Sara, due volte campionessa!

KATA E KUMITE/Medaglie d’Oro per l’atleta tarantina ai Nazionali di Roma

Con la Rappresentativa pugliese sale sul gradino più alto del podio. Prima vittoria nella categoria individuale, la seconda “a squadre”, con le compagne Isabella Santo, tarantina anche lei, e Michela Rizzo, leccese

Sara Soldano podioDue medaglie d’oro per la tarantina Sara Soldano, quella individuale e quella a squadre; una, quella a squadre, per la tarantina Isabella Santo, condivisa anche con la stessa Soldano, e la leccese Michela Rizzo.

Sara Soldano 2Grande successo, dunque, per le nostre atlete raggiunto nei Campionati nazionali a Rappresentative regionali di kata e kumite in programma a Roma sabato 26 e domenica 27 novembre. Un successo, per giunta così pieno, che mancava da anni nella bacheca della squadra pugliese allenata nella spedizione romana dai tecnici Antonio Di Serio, tarantino, e Vito Barletti, leccese.

LE DUE DISCIPLINE…

Il kumite è, invece, una delle tre componenti fondamentali dell’allenamento nel karate, assieme a kata e kihon e consiste nell’allenamento con un avversario. Il termine giapponese kumite viene tradotto con la parola combattimento. Kumite si compone della parola kumi, che significa “mettere insieme”, e della sillaba te, che significa “mano”. Per kumite si intende, quindi, l’incontrarsi con le mani: nel confronto reale come in quello di palestra è necessario un avversario. Lo scopo del vero combattimento è quello di “abbattere” l’avversario, quello del kumite è la crescita reciproca dei praticanti.

E IL PALMARES…

Sara Soldano, ventenne tarantina, attualmente è fra le prime quaranta atlete al mondo. Studentessa, al secondo anno corso di laurea Scienze motorie all’Università degli studi di Bari e Taranto “Aldo Moro”, nell’anno solare, oltre alle gare di Serie A svoltesi a Pamplona e al Cairo, Sara Soldano ha partecipato alle Premier League di Lisbona e Mosca. Le sue ultime gare, a Roma, nel Campionato italiano di kata e kumite sabato 26 e domenica 27 novembre.

Qui, si diceva, Sara Soldano ha conseguito le due ultime medaglie d’oro della sua carriera: quella individuale e quella a squadre, conseguita insieme con le sue compagne di rappresentativa, Isabella Santo, tarantina, e Michela Rizzo, leccese.

«Che generosità!»

Un assegno di quarantamila euro nella cassetta delle offerte

«Restaurate la nostra chiesa e i suoi dipinti», ha scritto in un biglietto e in forma anonima un fedele di Ornago, vicino Monza. Don Arnaldo, non immagina chi possa essere stato: «Rispettiamo la sua volontà, pregheremo per lui…». La notizia sul quotidiano Il Cittadino, ripresa da Fanpage.it

7011492_25112431_offerte_chiesaQuarantamila euro nella cassetta delle offerte. Non in banconote di piccolo taglio, come ci capita spesso di sentire nei film, bensì con un assegno. Certo, sul titolo ci sarà pure una firma, ma don Arnaldo, che dice messa anche nella chiesa di Sant’Agata, ad Ornago, provincia di Monza e Brianza, non si pone tante domande: rispetta la volontà di quel fedele che ha accompagnato il suo grande gesto con un biglietto sul quale ha scritto: «Utilizzate questo denaro per il restauro della chiesa e per i dipinti al suo interno. Ricordatemi nelle vostre preghiere. Grazie». Un gesto nobile, d’altri tempi, volendo provare a ricostruire, ma molto alla larga, l’identikit del benefattore così generoso, che senza essere visto da altri fedeli, si è accostato in zona-altare per sfilarsi da una tasca l’assegno già compilato e introdurlo senza essere visto nella cassetta delle offerte. Come fanno i veri fedeli, che offrono quello che possono.

PERSONA GENEROSA E DISCRETA

Senza ostentare, il poco o il tanto che ciascuno può offrire alla comunità. Di sicuro non sarà stato un giovane, bensì un uomo in età, cui non fa difetto la discrezione con cui ha compiuto il gesto, tantomeno la generosità. Senza contare la sensibilità, tipica di chi ama l’arte, se il fedele così generoso ha chiesto a don Arnaldo Mavero, sacerdote della comunità pastorale di Santa Maria Maddalena, di porre attenzione anche ai dipinti custoditi in chiesa.

E il parroco, dal suo canto, che dice? Intervistato dal sito fanpage.it in una rubrica curata da Francesca Del Boca, che non si lascia sfuggire una sola di queste notizie (per questo spesso vi consigliamo di consultare questo interessante organo di informazione), si dice «curioso di sapere chi è stato, anche se al momento non ne ho idea». Condisce lo stupore con una esclamazione di colore, quasi a dare valore al suo stupore: «Ci abbiamo pensato parecchio – dice don Arnaldo a fanpage.it – con la sacrestana siamo stati lì a dire “Porco boia, chi può essere!”, ma proprio non ne siamo venuti a capo». Va bene così, il parroco un’idea prima o poi se la farà, ma se il fedele ha chiesto di restare anonimo avrà avuto le sue buone ragioni. Almeno quarantamila.

Gli-euro-più-rariDON ARNALDO, STUPITO!

Questa la storia di quell’assegno da capogiro. Un’offerta ben lontana dai soliti spiccioli. «Immaginate il nostro stupore – ha raccontato don Arnaldo al quotidiano Il Cittadino – l’assegno era inserito in una busta anonima accompagnata da un messaggio, nel quale veniva espressamente fatta richiesta di provvedere al restauro della chiesa e di dedicare allo stesso benefattore un ricordo durante la preghiera».

La domanda circolata in questi giorni, perché la curiosità è tanta, è su chi potrebbe essere il benefattore misterioso. «Non abbiamo idea di chi possa essere, di sicuro nessuno si sarebbe aspettato una generosità così discreta e così grande al tempo stesso: la scelta dell’anonimato rende però ancora più significativo un gesto così generoso».

Ma quanto è bella la Puglia?

Due passi nell’entroterra, la Valle d’Itria

Cittadine suggestive con storia e tradizioni di accoglienza. Visitiamo Martina Franca, Locorotondo e Cisternino. Chiese e monumenti, palazzi e piazze che lasciano incantati. E dove non è da scartare l’ipotesi di un aperitivo, un buon bicchiere di vino o un gelato

locorotondo-natale-pugliaDi queste località da fiaba, come le definisce l’autorevole proiezionidiborsa.it, ce ne siamo occupati spesso. Non solo delle tre in elenco, già “visitate” di recente insieme con altre cittadine piene di fascino e suggestione. Quando si scrive (o si parla di Puglia), non c’è niente da fare, facciamo comunque riferimento ad uno degli angoli più belli in assoluto del mondo. E stavolta vi risparmiamo la sfilza di quotidiani e riviste americane (e non solo) che hanno indicato la nostra penisola (ci riferiamo più alla Puglia che all’intero Stivale…), come la più bella del mondo. Un aspetto che non proviamo nemmeno lontanamente a discutere: intanto perché non può che farci enorme piacere, poi perché non avremmo argomenti importanti cui appellarci, volendo essere pignoli e trovare difetti alle bellezze di quest’angolo di mondo.

Dunque, parliamo di tre “fiabe”. Intanto provando a dare ad esse un nome, così la cosa ci facilità nel compito: Martina, Cisternino, Locorotondo. Ecco, detto che la Puglia non solo è una delle Regioni più belle d’Italia, ma anche del mondo, non abbiamo difficoltà a confermare – come riporta proiezionidiborsa – che ogni estate questa regione viene assalita da turisti che provengono dal resto d’Italia e dal mondo: dal Gargano al Salento, passando per la Costa ionica e proseguendo per la Valle d’Itria, possiamo ammirare angoli unici al mondo.

DIMENTICATE IL MARE…

Parlando di mare, non possiamo che sfondare una porta aperta, invece stavolta vogliamo allungare nell’entroterra, qualcosa tutto da scoprire. Partiamo dal triangolo Bari, Taranto e Brindisi, nel quale troviamo letteralmente un luogo d’incantevo: la Valle d’Itria.

Caratterizzata da distese di ulivi, trulli e masserie dal tipico colore bianco o rosso, Martina Franca è una città elegante e dall’architettura barocca. Un gioiello in provincia di Taranto, famoso anche per il Festival della Valle d’Itria, appuntamento che ogni anno richiama appassionati di musica lirica e sinfonica.

Provate a fare i due classici passi nel centro storico: un vero e proprio labirinto urbano tutto da scoprire, tra stradine, vicoli ciechi con case tinte di calce bianca e palazzi signorili. Bellissima la Basilica di San Martino. Elegante, maestosa e nel suo stile barocco, con facciata esterna e interna piena di decorazioni. Qui sono conservate le reliquie di Santa Comasia compatrona della città insieme a San Martino. A proposito di chiese, da visitare anche quelle del Carmine e di San Domenico. In Piazza Roma, il bellissimo Palazzo Ducale, dove attualmente ha sede il Comune di Martina Franca.

Altra località che provoca grande suggestione: Locorotondo. Piccolo paese in provincia di Bari e considerato uno dei Borghi più belli d’Italia (ne abbiamo già scritto, qualcuno ricorderà). Il suo centro storico, al pari di quello di Martina appena descritto, è un piccolo gioiello: sembra quasi che il tempo si sia fermato, stradine, muri tinti di bianco e negozietti. Nel periodo natalizio il centro storico viene allestito in maniera così elegante da sembrare un vero presepe.

Fra le bellezze, spicca la chiesa di San Giorgio (Chiesa madre), costruita nel punto più alto della collina, tanto che cupola e campanile si possono ammirare anche da lontano. Altro punto meraviglioso di Locorotondo, la zona panoramica da dove è possibile osservare la bellezza della valle.

TTT_Puglia_Cisternino_OCT20_08ENTROTERRA IMPERDIBILE

Infine, a chiudere il tris da fiaba (ma la favola, credeteci, continuerebbe all’infinito…), ecco Cisternino. Piccolo borgo tutto da scoprire, lo troviamo fra Martina e Locorotondo. In provincia di Brindisi, anche questa località è immersa nella Valle d’Itria.

Qui le chiese non mancano, così la nostra comoda passeggiata può avere inizio visitando la chiesa di San Nicola: una facciata imponente e al suo interno colonne in pietra e opere importanti. Fra i simboli di Cisternino, la Torre Normanno Sveva, costruita con lo scopo di diventare un punto di avvistamento. All’interno del centro storico, ammiriamo la bellezza dei vicoli, così belli da sembrare usciti dalle favole. Al cospetto dell’accogliente piazza Vittorio Emanuele, osserviamo la bellezza della Torre dell’orologio, uno spazio così accogliente nel quale è possibile gustare un buon bicchiere di vino, un aperitivo o, perché no, un gelato. Ben accetto anche fuori stagione, considerando le temperature di tarda mattinata spesso concilianti con qualcosa di fresco da bere o gustare. E ora, buona passeggiata e al prossimo tour fra le bellezze di una regione invitante e fra le più suggestive d’Italia. E non solo…

«Istigazione al suicidio»

Denunciato un programma televisivo

“Le Iene” ha svolto un servizio sul gesto estremo di un ventiquattrenne, vittima di un raggiro sentimentale online. La trasmissione a sua volta avrebbe, invece, messo alle strette l’autore della “relazione”, che poi ha pensato di farla finita a causa delle pressioni subite. Al momento accusa a carico di ignoti. La Procura di Forlì ha aperto un’indagine. Pier Silvio Berlusconi per Mediaset: «In qualità di editore dico che quel servizio non mi è piaciuto, è necessario alzare il livello di guardia»

netflix-3733812_960_720Due suicidi, entrambi legati dallo stesso episodio. Si scatena un can-can mediatico, un uomo prova a far passare come “uno scherzo”, un presunto “fidanzamento” via social durato un anno. Intanto, lo scorso anno, la fa finita Daniele, un ragazzo di ventiquattro anni; poi, dopo un recente servizio televisivo nel quale viene raccontato quanto accaduto, anche l’autore del tragico scherzo, Roberto, sessantaquattro anni.

A questo punto, la procura di Forlì apre un’inchiesta, il reato sarebbe quello di “istigazione al suicidio”. La procura interviene dopo il servizio in onda nel programma “Le Iene” in onda lo scorso 2 novembre su Italia 1. L’inchiesta racconta, appunto, la storia di Daniele, che il 23 settembre dello scorso anno si è tolto la vita dopo aver scoperto che la fidanzata Irene conosciuta in chat era in realtà un certo Roberto.

A rimetterci la vita, si diceva, prima Daniele; poi Roberto, cui era venuta l’idea di interpretare una ragazza dai modi gentili, graziosa, perfino seducente, se non fosse stato per un particolare: questa Irene era solo frutto della fantasia del sessantaquattrenne.

QUEL DANNO “SOCIAL”

Daniele, che crede nella storia, nell’affettuosa amicizia allacciata e sostenuta da questa “ragazza”, una volta venuto a conoscenza che è una relazione priva di fondamento, deluso, prima prova a capire come possa essere accaduto, poi decide di togliersi la vita. Così una giovane vita si spegne in un lampo. Pensate alla famiglia, alla disperazione e alla reazione che hanno i suoi congiunti per aver perduto un ragazzo che non ha saputo reggere un finale così drammatico.

A questo punto, gli organi di informazione prima rispettano il dolore per i familiari, poi provano a capire cosa abbia spinto il giovane a compiere quello che definiscono “insano gesto”. Se ne occupano molti strumenti di informazione, ne scrive la stampa, il fatto di cronaca getta nello sgomento chi agisce sui social, ha dei figli che trascorrono molto del loro tempo davanti a un pc o uno smartphone. Una tv, Italia 1, attraverso uno dei suoi programmi d’inchiesta, “Le Iene”, indaga giornalisticamente. Non volendo, tocca evidentemente fili rimasti scoperti, una certa fragilità. La fa finita anche Roberto. Se c’è stata istigazione lo stabilirà la procura di Forlì.

Ora, l’accusa, secondo quanto scrive Corriere della Sera, sarebbe a carico di ignoti e riguarda il suicidio di Roberto, l’uomo indicato come il responsabile del gesto estremo compiuto da Daniele nel settembre dello scorso anno. E’ la famiglia del pensionato, intanto, ad aver fatto sapere attraverso i suoi legali che vuole costituirsi parte civile in caso di procedimento in tribunale. La trasmissione televisiva delle reti Mediaset, invece, ha già risposto alle accuse nella diretta di martedì scorso.

depression-5127111_960_720PIER SILVIO BERLUSCONI

Sul caso è intervenuto anche Pier Silvio Berlusconi: «Siamo andati oltre ciò che è giusto: non deve più accadere». Risponde alla domanda rivoltagli dai giornalisti presenti giovedì in conferenza stampa, a Cologno Monzese durante la presentazione dei risultati dell’ultima stagione Mediaset.

«Non voglio entrare nello specifico – spiega il patron di Mediaset – e penso che dire basta a un certo tipo di giornalismo sarebbe come tornare indietro invece che compiere passi avanti: servono massima attenzione e sensibilità e non è semplice: “Le Iene” è un programma fatto da seri professionisti. Da editore, però, dico che quel servizio non mi è piaciuto. Purtroppo è capitato, ma è necessario in casi simili alzare il livello di guardia».

Daniele è vittima di una truffa sentimentale online, il legale della famiglia di Roberto, invece, denuncia una gogna mediatica e prepara un esposto in Procura, che ora indaga.

Borgo qua, borgo là

Cinque comuni pugliesi da scoprire

Da Alberona a Cisternino, da Otranto a Presicce, per non dimenticare Locorotondo. Sono le località che un turista dovrebbe visitare almeno una volta

Alberona-coverIn un articolo a firma di Serena Basciani, giornalista e content editor, leggiamo che “..la Puglia non è solo Salento, mare e buona cucina; è anche una terra di borghi”. Proprio seguendo alcuni dei preziosi suggerimenti del sito, abbiamo provato a condividere con voi queste interessanti considerazioni. Ecco, pertanto, i borghi più belli segnalati da questo esaustivo servizio.

Cominciamo da Alberona, comune in provincia di Foggia. Posto a 732 metri sul livello del mare, tra i monti della Daunia, Alberona è sulle pendici del monte Stillo al confine con la Campania e in posizione dominante rispetto al Tavoliere delle Puglie. Il territorio comunale, in gran parte boschivo, è solcato da due torrenti: la Salsola, a nord, il Vulgano a sud, e da ruscelli come il Canale dei Tigli.

Alberona è un borgo pieno di storia. Da non perdere la vista del Palazzo e della Torre del Gran Priore; proseguendo la vostra visita vi imbatterete nell’ultimo arco in legno rimasto integro in paese, ovvero “l’Arco di Mille”. Una nota caratteristica di questo borgo: fu di proprietà dei templari dal 1307 al 1312.

DOPO ALBERONA, CISTERNINO

Altra bellezza pugliese, Cisternino. Borgo della valle dell’Itria, Cisternino ha un aspetto da borgo orientale, spiega “Stylosophy”: sorge su un colle calcareo a circa 400 metri di quota. Tante le civiltà di passaggio da questo piccolo, affascinante comune: turchi, veneziani e angioni. Vi consigliano la visita della Torre Grande, voluta da Federico II (punto di avvistamento per tutta la valle). E’ però possibile godere di un altro suggestivo panorama del borgo: provate ad “affacciarvi” alle spalle della Villa comunale di Cisternino: tra la torre grande e la Chiesa Madre si articolano tutte le case del borgo, attraverso un inconfondibile intreccio di muri bianche, scale e vicoletti.

Altro passaggio obbligato fra quelli suggeriti: Otranto. Borgo in cui mare, barche e spiaggia si confondono a fortezze antiche, vicoli e case. Si consiglia l’inizio della visita cominciando dal porto e dal suo molo. Da qui si comincia a vedere il fossato che circonda la cinta muraria, prima di raggiungere il Bastione dei Pelasgi. Si consiglia, inoltre, la Cattedrale di Santa Maria Annunziata, la sua imponente facciata, un mix degli stili bizantino, paleocristiano e romanico. Accanto alla Cattedrale, il Castello Aragonese: una visita imperdibile.

otranto-cosa-vedere-iStock-688468026-1080x810E DOPO OTRANTO, PRESICCE E LOCOROTONDO

Ecco un altro borgo pugliese che lascerà senza parole: Presicce. La visita in questa affascinante cittadina comincia dal Centro storico: case a corte, chiesette, palazzi baracchi, vicoli e stradine. Belli gli antichi frantoi, ipogei sotterranei: ventitré in totale (8 al centro). Consigliata la visita alla chiesa di Sant’Andrea Apostolo con il suo campanile rinascimentale e un fascino attribuitogli dallo stile rinascimentale.

Infine, ma non ultimo, tutt’altro, considerando che Stylosophy lo pone al primo posto: Locorotondo. Sorto nell’anno 1000, il nome di questa cittadina indica la sua forma circolare, ad anelli che, da grandi, dirigendoci sempre più al centro diventano più piccoli. Gli anelli più grandi vanno a farsi sempre più piccoli, stringendosi, fino a cingere le caratteristiche case bianche del borgo. A Locorotondo, c’è la Torre dell’Orologio che si scorge già dai lunghi vicoli che dividono a metà la distanza tra le case che sono ai lati opposti dei sentieri. La torre oggi ospita l’archivio storico di Locorotondo ed il Centro di Documentazione Archeologica sull’Insediamento Neolitico Grofoleo.

Consigliabile la passeggiata sul Lungomare Nardelli, una delle zone più famose del comune di Locorotondo. Su questa strada si affacciano le tipiche case a schiera bianche e mostra uno dei panorami più affascinanti sulla pianura, da qui potrete cominciare a vedere in lontananza i famosi trulli, che non sono solo un’esclusiva della pur bella Alberobello.

«Lavorare qui, che soddisfazione!»

E’ pugliese l’attività italiana scelta dagli stessi dipendenti

Risultato raggiunto da “Andriani S.p.A.”. Stabilito a seguito di una classifica dedicata ai “Blue collar workers” (il corrispettivo di “colletti bianchi”). L’analisi sulla base delle opinioni di oltre 5.300 operai di 45 aziende italiane. Nella disamina si segnala l’attività svolta dalla stessa società per il benessere del personale. E delle rispettive famiglie

pasta-2343878_960_720Bello lavorare in Puglia. Lo dicono i “colletti bianchi” di un’azienda pugliese che spingono sul podio più alto l’attività nella quale sono impegnati quotidianamente: la Andriani S.p.A. Società benefit e B Corp. Lo ha stabilito una classifica interamente dedicata ai “Blue collar workers” (colletti blu è la definizione inglese, “bianchi” in Italia) e stilata sull’analisi delle opinioni di un campione di 5.300 dipendenti di 45 aziende italiane, 97% dei quali appartiene al settore manifatturiero.

La notizia la riprende, non senza quella legittima punta d’orgoglio, il “panino” dell’edizione pugliese di Repubblica in un servizio, puntuale come sempre, a firma di Anna Puricella, giornalista attenta e non nuova ad approfondimenti che vedono protagoniste in positivo le attività di casa nostra.

Dunque, il posto nel quale i dipendenti pare abbiano espresso massima soddisfazione nel lavorare, nel nostro Paese, è proprio in Puglia: Andriani S.p.A. Società benefit e B Corp. Dunque, standing ovation, se possibile, ad una delle tante virtuose aziende impegnate nel settore agroalimentare. Sede dell’azienda che può dirsi ampiamente soddisfatta per questa medaglia guadagnata sul campo e appuntatale sul petto proprio dai suoi dipendenti, è Gravina in Puglia.

INNOVATION FOOD DA PRIMATO

La “Andriani”, specializzata nell’innovation food (suo è “Felicia”, marchio di pasta senza glutine di alta qualità, prodotto per conto terzi) si è, dunque, piazzata al primo posto nella classifica di “Great place to work Italia”, importante società di consulenza organizzativa e leader nazionale nello studio del clima aziendale.

Registrare un così importante risultato di prestigio, è importante. Specie in un momento in cui le attività, le aziende italiane, in particolare quelle del Sud, avvertono il doppio colpo: quello inflitto dalla pandemia e, in questi mesi, quello letale, assestato dal conflitto Russia-Ucraina, con quanto ne segue in fatto di approvvigionamento di materia prima e di energia.

Dunque, la classifica in questione, interamente dedicata ai “colletti bianchi” si è basata sull’analisi delle opinioni di oltre 5.300 operai di 45 aziende italiane, il 97% delle quali appartenente al settore manifatturiero. Un’attestazione di stima, è bene ripeterlo, in quanto arriva dagli stessi dipendenti che, evidentemente, non cambierebbero sede, né titolare.

exercise-bicycle-6486193_960_720ANZITUTTO IL BENESSERE DEL PERSONALE

Nella disamina avanzata da Repubblica nell’edizione di Bari, si segnala anche l’attività svolta dalla stessa “Andriani” per contribuire al benessere del personale. E delle rispettive famiglie. Bici a pedalata assistita – riporta il quotidiano – per andare dalla propria abitazione al lavoro, gite aziendali in mountain bike, palestra con preparazione atletica e nutrizionista e, ancora, un’accademia d’arte per i figli dei dipendenti, percorsi per la genitorialità, flessibilità negli orari di lavoro e corsi di formazione.

«Non possiamo che essere fieri di un simile risultato – spiegano dai piani alti dell’“Andriani S.p.A.” – soprattutto in considerazione del periodo storico appena superato, non privo di difficoltà, e durante il quale i nostri colleghi di stabilimento non hanno potuto usufruire dello smart working e di altri strumenti di flessibilità, affrontando con grande senso di responsabilità e coraggio, un momento particolarmente complesso: come azienda ci siamo impegnati al massimo per supportare i dipendenti, cosa che continuiamo a fare come sempre con il massimo impegno: l’obiettivo principale, a questo punto, è migliorarci nel prenderci cura dei nostri dipendenti, qualcosa che, al di là della retorica, ci sta molto a cuore».

«TORNO ALL’ASILO»

Marco, due lauree, oggi fa il bidello part-time

«Con sommo stupore, una volta finito sui giornali mi sono accorto di non essere l’unico ad essere laureato a fare questo lavoro». Prova a conseguire un altro titolo di studio. «Intanto assisto i piccoli, rassetto le aule e, finito il lavoro, studio, con grande passione». A tempo perso, scrive, fa il giornalista-pubblicista e vuole diventare amministratore, sempre in ambito scolastico

pencils-1486278_960_720«Meglio cantarci sopra!», si sarà detto Marco, venticinque anni, marchigiano, quasi tre lauree, professione bidello. Oggi solo part-time, anche per sua volontà, perché un’altra laurea ce l’ha proprio nella testa. Vuole conseguirla, costi quel che costi. Anche a costo di dimezzarsi uno stipendio di milletrecento euro, dunque solo seicentocinquanta euro, per fare una cosa (lavorare a scuola, provvedendo all’assistenza dei piccoli, e rassettando le aule) e l’altra (studiare, studiare, studiare).

Corriere della sera nei giorni scorsi scaltro nell’intercettare questo ragazzo-prodigio (come lo chiamereste voi un giovanotto di belle speranze che ripiega a svolgere le mansioni di bidello?), che infischiandosene del reddito di cittadinanza lasciandosi bastare l’unica laurea di cui dispone, prosegue il primo lavoro ad almeno milletrecento euro sicuri. Che poi, non sono molti, ma «di questi tempi, meglio feriti che morti». Altrettanto sveglio, ma non è una novità, Fanpage.it, un sito al quale dovremmo dare più di un’occhiata, per tema trattati e capacità di analisi. La notizia la riprende Biagio Chiariello, che ne fa un bel titolo consegnandolo al popolo di internet spesso distratto da “strilli” – così si chiamano articoli-civetta, purtroppo vuoti come uno pneumatico – e fake news.

La storia di Marco, invece, è vera, come è vera la tastiera che spesso lo stesso bidello-laureato si porta appresso per allietare i ragazzi delle classi di cui si occupa nel suo lavoro quotidiano di assistenza. Non che la giri a caciara, sia chiaro, ma ogni tanto promette ai più ribelli che se faranno i bravi «uno di questi giorni porto lo strumento sul quale cantarci».

E’ TUTTO UN ATTIMO

Ci ha messo un attimo, Marco, ad entrare nelle grazie del personale, dirigente scolastico compreso. Tanto per non farsi mancare nulla, tre anni fa il giornalista-pubblicista: scrive cioè per siti e giornali, quando il tempo glielo permette.

Dunque, Marco, e i suoi titoli di studio conseguiti con lode: una triennale in “Scienze della Comunicazione” e in “Informazione e Sistemi editoriali”. Attualmente studente per laurearsi in “Economia aziendale” (“Relazioni di lavoro”). E poi, poi, poi, Marco, a tempo perso, ha studiato per aggiungere al suo già ricco palmares il “diploma di collaboratore scolastico”. Della serie «Ma tutto torna utile», ecco che la ruota di scorta, quel diplomino che non ha la stessa importanza delle due lauree già intascate, ma che non hanno ancora prodotto niente di nuovo, diventa più strategico di ogni altro titolo di studio.

Marco, si diceva, infatti fa il bidello. A Recanati, nell’Istituto d’infanzia “Aldo Moro”. Ogni mese mette in tasca 650euro, lavorando part-time. Lavoro sì umile, ma di grande responsabilità, come ogni attività che si svolge con il massimo impegno. Questo lavoro pare sia l’ideale per il giovanotto marchigiano: rispecchia la sua voglia di non fermarsi alle soddisfazioni, ma di fare di ogni traguardo conseguito un punto di partenza. Del resto, dai bidelli, ha spiegato fiero al Corriere, dipende la vigilanza e la pulizia dei locali, oltre che la sicurezza degli alunni dall’intervallo, passando per l’assistenza ai disabili fino al carico-scarico dei materiali.

Primo diploma nel 2017, liceo delle Scienze Umane. Senza perder tempo fa domanda e si mette in graduatoria tra il personale Ata (Amministrativo tecnico ausiliario) delle scuole della sua provincia. Per essere assunto non c’è bisogno di un concorso, sono sufficienti i titoli (almeno un diploma professionale di tre anni) e ventiquattro mesi di servizio, trentasei ore settimanali.

graduation-879941_960_720LAVORO E STUDIO

«Quest’anno – ha detto Marco, intervistato dal Corriere della sera – lavoro in un asilo, quindi sono a stretto contatto con i bambini; fra le mie mansioni c’è di tutto: dal lavare i pennelli ad accompagnare in bagno chi ne ha bisogno. E, naturalmente, anche pulire i locali. Mi ritengo, però, una figura educativa in senso pieno. Al liceo delle Scienze umane dove mi sono diplomato, ho studiato psicologia e pedagogia. Nel mio lavoro cerco di portare me stesso: non urlo mai, non sgrido mai nessuno. E, visto che suono il pianoforte, a volte porto da casa la mia tastiera e ci mettiamo a cantare insieme».

Quest’anno stipendio dimezzato. «Lavoro solo part-time perché devo studiare per gli esami, quindi il mio è uno stipendio a metà: circa 650 euro lordi al mese», dice ancora Marco.

Ma il “bidello” punta in alto. «Non mi dispiacerebbe restare nella Scuola, magari per arrivare a fare il dirigente contabile e amministrativo (uno dei due ruoli apicali della scuola, accanto a quello del preside, ndr). Oppure lavorare in azienda. Ma intanto sono molto orgoglioso di tutte le esperienze lavorative che ho già fatto».

Ma attenzione, Marco confessa qualcosa che era sfuggito a qualcuno: lui non sarebbe l’unico bidello con laurea. «Pensavo di essere fra i pochi laureati a fare questo lavoro – quasi si stupisce davanti al taccuino del suo collega-giornalista – perché, quando, due anni fa, il mio nome finì nelle cronache locali, ricevetti tanti messaggi di gente nelle mie stesse condizioni». Non è confortante, anzi, anche questo è segno dei tempi. Quarant’anni fa, in “Acqua e sapone”, Carlo Verdone – nel film un laureato con mansioni di bidello – ci aveva già provato. Se, alla fine, ce l’ha fatta l’attore-regista romano tanto vale insistere, laurearsi un’altra volta e puntare, dritto, a un posto da amministrativo. A vita.

A piedi, trenta chilometri per lavoro

Walter, un’impresa nel primo giorno del suo lavoro

Una storia accaduta davvero. Un ragazzo nero, americano, lascia il suo posto in un’attività dove serve panini e hamburger. Deve lavorare in un’azienda di trasporti: all’indomani è il suo primo giorno di lavoro. La sua vecchia auto non parte e, allora, decide di mettersi in cammino per otto ore. Cosa accade lo scoprite leggendo questa incredibile vera storia

pexels-photo-13998876Caspita, Walter che impresa. Accade tutto in un giorno, il suo primo giorno di lavoro in una nuova attività, un’azienda di traslochi. Walter è un ragazzo nero, abita in una cittadina dell’Alabama, negli Stati Uniti. Segni particolari: un sorriso contagioso e una gran voglia di lavorare. Non sa di avere un problema: la sua auto vecchiotta non parte, non trova un’alternativa per recarsi sul posto di lavoro, così senza pensarci due volte decide di fare poco più di trenta chilometri a piedi. Come se non bastasse, la sfida, quei chilometri, passo dopo passo, si trasformano in una favola. Ma andiamo per gradi.

Ditta di traslochi. Lavoro duro, di quelli che ad un ragazzo, giovane, che ha studiato, ma vuole dare una mano alla famiglia, spezzano la schiena. Sarebbe stato il caso di studiare ancora un po’, oppure continuare a fare il lavoro che svolgeva, in un fast-food, con qualche centinaio di dollari in meno, rispetto a quella che lo stesso Walter ha definito “l’occasione della vita”. Ne avrà altre di occasioni questo ragazzo. Intanto perché ha un grande senso di responsabilità: ha appena firmato un contratto e il primo giorno di lavoro non può fare tardi, o peggio, assentarsi.

pexels-photo-2244746L’AUTO NON PARTE…

Il pomeriggio prima di recarsi al lavoro, prova a mettere in moto la sua modesta auto. Quel mezzo avrebbe bisogno di una revisione, ma non può lasciarlo così, su due piedi. Il primo pensiero lo rivolge al lavoro: all’indomani deve marcare il primo giorno, giro di telefonate agli amici con i quali si impegna oltre ogni ragionevole proposta: nessuno è disponibile. Peccato.

L’unica alternativa: andare a piedi fino alla casa dove i colleghi dell’azienda di trasporti sarebbero stati ad attenderlo. Il nuovo lavoro si trovava a circa 20 miglia, poco più di trenta chilometri (trentadue, per essere precisi…). Significava camminare per circa otto ore, per trovarsi all’indomani alle otto in punto davanti a quella casa per cominciare a imballare cartoni, spingere, caricarsi mobili e riempire uno, due camion e poi fare l’operazione al contrario nel nuovo domicilio dei committenti.

Parte a tarda sera. Verso le quattro del mattino, si accorge che sta rispettando la sua tabella di marcia. Si siede e riposa un po’. All’improvviso un’auto della polizia lo affianca, segnala al ragazzo, gli chiede se non ci siano problemi. Walter ha un sussulto, pensa che il poliziotto potrebbe anche non credergli. E, invece, quel poliziotto di pattuglia con un suo collega, credono al ragazzo, tanto che lo accompagnano a destinazione. Prima di caricarlo in auto gli offrono da mangiare. Walter, dunque, è di colpo baciato dalla fortuna. Ha riposato le gambe, si è messo in sesto con quella cena-colazione fuori orario.

COLPO DI SCENA

Colpo di scena, Walter arriva davanti alla casa in cui avrebbe aiutato a traslocare prima delle sette del mattino. Viene accolto dalla signora che ha finito di imballare gli ultimi pacchi, sente la sua storia, si commuove, lo fa entrare in casa, si complimenta al telefono con un responsabile della ditta di autotrasporti: avete dipendenti efficienti, che sanno cosa sia il sacrificio. Intanto il resto dei colleghi–traslocatori non tarda a raggiungere la casa, così Walter conosce alcuni dei suoi nuovi colleghi di lavoro. Squadra perfetta, come Walter, anche lui in perfetta forma. Il ragazzo riesce a lavorare nonostante fosse poco riposato. Nessuno avrebbe potuto immaginare che avesse camminato tutta la notte per arrivare a destinazione.

La signora apre una pagina su Facebook, raccoglie danaro per acquistare una nuova auto per il ragazzo che ha compiuto quell’impresa straordinaria. Non è finita. L’amministratore delegato dell’azienda nella quale ha cominciato a lavorare Walter, vuole che quel ragazzo sia un esempio per tutti.

Ma un’altra persona ha voluto ringraziare Walter: l’amministratore delegato della sua nuova azienda. Tanto che lo convoca e, udite udite, davanti al resto del personale gli consegna le chiavi un’auto. «E’ tua, Walter!». L’impegno del ragazzo, aveva spiegato l’a.d. dell’azienda, era andato oltre le aspettative ed era diventato di colpo un esempio lampante per tutti gli altri dipendenti.

pexels-photo-7464232UN ESEMPIO DI IMPEGNO

Un’auto a gratificare un grande impegno, che se non fosse stato per quegli agenti di polizia, quella signora che doveva traslocare e aveva aperto una pagina su un social, sarebbe passata inosservata. Sì, un’impresa come tante. Come quelle che molti ragazzi che abbiamo conosciuto in questi anni in cooperativa, hanno compiuto. Chi scrive ha accompagnato a Massafra uno dei ragazzi che aveva preso parte ad una funzione religiosa in una chiesa fuori città. Quella funzione finì tardi e Samuel, anche lui nero, un sorriso di quelli che non dimentichi facilmente, senza dire nulla si era incamminato a piedi verso casa: diciotto chilometri! «Samuel dove stai andando?».

«Domani devo andare in un campo, a raccogliere frutta, è una giornata di lavoro, ho un contratto e non posso permettermi di perdere una giornata di lavoro».

Non mi fossi accorto, Samuel avrebbe proseguito dritto, a piedi, per Massafra. Al buio e su una strada che anche di giorno mette paura. Ricordo come se fosse ieri. Lo accompagnai fino a sotto casa. Mezz’ora dopo, una telefonata: era lui. «Tutto bene?», mi chiese, «Sei tornato a casa? Bene, Dio ti benedica!». Si era preoccupato per me. Quella telefonata era valsa più di ogni altro grande regalo avessi potuto avere da questa esperienza con tutti questi ragazzi che nascondo, tengono strette piccole, grandi storie di grande umanità.

«Dov’è la bolletta?»

Un imprenditore chiude una catena di alberghi a causa di un importo mostruoso

La notizia fa il giro d’Italia. La riprendono radio, tv, stampa. “Il Foglio” vorrebbe vedere il mezzo milione da pagare. Niente da fare, comincia una caccia all’importo con risultati poco incoraggianti. Ma allora, perché tanto clamore? Intanto il direttore degli hotel starebbe chiedendo la Cassa integrazione…

gas-7311286_960_720Caro-bollette, scattano le prime chiusure degli alberghi. Questa una delle notizie che cominciano a circolare giorni fa. Fra le tante attività che minacciano la chiusura sotto la pressione di aumenti esponenziali, gli hotel che da queste parti proliferano. Vuoi perché la Puglia, a detta delle riviste internazionali, è la regione più bella del mondo; vuoi perché l’economia di questo accogliente angolo del paese si sostiene con quanto legato al turismo, che poi è la gastronomia, dunque ristoranti e trattorie, masserie e pizzerie – come visto di recente – di alta classe.

Insomma, nei giorni scorsi c’è stato chi ha annunciato, non senza effetti pirotecnici, la chiusura di cinque alberghi facenti parte di una delle catene di maggior prestigio. Quando chiude un’attività, ci batte forte il cuore, pensiamo ai posti di lavoro che vanno in fumo; pensiamo alle famiglie in sofferenza, che a causa delle chiusure dovranno arrangiarsi in attesa di tempi migliori.

A Gallipoli, per esempio, una catena alberghiera aveva annunciato la chiusura immediata delle sue strutture. «Non sarà l’unico caso», segnalava Federalberghi nei giorni a seguire, in quanto la situazione che si starebbe creando a causa dell’aumento del costo della luce è drammatica.

IL PRIMO CASO…

Questo uno dei primi casi segnalati dagli organi di informazione. La notizia della catena di alberghi salentini, fa il giro d’Italia e non solo. Il titolare di questa serie di aziende, viene intervistato da radio, tv, stampa. In breve, diventa una stella mediatica: i colleghi tengono per lui, lo sostengono; una certa stampa, sospettosa che l’uomo stia facendo provocazione, vuole vederci chiaro.

Uno dei giornali che vuole vederci chiaro, è Il Foglio, giornale fondato da Giuliano Ferrara e oggi diretto da Claudio Cerasa: «Bolletta da mezzo milione di euro, chiude storica catena alberghiera pugliese», titola un articolo di Ermes Antonucci. Il giornalista indica nel suo puntuale servizio, che la vicenda della quale si sta occupando scaturisce probabilmente dalla notizia più letta degli ultimi giorni. Ripresa e rilanciata dai principali organi di informazione fino a raggiungere gli immancabili social. Insomma, secondo Il Foglio, nessuno sarebbe riuscito a sfuggire all’annuncio del direttore generale di una importante catena d’alberghi pugliese (cinque, con 1.100 posti letto e 275 dipendenti): «Dopo quasi sessant’anni di attività – una delle principali dichiarazioni raccolte dalle agenzie di stampa riprese da giornali e tv – chiudiamo a causa degli alti costi dell’energia elettrica».

A far scattare la decisione sarebbe stata una bolletta dell’energia elettrica da 500mila euro riguardo i mesi di luglio e agosto, in aumento del 500% rispetto ai 100mila euro spesi nello stesso periodo lo scorso anno. Il direttore rilascia un’intervista a Tagadà su La7, al Tgcom, confermando di essere stato costretto ad avviare la Cassa integrazione, ricordando – nelle sue dichiarazioni – che «la Germania ha utilizzato 200 miliardi di euro per sostenere le imprese e le famiglie tedesche».

stromkosten-533818_960_720COSA C’E’ SOTTO?

Il Foglio prova a raccontare qualcosa che gli altri organi di informazione non hanno raccontato. Nella sua inchiesta, infatti – scrive il giornale – si arriva alla domanda cruciale: «Per caso, qualcuno ha verificato l’esistenza della bolletta e quindi l’aumento riferito allo stesso periodo dell’anno scorso?». Il Foglio asserisce di aver telefonato direttamente all’interessato chiedendogli se fosse possibile avere copia delle bollette da uno dei suoi collaboratori: niente. Una serie di motivazioni non convincono Antonucci, l’autore dell’inchiesta, che insiste: «Ma scusi, se una mattina un imprenditore si sveglia e dice di aver ricevuto una bolletta da dieci milioni di euro noi non possiamo mica pubblicare la notizia?». Risposta dell’interessato: «Non fa niente, non c’è problema, non pubblicate la notizia; ma la risoluzione del problema è semplice: basta chiedere a Nomisma, all’Istat, quello è l’aumento che c’è stato in percentuale, non è che l’ho inventato io».

Resta il sospetto che si sia voluto aprire un caso. L’estensore dell’articolo, infatti, non è affatto soddisfatto, tanto che chiosa nel rispetto dell’etica professionale. «Nessun dubbio che il rincaro dell’energia sia un problema da affrontare – conclude Antonucci – purché lo si faccia con serietà, non con la pigrizia di organi di informazione sempre alla ricerca di “maschere” da inserire nel grande racconto dell’indignazione collettiva».

Fine della storia. Non fosse che la storia, come accade spesso in Italia, continua. Tanto da essere abituati a storie infinite, delle quali si conosce l’attacco, ma il più delle volte, mai la chiusura.

Puglia, che pizzerie!

Regione fra le più celebrate dal Gambero rosso

Trenta in Puglia nella guida stilata dalla società leader nel settore della ristorazione. Onore alle nostre province e agli imprenditori che hanno sempre creduto alle mille possibilità che aveva questo angolo d’Italia. Anche in momenti particolarmente critici. Nonostante pandemia e i recenti aumenti di prodotti, energia elettrica e gas

pizza-in-PugliaSono trenta le pizzerie in Puglia fra quelle italiane, nella guida stilata dal Gambero Rosso. La società leader in Italia e nel mondo nei settori del mangiare e del bere attraverso editoria, tv, eventi e formazione, quest’anno ne ha premiate cinque nella provincia di Bari, tre a Foggia ed in provincia, due nel Brindisino, ben quindici tra Lecce e provincia, tre nella Bat, due in provincia di Taranto, entrambe di Martina Franca: “Pomodoro e Basilico” (87 punti e due spicchi di pizza) e “Jonny” (77 punti ed uno spicchio di pizza).

La guida Pizzeria d’Italia del Gambero Rosso, che quest’anno ha selezionato settecento attività italiane nel campo della ristorazione con una sorta di appendice nella quale sono state valutate le migliori pizzerie italiane nel mondo. Più di cinquanta, quelle scelte da Top Italian Restaurants, che quest’anno ha tagliato il traguardo dei dieci anni. La cerimonia di assegnazione dei riconoscimenti si è svolta al Palacongressi della Mostra d’Oltremare di Napoli. Sul palco alcuni fra i più grandi maestri pizzaioli d’Italia. Novantasei le pizzerie “al piatto” (Tre Spicchi) e dodici pizzerie “al taglio” (Tre Rotelle) con novità e conferme. Presenti come per la scorsa edizione e le precedenti, spiccano come sempre i grandi maestri della prima ora, che hanno avuto l’intuizione di compiere passi in avanti in perfetta sintonia con i tempi. A questi autentici maestri del settore è, infatti, dedicato il riconoscimento dei riconoscimenti (Stelle) in quanto negli ultimi dieci anni hanno ottenuto sempre “Tre Spicchi” e “Tre Rotelle”. Nove, quest’anno, sono stati i premi speciali.

CONCORRENZA AUTOREVOLE

Anche in Puglia, come si evince dalle ultime classifiche, ci sono pizzerie che possono entrare in stretta concorrenza con il territorio che per elezione può essere considerato il numero uno al mondo: la Campania. In principio era Napoli la culla della pizza, poi con il passare del tempo, i maestri pizzaioli sono stati contesi dai migliori ristoranti e pizzerie della Campania, da Capri a Ischia, da Procida a Sorrento, e chi più ne ha più ne metta.

Detto della Campania, però, anche il Tacco d’Italia, la Puglia, può vantare massima soddisfazione. La parte del leone, all’interno di questa speciale classifica la riveste il Salento, con quindici pizzerie. Del resto è proprio il Salento il grande attrattore che convoglia nella nostra regione ogni anno milioni di turisti. Proprio in virtù di questo richiamo, anche le vicine province ricche di cultura e tradizioni gastronomiche, si sono attrezzate. Così nelle altre province, da Taranto a Bari, proseguendo con Brindisi, i ristoratori si sono attrezzati di conseguenza.

Nella nuova Guida Pizzerie d’Italia del Gambero Rosso – fa sapere il brand leader nella ristorazione – è emerso uno spaccato della nuova normalità post pandemia. Non è un caso che le pizzerie siano state fra le prime attività a registrare il tutto esaurito, con un settore che ha dato prova di grande vitalità e capacità di reinventarsi e rinnovarsi.

pizza-pala-alfa-forni-600x379PIZZA ALLA PALA, MA ANCHE…

Molti i pizzaioli che hanno migliorato, diversificando, per esempio, gli impasti per sottoporre alla clientela specialità sempre diverse: oltre alla tradizionale pizza alla pala, infatti quest’anno sono state considerate piccole “opere” pizza in teglia, pizza al padellino, pizza al vapore.

Per non parlare di quanto, nel frattempo, come già segnalato lo scorso anno, vale a dire gli orti di proprietà per assicurare una pizza sempre più agricola e sostenibile. Cresciuta l’offerta del bere con bevande sempre più centrate, con un consolidamento del binomio pizza-cocktail, con un servizio in sala iperprofessionale.

Considerando i parametri utilizzati anche quest’anno dal Gambero rosso, dunque, non si può che essere lieti di una “chart” che rende onore alla Puglia, alle attività del posto e agli imprenditori che hanno sempre creduto alle mille possibilità che aveva questo angolo d’Italia in periodi particolarmente critici: quello che gravitava intorno al lockdown o pandemia che dir si voglia, e, a seguire, quello del conflitto Russia-Ucraina con aumenti esponenziali circa prodotti, energia elettrica e gas.