«Non solo Pooh…»

Roby Facchinetti, ancora in tour

«Canto le canzoni che hanno reso storico il mio gruppo, ma anche quelle incise da solo. Quelle più adatte alle mie corde. Ogni sera so a che ora salgo sul palco, ma non so a che ora ne scendo». «Nessuna reunion in vista, io e Stefano stiamo provando ad abbozzare un progetto, magari “Parsifal” diventa davvero un’opera»

Personaggio amatissimo da tre generazioni. Come minimo. Considerando che nel 2016 insieme con i suoi colleghi ha compiuto cinquant’anni di attività e fatto l’ultima tournée. Lui è Roby Facchinetti, gli altri tre, Stefano D’Orazio, Dodi Battaglia e Red Canzian, sono i Pooh. Tre su quattro vanno ancora per concerti (Roby, Dodi, Red), il quarto (Stefano), primo ad allontanarsi dal progetto ultradecennale, scrive musical e canzoni di successo.

Fondatore della formazione, Facchinetti. Lui arriva, Bob Gillot, musicista inglese, torna a casa. Ed è ancora lui, Roby, a circolare ancora spericolatamente in lungo e in largo per l’Italia. E’ più forte di lui. «Dopo tre giorni sul divano comincerei ad essere insofferente, devo fare qualcosa: scrivere, cantare, fare concerti», confessa. Così, prima che lo facessero altri, lo abbiamo intercettato noi con il nostro sito, “Costruiamo Insieme”. In Puglia viene spesso, per lavoro. Una volta in provincia di Lecce, un’altra in provincia di Foggia.

Canzoni scritte a centinaia, Roby.

«Talmente vero – condivide Facchinetti – che fare una selezione per cantarle in concerto è stato un atto di dolore, ma per farla breve ho adottato un sistema: ho scelto i brani più giusti per la mia vocalità: finché la buona stella mi accompagna, sottopongo ogni sera la mia voce a uno stress non indifferente: canto per due ore e mezza, ma  a fine serata gli applausi sono la migliore medicina per le mie “corde”».

Voci incontrollate, l’esultanza dei fan: i Pooh tornano insieme.

«Smentisco in modo categorico, ho dovuto fare perfino un comunicato stampa per fare in modo che i più accaniti sostenitori dei Pooh non si illudessero: con i concerti di tre anni fa, quelli del cinquantennale, i Pooh hanno chiuso una storia irripetibile, non sarebbe il caso di tornare ancora insieme; personalmente sono legato alla formazione in qualche modo originale, quella con Stefano, uscito dal gruppo nel 2009 per accettare l’invito mio, di Dodi e Red, per una serie di eventi straordinari; da quel momento niente è stato più come prima: fra l’uscita di D’Orazio e l’addio definitivo alle scene, il 2016, abbiamo fatto anche cose interessanti, ma in un meccanismo nel quale quattro elementi – questi quattro elementi, non altri – sono complementari e insostituibili, i Pooh da quel momento non sono stati più quelli di Parsifal, Viva, Amici per sempre…».

“Parsifal”, più che un titolo una pallina di neve che scivolando dalla montagna rischiava di diventare valanga.

«Quel titolo è stato l’elemento scatenante che ha richiesto la  precisazione di cui dicevo: io e Stefano stiamo lavorando a una mia idea, un progetto che avevo nel cassetto proprio da quel lontano 1973, quando Valerio Negrini sentendo quanto eseguivo al piano si ispirò a “quei cavalieri simili a dei” della Tavola rotonda celebrati da Richard Wagner, con particolare riferimento proprio al personaggio di Parsifal. Negli anni avevo messo da parte una serie di appunti con l’idea che un giorno sarebbe potuto uscirne qualcosa di più complesso, un’opera, qualcosa di simile: ho fatto ascoltare tutto a Stefano, ne abbiamo parlato, stiamo stendendo appunti, confrontando idee, nient’altro: magari ne faremo una vera opera, ma ritengo sia prematuro parlarne».

Nella serie di concerti di “Inseguendo la musica”, Facchinetti canta classici dei Pooh e brani dagli album “Roby Facchinetti”, “Fai col cuore” e “Ma che vita è la mia”. “Insieme” è, invece, l’album-raccolta pubblicato con Riccardo Fogli, anche lui ex Pooh, invitato speciale nella reunion del 2016 e con il quale Roby tenne un tour la scorsa stagione. Lunga la serie di successi dei Pooh, fra le hit: Tanta voglia di lei, Pensiero, Noi due nel mondo e nell’anima, Infiniti noi, Pierre, Io sono vivo, Chi fermerà la musica, Dammi solo un minuto, Cercami, Uomini soli, Amici per sempre, la donna del mio amico, Mi manchi.

La Puglia, una botta al cuore.

«Qui abbiamo fatto i nostri concerti più importanti, i teatri in inverno, campi sportivi e stadi in estate: mai meno di diecimila spettatori; siamo stati i primi a portare il pop su vasta scala con tour che si sapeva quando iniziassero e non si sapeva quando finissero, ecco la magia del contatto con il pubblico: finita la mia tournée estiva mi riposerò un po’ ma il giusto, niente divano, mano a quegli appunti, risentirò Stefano e se ne avrà voglia gli farò sentire altre cose, metti che mentre io ero “fuori” a lui sia passata la voglia…».

Adesso è diventata una questione di puntiglio. D’Orazio va marcato stretto. Del resto uno degli ultimi successi planetari dei Pooh, “La donna del mio amico”, è firmata Facchinetti-D’Orazio: Stefano autore del testo, Roby della musica. La coppia funziona.

«In veste di autore D’Orazio negli anni ha avuto una crescita esponenziale – conclude Roby con una battuta – forse lo stare lontano dai Pooh – sorride – lo ha migliorato; scherzo, l’ultima notte insieme, pianti ed emozioni dei Pooh sono stati veri: nel frattempo lui è diventato un grande autore, ha scritto canzoni e musical di successo, messo a frutto la sua enorme fantasia e una merce rara che in pochi hanno: la sensibilità. Spero prima o poi sentiate parlare di “Parsifal”, significherà che abbiamo portato a compimento questo progetto, almeno questo addolcirà la pillola a quei fan scatenati che nei miei concerti urlavano ed esibivano striscioni, cori e scritte simili a “Tornate insieme!”: quella storia lì è finita, un capitolo chiuso, se il Cielo vorrà ne apriremo un altro».

Il Mediterraneo è tuo!

Giochi del 2026 assegnati a Taranto

Grande occasione di rilancio del tessuto economico-sociale della città. «Giornata storica, ripagato l’impegno dell’Amministrazione», ha dichiarato il sindaco Rinaldo Melucci.«Siamo una squadra fortissima, è stata offerta una prova superlativa», ha aggiunto il governatore pugliese Michele Emiliano. «Il momento ufficiale della proclamazione è stato è stato emozionante per tutti», il commento di Mino Borraccino, assessore allo Sviluppo economico per la Regione Puglia.

La XX edizione dei Giochi del Mediterraneo si svolgerà a Taranto. L’assegnazione è avvenuta ieri, sabato 24 agosto, a Patrasso, in Grecia, nel corso dell’assemblea annuale del Comitato Internazionale dei Giochi del Mediterraneo (Cijm) che ha stabilito anche di posticipare l’edizione pugliese al 2026 (slittando di un anno). Taranto ha avuto un verdetto unanime da parte dei ventisei Paesi partecipanti all’assemblea. A proclamazione avvenuta, i rappresentanti istituzionali hanno firmato il relativo contratto con i vertici del Comitato internazionale.

I Giochi del Mediterraneo rappresentano una fantastica occasione di rilancio del tessuto economico-sociale della città ma anche di tutto il territorio, della sua antica cultura e della sua tradizione sportiva. L’impulso che ne deriverà in termini di infrastrutture, impiantistica, mobilità sostenibile e promozione turistica andrà di pari passo con il recupero e la valorizzazione delle radici storiche e agonistiche di una città straordinaria. In buona sostanza, è un evento che non mancherà, per stessa ammissione dello stesso Emiliano, che coinvolgerà l’intera regione con importanti ricadute economiche.TarantoGIORNATA STORICA

«È una giornata storica per Taranto, siamo emozionatissimi: l’impegno che stiamo mettendo per far ripartire la città è stato premiato». Rinaldo Melucci, il sindaco che aveva subito creduto nella possibilità che Taranto potesse davvero farcela convincere il Comitato Internazionale dei Giochi del Mediterraneo (Cijm). A seguirlo in questa avventurosa…avventura, l’intera città. O quasi. Un po’ meno certa parte politica che, di jannacciana memoria, voleva prima «vedere di nascosto l’effetto che fa». Nessuna polemica, lo spazio concesso dagli strumenti di comunicazione di mezza Europa andavano amministrati come si conviene a un amministratore.

Sul carro dei vincitori c’è posto per tutti – ha  lasciato intendere il sindaco – non è il caso di scuotere la scarpa per far scivolare fuori i sassolini che pure qualche piccolo fastidio lo hanno provocato. Il senso è nascosto dall’emozione, dal sorriso, dagli abbracci e dalle strette di mano per tutti. Per quanti lo hanno seguito a Patrasso, Michele Emiliano compreso, perché c’era da firmare il protocollo d’intesa, ma anche per quanti hanno seguito da Taranto con grande palpitazione la diretta streaming proiettata su maxi-schermo nell’Arena Villa Peripato e in alcuni club e spiagge tarantine. Nell’accordo con il Comitato, ballano centinaia di milioni di euro, una ricaduta economica non indifferente, ed è bene che ognuno si assuma la sua responsabilità.

«Siamo una squadra fortissima – ha detto proprio il governatore pugliese Emiliano – il Coni, l’Italia, la Regione Puglia e Taranto hanno offerto una prova superlativa, ora tiriamo sul le maniche e cominciamo a lavorare, c’è un tanto lavoro da fare, la responsabilità che abbiamo assunto con questa firma è enorme e bisognerà preparare l’intero programma in modo impeccabile».

ANCORA IN PUGLIA

Dimostrare come la macchina amministrativa anche da queste parti lavori bene e con una certa snellezza superando passaggi burocratici. Nella lunga e meticolosa fase che ha portato a candidare Taranto, c’è stata piena unità d’intenti fra ASSET (Agenzia Regionale Strategica per la Sviluppo Ecosostenibile del Territorio), Comune di Taranto e Regione Puglia. «Il momento ufficiale della proclamazione – ha dichiarato Mino Borraccino, assessore allo Sviluppo economico per la Regione Puglia, anche lui presente a Patrasso – è stato è stato emozionante per tutti noi presenti».

I Giochi si erano già svolti a Bari nel 1997. Sono sul modello Olimpiadi, con le stesse discipline sportive, comprese le paralimpiche, ma a differenza della manifestazione iridata la partecipazione prevede solo atleti dei Paesi che si affacciano sull’area del Mediterraneo.

In rappresentanza del Coni erano presenti in Grecia la vice presidente Alessandra Sensini, il membro onorario del Cio, Mario Pescante, Elio Sannicandro, membro del Consiglio nazionale del Coni e coordinatore del dossier della candidatura, i presidenti federali Michele Barbone (danza sportiva) e Angelo Cito (taekwondo). La delegazione italiana era formata, fra gli altri, dal governatore della Puglia, Michele Emiliano, dal sindaco di Taranto, Rinaldo Melucci, dall’assessore regionale allo Sviluppo economico Mino Borraccino.

Puntuale l’intervento del presidente del Coni, Giovanni Malagò. «Il 2026 sarà un anno speciale per lo sport italiano, oltre alle Olimpiadi invernali di Milano-Cortina, infatti, l’Italia, con Taranto e la Puglia, ospiterà la XX edizione dei Giochi del Mediterraneo. Si tratta di un nuovo e importante riconoscimento per il nostro Paese e, in particolare, per il mondo sportivo che fa riferimento al Comitato olimpico nazionale italiano e che è apprezzato all’estero per le capacità mostrate nell’organizzazione dei grandi eventi». La dichiarazione del presidente del Coni, Giovanni Malagò. «I miei complimenti vanno alla delegazione azzurra presente a Patrasso. Rivolgo, inoltre, le mie congratulazioni al governatore della Puglia, Michele Emiliano, al sindaco di Taranto, Rinaldo Melucci, al governo e al Parlamento che hanno sostenuto la candidatura, a Elio Sannicandro, che ne ha curato il dossier, e a tutti rappresentanti di un territorio che, attraverso questa importantissima manifestazione sportiva, troverà certamente una straordinaria occasione di promozione e rilancio della Regione, anche in termini di riqualificazione dell’impiantistica sportiva», ha concluso il numero uno del Coni.

«Un vita terrificante!»

Mdhelal, racconta violenze inaudite e fuga

«Mio padre morto per un male incurabile, mio fratello assassinato a diciassette anni, mia sorella rapita e mai più riabbracciata. Mia madre mi implorò di fuggire per evitare la stessa fine. Denunce e processi mai celebrati, è così che va…»

Sembra uno di quei film di Coppola o Scorsese, pieni di sangue. E la vita che costa meno di un proiettile. E’ una storia di una violenza inaudita, protagonista Mdhelal, una trentina di anni, origini bengalesi, passato attraverso India, Grecia, Francia e Italia. Trova ospitalità nel Centro di accoglienza “Costruiamo Insieme” e, poco dopo, un lavoro, in un caseificio. Ragazzo attivo, perbene, fa subito amicizia con i colleghi di lavoro, diventa uno dei più apprezzati e stimati collaboratori del titolare dell’attività nella quale è impiegato. Sorride, dicono gli amici, vederlo ridere pressoché impossibile. E ha tutte le ragioni di questo mondo. I colleghi sanno che Mdhelal ha lasciato il Bangladesh per trovare lavoro, vivere una vita normale, fatta di lavoro e soddisfazioni, anche piccole, non importa. Non è così, purtroppo.

La storia di questo giovanotto, a tratti silente, altre volte un fiume in piena, è di quelle che provocano brividi solo a pensarci. Figurarsi a lui, che questa vicenda l’ha vissuta sulla sua pelle per almeno una quindicina di anni. «Mio fratello, Dulal, due anni più grande di me, aveva diciassette anni: freddato con due colpi alla schiena, lo avevano trascinato in affari sporchi, non poteva più uscirne; mia sorella Nearon, rapita con un violento blitz in casa nostra e usata come strumento di persuasione: di lei, da quel maledetto giorno, mai più traccia; mio padre, purtroppo, a causa di un brutto male ci aveva lasciati soli e con pochi risparmi…».

Anche quei pochi soldi entrano in scena. Non servono, se non ad accelerare la condanna di Dulal. «Non c’era verso di fare uscire mio fratello da quel “business”, un traffico di droga internazionale: offrimmo denaro, quel poco che avevamo per riscattare mio fratello; purtroppo con quel gesto firmammo la sua condanna a morte».

DULAL, DUE “COLPI” ALLA SCHIENA

Una storiaccia. «Lo avevano prelevato da casa – racconta Mdhelal – avevano notato quanto fosse sveglio, quello che faceva al caso loro: Dulal avrebbe dovuto presidiare la linea di confine fra Bangladesh e India; dalle mie parti per certi reati non si scherza, il codice penale prevede condanne feroci, così avevano messo in conto anche che facendo quella sporca attività più di qualcuno ci avrebbe rimesso la vita: mio fratello, un predestinato. Gli avevano subito messo in mano una pistola, come fosse stato un rito, una sorta di patto di sangue: da quel momento la sua vita era compromessa, i suoi compagni di affari avevano un volto e un nome e lui non avrebbe potuto più tirarsi indietro».

Il malessere quotidiano per questo ragazzo che ha il suo destino segnato, esplode in una notte. Ha il volto e la voce di alcuni amici di famiglia. «Arrivarono a casa, al buio, sottovoce le prime parole, sussurrate a mia madre che un istante dopo non riesce a trattenere le urla: mio fratello è stato rinvenuto in un fosso, due colpi di pistola alla schiena, una esecuzione in piena regola».

Più che vendetta, sete di giustizia. «Un amico poliziotto ci consiglia che il sistema per farla pagare cara agli assassini ci sarebbe: una denuncia in piena regola, con nomi, cognomi e dettagli su malfattori, ricatti e arruolamento forzato di mio fratello. Ci vuole coraggio, una cosa che ci aveva lasciato in eredità mio padre: denunciamo capo e complici, che vengono tratti in arresto. La legge in Bangladesh è molto articolata, troppo. La sensazione che si ricava è che, come al solito, l’unica cosa che conti è il denaro: con quello puoi pagarti la cauzione e comprare qualsiasi cosa, anche i processi: infatti a un certo punto spariscono le carte per istruire il processo, così in attesa che la causa venga ricomposta, la banda al completo viene rimessa in libertà».

NEARON, MIA SORELLA, RAPITA

Durante la notte Mdhelal e famiglia, cioè mamma e sorella, subiscono una spedizione punitiva. «Entrano in casa, da porte e finestre, spengono i lumi: in pochi istanti succede di tutto, ci picchiano violentemente e non c’è verso che la mamma implori di lasciare stare i due figlioli – noi appena ragazzini – e di prendersela solo con lei, autrice della denuncia; io avevo provato a trovare scampo sotto il letto, mi afferrarono dalle gambe e mi tirarono fuori riempiendomi di botte: mi risvegliai poco dopo; avevano trascinato via con forza mia sorella: era diventata la loro assicurazione, con lei nelle loro mani noi non avremmo più mosso un dito, ma da quel giorno non abbiamo avuto più sue notizie».

La mamma piange in continuazione. «Adesso implorava me perché fuggissi: parto per l’India, arrivo in Grecia, mi fermo in Francia, ma è in Italia che riesco a trovare un po’ di serenità. Prima di arrivare qui, incontro solo facce preoccupate, mai un sorriso, quando chiedi di una strada oppure offri una parte della tua colazione. E’ qui che ho trovato il mio primo impiego: ho girato e rigirato, non volevo essere un peso, ospite sì ma dovevo attivarmi, trovare qualcosa da fare; così ho imparato un primo mestiere e, soprattutto, un po’ di serenità, la cosa che conforta mia madre a distanza quando le parlo di me e dell’Italia: una famiglia distrutta, mio padre portato via da un male incurabile, mio fratello giustiziato dalla malavita, mia sorella rapita. Di Nearon nessuna traccia. La speranza è quella che un giorno o l’altro possa tornare fra le braccia di mia madre, che sento spesso: è addolorata, mi incoraggia a proseguire nel lavoro e a non cadere in qualsiasi tentazione». Una vita costellata da atti di violenza. «Spero sia finita, sono musulmano, prego perché un giorno mia sorella Nearon possa tornare a casa, sono trascorsi più di quindici anni ma nutriamo sempre la speranza che un giorno la si possa riabbracciare».

«Vogliamoci bene»

Giovanni Orlando, presidente Avis Taranto

«Donare è un atto d’amore verso se stessi. I giovani lo fanno sempre meno spesso, anche a causa di piercing e tatuaggi. Andiamo nelle scuole, nelle parrocchie, ma occorre rispondere agli appelli. Esami gratuiti che talvolta possono salvare una vita…»

Ancora un incontro all’interno della nostra rubrica “Assistenti e assistiti”. Questa volta, nostro interlocutore è il rappresentante di una delle associazioni più impegnate sul territorio, il dott. Giovanni Orlando, presidente dell’AVIS Taranto.

Prima di entrare nel dettaglio e negli impegni dell’Associazione, un po’ di storia.

«L’Avis nazionale nasce nel 1927, su iniziativa di un ginecologo milanese; oggi l’associazione è presente in tutti i comuni italiani, noi abbiamo sedi a Taranto, ma anche in provincia; l’Associazione presente sul territorio nasce negli Anni 60, si attiva ma non trova evidentemente interlocutori giusti così chiude per rinascere nel 1995 per iniziativa di un gruppo di Vigili del fuoco – la nostra stessa associazione è intitolata a Ciro Lucchese, vigile del fuoco prematuramente scomparso – all’epoca prestavo servizio proprio a bordo delle ambulanze dei VdF, fu allora che mi invitarono a rivestire un ruolo di riferimento della rinata associazione».

Programmi, obiettivi nei quali quotidianamente l’Avis comunale di Taranto è impegnato.

«Il nostro compito è quello di reperire donatori di sangue, divulgando il nostro impegno e l’importanza della donazione; lo facciamo recandoci nelle scuole, nelle parrocchie, nelle comunità che ci ospitano e chiedono aiuto. E’ bene ricordare che il sangue è un farmaco salvavita, non si può fabbricare in laboratorio, ma si può solo donare o ricevere in dono: non ci fossero donatori i bisognosi non potrebbero sopravvivere ad alcune patologie gravi».I GIORNI Orlando articolo 3Come reagiscono gli studenti quando fate lezioni di donazione del sangue.

«Nonostante il nostro impegno, purtroppo negli ultimi anni abbiamo registrato un calo nelle donazioni, con ogni probabilità dovute a normative che limitano la donazione del sangue; questo a causa di tatuaggi e piercing, talvolta anche per via dell’uso di sostanze stupefacenti, anche se leggére… quando ci rechiamo nelle scuole e ci imbattiamo in ragazzi con tatuaggi e piercing non possiamo intervenire, anzi abbiamo l’obbligo di sospendere per almeno quattro mesi le attività di chi, donatore, nel frattempo ha fatto ricorso a simili pratiche sulla propria pelle».

Ricambio generazionale, è sempre uno dei problemi registrati dalle associazioni di volontariato.

«E’ uno dei problemi principali, considerando la media sempre troppo alta rispetti a quanti fanno donazione; ad onor del vero, quando gli studenti vengono responsabilizzati rispondono con grande generosità; mi piace ricordare che donare è importante, ma nello stesso tempo è un atto di prevenzione per chi dona:  quando si va a donare il sangue con gli esami ematochimici gratuiti il donatore può scoprire patologie o gravi patologie sulle quali intervenire tempestivamente limitando eventuali danni…».I GIORNI Orlando 3Come avviene la raccolta. Un potenziale donatore come fa a mettersi in contatto con l’Avis di Taranto.

«La raccolta avviene grazie all’Asl di Taranto, chiunque voglia donare sangue, può farlo recandosi nei giorni feriali nel Centro trasfusionale dell’ospedale SS. Annunziata al mattino, dalle 8.30 alle 11.30; un lavoro importante, inoltre, è quello svolto dalle autoemoteche, impegnate nei giorni infrasettimanali, ma anche in quelli festivi; poi donazioni è possibile farle nei punti di raccolta negli ospedali di Manduria, Martina Franca e Castellaneta; il periodo estivo è quello più critico: la gente va in vacanza, la donazione passa in secondo piano, ma è proprio in estate che, purtroppo, si verificano più incidenti, così l’invito a chiunque fosse interessato alla donazione è quello di ascoltare e rispondere agli appelli spesso lanciati dagli social e organi di informazione in occasione di sinistri stradali che provocano vittime che necessitano urgente bisogno di sangue».

Donare è fare bene anche a se stessi, come aprire un conticino in banca. Un giorno potremmo averne bisogno noi.

«Chi non ha esenzioni-ticket e dovesse fare un check-up ematochimico completo, andrebbe a pagare non meno di 150 euro: questi esami, invece, glieli fa gratuitamente l’Asl nel momento in cui si sta donando il sangue. Ricordo un episodio: una ragazza diciottenne in ottima salute, un giorno si recò  a fare donazione, quando le  fecero l’emocromo – il piccolo prelievo che prelude alla donazione – il personale medico scoprì che la ragazza aveva una forte anemia; a quel punto si attivarono ulteriori accertamenti, evidenziando patologie serie, ma per fortuna scoperte in tempo. Insomma, il gesto d’amore nei confronti del prossimo ha salvato la vita alla ragazza».

Per concludere un appello.

«Lo abbiamo in qualche modo accennato. Chiunque sia in grado di donare, si sente in buona salute, non ha patologie particolari, rivolga un pensiero al prossimo, specie in un periodo di grande difficoltà come quello attuale».

Acciaio addio?

Un concreto progetto di “blue economy” potrebbe rilanciare un territorio

Arriva da Bari la scossa per Taranto e provincia. Il porto, la turca Ylport e la riassunzione dei dipendenti Evergreen, l’aeroporto “Arlotta”, l’università, nuovi corsi di laurea e “Casa dello studente”. Alcuni degli elementi per slegare un nuovo progetto di economia dal Polo industriale.

Ad  ottobre a Taranto si svolgerà la Fiera del mare. Obiettivi principali dell’iniziativa: sostenere e valorizzare il processo di trasformazione del tessuto socio-economico ionico, risorse locali, filiere produttive artigianali, industriali e agro-alimentari legate anche alla “blue economy” e convogliare investimenti esterni per favorire l’internazionalizzazione delle piccole e medie imprese pugliesi.

E’ uno degli snodi principali della cosiddetta “economia blu”, che altro non è se non il processo di creare un ecosistema, naturalmente sostenibile, in seguito alla trasformazione di elementi fino ad oggi poco valorizzati in un organismo redditizio per l’intero territorio che comincerebbe a smarcarsi dal polo industriale che, in qualche modo, ha governato sul territorio.

Occorreva avviare un procedimento che valorizzasse le diverse potenzialità della provincia ionica. Alcune già affermate, ma che necessitavano di una spinta per rimettere in moto meccanismi che, insieme con altri progetti, potrebbero condurre Taranto e provincia finalmente lontano da logiche che negli ultimi sessant’anni avevano prodotto risultati (e sentimenti) contrastanti.

Le novità sulla “blue economy” indirizzata sulla provincia ionica, arrivano direttamente da Bari. Promotore di un documento che spiega, punto per punto, il percorso necessario da affrontare per porre Taranto al centro dell’economia del Mezzogiorno, l’assessore regionale allo Sviluppo Economico, Mino Borraccino. La riflessione di Borraccino che menziona strumenti dei quali il territorio si starebbe dotando per delineare la Taranto futura, è lo spunto di una riflessione sulle potenzialità di Taranto, la sua provincia, strategici per un rilancio economico del quale l’intera regione possa beneficiare. L’impegno del politico pulsanese si concretizza dalla sottoscrizione della Legge regionale speciale per Taranto promossa dal consigliere regionale Gianni Liviano. Secondo Borraccino, infatti, starebbero maturando le condizioni perché Taranto vada oltre la monocultura dell’acciaio, liberandosi da un destino che sembrava averla segnata per sempre.

PORTO STRATEGICO

Fino allo scorso 10 giugno era stata attiva la consultazione pubblica sul Piano Strategico per Taranto, promossa da Regione Puglia e ASSET (Agenzia regionale strategica per lo sviluppo ecosostenibile del territorio) in collaborazione con Comune di Taranto. Cittadini, imprese, associazioni, enti e istituzioni insieme hanno espresso opinioni sul primo documento di analisi e sugli obiettivi strategici per sviluppo e valorizzazione del territorio tarantino.

In forma partecipata, sono scaturiti i primi elementi  di una  visione complessiva che puntasse a una città libera dal “carbone” e, finalmente, porto del Mediterraneo, orientata alla conoscenza, alla cura di ambiente, persone, lavoro e sviluppo.

Fra gli obiettivi principali, la rimozione di ostacoli a uno sviluppo socio-economico sostenibile e una riorganizzazione e diversificazione del tessuto economico per generare nuova occupazione soprattutto per i giovani e le donne.

Nello scorso mese di luglio, la Giunta regionale ha approvato la variante al “PRG” (Piano Regolatore Portuale) del Comune di Taranto con la massima attenzione rivolta a vincoli territoriali, aspetti ambientali, paesaggistici e urbanistici.

Grande importanza, pertanto, ha rivestito l’approvazione della delibera in questione, considerando che dal 30 luglio scorso la società turca Ylport, una delle più quotate al mondo, ha assunto la gestione dell’area portuale. Ylport, come noto, succede ad Evergreen riavviando l’attività dopo un fermo di alcuni anni. Realizzate le ultime formalità nel passaggio di consegne, Ylport darà formalmente corso alla fase di un riassorbimento graduale delle centinaia di lavoratori già dipendenti di Evergreen.

NUOVI SCENARI ECONOMICI

La ZES Jonica interregionale, istituita con Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri nello scorso giugno, aprirà  importanti scenari di sviluppo economico per il nostro territorio (coinvolta anche la vicina Basilicata).

Previsti, per l’occasione, benefici fiscali e semplificazione amministrativa per le imprese che vorranno investire sui 1.518 Kmq dei territori di Taranto, Martina Franca, Massafra, Mottola,Manduria, San Giorgio Jonico,Monteiasi, Statte, Carosino, Faggiano, Francavilla Fontana e Grottaglie, oltre ai comuni della Basilicata. Mentre altri 89 Kmq di territorio saranno assegnati ai Comuni che ne faranno richiesta.

Il Piano di Sviluppo Strategico Z.E.S. Puglia e Basilicata, come relaziona l’assessore regionale Mino Borraccino, è reso possibile per legge dalla presenza del porto di Taranto e dell’aeroporto di Grottaglie. Arricchito dal Centro intermodale di Francavilla Fontana, questo delinea le prospettive di sviluppo prevedibili per la Puglia, individuando i numerosi settori che ne beneficerebbero: agroalimentare, logistica, meccanica, navalmeccanica, settore aeronautico, commercio e costruzioni. Senza sottovalutare lo specifico interesse che susciterebbe la Z.E.S. per la Cina e la cosiddetta “Nuova via della seta”.

A tale scopo, andrebbe pertanto ripensata la funzione dell’aeroporto di Grottaglie, che rivestirebbe un ruolo da protagonista per il futuro socio-economico non solo della provincia ionica, ma dell’intero Paese. L’aeroporto “Marcello Arlotta” infatti, inserito dal 2016 nel Piano Nazionale Aeroporti (categoria aeroporti di interesse nazionale), parte integrante del programma internazionale per la produzione in loco delle fusoliere del Boeing 787, possiede anche tutti i requisiti per diventare definitivamente la piattaforma integrata per la sperimentazione degli aeromobili a pilotaggio remoto.

Questo esercizio, alla luce del rilancio delle attività portuali di Taranto, assicurate dalla concessione del terminal container alla grande società turca Ylport, potrà contare sulla crescita dei servizi di cargo-logistica, con ottime ricadute occupazionali. L’industria aerospaziale rappresenta, oggi, una delle principali voci che concorrono a determinare il P.I.L. della nostra regione, con significativi risultati soprattutto in termini di export che fanno di questo comparto uno dei settori trainanti della nostra economia.

Regione Puglia e, in particolare, l’Assessorato allo Sviluppo cconomico,  forniranno il loro contributo attivando misure di aiuto mirate e cofinanziando le buone iniziative imprenditoriali.

MEDICINA E CASA DELLO STUDENTE

Dal prossimo anno accademico a Taranto partiranno nuovi corsi universitari: Laurea in Medicina e Chirurgia, Magistrale di Scienze e Tecniche dello Sport. Ed è a tale proposito di che Borraccino sottolinea il suo impegno. “Mi attiverò – assicura l’assessore regionale allo Sviluppo economico – per un altro progetto fondamentale per Taranto: la costruzione della Casa dello studente, per favorire quel fermento culturale di cui sono portatori straordinari le nostre giovani generazioni”.

“Per favorire lo sviluppo di Taranto e della sua provincia – conclude Borraccino nella sua nota – è necessario valorizzare le potenzialità di un territorio importante dal punto di vista strategico. Occorrono, insieme, una visione di lungo respiro e una grande coerenza nel mettere in campo iniziative e investimenti per superare le attuali condizioni di emergenza (bonifiche, ambientalizzazione, riqualificazione ambientale), per migliorare la qualità della vita, per diversificare l’economia e l’occupazione (economia circolare, ricerca e sviluppo, valorizzazione degli eco-sistemi), per promuovere uno sviluppo urbano sostenibile (qualità dell’ambiente urbano, energia, ciclo dei rifiuti) e per ridare fiato al turismo culturale, che ha nel Museo Archeologico Nazionale un fulcro centrale, e a quello balneare, che interessa la costa ionico-salentina”.