Grane per il popolare conduttore televisivo accusato di violenze online
Avrebbe offeso la senatrice Liliana Segre, superstite della Shoah. Con il cuoco, nato a Frascati, ex rugbista, segnalate agli inquirenti altre ventitré persone. «Per tanto tempo sono stata in silenzio su queste persone che mi insultano, ma adesso le denuncio»
Quel paio di baffoni alla Salvador D’Alì (lui sì era un artista!), l’aria un po’ strafottente di uno che non solo non ha più nulla da imparare, ma che può insegnare, addirittura di tutto e di più. E noi dissentiamo. Come tutte le volte in cui leggiamo o sentiamo di discriminazioni, violenze non solo verbali.
Stavolta, Chef Rubio, è di lui che scriviamo (anche se avremmo voluto farne a meno, accidenti), cuoco, ex rugbista così da farne un uomo duro (che paura!), si è superato. Infatti, il conduttore di “Unti e bisunti” e “Camionisti in trattoria”, si è beccato una denuncia. Al vaglio di chi ha aperto un’inchiesta su denuncia della senatrice Liliana Segre, c’è anche il suo nome, non quello “in arte”, bensì Gabriele Rubini. Non l’unico, sono infatti ben ventiquattro ad essere stati denunciati dalla novantaduenne parlamentare per le minacce online nei suoi confronti. Notizia riportata nei giorni scorsi da “La Stampa”, quotidiano torinese nazionale che segnala Chef Rubio nell’apertura dell’inchiesta.
“MANDATO” AL LEGALE…
Una intenzione, quella della Segre, che aveva già manifestato assieme all’avvocato Vincenzo Saponara, nello scorso novembre al Forum nazionale delle donne ebree d’Italia. La senatrice, testimone della Shoah, era stata in particolare il soggetto cui “Rubio” e gli altri ventitré in causa, avevano indirizzato messaggi di odio, anche di carattere antisemita, insulti e minacce di morte.
«Per tanto tempo – ha detto Liliana Segre, dichiarazione puntualmente raccolta da “La Stampa” – sono stata in silenzio su queste persone che mi insultano, ma adesso le denuncio. Credo sia anche di cattivo gusto augurarmi la morte a 92 anni!».
Non di recente, ma già tre anni fa Chef Rubio era stato denunciato per istigazione all’odio razziale in seguito a un tweet in cui riteneva «abominevole» lo Stato di Israele. Così, anche grazie a queste minacce, la senatrice da tre anni vive sotto scorta. Una misura non richiesta dalla stessa, ma assegnata in seguito alle minacce che riceveva e, purtroppo, aggiungiamo noi che continua a ricevere. «Ma la mia scorta – scherza la senatrice – è diventata una splendida sorpresa: i carabinieri che ogni giorno mi sono accanto hanno più o meno l’età dei miei nipoti, tanto che amo considerare questo nostro stare insieme come ad un’affiatata famiglia allargata».
EX RUGBISTA, PAURA…
L’ex rugbista, oggi acclamato chef televisivo lo scorso aprile aveva pubblicato un tweet con il quale accusava apertamente la senatrice a vita. «Palestinesi? “Non mi occupo di politica” – riprendeva una citazione della stessa Segre – Vedo che però te ne occupi quando si tratta degli ucraini: lasciami dire che il tuo silenzio sistematico nei confronti della pulizia etnica che il popolo palestinese sta subendo da settantaquattro anni è disgustoso».
Rubio, secondo le cronache, si sarebbe spinto anche più in là arrivando a minacciare la senatrice che, dicevamo, con le tasche ormai piene, ha deciso di presentare alla caserma dei carabinieri di Milano le ventiquattro denunce in seguito alle minacce ricevute online.
Messaggi di “odio di natura diffamatoria, spesso di carattere antisemita e contenenti auguri di morte”, documenta il suo legale. Ma proprio la stessa Segre nel suo intervento al forum nazionale delle Donne ebree d’Italia aveva dichiarato: «La vita mi ha insegnato a essere libera e senza paura nonostante io sia la più vecchia d’Europa obbligata alla scorta per tutti gli insulti e gli improperi e le minacce di morte che mi vengono fatte». Infine, come già riportato, aveva concluso con una riflessione. «Poi, non pensate che sia anche di cattivo gusto augurare la morte a una donna di novantadue anni?». Chef, confessa, stavolta questa “pietanza” ti sarà rimasta sullo stomaco.

Potrà mai perdonarci, Pino, per i suoi trent’anni, chiuso in manicomio senza che avesse disturbi mentali? In quei manicomi, poi, dove il personale non aveva problemi a picchiare i pazienti e, quando questi manifestavano insofferenza, a legarli al letto. Roba da manicomio. Il tribunale gli ha riconosciuto cinquantamila euro quale risarcimento e lui, stanco anche di dover farsi riconoscere più che un indennizzo, le scuse legittime, alla fine ha accettato quella cifra. Ha trovato un avvocato, Serenella Galeno, che rispetto ai colleghi non solo ci ha messo professionalità, ma anche l’anima. Ce li immaginiamo quegli avvocati che si sono smarcati da un simile incarico: «Causa lunga, troppe carte da compilare, scale di tribunale e chissà se, alla fine, riusciremo mai a venirne a capo!». Ecco perché un “grazie”, a Pino per aver accettato le scuse di questa società, e al suo avvocato, dobbiamo proprio tributarlo. Ci alleggeriamo la coscienza, ma le nostre scuse non cancelleranno mai quei trent’anni in cui Pino è stato trattato da pazzo, in manicomio, quando pazzo non lo era mai stato.
UNICO AL MONDO
«Figlio di…». Il più delle volte è una esclamazione dialettale, come a mettere subito in chiaro le cose, intimorire il presunto avversario, che a fare l’avversario, francamente, non ci sta.
MEGLIO SOPRASSEDERE
Stop alla partecipazione di Enrico Montesano a Ballando con le stelle: la Rai, un mese fa definisce «inaccettabile» quanto accaduto durante le prove di “Ballando con le stelle”, programma targato Raiuno. Motivo del provvedimento: l’attore ha indossato una maglietta con i simboli della Decima Mas. Subito le scuse da parte della Rai «a tutti i telespettatori». Nonostante ci sia chi dice che il presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, appena insediatosi a Palazzo Chigi e a guida di una coalizione di centrodestra, sorvolerà sulla leggerezza del popolare attore romano.
PROGETTO IMPORTANTISSIMO
Sia chiaro, chiunque è padrone di spendere, avendone le possibilità economiche, qualsiasi cifra. Si sa, che al mondo ci sono ricchi, non molti, e poveri, la maggior parte. Ma tante volte ai primi, cioè ai ricchi, non guasterebbe un po’ di rispetto per chi non può godere di cene e vini costosissimi, fino a superare un conto di 161mila euro per sole quattordici persone: una media di oltre diecimila euro a testa.
«VERGOGNA!»