«Restiamo a casa»

Giuliano Sangiorgi, leader dei Negramaro contro il coronavirus

Dal sito di Costruiamo Insieme sferra l’attacco al Covid-19. Fra le mura domestiche e un ragù domenicale nasce il suo invito. «Per ora resta a casa, fallo per te e per me e per noi», canta. «Ho ancora nella mente le immagini di quanti, a Milano, assalivano il treno che li avrebbe riportati a casa…», dichiara il popolare artista salentino. Dai social sensibilizza, dalle finestre emoziona con Modugno e Daniele.

E dopo l’invito di Roby Facchinetti, dalla sua Bergamo, la città più colpita dal coronavirus, un altro artista a noi caro, sferra il suo attacco alla paura da coronavirus dal sito di “Costruiamo Insieme”. E’ Giuliano Sangiorgi, voce dei Negramaro, che non si sottare nemmeno un istante alle sue responsabilità di artista popolare e mette a disposizione della causa le sue abilità in veste di autore come di interprete.

Cantante e autore di molti dei successi della formazione salentina, Sangiorgi è uno degli artisti più amati e attivi nel sensibilizzare i cittadini nel seguire le norme utili a combattere un virus che ha steso mezzo mondo. Ha fatto flashmob cantando dal balcone di casa, a Roma, ha rilasciato dichiarazioni mediante social, interviste ai giornali e scritto una canzone. Titolo inequivocabile: “Restiamo a casa”, brano nato fra le mura domestiche. Anche lui, Giuliano, a causa del Covid-19 è in qualche modo ai “domiciliari”. Gli sarebbe piaciuto, tornare nel suo Salento, stare accanto – virtualmente, s’intende – ad amici, parenti, conoscenti, concittadini. E, invece, gli è toccato restare nella sua casa di Roma, lanciare messaggi, dichiarazioni, attraverso qualsiasi cosa: finestre, sito, facebook, instagram, lui che è uno degli artisti più “cliccati” in assoluto.

Sangiorgi 3 - 1

QUELLE FUGHE DA MILANO…

Anche stavolta gli è toccato mettere a disposizione della gente la sua popolarità. Mai tirato indietro. Non è tornato in Puglia, Giuliano, ma pensa a quanti proprio non ce l’hanno fatta a resistere lontano da casa. «Le immagini di tutte quelle persone che scappavano da Milano e assalivano l’ultimo treno che li avrebbe riportati a casa, dai propri affetti, sono ancora impresse nella mia mente…», la prima reazione a caldo del cantante dei Negramaro. Non resiste alla tentazione di suonare e fa una diretta su Facebook. Molti propongono un flash-mob e Giuliano imbraccia la sua chitarra, spalanca le finestre e canta “Meraviglioso” di Domenico Modugno, alla maniera della formazione salentina. Merita anche spazio l’inossidabile Pino Daniele, che cantava “…tanto l’aria adda cagna’…”, uno dei passaggi della romantica “Quanno chiove”.

Per non diventare matto, Giuliano, prende la chitarra fra le mani. Due accordi e un appunto. Bisbiglia qualcosa, rimanda a mente un verso e scrive. Nasce così “Restiamo a casa”. Strano che la vita “normale” per un artista cominci proprio dallo stare più o meno ai domiciliari. «Cucino il ragù della domenica – spiega Sangiorgi – fingo che sia tutto normale, come sempre; giro e rigiro quel sugo, che Stella  ama tanto». Stella, la sua piccola, ha fatto passi da gigante, ha imparato a camminare in fretta, “su due piedi” verrebbe da dire. Papà Giuliano se la prende comoda, nonostante il ragù reclami un intervento supplementare. «Smetto, lo faccio “riposare” e penso che ho del tempo per mettere nero su bianco i miei pensieri e, magari, ho il tempo pure di cantarli, prima di riprendermi cura del mio ragù».

Non ci ha pensato un attimo prima di comporre “Restiamo a casa”. «Sento che è giusto condividere queste parole nuove con voi, scritte per voi, per me… per capire o per cercare almeno di farlo: la musica, tante volte, mi ha aiutato a comprendere, a comprendermi».

QUANTO AIUTA UNA CANZONE

Sangiorgi e il rapporto con le sue canzoni. «Tante canzoni, quelle rimaste nel cassetto – vi assicuro – mi hanno aiutato tanto, anche senza essere pubblicate, senza essere dei successi…». Scrivere è come guardarsi dentro, provare a tirare fuori sentimenti, emozioni che sfiorano la pelle e devono diventare parole, semplici, per arrivare nel più breve tempo possibile a chi ascolta. E’ il senso di “Restiamo a casa”. «Questa voglio dedicarvela, per annullare le distanze e per sentirvi in questa stanza tutti; torno al mio ragù e vi aspetto, aspetto che tutto torni a girare nel senso giusto come questo mio ragù, come questa mia canzone…». A questo punto diventata di dominio pubblico.

L’attacco del testo, inequivocabile. Sangiorgi si fa interprete del desiderio di qualsiasi italiano abbia a cuore i propri affetti. Lo fa da par suo, da poeta, parole semplici, dritte al cuore. Ma anche alla mente. “Vorrei incontrarti, ma non si può – canta Giuliano in “Restiamo a casa” – sono ore, lunghe ore passate solo ad aspettare che qualcuno sappia dire qualcosa che faccia sperare, che questa maledetta storia sia sul punto di finire…”. E’ un messaggio importante, fondamentale, quello del cantante dei Negramaro, l’unica strada perché “insieme, finalmente, noi domani torneremo a uscire”. Questo il contributo di uno dei nostri artisti più amati, che non a caso completa la sua canzone con un invito: “Per ora resta a casa. Fallo per te e per me. E per noi!”.

Puglia, nuova impennata

Coronavirus, i contagi comunicati dalla Regione

A Galatina, incendio in ospedale. Dalla CEI tre milioni per le strutture sanitarie. Vigili del Fuoco, omaggio al Policlinico. Adelfia, furto mancato scoppia un incendio. Un uomo si lancia in mare per evitare una multa. Abusivismo, intervengono gli artigiani tarantini. La situazione in Italia e in Puglia.

Coronavirus: 163 contagi in un giorno

Nuova impennata di contagi in Puglia. Secondo quanto comunicato dal presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano, sono risultate positive 163 persone su 1.617 test effettuati (10% circa). Cinque i decessi: tre in provincia di Foggia (59, 93 e 75 anni), uno in provincia di Bari (62 anni) e uno in provincia di Lecce (87 anni). Salgono quindi a 91 i decessi totali nella nostra regione.

E veniamo al numero dei ricoverati. Sono 696, così suddivisi: 76 nella provincia di Bari; 54 in quella di Lecce; 5 nella Bat; 22 nel Tarantino, 12 in provincia di Brindisi; 28 casi nel Foggiano. Salgono a 32 i pazienti guariti.

Dall’inizio dell’emergenza sono stati 13.117 i test effettuati, il totale dei casi positivi Covid-19 in Puglia è di 1.712: 594 in provincia di Bari, 405 nel Foggiano, 293 nel Leccese; 164 in provincia di Brindisi, 121 nel Tarantino, 103 nella Bat; 19 sono, invece, i casi attribuiti a residenti fuori regione; per tredici di questi, è in corso l’attribuzione della relativa provincia.

Parrucchieri, dilaga l’abusivismo

Dilaga il fenomeno dell’abusivismo nel settore estetica e acconciatura. Chi già prima dell’emergenza sanitaria agiva nella completa illegalità, continua ancora oggi ad operare a domicilio, in barba ai divieti imposti per contenere l’emergenza sanitaria. La denuncia è di Ivano Mignogna, a nome del settore Acconciatura ed Estetica di Casartigiani Taranto. I Dpcm emessi dal Governo sono stati adottati allo scopo di contrastare e contenere il diffondersi del virus Covid-19 con l’immediata chiusura di tutte le attività. “E’ un’ingiustizia – rileva, invece, il presidente di Casartigiani Taranto, Stefano Castronuovo – le misure emesse a tutela della categoria che rappresentiamo sono minime e non ancora operative; molti micro imprenditori ci segnalano già l’impossibilità di far fronte agli acquisti dei beni di prima necessità”.

Incendio in ospedale a Galatina

Momenti di paura la scorsa notte nell’ospedale Santa Caterina Novella di Galatina dove si è sviluppato un incendio, probabilmente appiccato da uno dei pazienti ricoverati, in una delle stanze dell’unità Operativa di Medicina Generale, al terzo piano della Palazzina Uffici. E’ accaduto poco dopo le 4.30. Second accertamenti sarebbe stato uno dei cinque pazienti ricoverati che avrebbe problemi psichici, a dare fuoco ad un materasso.

Coronavirus: Cei, 3 milioni a ospedali

Proseguendo nell’opera di sostegno alle strutture ospedaliere, molte delle quali stanno radicalmente modificando la propria organizzazione interna per rispondere all’emergenza sanitaria, la Conferenza Episcopale Italiana mette a disposizione altri 3 milioni di euro (provenienti dai fondi dell’Otto per mille, che i cittadini destinano alla Chiesa cattolica. Questo contributo andrà a beneficio della Fondazione Policlinico Gemelli, dell’Ospedale Villa Salus di Mestre, dell’Ospedale Generale Regionale Miulli di Acquaviva delle Fonti (Bari).

Coronavirus: omaggio Vvf al Policlinico

Applausi e sirene all’indirizzo di medici, infermieri e gli operatori impegnati, a ogni livello, a contrastare la pandemia. Così i vigili del fuoco del comando provinciale di Bari hanno voluto ringraziare gli operatori sanitari impegnati in prima linea nella lotta al Covid-19 al Policlinico di Bari. I mezzi hanno percorso i viali della struttura sanitaria fermandosi prima davanti al padiglione Asclepios adibito a ‘Covid Hospital’, poi davanti al plesso dove ha sede la centrale operativa del 118.

Fiamme in Comune Adelfia per furto

In tilt computer e server, tanto da provocare un disastro nella gestione emergenza-coronavirus. Ciò è accaduto a causa di un incendio scoppiato durante un tentativo di furto nella sede del Comando della Polizia locale ad Adelfia che ha devastato per metà gli uffici comunali, mandando in tilt computer e server. I ladri hanno aperto con la fiamma ossidrica la cassaforte in cerca di armi e carte di identità , senza però trovare nulla.

Coronavirus: in mare per evitare multa

A Otranto un ciclista, nel tentativo di sottrarsi ai controlli previsti dal Dpcm Covid-19 ed evitare una multa, ha preferito entrare con la bicicletta in mare e restare in acqua a lungo pur di non essere identificato dai poliziotti. Invitato più volte dagli agenti ad uscire per essere identificato, il ciclista ha preferito restare a mollo per diversi minuti, ripetendo. Alla fine, però, è stato identificato e multato.

Coronavirus in Italia: 101.739 casi positivi (11.591 deceduti).

In Italia, dall’inizio dell’epidemia di Coronavirus, 101.739 casi persone hanno contratto il virus Sars-CoV-2 (4.050 persone in più rispetto a ieri per una crescita del 4,1%). Di queste, 11.591 sono decedute (+812 +7,5%) e 14.620 sono guarite . Attualmente i soggetti positivi sono 75.528 (il conto sale a 101.739 — come detto sopra — se nel computo ci sono anche i morti e i guariti, conteggiando cioè tutte le persone che sono state trovate positive al virus dall’inizio dell’epidemia). I dati sono stati forniti dalla Protezione civile.

I pazienti ricoverati con sintomi sono 27.795; 3.981 sono in terapia intensiva (+75 , 1,9%), mentre 43.752 sono in isolamento domiciliare fiduciario.

REGIONI, I DATI

A seguire, e suddiviso per Regione, i casi totali di coronavirus (numero di persone trovate positive dall’inizio dell’epidemia: include morti e guariti).

Lombardia 42.161 (+1154, +2,8%)

Emilia-Romagna 13531 (+412, +3,1%)

Veneto 8724 (+366, +4,4%)

Piemonte 8712 (+506, +6,2%)

Marche 3684 (+126, +3,5%)

Liguria 3217 (+141, +4,6%)

Campania 1952 (+193, +11%)

Toscana 4412 (+290, +7%)

Sicilia 1555 (+95, +6,5%)

Lazio 2914 (+208, +7,7%)

Friuli-Venezia Giulia 1501 (+21, +1,4%)

Abruzzo 1345 (+52, +4%)

Puglia 1712 (+163, +10,5%)

Umbria 1051 (+28, +2,7%)

Bolzano 1325 (+111, +9,1%)

Calabria 647 (+33, +5,4%)

Sardegna 682 (+44, +6,9%)

Valle d’Aosta 584 (-)

Trento 1682 (+88, 5,5%)

Molise 134 (+7, +5,5%)

Basilicata 214 (+12, +5,9%)

 

PUGLIA, I DATI

Bari 594

Foggia 405

Lecce 293

Brindisi 164

Barletta-Andria-Trani 103

Taranto 121

 

Benedetto colui…

“Urbi et orbi”, atto unico nella storia

Non esistono precedenti in tempi moderni. Papa Francesco, causa il coronavirus, ha voluto stare accanto ai fedeli cattolici impartendo una benedizione a “reti unificate”. I sacramenti mediatici non esistono, ma il pontefice ha concesso un’indulgenza plenaria

Il Papa impartiva la benedizione solo in tre occasioni: quando viene eletto Successore di Pietro, a Natale e a Pasqua. Questo prima che, in tempi moderni, si abbattesse su tutto il mondo la sciagura del Covid-19, il coronavirus.

Nella storia della Chiesa, dunque, non aveva mai avuto luogo – come invece accaduto venerdì scorso – una benedizione “Urbi et Orbi” con un Papa, Francesco, in una Piazza San Pietro vuota, ma in compenso seguita a livello mondiale da centinaia di milioni di credenti grazie ai mezzi di comunicazione. Un atto unico nella storia.

Un atto necessario, l’unico in un momento storico così delicato da essere già costato decine di migliaia di vite umane ovunque, con cui un Papa poteva stare virtualmente vicino ai credenti sparsi in tutto il mondo.

Se fosse un atto necessario? È questa, sicuramente, la domanda che deve essersi posto Papa Francesco quando l’emergenza coronavirus è esplosa a livello planetario.

A differenza di quello che qualcuno avrebbe potuto pensare, la risposta non è stata l’aver celebrato Messa perché tutti potessero seguirlo mediante internet, radio o tv, come accade tutte le mattine. Seguire la celebrazione della Santa Messa attraverso i mezzi di comunicazione, secondo la teologia, infatti, non significa partecipare. Presto detto: i sacramenti mediatici non esistono, dunque la Messa “televisiva” non sostituisce il sacramento dell’Eucaristia. Se non si può assistere alla Messa, quella televisiva può essere un grande aiuto, ma non un sacramento a tutti gli effetti.

ATTO UNICO

Qual è stato, allora, il “gesto unico” cui il Papa ha fatto ricorso venerdì scorso per rendersi attivamente presente nella vita di ogni fedele? Un atto unico nel suo genere: la benedizione papale “Urbi et Orbi”, ovvero “alla città (di Roma) e al mondo”.

Un gesto, un atto che nessun altro vescovo può realizzare, e che può aver luogo in modo efficace attraverso i mezzi di comunicazione per il bene dell’anima dei fedeli. Secondo tradizione teologica cattolica, “Urbi et Orbi” concede la remissione delle pene dei peccati già perdonati, come a dire un’indulgenza plenaria in base alle condizioni stabilite dal Diritto Canonico e riportate dal Catechismo (n. 1471-1484).

Disposizione interiore a distaccarsi totalmente dal peccato (anche veniale), confessare i peccati, ricevere la Santa Eucaristia, pregare secondo le intenzioni del Romano Pontefice. Sono queste le condizioni per ricevere l’indulgenza plenaria.

Secondo la teologia cattolica, la colpa del peccato viene rimessa dal sacramento della Riconciliazione (Confessione), per cui la persona torna ad essere in grazia di Dio, e si salverà se non ricadrà in peccato mortale. Ma, attenzione, la Confessione, come questa benedizione, non è qualcosa di trascendentale. Il peccato provoca nella vita del credente un disordine che rimane dopo la Confessione. Per questo motivo si rende necessaria la penitenza imposta nel sacramento.

INDULGENZA PLENARIA

Il credente, secondo quanto stabilito dalla teologia cattolica, ha bisogno di purificarsi attraverso altre opere buone, e in ultima analisi, attraverso la sofferenza del Purgatorio.

Visto che l’indulgenza plenaria rimette completamente la pena dovuta, chi muore senza essere caduto nuovamente in peccato mortale non deve passare per il Purgatorio e accede direttamente al cielo.

Pertanto, come da tradizione, gli effetti della benedizione “Urbi et orbi” si compiono per chiunque la riceva con fede e devozione, anche se la riceve – come in questo caso, in un gesto unico in assoluto – in diretta attraverso i mezzi di comunicazione di massa. È proprio questo lo spessore del “gesto unico” che Papa Francesco ha voluto offrire a ogni credente con un rito cui nessun pontefice aveva mai fatto ricorso in tempi moderni, fatti di radio, tv e social.

Di seguito, il testo in latino della formula della benedizione “Urbi et Orbi” che il Papa ha pronunciato venerdì scorso alle 18.00.

– Sancti Apostoli Petrus et Paulus, de quorum potestate et auctoritate confidimus, ipsi intercedant pro nobis ad Dominum.

– Amen.

– Precibus et meritis beatæ Mariæ semper Virginis, beati Michælis Archangeli, beati Ioannis Baptistæ et sanctorum Apostolorum Petri et Pauli et omnium Sanctorum misereatur vestri omnipotens Deus et dimissis peccatis vestris omnibus, perducat vos Iesus Christus ad vitam æternam.

– Amen.

– Indulgentiam, absolutionem et remissionem omnium peccatorum vestrorum, spatium veræ et fructuosæ penitentiæ, cor semper penitens et emendationem vitæ, gratiam et consolationem Sancti Spiritus et finalem perseverantiam in bonis operibus, tribuat vobis omnipotens et misericors Dominus.

– Amen.

– Et benedictio Dei omnipotentis (Patris et Filli et Spiritus Sancti) descendat super vos et maneat semper.

– Amen.

Medici sfiniti

Aumentano i decessi, calano i contagi

Un invito dai medici baresi: restate a casa, l’unico modo per proteggere medici, personale sanitario e voi stessi. Diciassette morti in un solo giorno in Puglia. Sessantacinque complessivamente le vittime nella nostra regione.

Diciassette morti, ieri, in un solo giorno in Puglia. Mentre nel resto d’Italia, dove si registra un sensibile calo di ricoveri e decessi, in Puglia non si erano contati tanti morti dall’inizio dell’emergenza Coronavirus. In attesa di conoscere un nuovo, esaustivo quadro circa gli effetti provocati dal Covid-19, sono sessantacinque fino ad oggi le vittime accertate in Puglia.

Casi totali in Puglia: 1.182 89. Ottantanove in più rispetto a ieri (+8,9%). Per il quarto giorno il numero dei contagi resta basso. E’ la provincia di Bari a denunciare il maggior numero di contagi (387), seguita da Foggia (305). I diciassette decessi sono stati registrati in provincia di Lecce (uno, di 77 anni), in provincia di Brindisi (sei, di 77, 71, 82, 54, 87, 79 anni), in provincia di Foggia (otto, di 86, 92, 80, 77, 57, 89, 74, 75 anni) e in provincia di Bari (due, di 92 e 74 anni).

Intanto, da Taranto arriva la notizia del giorno. Fino al 3 aprile, causa l’emergenza Coronavirus, lo stabilimento siderurgico ArcelorMittal (ex Ilva) di Taranto sospende l’attività produttiva ai fini commerciali, garantendo solo mantenimento e salvaguardia di impianti e sicurezza, con l’utilizzo di 3.500 lavoratori diretti e 2.000 dell’indotto nell’arco delle ventiquattro ore. Secondo quanto riferito da fonti sindacali, il decreto è del prefetto di Taranto, Demetrio Martino.

EMERGENZA-PUGLIA

Ma torniamo all’emergenza sanitaria pugliese a causa del coronavirus. Dopo quattro giorni nel corso dei quali è stato registrato un minor numero di contagi, oggi in Puglia sono risultate positive al coronavirus 152 persone, mai un numero così alto dall’inizio dell’emergenza. Negli ultimi tre giorni i nuovi casi non erano mai andati oltre la soglia delle cento infezioni. Sono quattro, invece, i decessi rilevati nelle ultime ventiquattro ore. Complessivamente in Puglia sono 69 le persone morte e 612 quelle ricoverate, mentre i guariti sono 25.

Medici provati dalla sforzo a causa dell’emergenza coronavirus. Sul viso i segni rossi lasciati dalle mascherine. Medici che affrontano l’epidemia stando in prima linea, spesso con protezioni insufficienti. In questo periodo sono tante le immagini degli operatori sanitari in trincea nella lotta all’epidemia che sono circolate sui media. Ed è ispirandosi a quelle immagini che “Fimmg Bari” ha deciso di lanciare la campagna «Medici, non eroi”», per invitare i cittadini al distanziamento sociale. “Proteggili tu, resta a casa”, recitano i banner diffusi sui canali social e che riportano immagini di medici sfiniti. «Resta a casa. Proteggi i medici, il personale sanitario e te stesso: se hai sintomi, chiama il tuo medico», è l’invito dei sanitari baresi.

GB, MINISTRI KO

Per le notizie dall’estero, brutto colpo per il premier britannico Boris Johnson – «Non abbiate paura, stringete le mani tranquillamente!», giorni fa – contagiato dal coronavirus e attualmente in auto-isolamento. Lo riporta Downing Street. Il tampone è stato eseguito dopo che il primo ministro conservatore aveva accusato sintomi di contagio da Covid-19.  Contagiato anche il ministro della Sanità, Matt Hancock, che ha confermato in prima persona di essere a sua volta risultato positivo al test e di avere al momento «sintomi lievi». Anche il ministro Hancock è ora in auto-isolamento.

Insomma, contrariamente a quanto affermato dal primo ministro Johnson, e da uno studioso inglese («per gli italiani, un pretesto per fare una siesta…»), il Regno Unito purtroppo sta registrando un boom di casi di contagio e di morte per coronavirus. Per la prima volta i decessi aumentano di oltre cento in un giorno. Il numero censito delle persone infettate è cresciuto fino a 11.658 nelle ultime 24 ore, secondo i dati aggiornati a oggi del ministero britannico della Sanità, con un picco di 2.129 in più rispetto a ieri. Mentre il totale registrato dei morti è passato da 463 a 578, ossia un balzo di 115 in più. I test eseguiti nel Paese sono saliti intanto a quasi 105.000.

AFRICA PREOCCUPATA

La situazione dell’epidemia di coronavirus in Africa comincia a preoccupare.  Ci sarebbe un’evoluzione drammatica, con un aumento geografico del numero dei Paesi coinvolti e anche dei contagiati. L’allarme lo lancia la direttrice regionale dell’Oms per l’Africa, Matshidiso Rebecca Moeti. Da qualche giorno, sono 39 i Paesi interessati con circa 300 casi al giorno, per un totale di 2.234 casi. Difficili le misure di isolamento da adottare dove esiste una vita comunitaria molto forte. E’ necessario, ora, trovare altri metodi di igiene per minimizzare la propagazione.

Il Sudafrica, invece, ha annunciato i suoi primi due decessi per coronavirus e il superamento della soglia dei mille casi di contagio.  «Due persone sono morte nella provincia del Capo occidentale», il “Western Cape”, ha reso noto in un comunicato il ministro della Salute sudafricano Zweli Mkhize sottolineando che si tratta dei  «nostri primi morti di Covid-19» e che il numero dei casi «ha superato la soglia dei mille».

Intanto, il primo ministro francese, Edouard Philippe, ha annunciato, al termine del Consiglio dei Ministri, la proroga di 15 giorni del confinamento per i francesi. La misura restrittiva, dopo i primi quindici giorni,  sarebbe scaduta martedì 31 marzo.

La Cina continuerà a condividere informazioni ed esperienze senza riserve con gli Usa, disposta, viste le difficoltà di Washington contro il coronavirus, «a dare aiuto nella misura in cui le sue capacità lo consentono». Nella telefonata con l’omologo Donald Trump, il presidente Xi Jinping ha notato, spiega una nota del ministero degli Esteri, che ci sono molti cittadini cinesi, soprattutto studenti, negli Usa. Pechino tiene alla loro vita e «spera che la parte Usa adotti misure efficaci, garantendone sicurezza e benessere».

Cina e Usa dovrebbero «unirsi nella lotta» contro la pandemia letale che sta avanzando a livello globale, le parole di Xi, che nella telefonata avuta con Trump Xi ha espresso anche l’auspicio che Washington adotti «azioni reali» per migliorare i rapporti bilaterali, in base a quanto riferito dalla tv statale Cctv. Le relazioni tra i due Paesi, ha aggiunto, «sono arrivate a una congiuntura importante».

STATI UNITI, PRIMI!

Gli Stati Uniti sono diventati il primo Paese al mondo per casi di coronavirus: secondo i dati delNew York Times sono 81.488, più di Cina e Italia, con 1.178 morti in tutto il Paese. Si registra anche un focolaio, con 25 marinai contagiati, a bordo della portaerei americana “Roosevelt” che naviga verso Guam, nel Pacifico.

Per l’Oms-Europa ci sono «segnali incoraggianti» sul fronte lotta al coronavirus nella regione. Citando i cali registrati in Italia, si avverte però che è troppo presto per dire che il peggio è passato. Nel Vecchio Continente, secondo i calcoli dell’Afp sono più di 250mila i casi ufficialmente dichiarati, ovvero più della metà di quelli in tutto il mondo. La sanità britannica teme uno tsunami di ricoveri.

Il numero dei morti torna ad aumentare in Spagna con 769 vittime indicate nelle ultime 24 ore. Il bilancio totale dei morti sale così a 4.858. Lo scrive El Pais. Si contano inoltre 64.059 contagi da coronavirus, mentre sono 9.357 i guariti, riferiscono i media spagnoli citando le cifre fornite dal ministero della Sanità. «Ci sono già quasi 10.000 operatori sanitari contagiati in Spagna», riporta il sito di El Mundo sottolineando che, secondo gli ultimi dati, i casi del personale nella sanità positivo al coronavirus sono 9.444

In Romania accelera la velocità dei contagi da coronavirus. Come hanno riferito le autorità sanitarie, nelle ultime 24 ore sono stati accertati altri 263 casi, il doppio del giorno precedente, con il totale che sale a 1.292. Nel Paese balcanico si sono registrati al tempo stesso finora 24 decessi e 115 persone che sono invece guarite.

WUHAN, VIRUS BLOCCATO

Il contagio del coronavirus a Wuhan, capoluogo della provincia di Hubei nella Cina centrale, risulta attualmente «sostanzialmente bloccato»: è la valutazione fatta nel pomeriggio in una conferenza stampa da Liu Dongru, vicedirettore del comitato sanitario dell’Hubei, la provincia epicentro dell’infezione. Liu, ha riportato il Quotidiano del Popolo, ha anche spiegato che la città focolaio della pandemia ha visto il giudizio sul livello di gravità del rischio ridotto da «alto» a «medio». I casi registrati giovedì in Cina sono stati 55, di cui 54 importati e uno interno nello Zhejiang. La Commissione sanitaria nazionale ha citato nei suoi aggiornamenti quotidiani 5 nuovi decessi tutti nell’Hubei e 49 nuovi casi sospetti.

Notizie dalla Russia. Il governo ha ordinato la chiusura di tutti i bar e ristoranti nel Paese per contenere la diffusione del coronavirus. Lo ha annunciato il governo di Mosca. Anche i negozi,  tranne gli alimentari e le farmacie, dovranno chiudere tra il 28 di marzo e il 5 aprile, ovvero la settimana di ‘vacanza’ nazionale decretata da Putin per combattere la diffusione del coronavirus. Lo ha annunciato il sindaco della capitale Serghei Sobyanin sul suo sito.  Sono oltre mille i casi di Covid-19 accertati in Russia, tre i decessi.

Continuano ad aumentare velocemente i contagiati da Coronavirus in Germania: sono saliti a 43.646 i casi postivi segnalati dall’Hopkins University, secondo la quale il bilancio delle vittime è di 239. Questa mattina i positivi registrati erano 37.323 e le vittime 206: dato che segnala che solo oltre 6000 i nuovi casi registrati. Il ministro della Salute Jens Spahn ha affermato oggi che i tedeschi sono davanti “alla quiete prima della tempesta”.

«Nostalgia canaglia»

Artigiano, un titolo di studio, Mbaye si racconta

«Fa brutti scherzi. Mio padre è rimasto a casa, io una volta in viaggio non mi sono più voltato. Sei mesi a piedi, poi un imbarco, finalmente l’Italia. Non ho corso pericoli, l’ho scampata bella»

«Mi sento artigiano a tempo pieno, ogni volta che mi viene richiesta dimostro la mia professionalità, nella speranza di trovare un impegno più costante». Mbaye, ventisette anni, arrivato in Italia poco più di due anni fa, ha le idee chiare sul suo futuro. «Ammesso che me lo facciano fare – dice sorridendo – perché, alla fine non sono così rigido: l’importante è trovare un buon lavoro; certo, il mio titolo di studio – diploma da artigiano – aiuterebbe, ma sono nelle mani di chiunque voglia darmi un’occasione».

Giunge dal Senegal, Mbaye, fede musulmana, un francese impeccabile, un italiano in via di perfezionamento. Racconta del suo viaggio, che non è stato proprio poi tutto questo incubo come quello raccontato da suoi connazionali o “fratelli” provenienti da altri Paesi africani. «Certo, anche io ho vissuto alla giornata, ma per fortuna non sono passato dalle mani di gente senza scrupoli». Il riferimento è a milizie e asma boys, giovani criminali che, secondo qualcuno, godono di una certa protezione. «Fanno il lavoro sporco al posto di altri – spiega Mbaye – tutti elementi poco raccomandabili, non hanno molte idee che gli frullano per la testa: tutto passa attraverso un modo di operare violento, di solito manifestato con un’arma puntata contro la faccia o un colpo rifilato ovunque capiti con il calcio di un fucile; non si accontentano degli spiccioli, vogliono soldi, tanti, altrimenti sono guai: io sono passato indenne da queste torture, ma molti amici e conoscenti con cui ho parlato, mi hanno raccontato cose da pazzi…».

PERICOLO SCAMPATO

Mbaye, pericolo scampato. «Parto dal mio Senegal: mio padre superati i settant’anni, aveva anticipato a me e al resto della famiglia, che lui sarebbe rimasto volentieri a casa; non gli andava di mettersi in viaggio per cercare un posto dove stare meglio; fosse venuto via, secondo me, avrebbe corso il rischio di rimetterci la pelle: la nostalgia fa brutti scherzi; anche io ne soffro, ma quando ho salutato lui, mamma e il resto della famiglia, me ne sono subito fatto una ragione: fossi venuto via, almeno per qualche anno, non mi sarei guardato indietro, proprio per non avere la tentazione di tornare sui miei passi; potevo ritenermi fortunato per come fosse andato il passaggio obbligato dal mio Senegal alla Libia, prima dell’imbarco per l’Italia».

E’ sincero il ventisettenne senegalese, non fa giri di parole quando confessa viaggio e ambizioni. «Non avevo una meta precisa, diciamo che non pensavo a fermarmi in Italia: nella testa avevo, comunque, l’Europa, il suo Nord, Francia, Germania, Inghilterra, non so; una volta attraversato il Mediterraneo mi sarei fermato dove avrei trovato il clima più ospitale, la possibilità di lavorare».

Il motivo che ha spinto Mabaye a lasciare il suo Paese. «Un diverbio più acceso con il mio capo, lui che organizzava il mio lavoro e quello degli altri; le ore di lavoro si moltiplicavano, i soldi diminuivano: chiedere il motivo di tutto questo e il perché ci facessero spezzare la schiena per pochi denari, non era bene accetto; non abbiamo chi tutela salute e posto di lavoro, non esiste democrazia in queste cose, vale la legge del più forte: “Mbaye, da domani trovati un altro lavoro, qui non ci servi più!”. Non abbiamo i sindacati, così dovetti raccogliere le mie cose e andare via e comunicare alla mia famiglia l’allontanamento dal posto in cui sgobbavo».

«TOGLI IL DISTURBO…»

Nonostante un titolo di studio, non c’era altra strada. «Quando manchi di rispetto a un capo, non ti resta che fartene una ragione: sei fuori dal mercato del lavoro, almeno nella tua città non ti prende più nessuno, è come se avessi una malattia contagiosa…Il mio diploma di artigiano serviva a ben poco, mi toccava andare a fabbricare sedie e tavolini, fare riparazione altrove, lì non c’era più spazio per me…».

«Tanto valeva andarsene dal Senegal – riprende Mbaye – quella non era più vita, vero che il mio Paese andava riprendendosi dalla crisi economica, ma i benefici il popolo proprio non li avvertiva, per noi il benessere restava sulla carta, ancora un miraggio; salutati i miei cari, gambe in spalle cominciai a camminare senza mai voltarmi, il mio obiettivo era la Libia, dove mi sarei imbarcato per l’Europa: mi fermavo in qualche villaggio, mi offrivo per fare lavoretti, aggiustare sedie, tavoli, armadi, divanetti, per un piatto di pasta e qualche spicciolo; poi riprendevo il viaggio, a piedi: un giorno eravamo una decina, disposti in fila indiana, uno dietro l’altro, un altro giorno una ventina; cambiavano i compagni di viaggio, ma l’obiettivo restava l’imbarco…».

Nessun contrattempo in un viaggio durato sei mesi, scongiurato il pericolo di milizie e ragazzi terribili. «Ci imbarcammo in più di novanta, un gommone piccolo, stavamo tutti raccolti in pochi metri, l’unica cosa che ci dava coraggio era la possibilità che avremmo incontrato qualche nave che ci avrebbe raccolti e accompagnati sulla terraferma, possibilmente non daccapo in Libia; in lontananza vedemmo una nave militare italiana, ci sbracciammo, ci avvistarono e vennero incontro: ci offrirono vestiti puliti e cibo, io che non vedevo il pane da giorni, fu il pranzo più bello della mia vita; arrivammo in Sicilia, io fui indirizzato a Taranto, Centro di accoglienza “Costruiamo Insieme”, da quel momento per me cominciò tutta un’altra vita, in meglio naturalmente».