Giorgio, un campioncino!

Vince per sbaglio, ma consegna la medaglia all’atleta più brava

Imperdonabile errore della giuria. Rimediano i genitori dei ragazzini. «Mio figlio sa perfettamente cos’è lo sport, ha voluto consegnare personalmente il riconoscimento alla prima classificata», ha detto la mamma del piccolo premiato in un primo momento. «Quel giovanotto ha vinto due volte, un esempio per tutti!», il papà di Chiara, vincitrice legittima.

 Bravo Giorgio! E’ lui il ragazzino cintura nera in arti marziali, che ha rimediato a un inspiegabile errore della giuria che aveva premiato lui piuttosto che una sua coetanea giunta prima ad una manifestazione sportiva svoltasi in provincia di Catania. Più di un grande applauso per il campione in erba che in futuro avrà occasione di affermarsi e convincere anche il più distratto dei giudici. Ma bravi anche i genitori dei piccoli atleti che hanno saputo cogliere spunto da una vicenda che andava complicandosi, ma che, alla fine, è stata risolta con buon senso e generosità. Specie in un clima di festa che invita tutti ad essere più buoni.

Fosse stato un adulto a compiere un gesto simile, non avrebbe fatto notizia. Avrebbe avuto più o meno lo stesso senso che ha, anzi che avrebbe – visto che buone azioni più o meno simili hanno una eco sproporzionata – la consegna di un portafogli con dentro soldi al legittimo proprietario.

Dunque, il piccolo, generoso Giorgio. E’ lui che aveva vinto la medaglia d’oro grazie a un errore dei giudici. E’ stato invece il suo spirito sportivo ad avere avuto la meglio, così ha deciso di consegnare la medaglia alla seconda classificata.

BRAVO, GIOVANOTTO…

Protagonista di questa storia di Natale, si diceva, un giovanissimo atleta, Giorgio Torrisi, dieci anni, cintura nera di karaté. Fatale nel pasticcio finale, un errore della giuria nel calcolo del punteggio. Torrisi, infatti, è stato premiato come vincitore di un torneo svolto volto al PalaCanizzaro di Acicastello, provincia di Catania. Quando il campioncino ha scoperto di non aver realmente vinto la manifestazione nella quale, fra l’altro, si era ben comportato, non ci ha pensato su un solo attimo e ha scelto di consegnare la medaglia d’oro a Carlotta Bartolo, undici anni, arrivata seconda (secondo i calcoli sbagliati della giuria). La storia dall’aspetto romantico, l’ha ricostruita sapientemente l’edizione locale di Repubblica.it.

Settima edizione dell’International Edukarate. In sfida, trecentocinquanta atleti provenienti da tutta la Sicilia. Giorgio Torrisi, catanese, a fine incontri era stato giudicato il primo nella sua categoria. Subito dopo la premiazione, proprio gli stessi genitori del vincitore hanno intuito che c’era qualcosa che non quadrava nei punteggi. «Mio figlio è abituato a vincere – ha raccontato a Chiara, mamma di Giorgio, a Repubblica – ma anche a perdere con umiltà: ho spiegato a Giorgio che c’era stato un errore ed è stato lui stesso a consegnare la medaglia a chi l’aveva vinta».

…BRAVI PAPA’ E MAMMA

«La nostra prima vittoria è questa – ha dichiarato Giuseppe Bartolo, padre di Carlotta e maestro di karaté – trasmettere ai nostri atleti e figli i valori della lealtà: Carlotta ha ottenuto così la sua meritata medaglia, ma il vero vincitore morale della manifestazione è stato il piccolo Giorgio». Una medaglia anche per papà Giuseppe.

In quanto alla giuria, cui nessuno pare abbia prestato particolare attenzione, ad essa ci sentiamo di dare un consiglio: signori giudici, siate meno distratti ed essere concentrati quanto il “vincitore virtuale” e i genitori di vincitori e vinti.

Qualcuno dirà che l’errata corrige sarà scaturita proprio dalle scrivanie di quanti giudicavano le prestazioni sportive dei ragazzi. Aspetto da controllare. Non è che cambi molto, resta il fatto che la distrazione poteva cominciare a costare cara anche a dei ragazzini che avranno tempo per comprendere che la vita a volte ti pone di fronte ad ingiustizie, anche se involontarie. E’ festa, ci piace considerare il bicchiere mezzo pieno: grazie all’errore, abbiamo potuto godere di una pagina da libro “Cuore”. E buon anno a tutti!

«Ripartiamo dal sorriso»

Brindisi e Buon Natale da “Costruiamo Insieme”

Venerdì a spumante, panettone e pandoro. Alle porzioni, generose, il presidente Nicole. Alle bottiglie da stappare, Maurizio, il direttore. A Silvia, tocca il discorso di fine anno, a Patrizia spiegare…una pianta di limone. A Barbara l’organizzazione.Natale 04Cin cin. Non c’è Natale senza un brindisi. Uno di quelli a spumante e panettone, o pandoro, per quanti non amano imbattersi nell’uvetta. Comunque sempre rigorosamente tagliati a fette dal presidente, Nicole, anche quest’anno poche parole e molti auspici. Al direttore, Maurizio, il compito di far saltare il tappo alle bottiglie di spumante disposte sul tavolo delle riunioni. Anche in questo caso, soluzione democratica, bollicine assicurate a quanti amano spumante secco o leggero.

Non si può dire che non ci sia organizzazione. Ci pensa Barbara, anche lei discreta, ma presente in qualsiasi decisione nell’organizzazione degli eventi all’interno e all’esterno della Costruiamo Insieme.Natale 01E poi c’è Silvia Bianco. Anche quando non è al centro del brindisi, perché vuole tenere un profilo discreto, viene posta al centro dell’attenzione. Fra gli operatori più rappresentativi e, ogni anno, tocca a lei interpretare i sentimenti di presidente e direttore e trasferirli ai colleghi; facendosi portavoce, anche in senso inverso, delle emozioni che toccano il cuore degli operatori e quelli degli ospiti.

Venerdì, tarda mattinata e pomeriggio, nella sede di via Cavallotti a Taranto, è stato un bel ritrovarsi. C’erano quasi tutti. I ragazzi slegati da turni e impegno di lavoro, e gli operatori che, invece, dovevano dare continuità all’attività giornaliera.Natale 03SCAMBIO DI AUGURI…

Insomma, festeggiamo con appena un metro di anticipo il Santo Natale, festa molto sentita in direzione dove non mancano sottofondo musica dal sapore natalizio, cellophane e fiocchi che servono a confezionare i “pensieri” da porre sotto l’albero. Come sempre lo scambio dei doni. Ci sono gingilli, ma anche regali che vale la pensa segnalare. Anzi, si segnalano da soli, per originalità, come una pianta di limone ben confezionata. Gli operatori l’hanno acquistata per dare un contributo a una nobile causa, quella di un’associazione di volontariato, ma anche per dare un senso a un Natale che sia di buon auspicio. Stavolta è toccato a Patrizia spiegare quest’ultimo regalo. A lei si è unita Silvia, poi è arrivata Federica e, a seguire, Francesca.

«Questa pianta – hanno detto le ragazze, alle quali si deve la straordinaria intuizione – deve essere accudita e non lasciata in un angolo, come fosse un seme che dà germogli e cresce.Natale 05…DONI E PROPOSITI

Presidente e direttore non hanno parole. Sarebbe una notizia, se non fosse che l’emozione si manifesta con un sorriso e poi con un “grazie”, che potrebbe anche dire poco, ma che nell’occasione dice tutto. «E anche di più», aggiunge il presidente. «Sarebbero molte le cose da dire, ma è da qui, dal fare squadra e fare sistema che dobbiamo ripartire».

Nessun cenno, nemmeno lontano, alla politica. La vita nel CAS prosegue nella massima normalità, con quei guizzi di squadra e di socialità che in via Cavallotti incoraggiano. Far sentire gli ospiti come se fossero a casa, spiegare loro anche attraverso i simboli, come si vivano in Italia e, in particolare, a Taranto, certe ricorrenze. Come è accaduto a Pasqua, come è successo e succederà a Natale. Anche quest’anno in via Cavallotti i ragazzi hanno vissuto il Santo Natale. La banda musicale, i dolci tradizionali, il brindisi, gli auguri. E l’immancabile gara natalizia con la gara per l’albero più bello con le votazioni ai manufatti all’ultimo “like”.

Nel pomeriggio anche i ragazzi hanno voluto brindare, alzare il calice e urlare cin-cin con lo scambio di auguri. Il manifesto di speranza del Natale e di auspicio per un anno migliore, passa dal sorriso di Patrick. Si staglia dal suo volto nero che pare l’ideale di uno spot pubblicitario. E’ incoraggiante quel sorriso. Ripartiamo da qui!Natale 02

Bye-bye Inghilterra

Brexit, Gran Bretagna fuori dall’Unione europea

Dopo un primo accordo con l’UE, si attende il responso del Parlamento. Ripercussioni non indifferenti sul potere d’acquisto della sterlina, che in Borsa rimedia uno scivolone dopo l’altro. Cambia perfino il calcio più ricco del mondo. Per non parlare della fine della libera circolazione, ora ci vorranno viste e passaporto.

Maggioranza assoluta per i Conservatori e tanti saluti all’Europa. L’accordo sulla Brexit negoziato a Bruxelles ora attende l’approvazione del Parlamento, con il premier che sta accelerando le pratiche previste per l’approvazione definitiva per gennaio.

Londra esce dall’Unione europea a fine anno secondo quell’accordo già concordato, che intanto garantisce i diritti acquisiti dei cittadini europei. Per chi già vive e lavora in Inghilterra nessun cambiamento. Cambiano le cose, invece, per l’Irlanda del Nord, soggetta a un regime diverso rispetto al resto della Gran Bretagna, per evitare il ritorno a un confine rigido con la Repubblica d’Irlanda a Sud: l’Irlanda del Nord rimarrà legata al sistema doganale europeo e al mercato unico, mentre il resto della Gran Bretagna ne sarà fuori.

Ma vediamo cosa accade nel campo dell’immigrazione. Con la Brexit finisce il regime di libera circolazione con l’Europa. Londra attuerà una politica che avvantaggia i lavoratori qualificati rispetto ai “non qualificati” (baristi, camerieri, parrucchieri, per indicare alcune categorie). Questi ultimi dovranno avere già un contratto prima di partire per l’Inghilterra e potranno fermarsi solo per breve tempo (pare non più di un anno), senza poter maturare il diritto alla residenza. Diverso per medici e docenti, che potranno ottenere visti di lavoro più lunghi (forse cinque anni) e acquisire la residenza permanente. Novità anche per i turisti: per loro passaporto e visto elettronico.

E veniamo a un altro aspetto, che avrà sicuramente una eco più popolare: il calcio. Nato in Inghilterra, è lo sport più famoso e praticato nel mondo. Dunque, Brexit e calcio. Con l’uscita della Gran Bretagna dalla UE le conseguenze sulla Premier League inglese rischiano di essere enormi. Prima di conoscere nuovi scenari e regolamenti, però, bisognerà attendere una serie di passaggi e, in particolare, la formazione del nuovo governo che dovrà dialogare con gli organi calcistici come la federazione inglese e quella internazionale.

Ma i primi risvolti sono palpabili. Il crollo della sterlina registrato dalla Borsa ha avuto subito effetti sul potere d’acquisto delle società e, soprattutto, sul valore dei calciatori esterni all’Unione europea e che, comunque, militano nelle competizioni britanniche (oltre trecento i calciatori extracomunitari), in leggero calo, rispetto ai tesserati nel resto delle squadre dell’Unione europea, un numero in costante crescita.

E non dimentichiamo che molti calciatori fuori dal Regno Unito potrebbero pensarci due volte prima di trasferirsi in un Paese che ha tagliato i ponti con il resto dell’Europa. Va ricordato, infatti, che con il regolamento vigente in GB le norme sugli extracomunitari sono legate ad una determinata percentuale sulle presenze nelle competizioni internazionali. Per avere un permesso di lavoro in Inghilterra un giocatore extracomunitario deve aver giocato nei ventiquattro mesi precedenti al trasferimento.

Potrebbe esserci un vantaggio per i presidenti italiani, quello per esempio di ottenere uno sconto sui nuovi “stranieri” della Premier League mentre il nuovo cambio di rotta (quasi) consiglierebbe ai direttori sportivi a scartare dal tavolo degli affari le società britanniche dopo il calo della sterlina. Per farla breve:  alla Juventus, in futuro, potrebbe convenire la cessione del cartellino di un suo calciatore a un Barcellona piuttosto che a un Liverpool.

Altro passaggio delicato, nella Brexit, riguarderebbe il divieto dei trasferimenti dei giovanissimi tra i 16 e 18 anni ancora senza contratto professionistico all’interno dell’UE. Con la Brexit i club britannici non potranno più strappare alla concorrenza i giovani dei vivai europei.

Un quadro complicato, se parliamo di calcio, che poi è la lingua che parlano in milioni in tutta Europa. Detto dei campioni della sfera, prestiamo attenzione, ora, alla sterlina e alla Borsa. Una ripercussione sul calcio britannico diventato il più ricco in assoluto, sarebbe solo un risvolto rispetto a quello che potrebbe registrare l’economia inglese in un prossimo futuro, anche se non è esclusa un’onda lunga che potrebbe abbattersi, in una sorta di effetto-domino, sul resto dei mercati internazionali.

Terra da Oscar

Whoopi Goldberg incorona la Puglia

Di passaggio in Italia, l’attrice folgorata dal mare e dalle bellezze della Puglia. «Qui mi ci compro casa», ha dichiarato nei giorni scorsi. «Magari, nel resto del mondo, l’acqua fosse tutta così cristallina!». Prima di lei, un’altra vincitrice della prestigiosa statuetta hollywoodiana, Helen Mirren, e Madonna, entrambe abbagliate da bellezze e bontà della nostra terra.

Il mio angolo di paradiso è qui. Parafrasando uno dei suoi titoli più celebri, la grande attrice Whoopi Goldberg in questi giorni in visita in Puglia, si è detta stregata della nostra regione. Per mille motivi. Uno lo ha postato su Instagram, un video nel quale celebra le chiare, dolci e fresche acqua del nostro mare. E non è che l’ultimo nome dello star system a dichiarare amore alla Puglia.

In principio fu il Salento. Ora l’interesse delle star di Hollywood si sta allargando a macchia d’olio. Non solo la provincia di Lecce o quella di Brindisi, ma anche Taranto, il cuore della Valle d’Itria, fra la provincia ionica e quella adriatica. Residenze stellari e masserie, lunghe distese e casali affogati nel verde. Detto del progetto “Don Cataldo”, masseria in avanzata fase di ristrutturazione in zona Martina Franca (cliccate e osservate il sito…), Whoopi Goldberg, altra stella del firmamento cinematografico, sposa la nostra regione. La più bella al mondo, stando ai sondaggi di National Geographic, Lonely Planet e New York Time, che ne hanno riconosciuto l’immenso patrimonio culinario, artistico, storico e naturale.

La protagonista de “Il colore viola”, “Ghost”, “Sister act” e “Il mio angolo di paradiso” è rimasta folgorata dal colore dell’acqua del mare salentino. L’attrice ha postato una serie di scatti e video del suo viaggio in Italia, ma soprattutto in Puglia. E non si ferma al solo contenuto, fa molto di più, si sbilancia. «Mi piacerebbe comprare una casa, per venirci a trascorrere le vacanze».

SCALTRO, IL GOVERNATORE…

In un post rilanciato su Facebook dal presidente della Regione, Michele Emiliano, Whoopi mostra alcune immagini girate al suo arrivo all’aeroporto di Brindisi e poi, il panorama di un tratto di costa nel Salento, a Tricase, commentando il colore dell’acqua cristallina. Il post è stato subito rilanciato su Facebook dal presidente della Regione, Michele Emiliano, che non si lascia sfuggire una ghiotta occasione per candidarsi come accompagnatore, magari già alla prossima occasione, quando Whoopi Goldberg confermerà quanto dichiarato e farà un giro per comprare casa da queste parti. Intanto il governatore mostra alcune immagini girate all’arrivo dell’attrice all’aeroporto di Brindisi e poi, il panorama di un tratto di costa nel Salento, a Tricase, commentando il colore dell’acqua cristallina. «Stavo per entrare in acqua – scherza la grande attrice – ma  ho pensato che non mi voleste vedere nuda, quindi ho tenuto i vestiti; questo posto è naturale, l’ha fatto Dio: guardate il colore dell’acqua, è semplicemente fantastico; non sarebbe fantastico se tutta l’acqua del mondo fosse così? Non può succedere, ma sarebbe bello».

La Puglia è una località molto amata dai turisti. Tante le star, italiane e internazionali, che arrivano qui in vacanza. Mare splendido, acque cristalline e buona tavola della tradizione: cos’altro si può desiderare per qualche giorno in totale relax? Non deve sorprende pertanto che Whoopi Goldberg abbia scelto questa splendida meta per staccare un po’ la spina. L’attrice si trovava in Italia, a Bassano del Grappa, per presentare il suo libro “The Unqualified Hostess”.

 «SIAMO DI CASA»

E’ così che la Goldberg ha deciso di allungare il suo viaggio italiano ed è atterrata in Puglia. Pare che abbiano esercitato grande fascino anche architettura barocca, monumenti storici, siti archeologici greci e neolitici, l’acqua e le spiagge tra le più belle d’Italia, le scogliere a picco sul mare, le grotte di Castellana, la splendida Polignano a Mare, borghi come Ostuni, Locorotondo, Fasano e Martina Franca.

Fra gli amici “pugliesi”, l’attrice premio Oscar Helen Mirren, che una sera ha sorpreso quanti si trovavano nel centro storico di Melissano trasformandosi in una massaia del posto e provando a fare a mano le tipiche orecchiette di pasta fresca in uno degli stand allestiti per una manifestazione gastronomica. «E’ una terra meravigliosa – ha ribadito in più di un’occasione – e ci sono molte ragioni per restarci: sicuramente il suo cibo, ma soprattutto la sua gente».

E poi la cantante Madonna. Un ritorno recente, a conferma dell’innamoramento della cantante statunitense per la Puglia, la terra in cui la popstar da Guinness (350 milioni di dischi venduti in tutto il mondo) ha detto addio al suo passato da astemia per convertirsi al rosato, meglio se da Negroamaro. E se tanto, ci dà tanto…

Albero più bello, si parte!

“Costruiamo Insieme” lancia la corsa all’ultimo “like”

Terzo anno consecutivo, la cooperativa di Palazzo Cavallotti, coinvolge operatori e ospiti. Alberi alti tre metri ai quali appendere serie luminose, palline, fili dorati e fantasia. Dopo banda musicale, pettole e altre sorprese, il presidente, Nicole Sansonetti, promuove una nuova iniziativa fra gli ospiti dei Centri di accoglienza.

“Palazzo Cavallotti”, “106”, “316”. Nei Centri di accoglienza straordinaria si festeggia il Natale con la gara “L’Albero più bello”. Serie luminose, palline, fili dorati e idee, tante, di tutti i colori e di tutte le nazionalità ospiti nei centri a cura della cooperativa “Costruiamo Insieme”. Tutto per ricoprire alberi verdi, enormi, alti tre metri.

E’ una gara a colori. Non esistono barriere. Partecipano tutti, dai ragazzi di fede cristiana a quelli di fede musulmana. «Ognuno prega come crede – dicono i ragazzi che si sfidano all’ultimo addobbo – e vive in perfetta armonia con gli altri fratelli, nel massimo rispetto di usi e costumi».

Sarmad, pakistano, è informato. «L’albero non è un simbolo di fede cristiana – dice – ma qui il Natale si vive così, nel massimo rispetto, e se dei nostri fratelli vivono meglio il Natale fra luminarie e alberi illuminati, anche per me e i miei connazionali, musulmani come me, va bene». L’aria di festa genera buonumore, scalda i cuori e mette in campo una sana competizione giocata all’ultimo tocco di classe. GARA LIKE 3 - 1PALLINE, FILI DORATI E…FANTASIA

E, in effetti, operatori e “ospiti” dei tre Centri, mostrano grande fantasia. La direzione fa partire le tre strutture iscritte dallo stesso punto di partenza. Un albero alto tre metri. Le squadre si dispongono intorno agli alberi, con strumenti a disposizione e buona volontà. Sgabelli, sedie e scale. Termine di consegna, 22 novembre, giorno di Santa Cecilia.

Gli operatori hanno dato la sveglia ai ragazzi. A Taranto, il Natale comincia con largo anticipo. Il presidente della cooperativa, Nicole Sansonetti, per il terzo anno consecutivo ha accontentato quei ragazzi che chiedono insistentemente consigli utili per guadagnarsi amicizia, stima, affetto e rispetto ai tarantini. Così, non solo alberi da arricchire con la fantasia, ma anche la banda musicale, “regalo” apprezzatissimo dall’intero vicinato. O le pettole, pallottoline fritte realizzate con farina e lievito, offerte dai ragazzi ospiti ai passanti e a quanti, per tradizione, seguono le bande musicali nell’intero percorso cittadino.

Ma adesso, di mezzo, non c’è solo il Natale già bene avviato e vissuto dai ragazzi di “Costruiamo Insieme”, con la partecipazione all’accensione delle luminarie proprio il giorno di Santa Cecilia. C’è anche una gara giocata all’ultimo “like” cliccato sui social per manifestare le preferenza per l’albero realizzato a “Palazzo Cavallotti” o “316”, la struttura di via Principe Amedeo, due passi dal mercato Fadini, piuttosto che “106”, il Centro all’ingresso della Statale per Reggio Calabria.GARA LIKE 4 - 1DOPO LE LUMINARIE, LA GARA…

Sere fa il primo passo verso il Natale tarantino e, in qualche modo, il Natale italiano. L’accensione delle luminarie in piazza Immacolata e nelle adiacenti vie Di Palma e D’Aquino. Con il sindaco di Taranto, Rinaldo Melucci e l’assessore Fabiano Marti, che hanno ospitato il presidente della Regione, Michele Emiliano, alla presenza di migliaia di tarantini. Clic, accensione e delegazione dei ragazzi di “Costruiamo Insieme”, letteralmente fulminata. Per dire come fossero rimasti abbagliati da luci e colori delle opere realizzate da veri artigiani delle illuminazioni.

Ed ecco il risvolto della gara. Adesso è gara aperta. Ogni ragazzo, più o meno esercitato al linguaggio social, condivide la propria “opera” con i compagni del Centro di accoglienza, ma anche con gli amici che ha all’esterno delle strutture cittadini che li ospitano. «E’ cominciata la celebrazione – dice Brou, maliano – la città illuminata mi aveva emozionato, in tv e su internet avevo visto servizi video e fotografici da tutto il mondo, tanto che adesso starci dentro ti fa sentire al centro della festa, ma adesso la corsa al migliore albero mi ha messo addosso una gran voglia di vincere, anche se da queste parti mi dicono che l’importante sia partecipare: rispetto questo punto di vista, ma io voglio vincere!».

La gara ha avuto inizio. Sul sito e sui social di “Costruiamo”, tutti i link su cui cliccare le preferenze. Come sempre, vinca il migliore e, se proprio, non ce ne fosse uno, vinca la voglia di stare insieme e celebrare con un ideale abbraccio un Natale lontano da casa, ma in grande armonia con i nuovi amici.

«Sono stato cretino!»

Retromarcia del sindaco di Biella sul caso Segre-Greggio

Claudio Corradino, sindaco della città piemontese, aveva rifiutato la cittadinanza alla senatrice a vita scampata all’Olocausto per assegnarla al popolare presentatore televisivo. Dopo la bufera mediatica le scuse del primo cittadino con allegata ammissione di colpa.

«Sono stato un cretino, lo ammetto: chiedo scusa a Liliana Segre ed Ezio Greggio, anche se su questa cosa è stata fatta una speculazione indegna da parte di tutti e mi dispiace: il risultato è stato negativo, ingiustamente, ho commesso una grandissima sciocchezza diventata una cosa nazionale. La signora Segre non ha bisogno della cittadinanza del sindaco di Biella per attestare che lei, invece, è “patrimonio dell’umanità”, pertanto le chiedo ancora scusa: l’ho invitata anche a Biella per la Giornata della Memoria, non ho nulla contro di lei».

Con queste parole il sindaco di Biella, Claudio Corradino, si è scusato ai microfoni di “Stasera Italia”, programma serale in onda su Retequattro. Molti ricorderanno l’episodio in seguito alla polemica esplosa nell’attribuire la cittadinanza onoraria della città piemontese al presentatore televisivo Ezio Greggio, dopo averla rifiutata alla senatrice Liliana Segre, ottantanove anni, superstite dell’Olocausto e testimone della Shoah italiana. Era stato lo stesso conduttore di “Striscia la notizia” a porre al centro del dibattito il tema “cittadinanza onoraria sì, cittadinanza onoraria no” con un secco rifiuto all’invito del sindaco di Biella che solo una settimana prima l’aveva negata alla senatrice.

«Sono stato un cretino e chiedo scusa alla Segre e a Greggio». Riconoscere i propri torti in modo così secco, davanti a milioni di spettatori prima, di lettori poi, è stato un gesto importante. E non tanto per il “cretino” attribuitosi da solo dal sindaco di Biella, Corradino, che comunque ha commesso una grave sciocchezza, quanto per aver riconosciuto di aver commesso una grave leggerezza. Corradino non era il cliente di un bar di periferia nel quale stava sorseggiando di corsa un caffè prima di recarsi al lavoro. La dichiarazione l’aveva fatta con addosso la fascia tricolore di primo cittadino di una città considerata patrimonio dell’Unesco. Per contenere la polemica diventata virale, ci limiteremo a considerare ingenua la posizione del sindaco, che ha rifiutato le “chiavi della città” alla Segre, scampata all’Olocausto, per attribuirle appena una settimana dopo al popolare presentatore (non solo bravo, ma molto impegnato nel sociale)? E’ stato proprio Greggio a mostrare grande sensibilità compiendo un gesto forte e rispedendo al mittente la proposta di cittadinanza onoraria. Forse proprio l’atteggiamento di Greggio, ha riposizionato il tema al centro del dibattito, dopo che il rifiuto della cittadinanza alla Segre rischiava di passare quasi sottotraccia. Dunque, un “bravo” al conduttore di “Striscia” e una “sufficienza”, seppure stiracchiata, al sindaco di Biella che ha riconosciuto una leggerezza commessa in veste di primo cittadino. Dunque, tutto è bene quel che finisce bene.

Ma facciamo un po’ di cronaca a proposito di quanto ha generato il caso mediatico in causa. La polemica scoppia e diventa un caso politico. La giunta del Comune di Biella decide di nominare cittadino onorario Ezio Greggio, «Per la popolarità televisiva – questa la motivazione – come conduttore, giornalista, attore e regista, per il suo costante impegno attraverso l’associazione “Ezio Greggio per i bambini prematuri”; per aver contribuito a diffondere in Italia e nel mondo il nome di Biella» (il conduttore è nato a Cossato, cittadina in provincia di Biella).

La decisione della Giunta, intempestiva, era arrivata pochi giorni dopo il rifiuto del conferimento dello stesso titolo alla senatrice a vita, Liliana Segre.

Paolo Furia, segretario del Pd in Piemonte, aveva considerato provocatorio il gesto. «Niente contro Ezio e niente in linea di principio contro un titolo onorifico – aveva dichiarato il politico – per un uomo del nostro territorio che ha portato il nome di Biella in giro per tutto il Paese, però mi chiedo: perché non farlo tra due anni? Perché decidere di farlo a una sola settimana dal rifiuto di votare una cittadinanza onoraria per la nostra senatrice a vita perseguitata nazista e simbolo della nazione Liliana Segre?».

Considerata la bufera provocata dal caso, Greggio aveva deciso di rifiutare la nomina a cittadino onorario di Biella, «per rispetto nei confronti della senatrice Liliana Segre, per tutto ciò che rappresenta, per la storia, i ricordi e il valore della memoria».

Da quel momento in poi, la retromarcia del sindaco Corradino con tanto di scuse: «Segre non ha bisogno che arrivi il sindaco di Biella a darle la cittadinanza, è un “patrimonio dell’umanità” e le chiedo ancora scusa. L’ho invitata anche a Biella per la Giornata della Memoria e non c’è nulla contro di lei».

Infine, il punto di vista del sindaco di Biella. «Solo per una sfortunata serie di coincidenze la proposta di cittadinanza a Ezio Greggio e la mozione Segre si sono accavallate a livello temporale, dopo che con Ezio Greggio avevamo fissato la data del 23 novembre da oltre due mesi». Dicevamo “tutto è bene…”, ma stavolta c’è stata una marcia indietro con tante scuse e un «sono stato un cretino», un esercizio che molti politici dovrebbero compiere quando commettono un grave errore. E non sono al bar, ma rivestono cariche pubbliche.

«Polveri mortali»

Italia, prima in Europa, a causa del PM2.5

Taranto, nel nostro Paese, davanti al resto delle province. «I tumori infantili registrano una percentuale superiore al 50% rispetto alla media», aveva spiegato in una intervista rilasciata a “Costruiamo Insieme” Valerio Cecinati, direttore del reparto di Pediatria del SS. Annunziata.

Non più tardi dello scorso luglio, sui nostri canali, dal sito a youtube (Costruiamo Insieme, «Vincere insieme», digitate pure…), in una intervista a Valerio Cecinati, direttore del reparto di Pediatria del SS. Annunziata, era emerso un dato raccapricciante: Taranto registra il 50% di casi in più rispetto al resto d’Italia. La nostra terra per tutto quello che ha passato e ancora sta passando, prima di ogni cosa la crisi occupazionale con particolare riferimento alla vice Arcelor-Mittal (ex Ilva), non si meraviglia più di niente. Come se fosse stato stirato dall’artiglieria pesante. E come se non bastasse, la stessa, si fosse fatta un altro giro su una città moribonda e l’avesse tramortita una seconda volta.

Dunque, di che meravigliarsi, se non più di tre giorni fa l’agenzia italiana più autorevole, l’Ansa, abbia divulgato attraverso il proprio sito e la serie di testate giornalistiche, dalle più autorevoli a quelle di provincia, che il nostro Paese ha registrato l’ennesima tragedia sanitaria. L’Italia è tristemente prima in Europa e undicesima nel mondo per morti premature da esposizione alle “Polveri sottili PM2.5”.

QUARANTACINQUEMILA MORTI!

Appena tre anni fa sarebbero state 45.600, con una perdita economica di oltre 20 milioni di euro: la peggiore in Europa. È il risultato fra uno dei dati riferiti all’Agenzia ANSA da Marina Romanello, una studiosa italiana – nemmeno a dirlo, a proposito di fuga di cervelli all’estero – della University College di Londra, ricavata da un’attenta analisi pubblicata da una rivista medica sull’impatto dei cambiamenti climatici sulla salute, condotta da ben trentacinque università. La studiosa italiana è tra gli autori di un  impietoso report che ha coinvolto almeno trentacinque enti, tra università e istituzioni, come l’OMS e centoventi ricercatori in tutto il mondo.

Abbiamo sentito spesso parlare ambientalisti locali e nazionali di un elemento infinitesimale, ma al contrario dannoso quanto un veleno letale: il PM2.5. Di piccolo diametro, il PM2.5 è composto da tutte quelle particelle solide e liquide disperse nell’atmosfera. Qui sta l’aspetto tragico, proprio perché essendo di piccole dimensioni, questo elemento considerato comunemente “polvere sottile”, può penetrare negli alveoli polmonari e potenzialmente passare nel sangue.

Gli esperti, nel summit appena riferito, a conclusione di un primo ciclo di studi, hanno stimato il seguente dato: in Europa sarebbero duecentottantunomila le morti premature per esposizione alle PM2.5.

In pericolo, come ci aveva spiegato Cecinati, direttore del reparto di Pediatria del SS. Annunziata, è soprattutto la salute dei bambini e dei neonati. Questi, infatti, risultano essere i più esposti in quanto dotati sistemi immunitari e respiratori ancora non del tutto sviluppati.

TUMORI INFANTILI, TARANTO PRIMA PER DISTACCO

«I tumori infantili – ci aveva spiegato Cecinati – sarebbero considerati patologie rare: in Italia se ne registrano quattromila casi l’anno; l’ultimo rapporto dell’Istituto superiore di Sanità sull’incidenza dei tumori infantili descrive una percentuale superiore al 50% rispetto alla media: non abbiamo un’epidemia di tumori infantili, ma tradotto in numeri, se nelle province del resto d’Italia registriamo una media di quindici casi all’anno, a Taranto ne riscontriamo venticinque l’anno».

Per concludere, i problemi climatici fra le varie cause, provocano malnutrizione, in quanto minacciano i raccolti. In Italia, anche questo secondo stime attendibili, il potenziale di raccolto si è ridotto per tutte le coltivazioni alimentari di base (dagli Anni 60 quello del mais si è ridotto del 10,2%, quello del grano invernale del 5%, della soia del 7%, del riso del 5%).

Diventa fondamentale, tornando ai nostri bambini, rispettare l’accordo sul clima sottoscritto a Parigi. Sarebbe l’unico sistema perché un bambino nato oggi, secondo i ricercatori, possa festeggiare il suo trentunesimo compleanno in un mondo a emissioni zero perché  le prossime generazioni  abbiano un futuro più sano e sicuro, finalmente.

Ex Ilva, Conte a Taranto

A sorpresa venerdì il premier in città

«Non ho la soluzione, ma prometto massimo impegno», ha dichiarato. Incontro con operai, manifestanti e autorità. Arcelor-Mittal spaventa, sarebbero cinquemila gli esuberi. Incontro lunedì a Roma. Complicata la strada per la nazionalizzazione. 

DOMENICALE Conte prefettura 2Un blitz inatteso a Taranto. Il premier Giuseppe Conte resterà nella Città dei Due Mari e dei diecimila del siderurgico, fino alla mezzanotte di venerdì in Prefettura, a confrontarsi con autorità del territorio. Con lo stesso prefetto, Antonella Bellomo, che ha appena rilasciato una lunga intervista a “Costruiamo Insieme”, il nostro sito e ai nostri canali web, da youtube alla radio.

Conte è piombato a Taranto nel pomeriggio. Ha agito d’impeto. Fra attendere suggerimenti o proposte di soluzione o tacere, fa di più. Quanto nessun politico di razza, attendista anziché no, avrebbe fatto: andare nella tana del lupo. Incontrare i dipendenti di ex Italsider, Nuova Italsider, Ilva, Arcelor Mittal, da troppo tempo abbandonati al loro destino, sempre più incerto. Specie alla luce delle ultime voci, insistenti, che circolano da giorni: Arcelor-Mittal fa le valigie e dice addio, non ci sarebbero le condizioni per lavorare serenamente. Figurarsi la serenità dei dipendenti dell’ex Ilva sulla cui pelle da anni si gioca una dura battaglia. Crisi, non solo per Taranto, ma per il resto d’Italia, nel resto d’Europa. E’ un effetto-domio. L’acciaio è utile non solo a una comunità, quella tarantina, sulla quale potrebbe abbattersi una bomba sociale da un momento all’altro, ma anche ai Paesi europei che del lavoro del siderurgico tarantino si giovano da sessant’anni. Quell’industria che sbuffa fumo, per pochi soldi produce acciaio e mali indefinibili.

CINQUEMILA ESUBERI!

L’ultima provocazione di Arcelor-Mittal sono i cinquemila esuberi. Di punto in bianco. Così il Governo studia le su contromosse per evitare che migliaia di lavoratori restino senza occupazione. Così si ragiona sul nodo degli esuberi, nel caso l’azienda con i bagagli fuori dalla porta tornasse a sedersi al tavolo. A Roma pensano anche a un Piano B che veda Cassa depositi e prestitiin un ruolo di primo piano, con l’ingresso magari di altre cordate.

Il premier Giuseppe Conte che pur ammettendo l’inesistenza di una uscita strategica, ci mette la faccia. Richiama a sé il dossier e tutti alla responsabilità, spiegando il senso che il suo blitz a Taranto è la presenza dello Stato accanto a Taranto e ai lavoratori tarantini. «Vengo qui senza maschera, ma non ho la soluzione in tasca», ha spiegato a cittadini, lavoratori e contestatori.

VENERDI’ A TARANTO, LUNEDI’ A ROMA

Nella mattinata successiva, ieri cioè, fonti industriali, che hanno partecipato all’incontro di venerdì sera in Prefettura a Taranto proprio col presidente del Consiglio Giuseppe Conte, confermano alle agenzie un secondo incontro, stavolta a Roma, domani (lunedì per chi ci legge) con i Mittal, il Gruppo che controlla l’ex Ilva di Taranto, Genova, Novi Ligure e altri siti italiani. E, intanto, la città attende, con impazienza nuovi risvolti e, finalmente, una soluzione definitiva.

Sarebbero diverse le ipotesi per uscire dalla posizione d’attesa. Compresa quella della nazionalizzazione, una soluzione sulla quale oggi si registra più di una brusca frenata. Innanzitutto, secondo quanto riferito da fonti parlamentari della maggioranza, dal Ministero delle Finanze. Una strada difficilmente percorribile, tanto per questioni di sostenibilità economica, quanto per eventuali paletti che arriverebbero dall’Unione europea.

Dunque, reintrodurre lo scudo penale per Arcelor-Mittal. Su questo tema, intanto, nel Pd ragiona se proporre un emendamento a misura, ma la tesi che sembra prevalere è che una mossa del genere potrebbe non sbloccare comunque la situazione. Per questo motivo si prenderebbe ancora tempo. Si attendono nuove, dunque. Buone nuove, a partire da un incontro, sicuramente interlocutorio, quello in programma domani nella Capitale.

«Impara l’arabo…»

Milano, in una scuola elementare si fa vera integrazione

«…e mettilo da parte». Sette studenti egiziani hanno scritto un dizionario. E regalato alla loro maestra perché comunicasse meglio con due connazionali appena giunti in classe. L’iniziativa, lodevole, viaggia sui social e diventa un caso nazionale. Da prendere come esempio, stavolta.

«Maestra Antonella, ci sono due nuovi nostri connazionali in aula, loro non conoscono una sola parola di italiano, potrebbe tornarle utile questo dizionario arabo-italiano-arabo per aiutare questi alunni ad integrarsi con la nostra classe?».

C’è tutto in una frase simile, da noi sintetizzata – tutto, infatti, parte da un post della stessa docente – a cominciare dal senso civico espresso da sette alunni di origine egiziana che hanno pensato bene di aiutare i due bambini appena giunti in classe che avrebbero avuto problemi, come loro, al momento dell’iscrizione.

E’ accaduto a Milano. E’ proprio in una scuola del “severo” capoluogo meneghino che una una insegnante di scuola elementare ha ricevuto in dono qualcosa di decisamente insolito, sicuramente molto utile considerando il ruolo delicato di una insegnante che deve impegnarsi ad aiutare i piccoli all’inserimento in una società a loro sconosciuta.

Il dono è vocabolario arabo-italiano scritto a mano da alcuni suoi piccoli studenti, utile nell’aiutarla a parlare, spiegare, conversare meglio con tutti i suoi alunni.

NEL CAPOLUOGO LOMBARDO…

Una storia, questa, che arriva dall’Istituto comprensivo “Giacosa” di Milano (da quelle parti noto anche come “Parco Trotter”). Protagonista la maestra Antonella Meiani che, con un post su Facebook, rende nota una incoraggiante e condivisa idea che hanno avuto alcuni suoi piccoli studenti egiziani.

La maestra spiega. “Nella mia classe ci sono sette bambini egiziani, due sono da poco arrivati nel nostro Paese; hanno evidentemente problemi di lingua, non riescono a comunicare bene con me e il resto della classe che non parla arabo”.

Il problema viene risolto dai compagni egiziani nati in Italia e, dunque, perfettamente padroni della nostra lingua. Parlano così bene l’italiano che redigono un mini dizionario “arabo-italiano” in cui sono presenti le parole più importanti che servono alla maestra per farsi capire.

Nell’originale vocabolario, scritto a mano su fogli bianchi, c’è davvero di tutto: parole più gentili ed educate come «ciao», «come stai?», «grazie» e «va bene», a numeri e verbi più importanti e utilizzati a scuola come «colora», “studia”, «aspetta» e «hai finito?».  Non manca la parola «bravo», che questi ragazzi così volenterosi meritano una lode. E non finisce qui, perché i bambini che hanno scritto il “loro” dizionario, prima di regalare alla maestra Antonella,  intitolano così la loro opera: “Imparare l’arabo (studiare)”. Un applauso ai piccoli autori del dizionario. Non dice una cosa, però, l’insegnante: che i suoi volenterosi alunni non hanno scritto in…arabo, ma in una lingua comprensibile. Dunque, l’“esperanto” è servito.

L’ARABO, UNA RISORSA

L’originale vocabolario è tato scritto sia in arabo che in italiano, come un normale dizionario, pronuncia compresa, lo scoglio – quest’ultimo – più complicato da superare per chi deve imparare lingue difficili come l’arabo.

Grande soddisfazione per la maestra, ma anche per l’Istituto scolastico di colpo trovatosi su molte delle prime pagine dei quotidiani locali e nazionali. E, soprattutto, dei due alunni egiziani che non finiranno mai di ringraziare i loro compagni di classe di origine egiziana, che hanno manifestato amore per il prossimo. Definizione che forse manca nel dizionario in questione, ma che può essere aggiunta quando si vuole. Del resto, il più è fatto. Dunque, come il vecchio adagio italiano sull’arte, ci verrebbe da dire «Impara l’arabo e mettilo da parte».

«Dazi amari!»

Mattarella, Trump e la presunta gaffe

Secondo la stampa l’incontro fra i presidenti italiano e americano alla Casa Bianca passerebbe alla storia per uno scivolone dialettico dell’ex tycoon («America e Italia alleate dall’Antica Roma…».). Non è proprio così, ma la posizione severa del nostro Capo dello Stato contro le gabelle minacciate dagli USA è passata colpevolmente in secondo piano.

L’incontro alla Casa bianca fra il presidente Sergio Mattarella e quello americano, Donald Trump, passerà alla storia più che per il confronto, a tratti dialettico, interessante anche per la posizione del nostro Governo, per quello che molti hanno considerato quello dell’ex tycoon come enorme scivolone “storico”. In un momento di delirio dialettico, Trump avrebbe parlato di alleanza storica fra l’Italia e gli Sati Uniti, risalente all’Antica Roma. Una gaffe che avrebbe del clamoroso, considerando che a scoprire il Nuovo continente fu Cristoforo Colombo nel 1492, dunque, molto, ma molto distante dall’Impero romano.

Vero che su internet è possibile fare e scrivere di tutto, anche costruire bufale per farle passare per oro colato, creare fake news ad arte, ma un’affermazione così esagerata – e fermiamoci qui – avrebbe significato avere nella testa un bel corto circuito. Così enorme da non considerare che un ripasso alla storia, quella più elementare, avrebbe evitato la presunta smarronata del numero uno americano e gli innumerevoli articoli che in questi giorni hanno lo hanno canzonato.

E ROMOLO E REMOLO, DOVE LI METTIAMO?

Ora, facciamo i bravi. Trump non è l’unico che, preso dalla foga oratoria, sovrapponendo concetti può concedersi il diritto di spararla grossa. Nel maggio del 2002 anche Berlusconi commise una gaffe. Non proprio identica, ma comunque degna di nota. Nel parlare di fondazione dell’Antica Roma – evidentemente la storia dell’Impero romano è il punto debole di chi governa – fece l’allusione ai gemelli “Romolo e Remolo”. Gaffe, sicuro, anche se all’epoca Silvio rilasciava dichiarazioni tanto al chilo e, allora, la sparò quella senza tanto pensarci. Quella di Trump, fosse autentica, considerando un’altra scuola di pensiero, sarebbe una di quelle che fanno male, invitano i ragazzini a confutare i libri di storia: «…lo ha detto il nostro Presidente, Colombo è venuto in America quando esistevano già solidi rapporti fra Italia e Stati Uniti – forse non ancora uniti, ma è un dettaglio – millecinquecento anni prima!».

Qual è l’altro punto di vista. Secondo altre fonti, il presidente Trump non avrebbe sparato una simile fesseria. Agli indefessi debunker, cioè sbufalatore, sarebbe bastato ascoltare il suo discorso più attentamente, ma soprattutto per intero, per comprendere che in realtà non ci trovavamo al cospetto di una delle più clamorose gaffe compiute da un capo di Stato. Queste sarebbero, dunque, le parole pronunciate da Trump: «Gli Stati Uniti e l’Italia sono legati da un’eredità culturale e politica condivisa, antica migliaia di anni. Dall’Antica Roma nei secoli il popolo italiano ha contribuito ad accrescere la civilizzazione con magnifiche opere d’arte, scienza, filosofia, architettura e musica».

Poi Trump ha proseguito così il suo ragionamento: «Lunedì scorso noi abbiamo dato il nostro tributo all’italiano che ha scoperto un Nuovo Mondo, un genovese che si chiamava Cristoforo Colombo. E per me quel giorno si chiamerà sempre Columbus Day. A qualcuno non piace, a me sì».

Più che “morale della favola”, sarebbe stato il caso di soffermarsi su altri aspetti dell’incontro.

NO AI TASSI, LAVORIAMO INSIEME

Sergio Mattarella, invece, è riuscito dove gli altri hanno fallito. L’ospite italiano, a un certo punto, ha alzato la mano in maniera educata lanciando un chiaro messaggio in codice a The Donald: «Non vorrei interromperti e non lo sto facendo, ma adesso tocca a me parlare». Trump ha ceduto di fronte a tanta eleganza. Dopo aver alzato la mano e preso parola, Mattarella ha ribadito la necessità di risolvere i problemi con l’arma del dialogo, la più forte di tutte. Così il quotidiano La Stampa ha già soprannominato “dottrina Mattarella” l’insieme di comportamenti tenuti dal presidente italiano durante il colloquio con Trump: zero intolleranza o prepotenza e niente nazionalismo becero.

Insomma, se i giornali invece di seguire il gaffone di Trump, avessero scritto della dottrina Mattarella, la visita del capo dello Stato italiano per noi tutti avrebbe avuto altro effetto. Ha fatto vacillare Trump che a un certo punto si è quasi trovato costretto ad ammirare la posizione di Mattarella: «Dazi sull’Europa? Vediamo cosa possiamo fare per non introdurli». Prendano appunti i leader dell’Unione Europea.