Taranto, Polo all’idrogeno

Fino a quattordicimila posti di lavoro entro venti anni

Cinquemila nei prossimi dieci, il resto a seguire. Di questo si è discusso ieri al Salina Hotel. Relatori: Livio De Santoli, ordinario Energy management Università La Sapienza di Roma, e Angelo Consoli, presidente Cetri-Tires. Hydrogen Park immaginato all’interno di una strategia che può rappresentare un riferimento per il sistema pugliese. Potenziali utilizzatori finali: le attuali centrali elettriche operanti della zona, vicino depuratore di  Acquedotto Pugliese fornirebbe acqua per l’elettrolisi.

 

Un polo dell’idrogeno, a Taranto, alimentato da fonti rinnovabili potrebbe generare quattordicimila di posti di lavoro nei prossimi 20 anni. E’ il risultato di uno studio accademico sull’utilizzo dell’idrogeno che si pone obiettivi che riguardano energia e mobilità a Taranto e provincia. Il progetto introdotto dall’europarlamentare Rosa D’Amato, è stato illustrato ieri sera al “Salina Hotel”. Relatori: Livio De Santoli, ordinario Energy management Università La Sapienza di Roma, e Angelo Consoli, presidente Cetri-Tires. Moderatore dell’incontro, il giornalista Angelo Di Leo.

L’Hydrogen Park a Taranto, così è stato detto, avrebbe lo scopo di accelerare il processo di decarbonizzazione del  territorio e di riconvertire il comparto industriale in esso compreso mediante la produzione e l’utilizzo del vettore idrogeno.

Un Hydrogen Park necessita di conoscere il potenziale delle aree tecnologiche presenti per attrarre investimenti in relazione alla intera catena del valore dell’idrogeno. In particolare, occorre valutare la fattibilità tecnico-economica della realizzazione degli elettrofuels, temi di frontiera che già oggi impongono un sostegno alla ricerca applicata, soprattutto in aree fortemente industrializzate come Taranto per la raffinazione petrolchimica.

L’Hydrogen Park di Taranto, pertanto, è immaginato all’interno di una strategia dell’idrogeno che può rappresentare un riferimento per il sistema pugliese ed italiano. L’orizzonte temporale dello studio è fissato al 2030 con uno step intermedio al 2024.

 

STUDIO E USI

L’attuale settore di consumo maggiore è quello industriale. Ricopre quasi il 75% dei  consumi  totali,  valore  significativamente  maggiore  rispetto  alla  media  nazionale  (42%). Dalle simulazioni, la richiesta totale di energia elettrica attualmente riferita alla Provincia di Taranto è compresa tra 0.47 e 0,74 GW di potenza. Nel caso in cui non fosse possibile installare una quantità tale di impianti eolici, anche o soprattutto per la lunghezza del periodo di autorizzazione di tali impianti, occorrerà provvedere con almeno 100 MW di fotovoltaico supplementari per un totale di 150 MW.

Si prevede di usare l’idrogeno in settori diversi: trasporto pubblico (autobus), con uno scenario preso in considerazione che si pone come obiettivo la sostituzione di 40 autobus con i nuovi a Fuel Cell. Se ne ricaverebbe un valore di idrogeno annuo necessario alla gestione dei mezzi; trasporto pubblico (treni), con uno scenario che considera la sostituzione dell’intera flotta a trazione diesel dell’unica tratta che prevede l’uso di treni diesel (Taranto-Reggio Calabria) con nuovi treni a Fuel Celltrasporto pesante su gomma, in quanto nella provincia di Taranto è possibile stimare il quantitativo di idrogeno da destinare a rifornimento di mezzi pari a quaranta camion a lunga percorrenza; diesel di sintesi, utilizzato nel settore navale di piccolo cabotaggio. Questo utilizzo risulta quasi la metà di tutti gli interventi ipotizzati nell’ambito del trasporto; miscelazione nella rete del gas, per l’utilizzo di idrogeno in blending con il gas naturale, quasi esclusivamente rivolto al greening del settore del riscaldamento degli edifici, risulta necessario immettere in rete il 77.2% del totale di idrogeno che si stima di produrre annualmente. Il costo complessivo per gli usi finali dell’idrogeno ipotizzati risulta pari a 56.6 milioni di euro.

 

FATTIBILITA’ E OCCUPAZIONE

L’impianto previsto a Taranto riguarderebbe una vasta superficie (anche in area SIN)  e verrebbe utilizzata la pipeline di Snam per utilizzare in forma blended l’idrogeno prodotto. I potenziali utilizzatori finali dell’idrogeno potrebbero essere, ad esempio, le attuali centrali elettriche operanti della zona. Il vicino depuratore di  Acquedotto Pugliese fornirebbe acqua per l’elettrolisi.

A  titolo  di  esemplificazione,  investendo un  milione  di  euro nell’industria tradizionale si crea un posto di lavoro. Se lo si investe nel settore energetico tradizionale si creano ottpo posti di lavoro. Se lo si investe, invece, nelle tecnologie della decarbonizzazione si ottengono venticinque posti di lavoro. Con  gli investimenti  sull’idrogeno  verde,  ipotizzati  nello studio presentato ieri a Taranto, come prima approssimazione sono stimabili cinquemila posti di lavoro aggiuntivi al 2030, tenendo conto anche della maggiore disponibilità di risorse nei settori indotti e la necessità di percorsi formativi ad alta professionalità.

Considerando inoltre 50 MW di elettrolizzatori da installare a Taranto entro il 2030 (200 milioni di investimenti) e prendendo atto di una intensità occupazionale dell’idrogeno vicina a quella delle rinnovabili  (con 15 posti di lavoro a milione di euro investito) a Taranto questo settore dovrebbe  creare  intorno  a i quattromilacinquecento/cinquemila posti di lavoro entro  il  2030.  Con una punta stimata di quattordicimila posti di lavoro in venti anni.

Questa l’ipotesi di Polo dell’idrogeno a Taranto alimentato da fonti rinnovabili. Quattordicimila posti di lavoro nei prossimi venti anni. Lo studio accademico sull’utilizzo dell’idrogeno che si pone obiettivi che riguardano energia e mobilità a Taranto e provincia, è incoraggiante. Come i numeri occupazionali dei quali la provincia avrebbe più che mai bisogno.

Città vecchia in allegria

“Vicoli in festa” e l’Isola torna a sorridere

Come restituire con verde, fiori e fantasia anima e bellezza a uno degli angoli più belli di Taranto. La collaborazione con un’azienda del territorio, la collaborazione di associazioni e cittadini. «Vedere tante iniziative riempie il cuore di orgoglio e gioia», ha detto il sindaco Rinaldo MelucciVICOLI COPERTINA 3 - 1Dare colore e slancio alla Città vecchia. E’ stato questo l’obiettivo di una delle tante iniziative che circolano da tempo a Taranto. Nessun quartiere escluso, anche se “Vicoli in Festa”, una delle ultime iniziative condotte in porto dall’Amministrazione comunale Melucci, è stata indirizzata all’Isola.

Uno dei gioielli di Taranto, la Città vecchia, appunto, è stato al centro di una brillante idea che ridà il sorriso a stradine, vicoli, cortili, angoli con tanto verde e il colore dei fiori a dare allegria a un intero quartiere che può contare su un concreto rilancio.

“Vicoli in Festa”, dunque, il programma di iniziative che, voluto e sostenuto dal sindaco Rinaldo Melucci e dalla sua Amministrazione, ha visto insieme cittadini, associazioni e aziende del quartiere, unite tutte insieme per rendere più accogliente e, si diceva, colorata la Città Vecchia.

L’idea dell’assessore all’Ambiente Paolo Castronovi, trova la collaborazione di un’azienda, “Verdidea”, che non si è fatta ripetere due volte l’incoraggiante invito. Così verde, fiori, colori e fantasia e la Città vecchia si è accesa in tutta la sua bellezza. L’azienda che si occupa della manutenzione del verde urbano, ha colto l’occasione per manifestare la sua professionalità realizzando in questi giorni installazioni naturali decorate con i caldi colori dell’autunno. VICOLI COPERTINA 4 - 1ASSOCIAZIONI, CITTADINI…

Dopo l’attività che ha fatto il suo in lungo e largo, è toccato a cittadini e associazioni, che spontaneamente, poco dopo, hanno organizzato una serie di laboratori, visite guidate e iniziative varie.

Orgoglioso di un’animazione territoriale dal basso che l’Amministrazione intende valorizzare e incentivare, il sindaco Rinaldo Melucci che in questi giorni ha rilasciato una breve dichiarazione agli organi di informazione. «Dopo il successo del numero zero di “Vicoli in Festa” – ha dichiarato il primo cittadino – faremo in modo che una iniziativa che ha registrato un simile successo prosegua anche durante le prossime festività».

E’ solo l’inizio. «Siamo convinti – ha ripreso Melucci – che altre associazioni e altri cittadini si uniranno insieme per arricchire ulteriormente il programma di iniziative di “Vicoli in Festa”, che evidentemente non finisce qui. Vedere tante iniziative tra le strade e i vicoli della Città Vecchia riempie il cuore di orgoglio e di gioia».

«Il recupero e la valorizzazione del nostro meraviglioso Centro storico – ha concluso il sindaco – sono un obiettivo perseguito con determinazione dedicandogli un’attenzione crescente. È un processo di rigenerazione urbana che non può che passare attraverso il coinvolgimento di cittadini e associazioni del quartiere».

Ospitalità, responsabilità e comunità

Progetto Erasmus, a cura dell’Istituto comprensivo “Renato Moro”

Sono i tre pilastri fondamentali su cui si basano competenza e insegnamento. Sedici studenti e dieci docenti stranieri accolti a Taranto. Giunti da Turchia, Portogallo, Bulgaria, Polonia e Grecia.  Un plauso alla dirigente scolastica Loredana Bucci e a quanti hanno realizzato il programma. Per gli ospiti è stata una settimana ricca di esperienze significative

 

Sono rimasti a Taranto fino a venerdì scorso i sedici studenti stranieri del Progetto Erasmus “Toys Stories: Portraits of children and their toys around Europe”. Accompagnati da dieci docenti, sono giunti da Turchia, Portogallo, Bulgaria, Polonia e Grecia per essere ospiti dell’istituto comprensivo Renato Moro di Taranto.

Il progetto, lodevole, entusiasmante, ha visto uno scambio di buone pratiche attraverso un confronto culturale tra i giochi tradizionali di oggi e di ieri. Ma, attensione, non è stato siolo questo il motivo conduttore che i ragazzi hanno seguito a partire dal primo pomeriggio di lunedì 8 novembre.

Il primo di questi appuntamenti si è svolto nel plesso “Leonida”, in via Lazio. Per le delegazioni straniere, accolte dall’Inno europeo, il “benvenuto” è stato rivolto in dieci lingue diverse a cura della dirigente scolastica Loredana Bucci e degli studenti della secondaria di primo grado dell’istituto comprensivo “Renato Moro”. Danze e balli tipici del territorio con la consegna di tamburelli ai Paesi partner. Primo tema affrontato: l’innamoramento, sentimento universale, che pur se con tante sfaccettature in ogni Paese, permette di superare tutte le diversità.

Per questo motivo è stata portata in scena una rappresentazione che ha visto protagonisti gli alunni della “Leonida” che hanno raccontato l’amore nelle diverse nazioni coinvolte nel progetto “Erasmus plus”, con un omaggio al sommo poeta Dante, che nella “Commedia” alla fine del 1200 aveva celebrato l’amore puro attraverso la figura di Beatrice. Anche l’esibizione della pizzica si è arricchita del suo significato autentico. Un ballo che anticamente, in Puglia, rappresentava il momento cruciale dell’innamoramento. La scintilla scoccava con uno sguardo fugace durante la “pizzica de core” durante la quale gli innamorati erano vicini senza mai toccarsi, con il dono di un fazzoletto rosso da parte della ragazza al ragazzo che era riuscito a rapirle il cuore.

 

SCAMBIO “NON SOLO CULTURALE”

Ma lo scambio non è  solo culturale, bensì anche ludico. I partecipanti di “Toys Stories”, infatti, sono stati invitati anche a “creare” nuovi giocattoli o a “ideare” nuovi giochi (anche digitali) per migliorare le abilità creative e stimolare il pensiero computazionale. Ogni Paese Partner ha offerto il proprio contributo, in merito alla valutazione, alla piattaforma ETwinning, alla diffusione del progetto sui social, alla metodologia.

Il nostro Paese ha scelto la metodologia. In qualità di leader del movimento “Senza zaino”, l’Istituto comprensivo “Renato Moro” ha mostrato con competenza in che modo il suo insegnamento si concentra su tre pilastri: ospitalità, responsabilità e comunità. Una scuola nella quale gli studenti si sentono supportati nel loro apprendimento e nella loro crescita per diventare futuri cittadini. Nonostante l’impossibilità di viaggiare degli ultimi due anni, docenti e studenti dei Paesi ospiti hanno ugualmente portato avanti il progetto online nella Scuola Primaria e in quella Secondaria di 1 grado, mantenendo attivo lo scambio culturale e i progetti nella Scuola Primaria e Secondaria.

“La mobilità Erasmus – sostiene Loredana Bucci, dirigente scolastico dell’Istituto comprensivo “Renato Moro” – è un’esperienza vista come positiva e arricchente; l’Erasmus ci aiuta a essere inclusivi e ospitali verso altre culture; la mobilità rafforza il senso di unione e ci ispira ad apprezzare la diversità dell’Unione Europea, a fare nuove amicizie e a imparare nuove lingue”.

Quella in Italia, e in particolare, quella tarantina, è stata una settimana ricca di esperienze significative. Sono state, infatti, organizzate attività culturali con momenti di accoglienza, scambi culturali e amichevoli per far conoscere il nostro territorio e le sue abitudini a chi risiede all’estero.

 

ACCOLTI A PALAZZO DI CITTA’

Martedì 9, gli studenti del Progetto Erasmus ed i loro docenti sono stati accolti a Palazzo di Città dagli amministratori locali, tra questi, l’assessore alla Pubblica istruzione, Deborah Cinquepalmi. I ragazzi sono stati accompagnati a visitare luoghi caratteristici di Taranto: la cattedrale di San Cataldo, la Città vecchia ed il Museo Diocesano. Nel corso della visita è stato, inoltre, proiettato un video promozionale in lingua inglese su Taranto e le sue bellezze. Diversi i contributi al documentario, tra cui quello del presidente dell’Autorità portuale di Taranto, Sergio Prete.

Nel pomeriggio, nel plesso “Leonida”, sono state illustrate mediante l’ausilio di slide sullo scambio delle pratiche metodologiche del “Senza Zaino”. Mercoledì 10, la delegazione straniera ha visitato i diversi plessi dell’istituto comprensivo con, a seguire, un momento musicale a cura dell’Orchestra Archita. Ancora attività differenziate per i gruppi e nel pomeriggio visita al MArTA, il Museo archeologico nazionale. Giovedì escursione in barca a bordo delle motonavi gestite da Amat-Kyma mobilità, e visita al Castello Aragonese.

Nel pomeriggio, giro turistico ad Alberobello, alla scoperta dei trulli, e a Martina Franca, per la Valle d’Itria. Venerdì, ultimo giorno di visita a Taranto. Prima del ritorno a casa, la delegazione dei sedici studenti ha preso parte a tornei sportivi che hanno visto protagonisti studenti italiani e studenti di altre nazionalità.

«Clima, impariamo dai giovani»

Mario Draghi alla Cop26, il summit di Glasgow

«Gravi ripercussioni sulla pace e sulla sicurezza. Non c’è più tempo da perdere, se i soldi non sono un problema, investiamoli subito. In modo ragionato, ma velocemente, prima che sia troppo tardi. C’è il timore che questi ritardi producano terrorismo. Le nuove generazioni devono aiutarci a comprendere da che parte andare…»

 

Il previsto aumento delle temperature globali è destinato a influenzare la vita sul nostro pianeta in modo drammatico. Da incendi e inondazioni catastrofici, allo scolorimento delle barriere coralline e alla perdita di biodiversità, l’impatto del cambiamento climatico è già fin troppo evidente. Anche il costo di tutto ciò aumenta rapidamente, soprattutto per le nazioni più povere. Il costo dei disagi per le famiglie e le aziende nei paesi a basso e medio reddito ammonta a ben 390 miliardi di dollari l’anno. Meglio non girarci troppo attorno, il cambiamento climatico ormai compie preoccupanti passi avanti ogni giorno. E’ l’analisi compiuta da Mario Draghi nella Conferenza delle Nazioni sui cambiamenti climatici, nota come “Cop26”.

«Questa Cop 26, deve essere l’inizio di un nuovo slancio, un salto quantico nella nostra lotta contro il cambiamento climatico». Così il premier Mario Draghi nella cerimonia di apertura della Cop26 a Glasgow.  Per “quantico”, usando una semplificazione che normalmente si adotta in fisica, il presidente del Consiglio allude a un pericoloso cambiamento da un sistema climatico all’altro.

«Il cambiamento climatico – prosegue, tracciando un quadro non del tutto rassicurante – può avere anche gravi ripercussioni sulla pace e la sicurezza globali; può esaurire le risorse naturali e aggravare le tensioni sociali; può portare a nuovi flussi migratori e contribuire al terrorismo e alla criminalità organizzata».

 

«RESTIAMO UNITI»

Il cambiamento climatico, in buona sostanza, può dividere piuttosto che avvicinare. Per questo motivo alla Cop26, Draghi ha chiesto di andare oltre, molto più di quanto non abbia fatto al G20, l’insieme dei ministri delle finanze e dei governatori delle banche centrali. E’ necessario accelerare l’impegno di tutti i Paesi per contenere l’aumento della temperatura al di sotto di 1,5 gradi. Fondamentale basarsi sull’accordo del G20 e agire in modo più rapido e deciso. I discorsi ascoltati durante la Cop26, hanno colpito profondamente Draghi. «Negli ultimi anni, i giovani ci hanno reso un servizio portando il tema del clima al centro del nostro dibattito politico: sono stati i giovani al centro del Vertice Pre-Cop di Milano. A Glasgow, noi dobbiamo renderli orgogliosi», ha dichiarato il premier Mario Draghi alla cerimonia di apertura della Cop26 a Glasgow.

Le generazioni future giudicheranno quanto otteniamo o che non riusciamo a raggiungere. «Dobbiamo coinvolgere i giovani, ascoltarli e, soprattutto, imparare da loro: dobbiamo rafforzare i nostri sforzi sui fondi per il clima, far lavorare insieme il settore pubblico e privato, in modi nuovi».

 

«LE RISORSE CI SONO»

Durante il summit, Johnson sottolinea la quantità di denaro disponibile: decine di trilioni. Tanto danaro, ma che va usato in modo intelligente e spenderlo velocemente. C’è bisogno che tutte le banche multilaterali, e in particolare la Banca mondiale, condividano con il settore privato i rischi che il privato non si può permettere. C’è bisogno di piattaforme e la buona notizia è che «i soldi non sono un problema se vogliamo usarli bene».

«Il Principe Carlo ci ha fornito una road map – sottolinea Draghi in uno dei suoi interventi – e il primo ministro Johnson ha evidenziato quanto denaro disponibile ci sia: parliamo di decine di migliaia di miliardi di dollari. Ma ora dobbiamo utilizzarli: abbiamo bisogno di programmi specifici per i Paesi, in cui la Banca Mondiale e le altre banche multilaterali di sviluppo possano realmente condividere le azioni e rendere tutto questo denaro utilizzabile ai fini di uno sforzo positivo».

In qualche modo questa è una delle buone notizie scaturite dal summit svoltosi a Glasgow: i soldi non sono un problema, se vogliamo usarli bene.

«Case a un euro!»

Taranto celebra la seconda fase, la Puglia impara

Il Comune vende case a una cifra simbolica. Il resto della regione segue le indicazioni del sindaco Rinaldo Melucci. “Esquire” e “Idealista”, riprendono e divulgano l’iniziativa. Anche dall’estero l’interesse per gli edifici della Città vecchia. «Ripartiamo dal cuore dell’Isola per il nuovo sviluppo della nostra città», dichiara il primo cittadino. E la stampa nazionale e internazionale, chiosa: chi compra deve ristrutturare, acquistare mobili, materiali, pagare artigiani, idraulici e così via: l’economia viene rimessa in circolo

 

Prima ad agosto dello scorso anno, la prima fase, poi a settembre quest’anno, la seconda, il sindaco di Taranto, Rinaldo Melucci, con la sua Giunta ha confermato l’atto di indirizzo relativo al programma “Case a 1 euro”. Un programma, fanno saper dal Comune di Taranto, che rientra tra le misure  ideate all’interno di Ecosistema-Taranto, la strategia di transizione ecologica, economica ed energetica di Taranto “resilient city”, ideata dal sindaco Rinaldo Melucci, e che eleva le culture dell’abitare a pilastro dell’intero sistema.

«Negli scorsi mesi – informa Francesca Viggiano, assessore al Patrimonio e ai Lavori pubblici – avevamo testato l’impatto di tale misura, per valutarne fattibilità e portata; visto il grande interesse, anche internazionale, che il programma ha generato, abbiamo continuato a lavorare su tale progettualità, poi confluita nel   DUP, il Documento Unico di Programmazione, approvato in Consiglio Comunale».

Non è un caso che l’assessore alluda a un interesse suscitato oltre i nostri confini. Del progetto promosso dal sindaco di Taranto, si è infatti interessato anche “Esquire”, rivista americana di moda. L’articolo riportato sul sito della rivista attacca con un interrogativo, per poi sviluppare un ragionamento in qualche modo condivisibile. «Le case a 1 euro smetteranno di esistere – si domanda “Esquire” – oppure, invece, come pensano alcuni aumenteranno in futuro? Non è facile fare previsioni, alla fine della fiera tutto dipende da come i singoli comuni (fra questi Taranto, ndr) cercheranno di risolvere la crisi abitativa, lo spopolamento dei piccoli centri e altri problemi urbanistici molto diffusi in Italia. Eppure, quello che sappiamo con certezza, è che il progetto delle case a 1 euro sta avendo un ottimo successo, superiore alle aspettative».

 

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     Foto Aurelio Castellaneta

 

ECCO LA FASE 2

Ma il Comune di Taranto è andato oltre. «Il lockdown ed il doveroso rinvio, per ragioni di sicurezza, dell’approvazione del DUP – riprende l’assessore Viggiano – hanno rallentato i tempi di attivazione della misura; ora, la partenza della “Fase 2” ci consente di andare dritti verso la realizzazione di questa misura che tanto ha fatto parlare di sé in tutto il mondo; abbiamo già predisposto un testo standard da inviare via mail a tutti coloro i quali, dagli Stati Uniti alla Russia, passando attraverso l’Europa, la Cina ed addirittura l’Australia, avevano manifestato il proprio interesse ad investire sulla nostra Città vecchia (l’Isola, ndr) ed il suo patrimonio inestimabile, fatto di cultura, storia e tradizione. Le case a 1 euro, vista anche la pioggia di milioni che arriveranno in città vecchia per ridisegnarne il destino e per farla, finalmente, divenire la perla del Mediterraneo, si concilia con tutti i nuovi cantieri previsti ed in avvio e ci consentirà di seminare davvero la rinascita nel cuore dell’isola, per strapparla agli anni di degrado ed abbandono, seguiti ai crolli degli Anni Settanta.

«Il progetto delle “Case vendute a 1 euro” – riprende “Esquire” in un lunga, esaustiva riflessione estesa all’intera Puglia – è semplice: le amministrazioni, in accordo coi privati, vendono gli immobili diroccati, disabitati o semplicemente sfitti da molto tempo. In questo modo ciò che non produceva reddito torna a produrne, e al comune entrano nuove tasse da nuovi abitanti, ingolositi dal prezzo bassissimo (1 euro, appunto) delle case. La società ne gode: chi compra deve ristrutturare, e, quindi comprare mobili, materiali, pagare artigiani, idraulici e così via. Insomma, l’economia viene rimessa in circolo a partire da un’idea tanto semplice e intuitiva».

 

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     Foto Aurelio Castellaneta

 

NON SOLO ESQUIRE…

In Puglia, scrive il sito specializzato “Idealista”, «il comune di Taranto ha rinnovato anche per il 2021 l’iniziativa di vendere case a 1 euro” e di conseguenza ci si aspetta che lo faccia anche in futuro. L’obiettivo è quello di creare una rete abitativa, ma non solo. L’ideale sarebbe veder sorgere una rete turistico-ricettiva diffusa. Insomma, non soltanto alcune singole case vendute a un euro in centro storico, ma una intera rete abitativa e addirittura una collaborazione con enti turistici e strutture ricettive».

«Ripartiamo dal cuore della nostra città – considera il sindaco Melucci – certi che questa misura possa costituire, insieme a tutti gli altri programmi di valorizzazione dell’isola, la miccia per il nuovo sviluppo di Taranto, fuori dalle logiche obsolete che ci hanno sino ad ora costretti a volare basso e ad accontentarci. Ma sono ormai finiti quei tempi. Taranto vuole rinascere e può finalmente farlo. Nei prossimi giorni renderemo noti maggiori dettagli sugli edifici e sulle procedure di partecipazione già approntate dalla struttura complessa delle politiche abitative e patrimonio».

«Siamo qui…»

Vasco, dalla Puglia il suo nuovo video

Girato a Spinazzola, Alta Murgia. Consolida legame e affetto del rocker per la nostra regione. E, a giugno, tour e maxiconcerto a Bari. 

Alle 11 in punto di ieri mattina, arriva dai canali social di Vasco Rossi la “prima” ufficiale del suo nuovo video: “Siamo qui”. Come se ce ne fosse stato ancora bisogno, il rocker di Zocca, anche stavolta, dà dimostrazione di quanto sia legato alla Puglia. Le vacanze estive, e non solo, nella “sua” Castellaneta, da lui definita, “buen retiro”. Le vacanze, i concerti, tanti, non ultimo quello in programma a Bari a giugno del prossimo anno. E non solo.

Dicevamo del video, “Siamo qui”. Girato, nemmeno a dirlo, nella sua seconda casa: la Puglia. Il video, Vasco conferma. «È stato girato a Spinazzola, in Alta Murgia, luogo incantevole». È un passaggio di quanto il cantautore scrive in un post.

 

PONTE DEI 21 ARCHI…

Nel video, balza subito agli occhi il suggestivo ‘Ponte dei 21 archi’, viadotto ferroviario costruito negli ultimi anni dell’Ottocento.

«Clip d’autore – si legge in una nota dell’Ufficio stampa dell’artista – questo lavoro (lungo oltre 6 minuti, ndr) entra nel racconto che Vasco sta costruendo con il regista Pepsy Romanoff dal primo video. In ‘Siamo qui’ Vasco ha un alter ego femminile, l’attrice Alice Pagani, che attraverso simboli, gesti e atmosfere e, soprattutto, le espressioni del volto, rappresenta la notte, la parte oscura e onirica. Il sogno che, nella realtà, diventa un enigma, un brivido che vola via, tutto un equilibrio sopra la follia…».

 

LA PUGLIA RINGRAZIA

Minuti dopo la pubblicazione del post, e dunque del video, sui social ecco il commento del vicepresidente della Regione Puglia, Raffaele Piemontese. «Lui è Vasco Rossi – ha scritto, pubblicando uno screen -. E questo è un frammento del video appena uscito di ‘Siamo qui’, girato in Puglia con il sostegno della Regione Puglia. Orgogliosi di aver dato il nostro piccolo contributo a un’opera artistica plurale, centrata sul brano che dà il titolo al nuovo album del grande Vasco». Mesi fa la cittadinanza onoraria, oggi l’Ente principale certifica un matrimonio. Indissolubile, si augurano tutti i pugliesi, che hanno a cuore la propria terra. E l’arte, la sensibilità del cantautore italiano più amato.

Azzurri contro l’idiozia

La Nazionale italiana scende in campo contro le discriminazioni razziali

Prima lo aveva fatto salomonicamente. I nostri calciatori osservavano gli avversari e poi decidevano, oggi la scelta è diversa. Dopo gli episodi di Koulibaly e Maignan in serie A, la posizione è più severa. Ragazzi, un gesto di classe, allora…

 

Torino, Allianz Stadium, i giocatori di Italia e Belgio si inginocchiano prima dell’inizio della finale per il terzo posto di Nations League. Il gesto, forte, è a favore del “Black Lives Matter” (Le vite nere contano), il movimento contro il razzismo.

Italia-Belgio. Era già successo nella gara precedente, sempre contro la squadra di Romelu Lukaku, ma stavolta a Monaco di Baviera, prima dei quarti di finale di Euro 2020. Era stata un’incompiuta, i calciatori azzurri, intanto erano impreparati all’evento, dunque al “cosa fare o non fare, cosa diranno nel nostro paese, i nostrri amici, e via di questo passo”. Insomma, il tema aveva accompagnato il cammino della squadra azzurra durante gli Europei. Numerose, ma anche esagerate aggiungiamo noi, perché è bene anche non enfatizzare un gesto che in piena civiltà non dovrebbe nemmeno esistere, significherebbe tornare all’Età della Pietra. C’era state comunque delle polemiche, gli Azzurri erano stati presi alla sprovvista, tant’è che quando, in occasione della terza partita successiva (Italia-Galles), Bale e il resto della squadra, compatta, si era inginocchiata prima del fischio d’inizio, solo cinque degli undici giocatori italiani in quel momento in campo avevano seguito l’esempio dei colleghi d’Oltremanica.

L’episodio aveva fatto molto discutere, animando il dibattito anche sul piano politico. In verità, la Federazione non aveva mai preso una posizione decisa lasciando libertà di scelta, all’italiana, ai giocatori, tanto che alla fine lo spogliatoio aveva deciso in per inginocchiarsi. Giù, ma solo per un fatto di rispetto nei confronti dei giocatori dell’altra squadra, che per una posizione convinta da parte delle casacche azzurre. Una decisione, al solito, salomonica, per non fare irritare più di tanto anche quella frangia di tifo, alle volte avesse cominciato a fischiare anche loro.

 

DALLA “A” AI DILETTANTI…

Tutti sanno che il razzismo è sempre più al centro dell’attenzione del nostro calcio, dalla serie A alle categorie di dilettanti dove giocano molti immigrati che, tecnicamente si fanno rispettare. Nelle ultime settimane avevano fatto notizia i casi del difensore senegalese del Napoli, Kalidou Koulibaly, oggetto di “buuu” e insulti vari, dopo la partita con la Fiorentina. Prima ancora era toccato al portiere rossonero Mike Maignan (ne abbiamo scritto nei giorni scorsi, un intervento elegante il suo, da Premio Pulitzer!). Durante la partita Juventus-Milan l’estremo difensore rossonero era stato oggetto di offese di stampo razziale.

In entrambi i casi, Koulibaly e Maignan, si erano attivate le indagini federali e penali (perché l’offesa razzista entra nell’ambito del penale, pertanto chi non ha rispetto non prendesse la cosa tanto alla leggera). Le indagini avevano portato all’identificazione dei responsabili (puniti con il Daspo, impedire ai colpevoli di assistere a qualsiasi gara sportiva). Sul tema, inoltre, avevano fatto molto discutere le ultime dichiarazioni di Marco Materazzi (“A me davano del figlio di… ma nessuno prendeva posizione”). Siamo riconoscenti ad uno dei campioni Mondiali di Berlino, ma non è la stessa cosa. Lo diciamo in senso provocatorio, la cosa, “figlio di…”, in qualche modo rende uguali: come a dire che sia i bianchi che i neri possono essere così scorretti da guadagnarsi un appellativo identico.

 

UN CORO DI “NON CI STIAMO!”

Tornando alla gara Italia-Belgio, finita con l’identico risultato (2-1), il gesto dei calciatori della Nazionale italiana non provoca grandi sorprese, visto che per i Diavoli Rossi è diventata una consuetudine inginocchiarsi prima di ogni partita. Anzi a questo proposito della gara il centrocampista della Juve (e della Nazionale), Manuel Locatelli, aveva spiegato chiaramente come la posizione sua e dei suoi compagni di squadra non fosse affatto cambiata. “Se i nostri avversari si inginocchieranno – aveva detto alla stampa – lo faremo anche noi: chi è protagonista di episodi di razzismo non deve più entrare negli stadi, occorrono decisioni severe, è ora che il razzismo esca dal calcio”.

Sottoscriviamo. Ma se ci inginocchiassimo senza aspettare che lo facciano per primi gli avversari, non sarebbe anche questo un bel colpo di tacco? Come a dire un gesto di alta classe.

Il treno della Dolce vita…

Un’altra grande scommessa di Trenitalia

Un convoglio extralusso attraverso le bellezze italiane. Interessa 14 regioni e 128 città. Non poteva mancare la Puglia. Il viaggio comincia a Bari, prosegue per Taranto, passando per Gallipoli, Otranto e Lecce e Brindisi e risale verso Altamura. Ulteriori approfondimenti sui numerosi organi di informazione.

 

La Puglia fa sempre notizia. Merito anche di Trenitalia, molto attiva in questo periodo con offerte sempre diverse e sempre interessanti. L’ultima della serie questa volta, ripresa e rilanciata da quotidiani, siti, locali e nazionali (Repubblica, Info Cilento, Latinaoggi, madeintaranto.org, la stessa Ferrovie.info) riguarda le crociere di lusso sul Treno della Dolce vita. La suggestione è il viaggio come quello fatto dalla rockstar Madonna, tra Matera e il Salento qualche settimana fa, sulle vetture storiche. 

Un interessante progetto, si diceva, promosso da Trenitalia insieme con Arsenale SpA, una trovata turistica innovativa che si rivolge soprattutto agli amanti del cosiddetto “luxury”, con itinerari attraversano anche la Puglia.

C’è grande eleganza in quest’ultima idea nata e coltivata in casa Trenitalia. Ma, attenzione, non solo eleganza degli ambienti, ma ricercatezza nei sapori, panorami mozzafiato. E’ il ribattezzato “Treno della dolce vita” e richiama, evidentemente, un’atmosfera indelebile nelle ultime generazioni del nostro paese: quella degli Anni Sessanta insieme, perché no, alla voglia di godere dei piaceri della vita.

 

IL TRENO DEI DESIDERI…

Il “Treno della dolce vita”, che riprende come idea il famoso Orien-Express, intende far godere al viaggiatore romantico il fascino del territorio e dell’esclusività con il design elegante delle carrozze, le cabine deluxe, la ristorazione curata da grandi chef e il personale dedicato per offrire servizi “luxury”.

Atmosfera Anni Sessanta, si diceva, quella appunto della “Dolce Vita“ di Fellini, uno dei brand italiani più famosi al mondo. Un periodo straordinario, quello della “dolce vita”, di grande creatività artistica e cinematografica. E, perché no, anni del boom economico e di una voglia di vivere e godersi bellezza, clima e divertimenti. E con questi anche i sapori di una regione, la Puglia, seconda a nessuno nel mondo.

Cosa prevede il progetto della Fondazione Fs italiane, nato dalla partnership tra TrenItalia e Arsenale spa, società di Paolo Barletta e Nicola Bulgari impegnata nel turismo Made in Italy. Dunque, il convoglio “Dolce vita” sarà un vero e proprio hotel a cinque stelle itinerante e passerà attraverso i posti più belli e ricchi di suggestione d’Italia, tra questi anche quelli presenti in Puglia, lungo la tratta ferroviaria della Sud-Est.

 

PUGLIA, L’ITINERARIO

Proprio il Made in Italy, infatti, è sinonimo di cura e “saper fare”. L’amore per la qualità dei prodotti e l’attenzione ai dettagli conduce il turista a percorrere un’esperienza straordinaria di quanto significhi vivere all’italiana, tra romanticismo, avventura e sapori. Il viaggio del “Treno della Dolce Vita” si declina in diversi itinerari ferroviari lungo 14 regioni e 128 città.

Il viaggio in Puglia comincia a Bari, per proseguire per Taranto, la Città dei Due Mari, passando per Gallipoli, Otranto e Lecce, la “Signora del Barocco” e ancora per Brindisi. Continua risalendo verso Altamura, famosa per il suo pane per concludersi nella lucana Matera, Città dei sassi.

A bordo dei convogli, spiegano le note diffuse da Trenitalia e riprese dagli organi di informazione, si apprezza la tipica ospitalità pugliese, la cultura del cibo e i sapori sopraffini, la cura per i dettagli e l’eleganza del design. Tutti elementi dell’innovazione italica che convivono armoniosamente proseguendo con quella che potrà essere l’esperienza del cuore.

Viva i Ferragnez

Fra referendum, migranti e green pass

Provocatoriamente torniamo su un tema dibattuto in questi giorni. Tutto parte da Margaritis Schinas, vicepresidente della Commissione europea. Un accordo sul nuovo Patto europeo su migrazione e asilo avverrà sicuramente dopo le elezioni presidenziali in Francia. All’esame temi come gli immigrati, le ONG, l’accoglienza, la distribuzione, rimpatrio. La coppia di influencer, Chiara Ferragni e Fedez, che si pronunciarono a favore dell’accoglienza intanto debuttano con una serie televisiva…

 

Scegliamo i migranti, facciamo un referendum e, se proprio non abbiamo niente di meglio da fare, parliamo anche dei Ferragnez, i coniugi più famosi dei social, vale a dire Chiara Ferragni e Fedez.

Partiamo dal referendum e la scelta che propende sull’accoglienza, cioè la scelta dei migranti. Una delle ultime notizie riguarderebbe una sorta di pari e dispari su un tema sul quale ci siamo spesi abbondantemente, a favore dei migranti. Non lo diciamo solo noi, lo ricorda la Costituzione, che è bene ripassare ogni tanto. Ripassare, qualcosa che fa bene alla memoria e, sicuramente, al cuore: affrontare un tema così delicato, da spettatori privilegiati (possiamo dirlo?) è più comodo. Pensate le motivazioni che spingono i ragazzi nordafricani a compiere un viaggio, una fuga da guerre e persecuzioni politiche, etniche. Sono sufficienti questi tre motivi ad accogliere gente più sfortunata di noi a braccia aperte.

Dunque, quale sarebbe la notizia che in questi giorni rimbalza da un media all’atro. Il vicepresidente della Commissione europea, Margaritis Schinas, ha affermato che un accordo sul nuovo Patto europeo su migrazione e asilo avverrà sicuramente dopo le elezioni presidenziali in Francia (aprile 2022). Saranno presi in esame temi come, appunto, gli immigrati, le ONG, l’accoglienza, la distribuzione, rimpatrio, le quote e altro ancora. Il diritto di asilo, non lo scopriamo certamente oggi, è tra i diritti fondamentali dell’uomo ed è riconosciuto dall’Articolo 10 (terzo comma) della Costituzione.

 

RIPASSIAMO LA COSTITUZIONE…

Attenzione però, spesso le due definizioni vengono usate come sinonimi, l’istituto del diritto di asilo non coincide con quello del riconoscimento dello status di rifugiato. Quest’ultimo non è sufficiente, per ottenere accoglienza in altro Paese. Nonostante nel Paese di origine siano generalmente represse le libertà fondamentali, occorre che il singolo richiedente abbia subito specifici atti di persecuzione. Il riconoscimento dello status di rifugiato è entrato nel nostro ordinamento con l’adesione alla Convenzione di Ginevra ed è regolato essenzialmente da fonti di rango UE. Il rifugiato è dunque un cittadino straniero il quale, per il timore fondato di essere perseguitato per motivi di razza, religione, nazionalità, appartenenza ad un determinato gruppo sociale o opinione politica, si trova fuori dal territorio del Paese di cui ha la cittadinanza e non può o, a causa di tale timore, non vuole avvalersi della protezione di tale Paese.

 

CHIARA E LIMPIDA

L’argomento, come si evince da definizioni di carattere legislativo meritano un maggiore approfondimento. E non è detto che non lo si faccia. Potremmo parlare, ora, di un altro argomento, anche questo referendum, che martella nella testa degli italiani, principalmente i “no vax”. Quanti cioè non credono nei benefici del vaccino, nonostante i decessi per covid – per fortuna aggiungiamo noi… – siano scesi in modo esponenziale. Ma anche questo merita maggiori approfondimento.

Ci restano i Ferragnez, che in passato si sono espressi benevolmente sull’accoglienza, attirandosi le ire di quanti si opponevano strenuamente per…partito preso. Non ci interessano gli argomenti a causa dei quali sono bersaglio (più per invidia nei loro confronti, ci viene da pensare…). A noi, il fatto che due ragazzi diventati fra gli influencer più amati al mondo si esprimano in modo favorevole su un tema così importante, sensibilizzando sull’argomento molti giovani, basta e avanza. E, al contrario di qualche giornale che svolta a destra, a noi che i due stiano per cominciare una serie tv, interessa. Hai visto mai che i due, stavolta, invece di trattare l’accoglienza di sguincio, fra una battuta e l’altra, lancino segnali di distensione nei confronti dei nostri ragazzi? Dunque, viva la Ferragni, viva Fedez.

«Covid, io sparo!»

Omicidio di un cassiere di venti anni

Il giovane aveva invitato un cliente ad indossare la mascherina. L’uomo è tornato a casa, ha preso una pistola e ha ammazzato il lavoratore che faceva solo rispettare le norme previste ai tempi della pandemia. «Mi sono sentito stretto nell’angolo, l’unica via di uscita era dare un segnale forte», ha dichiarato l’assassino agli inquirenti.

 

«Prego, indossi la mascherina, altrimenti non posso servirla», il cassiere ventenne. Lui, il cliente, un uomo di quarantasette anni, si procura una pistola e fredda il giovane, che stava facendo solo il suo mestiere: applicare una di quelle poche regole previste per combattere il covid. Per salvaguardare se stesso e la clientela della quale lo stesso assassino faceva parte. «Non ci ho visto più, sono andato a casa, mi sono procurato l’arma e una volta tornato nel supermercato ho sparato contro il ragazzo: colpa del covid e di quanto gli sta intorno, non ce la faccio più…».

Questa la notizia. Arriva direttamente dalla Germania, fra qualche istante entriamo nella cronaca riportata dalle agenzie di mezzo mondo e pubblicata anche dal Messaggero. La sintesi perfetta del quotidiano romano ci porta a fare una serie di considerazione. Intanto che lo stress, qualsiasi cosa lo provochi, possa essere un’attenuante o una scusa per commettere qualsiasi follia, come nel caso dell’omicidio del povero ragazzo ventenne che altro non stava facendo che far rispettare quanto gli era stato indicato dal suo datore di lavoro per evitare sanzioni salate da parte della polizia tedesca.

 

UN PIENO DI BIRRA

Non era lucido l’omicida scriverà qualcuno nei commenti. Quel briciolo di lucidità, però, il quarantasettenne l’ha conservata per ricordarsi della pistola custodita in casa, assicurarsi che l’arma fosse carica e per condannare di lì a qualche minuto quel giovanotto che come tutti i giorni aveva salutato la famiglia per andare a lavorare e guadagnare qualcosa. Insomma, la storia dello stress da pandemia non regge. O meglio, non può essere una scusante, l’omicida dovrà rispondere del suo gesto folle alla giustizia tedesca che, pare, non sia molto tenera nei confronti chi compie un delitto, seppure in condizioni di stress.

Dunque, passo indietro. Idar-Oberstein, nel Land della Renania, parliamo di Germania. Un giovane cassiere indica a un cliente dell’attività per cui lavora di indossare la mascherina e l’uomo, per tutta risposta, gli spara e lo uccide. Vittima, si diceva, è un ragazzo di venti anni, ucciso senza pietà, in modo efferato: un colpo di pistola dritto alla testa. La Germania è rimasta letteralmente sgomenta per l’episodio che ha “condannato” quel povero ragazzo che aveva solo aver fatto notare al cliente della stazione di benzina dove lavorava come cassiere, che lì era previsto l’obbligo della mascherina.

 

UN GESTO FOLLE

Secondo quanto stabilito dagli inquirenti, l’uomo di quarantasette anni era entrato sabato scorso nella stazione di servizio, non per pagare un pieno di benzina, ma per acquistare una confezione di birre. Il ragazzo, responsabile alla cassa, nel fare applicare le norme anti-covid, si è rifiutato di servire il cliente perché non indossava la mascherina.

Nessun litigio o scambio vivace di parole fra i due. Il quarantasettenne non batte ciglio, va via, torna un’ora dopo, naso e bocca coperti, come richiesto dalla procedura nei luoghi pubblici al chiuso. Al momento di pagare le birre, ecco la sfida e il gesto folle insieme: l’uomo si scopre daccapo il volto. Il ventenne invita il provocatore e rimettersi la mascherina e lui, per tutta risposta, lo ucciso: un colpo di pistola alla testa.

L’uomo arrestato poche ore dopo ha ammesso l’omicidio. La giustificazione che non regge e non sappiamo quanto, questa, potrà indurre i giudici ad alleggerire una pena che sarebbe molto severa, e che «quanto generato dalla pandemia lo ha messo sotto forte stress». L’assassino si sarebbe «sentito stretto nell’angolo, e l’unica via di uscita era dover dare un segnale forte». L’uomo che evidentemente respinge le norme anticovid, ha anche affermato di aver inizialmente dimenticato la mascherina. Un folle omicida in più e un gran lavoratore in meno in circolazione.