A tutti piace giocare, a qualsiasi età e soprattutto se si può godere delle ferie.
A tutti piace viaggiare, vedere luoghi nuovi, conoscere persone nuove, staccare la spina dalla quotidianità.
Vittima di questo caldo torrido, anche a me è venuta voglia di viaggiare, visitare culture che non conosco, giocare!
Si, sono stanco: voglio giocare!
Non ai soliti giochi (non mi accontento mai!): siccome non posso viaggiare fisicamente, ho incominciato il mio viaggio intorno al mondo usando internet che, usato bene, da i suoi frutti.
E, oggi, voglio condividere con voi i frutti di un pezzo di questo veloce viaggio all’insegna del gioco.
Vi sembrerà strano, forse attribuirete a questo domenicale l’effetto del caldo.
Invece no: giocare bene, fa bene!
Provate, ma non lo fate da soli, coinvolgete i vostri figli, altri bambini, altre persone: il gioco unisce ed è forse una delle poche soluzioni all’isolamento, alla solitudine.
Buona domenica.
CHIWEWI – NIGERIA
Gioco di movimento, da farsi in uno spazio ampio. I giocatori, disposti in cerchio, devono saltare una corda che il conduttore, fermo in mezzo a loro, fa girare tenendola per un’estremità. Chi viene toccato dalla corda, esce dal cerchio. Vince l’ultimo giocatore rimasto in gara. Per facilitare la rotazione della corda, è bene legare un sacchetto pieno di sabbia (o dei fagioli secchi…) alla sua estremità in movimento.
CHOKO – GAMBIA
Gioco da tavolo, per due giocatori. Si disegna uno schema rettangolare di cinque caselle di base per cinque di altezza. Ciascun giocatore prende dodici sassolini di un colore diverso da quelli dell’avversario. In Gambia si gioca di solito con pezzetti di legno di diversa lunghezza (chiamati kala e bonõ ). A turno, i due giocatori posano un sassolino in una qualsiasi casella libera del tavoliere. Finché il primo giocatore posa un sassolino, il secondo deve fare la stessa cosa. Quando il primo giocatore decide di non posare più sassolini, ma di muoverne uno di un posto (in orizzontale o in verticale, ma non in diagonale), il suo avversario può posare un sassolino o muoverne un altro. Se posa un sassolino, il primo giocatore deve fare la stessa cosa finché lui non ne muove uno e così via. Per mangiare un sassolino avversario (e toglierlo dal tavoliere) bisogna saltarlo (sempre muovendo in orizzontale o in verticale) e atterrare in una casella libera. Chi mangia un sassolino avversario ne può togliere dal tavoliere anche un altro, scegliendolo tra quelli ancora in gioco. Quando tutti i sassolini sono stati posati sul tavoliere, muove per primo il secondo giocatore. Vince chi riesce a eliminare tutti i sassolini dell’avversario.
LAGAN BURI – SENEGAL
Gioco movimentato, da fare all’aperto. Si traccia a terra una base, in cui prendono posto tutti i giocatori. Uno di loro riceve un fazzoletto, che va a nascondere, mentre tutti gli altri gli voltano le spalle e si coprono gli occhi, in modo da non vedere assolutamente ciò che lui sta facendo. Quando il fazzoletto è stato nascosto, il giocatore grida «Buri!» e i suoi compagni si mettono a cercare l’oggetto scomparso. Chi trova il fazzoletto, lo prende con sé e insegue i compagni, cercando di toccarli prima che riescano a mettersi in salvo nella base da cui sono partiti. Chi viene toccato, viene eliminato e si siede in disparte. Il giocatore che ha trovato il fazzoletto va a nasconderlo (mentre i compagni non guardano…) e così via. Vincono gli ultimi due o tre giocatori ancora in gara quando tutti gli altri sono stati eliminati.
ISSEREN – LIBIA
Gioco tranquillo, può essere giocato ovunque con sei bastoncini lunghi un palmo, piatti da una parte e tondeggianti dall’altra. Li si può ottenere da tre rametti cilindrici tagliati a metà nel senso della lunghezza. A turno, i giocatori lanciano in aria i sei bastoncini e li lasciano cadere a terra. Un punto per ogni bastoncino che si ferma con la parte piatta rivolta verso l’alto. Vince il giocatore che raggiunge per primo i venti punti.
SHAX – SOMALIA
Gioco da tavolo per due giocatori, di semplice realizzazione. Si disegna su un foglio un quadrato, se ne tracciano le due diagonali e si uniscono i punti centrali dei due lati opposti. Ogni giocatore ha tre monete differenti da quelle dell’avversario. Ciascun giocatore, a turno, posa una delle sue tre monete, alternandosi con l’avversario, su un punto di unione di due o più righe. Quando tutte e sei le monete sono in gioco i due giocatori, sempre alternandosi tra di loro, muovono una moneta di un posto, fermandosi in un punto di incontro di due o più righe libero. Non si possono saltare le altre monete (né le proprie né quelle dell’avversario). Vince chi riesce a disporre per primo le sue tre monete su di un’unica riga. Se la stessa serie di mosse viene ripetuta per tre volte consecutive, la partita viene considerata pari.






«La mia vita, una lotteria!». «Vinta!», racconta Alfa, ivoriano, trent’anni, perseguitato politico, sbarcato in Italia lo scorso 11 luglio. «Prima l’ho scampata bella in Costa d’Avorio, dove è sempre guerra civile; poi, in Libia, dove sono stato imprigionato a lungo, ostaggio di una banda di malavitosi che cercava danaro in cambio della mia libertà: eravamo in cento, in un campo, quando è arrivato un uomo, ben vestito, che fra tutti ha indicato me per portarmi via». Riscattato, Alfa. C’è un motivo. «Quel signore, che il Cielo lo assista ovunque sia in questo momento, mi ha visto con addosso la mia tuta da lavoro, quella di meccanico – me lo ha spiegato dopo… – e non ha avuto difficoltà a indicarmi ai miei carcerieri: voglio quello!».
Torniamo alla lotteria e alla ricerca della felicità. «A febbraio dello scorso anno – ricorda Alfa, tornando indietro nel tempo, usando pollice, indice, medio per contare i mesi di fuga – scappo via dalla “Costa”, lascio la mamma, le prometto di tornare a riprenderla e in un anno attraverso Burkina e Niger; arrivo in Libia, dove vengo bloccato con le cattive fino a quando non arriva il proprietario dell’officina in cui ho lavorato per guadagnare qualcosa; quei soldi mi permettono di pagarmi la traversata fino all’Italia: non importa se su un gommone, un altro mezzo di fortuna, lì non volevo restarci più! ».