UN MURALES MOZZAFIATO

Un’opera realizzata a Taranto selezionata fra le cento più belle al mondo

Titolo: “L’amore è più forte della morte”. Realizzata dall’olandese JDL (Judith de Leeuw). E’ in bella mostra sul muro di un palazzo del quartiere Paolo VI. Ora è candidata allo Street art cities – Best street art awards 2022. Manufatti presenti in novantadue città di trenta Paesi del mondo

7196137_28093353_2aA Taranto uno dei cento murales più belli al mondo. E’ “L’amore è più forte della morte”, opera di Judith de Leeuw (JDL) realizzata per il progetto Trust su un muro laterale di un palazzo del quartiere Paolo VI. Considerata fra le migliori cento opere al mondo, ora è candidata allo Street art cities – Best street art awards 2022. Cento opere presenti in novantadue città di trenta Paesi del mondo.

La selezione è durata dodici mesi. Tanto ci è voluto perché “Street Art Cities” individuasse i cento murales più belli al mondo. Nello specifico, si chiamano “Best Street Art of 2022 Awards” e, in totale, vedono in lizza in totale ben sette opere italiane. Adesso bisogna attivarsi e sostenere l’opera realizzata nel quartiere cittadino di Taranto scaricando l’app gratuita (Street Art Cities).

“L’amore è più forte della morte” è stato realizzato all’interno del Progetto Trust. In sostanza, come scrivono i critici, tutti possono imparare qualcosa dalle persone che non sono più al mondo. In ordine di tempo, quella tarantina è la quarta parete dedicata alla mente del padre di JDL, recentemente scomparso. Artista che ha trascorso il suo ultimo anno promuovendo il messaggio più importante e stimolante al mondo: la presenza fisica che rimane intatta.

Senza titoloUNDICI ARTISTI A TARANTO

Sono stati undici, in tutto, gli artisti, provenienti da ogni parte d’Europa ad aver progettato e successivamente realizzato altrettanti graffiti realizzati sulle facciate dei palazzi dei quartieri di Taranto. Dalle periferie come al centro della città in occasione della terza edizione del progetto T.R.U.St (Taranto Regeneration Urban and Street). E’ dal 2020 che la nostra città figura sulle mappe internazionali per ciò che attiene i siti riservati all’arte pubblica.

Inoltre, da quest’anno Taranto aggiunge alla sua collezione undici nuove opere che vanno ad aggiungersi alle ventidue già presenti.

Della forza espressiva e la mission verso il racconto di temi sociali delle figure e dei volti a firma di JDL (Olanda), abbiamo detto. Queste gli altri protagonisti e le altre opere: Super A, indicato come uno dei migliori street artist al mondo, olandese anche lui, che ha disegnato un personaggio classico dei cartoni animati e della cultura pop per rivelare il suo lato più realistico e umano.

nadia_toffa_progetto_trust_taranto-1670424992530.jpg--E L’INDIMENTICATA NADIA TOFFA

C’è anche un’opera della spagnola Anna Taratiel con la sua astrazione geometrica realizzata per accendere una riflessione sull’ambiente e l’italiano Etsom con la rivisitazione del delfino, simbolo della città di Taranto. Proseguendo con l’omaggio nel quartiere Salinella a cura di Claudio Morne. Un tributo molto sentito in città, dedicato alla giornalista-conduttrice Nadia Toffa prematuramente scomparsa a causa di un male incurabile e che si era battuta fino all’ultimo per una città inquinata dall’industria.

Fra gli altri artisti: l’irlandese Aches, che ha realizzato la sua opera con le tecniche dei sub-pixel e la teoria additiva del colore; Vesod, fra gli artisti più interessanti del panorama italiano; e, ancora, le geometrie, le linee, il lavoro sul lettering e le finestre dell’italiano Joys; la delicatezza espressiva del corpo umano di IOTA, proveniente dal Belgio; l’iperrealismo dedicato ai temi del cambiamento climatico dallo spagnolo Dadospuntocero e il surrealismo, anche questo un “made in Italy”, di Alessandra Carloni. Il progetto T.R.U.St. è organizzato e coordinato dalle associazioni Rublanum e Mangrovie.

«Nutella, che tentazione…»

Francesco Basile, tarantino, Executive creative director di Ogilvy Italia

Lavora per una delle agenzie pubblicitarie più importanti d’Europa, studia e promuove brand italiani che fanno il giro del mondo. «Mi piacerebbe che dopo un anno di lavoro, la mia agenzia fosse soddisfatta del mio lavoro». E di quello della sua collega Lavinia Francia, che gli propone di condividere una prima campagna per Emergency. «Missione compiuta…»

Giuseppe-MastromatteoCome sfondare nel campo della pubblicità, conoscendo perfettamente tutti gli step che portano a una comunicazione della quale si diventa padroni non a caso. Francesco Basile, tarantino, giovane ma con alle spalle già una solida esperienza, più che scoprirsi è stato scoperto dalla Ogilvy Italia. Lui ha mostrato di conoscere la materia, tanto da aver preso parte, oggi in modo ancora più significativo, alle campagne di brand famosi in tutto il mondo, fra questi Nutella e Campari. Due dei tanti marchi curati dall’agenzia Ogilvy che forniscono un autorevole passaporto al “made in Italy”.

Oggi, Francesco, compie un passaggio deciso in avanti. Da poco è Direttore creativo-esecutivo di Ogilvy Italia presieduta da Giuseppe Mastromatteo, presidente e chief Creative Officer. Insieme con Francesco, a rivestire sempre il ruolo di Direttore creativo-esecutivo, una brillante Lavinia Francia. E’ lei che fa scoccare la scintilla collaborativa con il primo lavoro condiviso per conto di Ogilvy: Emergency. Detto, fatto, e, soprattutto, missione compiuta.

«Abbiamo iniziato un anno e mezzo fa – dice Francesco, interpretando anche il pensiero della collega – mettendo insieme stili e background per raggiungere i nostri obiettivi comuni così da dare soddisfazione a Ogilvy». La scelta è stata sicura: non necessariamente assumere una figura esterna, bensì premiare l’impegno di chi conosce l’azienda e ha voglia di crescere con essa. Il rapporto con “Mastro”, come viene affettuosamente chiamato il presidente, non cambia. Si fa più stretto, forse.

roberta-la-selva-600x400CON I VERTICI, TUTTO OK

«Rapporto con Mastromatteo – prosegue Basile – non cambia tanto, considerando che avevamo un rapporto costante; il nostro, “Mastro” compreso, in realtà era già un terzetto per capire i progetti che stavamo affrontando: siamo una estensione in termini di testa e braccia: ogni progetto, oggi, ha sei occhi; affrontare tempestivamente domande ed eventuali problemi è più semplice».

A domanda precisa. Su quale possa essere il primo bilancio di un anno di lavoro. «Ci piacerebbe sapere – la risposta di Francesco – che il mio impegno e quello di Lavinia abbia funzionato e che la nostra agenzia sia ampiamente soddisfatta del nostro lavoro». Già copywriter e art director in Ogilvy Italia, Lavinia Francia e Francesco Basile, si diceva, sono stati nominati a inizio settembre direttori creativi esecutivi dell’agenzia.

«Bello vedere crescere talenti all’interno dell’agenzia e con essi l’energia che anima Ogilvy tutti i giorni», dice Giuseppe Mastromatteo, presidente e chief creative officer di Ogilvy Italia. «Francesco e Lavinia incarnano la visione multidisciplinare che stiamo portando avanti e hanno già dimostrato quanto questa visione possa portarci lontano», aggiunge Roberta La Selva, chief executive officer di Ogilvy.

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«Francesco Basile e Lavinia Francia sono due professionisti dal background diverso e complementare, animati dalla stessa passione e voglia di superarsi, che contribuiranno ad arricchire la visione creativa dell’agenzia e che nel nuovo ruolo sapranno portare nuova ispirazione ai team e ai clienti», ha aggiunto Mastromatteo.

I due nuovi direttori creativi esecutivi oggi affiancano proprio il presidente dell’agenzia nella guida del reparto creativo. Si interfacceranno, tra gli altri, con Armando Viale, creative director di Ogilvy Italia. Riconoscenti per l’attestato di fiducia e di stima, Francesco e Lavinia si sono detti entusiasti. «In particolare per di avere la possibilità di confrontarsi con tanti clienti di respiro nazionale e internazionale, di guidare un team ricco di capacità e di ambizione, di collaborare con tantissimi professionisti provenienti da diversi ambiti della comunicazione, di contaminare con la creatività ogni suo aspetto e ogni opportunità di business».

«ADESSO HO TANTA PAURA!»

Massimo Brambati e i medicinali presi da calciatore

«Assumevo Micoren come fossero caramelle, ora mi affido al Signore». «Col passare del tempo devi vedere l’effetto di certi integratori», aggiunge Dino Baggio. «Dobbiamo chiederci perché si verificano queste morti premature, in un’età piuttosto giovane», l’opinione del romeno Florin Raducioiu

145309054-eed9762f-8197-4e2f-a179-d7781952c1b7Domenica sera durante la Domenica sportiva su Raidue, un breve salotto su un tema che andrebbe approfondito. Quello del doping o presunto tale, esercitato nelle infermerie del calcio. In tv sono in pochi ad assumere posizioni significative. Pochi, nomi che si possono contare sulla punta delle dita di una mano: Massimo Brambati, Dino Baggio, Florin Raducioiu. Dopo la prematura scomparsa di due grandi ex calciatori come Mihajlovic e Vialli, il mondo del calcio torna ad interrogarsi. L’argomento andrebbe trattato con la massima cura, magari ponendo il tema al centro di un lungo dibattito. Sicuramente con ex calciatori, ma anche con chi si occupa di Medicina dello sport, possibilmente non legato a questa o a quella federazione.

E non per mancanza di fiducia, ma per avere un’idea complessiva e finalmente totale di cosa abbia potuto rappresentare fare ricorso ad “aiutini”, una volta consentiti, ora banditi categoricamente, per ottenere prestazioni sportive superiori a quelle degli avversari. Così si va dal Micoren, «che assumevo come fossero caramelle» dice Brambati, a diserbanti e «flebo di color rosa» secondo Baggio. Ma Brambati nel suo intervento al “Processo” televisivo su 7Gold, ha pure aggiunto: «Certe cose che ti portavano a prestazioni straordinarie dovevi prenderle, altrimenti il primo ad arrabbiarsi era il tuo allenatore».

3378808-69056428-2560-1440ZEMAN, LOTITO…

«Anche nel calcio c’è del marcio – dice il giornalista Pier Augusto Stagi, in una riflessione su TuttobiciWeb – quindi doping: ma non è una notizia, anche perché, è bene ricordarlo, così tanto per rinfrescare le memorie, l’Acqua Acetosa nel 1998 fu chiusa per provette di calciatori sparite o mai processate. Oggi riaffiora preoccupazione (eufemismo) dopo le gravi perdite di Mihajlovic e Vialli. Il presidente della Lazio Claudio Lotito è stato il primo ad alzare la testa e a dire una cosa simile a quella di Zeman sempre nel ’98. Il boemo all’epoca ammonì tutti con il celebre “il calcio deve uscire dalle farmacie…”, Lotito ha ripuntato il dito accusatorio dopo la morte di Mihajlovic con un “forse queste malattie sono legate alle cure dei calciatori”».

Dino Baggio, ex giocatore, tra le altre, di Juve, Inter, Lazio e Parma oltre che della Nazionale, e Florin Raducioiu, l’ex attaccante rumeno di Bari, Verona, Brescia e Milan. «C’è sempre stato l’antidoping – ha spiegato l’azzurro ad Andrea Schianchi sulla Gazzetta dello Sport – comunque sia, robe strane non sono mai state prese perché c’è sempre una percentuale che tu devi tenere. Però col tempo bisogna vedere se certi integratori fanno bene oppure no».

Se si trattava sempre di sostanze lecite? Chiaro che sì, assicura Dino Baggio. «Sì. Integratori, per la maggior parte. Figuratevi se i medici ci davano sostanze dopanti: avevamo controlli ogni tre o quattro giorni. No, semplicemente vorrei sapere dagli scienziati se gli integratori che prendevamo, a lungo andare, possono creare problemi nel nostro corpo. Sono preoccupato, lo ammetto. Tanti morti, persone ancora giovani, non sono normali. Un’indagine seria andrebbe condotta».

07cf2a43-0259-418a-950a-529d10cbabe4«TROPPE MORTI PREMATURE»

E poi c’è Florin Raducioiu. «Dobbiamo chiederci perché si verificano queste morti premature, in un’età piuttosto giovane – ha detto l’ex attaccante rumeno ai microfoni di ‘Sport Report’ su Orange Sport – Sono sincero, anche io ho preso dei medicinali e parlerò con il medico che ci seguiva per sapere che sostanze ho preso. Ci hanno detto che erano vitamine, glucosio. Ricordo che la sera prima della partita in albergo facevamo flebo con questo liquido rosa. A Milano prendevamo altre cose, pillole. L’ho detto prima e dopo la morte di Gianluca Vialli, c’era anche Gheorghe Popescu».

Infine ancora Brambati, uno molto schietto quando si tratta di parlare di calcio e non solo di calcio. Torna sui medicinali e la dice tutta. «Anche io ho paura», ha dichiarato al “Processo” su 7Gold l’ex calciatore, tra le altre, di Bari, Torino, Empoli, Lucchese e Palermo. «Lo dissi venti anni fa, e ricevetti una lettera della Figc che mi minacciava perché avevo detto in tv che prendevo Micoren come caramelle e avevo prestazioni eccezionali: ora sono nelle mani del Signore». E non che tutto questo non fosse vero. Ma, magari, con quella lettera la Figc chiedeva al calciatore di non creare allarmismi. Ipotesi. Fatto sta che stiamo vivendo un altro momento buio del calcio. Specie in Italia, dove a tenere banco non è solo il doping amministrativo di alcune squadre della massima serie. Ma anche quello che forse, e sottolineiamo forse, preoccupa più di ogni altra cosa: la salute. La salute, che rappresenta in assoluto il valore in assoluto più importante, rispetto ai bilanci delle società sportive.

«DIECIMILA EURO AI BISOGNOSI»

Alfredo Longo, sindaco di Maruggio, rinuncia a mesi di stipendio

Con un provvedimento parte dei suoi guadagni verranno distribuiti a quanti vivono in difficoltà. «Non navigo nell’oro, ma è bene che la politica cominci a operare per il bene dei cittadini», ha scritto sui social. «Opererò per la mia città, ma tornerò a svolgere la mia attività professionale»

5420799_b7b8f9_768x481«A volte bastano poche righe per provare a fare la differenza». La differenza la fa la scelta del “da che parte stare”: da quella dei forti, privilegiati da un ruolo, un posto di lavoro che per un periodo è stato definito “da casta”; oppure, dalla parte dei più deboli, quei cittadini che già riuscivano a malapena ad arrivare alla fine del mese e che, a causa del covid, dei conflitti bellici fra Russia e Ucraina, vivono situazioni ancora più drammatiche per via del “carovita”.

E allora, Alfredo Longo, sindaco di Maruggio, cittadina in provincia di Taranto, senza pensarci due volte, prende carta e penna e riporta nero su bianco un provvedimento che da una parte scalpore – quanti politici o rappresentanti le istituzioni lo avevano fatto finora? – dall’altra grande ammirazione.

Il sindaco di Maruggio, dunque, chiama il responsabile della Ragioneria e comunica il suo proposito: decurtarsi lo stipendio di diecimila euro, denaro che poi sarà ripartito a quelle famiglie che vivono nel disagio.

Piazza-Maruggio«QUANTA SOFFERENZA»

Longo, ai suoi concittadini e quanti condividono l’amicizia sui social, comunica questo suo proposito attraverso un messaggio che posta sul suo profilo Facebook. «In quest’ultimo mese – scrive il sindaco – ho incontrato tanti concittadini che, con grande dignità, mi hanno confidato le loro difficoltà». Il riferimento, evidente, è a quelle famiglie, e non sono poche, che in un momento di grave crisi economica hanno non poche difficoltà ad onorare bollette, prestiti, mutui.

Il primo cittadino di Maruggio prosegue nella sua analisi social. «Ho provato a dare una mano fin dove ho potuto ma trovo assurdo che un Paese come l’Italia si sia ridotto in questo stato: se la politica non riesce a dare risposte allora almeno provasse a dare l’esempio».

Nella sua analisi, aggiunge un altro elemento, se non altro per sconfessare chi pensa che il sindaco abbia tanti soldi e possa permettersi perfino di rinunciare a diecimila euro, che non sono proprio bruscolini. Ammette, infatti, di non navigare nell’oro, ma che ha deciso non vivere di sola politica continuando a svolgere la propria attività professionale per sostenere la propria famiglia. «So bene che la legge mi permette di aumentare la mia indennità – ha concluso Longo – ed è giusto che un sindaco sia correttamente retribuito per tutte le responsabilità».

Alfredo-Longo-sindaco-di-Maruggio-e1591723390706MAGARI FOSSE UN ESEMPIO…

Da qui la comunicazione al responsabile del Servizio di ragioneria al quale, scrive il sindaco di Maruggio «ho chiesto, per questo 2023, una decurtazione di diecimila euro dal mio stipendio per destinarli all’emergenza carovita, al fine di contribuire alle necessità dei miei concittadini. So che non è molto ma l’importante è fare la propria parte: a volte sarà scomodo, a volte impopolare ma il mondo cambierà con il nostro esempio e non con la nostra opinione». Se ci sono buoni propositi da registrare in questo 2023 appena iniziato, quello del sindaco di Maruggio è sicuramente fra questi. E se altri politici o rappresentanti di istituzioni cominciassero a prendere esempio, non sarebbe male. Intanto, egregio sindaco, a lei va un sentito ringraziamento per quello che ha fatto in modo concreto.

Ci piacerebbe capire anche qual è stato il ragionamento, il gesto, l’episodio che in un attimo l’ha convinta che sottoscrivere la rinuncia a diecimila euro del suo stipendio, fosse la cosa giusta. Ma forse chiediamo troppo, la sensibilità fa parte della sfera del privato e, a noi, va già bene così. Accipicchia se va bene così.

LOLLO’, ADIEU!

Gina Lollobrigida e quel giorno a Taranto

L’attrice scomparsa nei giorni scorsi tagliò il nastro della Nuova Sem, locale storico della città. Affascinata dal lungomare e dall’accoglienza. Cronaca di un giorno speciale, fra politici e aneddoti

Gina Lollobrigida-11Addio a Gina Lollobrigida, scomparsa lo scorso 16 gennaio, legata per un breve tratto della sua e della nostra storia, a Taranto. Un legame, all’apparenza formale, che diventa affetto sincero non appena la grande attrice, anche fotografa di alta classe, mette piede in città.

Addio a una grande star del cinema. Per tutta l’Italia “la barsagliera” di “Pane amore e fantasia”, per i francesi “Lollò”, per via di un affascinante decolleté che a Hollywood farà ammattire più di qualche star del cinema.

Sabato 30 aprile del 1988. Alla grande attrice che, fra gli altri film interpretò non a caso “La donna più bella del mondo”, viene proposta l’inaugurazione de “La Nuova Sem”. I locali, appena due anni prima, sono stati acquistati dal dott. Amerigo Senatore, titolare della clinica San Camillo. E’ il sindaco di allora, Mario Guadagnolo, a convincere il medico all’acquisto dell’immobile che aveva chiuso i battenti il 29 ottobre del 1984. Solo un paio di formalità da espletare: fare di via D’Aquino una zona pedonale e convincere gli eredi Semeraro e Messinese a cedere “a titolo gratuito” il nome di uno dei ritrovi storici della città (l’altro era stato il Caffè Greco). Missione compiuta: il primo cittadino a un “centro off limits” ci aveva già pensato un paio di anni prima; nessun problema per il blasone. Avanti tutta.

gina lollobrigida avvocato 1TAGLIO DEL NASTRO

Taglio del nastro della Nuova Sem. Al mattino c’è anche il sottosegretario Gaetano Gorgoni. L’invito all’evento è stato esteso anche a presidente della Regione, a parlamentari, ai sindaci delle principali città pugliesi. E’ presente il pittore Remo Brindisi, autore insieme con Walter Scotti dei quadri che abbelliscono le sale dei nuovi locali. Oltre al bar, servizio ai tavoli, una sala da thè, un “free flow” (ristorazione libera), ristorante, piano bar, sale ricevimento, convegni e incontri di lavoro.

Periodo concitato quello sul finire degli Anni Ottanta. La città non vuole perdere il suo simbolo. Senatore compie un’altra richiesta alla Sodexho (nel tempo, la società francese che ha raggiunto un accordo sulla gestione dei locali rinuncerà all’“h”). Anzi, giacché c’è, il medico di richieste ne avanza due: ad inaugurarla deve essere una star del cinema, possibilmente Gina Lollobrigida, dalla quale è letteralmente affascinato e, per una “serata fra amici”, gradirebbe la presenza di Bruno Martino, grande autore e cantante confidenziale. Il popolare crooner è stato l’interprete della prima canzone che Senatore aveva dedicato alla futura moglie: “Odio l’estate”. Trattative non semplici, anzi piuttosto laboriose.

Ma va tutto va bene. Interviene l’attrice Maria Sorrento che conosce personalmente Gina Lollobrigida e il suo agente. Qualcuno è scettico, la Sorrento, dimostra carattere: è disposta a giocarsi qualsiasi cifra sulla presenza della “bersagliera” a Taranto. Tira fuori il blocchetto degli assegni a dimostrazione di un primo accordo che avrebbe raggiunto con la madrina della Nuova Sem. Non c’è bisogno di formalizzare. Va tutto come pronosticato dalla stessa attrice, qualcuno le porge le scuse. Maria Sorrento accompagna personalmente la Gina nazionale nella doppia inaugurazione, la prima alle 11.00, riservata a politici e istituzioni, la successiva, alle 15.00, per la città. E’ quest’ultimo – non se ne abbiano a male le autorità del tempo – il momento più bello. E’ un’intera città che applaude una stella del firmamento cinematografico.

GN4_DAT_35332258.jpg--gina_lollobrigida_e_la_puglia__nascita_di_una_diva«BELLA CITTA’, DAVVERO…»

«Proprio una bella città – sussurra la Lollobrigida – quel lungomare, poi, ce ne fosse uno così a Roma, la gente diventerebbe matta…». Basterebbe questo per sentirsi gratificati. La Lollò ha un fascino intatto. Indossa un un tailleur beige, una camicetta rossa, un fiocco che fa pendant e raccoglie sulla nuca capelli rossi. Degni della Fata Turchina interpretata nel “Pinocchio” televisivo di Luigi Comencini con Nino Manfredi.

Non finisce qui. «Mi sembra di passeggiare sulla Croisette…», aggiunge. E’ il boulevard che costeggia il litorale di Cannes, dove l’attrice è stata più volte ospite in più di un’occasione. «Questi tappeti che fanno da guida fino all’ingresso dei nuovi locali, poi, emozionano: li avranno studiati per La Nuova Sem, non per me…». E, invece, come spesso accade, la verità sta nel mezzo. Ai tarantini sta a cuore il locale storico della città che rischiava la chiusura (purtroppo avverrà qualche anno dopo), ma anche la stessa Gina Lollobrigida. L’attrice, poi, ha un’immagine di statura internazionale, così se un giorno dovesse trovarsi a parlare con colleghi e altre personalità di una città bella, che l’ha stupita e accolta come si conviene a una star, non avrà problemi ad indicare fra le sue preferenze anche Taranto. E parlarne bene, lungomare e centro cittadino pedonale compresi.

gina-lollobrigida-woman-of-straw-supplied-by-photos-inc-still-publicationxinxgerxsuixautxonl«CONNERY, FASCINO E RISPETTO»

Mi tocca scrivere un pezzo di colore per il Corriere del giorno, approfitto del momento. Come dicono a Milano, la butto lì. Approfitto mentre visita i locali, la seguo con una targa che le consegnerà Guadagnolo. “E’ una grande attrice – provo a blandirla – ma anche la bellezza ha avuto il suo ruolo…”. «Quella, la bellezza, la bruci nei cento metri, poi svanisce: la carriera è una maratona, oltre alla presenza devi saper fare il tuo mestiere». Il sindaco stringe un po’ di mani, si intrattiene a distanza.

La Lollobrigida ha lavorato con Sinatra, Lancaster, Curtis, Bogart, Connery. “Signora Lollobrigida, continuano a farle la corte, ma fra gli attori di Hollywood chi ammira?”. Lei, elegante, col sorriso. «Mi sta facendo un’intervista?». “Confesso, sono un giornalista, coordino l’evento, ma sono un appassionato di cinema: era una mia curiosità”, giustifico. «Sean Connery, ma non solo per la bellezza, come attore e come persona, grande rispetto sul set…». Fine delle trasmissioni. Per un giornalista è un po’ come per un investigatore avere indizi importanti. C’è tutto per fare un grande servizio.

A cura della redazione