Estate fuori dal mondo

Settembre, visitate le isole italiane più belle

Accoglienti forse saprà di esagerato, ma di sicuro ognuna di queste è una esperienza. Partiamo dalle nostre Cheradi, San Pietro, per proseguire con l’Asinara e Pianosa. Poi Eolie ed Egadi, il fascino della Sicilia. Posti incontaminati, dove si vive perfino a lume di candela. In qualche isolotto è bandito l’uso del cellulare (del resto, come potreste ricaricarlo?). Fra rassegne, canzoni e citazioni.

 

Una delle canzoni più celebri degli Anni Ottata, L’estate sta finendo, suggerisce un ultimo viaggio all’interno di un’estate che promette ancora bel tempo. Certo, piogge sparse e “stratocumuli”, come annunciano colonnelli e meteorine, non mancano in quest’ultimo scorcio di stagione, ma un colpo di reni alle nostre vacanze possiamo ancora imprimerlo. Parliamo, dunque, di perle incontaminate, località raggiungibili solo si ha davvero voglia di vivere un’esperienza “fuori dal mondo”: le nostre isole. Fra una breve citazione musicale e cinematografica, rassegne comprese.

L’estate sta finendo, si diceva. Ma la voglia di mare, spiagge e natura incontaminata, come suggerisce “siviaggia.it”, non vuole proprio saperne di congedarsi con l’ultimo sole di agosto. Magari siete, come noi, fra quanti preferiscono visitare località turistiche quando queste iniziano a riprendere fiato dopo essere stati invasi dal turismo di massa, e sono di nuovo pronte ad offrirsi daccapo ai visitatori in tutta la loro straordinaria bellezza. Un viaggio di fine estate da non perdersi, destinazione “le piccole isole italiane”.

Ma cominciamo, se permettete per un fatto di comodità, dalle nostre Isole Cheradi, costituiscono un piccolo arcipelago composto dalle due isole di San Pietro e San Paoloentrambe facenti parte del demanio militare. Sbarco e navigazione sono vietati per l’isola di San Paolo, mentre l’isola di San Pietro è stata aperta al pubblico, che gode di una spiaggia molto estesa, raggiungibile dalla città con mezzi dell’Azienda Municipalizzata Trasporti. L’Isola di San Pietro è ricca di storia e biodiversità. Anticamente posto a difesa della Città durante le guerre, è un posto magnifico sia sopra che sotto il livello del mare. Un tempo quest’isola era sede di fitte foreste di alberi che generavano ambra di finissima qualità. C’era chi soprannominava queste isole “Auree” per via dell’ingente quantità di corallo. Da qui forse il toponimo Coradi e Chèradi.

In epoca greca e romana, risulta che fosse abitata ed estesamente utilizzata. L’Isola di San Pietro è un’oasi per molte specie di uccelli come il barbagianni, la beccaccia di mare, la quaglia, il martin pescatore, il gheppio, tortore, gabbiani e cormorani.

Proseguiamo la nostra ricognizione con l’arcipelago delle Eolie, un altro paradiso. Tra le isole meno note, Alicudi e Filicudi. Questa seconda località viene citata da un minaccioso Vittorio Gassman che rivolge a un pretore, Ugo Tognazzi, quanto di peggio possa capitargli, come finire su un’isola lontana dal mondo. Incontaminata, aggiungiamo noi. Qui, infatti, il tempo si è fermato, le macchine non circolano e ci sono solo le gambe a portarvi a spasso. Oltre agli asini. Un luogo per viaggiatori allenati, le case sono disseminate lungo mulattiere e gradoni in pietra scavati nelle rocce. Le acque limpide e meravigliose, sono da esplorare in barca, per bagni indimenticabili.

Marettimo, è l’isola più selvaggia e lontana delle Egadi al largo della costa occidentale della Sicilia. Calette splendide, grotte e case di pescatori che punteggiano le sue coste bagnate dal mare tropicale. Regna il silenzio in queste insenature appartate. Cenare al tramonto, qui, sul patio di piccoli monolocali a strapiombo sul mare, vale il viaggio. Il pesce fresco, poi, è garantito ogni mattina, consegnato direttamente dai pescatori del luogo.

Il bianco accecante delle case dei pescatori si specchia nel mare dalla palette dei turchesi e dei blu. Barche e gommoni costellano la Baia di Levanzo, perla delle Isole Egadi. Le spiagge, qui, possono essere raggiunte tutte a piedi. Tra le più belle, quella dei Cala Minnola, con una verde pianeta e faraglioni che svettano al cielo. Anche il palato sarà ripagato, in questo paradiso. I due piatti tipici da provare? La frittata di minnole e gli spaghetti con le sarde

Linosa ha un aspetto lunare. Le spiagge nere di La Pozzolana, i fondali popolati da tartarughe giganti, minuscoli villaggi di pescatori, muretti a secco e fichi d’India, e persino un’escursione al cratere spento del Monte Vulcano. Arrivarci non sarà così comodo, ma ciò che offre l’isola è impagabile.

Poi c’è Capraia, il Santuario dei Cetacei, regno di delfini e balene. Situata a largo delle coste toscane, l’isola è la meta perfetta per gli amanti delle immersioni. Il simbolo del luogo è il borgo medievale dove un tempo sorgeva un penitenziario. Torri e un castello a strapiombo sul mare costellano le scogliere rosse. Sembra il set di un film, a proposito di esempi presi qua e là, di pirati e bucanieri. Le spiagge più belle sono la Baia del Ceppo e Cala Mortola, unica spiaggia dell’isola raggiungibile in barca.

Un’isola solitamente disabitata, ma non d’estate, quando sulle sue coste sbarcano turisti in cerca di pace e relax, è Palmarola, nell’arcipelago pontino al largo di Roma. L’atmosfera è più selvaggia che mai: non ci sono negozi, supermercati o locali, ma solo un unico ristorante e case dei pescatori incastonate nella roccia, affittate per il soggiorno.  La natura incontaminata, qui, la fa da padrona: grandi faraglioni, spiagge rosa, rocce di granito bianco e acque tropicali. Un luogo per avventurieri: non c’è corrente elettrica, quindi si sta a lume di candela, e i cellulari non “prendono” (tanto non si potrebbero ricaricare).

La sua forma ricorda quella di una farfalla. Pianosa, unica isola carceraria disabitata dal 1998, è un paradiso per pochi. Un nome che potrebbe avere ispirato un posto sperduto come Pianetta, paese nel quale si svolgono le attività de “Il medico e lo stregone”, con Mastroianni e De Sica. A Pianosa solo qualche centinaia di visitatori possono sbarcare quaggiù e visitarla con tour guidati. Meta ideale per amanti dello snorkeling e delle immersioni subacquee (consentite solo in determinate aree). Le spiagge sono ricoperte di fossili e polvere di conchiglie.

Un’isola che si estende soltanto su due chilometri quadrati di larghezza, a metà strada tra Napoli e Roma. Uno scrigno di storia e bellezze artistiche da ammirare, anche camminando. Questa è Ventotene. Non solo ha ispirato brani musicali, ma è località nel quale si svolge una importante rassegna cinematografica. Mosaici in ville romane, un castello borbonico, campi di lenticchie a picco sul mare, un porticciolo scavato nel tufo e localini ricavati nelle grotte. Ventotene, con le sue casette gialle, rosa e viola, un tempo erano celle per donne carcerate. Ora qui è un paradiso di acque cristalline e faraglioni imponenti.

Giannutri è un piccolo paradiso dell’Arcipelago Toscano a 11 km dall’Argentario e a 15 km dall’Isola del Giglio. Qui regnano il silenzio e la natura selvaggia, tanto che il cantautore Fabio Concato le ha dedicato il titolo di un album. Insenature e ripide scogliere bagnate da un mare che vira dal turchese al blu, spiaggette e pinete verdeggianti, sono la meta per il turista che non ama la vita da mare caotica e il brulicare di gente. Pace e relax sono garantiti. E, a tutti, la chiusura di un’estate all’insegna della natura e di una bellezza incontaminata.

«Italia, aiutami!»

Omran, collaboratore, rischia la vita

«Temo per la mia famiglia. I talebani stanno girando casa per casa. Vogliono giustiziare quanti hanno aiutato i governi a restituire normalità all’Afghanistan. Siamo un bersaglio, temo per i miei familiari, qualcuno in Italia faccia qualcosa»

 

Quanto dolore. E quanta rabbia, mista a delusione.  Ma anche preoccupazione, tanta preoccupazione per chi è ancora in Afghanistan. Sono alcuni dei sentimenti e delle testimonianze manifestati dalla cinquantina di italiani sbarcati a Fiumicino con uno dei primi voli organizzati dalla nostra Aeronautica. Voli  che stanno trasferendo in Italia connazionali e il maggior numero di collaboratori afgani insieme con le loro famiglie.

«Temo per chi ha lavorato con noi – la drammatica testimonianza di un medico che lavora per l’agenzia italiana per la cooperazione e lo sviluppo – e ora rischia di morire; i talebani li stanno cercando casa per casa; lì, purtroppo, ci sono ancora migliaia e migliaia di persone che rischiano la vita: la situazione è gravissima, la comunità internazionale faccia qualcosa e alla svelta, ogni ora che passa diventa fatale per i nostri collaboratori, gente innocente che aveva in testa solo la libertà, la voglia di vivere senza pressioni, costrizioni, ridotte in schiavitù».

«Senza il sostegno dei contingenti militari stranieri – dice Omran, anni di attività con l’Agenzia governativa italiana in Afghanistan – esercito e polizia afghani, nulla possiamo contro gli Studenti coranici: è solo questione di giorni, di ore, la mia collaborazione con gli italiani sta mettendo  a rischio la mia vita e quella della mia famiglia: ti prego Italia, aiutaci!».

 

«PAURA DI RAPPRESAGLIE»

Omran ha lavorato nella cooperazione internazionale in Afghanistan. Fino al 2020 Herat era rimasta al riparo dalle minacce dei talebani, grazie anche alla presenza del nostro contingente militare di base nei pressi dell’aeroporto. Ora, dopo l’abbandono dell’Afghanistan, in alcuni casi frettoloso e senza sicurezza, Herat è praticamente nelle mani dei Talebani.

«Incredibili le rappresaglie a cui stiamo assistendo: quasi non volessero alcun beneficio dall’Occidente, le strade realizzate anche con il contributo della cooperazione italiana vengono fatte saltare; i Talebani cercano di bloccare ogni forma di comunicazione con l’esterno impedendo, per esempio, l’uso di internet. Trovare una connessione è sempre più complicato”. Prosegue il racconto disperato di Omran. “E’ un assedio, temo che le conseguenze saranno durissime. I simpatizzanti dei terroristi, specie di etnia pashtun, si stanno alleando con gli invasori. Mi conoscono, conoscono il mio lavoro e la collaborazione con gli italiani negli ultimi dieci anni: io e i miei familiari siamo in pericolo, a maggior ragione ora che tutti i contingenti stranieri sono andati via».

 

«CHIEDO UN “VISTO”»

E qui sta l’angoscia di un uomo da sempre fedele e operativo nei confronti della cooperazione italiana. Nel corso degli anni Rahgozar ha coordinato tantissimi progetti umanitari nella provincia di Herat collaborando con ong del calibro di Intersos, Cesvi e Gvc. Nel marzo del 2017 era all’opera con Gvc per un piano di rilancio della ruralità in alcuni villaggi poverissimi della provincia di Herat. Era stato lui a tenere le fila e i contatti tra le comunità e l’Aics.

«Grazie all’Italia eravamo riusciti a cambiare molte cose qui – prosegue Omran – quanto, purtroppo, sta per essere reso vano a causa dell’abbandono dei contingenti internazionali. Ho paura, mi considero un bersaglio. Ho provato a chiedere aiuto all’Aics di Herat, gestito afghani, ma senza tanti giri di parole mi hanno detto che per me, la mia famiglia, per chi ha collaborato con l’Italia non possono fare niente. Eppure chiediamo solo un visto per lasciare il Paese. Mio padre, molto religioso, che più volte mi aveva consigliato, insistito di non lasciare l’Afghanistan, adesso ha cambiato idea, ora mi esorta di mettermi in salvo con la mia famiglia: spero non sia troppo tardi».

«Con la mia famiglia sono nelle mani degli italiani – conclude Omran – fossi solo potrei provare a superare il confine, ma non è cosa semplice: unica soluzione è ottenere dall’Italia un visto con il quale espatriare a bordo di un aereo; per questo non smetto di fare appelli al vostro Paese: non è un atto di egoismo, mi rivolgo all’Italia anche a nome di quanti sono nelle mie stesse condizioni, non dimenticatevi di noi: aiutateci!».

Caccia al tesoro

Afghanistan, nel sottosuolo rame, ferro, terre rare

Prima l’Urss fino a fine Anni Ottanta, poi gli Stati Uniti, hanno scoperto inattese risorse nel sottosuolo. L’occupazione del territorio riporta alla luce interessi strategici. USA e Cina si parlano, trovano punti di contatto. Auspicabile un accordo fra le due potenze, per risolvere la crisi del paese occupato dai talebani.

 

Non ci sono buone notizie dall’Afghanistan. Qualcuno dichiara qualcosa, lascia sperare, e all’indomani per non sconfessare i sondaggi, fa marcia indietro. E, intanto, i talebani, che non vanno tanto per il sottile e più di altri sanno leggere fra le parole (di sicuro non incoraggianti per il popolo afghano), non ultime quelle dei leader del G7, lanciano un ultimatum: se le truppe straniere non abbandoneranno l’Afghanistan, allora l’Esercito islamico scaglierà un’offensiva contro chiunque si opporrà al “nuovo governo”.

Guerra di religione a parte, quanto è importante strategicamente l’Afghanistan, da oltre 30 anni al centro di un grande interesse non solo per motivi geografici, tanto da essere considerato crocevia fra Asia e Europa. Senza considerare l’elevata presenza di minerali nel sottosuolo.  Ecco, i minerali presenti nel sottosuolo. I primi ad intuire quale fosse il potenziale nascosto nel sottosuolo afghano, furono i sovietici che invasero il territorio  per poi abbandonarlo all’alba del ‘90.

In un servizio prodotto dalla Rai, si apprende che a quei tempi la Cia si impossessò dei documenti fino a quel momento nelle mani degli esperti dell’URSS all’indomani della messa in fuga dei talebani con l’intervento dell’esercito americano nel 2001. Fu in quell’occasione che la questione relativa alla presenza di minerali del sottosuolo afghano venne nuovamente a galla.

 

QUEL SOTTOSUOLO…

Lo studio per comprendere quanto potenziale nascosto si trovasse nelle viscere del Paese venne affidato nel 2006 agli analisti dello U.S. Geological survey, in quel momento impegnati in Iraq nelle rilevazioni petrolifere. Dopo una serie di ricognizioni, gli esperti stabilirono come in quello che sembrava un territorio inospitale e arido giacessero qualcosa come sessanta milioni di tonnellate di rame, oltre due milioni di tonnellate di minerale di ferro, circa un milione e mezzo di tonnellate di terre rare, oltre a oro, argento, zinco, litio e mercurio.

Lo studio prodotto dai geologi americani tuttavia non ebbe un seguito. Il minerale è rimasto nel sottosuolo, in attesa di un nuovo studio. La presa della Cina su materiali considerati strategici per la transizione ecologica potrebbe farsi quindi ancora più stretta.  Fatto acclarato, infatti, che Stati Uniti ed Europa dipendano rispettivamente per l’80% e il 98% dalla Cina per la fornitura di terre rare, materiali in assenza dei quali non sarebbe possibile produrre batterie al litio, pale eoliche e pannelli solari.

Più complesse, però, le problematiche. Intanto è necessario evidenziare come il problema delle terre rare nasca non tanto dalla loro carenza ma dal processo altamente inquinante che ha spinto negli ultimi anni l’Occidente a compiere il processo in Cina. Il paradosso della rivoluzione “verde”, infatti, è che l’opinione pubblica, pur essendo fermamente favorevole alla transizione green non vede di buon occhio le miniere e le fonderie necessarie per attuarla.

 

…CHE FA TANTO GOLA

Ma ora che il consumo di energia elettrica da fonti rinnovabili è destinato ad aumentare in maniera cospicua, il focus dei policymaker, anche europei, è tornato a puntare sullo sviluppo dell’estrazione e raffinazione di metalli, come ha dimostrato la pubblicazione del “critical raw materials resilience: charting a path towards greater security and sustainability” nel settembre 2020.  Anche se la Cina domina oggi la filiera dell’elettrico, non arriverà allo stesso grado di influenza geopolitica ottenuta dall’Arabia Saudita e da altri Paesi del Medio Oriente con il petrolio. Limitare le spedizioni di batterie potrebbe portare a prezzi più elevati e ritardi per le nuove auto elettriche, ma non avrebbe alcun impatto sulla capacità delle persone di spostarsi oggi con i propri veicoli come accadde nel corso dell’austerity degli Anni 70.  Secondo il Centro per gli studi strategici e nazionali, lo scollegamento dalla Cina è impossibile (improbabile e costoso).

A proposito delle relazioni commerciali tra America e Cina, fra i due Stati esiste una vulnerabilità reciproca che potrebbe spianare la strada a un potenziale accordo per proteggere determinati materiali considerati strategici. Se, infatti, da un lato gli USA dipendono dalla Cina per la fornitura di terre rare, nel comparto dei semiconduttori l’America è in possesso di metà mercato a livello mondiale. Ecco, perché sarebbe auspicabile un accordo fra le due potenze.

Madonna, friselle e orecchiette

La grande popstar in Valle d’Itria per festeggiare il suo compleanno

E’ la terza volta che l’artista di “Like a virgin” torna in Puglia. Amore a prima vista, sbocciato come per la tavola. Insieme con figli e fidanzato. A suonare il tamburello, cantare con i tarantini Terraross e intonare “Bella ciao”. E, intanto, Instagram promuove il Tacco d’Italia in tutto il mondo

 

E tre. Per la terza volta Madonna, lei la popstar per eccellenza, torna in Puglia. Per festeggiare il suo compleanno, non in una lussuosa villa di Los Angeles o in uno dei ritrovi più esclusivi di Miami. Madonna sceglie la nostra regione, la più bella al mondo, secondo i sondaggi svolti dal Washington Post negli ultimi anni.

Come per le altre due occasioni che hanno fatto notizia, noché il giro del mondo, la cantante e autrice di “Like a virgin” e altre decine di successi, ha scelto la Valle d’Itria. E’ qui che si vive a dimensione umana, lontano da traffico e stress. Ci si rilassa in compagnia del verde, di una tavola sempre invitante e ricca di soluzioni. E’ qui che si pasteggia con le cose per noi più semplici, ma a che evidentemente per gli ospiti hanno un valore esagerato, come orecchiette e friselle. Sì alla dieta, ma ogni tanto ci si può abbandonare alla tentazione del palato. Dunque, Madonna: orecchiette, friselle e tamburello, per accompagnare i Terraross, gruppo di musica popolare della provincia di Taranto (sette musicisti e una danzatrice).

 

ANNUNCIO SOCIAL

Madonna, dunque, è tornata in Puglia, a Borgo Egnazia, a Savelletri di Fasano. Sessantatré candeline, spente con allegria, lo spirito di sempre, con una grande voglia di divertirsi circondata dagli affetti più cari, dai figli e dal fidanzato. La presenza di madonna in Puglia è stata annunciata come ormai accade da tempo, da uno dei social più diffusi: Instagram. E’ stato il modello Joshua Lee Cummings a immortalare Madonna in una delle sue “stories”, con la didascalia “Birthday mood”: panoramica della piazza allestita di tutto punto, con luminarie e lunghi tavoli per accogliere protagonisti e ospiti. E, fra gli altri scatti: Madonna in piedi davanti a un tavolo decorato con mazzi di peperoncini rossi.

È stata un’altra grande festa. La prima volta nel luglio 2016: una foto su Instagram perché i fan  capissero che la loro beniamina che era arrivata in Puglia in vacanza. Un amore a prima vista, quello fra  l’interprete di successi come “Like a virgin”, “Vogue” e “La isla bonita” e questo angolo di cielo. Madonna era stata in giro, aveva passeggiato fra il Salento e la Valle d’Itria, fra i trulli, per cenare ad Alberobello, visitare l’abbazia di Cerrate. La sua vacanza si era conclusa con un caloroso “Arrivederci!”. E così è stato, alla prima occasione, Madonna è tornata.

 

RITORNO E “ARRIVEDERCI!”

Un anno dopo, in compagnia dei figli e degli amici, in occasione del suo compleanno. Festeggiamenti straordinari. La cantante era arrivata in sella a un cavallo bianco, per poi farsi fotografare in posa su un letto di pomodori rossi per poi ballare la tradizionale pizzica. Stavolta, scongiurate le restrizioni in materia di covid, ecco per la terza volta la star. E anche stavolta per spegnere le candeline e godersi la nostra Puglia.

Dopo aver festeggiato il suo compleanno, Madonna ha continuato a godere delle bellezze e delle atmosfere dalla Puglia. Fra le performance postate sui social, si scorge Madonna in un locale di Ostuni nel quale l’artista si diverte impugnando il tamburello e cantando e ballando insieme con i Terraross “Bella ciao”.

Dunque, tutti a tavola: orecchiette, friselle, vino rosso e altri sapori di questo angolo di Puglia. Per proseguire nei festeggiamenti pugliesi per il suo compleanno.  Proprio il compleanno è stata l’occasione perché Madonna tornasse in Puglia. Una terra che ama, un affetto che condivide puntualmente su Instagram. Anche grazie ai suoi “like” il Tacco d’Italia fa il giro del mondo.

«Verranno ad uccidermi»

Zarifa, ventisette anni, il sindaco più giovane dell’Afghanistan

Dal quotidiano Il Fatto a Libero, dal Corriere della Sera a Repubblica, è un susseguirsi di reportage che mostrano di avere a cuore il destino di un popolo. E in particolare delle donne, che corrono il rischio di tornare in schiavitù. Le opinioni di donne attiviste che lanciano un appello al mondo: «Non lasciateci sole, altrimenti è la fine»

 

«Forse fino a qualche giorno fa temevo per la mia vita, ora non ho più paura; temo solo per i miei familiari, che mi sostengono in questa protesta passiva nei confronti degli invasori: sono qui, seduta, in attesa che qualcuno arrivi e con il pretesto di fare giustizia mi ammazzi». Così Zarifa, giovane sindaco di una delle città afghane, insediatasi tre anni fa per amministrare un piccolo centro nel quale prima o poi arriveranno le forze talebane. Le stesse che in questi giorni hanno sovvertito il governo e pare abbiano intenzione di ripristinare condizioni che proverebbero qualsiasi libertà alle donne.

Dal quotidiano “Il Fatto” a “Libero”, dal “Corriere della Sera” a “Repubblica”, è un susseguirsi di reportage che mostrano di avere a cuore il destino di un popolo. E’ pericolo Afghanistan. I guerriglieri talebani o esercito che sia, nei giorni scorsi ha avuto la meglio sull’esercito afghano tanto da avere occupato senza trovare grande opposizione dall’esercito locale la capitale Kabul. Questi ultimi avevano bisogno di rinforzi, armi per meglio difendersi dal nemico che avanzava verso la capitale. C’è un report dell’Intelligence americana sottoposto a Biden, presidente USA, nel quale venivano espresse perplessità sull’eventuale resistenza dei militari afghani ad un eventuale attacco sferrato dai Talebani. Biden ha perso appeal con il suo elettorato e, più in generale, con il popolo americano. Trattare con gli invasori, perché questo è quanto scaturirebbe da un vertice nel quale gli Stati Uniti hanno invitato le altre forze presenti al Tavolo per studiare l’opposizione al ricostituito Emirato islamico. Facendo un po’ di conti, a oggi, Siria, Libia, Egitto, Palestina, Iraq, Arabia Saudita e, ora, Afghanistan, hanno in comune una cosa: il disimpegno da parte del governo americano.

 

SOCIETA CIVILE IN PERICOLO

Intanto, in queste drammatiche ore, il sentimento sembra essere uno solo: la società civile dell’Afghanistan teme di essere in grave pericolo. Da quando i talebani hanno preso la capitale Kabul e, più in generale, il potere sull’intero Paese. Le donne, in modo particolare, sono convinte di scivolare daccapo in un inferno senza diritti. In tutto questo, in attesa di una presa di posizione da parte del governo americano, uno dei più autorevoli organi di informazione della Grande mela, il New York Times, ha pubblicato la testimonianza di Zarifa Ghafari, ventisette anni, la sindaca più giovane dell’Afghanistan.

Conosciuta per essere da sempre in prima linea per il rispetto dei diritti delle donne, Zarifa è convinta che il peggio sta per arrivare: «Verranno per le persone come me, mi uccideranno; sono seduta qui, in attesa che arrivino: non c’è nessuno che aiuti me o la mia famiglia. Sto seduta con i miei congiunti, insieme con mio marito. Non posso lasciare la mia famiglia. E anche se fosse, dove andrei?». Zarifa è stata nominata a capo della città di Maidan Shar l’estate di tre anni fa dal presidente Ashraf Ghani, fuggito per mettersi in salvo dai talebani.

«Sono distrutta – ha dichiarato la giovane sindaco – non so su chi fare affidamento, ma non mi fermerò ora, anche se verranno di nuovo a cercarmi: non ho più paura di morire». Nel frattempo i talebani stanno provando a rassicurare la popolazione, annunciando un’amnistia generale per i funzionari statali. «L’Emirato islamico – riporta un documento – non vuole che le donne siano vittime, ma anzi dovrebbero avere ruoli nella struttura di governo, ma in accordo con la Sharia». Insomma, «Voi governate, ma comandiamo noi».

 

L’INCUBO DOPO VENTI ANNI

Inutile girarci intorno, quanto sta accadendo in queste ore pare abbia un solo significato: per le donne afghane è la fine di tutto. Dopo venti anni sono tornati i talebani e con questi la “sharia”, la versione più estremistica della legge coranica che vorrebbe le donne segregate, ignoranti, invisibili. Quando guidarono l’Afghanistan nella seconda metà degli Anni Novanta, fecero piombare l’Afghanistan nel buio più totale. Le donne furono cancellate dalla società, trasformate in tanti fantasmi azzurri come i burqa che dovevano indossare, in schiave sessuali. Furono vietati lavoro e studio, pena la lapidazione. E adesso l’incubo è tornato. Anche Fatima, trentacinque anni, nelle Forze di sicurezza afghane, teme gravi ritorsioni. Non è riuscita a salire su uno degli aerei in partenza da Kabul. «Uccideranno anche me, sanno bene chi ha aiutato gli occidentali; stanno facendo le liste in ogni città delle donne single, dagli 8 ai 45 anni: molte saranno uccise, quelle che saranno risparmiate andranno in moglie ai talebani».

«Veder crollare tutto in un istante è la fine del mondo», ha dichiarato una giovane studentessa, rappresentante delle giovani afghane presso l’Onu. «E’ un incubo per le donne che hanno studiato e che intravedevano un futuro migliore». «La storia si ripete velocemente«», dice Fawzia Koofi, ex vicepresidente del Parlamento afghano.

Non solo resistenza passiva. C’è chi vuole vendere cara la pelle. Chi vuole restare e lottare. «Non servirebbe a nessuno se tutte le donne lasciassero il Paese», ha dichiarato all’emittente britannica Mahbouba Seraj, attivista di lunga data, dicendosi pronta a sedersi a un tavolo con i talebani per cercare di cambiare le cose dall’interno: «Nessuno, né i talebani, né il mondo, né la nostra repubblica, ha mai capito la forza delle donne afghane, quale risorsa siano».