Elisabetta, addio!

L’ultimo saluto alla “Regina”

Aveva novantasei anni e regnato sette decenni. Icona dell’arte e del popolare con le sue borsette e i vestiti color pastello. Fiction e film ispirati alla sua personalità. L’interpretazione di Helen Mirren (The Queen) e della stessa regnante, che si prestò a rifare se stessa accanto a Daniel Craig, uno dei più famosi James Bond. Poi, il fair-play che non t’aspetti: gli inglesi alzano i prezzi alle stelle, non fanno sconti ai turisti che rivolgono l’ultimo saluto: dalle 1.500 alle 2.000 sterline a notte

Foto Geopop

Foto Geopop

Non vedremo più l’immagine di quella donna, borsetta sotto un braccio, camminare a passo deciso e sfilare davanti a capi di Stato, militari, comunque impegnata in altre attività che il protocollo in questi settant’anni di governo richiedeva.

Qualcuno, come il grande Andy Warhol, ha ricordato l’Ansa in questi giorni, proprio riferendosi a “Lizzy”, Elisabetta II, aveva più volte esclamato “Voglio essere famoso come la regina d’Inghilterra”. La regina d’Inghilterra era considerata un personaggio capace di attraversare sette decenni restando un’icona “pop” riconoscibile a livello globale.

Protagonista nell’arte, ma anche nel cinema, nella musica e nella moda col suo stile, a partire dagli abiti color pastello. Elisabetta, scomparsa a novantasei anni l’8 settembre scorso, aveva fatto tendenza anche in età molto avanzata. A 85 anni le riproduzioni di alcune sue borsette di pelle in formato rettangolare, andavano a ruba, venivano riprese dalle riviste patinate.

TRADIZIONALE GIOVANILE

Tradizionale e giovanile allo stesso tempo, Elisabetta II aveva rappresentato nell’immaginario un mix senza precedenti con la capacità di stare sempre al passo coi tempi, anzi di influenzarli. La sua immagine è passata nel dalle foto ai ritratti, oltre naturalmente ad apparire su monete, banconote, francobolli, per poi entrare anche nel mondo del cinema.

C’è un film che ci è piaciuto tanto: “The Queen” (2006), in cui la regina viene magistralmente interpretata da una Helen Mirren – un’attrice che adoriamo e verso la quale abbiamo un debito di riconoscenza per aver scelto il nostro Salento come sua seconda residenza – in grado di mostrare il lato più personale della regina, a “A Royal Night Out” (Una notte con la regina) del 2015, con la giovane Elisabetta che vive una notte fuori dal Palazzo, l’8 maggio del 1945, per festeggiare la fine della Seconda guerra mondiale in Europa, fino al successo della serie “The Crown”, di cui si attende la quinta stagione.

Ma la regina Elisabetta, a sua volta è stata attrice: un cameo, per dirla cinematograficamente. E’ stata, in qualche modo, una “Bond girl”. Protagonista, cioè, nel cortometraggio del 2012 andato in onda durante la cerimonia di apertura delle Olimpiadi di Londra. Daniel Craig, uno dei più celebri 007 della storia, prelevava Sua Maestà nella stanza di Buckingham Palace per scortarla fino allo stadio. Lei, abito prezioso color salmone e cappellino di piume, lo segue in compagnia dei suoi inseparabili cagnolini Corgi, diventati parte immancabile dell’immagine associata alla sovrana. Comunque e ovunque presente, anche nei testi delle canzoni. Tutto questo e tanto altro ancora ha contribuito a creare un mito destinato a essere ricordato e celebrato per decenni.

Foto Rai

Foto Rai

NIENTE SCONTI, SIAMO INGLESI

Forse una cosa, la regina Elisabetta, non avrebbe tollerato. I prezzi così alti praticati dagli inglesi nei confronti di quanti avevano voluto raggiungere Londra per rivolgere a “Lizzy” l’ultimo saluto. Prezzi esagerati. Immotivati, se è vero che i sudditi sono rispettosi nei confronti della regina.

A proposito di prezzi, infatti, si è parlato anche di 1.550 sterline a notte, fino a 1.800 euro, colazione esclusa. Un servizio firmato Mediaset, raccontava minuziosamente un certo business intorno all’addio della regnante più longeva al mondo. I prezzi delle stanze di albergo a Londra, spiegavano su Canale 5 e Italia 1, alle stelle. Inconfutabili i dati raccolti dai media locali che segnalavano anche il “tutto esaurito” nei giorni precedenti il funerale della regina Elisabetta II: alberghi pieni per il 95%, il 20% in più rispetto alla media in questo periodo dell’anno.

Intanto si allungava la lista dei Paesi esclusi alle esequie di Stato, con qualche polemica per via di qualche ospite “scomodo” come la Cina.

Fonti ufficiose del governo britannico avevano fatto sapere alla Bbc che la corte aveva depennato ogni possibile coinvolgimento di rappresentanti non solo di governo, ma anche diplomatici di Paesi sotto sanzioni da parte dell’Occidente: Afghanistan, Siria e Venezuela; insieme alla Russia di Vladimir Putin (a causa della guerra in Ucraina), insieme alla sua alleata Bielorussia e alla Birmania della giunta militare golpista.

Champagne sul ghiacciaio

Chiara Ferragni scatena i social

Con amici e colleghi, è volata in Svizzera per brindare a champagne. In qualità di influencer poteva dare un esempio migliore. Sul pianeta si stanno abbattendo sciagure ecologiche. Anche a causa dell’abuso di combustibili fossili

Foto MilanoToday

Foto MilanoToday

I ghiacciai si stanno infatti ritirando soprattutto a causa dell’abuso di combustibili fossili. “Ma chi se ne frega!”, potrebbe aver esclamato Chiara Ferragni, professione influencer. “Il mondo, di punto e in bianco, vorrà risolvere l’inquinamento e la scomparsa dei ghiacciai proprio a causa di un peccatuccio veniale, come riunirsi con un po’ di amici e due elicotterini?”. Noi la buttiamo lì, esageriamo, ma il ruolo di una influencer, per giunta di enorme popolarità, sarebbe quello di suggerire al suo “popolo” social massima accortezza. Vanno bene i consigli per gli acquisti, anche esagerati, ma sullo stile di vita sarebbe meglio invitare i ragazzi alla calma, alla riflessione.

E, invece, come scrive il quotidiano Repubblica, “niente ferma la voglia di aperitivo di Chiara Ferragni, neanche il rischio ecologico, visto l’abuso di combustibili fossili e i ghiacciai che si ritirano”.

SOCIAL, SITI E VIA DISCORRENDO

La vicenda è apparsa su social, siti e, a stretto giro di posta, anche sulla stampa. Il 4 settembre scorso, l’influencer, moglie del cantante Fedez, ha scelto un passaggio in elicottero: destinazione un ghiacciaio in Svizzera per brindare con calici e champagne assieme all’amica e, altra influencer, Chiara Biasi. Non solo loro, del resto come si giustificherebbero due elicotteri. Loro insieme con una gruppetto di amici.

Lo rivelano – scrive il quotidiano Repubblica – alcune fotografie tra i ghiacci sempre più a rischio. Foto scattate durante la gita organizzata dall’imprenditore Filippo Fiora, che evidentemente ha voluto strafare impegnando ben due elicotteri. Due elicotteri per arrivare sul ghiacciaio dov’era stata allestita – colpo di scena, gli amici vanno stupiti con effetti speciali, altrimenti a cosa servono i mezzi, economici… – una tavola imbandita con tanto di bottiglia, Fine del brindisi per poi decollare nuovamente per lasciarsi alle spalle qualche scarico inquinante di troppo e certamente non necessario tra le nevi oramai non più tanto perenni.

Foto Il Messaggero

Foto Il Messaggero

E IL QUOTIDIANO, CHIOSA

I ghiacciai, chiosa il quotidiano, si stanno infatti ritirando soprattutto a causa dell’abuso di combustibili fossili. Gli influencer, o i personaggi noti considerati tali, invitano a un modello di comportamento non più sostenibile: per l’aperitivo dovrebbero preferire l’enoteca – condividiamo – in piazzetta piuttosto che i ghiacciai, ma questi “benedetti” ragazzi arriveranno mai a comprenderlo? La parola ai fan. Che, ovviamente, fan difendono Chiara e and friends. Molti sostenitori della popolare influencer, addirittura considerano le critiche come “rosicamenti” degli invidiosi. Mentre sono in pochi a porsi il tema dell’esempio, dell’emulazione, che viene dato da un’azione come questa, che nel caso di una influencer dovrebbe essere al primo posto tra le considerazioni. Certo, fosse tutto in un aperitivo, un piccolo colpo di testa. Ma Chiara Ferragni stessa, non ha detto in più occasioni che le sfide si vincono anche con piccole rinunce?

Dieci piccole eccellenze

Piccoli comuni pugliesi crescono (e inorgogliscono)

Nel volume “100 Mete d’Italia”, il più piccolo paese pugliese, Celle di San Vito, e altri nove comuni: Peschici, Ceglie Messapica, Leverano, Minervino di Lecce, Matino, Mesagne, Specchia, Giovinazzo e San Vito dei Normanni. Intanto venerdì prossimo al “Boomerang Club di Torre Colimena”, nel Tarantino, l’Associazione Verapuglia nel Mondo conferirà un altro riconoscimento

san-vitoNon importa la grandezza, il fattore che fa la differenza resta la qualità. Ed ecco che al comune di Celle di San Vito, in provincia di Foggia, centoquarantré abitanti in tutto (il più piccolo della nostra regione), è stato assegnato uno dei dieci riconoscimenti “Eccellenza di Puglia”. A giorni, precisamente venerdì 9 settembre, al “Boomerang Club di Torre Colimena”, nel Tarantino, l’Associazione Verapuglia nel Mondo conferirà l’importante riconoscimento all’interno dell’evento “Nuovi Scenari e opportunità per una Italia icona di bellezza nel mondo”.

L’evento che avrà anche il supporto dell’Associazione Liber e della casa editrice RDE, sarà aperto dall’intervento della giornalista e conduttrice televisiva, Alda D’Eusanio. Sono stati invitati all’incontro, fra gli altri, Maurizio Vallone, direttore generale della DIA (Direzione Investigativa Antimafia), Diana Agosti, capo dipartimento per le Politiche europee della Presidenza del Consiglio dei Ministri, Laura D’Aprile, capo dipartimento del Ministero della Transizione Ecologica, Barbara Lusi, vice segretario generale del Ministero dello Sviluppo Economico e Massimo Sessa, presidente del Consiglio superiore dei lavori pubblici.

THE WINNER IS…

Il riconoscimento di “Eccellenza di Puglia” fa seguito al premio, già assegnato al comune di Celle di San Vito, di “Mete d’Italia” con il conseguente inserimento del comune cellese nel volume, a diffusione nazionale, “100 Mete d’Italia”, presentato in una delle sale del Senato della Repubblica a Roma.

Nel volume “100 Mete d’Italia” sono presenti altri 9 comuni: Peschici, Ceglie Messapica, Leverano, Minervino di Lecce, Matino, Mesagne, Specchia, Giovinazzo e San Vito dei Normanni.

Il testo ha avuto il patrocinio del Senato della Repubblica, della Presidenza del Consiglio dei Ministri, di Federturismo Confindustria, dell’Anci e dell’Istituto per il Credito Sportivo oltre a 6 Ministeri della Repubblica (Interno, Sviluppo Economico, Politiche agricole ed alimentari, Ambiente, Lavoro e Politiche sociali e Beni e Attività Culturali). Presidente del Comitato d’onore dell’iniziativa Franco Frattini, presidente di sezione presso il Consiglio di Stato. I membri del comitato promotore, sono, fra gli altri, Francesco Saverio Abate, direttore generale presso il Ministero delle Politiche Agricole, Mariano Grillo, direttore generale del Ministero dell’Ambiente e Peppe Vessicchio, direttore d’orchestra.

Foto_2_Una_delle_vie_pi_belle_del_borgoCENTO METE D’ITALIA

“100 Mete D’Italia ha la mission di creare uno scambio esperenziale tra 100 comuni di eccellenza e di aziende che operano sul territorio – ha dichiarato Riccardo D’Anna, editore del volume – bisogna avere visione e fare sistema, essere uniti in una grande famiglia per il bene ed il progresso della nostra nazione, collegando pubblico e privato, nord e sud Italia”.

A proposito di Celle di San Vito, il comune più piccolo della Puglia. “Siamo orgogliosi di questo riconoscimento che premia l’eccellenza del lavoro che abbiamo fatto per il rispetto delle tradizioni popolari ed enogastronomiche – ha dichiarato la sindaca, Palma Maria Giannini – siamo impegnati in prima linea per far conoscere e tramandare il folclore, i colori e i sapori del nostro territorio”.

Il gruppo Enel, primo fornitore di elettricità in Italia, venerdì prossimo sarà il main partner dell’evento.

SI CONSIGLIA L’ABITO SCURO

Alla scoperta dei fenicotteri rosa sul Mar Piccolo (Taranto)

Riserva Naturale “Palude La Vela”. L’abbigliamento non provoca spavento alle quantità di uccelli presenti nei sette ettari sulla Circummarpiccolo. Fra le altre specie, aironi, garzette, spatole, tuffetti, piro-piro, cavalieri d’Italia, chiurli, volpoche, avocette e il falco pescatore

Foto Studio100

Foto Studio100

C’è una riserva naturale, a Taranto, che accoglie i fenicotteri rosa. E’ una grande emozione avere visto i primi, anni fa, distendere le proprie ali e planare sulla “Palude La Vela”. Non ce lo aspettavamo. Non se lo aspettavano gli ambientalisti, nemmeno cittadini e politici che, forse, avrebbero visto di buon occhio da quelle parti una bonifica. Invece, hanno resistito alla tentazione. Del resto, come si fa a pensare di creare condizioni avverse dopo che una razza migrante rara ha scelto Taranto per farne una tappa del loro lungo viaggio da un continente all’altro. Non c’è stato il tempo, e meno male. Così, ancora oggi (e speriamo nei secoli dei secoli) possiamo osservare quello che la natura sa offrirti, se solo riesci a rispettarla. Uno spettacolo senza eguali.

Strada provinciale “Circummarpiccolo”, sul tratto Taranto-San Giorgio. La strada costeggia le sponde di un bacino interno del mare. E’ qui che si va incontro alla piccola oasi “Palude La Vela” affidata alla locale sezione del WWF. Nella palude arricchita da un canneto circondato, intorno scopriamo una macchia mediterranea e una grande pineta. Superata la pineta, in prossimità del Mar Piccolo, ecco un ambiente particolare di vegetazione alofila – come spiega puntualmente Tripadvisor, sito americano pieno zeppo di recensioni, utili per chi viaggia – che ospita diverse specie di avifauna sia stanziale che migratoria.

Foto Repubblica

Foto Repubblica

UCCELLI E PIANTE…

Qui, le piante più diffuse sono la salicornia e la salsola, mentre la pineta è composta da pini d’Aleppo. Per chi fosse interessato a quello che gli esperti chiamano bird whatching (osservare gli uccelli), c’è un capanno per vedere gli uccelli nel loro habitat naturale e, con un pizzico di fortuna, i magnifici esemplari di fenicotteri rosa che spesso, specie in inverno e in primavera, si fermano proprio qui, nell’oasi, durante le loro migrazioni.

Altre specie di uccelli presenti: aironi, garzette, spatole, tuffetti, piro-piro, cavalieri d’Italia, chiurli, volpoche, avocette e il falco pescatore. In una estate molto calda, come quella che stiamo attraversando quest’anno, oltre al bird whatching è possibile prenotare un’uscita in canoa sul Mar Piccolo con un istruttore qualificato, contattando il responsabile dell’oasi.

Periodi fra i più indicati per la visita dell’oasi, sono quello primaverile (marzo/metà maggio), autunno inoltrato e le miti giornate invernali. Ovviamente, come riporta la guida statunitense, si consiglia di programmare la visita nelle ore antimeridiane quando il sole sarebbe alle spalle di chi osserva questo spettacolo della natura. Si richiede l’abito scuro (e scarpe comode). Fa forse sorridere l’invito che rivolge ai visitatori il personale del WWF, ma c’è una ragione. Non essere troppo appariscenti impedisce di spaventare gli uccelli. Si consiglia di portare colazione a sacco e acqua potabile, soprattutto se fa caldo.

«Basta cafonate!»

Christian De Sica si scaglia contro chi ostenta una ricchezza vera o presunta

«Foto uguali, selfie di discoteche, sempre le stesse, i tuffi dai motoscafi che hanno preso facendo debiti». Pessimo esempio, condividono le critiche dell’attore romano, Massimo Boldi e Iva Zanicchi

Foto Repubblica

Foto Repubblica

L’altra sera, in tv, hanno ridato “Sapore di mare”, film di Carlo Vanzina. Un successo dell’83. In quel film che segnò un lungo periodo di citazioni dei “Favolosi anni 60”, Christian De Sica interpretava il figlio di un uomo ricco, genitore che risolveva con un colpo di spugna tutti i debiti del suo ragazzo. Una figura come tante, si vedono ancora a Forte dei Marmi.

Qui, De Sica, in una dei suoi ruoli più misurati, è un bel cafone. Mostra la sua compagna, bella, affascinante, per stuzzicare l’invidia dei suoi amici; poi, una volta in un locale alla moda, schiocca le dita, e offre champagne per tutti, “tanto paga papà”.

Bene, stavolta Christian, proprio per cognizione di causa, avendo tratteggiato uno sbruffone di quegli anni, parla dei nuovi sbruffoni. Quelli dei social, gli o le influencer, che si rincorrono per postare prima della concorrenza immagini sempre più uguali a se stesse.

«Ma certe persone – ha detto De Sica al Corsera – non si sono rotte le palle di pubblicare quello che mangiano, mentre ballano abbracciati e poi si odiano, le panoramiche delle discoteche tutte uguali, i tuffi dai motoscafi di lusso comprati facendo debiti?».

TORNANO GLI ANNI DI PLASTICA

Gli Anni 80, quelli di plastica in cui si ostentava ricchezza a go-go, tanto che anche quella fasulla andava bene, sono tornati. Colpa dei social che hanno omologato qualsiasi cosa sia trendy, tanto in Versilia, quanto in un qualsiasi altro litorale.

Per sbottare, fare pelo e contropelo al popolo del web, l’attore lo fa proprio attraverso un social, Instagram, una delle vetrine più ricercate dagli zero ai novantanove anni. «Possibile siate diventati così cafoni?».

E’ questa la domanda posta dal re dei cinepanettoni, protagonista di “Vacanze di Natale”, “Natale sul Nilo”, “Vacanze di Natale a Cortina”, per fare dei titoli. Pellicole interpretate con Massimo Boldi. Molto spesso amate, talvolta criticate, per quel tipo di comicità con la quale gli italiani venivano rappresentati tra vizi e virtù.

Le osservazioni forti non sono mai mancate. Per alcuni, come giustamente scrive il Corriere della sera, il filone dei cinepanettoni ha esaltato gli eccessi, ha alimentato una superficialità tutta italiana alla quale mancano i valori. Una realtà che De Sica ha sempre riconosciuto sul set come nel quotidiano.

Sulla sua pagina personale, Christian De Sica si è, insomma, chiesto se certi individui non siano stanchi di pubblicare ciò che mangiano, ballano, stretti sulle mattonelle delle discoteche, sempre più uguali le une alle altre. Stretti, guancia a guancia, sottolinea l’attore, quando in realtà si odiano. E che palle i tuffi dai motoscafi di lusso.

Foto YouMovies

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BOLDI E ZANICCHI, D’ACCORDO

Nel corso della propria attività, Christian ha interpretato ruoli nei quali esaltava l’italiano medio, gli uomini dell’alta società e dall’aspetto raffinato, salvo poi sfoderare l’altra parte della loro personalità da sciupafemmine o di gente caciarona e indisciplinata, tanto da sgranare una lunga teoria di parolacce in romanesco.

Tante scene che funzionavano e strappavano risate. Lontano dal set, però, l’attore manifesta disapprovazione l’ostentazione esagerata, fino a rivelarsi intollerabile.

Dopo lo sfogo su Instagram di Christian De Sica contro gli influencer che, secondo l’attore, non fanno altro che ostentare le proprie vacanze tra barche e lusso sfrenato in modo “cafone”, è arrivata la solidarietà di Iva Zanicchi e Massimo Boldi. «Christian ha ragione: a basta con tutti questi selfie – hanno detto l’attore milanese e la cantante emiliana – vuoti come una camera d’aria: capisco chi ne fa sfoggio, spesso per ottenere consensi sul web, ma a noi fanno più paura quelli che “linkano”, mettono i “mi piace”, perché prendono questi influencer come un esempio da seguire». Vogliamo dare torto a Christian e soci?

«Abbiamo consumato due birre…»

Entrano in un bar, bevono e lasciano il denaro

La titolare di un bar ha dimenticato di chiudere la porta del locale. Assetati, tre ragazzi, alle 4.30 del mattino, sono entrati nell’esercizio, hanno stappato due “bionde” e lasciato i soldi sul bancone. Ora la proprietaria lancia un appello: «Fatevi vivi, sarò lieta di ricambiare la vostra onestà con un aperitivo». E se l’azienda chiamata in causa facesse un campagna pubblicitaria?

IMG_20220813_201628_300Questa sì che è una storia da raccontare. Con questi chiari di luna, poi. La titolare di un bar dimentica di chiudere la porta del suo esercizio, alle 4.30 del mattino dei ragazzi penetrano nell’attività, assetati o comunque desiderosi di dissetarsi, prendono due birre e lasciano i soldi sul bancone. Le telecamere documentano quanto accaduto, perfino quando i tre ragazzi (due birre in tre…) mettendosi le mani in tasca e non trovando spiccioli sono usciti dal locale per aprire la portiera della loro auto e prendere gli spiccioli. Cose d’altri tempi. Tempi di cavalleria, quando l’onore e il rispetto erano princìpi che avevano (hanno tutt’ora, in alcuni casi…) enorme valore. E fanno bene Il Corriere Adriatico e Leggo, fra i tanti quotidiani che hanno ripreso l’episodio puntualmente riportato anche dalle agenzie non solo locali. Specie il Corriere Adriatico che nei giorni scorsi, con il dolore nel cuore, aveva dovuto raccontare ai suoi lettori l’omicidio di Alika, ucciso a colpi di stampella, avvenuto a Civitanova Marche. E’ giusto riportare la dolorosa cronaca nera, ma anche episodi simili per dimostrare una volta di più come una comunità possa essere rispettosa e rispettabile.

Nicoleta, la giovane romena titolare del “Bar Belvedere” di piazza Angeletti di Sant’Angelo a Pontano (provincia di Macerata), pur non cercando i riflettori, bene ha fatto a segnalare quanto accadutole. Come ogni sera, dopo aver messo i conti a posto e aver rassettato, aveva chiuso il suo locale. Tutto regolare, se non avesse dimenticato di chiudere la porta. A una certa ora si fanno le cose automaticamente, non ti sorviene nemmeno che tu, dopo una giornata di lavoro, possa aver dimenticato la porta d’ingresso aperta. Insomma, Nicoleta, è andata a dormire senza alcun tipo di preoccupazione.

IMG_20220813_201620_661E AL MATTINO, LA SCOPERTA

E al suo rientro, il mattino seguente, ad aver fatto una curiosa scoperta. Trovata la porta aperta e tutto verosimilmente a posto, ha tirato un sospiro di sollievo. A prima vista, nonostante avesse dimenticato la porta del locale aperta, non era successo niente. Il Cielo sia lodato.

Invece, dopo una prima veloce ricognizione a quanto le stava intorno, il suo sguardo si ferma su un biglietto lasciato sul bancone: «Abbiamo preso due Peroni, ecco qui i soldi». All’interno del suo bar erano entrati, non dei ladri, ma giovani clienti che avevano preso al balzo quell’occasione senza dimenticarsi la cosa più importante: pagare.

Non c’è effrazione. Certo, se un locale è chiuso significa che non si può entrare, figurarsi consumare. Non avere uno scontrino che certifichi l’avvenuto pagamento e la conseguente tassazione. Ma con un episodio simile, da incorniciare, volete che qualcuno si metta a fare anche il pignolo? Così Nicoleta, dopo aver ripreso fiato ed essersi fatta una bella risata, ha invitato i tre ragazzi a prendere un aperitivo al suo bar. Offre il “Bar Belvedere”.

Quei pochi minuti che hanno visto protagonisti i tre ragazzi, è stato ripreso anche dalle telecamere di videosorveglianza, tanto che Corriere e Leggo hanno, a ragione, definito quanto accaduto “Un gesto di estrema onestà di quelli che fanno bene al cuore”.

L’altra faccia della medaglia di una generazione che spesso finisce sotto i riflettori per drammatici fatti di cronaca. Tanto che la titolare del bar ha voluto raccontare la sua storia, perché un piccolo gesto possa far sperare in un futuro migliore.

«Dire di essere sorpresa per quanto accaduto è poco – ha dichiarato Nicoleta al Corriere Adriatico – in quanto credo che una cosa del genere sia unica; nei giorni in cui i tragici fatti accaduti in sequenza a Civitanova hanno gettato la nostra provincia nel dramma, quanto accaduto nella mia attività va in netta controtendenza e regala speranza per un mondo migliore per tutti noi».

IMG_20220813_201617_021PUBBLICITA’ E…MARKETING

La titolare del Bar Belvedere racconta. «Venerdì notte – spiega l’accaduto – mi ero dimenticata di chiudere la porta del bar e sabato mattina la mia collega ha ritrovato il biglietto con accanto i soldi della consumazione. Presa dalla curiosità di capire chi fosse stato, ho visto le immagini delle telecamere di sicurezza del locale. Intorno alle 4.30, tre ragazzi entrano nel bar, si dirigono verso il frigo, prendono le birre e lasciano accanto alla cassa i tre euro della consumazione con tanto di biglietto: “Abbiamo preso due Peroni, ecco qui i soldi”».

Non è finita. «Da quello che si nota nel video – prosegue Nicoleta – sono addirittura usciti dal locale per prendere i soldi in macchina e poi sono rientrati. Questo gesto di onestà dimostra che ci sono anche ragazzi bravissimi. Non era affatto scontato: potevano andarsene senza pagare o danneggiare il locale. È stato soprattutto un segno di rispetto per il mio lavoro».

Infine, Nicoleta, già che c’è, lancia un appello ai tre clienti «Fatevi vivi, vi offrirò un aperitivo!». Tutto è bene quel che finisce bene. Se ne è parlato sulla stampa, in tv. Il bar magari avrà ancora il suo momento di celebrità, ma avanziamo più di un’ipotesi che i creativi della birra in questione, la “Peroni”, stia lavorando per mettere a frutto uno spot o un battage partendo dall’onestà di questi tre bravi ragazzi che, grazie al gesto cavalleresco, potrebbero diventare protagonisti di una singolare, gioiosa campagna pubblicitaria. Hai visto mai? Una birra che non solo disseta, ma educa. «Offre Peroni!».

Italiani, primi!

Anche l’albergo più bello del mondo è nostro

E’ il “Rosewood Castiglion del Bosco” di Montalcino (Siena). La rivista americana “Travel+Leisure” (Viaggio e tempo libero) ci incorona vincitori. Lo hanno scelto i lettori. Ripreso dall’autorevole “Esquire”, dopo essere primi come “Regione più bella del pianeta” (Puglia), è in Toscana l’hotel migliore. Sfiora la perfezione e il…110 e lode.

Foto Vanity Fair

Foto Vanity Fair

E’ italiano il più bell’albergo al mondo, parola di “Travel+Leisure” (Viaggio e tempo libero), rivista statunitense, attraverso un sondaggio ripreso e rilanciato da Esquire. Gli americani, si sa, hanno l’abitudine di monitorare qualsiasi cosa gli passi sotto il naso. Pragmatici, classificano tuto. Per loro non esiste un gruppo, una quantità, una comunità. Esiste il primo, il resto non conta. Il secondo, diceva l’ingegnere Enzo Ferrari, è il primo degli sconfitti.

Insomma, gli americani cui dobbiamo, ad onor del vero, una certa benevolenza, anche stavolta ci incoronano campioni. Per giunta in una categoria cui ci teniamo davvero tanto, in quanto simbolo di organizzazione e turismo: quella degli hotel. Negli ultimi tre anni, non è un mistero, hanno eletto la Puglia la regione più bella del mondo. E come dargli torto. A casa nostra si vive bene, i servizi (perfettibili) sono di livello, soprattutto si mangia bene. E ci si sposa bene. Dunque, l’albergo più bello del mondo comune con appena cinquemila abitanti, in provincia di Siena.

Come si è giunti a questa conclusione. La rivista “Travel+Leisure” attraverso l’insindacabile opinione dei suoi lettori ha selezionato ben cento hotel, da cui successivamente è stato estratto un ristretto numero di “concorrenti”. Cinque, per la precisione, che stando ai lettori della rivista sarebbero, appunto, i migliori del mondo. Prima di dire quali sono però va tenuta in debita considerazione che il nostro Paese anche questa volta si è distinto per l’eccellenza del suo comparto turistico: il migliore hotel al mondo è proprio italiano.

Foto Tripadvisor

Foto Tripadvisor

ESPERIENZA MULTISENSORIALE

Il “Rosewood Castiglion del Bosco” di Montalcino. Una cittadina fiorente ed economicamente solida, diventata famosa non solo per l’ormai proverbiale ricettività, ma anche per uno dei vini più noti al mondo. L’albergo toscano ha ricevuto un punteggio complessivo di 99,25 su 100. Fosse una laurea sarebbe il massimo. Insomma, il “Rosewood Castiglion del Bosco” di Montalcino è praticamente il posto perfetto. Dalla pulizia alla vista sulla natura circostante, fino al servizio, la bellezza delle stanze, il rapporto qualità-prezzo e la meraviglia del luogo che lo circonda.

Qui, in questa fiorente e vinicola cittadina, c’è la cantina del Brunello di Montalcino, quei colli iconici e quella che la rivista statunitense ha definito “esperienza multisensoriale”. Oltre a gusto e vista, c’è l’olfatto, che vuole la sua parte. E con il profumo della campagna, anche l’udito, visto che a Montalcino e dintorni si gode anche di un silenzio tipico della provincia italiana, che infonde serenità ai visitatori.

Bene, dell’albergo migliore al mondo vi abbiamo dato più di un cenno. Lo stesso per le motivazioni. Ma non si era parlato di cento alberghi e di un ristretto numero di finalisti? Almeno conoscere i due alberghi finiti sul podio. Quali (e dove) sono? Secondo posto, ancora Europa: il “Grace Hotel” a Santorini (Grecia). Terzo posto terzo per il “Waldorf Astoria” (un brand, per così dire, faraonico) delle Maldive. Tutti, in ogni caso, di una bellezza che lascia senza fiato. E, stando alle considerazioni qualità-prezzo, non lascerebbero senza portafogli. Il soggiorno costa, ma non dissangua.

«Antonio, 110 e lode!»

Ventitré anni, pugliese, un esempio per tutti noi

Affetto dalla sindrome di Asperger, una forma di autismo, ha conseguito una laurea col massimo dei voti. La sua emozione e quella di mamma Lucia. I complimenti di colleghi, docenti e rettore. «Sogno l’insegnamento, per quanto non mi dispiacerebbe fare il bibliotecario», dice il neolaureato.

Foto Corriere del Mezzogiorno

Foto Corriere del Mezzogiorno

«Studiare il passato aiuta a costruire un futuro migliore». E’ il pensiero di Antonio Losavio, ventitré anni, castellanese, appena laureatosi con 110 e lode all’Università “Aldo Moro” di Bari e Taranto. Stretta di mano, applausi e, a seguire, spumante per tutti, è avvenuto a Bari. Mamma visibilmente commossa, emozionati anche il rettore Stefano Bronzini, il questore Giuseppe Bisogno e l’onorevole Gero Grassi.

Antonio, ventitré anni, ha la sindrome di Asperger, una forma di autismo in cui chi ne è colpito fatica a capire i pensieri e le emozioni delle altre persone, con conseguente difficoltà a interagire. «Dovreste pensare a noi Aspie – dice, senza giri di parole, chi ne è stato colpito – come a robot da programmare: più siete precisi con noi e più riuscite ad ottenere ciò che chiedete». E non finisce qui, aggiunge: «Attenzione, non è trattarci da deficienti: è, invece, solo parlare il nostro linguaggio».

Il percorso, insomma, è complicato. Non ha aiutato molto a comprendere di cosa parliamo, “Rain man”, film magistralmente interpretato nell’88 da Dustin Hoffman. La sindrome di Asperger è anche altro. «Il suo obiettivo, alla fine della scuola elementare, era quello di riuscire a scrivere una fase di senso compiuto – spiega mamma Lucia – oggi, dopo la triennale di Storia e Scienze sociali, ha un sogno: diventare un insegnante». Il primo passo, Antonio, lo ha compiuto, con il massimo dei voti, con grande orgoglio, compreso quello di chi lo ama, e sono tanti, compagni di corso, docenti e gli amici di tutti i giorni.

Foto La Repubblica

Foto La Repubblica

DA CASTELLANA GROTTE…

La storia, interessante, l’ha pescata fra le mille notizie che circolano fra le strade e i social, Repubblica, il quotidiano che nell’edizione regionale Antonio lo ha anche intervistato. Autore del servizio, brillantemente riportato e scritto, si dice in gergo, in punta di penna, Gennaro Totorizzo, cui vanno anche i nostri complimenti.

Per la storia, ha scritto Totorizzo, che da cronista ha raccolto appunti e steso l’articolo, spiegandoci che Antonio ha un’inclinazione naturale oltre che una grande passione, considerando che riesce a memorizzare perfettamente date ed eventi, per esempio. Ma nel percorso universitario è andato oltre le nozioni: la conquista più grande per lui è stata aprirsi e tessere relazioni con compagni e docenti, quando all’inizio faticava persino a stabilire un contatto visivo. Alla seduta – nella quale ha discusso una tesi su Aldo Moro e i costituenti – una grande festa.

Antonio e la scelta di questa facoltà. «Quando frequentavo l’Industriale, alle superiori, avevo sviluppato una forte passione per il campo umanistico e la letteratura, cresciuta poi anche per la storia: in particolare sono molto appassionato di rivoluzione industriale, sviluppo delle invenzioni, Risorgimento italiano e prima e seconda guerra mondiale; penso che studiare il passato aiuti a costruire un futuro migliore ed è anche importante attraversare le epoche precedenti attraverso le fonti arrivate a noi nel corso di centinaia e migliaia di anni».

L’approccio agli studi, all’università. “Amo studiare, mi ritengo un ragazzo curioso – dice Antonio – nel corso di questi quattro anni ho vissuto momenti indimenticabili: ho fatto amicizia, per esempio, con due signori che si sono iscritti all’università nonostante la maggiore età, un sessantenne ufficiale della Marina e un settantenne ex Consulente finanziario, entrambi in pensione. Tra i corsi che mi sono piaciuti di più: quelli di Letteratura italiana contemporanea, Storia medievale, moderna e contemporanea, così come quella Greca e romana, ma anche Storia del cinema».

Foto: FanPuglia

Foto: FanPuglia

…A BARI

Ma come più di qualche studente, anche Antonio non ha un buon rapporto con tute le materie. «Ho difficoltà a studiare argomenti più astratti, come quelli di filosofia, sociologia e diplomatica: mi toccava spremere le meningi ogni volta ed elaborare i concetti molto intensamente per riuscire a trovare un senso».

Nel frattempo, a detta dello stesso neolaureato, è migliorato nelle relazioni sociali: grazie a colleghi e tutor è riuscito a cavarsela e a prendere appunti durante le lezioni. Senza loro, confessa, non ce l’avrebbe fatta. E’, infine, consapevole di aver fatto qualcosa di eccezionale. «Tutto questo mi fa sentire come se fossi una campana di Pasqua che suona continuamente – ha spiegato a Repubblica – allo stesso modo, continuo ad essere davvero, davvero felice; anche durante la proclamazione, per tutto il tempo sono stato davvero gioioso – forse come non mai nel corso della mia vita – per questo traguardo raggiunto. Mi sento come se ci fossero fuochi d’artificio a scoppiare nel cielo».

Un pensiero rivolto a qualche studente in difficoltà e un pensiero al personale futuro. «Agli studenti: seguite le vostre passioni, utilizzate le risorse e contare sulle vostre forze; voglio conseguire la Magistrale in Scienze e documentazione storica. Lavoro? Mi piacerebbe, un giorno, insegnare oppure diventare un ricercatore storico o un bibliotecario». Questo il nostro Antonio, al quale vanno i nostri complimenti per aver piegato pregiudizi e una sindrome che non si riesce ancora a debellare. Merito di questo successo, oltre alla determinazione di fare, stupirsi e stupire di Antonio, di amici, colleghi, docenti, rettore e quanti, anche in piccola parte hanno contribuito a fare di lui un grande esempio per tutti noi.

Ilaria, dalla tv all’assistenza

Ilaria Galassi, una delle colonne di “Non è la Rai”, fa la badante

«Chiuso un negozio, oggi accudisco Aurelia, novant’anni. E’ come se mi prendessi cura di mia nonna. In realtà è lei a darmi consigli, mi dice come amministrare anche i pochi soldi. Non lo faccio per danaro, ma per tenermi impegnata, nel frattempo ho spedito diversi curriculum»

Foto Youmovies

Foto Youmovies

Fanpage è sulla notizia. Mai cose banali, non raccoglie dichiarazioni, interviste per compiacere l’interlocutore. Sia detto per inciso, una testata giornalistica, sito che sia, fa bene ad essere un attrattore di ragazzi, gente che vuole avere informazioni, notizie su artisti e comunque di persone che gravitano nel mondo dello spettacolo, ma quando regala perle che si coniugano con il sociale, allora, non possiamo che condividerne il lavoro.

Dunque, gli altri raccontano di social, like e quant’altro; di come ci si possa fare strada su FB piuttosto che Instagram, Youtube, diventando una blogger da un milione di contatti al giorno. Su questo sito, invece, troviamo storie che hanno tutt’altro spessore, con tutto il rispetto per la signora Fedez.

L’ultima storia che ci ha colpito, ringraziamo anche Daniela Seclì per averla scovata, pettinata, proposta, lanciata, riguarda Ilaria Galassi, quarantasei anni il prossimo 10 luglio. Ex enfant-prodige di “Non è la Rai”, programma-cult, inventato da Gianni Boncompagni (Bandiera gialla, Chiamate Roma 31-31, Alto gradimento), non ha sfondato nel mondo dello spettacolo. Perché non dirlo, soprattutto perché non essere di esempio ad altre ragazze, oggi donne che inseguono il “successo”, a prescindere?

Foto Momentodonna

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GRAZIE, ILARIA…

Ilaria, grazie. «Sono passata dai riflettori della tv da milioni di spettatori ad una casa nella quale svolgo mansione di badante; accudisco una donna di novant’anni, ma non mi sento umiliata, tutt’altro: mi sento ricca!». In estrema sintesi la storia, la sintesi che ha catturato la nostra attenzione. Ed è bene che anche quanti seguono le nostre rubriche con le quali tendiamo a raccontare il sociale, comprendano che i valori hanno ancora la loro importanza.

Così Ilaria si racconta ventisette anni dopo Non è la Rai, la trasmissione televisiva che ne fece una delle adolescenti più amate d’Italia. Dopo aver chiuso un’attività (un salone per parrucchieri, proprietà del suo compagno) a causa della crisi da pandemia, da un po’ fa la badante. Accudisce una signora di novant’anni. Con l’anziana donna ha stabilito un rapporto cordiale, che va oltre alla sola assistenza della quale la novantenne necessita.

Intano la chiusura dell’attività e il coraggio di rimboccarsi le maniche. «Costretti a chiudere per via della pandemia. Eravamo in zona Parioli. Un affitto salatissimo che dovevamo corrispondere ai proprietari dell’immobile, nonostante fossimo in pieno covid. Il e il mio compagno abbiamo compiuto una scelta dolorosa, abbiamo chiuso “Parioli” e ci siamo trasferiti nell’altra attività a Fiumicino».

Oggi Ilaria fa la badante. «Una cliente mi disse che aveva bisogno di una donna che stesse con sua madre quattro ore, dalle nove all’una: ho accettato, è quello che facevo sempre con mia nonna, ma non voglio neanche essere retribuita: mi piace farlo. In questo periodo non sto lavorando, ho mandato curriculum ovunque, ma è complicato trovare un impiego. Mi annoio senza far niente, così mi sono detta: “Ma che me frega, lo faccio”, così ho accettato di occuparmi di Ausilia, questo il nome della donna novantenne».

Assistenza-anziani-Helpy-OopsQUATTRO ORE AL GIORNO

Le quattro ore in cui tiene compagnia ad Ausilia. «Le do le pastiglie la mattina, altrimenti si scorda; le lavo le gambe, le si aprono spesso delle ferite, le disinfetto, metto la crema e le bende; poi, la porto in bagno, la lavo, se vuole le faccio la piega e la ceretta al viso, fa colazione, si mette seduta e chiacchieriamo di tutto e di più: mi racconta la sua storia. Faccio queste cosine per lei, la coccolo. È bella da morire. Ha 90 anni, ma non li dimostra affatto».

«Ausilia – riprende Ilaria – mi ha insegnato a risparmiare sul cibo. Non si butta niente. Bisogna sempre reinventare un pasto nuovo, quando ci sono degli avanzi. E poi fare le cose con calma. Mi dice sempre: “Non ti preoccupare, se non lo fai oggi, lo fai domani, stai tranquilla. Goditi la vita giorno per giorno”. Mi trasmette pace. Oggi la vita è frenetica, si pensa spesso ai soldi e lei mi dice: “Guarda che i soldi non c’erano neanche ai miei tempi; c’era solo lo stipendio di mio marito, che non guadagnava tantissimo, ma siamo stati bene lo stesso”. Per me è come se fosse una terapia andare da lei».

Ilaria, Ausilia, il gusto pieno della vita. «Da quando ci sono io – spiega Ilaria a Fanpage – si è ripresa: era abbattuta, ha perso una delle sorelle con cui viveva in simbiosi; ad agosto non ci sarò, perché andrò a trovare mia madre: lei è entrata nel panico, ma con lo stesso tono con cui lei mi insegna cose, l’ho rassicurata: “A settembre torno, non preoccuparti non ti mollo…».

Oscar del Turismo al MArTA di Taranto

Premiato tra le migliori attrazioni al mondo

Il “TripAdvisor Travellers’ Choice Award” è il massimo riconoscimento delle destinazioni turistiche internazionali. Un titolo che celebra i luoghi di cultura e registra ottime recensioni da parte dei turisti nell’arco degli ultimi dodici mesi. Un risultato che la direttrice, Eva degl’Innocenti, ha condiviso con tutto lo staff: «Il patrimonio culturale è un’attrazione imperdibile, tanto che numerosi viaggiatori scelgono o scoprono la città anche grazie al Museo Archeologico Nazionale»

Eva degl'Innocenti e Chiara Ferragni

Eva degl’Innocenti e Chiara Ferragni

Il Museo Archeologico Nazionale di Taranto vince per il secondo anno consecutivo il TripAdvisor Traverlers’ Choice Award per la categoria “Attrazioni del mondo”.

Un successo che rende orgogliosa non solo la Direzione di uno dei principali attrattori turistici pugliesi, ma anche gli stessi tarantini ormai travolti da una “insana”, giustificata passione per il MArTA (acronimo del Museo Archeologico Nazionale di Taranto). Merito della direttrice del Museo, Eva degl’Innocenti, che ha condiviso il successo con il personale della struttura al quale va esteso un successo che equivale all’Oscar del Turismo.

orecchini-navicellaA dare l’annuncio del riconoscimento è stata la stessa Eva degl’Innocenti, a cui l’importante portale statunitense, che comprende oltre duecentomila recensioni di hotel, attrazioni turistiche e più di trentamila dedicate alle destinazioni più belle del mondo.

La piattaforma di guida di viaggio più grande del mondo, ogni giorno informa centinaia di milioni di persone interessate a diventare “viaggiatori migliori”. Dal certosino lavoro svolto da TripAdvisor, dalla pianificazione alla prenotazione fino al viaggio, mediante consigli e opinioni di altri viaggiatori, scaturisce una classifica di alto gradimento. Un indice di grande importanza, considerando poco meno il miliardo di recensioni, un numero pazzesco che fa da guida agli orientamenti di viaggio in quarantatré mercati del mondo e in ventidue lingue.

EVA DEGL’INNOCENTI, IL MOTORE…

«Ringrazio tutto lo staff del Museo Archeologico Nazionale di Taranto per questo importante riconoscimento – sottolinea la direttrice, Eva degl’Innocenti – un riconoscimento conseguito grazie al lavoro di qualità e all’impegno quotidiano di tutto il personale. Il Museo accoglie il visitatore immergendolo nella storia e nella cultura del Mediterraneo dalla Preistoria al Medioevo. Questo emoziona e rende il patrimonio culturale un’attrazione imperdibile, infatti sempre più numerosi viaggiatori scelgono o scoprono Taranto anche grazie al Museo archeologico».

Una esperienza maturata negli anni e un impegno costante che, insieme, hanno condotto il Museo Archeologico Nazionale di Taranto a figurare fra il 10% delle migliori attrazioni mondiali sui profili Tripadvisor. Un riconoscimento, il “TripAdvisor Travellers’ Choice Award”, che equivale all’Oscar delle destinazioni turistiche. Un titolo che celebra i luoghi di cultura o gli ambienti naturali che hanno ricevuto ottime recensioni da parte di viaggiatori provenienti da tutto il mondo nell’arco degli ultimi dodici mesi.

Un risultato raggiunto, si legge in una nota del MArTA, che nei difficili anni della pandemia elogia non solo il meglio della proposta turistico–culturale, ma anche gli elevati standard di sicurezza e la disponibilità della meta turistica prescelta, capace di venire incontro al viaggiatore anche attraverso l’utilizzo di nuove tecnologie e offerte comunicative e culturali integrate.

MArTAASSE DI SVILUPPO PER TARANTO

«L’effetto attrattore e attivatore del MArTA – prosegue nella sua disamina la direttrice Eva degl’Innocenti – contribuisce allo sviluppo del territorio: ora si tratta di dare sempre più forza e sostanza ad una filiera turistica che può certamente costituire un asse di sviluppo per Taranto e per il territorio».

MArTA Tripadvisor Travelers Choice 1Il MArTA è uno scrigno di tesori e di testimonianze del passato che raccontano la storia della città e del suo territorio. Alcuni di questi reperti, particolarmente significativi, sono diventati quindi punto privilegiato di sosta e approfondimento per tutti i visitatori.

Il Museo restò chiuso nei primi Anni Sessanta per lavori di ampliamento e riordino. A completamento dei lavori, il 4 aprile 1963 l’edificio fu inaugurato alla presenza del Presidente della Repubblica, Antonio Segni, che espresse compiacimento per l’ampiezza della raccolta dei reperti archeologici e per la loro suggestiva sistemazione attraverso il Ministro della Pubblica istruzione di allora, Luigi Gui.

Chiuso nuovamente per essere sottoposto a lavori di restauro dal mese di gennaio del 2000, fu mantenuta un’esposizione parziale a Palazzo Pantaleo, nel cuore del Borgo antico, il Museo riapre al pubblico il 20 dicembre 2007, dopo una serie di interventi di rinnovamento, ampliamento e restauro. Grazie al costante impegno della direttrice Eva degl’Innocenti e del personale del MArTA, il piano rialzato del MArTA oggi è utilizzato per esposizioni temporanee e convegni.

Il primo piano ospita la sezione greco–romana inerente alla società tarantina. Il secondo piano, inaugurato nell’estate del 2016, ospita, invece, la sezione preistorica del Paleolitico e dell’Età del Bronzo riguardante l’intero territorio pugliese.