Tartaruga, sbuca e “depone”

Miracolo della natura a Torre Ovo, due passi da Taranto

Uscita dall’acqua, ignara dei bagnanti, ha fatto il suo lavoro di mamma. Un fazzoletto di sabbia, una buca nella sabbia e via. Video, foto, selfie, solita “compilation” per i social. L’animale, della specie caretta-caretta, ha poi fatto marcia indietro ed è rientrato in acqua

Foto QuiCosenza.it

Foto QuiCosenza.it

Un medico prestato alla politica “scherzava” i suoi avversari impegnati nei temi ambientali. “Questa notte una decina di perditempo si darà appuntamento su una spiaggia della nostra Litoranea per ammirare la schiusa delle uova di tartaruga”. Risatona, la sua, l’unica, mai accompagnata da una misera spalla, che lo sostenesse in una tesi sulla quale c’era poco da ridere. Ma andava così. Ora il medico-politico non siede più fra i banchi dell’emiciclo comunale, per la gioia degli altri consiglieri e degli “ambientalisti” (non necessariamente “verdi”) e forse dei suoi stessi pazienti, considerando il suo status di pensionato.

Introduzione pigra, lo ammettiamo, ma ogni tanto vale la pena fare una digressione, purché breve. Se non altro per segnalare che non siamo tutti uguali e che esiste una “minoranza dannosa”, a prescindere.

Dunque. Veniamo allo spettacolo straordinario offerto dalla natura in questi giorni, nonostante il genere umano si impegni affinché momenti simili diventino sempre più rari. Torre Ovo, Marina di Torricella, sul litorale ionico, dunque non lontano da Taranto. Sotto gli occhi increduli dei bagnanti sbuca dal mare una tartaruga della specie caretta-caretta, da queste parti diffusa, se non fosse che anche questo genere corre il rischio di estinzione o, comunque, di contenimento nella nascita di nuovi esemplari.

Foto Puglia.com

Foto Puglia.com

DUE SPETTACOLI IN UNO…

Spettacolo nello spettacolo. Vedere quell’animale così robusto, nella sua lenta andatura fare un passo dopo l’altro trascinandosi in spiaggia, per compiere uno dei miracoli della natura: scavare e depositare le uova. Letteralmente indisturbata, la tartaruga, come se intorno a lei, splendida creatura marina non ci fosse nessuno, mentre il numero di bagnanti si moltiplicava per la solita rassegna di selfie. Solita storia dei social: chi può fermarli. Nessuno, come del resto, la natura. Così quella tartaruga ha fatto tutto quello che spetta a una mamma coscienziosa: scavare una fossa profonda e depositare il “frutto” del suo amore.

Dopo aver compiuto il suo dovere materno, la tartaruga, con la stessa, lenta eleganza, si è girata e un passetto dopo l’altro è tornata in acqua. Adesso tocca ai piccoletti fare in modo che nei prossimi giorni schiudano le uova e ripopolino il nostro mare. Facendo ovviamente attenzione ai predatori che non aspettano altro che questi piccoli animaletti indifesi provino a guadagnare di corsa il mare.

Fra i bagnanti, ci segnalano: un ispettore di Polizia del Commissariato di Grottaglie, che prima ha fatto rispettare la distanza dall’animale per evitare che la mania di foto, video e selfie, più che indispettire, lo disturbasse nello svolgimento della sua importante missione.

Foto Salerno Today

Foto Salerno Today

DOTTO’, TROVI UNA “SCHIUSA”

Il poliziotto, libero dal servizio, come gli altri bagnanti ha osservato la scena, rapito dal miracolo, senza però intervenire per non disturbare la “mamma”, intenta a sotterrare in un fazzoletto di sabbia le uova con dentro i suoi futuri piccoli.

Lo stesso ispettore e alcuni bagnanti si sono attivati nel contattare il personale del Wwf di Taranto, da anni impegnato nella protezione della specie, così quel tratto di spiaggia è stato recintato a salvaguardia delle uova e, dunque, dei giovanissimi esemplari della specie caretta-caretta.

La tartaruga comune o tartaruga caretta (caretta caretta) è la tartaruga marina più comune del mar Mediterraneo, ma fortemente minacciata in tutto il bacino del Mediterraneo. Dunque, se qualcuno ha tempo e rispetto degli animali, si organizzasse pure per assistere alla schiusa delle uova di tartaruga, assicurandosi di tenere alla larga qualche politico dalla risata facile e dalla scarsa responsabilità nei confronti della natura.

Se dico “Taranto”?

Meraviglie di una città con spiagge uniche al mondo

Città vecchia e Castello aragonese, Ponte girevole e Colonne doriche, Museo archeologico e ipogei, Museo spartano e delfini a vista. Infine, a tavola: riso patate e cozze, spaghetto ai frutti di mare, oppure un tubetto fagioli e cozze. E non è finita. Se vi sentiste persi, consultate le agenzie di viaggio o i siti più attrezzati. Troverete di tutto e di più. E buona permanenza

Foto Puglia.com

Foto Puglia.com

Se dico “Taranto”. Purtroppo non è un gioco, ma una constatazione. Se non sei tarantino la prima cosa che ti viene in mente sono quei camini industriali che sfiorano i duecento metri d’altezza e sparano fumi caldi. Altra voce stonata nel dizionario dedicato alla Città dei Due mari: “Cozza tarantina”. Dicasi di mollusco contaminato da diossina. Non più tardi di qualche giorno fa si è registrato un sequestro di due tonnellate di cozze grazie all’intervento di Commissariato Borgo e Guardia costiera, insieme con personale dell’Asl. Inflitta una lezione a quanti screditano una città e quanti lavorano onestamente nel campo della mitilicoltura. Le cozze tarantine sono altre, sono quelle del Mar Piccolo, i cui semi crescono fra i citri, fonti sottomarine di acqua dolce che sbucano in mare e assegnano alla cozza tarantina un sapore non riproducibile altrove. Questa la vera cozza.

Ciò detto, se dico “Taranto”, di cosa parliamo? Non abbiamo che l’imbarazzo della scelta. Dunque, scopriamo insieme la bellezza della Città dei Due mari (e dei tre ponti…) e le sue meraviglie tanto da farne autorevolmente una delle città italiane più belle. Taranto, città unica, spiagge a go-go e aree costiere pregiate da scoprire, assieme a monumenti unici e paesaggi naturali che lasciano i turisti senza fiato.

Poco per volta, scopriamo Taranto. Cominciamo dalla Città vecchia, gli Stretti, da via Duomo alla cattedrale di San Cataldo, con le caratteristiche case dei pescatori affacciate sul porto. Una delle prime grandi suggestioni. Forse non è un caso che da queste parti siano venuti a girare più di un film o fiction televisive. Una normale passeggiata diventa una esperienza romantica. Dunque, il Duomo di San Cataldo, la più antica cattedrale di tutta la Puglia. Sbucando dalla Città vecchia in piazza Castello, davanti al Palazzo di Città, ecco il maniero che intitola quello spiazzo con alle spalle due enormi Colonne doriche, frutto di un tempio costruito nell’epoca della Magna Grecia. Il Castello Aragonese (detto anche Castel Sant’Angelo, come quello romano, il principio è simile) collega ‘U Burghe (Borgo Antico) con il Borgo Nuovo, la Città nuova, appena superato il Ponte girevole, altra caratteristica di questa città. Mai angolo fu più fotografato per inviare a tutto il mondo “Saluti da Taranto”.

Foto Puglia.com

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TARANTO, COME I CARAIBI…

Estate, tempo di mare. Una città immersa fra Due mari, ha una costa interminabile, superiore agli ottanta chilometri. Un suggerimento per quanti volessero fermarsi a Taranto per stendersi al sole di una nostra spiaggia o nuotare nelle sue “chiare, fresche, dolci acque”. Spiagge da sogno e angoli imperdibili. Acqua cristallina, fondali bassi, rendono la costa di Taranto e provincia meta ideale per chi ama il mare e odia lo stress. A una ventina di chilometri dalla città, Marina di Pulsano, a seguire Marina di Lizzano: uno scenario molto simile, fatto di dune, mare turchese e sabbia bianca. Non più di qualche tempo fa, un servizio fotografico realizzato da un’agenzia turistica fu “contrabbandato” come “Mare dei Caraibi”. Come a dire che le spiagge del Tarantino furono rivendute come caraibiche, attrattore di turisti destinate ad Antille e dintorni.

Qualche chilometro più avanti ed ecco Campomarino, macchia mediterranea e acqua magnifica. Ideale per nuotare, stendersi al sole, ma anche girare per botteghe di souvenir e piccoli, accoglienti locali. Ancora più “giù”, Punta Prosciutto, mentre per chi non ama molto spostarsi, a mezz’ora di motonave c’è l’Isola di San Pietro o andando verso la Basilicata, ma sempre in provincia di Taranto beninteso, Castellaneta Marina e Ginosa Marina: spiagge attrezzate, affollate per un turismo familiare.

Potremmo proseguire, ma proviamo a dare ancora qualche consiglio in tema di turismo. Se vi sentiste persi, consultate “Viagginews.com” e non vi sbagliate. Dunque, il MArTA, il Museo Archeologico Nazionale. Più di 200.000 reperti, dalla Preistoria al Medioevo raccontano non solo di Taranto e dintorni ma la storia dell’Italia intera.

Foto Taranto Capitale di Mare

Foto Taranto Capitale di Mare

CASTELLO ARAGONESE E…

Castello Aragonese e Ponte girevole. Entrambi simbolo di Taranto. Il Castello e la sua sagoma imponente, posta a protezione del Mar Piccolo, da secoli veglia sulla città difendendola dagli “attacchi”. La Cattedrale di San Cataldo. La principale chiesa di Taranto dedicata al patrono San Cataldo, di cui conserva le spoglie. È la cattedrale più antica della Puglia e si trova nel cuore della città vecchia, in Piazza Duomo.

La Città vecchia (o Borgo antico). Su quest’isola è nata Taranto più di 2700 anni fa e la storia è ancora perfettamente visibile negli ipogei, i palazzi nobiliari, le facciate delle chiese. Taranto Sotterranea. Il sottosuolo della Città vecchia è ricco di ipogei, grotte scavate nei millenni per estrarre materiale, creare luoghi di culto o di difesa, frantoi e tombe. A cinque metri sotto il livello del mare, quattro sale per circa ottocento metri quadrati interamente recuperate, ospitano l’unico museo dedicato agli spartani, fondatori di Taranto.

Le Isole Cheradi. Taranto ha 3 isolotti: San Paolo, San Pietro e San Nicolicchio (oramai scomparso). Gli antichi Greci chiamavano queste isole Elettridi perché dedicate a Elettra, la figlia del dio Poseidone e sorella di Taras, fondatore di Taranto. JDC Jonian Dolphin Conservation. Per chi volesse Se volesse trascorrere qualche ora in compagnia dei delfini, rispettandoli e contribuendo alla ricerca scientifica, a Taranto c’è il JDC Jonian Dolphin Conservation, un’associazione che si occupa di tutela del mare e dei cetacei. Partenza dal Molo Sant’Eligio (Città vecchia) per un’escursione in catamarano di circa sei ore.

Foto Puglia.com

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“A TAVOLA!”

Volete andare via da Taranto a stomaco vuoto? Non sia mai. Provate ad immaginare. Riso patate e cozze, una variante della paella di Valencia, oppure un classico spaghetto con le cozze e altri frutti di mare, oppure un tubetto fagioli e cozze. I tarantini le cozze le gratinano, le riempiono, le fanno in “impepata” o alla “puppitegna”, solo con pomodoro, aglio e prezzemolo.

La cucina di Taranto offre innumerevoli alternative. Tra i primi: le “chiancaredde”, orecchiette tarantine fatte in casa condite con pomodoro, basilico e pecorino. Tra i “secondi”, imperdibili, le bombette di carne ripiene (prosciutto, formaggio, verdure) e un panzerotto tarantino, un calzone molto simile a quello della tradizione di Napoli. Taranto vive di mare, quindi tra i secondi abbonda il pesce in zuppa, oppure in frittura, tra cui spicca il polpo, sovrano della cucina pugliese. Tra i dolci, se capitaste a Taranto nel periodo di Natale: le pettole di Santa Lucia (paste lievitate con zucchero). Tra i vini: Primitivo e Aleatico, nelle sere d’estate consigliabile il bianco frizzante di Lizzano.

M’illumino di Gilmour

Per tre giorni la facciata del Castello aragonese di Taranto ha “ospitato” i Pink Floyd

Videomapping ispirato al leggendario chitarrista e ai suoi compagni. “3D Pink Floyd: dalle porte dell’alba al muro”, il titolo dell’installazione. Autori Hermes Mangialardo e Valentina Iacovelli, una produzione esclusiva per Medimex. Poi David, Nick Mason, Roger Waters e Richard Wright concedono il bis al MArTA

M’illumino di Gilmour. E non solo. Sere fa il Castello aragonese di Taranto ha offerto il suo affascinante profilo alle proiezioni di immagini e cartoon in movimento dei Pink Floyd per celebrare la formazione musicale più originale e più amata del pianeta.

Per tre giorni il videomapping ispirato ai Pink Floyd ha animato il Castello. “3D Pink Floyd: dalle porte dell’alba al muro”, è stato il titolo dell’installazione firmata da Hermes Mangialardo e a cura di Valentina Iacovelli, produzione Contempo in esclusiva per Medimex.

Bene ha fatto, dunque, il Medimex che ha promosso una serie di performance live, fra queste Nick Cave, inventandosi un Castello aragonese che per tre sere ha assunto i colori delle copertine dei dischi di Roger Waters (basso), Nick Mason (batteria) e Richard Wright (tastiere). Loro i fondatori, insieme con Syd Barrett, poco tempo dopo sostituito, prima provvisoriamente, poi a tempo pieno, da Gilmour, chitarrista e cantante della formazione più iconica di sempre. Quella di “The dark side of the moon”, appena meno di cinquanta milioni di copie vendute in tutto il mondo, album rimasto in classifica non sappiamo nemmeno quanti anni, considerando le generazioni che si sono avvicinate alle loro idee e ai loro suoni. Dopo il gruppo battezzato con due nomi dei più straordinari bluesman americani, nulla è stato come prima nella musica.

IMG-20220625-WA0148ANCHE IL MUSEO…

Non solo il Castello tinto coi colori dei Pinks. L’International festival & music conference promosso da Regione Puglia e realizzato da Puglia Sounds si è ripreso il suo posto al centro dell’estate, dopo il fermo di due anni di pandemia. Anche il museo archeologico nazionale MArTA di Taranto, con l’entusiastico benestare della direttrice Eva degl’Innocenti, ha aperto le sue sale ai Pink Floyd con una mostra a cura di Ono Arte Contemporanea, in anteprima nazionale, che ferma lo sguardo sul rapporto fra la band britannica e Studio Hipgnosis.

Fu proprio Studio Hipgnosis, grazie alle visioni di Storm Thorgerson e Aubrey Powell, a rendere visibile l’universo immaginifico dei Pink Floyd, realizzando alcune copertine di dischi poi passate alla storia. Loro la firma, per esempio, la mucca di “Atom heart mother”, come il prisma attraversato dalla luce di “Dark side of the moon”. A Taranto sono in esposizione cinquantacinque opere di grande formato, e pure i lavori preparatori che hanno portato alle copertine definitive.

E, ancora, non solo Pink Floyd. Nel Museo archelogico nazionale della Magna Grecia, spazio per altri lavori che Studio Hipgnosis ha realizzato per altri colossi della musica mondiale: Led Zeppelin, Peter Gabriel, Genesis e Rolling Stones. Il coronamento della celebrazione dei Pink Floyd, però, resta la declinazione artistica di Medimex, spintasi fino al Castello aragonese, sulla cui facciata è stata protagonista, si diceva, un’installazione visiva tridimensionale.

«“Raga”, non mollate!»

Giulia, neolaureata barese lancia un appello ai colleghi studenti

Un pensiero che fa il giro del web. «Per chi non ce l’ha fatta, chi ha mollato, chi non si è sentito all’altezza, ha trovato solo porte chiuse e non crede più in se stesso», Incassa tremila “mi piace” e interessa la stampa nazionale

«A chi non ce l’ha fatta, a chi ha mollato, a chi non si è sentito all’altezza, a chi ha trovato solo porte chiuse, a chi non crede più in se stesso, a chi ha pianto notti intere pensando a quell’esame, a chi non è riuscito a respirare per l’ansia, a chi si è dato la colpa di ogni fallimento, a chi ha preferito morire invece che fallire ancora. A me, che alla fine ce l’ho fatta». E’ una parte del post che Giulia, studentessa appena laureata, ha pubblicato su Instagram. Oggi funziona così, magari la stessa protagonista della scossa, del diretto dritto alla bocca dello stomaco, non sapeva nemmeno che quel suo sfogo finisse sulla stampa, i giornali. Fra i più attenti nella disamina, provocatoria se vogliamo, è stato il Corriere della sera. Ma non sulle pagine locali, bensì sul nazionale. Perché quello rifilato ai “naviganti” (di internet) da Giula è un destro che metterebbe a tappeto qualsiasi coscienza.

Più e più volte – scrive Corsera – Giulia, ventitré anni, ha pensato di gettare la spugna. Ansia, notti insonni, l’emozione, che proprio sul più bello potesse tradirla. E, invece, la ragazza pugliese affronta gli esami, uno dietro l’altro, consegna la tesi e, alla fine, si laurea in Lettere Antiche all’Università “Aldo Moro” di Bari e Taranto. Restano scolpite nella sua mente, si legge sulla stampa e sui social, le difficoltà incontrate, fino a mettere nero su bianco una tesi tutta da leggere: “La censura nel cinema italiano da Totò e Carolina a Totò che visse due volte”. E qui scatta la dedica riportata puntualmente dal Corriere della sera.

Foto Corriere.it

Foto Corriere.it

GIULIA, GRAN TEMPERAMENTO

Giulia non solo ce l’ha fatta, scrive il quotidiano. E’ anche riuscita a dare ampio risalto al suo messaggio. Lo ha postato su Instagram, raccogliendo circa tremila consensi, quelli che in gergo si chiamano “like”, un po’ come l’indice di gradimento dei programmi televisivi. Giulia parte e arriva dritta al cuore, le sue parole, toccanti, vanno forse oltre l’effetto sperato. La neolaureata diventa un simbolo. Scrive: «Nessuno parla mai di loro – riferendosi agli sconfitti – perché nessuno pensa mai a chi non ce la fa più, a chi si porta quell’esame dietro per anni e non perché non studia, ma perché qualcuno ha deciso che quella domanda sulla nota a pie’ di pagina di uno dei tre libri da 500 pagine a cui non ha saputo rispondere, vale la bocciatura. La mia tesi, la mia laurea, tutti i miei sacrifici, li ho dedicati a chi ha passato notti intere a piangere, notti insonne a domandarsi: “ne vale davvero la pena?”, giornate a studiare sui libri per poi sentirsi dire che non era abbastanza. Ma non è così».

Secondo Giulia, chiosa il Corsera, a contribuire al problema ci si mettono anche i media. «Sui giornali capita spesso di leggere di studenti che si laureano più volte e/o in tempi record – scrive – e questo tipo di confronto crea molta pressione, perché ognuno ha i suoi tempi e le sue difficoltà. Penso per esempio a chi ha ridotte disponibilità economiche ed è costretto a lavorare per permettersi gli studi».

010_tesidilaureaQUANTI “LIKE”!

Sono in molti ragazzi a ringraziare per le sue parole, il web si inchina al suo pensiero, nel giorno dell’incoronazione a neolaureata. «Sono stati gentilissimi – ha ricambiato Giulia – mi sento davvero grata per tutti i commenti ricevuti. Qualcuno mi ha perfino scritto raccontandomi la sua storia». «Ho il pallino della scrittura – conclude nel suo appassionato intervento social – e mi piacerebbe diventare una giornalista o una insegnante. Sto già scegliendo la Magistrale, ma non essendomi trovata bene in Italia sto valutando l’opzione di studiare nuovamente fuori. Per via della lingua mi piacerebbe trasferirmi in Inghilterra, ma la Brexit e il costo delle università locali sono ostacoli non da poco. Si vedrà». Intanto, cara Giulia, grazie per averci ricordato tre, quattro cose che non dovremmo mai dimenticare. A partire dai sacrifici, non sempre sufficienti da parte dei genitori, per proseguire con quelli che – giustamente nella tua riflessione condivisa da tremila ragazzi – fanno migliaia di ragazzi per “mantenersi agli studi”. Noi ci uniamo alle tue dolcissime dediche e ci rivolgiamo ai ragazzi arrivati quasi sul filo di lana, senza tagliare il traguardo. Ragazzi, c’è sempre tempo. Fermatevi un attimo, riprendete tutto il fiato di questo mondo e riprendete la corsa. La corona non è poi così lontana.

«E le ferie d’agosto?»

La risposta a un imprenditore salentino in cerca di personale estivo

«C’è l’aria condizionata?», «Per meno di tremila euro non se ne parla», «Sabato e domenica libero?». Ormai i ragazzi rispondono così alle offerte di lavoro. Colpa del reddito di cittadinanza? Al ristoratore è stato esplicitamente richiesto il pagamento “a nero”, per non perdere l’assegno mensile. Complicato uscire da una situazione simile

«Cerco aiuto pizzaiolo, camerieri caffetteria e banconista bar per stagione estiva: lo stipendio lo decidete voi, il giorno libero lo decidete voi e gli orari anche. Per info contattatemi». E’ una provocazione, ma c’è peggio: nessuno si è risentito, ha pensato di presentarsi o rispondere piccato al titolare di un ristorante salentino che, privo di personale, ha pensato di rendere pubblico lo scarso interesse dei nostri ragazzi per il lavoro. Insomma, anche da questa storia, non ne usciamo proprio bene.

Come sfondare una porta aperta. In due diverse occasioni abbiamo scritto che se il Reddito di cittadinanza ha dei meriti, dall’altra ha provocato una certa noncuranza nei confronti del lavoro. Un tempo esistevano i giornali del tipo “Cerco lavoro”, quello dei “Concorsi”, che esiste ancora, ma con una tiratura per “soli amatori”. Insomma, cifre bulgare.

Abbiamo anche scritto nei giorni scorsi anche come, un ristoratore del Nord, abbia cavalcato in modo non del tutto onesto una certa “assenza di personale” chiudendo un suo locale per aprirne un altro e, nel frattempo, inviare ai vecchi dipendenti lettere di licenziamento. Succede anche questo, i social insegnano.

Foto Lavorare Turismo

Foto Lavorare Turismo

ALLORA VI…SPUBBLICO

Stavolta ci troviamo al cospetto di un altro ristoratore. Uno che, immaginiamo, seduto al tavolino ha forse voluto creare un putiferio mediatico. Avrà sentito qualche aspirante cameriere o “aiuto pizzaiolo”, non del tutto convinto della sua proposta di lavoro: per gli orari o per lo stipendio. E, allora, «Ve lo do io il lavoro!»: vi spubblico con un post, prima o poi qualcuno passerà dal mio profilo facebook e riprenderà lo sfogo, accipicchia.

Detto, fatto. Sull’imprenditore insoddisfatto, si sono catapultati a decine. Giornalisti, non aspiranti pizzaioli. Organi di informazione, dal Nuovo Quotidiano di Puglia, proseguendo con il Corriere della sera e Repubblica, nelle edizioni regionali piuttosto che quelle “on line”, hanno ripreso la notizia che ha poi fatto il giro delle redazioni di mezzo Stivale.

Dunque, «Cerco aiuto pizzaiolo – riportava il post d camerieri caffetteria e banconista bar per stagione estiva e lo stipendio lo decidete voi, il giorno libero lo decidete voi e gli orari anche. Per info contattatemi». Questa la provocazione nei giorni scorsi da un imprenditore salentino, titolare di un locale di Porto Cesareo, fra le marine più affascinanti del Salento nel periodo estivo.

«In tv e sui social – aggiunge il ristoratore – si parla di imprenditori che sfruttano, in realtà io e i miei colleghi in zona non riusciamo a trovare persone disposte a lavorare nonostante stipendi più che dignitosi: offro dai 1200 euro in su netti al mese e non trovo persone disponibili». Stipendio base, che sfiora i 1.500, anche 1.600 per i pizzaioli. Nonostante, però, lo stipendio decoroso, dice l’imprenditore, il personale non si trova.

Foto Leccesette

Foto Leccesette

NON PIU’ DI 100 PIZZE A SERA

Causa mancanza di personale, il primo passaggio obbligato: non più di cento pizze a sera, cinquanta in meno rispetto alla media giornaliera. Motivo plausibile: per non appesantire oltremodo l’unico pizzaiolo a disposizione, altrimenti anche lui potrebbe andare via e lasciare nei pasticci il proprietario del locale. «Non so, forse i ragazzi – prova ad ipotizzare l’uomo – non considerano il lavoro da camerieri come un’opportunità o un’esperienza utile».

«Cerco personale. Lo stipendio lo decidete voi e gli orari anche». Un post provocatorio su Facebook per denunciare mesi di difficoltà nel trovare camerieri, baristi e pizzaioli. Così Pierluigi Lucino, imprenditore leccese di 40 anni, ha deciso di denunciare la carenza di personale per le sue due attività una piccola pizzeria e il nuovo ristorante Riviera Bar Bistrot, a Porto Cesareo in Puglia

Per il ruolo di aiuto pizzaiolo la paga può arrivare a 1500-1600 euro netti al mese ma è da mesi che l’imprenditore non trova candidati. Tanto da aver deciso di ridurre il numero di pizze sfornate in una serata. «Non posso far lavorare troppo l’unica persona che ho, non sarebbe giusto. Invece di centocinquanta pizze abbiamo messo il tetto a cento».

arton18566LAVORO NERO? NO, GRAZIE!

L’imprenditore, vuota il sacco. Spiega di aver ricevuto persone che chiedevano di lavorare in nero pur di non perdere il Reddito di cittadinanza. «Paradossale ma è successo anche questo. In un contesto del genere perché non si aiutano gli imprenditori ad assumere in regola: no ai 5 euro l’ora, sì ai Contratti collettivi nazionali che esistono e vanno applicati».

«Durante la pandemia – conclude – molti sono andati a lavorare da altre parti: chi aveva voglia di lavorare ha trovato impiego nella logistica o in azienda. Da mesi posto annunci, la situazione è preoccupante e sta mettendo in crisi la ristorazione locale, fatta di gente laboriosa e onesta».

Come reagiscono i giovani? Con ironia. Molti, con il passare del tempo sono diventati esperti nella comunicazione, ci hanno messo uno spirito “cazzaro” e hanno dato fondo alle proprie risorse di autori di battute tanto al chilo.

«E le ferie in agosto?», «C’è l’aria condizionata?», «Mi scusi, ma per meno di tremila euro non se ne parla!», «Ma il sabato e domenica sarei libero?». Ci provano, magari Antonio Ricci e per “Striscia la notizia” o Gino & Michele per “Zelig” li ingaggia come “battutisti”. «Lo stipendio?», ci pare di sentirli, «quello non è un problema: decidetelo voi…». Battuta per battuta, non si offendano i ragazzi, né i loro genitori. Non dite o postate che «Gli stranieri vengono in Italia e ci rubano il lavoro!». Le cose, come vedete, stanno in un altro modo.

«Lavorare? No, grazie preferisco il “Reddito”»

Meglio godersi l’estate, dicono in molti

A spasso fra gli organi di informazione che riprendono una provocazione di Massimo Giletti (La7). Sul Sole 24 Ore, Il Giornale, Libero e il portale Today, le dichiarazioni di imprenditori e le risposte dei candidati. «Mi tengo stretto l’assegno mensile, piuttosto lavoro in nero…». E un certo tipo di assistenzialismo crea una voragine tra domanda e offerta

Quando il palinsesto scarseggia, la redazione fa ricorso all’usato sicuro. Uno dei cavalli di battaglia è il Reddito di cittadinanza, tema trasversale, che interessa tanto quanti stanno a sinistra e non hanno del tutto condiviso la misura invocata e sostenuta dal Movimento 5 Stelle; quanto a destra, dove il “reddito di base” e, dunque, l’erogazione a pioggia di un minimo garantito, non ha mai convinto. Così, l’altro giorno, Massimo Giletti – simpatico o antipatico, ma sicuramente uno che conosce il mestiere e il sistema di fare ascolti – rilancia il tema dei temi: il Reddito di cittadinanza. Dalla sua ultima inchiesta, provocatoria, evidentemente, scaturisce una domanda e, in allegato, una risposta. “Lavorare? No, grazie, preferisco il reddito di cittadinanza”.

Nulla di cui stupirsi, anche se mette in evidenza una delle principali cause del fallimento del Reddito. La misura targata Movimento 5 Stelle, scrive Luca Sablone sul Giornale, avrebbe dovuto fare da spinta verso l’occupazione, ma in molti casi si è rivelata essere un vero e proprio disincentivo al lavoro.

E, infatti, a proposito di Giletti, come scrivevamo, la conferma viene dall’ultimo servizio di “Non è l’arena” andato in onda su La7 e all’interno del quale due percettori del rdc hanno rifiutato un contratto di lavoro per tenersi stretto il “sussidio”.

arton18566DISPONIBILITA’, MA IN NERO

«Spesso riusciamo a trovare la figura giusta ma quando chiediamo di portare i documenti per regolarizzare il contratto rispondono: no, grazie, abbiamo il Reddito di cittadinanza e non vogliamo perderlo: se vuole possiamo lavorare in nero». Sicindustria – riprende il portale Today – l’associazione di imprese della Sicilia che aderisce a Confindustria, sul Sole 24 Ore ha lanciato un grido d’allarme per l’occupazione dell’Isola. Secondo l’associazione le piccole e medie imprese faticano a trovare personale perché gli aspiranti lavoratori non vogliono rinunciare al reddito di cittadinanza. Non solo, manifestano disponibilità solo “in nero”: reddito, più salario più o meno pieno.

Torniamo a Sablone. L’imprenditore Valerio Laino – scrive il giornalista – da mesi ha messo annunci e sparso la voce, ma il risultato è sempre lo stesso: arriva una lunga serie di “no” da chi ha già un’entrata economica grazie al Reddito di cittadinanza. Così l’inviato Marco Agostini lo ha accompagnato a svolgere dei colloqui per l’assunzione di nuovi dipendenti: un posto da banchista, un contratto di terzo livello per 6 ore e 40 con una busta paga da 1.300/1.500 euro.

Il primo “candidato”, dopo essere venuto a conoscenza delle condizioni e degli aspetti del contratto, mette subito le cose in chiaro. «Ci sarebbe solo una cosa però, magari rimane tra me e lei… Se possibile non mi fa un contratto perché io già percepisco il reddito di cittadinanza». Il desiderio sarebbe dunque quello di un lavoro in nero così da non farsi mancare il sussidio grillino da 730 euro. «È un rischio stare in nero ma meglio così», aggiunge senza problemi.

La sostanza non cambia con un altro soggetto, già in passato candidato a lavorare nell’attività dello stesso Laino. L’interlocutore si dice disponibile, ma mette le mani avanti e fa sapere di percepire già il reddito di cittadinanza: «Facendo un contratto non… mi capisce?». «Questo lavoro potrei farlo – manifesta quasi magnanimo il “redditato” – se ci mettiamo d’accordo diversamente sì: resta il fatto, però, che al momento non lascio il reddito».

ansa10NUMERI IMPRESSIONANTI

Il quotidiano Libero parla di numeri drammatici circa la platea di beneficiari del Reddito di cittadinanza che non vuole saperne di accettare un lavoro. I Centri pubblici per l’impiego della provincia di Napoli, per esempio, hanno incassato risposte negative in molti casi. Nel 90% dei casi, i posti offerti agli assistiti sarebbero rimasti vacanti. Senza dimenticare l’enorme mole di truffe in tutta Italia, con i furbetti che incassano soldi pur non possedendo i requisiti necessari.

Anche per questa motivazione è tornato ad accendersi il dibattito sulla misura a firma del Movimento 5 Stelle. Le iniziative politiche non mancano. Italia Viva dal 15 giugno avvierà una raccolta firme per arrivare all’abolizione. Licia Ronzulli, senatrice di Forza Italia, va giù dura: il reddito di cittadinanza, sostiene, «mortifica il merito e le competenze» e perciò propone di sospenderlo per la stagione estiva reintroducendo i voucher. «Questa cultura assistenzialista – completa la senatrice – penalizza anche gli imprenditori che non trovano più personale».

Alla fine, la riflessione degli imprenditori, ci ritroviamo in una situazione paradossale: esiste una ricerca di gente da contrattualizzare a tempo determinato, ma anche quest’anno le imprese stanno registrando grandi difficoltà a trovare gente che voglia lavorare. Si parla di numerosi colloqui per inserire in organico gente da poter far lavorare nei locali, ma la risposta è sempre la stessa: meglio il Reddito di cittadinanza e godersi l’estate. Detto che il reddito, in un momento di grande crisi sta aiutando tanta gente, un certo tipo di assistenzialismo ha creato una voragine tra la domanda e l’offerta».

DAMS anche in Puglia

Svolta epocale per l’Università degli studi “Aldo Moro”

L’ateneo di Bari e Taranto avrà i suoi corsi di Accademia nelle Discipline dell’audiovisivo. Non più necessariamente Bologna perché i nostri studenti si formino in un settore in continua crescita. I nostri ragazzi potranno perfezionarsi sul territorio nel campo dell’audiovisivo, della musica e dello spettacolo

Niente più Bologna per quanti vorranno iscriversi al DAMS, l’Accademia che forma nelle Discipline dell’audiovisivo, della musica e dello spettacolo. O meglio, l’università del capoluogo emiliano resta un faro in materia di studio, ma a breve anche la Puglia potrà dire la sua. Dal prossimo anno, infatti, l’università “Aldo Moro” di Bari e Taranto, attiverà il nuovo corso di studio per rispondere alla costante richiesta occupazionale prodotta da un’industria cinematografica che in Puglia sta attraversando una stagione di successi. Dovessimo dare un nome, scriverlo in testa ai titoli di un film, una qualsiasi fiction, bene, questo sarebbe sicuramente quello di “Apulia Film Commission” e, naturalmente all’investimento nel settore artistico e culturale degli ultimi anni che ha permesso alla Puglia, si diceva, di crescere e diventare set cinematografico privilegiato di sceneggiati televisivi e lungometraggi. Nonché di fornire professionisti alle troupe che girano in Puglia spot pubblicitari, documentari e produzioni televisive. Il che significa, per chi viene ad investire nel Mezzogiorno, abbattere notevolmente i costi di produzione.

Nei giorni scorsi ne ha scritto la Gazzetta del Mezzogiorno, annunciando una svolta epocale per la nostra regione che proprio nella produzione di qualsiasi cosa sia legata alle immagini, dagli spot ai film, negli ultimi anni aveva fatto registrare un’impennata che nemmeno piazze come Roma e Milano avevano certificato nel recente passato.

Foto Giornale di Puglia

Foto Giornale di Puglia

SIGNORI, IL DAMS…

E veniamo al DAMS targato Università degli studi “Aldo Moro” di Bari e Taranto. Il corso ad accesso libero annunciato appena venerdì scorso nell’Aula A del Palazzo Ateneo, prevede due percorsi formativi: “Cinema e media” e “Teatro e musica”. Il primo, il percorso cinematografico e audiovisivo, proporrà una formazione approfondita nel campo dell’industria cinematografica, televisiva e dei nuovi media, attraverso discipline come storia e tecnica del linguaggio cinematografico, sceneggiatura e storytelling, forme e modelli della serialità televisiva, teoria e tecnica dei media digitali.

Il secondo, il percorso teatrale e musicale, invece, offrirà invece una preparazione indirizzata sulle arti performative in relazione al mondo dell’impresa, prestando una forte attenzione per la storia delle drammaturgie europee e le forme dello spettacolo contemporaneo con insegnamenti di carattere produttivo, manageriale e organizzativo.

Un argomento che ci sta particolarmente a cuore: gli sbocchi occupazionali. Gli studi al DAMS, spiega la “Gazzetta”, aprono scenari interessanti, ruoli di rilievo nella filiera industriale cinematografica e televisiva e in quella teatrale e musicale, oltre che in realtà ed enti, pubblici o privati, che si occupano della promozione della cultura.

Il DAMS fornirà un primo livello di formazione nel campo del cinema, dell’audiovisivo, della musica e dello spettacolo, offrendo una preparazione di stampo umanistico grazie, per esempio, a discipline storiche, sociologiche, letterarie, artistiche. Ma anche economico-organizzativa, corsi e laboratori di produzione, marketing, diritto, organizzazione di impresa. Un corso, in particolare (L-03), darà accesso alla Magistrale in Scienze dello Spettacolo (LM-65), già attiva nell’università del capoluogo.

Foto BariToday

Foto BariToday

STORIA, ESTETICA, ECONOMIA

Tra le materie caratterizzanti storia, estetica, economia ma anche strumenti e metodologie di base per un’indagine critica nell’ambito dell’audiovisivo e dello spettacolo. Le competenze generali, sia umanistiche che economiche, saranno integrate da un apprendimento pratico e laboratoriale. Si prevede, inoltre, riporta la Gazzetta del Mezzogiorno, una stretta collaborazione attraverso stage e tirocini formativi, con le principali realtà industriali regionali, nazionali e internazionali per garantire a studenti e studentesse l’opportunità di entrare subito in contatto con il mondo del lavoro. In questo senso sarà sostenuta la mobilità internazionale in alcuni dei Dipartimenti e dei Centri di ricerca internazionali più importanti nel campo dei film, dei media e dei performance studies.

«Gli stretti rapporti intrattenuti negli anni recenti dall’Ateneo di Bari – fanno sapere dalla stessa Univresità – con le imprese culturali e creative operanti sul territorio hanno fatto emergere l’urgenza di formare figure professionali in grado di coniugare le competenze umanistiche con quelle tecnico-organizzative, al fine di operare nell’ambito della progettazione, ideazione, produzione e divulgazione audiovisiva, musicale e teatrale».

Profumo di Nobel

A Luisa Torsi, barese, la “Wilhelm Exner Medal”

«Super felice, grazie», le prime parole della scienziata pugliese. A lei, uno dei massimi riconoscimenti scientifici, in passato già assegnato al grande Guglielmo Marconi. L’ideazione del “Single Molecule digital assay”, sistema bioelettronico, consente di individuare un singolo marcatore proteico o un virus in un campione di sangue o di saliva. «Questo premio potrebbe riservare ulteriori sorprese», ha dichiarato Michele Emiliano, presidente della Regione Puglia

Profumo di Nobel per una scienziata pugliese. Luisa Torsi, professoressa ordinaria di Chimica dell’Università di Bari e vice presidente del Consiglio scientifico del Cnr, nella sede del Palais Eschenbach di Vienna ha ricevuto la Wilhelm Exner Medal. Lo deve all’ideazione del suo “Single Molecule digital assay”, sistema bioelettronico, brevettato nel 2018. Questa scoperta in brevissimo tempo è rileva un singolo marcatore proteico o un virus prendendo in esame un campione di sangue o di saliva.

Come riportato dall’edizione barese di Repubblica, in un esauriente articolo di Maricla Pastore, si tratta di una scoperta scientifica che vale un riconoscimento prestigioso consegnato in passato anche a Guglielmo Marconi. Il premio scientifico di statura mondiale Laura Torsi lo ha ritirato dalle mani di Leonore Gewessler, Ministra federale per la protezione del clima, l’ambiente, l’energia, la mobilità, l’innovazione e la tecnologia della Repubblica d’Austria.

«Sono profondamente onorata – le parole della scienziata pugliese, riportate da Repubblica – è un momento che mi emoziona e mi ha emozionato profondamente; questo è un premio importante, l’ha ricevuto Guglielmo Marconi, l’hanno ricevuto i premi Nobel ed io mai avrei pensato di riuscire ad arrivare fin qui: sono anche davvero onorata e felicissima che la delegazione della Regione Puglia e il Presidente Emiliano in primis, siano qui ad assistere a questo evento.

Foto Affari Italiani

Foto Affari Italiani

CHIAMIAMOLO “NOBEL”

Non è azzardato il paragone con il Nobel. Il premio, infatti, viene conferito dalla “Austrian Trade Association” a scienziati e ricercatori, che si sono distinti grazie alle loro sperimentazioni, per la portata economica e industriale dei loro studi di ricerca. Una medaglia assegnata in questi anni anche a ventitré premi Nobel. “Oltre alla “Wilhelm Exner Medal” – scrive Maricla Pastore su Repubblica – la scienziata barese è stata la prima donna al mondo insignita col premio “Heinrich Emanuel Merck”.

Dopo aver frequentato l’asilo a Knoxville, nel Tennessee, Luisa Torsi aveva raccontato lo scorso febbraio allo stesso quotidiano l’impatto con la prima elementare a Bari. «Durissimo – aveva ricordato – quasi non conoscevo una parola in italiano, in compenso trascorrevamo estati bellissime in campagna dai nonni in Pianura padana; si viveva all’aperto con i nostri cugini, tutti maschietti, all’insegna di un ozio costruttivo che ci spingeva a inventarci qualcosa dal niente: le capanne nell’orto, le piscinette scavate nel terreno, i carretti realizzati con le assi di legno e i cuscinetti a sfera».

Questo il curriculum della scienziata pugliese. Una laurea in fisica, un dottorato in chimica, sfilate di moda nel fine settimana, un marito conosciuto in laboratorio e due riconoscimenti prestigiosi. E due figli maschi, entrambi ingegneri meccanici. «Anche loro – spiega con orgoglio – laureati a Bari: qui esistono corsi di laurea competitivi con quelli degli altri atenei italiani: Alessandro ha 28 anni ed è stato assunto in Ferrari, e di questo non possiamo che esserne fieri; Vincenzo, ne ha 24, lavora con la Scuola politecnica federale di Losanna su un importante progetto a cavallo fra la biologia e l’ingegneria meccanica». La domanda sorge spontanea: scienziati si nasce o si diventa?

Ad accompagnare a Vienna Luisa Torsi, riporta invece, il portale Fame di Sud, una delegazione pugliese formata dal presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano, dalla direttrice del Dipartimento Sviluppo Economico regionale, Gianna Elisa Berlingerio, dal dirigente della Sezione Ricerca e Relazioni Internazionali e della Sezione Trasformazione Digitale, Vito Bavaro, e da ricercatori delle Università degli Studi di Bari e Brescia. Già nel 2010, la scienziata barese aveva ricevuto il premio Heinrich Emanuel Merck, prima donna al mondo, per la sua attività di ricerca svolta nel campo dei sensori chimici e biologici per dispositivi come i transistor a film sottili. Nel 2019, invece, aveva ricevuto il premio “Distinguished Women Award” dall’Unione internazionale di chimica pura e applicata, come una delle scienziate maggiormente distintesi al mondo nel campo della Chimica.

Foto Il Fatto Quotidiano

Foto Il Fatto Quotidiano

EMILIANO E L’AMBASCIATORE

La redazione di Fame di Sud riporta, fra le altre, una dichiarazione del governatore pugliese. «Il premio Wilhelm Exner per Luisa Torsi è un grande orgoglio per la Puglia – ha dichiarato Michele Emiliano, presidente della Regione Puglia – basti pensare a un riconoscimento attribuito in passato ad un altro italiano come Guglielmo Marconi: è, insomma, uno di quei riconoscimenti che potrebbe portare anche a qualche altra meravigliosa sorpresa per la ricerca italiana. Ho voluto accompagnare Luisa qui a Vienna per incoraggiarla, per fare in modo che questa notizia non passasse inosservata e soprattutto perché questa scoperta ha potenziali ricadute sulla salute delle persone di enorme importanza. Si tratta di una vera rivoluzione, di medicina predittiva, di medicina personalizzata: la Regione Puglia stava già investendo nel biopolo di Lecce; questi ulteriori passi ci hanno spinto ad investire ulteriormente nella ricerca e a sostenere il progetto di Luisa Torsi. Dunque non posso che dire: viva la Puglia viva l’Italia, viva Luisa Torsi e il suo grande lavoro per il bene dell’umanità».

«È un vero orgoglio essere qui», ha detto l’Ambasciatore italiano a Vienna Stefano Beltrame. «L’Italia – ha proseguito – è un Paese molto spesso è critico con se stesso, ma ha eccellenze straordinarie che si fanno valere su mercati molto competitivi. Vorrei quindi ringraziare la professoressa Torsi per l’aiuto che offre alla nostra autostima. Fa poi molto piacere osservare che questi scienziati e ricercatori italiani che si fanno valere nel mondo non sono soli, ma sono accompagnati dai loro Enti territoriali: la Puglia è una regione che ha avuto un miglioramento della propria narrativa nazionale strepitosa negli ultimi dieci anni e adesso è uno degli orgogli italiani».

“Vènghino, signori, vènghino!”

Puglia, star dell’estate

Dal Salento alle spiagge e al mare di Taranto. Quanto costa un soggiorno. Mete ambite e prezzi, contenuti rispetto a località che non offrono lo stesso appeal. Qui i più bei posti, la migliore tavola. Una prima top ten dei luoghi più affascinanti e qualche suggerimento. Ma fate presto, l’estate è dietro l’angolo

“Vènghino, signori, vènghino!”. Si sa che per il sensale di una volta, la declinazione dei verbi non è il suo forte. Un po’ fantozziano, il richiamo più in uso nelle fiere di una volta, ci serve solo per introdurre un argomento che, come sapete, ci sta particolarmente a cuore: le vacanze. Specie se queste in qualche modo coincidono con la nostra regione.

Dunque, la Puglia, da anni, si conferma come uno dei posti più belli d’Italia. Ma spingiamoci anche oltre: del mondo. Non vogliamo tornarci su, ma negli Stati Uniti una delle riviste e dei quotidiani americani più autorevoli negli ultimi tre anni hanno incoronato proprio la Puglia come la regione più bella del mondo.

La Puglia anche quest’anno si candida come meta ideale per le vacanze. Il top, le spiagge e il mare di Taranto e il Salento che, come sempre registra cifre pazzesche quando il turista intenzionato a “scendere” al Sud cerca in affitto case-vacanze.

E anche stavolta è boom di richieste. Stavolta a confermare come il Salento sia la meta più ambita degli italiani, e non solo come vedremo, è “Holidu”, motore di ricerca per case e appartamenti vacanza d’Europa, che con Summer Price Index 2022 ha realizzato una classifica dei luoghi più belli e ricercati in Puglia, con disponibilità e prezzi medi delle case vacanze.

Foto blog-it.hotelsclick.com

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HOLIDU, UN MOTORE DI RICERCA…

Dunque, in questa speciale classifica lo studio indica le trenta destinazioni della Puglia più “cliccate” in tutti i mercati in cui il portale è presente (pertanto non solo per l’utenza italiana) con l’elenco di soggiorni fra l’1 giugno e il 30 settembre di quest’anno.

Secondo lo studio del motore di ricerca “Holidu”, al primo posto troviamo Gallipoli, regina incontrastata fra le case-vacanza, con un prezzo medio di 244 euro a notte. A seguire Otranto (230 euro a notte), Ostuni (212 euro), Torre dell’Orso (211 euro) e Porto Cesareo (234 euro). Infine, ma non ultima, Trani (124 euro).

Gallipoli viene indicata come simbolo della movida estiva salentina. In questa speciale classifica precede Otranto e Ostuni a completare il primo terzetto, cui seguono Torre dell’Orso e Porto Cesareo. A seguire, Pescoluse, Vieste, Monopoli e Bari, nono posto, con Lecce ad una incollatura, che chiude la Top 10 proprio al decimo posto.

Foto travel.thewom.it

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…SAN PIETRO E MARUGGIO

Ma, attenzione: non è solo Gallipoli tra le località più care. La località più costosa in fatto di case ed appartamenti vacanze, stando sempre al motore di ricerca interpellato, è San Pietro in Bevagna, vicino Maruggio (Taranto): 261 euro a notte, a precedere la stessa Maruggio con 250 euro a notte. Leuca, Porto Cesareo e Otranto registrano 230 euro a notte, mentre la sempre affascinante Polignano a Mare si attesta su una media di 220 euro a notte.

E veniamo alle più economiche che superano, però, i cento euro a notte: Bari e Taranto, per esempio, con 134 euro e Trani con 124 euro. Con Brindisi che “chiude” a 120 euro in media a notte. Sempre secondo il motore di ricerca internazionale “Holidu”, al momento risultano avere disponibilità di alloggio: San Foca, Otranto e Torre Vado con oltre il 60%. Sotto il 50%, Martina Franca e Torre dell’Orso. Appena sotto il 40%, troviamo Vieste e Rodi Garganico, con un 30%, mentre le star della provincia di Taranto con vista-mare restano le Marine di Pulsano e Maruggio con il solo 25% di alloggi ancora prenotabili. Ma occorre fare presto, altrimenti fra motori di ricerca, siti, social e passaparola si rischia di trovare un cartello con su scritto “sold out”. E l’estate è alle porte.

Andrea, 23 anni, già prof

Appena laureato, subito una cattedra

Una collega in aspettativa. Informato, inoltra domanda: assunto. «È un giovane niente affatto spaventato dal trovarsi con una classe da portare agli esami e che non vede l’ora di insegnare», dice Annarita Corrado, dirigente scolastico. «Sarà un docente più vicino ai suoi alunni».

Sono stati sufficienti quattro giorni per trasformare uno studente universitario, appena laureato, in docente di matematica. È successo a Maglie, provincia di Lecce, al liceo scientifico “Leonardo da Vinci” dove, per via di una carenza di insegnanti di matematica, è stato assunto un giovane laureato, Andrea Alessandrelli, appena ventitreenne.

La notizia, virtuosa, incoraggiante, l’ha pubblicata il Nuovo Quotidiano di Puglia, uno dei più affermati giornali del Sud, che realizza un ottimo reportage. In un momento in cui tutto (e di più) diventa social e viene spremuto da una certa utenza in pochi istanti, giusto il tempo di leggere il titolo e dare una sbirciatina ad una foto, il quotidiano con sede a Lecce, ma con redazioni anche a Taranto, Brindisi e Bari, assicura alla notizia visibilità anche sul “cartaceo”.

Il giornale, insomma, quella del quale vale la pena riappropriarsi, considerando che altrove – spesso siti a monoconduzione – si esercita un freddo “copia e incolla” di comunicati diffusi da uffici stampa, tanto da appiattire l’informazione su qualsiasi latitudine: la stessa notizia ovunque, con le stesse virgole, gli stessi aggettivi, gli stessi avverbi e via dicendo. Ecco perché ben vengano servizi così esaustivi dietro ai quali c’è il fiuto della notizia (ma anche una semplice imbeccata, ad avercene…), una ricerca approfondita, l’intervista e uno scatto fotografico. Insomma, c’è la sintesi di quello al quale un “cartaceo” oggi dovrebbe affidarsi per combattere il dilagare dei social con informazione “mordi e fuggi”. Sarebbe necessario consumarsi le suole delle scarpe, come un tempo accadeva ai cronisti di strada che pescavano fra mille storie quella più originale, funzionale e interessante.

Foto Liceo Da Vinci Maglie (LE)

Foto Liceo Da Vinci Maglie (LE)

DA STUDENTE A INSEGNANTE

Quattro giorni, scrive il Nuovo Quotidiano, da studente universitario a docente di matematica in un liceo scientifico. A Maglie, provincia di Lecce, in un liceo scientifico a causa di una mancanza insegnanti di matematica è stato assunto un neo laureato, Andrea Alessandrelli. Fra lui, docente di appena ventitré anni, e i suoi studenti di quinto anno, solo cinque anni di differenza. Cinque anni e una cattedra. Andrea aveva discusso la sua tesi di laurea lo scorso 26 aprile e proclamato dottore in Fisica teorica ed astrofica all’Università del Salento. Insomma, di lì a poco sarebbe stato assunto, in sostituzione di una docente in aspettativa, per insegnare matematica in due prime e in una quinta liceo.

Da studente universitario a professore di matematica al liceo, nel giro non di mesi o anni, ma di pochissimi giorni. Accade nel Salento e il protagonista di questa storia è Andrea Alessandrelli, 23 anni, laureato in Fisica teorica e astrofisica proprio all’Università di Lecce, e che pochi giorni dopo è stato assunto – in sostituzione di un docente in aspettativa – al liceo Leonardo da Vinci di Maglie, per via della carenza nel reperire insegnanti di matematica. La sua prima lezione, in jeans e sneakers.

Foto Editoria.tv

Foto Editoria.tv

UN GIORNALE, INFORMA

Raccoglie opinioni il Nuovo Quotidiano di Puglia. «In questi giorni eravamo in grandi difficoltà perché è molto difficile reperire docenti di matematica», dice Annarita Corrado, dirigente del liceo «La classe di concorso A27 – prosegue – è sempre in esaurimento e non si trovano insegnanti o supplenti di matematica; Andrea ha saputo che avevamo bisogno di un docente ed ha inviato la lettera di messa a disposizione. Il 28 è stato proclamato dottore con 110 e lode e venerdì ha iniziato la sua supplenza in una prima ed una quinta, classi di una docente che si è messa in aspettativa».

Andrea, giovane com’è, non ha avuto difficoltà a conquistare gli studenti. «È un giovane niente affatto spaventato dal trovarsi con una classe da portare agli esami e che non vede l’ora di insegnare – conclude il dirigente scolastico nella sua intervista rilasciata al Nuovo Quotidiano di Puglia – abituati, come siamo, ad avere docenti di una certa età e forse anche per questo spesso lontani dagli studenti; invece in questo caso c’è una vicinanza data proprio dall’età: tra docente e allievo spesso si crea un enorme divario. In questo caso, Andrea sarà un docente più vicino ai suoi alunni, quasi suoi coetanei, rispetto all’età media dei docenti che gli studenti sono abituati a trovarsi in cattedra». Ad Andrea ed ai suoi coetanei, laureandi o prossimi alla laurea, l’augurio di trovare lavoro nel più breve tempo possibile. Segno di concreta ripresa e di quanto abbia valore l’applicazione, lo studio.