«Potenza della lirica…»

Simone Cristicchi, “Quando sarai piccola”, il Festival e il sociale

Indipendentemente dalla classifica, il cantautore romano a Sanremo ha manifestato un messaggio forte, che ha commosso tutti. Sala stampa e teatro Ariston gli hanno tributato una “standing ovation”. La mamma, vittima di un’emorragia cerebrale, si “risveglia bambina”. Le similitudini con “Ti regalerò una rosa”, dedicata anche al povero Antonio Cosimo Stano

 

«Quando ho ascoltato la canzone di Cristicchi, “Quando sarai piccola”, ho avuto una forte emozione, mi sono scappate le lacrime: una storia così l’ho vissuta sulla mia pelle; non c’è critica che possa scalfire minimamente un brano così carico di sensibilità». Anna, commerciante, confessa la sua emozione a un paio di clienti, che condividono. «Vero – ammettono – anche a me è piaciuta: in una rassegna dove per il più del tempo la faceva da padrona il disimpegno e il divertimento, ho avvertito, forte, la sensazione che in quel momento si fosse fermato il tempo, tutti facessero silenzio per ascoltare le parole di una canzone trascinata da una musica altrettanto suggestiva».

«Uno che scrive una cosa così, come minimo deve averla vissuta sulla sua pelle, perché solo dal cuore di chi soffre possono scaturire parole simili: per mio padre sono diventato il suo migliore amico, non mi riconosce più, quando gli telefono quasi mi redarguisce: hai telefonato in ritardo questa sera, amico mio, mi dice; e io: “Papà, non mi riconosci? Sono tuo figlio…”». Paolo racconta la sua di storia, lo fa con la stessa dolcezza con la quale il cantautore di “Ti regalerò una rosa”, altro suo grande successo, ha trattato un dolore altrettanto personale.

 

 

EVITATA OGNI RETORICA

«Ho voluto evitare la retorica – dice lo stesso Simone Cristicchi in conferenza stampa il giorno dopo il debutto – perché se l’avessi percepita non l’avrei nemmeno presentata al Festival invece ci siamo commossi tutti perché si tratta di storie vere, è vita autentica, si toccano corde emotive in un mondo in cui c’è una grande compressione emotiva, tanto che trasmettiamo sempre meno».

«La poesia non dovrebbe basarsi sui numeri ma su altri parametri – prosegue Cristicchi – sta accadendo qualcosa di inatteso e, cioè, che un autore, come me, non abituato a certe dinamiche sta facendo ascoltare la propria canzone a milioni di persone: per me è stata una grandissima sorpresa». Al mattino circolano già le prime proiezioni, non solo per addetti ai lavori: “Quando sarai piccola” è al secondo posto in radio, mentre il video registra visualizzazioni da primato su Youtube. Non solo, il brano riceve una bella spinta dalla sala stampa e una meritatissima “standing ovation” in teatro, gli applausi e la la commozione degli orchestrali che di canzoni sotto il loro naso ne hanno viste passare; una parte di quegli applausi vanno anche a Valter Sivilotti, il direttore che sabato 8 marzo dirigerà l’Orchestra della Magna Grecia che accompagnerà Cristicchi insieme ad Amara al teatro Orfeo in “Concerto mistico per Battiato” (nella serata dedicata alle cover i due artisti al Festival hanno cantato “La cura”, una delle più grandi suggestioni del cantautore siciliano).

 

Foto Aurelio Castellaneta

 

«TORNARE BAMBINI», UN DRAMMA

“Quando sarai piccola” racconta di una delle circostanze di fronte alle quali ti mette la vita: “quando i genitori diventano figli”. Quella dell’artista è una storia personale: racconta la malattia della mamma che qualche anno fa, a sessantatré anni, è stata colpita da una grave emorragia cerebrale, per tornare bambina al suo risveglio. «La Federazione Nazionale Alzheimer – rivela Cristicchi – mi ha scritto: il senso di questo brano va oltre una patologia, parla del ciclo della vita, un messaggio più spirituale che medico; molti che vivono ogni giorno situazioni simili si sono ritrovati nelle mie parole». Applausi a scena aperta in teatro. «Prima del debutto ero preoccupato, ero teso, poi mi sono rilassato: ero riuscito a mantenere quell’equilibrio che in teatro significa andare per sottrazione, meno si fa e più il messaggio arriva potente».

E ancora: «Ho descritto – conclude il cantautore – la sofferenza di vedere un genitore diventare fragile, ma c’è anche la rabbia di vedere una persona amata cambiare e la fatica di volerlo accettare; chi fa questo lavoro può essere considerato un cronista, un fotografo: la canzone è un momento di libertà per raccontare una storia, ed è questo quello che ho fatto».

 

Foto Aurelio Castellaneta

 

SIMONE E QUEL PENSIERO PER COSIMO

Tempo fa Cristicchi, romano, quarantotto anni appena compiuti, dopo un concerto, rispose a una nostra domanda a proposito della canzone, “strumento potentissimo”. «In tre minuti – ci disse – riesce a smuoverti quello che hai dentro, a farti sentire delle emozioni, a trascinarti dentro una storia. “Ti regalerò una rosa” è l’esempio, il mio manifesto: trovo interessante utilizzare il palcoscenico, mettere in luce queste realtà di cui poco si parla e dire “Esiste Antonio Cosimo Stano!”, uno dei miei “santi silenziosi”, a volte agnelli sacrificali che muoiono per risvegliarci; nei miei concerti dedico spesso questa canzone all’anziano disabile picchiato selvaggiamente a Manduria, che il caso ha voluto si chiamasse proprio come il protagonista di “Ti regalerò una rosa”: mi piace pensare a Cosimo come al protagonista di questo brano, che vola finalmente libero, ora che ha fregato tutti trasferendosi in un’altra dimensione. Chi ha compiuto quell’aggressione ha sì una grande responsabilità, ma è anche il mondo ad averne una enorme: che mondo abbiamo costruito, che mondo stiamo dando a questi ragazzi se poi compiono questo tipo di azioni? Cosa ci ha portati all’indifferenza, che poi è il male del momento storico che stiamo vivendo?».

Per la cronaca, la giudice Vilma Gilli, condannò i tre aggressori, due a 10 anni di reclusione, mentre a 8 anni e 8 mesi il terzo. Il giudice riconobbe il reato di tortura nei confronti del sessantaseienne, escludendo l’aggravante della morte dell’uomo come diretta conseguenza di quelle violenze portate avanti con “inaudità crudeltà” da una baby-gang composta per buona parte da minorenni

Trani, una, cento suggestioni…

Uno dei Borghi pugliesi più belli

Dal Duomo “nell’acqua” al Castello svevo. Dalla cultura alla cucina. Per chi possiede il bernoccolo per la scoperta di località particolari, questa è una esperienza imperdibile. Un angolo di paradiso, autorevolmente eletto “una delle mete più amate del Sud”. Una fiorente industria di calzature, abbigliamento, metalmeccanica e del legno

 

Puglia, uno spettacolo. Non lo scriviamo solo noi. Provate a digitare su internet, scrivete la parola “Puglia” sul vostro motore di ricerca di riferimento, digitate “invio” e il gioco è fatto. Appare una sfilza di località dalla bellezza mozzafiato. Una più bella dell’altra.

Del resto, quante volte abbiamo scritto che venire a visitare la Puglia, non è solo un’esperienza, ma un tuffo nella bellezza e nella sostanza; nella storia, come nella tavola; nel passato, pieno di riferimenti, molti dei quali ancora esistenti, e nel presente e, perché no, anche in un futuro fatto di conforto e di tentazioni. Il mare, la collina, la campagna, le masserie, i castelli, la storia che comincia dall’Antica Roma per proseguire nel Risorgimento. E non solo. Insomma, se c’è una regione ricca di bellezza e nella quale qualsiasi turista la eleggerebbe a seconda residenza, bene, questa è la Puglia. Ma di cosa scriviamo oggi. Ci ha colpito un servizio ripreso e pubblicato da Bitontotv.it . Un bel servizio, a firma di Daniela Pisapia – perché è bene dare pane al pane, vino al vino, si dice così da queste parti… –  nel quale si segnala uno dei borghi più belli della provincia di Bari: Trani. E’ qui che piombano visitatori e turisti provenienti non solo dal resto della Puglia, ma anche d’Italia e da un po’ di anni, tanti, dal resto del mondo. Trani, una delle mete più ambite e più consigliate, a giusta ragione.

 

 

LOCALITA’ PIENA DI FASCINO

Se avete il bernoccolo per la scoperta di località particolari, Trani diventa una meta imperdibile. Come a dire che non potete perdervi un borgo pugliese così affascinante. Un angolo di paradiso, tanto da averlo autorevolmente eletto “una delle mete più amate del Sud”. Trani, una location da sogno, lontana dal traffico e dall’inquinamento acustico provocato dalle grandi città. Questo comune della Puglia è perfetto da visitare tutto l’anno, in estate come in inverno.

Avrete sentito parlare della sesta provincia pugliese, dopo Bari, Lecce, Taranto, Brindisi e Foggia. Bene, la sesta è BAT, acronimo di Barletta, Andria e, appunto, Trani, che consideriamo a tutti gli effetti provincia di se stessa. Un Borgo bello e suggestivo, con il suo quartiere ebraico e il suo centro storico, destinazione ideale per una immersione totale fra relax e bellezza. Qui è possibile visitare due splendide sinagoghe: la Sinagoga Museo Sant’Anna e la Scolanova. Come imperdibile è da considerare la splendida Villa comunale a picco sul mare.

Fra le principali attrazioni per i turisti, e non solo, oltre al bellissimo Castello svevo, la chiesa a pochi passi dall’acqua: il Duomo di Trani (ufficialmente Basilica Cattedrale di Maria Santissima Assunta, detta anche di San Nicola Pellegrino), che, senza tema di smentita, possiamo indicare come un esempio di architettura romanica pugliese. La cucina tranese, come nel resto della Puglia, con le dovute sfumature “locali”, è una tentazione per i palati con pietanze a base di agnello o capretto (come iturcineddi), oppure a base di specialità di pesce azzurro, come le irresistibili alici arrancate.

 

 

TRANI, LA CORTE, UN DETTO…

Trani, inoltre è anche sede di tribunale e di sezione di Archivio di Stato. A partire dal 1586, Trani per due secoli è stata sede della Regia udienza provinciale, con funzioni di capoluogo e di principale centro amministrativo e giudiziario per l’antica provincia di Terra di Bari, per poi diventare sede della Corte d’Appello delle Puglie (da qui l’esclamazione tipicamente pugliese: “Meglio avere a che fare con la Corte di Trani…”).

Oltre all’estrazione e lavorazione dalle sue cave della pietra di Trani, qui risiede una fiorente industria di calzature, abbigliamento, metalmeccanica e del legno. Detto della produzione del Moscato di Trani, negli anni hanno registrato un significativo sviluppo il settore terziario e, appunto, quello del turismo, da quello culturale a quello balneare. Non è un caso che sia riconosciuta tra le città d’arte della Puglia. E questo, grazie ad una importante rilevanza storica e artistica del Borgo antico e di monumenti, a cominciare dalla Cattedrale romanica proseguendo con il Castello svevo. Anche questo imperdibile per chiunque. 

Rita, un turbo nel motore

La popolare tiktoker napoletana dopo Roccaraso rende popolare un altro evento

«Venite a trovarmi a Bari ad “Esteticamente”, ci sarà da divertirsi». Giovanni Conversano, ex tronista di “Uomini e donne”, e perfetto padrone di casa: «In realtà non l’abbiamo invitata, ma sarà la benvenuta». In tutto questo, a guadagnarci è questa “Fiera della bellezza” che si svolgerà fino a lunedì prossimo

 

Quando si dice che i social fanno più danni della grandine. Sarà pure una iperbole, ma come vogliamo chiamarla la convocazione attraverso i suoi mille canali di comunicazione che Rita De Crescenzo, nota tiktoker, ha rivolto ai suoi fedelissimi? E’ successo in occasione delle vacanze sulla neve a Roccaraso. Rita, non richiesto, ha concesso il bis giorni dopo per “invitare” le sue migliaia di follower anche nel capoluogo pugliese provocando quello che si chiama terremoto mediatico in vista di “Esteticamente, la fiera della bellezza.

Sia chiaro, nessun ferito, solo disagio da parte degli organizzatori del capoluogo barese e di quanti anche stavolta hanno voluto vedere, in modo palese o di nascosto…l’effetto che fa. Insomma, una sorta di “vengo anch’io” trasformatosi nello spazio di un paio di giorni in un ping-pong fra influencer e organizzatori. L’incontro è finito pari, senza vincitori né vinti. Ne ha guadagnato, comunque, il brand fieristico finito su tutti i social, i siti, i quotidiani, le riviste. E bene andrà ad “Esteticamente” se la De Crescenzo non emetterà regolare fattura per aver promosso la manifestazione, che comunque godeva già di grande popolarità. Succede questo e altro. Anche la signora “Grandi idee”, a quanto ci risulta, dalla manovra pubblicitaria ha avuto riscontri positivi. Sono aumentati i suoi follower e, presumiamo, anche i suoi inserzionisti che affideranno una parte dei loro investimenti pubblicitari sui canali della De Crescenzo presi letteralmente d’assalto.

 

 

COSA E’ ACCADUTO

Ma “cosa è successo?” si starà chiedendo qualcuno. Ebbene, c’è da fare un passo indietro. Dopo Roccaraso, la De Crescenzo ha invita tutti a Bari per la fiera del beauty. Un messaggio breve, ma significativo, come si dice in questi casi: «Vi aspetto, dobbiamo fare peggio di là». Pare, però, si sia autoinvitata.

Nell’ottimo articolo di Erika Cuscito del Corriere del Mezzogiorno, la tiktoker napoletana Rita De Crescenzo (due milioni di follower!) avrebbe annunciato la sua presenza alla fiera barese (“Esteticamente”) per domenica 16 febbraio invitando migliaia di follower ad andare a trovarla. Interviene l’organizzatore, Giovanni Conversano: «Ci ha chiamati lei», dice l’ex tronista.

Dopo Roccaraso, insomma, è toccato a Bari. L’invito sui social arriva direttamente dalla tiktoker che domenica prossima prenderà parte ad “Esteticamente in Fiera”, la vetrina dedicata al mondo della bellezza in programma negli spazi della Fiera del Levante, da oggi, venerdì 14, a lunedì 17 febbraio. A Bari, naturalmente piomberanno influencer e ospiti da ogni parte d’Italia. Personaggi invitati dagli stessi espositori, altri voluti dai brand prestigiosi che hanno inteso ricavare pubblicità da una “expo” di prestigio.

 

Foto Profilo Facebook

 

IN PRINCIPIO FU ROCCARASO

Prima di Bari, però, Roccaraso, la località sciistica presa d’assalto da più di diecimila visitatori. Diecimila visitatori giunti principalmente dalla Campania, grazie alla pubblicità impressa attraverso i social da influencer, fra i quali Rita De Crescenzo.

Problemi di comunicazione. Gli organizzatori confermano la presenza di Rita, che però avrebbe fatto tutto da sola, invito compreso. Portavoce della tiktoker smentiscono. Sostengono, infatti, che la sua partecipazione non sarebbe stata frutto di una sua decisione. «Rita viene scelta, è molto seguita e viene richiesta che siano eventi pubblici o privati; conosce Bari e conosce i baresi che la amano». Giovanni Conversano, ex volto della tv dopo la partecipazione come tronista al programma “Uomini e Donne” (Canale 5) e oggi imprenditore dichiara: «Ci ha contattati lei per sapere se ci fosse la possibilità di ospitarla e noi le abbiamo risposto che non c’era alcun problema». In effetti, la partenza di “Esteticamente” non poteva andare meglio. Macchina da guerra, assicurano. Ma il turbo ce lo avrebbe messo Rita.

«Sanremo, gioia immensa»

Alla vigilia del Festival, Red Canzian dei Pooh racconta una grande esperienza

«Cominciò con una provocazione, poi la telefonata di Adriano Aragozzini. Avevamo la canzone giusta, “Uomini soli”, vincemmo e in albergo saltammo su un letto e sfondammo una rete». Un libro e un musical di successo. «“Centoparole”, firmacopie pugliese caloroso; “Casanova”, un musical che ha sbancato anche in Cina, l’invito in Russia e tanto altro ancora»

 

Ieri il “via” al Festival di Sanremo. C’è la Champion’s di calcio a contrasto con la corazzata di Raiuno che fagociterà presentatori, cantanti, direttori d’orchestra, musicisti, varie ed eventuali. Nulla si può contro una “macchina da guerra” progettata anni fa da Pippo Baudo e poi ripresa dalle varie produzioni messe in campo con presentatori-selezionatori. E, allora, per una volta, approfittando di un’amicizia collaudata proviamo a farci raccontare un importante dietro le quinte, quello del 1990 presentato da Johnny Dorelli e Milly Carlucci e vinto dai Pooh con la splendida “Uomini soli”. Per fare questo e capire che aria tiri al Festival, approfittiamo della presenza in Puglia di Red Canzian, storico bassista della formazione musicale più amata dagli italiani (https://www.youtube.com/watch?v=7KRqebRYMdE è il link dell’intervista sul canale di “Costruiamo”). Canzian in rappresentanza anche dei colleghi Roby Facchinetti, Dodi Battaglia, del compianto Stefano D’Orazio che a quell’edizione c’era.

«Finita la canzone – racconta Red – proprio Stefano mi rifilò una bacchettata, non per riprendermi, del resto avevo cantato bene, ma per scacciare un pipistrello che si era appoggiato a una mia spalla: eravamo al Palafiori e non al Teatro Ariston, e lì dove tenevano la fiera dei fiori, riuscivano ad entrare tutti i tipi di volatili che circolavano nel cielo della liguria, dai passerotti ai piccioni, fino, appunto ai pipistrelli: insomma, andò così quella prima esibizione, preludio a una vittoria meritata, credo…»

 

 

COMICIA DA QUI…

Comincia così il racconto della serie “C’era una volta Sanremo, il festival delle meraviglie…”. Quello con l’orchestra, le due versioni di ciascun brano, poi scavalcato dal playback e, infine, ripreso con una formula che nel tempo ha mantenuto i suoi principali cardini. I Pooh a Sanremo con uno dei gioielli inediti della loro collezione Grandi successi. Lo snodo è una conferenza stampa, protagonisti naturalmente Roby, Stefano, Dodi e Red. «Se al Festival tornerà l’orchestra e gli organizzatori porranno fine al playback, stavolta potremmo farci un pensiero e partecipare…».

Questa la risposta a una provocazione durante una conferenza stampa. C’è un prima e c’è un dopo. Tempo dopo, infatti, Adriano Aragozzini, patron di più di un’edizione della rassegna canora quest’anno a quota settantacinque, chiama i Pooh: «Ricordate quella promessa? “Se torna l’orchestra, noi partecipiamo al Festival!”». «Certo che lo ricordiamo, Adriano – la risposta dei quattro artisti – ma occorre un’altra condizione: dobbiamo avere la canzone giusta, altrimenti Sanremo diventa una passerella e sai quanti non vedono l’ora di darci addosso…».

 

 

CHI APRI’ LA STRADA

Era il 1990, si diceva. La canzone giusta, nel frattempo, i Pooh l’avevano trovata: “Uomini soli”. I Pooh vinsero quell’edizione, l’unica a cui parteciparono come concorrenti, per poi tornare all’Ariston come ospiti e annunciare la reunion che l’anno prossimo porterà il gruppo musicale italiano più longevo a celebrare i sessant’anni di attività.

Per la cronaca. C’è una pugliese in gara, la barese Serena Brancale. Partecipa all’edizione condotta da Carlo Conti e in programma da ieri, martedì 11, a sabato 15 febbraio. Sul palco dell’Ariston la Brancale ha invitato a duettare con lei la salentina Alessandra Amoroso.

Torniamo al passo indietro che sa di storia e Red Canzian, nei giorni scorsi in Puglia per presentare il suo libro di successo “Centoparole – Per raccontare una vita”. Non solo un libro, primo in classifica con le sole prenotazioni, ma anche “Casanova”, primo musical in assoluto ad essere presentato (e replicato) con successo in Cina appena nel gennaio scorso.

I Pooh al Festival di Sanremo, Canzian. «Partì da quella provocazione: in conferenza avevamo dichiarato che se il Festival fosse tornato quello di un tempo, con l’orchestra e il cantante straniero nella doppia versione, avremmo potuto farci un pensierino; in breve, Aragozzini, patron del Festival, alzò il telefono e ci chiamò: “Bene, farò Sanremo proprio come auspicavate, ora non potete tirarvi più indietro”; questo uno dei motivi che ci spinsero verso il Festival; l’altro motivo, direi fondamentale, era che avevamo “Uomini soli”, una canzone che ci avrebbe dato grande soddisfazione a livello artistico: certo, vincere è importante, ma se non fosse accaduto, con un pezzo come “Uomini soli” saremmo cascati in piedi».

 

 

UOMINI SOLI

Canzian e soci non avevano messo in preventivo la vittoria. «Vero – conferma il bassista – tanto che non avevamo nemmeno pensato a scrivere un pezzo per l’Eurofestival, a cui partecipava di diritto chi vinceva Sanremo; avevamo il tour in partenza e al nostro posto ci andò Toto Cutugno, classificatosi secondo a quell’edizione: i Pooh, negli anni hanno rinunciato a realizzare progetti all’estero per dedicarsi al pubblico italiano, una scelta ripagata, se stiamo pensando al tour dei sessant’anni…».

C’era tensione o leggerezza, è il caso di domandarsi. «Leggerezza non direi, quell’anno ne ho vista poca: una volta annunciata la nostra partecipazione al Festival in un programma di Pippo Baudo, i giornali si scatenarono, davano la nostra come una vittoria annunciata, tanto che i colleghi non ci vedevano di buon occhio; Sanremo, da principio lo avevamo considerato come un’occasione per far conoscere una canzone di rara bellezza musicale e di una poetica elevata».

Ripensando a quel Sanremo, ci sarà pure stata un’emozione più forte delle altre. «Sicuramente, fino alle lacrime: noi in quinta, emozionatissimi, nel sentire Dee Dee Bridgewater cantare il nostro pezzo in inglese; e poi, quando ci è stata comunicata la vittoria; eravamo in albergo nella stanza di Emanuele Ruffinengo, nostro arrangiatore: per la gioia saltammo sul suo letto fino a sfondarne la rete!».

 

 

CAPITA A VOLTE…

Canzian, non solo musica, anche un titolo in libreria: “Centoparole”: un firmacopie affollato, quello pugliese. «Lettori in perfetta sintonia – conferma Canzian – sono in molti ad essersi avvicinati a questo mio libro dimenticandosi per qualche istante cosa avessi fatto con i Pooh o da solista, accettando il confronto, spesso ritrovandosi nel significato che ho attribuito a ognuna di queste cento parole; bello sentirsi dire: “mi hai aiutato a riflettere, a stare meglio, a risollevarmi”: un libro lo scrivi per la gente, non certamente per te».

Abbracci infiniti e selfie. «Un affetto così grande credo sia la cosa più bella che possa capitare a uno che scrive un libro, piuttosto che un’opera teatrale, una canzone: quando il lettore si riconosce in quello che hai fatto – e questo mi è capitato di constatare – vuol dire che hai trovato la strada più breve per arrivare al cuore della gente».

Non solo canzoni e un libro, c’è anche un musical, “Casanova”, scritto da Canzian. “Tutto esaurito” nei teatri italiani, stessa sorte nelle scorse settimane in Cina. «Pienone e applausi. Credo siano i frutti della passione, dell’impegno, per giunta non solo mio, ma di tutta la mia famiglia – mia moglie Bea, i miei ragazzi Chiara e Phil – che con compiti diversi ha lavorato alla realizzazione di un’opera straordinaria: pensa, avevamo la richiesta di sette rappresentazioni a Mosca e tre a San Pietroburgo, un invito che abbiamo rimandato a causa della guerra; si è, però, realizzato un sogno: soltanto tre anni fa ero disteso in un letto di ospedale e la mia famiglia, portava avanti la realizzazione di questo musical che stava per partire».

Sogni, bello averne realizzati. «Quando fai il mestiere che hai sempre desiderato fare – conclude Canzian – fai una buona vita, soprattutto hai l’affetto dei tuoi cari e l’abbraccio di tanta gente, ogni giorno, capisci che hai fatto bene. Credo che questo sia il più grande sogno mai realizzato…».

Lecce, capitale della primavera

Il Times di Londra elegge il capoluogo salentino

Il famoso quotidiano britannico invita a visitare il Salento. Un periodo non troppo affollato, per girare il centro storico. Visitare la basilica, guardare la città dall’altro, andare al mare. Poi la gastronomia, ma soprattutto colazione e dolci, che invitano al peccato di gola. Senza trascurare il caffè lecce, altrimenti che colazione è?

 

In questi giorni a Milano si tiene la Bit, la Borsa internazionale per il turismo promossa da Fieramilano. La Puglia, con autorevolezza, non sappiamo quanti stand o, comunque, quanti spazi abbia occupato o stia occupando, considerando il trasferimento di armi e bagagli che starebbe avvenendo in queste ore, partenza da Bari destinazione Milano.

Bene fa la Puglia con le sue istituzioni a presentarsi a Milano con l’abito buono e le intenzioni, altrettanto buone, che poi sono quelle di perpetuare il segno positivo che il Tacco d’Italia ha registrato meritatamente in questi anni.

Ciò detto, per amor di cronaca, ci piacere però sottolineare chi svolge un lavoro con grande onestà intellettuale e non avendo interessi, che non siano quelli dei propri lettori, pone la Puglia, in particolare il Salento, e ancora più in particolare Lecce, all’attenzione dei suoi tanti lettori. Parliamo del Times, il quotidiano londinese, che la domenica pubblica l’altrettanto celeberrimo Sunday Times. Potremmo scrivere altro, senza mai fermarci un attimo, sul Times, quotidiano grandi firme e non solo perché scrive bene di noi pugliesi. Anzi, per una volta approfittiamo piuttosto di segnalarvi l’attento lavoro che svolge un sito come “SiViaggia” e una giornalista, Angelica Losi, esperta in viaggi, che riprende con la solita professionalità i contenuti segnalati, appunto, dal Times, che indica Lecce come “la meta perfetta per la prossima primavera”: una città che ha tanto da offrire, dal barocco al cibo tipico.

 

 

PERCHE’ IL CAPOLUOGO SALENTINO

Dunque, il quotidiano londinese indica Lecce. Senza tanti giri di parole suggerisce la “Firenze del Sud”, come in molti conoscono il capoluogo salentino, “come meta da visitare in un weekend di primavera”. Inutile nasconderlo, il nostro Paese in lungo e in largo vanta un patrimonio artistico e culturale ricchissimo, che proprio per questo motivo offre maggiori opportunità per scoprire ancora di più un territorio uscendo dai classici itinerari turistici.

Cosa ha sedotto il Times fino a scriverne così bene, sbilanciandosi al punto tale da suggerire non un solo giorno, ma da trascorrerci almeno un buon fine settimana. Intanto Lecce e il fascino del suo centro storico, un grande esempio di stile barocco. Una caratteristica, questa, che ha conquistato il Times tanto da averla inserita tra le perle d’Italia più suggestive da visitare in primavera. I motivi sono diversi, ma i principali sono da ricondurre al clima, sicuramente mite, che già a partire da aprile dà modo a chiunque di godersi un po’ di aria di mare e le giornate soleggiate tipiche del Salento.

 

 

CAFFE’…LECCESE

Una volta scelta Lecce, il buongiorno si vede dal mattino, dunque ecco la colazione. Qualsiasi bar, dal centro alla periferia va bene. La giornata passa dal “caffè leccese”, a base di caffè freddo e sciroppo di mandorle. La colazione può essere affrontata con il classico cornetto, anche se, trovandosi a Lecce, è consigliabile lasciarsi tentare da un rustico o una puccia, prima di avvicinarsi al centro storico. Disponendo di un fine-settimana, possibile anche andare al mare, non molto lontano dalla città. In breve è possibile raggiungere località di grande fascino: Porto Cesaro, Torre dell’Orso e Punta Prosciutto, approfittando del fatto che non è ancora stagione piena. Per restare in tema, a proposito del grande quotidiano che ha indicato Lecce come meta ambita, fra le ragioni che hanno fatto “capitolare” il Times: i collegamenti low cost. Sono tanti i voli economici che consentono di raggiungere il capoluogo del Salento a prezzi abbordabili.

Scrive il Times: il periodo di aprile e maggio è il più indicato per scoprire Lecce. La temperatura è piacevole rispetto all’estate e, in più, non c’è pericolo di imbattersi in un numero esagerato di viaggiatori che arriva puntualmente in estate per prendere d’assalto il mare che da queste parti non ha eguali.

 

 

BASILICA E PANORAMA

Da visitare, parola del Times. Intanto la Basilica di Santa Croce: l’edificio, capolavoro del XVI secolo, custodisce la reliquia della vera croce e al suo interno è un tripudio di decorazioni scolpite con grandissima maestria.

Consigliato dal Times: Palazzo Vernazza. Pavimenti che lasciano il visitatore a bocca aperta. Scavi archeologici hanno fatto emergere fondamenta risalenti all’età del ferro e con l’aiuto della tecnologia e la realtà virtuale si può esplorare arrivando fino ai tempi dei romani.

Sosta obbligatoria al Duomo, capolavoro dell’arte barocca. Un’ascensore conduce in cima da dove è possibile ammirare la città dall’alto. Ben settantadue metri d’altezza che regalano il panorama più suggestivo su Lecce.

 

DICE ANCORA IL “SAGGIO”

Sempre secondo il Times, c’è un museo da non lasciarsi sfuggire: quello di Sigismondo Castromediano, un viaggio tra reperti storici e dipinti che attraversano secoli.

Altra tentazione, sicuramente Villa Reale: edificio Anni Venti progettato dal paesaggista Pietro Porcinai. Oltre a visitare gratuitamente i giardini è possibile avere accesso all’interno a discrezione del proprietario, che darà modo di vedere le opere di design che arredano le stanze.

Infine, tentazione della gola. Il pasticciotto è un peccatuccio nel quale farsi trascinare (guscio di frolla croccante con crema pasticcera). Variazione sul tema: crema e amarena, pistacchio e cioccolato, senza rinunciare a una fetta di torta di mandorle, spesso servita con un gustoso gelato al limone. 

«A Sanremo, dico no!»

Emis Killa annuncia il ritiro dal Festival

«Dopo quindici anni di carriera ero pronto ad affrontare la rassegna canora italiana più popolare. Preferisco fare un passo indietro e non partecipare. A me è stato notificato esclusivamente il daspo, un atto amministrativo e non penale». «Sarà importante – conclude il giovane artista brianzolo – che l’indagine faccia il suo corso e la magistratura possa lavorare in serenità senza polemiche o pressioni»

 

Questione di ore, poi sarà Sanremo a tutto tondo. Già le reti Rai, che in questi giorni fagociteranno di tutto, hanno iniziato a pompare i nomi dei concorrenti che prenderanno parte alla settantacinquesima edizione del Festival della canzone italiana.

Una volta era la meta più ambita per chiunque di mestiere facesse il cantante. C’è stato un periodo che, di fatto, fece abbassare dolorosamente gli ascolti, quello nel quale i partecipanti si esibivano in playback. Avete presente: un cantante che si doppia da solo, la registrazione del brano va in onda e l’artista che muove, possibilmente a tempo, la bocca. Vasco Rossi spiazzò tutti, ai tempi di “Vita spericolata”: all’ultimo ritornello, invece di cantare mise in tasca il microfono che poi gli cadde per terra. Giusto per mettere un po’ di pepe a quell’edizione: come a dire “qui è tutto fasullo”.

Insomma, quella è stata un’edizione da dimenticare. Poi arrivò Baudo e mise le cose in chiaro. In realtà, lo anticipò Adriano Aragozzini sul quale nessuno avrebbe scommesso un centesimo. Invece, ribaltò tutto, mise sottosopra i precedenti rituali, introdusse daccapo l’orchestra e portò fior di cantanti stranieri a cominciare dalla superstar, Ray Charles, proseguendo per Dee Dee Bridgewater, gli America, Miriam Makeba e Toquinho. Bel colpo. Ma di questo parleremo al prossimo giro.

 

 

PASSO INDIETRO

Stavolta parliamo di un fatto di cronaca che ha anticipato l’annuncio dell’intero cast da parte di Carlo Conti, presentatore e direttore artistico del Festival di Sanremo. Insomma, prima che tutto accada, Emis Killa, cantante, rapper, comunque un personaggio in vista in ambito musicale, fa sapere di aver rinunciato alla partecipazione alla popolare kermesse canora. Lo fa non senza un certo rammarico, su Instagram. «Dopo quindici anni di carriera – spiega – ero felice di affrontare il mio primo Sanremo; ringrazio Carlo Conti per avermi voluto, ma preferisco fare un passo indietro e non partecipare». Tanto di cappello. Sia chiaro, c’è una ragione che ha indotto il giovane artista a rinunciare. Magari qualcuno gli avrà consigliato che, forse, sarebbe stato meglio rinunciare per non “intossicare” un’edizione che si preannuncia molto chiacchierata, fatto sta che è andata così. Con un breve post, sempre su Instagram, Carlo Conti ha così commentato il ritiro del rapper brianzolo: «Prendo atto con rammarico della decisione di Emis Killa di ritirarsi da Sanremo; comprendo il suo stato d’animo che non gli consente di vivere al meglio e con serenità la settimana di musica al festival».

Emis Killa è finito nel registro degli indagati all’interno dell’inchiesta “Doppia Curva”, svolta dalla direzione distrettuale antimafia, sulla presunta presenza di criminalità organizzata nel contesto delle curve “ultrà” di Milan e Inter.

 

 

ACCUSA PESANTE

L’accusa indirizzata al rapper di Vimercate è quella di “associazione a delinquere”, con particolare riferimento alle sue amicizie con i fratelli Lucci e Fabiano Capuzzo, con cui gestisce una barberia a Monza. Lucci, che gli inquirenti definiscono come “un ambizioso uomo imprenditoriale”, sarebbe il capo ultrà della curva milanista. Buona parte dei guadagni dell’uomo sarebbe dipeso proprio dai contatti personali con il mondo dell’industria musicale italiana, tra cui quelli di Emis Killa e Fedez. Due fra le amicizie più importanti, che stando sempre a quanto indicato dagli inquirenti, gli avrebbero permesso di ottenere accordi per la gestione di concerti a livello nazionale e internazionale. Detto in soldoni, secondo le indagini: un’amicizia che sarebbe stata considerata scomoda per Killa. Per giunta, non l’unica. Sui diversi del popolare artista sarebbero state postate immagini coniugate a cosche calabresi.

Già lo scorso settembre l’abitazione del cantante era stata perquisita. Nel suo appartamento erano state rinvenute armi bianche (coltelli, tirapugni e un taser, una sorta di storditore elettrico).

Al cantante, e di questo la commissione del Festival era al corrente, era stato anche dato un daspo di tre anni, cioè un divieto all’ingresso degli stadi. Tifoso milanista, Killa era stato individuato tra le persone che avevano assistito al pestaggio di uno steward prima della partita Milan-Roma. Il malcapitato aveva commesso l’errore di non chiudere un occhio su un tifoso che non aveva il biglietto, impedendogli di entrare. L’artista che ha rinunciato a Sanremo non aveva altro a suo carico, ma tutto questo sbucato nuovamente alla vigilia della rassegna, è bastato a fargli compiere questo passo indietro: ve lo immaginate assediato, introdotto e tartassato per una intera settimana sempre dalla stessa domanda? A quel punto, meglio chiarire la sua posizione e poi ripresentarsi. Così, dopo aver appreso dai giornali di essere indagato, il cantante ha assunto la dolorosa decisione di non partecipare alla gara canora.

 

 

RINGRAZIO CARLO CONTI

«Dopo quindici anni di carriera – il suo messaggio – ero pronto ad affrontare il mio primo Sanremo; ringrazio Carlo Conti per avermi voluto, ma preferisco fare un passo indietro e non partecipare; apprendo oggi dai giornali che sono indagato – puntualizzo: a me è stato notificato esclusivamente il daspo, che è un atto amministrativo e non penale – e se questo corrisponderà al vero sarà importante che l’indagine faccia il suo corso e la magistratura possa lavorare in serenità senza polemiche o pressioni e circhi mediatici».

«Confido che tutto si risolva al più presto per il meglio – ha aggiunto l’artista – e spero di poter affrontare in futuro un Festival in cui ad essere centrale sia la musica, poter portare la mia canzone, parlare solo di quella e divertirmi, come avrebbe dovuto essere quest’anno e come è giusto che sia per tutti gli artisti che decidono di mettersi in gioco e partecipare alla gara». Detto del daspo, che sconterà nei prossimi tre anni (tre anni senza assistere alle gare del suo Milan), c’è una presunzione di innocenza. Molti avrebbero fatto carte false, figuriamoci; qualcuno avrebbe potuto cavalcare la notizia, farsi pubblicità, non del tutto positiva, sia chiaro, Killa ci ha pensato e ripensato. Poi ha deciso chiamandosi fuori, di rinunciare all’occasione della sua vita. Non è da tutti, così il primo applauso a Sanremo, che molti siano d’accordo o no, forse è proprio per lui.

Chi di dazio ferisce…

Trump alza le tasse, la Cina risponde

Prima che sia troppo tardi, l’economia mondiale invita le due potenze a venire a miti consigli. Potrebbe esserci una telefonata fra Trump e Xi’, come primo rimedio. Quella delle tasse più elevate sulle merci importate, potrebbe provocare un effetto a cascata anche sulla Puglia

 

La reazione della Cina non si è fatta attendere. Pechino compie una immediata reazione contro l’aumento dei dazi voluto da Donald Trump. Tutto questo accade nelle ultime ore, in attesa di una telefonata chiarificatrice tra i leader dei due Paesi, USA e Cina, che momentaneamente potrebbe calmare le acque e fare ragionare le due potenze economiche mondiali.

Insomma, Donald Trump e una decisione che sembrava più uno slogan politico, che un programma per porre al centro dell’universo gli Stati Uniti. Una decisione che rischia di compiere un effetto-domino. Stando alle ultime ore, un risultato che non sarebbe assoluto appannaggio di quell’America forte e risoluta voluta dal tycoon. Fra il dire e il fare, per farla breve, ci sarebbe il mare. Quello della Cina. Enorme e minaccioso.

Infatti riguardo i dazi, nota dolente di tutto il programma per rendere più solida l’economia USA, ecco arrivare le prime reazioni che metterebbero il neopresidente con le spalle al muro. Aumentare le tasse sui prodotti importati fra il 10% e il 25%? Bene, ora c’è la Cina, che risponde e rilancia ponendo più o meno le stesse condizioni “svantaggiose” in senso opposto. E, allora, vedremo quando dagli Stati Uniti le esportazioni dovranno prendere la strada della Cina, per esempio. O saranno indirizzate in Europa.

 

 

PUGLIA, OCCHIO…

Finiamo di compiere un primo giro “intercontinentale”, per poi provare a capire anche cosa potrebbe, di sponda, capitare alla nostra Puglia.

Ma andiamo per gradi: Pechino risponde ai dazi del 10% a tutte le importazioni “made in China” volute da Trump, approva una serie di misure che prendono di mira il carbone e il gas naturale liquefatto (Gnl) con aliquote del 15%, più un’ulteriore tariffa del 10% su petrolio, attrezzature agricole e alcune automobili. Come riporta l’agenzia giornalistica italiana Ansa, questo pacchetto di iniziative confermate dal Ministero delle Finanze cinese, sono state evidentemente imposte per contrastare i piani annunciati nei giorni scorsi dal presidente USA. Ed entreranno in vigore, non fra un mese, due mesi: nient’affatto, il tutto partirà, senza se e senza ma, da lunedì 10 febbraio.

Naturalmente, secondo un plausibile effetto-domino, la decisione assunta da Trump, cioè di imporre dazi del 25%, fra gli altri, a Canada e Messico, e – si diceva – del 10% contro la Cina, con l’annuncio che a breve toccherà anche all’Europa, non può che mettere in allerta gli imprenditori pugliesi. I dazi porrebbero un freno agli scambi commerciali con gli Stati Uniti, con effetto a cascata sulla nostra economia che non se la passa bene. È quanto emerge dal nuovo studio condotto dal data analyst Davide Stasi, responsabile dell’Osservatorio economico Aforisma e cultore della materia in Economia politica all’Unisalento, e riportato dal quotidiano pugliese l’Edicola nelle sue due edizioni, quella pugliese e quella nazionale.

 

 

E STASI, L’ANALISTA, SPIEGA

«I dazi – spiega l’analista – di norma sono pagati da chi importa le merci; spesso costituiscono un freno al commercio, perché alzano i prezzi e rendono alcuni prodotti meno convenienti: vengono introdotti oppure incrementati anche per tutelare il mercato interno di un Paese, ricorrendo alla giustificazione di voler contrastare frodi o traffici illeciti o per ridurre la libera concorrenza».

Un esempio. «L’Unione europea – spiega Stasi – aveva stabilito di alzare i dazi sulle importazioni di auto elettriche cinesi, con l’accusa di aver causato un danno economico ai produttori europei». Si tratta di imposte indirette sui consumi, che colpiscono così la libera circolazione dei beni da uno Stato all’altro. Vengono pagati normalmente alla dogana dall’importatore o dall’esportatore, tramite una dichiarazione doganale. Solo una volta compiuto il pagamento, la merce può circolare in un determinato mercato. Il principale effetto è quello di elevare i prezzi al fine di ridurre l’acquisto di una determinata merce all’interno del proprio Paese. È un intervento, dunque, di politica protezionistica, che punta a proteggere la produzione nazionale da fattori esterni.

«Verso gli Stati Uniti d’America – prosegue l’esperto – esportiamo prodotti più di quanti ne importiamo». Negli ultimi anni, per via dell’inflazione, sono aumentati i prezzi determinando un importante e crescente surplus commerciale per il Meridione. Questo si verifica quando un Paese esporta beni per un valore maggiore di quello che importa; viceversa, gli Stati Uniti d’America hanno un deficit commerciale o una bilancia negativa.

 

 

BILANCIA COMMERCIALE POSITIVA

Nel 2021, scrive ancora l’Edicola, riportando un’analisi dettagliata, sono stati esportati beni, dalla Puglia verso gli Stati Uniti, per un valore complessivo di 734,9 milioni di euro, a fronte di importazioni che si sono fermate a un miliardo 457,7 milioni di euro, per un saldo attivo di 277,2 milioni di euro. L’anno dopo sono stati esportati beni per un valore complessivo di 892,2 milioni di euro, a fronte di importazioni che si sono fermate a un miliardo 643,1 milioni di euro, per un saldo attivo di 249 milioni di euro. L’anno scorso sono stati esportati beni per un valore complessivo di 992,1 milioni di euro, a fronte di importazioni che si sono fermate a un miliardo 710,2 milioni di euro, per un saldo attivo di 281,9 milioni di euro. Da gennaio a settembre 2024, sono stati esportati beni per un valore complessivo di 726,4 milioni di euro, a fronte di importazioni che si sono fermate a un miliardo 553,5 milioni di euro, per un saldo attivo di 172,9 milioni di euro. Ad oggi, la bilancia commerciale per il Mezzogiorno è positiva.

Pioggia di miliardi

Finalmente Cipess conferma uno stanziamento importantissimo

Riguardano Taranto e la sua provincia: dalla litoranea interna Talsano-Avetrana a Spazioporto di Grottaglie, proseguendo con il potenziamento dell’impianto di depurazione di Taranto-Gennarini. Ma anche la realizzazione dell’impianto di dissalazione delle acque salmastre delle sorgenti del Tara, proseguendo con la realizzazione di nuovi corpi di fabbrica nell’area dell’ospedale San Cataldo. «Con l’approvazione del Cipess si chiude un impegnativo e lungo percorso di confronto con il Governo nazionale, che consente l’avvio di importanti investimenti in aiuti alle imprese», ha dichiarato Michele Emiliano, presidente della Regione Puglia

 

Il Cipess (Comitato interministeriale per la programmazione economica e lo sviluppo sostenibile), in questi giorni ha confermato lo stanziamento di circa sei miliardi di euro per il finanziamento della litoranea interna Talsano-Avetrana, facendo seguito alla richiesta avanzata dalla Regione Puglia.

Con tale intesa, altrimenti noto come Accordo per la Coesione, la Regione ottiene dal Governo centrale un finanziamento importante (5,8 miliardi, per l’esattezza). Queste risorse economiche daranno nuovo impulso alla nostra provincia rafforzando in questo modo infrastrutture, imprese e sviluppo territoriale. La notizia giunge da una fonte autorevole, e cioè dal sottosegretario Alessandro Morelli, dopo la delibera, appunto, del Cipess che riconosce alla Puglia 4,4 miliardi (Fondo Sviluppo e Coesione 2021-2027), ai quali vanno aggiunti 1,4 miliardi (Fondi nazionali complementari).

 

 

LA NOSTRA PROVINCIA

In particolare, fra i finanziamenti resi operativi dal Cipess e riguardanti Taranto e la sua provincia, si evidenziano lo Spazioporto di Grottaglie (70 milioni di euro), il potenziamento dell’impianto di depurazione di Taranto-Gennarini (37 milioni), la realizzazione dell’impianto di dissalazione delle acque salmastre delle sorgenti del Tara (70 milioni 805mila 991 euro), la realizzazione di nuovi corpi di fabbrica nell’area dell’ospedale San Cataldo da adibire a polo ospedaliero universitario (28 milioni), il completamento del Centro nautico, struttura che sarà realizzata in occasione dei Giochi del Mediterraneo, riguardante l’accesso veicolare e i parcheggi (11 milioni 735mila 140 euro e 95 centesimi), i lavori di riqualificazione dell’area adiacente al centro servizi da adibire a spazio polifunzionale a  Martina Franca (7 milioni).

Il piano perseguito per anni e sostenuto dalle varie forze politiche in campo, prevede investimenti importanti, a cominciare dal potenziamento della rete stradale e ferroviaria, con particolare interessamento della litoranea interna Talsano-Avetrana, il Corridoio Plurimodale Adriatico, la strada Camionale di Bari (che collegherà l’autostrada A14 al Porto di Bari) e lo Spazioporto di Taranto-Grottaglie. Investimenti importanti saranno fatti anche per la gestione delle risorse idriche, fra questi, progetti come l’impianto di dissalazione delle sorgenti del Tara e l’Acquedotto del Fortore.

 

 

TASSELLO FONDAMENTALE

Il sottosegretario Morelli nel suo intervento ha posto l’accento su un’assegnazione che, oggi, rappresenta un tassello fondamentale del nuovo modello di governance delle politiche di coesione, a garanzia di interventi mirati per la crescita economica e sociale del territorio.

Ma andiamo per ordine. Il cosiddetto “via libera” è arrivato nel corso della riunione svoltasi giovedì scorso, 30 gennaio, a Palazzo Chigi del Cipess alla quale ha presieduto Giancarlo Giorgetti, ministro dell’Economia. Il “via libera” sull’accordo per la coesione era stato sottoscritto il 29 novembre a Bari, tra il presidente del Governo, Giorgia Meloni, e il presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano. Il ciclo di investimenti (2021/2027) assegna alla Regione risorse per oltre 5 miliardi di euro (4 miliardi 588 milioni 810mila 310 euro a valere sul Fondo sviluppo e coesione, per essere precisi) ai quali si aggiunge 1 miliardo 770 milioni di euro a favore del Programma operativo complementare a valere sul Fondo di rotazione (ex legge 183/1987) e sul cofinanziamento della Regione Puglia.

Diversi i commenti riguardo una decisione attesa da tempo. «Con l’approvazione del Cipess – dice il presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano – si chiude un impegnativo e lungo percorso di confronto con il Governo nazionale, che consente l’avvio di importanti investimenti in aiuti alle imprese, nei trasporti, nelle risorse idriche, nell’ambiente, nel welfare, nello sviluppo delle attività culturali e della promozione turistica, nello sviluppo urbano e nelle politiche del lavoro. Ci aspettano ancora mesi di duro lavoro, ma la Puglia spenderà presto e bene tutto quello che è a disposizione, come ha sempre fatto negli ultimi vent’anni di governo. Per il risultato, ringrazio la struttura tecnica guidata da Pasquale Orlando e tutti i direttori di dipartimento».

 

 

GRANDE SODDISFAZIONE

«Dopo un lavoro tecnico durato due mesi per chiudere il quadro generale degli investimenti – dichiara l’assessore Delli Noci – l’Fsc è stato approvato dal Cipess; adesso saranno necessari ancora circa due mesi per la bollinatura del decreto da parte della Corte dei Conti e subito dopo le risorse saranno a disposizione delle comunità; ribadiamo la necessità di istituire una apposita cabina di regia regionale per supportare le amministrazioni sia da un punto di vista tecnico, affinché utilizzino le risorse nei tempi dovuti e le rendicontino adeguatamente, ma anche da un punto di vista qualitativo affinché le risorse vengano utilizzate nel miglior modo possibile, con un impatto che generi coesione e crescita territoriale».

Sempre nella riunione dello scorso 30 gennaio si è anche riunita la cabina di regia Fsc che, tra i diversi provvedimenti, ha definitivamente approvato la proposta di riprogrammazione del Piano sviluppo e coesione della Regione Puglia per complessivi 50,3 milioni di euro. Investimento finalizzato ad assicurare copertura finanziaria a progetti di investimento in ricerca e sviluppo presentati da grandi, medie e piccole imprese a valere sugli avvisi Por Puglia 2014-2020 e relativi ai Programmi Integrati di Agevolazioni (PIA) Piccole e Medie Imprese e ai Contratti di Programma (CdP).

«La destinazione di queste risorse – commenta l’assessore Delli Noci – verso progetti di ricerca e sviluppo destinati allo svolgimento di attività ad elevato valore aggiunto, particolarmente rilevanti nel sostenere le strategie competitive delle imprese operanti sul territorio regionale, avrà conseguenze significative anche per l’ampliamento della base occupazionale, con specifico riferimento a profili di elevata competenza».

«Taranto, quanti incroci…»

Red Canzian, i ricordi e il fascino subito come musicista e turista

Mercoledì scorso il bassista dei Pooh ha presentato al teatro Orfeo il suo ultimo libro. “Centoparole”, il titolo che in breve ha scalato le classifiche diventando uno dei più letti del momento. «Adoro la gente di qui, il sorriso, la loro generosità: non fosse stato per l’inquinamento industriale, questa sarebbe una delle città più belle al mondo, garantito». Più di trecento pagine. «Scelte con molta attenzione, con i miei lettori condivido parole ed emozioni…»

 

«Se non avesse avuto una industria inquinante, Taranto oggi, a pieno titolo, sarebbe una delle città più belle al mondo». Non lo dice per piaggeria Red Canzian, bassista dei Pooh, autore di canzoni, di un musical, “Casanova”, sbarcato in Cina, e di un libro, “Centoparole” (Sperling e Kupfer), diventato a passo spedito uno dei titoli più venduti del momento.

Canzian ha presentato la sua quinta opera letteraria al teatro Orfeo, invitato dai fratelli Di Giorgio, Adriano e Luciano, e da Carmine Fucci, direttore della libreria Mondadori di Taranto. «Penso che possa dire più di qualcosa su questa città – ha ripreso l’autore – che sento anche mia; ho girato l’Italia in lungo e largo, ma qui non ricordo più nemmeno quanti concerti ho fatto: teatro Alfieri, Mazzola, Maridipart, Iacovone, Palamazzola, perfino uno spettacolo accanto alla Concattedrale».

Taranto, una città per cantare. Ma anche per restarci da turista. «Amo questo angolo d’Italia, quando io e mia moglie Bea vogliamo rilassarci, non ci pensiamo due volte: Puglia». C’è un perché. «Non voglio passare per ruffiano, ma la gente qui è solare, generosa: dicono non sia una delle regioni più ricche d’Italia, ma sicuramente è la più bella, ti regala tutto quello che ha: il sorriso, la bellezza, la bontà dei prodotti della sua terra, perché la Puglia a tavola, non lo dico io, non si batte». Ogni volta che torna, non va mai via mani vuote. «Generosa, ecco: mi caricherebbero l’auto presa a noleggio di qualsiasi cosa, ma non ho spazio: regali, ninnoli dei quali faccio collezione, ceramiche, poi olio, vino, perfino pane; a malincuore ho dovuto rinunciare a più di qualcosa, non posso portarmi tutta questa roba in aereo».

 

 

«CANZONI, DONI DEL CIELO»

Al teatro Orfeo parla del suo libro e non solo. Non vorrebbe, ma viene tirato per la giacchetta: le canzoni. «Sono doni del cielo, noi che riusciamo ad intercettarle dobbiamo ritenerci fortunati: è come se usassimo una retina per catturare farfalle, stendiamo un braccio e ne catturiamo una, quando meno te lo aspetti».

Centoparole. «In un primo momento avevo pensato perfino a duecento parole, poi ho compiuto una dolorosa sottrazione: ho fatto tutto da solo, amici mi suggerivano ogni giorno uno, due temi, io invece avevo nella mente già il percorso che non era il racconto della mia vita artistica, ma una ricognizione nelle emozioni, una riflessione alla quale ho invitato i miei amici, quanti si sono avvicinati a questo mio libro». Parte con “Abbracci”, finisce con “Zante”. «Gli abbracci trasmettono passione, affetto, calore, penso sia il modo migliore per manifestare un sentimento; Zante, invece, è stato il nostro cane per quattordici anni, finì sotto la nostra auto, io e Bea, mia moglie, lo salvammo da una iniezione letale, lo sottoponemmo a tre interventi: un intellettuale, molto noto, che ha letto il mio libro si è complimentato per l’intero lavoro; unico, amichevole appunto: lui non avrebbe chiuso  il libro raccontando di una “bestia”: da lì ho capito che non aveva mai avuto a che fare con animali domestici; gli ho spiegato, tanto per essere chiaro: Zante non era una bestia, ma uno di famiglia».

 

 

«NON FARTI MANCARE I SOGNI»

L’amore, l’affetto dei genitori, gli inizi. «Più che del successo, parlo dei miei genitori che mi hanno sempre incoraggiato: eravamo poveri, ma non mi hanno fatto mai pesare un sogno che inseguivo fin da ragazzo che si iscrisse ad un concorso canoro, vincendolo». Divertente quando spiega il suo primo look alla Beatles. «Capelli lunghi, pantaloni attillati, scarpe col tacco, che in un primo momento il ciabattino del mio paese si era rifiutato di farmi: trovammo una quadra; certo per quei tempi, parliamo della metà degli Anni 60, l’immagine era eccentrica; trovammo un primo nome: i Prototipi; Pino Massara, musicista già noto, autore di successi, non era del tutto convinto di quel nome, così cambiammo: Capsicum Red lo convinse, lui ci mise del suo: siete stati in Inghilterra, venite dal rock britannico, tu sei il leader, Red Canzian! ». In effetti, cosa puoi dire ad un produttore che ti offre un contratto. «“Ocean”, il debutto, fu una sigla televisiva di un programma di Enza Sampò: papà e mamma telefonarono a mezza Treviso, fu la loro rivincita; poi arrivarono i Pooh, ma quella è una stoia un tantino più nota…»

Dall’altare alla polvere

Accusa grave e arresto per Radja Nainggolan, già calciatore di Cagliari, Roma e Inter, ma rilasciato in queste ore

Fulmine a ciel sereno ad inizio settimana. La Procura belga spicca un mandato di arresto. L’accusa è di quelle gravi: traffico internazionale di droga. «Anche se il giocatore figura tra gli arrestati, nel rispetto della presunzione di innocenza, alla stampa non verranno fornite ulteriori informazioni», ha dichiarato il procuratore. Nelle ultime ore modificato il capo d’accusa  

 

Radja Nainggolan, ex giocatore di Cagliari, Roma e Inter, nonché della Nazionale belga, è stato arrestato: l’accusa, pesante, è di traffico internazionale di droga. Secondo quanto riferito dalla procura di Bruxelles, l’indagine riguarderebbe il traffico di cocaina in arrivo dal Sud America, che farebbe scalo al porto di Anversa per essere “spacchettata” in tutto Belgio.

Questa la notizia, nuda e cruda, come si dice. Spiazzati in molti. Quanti amano il calcio e quanti erano affascinati dalla filosofia fuori dal coro di un calciatore che più volte aveva manifestato di non gradire certe regole rigide applicate al calcio e, naturalmente, la vita da atleta. Per farla breve, il messaggio che faceva passare Radja, giocatore dalla tecnica sopraffina, era che “la vita è una sola e, allora, vale la pena viversela fino in fondo”. Non si può dire con buona pace dei tecnici che hanno spesso sbattuto contro il carattere del giocatore belga che, non ne faceva mistero, amava gli eccessi e un po’ meno gli allenamenti che qualche volta aveva disertato perché, per dirla tutta, “impresentabile”.

 

 

ACCUSA, NON CONDANNA

Ma stavolta l’accusa è di quelle toste. Insomma, non si tratta di aver fatto le ore piccole spendendo in una notte il guadagno di un anno di attività, oppure aver alzato il gomito, essere stato fermato da una pattuglia della polizia a tarda ora o per essersi presentato ad un allenamento troppo su di giri. Radja non ha mai fatto mistero. Anzi, a carriera più o meno finita, provava quasi piacere a raccontare le sue avventure fuori dal campo, qualche braccio di ferro con un tecnico, il biasimo nei confronti di colleghi che, invece, sputavano sudore durante le sedute di allenamento. E poi, poi succede. Succede che Radja, sul quale pendono accuse pesanti, non una condanna – è bene essere garantisti fino alla fine – finisce nell’occhio del ciclone. Qualcuno si toglie un sassolino da una scarpa e fa un titolo feroce (e questo non sta bene…), qualche altro scrive di un finale annunciato (quando ancora devono essere completati i capi d’accusa, non la condanna…). Insomma, tutti contro Radja, come è consuetudine in un Paese nel quale, soleva ripetere il grande Ennio Flaiano, «Gli italiani vanno sempre in soccorso al vincitore». Dunque, se c’è – a prima vista – un perdente, «Dagli al perdente!», dagli a Nainggolan, perdente pronosticato.

 

 

PRESUNZIONE D’INNOCENZA

Detto che le accuse sono una cosa e la condanna definitiva tutta un’altra cosa, proviamo ad attenerci ai fatti e raccontare questo fulmine a ciel sereno abbattutosi sul calcio, ma anche sulla cronaca, considerando che Radja era più volte apparso nelle cronache rosa.

Lunedì mattina vengono effettuate una trentina di perquisizioni domiciliari a Bruxelles e nella periferia della capitale. Tra queste perquisizioni, anche una delle case del calciatore belga. «Radja Nainggolan ha risposto a tutte le domande e sta collaborando alle indagini della polizia, il calciatore nega ogni coinvolgimento in questo dossier», ha dichiarato ieri, a caldo, il suo legale.

Sempre ieri, fonti belghe riportavano che durante l’operazione erano state subito arrestate sedici persone, compreso Radja, sequestrati centinaia di migliaia di euro in contanti, oltre a orologi di lusso, gioielli, un centinaio di monete d’oro, diverse armi, giubbotti antiproiettile, tre chili circa di cocaina e quattordici veicoli. «L’inchiesta si basa su presunti fatti di importazione di cocaina dall’America del Sud all’Europa via il porto d’Anversa, e la distribuzione in Belgio», ha dichiarato il procuratore Julien Moinil, «il calciatore figura tra gli arrestati e, nel rispetto della presunzione di innocenza, alla stampa non verranno fornite ulteriori informazioni». Naturalmente è bene augurarsi il meglio per un atleta che per lunghi tratti della sua attività ha rappresentato un modello da seguire. Di storie e vicende su questo sito ne abbiamo raccontate. Di solito abbiamo tessuto le lodi di un percorso al contrario davanti al quale l’ex Cagliari, Roma e Inter, oggi – secondo le accuse – si troverebbe, cioè passare dall’altare alla polvere e non viceversa.

 

ULTIM’ORA

Ma ecco una ultim’ora, che in qualche modo riformula il capo d’accusa. L’ex giocatore di Cagliari, Roma e Inter, Radja Nainggolan in queste ore è stato rilasciato dalle autorità belghe. Attualmente, in libertà vigilata, non può lasciare il Belgio. Questa la decisione del gip dopo il doppio interrogatorio al centrocampista, arrestato nell’ambito di un’indagine sul traffico internazionale di droga.

«Radja spera di potersi lasciare rapidamente tutto alle spalle e tornare a giocare a calcio», ha spiegato agli organi di informaziine belgi l’avvocato del giocatore, Omar Souidi. «Non è stato accusato di traffico di droga o riciclaggio di denaro, ma come membro di un’organizzazione criminale. Tuttavia confidiamo che ulteriori indagini dimostreranno che non ha colpe. Radja Nainggolan non è un criminale della droga», ha aggiunto il suo legale.