L’ADDIO A BENEDETTO XVI

Giovedì l’addio a Joseph Ratzinger

In Vaticano, capi di Stato di Italia e Germania. Ma anche politici e rappresentanti di altre religioni intervenuti da tutto il mondo. Duecentomila fedeli in tre giorni hanno tributato l’ultimo saluto al papa emerito scomparso a novantacinque anni. Papa Francesco: «E’ stato un grande maestro di catechesi», la folla a gran voce «Santo subito!»

pope-2073854_960_720E’ andato via con la stessa discrezione con cui ha gestito il suo pontificato, tracciando nei suoi interventi talvolta anche severi linee-guida in momenti in cui la fede sembrava come si stesse disorientando. Benedetto XVI, fra i meriti, ha avuto di sicuro quello di richiamare a sé i fedeli, per poi consegnare con le sue storiche dimissioni, un popolo nella mani sapienti del suo successore, papa Francesco.

Deceduto lo scorso 31 dicembre all’età di novantacinque anni, il papa emerito Benedetto XVI, si era dimesso nel 2013 dopo un pontificato di otto anni. Giovedì 5 gennaio si sono svolti in Vaticano i suoi funerali.

Preghiera e commozione, prima che il feretro del papa emerito Benedetto XVI lasciasse il sagrato di San Pietro, papa Francesco si è avvicinato per porre una mano sulla bara.

La salma di Benedetto XVI è stata tumulata nelle Grotte vaticane, nel posto che anni prima lui stesso aveva scelto. La basilica vaticana ha riaperto i suoi battenti lo stesso giovedì pomeriggio, ma non sarà ancora possibile visitare le Grotte vaticane per vedere la tomba di papa Joseph Ratzinger. Si attenderà il completamento dei lavori, difficile che prima di domenica i fedeli potranno tributare l’estremo saluto al papa emerito.

pope-benedict-xvi-84230_960_720GIOVEDI’ MATTINA L’ADDIO

Nella mattinata di giovedì sono giunti a San Pietro Roma, da tutto il mondo, politici, capi di Stato e rappresentanti religiosi sono arrivati per dare l’ultimo saluto a Benedetto XVI. Fra gli altri, erano presenti il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, la premier Giorgia Meloni e l’ex premier Mario Draghi.

Da una prima stima, pare che i fedeli intervenuti alle esequie fossero cinquantamila circa. Prima della conclusione del rito, la folla di fedeli ha scandito più volte “Santo subito!”, a sottolineare l’affetto che Benedetto XVI, discreto, ma importante, aveva avuto nell’arco dei suoi otto anni di pontificato.

Dalle prime luci del mattino di giovedì, sventolano bandiere tedesche. Non appena il protocollo lo consente, ecco la corsa per trovare un posto a sedere. Un primo blocco davanti alla chiesa è già tutto pieno, mentre tanta altra gente sta arrivando dopo i rigorosi controlli che daranno accesso a piazza San Pietro per tributare l’ultimo saluto a papa Ratzinger.

Un interminabile applauso accoglie a Piazza San Pietro l’arrivo del feretro di Benedetto XVI. Dalle prime luci dell’alba migliaia sono già migliaia e migliaia i fedeli che parteciperanno poche ore dopo ai funerali del papa emerito.

st-peter-1128858_960_720UN OMAGGIO DURATO TRE GIORNI

Sono state almeno duecentomila in tre giorni i fedeli che hanno reso omaggio a Ratzinger, la cui salma è rimasta esposta per settantadue ore all’interno della Basilica, simbolo della cristianità. Una coda umana senza fine di fedeli, ma anche di turisti, come quella cui si è assistito nella mattinata di giovedì, quando cioè papa Francesco ha presieduto le esequie per rendere l’ultimo saluto al suo predecessore.

«E’ stato un grande maestro di catechesi», aveva detto papa Francesco nell’Aula Paolo VI, dove mercoledì aveva tenuto la tradizionale udienza generale. «Il suo pensiero acuto e garbato – aveva proseguito – non è stato autoreferenziale, ma ecclesiale, perché sempre ha voluto accompagnarci all’incontro con Gesù».

A celebrare il rito, il decano del Collegio cardinalizio, il cardinale Giovanni Battista Re. Più di mille i giornalisti accreditati, mentre tremilasettecento sono stati i sacerdoti presenti alle esequie. Presenti le delegazioni ufficiali di Italia e Germania ma anche altri Capi di Stato.

Fra gli striscioni esposti, uno fra gli altri, in lingua tedesca: «Danke Benedikt», a sottolineare la presenza massiccia di fedeli tedeschi intervenuti a San Pietro per tributare gli applausi e l’ultimo saluto a Ratzinger. Dopo la Messa esequiale, le spoglie di Benedetto XVI sono state trasferite nelle Grotte vaticane, nella tomba che fu di Giovanni Paolo II. Una traslazione delle sue spoglie con la tumulazione nel luogo che lui stesso, si diceva, aveva indicato.

«Forza piccolo Ryan!»

Sei anni, picchiato brutalmente a calci e bastonate dal nonno

Numerose le attestazioni di vicinanza. Anche da parte del mondo del calcio. In un primo momento il ferimento era stato attribuito a un pirata della strada, poi la confessione. Denunciati a piede libero l’autore del pestaggio, settantacinque anni, e la nonna del piccolo. La reazione dei genitori del bambino ancora in prognosi riservata

pexels-photo-635356Ryan, sei anni, fratture a otto vertebre e a un braccio, lesioni alla milza e a una costola che ha perforato un polmone, un ematoma alla testa. E’ il piccolo picchiato a bastonate e calci dal compagno della nonna, un uomo di settantacinque anni. In un primo momento nonna e nonno acquisito, avevano raccontato al papà del piccolo che le ferite riportate dal figlio erano state causate da un pirata della strada. Poi la ritrattazione e la piena confessione dell’aggressore.

Fatte la debita premessa sul grave episodio accaduto lo scorso 19 dicembre a Ventimiglia, provincia di Imperia, la storia torna sulle prime pagine di giornali e nel sommario dei notiziari per il videomessaggio di vicinanza fatto pervenire al papà di Ryan da un calciatore della squadra per cui tifa il figlioletto, l’Inter, dal difensore Francesco Acerbi.

«Ciao, ho saputo dell’accaduto, resto di ghiaccio e stupito per quello che è successo; mi spiace molto, sono cose che non devono capitare; so che sei un grande tifoso dell’Inter. Io e i miei compagni ti chiediamo di non mollare, di avere grande forza e coraggio e so che ce l’hai davvero. Ti invito allo stadio, ti farò conoscere tutti i giocatori se vuoi, quindi riprenditi. Ti aspettiamo ti mando un grande abbraccio di cuore, come se fossi mio figlio».

094852186-10add9d9-f51a-4c4d-b83a-d730f6f9a974«VIENI A SAN SIRO»

Queste le parole contenute in un videomessaggio che Acerbi ha voluto inviare a un tifoso d’eccezione: Ryan, si diceva, il bimbo di sei anni di Ventimiglia, massacrato di botte dal compagno della nonna. Il piccolo è ricoverato all’ospedale Gaslini di Genova e sembra che le sue condizioni poco per volta stiano migliorando. «La tua Inter è con te – conclude il difensore dell’Inter nel messaggio pubblicato sui social dal padre del piccolo – e quando sarai guarito, conoscerai tutti i giocatori della tua squadra del cuore. Forza, San Siro ti aspetta».

Così ha scritto, e bene ha fatto, Andrea Moggio su Repubblica a proposito dell’aggressione violenta ricevuta dal piccolo da parte del settantacinquenne compagno della nonna. Motivo di una violenza inaudita, a bastonate e calci, la presunta disobbedienza ad un ordine che l’uomo gli avrebbe dato. Nei giorni scorsi sono stati tanti i giornali, i notiziari, i siti ad aver dato la brutale notizia. Torna con grande impeto, in prima pagina, perché adesso il mondo del calcio l’ha fatta sua. Inutile dire quanto lo sport più amato del nostro Paese, possa fare da grancassa, sensibilizzare un popolo sterminato, talvolta più attento a un rigore che non ad un fatto di cronaca agghiacciante. Così gli organi di informazione hanno rispolverato e ripreso quel fattaccio di cronaca, tornando sulle condizioni del piccolo che per quanto disobbediente fosse stato (appena sei anni, non scherziamo!), non meritava certo una punizione del genere: poco per volta, Ryan si starebbe riprendendo.

Sarebbero, infatti, in leggero miglioramento le condizioni del bambino. «Gli hanno tolto il drenaggio polmonare – ha detto il papà di Ryan – mi ha accarezzato il viso e ha voluto un abbraccio: ha guardato un po’ dei suoi cartoni animati preferiti e chiesto della mamma e del fratellino». Un lungo calvario. Oltre ai traumi accertati inizialmente, infatti, è anche emerso un ematoma alla testa. I medici dell’ospedale pediatrico “Gaslini” di Genova hanno programmato la riduzione della sedazione al bambino per verificare la reazione cerebrale.

pexels-photo-1250452ANCORA PROGNOSI RISERVATA

Il piccolo, comunque, resta in prognosi riservata, mentre proseguono le indagini per chiarire cosa sia davvero avvenuto tra il bambino e il compagno di sua nonna. Il settantacinquenne l’avrebbe aggredito perché il piccolo avrebbe disobbedito a un suo ordine. L’uomo si è costituito solo dopo diversi giorni ammettendo di aver picchiato brutalmente il piccolo, confessando di aver perso la testa dopo averlo visto entrare nella stanza dove stava sistemando dei mobili.

Adesso è iscritto nel registro degli indagati per lesioni gravissime, mentre la nonna paterna del bimbo è indagata per concorso. In un primo momento la coppia di anziani aveva accusato un presunto pirata della strada per le ferite riportate dal bambino. Mentre i due risultano a piede libero, a Ventimiglia sono apparsi striscioni che incoraggiano il piccolo e chiedono giustizia. La gente si sta muovendo anche in concreto per i genitori del piccolo Ryan: è stata avviata, infatti, una raccolta fondi da destinare ai suoi genitori in modo da aiutarli ad affrontare le spese di alloggio a Genova.

«Non riesco a darmi pace. Non posso sopportare che al mio bambino sia stato fatto tutto questo. Ha avuto anche la faccia di venirmi a dirmi in ospedale “forza”! Devi marcire lentamente», ha scritto su Facebook il papà del bimbo che non riesce a darsi pace. «Se questa è la verità, dove hai trovato il coraggio di commettere un gesto simile! Figlio mio, sto lottando con tutto me stesso per te, per i tuoi diritti, per la tua dignità».

Concerto di Capodanno, un grande abbraccio

Domenica 1 gennaio, Teatro comunale Fusco di Taranto

Orchestra della Magna Grecia diretta dal Maestro Piero Romano. Applausi e bis. Prove straordinarie di Sara Rossini (soprano) e Nico Franchini (tenore). Musiche di Strauss, Rossini e Puccini, la cornice musicale al primo brindisi dell’anno. Apertura con l’Inno di Mameli, la chiusura con la Marcia di Radetzky

FB_IMG_1672581241114Nei quartieri limitrofi qualche botto di troppo. In alcune zone vola giù dai balconi qualsiasi cosa: lavatrici, frigoriferi, perfino tazze del water (immancabili, conservate con cura per il lancio dell’ultimo dell’anno). Da qualche altra parte, ma non parliamo solo del Borgo, del centro cittadino, dove la gente normalmente si fionda nella tarda mattinata di Capodanno. Chi compie lo struscio fra via Di Palma e via D’Aquino, indossa l’abito della festa, la sciarpa o il cappello trovato sotto l’albero. Anche un salutare pizzico di vanità ogni tanto fa bene. In una strada centrale, adiacente, si indossa addirittura l’abito importante, possibilmente corredato da una sciarpa, un foulard, una cravatta, un papillon di colore rosso. E’ il primo giorno dell’anno e sono in molti ad aver accettato l’invito al Teatro comunale Fusco di Taranto.

Inno di Mameli all’inizio, Marcia di Radetzky alla fine. Il pubblico in piedi, applaude. Un’ora e mezza di Concerto di Capodanno. Protagoniste, fra le altre, le musiche di Strauss, Rossini, Puccini, Verdi, Donizetti, Gounod, Gastaldon e Lara, eseguite dall’Orchestra della Magna Grecia diretta dal Maestro Piero Romano, interpreti il soprano Sara Rossini e il tenore Nico Franchini.

FB_IMG_1672581230655BENVENUTO 2023

Si festeggia il 2023, pensando positivo, con il desiderio di una città che si abbraccia e abbraccia iniziative come il Concerto di Capodanno e che indossa e mostra il suo abito della festa in una tradizione, quella del Concerto di Capodanno, che parte ormai da lontano.

Quel “Concerto” che sta diventando un appuntamento fisso, tant’è il fatto che in tanti rispondano all’invito vuol dire che piace. L’obiettivo era quello di fare di questo appuntamento una festa elegante, perché talvolta occorre condire le cose anche con un tocco di sobrietà.

Applausi a scena aperta all’Orchestra della Magna Grecia, al soprano Sara Rossini e al tenore Nico Franchini. Una Sara Rossini, brillante come il suo partner, Nico Franchini. La Rossini, allieva dell’Accademia del Teatro alla Scala di Milano e protagonista nei maggiori teatri lirici italiani e internazionali, vanta fra le sue interpretazioni: Lauretta in “Gianni Schicchi”, Sophie in “Werther”, Contessa ne “Le Nozze di Figaro”, Fiordiligi in “Così fan tutte” e, alla Scala, Gretel in “Hänsel und Gretel”.

FB_IMG_1672581236997DA MAMELI A RADETZKY

Nico Franchini, tenore, ha preso parte a Masterclass con artisti di levatura internazionale e partecipato in veste di solista a numerosi concerti in Italia e all’estero. Interpreta Rodolfo (“La bohème”), Nemorino (“L’elisir d’amore”), il Conte Ivrea (“Il giorno di regno”), Cornelia (ruolo entravesti, ne “Il trionfo dell’onore”), Don Luigino (“Il viaggio a Reims”), l’Abate poeta (“Andrea Chenier”), Conte d’Almaviva (“Barbiere di Siviglia”).

Fra i brani eseguiti nel Concerto di Capodanno, oltre ai già menzionati Inno di Mameli e la Marcia di Radetzky: Oh mio babbino caro (Gianni Schicchi, Puccini), Questa o quella (Rigoletto, Verdi), Overture (Nabucco, Verdi), Una furtiva lagrima, Esulti pur la barbara, Caro Elisir sei mio! (Elisir d’amore, Donizetti), Kleine Chronik: Polka (Op.128, Strauss), Ohne Sorge! (Op. 271, Strauss), Aria dei gioielli (Faust, Gounod), Musica proibita (Gastaldon), Granada (Lara).

L’addio e la speranza

Eva Degl’Innocenti saluta il MArTa

La direttrice del Museo archeologico nazionale da gennaio dirigerà i Musei Civici di Bologna. Si congeda con la programmazione del 2023. Intanto, fra gli ultimi atti formali, l’intesa fra istituzioni: Polo museale, Comune di Taranto e ICO Magna Grecia. Ma la collaborazione potrebbe proseguire: allo studio un protocollo fra i due musei. Quadri sonori di Marianelli, Achille Lauro e Cristicchi

La rete di collaborazione tra le istituzioni del territorio, dal MArTa al Comune di Taranto, passando per l’Orchestra della Magna Grecia, unite da un protocollo d’intesa, continua anche per il 2023, con nuovi progetti di ricerca, valorizzazione e sviluppo.

Ma la presentazione della nuova rassegna di “MArTa in Musica”, è stata anche l’occasione per anticipare l’addio della dottoressa Eva Degl’Innocenti per anni alla guida del Museo Archeologico Nazionale di Taranto. Dal gennaio 2023 sarà la nuova direttrice dei Musei Civici di Bologna.

L’ultimo passaggio, nel primo pomeriggio di mercoledì 28 dicembre, è stato impiegato per presentare intanto la rassegna musicale “MArTa in musica” che partirà il prossimo 22 gennaio con il concerto “Vivaldi suona Vivaldi” con Paolo Vivaldi direttore, Paolo Carlini fagotto, Ensemble della Magna Grecia.

Per il 2023 saranno dodici gli appuntamenti di “MArTa in Musica”, concerti in programma di domenica mattina, all’interno del Museo, con inizio alle ore 11.45. Una programmazione a cura dell’Orchestra ICO Magna Grecia e dell’Associazione Matera in Musica.

UNA NUOVA STAGIONE

L’intera stagione sarà espressamente curata dal Maestro Maurizio Lomartire dell’orchestra ICO Magna Grecia, dal Maestro Pierfranco Semeraro del L.A. Chorus, e dalla dott.ssa Eva Degl’Innocenti, direttrice del Museo Archeologico Nazionale di Taranto – MArTa.

Ogni concerto, come per la prima edizione, che ha riscosso il favore del pubblico, sarà anticipato dalla presentazione di un reperto del museo e da una breve introduzione all’esecuzione musicale, intesa come guida all’ascolto che illustrerà i contenuti dell’evento e ne contestualizzerà l’essenza storica e culturale.

Ma per il 2023 si rinnova non solo l’appuntamento con “MArTa in Musica”. Proseguirà, infatti, anche la “sonorizzazione” del Museo, che quest’anno ha aderito al progetto Quadri Sonori dell’Orchestra della Magna Grecia. Per il Museo sono già stati realizzati due Quadri Sonori: “Il Sogno di Marsia” del compositore e premio Oscar Dario Marianelli, per il primo piano del MArTa, e “La Grande Madre”, dell’autore Achille Lauro per il terzo piano del Museo.

Ora toccherà a Simone Cristicchi, musicista, attore, autore teatrale oltre che scrittore a realizzare il terzo ed ultimo Quadro Sonoro del Museo Archeologico Nazionale di Taranto, ispirato dalla Collezione Ricciardi.

«Sono particolarmente onorata di aver curato insieme ai Maestri Maurizio Lomartire e Pierfranco Semeraro – ha dichiarato la direttrice Eva Degl’Innocenti – la nuova stagione concertistica “MArTa in Musica” dell’anno 2023 che fa parte della programmazione scientifico-culturale dell’anno 2023 del MArTa. Era per me particolarmente importante garantire una programmazione completa del Museo del prossimo anno poiché da gennaio 2023 non sarò più direttrice del MArTa e prenderò la direzione generale del settore dei Musei Civici di Bologna. Inoltre sono lieta di poter completare con il terzo Quadro Sonoro ispirato alla Collezione Ricciardi, affidato al compositore Simone Cristicchi, il percorso musicale del MArTa».

MUSEO E TERRITORIO

«I progetti congiunti – ha proseguito – danno lustro al nostro Museo e all’intero territorio. I musei che sono servizio pubblico essenziale hanno il compito di allargare la partecipazione culturale e i progetti come quelli condivisi con l’Orchestra in questi anni si muovono certamente in questa direzione».

«Non possiamo ignorare che la musica sia un linguaggio universale – l’intervento del Maestro Romano – il contenuto emotivo di un brano musicale raggiunge gli ascoltatori a prescindere dalla cultura di appartenenza; è una forma di comunicazione unica, favorisce la coesione sociale, crea connessione, funge da legame corale, la gente si riunisce con la musica. Nei progetti condivisi con il Museo MArTa con la sua direttrice Eva Degl’Innocenti, la musica dell’Orchestra della Magna Grecia ha potuto assolvere al compito più importante che è affidato alla musica, quello di essere uno strumento di rivoluzione culturale. Ringrazio la dottoressa Degl’Innocenti, per averci dato la possibilità di fare insieme a lei al suo staff al museo da lei diretto in questi anni una parte di rivoluzione culturale nel nostro territorio».

Nel corso dell’incontro di mercoledì pomeriggio è stato mostrato il video di Simone Cristicchi, il cantautore al quale è stato commissionato il terzo Quadro sonoro che sarà installato nel MArTa.

«Da ragazzo sognavo di diventare archeologo – ha dichiarato l’artista – scoprire tombe inviolate, recuperare oggetti sepolti nell’oblio del tempo e riportarli alla luce. A ripensarci, il lavoro che svolgo oggi sopratutto in teatro e nei miei libri, è lo stesso: recuperare vecchie storie dimenticate, e dare nuova luce ai dimenticati dell’epopea umana. Lavorerò con grande entusiasmo ed emozione ad una partitura inedita per la Collezione Ricciardi, una collezione dal fascino senza tempo, che ancora ci interroga sui misteri della fede, conservata in un museo ricco di memoria».

«Sono quindi orgoglioso e onorato di comporre il quadro sonoro per il Museo Archeologico Nazionale di Taranto – ha concluso Cristicchi – città a cui sono particolarmente legato. Grazie alla fiducia di Piero Romano direttore artistico dell’Orchestra Magna Grecia e ideatore di questo progetto Quadri Sonori e alla disponibilità della dottoressa Eva Degl’Innocenti direttrice del museo MArTa».

E non serve che sia Natale…

Napoli, donna soccorsa dai Carabinieri

Disperata telefona al “112”: «Non mangio da tre giorni, non ho soldi e sono sola». I militari le fanno la spesa e segnalano le sue condizioni: chiamano un medico, la fanno visitare e assicurano «che la donna riceverà conforto dagli enti assistenziali del posto e le garantiranno una vicinanza costante». Così va già meglio, auguri a tutti

«Non mangio da tre giorni, non ho soldi e sono sola». Anche questo è Natale. Fermiamoci cinque minuti. Forse troppi, visto come andiamo di corsa. Allora, basta un solo minuto. Invece di leggere quaranta, cinquanta righe, leggete le prime quattro, cinque. E’ sufficiente per avere un’idea di cosa sia “anche” il Natale.

Una donna vive fra gli stenti, non mangia da giorni. Evidentemente non ha parenti, amici, e se li ha, di lei se ne infischiano. E allora, alle strette, formula il numero più semplice da quel piccolo, “antico” cellulare che le hanno regalato, con la preghiera di usarlo in caso di necessità. Formula il “112”, chiama i Carabinieri, uno di quei numeri che non fanno “scattare” il pagamento alla sola risposta. «Non mangio da tre giorni, non ho soldi e sono sola».

Possibile che di questi tempi possa accadere ancora qualcosa di simile? Ciro Pellegrino, Fanpage, un collega attento e sensibile (il che non guasta in un mestiere fatto solo di cronisti…), fa sua questa storia, la segnala a quel mondo di lettori che giorno dopo giorno va allargandosi premiando l’attento lavoro di redazione. Grazie anche per queste. Riprendere, ribattere un’agenzia, una notizia, in questo lavoro, è la cosa più semplice di questo mondo. Cercare, scoprire una notizia degna di essere segnalata, non è per tutti.

NIENTE NOTIZIE TRISTI…

Con il massimo rispetto dei colleghi che impaginano i notiziari nazionali, notizie come questa difficilmente trovano spazio. E’ la logica del Natale, di quel consumismo “tanto al chilo”, che sconsiglia di impaginare storie strappalacrime: la gente è a tavola, sta affettando il panettone e roba come quella delle sessantatreenne, in un giorno di festa, proprio non vuol sentirla. «Almeno il giorno di Natale!», dice qualcuno. E, dopo il pranzo con amici o parenti, addenta il panettone e alza il calice per un brindisi: «Buon Natale! E tanti auguri di buona salute, a voi e ai vostri cari!».

Poi ci sono gli inserzionisti. Vogliono che la pubblicità pagata cara, la vedano a milioni, dunque se si parla di cose tristi la gente cambia. A Natale, è raro, tranne il classico “La vita è meravigliosa” di Frank Capra, le tv fanno la corsa nel programmare i titoli più divertenti. Insomma, ci fosse stato ancora Mike Bongiorno, non ci sarebbe stato niente di meglio che un suo «Allegriaaa!».

Fatta la debita premessa al nostro Natale, celebrato fra sito e chat, raccontiamo la storia segnalata, stavolta, da Pellegrino: «Non mangio da tre giorni, non ho soldi e sono sola». I soldi della pensione sociale della donna, ripetiamo, sessantré anni, vanno via per affitto e bollette. A metà mese, quei pochi soldi sono già finiti. Il resto, si legge, è privazione e mortificazione, cinghia tirata all’inverosimile e speranza di sfangarla.

MELITO, NAPOLI, ITALIA

Melito di Napoli, una delle zone dell’area metropolitana di Napoli a ridosso del popoloso centro e il quartiere di Scampia. Una telefonata al “112”, ai Carabinieri. E’ disperata ma non perde quel senso di contegno di chi non ha denaro ma dignità da vendere.

La donna, con voce spezzata dalla vergogna, racconta ai militari quello che sta attraversando. I carabinieri della tenenza di Melito comprendono subito la delicatezza di quelle parole. Raggiungono la donna e scoprono una realtà ancora più difficile.

Sola, vedova da tempo, non ha reddito. In quel preciso istante non può permettersi un tozzo di pane, né di pagare le bollette. Da tre giorni un solo yogurt nello stomaco e qualche farmaco per alleviare uno stato d’animo in bilico tra disperazione e ancora disperazione. Ad aggravare il tutto: l’assenza di una pensione sociale e il deserto familiare. Ha un solo figlio ma è lontano (non solo geograficamente).

I militari a casa della donna si presentano con la spesa: acqua (che mancava!), frutta, pane, pasta, un pasto caldo ristoratore, un pandoro. Ecco il gesto natalizio. Che ovviamente non finisce con il brindisi natalizio.

CARABINIERI: VICINANZA COSTANTE

Gli enti assistenziali e il welfare cittadino devono poter garantire a questa donna tutto ciò che uno Stato degno questo nome ha il dovere di mettere in campo per i più deboli. E dal comando provinciale della provincia di Napoli si apprende che i carabinieri «si assicureranno che la donna riceva conforto dagli enti assistenziali del posto e le garantiranno una vicinanza costante».

Un plauso all’Arma, che ogni anno, di questi tempi, si distingue non solo per le operazioni militari, ma anche per gesti di grande generosità. Ascoltare una donna indigente, regalarle un sorriso e una busta della spesa, con dentro generi di conforto che potranno assicurarle il giusto ristoro, è un gesto nobile. Qualcosa che, purtroppo, sfugge ai più, specie di questi tempi. E non circoscriviamo il campo al solo Natale, del resto qualcuno diceva: «E non serve che sia Natale, per scoprire di avere un cuore». Natale dovrebbe essere tutti i giorni.