Italia, prima nel mondo

E’ Roma la città in cui si mangia meglio, seconda Londra, terza Marrakech

La capitale bissa il successo di due e tre anni fa. Meritatamente, segnala TripAdvisor in una rassegna ripresa dal free-press “Leggo”. «La città stessa è come la sala espositiva di un gigantesco museo all’aperto. Un vero e proprio collage di piazze, mercati all’aperto, e siti storici sbalorditivi». Getti una monetina nella Fontana di Trevi, resti a bocca aperta davanti al Colosseo e al Pantheon. E prosegui, per fare il pieno di cappuccino per un pomeriggio di shopping in Campo de’ Fiori o a Via Veneto

 

Stilata la classifica delle città, al mondo, nelle quali si mangia meglio. Restate di stucco, senza fare ricorso al proverbiale “barbatrucco”, ma in questa speciale classifica redatta grazie a mezzo milione di opinioni raccolte in un anno di “radiografie” sulle tavole di tutto l’emisfero, da TripAdvisor, bene, la città in cui si mangia meglio è proprio qui in Italia: è Roma. C’è il free-press “Leggo” che mette insieme gli sforzi compiuti dal sito di importanza mondiale. Mette insieme un numero infinito di recensioni, le shakera e le serve ai lettori che, evidentemente, si fidano non solo del quotidiano, ma anche di quanti manifestano giornalmente il loro punto di vista in qualità di clienti di ristoranti nel mondo.

Dunque, si diceva: la città in cui si mangia meglio, è proprio qui in Italia. Non solo elogiata, ma anche invidiata e, infine, anche premiata, scrive il quotidiano, meritatamente aggiungiamo noi: basta aggirarsi nella capitale per comprendere quanto sia ancora percorribile e a costi tutto sommato ragionevoli un menù – come dire – fatto in casa.

 

 

CAPUT MUNDI

Roma, dunque, caput mundi anche a tavola. Regna incontrastata nella classifica delle città in cui si mangia meglio al mondo. Lo hanno decretato gli utenti di TripAdvisor hanno indicato la capitale d’Italia talmente tanto da farle assegnare il primo posto nella classifica che comprende altre venticinque città al mondo. Detto che la cosa non può che farci piacere, è bene anche ricordare che da queste colonne non più tardi di qualche tempo fa abbiamo segnalato che Roma aveva ottenuto il gradino più alto del mondo anche due e tre anni fa. Insomma, una conferma: negli ultimi quattro anni, Roma è medaglia d’oro tre volte. Un primato.

Come viene assegnata la palma di città più “invitante” al mondo. La medaglia d’oro viene attribuita a chi riceve il maggior numero di recensioni positive nell’arco dei dodici mesi. Un titolo che Roma, ripetiamo con merito, ha conquistato i milioni di visitatori ingolosendoli con i numerosi piatti della sua tradizione.

Cosa scrive TripAdvisor nella sua autorevole recensione. «Un giorno non è bastato per costruire Roma, ma non basterà neanche per girarla tutta: la città stessa è come la sala espositiva di un gigantesco museo all’aperto, un vero e proprio collage di piazze, mercati all’aperto, e siti storici sbalorditivi».

 

 

UNA SUGGESTIONE DOPO L’ALTRA

Getti una monetina nella Fontana di Trevi, resti a bocca aperta davanti al Colosseo e al Pantheon e fai il pieno di cappuccino per un pomeriggio di shopping in Campo de’ Fiori o a Via Veneto. Infine, scrivono: «rifocillati con un piatto di pasta fresca, assaggiando succulenti carciofi fritti o una tenera coda alla vaccinara, gustando uno dei migliori pasti della vostra vita». E come dargli torto.

Ma fra le città che prendono il turista per la gola, c’è un’altra città italiana. E anche qui non avevamo dubbi: è Napoli, che si classifica al quinto posto. Accanto a Roma, sui due gradini sottostanti, si accomodano al secondo posto Londra, mentre Marrakech si piazza al terzo. Parigi scivola al quatro posto e precede di un gradino il capoluogo campano. Volendo sbirciare le altre top, ecco che vediamo alle spalle della città del Vesuvio, altre cucine votatissime quasi quanto le altre più avanti: Barcellona e Atene, per esempio. Ma, attenzione, anche Lima (Perù), New Orleans (Stati Uniti), Buenos Aires (Argentina).

Red Canzian: «Finalmente Taranto»

Mercoledì 29 gennaio alle 20.00, Teatro Orfeo

Il popolare artista torna in città, presenta il suo nuovo libro. «Non è un’autobiografia: faccio tesoro della mia vita, spiego momenti essenziali del mio percorso, non solo come musicista; accompagno il lettore a confrontarsi e riflettere sulle sue personali esperienze». I concerti all’Alfieri e al Mazzola, il rapporto con i suoi “amici per sempre”, Roby, Dodi e l’indimenticato Stefano

 

Red Canzian, grande artista, conosciuto “appena” cinquant’anni fa. Da allora non abbiamo più smesso di vederci, sentirci, frequentarci, anche per lavoro. Di cose ce ne sarebbero da raccontare. Lui stesso ha voluto che la presentazione del suo nuovo libro, “Centoparole  – Per raccontare una vita”, in programma mercoledì 29 gennaio alle 20.00 al Teatro Orfeo di Taranto, fosse una conversazione fra amici.

«Vorrei che nell’incontro specificassi – testuale il bassista dei Pooh, autore anche di un fortunatissimo musical, “Casanova” – che siamo amici da cinquant’anni e che la nostra chiacchierata andrà più in profondità grazie, appunto, a questa nostra profonda conoscenza…». I concerti dei Pooh al Teatro Alfieri, al Mazzola, allo Iacovone e in altre sedi, da Maricentro al Palamazzola, sempre pienone. Red e i Pooh, i suoi-miei “amici per sempre”, Roby, Dodi, l’indimenticato Stefano. Il privilegio di conoscerli non solo dal punto di vista artistico, ma anche dal punto di vista umano. Quando si dice “brave persone”. Ecco, i Pooh, sono davvero brave persone, impegnate nel loro lavoro come in altre attività, il sociale, per esempio. Fra queste, la beneficenza, avendo messo a disposizione di associazioni umanitarie anche il loro brand, una garanzia.

 

 

ALL’ORFEO, CENTOPAROLE

Dunque, “Centoparole” al Teatro Orfeo. Nasce da una telefonata e una promessa. «Ho l’agenda piena di impegni fino a dicembre – giustifica Canzian – quando partirò per Pechino, dove porterò in scena il mio “Casanova”: è la prima volta che un musical sbarca in Cina, incrocio le dita. Di Taranto ne parlo con la mia casa editrice, Sperling e Kupfler, troveremo una soluzione: non possono dirmi no, il libro con le sole prenotazioni è già primo in classifica».

«Questo libro – spiega Red, descrivendo “Centoparole” – non è un’autobiografia per raccontare la mia attività artistica, anche se spesso le parole inevitabilmente si incrociano con tutto quello fatto fin qui con i Pooh, e non solo: in questi cento brevi capitoli faccio tesoro della mia vita, della mia esperienza, spiegando parole essenziali nel mio percorso accompagnando il lettore a confrontarsi con le sue esperienze di vita; nonostante sia uscito da poco, alle presentazioni incontro gente che ha già letto il libro e mi confessa di essersi riconosciuto in diverse parole che poi diventano oggetto di riflessione: questo è lo scopo di “Centoparole”».

«Ho scritto “Centoparole” – prosegue Canzian, a proposito del suo libro – avvertendo intorno gente “dispersa”, senza sogni; il sogno, invece, è la molla che ha fatto scattare la voglia, mia e dei miei “amici per sempre”, nel fare questo mestiere; la nostra generazione, in realtà, ha qualche peccato da farsi perdonare: in alcuni casi quella voglia di sognare, ai ragazzi, non volendo gliel’abbiamo spenta proprio noi; credo, però, che sia necessario che i nostri giovani debbano provare ad affrontare la vita con positività, con il sorriso, senza considerare un fallimento come fosse un disastro: una delusione è solo un incidente di percorso dal quale ripartire con più voglia; del resto, lo racconto io, uno partito da zero, senza aiuti, senza quelle spinte oggi tanto invocate: ringrazio i miei genitori che mi hanno sostenuto nell’inseguire un sogno avuto fin da ragazzo, tutto il resto devono mettercelo loro…».

 

 

DALLA CINA CON SUCCESSO

Canzian, quando assume un impegno ci mette tutto se stesso: la registrazione di una canzone, i dettagli di un tour, che sia il suo o quello dei Pooh, il suo “Casanova”, messo in piedi con l’aiuto di Beatrice, sua moglie, Chiara e Phil, i suoi ragazzi. Il debutto in Cina. Legittima tensione prima della “prima”. Va tutto bene, anzi di più.

«E’ stato incredibile – racconta poche ore dopo l’esordio – al di là del teatro pieno e dalle dimensioni eccezionali: un successo strepitoso con una partecipazione incredibile da parte del pubblico; lo stesso direttore del teatro mi diceva che non aveva mai assistito a qualcosa di simile: le risate, gli applausi, cose che di solito qui, in Cina, non avvengono durante gli spettacoli: rispettosi delle rappresentazioni, non interrompono, ma applaudono solo alla fine: insomma, per una volta gli spettatori si sono lasciati andare e di questo sono felice». “Centoparole”.

E pensare che Red, il senso della vita, lo aveva espresso non con cento, ma con una ventina di parole. Poche, toccanti, all’uscita da una curva pericolosa della vita. «Mai come in questo momento – scrisse – sono affamato di vita e ho voglia, anzi, bisogno di voi, di incontrarvi e condividere con tutti emozioni lontane nel tempo e vicine nel cuore». 

Ve la do io l’America”

Donald Trump, quarantasettesimo presidente degli USA

Ribadisce le sue posizioni intransigenti del suo programma elettorale. Pone alla firma un centinaio di ordini esecutivi. Comincia dalla “deportazione di milioni e milioni di clandestini”. Proclama l’emergenza al confine col Messico, promette di piantare la bandiera a stelle e strisce su Marte, intende riprendersi il Canale di Panama. E, ancora, cambiare il nome al Golfo del Messico (“Golfo d’America”), riconoscere due soli generi (maschile e femminile)

 

Se devi dire una bugia, dilla grossa. Così, più o meno, recitava il titolo di una commedia, nemmeno a dirlo, americana. Dove i film sanno farli, considerando le risorse economiche e hanno un bacino d’utenza esagerato, considerando la lingua inglese che ormai parlano in mezzo mondo. Dunque, deve essersi sentito su un set cinematografico, ripreso da cineprese poste in mille angoli, Donald Trump, quarantasettesimo presidente della Repubblica degli Stati Uniti, per dire tutto quello che ha detto nel suo discorso d’insediamento alla Casa Bianca. Lo aveva promesso in campagna elettorale, tanto che i punti salienti della sua seconda ascesa al Campidoglio avevano del clamoroso, più che sembrare programmi politici. Invece, il presidente americano, non solo non fa un passo indietro, ma ne compie uno deciso in avanti, tanto da scatenare commenti non sempre condivisi o magnanimi nei suoi confronti.

Trump giura a mezzogiorno in punto, promette all’America che lo ha eletto una “nuova età dell’oro”. Fra gli altri passaggi, grazia i rivoltosi di Capitol Hill, pone uno stop agli accordi di Parigi e allo Ius soli, dunque contro gli emigranti. Spettacolarizza, strappa applausi dalla claque, qualche sorrisino stiracchiato dalla platea nella quale siedono ex presidenti, quando ricorda il fallito attentato ribadendo di essere “stato salvato da Dio per rendere l’America di nuovo grande”. Insomma, cose così.

 

 

DECRETI PRONTI…

Dunque, pone alla firma un centinaio di ordini esecutivi: la “deportazione di milioni e milioni di clandestini” – parole del neopresidente – con la proclamazione dell’emergenza al confine col Messico alla bandiera Usa da piantare su Marte, la ripresa del Canale di Panama, il cambio di nome del Golfo del Messico “in Golfo d’America”, dal riconoscimento di due soli generi (maschile e femminile) all’abolizione – come si diceva – dello Ius soli e, alla fine, della strumentalizzazione politica della giustizia.  

Secondo Donald Trump, “il declino del Paese è finito, da oggi comincia una nuova età dell’oro per invertire completamente tutti questi numerosi tradimenti e restituire al popolo la sua fede, la sua democrazia e la sua libertà; basta con l’élite estremista corrotta!”, proclama. Fra i suoi primi provvedimenti, subito una correzione in corso d’opera degli accordi siglati a Parigi da Biden: la revisione circa gli impegni assunti a Parigi sul clima; la dichiarazione di un’emergenza energetica per produrre più combustibile, l’abolizione del mandato per produrre più auto elettriche.

 

 

…DONALD FA SUL SERIO

Non è finita. Nelle dichiarazioni del tycoon, come riporta, puntuale, l’Agenzia Ansa, insiste la minaccia dei dazi, anche se forse non scatterebbero subito. “Deporterò milioni e milioni di migranti illegali”, insiste, annunciando la dichiarazione di emergenza al confine col Messico e l’invio dell’esercito. Fra i suoi programmi, non del tutto semplici, sia chiaro, l’avvio delle procedure per cambiare il nome al Golfo del Messico, trasformandolo in Golfo d’America. Sferra una bordata ai traffici illeciti, considera i cartelli della droga “vere organizzazioni terroristiche straniere” fino ad abolire lo Ius soli, uno dei massimi princìpi della democrazia americana. E, ancora, la ripresa della costruzione del muro con il Messico.

Questo è solo un assaggio del new deal americano, il nuovo risvolto di una politica che, secondo, il neopresidente porrà al centro del mondo gli Stati Uniti. Sarà un braccio di ferro non indifferente. Fra il dire e il fare, si dice, c’è di mezzo il mare. Pardon, il Golfo. Che poi sarebbero Paesi come la Danimarca e il Canada, che i loro dubbi non li hanno certamente mandati a dire.

Dal Salento con talento

Lorenzo e Pio Fiorito negli Under 30 di Forbes Italia

Respinti in un primo momento dalla Cattolica di Milano, cominciano a lavorare. L’ateneo li accoglie e dopo una triennale i due si trasferiscono a Lisbona. Tornano a casa, aprono una società, danno.lavoro e fatturano tre milioni

 

Dal Salento con talento. La Puglia continua a sfoderare grandi figure professionali. Due studenti-prodigio imparano fra i nostri banchi di scuola, poi i docenti che ne testano le potenzialità li indirizzano prima a Milano, destinazione la Cattolica, fino a coronare un primo sogno professionale: finire nella classifica Under 30 di Forbes per la categoria “Marketing & Advertising”.

Da Ruffano (Lecce) a Milano. Proprio così. È la storia dei gemelli Lorenzo e Pio Fiorito, inseriti oggi nell’autorevole lista dei trenta Under 30 redatta da Forbes nella categoria Marketing & Advertising. 

Originari del Salento, appunto, i due giovani imprenditori, esperti di digital marketing, avevano studiato Economia e Marketing all’università Cattolica di Milano. Eppure la loro avventura milanese non era iniziata nel migliore dei modi. Dopo un primo rifiuto da parte dello stesso ateneo, infatti, Lorenzo e Pio avevano cominciato a lavorare per conto proprio per essere testati da Meta, che li avrebbe candidati a profili ideali per la società che operano nel campo dell’economia. 

 

 

LORENZO E PIO, CHE STORIA!

Una storia di carattere, quella dei due ragazzi pugliesi, che dimostra come un rifiuto possa trasformarsi in una inaspettata opportunità. 

Lorenzo e Pio, dunque, alla fine della fiera, dimostrano grande talento e determinazione raggiungendo il successo nel mondo del marketing. Questo riconoscimento da parte di Forbes rappresenta un ulteriore traguardo per i due ragazzi che oggi, a ragione, sono considerati tra i giovani più promettenti nel settore.

Dopo il primo tentativo di ingresso alla Cattolica, i due gemelli avevano optato per un’esperienza lavorativa. Attraverso Meta, si diceva, i due vengono segnalati a diverse aziende e, contattati, si trasferiscono a Lisbona. È il 2017. In Portogallo i due enfant-prodige ci restano due anni, acquisendo grande esperienza nel settore del marketing e dei social media. 

 

 

PRIMA L’ESTERO, POI IL RITORNO

Rientrati, dunque, nel 2019 in Italia, i Fiorito fondano Dataz, una vera e propria azienda che conta già ben venti dipendenti che forniscono: consulenza specializzata a startup e scaleup per dare impulso al loro investimento anno dopo anno sulle piattaforme digitali, offrendo servizi di data management e data strategy, digital strategy e performance analysis per accompagnare i partner verso una scalabilità data driven.

Nel 2023, altra buona notizia a certificare il lavoro dei due fratelli salentini: il fatturato di Dataz, infatti, è di 1 milione e 620 mila euro, mentre nel 2024 supera i 3 milioni. Un traguardo di grande prestigio per i due giovani di Ruffano che ormai hanno indirizzato quella che era la loro grande passione in un’attività che oggi dà lavoro a decine di ragazzi entusiasti quanto loro. Una intuizione talmente apprezzata, si diceva, che ha permesso a Lorenzo e Pio di entrare nella classifica dei trenta Under 30 del prestigioso Forbes Italia. Forza ragazzi, avanti così.

Ebe, offeso e “condannato”

Akinsanmiro, calciatore, vittima di cori razzisti domenica scorsa a Brescia

Centrocampista della Sampdoria, ha risposto al pubblico che lo aveva offeso con la “danza della scimmia”. Ammonito per provocazione, sostituito dal suo tecnico per evitare scontri. “Non doveva rispondere in quel modo ai nostri tifosi”, dice l’allenatore dei padroni di casa. Sanzioni previste: solita ammenda e tiratina d’orecchie
 
Altro che calcio al razzismo. Gli episodi contro calciatori extracomunitari nel nostro calcio professionistico non accennano a diminuire. Nonostante le iniziative anche a livello internazionale promosse dalle istituzioni.
Ultimo episodio della serie, domenica, a Brescia, dove la squadra di casa ha affrontato la Sampdoria. Durante la gara, cori razzisti, “buuu” all’indirizzo di un calciatore ospite preso costantemente di mira, Ebenezer Akinsanmiro, venti anni, nigeriano. A “Ebe”, saltano i nervi, alza le braccia, non ne può più, si rivolge all’arbitro della gara, che fino a quel momento aveva lasciato proseguire l’incontro.
Interruzione del gioco e invito del direttore di gara a invitare dagli altoparlanti dello stadio quella parte di pubblico scorretto. La vendetta, dicono, è un piatto che si gusta freddo. E così per il calciatore africano arriva il momento di scaricare tutta la tensione accumulata fino a quel momento. 
 
 

 

“ORA BASTA!”

Per Ebe ecco la reazione. Magari in modo sproporzionato, ma a tratti, comprensibile. Visto che la Lega calcio anni fa aveva introdotto nel regolamento, mai applicato, sospensione della gara in corso e sconfitta d’ufficio per la società macchiatasi di “atti di razzismo” mediante il comportamento antisportivo dei propri tifosi.
Ebenezer, calciatore sampdoriano, stizzito per gli insulti e gli ululati razzisti ricevuti da una parte dei tifosi lombardi – scrive Fanpage.it – festeggia il gol dei liguri esibendosi in un balletto particolare, imitando una scimmia, mimandone la postura e il verso, battendosi che il petto. 
“Non puoi provocare così il pubblico – le parole dell’allenatore del Brescia, Pierpaolo Bisoli – non avevo sentito niente prima, ma a prescindere, è giusto avere rispetto”. Non sappiamo se le intenzioni dell’allenatore fossero quelle di ribaltare le colpe fino a coloevolizzre l’avversario, ma ci sembra un intervento incompleto. Mancano, comunque, le scuse a “Ebe”.
 
 

 

EBE, AMMONITO

Quel suo gesto impulsivo viene sanzionato con un’ammonizione. Considerata, inoltre, la tensione, l’allenatore dei blucerchiati ha deciso di sostituirlo così da evitargli conseguenze peggiori. 
Sul campo finisce 1-1, ma quanto accaduto a Brescia mette da parte l’esito sportivo e riaccende i riflettori sugli episodi di intolleranza che avvengono all’interno degli stadi.
“Sull’episodio e sull’arbitraggio non aggiungo altro, perché potrei risultare inopportuno…”, le ultime dichiarazioni rese al Giornale di Brescia da Bisoli. Cosa rischierebbe la società lombarda? Niente di particolarmente grave, che non sia scontabile con un’ammenda. Al solito. E… indietro così.
Nato in Nigeria il 25 novembre del 2004. La vita di “Ebe” cambia nel 2023, quando il 31 gennaio firma un contratto quadriennale con l’Inter, che per averlo batte la concorrenza di Liverpool e Real Madrid, per mandarlo in prestito alla Samp.

Fosse la svolta buona

Striscia di Gaza, c’è la bozza sulla tregua

Israele e Hamas più vicini. Usa, Quatar ed Egitto a fare da garanti. Al centro della trattativa il rilascio degli ostaggi da ambo le parti. Poi si procederà con la firma. Nessuno sconto, da quel momento in poi per chi trasgredisce
 
Tregua a una svolta. Ma, attenzione, prima fuori gli ostaggi, poi il via al negoziato per porre solide basi e scrivere una volta per tutte la parola fine all’eterno conflitto sulla Striscia di Gaza. In campo, Usa, Qatar ed Egitto a mediare un negoziato sempre complicato, comunque articolato, per dirla in politichese.
Secondo quanto stabilito nella bozza degli accordi, la liberazione di tre donne civili e due bambini, di cui non si hanno più notizie da oltre un anno. Secondo Hamas, donneve bambini sarebbero morti in uno dei raid israeliani.
Settimana prossima toccherà alle cinque soldatesse e alle liste umanitarie delle quali fanno parte donne, anziani, feriti, trentatré ostaggi in tutto. Secondo fonti fonti israeliane gran parte degli ostaggi cui Hanas fa riferimrnto, sarebbe viva.
Insomma, in linea trorica ci sarebbe una buona base di partenza. 
 

 

SCIOLTI ULTIMI NODI

Sciolti i principali nodi della trattativa, si passerà a stilare l’intero accordo nei minimi particolari.
Come, per esempio, il fatto che durante la prima parte della tregua a Gaza resteranno prigionieri altri ventidue ostaggi.
Secondo quanto riportato dall’Agenzia giornalistica Ansa, “nessun terrorista coinvolto nel massacro dello scorso 7 ottobre sarà rilasciato, come da veto imposto da Israele, così come il corpo di Yahya Sinwar non farà ritorno a Gaza”. 
Fra le tante notizie che si sono rincorse nella giornara di ieri, quella che Hamas avrebbe dato il suo benestare al Piano previsto dalla tregua.
Benyamin Netanyahu, intanto, nella serata di ieri ha convocato una riunione d’urgenza con i vertici della sicurezza, senza rilasciare dichiarazioni riguardo la trattativa. Le parole del premier israeliano, sempre secondo l’Ansa, sarebbero state riferite indirettamente dai familiari degli ostaggi incontrati in due diversi momenti:
“Sono pronto per un cessate il fuoco prolungato – quanto raccolto da fonti vicine a Netanyahu – a condizione che tutti i rapiti vengano rilasciati; è questione di giorni o ore: attendiamo la risposta di Hamas e poi lo stop al fuoco può pure iniziare”.
 

 

NON CI SARANNO VIOLAZIONI

“Inoltre – è stato aggiunto – quando Donald Trump entrerà alla Casa Bianca, le regole del gioco cambieranno sostanzialmente: :ogni violazione del cessate il fuoco riceverà una risposta dura e potente, e una forma di combattimento che non abbiamo ancora visto”.
Nella serata di ieri, i Paesi mediatori, Usa, Qatar ed Egitto, hanno riferito ad Israele un ritardo nella risposta ufficiale di Hamas, su cui stanno esercitando pressioni. In risposta a questa considerazione, da parte palestinese immediata la risposta mediante l’agenzia tedesca Reuters: “A Gaza – hanno fatto sapere – siamo in attesa della mappa del ritiro dell’Idf dalla Striscia”. Controrisposta: i funzionari di Gerusalemme hanno alleggerito la tensione dichiarando alla tv pubblica Kan che “la risposta potrebbe arrivare in qualsiasi momento: siamo agli sgoccioli”.

Cecilia, finalmente… 

Liberata la giornalista italiana fermata a Teheran

Trattative serrate, alla fine fra Iran e Italia viene raggiunto l’accordo. Tre settimane prigioniera nella capitale estera. Le telefonate fra la blogger e i genitori. Governo e Ministero degli Esteri in campo

 

È finito dopo tre settimane l’incubo vissuto da Cecilia Sala, la ventinovenne giornalista italiana chiusa in una cella in Iran, nel carcere di Teheran.
Ventuno giorni di tensione per i familiari della Sala e i diplomatici del governo italiano per portare a casa nel più breve tempo possibile la giornalista del Foglio.
L’arresto di Cecilia Sala lo scorso 19 dicembre in Iran, un fermo quasi ad orologeria: il giorno prima del suo ritorno in Italia. La giornalista viene bloccata dai pasdaran, a Teheran, dove si trovava con regolare visto per raccogliere sul posto materiale da pubblicare sul suo podcast (“Stories”).
Il suo fermo e l’avvenuta detenzione nel carcere di Evin, a Teheran, vengono resi noti solo dopo Natale, il 27 dicembre. Notizie ufficiali da parte del governo iraniano parlano solo di generici “comportamenti illegali”.

 

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I PRIMI CONTATTI

Durante i primi giorni di detenzione, Cecilia Sala parla due volte con i genitori invitando chi si sta occupando della trattativa ad essere sollecito nel condurre il dialogo per il suo rilascio. Primo incontro con Paola Amidei, ambasciatrice italiana in Iran. La conversaziine dura mezz’ora. “È in buona salute – le prime dichiarazioni ufficiali rilasciate dal ministro degli Esteri Antonio Tajani riportate dall’Ansa –  Cecilia è in una cella da sola, a differenza della giovane Alessia Piperno che, invece, nella sua detenzione era in cella con altre persone che non parlavano nessuna lingua se non la loro; adesso riceverà attraverso il Ministero degli esteri dell’Iran, su consegna della nostra ambasciata, beni di prima necessità”.
I pacchi con i beni, però, non sono ammessi e in una successiva telefonata con la famiglia, Cecilia dice che sta dormendo a terra senza materasso, con una coperta contro le fredde notti iraniane e senza gli occhiali per leggere o per ripararsi dalla luce sempre accesa.
Sono le condizioni cui è sottoposta la giornalista a fare accelerare anche interventi politici, attività social e manifestazioni di solidarietà in tutto il Paese.

 

 

ARRIVA L’ACCELERATA

Ancora un’accelerata: Tajani convoca alla Farnesina l’ambasciatore iraniano, mentre la premier, Giorgia Meloni, un vertice a Palazzo Chigi. Fino al 3 gennaio, quando l’ambasciatrice italiana, Paola Amadei, viene ricevuta al ministero degli Esteri di Teheran.
Renato Sala e Elisabetta Vernoni vengono ricevuti a Palazzo Chigi dalla premier che assicura il massimo impegno per riportare a casa la giornalista. A sorpresa, lo stesso 2 gennaio, la premier vola a Mar-a-Lago per incontrare il presidente americano Donald Trump.
Lunedì 6 gennaio, giorno dell’Epifania, la portavoce del governo di Teheran afferma che l’arresto di Sala non vuole essere una ritorsione del suo Paese per il fermo di Mohammad Abedini Najafabad.
Infine una nota di Palazzo Chigi. Annuncia la liberazione di Cecilia Sala, non appena l’aereo che riporta a casa la giornalista si alza a volo da Teheran.

Puglia, un freddo abbraccio

Pioggia e neve, anche nelle località basse

Schiarite nella zona sottostante la regione, a partire da oggi, ma nel fine-settimana, tornano le temperature basse. Da ieri (martedì) si sta registrando un aumento dell’instabilità. Nella giornata di oggi (mercoledì) le temperature potrebbero subire una nuova flessione. Fine-settimana. Se la perturbazione sabato prossimo porterà piogge diffuse e neve sulle montagne, per domenica si prevedono ampie schiarite

 

Il tempo instabile è arrivato anche in Puglia. E non senza preavviso. Qualche annuncio nei giorni scorsi c’era già stato. Quello che “colonnelli” o meteorologi che si improvvisano tali, ci avevano riempito le orecchie di “anticiclone”. Che detto così può sembrare tutto, può sembrare niente. Insomma, per dirla in soldoni: senza anticiclone, evidentemente elemento di contrasto, ecco che è arrivato il gelo in Italia.

Perturbazioni di origine polare, stanno per abbattersi sull’Italia, e non solo, abbassando in modo drastico temperature. In Puglia, da ieri, si sta registrando un aumento dell’instabilità. Nella giornata di oggi, mercoledì, le temperature potrebbero subire una nuova flessione. Possibile neve anche a bassa quota.

 

 

OGGI, COSI’ COSI’…

Nella mattinata di oggi, tiriamo un piccolo sospiro di sollievo: sole, con massime tra 13 e 18°C, nel resto d’Italia; lo stesso nella nostra Puglia. Su Daunia, murge, Tavoliere, litorale adriatico settentrionale e litorale ionico cieli in prevalenza sereni o poco nuvolosi per l’intera giornata; sul litorale adriatico meridionale giornata in prevalenza poco nuvolosa, salvo presenza di nubi sparse al mattino. «Sul Salento – riporta il Nuovo Quotidiano di Puglia – cieli in prevalenza poco nuvolosi o parzialmente nuvolosi, salvo maggiore variabilità nelle ore centrali della giornata. Venti deboli dai quadranti sud-orientali in attenuazione e in rotazione ai quadranti sud occidentali; Zero termico nell’intorno di 2600 metri. Basso Adriatico mosso; Canale d’Otranto da molto mosso a mosso».

Fra giovedì e venerdì, in Puglia l’alta pressione va indebolendosi, motivo che favorirebbe l’arrivo di aria più umida responsabile di un lento aumento della nuvolosità dal pomeriggio, sino a cieli nuvolosi dalla sera. «Nello specifico – riporta sempre il Nuovo Quotidiano – sulla Daunia nubi sparse alternate a schiarite per l’intera giornata; su murge e litorale adriatico meridionale cieli in prevalenza poco nuvolosi o parzialmente nuvolosi, salvo maggiore variabilità nelle ore centrali della giornata». Nel nord della Puglia, sul Tavoliere, tanto per intendersi, nubi in progressivo aumento con deboli piogge dal pomeriggio; sul litorale adriatico settentrionale cieli inizialmente poco o parzialmente nuvolosi ma con nuvolosità in aumento a partire dal pomeriggio, responsabile di deboli piogge serali; su litorale ionico e Salento cieli inizialmente poco o parzialmente nuvolosi ma con nuvolosità in aumento a partire dal pomeriggio. Venti moderati meridionali in rotazione ai quadranti sud occidentali; Zero termico nell’intorno di 3050 metri. Basso Adriatico da poco mosso a mosso; Canale d’Otranto mosso».

 

 

…FINE SETTIMANA, BRIVIDI

E veniamo al fine-settimana. Se la perturbazione di sabato porterà piogge diffuse e neve sulle montagne a quote più basse, per domenica si prevedono ampie schiarite al Centro-Nord. Va appena un po’ meglio al Sud. Ma appena, perché è previsto cielo grigio con pioggia debole. Sull’adriatico, cielo coperto con pioggia debole sul litorale, nubi sparse con ampie schiarite sul litorale ionico e sulla dorsale lucana. Infine nuvoloso con locali aperture sulle Murge.

Per chi si mettesse in viaggio per il ritorno dopo un lungo ponte festivo, sappia che sulla strada del ritorno troverà cielo coperto con pioggia debole sui litorali e sulle pianure. Coperto con pioggia debole sul litorale adriatico, nubi sparse con ampie schiarite sul litorale ionico, nuvoloso con locali aperture sulle Murge. Chiusura con lo stesso tipo di apertura. Il meteo non è, per come dire, “allegro”. Pare che anche in coda alla domenica per le località pugliesi non sarà una passeggiata. Cielo coperto con neve debole o moderata, interessa la Puglia, come dire, di rimbalzo, considerando che la neve si potrebbe posare sulla dorsale molisana e su quella lucana.

«Apro un bistrot…»

Giorgia ha deciso di investire in un locale salentino

A breve, a Galatina, nel centro storico, l’inaugurazione. Intanto è iniziata la ricerca dello chef. La cantante è alla ricerca di un professionista «deve avere talento e passione». E soprattutto esperienza per unirsi all’elegante struttura nella quale la faranno da padrona cucina, vini del territorio e ottima musica

 

Dici Giorgia, pensi a uno dei più grandi successi di Ray Charles, va bene, ma a noi vengono in mente canzoni interpretate da una delle più belle voci della canzone italiana: Come saprei, E poi, Di sole e d’azzurro, Girasole, Strano il mio destino, Gocce di memoria, e tante altre ancora. Fra Ray Charles e il nome Giorgia, c’è in qualche modo una certa attinenza, ma questa è un’altra storia. E se ci sarà spazio, ne scriveremo.

Dunque, perché Giorgia. Perché la stella del pop italiano, come altri artisti, produttori, personaggi dell’alta finanza, ha deciso di investire in una attività in Puglia. Infatti, dopo aver registrato il suo personale successo come brillante presentatrice dell’ultima edizione di X Factor e aver annunciato la partecipazione al prossimo Festival di Sanremo, ha deciso di investire nella ristorazione aprendo a breve un bistrot a galatina, nel cuore del in Salento.

 

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GIORGIA, COLPO DI TACCO

Che fosse innamorata del Tacco d’Italia era cosa risaputa, visto che sono anni che insieme con la sua famiglia fa lunghe vacanze da queste parti. Stavolta, però, ha deciso di compiere un passo ancora più importante e spendersi per una terra che, ormai, considera a ragione la sua seconda casa: un attrattore per quanti amano la cucina pugliese con particolare attenzione rivolta alle “tentazioni” salentine.

In questi giorni sono apparsi articoli su Repubblica (edizione di Bari), Nuovo Quotidiano di Puglia, Gambero Rosso e altri siti che hanno ripreso la notizia. Non è ancora nota, come scrive Repubblica, la data di inaugurazione non è ancora nota, ma la macchina organizzativa è bene avviata. Giorgia ha scelto i locali, già in ristrutturazione. Già postati, come accade in questi casi, gli annunci per la ricerca di chef e personale. Per la figura centrale del bistrot, Giorgia non fa giri di parole. Vuole un professionista che abbia «talento e passione», esperienza per unirsi all’elegante struttura di prossima apertura nel suggestivo centro storico di Galatina.

Stando alle prime notizie che trapelano in questi giorni, il locale, la cui collocazione è nel centro della cittadina salentina, sorgerà accanto a Palazzo Baldi, manufatto storico che risale al 1500 e oggi diventato un albergo stellato.

Secondo il Nuovo Quotidiano di Puglia, il locale di Giorgia non dovrebbe essere il classico bistro, bensì «un locale moderno dove la cucina salentina e i vini pugliesi la faranno da padrone e si uniranno all’esperienza musicale». Un’occasione che potrebbe convogliare in questo accogliente angolo di Puglia, colleghi e comunque artisti interessati alla tavola pugliese.

 

 

GAMBERO ROSSO, SUGGERISCE

In coda, infine, gli autorevoli suggerimenti del Gambero Rosso. Il bistrot di Giorgia, va ad arricchire già il parterre di locali presenti a Galatina. Ma, attenzione, scrive il sito, «se dopo un bicchiere di buon vino e un aperitivo al bistrot ci si vuole dedicare a una pizza, allora la tappa è da “Tipozero”, la pizzeria di Samuel Facecchia, sempre, nel centro storico della città. Se, invece, ci si vuole concedere un dolce si può fare un salto da “Eros Bar”, sempre nel centro di Galatina accanto alla chiesa di San Pietro, dove assaggiare il tipico pasticciotto salentino, anche nella versione “tipicciotto”, con grano autoctono».

Prima di chiudere, la curiosità a cui alludevamo all’inizio: Ray Charles-Giorgia. Figlia di Elsa Giordano e del cantante e musicista Giulio Todrani, fondatore del duo canoro Juli & Julie e del gruppo soul e rhythm and blues “Vorrei la pelle nera”, papà Giulio decise di chiamare la sua piccola proprio Giorgia, in onore a “Georgia on my mind”, uno dei cavalli di battaglia dell’immenso Ray Charles.

Un dramma dopo l’altro

Venti migranti dispersi, un attentato e l’arresto di una giornalista italiana

Il nuovo anno non si presenta nel migliore dei modi. A largo di Lampedusa un “barchino” si inabissa, venti migranti dispersi, salvi sei persone e un bimbo. Un ex militare americano si lancia a bordo di un mezzo e compie una strage (quattordici finora le vittime accertate). Infine, in Iran una cronista è reclusa dallo scorso 19 dicembre. Si fa il possibile per ricondurla in Italia

 

Non una, ma più storie, a sfondo drammatico si intrecciano fra loro. Il 2025 si apre con una tragedia, un film già visto, come l’affondamento a largo di Lampedusa di un barcone con a bordo numerosi extracomunitari alla ricerca di una vita migliore. E poi, fine 2024, l’arresto di Cecilia Sala, la giornalista italiana fermata a Teheran lo scorso 19 dicembre per aver “violato la legge della Repubblica islamica”, secondo il governo iraniano. E, ancora, altra tragedia, fine anno, New Orleans: un uomo, ex militare americano, a bordo di un’auto si lancia sulla folla ammazzando almeno quattordici persone e ferendone decine, la matrice secondo agenzie americane sarebbe di matrice terroristica. Ci sarebbero altri fatti, ma questi, per lo spazio di cui disponiamo, bastano e avanzano.

Cecilia Sala, la giornalista italiana arrestata in Iran il mese scorso, ha rivelato alla sua famiglia le condizioni in cui è detenuta. Vive in isolamento, non vede nessuno, neppure le guardie che la terrebbero sotto controllo. Gli alimenti le vengono somministrati attraverso una fessura dalla porta d’accesso alla sua cella. Non dispone di alcun materasso, ma solo due coperte: la prima le serve da appoggiare a terra, per dormire, la seconda per ripararsi dal freddo.

 

 

LE AGENZIE DI STAMPA

Fra le ultime notizie diffuse dalle agenzie giornalistiche italiane, fra queste l’Ansa, non corrisponderebbe al vero la notizia secondo la quale la giornalista avrebbe ricevuto generi alimentari, prodotti per l’igiene e libri, che non avrebbe potuto leggere avendole sequestrato gli occhiali da vista.

I genitori di Cecilia, in costante contatto con la figlia, descrivono la figlia molto provata, che ha ripetuto loro che “occorre fare molta fretta”. Cecilia Sala è in isolamento completo da poco più di due settimane nel penitenziario di Evin, nella periferia della capitale iraniana.

Finora Cecilia ha incontrato solo l’ambasciatrice italiana in Iran, Paola Amadei, per una mezz’ora. Secondo notizie diffuse dal sito, “la cella d’isolamento è un sistema di detenzione usato per punire i detenuti: non vedere nessuno per periodi di tempo prolungati genera sofferenza, ansia e una forte sensazione di disagio. Questo tipo di detenzione, vale a dire in regime di isolamento, rappresenta da tempo immemore uno strumento di pressione psicologica sui prigionieri. Dalla vicenda si attendono sviluppi a breve, in quanto i vertici del governo in queste ore hanno convocato l’ambasciatore dell’Iran in Italia.

 

 

USA NEL PANICO, ATTENTATO

Fino a ieri sera, il bilancio era di quattordici morti con un numero elevato di feriti. Il presidente americano Joe Biden conferma, che Shamsud-Din Bahar Jabbar, ex militare Usa, responsabile dell’attacco in pieno centro a New Orleans, era “cittadino americano, aveva prestato servizio nell’esercito Usa ed era stato nella riserva fino a qualche anno fa”.

Biden ha inoltre aggiunto che l’autore della strage sarebbe stato “ispirato dall’Isis e che gli investigatori continueranno a cercare qualsiasi connessione o complice: le forze dell’ordine stanno indagando se l’attacco col pick-up a New Orleans è collegato in qualche modo all’esplosione di un Tesla Cybertruck davanti al Trump Hotel a Las Vegas, che ha causato la morte di una persona”.

Fra le notizie, la diffusione di un video da parte di Jabbar in cui fa riferimento al suo divorzio. Pare che inizialmente avesse pianificato di riunire la sua famiglia per una “festa” con l’intenzione di ucciderli. Questo è quanto dichiarato da due funzionari informati sulle registrazioni.

 

 

VENTI DISPERSI, CI RISIAMO

Infine, ma non minore per importanza, ma solo rispettare la cronologia degli episodi, l’incidente in mare del “barchino” che una volta inclinatosi avrebbe rovesciato in mare decine di migranti. Venti i dispersi, fra questi un bambino. Stando a un ricostruzione svolta nelle ultime ore, una ventina di persone sarebbe caduta in mare. Tutto questo, a circa 20 miglia dalle coste libiche.

Sei migranti adulti (due siriani, due sudanesi, due egiziani) hanno dato la loro versione dei fatti. Il “barchino” salpato dalla costa libica, lunedì sera, per giungere a Lampedusa con i sette migranti superstiti al naufragio (fra questi, un bimbo siriano di otto anni).

Dopo che il “barchino” di circa metri è salpato, dopo circa quattro ore di mare aperto, ha cominciato a imbarcare acqua. E’ stato in quel momento che le ventisette persone a bordo, hanno cominciato ad agitarsi. “Non abbiamo capito più niente, eravamo tutti in preda al terrore; la barca si è inclinata e molti sono caduti in acqua”. Venti le persone finite in acqua, fra queste: cinque donne e tre minori. Con aereo è stata pattugliata l’area. L’esito, purtroppo, si è rivelato negativo. I superstiti si allontanati velocemente a causa di una forte corrente del mare. E’ quanto i sei uomini superstiti e un bimbo di otto anni, hanno confermato anche una volta a bordo del traghetto di linea che li ha sbarcati a Porto Empedocle.