Baci perugina, niente scherzi!

A San Valentino, via i bigliettini d’amore per far posto a illustrazioni d’autore

E’ un’idea, una “prova d’amore”. Riservata, supponiamo, più a collezionisti che matti d’amore per il cioccolato con scaglie di nocciola. Dopo questo “esperimento”, tutto dovrebbe tornare. Come nacquero i “cazzotti”, l’idea di partenza di Luisa Spagnoli, l’intervento di Giovanni Buitoni

 

Leggete d’un fiato le frasi d’amore a seguire. La Perugina, casa famosa per il cioccolato, ma soprattutto per la rivoluzionaria offerta “bonbon-bigliettino d’amore” in carta stagnola, a partire dal prossimo San Valentino, introdurrà una strepitosa novità. Addio alle frasi d’amore, ecco perché vi offriamo un brevissimo campionario del quale, a breve, dovremo fare a meno.

Dunque, “Un bacio è un apostrofo rosa tra le parole “t’amo” (E. Rostand)”, “I bisticci degli amanti rinnovano l’amore (Terenzio, Andria)”, “Amate, amate, tutto il resto è nulla (La Fontaine)”, “A chi più amiamo, meno dire sappiamo (Proverbio inglese)”, “Al cor gentil repara sempre Amore… (G. Guinizzelli)”, “Allor fui preso, e non mi spiacque poi; sì dolce lume uscia dagli occhi suoi (Petrarca)”. Queste solo alcune delle migliaia frasi che trovavamo nelle confezioni di Baci Perugina, prima nelle scatole formali, rettangolari, custodite da un sottile cellophane, a seguire con una serie di idee rivoluzionarie in vari formati: tubi, scatole a forma di cuore, perfino “baci” al dettaglio. Ma, attenzione, data la notizia, che in sé avrebbe del clamoroso, dopo la Festa degli innamorati, tutto tornerà come prima. E, forse, più di prima.

 

 

UNA BREVE PAUSA…

Difficilmente questa idea, che più di cento anni fa rivoluzionò il peccato di gola coniugandolo a un breviario di perle di saggezza sull’amore, tramonterà. Ma nemmeno per sogno. Ma la notizia, come riportano molti organi d’informazione è la seguente: presto saluteremo gli iconici biglietti dei Baci Perugina (ma sarà, ripetiamo, solo un “arrivederci a presto”). Al loro posto, sempre bigliettini, senza frasi d’amore d’amore, bensì le illustrazioni di Antonio Colomboni. Una novità in arrivo in occasione della prossima Festa degli innamorati, il 14 febbraio prossimo, giorno di San Valentino. L’artista spiega su Instagram la sua scelta: “Ho cercato di creare box capaci di catturarci e portarci all’interno del mondo dell’amore”.

Così, dopo cento anni, precisamente centodue, i cioccolatini Baci Perugina non custodiranno nel loro interno quei bigliettini sottili con messaggi e aforismi d’amore.  Segno dei tempi. Detto che saranno sostituiti dalle piccole opere di Colomboni. “Ogni disegno – riprende l’artista – riporta in maniera stilizzata gli elementi chiave dei sentimenti, emozioni e dei Baci: le stelle che richiamano alla memoria l’immagine storica del suo incarto, la bocca che dà il senso del bacio e del gusto, i fiori e le lettere romantiche che spesso accompagnano i cioccolatini e, infine, gli occhi innamorati che rimandano alle relazioni umane ma anche ad un concetto più ampio di felicità interiore e amore universale”. Insomma, così è, se ci pare. Ma attenzione, pare sia solo un test. Singolare, curioso, forse da collezione. Dopo la Festa degli innamorati, i bigliettini con le frasi d’amore riprenderanno il loro posto nell’incarto dei cioccolatini.

 

 

…POI TUTTO COME PRIMA

Breve digressione sui “baci” più famosi (ed esportati) del mondo. Originariamente, questi invitanti cioccolatini dovevano chiamarsi “cazzotti” (la loro forma ricordava le nocche di una mano chiusa in un pugno). Ma, attenzione, proprio in virtù della strepitosa intuizione dell’imprenditrice che quelle “tentazioni di cioccolato” hanno cambiato formato e nome, per affermarsi come autentico “simbolo d’amore”.

Pare che il Bacio, sia scaturito dalla fervida mente di Luisa Spagnoli. Tutto comincia dall’impasto: combinare, cioè, con altro cioccolato i frammenti di nocciola scartati durante la lavorazione di altri dolciumi. Da quella combinazione ne venne fuori uno strano cioccolatino: forma irregolare, così strana da ricordare l’immagine di un pugno chiuso, nel quale la nocca più sporgente era una intera nocciola. Da qui il primo nome: “Cazzotto”.

L’idea, però, per quanto interessante, più che gustosa, non venne del tutto condivisa da Giovanni Buitoni, Amministratore delegato della Perugina e Presidente della Buitoni. Non del tutto convinto del primo nome, che faceva in qualche modo a… cazzotti con un’idea dolce come un cioccolatino, li ribattezzò facendo ricorso a un nome, come dire, più consono. Nacque così il “Bacio Perugina”. 

Ostuni, bianca e irresistibile

Numerosi siti pongono al centro la cittadina in provincia di Brindisi

Le masserie, le costruzioni tinteggiate di colore bianco. La cucina irresistibile, dalle fave con cicoria alle burrate, ai dolci tradizionali: dalle cartellate con vin cotto, ai fichi secchi con mandorla a fine-pasto. E il circondario: Alberobello, Locorotondo, Cisternino e Martina Franca

 

La Puglia provoca suggestioni. Non scopriamo oggi, che la nostra regione è da anni al centro delle attenzioni del turismo italiano e internazionale. Ad accorgersene per primi, gli stessi pugliesi ovviamente. Con una serie di passaggi virtuosi, negli anni hanno fatto delle loro tradizioni il maggiore attrattore, fino a finire sulle pagine di quotidiani e riviste americane che hanno eletto, un anno dopo l’altro “la Puglia la più bella regione del mondo”. Da lì, in poi, è stato uno scatenarsi da parte di artisti e personaggi di statura internazionale trasferirsi in Puglia per trascorrere qui lunghi periodi di relax. Non stiamo ad elencarvi quante star hanno comprato casa, masserie e trulli per trasferirsi almeno una volta l’anno nel Tacco d’Italia.

In questi giorni, l’autorevole sito turistipercaso.it, pone al centro di un ottimo reportage firmato da Stefano Maria Meconi, la Città bianca, Ostuni, uno dei gioielli della Puglia. Cittadina bellissima, situata “sulle pendici sud-orientali della Murgia”, che “si distingue per il suo centro storico imbiancato a calce, retaggio medievale che si dice fosse un disinfettante naturale contro la peste”.

 

 

A DUECENTO METRI…

Ostuni, situata su tre colli ad un’altezza di 218 metri sul livello del mare, dista ad appena sette chilometri dalla costa adriatica. Nel tempo, la Città bianca ha fatto in modo che le maggiori attività svolte fino a pochi decenni fa, diventassero progetti economici importanti: fra questi, il turismo e l’agricoltura (ulivi e viti, in particolare modo). Numerose sono le masserie, ricavate da antiche fattorie, dove si faceva attività agricola per conto dei maggiori proprietari terrieri.

Ostuni, scrive turistipercaso.it, “conserva la sua struttura di borgo medievale all’interno delle mura aragonesi, un dedalo di viuzze che invitano alla scoperta e all’avventura”. Via Cattedrale è considerata l’unica vera via di questa ridente cittadina. E’ da qui che è possibile raggiungere la Cattedrale di Santa Maria Assunta, capolavoro gotico del Millecinquecento, voluto da Ferdinando d’Aragona e Alfonso II. La chiesa domina la città dall’alto. Non è l’unica chiesa dalla bellezza mozzafiato. La Chiesa San Giacomo di Compostela, una delle più antiche della Città bianca, infatti, non è da meno di Santa Maria Assunta. Cuore pulsante di Ostuni, è piazza della Libertà. Qui hanno sede il Municipio, la Chiesa di San Francesco e lo straordinario Obelisco di Sant’Oronzo, alto più di venti metri.

 

 

PRENDERCI PER LA GOLA

Quando si parla, si scrive, si legge di Puglia, naturalmente non si può fare a meno che porre al centro di qualsiasi resoconto di questo angolo d’Italia, della sua cucina. E la Puglia, a detta di tutti, in gastronomia non si batte. Fedele alle tradizioni pugliesi, la cucina ostunese è un trionfo di sapori autentici. Le immancabili orecchiette con le cime di rapa, il polpo alla pignata, la burrata pugliese (con pomodori freschi e basilico). Per quanti non nascondo la passione per i dolci, allora, in ordine sparso, non c’è che l’imbarazzo della scelta: le cartellate, quei dolci tipici immersi nel vincotto, che diventano tradizione a tavola durante le festività; i fichi secchi mandorlati, altra leccornìa, che completano un finale dolce e tradizionale alla tavola.

Per chi si spingesse fino ad Ostuni, però, non può perdersi le altre bellezze circostanti. Alberobello, per esempio, la Città dei trulli, a pochi chilometri da Ostuni. A pochi passi, la Valle d’Itria. Provate a fermarvi sulla strada fra Fasano, Locorotondo e Martina Franca: l’affaccio vi lascerà senza fiato, per via dei panorami incantevoli, borghi storici a perdita d’occhio. La Valle d’Itria è celebre per i suoi trulli (abitazioni conico-cilindriche). Alberobello, ma anche Locorotondo, grandi attrattori per via della loro architettura tradizionale, e Martina Franca, una città dalle mille bellezze, in provincia di Taranto, con i suoi palazzi barocchi e vicoli suggestivi.

 

 

E NON FINISCE QUI…

Sempre a pochi chilometri da Ostuni, Cisternino. Borgo medievale, anch’esso noto per le sue case bianche e le sue stradine. Bello il suo Centro storico, bella e accogliente la Chiesa Madre di San Nicola, fra le principali attrazioni da visitare.

Fra le cittadine che segnala turistipercaso.it, ci sarebbe anche Polignano a mare. A mezz’ora d’auto da Ostuni. La città che dette i natali al grande Domenico Modugno, è famosa per paesaggi mozzafiato e le attrazioni turistiche uniche, come Grotta Palazzese, per non parlare delle spiagge di sabbia bianca e acque cristalline.

Un viaggio imperdibile. Un breve tour che vi consigliamo caldamente. Senza dimenticare che non molto lontano, in estate, fra Adriatico e Ionio, ci sono i litorali salentini, le spiagge e un mare invitante con un’acqua di una bellezza unica, con fondali che si perdono a vista d’occhio.

Gladys, una ragazza di centotré anni!

E’ medico, ha decine di clienti e cinquantamila follower

“Sono stata lasciata da mio marito, da quel momento ho trovato stimolante spendermi per il prossimo. Sto al telefono, do consigli ai miei pazienti, rispondo alle loro domande, scrivo libri”. Una storia pescata dal Wall Street Journal

 

Gladys, centotré anni, medico. Ancora in attività. Segue i suoi pazienti stando al telefono, suggerendo dall’alto, di più, della sua secolare esperienza standosene con una cuffia, come le moderne telefoniste che fanno sondaggi, vendono tariffe telefoniche e abbonamenti alle pay-tv.

Secondo qualcuno la vita comincia a quarant’anni, ci scrive un libro, ci fa un film, diventano entrambi un successo e un modo di dire; secondo altri, sono i cinquanta l’età giusta nella quale svoltare: non si è attempati, si è ancora brillanti, qualcuno si sente perfino giovane.

E poi c’è Gladys. Gladys McGarey, secondo la quale l’età è solo un fatto anagrafico, uno stato mentale: lei, i suoi centotré anni non se li sente addosso. Ha superato brillantemente il secolo e tanto, ma davvero tanto da raccontare. Comincia e quasi non la smette più. Merito del Wall Street Journal, che l’ha convinta a raccontarsi. E del nostro Fatto Quotidiano, che fa rassegna politica internazionale e quando si imbatte in una notizia singolare, fa bene a raccontarla ai suoi lettori.

 

 

MEDICO IN PRIMA LINEA

Gladys, sorriso contagioso, evidentemente sarebbe una ex dottoressa. Invece, non solo è medico, scrive anche – a conferma della sua brillantezza – tanto che ha pubblicato di recente un libro. Come si diceva, sente i suoi pazienti al telefono, dà loro consigli e conta qualcosa come quasi cinquantamila follower su Instagram, che di questi tempi è, come dire, “tanta roba”. Alla domanda su come l’instancabile dottoressa sia ancora attiva e, soprattutto, così in forma, la risposta è di quelle semplici: “Occorre avere uno scopo nella vita, qualcosa per cui vivere”.

Al Wall Street Journal, il quotidiano internazionale pubblicato a New York negli Stati Uniti, con una media di due milioni di copie stampate ogni giorno, Gladys ha confessato come e quando ha capito che piangersi addosso non aveva alcun senso. Senza troppi giri di parole: “Quando mio marito mi ha lasciato per un’altra donna, io avevo quarantasei anni: ho sofferto e tanto. Poi, una volta recuperato il ragionamento, mi sono posta la domanda centrale della mia vita, che poi è la risposta a quanto continuo a fare, e cioè: “Posso passare tutta la vita a disperarmi?”.

 

 

IL DIVORZIO, UNA MAZZATA

La richiesta di divorzio l’ha letteralmente mandata a pezzi. Separazione e addio definitivo erano stati indigesti. Una condizione che c’è voluto un bel pezzo di vita per elaborarla. “Posso dire solo di essermene fatta una ragione una decina di anni fa: incredibile, vero? Da quel momento ho compiuto un primo bilancio, cominciando a dare valore alle cose belle che avevo vissuto durante il mio matrimonio e non rimpiango un solo minuto di essere stata una moglie poi lasciata: la mia vita, infatti, con il passare del tempo ha avuto contorni straordinari”.

Gladys è cresciuta in India con i suoi genitori. Loro erano medici missionari. Lei ha seguito le orme dei genitori, ha fondato l’American Holistic Medical Association, ha messo al mondo sei figli e quando ha chiuso la sua attività negli Stati Uniti, ha scelto di andare in Afghanistan per aiutare e istruire le donne delle zone rurali su pratiche di parto più sicure.

Oggi, Gladys, che il Cielo l’assista, a centotré anni, si dedica ai suoi pazienti, ma anche ai libri e ai social. Il segreto della sua longevità? Non ne fa mistero: “Seguo una dieta sana, dormo nove ore, uso un triciclo per adulti e compio una media di quattromila passi al giorno. Tutto qui”. E non ci pare poi così poco.

Sophia e Brigitte, auguri!

Nel 2024 la Loren e la Bardot compiono novant’anni

Bellezza mozzafiato e intelligenza. Arte e impegno civile. L’italiana strapremiata da una pioggia di premi (un record) e due Oscar, l’altra spesso segnala per le sue battaglie a favore degli animali

 

Una mora, l’altra bionda; una, bellezza fisica e statuaria; l’altra, il fascino della trasgressione. Due canzoni che incarnano il desiderio di due generazioni molto simili. Una è Sophia Loren, l’altra è Brigitte Bardot. Come dire Italia e Francia. Carnalità mediterranea e sensualità che viene dall’Oltralpe. A breve compiranno novant’anni. Auguri per la bellezza e il traguardo dal quale distano appena qualche mese.

Non per campanilismo, noi italiani teniamo per Donna Sofia (il “ph” è diventato un vezzo internazionale). Che vista ancora oggi esercita un fascino inarrivabile, inarrestabile. Al contrario BB, che ad appena cinquant’anni non ha più voluto saperne di osservare per il suo corpo una dieta ferrea, mentre la sua coetanea restava tale e quale. Sophia Loren e quella danza, spogliarello compreso, che improvvisa sulle note di “Abat-jour”, ironia della sorte un titolo francese, in una alcova davanti a un eccitatissimo Marcello Mastroianni nel film “Ieri, oggi e domani”, diretto da Vittorio De Sica e premiato con l’Oscar. Se poi ci mettiamo gli Oscar, fra le due non c’è gara. Basterebbe quello de “la ciociara”, sempre diretto da De Sica. E poi l’amore degli americani per lei, gli attori che hanno recitato con lei: Marlon Brando, Clarke Gable, Jack Lemmon e Walter Matthau.

 

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DIVERSE MA SIMILI…

Sophia e Brigitte, diverse, ma anche così simili. Due autentiche star assolute, entrate nel mito del cinema. Non solo bellezza, le due stelle hanno in comune anche l’anno di nascita: il 1934. Proprio per questo motivo il passaggio al 2024, segna per loro qualcosa di veramente importante: i novant’anni!

Per la Loren, i novanta arrivano precisamente il 20 settembre, per la collega, poco più di una settimana dopo, il 28. Sophia, nella vita come sullo schermo, ha saputo interpretare ruoli drammatici e brillanti, alternandoli anche a parti comiche, duettando con lo stesso Mastroianni, ma anche con Alberto Sordi (Il segno di venere) e con l’immenso Totò (Miseria e nobiltà) regalando, immagini di una femminilità senza pari. Chi non ricorda il ruolo della pizzaiola in “L’oro di Napoli”, sempre di De Sica, quando i clienti la circondano per vedere il suo decolleté? Oppure con un vestito rosso-scollato mentre balla “Mambo italiano” facendo perdere la testa al solito De Sica in “Pane, amore e…”. Poi la Cesira de “La ciociara”, alla seducente Antonietta di “Una giornata particolare” di Ettore Scola.

 

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CE NE FOSSERO…

Mentre la Loren è stata la bellezza mediterranea, la Bardot è stata la venere bionda, sbarazzina. Due simboli della bellezza femminile per decenni, sempre accompagnata da una straordinaria intelligenza.  La Bardot, per esempio, compie una scelta radicale, lasciando una grande carriera alla soglia di appena quarant’anni compiuti. Dal ’74 in poi, invece di coniugare curve e nome a maison e griffe di alto profilo, sceglie di schierarsi in favore dei diritti civili e degli animali, trasformando in un uno zoo-hotel la sua villa in Costa Azzurra.

Due vite, quelle di Sophia e Brigitte, esemplari. Anche se fra le due, insistiamo, la nostra Loren è entrata nel “Guinness dei primati” risultando l’attrice italiana più premiata di sempre per essere applaudita una volta di più in una recente edizione dei David di Donatello per il film “La vita davanti a sé”, diretto dal figlio Edoardo Ponti.

Vite da Oscar, Sophia e Brigitte, due donne che con talento e intelligenza hanno saputo segnare il secolo scorso e quello corrente, con l’arte e con impegno. Ce ne fossero Donna Sophia e BB…

Salento, cresce la schiera dei vip

Roger O’Donnell, tastierista dei Cure, altro artista stregato dal Salento

Immobile a Leuca. Non una villa già pronta, ma un manufatto al quale mettere mano. Potrebbe diventare il “buen retiro” dei suoi compagni per comporre nuove canzoni. Come se non bastassero Friday I’m In Love, Boys Don’t Cry, Just Like Heaven, Close To Me, Lovesong, Lullab e A Forest. E l’elenco continua…

 

Il fascino del Salento continua a contagiare le stelle dello spettacolo internazionale. Non solo registi, attori e attrici famosi, ma anche cantanti e artisti, musicisti non hanno saputo resistere alla tentazione di tuffarsi, non solo nel nostro mare, ma per fare investimenti immobiliare. Per acquistare in Salento, nel triangolo Lecce-Taranto-Brindisi, una masseria o una villa, da ristrutturare o da abitare, per i soli mesi estivi o da considerare come un “buen retiro”. Un ideale corner nel quale isolarsi, da soli o in compagnia, per raccogliere le idee, studiare un ruolo, se si è attori, o comporre, se si è artisti del pentagramma.

Dunque, l’ultimo che pare abbia subito il fascino del Tacco, in ordine di tempo – ma in coda vi sveleremo altre “piste calde” – è Roger O’Donnell, tastierista dei Cure. The Cure, gruppo musicale britannico nato nel ‘76 in piena esplosione new wave. Quelli di Friday I’m In Love, Boys Don’t Cry, Just Like Heaven, Close To Me, Lovesong, Lullab e A Forest, per fare dei titoli fra i più noti della formazione di Robert Smith.

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BENVENUTO, ROGER…

Roger O’ Donnell, dunque. Il tastierista dei Cure starebbe comprando casa a Santa Maria di Leuca. Su questa notizia si sono fiondati alcuni fra i quotidiani più letti al Sud, in particolare in Puglia: Nuovo Quotidiano di Puglia, Repubblica-Bari e Corriere del Mezzogiorno, testata che esce insieme con il Corriere della sera.

O’ Donnell, avrebbe potuto investire, scrivono i giornali e le agenzie riprendono, in qualche Avrebbe potuto comprare qualche immobile storico, magari in una delle splendide ville sul Lungomare. Invece che ti fa il tastierista dei Cure? Compra un villone stile Anni 80, in perfetta sintonia con la band di appartenenza. Roger, a detta di chi lo ha incontrato e ha parlato con i suoi mediatori, si è detto innamorato della natura incontaminata circonda l’immobile e della vista panoramica del mare.

La “non notizia”, ormai, è che il Salento continua ad attrarre investitori “vip”. Dopo i premi Oscar Helen Mirren e Meryl Streep, che hanno acquistato un immobile di pregio a Tiggiano e Tricase, e altri personaggi dello star system che hanno confessato il loro amore per la nostra terra e disposti ad acquistare una casa, una masseria, una villa in Puglia, ecco l’ultimo della serie: il sessantottenne Roger O’ Donnell, pianista e tastierista della celebre band inglese The Cure.

 

FASCINO IRRESISTIBILE

Il musicista britannico di recente avrebbe comprato una villa sul promontorio di Santa Maria di Leuca. Lo racconta Fabrizio D’Amico della D’Amico Immobiliare al giornalista Claudio Tadicini. «Trascorrerà non soltanto l’estate – aggiunge D’Amico – ma anche qualche festività, probabilmente ospitando gli altri membri del suo gruppo musicale». La villa acquistata dal musicista pare misuri intorno ai 250 metri quadri. Dotata di piscina esterna, è circondata da un giardino della bellezza di tredicimila metri quadri, con una infinità di piante tipiche del territorio. Ovviamente, il musicista ristrutturerà il manufatto a proprio piacimento, così da averne a lavori ultimati una dimora di lusso privata. Pare con una grande zona living, quattro camere da letto, un’ampia vetrata per ammirare il mar Ionio e due fabbricati rurali, che diventeranno presumibilmente dependance e per accogliere i suoi ospiti.

 

 

COLPO DI FULMINE

«Roger O’Donnell ha avuto quel che si dice “un colpo di fulmine”: si è innamorato subito della villa in questione per la sua collocazione – riprende l’immobiliarista – per la natura che la circonda e la vista sullo Ionio; l’artista venne in vacanza due anni fa e lo accompagnai per mostrargli il territorio e fargli visitare immobile già pronti: voleva invece qualcosa che potesse ristrutturare a proprio piacimento, così da farne un luogo di ispirazione per lui e il suo gruppo».

L’elenco non finisce qui. Il tastierista inglese, infatti, è solo l’ultimo personaggio famoso di una lunga serie che ha deciso di acquistare immobili o residenze nel Capo di Leuca. Pare che un famoso violoncellista italiano abbia già avviato i lavori di ristrutturazione di un vecchio fabbricato rurale. A seguire, altri personaggi interessati a mettere le radici in Salento, ci sarebbero un noto imprenditore australiano e due famose cantanti americane. E, siamo del tutto convinti, che il lungo elenco non si fermerà qui.

«Mare, nostro punto di forza»

E’ la regione più bella, affascinante e accogliente d’Italia

Pronti a voltare pagina, crescere, impegnarci. Concentrare i propri sforzi sulla costruzione di una macchina organizzativa. E’ il modo per renderla più competitiva, puntando sulle acque cristalline che nessuno può vantare. Ottocento chilometri di costa e una ricettività come pochi

 

Il mare, la Puglia. Una meravigliosa penisola, abbracciata da acque cristalline. Inutile negarlo, quando si sceglie una destinazione per le vacanze e si pensa alla Puglia, il turista viene assalito solo da un dubbio: su quale spiaggia trascorrere le meritatissime vacanze. Non esiste altra regione che, come la Puglia, può vantare la più alta concentrazione di litorali da sogno. Questo è uno dei tanti motivi che provocano quasi imbarazzo nello stilare una classifica delle spiagge più belle della regione. Le nostre spiagge sono tante, tutte belle, non finiscono mai: ottocento chilometri di spiagge e “affacci” ormai mitici che fanno di questa splendida penisola la regione con il maggior sviluppo costiero.

Una bellezza mozzafiato tanto da fare della Puglia, per il secondo anno consecutivo, la regione più bella del mondo. Un sondaggio sostenuto da “Best value travel destination”, agenzia riconosciuta da “National Geographic”, “Lonely Planet” e “New York Times”. A cominciare dal mare di cui non finiremo mai di parlare e scrivere, proseguendo per i luoghi, il clima, punti di forza di una regione che ha icone straordinarie: i Trulli di Alberobello e la suggestiva roccaforte di Castel del Monte, siti Unesco, proseguendo con il Castello aragonese di Taranto, borghi come Locorotondo, Polignano a mare, Martina Franca. Luoghi imprescindibili per la loro bellezza e da visitare.

 

 

«TERRITORIO DA STRUTTURARE»

«Credo che il tempo sia maturo per cominciare a strutturare il territorio». Lo dichiara Gianfranco Lopane, assessore regionale a Turismo, Sviluppo e Impresa turistica. L’auspicio è che i progetti Dms (piattaforma tecnologica rivolta alla promo-commercializzazione dei prodotti turistici pugliesi) e Dmo (organizzazioni senza scopo di lucro responsabili del management e del marketing) se mantenessero promesse e premesse, la Puglia potrebbe compiere quello scatto definitivo in avanti da farne senza tema di smentita la regione più bella, affascinante e accogliente d’Italia. E non solo del Belpaese, posto che le agenzie turistiche in questi giorni hanno indicato per il secondo anno consecutivo la nostra regione come “la più bella del mondo”.

La Puglia del Turismo, in breve, dà un segnale forte. E’ pronta a voltare pagina, crescere, impegnarsi e concentrare i propri sforzi sulla costruzione di una macchina organizzativa che possa renderla più competitiva, puntando sul suo punto di forza: il mare.

«Poi il compito non è semplice – prosegue Lopane – intanto perchè presenta diverse variabili; ciò detto, bisognerà pur cominciare da qualche parte: senza troppo girarci intorno, esistono cose che non puoi gestire solo a livello centrale o soltanto con l’agenzia di promozione; esistono, infatti, temi, argomenti che possono essere affrontati nei territori». Probabilmente gli ambiti territoriali individuati in Puglia 365 (Piano strategico del Turismo della Regione) possono essere superati da ambiti più compatti. «E questo è un percorso che mi auguro di poter affrontare già all’interno dell’Osservatorio regionale e del partenariato».

 

 

PUGLIA, PRIMA DI TUTTE

Dopo venti anni, dunque non in una sola stagione, il Veneto sta cominciando ad applicare il modello organizzativo delle Fondazioni di partecipazione. Un percorso non semplice, perché porta cambiamenti. «Dopo 20 anni di turismo consolidato – spiega Lopane – si deve passare dal modello di destinazione orientato alla promozione a un modello che affronta temi legati alla governance. PugliaPromozione, dal suo canto, deve continuare a svolgere il suo ruolo, ma altri temi esistenti, importanti, possono essere elaborati, gestiti e suddivisi in un funzionigramma in cui ognuno, e mi riferisco tanto al pubblico quanto al privato, fa la propria parte, costruendosi un modello e una visione: la Puglia deve passare da un modello di promozione a un modello che, invece, affronti temi come governance e organizzazione».

Tradizioni, cucina, scenari naturali, sono le cose di cui i turisti si riempiono gli occhi e il cuore ogni volta che approdano in Puglia. Non solo bellezze architettoniche, storiche e naturali, gastronomia e il mare, uno dei principali attrattori dei quali il nostro Paese è orgoglioso.

New York presa per la gola

Daniele e Andrea, due fratelli leccesi, hanno sedotto gli americani

Apriranno un’attività nel cuore della Grande Mela. Inaugurazione giovedì 14 dicembre, testimonial: le pettole. I giovani commercianti pugliesi ne hanno offerte in quantità industriali a passanti, automobilisti, tassisti, camionisti. A seguire, arriveranno rucola o peperone cornetto; “pizzicato”, con pomodori secchi e le melanzane sott’olio; salsiccia, funghi, patate rustiche e altro ancora…

 

A Taranto, IL Natale fa ingresso a Santa Cecilia. Non si perde tempo nella Città dei Due mari. Perché aspettare l’Immacolata, se è possibile scaldare i muscoli già a partire dal 22 novembre? E’ il giorno nel quale si festeggia la santa, patrona della musica, degli strumentisti e dei cantanti, dunque delle bande musicali che in omaggio proprio a Santa Cecilia compiono veri tour de force nei quartieri cittadini fin dalle prime luci dell’alba. E ne sa qualcosa la nostra sede centrale che in più occasioni ha ospitato più di una “serenata”.

Santa Cecilia si festeggia con le musiche tradizionali, ma anche con un alimento povero, la “pèttola”, nel tempo diventato uno dei simboli del Natale salentino, fino a diventarne strumento identitario di tutta la Puglia.

Va bene così, specie se c’è qualcuno che quella “pettola” la fa rotolare nell’olio bollente, in un’accogliente “frizzòla” (friggitrice), fino a trascinarla, pensate, a New York. Proprio New York. Non a Milano, Parigi, Berlino, Stoccolma, ma New York. Cioè oltre oceano.

La brillante idea è venuta a due fratelli leccesi, Andrea e Daniele Vetrugno, a cui bisogna dare atto nell’aver avuto una grande intuizione: prendere gli americani per la gola con un alimento semplice, che si può comporre con farina, lievito, acqua e olio. Ingredienti che si possono trovare ovunque, basta conoscerne la ricetta.

 

 

SUBITO POPOLARI

Due fratelli leccesi, infatti, riportano le cronache, le pagine di Repubblica nella versione regionale, stanno inseguendo il sogno americano: aprire un’attività di ristorazione facendo breccia nel cuore e nel palato americano.

Così, nei giorni scorsi, hanno cominciato nel convincere gli abitanti della Grande Mela, che una manciata di “pettole” è meglio di qualsiasi panino con dentro hamburger, salsiccia e maionese come se piovesse. Pettole fritte, calde, anche combinate con sapori diversi, perché no. E’ lo strumento promozionale che i due fratelli, brillanti e pieni di idee, si sono inventati per pubblicizzare la prossima apertura del loro locale. L’inaugurazione del “Cantiere” è prevista per giovedì 14 dicembre e per fare un po’ di movimento, incuriosire gli americani hanno iniziato dalla pubblicità che, si dice, è l’anima del commercio. Che fanno i due giovani commercianti salentini, aiutati dai loro collaboratori? Distribuiscono a chiunque lungo le strade di Manhattan, le pettole”: a passanti, tassisti e camionisti. Naturalmente pettole fritte e fumanti.

 

 

NEL CUORE DI MANHATTAN

Il locale, si legge nelle note fatte trapelare, è al civico 41 di Kenmare Street, nel cuore di Soho, quartiere di alto livello di Lower Manhattan. Fra gallerie d’arte e antiquariato, negozi di lusso e locali alla moda. Daniele e Andrea, dopo il successo dei primi due locali aperti a Lecce e Milano, hanno lanciato la sfida all’America, se è vero che quello è il Paese che dà una opportunità a chiunque abbia idee da vendere.

Proviamo a dare una sbirciata al menù, grazie al quotidiano che si è fiondato sulla notizia: pane pugliese, provolone, polpette e, perché no, una bella Peroni, più simbolo barese che salentino, considerando che da queste parti la fa da padrona la Raffo (nei giorni scorsi commercializzata a livello nazionale).

Pare, però, proprio per non cogliere alla sprovvista la clientela americana, il menù allargherà anche alla carne: hamburger con rucola o peperone cornetto; proseguendo con panini come il “pizzicato”, con pomodori secchi e le melanzane sott’olio, proseguendo con salsiccia, funghi e patate rustiche. Il tutto condito dalle fortunatissime pettole che nel frattempo fra le strade di New York si stanno già facendo un nome. E poi, ancora burrate, pomodori “scattarisciati”, tarallini all’olio, pasticciotti e il caffè con la moka. New York, preparati: la Puglia sta cominciando a prenderti per la gola!

Quei quadri stile Harry Potter

Bari, da mercoledì 6 dicembre una mostra “parlante”

Ispirati ai romanzi di J.K. Rowling e al popolare “maghetto”. Dal rinascimento alla pop art, con particolare attenzione dedicata a Van Gogh. Quattordici riproduzioni interattive. Tra queste, anche il “Bacco adolescente” di Caravaggio, la “Gioconda” di Leonardo, la “Nascita di Venere” di Botticelli, le “Folies-Bergère” di Manet

 

Arrivano in Puglia i quadri parlanti. Da mercoledì 6 dicembre Bari ospiterà i “quadri parlanti” di Art Revolution, una mostra interattiva itinerante già esposta a Madrid, Belgrado e Zurigo. A giorni, dunque, tappa a Bari. Location, l’ex Mercato del pesce in piazza del Ferrarese. Un appuntamento imperdibile per le famiglie pugliesi, perché le opere sono indirizzate a grandi e piccini, ma anche strumento di promozione per quanti vogliano far coincidere le vacanze natalizie in Puglia.

Come scrivono i cronisti e sottolineano gli organizzatori della mostra, la galleria ricorda un po’ i romanzi della stratosferica J.K. Rowling e i film di Harry Potter, nei quali i dipinti appesi per le scale prendevano vita. Infatti, avrete certamente presente, a proposito della saga sul “maghetto”, i ritratti di Hogwarts. Quei quadri in grado di parlare e muoversi, assumendo pose, comportamenti come i soggetti incorniciati. Breve digressione “potteriana”, per evitare fraintendimenti, in chi è un cultore della saga (cinematografica, in particolare): il modo in cui i quadri interagiscono con le persone che li osservano non dipende dal talento del pittore, ma dal potere della strega o del mago ritratti.

 

 

DA POTTERLANDIA A BARI

Ora, torniamo a Bari. Trasferiamoci dalle porte di Londra, Leavedsen, dove si trovano gli “Harry Potter Studios” e sono stati realizzati gli otto film della serie, nel capoluogo pugliese. Precisamente, si diceva, nell’ex Mercato del pesce in piazza del Ferrarese. Per le vacanze natalizie approda “Art revolution”, l’esposizione interattiva dei quadri parlanti.

Si tratta di un importante evento multimediale. Cosa succede: capolavori della storia dell’arte, vengono animati digitalmente per raccontare la loro storia creando un percorso didattico che attraversa ben cinque secoli. Per farla breve, dal rinascimento alla pop art, con particolare attenzione dedicata a Van Gogh.

Inaugurazione mercoledì 6 dicembre. Stesso giorno, informano cronisti baresi, dell’accensione del grande albero di Natale antistante proprio la location dei “quadri parlanti”. La mostra, altro non è che una produzione di “Cube comunicazione”, in collaborazione con “Mv Line”. Comprende quattordici riproduzioni interattive di opere su schermi ad alta risoluzione: tra queste, il “Bacco adolescente” di Caravaggio, la “Gioconda” di Leonardo, i ritratti di Van Gogh, la “Nascita di Venere” di Botticelli, le “Folies-Bergère” di Manet.

 

 

NON SOLO VAN GOGH E CARAVAGGIO

Oltre a queste opere, anche contenuti immersivi e digitali, selfie-wall virtuali e iniziative dedicate ai bambini e alle scuole. La mostra, prima di arrivare a Bari, con lusinghieri risultati ha già fatto tappa a Madrid, Belgrado e Zurigo (biglietti dai 2,50 ai 4 euro, informazioni sul sito art-revolution.it).

Non solo “quadri sonori”. Oltre ad “Art revolution”, sempre dal 6 dicembre la piazza antistante ospiterà un incantevole Giardino invernale coperto realizzato all’interno di una pergola bioclimatica “Mv Line”, adornato da centinaia di piante naturali. Inutile sottolineare lo scopo degli organizzatori che intendono promuovere la doppia iniziativa, esposizione-giardino, prestando particolare attenzione ai bambini, con iniziative ludico-didattiche: spettacoli, letture, laboratori creativi e, naturalmente, l’incontro con Babbo Natale nei giorni più “decisivi” della festa. Nella piazza sarà allestita, inoltre, una ulteriore struttura Mv Line contenente un presepe animato Lemax e, come da tradizione, il grande albero Amgas.

E’ pugliese il panettone più buono!

Un foggiano sbaraglia la concorrenza al “Campionato Mondiale”

Michele Pirro vince e commuove. Fa un sol boccone di duecento concorrenti. Poi dedica il titolo al figlio, purtroppo scomparso. Non se ne abbiano a male i milanesi, ma da oggi i conti devono farli anche con i nostri pasticceri

Non se ne abbiano a male i milanesi, depositari in Italia e nel mondo della ricetta del panettone. Quando si parla del capoluogo meneghino non può che venire alla mente lo scatolone celeste con tanto di Duomo impresso all’esterno, e la scritta “Alemagna”. Non c’è stato Natale, negli ultimi decenni che non fosse associato a quella confezione, a quel brand, come amano chiamare i marchi i capitani d’azienda. Per quanto anche “Motta” se la giocava alla pari. Ma “Alemagna” era anche una scritta luminosa nel centro cittadino, pari a “Raffo” e “Standa” che negli anni del boom facevano parte dell’immagine della Città dei due mari.

Dunque, i milanesi non se la prendano. Del resto, se per una volta una giuria di statura internazionale riconosce un pugliese, Michele Pirro, foggiano di San Marco in Lamis, come l’autore del “Miglior Panettone al Mondo”, un motivo ci sarà.

Pirro, del “Café Noir” di San Marco in Lamis, si è infatti aggiudicato il primo posto al Campionato Mondiale per il Miglior Panettone del Mondo FIPGC 2023 non in una categoria qualsiasi, ma nella categoria “Panettone classico”. Non solo, la griffe pugliese, già che c’era, ha portato a casa altri due titoli: Miglior panettone innovativo e Miglior pandoro.

 

 

QUEL SITO “GREEN”

Dell’importante riconoscimento se n’è occupata Francesca Biagioli per un sito autorevole, come “Green Me”, che la dice lunga sull’inclinazione ambientalista. Si specifica che “quello del panettone artigianale è un vero e proprio mondo, fatto di numerosi pasticceri che ogni anno tentano di migliorare la propria ricetta rendendo il dolce natalizio ancora più gustoso, morbido, profumato e, perché no, anche bello”. Questo l’“intro”, seguito da una delle domande più semplici che, a questo punto, ci saremmo posti: “Qual è il miglior panettone artigianale del mondo?”.

Anche per il 2023, la Federazione Internazionale Pasticceria Gelateria Cioccolateria (FIPGC), ha scelto i vincitori, nel corso del Campionato Mondiale per il “Miglior Panettone del Mondo” durante la “Fiera Gustus” di Napoli.

Al concorso hanno partecipato ben duecento Maestri pasticceri provenienti da tutto il mondo. Prima una rigorosa selezione, successivamente un numero ristretto di partecipanti, trenta in tutto, che hanno successivamente partecipato “spalla a spalla” nella categoria “Panettone classico”. La giuria di esperti era guidata da autentici tecnici del settore. Fra questi, Matteo Cutolo, presidente FipgcI, e Maurizio Santilli, vice presidente Fipgci, che hanno considerato qualsiasi aspetto dei manufatti, dai criteri tradizionali (peso e colore) ai più raffinati (profumo, cottura, alveolatura, sofficità, taglio e setosità). Fra i partecipanti, evidentemente, Michele Pirro è stato quello che ha rispettato più di ogni altro le consegne.

 

 

PAROLA DI PRESIDENTE

Cutolo, presidente della FIPGC, ha sottolineato l’evoluzione registrata dalle modalità di produzione dei panettoni e un livello sempre più competitivo rispetto alle precedenti edizioni. Il presidente ha, inoltre, posto l’accento sull’importanza della profumazione intensa e dei canditi realizzati direttamente dai pasticceri, nonché la fondamentale morbidezza del panettone.

A fine competizione, il Campionato giocato all’ultimo candito si è concluso laureando i diversi vincitori nelle varie categorie. “Miglior panettone al mondo”: realizzato da Michele Pirro, punta di diamante del bar-pasticceria-gelateria “Café Noir” di San Marco in Lamis. Ma il panettone ha regalato a partecipanti e pubblico anche un momento di grande commozione: Pirro, infatti, ha dedicato la vittoria a suo figlio, scomparso mesi fa in un tragico incidente. Fra gli altri premiati: Tiziana Apicella (“Panettone innovativo”) e Lisa Angelini (“Pandoro”). Per chi volesse saperne di più: il “Panettone classico migliore al mondo” è già in commercio, può essere acquistato anche online a trentotto euro (info sul sito “Cafe noir”).

In Puglia, i più belli del mondo

I rappresentanti degli “Hotel Indipendenti più belli” riuniti in Salento

Borgo Egnazia e Masseria San Domenico le stelle in Italia e nel mondo. Bellezza, oasi di pace, cucina e verde. Giorgia Meloni ha già annunciato il G7 per il prossimo anno, ma Helen Mirren e Madonna ci avevano già pensato…

 

Ma quanto è bella la Puglia? Ma soprattutto, quanto è diventata elegante, tanto da essere annoverata con i suoi hotel e masserie fra le più belle e accoglienti al mondo? Certo, il presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, nelle sue più recenti vacanze salentine ha posto l’accento sulla bellezza mozzafiato di alcuni resort e sulla proverbiale accoglienza pugliese. Non è un caso che la premier abbia indicato questo angolo d’Italia per accogliere il prossimo G7. Questa la breve nota con cui ha reso nota la sua decisione: Il G7 dei leader durante la presidenza italiana si terrà – ha scritto su “Appunti di Giorgia” – dal 13 al 15 giugno 2024 in Puglia, nella Valle d’Itria, a Borgo Egnazia”. Più chiaro di così. Ma, detto fra noi, endorsement graditissimo sia chiaro, qui in Puglia non è che stessero ad attendere la benedizione politica. Lo sa la Meloni, lo sa perfino Bruno Vespa, che ha eletto a suo buen retiro in una infinita masseria di Manduria, diventata quartier generale della politica italiana.

Per dirla tutta, c’erano arrivati prima gli inglesi, con Helen Mirren, gli americani con Madonna. Anche se prima di Veronica Ciccone (nome per esteso della cantante), sempre gli americani si erano lasciati andare incoronando la Puglia come “la più bella regione del mondo”. E non uno sporadico articolo, bensì insignita del premio “Best Value Travel Destination in the world”, riconosciuto – tenetevi forte – da National Geographic, Lonely Planet e, rullo di tamburi, dal New York Times. E scusate se è poco.

 

Foto sito web Masseria San Domenico

 

ASSOCIAZIONE ALBERGHI DI LUSSO

“The Leading Hotels of The World”, associazione di alberghi (di lusso) con circa 400 strutture in 80 Paesi – ne dà notizia elledecor.it in un articolo di Alessia Musillo – si è appena riunita per la Convention annuale con l’intera scuderia di 5 stelle. Tutti i delegati, scrive la giornalista, sono stati insieme in Puglia per tre giorni, e precisamente dal 9 all’11 novembre. In quell’occasione, questi, hanno avuto modo di conoscersi, presentarsi e seguire una serie di work session.

L’incontro svoltosi quest’anno ha avuto luogo in uno dei luoghi di maggior richiamo del Mezzogiorno: Borgo Egnazia. Borgo Egnazia, come risaputo, è da anni un albergo di fama internazionale, capace di trasformare un soggiorno in un’esperienza: la tradizione pugliese nel piatto, i pranzi all’ombra dei trulli e tanto altro ancora.

Primi nell’indagare le diverse indicazioni del mercato di quest’anno e quelli del 2024, il pool di esperti ha anche premiato i progetti più meritevoli, che in questo 2023 hanno fatto “dell’ospitalità un mezzo per trattare tematiche dalla portata globale – riporta elledecor.it – come l’impatto del viaggio sul Pianeta, l’integrazione e l’inclusività sociale”.

 

Foto sito web Borgo Egnazia

 

COME FOSSE IL COLOSSEO…

L’Italia può contare su 4292 istituzioni museali. Fra le più frequentate: il Colosseo di Roma, gli Uffizi di Firenze, la Reggia di Caserta. Nomi più o meno noti, in Italia e nel mondo. Ma al di là dei grandi attrattori millenari, viene svelato, il programma vuole realizzare un “Museum System”: una rete culturale che trasformi i musei in un organismo a più teste, a più mani, a più cuori. “Lo Stivale, del resto – scrive Alessia Musillo – oltre a puntare tutto sulla conoscenza e sulla didattica, lavora sulla (ri)qualificazione del territorio – in questo contesto, “Borgo Egnazia” e “Masseria San Domenico” sono state le location perfette per ospitare l’evento: sempre sostenitrici di ciò che accade loro intorno”. Non solo Puglia, non solo Salento però: “The Leading Hotels of the World” vanta, infatti, un massiccio associazionismo da parte degli enti italiani. E a proposito di questo, oltre a Borgo Egnazia e San Domenico, hanno ricevuto un riconoscimento: Casa Angelina a Praiano e JK Place a Roma per la qualità della struttura; Villa Cora a Firenze per la crescita in termini di obiettivi.

 

Foto sito web Masseria San Domenico

 

…O LA REGGIA DI CASERTA

Caratterizzato dall’architettura tradizionale pugliese e situato in una posizione panoramica nella macchia mediterranea, il Borgo Egnazia Hotel offre 4 piscine e un centro benessere, con affaccio sul San Domenico Golf Club. Tre aree separate ma interconnesse, il resort vanta camere, appartamenti e ville. Tutte lussuose e decorate, un balcone privato con vista sulle colline, sul mare o sul campo da golf. Borgo Egnazia, circondato da vasti giardini in stile arabo e da muretti a secco, vanta anche tre campi da tennis e un lido balneare privato.

La Masseria San Domenico, come spiega una breve introduzione del programma di presentazione, vanta tutte le caratteristiche architettoniche dell’antica masseria fortificata con ampi spazi con volte a stella. Nucleo principale della Masseria San Domenico risale al XV secolo ed è costituito da una torre d’avvistamento appartenente ai Cavalieri di Malta. Per gli ospiti, una spettacolare piscina di acqua salmastra circondata da rocce naturali, un moderno centro di talssoterapia, due campi da tennis ed un campo da golf diciotto buche.