«Tono nazista contro i richiedenti asilo!»

L’ex calciatore Gary Lineker critica il governo britannico

«Identico a quello usato nella Germania di Hitler». Senza giri di parole l’idolo delle folle disapprova i provvedimenti politici dei Conservatori. Massima solidarietà dai colleghi, trasmissioni della BBC (rete televisiva nazionale) stravolte: sciopero dei commentatori e programmi di antiquariato e giardinaggio

 

Grande Gary Lineker. Il campione di calcio inglese la scorsa settimana aveva pubblicato sul proprio account personale un tweet nel quale, senza tanti giri di parole, come gli capita nei commenti in studio: «…il linguaggio utilizzato dai ministri del governo britannico sui richiedenti asilo paragonabile a quello usato nella Germania degli Anni Trenta», aveva detto. Niente a che vedere la Germania di oggi, sia chiaro, anche se l’ex calciatore un po’ ce l’ha con la Nazionale teutonica che vincerebbe spesso i Mondiali forse grazie ai buoni uffici di suoi rappresentanti. Provocatorio Lineker. Ma fermiamoci all’aspetto più interessante, quello nel quale ci spendiamo volentieri nella nostra rubrica (Storie) nella quale segnaliamo gli eventi che accadono in questi giorni in Italia e nel mondo.

Parliamo dalla notizia principale: la BBC ne uscirebbe con le ossa rotte – parliamo di immagine – per aver sospeso l’ex nazionale inglese: l’ex calciatore, oggi il più famoso commentatore sportivo del Regno Unito aveva criticato il governo britannico a proposito dei richiedenti asilo: a Lineker non sarebbe andato giù il tono con il quale i politici si sarebbero rivolti a quanti, disperati, cercano asilo. Da quel momento, apriti cielo: BBC nei guai, i suoi colleghi – giornalisti ed ex calciatori – stanno boicottando le diverse trasmissioni di calcio.

 

 

INDIETRO DI CENTO ANNI

Da giorni in Inghilterra, come nel resto del Regno Unito e nel resto del mondo, si sta parlando della sospensione di Gary Lineker, famosissimo conduttore di Match of the Day, di sicuro il principale programma sul calcio prodotto dalla BBC (una somma fra Domenica sportiva in Rai e Salotto di Sky). Lineker è stato sospeso per aver criticato la nuova proposta di legge del governo britannico sull’immigrazione, e non solo: soprattutto per i toni con cui il governo ne ha parlato tanto da riportare indietro con la memoria a quei film in bianco e nero che raccontavano un regime dittatoriale e contro ogni razza che non fosse quella ariana, la classe eletta.

La sospensione di Lineker non è passata in cavalleria, tutt’altro: ha provocato un numero imprecisato di gesti di solidarietà da parte di molti altri conduttori e presentatori dell’emittente, autosospesi dai propri ruoli per mostrare massimo sostegno al loro collega, costringendo di fatto la BBC a ripiegare su una programmazione che poco aveva a che fare con il calcio e lo sport più in generale.

Lineker, fra i più forti calciatori inglesi di tutti i tempi, è noto nel suo Paese per diversi motivi, fra questi: aver segnato 48 gol con la Nazionale inglese, ma anche perché nei sedici anni di attività professionale (Barcellona e Tottenham), non ha mai rimediato cartellino gialli o rossi. Lineker è, inoltre, una star di Twitter tanto da contare nove milioni di follower.

 

GOVERNO AL CONTRATTACCO

«Il governo britannico nel parlare dei richiedenti asilo ha utilizzato un linguaggio simile a quello usato dalla Germania negli Anni Trenta». Ai tempi di Hitler, tanto per capirci. Una similitudine ritenuta «offensiva» dalla ministra dell’Interno, Suella Braverman, e criticato da rappresentanti del partito conservatore. Venerdì scorso la BBC aveva annunciato la sospensione di Gary Lineker «per aver violato le linee guida di imparzialità dell’emittente».

Alla notizia, la protesta si è allargata tanto che molti conduttori di altri programmi sportivi della BBC hanno manifestato dissenso nei confronti del provvedimento e che non avrebbero lavorato nello stesso fine-settimana condividendo quanto riportato da Lineker e, naturalmente, contro la sua sospensione. La BBC, così, disorientata, ha dovuto riorganizzare il proprio palinsesto programmando due rubriche che poco avevano a che fare con il calcio: una trasmissione sull’antiquariato e un’altra sul giardinaggio.

E Lineker, dopo la bordata? Nessun commento pubblico sulla sua sospensione. Del resto un calciatore mai “cartellinato” sa come comportarsi: sa quando parlare e quando tacere. La risposta della BBC non ha tardato ad arrivare: «Gary Lineker sarà sospeso dalla conduzione del programma fino a quando non avremo una posizione concordata e chiara sul suo utilizzo dei social media». Anche la puntata successiva di “Match of the Day” è andata in onda senza conduttori e commentatori in studio. Solo i riflessi filmati con i gol. Ecco servito il Ciclone Lineker.

Tre vigili contro un corriere

Mattinata violenta martedì in pieno centro a Taranto

Multato per aver parcheggiato controsenso e sulle strisce, il giovane lavoratore si rifiuta di fornire i documenti. Scatta la rissa, si crea subito un capannello, in molti riprendono immagini violente: gli agenti di Polizia locale strattonano l’autista del furgone, lo stendono a terra. Interviene la Polizia di Stato. Consiglieri dell’opposizione interrogano, il sindaco risponde

 

Via Oberdan, angolo via Pupino, Taranto pieno centro. È dovuta intervenire la Polizia di Stato per riportare la calma martedì, tarda mattinata, dopo che due vigili urbani – un terzo, fino ad allora solo spettatore, è entrato in scena pochi attimi dopo – avevano bloccato su un marciapiedi un corriere della SDA, successivamente messo contro un muro perché questi si sarebbe rifiutato di fornire loro i propri documenti.

Il giovane, come mostrano le immagini, viene letteralmente tirato fuori dall’abitacolo del suo furgone. Strattonato, comincia ad urlare, attira l’attenzione di alcuni passanti che prima si fermano e poi, a loro volta, inveiscono prima a parole, poi con gesti eloquenti contro i tre agenti di Polizia locale, perché lascino andare il lavoratore.

 

EPISODIO SOCIAL

Come spesso accade, passanti e residenti in zona, hanno realizzato video con smartphone, rapidamente diventati virali sui social. Secondo quanto raccolto dai primi cittadini che hanno assistito all’accaduto, il corriere avrebbe parcheggiato il furgone di una ditta di spedizioni (SDA) sulle strisce pedonali, si diceva, all’angolo tra via Oberdan e via Pupino.

Gli agenti della Polizia locale lo hanno multato, ma quando gli hanno chiesto un documento il tutto è rapidamente degenerato. Intanto numerose persone – parliamo di ora di punta – si sono avvicinate e hanno cominciato a prendersela con i vigili, mentre il giovane, ancora stretto nella morsa dei vigili, chiedeva aiuto urlando.

Immediato l’intervento di tre consiglieri comunali tarantini di opposizione: Massimo Battista, Luigi Abbate e Francesco Battista: «Abbiamo assistito indignati a dalle immagini pubblicate da liberi cittadini sui canali social, riguardanti una reazione fisica apparentemente violenta e sproporzionata posta in essere da alcuni vigili urbani nei confronti di un lavoratore. Crediamo che questo non sia il modo di controllare il territorio».

 

UNA PRIMA RICOSTRUZIONE  

Secondo una prima ricostruzione, ma ancora da chiarire, il corriere si sarebbe rifiutato di fornire i documenti del veicolo e le generalità. Da qui sarebbe scaturita l’intimazione al giovane di scendere dal mezzo nel quale nel frattempo si era rifugiato. Al suo rifiuto, due dei tre vigili – come si evince da uno dei video virali – l’hanno tirato fuori dall’abitacolo. A quel punto il ragazzo ha cominciato a urlare e a cercare di liberarsi dalla morsa nella quale gli agenti di Polizia locale lo avevano stretto.

Intanto sul posto, chiamata da alcuni cittadini, è arrivata una pattuglia della Polizia di Stato che ha separato la folla dai vigili, ha ristabilito la calma allontanando il corriere che ha fornito ai poliziotti la sua versione dei fatti. Il giovane, pare, sia stato denunciato a piede libero e dovrà rispondere di oltraggio, resistenza a pubblico ufficiale e violenza.

Fatto sta che nel pomeriggio sui siti nazionali alcuni quotidiani abbiano scritto di “intervento giudicato estremamente, forse inutilmente, energico”.

 

 

L’INTERROGAZIONE AL SINDACO

L’interrogazione rivolta al sindaco da tre consiglieri di opposizione, si diceva. «Nella giornata del 14 Marzo 2023 abbiamo assistito, indignati, a dalle immagini pubblicate da liberi cittadini sui canali social, riguardanti una reazione fisica apparentemente violenta e sproporzionata posta in essere da alcuni Vigili Urbani nei confronti di un lavoratore dell’azienda SDA. Tutto ciò è avvenuto in pieno centro cittadino. Crediamo che questo non sia il modo di controllare il territorio. Inoltre non rappresenta un bel biglietto da visita per la nostra città: sono immagini che stanno facendo il giro dell’Italia. I sottoscritti consiglieri comunali chiedono pertanto:

Dettagliata relazione del Comandante Matichecchia e dell’assessore al ramo su quanto accaduto e sugli eventuali provvedimenti immediati che si intendono applicare nei confronti degli agenti coinvolti nello spiacevole episodio;

La sospensione dal servizio dei Vigili responsabili dei comportamenti avuti nei confronti del lavoratore, se detta condotta violenta fosse confermata». Nota a firma di Massimo Battista (Una città per cambiare – Taranto), Luigi Abbate (Taranto senza l’Ilva), Francesco Battista (Prima l’Italia).

 

LA RISPOSTA DEL PRIMO CITTADINO

Questa la risposta a riguardo da parte del sindaco di Taranto Rinaldo Melucci. «La Direzione competente – spiega in un comunicato giunto nelle redazioni nel pomeriggio – ha avviato gli accertamenti del caso e siamo in attesa di una relazione dettagliata da parte degli operatori coinvolti, affinché si possa ricostruire l’esatta dinamica degli eventi. Seguiremo con attenzione l’evoluzione della vicenda, confidando che si faccia presto piena chiarezza a garanzia dei diritti di tutti i soggetti coinvolti e del rispetto del codice. Al momento, ciò che si può osservare è una reazione molto scomposta da parte del conducente, davanti all’elevazione di una multa a carico di un furgone che sostava contromano, nei pressi di un’intersezione, ostruendo uno scivolo predisposto per i cittadini diversamente abili. Come detto, attendiamo la relazione ufficiale per avere un quadro più significativo, tuttavia, se confermate, deve essere inequivocabile per una città civile che certe infrazioni e reazioni sono intollerabili».

«Prendo i francesi per la gola, io…»

Martino Ruggieri, grande chef, da Martina a Parigi

Premiato dalla Guida Michelin francese. Il suo ristorante in pochi mesi è diventato uno dei più “prenotati”. Pochi tavoli, venticinque coperti, non di più. «La gente deve sentirsi come a casa, seguita e rispettata», dice il cuoco stellato

La Guida Michelin francese si tinge di tricolore. A portare in alto il buon nome del nostro Paese, uno chef pugliese: Martino Ruggieri. Ci inorgoglisce ancora di più sapere che Martino è di Martina Franca, ha una solida esperienza fra i fornelli di mezza Europa e qualche anno fa decide di aprire un ristorante in Francia. Non in una delle tante belle città d’Oltralpe, ma “la città”, la Ville Lumiere: Parigi.

Così un interessante reportage di Repubblica dà notizia del successo di un altro cuoco italiano che è riuscito a prendere i francesi per la gola. Fra i cuochi italiani più conosciuti in Francia, è notizia di questi giorni, Martino ha conquistato la stella Michelin solo dopo appena cinque mesi dall’apertura di “Maison Ruggeri”, il suo nuovo ristorante.

Si tratta di un traguardo importante per Martino, cresciuto nelle cucine di Yoel Robuchon e Yannick Alléno e diventato negli anni, l’executive chef del trestelle “PavYllon”. Dopo aver vinto al “Bocuse d’Or” (2017) ed essere entrato successivamente nella finale mondiale (2018), Ruggieri aveva condotto l’Italia per la terza volta nella storia del prestigioso premio d’alta cucina.

Fonte profilo facebook Martino Ruggieri

IL PRIMO SUCCESSO…

Un’edizione, quella, governata dai paesi nordici, anche se la carriera del cuoco martinese da quel momento stava prendendo la strada del successo, tanto da raggiungere in questi giorni  al primo “macaron”, stavolta conquistato con un suo locale.

Il ristorante di Martino, chiuso in ogni fine-settimana, è al n. 11 di Rue Treilhard. Pochi tavoli, coperti che si possono contare al massimo sulle dita di una mano. Non proprio, si parla di venticinque, non di più con una saletta riservata. Secondo Ruggieri, la cucina deve avvicinarsi il più possibile a quella di casa. Prenotare è semplice, spiega una sua pubblicità, molto sobria: tramite il sito. Una volta preso nota della prenotazione, ecco una telefonata per stabilire i dettagli. Anche quale tavolo. La cucina di Martino prende spunto dalle origini pugliesi, ma nel tempo ha allargato la sua conoscenza e i suoi segreti alla cucina italiana e non solo. Insomma, è il caso di dire che Martino sa come prendere i suoi clienti per la gola.

 

…NON SI SCORDA MAI

Ruggieri, classe 1986, si è diplomato all’Istituto Alberghiero di Castellana Grotte. Ha cominciato a cucinare seguendo l’esempio di suo fratello, una passione grazie alla quale Martino ha cominciato a girare il mondo. Ha collaborato con Heinze Beck a Roma, per poi trasferirsi a Pescara, perfino in Australia e dal 2014 a Parigi.

Nel 2018 e 2019, si diceva, ha rappresentato l’Italia alla importante competizione del “Bocuse d’or”, arrivando quindicesimo. «Una sfida – confessò lo chef pugliese – perché me lo aveva chiesto il mio chef, Yannick Allèno. Il “Bocuse d’Or” è una lezione di vita; ti consente di prendere le misure della tua personalità e del tuo carattere. Prepararsi per al “Bocuse” significa mettere da parte la propria vita, personale e professionale, per due anni. Bisogna concentrarsi, lavorare sodo per rendere meccanici dei movimenti che devono tendere alla perfezione per minimizzare gli errori; si impara a lavorare in squadra perché ogni gesto, ogni movimento deve essere calibrato in un equilibrio perfetto». Pillola di saggezza a parte, Martino da allora è cresciuto tanto da diventare un gigante nel suo campo. 

Tom Cruise, bello e “impossible”

Maria Campanelli di Aeroporti di Puglia, ha accolto a Bari la star hollywoodiana

«Ha detto che tornerà in Puglia, non per lavoro ma per una vacanza», ha dichiarato. «L’ho salutato, lui ha ricambiato: mi è apparso tranquillo, gentile: non mi ha fatto sentire per nulla a disagio, ho realizzato solo dopo di essere stata con la star di Mission Impossible…».

Tom Cruise in Puglia. Toccata e fuga in quello che per qualche giorno diventa il quartier generale per la supervisione del suo ultimo episodio di “Mission Impossible”. Bari, per Cruise e il suo staff, solo punto logistico dove atterrare e soggiornare tra una ripresa e l’altra, con scene che l’attore ha realizzato sulla “Bush”, portaerei americana ormeggiata a largo dell’Adriatico, tra Puglia e Croazia. L’attore era arrivato con il suo jet privato sulla pista del Wojtyla alle prime luci dell’alba del 26 febbraio per ripartire venerdì 3 marzo.

«Cruise? Ha detto che tornerà in Puglia, presto e non per lavoro ma per una vacanza». Parole di Maria Campanelli, responsabile dell’Ufficio coordinamento Voli dell’Aeroporto di Bari, fra le poche persone ad aver incontrato e parlato con l’attore. E, perché no, ad aver fatto una foto-ricordo, mentre a nome di AdP consegnava alla star di decine di film di successo, un cadeau riservato evidentemente a personaggi famosi. Colpo di marketing, anche per far circolare il senso di accoglienza che abbiamo in Puglia (non solo per le star del cinema e della canzone, fa capire il presidente Michele Emiliano in un suo intervento a proposito dei saluti a Cruise)

 

«TORNERO’ IN VACANZA»

Così il buon Tom, l’atletico Tom, ci consegna una frase di circostanza nella quale ci auguriamo ci sia anche qualcosa di vero: «Tornerò in Puglia, non per lavoro ma per una vacanza». Ci piace credergli, del resto così è se ci pare. Anzi, alla signora Maria Campanelli, va tutta la nostra riconoscenza – come a chi si occupa della Comunicazione di Aeroporti Puglia – per averci dato materiale, dichiarazioni di prima mano, sulle quali lavorare per raccontare ai lettori pugliesi (e riverberare il tutto in campo internazionale) che la nostra regione è terra nella quale le star del cinema e della canzone si trovano come a casa loro. Vero Helen Mirren, vero Madonna?

Fonte Facebook Aeroporti di Puglia

REPUBBLICA E CORRIERE DELLA SERA

Più di altri organi di informazione, i quotidiani Repubblica e Corriere della sera, nelle versioni regionali (Bari e Corriere del Mezzogiorno) si sono fiondati sull’evento-Cruise. Nei giorni di permanenza di Cruise si era detto e scritto di tutto. Che sarebbe rimasto in Puglia due settimane, che per tenersi nella sua strepitosa forma avrebbe fatto footing all’alba sul lungomare di Bari. Perfino che avrebbe soggiornato in un notissimo resort di lusso nel Fasanese, oppure che sarebbe stato a Matera per scoprire nuove location per i suoi film. Niente di tutto questo.

Maria Campanelli, si diceva, responsabile dell’ufficio coordinamento voli di Aeroporti di Puglia, ha coordinato il passaggio di Tom Cruise da Bari. «Certamente l’arrivo di una personalità come Tom Cruise – ha dichiarato al Corriere del Mezzogiorno – ci ha richiesto un impegno maggiore; abbiamo dovuto incastrare le esigenze ordinarie della vita aereoportuale con la presenza di un attore di fama mondiale». «In queste circostanze – ha aggiunto la responsabile di AdP – bisogna preoccuparsi di diversi aspetti organizzativi: dal volo privato su cui viaggiava fino agli elicotteri arrivati. Coordinare il tutto, senza dimenticare l’entourage».

 

MA ANCHE DANIEL CRAIG…

Cosa ha pensato quando si è resa conto di essere faccia a faccia con uno degli uomini ritenuti tra i più belli di Hollywood. «All’inizio non ci ho neanche pensato – una delle sue frasi riportate da Repubblica – l’ho salutato, anche lui mi ha salutata: mi è apparso tranquillo, gentile, non mi ha fatto sentire per nulla a disagio; ho realizzato solo dopo di essere stata con Tom Cruise…». Con un lavoro così importante, e con una Puglia che diventa sempre più set cinematografico, ha incontrato altri divi. «Sì, un paio di anni fa, Daniel Craig, venuto in Puglia e a Matera per girare scene di “No time to die”: anche l’attore inglese è stato molto gentile. Chi mi ha affascinata di più dei due? Eh, bella lotta». Giusto così, dieci per disponibilità e senso dell’accoglienza. Dieci, anche questo meritato, in diplomazia.

Cordoglio e risposte

L’Italia secondo il presidente della Repubblica Sergio Mattarella

«Una tragedia che ha coinvolto e commosso il nostro Paese: ora un impegno forte dall’Italia e dall’Unione europea, non ci sono alternative». Giovedì Consiglio dei ministri a Cutro, scenario di dolore e morte. Le parole del Capo dello Stato, Papa Francesco, il presidente Cei e il ministro degli Esteri in difesa dell’operato di Guardia di Finanza e Guardia Costiera

Dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella, parlando all’università della Basilicata, è arrivato un appello fermo e in perfetta linea con la sua scelta di rappresentare, fisicamente, il dolore del popolo italiano per i morti in mare a Cutro. Il tema dell’immigrazione sarà affrontato nel Consiglio dei ministri proprio nella cittadina calabrese, come annunciato dalla premier Meloni giovedì 9 marzo. Da Palazzo Chigi, intanto, arrivano smentite sulle notizie apparse su alcuni organi di informazione secondo una convocazione del ministro dell’Interno Matteo Piantedosi e divergenze sulla linea interna all’esecutivo.

Insomma, soluzioni rapide, concrete, operative per i migranti. Sono questi i richiami da parte del Paese, dello stesso presidente della Repubblica Sergio Mattarella, inoltrati al Governo italiano e, naturalmente, all’Unione europea perché tragedie come quella accaduta nei giorni scorsi sulla Costa calabra non debbano ripetersi.

 

ATTI CONCRETI

Il cordoglio si traduca in scelte concrete, il punto di vista di Mattarella durante il suo intervento nell’Università della Basilicata: la libertà, sostiene il presidente della Repubblica, non è effettiva se non è appannaggio di tutti: in un mondo che è sempre più una comunità raccolta, interconnesso, la mancanza di libertà o di esercizio di diritti in un luogo colpisce tutti, ovunque.

«Esiste – ha agginto il Capo dello Stato – il valore della unicità del genere umano e questa unicità ricorda il valore della indivisibilità della libertà se non è appannaggio di tutti: sulle Coste calabresi si è verificata una tragedia che ha coinvolto e commosso il nostro Paese: il cordoglio deve tradursi in scelte operative, da parte dell’Italia e dell’Unione europea, perché questa è la risposta vera».

Dello stesso avviso, Papa Francesco durante l’Angelus. «A tutti rivolgo il mio appello – ha detto il Pontefice – affinché non si ripetano simili tragedie: i trafficanti di esseri umani siano fermati, non continuino a disporre della vita di tanti innocenti; i viaggi della speranza non si trasformino mai più in viaggi della morte; le limpide acque del Mediterraneo non siano più insanguinate drammatici incidenti. Che il Signore ci dia la forza di capire e di piangere; occorre un rinnovato impegno nel favorire lo spirito dell’accoglienza e della solidarietà nei confronti dei migranti, promuovendo così la pace e la fraternità dei popoli».

 

 

EMIGRARE, DIRITTO DI TUTTI

Emigrare e fuggire da guerre e privazioni è stato sempre un diritto garantito per tutti. Chi ha perduto tutto e deve scappare, la posizione del cardinale Matteo Maria Zuppi, presidente della Cei, deve trovare accoglienza, non ci sono alternative: quello all’emigrazione era un diritto garantito per tutti gli uomini, prima che sorgessero muri e nascessero paure. Tanto più per chi scappa da guerra, violenza o fame.

«Prima di ogni cosa – l’opinione di Zuppi – salvare le vite umane, non permettere che ci siano vite distrutte, credo che questa sia alla base di tutto: ogni politica deve partire dalla base, dal principio che le vite umane vanno difese. Poi c’è tutto il tema dell’integrazione, il problema dello sviluppo di questi Paesi, della pacificazione di queste situazioni di conflitto da cui vengono queste persone».

 

MA FINANZA E GUARDIA COSTIERA…

«I trafficanti – ha detto Antonio Tajani, ministro degli Affari esteri, dopo l’appello lanciato da Papa Francesco difende Guardia di Finanza e Guardia costiera – devono essere colpiti con grande fermezza; le forze dell’ordine hanno sempre fatto il loro dovere anche con alto sprezzo del pericolo, compresa l’ultima vicenda con decine di vittime innocenti sfruttate da criminali senza scrupoli che li hanno portati a morire a poche decine di metri dalle coste italiane». Favorire l’immigrazione regolare, il punto di vista del ministro. Portare decine di migliaia di immigrati regolari in Italia, formati nei loro Paesi, perché le nostre aziende ne hanno bisogno. Poi gli investimenti. L’Italia, secondo Tajani, può fare tanto ma rischia di essere una goccia nel mare nella questione della migrazione. L’Italia da sola non basta perché il fenomeno è troppo grande, serve più solidarietà europea».

Mattarella premia Andrea Occhinegro

Il professionista tarantino sarà insignito dal Presidente con un’alta onorificenza

Per essersi distinto fra quanti si sono spesi per un’imprenditoria etica. Per l’impegno a favore dei detenuti, per la solidarietà, per il volontariato, per attività in favore dell’inclusione sociale, della legalità, del diritto alla salute e per atti di eroismo. Cerimonia al Quirinale venerdì 24 marzo

Il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha conferito, motu proprio, trenta onorificenze al Merito della Repubblica Italiana a cittadine e cittadini che si sono distinti per un’imprenditoria etica, per l’impegno a favore dei detenuti, per la solidarietà, per il volontariato, per attività in favore dell’inclusione sociale, della legalità, del diritto alla salute e per atti di eroismo. Tra questi, anche un tarantino, Andrea Occhinegro.

Se questo non è motivo d’orgoglio per una città, ma anche per il resto della Puglia. Talvolta, quando gli italiani si arrabbiano per mille motivi -magari la metà bastano e avanzano – nel tritatore ci mettono tutti, nessuno escluso. Basta che questo, questi, facciano parte delle istituzioni, ecco che vanno ad arricchire il numero dei nomi cordialmente mandati al diavolo.

La verità è che sulle cose occorre ragionarci, per questo – per esempio, ma è solo un esempio – non ce la siamo mai presi (ma mai, mai, mai) con il Capo dello stato. In questo caso, Sergio Mattarella. Che, intanto, nei giorni scorsi, un po’ richiamando il Governo, un po’ come è giusto che sia – l’ultima parola spetta sempre al Presidente della Repubblica – ha fatto di testa sua: ha convocato i suoi più stretti collaboratori, ha messo in moto l’intero apparato della sicurezza e si è recato a Crotone per rendere omaggio alle vittime del naufragio avvenuto ad un centinaio di metri dalla Costa calabrese (e non “a largo”).

332094683_591935972840079_6896846207351129931_n copiaMATTARELLA, MOTU PROPRIO

Dunque, oltre a questa decisione condivisa da chiunque, tranne i pochi ostinati che sostengono chi, invece, ha assunto e condiviso decisioni scellerate, di decisioni ne ha prese altre. Fra le ultime, una in particolare: ha individuato, tanto per dirne una che ci interessa più da vicino – fra i tanti esempi presenti nella società civile e nelle istituzioni – alcuni casi significativi di impegno civile, di dedizione al bene comune e di testimonianza dei valori repubblicani.  Una cerimonia che si svolgerà presso il Palazzo del Quirinale il 24 marzo 2023 alle ore 11.30.

Dicevamo di Andrea Occhinegro, tarantino. Bene, Occhinegro, per chi non lo conoscesse o avesse letto le sue note, ha cinquantadue anni e, in questi giorni, in attesa della formalizzazione con la consegna delle onorificenze da parte del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, è stato insignito “Ufficiale dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana”. La motivazione: “Per il suo contributo nell’organizzazione di iniziative di solidarietà per ridurre il disagio sociale grazie a una rete capillare e al coinvolgimento di figure professionali”. Medico oftalmologo, è il Presidente di ABFO (Associazione benefica “Fulvio Occhinegro”), organizzazione di volontariato costituita nel 2005 a Taranto.

Nata in seguito ad un lutto familiare, l’associazione persegue un nuovo modello organizzativo dove partecipazione e solidarietà rappresentano una prima risposta al disagio sociale e individuale dei più deboli. “Una vera e propria “casa” capace di esprimere il senso di accoglienza e supporto, ma anche dialogo, coinvolgimento ed educazione ai valori”. Il Centro ABFO è composto da due aree, una aperta tutto il giorno, dedicata a persone senza fissa dimora, e un’altra dove la mattina e il pomeriggio sono coordinati e organizzati gli aiuti per le famiglie bisognose della città in collaborazione con i Servizi sociali del comune.

La nostra cooperativa, in tempi non troppo lontani, aveva già ospitato e intervistato nei suoi studi, numerosi cittadini impegnati nel sociale. Fra questi, appunto, il dott. Andrea Occhinegro.

 

Di seguito, i link:

http://www.costruiamoinsieme.eu/stiamo-con-i-deboli/

https://youtu.be/6D7xLLiJe

 

PAROLA DI SINDACO…

Ai sensi di gratitudine di una intera città, si sono uniti quelli del sindaco di Taranto, Rinaldo Melucci:

«Il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella – ha scritto il primo cittadino – ha conferito trenta Onorificenze al Merito della Repubblica Italiana a cittadine e cittadini che si sono distinti per un’imprenditoria etica, per l’impegno a favore dei detenuti, per la solidarietà, per il volontariato, per attività in favore dell’inclusione sociale, della legalità, del diritto alla salute e per atti di eroismo.

Tra loro c’è il dottor Andrea Occhinegro, uno degli angeli custodi della nostra comunità. Tutti noi conosciamo il valore del grande lavoro del dottor Occhinegro e della sua famiglia che con l’ABFO, in collaborazione con i Servizi Sociali del Comune, garantisce ai cittadini più fragili.

Il dottoro Occhinegro ha ricevuto il riconoscimento presidenziale con la seguente motivazione: «Per il suo contributo nell’organizzazione di iniziative di solidarietà per ridurre il disagio sociale grazie a una rete capillare e al coinvolgimento di figure professionali».

Il dottor Occhinegro è il presidente di Abfo (Associazione benefica “Fulvio Occhinegro”), organizzazione di volontariato costituita nel 2005 a Taranto. Nata in seguito a un lutto familiare, l’associazione persegue un nuovo modello organizzativo dove partecipazione e solidarietà rappresentano una prima risposta al disagio sociale e individuale dei più deboli. Una vera e propria “casa” capace di esprimere il senso di accoglienza e supporto, ma anche dialogo, coinvolgimento ed educazione ai valori.

Orgogliosi di te, caro Andrea.

Rinaldo Melucci

Sindaco e presidente della Provincia di Taranto».

Mancato soccorso, uno scandalo!

Salgono a sessantatré le vittime del naufragio sulle coste del Crotonese

Contestate le parole del ministro dell’Interno Piantedosi («La disperazione non giustifica i viaggi a rischio»). Rispondono le opposizioni. «C’è da inorridire alle sue parole», dichiara il Riccardo Magi; «Parole indegne», secondo Carlo Calenda; «Scandalose, un misto di cinismo e assenza di rispetto», dice Angelo Bonelli. Infine, la neosegretaria del Pd, Elly Schlein: «Quella di Crotone è un’altra strage che pesa sulle coscienze di chi impedisce i salvataggi in mare»

«La disperazione non giustifica i viaggi a rischio». Questa frase pronunciata da Matteo Piantedosi, napoletano, ministro dell’interno nel governo Meloni dall’ottobre dello scorso anno, lascia di stucco. Come a dire, con le debite proporzioni, rivolgendosi alle vittime delle Torri gemelle: «Ingiustificato lanciarsi nel vuoto per salvarsi la vita». La disperazione giustifica, invece, qualsiasi tentativo – anche il meno razionale – nel cercare altrove una vita che sia vita. Insomma, non è un bel segnale, tantomeno politicamente corretto lasciarsi andare ad una dichiarazione simile. Intanto, non avere rispetto delle vittime (sessantatré accertate nel momento in cui ci accingiamo a scrivere), non solo non è politicamente corretto, ma è inumano. Sarebbe, infatti, il caso di soffermarsi a pensare ai neonati, ai piccoli di due, tre anni, morti annegati: questi bambini non hanno avuto il tempo di rendersi conto di farsi un’idea sul valore della vita, figurarsi della disperazione.

Non sappiamo quali siano i risvolti delle indagini sulla vicenda, ma ci fermiamo intanto ai fatti e ad una delle considerazioni fatte a caldo da un rappresentante le istituzioni. Era di cinquantanove morti e ottanta superstiti in un primo momento il bilancio del naufragio di un caicco strapieno di migranti avvenuto all’alba a “Steccato” di Cutro (coste del Crotonese). Tra le vittime, molti bambini e donne.

 

PAKISTANI, AFGANI, TURCHI…

A bordo, come riportato dalle prime note dell’agenzia Ansa, pare ci fossero fra i centocinquanta e centottanta migranti (pakistani, afgani, turchi, somali). Il caicco, una imbarcazione di modeste dimensioni e di una tenuta inaffidabile specie per avventurarsi in mare aperto, si è spezzato in due a causa del mare agitatissimo.

«I migranti sono caduti in acqua a poco più di un centinaio di metri dalla riva, quando verosimilmente l’imbarcazione è finita contro uno scoglio a pelo d’acqua», secondo le prime testimonianze dei sopravvissuti.

«Quando siamo arrivati sul punto del naufragio – ha raccontato all’agenzia giornalistica italiana Laura De Paoli, medico che opera per la Fondazione Cisom Cavalieri di Malta – abbiamo visto cadaveri che galleggiavano ovunque così abbiamo soccorso due uomini che tenevano in alto un bimbo di sette anni, purtroppo già morto». Intanto, un uomo di origine turca, sospettato di essere uno scafista è stato fermato. Proseguono nel frattempo, ancora con quel briciolo di speranza a cui è lecito aggrapparsi, le ricerche dei dispersi, mentre il numero delle vittime, si diceva, è salito a sessantatré.
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LA DISPERAZIONE

Del ministro Piantedosi abbiamo già detto. «La disperazione – in sintesi la sua dichiarazione – non può mai giustificare condizioni di viaggio che mettono in pericolo la vita dei propri figli; per evitare tragedie bisogna fermare le partenze lavorando con i Paesi di provenienza e chi entra in Italia lo deve fare attraverso i canali legali, non su barconi insicuri».

Non si è fatta attendere la risposta di opposizioni e ong: «Dal ministro uno schiaffo alle vittime». E chiedono che riferisca alle Camere sui soccorsi. «Serve un’Europa che, oltre a dichiarare la sua disponibilità, agisca e in fretta», scrive al Consiglio ed alla Commissione europea il premier Giorgia Meloni, mentre proprio da   Bruxelles arriva una prima doccia fredda: al momento sul tavolo non vi è alcuna proposta di una missione navale europea per il salvataggio dei migranti.

 

OPPOSIZIONI VS PIANTEDOSI

Piantedosi, reduce dalla visita a Crotone, ha dichiarato che «Tutto quello che si poteva fare per evitare il naufragio è stato fatto; le motovedette di Guardia costiera e Guardia di finanza si sono attivate ma le condizioni del mare non hanno consentito l’intervento di salvataggio»; mentre dall’opposizione si alza un fuoco di sbarramento contro quello che viene visto come un tentativo di colpevolizzare le vittime.

«C’è da inorridire alle parole di Piantedosi che non sa dire altro, di fronte a una tragedia come quella di Crotone, che bisogna bloccare gli sbarchi», dichiara il Riccardo Magi, segretario e deputato di Più Europa; «Parole indegne dette con una prosopopea insopportabile», secondo il leader di Azione, Carlo Calenda. Non troppo distante da queste posizioni, il segretario nazionale di Sinistra Italiana, Nicola Fratoianni: «Si travalica il confine della decenza». Durissimo Angelo Bonelli, portavoce di Europa Verde e deputato di Verdi e Sinistra: «Scandalose, un misto di cinismo e assenza di rispetto. Provo vergogna io per lui che le ha pronunciate». Gaetano Amato (M5S): «lCome ha potuto esprimersi così davanti a 60 morti tra cui 14 bambini?». Infine, la neosegretaria del Pd, Elly Schlein: «Quella di Crotone è un’altra strage che pesa sulle coscienze di chi pochi giorni fa ha approvato un decreto che impedisce i salvataggi in mare».

Puglia, c’è il cotone biologico

Pietro e Michele, imprenditori garganici, introducono la rivoluzione nella camiceria

L’idea inizialmente sembrava fuori dagli schemi. Grazie alla loro esperienza sfidano il mercato e colgono nel segno. Un incontro, duecentocinquanta operatori e “bingo!”: la Puglia e il Tavoliere diventano un esempio per l’alta moda italiana

cotone_organico-1170x650Che la Puglia fosse terra dalle mille risorse era un fatto risaputo. A molti sicuramente, tranne a chi vorrebbe staccare il Nord dal Sud, pensando di fare un affare, dimenticando che la ricchezza – prima che l’Italia diventasse una sola – abitava da queste parti prima che l’Italia diventasse una sola. Premessa tirata un po’ per la giacchetta, non diciamo di no, ma è bene non passare solo per essere geniali o, alla fine, solo una riserva di idee e neuroni al servizio dei più scaltri.

Ultimo primato tirato fuori dal cilindro e che spetta alla Puglia è la filiera del cotone biologico, un altro “Made in Italy” nato proprio nella nostra regione. Questa prima filiera di cotone biologico italiano, come riportava nei giorni scorsi “Repubblica”, parte da San Marco in Lamis (Foggia) e precisamente dal Gruppo Albini.

Partire da una cittadina del Sud Italia, presenta sempre qualche problema in più rispetto ad altre realtà. Ma quando il gioco si fa duro, si dice, i duri entrano in gioco. Non si lasciano impressionare dal gap Sud-Nord. A vantaggio del genio e del coraggio dei due protagonisti della storia, Pietro Gentile e Michele Steduto, giocano le idee e il desiderio di ribaltare certi aspetti ormai logori nei confronti del Meridione.

cotone_biologicoMICHELE E PIETRO, CORAGGIO!

Dunque, Pietro e Michele, nonostante la loro voglia di provarci si presenta come un’utopia, cominciano con il ribaltare ogni schema e, finalmente, conquistare il panorama nazionale e internazionale con una produzione biologica e tutta “Made in Italy”. Quel sogno nel cassetto che può diventare realtà.

Pietro e Michele cono due imprenditori illuminati. Provenienti da mondi diversi da quello agricolo e tessile, nel giro di qualche fortunata stagione a San Marco in Lamis hanno messo su un’intera filiera partendo insieme alla conquista della moda italiana.

Tutto nasce quattro anni fa. I due amici e imprenditori, provenienti da realtà lavorative diverse decidono di entrare nel mondo dell’abbigliamento e di produrre camicie di alta sartoria. Detta così può suonare come una bestemmia. Del resto, si tratta di un’attività assolutamente pionieristica che prenderebbe le mosse dal promontorio garganico. I due imprenditori, però, non sono sprovveduti. Sanno il fatto loro: grazie all’esperienza e alla tecnologia, cominciano a creare camicie di alta sartoria, con numerosi passaggi a mano e con tessuti pregiati. Un prodotto riuscito. Bigo, direbbe qualcuno.

CHI SI FERMA…

Invece, Pietro e Michele non hanno alcuna intenzione di sedersi sugli allori, seppure arrivano i primi successi e il gradimento delle loro produzioni. Durante la pandemia decidono di produrre per conto proprio le materie prime. Intanto, quel cotone che in Italia nessuno coltiva, ma che all’estero rappresenta una buona fonte di reddito. I due cominciano con il procurarsi i semi e avviano così una coltivazione sperimentale su tre ettari di terreno tra San Marco in Lamis e San Severo. Quanto scaturisce da questa loro idea si concretizza nel giro di una stagione: il prodotto finale è di buona qualità, le camicie GEST, questo il nome dell’azienda di Gentile e Steduto, iniziano ad attirare l’attenzione del mercato. Insomma, una linea che piace a chi vuol piacere. Adesso si può dire “Bingo!”.

Nel settembre 2020 i due imprenditori registrano la svolta. I due soci decidono di organizzare un convegno a San Giovanni Rotondo dove invitano un certo numero di aziende tessili italiane. In duecentocinquanta, molti provenienti proprio dal Nord, accolgono il loro invito. I due imprenditori pugliesi hanno subito l’impressione di aver colto nel segno. Da quel momento ha inizio un producente dialogo con produttori, tessitori e impianti di tintoria. L’anno successivo la seconda produzione è entusiasmante grazie ad un prodotto totalmente biologico.

cotone-organico2022, LA SCALATA

Nel 2022 gli ettari di coltivazione aumentano e diventano cinquanta, sempre tra Gargano e alto Tavoliere. Il clima della Capitanata si rivela ideale e la fibra raccolta è ottima. È la svolta della svolta. Alla blue seed vengono affiancate varietà greche e turche, che in provincia di Foggia trovano un ambiente ideale.

Pietro e Michele sono in questi giorni prendono parte a Milano Unica, la fiera di riferimento dei tessuti e degli accessori di alta gamma per l’abbigliamento donna e uomo, per presentare la fantastica avventura dell’unico prodotto realizzato interamente con cotone italiano.

«È un’idea innovativa ma soprattutto educativa per i nostri giovani – dicono i due imprenditori pugliesi – poiché la possibilità di rimanere in provincia di Foggia senza fuggire per cercare lavoro è concreta. Certo, da una terra in cui si investe sempre meno, in cui l’industria non esiste quasi, è più facile fuggire. Noi invece ci crediamo e siamo certi che con la volontà e qualche piccolo investimento, tutto si possa fare. Il resto viene da sé».

Addio a Maurizio Costanzo l’uomo che sfidò la mafia

A ottantaquattro anni venerdì 24 febbraio si è spento il popolare giornalista

Il suo impegno più forte: la lotta alla Mafia. Amico di Giovanni Falcone, Cosa nostra gli “dedicò” novanta chili di tritolo in un attentato. «Matteo Messina Denaro aveva fatto un sopralluogo al teatro Parioli: sarebbe stata una strage», disse. I programmi televisivi, le invenzioni in radio e tv, e altri episodi passano in secondo piano rispetto al coraggio che mostrò negli Anni Novanta. Il cordoglio del presidente Mattarella e Maria Falcone

7251119_24164625_maurizio_costanzo_giovanni_falcone«Mi risulta dai magistrati di Firenze che Messina Denaro sia venuto al Teatro Parioli di Roma, durante il Maurizio Costanzo Show per vedere se si poteva fare lì l’attentato: sarebbe stata una strage. Invece decisero di farlo quando uscivo dal Parioli», raccontò un giorno in una intervista, Maurizio Costanzo, il giornalista morto venerdì 24 febbraio. Aveva ottantaquattro anni, una vita dedicata al giornalismo, a radio e tv. Bene ha fatto il Corriere della sera, a ricordare che aveva scritto e condotto programmi ottimi e meno ottimi, buoni e meno buoni. Quando sdoganò il trash in “Buona domenica”, cambiò tutto. Aveva svoltato e dato voce a una tv “mordi e fuggi” che non aveva più niente a che fare con “Bontà loro”, “Acquario” e “Grand’Italia”, i primi talk-show televisivi. Anche lì, ci volle una torta rovesciata addosso al presentatore da Marina Lante della Rovere, nei panni di una cameriera fra i tavolini del programma televisivo, per capire che stava cambiando un mondo.

C’è stato sempre uno spartiacque nella vita di Costanzo. Quando il personaggio si impossessava dell’anima geniale del giornalista, era la fine. Pur di restare a galla, Costanzo dava l’impressione di accettare piccoli compromessi, contrabbandandoli con «una televisione che sta cambiando», quando la tv degli ultimi cinquant’anni l’aveva scritta lui, compresi gli “acchiappascolti” di Maria De Filippi, sua moglie.

maurizio-costanzo-show-conduttoreVA BENE I PERSONAGGI, MA…

Costanzo ha lanciato decine di personaggi, Vittorio Sgarbi e Fiorello, Enzo Iacchetti e Giobbe Covatta, Valerio Mastrandrea e Ricky Memphis; anche un esercito di personaggini degni di Lilliput, il paese inventato da Jonathan Swift nei Viaggi di Gulliver. Molti fra questi ultimi si sono persi per strada, pensando di aver dato un senso alla loro vita. Dunque meriti, ma anche qualche scheggia impazzita sulla coscienza.

Qualcuno nello scrivere di Costanzo ha menzionato la tessera della P2 di Licio Gelli. Vero, passò i suoi guai, molti colleghi si indignarono; altri, come Gigi Vesigna, direttore di TV Sorrisi e canzoni (ai tempi dei tre milioni e mezzo di copie settimanali), ed Enzo Tortora, suoi amici e per questo ancora più incazzati, non gliele mandarono a dire: gli scrissero “lettere aperte”, condannandolo senza appello. La colpa di Costanzo era stata quella di assicurare che con Gelli e “Propaganda 2” (questo il significato di P2) non c’entrasse nulla. Salvo, qualche giorno dopo, rilasciare una lunga intervista, con tanto di riprese video, al quotidiano “Repubblica” di Eugenio Scalfari. Apriti cielo.

Noi, invece di scrivere tutte le imprese “grandi ascolti”, le sue invenzioni televisive, maneggiamo qualcuno dei suoi impegni sociali, il più coraggioso: quello contro la mafia. Un impegno così forte – come confermato dagli inquirenti – da essere indicato da Cosa Nostra un bersaglio da colpire, costasse quel che costasse. Costanzo, insomma, aveva posto sul piatto della bilancia la sua vita sfidando la mafia. Amico di Giovanni Falcone, aveva condotto numerose battaglie a favore della Sicilia.

Galler8«IO E LA MAFIA…»

«Perché la mafia scelse proprio me? Io faccio il giornalista, avevo molto parlato di mafia al Maurizio Costanzo Show e la mafia si difese a modo suo. Arrivavano lettere con la mia testa in un vassoio, che mandavo alla Digos». Anche il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, in queste ore ha espresso il suo cordoglio per la scomparsa del popolare presentatore. «Non esitò – il pensiero di Mattarella – a schierarsi con coraggio contro la criminalità mafiosa, che reagì rabbiosamente organizzando un attentato contro di lui».

«Ricordo con gratitudine – spiegava Maria Falcone, sorella del giudice Giovanni Falcone – quando fu concretamente vicino a mio fratello dandogli voce e spezzando così l’isolamento che soffriva in quella fase della sua vita: il suo impegno nella lotta alla mafia e nel far crescere la consapevolezza degli italiani sulla criminalità organizzata, che gli costò un terribile attentato, conferma quanto fosse prezioso il suo lavoro, una carriera che lo ha visto protagonista e innovatore dell’informazione italiana».

Maria-De-Filippi-Maurizio-Costanzo-20230224-Newsby.it-MATTEO MESSINA DENARO, ARRESTATO

L’ultimo evento epocale vissuto da Costanzo, proprio l’arresto di Matteo Messina Denaro, il mese scorso a Palermo, dopo trent’anni di latitanza. «E’ la dimostrazione che lo Stato ha vinto e soprattutto che non è colluso, ma ci tengo a ringraziare molto anche i Carabinieri: quando ho appreso la notizia dell’arresto mi sono emozionato, io per fortuna sono qui e posso essere testimone di questa giornata storica».

Maurizio Costanzo ospitò il giudice Giovanni Falcone (ucciso dalla mafia il 23 maggio 1992). Un messaggio chiaro contro la criminalità, in un momento storico difficile come quello dei primi Anni Novanta, che rende Costanzo un bersaglio. Il 14 maggio 1993, infatti, una “Fiat Uno” imbottita di novanta chili di tritolo esplode a Roma in via Fauro proprio mentre transita l’auto con a bordo Costanzo e la moglie, Maria De Filippi. I due coniugi restano incolumi. Costanzo in un’intervista definisce quel giorno come «…il più brutto e il più bello della mia vita: la mafia mi dedicò 90 chili di tritolo mentre tornavo a casa in macchina con Maria; il bello è stato accorgerci che eravamo vivi».

«Ma i bambini dove sono?»

Italia, crollo delle nascite, per il nostro Paese è un problema

Un’azienda importante come la Plasmon appare preoccupata. Sull’argomento, ne scrive Il Foglio, lo scorso anno Il Sole 24 Ore ha realizzato un lungo podcast. A Genova per tre settimane non è nato un solo bambino, in compenso si sono triplicati i funerali. Va bene aprire agli extracomunitari, ma anche a questi ragazzi occorre prospettare un futuro sereno. E come è triste il Sud

nascite_neonato«Professore, i bambini italiani stanno diminuendo e, se l’attuale trend dovesse continuare, diminuiranno sempre più rapidamente. Capirà bene che per noi si tratterebbe di una catastrofe. Lei crede sia possibile una qualche inversione di rotta?». La risposta del demografo fu un secco «No!». Quarant’anni fa un dirigente della Plasmon, fabbrica di biscotti per neonati, ma anche interessata al consumo di pannolini attraverso altre società. Domanda legittima, risposta molto “italiana”. Il dialogo in due battute lo riposta il quotidiano Il Foglio in un articolo del bravo Giulio Meotti. Sulla riflessione del giornalista e altri documenti pubblicati a tale proposito, torneremo a breve.

Intanto, prendiamo per i capelli la notizia, allarmante: crollo demografico dell’Italia. Chiamalo “problema”. Anzi, brutta gatta da pelare, come dicono i saggi che vogliono semplificare la comunicazione. Avete mai preso in braccio un gatto per fargli fare una cosa contronatura? Missione impossibile, fidatevi. Dunque, battuta a parte, la crescita zero nel nostro Paese ha contorni preoccupanti, drammatici. Secondo qualcuno è un bene ospitare gli extracomunitari, che possono diventare la forza-lavoro del nostro Paese. Visto che gli italiani non fanno più figli, allora prendiamo ragazzoni già fatti, tutto muscoli e che abbiano voglia di lavorare e dare un vero contributo alla crescita di un’Italia che oggi segna il passo.

Detta così, va bene. Ma ai ragazzi che ospitiamo, facciamo entrare in Italia, vogliamo anche dare gli strumenti di lavoro, di crescita? In cooperativa sono stati creati posti di lavoro, realizzati importanti corsi di formazione. Ora occorre dare ai “nostri” ragazzi, ormai “ragazzi di tutti”, uno sbocco professionale, fare in modo che trovino collocazione e che quanti assumono ragazzi – non solo extracomunitari, intendiamoci – abbiano agevolazioni fiscali. Altrimenti non se ne esce più.

TORNIAMO SUL “CROLLO NASCITE”

Del crollo demografico ne abbiamo già scritto qualche anno fa. Abbiamo sorvolato su alcuni report registrati nei mesi scorsi, ma ora è giunto il momento di tirare le somme. Torniamo dunque, al 1983 e all’articolo di Meotti. Quando cioè il demografo italiano ottimista fu contattato dai vertici della Plasmon. L’azienda era interessata alle analisi sulla popolazione. I manager della Plasmon si dissero preoccupati su una tendenza del nostro Paese, principale mercato di sbocco per i loro prodotti alimentari per l’infanzia. Così: «Professore, i bambini italiani stanno diminuendo e, se l’attuale trend dovesse continuare, diminuiranno sempre più rapidamente. Capirà bene che per noi si tratterebbe di una catastrofe. Lei crede sia possibile una qualche inversione di rotta?». «No!», la risposta secca del demografo.

I dirigenti della Plasmon, racconta Meotti, allora controbatterono: «Sarebbe corretto diversificare rispetto al mercato dell’infanzia dedicandosi a una linea di prodotti “Misura” per adulti?». Questa volta il demografo, più realista del re, rispose: «Sì!». A quarant’anni di distanza, per la Plasmon ci sono solo due soluzioni: diversificare o chiudere. Non è un caso che l’azienda più famosa dei prodotti per bambini abbia realizzato un documentario: “Adamo”. Adamo, inteso non solo come il primo uomo in assoluto, ma anche l’ultimo bambino che nascerà in Italia, raccontato in un cortometraggio con cui Plasmon ci proietta in un futuro neanche tanto lontano, il 2050, una generazione a partire da ora, dove il numero di nascite è diminuito sempre di più fino ad arrivare appunto a una unità. L’ultimo nato in Italia: Adamo.

GENOVA PER NOI…

A Genova per tre settimane non è nato un solo bambino, in compenso si sono triplicati i funerali. Tempo fa dello stesso argomento se n’era occupata Michela Finizio del Sole 24 Ore nell’inchiesta in podcast “L’inverno demografico”. «L’inverno demografico – scriveva la giornalista lo scorso anno – attraversa i numeri dell’indagine della Qualità della vita fin dalla sua prima pubblicazione, nel 1990. Allora il tasso di natalità registrava il suo record a Caserta, dove si rilevavano 14,95 bambini nuovi nati ogni mille abitanti nell’arco dell’ultimo anno: all’ultimo posto Ferrara, con 5,81 nati ogni mille abitanti. Oggi, ben più di trent’anni, il tasso di natalità a Caserta è sceso a 7,9 nuovi nati ogni mille abitanti, la metà rispetto al 1990. Questo a fronte di una media nazionale che sfiora appena i 6,5 nati ogni mille abitanti».

Un declino iniziato nel 2009 e proseguito anno dopo anno. Meno figli anche lo scorso anno, con un calo medio del 3% delle nascite da Nord a Sud. A ritardare l’evento sono sempre più le giovani coppie, frenate anche dalle varie difficoltà nel mettere su famiglia con una instabilità economica che ormai non è più un segreto. Negli ultimi dieci anni è crollato anche l’indice di nuzialità: nel 2021 in Italia sono stati celebrati tre matrimoni ogni mille abitanti, nel 2006 erano stati 4,2.

nascitaCOM’E’ TRISTE IL SUD

A completare i trend demografici arrivano i dati sui trasferimenti di residenza che riflettono l’attrattività, in crescita o in calo, dei territori. Le cancellazioni anagrafiche del primo semestre del 2022 – riporta Il Sole – hanno registrato un incremento record a Crotone (+22% rispetto allo stesso periodo del 2021), Caltanissetta (+18%), Ferrara, Foggia e Lecce (+17%). Le migrazioni interne sono tornate a galoppare e così le nuove iscrizioni, in crescita quasi ovunque ad eccezione di Trieste (-17%) e Pescara (-3%).

Comunque si leggano queste cifre, si provi a mescolare i dati, la preoccupazione è tanta. Lo scrivevamo all’inizio. Deve essere lo Stato, un Governo con l’occhio lungo a pensare a come incoraggiare i nostri giovani, non solo quelli italiani, che nel nostro Paese c’è futuro. Un futuro migliore, fatto non solo di promesse, ma di fatti concreti. Non di aiuti “una tantum”, ma di leggi che aiutino i ragazzi, le nuove famiglie, la gente che viene dall’estero, gli immigrati che vogliono rendersi utili a un Paese che abbia davvero voglia di essere ospitale.