«Abbattiamola, anzi no!»

Jj4, l’orsa che avrebbe aggredito e ucciso un “runner”

La vicenda diventa una passerella mediatica. Sfilano tutti: conduttori, politici e medici. Il presidente della Regione è per la soppressione dell’animale. Con un documento l’Ordine dei veterinari esprime riserve. Gli abitanti, intanto, vivono nel terrore di un ripopolamento sfuggito di mano ai controllori

 

Trentino, i veterinari contro l’eutanasia di Jj4, Fugatti firma il decreto di abbattimento dell’orso Mj5, scrive Repubblica in uno dei suoi interessanti reportage sulla vicenda dell’orsa che avrebbe – anche gli animali hanno diritto alla presunzione di innocenza – aggredito e ammazzato un uomo.

Dura presa di posizione dell’Ordine della Provincia autonoma, scrive il popolare quotidiano. «Non provocheremo – riporta nelle pagine a cura della Redazione cronaca – la morte dell’orsa, con Fugatti nessun confronto. Si sollecitano i colleghi di non assumere alcuna iniziativa che possa causare il decesso dell’animale». Le critiche al presidente: «Contrariamente a quanto lasciato intendere, non vi è stato alcun confronto né con il presente Ordine, né con altri professionisti veterinari delegati in materia, e pertanto non può esserci stata alcuna condivisione sul parere espresso dal governatore».

Non è finita, anzi. E’ appena cominciato il tam-tam mediatico. Ci piacerebbe conoscere chi – in questa storia, che vede sul “banco degli imputati” un’orsa che fa l’orsa, cioè che difende i suoi due piccoli – tiene davvero alla pelle dell’animale, chi invece approfitta del solito can-can mediatico (televisivo in particolare) per farsi un nome e, perché no, un cognome.

 

 

CAN-CAN MEDIATICO

Ci fiondiamo sull’argomento alla luce di quanto accaduto l’altro pomeriggio in tv quando, nella stessa fascia d’ascolto Raidue, Retequattro e La7, si contendevano argomenti e si davano battaglia all’ultimo ascoltatore. Quando si tratta di agitare le acque, soffiare su un evento che potrebbe garantire ascolti e divisioni, siamo tutti bravi. Così un normale pomeriggio di informazione si trasforma in un confronto come fosse copiato con la carta-carbone di un tempo.

Insomma, Italia: tutto quanto fa spettacolo. Un tempo, parliamo di una tv che cominciava a sdoganare la cronaca come uno show per teleutenti, questo era pressappoco lo slogan che accompagnava la presentazione di un programma televisivo che, fra l’altro, nel giro di poco fece talmente tanti ascolti che dopo appena due edizioni fu cancellato dal palinsesto di Raidue. Nel nostro paese, accade questo e tanto di più. Forse già allora, evidentemente, avevano fiutato che quel programma poteva essere l’embrione – un po’ come la storia di “Portobello” – di tanti altri programmi, visti gli spunti che offriva.

Dopo gli appelli degli animalisti, è toccato ai veterinari del Trentino prendere posizione schierarsi contro l’abbattimento di Jj4, l’orsa incriminata. «Si sollecitano i colleghi professionisti addetti a vario titolo, e iscritti all’Ordine della provincia di Trento, di non assumere iniziative che possano provocare la morte del soggetto in questione per eutanasia, se non in precedenza concordata con il presente Ordine». Lo riporta una nota dell’Ordine dei veterinari della Provincia di Trento circa l’abbattimento dell’orsa che avrebbe aggredito mortalmente il runner Andrea Papi, prevista da un’ordinanza (sospesa dal Tar di Trento) a firma del governatore Maurizio Fugatti.

 

 

VETERINARI: «JJ4 NO VA ABBATTUTA»

«A tutela e garanzia delle figure professionali della categoria dei medici veterinari della provincia – precisa il documento espresso dall’Ordine – e contrariamente a quanto lasciato intendere in occasione della conferenza dal presidente Fugatti, non vi è stato alcun confronto né con il presente Ordine né con altri professionisti veterinari delegati in materia, e pertanto non può esserci stata alcuna condivisione sul parere espresso dal governatore».

La storia è complicata, l’orsa – mentre scriviamo – è tenuta sotto osservazione, mentre i suoi due piccoli, sono stati lasciati in libertà (sarebbero capaci di autosostenersi, dicono…). Intanto, l’Agenzia giornalistica Agi scrive che il Tar di Trento ha accolto, in via interinale, il ricorso presentato da Lav e Lac per l’annullamento dell’ordinanza contingibile e urgente di abbattimento dell’orso Jj4, in attesa dell’acquisizione del fascicolo processuale da parte della Provincia di Trento, dei referti sanitari sulle cause del decesso e sulla tipologia delle ferite trovate su Andrea Papi e delle analisi riferite all’individuazione dell’esemplare responsabile dell’aggressione.

Detto del rispetto del dolore per i congiunti del runner e del grave dispiacere per la vittima dell’aggressione, un’idea su come potrebbe andare a finire la vicenda ce l’abbiamo. Ma ne scriveremo ancora più avanti, quando il fumo si dissiperà e ci lascerà vedere stavolta, in modo più chiaro, cosa possa aver partorito la mente umana. Qualcuno, nel tran-tran generale si lascia sfuggire una considerazione legittima: troppi orsi in quel bosco, il loro moltiplicarsi è sfuggito al controllo dei “controllori” che avevano ripopolato la zona boschiva del Trentino con degli orsi catturati e tradotti in Italia. Gli abitanti della zona, a ragione, hanno non una ma cento paure. Insomma, al centro di questa storia ci sarebbe come sempre l’uomo che si fa venire in mente brillanti idee. E quando, queste, le idee, gli sfuggono di mano non trova altro rimedio che risolvere il problema alla radice. Alla prossima. 

Julia Ituma, cosa è accaduto?

La pallavolo piange la scomparsa della diciottenne azzurra

E’ morta a Istanbul, intorno alle quattro del mattino. La giovane campionessa di origini nigeriane è precipitata dal sesto piano dell’albergo nel quale alloggiava con la sua squadra. Aveva giocato una gara di Champion’s con il Novara. Indagano la polizia turca. Acquisite le immagini delle vicine telecamere di sorveglianza. Le ipotesi di un sito turco

 

Il mondo della pallavolo è in lutto. Julia Ituma, diciotto anni, italiana di origini nigeriane, nazionale europea under 19 e giocatrice dell’Igor Gorgonzola Novara, è morta. Il suo cuore ha cessato di battere in circostanze drammatiche mentre era con la sua squadra di club in trasferta a Istanbul. L’opposto azzurro, gran prospetto, vincitrice con l’Italia agli Europei under 19 la scorsa estate (premiata come MVP, Most valued player, miglior giocatrice), con la sua squadra era impegnata nel ritorno delle semifinali di Champions League contro l’Eczacibasi.

Cause della morte ancora da accertare dicono gli inquirenti che hanno acquisito subito testimonianze e immagini dalle telecamere di sorveglianza. Non è ancora dato sapere quali siano state le dinamiche sulla morte dell’atleta azzurra, si è solo a conoscenza che la pallavolista è precipitata dalla finestra della stanza dell’hotel di Istanbul dove alloggiava con le compagne di squadra. L’attaccante era alla sua prima stagione con la maglia del Gorgonzola Novara, dopo aver giocato tre anni tra le fila del Club Italia togliendosi grandi soddisfazioni con la maglia della Nazionale.

 

 

ITALIANA, ORIGINI NIGERIANE

Julia Ituma era nata nel 2004 a Milano da genitori nigeriani e aveva incominciato a giocare a pallavolo a undici anni. Nel 2021 era stata protagonista ai Mondiali Under 18, conquistando la medaglia d’argento. Il giallo della morte di Julia potrebbe risiedere nell’ultima telefonata e nelle immagini delle telecamere di sorveglianza.

Ancora sconosciute le cause della morte, avvenuta poche ore dopo la partita (con l’Eczacibasi, vittoria per 3-0, lei a segno con due punti). Gli investigatori non escludono ipotesi, anche se qualche sito locale avanza conclusioni terrificanti come il suicidio. Secondo le autorità turche, Julia sarebbe precipitata dalla finestra della sua stanza d’albergo, al sesto piano, alle quattro di notte, mentre tutte le sue compagne di squadra dormivano. Il corpo senza vita è stato scoperto intorno alle cinque. Il quotidiano turco Hurryet, compie una ipotesi agghiacciante, tutta da verificare: “Si è appreso che Julia Ituma si è suicidata gettandosi dalla stanza al sesto piano dell’albergo nel quale pernottava insieme con la sua squadra; mentre le indagini sull’incidente sono in corso, dalle registrazioni della telecamera è emerso che la pallavolista italiana si sia suicidata nella notte”.

 

 

UNITA’ DI CRISI ALLERTATA

L’Unità di crisi della Farnesina in un comunicato fa sapere che il consolato generale a Istanbul e l’ambasciata di Ankara in stretto raccordo con la Farnesina stanno seguendo con la massima attenzione la triste vicenda della giovanissima pallavolista Julia Ituma, trovata senza vita a Istanbul, in Turchia, dove si trovava con la sua squadra, l’Igor Gorgonzola Novara, per la partita di Champions League. Il consolato generale si è immediatamente attivato con i familiari di Julia ai quali sta prestando la massima assistenza mentre un costante raccordo è assicurato con la squadra e il suo direttore sportivo, nonché con la Federazione italiana di pallavolo e le autorità locali.

La Pallavolo femminile di serie A (e non solo) nelle gare in programma fino a domenica osserverà un minuto di silenzio prima di ogni partita. Giuseppe Manfredi, presidente della Federazione italiana pallavolo: “Siamo sgomenti per questa tragedia che colpisce non solo il mondo pallavolo, ma tutto lo sport italiano: oggi piangiamo la scomparsa, non solo di un grande talento, ma soprattutto di una meravigliosa ragazza di diciotto anni che abbiamo visto crescere da vicino nel Club Italia, stagione dopo stagione. Il primo pensiero va alla famiglia di Julia, alla quale invio le più sentite condoglianze e garantisco che la FIP fornirà il massimo sostegno”.

Settimana Santa, che richiamo!

Taranto, strade affollate, lunghe code e ristoranti “sold out”

Le attività locali lavorano, ospitano turisti, offrono un profilo professionale di alto livello. Le due processioni, Misteri e Addolorata, fanno il pienone. Nonostante il tempo si alterni, la partecipazione è straordinaria. Felici gli esercenti, uno segnala due “portoghesi” alla polizia

 

Mature, un inglese stiracchiato, provano a fare le portoghesi. Cioè a non pagare una cena appena consumata. Fanno, si dice da queste parti, orecchio da mercante. Provvidenziale, interviene una pattuglia della polizia e scatta l’identificazione.

In una Taranto con un occhio ai Riti e uno ai turisti, accade anche questo. Giovedì santo, ora di cena. Due donne con accento inglese, anche se non sembra proprio quella la lingua-madre, fra i cinquantacinque e i sessant’anni, siedono a tavola, in un ristorante del centro, un soffio da piazza Immacolata. Consultano il menù, ordinano, consumano, ma prima del conto provano a darsela a gambe. Inseguite, raggiunte e invitate a “saldare”, reagiscono. Provano a divincolarsi, urlano, poi la telefonata alla polizia. Una pattuglia identifica le due signore e parte la denuncia.

 

C’E’ SEMPRE DA IMPARARE

«Non si finisce mai di imparare – dice il titolare del ristorante interessato da blitz e fuga raccontando un episodio recente – non si può stare più tranquilli: la gente si siede sempre più spesso per mangiare una pizza, piuttosto che consultare il menù, quando poi vedi stranieri pensi che possa lavorare e incassare; invece, ecco il raggiro che non t’aspetti: due donne, mature, ben vestite, guardano il menù, chiedono, consumano e vanno via, perché di pagare non vogliono proprio saperne; fermate dalla polizia, agli agenti hanno giustificato il loro rifiuto dicendo che il conto non era giusto: tutto questo, nonostante avessero letto menù, dunque piatti e prezzi, infine mangiato e con appetito aggiungo io; non so che dire, ma nel commercio, come dicevo, non si finisce mai di imparare».

Cozze e pesce, sono le superstar. Parola di tedeschi, francesi, olandesi, spagnoli, portoghesi. A seguire: grigliate, scampi, seppie e gamberoni. Poi, prima del conto il caffè, lungo per i portoghesi, espressino per gli spagnoli. Per non parlare, dicono i ristoratori, dei francesi: prima del pranzo, sulla tavola vogliono il cappuccino. Evidentemente i gusti sono gusti, giustificano gli esercenti; il cliente ha sempre ragione, aggiungono, e via di questo passo.

In questi giorni di Settimana Santa, Taranto ha accolto centinaia di turisti. Ristoranti e trattorie hanno lavorato. Le tradizioni religiose possono fare la differenza. Le processioni di Addolorata e Misteri, sono un grande attrattore. Due processioni fra stretti e vicoli, senza soluzione di continuità. La prima in uscita il Giovedì Santo, la seconda a sfilare il Venerdì Santo.

 

 

CITTA’ VECCHIA, CHE FASCINO

Dunque, Città vecchia, poi Cattedrale di San Cataldo, Museo nazionale, Castello aragonese, Lungomare e Ponte girevole, Concattedrale Gran Madre di Dio, piazze, centro cittadino. Non basta un giorno per visitare Taranto. Dunque, ecco il bis, i b&b che accettano prenotazioni e sfoggiano professionalità. Consegnano depliant, indicano anche la visita “mordi e fuggi” per chi ha fretta, ma anche un piano extralarge, invitando a restare nel fine-settimana, perché è una città che difficilmente rivedranno vivere con così grande intensità. Specie durante la Settimana Santa.

«Il turista – dice un altro ristoratore – quando non ha la colazione al sacco ed entra in un locale per pranzare o cenare, ha già le idee chiare; se non riesce a spiegarsi a parole, passa al frasario, infine fa ricorso a un dizionario universale, quello dei gesti: e, anche qui, scatta l’interprete; alla fine, un po’ di mestiere, e ci si capisce: mostriamo le sperlunghe».

Gli stranieri si fidano. «Un po’ sì e un po’ no – puntualizza un cameriere, tutto esperienza e adagi –  sono sempre meno quelli che non badano a spese e si lasciano consigliare, purché sia “tutto mare”; quelli un po’, come dire “stretti di petto”, col freno a mano, se potessero ti seguirebbero fino in cucina e ti darebbero anche una mano a fare i conti e ad arrotondarli: c’è stato un tempo in cui siamo stati martello, ora ci tocca essere incudine; l’importante è riuscire a portarsi la pagnotta a casa, in tempi di crisi ristoranti e trattorie non corrono il rischio di fare indigestione».

Nina non aver paura…

Diciannove anni, studentessa, sindrome di Down, esami negati

 

In un liceo bolognese non l’hanno ammessa all’ultimo passaggio per conseguire la maturità: sarebbe stato troppo stressante, avrebbero motivato alcuni docenti. I genitori, due musicisti, l’hanno ritirata, la loro ragazza ci riproverà l’anno prossimo. Non vuole fermarsi, vuole l’università

 

Diciannove anni, sindrome di Down, alla soglia dell’esame di maturità in programma a giugno, gli insegnanti del suo liceo bolognese, non la ritengono ancora all’altezza di un esame di maturità. Questa è la storia di Nina, una ragazza che si è vista negare la soddisfazione di affrontare, come è giusto che fosse, la sua commissione di esami. La stessa commissione che avrebbe dovuto ammetterla all’ultimo passaggio di studi del liceo.

“Troppo stress”, il motivo con il quale hanno invitato ragazza e genitori a ripresentarsi l’anno prossimo. Non vogliamo sostituirci a psicologi o specialisti, così ci interroghiamo: ma non sarà più stressante per una ragazza debole sotto l’aspetto psicologico – secondo quanto dicono gli insegnanti – una bocciatura, rispetto a sentirla, sottoporla a interrogazioni come fosse una normale studente? Poi uno studente, a seconda le attitudini può essere promosso o bocciato, comunque – nel secondo caso – ad essere incoraggiato perché per il prossimo anno si prepari ancora meglio per riscattarsi.

Invece succede. E non in una città del “profondo” Sud, dove ci sarebbero – tutto da dimostrare – distanze con l’“alto” Nord, no no, ma a Bologna, perfettamente al Centro dell’Italia e, in più, culla della cultura, se è vero come è vero che la Città delle Due torri è considerata “La Dotta”, prima città italiana ad ospitare una sede universitaria, dunque una scuola ancora più elevata rispetto agli altri cicli di studio, elementari, medie e superiori.

 

 

I SOGNI NON SI SPENGONO MAI

Nina, come racconta in una sua nota Il Messaggero, ha diciannove anni, è affetta dalla sindrome di Down. Nina avrebbe un desiderio, come ogni studentessa della sua età: sostenere l’esame di maturità a giugno prossimo ed essere promossa. Questo il suo sogno, infranto per ora, secondo quanto riporta la cronaca: gli insegnanti del liceo nel quale la ragazza è iscritta, per quest’anno le hanno negato questa soddisfazione: troppo stressante per lei sottoporsi al fuoco di fila della commissione d’esami.

Insomma, a prima vista sembrerebbe una storia di ordinaria discriminazione. Usiamo il condizionale, non avendo letto le motivazioni scritte dei docenti e navigando solo in superficie (per questo motivo non abbiamo riportato il cognome della studentessa, né il nome del liceo…). In soldoni, fatto sta che i genitori di Nina, entrambi musicisti, dopo aver sentito il pronunciamento dei docenti hanno deciso di ritirare la loro figliola. Nina ci riproverà, però, l’anno prossimo: la ragazza vuole mantenere aperta la possibilità di conseguire il diploma di scuola secondaria superiore, titolo necessario per accedere all’università e ad alcune professioni.

 

L’ANNO PROSSIMO ANDRA’ MEGLIO…

Nina, scrive Il Messaggero, è una ragazza determinata, con una memoria spiccata, appassionata di musica, danza e teatro. Questo basterebbe e avanzerebbe, rispetto ai propri coetanei. Invece lei ha studiato violino, chitarra, flauto e suona anche il tamburo a cornice. Nonostante le difficoltà legate alla sua condizione di ragazza con la sindrome di Down, Nina è sempre stata entusiasta della scuola, presumiamo anche dei suoi docenti. Ha in mente un sogno: vorrebbe diventare un’artista. Per gli alunni con disabilità, alle superiori ci sono tre programmi tra cui scegliere: ordinario, personalizzato con obiettivi minimi (equipollenti) che porta all’ammissione all’esame di Stato vero e proprio (ma con prove rimodulate) e differenziato che al termine dei cinque anni fa conseguire un attestato di competenze senza alcuna validità. Gli insegnanti di Nina, già nelle prime settimane del primo liceo, avevano optato per il programma differenziato, quello che al termine del quinquennio fa conseguire un attestato di competenze senza alcuna validità. I genitori all’inizio hanno accettato questa scelta per non mettersi in contrasto con la scuola, ma in seguito hanno chiesto se la figlia potesse invece diplomarsi. E’ questo l’obiettivo dei genitori della ragazza diciannovenne e, soprattutto, della stessa Nina.

Tarantini, i più educati

Uno studio di Preply considera pazienti i cittadini ionici

Pronuncerebbero mediamente non più di cinque parolacce al giorno. Un primato rispetto al resto dei capoluoghi italiani radiografati (una ventina). Imprecare pare sia anche salutare, purché non diventi un’abitudine. Venezia la città in cui si lasciano andare in modo più “feroce”: diciannove volte al giorno

 

Una volta tanto il fanalino di coda ci garba. Essere la città nella quale, grossomodo, si dicono meno parolacce rispetto alle altre città italiane, può essere motivo d’orgoglio. Comunque, un modo come un altro per pensare ai tarantini con atteggiamento severo. Certo, quando scappa, scappa. Qualche studioso ha sdoganato la parolaccia: potrebbe essere salutare. Insomma, liberare un momento di rabbia, piuttosto che farlo circolare nella testa, aiuta a vivere meglio. Certo, come in tutte le cose deve esserci una via di mezzo. Non abusare. Dunque, come in tutte le cose: parolaccia liberatoria purché non diventi un’abitudine.

Preply è piattaforma di apprendimento delle lingue. Bene, questa piattaforma ha realizzato uno studio sulle città italiane nelle quali si impreca di più, si dicono – senza tanti giri di parole… – più parolacce. Come spesso accade nel consultare studi attenti e attendibili, anche da questa ricerca scaturiscono risultati curiosi. E non solo per quanto riguarda la frequenza delle parole sulle quali molti ci metterebbero un bel “bip”, ma anche per le occasioni e le circostanze nelle quali queste vengono maggiormente impiegate.

 

 

PREPLY, ANALISI PUNTUALE

Secondo Preply, nello studio condotto su un campione di diciannove città italiane, i tarantini dicono mediamente solo cinque parolacce al giorno. Il che significa che Taranto in questa speciale classifica è all’ultimo posto o giù di lì, considerando che molti altri capoluoghi sono risultati ex aequo. L’italiano, da decenni considerata una lingua musicale ed elegante dai turisti di tutto il mondo, ha una storia parallela, informale, con la volgarità: le parolacce, diffuse e utilizzate di frequente nel linguaggio colloquiale, secondo lo studio darebbero forza a espressioni gioiose, rabbiose o divertenti. Non solo, ma anche spessore a momenti di difficoltà e malcontento.

L’analisi di Preply, riportata in questi giorni da TarantoBuonasera, il quotidiano diretto da Enzo Ferrari, spiega che in Italia si impreca in media 8,91 volte al giorno e che sono gli uomini a farlo più spesso: ben 11,6 volte al giorno, contro il 6,3 delle donne. Sono soprattutto i giovani a fare un utilizzo più consistente di parolacce ed espressioni volgari. Nella fascia d’età che va dai 16 ai 24 anni se ne dicono in media 14 al giorno. La media diminuisce con l’innalzarsi delle fasce d’età: 8,5 volte tra i 25 e i 34 anni; 8,6 tra i 35 e i 44 anni (poco più degli under 34) e solo 3,9 tra gli over 55.

Qual è stato il metodo con il quale la piattaforma di apprendimento delle lingue ha realizzato lo studio. Nello scorso novembre, sono stati intervistati 1.558 residenti in Italia, in 19 grandi città del Paese. Questo il campione studiato: 49,3% maschi, 50,7% femmine. Per determinare quali città si lasciano andare più facilmente alla parolaccia, è stato chiesto agli intervistati di confessare il numero di volte che esercitano questa pratica così “colorita” in un solo giorno.

 

TARANTO LA MIGLIORE, VENEZIA…

Venezia è la città che ha il primato negativo: diciannove imprecazioni al giorno. Come si spiega questo risultato in una delle località più visitate e amate d’Italia: la particolare posizione geografica della città lagunare la renderebbe più soggetta a problemi logistici, che si riversano su residenti e turisti, scatenandone così i malumori. Sempre nella classifica di Preply le altre città nelle quali si impreca di più seguono Brescia, Padova e Genova, anche meglio piazzate rispetto a Milano e Roma (quinto e settimo posto). Città sicuramente più caotiche – spiega l’analisi – ma nelle quali gli abitanti potrebbero essere più abituati a gestire gli imprevisti e quindi le proprie reazioni. Del resto al nono posto a pari merito con una media di 6 imprecazioni al giorno, troviamo Catania, Bologna, Bari, Parma, Verona e Napoli. Gli abitanti del nostro capoluogo, invece, gestirebbero in modo più sobrio contrattempi e intoppi giornalieri: Taranto, infatti, è la città nella quale si impreca di meno in assoluto tanto che, con sole cinque parolacce al giorno, si classifica al decimo posto. Se non è una buona notizia questa!

«Tono nazista contro i richiedenti asilo!»

L’ex calciatore Gary Lineker critica il governo britannico

«Identico a quello usato nella Germania di Hitler». Senza giri di parole l’idolo delle folle disapprova i provvedimenti politici dei Conservatori. Massima solidarietà dai colleghi, trasmissioni della BBC (rete televisiva nazionale) stravolte: sciopero dei commentatori e programmi di antiquariato e giardinaggio

 

Grande Gary Lineker. Il campione di calcio inglese la scorsa settimana aveva pubblicato sul proprio account personale un tweet nel quale, senza tanti giri di parole, come gli capita nei commenti in studio: «…il linguaggio utilizzato dai ministri del governo britannico sui richiedenti asilo paragonabile a quello usato nella Germania degli Anni Trenta», aveva detto. Niente a che vedere la Germania di oggi, sia chiaro, anche se l’ex calciatore un po’ ce l’ha con la Nazionale teutonica che vincerebbe spesso i Mondiali forse grazie ai buoni uffici di suoi rappresentanti. Provocatorio Lineker. Ma fermiamoci all’aspetto più interessante, quello nel quale ci spendiamo volentieri nella nostra rubrica (Storie) nella quale segnaliamo gli eventi che accadono in questi giorni in Italia e nel mondo.

Parliamo dalla notizia principale: la BBC ne uscirebbe con le ossa rotte – parliamo di immagine – per aver sospeso l’ex nazionale inglese: l’ex calciatore, oggi il più famoso commentatore sportivo del Regno Unito aveva criticato il governo britannico a proposito dei richiedenti asilo: a Lineker non sarebbe andato giù il tono con il quale i politici si sarebbero rivolti a quanti, disperati, cercano asilo. Da quel momento, apriti cielo: BBC nei guai, i suoi colleghi – giornalisti ed ex calciatori – stanno boicottando le diverse trasmissioni di calcio.

 

 

INDIETRO DI CENTO ANNI

Da giorni in Inghilterra, come nel resto del Regno Unito e nel resto del mondo, si sta parlando della sospensione di Gary Lineker, famosissimo conduttore di Match of the Day, di sicuro il principale programma sul calcio prodotto dalla BBC (una somma fra Domenica sportiva in Rai e Salotto di Sky). Lineker è stato sospeso per aver criticato la nuova proposta di legge del governo britannico sull’immigrazione, e non solo: soprattutto per i toni con cui il governo ne ha parlato tanto da riportare indietro con la memoria a quei film in bianco e nero che raccontavano un regime dittatoriale e contro ogni razza che non fosse quella ariana, la classe eletta.

La sospensione di Lineker non è passata in cavalleria, tutt’altro: ha provocato un numero imprecisato di gesti di solidarietà da parte di molti altri conduttori e presentatori dell’emittente, autosospesi dai propri ruoli per mostrare massimo sostegno al loro collega, costringendo di fatto la BBC a ripiegare su una programmazione che poco aveva a che fare con il calcio e lo sport più in generale.

Lineker, fra i più forti calciatori inglesi di tutti i tempi, è noto nel suo Paese per diversi motivi, fra questi: aver segnato 48 gol con la Nazionale inglese, ma anche perché nei sedici anni di attività professionale (Barcellona e Tottenham), non ha mai rimediato cartellino gialli o rossi. Lineker è, inoltre, una star di Twitter tanto da contare nove milioni di follower.

 

GOVERNO AL CONTRATTACCO

«Il governo britannico nel parlare dei richiedenti asilo ha utilizzato un linguaggio simile a quello usato dalla Germania negli Anni Trenta». Ai tempi di Hitler, tanto per capirci. Una similitudine ritenuta «offensiva» dalla ministra dell’Interno, Suella Braverman, e criticato da rappresentanti del partito conservatore. Venerdì scorso la BBC aveva annunciato la sospensione di Gary Lineker «per aver violato le linee guida di imparzialità dell’emittente».

Alla notizia, la protesta si è allargata tanto che molti conduttori di altri programmi sportivi della BBC hanno manifestato dissenso nei confronti del provvedimento e che non avrebbero lavorato nello stesso fine-settimana condividendo quanto riportato da Lineker e, naturalmente, contro la sua sospensione. La BBC, così, disorientata, ha dovuto riorganizzare il proprio palinsesto programmando due rubriche che poco avevano a che fare con il calcio: una trasmissione sull’antiquariato e un’altra sul giardinaggio.

E Lineker, dopo la bordata? Nessun commento pubblico sulla sua sospensione. Del resto un calciatore mai “cartellinato” sa come comportarsi: sa quando parlare e quando tacere. La risposta della BBC non ha tardato ad arrivare: «Gary Lineker sarà sospeso dalla conduzione del programma fino a quando non avremo una posizione concordata e chiara sul suo utilizzo dei social media». Anche la puntata successiva di “Match of the Day” è andata in onda senza conduttori e commentatori in studio. Solo i riflessi filmati con i gol. Ecco servito il Ciclone Lineker.

Tom Cruise, bello e “impossible”

Maria Campanelli di Aeroporti di Puglia, ha accolto a Bari la star hollywoodiana

«Ha detto che tornerà in Puglia, non per lavoro ma per una vacanza», ha dichiarato. «L’ho salutato, lui ha ricambiato: mi è apparso tranquillo, gentile: non mi ha fatto sentire per nulla a disagio, ho realizzato solo dopo di essere stata con la star di Mission Impossible…».

Tom Cruise in Puglia. Toccata e fuga in quello che per qualche giorno diventa il quartier generale per la supervisione del suo ultimo episodio di “Mission Impossible”. Bari, per Cruise e il suo staff, solo punto logistico dove atterrare e soggiornare tra una ripresa e l’altra, con scene che l’attore ha realizzato sulla “Bush”, portaerei americana ormeggiata a largo dell’Adriatico, tra Puglia e Croazia. L’attore era arrivato con il suo jet privato sulla pista del Wojtyla alle prime luci dell’alba del 26 febbraio per ripartire venerdì 3 marzo.

«Cruise? Ha detto che tornerà in Puglia, presto e non per lavoro ma per una vacanza». Parole di Maria Campanelli, responsabile dell’Ufficio coordinamento Voli dell’Aeroporto di Bari, fra le poche persone ad aver incontrato e parlato con l’attore. E, perché no, ad aver fatto una foto-ricordo, mentre a nome di AdP consegnava alla star di decine di film di successo, un cadeau riservato evidentemente a personaggi famosi. Colpo di marketing, anche per far circolare il senso di accoglienza che abbiamo in Puglia (non solo per le star del cinema e della canzone, fa capire il presidente Michele Emiliano in un suo intervento a proposito dei saluti a Cruise)

 

«TORNERO’ IN VACANZA»

Così il buon Tom, l’atletico Tom, ci consegna una frase di circostanza nella quale ci auguriamo ci sia anche qualcosa di vero: «Tornerò in Puglia, non per lavoro ma per una vacanza». Ci piace credergli, del resto così è se ci pare. Anzi, alla signora Maria Campanelli, va tutta la nostra riconoscenza – come a chi si occupa della Comunicazione di Aeroporti Puglia – per averci dato materiale, dichiarazioni di prima mano, sulle quali lavorare per raccontare ai lettori pugliesi (e riverberare il tutto in campo internazionale) che la nostra regione è terra nella quale le star del cinema e della canzone si trovano come a casa loro. Vero Helen Mirren, vero Madonna?

Fonte Facebook Aeroporti di Puglia

REPUBBLICA E CORRIERE DELLA SERA

Più di altri organi di informazione, i quotidiani Repubblica e Corriere della sera, nelle versioni regionali (Bari e Corriere del Mezzogiorno) si sono fiondati sull’evento-Cruise. Nei giorni di permanenza di Cruise si era detto e scritto di tutto. Che sarebbe rimasto in Puglia due settimane, che per tenersi nella sua strepitosa forma avrebbe fatto footing all’alba sul lungomare di Bari. Perfino che avrebbe soggiornato in un notissimo resort di lusso nel Fasanese, oppure che sarebbe stato a Matera per scoprire nuove location per i suoi film. Niente di tutto questo.

Maria Campanelli, si diceva, responsabile dell’ufficio coordinamento voli di Aeroporti di Puglia, ha coordinato il passaggio di Tom Cruise da Bari. «Certamente l’arrivo di una personalità come Tom Cruise – ha dichiarato al Corriere del Mezzogiorno – ci ha richiesto un impegno maggiore; abbiamo dovuto incastrare le esigenze ordinarie della vita aereoportuale con la presenza di un attore di fama mondiale». «In queste circostanze – ha aggiunto la responsabile di AdP – bisogna preoccuparsi di diversi aspetti organizzativi: dal volo privato su cui viaggiava fino agli elicotteri arrivati. Coordinare il tutto, senza dimenticare l’entourage».

 

MA ANCHE DANIEL CRAIG…

Cosa ha pensato quando si è resa conto di essere faccia a faccia con uno degli uomini ritenuti tra i più belli di Hollywood. «All’inizio non ci ho neanche pensato – una delle sue frasi riportate da Repubblica – l’ho salutato, anche lui mi ha salutata: mi è apparso tranquillo, gentile, non mi ha fatto sentire per nulla a disagio; ho realizzato solo dopo di essere stata con Tom Cruise…». Con un lavoro così importante, e con una Puglia che diventa sempre più set cinematografico, ha incontrato altri divi. «Sì, un paio di anni fa, Daniel Craig, venuto in Puglia e a Matera per girare scene di “No time to die”: anche l’attore inglese è stato molto gentile. Chi mi ha affascinata di più dei due? Eh, bella lotta». Giusto così, dieci per disponibilità e senso dell’accoglienza. Dieci, anche questo meritato, in diplomazia.

Mancato soccorso, uno scandalo!

Salgono a sessantatré le vittime del naufragio sulle coste del Crotonese

Contestate le parole del ministro dell’Interno Piantedosi («La disperazione non giustifica i viaggi a rischio»). Rispondono le opposizioni. «C’è da inorridire alle sue parole», dichiara il Riccardo Magi; «Parole indegne», secondo Carlo Calenda; «Scandalose, un misto di cinismo e assenza di rispetto», dice Angelo Bonelli. Infine, la neosegretaria del Pd, Elly Schlein: «Quella di Crotone è un’altra strage che pesa sulle coscienze di chi impedisce i salvataggi in mare»

«La disperazione non giustifica i viaggi a rischio». Questa frase pronunciata da Matteo Piantedosi, napoletano, ministro dell’interno nel governo Meloni dall’ottobre dello scorso anno, lascia di stucco. Come a dire, con le debite proporzioni, rivolgendosi alle vittime delle Torri gemelle: «Ingiustificato lanciarsi nel vuoto per salvarsi la vita». La disperazione giustifica, invece, qualsiasi tentativo – anche il meno razionale – nel cercare altrove una vita che sia vita. Insomma, non è un bel segnale, tantomeno politicamente corretto lasciarsi andare ad una dichiarazione simile. Intanto, non avere rispetto delle vittime (sessantatré accertate nel momento in cui ci accingiamo a scrivere), non solo non è politicamente corretto, ma è inumano. Sarebbe, infatti, il caso di soffermarsi a pensare ai neonati, ai piccoli di due, tre anni, morti annegati: questi bambini non hanno avuto il tempo di rendersi conto di farsi un’idea sul valore della vita, figurarsi della disperazione.

Non sappiamo quali siano i risvolti delle indagini sulla vicenda, ma ci fermiamo intanto ai fatti e ad una delle considerazioni fatte a caldo da un rappresentante le istituzioni. Era di cinquantanove morti e ottanta superstiti in un primo momento il bilancio del naufragio di un caicco strapieno di migranti avvenuto all’alba a “Steccato” di Cutro (coste del Crotonese). Tra le vittime, molti bambini e donne.

 

PAKISTANI, AFGANI, TURCHI…

A bordo, come riportato dalle prime note dell’agenzia Ansa, pare ci fossero fra i centocinquanta e centottanta migranti (pakistani, afgani, turchi, somali). Il caicco, una imbarcazione di modeste dimensioni e di una tenuta inaffidabile specie per avventurarsi in mare aperto, si è spezzato in due a causa del mare agitatissimo.

«I migranti sono caduti in acqua a poco più di un centinaio di metri dalla riva, quando verosimilmente l’imbarcazione è finita contro uno scoglio a pelo d’acqua», secondo le prime testimonianze dei sopravvissuti.

«Quando siamo arrivati sul punto del naufragio – ha raccontato all’agenzia giornalistica italiana Laura De Paoli, medico che opera per la Fondazione Cisom Cavalieri di Malta – abbiamo visto cadaveri che galleggiavano ovunque così abbiamo soccorso due uomini che tenevano in alto un bimbo di sette anni, purtroppo già morto». Intanto, un uomo di origine turca, sospettato di essere uno scafista è stato fermato. Proseguono nel frattempo, ancora con quel briciolo di speranza a cui è lecito aggrapparsi, le ricerche dei dispersi, mentre il numero delle vittime, si diceva, è salito a sessantatré.
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LA DISPERAZIONE

Del ministro Piantedosi abbiamo già detto. «La disperazione – in sintesi la sua dichiarazione – non può mai giustificare condizioni di viaggio che mettono in pericolo la vita dei propri figli; per evitare tragedie bisogna fermare le partenze lavorando con i Paesi di provenienza e chi entra in Italia lo deve fare attraverso i canali legali, non su barconi insicuri».

Non si è fatta attendere la risposta di opposizioni e ong: «Dal ministro uno schiaffo alle vittime». E chiedono che riferisca alle Camere sui soccorsi. «Serve un’Europa che, oltre a dichiarare la sua disponibilità, agisca e in fretta», scrive al Consiglio ed alla Commissione europea il premier Giorgia Meloni, mentre proprio da   Bruxelles arriva una prima doccia fredda: al momento sul tavolo non vi è alcuna proposta di una missione navale europea per il salvataggio dei migranti.

 

OPPOSIZIONI VS PIANTEDOSI

Piantedosi, reduce dalla visita a Crotone, ha dichiarato che «Tutto quello che si poteva fare per evitare il naufragio è stato fatto; le motovedette di Guardia costiera e Guardia di finanza si sono attivate ma le condizioni del mare non hanno consentito l’intervento di salvataggio»; mentre dall’opposizione si alza un fuoco di sbarramento contro quello che viene visto come un tentativo di colpevolizzare le vittime.

«C’è da inorridire alle parole di Piantedosi che non sa dire altro, di fronte a una tragedia come quella di Crotone, che bisogna bloccare gli sbarchi», dichiara il Riccardo Magi, segretario e deputato di Più Europa; «Parole indegne dette con una prosopopea insopportabile», secondo il leader di Azione, Carlo Calenda. Non troppo distante da queste posizioni, il segretario nazionale di Sinistra Italiana, Nicola Fratoianni: «Si travalica il confine della decenza». Durissimo Angelo Bonelli, portavoce di Europa Verde e deputato di Verdi e Sinistra: «Scandalose, un misto di cinismo e assenza di rispetto. Provo vergogna io per lui che le ha pronunciate». Gaetano Amato (M5S): «lCome ha potuto esprimersi così davanti a 60 morti tra cui 14 bambini?». Infine, la neosegretaria del Pd, Elly Schlein: «Quella di Crotone è un’altra strage che pesa sulle coscienze di chi pochi giorni fa ha approvato un decreto che impedisce i salvataggi in mare».

«Ma i bambini dove sono?»

Italia, crollo delle nascite, per il nostro Paese è un problema

Un’azienda importante come la Plasmon appare preoccupata. Sull’argomento, ne scrive Il Foglio, lo scorso anno Il Sole 24 Ore ha realizzato un lungo podcast. A Genova per tre settimane non è nato un solo bambino, in compenso si sono triplicati i funerali. Va bene aprire agli extracomunitari, ma anche a questi ragazzi occorre prospettare un futuro sereno. E come è triste il Sud

nascite_neonato«Professore, i bambini italiani stanno diminuendo e, se l’attuale trend dovesse continuare, diminuiranno sempre più rapidamente. Capirà bene che per noi si tratterebbe di una catastrofe. Lei crede sia possibile una qualche inversione di rotta?». La risposta del demografo fu un secco «No!». Quarant’anni fa un dirigente della Plasmon, fabbrica di biscotti per neonati, ma anche interessata al consumo di pannolini attraverso altre società. Domanda legittima, risposta molto “italiana”. Il dialogo in due battute lo riposta il quotidiano Il Foglio in un articolo del bravo Giulio Meotti. Sulla riflessione del giornalista e altri documenti pubblicati a tale proposito, torneremo a breve.

Intanto, prendiamo per i capelli la notizia, allarmante: crollo demografico dell’Italia. Chiamalo “problema”. Anzi, brutta gatta da pelare, come dicono i saggi che vogliono semplificare la comunicazione. Avete mai preso in braccio un gatto per fargli fare una cosa contronatura? Missione impossibile, fidatevi. Dunque, battuta a parte, la crescita zero nel nostro Paese ha contorni preoccupanti, drammatici. Secondo qualcuno è un bene ospitare gli extracomunitari, che possono diventare la forza-lavoro del nostro Paese. Visto che gli italiani non fanno più figli, allora prendiamo ragazzoni già fatti, tutto muscoli e che abbiano voglia di lavorare e dare un vero contributo alla crescita di un’Italia che oggi segna il passo.

Detta così, va bene. Ma ai ragazzi che ospitiamo, facciamo entrare in Italia, vogliamo anche dare gli strumenti di lavoro, di crescita? In cooperativa sono stati creati posti di lavoro, realizzati importanti corsi di formazione. Ora occorre dare ai “nostri” ragazzi, ormai “ragazzi di tutti”, uno sbocco professionale, fare in modo che trovino collocazione e che quanti assumono ragazzi – non solo extracomunitari, intendiamoci – abbiano agevolazioni fiscali. Altrimenti non se ne esce più.

TORNIAMO SUL “CROLLO NASCITE”

Del crollo demografico ne abbiamo già scritto qualche anno fa. Abbiamo sorvolato su alcuni report registrati nei mesi scorsi, ma ora è giunto il momento di tirare le somme. Torniamo dunque, al 1983 e all’articolo di Meotti. Quando cioè il demografo italiano ottimista fu contattato dai vertici della Plasmon. L’azienda era interessata alle analisi sulla popolazione. I manager della Plasmon si dissero preoccupati su una tendenza del nostro Paese, principale mercato di sbocco per i loro prodotti alimentari per l’infanzia. Così: «Professore, i bambini italiani stanno diminuendo e, se l’attuale trend dovesse continuare, diminuiranno sempre più rapidamente. Capirà bene che per noi si tratterebbe di una catastrofe. Lei crede sia possibile una qualche inversione di rotta?». «No!», la risposta secca del demografo.

I dirigenti della Plasmon, racconta Meotti, allora controbatterono: «Sarebbe corretto diversificare rispetto al mercato dell’infanzia dedicandosi a una linea di prodotti “Misura” per adulti?». Questa volta il demografo, più realista del re, rispose: «Sì!». A quarant’anni di distanza, per la Plasmon ci sono solo due soluzioni: diversificare o chiudere. Non è un caso che l’azienda più famosa dei prodotti per bambini abbia realizzato un documentario: “Adamo”. Adamo, inteso non solo come il primo uomo in assoluto, ma anche l’ultimo bambino che nascerà in Italia, raccontato in un cortometraggio con cui Plasmon ci proietta in un futuro neanche tanto lontano, il 2050, una generazione a partire da ora, dove il numero di nascite è diminuito sempre di più fino ad arrivare appunto a una unità. L’ultimo nato in Italia: Adamo.

GENOVA PER NOI…

A Genova per tre settimane non è nato un solo bambino, in compenso si sono triplicati i funerali. Tempo fa dello stesso argomento se n’era occupata Michela Finizio del Sole 24 Ore nell’inchiesta in podcast “L’inverno demografico”. «L’inverno demografico – scriveva la giornalista lo scorso anno – attraversa i numeri dell’indagine della Qualità della vita fin dalla sua prima pubblicazione, nel 1990. Allora il tasso di natalità registrava il suo record a Caserta, dove si rilevavano 14,95 bambini nuovi nati ogni mille abitanti nell’arco dell’ultimo anno: all’ultimo posto Ferrara, con 5,81 nati ogni mille abitanti. Oggi, ben più di trent’anni, il tasso di natalità a Caserta è sceso a 7,9 nuovi nati ogni mille abitanti, la metà rispetto al 1990. Questo a fronte di una media nazionale che sfiora appena i 6,5 nati ogni mille abitanti».

Un declino iniziato nel 2009 e proseguito anno dopo anno. Meno figli anche lo scorso anno, con un calo medio del 3% delle nascite da Nord a Sud. A ritardare l’evento sono sempre più le giovani coppie, frenate anche dalle varie difficoltà nel mettere su famiglia con una instabilità economica che ormai non è più un segreto. Negli ultimi dieci anni è crollato anche l’indice di nuzialità: nel 2021 in Italia sono stati celebrati tre matrimoni ogni mille abitanti, nel 2006 erano stati 4,2.

nascitaCOM’E’ TRISTE IL SUD

A completare i trend demografici arrivano i dati sui trasferimenti di residenza che riflettono l’attrattività, in crescita o in calo, dei territori. Le cancellazioni anagrafiche del primo semestre del 2022 – riporta Il Sole – hanno registrato un incremento record a Crotone (+22% rispetto allo stesso periodo del 2021), Caltanissetta (+18%), Ferrara, Foggia e Lecce (+17%). Le migrazioni interne sono tornate a galoppare e così le nuove iscrizioni, in crescita quasi ovunque ad eccezione di Trieste (-17%) e Pescara (-3%).

Comunque si leggano queste cifre, si provi a mescolare i dati, la preoccupazione è tanta. Lo scrivevamo all’inizio. Deve essere lo Stato, un Governo con l’occhio lungo a pensare a come incoraggiare i nostri giovani, non solo quelli italiani, che nel nostro Paese c’è futuro. Un futuro migliore, fatto non solo di promesse, ma di fatti concreti. Non di aiuti “una tantum”, ma di leggi che aiutino i ragazzi, le nuove famiglie, la gente che viene dall’estero, gli immigrati che vogliono rendersi utili a un Paese che abbia davvero voglia di essere ospitale.

«NUTELLA AMARA…»

Nei pressi di Locorotondo rinvenuto un quintale di crema di nocciola

«Non mi darò pace fino a quando non assicureremo i colpevoli agli inquirenti. Tutta quella cioccolata avrebbe fatto felici decine e decine di bambini. L’azienda Ferrero, non appena venuta a conoscenza della vicenda mi ha contattato», racconta Michelangelo Schiavone a capo di un gruppo di volontari dell’Unità Interregionale di protezione ambientale Wardpark

Think_Puglia_LR_Locorotondo_1In questo spazio ci occupiamo di temi sociali, poniamo l’accento su episodi talvolta sconcertanti, altre volte spiazzanti. C’è gente che soffre, bambini che patiscono il freddo – pensiamo ai piccoli e agli anziani sotto le bombe in un conflitto al quale non sapremo mai dare risposte certe – e non possono mangiare un pasto caldo, nutriente, figurarsi una fetta di pane spalmata con una crema di nocciola. Se poi questa è la crema di nocciola più famosa e appetita al mondo, la Nutella, ad occupare le pagine dei giornali, gli spazi su internet, il disappunto è di proporzioni ciclopiche. Alcuni giorni fa in una zona boschiva nei pressi di Locorotondo è stato rinvenuto un quintale di Nutella, in barattoli, purtroppo scaduta nel 2021. Esistono codici a barre, non dovrebbe essere complicato risalire a chi (o comunque restringere il campo delle ipotesi) quella crema alla nocciola sarebbe stata inoltrata.

nutella-bari-ulivi-2-1121x768«NON SO DARMI PACE»

«Quel quintale di Nutella trovata nel bosco mi è andato proprio storto. Devo trovare il colpevole!», ha scritto nei giorni scorsi sul suo profilo social Michelangelo Schiavone, a capo di un gruppo di volontari dell’Unità Interregionale di protezione ambientale Wardpark che ha rinvenuto quei cento chili di cioccolata. «Mi hanno telefonato direttamente dalla Ferrero – rivela Schiavone – non credevo alle mie orecchie! Al telefono ho trovato persone sconcertate quanto me. Sono determinati a trovare il loro cliente incivile. E non solo, si sono messi a disposizione per lo smaltimento, gesto da azienda seria. Per arrivare a ciò sicuramente si è dato il giusto seguito alla notizia, grazie alla stampa locale e nazionale che ha a cuore le tematiche ambientali».

L’azienda Ferrero, infatti, attraverso propri rappresentanti ha raggiunto gli uffici delle guardie ambientali per andare a fondo su quanto accaduto. «Grazie per quello che fate e che avete fatto e grazie per aver preso a cuore questa vicenda quanto noi. La Ferrero è un’azienda seria e non transige assolutamente su cose simili», le parole di quanti si sono fatti interlocutori di una delle aziende italiane più importanti nel mondo.

nutella-abbandonata-foto-m-s-wardapark-1-1LA STORIA

La storia risale a pochi giorni fa. Ha contorni misteriosi. Sono molti ad interrogarsi su chi possa avere abbandonato quel quintale di barattoli di Nutella tra gli ulivi della Valle d’Itria. La domanda se la sono posti in molti da queste parti.

Tiscali Notizie, riprendendo sul suo sito l’intera vicenda, scrive della Nutella, uno degli alimenti più apprezzati e desiderati dai bambini e non solo. «È una crema di cioccolato e nocciole famosa in tutto il mondo – riporta il sito – eppure c’è chi, non se ne conosce il motivo, abbandona la Nutella nei campi».

«Quelle confezioni – ha dichiarato Schiavone ai microfoni di Telebari – sarebbero potute andare a persone che ne avevano necessità, a bambini che magari in quel momento, durante la pandemia, non potevano permetterselo». Legittimo il disappunto. Da un articolo a un post sui social, fatto sta che l’azienda Ferrero non appena venuta a conoscenza dell’episodio ha inviato i propri incaricati sul posto per ritirare la merce. Ovviamente ancora non è dato sapere su chi si sia reso responsabile di quanto accaduto e del perché una merce così preziosa e appetita dai piccoli, come dai grandi, sia stata abbandonata nei campi.

nocciole«INCHIESTA DELLA NOCCIOLA»

Una scoperta inattesa e del tutto insolita quella fatta qualche settimana fa tra i boschi di Locorotondo, in provincia di Bari.

I barattoli di Nutella, tutti sigillati e integri sono scaduti nel 2021. Fra le domande, la principale: chi avrà lasciato scadere quella crema alla nocciola per poi gettarla lì, in mezzo alla natura? A seguito del ritrovamento è scattata un’operazione denominata «Inchiesta della nocciola». Il caso, si diceva, è stato preso a cuore direttamente dalla Ferrero. L’azienda, dopo essere stata informata dell’abbandono, ha inviato il team “Security Ferrero” che ha esaminato il caso e ha ritirato il lotto rinvenuto per provvedere allo smaltimento dello stesso secondo quanto indicato dalla legge.