Coronavirus, una sciagura

Economia italiana in crisi, il Prodotto interno lordo rischia flessioni dolorose

Rischiamo un conto salato. L’epidemia starebbe provocando perdite tra i nove e ventisette miliardi di euro. E siamo solo all’inizio. Danno di immagine molto pesante. Settori produttivi allo stremo delle forze. Invocate misure più snelle di accesso al credito. Invito alla Pubblica amministrazione perché saldi i debiti contratti con i propri fornitori.

Che non ci fosse da stare tanto allegri con il coronavirus che dilaga a vista d’occhio in molti Paesi europei e, in particolare in Italia, era previsto. Idem per ciò che attiene la Sicurezza sanitaria, con un comparto che non sempre brilla per competitività. Anzi, negli ultimi anni sono stati cancellati migliaia e migliaia di posti-letto: la Sanità italiana, si diceva, non godeva di buona salute.

Ciò detto, con il diffondersi di un virus che, dicono gli studiosi, è molto meno dannoso di una normale influenza (e qui cominciano i primi dubbi…), la Sanità non ha gli strumenti per combattere energicamente una crisi simile. A tutto questo vanno aggiunte misure precauzionali per evitare che si ammalino di botto venti milioni di italiani, dunque primo obiettivo è spalmare l’emergenza. Dilatare i tempi di contagio e, dunque, consentire al Ministero della Sanità di trovare contromisure.

Ma, non previsto (o previsto, chi può dirlo), sfugge il controllo della comunicazione e così scoppia il panico e l’Italia, principale attrattore del turismo internazionale, perde colpi ed entra in crisi nelle strutture di ricezione e quanto legato all’intero comparto (alberghi, musei, stabilimenti balneari, stazioni sciistiche e via di questo passo). In Europa, dove non aspettano altro, cominciano con il suggerire ai propri connazionali che andare di questi tempi (ma anche nell’immediato futuro) non sia più cosa buona e giusta. Ed ecco servita la crisi economica.

E’ così che l’economia italiana rischia di dover pagare un prezzo salato. Secondo valutazioni degli esperti, l’epidemia del coronavirus e, si diceva, in special modo le misure adottate per contenerla stanno provocando un pil di “segno meno” compreso tra i nove e ventisette miliardi di euro (un’oscillazione che tiene conto l’entità di perdite e guadagni nei diversi settori).

La stima svolta da esperti della ricerca, considera l’impatto diretto della diffusione del virus nelle regioni italiane, con effetti immediati e di più lunga durata, a seconda del settore considerato. Lombardia e Veneto, per esempio, le due regioni dove per primi sono stati registrati i primi casi, per il nostro Paese rappresentano qualcosa come il 31% del Prodotto interno lordo (Pil) italiano. Se la matematica non è un’opinione, sempre secondo gli studiosi, rischiamo di andare incontro a una contrazione del 10% del Pil in sole queste due regioni significa una diminuzione del 3% di quello dell’intero Paese. La flessione per l’intera economia stimata, pertanto, va da un -1% a un -3%. Variazioni cumulate nel primo e nel secondo trimestre 2020. La scoperta dei primi casi, infatti, insieme con le misure di contenimento e la diffusione della paura tra la popolazione, sono avvenuti nell’ultima decade di febbraio e, quindi, incideranno solo su una parte del primo trimestre, mentre sostanzieranno i loro effetti nel secondo.

La stima si basa su una valutazione degli effetti sui singoli settori, raggruppati in quattro categorie in base al range di probabile variazione del rispettivo valore aggiunto e poi calcolando il peso di tali categorie sul Pil totale. Il primo gruppo comprende quei settori che vedono aumentare tra il 2% e il 6% la loro attività in conseguenza dell’epidemia virale (farmaceutica, cura della casa, servizi connessi allo smart working e alle video conferenze); il suo peso è dell’8,5%. Secondo gruppo, di gran lunga il più importante, vale il 54,6% dell’intera economia e non patisce sostanziali variazioni di attività a causa del virus. Il terzo gruppo incide per il 25,1% e patisce una contrazione produttiva limitata (al più del 4%. Infine, l’insieme dei settori che stanno subendo contraccolpi molto forti (tra -10% e -40%) ma che hanno un peso contenuto (11,7%; dalla filiera del turismo, a tutte le attività legate a centri di aggregazione).

Fra i tanti, lancia l’allarme anche la Cgia, la Confederazione generale italiana degli artigiani. Se l’emergenza coronavirus dovesse diffondersi a dismisura in tutte le regioni del Nord – sostiene – e durasse qualche mese, come ipotizzato da molti esperti di virologia, il rischio che una buona parte dell’economia nazionale si fermi è più di una ipotesi. Dall’Ufficio studi della Cgia segnalano, inoltre, che in Lombardia, Veneto, Emilia Romagna, Piemonte e Liguria viene generata la metà del Pil nazionale e del gettito fiscale che finisce nelle casse dell’erario. Qui vi lavorano oltre 9 milioni di addetti occupati nelle imprese private (pari al 53 per cento del totale nazionale); da questi territori partono per l’estero i 2/3 delle esportazioni italiane e si concentra il 53% degli investimenti fissi lordi.

Oltre alle misure urgenti che interessano le attività e i contribuenti che rientrano nei comuni ubicati nella cosiddetta zona rossa, è necessario che l’esecutivo metta a punto una misura strutturale che interessi tutta l’economia e, quindi, rifinanziare in particolare Cigo e Cigs, ridare credito alle Piccole e medie imprese e fare in modo che la Pubblica amministrazione paghi i suoi debiti.

Il danno di immagine provocato al nostro Paese dal coronavirus è pesante. Molti settori produttivi sono già allo stremo delle forze. Anche per questo viene chiesto a più voci al governo di approvare subito un intervento a medio-lungo termine che preveda il rifinanziamento degli ammortizzatori sociali e l’estensione degli stessi ai settori che oggi ne sono sprovvisti. Ciò detto, andrebbero rafforzate le misure di accesso al credito delle Piccole e medie imprese, facendo in modo che la Pubblica amministrazione saldi i debiti contratti con i propri fornitori.

«Altrove meno contagi»

Coronavirus, Italia fanalino di coda nei controlli

Nonostante allo “Spallanzani” di Roma sia stato isolato il temuto germe, il nostro Paese va a rilento. Nel resto d’Europa ridotto vistosamente il numero dei contagi. Le dichiarazioni di Giuseppe Ippolito, direttore scientifico dell’Istituto nazionale per le malattie infettive. «La somministrazione del test non risponde alle linee guida europee»

Diciamolo, anzi mettiamolo per iscritto, così non sfuggirà a il senso di un domenicale che arriva, puntuale – scusate l’immodestia – all’indomani di alcune dichiarazioni attendibili sul coronavirus (il Covid-19) che sgomitano fra il qualunquismo e il niente che da settimane circolano in tv. Del resto, sappiamo che le buone notizie non fanno like ed ascolti. Le trasmissioni che vanno per la maggiore e triplicano l’audience sono quelle che fanno terrorismo. Secondo qualcuno andrebbero denunciate per procurato allarme, ma la battaglia legale (e illegale, considerando gli strumenti di comunicazione direttamente interessati) avrebbe tempi lunghi. Arriverebbe sicuramente dopo che i ricercatori impegnati nella ricerca di vaccini avranno debellato il germe influenzale che arriva dalla Cina e altri tipi di influenza che nel frattempo avranno interessato l’Italia e l’intera Europa.

Italia ed Europa, appunto. Perché i test sul coronavirus vengono somministrati solo a chi ha avuto contatti a rischio, ma presenta anche sintomi? Giuseppe Ippolito, direttore scientifico dello “Spallanzani”, l’Istituto nazionale per le malattie infettive – dove in queste ore è stato isolato il temuto virus – in un incontro con la stampa, ha dichiarato che «in Italia si contano più casi di coronavirus che nel resto dei paesi europei». Questo sistema che gode scarsa considerazione nel nostro Paese, infatti, nel resto del Vecchio continente ha ridotto vistosamente il numero dei contagi.

DA “CASO” A “CASO SOSPETTO”

A Ippolito è stato chiesto come giudicasse il limitare dei test per individuare il coronavirus solo ai pazienti sintomatici, a differenza di quanto è stato fatto sinora in Italia. Domanda inutile, direbbe qualcuno. Ma noi cerchiamo risposte e, allora, sentiamo cosa dice a tale proposito il direttore scientifico dello Spallanzani. «Ci siamo solo adeguati alla definizione di “caso”, aggiornata solo il 25 febbraio dall’Ecdc, l’Agenzia europea di prevenzione e controllo delle malattie; secondo questa si sarebbe in presenza di “un caso sospetto”, che deve quindi essere sottoposto a test, quando il paziente presenta una infezione respiratoria acuta e nelle due settimane precedenti – giorni in cui sorgono i sintomi – lo stesso abbia avuto contatti ravvicinati con un caso probabile (o confermato), sia stato in aree di presumibile trasmissione comunitaria dell’infezione; la somministrazione del test a pazienti che non presentano sintomi non risponde quindi alle linee guida dell’Ecdc, tanto da portarci ad avere risultati non confrontabili con quelli delle altre nazioni». Come a dire, volendo usare una delle frasi più ricorrenti che circolano nel mondo sanitario, che “prevenire è meglio che curare”.

Non sarebbe esatto parlare di comunicazione solo dei casi clinici più gravi. Più corretto è, invece, dire che verranno comunicati soltanto “casi clinici rilevanti” rispetto alla definizione di “caso” stabilita dall’Oms e dall’Ecdc, che oltre agli asintomatici che abbiano avuto contatti “a rischio”, escluderebbe anche chi ha infezioni respiratorie in atto ma senza aver avuto rapporti ravvicinati con casi certi o probabili.

ISOLATO IL VIRUS!

Proviamo allora ad approfondire, grazie sempre al direttore scientifico dell’ospedale Spallanzani, cosa conosciamo del coronavisurs e cosa dobbiamo ancora scoprire. «Sappiamo già molto e molto scopriamo tutti i giorni – dice il professor Giuseppe Ippolito – grazie alla grande mobilitazione scientifica internazionale; avere isolato il virus allo “Spallanzani” è fondamentale: ci consente di effettuare molteplici attività di ricerca, dalla messa a punto di nuovi test diagnostici alla valutazione dell’interazione con farmaci, fino alle ricerche sui vaccini: naturalmente molto c’è ancora da scoprire, a partire dai meccanismi di trasmissione».

Ma come si guarirebbe dal coronavirus, considerando che il vaccino non sarebbe dietro l’angolo. E’ di queste ore la notizia che la biotech Moderna ha consegnato le prime fiale di un vaccino sperimentale al Niaid, la sezione che si occupa delle malattie infettive all’interno del Nih, l’agenzia Usa che sovrintende alla ricerca in sanità. Ma, è bene ribadirlo, siamo ancora all’inizio di un percorso che non durerà meno di un anno.

Con i due pazienti cinesi ospedalizzati allo “Spallanzani” si è parlato di miracolo. I farmaci utilizzati potrebbero essere una delle armi per contrastare il virus. «Abbiamo usato due farmaci – spiega, in conclusione, Ippolito – il lopinavir/ritonavir, un antivirale comunemente utilizzato per la infezione da Hiv e che mostra attività antivirale anche sui coronavirus; e il remdesivir, un antivirale già usato per Ebola, potenzialmente attivo contro l’infezione da nuovo coronavirus: i nostri pazienti sono guariti dalla polmonite e si sono negativizzati rispetto al virus, ma occorreranno studi più approfonditi per verificare se questo approccio terapeutico possa essere esteso a tutti gli altri “casi”».

A tutto turismo!

Puglia, negli ultimi cinque anni un incremento del 60%

Mare l’estate, l’entroterra tutto l’anno. Spiagge e antiche masserie ridisegnate, in risalto bellezze senza tempo. Voli diretti dalla Francia. Germania e Regno Unito, mercati storici, cui si Spagna e Russia. E poi Australia e Brasile.

Il mare, a collina, la gastronomia. Le spiagge e le antiche masserie ridisegnate salvando tratti antichi che mettono in risalto bellezze senza tempo.

Dunque, la Puglia e il suo profilo di accoglienza diventano sempre più internazionali. Lo ha confermato in questi giorni Pugliapromozione, in occasione della BIT, la Borsa internazionale del turismo. La nostra regione conferma, anzi supera se stessa, riportando una lunga serie di dati che incoraggiano gli investimenti in direzione di una risorsa in continua crescita: la bellezza dei paesaggi naturali, dal mare alla campagna.

Il turismo nella nostra regione presenta un profilo sempre più internazionale. Lo scorso anno, gli arrivi dall’estero sono stati calcolati in 1,2 milioni. Come a dire, una crescita di 12 punti percentuali rispetto al 2018. Questo il risultato sul quale la Puglia si sta attivando nel migliorare i servizi e avanzare un’offerta sempre più interessante. Lo scopo è quello di incoraggiare un appeal che non si limiti al mare e ai mesi estivi.

In occasione della “Borsa”, sono stati presentati itinerari realizzati che raccontano la Puglia come meta culturale, dove le bellezze naturali e storiche, insieme alla cucina  costituiscono beni strategici. La stessa Loredana Capone, assessore all’Industria turistica e culturale della Regione Puglia, a Milano, ha avuto modo di illustrare le direttrici dell’offerta.MASSERIA Copertina - 1ENTROTERRA E MARE

Due i principali indirizzi. Puntare sul mare, per esempio, ma non solo nel periodo estivo, sicuramente importante, ma che non può essere attrattore per tutto l’anno. Occorre lavorare affinché il mare venga considerato come punto di attraversamento: percorrere il mare, cioè, per arrivare nell’entroterra, la Puglia che non ti aspetti quella che va scoperta, dai “cammini” al cicloturismo, dalle passeggiate nel centri storici e le visite ai musei, per giungere a uno degli asset pugliesi imbattibili: la buona cucina, in Puglia tutta da scoprire.

Prendiamo come campione gli ultimi cinque anni. L’industria turistica pugliese ha registrato tassi di crescita a doppia cifra: dal 2015 al 2019 il turismo internazionale è cresciuto del 60% e gli arrivi complessi (italiani e stranieri) sono cresciuti del 23%. Nella Top 15 dei mercati esteri, Francia, Spagna, Paesi Bassi e Stati Uniti hanno registrato percentuali di crescita, invece, intorno al 20%.

La Francia raggiunge la Puglia attraverso voli diretti. Oltre alla Francia, Germania e Regno Unito, mercati storici cui si uniscono la Spagna, con Madrid, cresciuta tantissimo anche grazie al volo diretto, e la Russia. Accanto a questi Paesi, anche mercati extraeuropei: gli Stati Uniti, per esempio, che hanno avuto una crescita esponenziale nell’ultimo anno. Stesso discorso per i voli intercontinentali, da Australia e Brasile.Masseria Don Cataldo Foto 01 - 1ARTE, SAPORI E “CAMMINI”

Per continuare ad incoraggiare questo percorso positivo, sono stati attivati itinerari dedicati all’arte, ai sapori e al cicloturismo, ai “cammini”. Ora tocca impegnarsi sul fronte della ricettività.

Anni fa si pensava che il turismo non potesse essere il settore trainante dell’economia pugliese, mentre ora sono stati messi in campo incentivi per migliorare le strutture. Attenzione, non per realizzare nuove strutture: non si vuole incidere sul paesaggio, dunque gli incentivi regionali di cui si parla saranno assegnati a coloro che migliorano i palazzi storici a partire dalle masserie. Oltre cinquecento milioni di euro sono stati investiti in questi anni con i fondi europei messi in campo dall’Assessorato all’Industria turistica e culturale della Regione Puglia a favore delle strutture ricettive per migliorare la qualità. In questo senso, fra le strutture sulle quali ci siamo espressi più recentemente, spiccano quelle nel cuore della Valle d’Itria.

Taranto, Allievi carabinieri

Cinquecento militari nella Città dei Due mari

Dal prossimo mese la caserma “Castrogiovanni” ospiterà la più grande Scuola italiana riservata a Corsi di specializzazione per i giovani della Benemerita. L’apertura del Centro è occasione per rivitalizzare una delle zone cittadine. Al lavoro il Comune, per assicurare con Amiu e Amat raccolta di rifiuti e mobilità.

Un primo sopralluogo, nei giorni scorsi. Ora è ufficiale, a partire dal mese prossimo la caserma “Castrogiovanni” della Marina militare ospiterà cinquecento militari che popoleranno la più grande Scuola per Allievi carabinieri.

Cinquecento ragazzi. Come un tempo la Saram, oggi Svam, quando quella Scuola ospitava centinaia di ragazzi che sognavano di volare in qualità di allievi dell’Aviazione. O come quei giovani marinai promettenti delle Scuole Cemm, la Scuola sottufficiali della Marina militare con sede a San Vito. Quando Taranto era in una posizione strategica e contava su enormi spazi per accogliere militari di belle speranze. Tempi in cui gli allievi popolavano a migliaia la città, la rendevano ricca, di gente e, perché no, anche di capitali. Quei ragazzi di una volta, con la leva obbligatoria, frequentavano trattorie, ristorantini, attività delle quali si è persa traccia. Esercizi a conduzione familiare che generavano, comunque, benessere.

Altri tempi. Oggi c’è finalmente una buona notizia.  Cinquecento giovani militari costituiranno il Primo corso del distaccamento della Scuola Allievi Carabinieri Campobasso. La  notizia è ufficiale, sarà realizzata a Taranto e destinata a diventare la scuola più grande d’Italia con, una volta a pieno regime, più di mille allievi. Una boccata d’ossigeno dal punto di vista economico, d’accordo, ma anche una intramuscolare di giovani che numericamente sostituiranno quei ragazzi, buona parte studenti, tarantini, che si trasferiscono altrove per concludere il ciclo di studi e trovare una sistemazione più o meno definitiva. Di sicuro lontana da casa.

IMPORTANTE OCCASIONE

In settimana la riunione. C’erano il vicesindaco di Taranto, Paolo Castronovi, in rappresentanza del primo cittadino, il sindaco Rinaldo Melucci. Un incontro al quale hanno partecipato i dirigenti tecnici delle partecipate “Kyma Ambiente – Amiu” e “Kyma Mobilità – Amat”. Perché Amiu e Amat: la prospettiva è quella di implementare attività specifiche che riguardino la gestione dei rifiuti e gli spostamenti.

«Abbiamo garantito tutta la nostra collaborazione – ha commentato il vicesindaco Castronovi – alla Marina Militare, come ai Carabinieri. L’arrivo di 500 allievi è una splendida occasione di rivitalizzazione della zona a ridosso della caserma “Castrogiovanni”, che dall’epoca della sospensione della leva obbligatoria ha perso una centralità della quale aveva beneficiato l’intero quartiere».

Evidente l’importanza di riportare Taranto al centro della vita militare del nostro Paese. La città non po’ farsi cogliere impreparata. «Per questo motivo – prosegue il vicesindaco – è necessario farsi trovare pronti, anche con servizi integrativi che possano intercettare i bisogni delle istituzioni coinvolte; un programma che si avvale delle preziose indicazioni del nostro sindaco che già nel gennaio scorso aveva proposto di consolidare una buona prassi amministrativa che regolasse i rapporti tra Comune, Marina e Carabinieri».

E’ SOLO IL PRIMO PASSO

Il primo passo lo compirà Amiu. Nei prossimi giorni, la municipalizzata svolgerà un sopralluogo all’interno della caserma “Castrogiovanni”. Nell’occasione sarà considerata la possibilità di avviare, in anticipo rispetto al quartiere, un servizio di raccolta differenziata, con frequenze e modalità simili a quello avviato lo scorso 3 febbraio in diverse zone cittadine. In particolare, la raccolta dell’organico assume particolare importanza, considerando che la mensa a regime servirà almeno duemila persone, tra allievi e personale permanente.

Poi toccherà all’Amat. Dunque al capitolo mobilità. In questi giorni è in svolgimento una ricognizione delle linee operanti in zona, con particolare riferimento alle corse che puntano stazione ferroviaria e terminal bus, così da valutare un potenziamento in termini di frequenza, pensando anche a servizi dedicati. Sul tavolo, inoltre, sono state poste alcune richieste rispetto a eventuali agevolazioni tariffarie. Per riprendere una vecchia, romantica abitudine la tariffa ridotta “militari e ragazzi”. Tempi di corse sui bus, ma anche di cinema e teatro. Per lanciare un seme in un terreno che va solo coltivato.

Shell, InventaGiovani

A Taranto per aiutare i giovani a fare impresa

Sostegno dell’Amministrazione comunale. Offrire supporto, fornire formazione di qualità e servizi di consulenza. Le nuove attività saranno aiutate per tre anni, dalla costituzione allo sviluppo. Fra i requisiti richiesti: età minima 18 anni, domicilio a Taranto o provincia, diploma di Scuola Media Secondaria superiore. Accesso al programma sarà possibile mediante la compilazione di un apposito form. Non è prevista alcuna selezione in ingresso.

Arriva anche a Taranto Shell “InventaGiovani”, il programma di investimento sociale a sostegno dell’imprenditoria giovanile. Esistente già dall’82 come programma internazionale Shell Live Wire , presente in quindici Paesi al mondo, si concretizza in riva allo Ionio dopo  il successo riscosso nella vicina Basilicata. Sedici, infatti, sono state le imprese lanciate dieci anni fa in differenti settori: dall’agricoltura biologica alla cosmetica, dal wedding planning al sociale, dagli spin off in ambito geologico all’e-commerce. “InventaGiovani” sarà avviato a Taranto grazie al sostegno dell’Amministrazione comunale impegnata a fare, coinvolgendo l’Università degli studi di Bari “Aldo Moro”, Confindustria Taranto e l’Autorità di Sistema Portuale del Mar Ionio–Porto di Taranto, che hanno già avviato esperienze di successo come BaLab e FuturePort Innovation Hub.

Fra gli obiettivi del progetto, offrire supporto ai giovani, fornire formazione di alta qualità e servizi di consulenza agli aspiranti imprenditori garantendo l’accesso alle competenze necessarie per redigere il piano aziendale (Business Plan), condividere le migliori pratiche e sviluppare una comunità locale e globale di giovani imprese che saranno aiutate non solo al momento della loro costituzione, ma anche nel momento del loro sviluppo per un periodo di tre anni.

Questi i requisiti richiesti per partecipare Shell “InventaGiovani”: età minima 18 anni, domicilio a Taranto e provincia, diploma di Scuola Media Secondaria superiore. L’accesso al programma sarà possibile mediante la compilazione di un apposito form sul sito www.informagiovani.it e non è prevista alcuna selezione in ingresso.

PROGETTO “TEMPA ROSSA”

Il progetto di investimento sociale “Shell InventaGiovani Taranto” si inquadra nelle iniziative legate al Protocollo d’intesa per l’area di Taranto, nato a seguito della realizzazione del progetto “Tempa Rossa”, quanto cioè comporta l’esecuzione di lavori di adeguamento della raffineria di Taranto dell’Eni per permettere la ricezione, lo stoccaggio e l’esportazione via-nave del greggio prodotto nella vicina Basilicata.

Questo prevede due linee di azioni: la realizzazione del programma di compensazione e riequilibrio ambientale e per lo sviluppo sostenibile definiti nel procedimento che ha portato all’Autorizzazione Unica dei lavori in raffineria da parte del Ministero dello Sviluppo Economico e la cooperazione economica e sociale: Total, Shell e Mitsui, anche in collaborazione con Eni, si impegnano a definire con il Comune progetti duraturi nell’ambito economico-sociale e culturale ad alto contenuto locale nell’ottica di una cooperazione di reciproco interesse e di lungo termine.

In attuazione della prima linea di azioni, nel 2019 è stato sottoscritto tra Comune di Taranto, Provincia di Taranto ed Eni un protocollo che lancia una serie di interventi di riassetto infrastrutturale in città del valore di sei milioni di euro. Tali interventi riguardano tra l’altro la manutenzione straordinaria di strade ed edifici pubblici.

In merito alla seconda linea di azioni il primo intervento attuato è stato l’insediamento degli uffici della Total nel palazzo D’Ayala Valva, in via Anfiteatro, ristrutturato per l’occasione e che ha ospitato la conferenza stampa di presentazione del progetto, alla quale sono intervenuti: Carsten Sonne-Schmidt, AD Total E&P Italia e Country Chair Total; Marco Brun, Presidente e AD Shell Italia, Country Chair Shell Italia e Paesi dell’Adriatico; Ivan Baggi, Responsabile Social Investment Shell Italia E&P; Sergio Prete, Presidente Autorità di Sistema Portuale del Mar Ionio; Giuseppe Pirlo, Delegato del Rettore Università degli Studi di Bari Aldo Moro; Pietro Chirulli, vice presidente di Confindustria Taranto con delega Finanza e Innovazione e presidente Finindustria ed il vice sindaco di Taranto, Paolo Castronovi.

«CREIAMO SINERGIE»

«Questo è un momento molto importante che da seguito alla lungimiranza del sindaco Melucci e dell’Amministrazione comunale di Taranto nel cambiare il paradigma dei rapporti tra l’industria e il territorio», ha affermato, Marco Brun, presidente e AD Shell Italia, sottolineando la volontà di Shell Italia, la volontà cioè di «lavorare per creare sinergie e opportunità». «Noi siamo qui – ha dichiarato l’alto dirigente Shell – per restare e per essere parte del tessuto del territorio che ci ospita; Shell InventaGiovani è il primo contributo che vogliamo dare per iniziare un percorso che porti maggiori vantaggi per tutti. Veniamo dalla positiva esperienza in Basilicata dove abbiamo agevolato la nascita di sedici realtà imprenditoriali giovanili e speriamo che tale dato venga migliorato da Taranto con questa iniziativa che rompe i soliti schemi volti più che altro all’assistenzialismo, ossia di contributi a pioggia ma che mira ad essere un importante e qualificato raccordo tra le idee dei giovani potenziali imprenditori – che vogliono restare nel proprio territorio – ed il mondo dei finanziatori di start up andando così a colmare un gap che si è venuto a creare perché molto spesso non si sa come fare per accedere a dei fondi che possano supportare economicamente un’idea imprenditoriale».

Concetto, quello dell’evitare l’assistenzialismo con contributi sparsi, che è stato ribadito dal vice sindaco di Taranto, Paolo Castronovi il quale nel suo intervento ha sottolineato: “Non abbiamo bisogno di aiuti a pioggia ma di seminare la rinascita cambiando il paradigma degli ultimi 50 anni della storia di questa città. Vogliamo vedere nascere le prime imprese già quest’anno per permettere magari a qualche giovane di realizzare il sogno di una vita”.

In buona sostanza rispetto al recente passato, dove veniva finanziata la nascita di nuove imprese poi abbandonate a se stesse, la nuova idea è quella di rendere durature queste nuove imprese, aiutandole a rapportarsi con i soggetti adatti a finanziarle e fornendo una preziosa consulenza nella fase del loro sviluppo.

Papa Francesco, primo!

“Chi aiuta il prossimo?”, gli italiani e un sondaggio

Matteo Salvini, secondo. A sorpresa una “medaglia” al leader della Lega, ma di mezzo non c’erano ancora sconfitta elettorale e citofonata al cittadino tunisino. Terzo è Gino Strada, a seguire in ordine sparso: Berlusconi, Bill Gates, Madre Teresa di Calcutta (scomparsa più di venti anni fa), il presidente Mattarella e Totti. Forse, oggi, l’esito sarebbe diverso.  

E’ Papa Francesco il personaggio più noto che aiuta il prossimo. Questo il responso di 816 italiani, il “campione” esaminato da Renato Mannheimer, sondaggista per le numerose inchieste svolte per i canali Rai, con particolare riferimento al programma “Porta a Porta” e quelli Mediaset, in particolar modo alla vigilia delle campagne elettorali. Insomma, la spunta Sua Santità. E nonostante uno strappo (violento?) rifilato a una fedele troppo passionale che aveva chiesto al Santo Padre più di attenzione piuttosto che una benedizione come quella riservata agli altri fedeli incontrati in piazza San Pietro. E nonostante, anche, le immagini poste in circolazione con la mistificazione di pochi fotogrammi che avevano tentato, in qualche modo, di scalfire l’immagine del massimo rappresentante della Chiesa cattolica nel mondo.

Questo per ciò che riguarda il primo posto. A sorpresa, non nascondiamolo, alle spalle di Papa Francesco, figura nientemeno che Matteo Salvini, ex ministro degli Interni. Un sondaggio, va precisato, svolto all’inizio di dicembre, prima che il leader della Lega accusasse il colpo alle più recenti elezioni con una inattesa sconfitta elettorale, secondo i sondaggi saldamente stretti fra le mani del buon Matteo. E, soprattutto, prima che lo stesso Salvini, in un momento di esaltazione, lo scorso 21 gennaio si prendesse il “fastidio” di citofonare a un ragazzo di origini tunisine residente nel quartiere del Pilastro a Bologna, parlando con la sua vittima di spaccio. Colpo eclatante, evidentemente assestato per portare farina al suo mulino elettorale, raccogliendo voti con un’azione “coraggiosa” svolta davanti a decine di persone, giornalisti e videocamere. Senza contare come questo atteggiamento spregiudicato, abbia aperto un caso politico-diplomatico fra Roma e Tunisi.

SANTO SONDAGGIO…

Ma torniamo al sondaggio. Per scrivere di Salvini c’è sempre tempo. Dunque, “Chi è il personaggio che aiuta di più il prossimo?”. Al primo posto, si diceva, Papa Francesco con il 18%; secondo Matteo Salvini, con un 5% “rivedibile”. Risultato di un sondaggio svolto da una società che fa capo a Renato Mannheimer, presentato nei giorni scorsi a Palazzo Marino, a Milano, in occasione della cerimonia del Premio “Il Campione” organizzato dai CityAngels, organizzazione di volontariato che aiuta i senzatetto in molte città.

Il domandone, si diceva, è stato posto a 816 persone nei primi due giorni di dicembre. Se il Papa e il leader della Lega conseguono le prime due posizioni del podio, il terzo gradino va assegnato all’ottimo Gino Strada, staccato di solo un punto dal secondo da Salvini. A seguire, fra curiosità, risultati inattesi e conferme: Silvio Berlusconi, Luigi Di Maio, Bill Gates, Madre Teresa di Calcutta, Leonardo Di Caprio, il presidente della Repubblica italiana Sergio Mattarella e, infine, Ezio Greggio, Francesco Totti e Angelina Jolie.

Altra curiosità. Il 14% degli intervistati ha risposto con un telegrafico “nessuno”, significando che, oggi, ci sarebbe poca attenzione per il prossimo. Non solo, il 21%, sostanzialmente uno su cinque, ha confessato di non saper dare una risposta. Nel 26% che racchiude la voce “altri”: Maria De Filippi e Don Antonio Mazzi, fondatore della comunità Exodus, che pochi istanti prima era stato premiato.

PILASTRO FATALE

Per tornare per qualche istante sul blitz di Matteo Salvini nel quartiere del Pilastro di Bologna. Il suo gesto ha fatto scoppiare un vero e proprio caso politico-diplomatico. Osama Sghaier, vicepresidente del Parlamento tunisino, ha fatto notare come il gesto dell’ex ministro dell’Interno abbia messo a rischio i rapporti tra Roma e Tunisi. Altra protesta, quella dell’ambasciatore della Tunisia a Roma, Moez Sinaoui. Il rappresentante diplomatico tunisino ha scritto una lettera alla presidente del Senato, Maria Elisabetta Alberti Casellati. Nella sua nota ha espresso “costernazione per l’imbarazzante condotta” del senatore e leader della Lega. “Deplorevole provocazione – secondo Sinaoui – senza alcun rispetto del domicilio privato di un pubblico rappresentante dell’Italia, Paese che vanta un’amicizia di lunga data con la Tunisia”. Mannheimer, torniamo a farlo adesso un altro sondaggio. Non c’è bisogno di cambiare i quesiti alle schede per un aggiornamento su come gli italiani giudichino i grandi personaggi di cronaca, politica e spettacolo, impegnati nell’aiuto al prossimo.

E i pugliesi vanno a Nord

Migranti e immigrati, stime poco incoraggianti

Al Sud, ragazzi via di casa. In valigia diploma o laurea per cercare migliore fortuna. Uno studio invita a contromisure immediate. Intanto non c’è ricambio, flussi dai Paesi africani segnano il passo. Si teme che altre regioni del Meridione si svuotino.

Più numerosi i pugliesi che emigrano al Nord che i migranti, invece, che si fermano in Puglia. E’ un documento nel quale la Cgil Puglia svolge un’attenta analisi in base ai dati del “Benessere equo e sostenibile” resi pubblici dall’Istat. Risultato doppiamente allarmante se si pensa che la Puglia starebbe meglio delle altre regioni meridionali.

A questo va aggiunto un altro aspetto: peggiora la qualità del lavoro e si fa sempre più largo il rischio di un declino demografico: si chiaro, non c’è soltanto il calo delle nascite, ma anche un’emigrazione dei giovani più istruiti verso il Nord. Giovani che hanno titoli di studio superiori al lavoro che svolgono. Di questo passo, fra qualche anno, se a qualche politico venisse in mente di suonare provocatoriamente qualche citofono, potrebbe non avere alcuna risposta.

Dunque, Sud fermo. Quasi 3 milioni gli occupati persi in confronto del Centro-Nord: una distanza che in circa venti anni registra una fuga più che preoccupante. Per dirla tutta: con un gap simile qualsiasi provvedimento potrà essere adottato a breve, il gap sarà irrecuperabile. I numeri dell’emigrazione dal Meridione verso il Nord sono in costante crescita, e buona parte di questi sono giovani e laureati. Un risultato non certamente compensato dall’immigrazione, visto che gli ingressi nel nostro Paese sono sempre meno.

DISTANZA SUD-NORD

Disarmante l’analisi sul Sud Italia. Dalla metà del 2018 l’occupazione presenta, scaturisce dall’attenta analisi, “una marcata inversione di tendenza, con una divaricazione negli andamenti tra Mezzogiorno e Centro-Nord”. In breve, leggendo il dato secco, si scopre che gli occupati al Sud negli ultimi due trimestri del 2018 e nel primo del 2019 “sono calati di 107 mila unità (-1,7%), mentre nel Centro-Nord, invece, nello stesso periodo, sono cresciuti di 48 mila unità (+0,3%)”.

Tra il 2002 e il 2017, spiega il rapporto, sono emigrati dal Sud verso il Nord oltre 2 milioni (132.187 nel solo 2017). Elemento maggiormente preoccupante: le persone che due anni fa hanno lasciato casa e famiglia per cercare fortuna al Nord, più di sessantaseimila sono giovani. Come a dire che il futuro di terre come Sardegna, Sicilia, Calabra, Puglia, Campania che se ne va.

Aggravare la situazione il dato migratorio secondo cui il saldo interno, compresi i rientri, spiega lo studio, “è negativo per ottocentocinquantamila unità. Nel 2017 sono andati via 132 mila meridionali, con un saldo negativo di circa 70 mila unità”. La ripresa dei flussi migratori è la vera emergenza meridionale allargatasi negli ultimi anni anche al resto del Paese.

ITALIA AL RALLENTY

Il progressivo rallentamento dell’economia italiana, si legge nello stesso rapporto, riapre la frattura territoriale che arriverà a segnare un andamento opposto tra le aree, facendo ripiombare il Sud nella recessione da cui troppo lentamente era uscito decretando l’inversione di tendenza rispetto a una risalita dell’economia che negli ultimi anni c’è stata ma a ritmi lenti, molto lenti. E gli effetti si vedranno. L’Italia farà registrare una sostanziale stagnazione, con incremento lievissimo del Pil del +0,1%. Al Centro-Nord dovrebbe crescere poco, di appena lo +0,3%. Nel Mezzogiorno, invece, l’andamento previsto è del – 0,3%.

«Continuiamo a registrare dati che non ci lasciano tranquilli – ha detto il segretario generale della CGIL Puglia, Pino Gesmundo – c’è sempre un divario tra Nord e Sud sulla occupazione di giovani lavoratori che hanno titoli di studio superiori al lavoro che svolgono. Bisogna insistere su politiche di sviluppo del governo nazionale per il Mezzogiorno, utilizzare meglio i fondi strutturali che ci consentiranno di superare il divario, se consideriamo che utilizziamo solo il 27% dei Fondi Fesr. Quindi, dialogo e collaborazione sono indispensabili per lo sviluppo».

Infine, altro tasto dolente, le donne del Sud non sono sufficientemente garantite: sia per la qualità del lavoro sia per i servizi di supporto alle famiglie. Sarà pertanto necessario, anche a livello locale, avviare un percorso di sviluppo duraturo e stabile capace di produrre buona occupazione, stabile e soddisfacente.

«Cozza, rilanciamola!»

Il mitile tarantino, promosso da destra e sinistra

Maldicenze, sequestri e distruzioni a tonnellate. La politica torna su uno dei simboli della Città dei Due mari. Renato Perrini (Fratelli d’Italia) invita le istituzioni alla ribilitazione del prodotto ittico («Commissario alle bonifiche, si pronunci…»), il presidente Emiliano firma ordinanze e ne caldeggia il consumo («…è la più buona e sicura del mondo»).

La cozza, simbolo di Taranto. Vessata, distrutta fisicamente, nel senso di sequestrata e mandata al macero, sempre e comunque, oggi è un simbolo da rivalutare. Intanto perché è sicura, lo dicono le analisi (e non da oggi), poi perché è buona come nessun’altra cozza al mondo. Allevata nella zona di Taranto, in particolar modo nel Mar Piccolo, il peculiare sapore della cozza tarantina è dato dalle condizioni di salinità del mar Piccolo attraversato dai citri, le famose sorgenti sottomarine d’acqua dolce in grado di ossigenare l’acqua e favorire lo sviluppo del plancton e dalle correnti d’acqua dolce del fiume Galeso. Ecco spiegate singolarità e bontà della cozza tarantina.

Perché, oggi, il mitile più famoso al mondo balza di nuovo agli onori della cronaca. Perché se n’è accorta la politica, quale tipo prima, quale dopo, non importa, soprattutto se l’interesse è trasversale e arriva, come si dice, da destra come da sinistra.

Così, l’altro giorno il consigliere regionale di Fratelli d’Italia, Renato Perrini, ha riportato al centro del dibattito «la cozza tarantina, considerata un tempo la migliore al mondo e negli ultimi tempi “inquinata” più dalle polemiche e dalla burocrazia che dal mare!». Senza tanti giri di parole, il consigliere, non l’unico a schierarsi dalla parte del pregiato mitile, ma in buona sostanza anche da quella dei mitilicoltori, appena qualche giorno fa. «L’intero settore – dichiara Perrini – ha bisogno di una boccata di ottimismo, così come il consumatore ha bisogno di sentirsi tranquillo quando consuma il mitile tarantino». Non solo una dichiarazione a favore di telecamera, ma anche un documento concreto per sollecitare ulteriormente su un tema che sta a cuore ai tarantini, il presidente della Commissione all’Ambiente, Mauro Vizzino. «Lo scopo – il punto di vista del politico, martinese di nascita, crispianese di adozione – affinché calendarizzi l’audizione del Commissario straordinario alle Bonifiche di Taranto, Vera Corbelli, e del direttore del Dipartimento Ecologia della Regione, Barbara Valenzano, sullo stato delle Bonifiche anche nel Mar Piccolo».

«Un anno e mezzo fa – prosegue Perrini – sempre in un’audizione sollecitata dal sottoscritto, il Commissario straordinario alle Bonifiche di Taranto fece promesse e rassicurazioni: ma, oggi, a che punto sono i lavori? Per questo motivo ho avanzato richiesta per un’altra audizione, e stavolta non solo con la partecipazione della stessa Corbelli, ma anche con la Valenzano, oltre che con il presidente Michele Emiliano: lo scopo è mettere intorno al tavolo tutte le parti interessate alla bonifica per sentire dalla viva voce a che punto è l’intervento di messa in sicurezza e gestione della zona, per fare chiarezza una volta per tutte».

BUONA E SICURA…

E se da destra “s’ode uno squillo di tromba”, da sinistra “risponde uno squillo”, anche se trattasi di figura istituzionale, dunque, al centro di qualsiasi tema. Il riferimento è al governatore di Puglia, Michele Emiliano, nelle recenti primarie indicato come presidente della Regione.  «La cozza di Taranto è la più buona e sicura al mondo», ebbe a dire qualche anno fa. E non in periodo di elezioni. Era un momento in cui Emiliano era in sella sua poltrona di governatore e le cozze tarantine erano poste sotto sequestro e mandate al macero. Firmò perfino un’ordinanza per «evitare la distruzione scontata di una grande quantità di prodotto e consente di avere la matematica certezza della bontà dei mitili tarantini». Lo ribadì nel corso di una conferenza stampa a commento dei risultati di una operazione di sequestro, svoltasi proprio a Taranto, che vide la distruzione di qualcosa come 30 tonnellate di mitili presenti nel primo seno del Mar Piccolo, con una dimensione superiore ai tre centimetri, e che non erano state spostate in altre aree entro il 31 marzo 2016 così come disposto da un’ordinanza dello stesso presidente della Regione.

All’incontro con la stampa parteciparono sindaco della città di Taranto, direttore generale dell’ASL di Taranto, il direttore del Dipartimento di prevenzione dell’ASL di Taranto, il comandante della Capitaneria di porto di Taranto, il comandante regionale Guardia di finanza, il comandante ROAN Guardia di finanza Bari, il comandante provinciale Guardia di finanza di Taranto e il comandante della Compagnia carabinieri di Taranto.

Nell’occasione, Emiliano fece di più, espresse «orgoglio per il metodo di lavoro messo a punto, metodo che parte da un’analisi ragionevole di ciò che avviene, secondo la fisiologia dei mitili e secondo le condizioni ambientali, e arriva alla soluzione adottata dalla Asl di Taranto, in collaborazione con gli stessi mitilicoltori e al recepimento della strategia da parte della Regione Puglia che, con una ordinanza innovativa, ha trovato la giusta soluzione compatibile con le esigenze di tutela della salute dei consumatori». Nell’occasione, il governato della Puglia, pose l’accento su «un’operazione titanica resa possibile grazie alla collaborazione di tutte le forze dell’ordine che tra di loro si sono coordinate per garantire i controlli e per garantire alla cozza tarantina di essere, non solo la più buona del mondo, ma anche la più sicura del mondo».

Lotta alla povertà

Venti milioni di euro per la rigenerazione urbana

L’impegno dell’Amministrazione comunale di Taranto. Progettazione per centri per anziani, residenze per padri separati e incentivi per giovani e nuove aziende. La città diventa un cantiere. Il sindaco chiama a raccolta dirigenti e assessori.

Lotta alla povertà, residenze per padri separati, centri per anziani, incentivi per le nuove aziende che si stabiliranno in città. Taranto raccoglie un finanziamento di venti milioni di euro e si trasforma in un cantiere di rigenerazione urbana.

Le prime buone notizie del nuovo anno amministrativo per la città di Taranto, arrivano direttamente dalle stanze da Palazzo di Città. A darne comunicazione è il primo cittadino, Rinaldo Melucci. Il sindaco aveva promesso che dopo le festività, promosse attraverso una lunga serie di eventi, l’Amministrazione avrebbe ripreso il suo impegno a pieno regime.

Riunione a Palazzo di Città, dunque, e prime, interessanti indicazioni. Il sindaco ha dichiarato di avere individuato insieme con dirigenti e assessorati interessati, misure operative, in grado di dare segnali immediati alla città. Tali misure saranno finalizzate – ha dichiarato il primo cittadino – non solo a sostegno dei nuclei in difficoltà economiche, ma anche, e soprattutto, a creare nuova economia. A partire da un tema che sta particolarmente a cuore a Melucci: i giovani. E’ a questi, fra gli altri, che il sindaco si è rivolto. Agli studenti tarantini che decidono di continuare gli studi universitari ed attivarsi per aprire nuove attività imprenditoriali proprio nel capoluogo ionico. La partenza di molti studenti che decidono di lasciare la città di Taranto, evidentemente, a questa amministrazione non va giù.

RAGAZZI, NON FATE LE VALIGIE

Ai ragazzi e ai motivi che li spingono a fare le valigie, vuoi per studio, vuoi per mancanza di occupazione, è stata spesso rivolta attenzione da parte dell’Amministrazione locale. Ed ecco che arriva un tassello al quale occorrerà dare seguito, attivandosi nel mettere in pratica un progetto che, si diceva, che intanto va dal combattere con tutti i mezzi di cui dispone la politica cittadina la povertà, alla residenza per padri separati, proseguendo con centri per anziani e incentivi per le nuove aziende che si stabiliranno in città.

Ecco, pertanto, l’incontro svoltosi appena dopo l’Epifania. Il sindaco si è messo in relazione con dirigenti (comunali e Profin) e rappresentanti di Giunta che rivestono ruoli importanti per seguire i finanziamenti milionari che giungeranno sulla città.

INCONTRO PROFICUO

E’ proprio a Palazzo di Città che si è tenuto il proficuo incontro tra il sindaco Melucci; il direttore generale del Comune di Taranto, Ciro Imperio; gli assessori Ficocelli e Viggiano, con i rispettivi dirigenti; i rappresentanti di Profin, la società incaricata dalla struttura commissariale Ilva per la progettazione degli interventi destinati dal Mise ai Comuni dell’area di crisi complessa.

Per la città di Taranto, dunque, i progetti finanziabili ammontano a venti milioni di euro da destinarsi a misure finalizzate alle politiche abitative e al welfare.

Gli interventi, che riguardano l’intera popolazione, si diceva, si rivolgono a giovani ed anziani, e spaziano dalle misure di lotta alla povertà alla realizzazione di residenze per padri separati, centri per anziani, agli incentivi alle nuove aziende che si stabiliranno in città. Puntando sì alla valorizzazione del patrimonio comunale, ma anche ai privati, in un generale contagio positivo che trasformi realmente Taranto in un cantiere operativo di rigenerazione urbana.

Italiani, ecco i guadagni

Il 2019 si è concluso con una ricerca sul lavoro dipendente

Chi ha studiato intasca anche cinquantamila euro. Laureati si difendono con quarantamila, diplomati a trentamila. Compensi che risalgono per quanti hanno contatto con la clientela. Donne discriminate, devono lavorare un mese di più…

Poco meno di cinquantamila euro l’anno per quanti hanno fatto corsi specifici, master di alto profilo per intenderci. Una spanna dietro, i laureati, con emolumenti che si aggirano intorno ai quarantamila euro. Infine, ma parliamo di lavori più pagati alle dipendenze di un’azienda, i diplomati. Per questi ultimi, infatti, ci aggiriamo intorno a salari pari a trentamila euro annui. Salari e non contratti a progetto o medio e lungo termine. Per salario si intende lavoro subordinato, per progetto o riconoscimento di capacità manageriali andiamo su cifre molto, ma molto più importanti. E se pensiamo che talvolta si aggirano anche su cifre a cinque e, in alcuni casi, pochi ma significativi, a sei zeri, comprendiamo quale sia il peso che si assegna al manager di esperienza. Strano a dirsi, più importante è l’emolumento, più l’azienda che sottopone al manager un contratto cospicuo e blindato, più la stessa ci guadagna.

Ma non spostiamo di troppo il nostro obiettivo dal “domenicale” di questa settimana: quali sono, cioè, i lavori da dipendenti più pagati in Italia. I lavoratori con gli stipendi più elevati, si diceva, sono quelli che hanno conseguito un titolo di studio importante, indicativamente un master di secondo livello. I guadagni si aggirano intorno ai quarantasettemila euro annui.

Secondo posto per i laureati con quota quarantamila euro e, a seguire, i diplomati con circa trentamila euro. In coda a questa singolare classifica fra quanti guadagnano di più con il lavoro dipendente, quanti non hanno concluso la scuola dell’obbligo. Questi ultimi, infatti, hanno una tendenza a guadagnare venticinquemila euro l’anno.

Negli ultimi anni in Italia il mercato occupazionale ha indicato una maggiore competitività, così da richiedere ai dipendenti già assunti o in via di assunzione, curriculum e competenze specialistiche e al passo con i tempi che, evidentemente, si riflettono in maniera proporzionale sullo stipendio conseguito.

Senza tanti giri di parole, conoscere oggi le professioni che consentono guadagni maggiori può essere utile ai nostri giovani per poter individuare con qualche indicazione in più il loro percorso di studi, possibile investimento per il futuro.

Lavori più pagati…

Dunque, i lavori più pagati in Italia. Molte le variabili in gioco quando si parla di retribuzioni lavorative. Si parte dal titolo di studio. Secondo un’analisi da “Jobpricing”, per esempio, i lavoratori con gli stipendi più elevati sono quelli che hanno conseguito un master di secondo livello. Gli stipendi di quanti hanno svolto studi e si sono perfezionati in settori specifici, si aggirano mediamente intorno ai 50.000 euro annui. Secondo posto per i laureati a quota 40.000 euro, a seguire, i diplomati con una media di 30.000 euro. A chiudere una classifica stilata per somi capi: quanti non hanno concluso la scuola dell’obbligo e hanno accettato le prime interessanti offerte del mondo del lavoro, guadagnano in media 25.000 euro all’anno.

Ma, come in buona parte del mercato del lavoro, la discriminante nel nostro Paese è il solito divario di genere: in Italia, come in buona parte nel resto del mondo, una donna risulta essere spesso sottopagata rispetto ad un uomo a parità di capacità lavorative e titolo di studio. Una lavoratrice, infatti, percepisce uno stipendio annuo medio di 27.000 euro lordi annui rispetto ai 30.000 euro dei lavoratori uomini. In buona sostanza, la donna per poter pareggiare lo stipendio mensile di un uomo, deve lavorare almeno un mese in più.

Ecco gli stipendi

Secondo lo studio pubblicato a fine anno, i lavori meglio retribuiti per un normale impiegato risultano essere quelli nel settore ricerca e sviluppo: 32.000 euro lordi annui. A breve distanza quanti sono impegnati  nei reparti di assistenza alla clientela (customer service); sotto i 30.000 euro lordi annui, le professioni legate ai settori amministrativo-finanziari, acquisti e, per finire, risorse umane ed organizzazione.

Per quanto riguarda i quadri invece, e parliamo di vertice occupato dai responsabili di ciascuno dei settori considerati nell’analisi, la “chart” sugli stipendi vede al primo posto il responsabile del settore vendite & clientela (customer) con 56.000 euro lordi annui. Ultimo posto, anche se con compensi decorosi, slitta il settore dedicato scivola il settore “It & web”, l’insieme di pagine web e altri file interconnessi fra loro all’interno di un terminale a sua volta connesso a una rete: 52.000 euro lordi annuali.