Ciao Giovanna, cuore fragile

La ristoratrice fatta oggetto di critiche e offese dei social

Secondo qualcuno si sarebbe suicidata per le pressioni mediatiche. Tutto da verificare. La donna si era schierata con un messaggio dalla parte di gay e disabili. Secondo qualcuno era stata una trovata promozionale. Assediata da stampa e tv si è prima chiusa in un mutismo…

 

Ecco un’altra poveretta sulla quale speculano un po’ tutti, dagli organi di informazione ai social. Giovanna Pedretti, la ristoratrice che, stando alla cronaca, avrebbe solo risposto a un messaggio social, si sarebbe suicidata per essere stata oggetto di critiche gravi e gratuite. Come spesso accade nel mondo dei social. Ma male fanno i giornali, i tg, nazionali, che cavalcano l’onda, con le redazioni che talvolta sguinzagliano giovani alla ricerca dello scoop che potrebbe cambiare loro la vita strappando un contrattino a tre, sei mesi. Un anno, toh.

Giovanna, scrivono le agenzie, a partire dall’Ansa, prima su tutti ad essersi fiondata sull’argomento e fornendo solo i fatti di cronaca, senza mai enfatizzare il gesto della donna che non avrebbe retto a pressioni esterne fino a decidere di farla finita.

Forse, scrive l’agenzia più autorevole d’Italia, Giovanna non avrebbe retto all’odio via social, con le gravi insinuazioni su quella che sarebbe stata una indignazione per aver fatto ricorso a dei post allo scopo di pubblicizzare il suo locale, una pizzeria. Crediamo sia troppo poco per spingere una donna al suicidio.

 

 

RISPOSTA ALLE PROVOCAZIONI

Giovanna, ristoratrice di un locale di Sant’Angelo Lodigiano, che aveva replicato alle solite provocazioni social (recensioni omofobe) dando una lezione di civiltà, purtroppo è stata rinvenuta morta nel primo sulle rive del fiume Lambro. Per gli inquirenti, è apparsa subito l’ipotesi più plausibile: suicidio.

Secondo i primi rilievi, la donna si sarebbe recata nei pressi del fiume con la sua Fiat Panda. Una volta scoperto il suo corpo senza vita sul posto si sono subito portati carabinieri e vigili del fuoco. L’auto è stata subito posta sotto sequestro, al fine di permettere agli investigatori di fare piena luce sulla morte di Giovanna.

Un tragico epilogo di una vicenda che prende le mosse dai social – ha scritto l’agenzia Ansa nei giorni scorsi – e sui social è cresciuta fino a travolgere la donna; la titolare della pizzeria “Le Vignole” giorni prima aveva risposto ad una recensione sul suo ristorante di un cliente che si lamentava per avere mangiato accanto ad un tavolo con una coppia omosessuale e un ragazzino disabile.

 

 

A DIFESA DEI DEBOLI

“Mi hanno messo a mangiare di fianco a dei gay – avrebbe scritto il presunto cliente – non me ne ero accorto subito perché fino a quel momento erano stati composti, mentre il ragazzo in carrozzina mangiava con difficoltà; mi dispiaceva, ma non mi sono sentito a mio agio: peccato perché la pizza era eccellente e il dolce ottimo, ma non andrò più”. Questa, insomma, quella che sarebbe stata l’assurda lamentela del cliente nella recensione.

Giovanna, dicono colleghi e amici, attenta sempre a gesti di solidarietà (come la “pizza sospesa” per i disabili), non lascia cadere nel vuoto quelle parole, che suonano più come un’offesa a omosessuali e disabili.

Così, la titolare replica. “Il nostro locale è aperto a tutti e i requisiti che chiediamo ai nostri ospiti sono educazione e rispetto verso gli altri”. Riprende, Giovanna: “Le parole di disprezzo verso ospiti che non mi sembra vi abbiano importunato, appaiono di una cattiveria gratuita e alquanto sgradevole: credo che il nostro locale non faccia per lei”.

 

 

E GIOVANNA DICE “ADDIO”

La recensione risalirebbe alla scorsa estate. Giovanna, l’aveva cancellata, facendone uno screenshot (una sorta di foto). Questo gesto ha destato sospetti di non veridicità. Una giornalista, sempre attenta alle dinamiche social, a quel punto aveva lanciato l’ipotesi di “un grossolano fotomontaggio” e di “una operazione di marketing spacciata per eroica difesa di gay e disabili”.

Da qui, in poi, la storia è nota. Quel sospetto diventa più di un’ipotesi, la donna viene assediata, diventa oggetto di accuse, anche infamanti. Giovanna si difende come può. Intervistata dalle tv, si difende. “Non vorrei essere caduta in una trappola, non ho una risposta”. Se prima la ristoratrice veniva indicata come una donna da prendere come esempio, dopo qualche giorno iniziano le prime critiche. Fino a quando forse la pressione mediatica a Giovanna sarà apparsa insostenibile. La donna sale a bordo della sua Panda, costeggia il fiume Lambro, scende dall’auto per essere ritrovata morta. Dire colpa dei social appare, forse, esagerato, ma l’onda d’odio che spesso questo “tam tam” mediatico scatena, troppo spesso viene sottovalutato. Non lo sapremo mai. Giovanna non c’è più. Fosse stato anche un “fotomontaggio”, valeva la pena metterla alla gogna? Sgombriamo il campo da questa ipotesi fantasiosa e piangiamo una povera donna che, purtroppo, lascia il marito e una figlia.

Gladys, una ragazza di centotré anni!

E’ medico, ha decine di clienti e cinquantamila follower

“Sono stata lasciata da mio marito, da quel momento ho trovato stimolante spendermi per il prossimo. Sto al telefono, do consigli ai miei pazienti, rispondo alle loro domande, scrivo libri”. Una storia pescata dal Wall Street Journal

 

Gladys, centotré anni, medico. Ancora in attività. Segue i suoi pazienti stando al telefono, suggerendo dall’alto, di più, della sua secolare esperienza standosene con una cuffia, come le moderne telefoniste che fanno sondaggi, vendono tariffe telefoniche e abbonamenti alle pay-tv.

Secondo qualcuno la vita comincia a quarant’anni, ci scrive un libro, ci fa un film, diventano entrambi un successo e un modo di dire; secondo altri, sono i cinquanta l’età giusta nella quale svoltare: non si è attempati, si è ancora brillanti, qualcuno si sente perfino giovane.

E poi c’è Gladys. Gladys McGarey, secondo la quale l’età è solo un fatto anagrafico, uno stato mentale: lei, i suoi centotré anni non se li sente addosso. Ha superato brillantemente il secolo e tanto, ma davvero tanto da raccontare. Comincia e quasi non la smette più. Merito del Wall Street Journal, che l’ha convinta a raccontarsi. E del nostro Fatto Quotidiano, che fa rassegna politica internazionale e quando si imbatte in una notizia singolare, fa bene a raccontarla ai suoi lettori.

 

 

MEDICO IN PRIMA LINEA

Gladys, sorriso contagioso, evidentemente sarebbe una ex dottoressa. Invece, non solo è medico, scrive anche – a conferma della sua brillantezza – tanto che ha pubblicato di recente un libro. Come si diceva, sente i suoi pazienti al telefono, dà loro consigli e conta qualcosa come quasi cinquantamila follower su Instagram, che di questi tempi è, come dire, “tanta roba”. Alla domanda su come l’instancabile dottoressa sia ancora attiva e, soprattutto, così in forma, la risposta è di quelle semplici: “Occorre avere uno scopo nella vita, qualcosa per cui vivere”.

Al Wall Street Journal, il quotidiano internazionale pubblicato a New York negli Stati Uniti, con una media di due milioni di copie stampate ogni giorno, Gladys ha confessato come e quando ha capito che piangersi addosso non aveva alcun senso. Senza troppi giri di parole: “Quando mio marito mi ha lasciato per un’altra donna, io avevo quarantasei anni: ho sofferto e tanto. Poi, una volta recuperato il ragionamento, mi sono posta la domanda centrale della mia vita, che poi è la risposta a quanto continuo a fare, e cioè: “Posso passare tutta la vita a disperarmi?”.

 

 

IL DIVORZIO, UNA MAZZATA

La richiesta di divorzio l’ha letteralmente mandata a pezzi. Separazione e addio definitivo erano stati indigesti. Una condizione che c’è voluto un bel pezzo di vita per elaborarla. “Posso dire solo di essermene fatta una ragione una decina di anni fa: incredibile, vero? Da quel momento ho compiuto un primo bilancio, cominciando a dare valore alle cose belle che avevo vissuto durante il mio matrimonio e non rimpiango un solo minuto di essere stata una moglie poi lasciata: la mia vita, infatti, con il passare del tempo ha avuto contorni straordinari”.

Gladys è cresciuta in India con i suoi genitori. Loro erano medici missionari. Lei ha seguito le orme dei genitori, ha fondato l’American Holistic Medical Association, ha messo al mondo sei figli e quando ha chiuso la sua attività negli Stati Uniti, ha scelto di andare in Afghanistan per aiutare e istruire le donne delle zone rurali su pratiche di parto più sicure.

Oggi, Gladys, che il Cielo l’assista, a centotré anni, si dedica ai suoi pazienti, ma anche ai libri e ai social. Il segreto della sua longevità? Non ne fa mistero: “Seguo una dieta sana, dormo nove ore, uso un triciclo per adulti e compio una media di quattromila passi al giorno. Tutto qui”. E non ci pare poi così poco.

«Ma quale calcio…»

Amedeo Poletti, ventuno anni, dice addio a un primo sogno

Allievo nelle giovanili della Juventus, firma con l’Albinoleffe, che lascia subito dopo. «Da un anno e mezzo lavoravo su due aziende di consulenza con le quali ho già guadagnato due milioni». Si è trasferito a Dubai, lì segue i suoi staff e aziende che si fidano ciecamente delle sue strategie

 

Un tempo, quando si era piccoli, alla domanda «Cosa ti piacerebbe fare da grande?», la risposta il più delle volte era «fare l’astronauta». Oggi, fra i giovanissimi, il sogno è «diventare un calciatore». Ci sono scuole-calcio e genitori impazziti aggrappati alle reti che recintano i campetti. Sognano anche loro con i figli. Un ingaggio generoso, ci fossero le qualità, metterebbe al sicuro un’intera famiglia.

Ma non è sempre così. Il segno dei tempi è un altro. La notizia, infatti, che in questi giorni fa scalpore e scorre sul web, a una velocità sorprendente, è che un giovane calciatore, appena ventuno anni, lascia il calcio per darsi all’impresa. E’ Amedeo Poletti, fino a giorni fa calciatore dell’Albinoleffe e, oggi, imprenditore milionario con due aziende. Parliamo di serie C, categoria che è l’incubazione alle serie più importanti, come la B e la A, ma la storia di Amedeo ci riporta alla mente quella di Antonio Percassi, oggi presidente dell’Atalanta. Percassi, cento partite in serie A, decise di lasciare il calcio professionistico a soli venticinque anni per dedicarsi all’attività di imprenditore. Oggi è uno degli uomini più ricchi d’Italia e il suo patrimonio è stimato intorno al miliardo di dollari.

 

 

AMEDEO CAMBIA STRATEGIA

Ma torniamo ad Amedeo che, in breve, ha cambiato passo alla propria vita. Studiando e investendo in due aziende che oggi fatturano due milioni di euro. E non solo, Amedeo, felice, aggiunge anche: «Non sarei mai stato felice, nemmeno in Serie A».

Così, Amedeo, si trasferisce a Dubai. Per seguire da vicino alcune aziende di consulenza e software da lui stesso ideate e che lo stanno rendendo tra i più giovani e ricchi imprenditori.

Cresciuto nelle giovanili della Juventus, Poletti aveva iniziato la trafila nelle serie minori, fino alla serie C, con l’Albinoleffe prima di prendere una decisione importante che avrebbe lasciato perplessi in molti: lasciare il calcio a ventuno anni, quando l’attività calcistica ha inizio e non finisce.

Ad essere messo al corrente del suo proposito, l’Albinoleffe, messo al corrente di quanto coltivava da tempo. «Il mio club ha sempre saputo cosa facessi fuori dal campo: eravamo in perfetto accordo, che se il calcio per me fosse diventato solo un passatempo, glielo avrei fatto sapere, senza lasciare che venissero a saperlo dopo, e così è stato».

 

 

«MI DISPIACE, DEVO ANDARE…»

«Il calcio per me – ha confermato Amedeo al “Corriere della Sera” – è sempre stata una fortissima passione che, però, è svanita nel momento in cui è diventata lavoro. Per me la libertà di tempo e luogo valeva più di queste emozioni; un calciatore, per quanto ben pagato, resta un dipendente che deve rispettare orari e appuntamenti, con allenamenti, ritiri, partite. Così, alla fine, mi sono chiesto: “Ma se arrivassi in serie A e guadagnassi tutti quei soldi, sarei felice?”. Non sarei stato felice. In tanti continuano a giocare perché non hanno un’alternativa, io me la sono costruita».

Quello che, ormai, è un ex calciatore, al momento è in Brasile in vacanza, ma ha fatto già sapere quello che sarà il suo futuro. Amedeo Poletti gestisce già due aziende, una di consulenze con sede a Milano e un’altra di trading online a Dubai, dove, si diceva, a breve si trasferirà, e il fatturato non gli fa rimpiangere il calcio: le due attività, infatti, con la prima nata da un anno e la seconda da sei mesi, fatturano un milione a testa.

«La mia passione è creare realtà che possono risolvere problemi alle persone tramite un software, un algoritmo o qualunque altro tipo di servizio: ho consulenti e programmatori, io sto più dietro le quinte e mi concentro sulla parte strategica. E’ da un anno e mezzo che mi sto focalizzando sulla finanza perché è un mercato liquido dove ci sono tante opportunità».

E’ una regione per vecchi

Report annuale dell’Osservatorio economico Aforisma

Puglia, dal 1982 al 2023 il numero fra anziani e giovani si è invertito. Non solo fuga di cervelli, ma anche di braccia. Grazie alla forza-lavoro degli extracomunitari, le campagne si assicurano la raccolta di ortaggi, frutta, verdura, uva e quanto necessita di lavoro costante. Molti di questi, si occupano anche del trasporto, così da fornire il raccolto dal produttore al consumatore

 

Gennaio si presenta con la solita sorpresa. Solita, perché siamo tutti a conoscenza dell’emergenza che la nostra regione attraversa non solo negli ultimi anni, bensì negli ultimi decenni. Ultimi decenni, sì, perché il problema allo stato embrionale si presenta a partire dal 1982, con un segnale che viene sottovalutato, come spesso accade. Dai cittadini, come dalla politica che, in realtà, diventa – per elezione – la sua massima rappresentanza.

Dunque, dal 1982 al 2023 in Puglia il numero di anziani ed il numero di giovani si è invertito. Basti pensare a un po’ di numero elaborati sul finire dello scorso anno. Nel 1982 i minori residenti nella nostra regione erano il 32,50 %. Oggi, udite udite, sono il 15,64 %. Secondo previsioni, di questo passo nel 2038 i minorenni residenti in Puglia saranno il 10,82%. Facciamo ancora due conti: gli anziani nel 1982 erano il 9,89%, oggi sono il 21,46% e nella proiezione al 2038 saranno il 25,75 %.

Non sono numeri sorteggiati e lanciati sul tappeto a casaccio, come se stessimo ancora giocando a tombola. E’ il nuovo report annuale dell’Osservatorio economico Aforisma presentato in un incontro con la stampa e gli strumenti di informazione, nella sede di “Aforisma School of Future”. È il risultato di un lungo lavoro di analisi e di approfondimento sui dati della Puglia e dell’Italia. Durante il confronto, solo per questioni di tempo, non sono stati analizzati alcuni segnali scaturiti dalle stime, ma di sicuro un’analisi più approfondita da parte di tecnici iperprofessionali come quelli dell’Osservatorio cui siamo tutti riconoscenti, prima o poi sarà divulgata.

Solo fuga di cervelli, ma anche di braccia. Ecco perché ci viene da ribadire che qualsiasi atteggiamento nei confronti di extracomunitari che chiedono lavoro e rappresentano la manovalanza nelle campagne, per la raccolta di ortaggi, frutta, verdura, uva e quanto necessita di lavoro costante, è completamente fuori luogo. Senza contare che molti di questi, si occupano del trasporto, così da fornire il raccolto dal produttore al consumatore.

 

 

TAVOLA ROTONDA…

Una pubblicazione illustrata da Andrea Salvati, direttore dell’Osservatorio e da Davide Stasi, responsabile degli studi dell’Osservatorio. Analisi e approfondimenti dei dati socio-economici hanno offerto lo spunto per riflessioni e commenti in un interessante vertice al quale hanno preso parte la presidente del Consiglio regionale Loredana Capone, l’assessore regionale al Lavoro Sebastiano Leo, l’assessore regionale alla Sanità Rocco Palese, il presidente reggente di Confindustria Lecce Nicola Delle Donne, il segretario confederale di Cgil Lecce Tommaso Moscara, i docenti Unisalento Guglielmo Forges Davanzati e Marco Sponziello, i giornalisti Francesco Gioffredi e Tonio Tondo. I lavori sono stati introdotti da Salvati che ha evidenziato i trend demografici.

Nel 1982 i minori erano il 32,50% della popolazione pugliese, è stato spiegato, oggi sono il 15,64 per cento e in una proiezione elaborata fino al 2038 rappresenteranno appena il 10,82 per cento; mentre gli anziani nel 1982 erano il 9,89 per cento, oggi sono il 21,46 per cento e nella stessa proiezione saranno il 25,75 per cento della popolazione. Questo cambiamento non può che incidere sulle attuali e future scelte economiche.

 

 

…QUALCOSA NON QUADRA

Lo scorso anno, ha poi proseguito il responsabile degli studi dell’Osservatorio, l’economia pugliese è cresciuta in maniera più moderata rispetto al periodo post-Covid. Si è infatti esaurito l’effetto di rimbalzo. Nel primo semestre del 2023 il Pil è aumentato dell’1,2% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, in linea con la media nazionale. Tale crescita si è indebolita nel terzo e nel quarto trimestre. Questa decelerazione è dovuta all’andamento dell’industria pugliese che ha risentito del peggioramento dello scenario congiunturale (in rallentamento anche l’economia nazionale e quella globale).

Dato sul quale riflettere, a proposito delle stime divulgate nel corso dell’incontro. Su base annuale, dal 30 novembre 2022 al 30 novembre 2023, le imprese pugliesi sono diminuite di 1.963 unità: da 332.997 a 331.034. La flessione è stata dello 0,6 per cento. La contrazione maggiore si registra nell’agricoltura: -2.233 unità (da 77.619 a 75.386), pari a un tasso negativo del 2,9 per cento. Il commercio passa da 95.635 a 93.933. Nonostante la crescita delle attività di e-commerce, il saldo negativo è principalmente dovuto alla chiusura dei negozi di vicinato: meno 1.702 unità pari a un calo dell’1,8 per cento. In contrazione anche le attività manifatturiere: da 23.723 a 23.276. Il saldo registra 447 imprese in meno pari a una decrescita dell’1,9 per cento. 

Sophia e Brigitte, auguri!

Nel 2024 la Loren e la Bardot compiono novant’anni

Bellezza mozzafiato e intelligenza. Arte e impegno civile. L’italiana strapremiata da una pioggia di premi (un record) e due Oscar, l’altra spesso segnala per le sue battaglie a favore degli animali

 

Una mora, l’altra bionda; una, bellezza fisica e statuaria; l’altra, il fascino della trasgressione. Due canzoni che incarnano il desiderio di due generazioni molto simili. Una è Sophia Loren, l’altra è Brigitte Bardot. Come dire Italia e Francia. Carnalità mediterranea e sensualità che viene dall’Oltralpe. A breve compiranno novant’anni. Auguri per la bellezza e il traguardo dal quale distano appena qualche mese.

Non per campanilismo, noi italiani teniamo per Donna Sofia (il “ph” è diventato un vezzo internazionale). Che vista ancora oggi esercita un fascino inarrivabile, inarrestabile. Al contrario BB, che ad appena cinquant’anni non ha più voluto saperne di osservare per il suo corpo una dieta ferrea, mentre la sua coetanea restava tale e quale. Sophia Loren e quella danza, spogliarello compreso, che improvvisa sulle note di “Abat-jour”, ironia della sorte un titolo francese, in una alcova davanti a un eccitatissimo Marcello Mastroianni nel film “Ieri, oggi e domani”, diretto da Vittorio De Sica e premiato con l’Oscar. Se poi ci mettiamo gli Oscar, fra le due non c’è gara. Basterebbe quello de “la ciociara”, sempre diretto da De Sica. E poi l’amore degli americani per lei, gli attori che hanno recitato con lei: Marlon Brando, Clarke Gable, Jack Lemmon e Walter Matthau.

 

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DIVERSE MA SIMILI…

Sophia e Brigitte, diverse, ma anche così simili. Due autentiche star assolute, entrate nel mito del cinema. Non solo bellezza, le due stelle hanno in comune anche l’anno di nascita: il 1934. Proprio per questo motivo il passaggio al 2024, segna per loro qualcosa di veramente importante: i novant’anni!

Per la Loren, i novanta arrivano precisamente il 20 settembre, per la collega, poco più di una settimana dopo, il 28. Sophia, nella vita come sullo schermo, ha saputo interpretare ruoli drammatici e brillanti, alternandoli anche a parti comiche, duettando con lo stesso Mastroianni, ma anche con Alberto Sordi (Il segno di venere) e con l’immenso Totò (Miseria e nobiltà) regalando, immagini di una femminilità senza pari. Chi non ricorda il ruolo della pizzaiola in “L’oro di Napoli”, sempre di De Sica, quando i clienti la circondano per vedere il suo decolleté? Oppure con un vestito rosso-scollato mentre balla “Mambo italiano” facendo perdere la testa al solito De Sica in “Pane, amore e…”. Poi la Cesira de “La ciociara”, alla seducente Antonietta di “Una giornata particolare” di Ettore Scola.

 

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CE NE FOSSERO…

Mentre la Loren è stata la bellezza mediterranea, la Bardot è stata la venere bionda, sbarazzina. Due simboli della bellezza femminile per decenni, sempre accompagnata da una straordinaria intelligenza.  La Bardot, per esempio, compie una scelta radicale, lasciando una grande carriera alla soglia di appena quarant’anni compiuti. Dal ’74 in poi, invece di coniugare curve e nome a maison e griffe di alto profilo, sceglie di schierarsi in favore dei diritti civili e degli animali, trasformando in un uno zoo-hotel la sua villa in Costa Azzurra.

Due vite, quelle di Sophia e Brigitte, esemplari. Anche se fra le due, insistiamo, la nostra Loren è entrata nel “Guinness dei primati” risultando l’attrice italiana più premiata di sempre per essere applaudita una volta di più in una recente edizione dei David di Donatello per il film “La vita davanti a sé”, diretto dal figlio Edoardo Ponti.

Vite da Oscar, Sophia e Brigitte, due donne che con talento e intelligenza hanno saputo segnare il secolo scorso e quello corrente, con l’arte e con impegno. Ce ne fossero Donna Sophia e BB…

Concetta, l’anno che non vedrà

Uccisa a Capodanno da un colpo di pistola

Sarebbe stato un suo stesso nipote a premere il grilletto. Botti di fine anno e città con altri episodi simili, che non hanno insegnato nulla

 

Ma è ancora normale far passare per tollerabile l’eccesso di un altro Capodanno accolto con fuochi d’artificio? La concessione di un’ora di follia all’anno, estesa a tutti, grandi e piccoli, ricchi e poveri, gente all’apparenza normale, addirittura “onorevole”, fino a poveracci e mentecatti. Tutti in quel range, il 31 dicembre – dalla mezz’ora prima alla mezz’ora dopo la mezzanotte – si sentono autorizzati a fare qualcosa che normalmente non penserebbe mai di compiere. Come sfasciare qualsiasi cosa; lanciare dal balcone, fantozzianamente, cucine per schiantare un’auto sottostante; contrario ai botti, per una volta c’è chi si concede una santa Barbara; ribaltare un’auto per puro divertimento; farsi un selfie sotto una galleria di fuochi e petardi che mettono a rischio l’udito. Maledetti social.

Già questo basterebbe e avanzerebbe per mettere fine al concetto di “Capodanno all’italiana”. Non c’è altro Paese civile nel quale si celebra in questo modo l’uscita di scena del vecchio anno e l’ingresso del nuovo. Ma in Italia, Paese che non conosce limiti e concessioni, ogni anno si festeggiano insieme l’ingresso del nuovo anno e l’imbecillità del genere umano, italico sarebbe forse meglio scrivere.

 

 

BOTTI COSI’ NECESSARI?

Se proibire fuochi e festeggiamenti così esagerati significa salvare anche una sola vita, ma anche un arto, tre dita, due mani, allora cosa aspettiamo. Facciamo in modo che questo non accada più. Leggi severe, controlli all’origine e, pazienza, se il business di fine anno fa campare centinaia di napoletani che a Capodanno si riempiono le tasche. Lavorassero tutto l’anno, piuttosto di ridurre il proprio guadagno a un solo giorno, a poche ore.

Invece: “Come Beirut” titolano i giornali il giorno dopo. Così, episodi violenti, ferimenti gravi e un omicidio. Perché anche questo è un rituale. Accendere la tv, al primo tg nazionale alzare il volume per ascoltare il bollettino di guerra.

Un omicidio. Sì, un altro. E’ successo che nella provincia di Napoli, Afragola, un’anima innocente, Concetta Russo, sia morta per mano della follia criminale di chi festeggia l’ingresso del nuovo anno a colpi di pistola. Si spara all’impazzata, sul balcone, da una finestra, dalla strada, perfino in casa, fra quelle quattro mura domestiche. E che in casa siano decine le persone, chi se ne frega. Uno spara, ammazza e poi si pente: “Non l’ho fatto apposta!”. Due volte criminale.  Ad Afragola quel gioco è diventato un dramma, una sciagura. In un ottimo resoconto per La Stampa, Manuela Galletta scrive di “proiettili schizzati in aria” che disegnano traiettorie conosciute e talvolta drammatiche.

 

 

CONCETTA, LASCIA DUE FIGLI

Concetta aveva cinquantacinque anni, è morta al “Cardarelli” di Napoli a causa delle ferite riportate alla testa. Un’altra donna, residente nel quartiere napoletano di Forcella, è stata ricoverata per la ferita d’arma da fuoco rimediata mentre era sul ballatoio della propria abitazione. Due storie di sangue e morte figlie di una sciagurata e criminale usanza.

Concetta, sposata e madre di due figli, è stata raggiunta da un proiettile vagante così da trasformare la festa in tragedia. I carabinieri hanno subito ascoltato ascoltate le persone presenti in casa, circa una decina. Sono in corso anche i rilievi balistici, necessari a definire la provenienza del colpo di pistola. Nessuna pista, in queste fasi iniziali, è ovviamente esclusa ma l’ipotesi più accredita è quella di un incidente maturato all’interno della stessa abitazione dove Concetta era ospite. Nativa di Napoli, la donna si era trasferita a Pantigliate, in provincia di Milano. Era giunta ad Afragola in vacanza per festeggiare con i parenti l’ingresso di un 2024 che non vedrà mai.

Avrebbe già un nome la persona che avrebbe sparato il colpo di pistola fatale. Secondo i carabinieri sarebbe Gaetano Santaniello, quarantasei anni, nipote della vittima. L’uomo, secondo NapoliToday, è stato fermato a Casoria, indiziato di omicidio colposo, porto abusivo di arma in luogo pubblico e ricettazione.

 

 

STRAGE SENZA FINE

L’episodio che ha visto vittima la povera Concetta Russo, come ricorda Manuela Galletta sulla Stampa, riconducono storie simili, ma con la tragica, identica fine. Come quella di Giuseppe Veropalumbo, trent’anni, carrozziere, fulminato da un proiettile vagante esploso durante i festeggiamenti del Capodanno del 2008. Giuseppe era in casa, a Torre Annunziata, con la moglie e i parenti quando un proiettile, partito dall’esterno finì proprio in quell’appartamento, centrandolo senza dargli scampo. Un omicidio che non ha ancora un responsabile, nonostante la procura della Repubblica di Torre Annunziata abbia per anni condotto le indagini su quel drammatico evento.

E’ il 2009, l’anno successivo, altro omicidio, altra bravata. Quel Capodanno registra la morte di Nicola Sarpa, venticinque anni. Il giovane si era affacciato al balcone di casa, ai Quartieri Spagnoli, per richiamare il fratellino più piccolino che era sceso in strada a festeggiare, quando dalla pubblica via partì un colpo di pistola che freddò Nicola. Stavolta le indagini riuscirono a individuare il responsabile, una donna: a sparare, infatti, fu la figlia dell’allora boss Salvatore Terracciano, Manuela, che è stata condannata in via definitiva.

Storie che, evidentemente, non hanno insegnato granché.

«Affermiamo i diritti»

Sergio Mattarella, la scossa

«Non rivolgere lo sguardo altrove di fronte ai migranti». Il rispetto della donna (118 femminicidi), quello dei giovani. Questi alcuni dei passaggi del discorso di fine anno del Capo dello Stato. Intanto il 2024 comincia con un’altra donna ammazzata

 

Solidarietà e diritti, sono queste le parole sulle quali si incentra il discorso del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Fra questi, un richiamo a quell’umanità della quale era piena il discorso presidenziale: «Affermare i diritti significa anche non volgere lo sguardo altrove di fronte ai migranti». Guardare ai migranti per guardare avanti, a un futuro insieme, perché le risorse per crescere, non solo mentali, non sono mai sufficienti.

Mancano ancora i diritti, quelli sacrosanti; le cure per quei malati che avrebbero bisogno di un’assistenza adeguata; quanto fa il paio con gli anziani che mancano di assistenza, non solo quella medica, ma anche quella dei familiari; il lavoro sottostimato, i giovani – parole dello stesso Presidente – «sottopagati, disorientati, inascoltati»; i femminicidi, sciagura del 2023 che, però, viene da lontano, dal senso di possesso degli uomini, che arrivano all’omicidio purché quella donna, se non è sua, non diventi di altri. E, ancora, i tempi delle liste d’attesa in Sanità, inaccettabilmente lunghi, per non dire dei costi degli alloggi universitari: improponibili».

E per finire. «I tanti che eludono le tasse e quasi se ne vantano invece di essere “orgogliosi” di contribuire allo sviluppo del Paese», parole del Capo dello Stato nel discorso di fine anno.

 

 

CENTODICIOTTO MARTIRI!

Ma il 2023, si diceva, lo ha ricordato lo stesso Mattarella, è stato l’anno dei femminicidi, una vera sciagura. Sono state centodiciotto le donne uccise dall’inizio dello scorso anno, un vero bollettino di guerra. Come spesso accade, una volta sfumata l’onda emotiva di funerali, manifestazioni con i capo un numero elevato di fiaccolate, e l’indignazione del momento, è il caso di non dimenticare quanto di delirante sia accaduto lo scorso anno, dallo stupro di Palermo a quello di Caivano.

Diciassette anni. Così giovane, Michelle Maria Causo, massacrata nel quartiere Primavalle a Roma. Il suo corpo chiuso in un sacco dell’immondizia, per dire quanto bestiale fosse la furia dell’assassino, abbandonato tra i rifiuti. Giulia Tramontano, settimo mese di gravidanza. Giulia, poverina, avrebbe dovuto partorire il suo bambino, ma lei e il piccolo sono stati uccisi dall’uomo che avrebbe dovuto, invece, prendersi cura di loro proteggendoli.

 

 

RICORDANDO GIULIA

Infine, quello eclatante, di Giulia. Giulia Cecchettin che di anni ne aveva appena ventidue. Lei, la studentessa veneta assassinata a coltellate dall’ex fidanzato, un ragazzino come lei, ma terribilmente adulto quando si è trattato di ragionare della fine che avrebbe fatto fare alla “sua” Giulia.

Tragedie, queste, che hanno scosso l’opinione pubblica, tanto che la politica ha pensato a un progetto pilota di educazione alle relazioni nelle scuole. Questo, solo per restare in Italia, nel citare gli episodi forse più cruenti, restati scolpiti nella nostra memoria.

Intanto il 2024 comincia con un’altra brutta notizia, un’altra donna ammazzata. Non è stato un gesto scaturito da insana gelosia, ma dalla stupidaggine umana che non conosce confini. Sorvoliamo sull’assassino, che girava con una pistola e intendeva festeggiare l’ingresso del nuovo anno scaricando all’impazzata l’arma di cui era in possesso. Lei, Concetta Russo, di Afragola, aveva 45 anni, era affacciata per assistere ai festeggiamenti per l’ingresso del 2024, un anno che purtroppo non potrà mai vedere.

Medici in prima linea

Specialisti pugliesi fanno volontariato in Benin

«L’Africa mi ha insegnato la pazienza e mi ha permesso di dare un valore al tempo», dice la ginecologa Mariarosa Giangrande. Una grande esperienza alla quale hanno dato piena adesione persone alle quali va tutta la nostra ammirazione. Fra i promotori della onlus “Volontaria//mente”, il Distretto Rotary 2120 con Eliana Centrone e Giovanni Tiravanti

 

Rinunciano a Natale, Pasqua e Ferragosto, alle ferie, ma anche a riposi e permessi, con il solo scopo di curare quanti hanno bisogno di assistenza medica. Sono i medici pugliesi che hanno l’Africa nel cuore, in particolare il Benin, stato africano ai confini con Togo, Niger, Burkina Faso e Nigeria.

E’ una grande esperienza di volontariato alla quale ha dato piena adesione, un gruppo di medici ai quali va tutta la nostra ammirazione: Mariarosa Giangrande, ginecologa del presidio ospedaliero “San Giacomo” di Monopoli; Gaetano Logrieco, chirurgo del “Miulli” di Acquaviva delle Fonti; Luigi Ceci, patologo del “Bonomo” di Andria; Chiara Marini, odontoiatra, e Sabino Montenero, medico urgentista del “Monsignor Dimiccoli” di Barletta. E’ un’attività che questi ed altri medici hanno svolto con grandi risultati medici e non solo, che si riverbererà all’inizio del prossimo anno con un’altra missione che osserveremo con grande orgoglio, proprio perché parte da una Puglia che ha manifestato sempre massima attenzione all’accoglienza e al rispetto dei migranti e del popolo africano.

 

 

«TORNIAMO A FINE GENNAIO»

«A fine gennaio torneremo nel Benin – racconta la ginecologa Giangrande, fra i promotoridella onlus “Volontaria//mente”, a Gianpaolo Balsamo, che firma un servizio per la Gazzetta del Mezzogiorno – dove c’è ancora tanto da capire». Fu il Distretto Rotary 2120, anni fa, che con Eliana Centrone e Giovanni Tiravanti mise le basi per il progetto “Acqua sana per l’Africa”, impegno che permise concretamente alla costruzione nella laguna di Cotonou (Benin) di una rete idrico-fognaria con sistema di depurazione e distribuzione dell’acqua resa potabile grazie al trattamento.

«Abbiamo voluto l’Africa, dove ogni volta sembra di fare un salto indietro di decenni – riprende la ginecologa – consapevoli di essere ospiti, tanto che il nostro approccio con gli abitanti del posto è sempre umile e rispettoso: la nostra associazione opera esclusivamente per fini umanitari e di solidarietà sociale, con prestazione di servizi di volontariato in campo medico, igienico-sanitario, dell’alimentazione, dell’istruzione e dell’ambiente».

 

 

OSPEDALE “LA CROIX”

Il lavoro squisitamente sanitario, spiega il medico alla “Gazzetta”, è quello principale. Viene svolto nell’ospedale “La Croix”, che resta il posto in cui i medici pugliesi passano la maggior parte del tempo per svolgere la loro missione. È un ospedale che i medici vedono crescere giorno dopo giorno: basti pensare che nel poco meno di venti anni fa non aveva ecografi, mentre oggi è dotato di un servizio radiologico eccellente con tanto di Tac; e poi, un reparto di ostetricia e ginecologia, un reparto di chirurgia, che grazie all’impegno di “Volontaria//mente” tre anni fa è stata avviata la laparoscopia.

«Fondamentale per la crescita della struttura – prosegue la Giangrande – è stato Marius Yabi, prete camilliano beninese, che ha conseguito laurea e specializzazione in chirurgia in Italia, seguito e accompagnato sempre dai volontari italiani; oggi è a nord del Benin, in servizio in un piccolo Centro sanitario dove, insieme, faremo il possibile per aiutare medico e luogo a crescere».

«L’Africa mi ha insegnato la pazienza e mi ha permesso di dare un valore al tempo», conclude la ginecologa Mariarosa Giangrande, alla quale è stata assegnata la cittadinanza onoraria di Adjohoun, città del Benin.

«Basta stragi!»

Papa Francesco, l’Angelus, il “no” alle guerre

Il “sì” all’accoglienza, all’assistenza dei più poveri. «Fermiamo la corsa agli armamenti quando c’è gente che muore di fame e di sete». E un invito alla stampa: «Scrivete tutto questo, la follia della corsa al denaro che miete solo vittime»

 

«Essere voce di chi non ha voce – è l’esortazione del papa – come chi muore per fame, chi non ha lavoro, chi è costretto a fuggire dalla proprio patria. E anche il tempo che avvicina al Giubileo sia occasione per dire “no” alla guerra e “sì” alla pace». Papa Francesco e l’Angelus, in uno dei passaggi più importanti nel suo discorso. In particolare quello sulle stragi provocate dalle guerre, dalla mancata accoglienza, dalla mancanza di assistenza sanitaria per quelle donne che non riescono a dare alla luce i propri piccoli.

Il pontefice ha fatto riferimento anche alle tensioni e ai conflitti che sconvolgono la regione del Sahel, il Corno d’Africa, il Sudan, come anche il Camerun, la Repubblica Democratica del Congo e il Sud Sudan, quindi alla “penisola coreana”, come pure al continente americano, auspicando soluzioni idonee a superare i dissidi sociali e politici, per lottare contro le povertà, le disuguaglianze e per affrontare il doloroso fenomeno delle migrazioni.

 

 

STRAGE DEGLI INNOCENTI

«Quante stragi di innocenti nel mondo! Nel grembo materno, nelle rotte dei disperati in cerca di speranza, nelle vite di tanti bambini la cui infanzia è devastata dalla guerra: sono i piccoli Gesù di oggi, questi bambini la cui infanzia è devastata dalla guerra, dalle guerre».

Questo primo intervento di papa Francesco, è uno dei momenti sicuramente più importanti in occasione del Messaggio natalizio reso ai fedeli prima della Benedizione “Urbi et Orbi” (a Roma e al mondo).

L’attenzione di tutto il mondo è rivolta a Betlemme. Proprio dove in questi giorni regnano dolore e silenzio, è risuonato l’annuncio atteso da secoli. «È nato per voi un Salvatore: è la notizia che cambia il corso della storia!». «Dire “sì” al Principe della pace significa dire “no” alla guerra, a ogni guerra, alla logica stessa della guerra, viaggio senza meta, sconfitta senza vincitori, follia senza scuse!».

 

 

NO ALLE ARMI

«Ma come si può parlare di pace se aumentano la produzione, la vendita e il commercio delle armi?», è il punto di domanda. «La gente – ha proseguito papa Francesco – non vuole armi ma pane: fatica ad andare avanti e chiede pace, ignora quanti soldi pubblici sono destinati agli armamenti. Dovrebbe saperlo: se ne parli, se ne scriva, perché si sappiano gli interessi e i guadagni che muovono i fili delle guerre».

Sua Santità ha posto come centrale la soluzione in Terra Santa, impegnandoci affinché “il giorno della pace” si avvicini in Israele e Palestina, dove la guerra scuote la vita di quelle popolazioni. «Porto nel cuore il dolore per le vittime dell’esecrabile attacco del 7 ottobre scorso e rinnovo un pressante appello per la liberazione di quanti sono ancora tenuti in ostaggio: supplico che cessino le operazioni militari, con il loro spaventoso seguito di vittime civili innocenti, e che si ponga rimedio alla disperata situazione umanitaria aprendo all’arrivo degli aiuti».

Nel discorso natalizio, la gente è stata invitata a non alimentare violenza e odio, impegnandosi nel trovare una soluzione alla “Questione palestinese”, attraverso un dialogo sincero, sostenuto da una forte volontà politica e dall’appoggio della comunità internazionale.

Salento, cresce la schiera dei vip

Roger O’Donnell, tastierista dei Cure, altro artista stregato dal Salento

Immobile a Leuca. Non una villa già pronta, ma un manufatto al quale mettere mano. Potrebbe diventare il “buen retiro” dei suoi compagni per comporre nuove canzoni. Come se non bastassero Friday I’m In Love, Boys Don’t Cry, Just Like Heaven, Close To Me, Lovesong, Lullab e A Forest. E l’elenco continua…

 

Il fascino del Salento continua a contagiare le stelle dello spettacolo internazionale. Non solo registi, attori e attrici famosi, ma anche cantanti e artisti, musicisti non hanno saputo resistere alla tentazione di tuffarsi, non solo nel nostro mare, ma per fare investimenti immobiliare. Per acquistare in Salento, nel triangolo Lecce-Taranto-Brindisi, una masseria o una villa, da ristrutturare o da abitare, per i soli mesi estivi o da considerare come un “buen retiro”. Un ideale corner nel quale isolarsi, da soli o in compagnia, per raccogliere le idee, studiare un ruolo, se si è attori, o comporre, se si è artisti del pentagramma.

Dunque, l’ultimo che pare abbia subito il fascino del Tacco, in ordine di tempo – ma in coda vi sveleremo altre “piste calde” – è Roger O’Donnell, tastierista dei Cure. The Cure, gruppo musicale britannico nato nel ‘76 in piena esplosione new wave. Quelli di Friday I’m In Love, Boys Don’t Cry, Just Like Heaven, Close To Me, Lovesong, Lullab e A Forest, per fare dei titoli fra i più noti della formazione di Robert Smith.

Foto Profilo Facebook

 

BENVENUTO, ROGER…

Roger O’ Donnell, dunque. Il tastierista dei Cure starebbe comprando casa a Santa Maria di Leuca. Su questa notizia si sono fiondati alcuni fra i quotidiani più letti al Sud, in particolare in Puglia: Nuovo Quotidiano di Puglia, Repubblica-Bari e Corriere del Mezzogiorno, testata che esce insieme con il Corriere della sera.

O’ Donnell, avrebbe potuto investire, scrivono i giornali e le agenzie riprendono, in qualche Avrebbe potuto comprare qualche immobile storico, magari in una delle splendide ville sul Lungomare. Invece che ti fa il tastierista dei Cure? Compra un villone stile Anni 80, in perfetta sintonia con la band di appartenenza. Roger, a detta di chi lo ha incontrato e ha parlato con i suoi mediatori, si è detto innamorato della natura incontaminata circonda l’immobile e della vista panoramica del mare.

La “non notizia”, ormai, è che il Salento continua ad attrarre investitori “vip”. Dopo i premi Oscar Helen Mirren e Meryl Streep, che hanno acquistato un immobile di pregio a Tiggiano e Tricase, e altri personaggi dello star system che hanno confessato il loro amore per la nostra terra e disposti ad acquistare una casa, una masseria, una villa in Puglia, ecco l’ultimo della serie: il sessantottenne Roger O’ Donnell, pianista e tastierista della celebre band inglese The Cure.

 

FASCINO IRRESISTIBILE

Il musicista britannico di recente avrebbe comprato una villa sul promontorio di Santa Maria di Leuca. Lo racconta Fabrizio D’Amico della D’Amico Immobiliare al giornalista Claudio Tadicini. «Trascorrerà non soltanto l’estate – aggiunge D’Amico – ma anche qualche festività, probabilmente ospitando gli altri membri del suo gruppo musicale». La villa acquistata dal musicista pare misuri intorno ai 250 metri quadri. Dotata di piscina esterna, è circondata da un giardino della bellezza di tredicimila metri quadri, con una infinità di piante tipiche del territorio. Ovviamente, il musicista ristrutturerà il manufatto a proprio piacimento, così da averne a lavori ultimati una dimora di lusso privata. Pare con una grande zona living, quattro camere da letto, un’ampia vetrata per ammirare il mar Ionio e due fabbricati rurali, che diventeranno presumibilmente dependance e per accogliere i suoi ospiti.

 

 

COLPO DI FULMINE

«Roger O’Donnell ha avuto quel che si dice “un colpo di fulmine”: si è innamorato subito della villa in questione per la sua collocazione – riprende l’immobiliarista – per la natura che la circonda e la vista sullo Ionio; l’artista venne in vacanza due anni fa e lo accompagnai per mostrargli il territorio e fargli visitare immobile già pronti: voleva invece qualcosa che potesse ristrutturare a proprio piacimento, così da farne un luogo di ispirazione per lui e il suo gruppo».

L’elenco non finisce qui. Il tastierista inglese, infatti, è solo l’ultimo personaggio famoso di una lunga serie che ha deciso di acquistare immobili o residenze nel Capo di Leuca. Pare che un famoso violoncellista italiano abbia già avviato i lavori di ristrutturazione di un vecchio fabbricato rurale. A seguire, altri personaggi interessati a mettere le radici in Salento, ci sarebbero un noto imprenditore australiano e due famose cantanti americane. E, siamo del tutto convinti, che il lungo elenco non si fermerà qui.