«All’inferno e ritorno»

Patrice Evra, ex calciatore, si confessa alla BBC

«Ho venduto droga, chiesto l’elemosina. Poi è arrivato il calcio e mi ha salvato. Devo tanto all’Italia. Ma che sofferenza quando mio padre ci abbandonò al nostro destino. Mangiavamo quello che capitava. Fuori da un Mc Donalds rovistavamo fra i rifiuti…»

«Le persone ci servono da mangiare: due forchette da un lato, due coltelli dall’altro». Sorpresa mista a tristezza, le parole dell’ex Juve e Machester United Patrice Evra, che in un episodio di BBCFreeze ha raccontato come prima di diventare calciatore fosse solito vendere droga e chiedere l’elemosina all’uscita dei negozi.

Un grande calciatore, lo dice il suo palmares. E non solo, lo dice uno dei Saggi del calcio internazionale, Sir Alex Ferguson: «Evra è stato il miglior terzino sinistro in Europa è stato». Classe 1981, senegalese di nascita, ma naturalizzato francese, Patrice con la Francia ha preso parte a due mondiali, 2010 e 2014, stato vice-campione ad Euro 2016. Per quanto riguarda i club, si diceva, ha giocato otto anni nel Manchester United.

Ma Patrice Evra ha giocato anche in Italia. Gli appassionati di calcio ricorderanno i suoi tre anni con la maglia della Juventus (2014-2017). Meno nota la sua esperienza in Serie C, fra Marsala e Monza. Proprio nella squadra siciliana il terzino ha esordito in assoluto nel mondo del calcio professionistico. Furono proprio il calcio e l’Italia a salvare l’ex calciatore da una vita in povertà e disastrosa.

Foto CalcioToday.it

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DEVE TUTTO AL CALCIO

«Sì, proprio il calcio: devo tutto a questo sport. Quando mio padre lasciò casa e la famiglia, per tutti noi fu un delirio. La svolta? A diciassette anni, quando andai in Italia – confessa alla tv inglese – ricordo che mi davano da mangiare e che mi dettero anche una tuta sportiva: telefonai a mia madre per dirle che per me quello era il paradiso». Il paradiso, considerando quanto dichiarato dall’ex-United: la sua infanzia era sta caratterizzato degrado, criminalità e povertà assoluta.

«Il calcio e l’Italia mi hanno salvato – racconta Patrice – ho fatto, se così si può dire, tre lavori prima di diventare un calciatore: ho venduto droga, mendicato davanti ai negozi e, infine, impegnarmi in un’attività nella quale vendevano elettrodomestici. Tra queste cose solo una, purtroppo, non è vera: non ho mai venduto un apparecchio televisivo. Aveva appena tredici anni e chiedere l’elemosina all’uscita dei negozi per me era una cosa normale». Prosegue la sua coraggiosa confessione, Patrice. «Qualche volta, verso mezzanotte, i dipendenti di un Mc Donald gettavano via i Big Mac freddi: noi attendevamo pazientemente, spostavamo spazzatura, buste e carta e li recuperavamo per mangiarli».

Foto CalcioToday.it

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NON TI FIDI PIU’

Fra le confessioni, senza entrare troppo nei dettagli, il calciatore allude anche ad abusi sessuali. Aveva tredici anni, come si può immaginare un’esperienza traumatica, che gli ha insegnato molto, tanto che nelle sue esternazioni ha semplificato: «Subire abusi sessuali a quell’età ha avuto un forte impatto sulla mia vita: ti vergogni di te stesso, non ti fidi delle autorità, in quanto fu proprio il mio principale insegnante a compiere quegli abusi: a quel punto non puoi fidarti più di nessuno».

Patrice Evra oggi ha 40 anni e dal 2018 ha appeso le scarpette al chiodo. Ce l’ha fatta. Ha trovato un gancio in mezzo al cielo e ci si è aggrappato con tutte le sue forze. Ci sono cose che non dimenticherà mai, l’hanno segnato nel profondo, gli hanno fatto male davvero. Nella sua adolescenza è successo anche di peggio. «Essere abusato sessualmente a tredici anni ha avuto un impatto devastante sulla mia vita. Ti vergogni di te stesso. E non credi più in niente e a nessuno – ha raccontato l’ex calciatore – fu un insegnante ad abusare di me e questo ti porta a non fidarti più di nessuno, a non riconoscere l’autorità».

Altamura, grotte, pane e…

Borgo antico, cattedrale, tavola e festa medievale medievale

Alla scoperta delle mille bellezze della Puglia. Questa volta ci soffermiamo su una cittadina in provincia di Bari. Fiorente e ordinato, uno dei periodi più belli è legato a Federico II al XIII secolo. Di origine carsica, sono diventate famose grazie al ritrovamento dello scheletro del cosiddetto Uomo di Altamura (Homo neanderthalensis). Insomma, l’Italia non è solo Roma, Firenze, Venezia

Non è campanilismo dire che la Puglia è la regione più bella del mondo. E’ un titolo del quale importanti quotidiani e riviste internazionali, dagli Stati Uniti all’Europa, passando per la Francia e l’Inghilterra, che in quanto a bellezze non sarebbero seconde a nessuno, ci hanno fatto regalo a più riprese in questi ultimi anni. Prova ne sia che molte star di Hollywood, non solo vengono a trascorrere le vacanze dalle nostre parti, ma addirittura acquistano immobili, campagne. S’industriano perfino nella produzione di prodotti locali, che per clima e collocazione, possono sbocciare solo qui, in Puglia.

Dunque, non ci meraviglia che un sito autorevole, come “Proiezioni di Borsa”, nelle sue pagine consigli una Puglia tutta da visitare. Insomma, in sostanza, in questa regione, Tacco dello Stivale, ovunque caschi, caschi bene. Un esempio? Basterebbe tirare a sorte fra le mille bellezze quotidianamente sotto gli occhi di tutti, che avremmo comunque e sempre qualcosa di unico, una storia scritta dai nostri avi e che abbiamo potuto annotare solo noi.

Chi sceglie di trascorrere una vacanza in Italia può farlo in qualsiasi periodo dell’anno, scrive Proiezioni di Borsa. Ha perfettamente ragione, il nostro Paese, infatti, offre attrattori possibili da visitare in qualsiasi stagione dell’anno, dall’inverno all’estate. Il mare e le montagne sono mete molto molto ambite. Roma, Firenze, Venezia e tantissime altre città sono talmente belle da essere mete di turisti durante tutto l’anno. Per un fine-settimana, però, esistono posti meno conosciuti, tranquilli e nei quali rilassarsi, in dolce compagnia o con la famiglia. Sono numerosi i piccoli centri di provincia, ricchi di storia e tradizioni.

Foto Repubblica

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CONOSCIAMO LE GROTTE…

Borghi, da Nord a Sud. Nati durante il Medioevo: castelli, vicoli e chiese di grande valore artistico e culturale. In alcuni, come è noto, si organizzano suggestive ricostruzioni storiche. E qui, veniamo alla Puglia: conosciamo Altamura. In provincia di Bari, parte del suo territorio fa parte del Parco nazionale dell’Alta Murgia. I primi insediamenti si fanno risalire a 40.000 anni A.C. Altamura: nome che deriva dalle alte mura, le mura megalitiche risalenti al 500 A.C. Il periodo in cui il complesso abitato fu fiorente e ordinato è legato a Federico II nel XIII secolo. Se qualcuno viene in vacanza in Puglia o vuol conoscere meglio la sua regione, suggeriamo la visita nelle grotte di un antico borgo famoso per il pane DOP (denominazione di origine protetta) e una festa medievale.

Proprio a questo periodo risale la cattedrale di Altamura. All’interno un organo monumentale. Pare sia stato l’imperatore Federico II a volerla costruire per imbonirsi papa Gregorio IX che lo aveva scomunicato. Secondo altre leggende, pare che la cattedrale sia stata eretta dopo la guarigione di alcuni suoi soldati, qualcosa insomma che aveva del miracoloso. A sostegno di questa seconda tesi ad Altamura organizzano una bella festa chiamata Federicus, con tanto di cortei storici, festival musicali e numerose altre iniziative.

Foto Turismo.it

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…E ALTRE BELLEZZE

Oltre alla bellezza del borgo, con le sue chiese, vicoli e piazzette, sono da visitare le grotte nella zona di Lamalunga. Di origine carsica, sono diventate famose grazie al ritrovamento dello scheletro intero del cosiddetto Uomo di Altamura, esemplare dell’Homo neanderthalensis.

Ma il nome di Altamura di questa bella cittadina pugliese è accostato anche al pane, essendosi guadagnata tale riconoscimento con il marchio DOP, Denominazione di origine protetta, si diceva, una ventina di anni fa. Un pane fatto secondo antica tradizione: semola rimacinata, acqua, sale e lievito madre. La caratteristica del pane di Altamura è che si conserva molto a lungo, buono, da gustare anche solo con un po’ di olio, pugliese ovviamente. Oltre al pane, nel territorio si possono mangiare piatti a base di funghi e dolcetti col vincotto. Dunque, più di un motivo per spingersi a visitare le grotte di Altamura, partecipando alle feste, ma anche sedendosi a tavola per gustare le prelibatezze di un territorio, permetteteci di sottolinearlo, unico al mondo.

Primitivo è solo di Puglia!

Camillo Langone puntualizza l’origine del nostro vino

Quello doc, per noi, resta quello di Manduria. Ma il giornalista del “Foglio” ne ripercorre le tappe, attraverso letture e citazioni. E suggerisce “Primitivo. Il vino dei due mondi” di Antonio Calò e Angelo Costacurta

Oggi prendiamo spunto da un articolo di Camillo Langone, giornalista del Foglio. In punta di penna, un po’ provocatorio, un po’ generoso, interviene su una delle cose che ci stanno particolarmente a cuore, nonostante qualcuno negli anni, nel tempo, nei secoli, provi a spostare – come fossero pedine su uno scacchiere – la residenza del Primitivo. Il Primitivo doc è di Manduria, punto. Il classico gioco delle tre carte lasciatelo al Made in Taiwan.

Prima di Langone, ottimo il suo breve articolo-riflessione, cerchiamo di comprendere a quale libro il giornaliste del Foglio si sia in qualche modo ispirato: “Primitivo. Il vino dei due mondi” (Kellermann editore) di Antonio Calò e Angelo Costacurta.

Le note sul libro, intanto. Armonia, ordine, bellezza del paesaggio, qualità del vino, che nel caso del Primitivo si aggiungono ad un termine irrinunciabile: tradizione. Se il vino nasce dalla composizione delle vigne, dobbiamo considerare che i cambiamenti nell’ambito produttivo viticolo sono per natura lenti, legati al fatto che trentennale è la normale vita di un impianto. I trent’anni poi sono il seguito della tradizione mitigata da ponderata innovazione. Chi scelse il nome del Primitivo? La memoria, che è storia ed è anche leggenda, ci racconta di un religioso, appassionato di botanica, don Francesco Filippo Indellicati, di Gioia del Colle, la città pugliese a metà strada dallo Ionio all’Adriatico. Sul finire del Settecento individuò il vitigno, oggetto di scambio con la Costa orientale adriatica, confacente alla sua idea di rinnovamento viticolo. Un vitigno che fruttificava presto, primo a maturare. Nel 2000 Antonio Calò individuò il felice futuro del Primitivo, qualità emergente fra i rossi, accanto al Negroamaro, al Nero d’Avola e a pochi altri. E aveva ragione.

Foto cookist

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A PROVA DI INVASIONI…

«Le invasioni barbariche, i saraceni, la grande gelata del 1234 – scrive, invece Langone – la grande peste del 1348, i bruchi del 1504, i dazi francesi del 1887, e subito dopo la fillossera, il marciume, le crittogame, e spesso il dramma della siccità… Anziché andare al Vinitaly leggo “Primitivo. Il vino dei due mondi” (Kellermann editore) di Antonio Calò e Angelo Costacurta, una storia del vitigno omonimo e del vino pugliese tutto, dove si capisce come la vigna sia un patema continuo».

Riprende, il giornalista nella sua breve, rispettabile riflessione. «Ovunque, ma intorno a Bari di più. Io poi alle piaghe materiali aggiungo più recenti piaghe morali come la piaga della barrique, la piaga dello chardonnay, la piaga della vendemmia tardiva (degna di palati asiatici, come nel libro coraggiosamente nota il produttore Gregory Perrucci), la piaga delle razzie dei grandi gruppi del centro-nord nei confronti delle cantine del sud e ora la piaga del rosé finto-provenzale…». E così via, come non condividerne il senso.

E per finire. «Oltre al riscaldamento globale, piaga appunto planetaria ma che sulle rive del Mediterraneo è peggio – conclude Camillo Langone del Foglio – Ogni volta che trovo un buon vino pugliese mi domando: come ha fatto questo vignaiolo a vincere tante avversità e tante pressioni? Forse è la sovrannaturale protezione fornita dal prete di Gioia del Colle, don Francesco Filippo Indellicati, che a fine Settecento scoprì un vitigno senza nome: era il primo a maturare, lo battezzò Primitivo».

«Torre di controllo, c’è un problema…»

MOMENTI DI PANICO SUL VOLO NEW YORK-PARIGI

L’aereo ha un breve black out in fase di atterraggio. Bravi i piloti nel rimandare di qualche minuto il rientro. Cambiano pista, incassano l’ok e planano finalmente senza problemi su un’altra pista. L’ente investigativo francese ha aperto un’inchiesta

«Torre di controllo, ci sentite? Qui Boeing 777-300ER di Air France, c’è un problema: l’aereo non risponde ai comandi». Trattasi di dramma, come evoca quella frase pronunciata dall’equipaggio dell’Apollo 13 diventata, poi, rappresentativa, di qualcosa che era più di “un problema a bordo”.

Ma cosa è accaduto l’altro giorno a quel volo dell’Air France del quale i piloti per qualche istante hanno perso il controllo? Come riportato dal giornalista Leonard Berberi dalle colonne del Corriere della sera, con dovizia di particolari aggiornamento compreso, l’episodio che ha del drammatico è accaduto mentre l’equipaggio del volo New York-Parigi si preparava ad atterrare nell’aeroporto della capitale il “Charles de Gaulle”.

L’aereo per lunghi, drammatici istanti, non rispondeva ai comandi. Un po’ come quando il pc non dà segnali di vita e invoca il reset. Insomma, il Boeing non riceveva segnali e per motivo i piloti hanno annullato la procedura di discesa. Tanto che gli è toccato fare il giro dello scalo e atterrare sulla pista del “de Gaulle” in un secondo momento. Quanto accaduto è stato confermato, si diceva, al Corriere della Sera dalla compagnia aerea e da Bea, l’ufficio francese per le indagini e l’analisi sulla sicurezza dell’aviazione civile. L’audio del comandante e del primo ufficiale, conferma le difficoltà affrontate in quei momenti.

Foto Unione Sarda

Foto Unione Sarda

DICIASSETTE ANNI DI SERVIZIO…

«Il Boeing 777-300ER di Air France, da diciassette anni in servizio – scrive il Corriere della sera – stava operando il volo AF11 ed era decollato dall’aeroporto “JFK” di New York la sera prima; non è chiaro quanti fossero i passeggeri a bordo e la compagnia non l’ha chiarito; avvicinandosi verso il “Charles de Gaulle” di Parigi i piloti hanno iniziato ad avere problemi nella gestione del velivolo: come spesso accade, le conversazioni sono state registrate dagli appassionati nei dintorni dell’aeroporto e sono state confermate al Corriere dagli addetti ai lavori».

«Qui volo Air France AF11, procediamo verso la pista 26 sinistra», il cambio di programma annunciato da uno dei piloti alla torre di controllo parigina. «Air France AF11, siete autorizzati ad atterrare sulla pista 26 sinistra!», risponde a quel punto il controllore assegnato a gestire l’atterraggio dell’aereo. «Ci confermate che siamo autorizzati ad atterrare sulla pista 26 sinistra?», chiede il pilota. «Confermo, Air France AF11», la replica dalla torre. Fin lì sembra tutto normale, fino a quando pochi secondi dopo si sentono le smorfie dei piloti che lanciano un urlo mentre in sottofondo suona l’allarme: il Boeing non risponde ai comandi. «Stop, stop!», dice un pilota.

Suoni e voce allarmano la torre di controllo. «Air France 11?», chiedono da terra. «Ti richiamo», dice il pilota. «Air France interrompete l’avvicinamento immediatamente», l’ordine che arriva dalla torre. «Ok ci fermiamo a 1.500», rispondono dalla cabina. Ma l’allarme suona ancora, mentre il pilota continua a svolgere una manovra ancora non del tutto chiara. «Qui AF11, facciamo il giro, vi richiamiamo», dicono dall’aereo.

Ed ecco il secondo tentativo di atterraggio. Dopo alcuni palpitanti secondi e mentre il Boeing si prepara a un’altra manovra di atterraggio, la torre viene contattata di nuovo dalla cabina. «Abbiamo fatto il giro per problemi ai comandi di volo: l’aereo non rispondeva», spiegano stavolta dalla cabina. «Siamo pronti a riprendere la discesa con le indicazioni radar. Dateci il tempo di gestire la situazione poi guidateci fornendoci il vento in coda». «Ok AF11, ho notato l’aereo deviare alla sua sinistra sul radar», spiegano dalla torre. «Volete tornare sulla pista 26 sinistra?». «Preferiremmo la pista 27 destra», risponde il pilota. Dopo qualche altro batticuore, finalmente l’aereo atterra senza ulteriori gravi contrattempi.

Foto Wikipedia

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INTANTO, VIA ALLE INDAGINI

Cos’era accaduto. Un portavoce del Bea, l’ente investigativo transalpino e tra i più avanzati al mondo, spiega al “Corriere” che gli esperti stanno analizzando i dati delle due scatole nere del velivolo. Una registra gli audio della cabina, l’altra memorizza tutti i parametri di volo. Il giorno dopo l’ente conferma di aver aperto un’inchiesta per determinare le cause di questo «incidente grave, le cui circostanze indicano che c’è stata una forte probabilità di incidente».

Air France replica «che il personale del volo AF11 ha dovuto annullare l’atterraggio, fare un go-around per un problema tecnico durante la discesa: l’equipaggio ha gestito la situazione e ha fatto atterrare normalmente l’aereo dopo un secondo tentativo». Dal suo canto l’aviolinea transalpina si rammaricata del disagio causato ai viaggiatori, ma ricorda che gli equipaggi sono formati e regolarmente istruiti su queste procedure utilizzate da tutte le compagnie aeree per garantire la sicurezza dei voli e dei passeggeri. L’articolo, specifica il Corsera, è stato successivamente aggiornato con la comunicazione dell’apertura dell’indagine dell’ente investigativo francese.

PUGLIA, ATTRAZIONE FATALE

Angelina Jolie, altra star hollywoodiana interessata ad investire in una masseria

Non solo la protagonista di Lara Croft, ma anche altre stelle del grande schermo. Da Helen Mirren a Gerard Depardieu, i Beckam, Madonna. E il gruppo Meliá punta su Polignano a Mare, Baglioni Hotels & Resorts ha preso la gestione di Masseria Muzza. Grandi progetti e investimenti per le nostre bellezze e le nostre masserie ormai invidiate in tutto il mondo

Foto BrindisiReport

Foto BrindisiReport

Puglia, arriva un’altra star di Hollywood. Angelina Jolie stella del firmamento cinematografico, ha deciso di fare come suoi illustri colleghi e investire in Puglia. Il suo arrivo lunedì scorso, prima che tornasse nella sua Los Angeles. E’ atterrata a Brindisi su un aereo privato per poi trasferirsi a Torre Chianca, un viaggio breve, una trentina di chilometri. Altrettanti separano la località balneare salentina dall’aeroporto brindisino. Insomma, tutto sotto controllo, l’ideale: a una ventina di minuti dalla pista sulla quale far decollare o atterrare il proprio volo privato, oppure ospitare altre star o fare shopping nella Capitale del barocco.

Non è dato sapere quali siano i progetti della popolare attrice americana. Pare, però, che l’attrice, due Oscar (uno per il suo impegno umanitario) sia pronta ad investire in zona. Già proprietaria di un castello nel sud della Francia e di altre tenute in giro per il mondo, pare che l’ex moglie di Brad Pitt abbia intenzione di allargare i suoi orizzonti immobiliari. Le mancherebbe, evidentemente, una proprietà in Italia. Infatti, dubitiamo, che si spostasse dagli Stati Uniti per venire in Italia per compiere una visita ad amici o venire a vedere una volta un tramonto mozzafiato (con tutto il rispetto per le eccentricità delle star hollywoodiane).

La Jolie, avvistata dai residenti e i turisti di passaggio a Torre Chianca, pare abbia pernottato in una masseria immersa nella natura.

Foto Il Fatto Quotidiano

Foto Il Fatto Quotidiano

“RIDGE” E MASSERIA DON CATALDO

Qualcuno ha raccontato che si sarebbe concessa una lunga passeggiata nelle verdi distese circostanti, ammirando la bellezza di questo angolo d’Italia. Ma Angelina Jolie non è l’unica star del grande schermo ad essersi letteralmente innamorata della Puglia. Per esempio, Helen Mirren. L’attrice inglese, naturalizzata statunitense, oggi anche cittadina italiana onoraria, da anni passa molti mesi nella sua masseria in provincia di Lecce (lo scorso anno Checco Zalone la invitò ad interpretare «La Vacinada», canzone-tormentone).

Ma come la Mirren, anche Ronn Moss, l’indimenticabile Ridge di Beautiful, che ha realizzato molte riprese del suo film “Viaggio a sorpresa” insieme con Lino Banfi nella Masseria Don Cataldo a Martina Franca, sa perfettamente che da queste parti si sta bene. Per bellezza, accoglienza, verde, mare, collina e gastronomia, numero uno nel mondo.

Come la Mirren e Moss, lo sanno anche Gerard Depardieu e Meryl Streep, per non parlare di Madonna che ogni estate soggiorna a Borgo Egnazia, due passi da Savelletri. Ma anche i coniugi Beckham. In questi giorni il Corriere della sera ha riportato sono diversi i gruppi alberghieri a puntare sulla Puglia. “Se il gruppo Meliá punta su Polignano a Mare – scrive il Corsera – Baglioni Hotels & Resorts ha preso la gestione di Masseria Muzza, struttura a pochi minuti da Otranto, immersa tra le spiagge dell’Adriatico e le terre Salentine”. In Puglia, infine, starebbe per arrivare un nuovo Four Seasons Hotel con un’altra importante transazione è stata completata da Belmond. L’azienda (che fa parte di Lvmh) ha acquistato Masseria Le Taverne. Dunque, grandi progetti per le nostre bellezze e le nostre masserie ormai invidiate in tutto il mondo. E se lo dice la Jolie…

“Battaglini” campione!

Titolo nazionale al liceo scientifico, orgoglio tarantino

Conquista il “Piday 2022”. Gli studenti hanno la meglio su mille colleghi. Il loro elaborato straordinario. La soddisfazione del supervisore del progetto, il docente Vincenzo Valentini, e del dirigente scolastico, Patrizia Arzeni

Altro successo nazionale per il liceo scientifico “Battaglini” di Taranto. Grazie alla straordinaria performance di alcuni alunni dello storico istituto, la nostra città sale sul gradino più alto del podio riservato alla Matematica. Il liceo tarantino dalla straordinaria tradizione, infatti, ha conquistato il “Piday 2022”. Eccezionali gli studenti tarantini che hanno avuto ragione di oltre mille colleghi provenienti da tutta l’Italia.

Con pieno merito hanno conquistato il Concorso generale organizzato dal Politecnico di Milano, in occasione della Giornata mondiale della matematica celebrato lo scorso 14 marzo. Già l’anno scorso i giovani allievi del “Battaglini” avevano ottenuto il primo posto nella sezione “Video animati”, ma in questa edizione “I cavalieri della Tavola rotonda” (questo il nome della squadra supervisionata dal docente Vincenzo Valentini), si sono appuntati sul petto la Medaglia d’oro più ambita del concorso.

Foto TarantoBuonaSera

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ECCO I “CAVALIERI”

Sotto con i nomi delle star matematiche (fra parentesi le sezioni di appartenenza): Claudia Novellino (4 L, capitano), Filippo Pavone (4 L), Giorgia Lapomarda (4 L), Francesco Marinotti (4 D), Stefano Altamura (4 D), Gabriele Morrone (4 D), Giulia Marchisella (4 D), Claudia Miano (2 E), Francesca Vacca (2 E), Salvatore De Stefano (2 E), Gianluca Maggi (2 E), Lorenzo Carella (2 E).

Questi ragazzi hanno studiato e confezionato un video di 3’14”, titolo: “Questione di cifre”. L’elaborato ripercorre, attraverso un viaggio nel tempo, il significato avuto nella storia dal numero irrazionale, così tanto importante per la matematica da meritarsi una celebrazione annuale.

«Quest’ anno il tema prevedeva il Pigreco in relazione alle figure geometriche – spiega il prof. Valentini, supervisore del gruppo matematico – e la squadra dei nostri studenti, che già lo scorso anno aveva vinto il prestigioso premio relativo ai video animati, quest’anno ha conquistato il Primo premio generale, migliorando di fatto il già notevole risultato conseguito precedentemente. Questa la sceneggiatura del video animato ed elaborato dai nostri ragazzi: una ragazza viene in possesso di una calcolatrice magica che la trasposta in un viaggio nel tempo; per tornare a casa, la fanciulla sarà costretta ad inserire il valore esatto del Pigreco: solo quando capirà che ciò è impossibile, data l’irrazionalità del numero, la soluzione le consentirà il rientro a casa e, dunque, il ritorno nel presente».

WhatsApp Image 2022-03-27 at 07.57.02GRANDE SODDISFAZIONE!

«Sono molto soddisfatto del prestigioso risultato raggiunto – ha proseguito il docente – e felice del meritato riconoscimento ricevuto dai ragazzi che hanno profuso nel progetto tanto impegno e tanta passione».

Soddisfatta anche la dirigente scolastica, la dott.ssa Patrizia Arzeni. «Complimenti al docente e agli studenti – ha dichiarato – che per il secondo anno consecutivo hanno dato lustro al liceo tarantino, sottolineando la grande importanza dell’iniziativa in termini di accrescimento delle competenze digitali; non solo, ma anche la grande valenza didattica e di socializzazione del progetto, tanto importante in questo delicato momento storico che ha costretto i giovani a lunghi periodi di forzato isolamento».

Bergoglio, Fatima e…

Il pontefice interviene sul conflitto scatenato dalla Russia

Sono lontani i tempi in cui papa Giovanni XXIII intervenne per evitare che l’ex URSS piazzasse missili a Cuba. Lo stesso le preghiere di Paolo VI per il cessate il fuoco in Vietnam. Secondo il quotidiano Libero, non è più «il Bergoglio più dei movimenti popolari che lancia slogan rivoluzionari»

Fonte Facebook Francesco Bergoglio

Fonte Facebook Francesco Bergoglio

Russia da consacrare e Terza guerra mondiale. Come dire: apocalisse imminente. E’ una sintesi da prendere con le molle, però. Come molti dei discorsi che partono dalle stanze del Vaticano, una volta centro del mondo. Altre volte, ago della bilancia nella politica internazionale. Basti pensare ai filmati in bianco e nero che circolano di Giovanni XXIII a pregare per scongiurare il terzo conflitto mondiale fra Stati Uniti (presidente Kennedy) e Unione Sovietica (presidente, o meglio, “segretario generale del partito”, Krusciov) a causa dei missili intercettati nell’ottobre del 1962 mentre venivano trasferiti dall’URSS a Cuba. A quelle più frequenti di papa Paolo VI perché cessasse la guerra nel Vietnam del Nord, con gli Stati Uniti nella metà degli Anni Sessanta a sferrare attacchi al popolo vietnamita a causa del presunto incidente del Golfo del Tonchino (gli americani sostennero a lungo di essere stati aggrediti).

Papa Francesco, secondo il quotidiano Libero, che nei giorni scorsi ha scritto sull’intervento del pontefice, che non sembrerebbe più «il Bergoglio dei movimenti popolari che lancia slogan rivoluzionari sostenendo i limiti della proprietà privata, il diritto degli sfruttati a ribellarsi». Di colpo, scrivono, sia pure con il suo modo dolce e familiare di parlare, sarebbe identico a quei pontefici degli ultimi cento anni.

Foto Comunione e Liberazione

Foto Comunione e Liberazione

DESTRA, SINISTRA E…

Destra e sinistra, politicamente parlando. La sinistra, è il punto di vista di Libero, lo ritiene il suo leader mondiale per la dottrina sociale. Da destra lo si critica esattamente per questo stesso motivo. Francesco si era rivolto ai giovani, aveva definito la Madonna «influencer» per compiacere i giovani, mentre adesso non esita a ricalcare il messaggio di Fatima. A Fatima la Madonna aveva chiesto espressamente questa consacrazione della Russia, in unione a tutti vescovi, altrimenti avrebbe diffuso «i suoi errori per il mondo, promuovendo guerre e persecuzioni alla Chiesa. I buoni saranno martirizzati, il Santo Padre avrà molto da soffrire, varie nazioni saranno distrutte».

Vengono in mente le parole, che un grande pontefice, diventato poi santo, Giovanni Paolo II usò meno di quarant’anni fa, e precisamente nell’84. «O Madre degli uomini e dei popoli – diceva il papa – Tu che conosci tutte le loro sofferenze e le loro speranze, Tu che senti maternamente tutte le lotte tra il bene e il male, tra la luce e le tenebre, che scuotono il mondo contemporaneo, accogli il nostro grido che, mossi dallo Spirito Santo, rivolgiamo direttamente al Tuo Cuore: abbraccia con amore di Madre e di Serva del Signore, questo nostro mondo umano, che Ti affidiamo e consacriamo, pieni di inquietudine per la sorte terrena ed eterna degli uomini e dei popoli. In modo speciale Ti affidiamo e consacriamo quegli uomini e quelle nazioni, che di questo affidamento e di questa consacrazione hanno particolarmente bisogno».

Foto Vatican News

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FELTRI E LO SPIRAGLIO

Insiste, su quello che sarebbe uno stile sostanzialmente diverso da parte di Sua Santità, Libero. «Ora Francesco precisa (a proposito di Russia e Ucraina): la nostra Russia e la nostra Ucraina. Non è in ritardo. Ma è l’ultima ora probabilmente. Benedetto XVI, che scelse il nome di Benedetto anche in onore del predecessore con il medesimo nome, visitò imprevedibilmente Fatima nel maggio 2010. Pregò e pregò. Poi sostenne due cose con i giornalisti: che il famoso e cosiddetto terzo segreto non aveva esaurito la sua minaccia, ma che comunque alla fine “la misericordia è più forte”».

Chiosa, il quotidiano diretto da Vittorio Feltri, con una sorta di post-scriptum: nel frattempo «..c’è stata una videochiamata tra Francesco e il patriarca Kirill di Russia: buon segno».

Un battito d’ali…

Figlie e compagne benestanti contro la guerra

Il vento potrebbe cambiare, le “colombe” spazzano i “falchi” e i propositi del “governo di pochi”. La parte più moderna dell’oligarchia, in particolare quella al femminile, si ribella alla politica sanguinosa. Potrebbe essere l’inizio di una svolta. L’atteggiamento spiazza il Cremlino, che però prosegue nell’invasione dell’Ucraina. Corsera percorre un sentiero sfuggito a molti

Foto HuffPost Italia

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Non tutti, viva il Cielo, la pensano come Putin. La Russia si sarebbe sentita minacciata dall’Occidente che aveva aperto una via a poche centinaia di chilometri da Mosca, con il Patto Nato. Questo potrebbe essere stato un tema di discussione, l’apertura di un dibattito internazionale, quando Biden – non ancora presidente degli Stati Uniti – vent’anni prima aveva ammonito l’espansione indiscriminata di Paesi sempre più vicini all’Europa occidentale, e sempre più lontani dal centro dell’Unione sovietica di un tempo. Invece, il presidente russo ha scagliato le sue armate contro l’Ucraina e un popolo inerme, in fuga minacciato da bombardamenti quotidiani che mietono vittime, fra uomini, donne e, soprattutto bambini, come nel caso dell’ospedale pediatrico nel quale hanno perso la vita decine di persone, fra queste, diversi piccoli. Questo difficilmente il mondo lo dimenticherà.

In questi giorni sono stati pubblicati diversi articoli a dare voce a questo o quel rappresentante della politica belligerante russa. In un articolo, puntuale, preciso sotto i diversi aspetti analizzati, scritto da Marco Imarisio e pubblicato sul Corriere della sera, si sottolinea che questi, ormai, non sarebbero più “affari di famiglia, ma di un intero Paese”. Sembravano la conseguenza di un’onda emotiva, scrive infatti il Corsera, i primi “No alla guerra” riportati dai social dalle figlie degli oligarchi russi. Oligarchia, “governo di pochi”. Infatti, due delle eredi più celebri, come Sofia Abramovich, nota per postare su Instagram ogni dettaglio della sua vita sontuosa, e poi Elizaveta Peskova, primogenita del potente Dmitry, portavoce di Vladimir Putin, avevano subito fatto marcia indietro, cancellando le tracce della loro presa di posizione sul web. Dunque, non più sfacciatamente per un tenore di vita permesso dal benessere prodotto dai propri congiunti, tutt’uno con i potenti. Ma una posizione più prudente.

Foto AbruzzoWeb

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DOPO IL DISAGIO, I PRIMI “NO ALLA GUERRA”

Dopo il disagio, come scrive Imarisio, adesso altre defezioni illustri stanno trasformando queste piccole e altolocate ribellioni nell’unità di misura del disagio. Non certo della società russa, basta guardare il tenore di vita delle figlie in questione per capire la distanza che le separa dalla vita quotidiana della Russia profonda, ma di quelle élite che devono molto, quasi tutto, al Cremlino.

Quella stessa élite, scrive il quotidiano, che in questi vent’anni di relativa briglia sciolta si sono trasformate in una immagine lussuosa della Russia cosmopolita, che considera ancora Mosca e San Pietroburgo come un affaccio sul resto del mondo al quale sentono di appartenere. Infatti, volendo mettere in fila l’elenco delle defezioni dall’ortodossia putiniana, emerge il legittimo sospetto che si sia davvero aperta una linea di frattura, forse non solo generazionale.

Dunque, l’analisi del Corsera. Non solo padri allineati e muti contro figlie (e qualche figlio) loquaci e dissenzienti. Ma anche giovani che forse – forse, beninteso – parlerebbero a nome e delle loro famiglie, e, sempre forse, utilizzati per mandare un messaggio. Non si spiega altrimenti la lista sempre più lunga dei distinguo via social operati dai giovani rampolli dell’oligarchia russa. E l’ultima definizione va presa in senso esteso. Non solo quella economica, ma anche quella politica.

Foto TeverePost

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COLOMBE CONTRO FALCHI

Legami all’apparenza indissolubili – conclude Imarisio nella sua lunga analisi sul Corsera – sui quali è stata costruita la storia recente della Russia, che oggi alla prova del salto di generazione appaiono meno scolpiti nel marmo di quanto si pensava. In casa di ogni falco sembra annidarsi una colomba. Anche del più rapace di tutti, come può esserlo il ministro della Difesa Sergej Sojgu, l’uomo che ha assecondato e forse incoraggiato la scelta ucraina.

Alexej Stolyarov, marito di Ksenja, la sua seconda figlia, ha risposto agli auguri di compleanno con un messaggio nel quale sostiene che il miglior regalo possibile sarà la pace. Senza ricorrenze da festeggiare, Karina Boguslasvkj ha scritto su Instagram che occorre chiamare «i nostri cari, “compagni”, “amici”», chiunque possa porre fine «a questa tragedia». Sembra quasi un messaggio all’indirizzo di a papà Irek, deputato di Russia Unita e amico personale di Putin. “Se son colombe, un giorno fioriranno”, auspica Imarisio. Anche dalle parti del Cremlino.

Insomma, secondo il Corsera, se son colombe – riprendendo il concetto appena espresso – sorvoleranno il Palazzo della “politik”, scacciando dalla testa dei guerrafondai “a prescindere”, qualsiasi proposito sanguinoso, con un solo battito d’ali.

«Questione di principio»

Anna Netrebko, russa, star della lirica mondiale, diserterà la Scala

«Non è giusto costringere una artista a dare voce alle proprie opinioni politiche e a denunciare la sua patria», aveva dichiarato. «Sono contraria a questa guerra: ho molti amici in Ucraina e la pena e il dolore ora mi spezza il cuore: questo è ciò che spero e per cui prego», aveva aggiunto. Più chiaro di così.

Foto: Il Primato Nazionale

Foto: Il Primato Nazionale

Dopo quanto accaduto al suo collega, il direttore Valery Gergiev, sospeso per non aver preso le distanze dal presidente Putin che nei giorni scorsi ha invaso e bombartadto l’Ucraina, interviene Anna Netrebko. La posizione del soprano russo è netta, anche se per certi versi condivisibile (ma solo per certi versi): non vuole essere costretta a prendere posizione sulla politica del suo presidente. Insomma, l’arte è una cosa, la politica – anche quando ha poco a che spartire con la democrazia, specie spiegata con il fuoco dei carri armati e già duemila vittime civili – sicuramente un’altra.

Insomma, sarebbe una questione di stile. La notizia ripresa dal TGCOM e spiegata agli spettatori delle reti Mediaset, non lascia scampo alle interpretazioni: il soprano russo Anna Netrebko, che avrebbe dovuto ricoprire il ruolo della protagonista del “Macbeth” alla Prima della Scala, attesa al teatro milanese il 9 marzo per “Adriana Lecouvreur”, non calcherà i palchi del Piermarini.

Foto: Milano.zone

Foto: Milano.zone

NIENTE GIRI DI PAROLE

Senza giri di parole e con insospettata personalità, la cantante lo ha spiegato comunicando la sua decisione dal suo profilo Instagram. Intanto definendo fake news le notizie sulla sua assenza legata a motivi di salute. Anche questa una decisione presa con carattere, senza girarci troppo intorno, ha preso – come si è soliti dire – il toro per le corna. Apre il suo intervento con un disarmante «Non verrò!». Le ragioni erano state palesate ancor prima di questo suo intervento. La cantante lirica queste sue ragioni le aveva già esternate in un post giorni addietro: «Non è giusto – aveva scritto – costringere una artista a dare voce alle proprie opinioni politiche e a denunciare la sua patria». Queste le sue ragioni. Nella sua mente l’artista può avere qualsiasi opinione, si diceva, ma costringere il soprano a sconfessare il suo presidente Putin, come se facesse outing, non va bene. In soldoni: la musica, l’arte, sono una cosa, la politica un’altra. Come se avessero imposto a un qualsiasi artista, calciatore, scrittore, di non frequentare questo o quel salotto, ma anche andare ad esibirsi in un Paese “non amico”. A ognuno il suo.

Ma poi, diciamola tutta, a proposito di quanto le è stato contestato, Anna Netrebko proprio nei giorni scorsi si era pronunciata contro la guerra. In un lungo post si era assunta la sue responsabilità, tanto che aveva scritto: «Prima di tutto: sono contraria a questa guerra; sono russa e amo il mio Paese ma ho molti amici in Ucraina e la pena e il dolore ora mi spezza il cuore. Voglio che questa guerra finisca e che la gente possa vivere in pace. Questo è ciò che spero e per cui prego».

Foto: L'Arena

Foto: L’Arena

COS’ALTRO DIRE?

Cos’altro avrebbe dovuto fare la grande cantante? CErte cose, nonostante ci si sforzi, non riusciamo a comprenderle. In cartellone, assieme al marito Yusif Eyvazov in “Adriana Lecouvreur” con la regia di David McVicar dal 9 marzo, la coppia aveva già saltato due prove organizzate ad hoc per loro, “formalmente” a causa di una indisposizione. Le cose non stavano proprio così.

In un altro lungo post la stella mondiale della lirica aveva anche aggiunto che «Obbligare artisti, o qualsiasi figura pubblica, a dar voce alle proprie opinioni politiche in pubblico e a denunciare la propria patria non è giusto; questa dovrebbe essere una libera scelta. Come molti dei miei colleghi, io non sono un politico, non sono una esperta di politica: sono una artista e il mio scopo è unire le persone divise dalla politica». Più chiaro di così. Dopo il post chiarificatore, circa la sua posizione “non politica”, la decisione ufficiale: niente palco della Scala. E non per motivi di salute, come ha puntualizzato Anna Netrebko, bensì per una questione di principio.

Guerre stellari

La Russia provoca dall’alto

«Spiegate al presidente Biden che un deorbit incontrollato potrebbe provocare la caduta di rifiuti cosmici sugli Stati Uniti o sull’Europa», tweetta un ufficiale russo. Il conflitto potrebbe spostarsi sui nostri cieli

Foto adnkronos

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Non sappiamo quanto durerà il braccio di ferro fra la Russia, che nei giorni scorsi ha invaso sanguinosamente l’Ucraina, e gli Stati Uniti, le forze della Nato e l’Unione europea. Tutti si augurano naturalmente che quanto stiamo assistendo in questi giorni non si trasformi in un incalcolabile conflitto da Terza guerra mondiale.

In queste ore il TGCOM sta disegnando scenari impensabili, ma in che in una guerra moderna potrebbero non essere troppo lontani dalla realtà. Roba da Guerre stellari, insomma, oppure da Giochi di guerra, senza andare troppo lontano da sceneggiature cinematografiche che di conflitti fuori dal normale ne aveva fatto film campioni d’incasso.

Dunque, non solo immagini da satelliti spia dal cielo, descrive il notiziario delle reti Mediaset. Gli squilli di guerra ai quali stiamo assistendo in questi giorni, a proposito del conflitto russo-ucraino pare stia scrivendo una nuova pagina nell’ambito della propaganda “spaziale”, che vedrebbe loro malgrado i pacifici astronauti in orbita, russi, europei e americani insieme da oltre vent’anni, a bordo della Stazione spaziale internazionale.

Foto Repubblica.it

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CHE SUCCEDE?

Cosa sta accadendo. Pare che il capo dell’Agenzia spaziale russa (Roskosmos), Dmitry Rogozin, documenta TGCOM, abbia risposto alle sanzioni tecnologiche imposte dagli Stati Uniti dopo l’invasione dell’Ucraina, con una serie di messaggi minacciosi. «La Stazione spaziale internazionale – scrive Rogozin – potrebbe precipitare sugli USA, l’Europa o qualche altro Paese, ma non sulla Russia: siete pronti?». In guerra vale tutto, ma ha qualcosa di inquietante il tweet in questione, come riporta Repubblica. Sarebbe a dir poco sibillino, e anche un po’ provocatorio. Un tweet al veleno. «Biden – scrive Rogozin – ha affermato che le nuove sanzioni influenzeranno il programma spaziale russo. Ok. Restano da capire i dettagli: “Vuoi distruggere la nostra cooperazione sulla Iss? Oppure vuoi gestire tu stesso la Iss? Spiegate al presidente Biden che la correzione dell’orbita della stazione, per evitare pericolosi scontri con i rifiuti spaziali, con cui i vostri talentuosi uomini d’affari hanno inquinato l’orbita vicino alla Terra, è prodotta esclusivamente dai motori delle Navi cargo Progress MS. Se bloccate la cooperazione con noi conclude – chi salverà la Iss da un deorbit incontrollato e dal cadere sugli Stati Uniti o sull’Europa?».

Foto adnkronos

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CONCLUDENDO…

Insomma, riportano TGCOM e Repubblica, quando c’è da evitare detriti spaziali la Stazione spaziale sfrutta i motori delle navette cargo russe, le Progress, che sono attraccate al laboratorio orbitante. Senza quelle, un possibile impatto con un detrito spaziale potrebbe mettere a rischio la Stazione, che ospita americani, russi ed europei. Attualmente occupano la Iss quattro astronauti Nasa, due russi e un europeo dell’Esa di nazionalità tedesca.

Ma per la Nasa non si ventilerebbe alcun pericolo per la Stazione Spaziale: la guerra in Ucraina e le sanzioni non metterebbero in pericolo la Stazione Spaziale Internazionale, che prosegue normalmente le sue attività. Chiarisce il concetto il messaggio del portavoce della Nasa Joshua Finch.”La Nasa – dichiara – continua a lavorare con tutti i suoi partner internazionali, compresa l’agenzia spaziale russa Roscosmos, per garantire la sicurezza delle operazioni sulla Stazione Spaziale”. Sicuramente più diplomatico l’intervento che arriva dagli States, rispetto a quello un po’ spaccone del militare russo. Ma, si sa, a ognuno il suo. Meglio che a una guasconata qualcuno risponda in punta di penna. E’ solo il primo atto di un dramma che nessuno si augura possa assumere i contorni di una tragedia di statura mondiale.