso di reti biodegradabili al posto di quelle di plastica, molto inquinanti. E la sostenibilità può passare anche dallo sport in mare. Con la puntuale informazione fornita da Donatella Bianchi, i telespettatori hanno potuto conoscere da vicino il SailGp, competizione nautica con catamarani foiling (volanti) F50. Oltre alla vela ed alla mitilicoltura, con “Linea Blu” spazio anche alle bellezze di Taranto Vecchia, come lo storico Ponte girevole, uno dei simboli della città o il Borgo antico, ancora cuore pulsante di Taranto.

Si è parlato, si diceva, del portare a Taranto, in prossimità dell’isola di San Paolo in Mar Grande, un’area per il “ricovero” dei delfini. È l’idea-progetto su cui stanno lavorando Comune di Taranto e Jonian Dolphin Conservation. Quest’ultima è un’associazione privata che ha fatto della cura e dell’attenzione ai cetacei una sua priorità e da anni organizza con successo visite al largo, nello Jonio, per portare turisti ed appassionati a scoprire le evoluzioni in mare dei delfini. Che ormai “abitano” costantemente il mare di Taranto, anzi nei giorni del lockdown alcuni esemplari sono stati anche avvistati nel tratto di mare vicinissimo alla città.

 

DELFINI, SANTUARIO EUROPEO

Quello cui pensano Comune di Taranto e JDC è un centro di recupero e rieducazione alla libertà dei delfini provenienti da delfinari sparsi per il Mediterraneo e l’Europa. La localizzazione ideale è stata individuata nell’isola di San Paolo, nella rada del Mar Grande di Taranto, poiché lo si ritiene un sito adatto da allestire secondo le esigenze di questo progetto di respiro internazionale. L’isola appartiene alla Marina militare (come anche la vicina isola di San Pietro), ma il Comune ha avviato un confronto sulla permuta delle aree ancora della Marina, del ministero della Difesa e del Demanio. Obiettivo è quello di predisporre un percorso condiviso per il trasferimento delle stesse in favore del Comune di Taranto e della collettività jonica.

Come per ciascuna puntata di “Linea Blu”, ad accompagnare Donatella Bianchi nel suo viaggio, abbiamo assistito ad un servizio di Fabio Gallo, questa volta ospite a Porto Cesareo, bellissima località della penisola salentina.

«Tutto il mondo è paese»

Gli italiani pendolari che lavorano in Svizzera definiti “ratti”

«Sta accadendo come in Italia, gli stranieri visti come ladri di lavoro e denaro. Una campagna contro chi ogni giorno supera il confine per venire a prendere uno stipendio, anche modesto. Ne approfittano in molti, c’è chi lavora per fame, proprio come succede da noi con i nordafricani…»

 

«Tutto il mondo è paese», dice una ragazza. «Ci chiamano topi, perché verremmo qui a mangiare il formaggio e poi andare via, approfittando della loro generosità». E poi, «Come in Italia qualcuno prova a respingere gli immigrati che chiedono asilo in Italia, anche noi che lavoriamo in Svizzera dai residenti subiamo torti a non finire», aggiunge una collega. E ancora, «Molti li prendono per fame: con la crisi che c’è – ci dicono – bere o affogare: così non mi sento di biasimare che accetta per stato di necessità, ma più andiamo avanti e peggio è…».

Sono cinquantamila i lavoratori, cosiddetti “frontalieri”, che ogni giorno lasciano l’Italia – Paese di fronte… – per recarsi al lavoro in Svizzera. E’ un flusso crescente di auto e pendolari negli ultimi anni in costante aumento, che ha portato esponenti politici di destra a chiedere un referendum popolare per cambiare la Costituzione elvetica e imporre  dei tetti demografici in entrata.

 

REFERENDUM, «VIA I TOPI!»

Gli stranieri come gli italiani, infatti, sono accusati di aver causato il dumping (ribasso) salariale e di avere accresciuto l’inquinamento. Da qui la delusione da parte degli italiani nei confronti del 68% dei ticinesi che ha votato “sì” all’introduzione dei tetti. “Invece di bloccare  gli immigrati, avrebbero dovuto imporre un salario minimo per evitare il dumping”, dicono i sindacati.

Gli italiani visti come topi. Ratti dice uno spot promosso qualche tempo fa. Una campagna pubblicitaria che trasformava di colpo tanto gli italiani che i romeni in ratti che affondano i denti nel formaggio, che poi sarebbe Canton Ticino.

Fece scalpore un’inchiesta de La Stampa nella quale documentava una crociata cominciata quasi per gioco sui social è finita su enormi cartelli pubblicitari nelle strade. Il ratto piastrellista transfrontaliero Fabrizio, sul manifesto sotto accusa, è protetto da un elmetto giallo.

Un uomo di cinquanta anni, muratore, ha denti gialli, devastati da cure al risparmio e dita precocemente invecchiate dalla nicotina. Tutte le mattine si alza alle cinque per oltrepassare la frontiera in tempo per l’apertura del cantiere. Compie chilometri, incrocia eleganti ville circondate da parchi in cui, grazie al microclima, le palme convivono con gli abeti. Lui, però, per casa ha un bilocale e sospira mentre legge lo slogan che campeggia sui muri: «Cinquantamila frontalieri», visti come topi. Una immagine peggiore non poteva esistere per descrivere i ratti, appunto, che divorano formaggio. «Pensavo che il razzismo fosse acqua passata con gli Anni Settanta – dice il muratore – e, invece, punto e a capo: ci tocca essere pubblicamente insultati».

 

MA QUANTE OFFESE…

E il dibattito, le polemiche molto pesanti, fino a gravi offese, prosegue sul sito della campagna pubblicitaria xenofoba. Il Canton Ticino visto come una grossa forma di formaggio e gli stranieri che vi lavorano o che ne limiterebbero il sistema bancario, come dei volgarissimi topi.

Che, come dice il proverbio, «quando il gatto non c’è, ballano». Il gatto simboleggia il permissivismo che, secondo il promotore – scriveva La Stampa – della campagna pubblicitaria xenofoba, favorisce un tale banchetto. Protagonisti dello scialo al gruviera sono: il topo-piastrellista Fabrizio frontaliere di Verbania; l’avvocato lombardo Giulio che con il suo scudo raffigurante tre monti respinge il franco svizzero (mai allusione al ministro all’Economia Tremonti fu più chiara di così); il romeno Bogdan che con la mascherina blu stile Banda Bassotti è l’inequivocabile esemplificazione del malvivente.

E pazienza se il papà dei tre terribili ratti è figlio di due immigrati calabresi. Il pubblicitario Michel Ferrise non prova imbarazzo a rinnegare le sue radici. «Il committente mi aveva chiesto un messaggio forte, provocatorio e io ho eseguito, ma di certo non odio né gli italiani, né i romeni. Anche se in effetti qualche problema lo stanno creando». Fiato sprecato cercare di conoscere l’identità di chi ha commissionato la pubblicità. «Non posso svelare, segreto professionale».

Molti pensano che il committente possa essere un banchiere svizzero stanco della volontà dell’ex ministro del Governo Berlusconi che si sarebbe impegnato nel sottrarre ricchezze e lavoro al sistema creditizio elvetico.

 

 COME IL GATTO COL TOPO

I politici di destra ticinesi, intanto, giocano come farebbe il gatto col topo. Negano di essere i mandanti dell’operazione. Ma la accolgono a braccia aperte. «Da anni ci battiamo per i diritti della popolazione svizzera», dicono. «I temi sono proprio i nostri – aggiunge un rappresentante politico di un destra che con il 30% dei consensi costituisce il primo partito in Svizzera – è da anni che anche noi ribadiamo un netto “no ai frontalieri, no ai delinquenti dei Paesi dell’Est, no a una politica bancaria che non ci tutela”». Sembrano discorsi già sentiti in questi anni, contro i ragazzi venuti dall’Africa in cerca di speranza e lavoro, di un’opportunità per rifarsi una vita decorosa.

Rincara la dose un barista svizzero: «C’è già poco lavoro per noi, basta con il sostenere chi arriva da oltre confine». Nel Canton Ticino, su 300 mila residenti (di cui 150 mila rappresenta la forza occupazionale), cinquantamila lavoratori sono frontalieri.

È comunque vergognoso definire i “frontalieri” italiani ratti e chiamare in causa come ratto uno dei ministri di un altro governo. Oltre a danneggiare l’immagine dell’Italia e dei suoi cittadini che in Svizzera lavorano, producono e pagano le tasse, rischia di creare tensione sociale. Diventa complicato pensare che un Paese come la Svizzera, con alle spalle oltre cinquecento anni di democrazia, possa accettare simili espressioni.

Ma le campagne pubblicitarie non si fermano qui. Anzi, nuove sorprese sono annunciate. Come tre enormi comparse travestite da ratti. Farà ridere a qualcuno, per qualche altro sarà un altro bel colpo mediatico, soprattutto se si pensa che è il fantomatico committente dell’offensiva lanciata contro i “ratti” italiani, sforna un budget dietro l’altro. E pare, purtroppo, che non finisca qui.

Coronavirus, la variante è indiana

Rispetto al resto d’Italia, la Puglia registra il numero maggiore di casi.

Le mutazioni del genoma generano nuovi contagi. Il ceppo è finlandese, ma anche la Gran Bretagna ha sottovalutato la pandemia. Non abbassiamo la guardia, le vaccinazioni funzionano, difendono, ma non perdiamo la sana abitudine di usare mascherine (e disinfettante) nelle zone affollate.

 

   

Coronavirus, attenzione non è finita. Specie per chi vive in Puglia. C’è la “Variante Delta” (in arrivo dall’India) da cui stare alla lontana per evitare, con quei sistemi che purtroppo abbiamo dovuto imparare a nostre spese, per evitare un secondo e lungo lockdown che sarebbe una vera sciagura. Ad un secondo periodo di tempo, così lungo e con gran parte delle attività chiuse e i riflessi di un’economia a pezzi cadrebbero sul commercio e le aziende. Non vogliamo fare allarmismi, ma riteniamo sia importante, fare molta attenzione e trattare questa “variante delta” con le pinze.

Dunque, secondo uno studio dell’Istituto Superiore di Sanità, la regione nella quale la suddetta “variante” sta circolando e compiendo più danni è la nostra Puglia. Dallo Sperone al Tacco, vale a dire dal Gargano al Salento. Il virus starebbe colpendo esattamente un terzo degli interessati dai nuovi contagi. Sono dati che potrebbero testimoniare l’elevata diffusione del ceppo finlandese. Si parla di un 35%, anche se queste percentuali non sono ancora affidabili sul piano statistico, in quanto farebbero riferimento a focolai localizzati.

Detto della Puglia (35%), per quanto riguarda le altre regioni, la maggior parte delle segnalazioni che corrispondono alla “Variante Delta” arrivano dal Trentino-Alto Adige (26%), Veneto (18%), Umbria (10%), Sardegna (5%), Campania (3%), Lazio, Sicilia e Lombardia (1%).

 

VARIANTI E MUTAZIONI

Fatto tristemente noto, i virus, in particolare quelli come il coronavirus, evolvono costantemente attraverso mutazioni del loro genoma. Mutazioni osservate in tutto il mondo fin dall’inizio della pandemia. Come spiegato dall’Istituto Superiore di Sanità, mentre la maggior parte delle mutazioni non ha un impatto significativo, qualcuna può dare al virus alcune caratteristiche, come ad esempio un vantaggio selettivo o la possibilità di aggirare l’immunità precedentemente acquisita da un individuo o per infezione naturale o per vaccinazione.

Se qualcuno ha assistito all’incontro di calcio fra Italia ed Austria, avrà notato quanti e quali siano i controlli esercitati in Inghilterra, dove si è svolta la suddetta gara valevole per i quarti di finale degli Europei di calcio, per quanti erano interessati ad assistere alla gare nello stadio Wembley. Se qualcosa è andato storto nel contenimento del coronavirus, questo lo si deve al cosiddetto ceppo inglese, poi diventato predominante in Europa.  Stessa cosa pare stia avvenendo con la “Delta”, la variante indiana, che ha iniziato a diffondersi rapidamente in Gran Bretagna provocando una nuova crescita dei contagi.

Sulla diffusione della variante del virus, si sarebbe espresso il Financial Times. Secondo un’analisi del popolare organo di informazione, la “Variante Delta” in Italia sarebbe presente addirittura nel 26% dei casi, facendo del nostro Paese il quinto al mondo per la diffusione di questa mutazione del Coronavirus.

Prima dell’Italia ci sarebbero Gran Bretagna e Portogallo, dove la Delta sarebbe dominante rispettivamente con il 98% e il 96% dei casi, poi Russia e Stati Uniti con il 31%. In questa particolare classifica, dopo il nostro Paese, seguono il Belgio (16%), la Germania (15%) e la Francia (6,9%).

 

DELTA, SOTTO OSSERVAZIONE

“Variante Delta”, dunque, da respingere attraverso quelle precauzioni assunte in questi lunghi mesi. Non è ancora semplice stabilire se questa sia anche più violenta. Sempre secondo alcuni dati diffusi a inizio giugno questa variante sarebbe associata anche ad un rischio di ospedalizzazione fino a 2,6 volte superiore rispetto alla “inglese”.

Tra i sintomi più frequenti vengono segnalati invece mal di stomaco, nausea, vomito, mal di testa, raffreddore, febbre, perdita di appetito e dolori articolari. Non più dunque tosse, perdita di gusto oppure olfatto, come avveniva nella prima fase della pandemia.

Chiudiamo però con una buona notizia: i vaccini funzionano. E molto. Il 68% dei casi di variante indiana in Gran Bretagna è stato registrato tra persone non vaccinate, il 6,2% tra vaccinati con doppia dose e il 18,7% tra i vaccinati con una dose a più di 21 giorni dall’inoculazione. Per quando riguarda l’efficacia, due dosi di vaccino Pfizer avrebbero una probabilità del 96% nel contrastare gli effetti gravi del Covid che portano all’ospedalizzazione. Del 92% quella di AstraZeneca.

Altavilla, presidente di ITA

Il manager tarantino a capo dell’ex Alitalia

Ex braccio destro di Marchionne, è stato convocato dal Presidente del Consiglio. Draghi ha deciso di affidargli le sorti dell’ex compagnia di bandiera Alitalia. L’obbietivo è risollevare le sorti dell’azienda anche grazie ai primi finanziamenti nell’ambito del Recovery fund.

 

Sarà il manager tarantino, Alfredo Altavilla, a lungo braccio destro di Sergio Marchionne in Fiat, membro del Consiglio di amministrazione di FCA Bank e Tim, a guidare Italia Trasporto Aereo, la società che raccoglie l’eredità di Alitalia. E’ stato il Ministero dell’Economia e delle Finanze ad indicarlo quale nuovo presidente esecutivo di ITA «in virtù della rilevante esperienza manageriale e delle riconosciute capacità professionali».

Altavilla, scrive il Ministero, «garantirà un prezioso apporto esecutivo allo sviluppo della società, con particolare riferimento alla strategia, alla finanza ed alle risorse umane». Confermato l’amministratore delegato di ITA, Fabio Lazzerini, mentre al presidente uscente Francesco Caio, il Ministero «augura ogni successo nel suo incarico di amministratore delegato di Saipem».

Cinquantotto anni, laureato in Economia alla Cattolica di Milano e, si diceva, già braccio destro di Sergio Marchionne alla Fiat, Alfredo Altavilla era poi passato a Telecom, dove era stato in corsa per la carica di Amministratore delegato. C’è molto di Taranto, quindi, ai vertici della aviazione civile italiana. La nomina di Altavilla giunge, infatti, dopo la designazione a presidente dell’ENAC (Ente nazionale per l’aviazione civile) del grottagliese Pierluigi Di Palma.

 

TRENT’ANNI DI FIAT

Altavilla, in Fiat da quasi 30, dopo la mancata nomina a successore di Sergio Marchionne, aveva preso le distanze dalla scena pubblica. Il 23 luglio 2018, l’ex CEO di FCA aveva dato le sue dimissioni. L’ex braccio destro di Marchionne è stato convocato dal Presidente del Consiglio, Mario Draghi, che ha deciso di affidargli le sorti dell’ex compagnia di bandiera Alitalia, in modo da poter risollevare le sorti dell’azienda anche grazie ai primi finanziamenti nell’ambito del Recovery fund.

In Fiat dopo cinque anni sulla pianificazione strategica e sviluppo del prodotto, Altavilla si era occupato del mercato asiatico cinese, rivestendo ruoli importanti nei reparti Powertrain e Iveco. Nel 2011 era entrato a far parte anche del cda di TIM mentre nel 2012 è stato nominato “Chief Operating Officer Europe, Africa and Middle East di FCA.

ITA è la newco pubblica, una startup da 3 miliardi fondata per rilanciare Alitalia, la compagnia di bandiera tricolore: dal logo “ITA” si notano le prime due lettere colorate di verde mentre la “A” richiama il tricolore e la forma dei timone di coda di un aereo di linea. ITA sta per Italia Trasporto Aereo.

 

CHI E’ ALFREDO ALTAVILLA 

Alfredo Altavilla ha iniziato la sua carriera all’Università Cattolica di Milano come assistente universitario. Nel 1990 è stato assunto in Fiat Auto, dove inizialmente si è occupato di operazioni internazionali nell’ambito delle attività di pianificazione strategica e sviluppo prodotto. Nel 1995 è stato nominato Responsabile dell’Ufficio Fiat Auto di Pechino e nel 1999 Responsabile delle attività in Asia.

Dal 2001 si è occupato di Business Development, assumendo nel 2002 il coordinamento delle attività riguardanti l’alleanza con General Motors e, nel 2004, l’incarico di gestione di tutte le alleanze. Nel settembre del 2004 è stato nominato Presidente di FGP (Fiat/GM Powertrain JV) e Senior Vice President Business Development di Fiat Auto. Nel luglio del 2005 è diventato Chief Executive Officer di TOFAS, joint-venture paritetica tra Fiat Auto e Koç Holding quotata alla Borsa di Istanbul, mantenendo la responsabilità di Business Development. Nel novembre del 2006 è stato nominato Chief Executive Officer di FPT – Fiat Powertrain Technologies.

A luglio 2009 è entrato nel Consiglio di Amministrazione di Chrysler Group LLC e a ottobre 2009 è stato nominato Executive Vice President Business Development di Fiat Group. Da novembre 2010 a novembre 2012 è stato President and Chief Executive Officer di Iveco, facendo anche parte, da gennaio 2011 a novembre 2012, del Fiat Industrial Executive Council (FIEC). È stato membro del consiglio di amministrazione di Actuant Corp., FCA Bank e membro del cda di Tim.

Nonna Rosetta e Black, salvi!

Un’anziana e un cane adottati da una famiglia che ha raccolto un appello

Hanno vissuto per anni in una discarica nella campagne di Taranto. L’anziana donna aggredita e morsa da randagi, fino a quando non ci ha pensato questo bel cagnone che le ha fatto da scudo. In un primo momento separati, i due si sono riabbracciati per tornare a vivere insieme. Questa volta in una vera casa, circondati da un grande affetto.

 

 

Nonna Rosetta e Black, finalmente salvi. Salvi dalla paura di tutti i giorni e da quella spazzatura che li circondava da anni. Una storia di altri tempi, accaduta a Taranto. Uno di quei romanzi d’appendice che due secoli fa tenevano con il fiato sospeso i lettori di storie infinite. Vissute nel dramma, ma viva il Cielo, sempre a lieto fine. Questa è una storia che più di qualcuno conosceva, raccontava con il dolore nel cuore, senza però toccare le corde giuste, tanto da non essere sottoposta all’attenzione di quanti, qualcosa, anche un piccolo gesto, avrebbero potuto compiere. Nonna Rosetta e il cane Black, insieme per la vita. Separati, ma poi ricongiunti dall’affetto di una famiglia che ha voluto ospitarli insieme. Perché dolore non si sommasse a dolore. Il dolore di un tratto di una vita vissuta praticamente in una discarica, al quale aggiungere il distacco da quel cagnone che l’aveva difesa a costo della vita da mute di cani randagi e inferociti. E’ finita nel modo in cui tutti, spettatori, ci auguravamo finisse.

Non è il caso di fare processi, specie se la parola “fine” posta in coda alla storia, mette il cuore in pace a tutti. Domande come “Possibile che sapessero di nonna Rosetta e nessuno facesse niente?”, oppure “in un periodo di assegni sociali reddito di cittadinanza, nessuno si è mai preso la briga di fare avere un sostegno alla donna anziana?” e, ancora, “Ma parenti, conoscenti, questa donna, possibile non ne avesse?”, per una volta mettiamole da parte.

 

 

UN FINALE ROMANTICO

Del resto, un articolo di denuncia, tanti sono quelli che circolano fra strumenti di informazione e social, si perderebbe nel mare di internet. Al contrario, una storia con un finale romantico, specie di questi tempi, può avere ancora il suo effetto. Può toccare ancora il cuore della gente. Non è un caso che fra gli inserti più sfogliati – non ce ne vogliano gli altri quotidiani… – sono quelli di Corriere della sera (Buone notizie) e de La Stampa (Lazampa.it).

Dunque, nonna Rosetta e Black. Insieme hanno vissuto per anni in mezzo alla spazzatura, una discarica a cielo aperto nelle campagne di Taranto. Nonna Rosetta si è arrangiata come poteva per ben tredici anni, anche se negli ultimi tempi a causa dell’età, la situazione per lei cominciava a farsi più grave.

Nonna Rosetta è sempre stata docile e gentile, forse anche troppo. Nella stessa zona dove viveva fino a pochi giorni fa, prima che una coppia di angeli si prendesse cura di lei, ci sono molti altri randagi, che hanno iniziato ad aggredirla. Le abbaiavano contro, arrivavano perfino a scacciarla, morderla. Da un po’, Rosetta, non riusciva a trovare più da mangiare per lei. Fino a quando in sua difesa è arrivato un cucciolone, da lei chiamato Black, che pare viva con lei da tre anni. Questa la prima notizia da libro “Cuore”.

 

 

«ERIKA, GRAZIE!» 

Una storia raccontata da un quotidiano appena il mese scorso, che provava ad ipotizzare un’adozione di coppia. «Ci piange il cuore», aveva detto Erika, una volontaria, raccontando quando hanno dovuto separarli. Ma grazie alle tante condivisioni “social”, una famiglia ha aperto le porte della loro casa e del loro cuore a entrambi. Ecco lo straordinario lieto fine.

Ora, Nonna Rosetta e il cane Black, insieme sorridono alla vita. La donna era stata ritrovata da alcuni volontari del canile di Taranto. Black continuerà a farle da scudo per molto tempo ancora. Erano stati separati e, ora, ricongiunti da un appello, raccolto da una famiglia che li ha adottati.

Una storia, scrive uno di quei “giornali” dalla parte di quei racconti che toccano il cuore, partita tra mille tempeste, ma che oggi ha visto finalmente il sole. Adesso, Nonna Rosetta e Black non devono più difendersi dagli attacchi di randagi. Possono finalmente stare insieme in un ambiente sano, lontani da mille pericoli.

«Taranto, capitale!»

Catamarani, Frecce tricolori e turismo, due giorni al centro dell’Italia

Per il fine-settimana la Città dei Due mari ha ospitato una gara mondiale, la pattuglia acrobatica e migliaia di turisti. Lungomare stracolmo, unica tappa italiana del “Sail Grand Prix”, i jet che hanno sfrecciato e tinto il cielo di bianco, rosso e verde. Ammirazione per il Centro storico: Castello aragonese (in questi giorni la riapertura alle visite guidate), tempio dorico, Chiostro San Domenico e il Duomo San Cataldo. E poi, il MArTA e la Concattedrale.

 

E’ stato un fine-settimana straordinario. Fra turisti, mare, catamarani, Frecce tricolori e Città vecchia, Taranto ha vissuto un week-end di quelli che vorrebbe vivere almeno ogni settimana. Ne ha le potenzialità, di più: oggi ha le carte in regola per chiamare “banco”. La stagione estiva si è presentata con una manifestazione di livello mondiale: l’Italy Sail Grand Prix. Un po’ come la Formula 1, il mare di Taranto è stato il circuito nazionale in cui si sono battuti otto team con a bordo le stelle della vela mondiale. La prima gara si è svolta alle Bermuda, l’ultima si terrà a San Francisco. Fatevi un po’ di conti in cosa consiste una passerella così importante, più che di statura internazionale, di livello mondiale.

E come in ogni occasione di richiamo, a giovarsene non sono solo le attività commerciali, gli alberghi a giovarsene, ma l’intera città che va rigenerandosi nel momento in cui si sta scongiurando il Covid. Fra sabato e domenica, molti turisti, ma anche gli stessi campioni, i team al seguito, gli sponsor al seguito di una manifestazione che ha avuto una sola tappa nazionale, Taranto appunto, hanno potuto conoscere da vicino una delle più belle città d’Europa. Non sono in pochi ad aver consegnato ai taccuini e ai microfoni dei giornalisti al seguito dell’enorme “carrozzone” il proposito di tornare per restare qualche giorno in più in città e, soprattutto, nel massimo relax.

Dunque, l’Italy Sail Grand Prix, unico evento italiano di SailGP, il campionato di punta dei cosiddetti “catamarani volanti” (F50), in gara sabato 5 e domenica 6 giugno a Taranto. Sul “campo di regata” di Mar Grande, la sfida all’ultimo nodo fra otto team provenienti da tutto il mondo con alla guida le più grandi star della vela mondiale.

 

QUANTE STAR DELLA VELA!

All’appello non mancava nessuno: medaglie olimpiche, campioni del mondo, velisti che hanno compiuto regate oceaniche e, nemmeno a dirlo, anche vincitori dell’America’s Cup che si sono lanciati il guanto di sfida con i colori di Australia, Danimarca, Francia, Gran Bretagna, Giappone, Nuova Zelanda, Spagna e Stati Uniti. Checco Bruni, l’unico italiano in gara con il ruolo di “flight controller” per il Japan SailGP Team. Poi le altre star:  Tom Slingsby, Billy Besson, Nathan Outeridge, Jimmy Spithill e altri ancora. Tre le regate di flotta sabato 5, due domenica 6, ognuna della durata di un quarto d’ora circa. A conclusione delle otto tappe della stagione, il vincitore si assicurerà un ricco montepremi: un milione di dollari.

A Taranto, il SailGP Race Village è stato allestito sulla Rotonda del Lungomare. Fra i presenti, il sindaco Rinaldo Melucci. «Con il suo porto e le sue industrie – ha dichiarato il primo cittadino – Taranto ha rappresentato per lungo tempo una delle più importanti città per il sistema economico italiano; oggi la città sta rapidamente cambiando pelle, desiderava raccontare al mondo questa trasformazione e una nuova immagine, più legata alla cultura, allo sport, all’ambiente, al turismo, al recupero delle sue radici marinare e mercantili, insomma ad un modello di sviluppo più sostenibile».

Checco Bruni, flight controller Japan SailGP Team, prima dello start ha rilasciato una breve dichiarazione. «Sarà un grande spettacolo, il numeroso pubblico potrà assistere a regate appassionanti con le barche a stretto contatto, anche se gara a parte ci sarà tanto spettacolo in acqua e a terra». Entusiasta di come siano andate le cose anche Alfredo De Liguori, responsabile marketing dell’agenzia regionale del Turismo Pugliapromozione. «Ospitare la regata velica internazionale SailGP a Taranto – ha dichiarato – è una grande opportunità per tutta la destinazione turistica Puglia e fa onore alla sua antica storia marinara».

 

LUNGOMARE–TRICOLORE

Sabato, spettacolo nello spettacolo: il passaggio sul Mar Grande delle frecce tricolori che hanno steso il Tricolore sul cielo del golfo di Taranto in occasione dell’apertura della seconda tappa, unica in Italia, del campionato SailGP. L’appuntamento con la pattuglia acrobatica delle per Frecce Tricolori è avvenuto a tre giorni dal sorvolo della città di Roma in occasione della Festa della Repubblica. Un doppio evento a sottolineare la graduale ripresa in tutto il Paese delle attività sociali, economiche e culturali fortemente ridotte a causa dell’emergenza Covid.

Il tenente-colonnello Gaetano Farina, comandante delle Frecce Tricolori, ha indicato «I molti punti di contatto tra il nostro mondo e quello delle gare in mare: dall’importanza che rivestono le previsioni meteorologiche sul campo di gara, alla tecnologia e ai profili alari delle vele di queste veloci imbarcazioni; in buona sostanza potremmo associare il ruolo del tattico a quello del comandante, quello del timoniere al capo formazione e così via, per ogni membro delle rispettive formazioni».

In occasione dell’evento, sul suggestivo Lungomare di Taranto, città in cui ha sede – è bene ricordarlo – la SVAM, la Scuola Volontari dell’Aeronautica militare, saranno presenti stand promozionali ed una riproduzione della cabina di pilotaggio di uno dei velivoli MB339 della Pattuglia Acrobatica Nazionale, grazie al quale – nel rispetto delle norme anti-Covid – è stato  possibile provare l’emozione di salire a bordo dei jet delle Frecce Tricolori.

Catamarani in mare, jet in cielo. Ma anche Taranto ha il suo fascino, tanto che i turisti non si sono fatti sfuggire l’occasione di visitare uno dei suoi luoghi più celebrati: la Città vecchia. Per visitare la città di Taranto è, infatti, consigliabile cominciare dal centro storico. Intanto, i turisti si chiedono perché Città vecchia, considerando l’aspetto di un invitante gioiello da non farsi sfuggire. Dunque, Città vecchia perché è il quartiere più antico di Taranto. Collegata al resto della città dal famoso Ponte delle Girevole,  questo quartiere riveste sempre il suo fascino.

Fra i siti più ammirati, il Castello aragonese (Sant’Angelo) che riapre in questi giorni alle visite guidate, il tempio dorico, il Chiostro San Domenico e il Duomo San Cataldo. Nessuna esitazione da parte dei turisti che hanno compiuto passeggiate tra i tanti vicoli tipici, da via Duomo a via Cava, per immergersi nella storia della città. E poi, una volta usciti dal centro storico, il MArTA, il Museo archeologico nazionale, e la bellissima concattedrale Gran Madre di Dio progettata da Giò Ponti.

Taranto, tutta in un giorno

Conosciamo la Città dei Due mari 

Per chi non avesse tempo, una serie di suggerimenti. Visitate il Lungomare, l’affaccio sul Golfo. Poi la Città vecchia, le Colonne doriche, la cattedrale di San Cataldo, gli ipogei, il Museo spartano. Il museo archeologico nazionale MArTA, la Concattedrale Gran Madre di Dio. Le isole Cheradi, le acque che ospitano delfini e altri cetacei.

 

Visitare una città in poche ore. Bella scommessa. C’è però chi ci prova, si documenta, studia, rivolta come fosse un calzino internet, da wikipedia alle decine di siti che fanno da attrattori turistici. Passa anche attraverso le istituzioni, le amministrazioni locali che, in fatto di comunicazione, oggi viaggiano come schegge. Esistono, dunque, siti molto attrezzati. Compiono una sorta di Bignami, per venire incontro a quanti vanno a “pescarli”, per indicare a quanti consultano il web una città in sintesi. Ottimo, per esempio, il lavoro che svolge il sito “siviaggia.it”. Spiega, per esempio, Taranto, la nostra città a larghi tratti, senza però tralasciare i punti-cardine di una località he in quanto a bellezza e accoglienza, non è seconda a nessuno. In questi giorni i tarantini, dal Palazzo agli imprenditori, dai cittadini agli esercenti, dopo la paura covid, oggi messa in un angolo, provano a rilanciare la culla della Magna Grecia.

Taranto in poche battute, per chiunque volesse passare una giornata nel massimo relax. Intanto, forse non tutti sanno che la Città dei Due mari possiede un Lungomare indicato, a ragione, fra più belli d’Italia. Si sull’arcinoto “Golfo delle sirene”. Taranto, legata al mare, vanta un porto commerciale, fra i più importanti del Mediterraneo, fin dai tempi della Magna Grecia, fiorente centro culturale, economico e militare.

Oggi Taranto può considerarsi anche una delle nuove mete delle crociere turistiche promosse dalle principali compagnie di navigazione, prima fra tutte MSC. Quasi trovatesi per caso da queste parti, le navi MSC in questi mesi hanno cambiato rotta per via della pandemia così da fare tappa per la prima volta proprio a Taranto, un’occasione per questa città che può essere scoperta da un numero sempre maggiore di turisti. Non è un caso che sia stata anche scelta come tappa del SailGP, Gran Premio del mare seguitissimo dagli appassionati di imbarcazioni a vela, che si svolgerà in città sabato 5  e domenica 6 giugno 2021.

Tanti sono gli itinerari turistici. Taranto, terza città più grande del Sud Italia, è anche denominata Città dei Due mari. Semplica la spiegazione: Taranto si trova, infatti, tra il Mar Grande e il Mar Piccolo, bacini attorno ai quali troviamo la maggior parte degli insediamenti abitativi.

Nelle vicinissime Isole Cheradi, in Mar Grande, ci imbattiamo in un piccolo arcipelago. Questo comprende le due isole di San Paolo e San Pietro (aperta di recente al pubblico che ha scelto di frequentare la sua splendida spiaggia), dove è ospitata una colonia di delfini, grande attrattore turistico.

 

ARRIVANO I CROCIERISTI

Quanti sbarcano dalle navi possono visitare Taranto anche in un solo giorno, anche se per conoscere tutte le sue bellezze e i suoi segreti una intera giornata non basta. La Città dei Due mari ospita architetture che testimoniano la sua importanza storica e culturale. Antichi luoghi di culto, tra i quali i resti del Tempio Dorico, quelli archeologici delle Necropoli greco-romane e delle Tombe a camera, la Cripta del Redentore, ai Palazzi appartenuti alle famiglie nobili e alle personalità illustri della città, tra i quali Palazzo Pantaleo e Palazzo d’Ayala Valva, il palazzo più prestigioso della Città Vecchia.

Taranto possiede anche uno dei panorami architettonici più ricchi e vari del nostro Paese. La Chiesa di San Domenico Maggiore, per esempio, in stile romanico-gotico costruita sui resti di un tempio greco del VI secolo a.C., i palazzi in stile rinascimentale del Borgo umbertino, il barocco della Cattedrale di San Cataldo, la più antica cattedrale pugliese. E, ancora, chiese e palazzi signorili della Città vecchia.

Taranto è ricca anche di conventi e di monasteri che possiedono chiostri secolari. Fino alla metà dell’Ottocento, momento della nascita del Borgo Nuovo, la città era ristretta alla odierna parte della Città vecchia, la cosiddetta Isola, che sorgeva in un ristretto perimetro.

Ma il manufatto più imponente della città, nel quale un turista deve assolutamente fare tappa, è il Castello Aragonese (o Castel Sant’Angelo). Costruito sui resti di altre fortificazioni, prima greche, poi bizantine, normanne e svevo-angioine, il Castello è rimasto praticamente tale e quale nonostante i suoi tremila anni di storia.

E poi i numerosi ipogei. Fra questi il Museo Spartano di Taranto-Ipogeo Bellacicco  (già Ipogeo di Palazzo de Beaumont Bonelli). La peculiarità che rende questa struttura unica in tutto il panorama storico-artistico pugliese è che in essa sono documentate tutte le epoche e i periodi storici a partire dalla fondazione di Taranto ad opera degli spartani (VIII sec a.C) fino al XVII sec. data di costruzione del soprastante Palazzo nobiliare de Beaumont Bonelli

 

LA CITTA’ E LE SIRENE

Nel Borgo, spicca il Museo archeologico nazionale di Taranto (MArTA), museo statale che espone una delle più grandi collezioni di manufatti risalenti all’epoca della Magna Grecia, tra cui i famosi Ori di Taranto. Di proprietà del Ministero per i Beni culturali, dal 2014 lo ha annoverato tra gli istituti museali dotati di autonomia speciale.

Altro manufatto, moderno evidentemente, che merita attenzione è la Concattedrale Gran Madre di Dio, progettata negli Anni Settanta dal grande architetto Giò Ponti. L’architettura rappresenta un omaggio alla tradizione marinara della città, una “vela” che si specchia nell’acqua delle tre vasche poste davanti all’ingresso della Concattedrale a simboleggiare il mare. E poi le sirene. Quanti giungono per la prima volta a Taranto, camminando sulla passeggiata che si affaccia sul golfo, rimangono affascinati dalle splendide statue di sirene in qualche modo avvitate sugli scogli, realizzate dallo scultore Francesco Trani.

Ai tempi in cui Taranto era la Capitale della Magna Grecia, ci raccontava che alcune sirene furono affascinate dalla città e decisero di costruire un castello fatato tra le acque nelle quali nuotavano. Si narra che da queste parti vivesse una splendida coppia: lei, una ragazza di una bellezza impressionante; lui, un pescatore, per motivi di lavoro spesso lontano da casa. A causa della sua assenza, la sua giovane sposa cedette all’insistente corteggiamento di un ricco signore del luogo. Perseguitata dal rimorso, coraggiosamente confessò tutto al marito, il quale la portò con sé in barca per spingerla in acqua una volta al largo. Le sirene, una volta tratta in salvo la donna, rimaste incantate dal suo splendore, la incoronarono regina con il nome di Skuma (Schiuma).

Tempo dopo il pescatore pentito per quanto fatto, tornò in barca nel punto in cui credeva che sua moglie fosse annegata e si mise a piangere. Se ne accorsero le sirene che lo rapirono e lo condussero davanti alla loro regina, che lo riconobbe all’istante. Perdonato per il suo comportamento, convinse le sirene a risparmiargli la vita ed a ricondurlo a riva.

Le nostre Maldive

Leucade, Gozo e…

Due isole bellissime, a breve distanza, fra Grecia e Malta. Senza però trascurare la bellezza di soluzioni vicinissime alla nostra Puglia. Paragonabili alle perle che circondano Malé. Con soggiorni a costi contenuti e invitanti, per bellezza e gastronomia “per tutti”.

 

Per chi conosce bene la Puglia, non si stupirà nel sapere che alcune delle più autorevoli riviste, fra queste National Geographic e New York Times – come spesso riportato in questo nostro sito – abbiano indicato la nostra regione come “la più bella del mondo”. Non solo perché emoziona gli occhi e il cuore, ma anche perché stuzzica il palato, con una gastronomia che non conosce eguali, senza che questa provochi emorragia al portafogli. Per farla breve: bella e contenuta nei prezzi. E questo per ciò che riguarda la Puglia, in particolare “le Maldive del Salento”. Ma andiamo per ordine, a proposito di vacanze coniugate al mare e alla bellezza dei luoghi circostanti, diamo ospitalità a due mete non lontane da qui e che hanno quel po’ di straniero. Due isole: Leucade (Grecia) e Gozo (Malta). Poi dedicheremo la nostra attenzione alle nostre bellezze o comunque a un isolato da casa nostra.

Intanto partiamo dai turisti che si dividono in due categorie, come indica uno dei siti più attrezzati come “Proiezioni di Borsa”: i giovanissimi, che cercano i luoghi più frequentati e alla moda, e i meno giovani, con figli e nipoti al seguito, che invece sono alla costante ricerca di relax, comunque di tranquillità e località non proprio frequentate, ma non meno affascinanti di quelle prese d’assalto dai più giovani. Dunque, secondo gli esperti, due sarebbero le principali rotte, dove trovare sole e mare, coniugati a ospitalità e tranquillità. Insomma, come fare tombola.

 

LEUCADE E GOZO…

Dunque, due le isole indicate dal sito. La prima in Grecia, Leucade; la seconda, Gozo, a un “isolato” da Malta. La Grecia è da sempre una delle mete preferite dagli italiani: tanto per la vicinanza, quanto per l’ospitalità. Di recente, a causa della crisi, i prezzi avevano registrato una impennata nelle mete principali. Una delle isole più grandi, ma ancora abbastanza a misura d’uomo è quella di Leucade. Si trova sullo Ionio, ha un fascino talmente importante da essere stata definita una delle più belle del Mediterraneo. E’ la meta perfetta per chi cerca solitudine completa, ma anche per chi ha voglia di ristoranti, locali notturni e movida.

Detto di Leucade in Grecia, ora ci trasferiamo a Malta. O meglio, nell’isola di Gozo. Piccola, ma allo stesso tempo perfetta per chi abbia voglia di escursioni, natura e, perché no, siti archeologici (monumenti inseriti fra i patrimoni dell’Unesco). Quest’isola, poco conosciuta è stata ribattezzata “l’isola della felicità”. Se appassionati di gite in barca, spiagge praticamente deserte e percorsi naturalistici da fare a piedi e in bici, bene, Gozo è l’isola che cercavamo. Non lontana fisicamente, ma sufficientemente distante dalla ressa dei turisti (non ha uno scalo aeroportuale).

E ora, la Puglia, la regione più bella del mondo. E non solo, la più “risparmiosa”, proprio perché è possibile visitarla con pochi soldi in tasca gustando le eccellenze della tradizione culinaria. Una cena a base di antipasti e arrosto misto di carne con vino di produzione della casa non supera i trenta euro. Si spende meno, addirittura, se la nostra scelta si orienta su un primo piatto con frutti di mare oppure orecchiette con cacioricotta. Allo stesso modo il costo di una pizza margherita si aggira intorno ai quattro, cinque euro, fino a sei o sette se ordiniamo quella con impasti speciali.

 

…E PESCOLUSE

Dunque, dove si trovano quelle località che suggerisce “Proiezioni di Borsa”? Detto che le spiagge da visitare nel Salento sono innumerevoli, le più famose restano: la Baia dei Turchi, Punta Prosciutto, Punta Pizzo e Punta della Suina. Ma la vera spiaggia delle “Maldive di Italia” si trova proprio in un piccolo comune di Lecce nella Marina di Pescoluse, tra S. Maria di Leuca e Gallipoli e per esser precisi, sei chilometri di spiaggia tra Torre Pali e Torre Vado. Pescoluse offre prezzi vantaggiosi e ottime soluzioni di alloggio. E con ciò si intende in particolare l’assoluta vicinanza a spiagge libere, paesaggi incontaminati, paesaggi spettacolari e grotte carsiche.

Anche una famiglia di quattro persone può soggiornare in una frazione o paesino vicinissimo al mare senza spendere somme così elevate. Fra monolocali, bilocali e ville o appartamenti più spaziosi, a seconda delle esigenze e i prezzi sono davvero incoraggianti. Specie per quelle famiglie più numerose, che potrebbero approfittare delle offerte “last minute” che partono dai cinquecento euro a settimana, in particolare se si sceglie l’ultima settimana di giugno (a luglio il pernottamento sale a milleduecento euro). Visto come è possibile avere indicazioni utili alle vostre vacanze, facendo un sicuro mix nel rapporto qualità-prezzo? La Puglia è qui, mentre stanno cadendo le ultime restrizioni, noi un pensierino ad un’estate fra sole e mare, senza trascurare le masserie, lo faremmo volentieri.

«Spegniamo le cellule tumorali»

Un team italiano avrebbe scoperto un “interruttore”

Uno studio starebbe per “pensionarle” con largo anticipo. Fondamentale sviluppare approcci terapeutici destinati a colpire malattie dal cancro alle patologie legate all’età. Protagonista il gruppo dell’Area Medica dell’Università di Udine. Le opinioni di addetti ai lavori e la pubblicazione della scoperta su riviste internazionali specializzate.

 

Non ci fosse di mezzo ancora la pandemia, la notizia riportata dalle agenzie di tutto il mondo, avrebbe del sensazionale. Ci inorgoglirebbe come nessun’altra cosa, specie in un momento così critico e all’interno del quale non c’è pietà per gli italiani. Ma andiamo per ordine: un nuovo “interruttore”, per farla breve e per non usare un linguaggio troppo scientifico, c’è tempo e spazio per fare ricorso a un dizionario tecnico, starebbe per “pensionare” le cellule con largo anticipo.

Questo sistema, un “interruttore” si diceva, eviterebbe la replica incontrollata – così come accade nel cancro – è stato scoperto dal Gruppo di Biologia cellulare del Dipartimento di Area Medica dell’Università di Udine. Un successo tutto italiano ripreso, come accade in casi come questi, da una rivista scientifica: “Genome Biology”, pubblicazione che fa parte del gruppo editoriale Springer-Nature.

Nel dettaglio, entra Claudio Brancolini, coordinatore del Gruppo di ricerca. Intanto ricordando il contributo dato allo studio dagli scienziati dell’Università La Sapienza di Roma e il sostegno di “Sarcoma Foundation of America” e del progetto “Epic Interreg Italia-Austria”. «Acquisire conoscenze sulla regolazione epigenetica della senescenza – dice Brancolini – è fondamentale per poter sviluppare promettenti approcci terapeutici destinati a colpire malattie come il cancro o patologie legate all’età». Attraverso questo lavoro svolto in equipe, è stato individuato, si diceva, un “interruttore”, insomma un nuovo regolatore epigenetico, oltre a quelli che già erano noti da tempo: l’HDAC4, responsabile per la ri-organizzazione del genoma nella cellula senescente. E’ quanto spiega il coordinatore del Gruppo di ricerca che fa cappo agli studiosi del Dipartimento di Area Medica dell’Università di Udine.

 

MAPPATURE EPIGEMOMICHE

Utilizzando tecniche di modificazione del genoma, conosciute come CRISPR-Cas9 (Premio Nobel 2020) ed eseguendo mappature epigenomiche, il team friulano ha dimostrato che proprio la proteina HDAC4 viene degradata durante la senescenza e questo permette l’attivazione di particolari regioni del genoma, definite enhancer e super-enhancer, che funzionano proprio come fossero direttori d’orchestra per attivare il programma di senescenza.

«E se è vero che si tratta di una condizione fisiologica legata in parte all’avanzare dell’età – ha spiegato Brancolini – la “senescenza cellulare” è anche un vero e proprio salvavita; di fronte a mutazioni del DNA, capaci cioé di provocare malattie come il cancro, il fatto di mandare una cellula in arresto proliferativo anzi tempo, interrompendone il ciclo vitale, consente di scongiurarne la proliferazione incontrollata permettendo così all’organismo di difendersi con efficacia da attacchi potenzialmente mortali». In estrema sintesi, “spegnere” questo regolatore epigenetico – permetterebbe alla cellula di invecchiare mettendo fine al ciclo vitale e alla sua capacità di replicarsi.

 

SCOPERTA SENSAZIONALE

Scoperta sensazionale che ha avuto numerosi apprezzamenti a qualsiasi livello e che è stata commentata anche da numerosi ricercatori. «Fino a questo momento – ha dichiarato Eros Di Giorgio, ricercatore Airc –  si pensava che questo processo fosse soltanto un meccanismo di allarme, per spronare il sistema immunitario a riconoscere le cellule invecchiate e ad eliminarle così da promuoverne il ricambio: oggi sappiamo che, oltre a questo, c’è soprattutto la necessità di mantenere la cellula il più possibile integra ed in buona salute bloccando così l’accumularsi di alterazioni che alla lunga sono responsabili del cancro».

Il team di ricerca, intanto, prosegue nello studio per trovare il sistema e bloccare definitivamente – con l’ausilio di questo “interruttore” – l’alimentazione delle cellule tumorali e spegnendone la proliferazione. Una scoperta che avrebbe avuto un che di clamoroso, se non ci fosse stata di mezzo una sciaguratissima pandemia, ma che apre la strada a terapie totalmente innovative nel campo dei chemioterapici in grado di modulare il metabolismo cellulare, fattore critico nell’aggressività del tumore. E questa sì che sarebbe la scoperta del secolo.

Taranto, città dei festival

L’Amministrazione comunale riparte con una serie di eventi

L’impegno del sindaco Rinaldo Melucci riporta cultura e spettacolo a grandi livelli. Dal “Jazz Festival” al “Swing Festival”, dal “Medita” al “Magna Grecia Festival”, proseguendo con “Taranto Opera Festival” e altre grandi sorprese. «C’è grande fermento culturale, abbiamo dato agli operatori culturali della nostra città le chiavi per aprire il cassetto dei sogni», dice il vicesindaco e assessore alla Cultura, Fabiano Marti.

 

Era stato annunciato in un periodo in cui la pandemia aveva preso il sopravvento sull’attività sociale dei taranti. Oggi l’argomento, “Taranto città dei festival”, torna prepotentemente alla ribalta. Non lo ha dimenticato il sindaco, Rinaldo Melucci, che già in questi giorni guarda oltre l’emergenza sanitaria. Tanto che in queste ore sta perfezionando una importante programmazione di eventi estivi con grandi nomi della musica e del teatro.

Mentre in queste ore Taranto diventa zona gialla e, di fatto, scongiura l’aumento dei contagi dovuti al covid, il primo cittadino tiene costantemente sotto controllo i dati epidemiologici con l’evolversi della campagna vaccinale. L’esecutivo guidato da Melucci ha, di fatto, avviato l’interlocuzione con gli operatori culturali della città per esser pronto alla ripartenza dei prossimi mesi, prospettiva particolarmente attesa da un settore che ha sicuramente sofferto quanto e, in alcuni casi, anche molto più di altre attività.

Sulla posizione dell’Amministrazione comunale, il vicesindaco e assessore alla Cultura, Fabiano Marti, ha le idee chiare. «Stiamo organizzando festival ed eventi – dice – con un quadro pandemico al ribasso, finalmente potremo programmare un’estate densa di appuntamenti, soprattutto in totale sicurezza. Stiamo già abbozzando il calendario e non appena avremo certezza rispetto alle misure covid previste, renderemo pubblici anche i nomi di musicisti e artisti coinvolti in una serie di rassegne importanti».

 

C’E’ GIA’ UN PROGRAMMA

Per ciò che attiene molti degli eventi in programma, c’è già uno schema organizzativo avanzato. Dal 19 al 23 luglio tornerà il “Taranto Jazz Festival”. Spetterà alla stessa organizzazione allestire anche il concerto all’alba previsto per l’8 agosto. Dal 20 al 22 agosto toccherà al “Taranto Swing Festival”, mentre il “Medita Festival”, organizzato in collaborazione con l’Orchestra della Magna Grecia, tornerà sulla suggestiva cornice della Rotonda del Lungomare dal 2 al 5 settembre.

“Taranto Opera Festival” e “Magna Grecia Festival” si articoleranno in una serie di eventi tra luglio e agosto, mentre sono in arrivo almeno altri tre nuovi festival che porteranno a Taranto nomi di statura internazionale. E, tutto questo, in attesa della definizione di “Medimex”, “Paisiello Festival” e altri nuovi progetti che interesseranno le periferie cittadine.

La stagione dei festival partirà il 18 giugno (fino al 29) con un progetto dedicato al grande architetto Gio Ponti per concludersi, presumibilmente, il 14 settembre con un grande evento in occasione del “Dantedì” nella Concattedrale Gran Madre di Dio. Anche il teatro avrà il suo spazio. Previste diverse novità che arriveranno nei prossimi giorni, ancora una volta dalla preziosa collaborazione tra il Comune di Taranto e il Teatro Pubblico Pugliese.

 

«TORNIAMO A SOGNARE»

Tutti gli eventi saranno organizzati nel massimo rispetto dei protocolli di sicurezza previsti dalle autorità governative e regionali. «C’è grande fermento culturale – osserva il vicesindaco e assessore alla Cultura, Fabiano Marti – che nasce dalla volontà di ripartire dopo un lunghissimo periodo di stop; ci sono, inoltre, nuovi stimoli che arrivano dal lavoro di ristrutturazione culturale ed economica alla quale la nostra Amministrazione, con il sindaco Melucci in prima persona, sta lavorando ogni giorno. Come riportai in occasione della presentazione della candidatura di Taranto a “Capitale della Cultura 2022”, in qualità di amministratori abbiamo dato agli operatori culturali della nostra città le chiavi per aprire il cassetto dei sogni: loro lo hanno fatto e sono venuti fuori sogni bellissimi, condivisi con tutti i tarantini. La scorsa estate siamo stati i primi a ripartire e abbiamo portato a Taranto tanti eventi, quest’estate contiamo di far meglio, sperando che la pandemia allenti definitivamente la sua morsa per consentire ai tarantini un sospiro di sollievo e un meritato divertimento».