«Salento, my destiny…»

Helen Mirren, rilascia a “Oggi” una lunga intervista

Il suo grande amore per il Salento. «Volevo un angolo d’Italia nel quale trasferirmi il più a lungo possibile, ecco perché Tiggiano», ha spiegato anche a TV Sorrisi, altro settimanale fra i più letti. «Amo questi posti, volevo essere l’unica straniera in un posto così, mio marito è felice della nostra scelta. Rinuncio a girare alcune proposte per restare più tempo possibile qui». Il suo impegno nella lotta alla Xylella, una sciagura. «E’ mio dovere difendere la “mia terra”…»

 

Nel numero del settimanale “Oggi”, nelle edicole dallo scorso 4 aprile, l’attrice britannica Helen Mirren, cittadina salentina onoraria, compie un altro dei suoi adorabili spot per promuovere la nostra regione, la Puglia. Parole sue: “…la più bella del mondo, uno dei motivi che mi hanno spinta a rifiutare un film dietro l’altro”. Insomma, per l’attrice che si è aggiudicata due Prix d’interprétation féminine al Festival di Cannes (’84 “Cal”, ‘94 “La pazzia di Re Giorgio”) e per l’interpretazione di Elisabetta II del Regno Unito in “The Queen – La regina” (2006), l’Oscar come miglior attrice, la Puglia è più che casa sua. Ne abbiamo già scritto, documentato in altre circostanze, perfino quando si è cimentata con il comico pugliese Checco Zalone, la grande star hollywoodiana ha offerto il meglio di se stessa.

Fra gli altri premi, ma solo per rinfrescarci appena la memoria: il Golden Globe per la migliore attrice in un film drammatico, un BAFTA, un Critics’ Choice Awards, uno Screen Actors Guild Award e una Coppa Volpi alla Mostra del cinema di Venezia. Tanto per gradire.

Nell’intervista resa al settimanale “Oggi”, la Mirren ha raccontato il suo grande amore per la nostra terra, in particolare per il Salento, dove ha comprato una masseria e vive da anni assieme al marito Taylor Hackford.

 

 

“DEVO” VIVERE QUI!

Fra le sue confessioni. «Ricordo la prima sera, sulla spiaggia – riporta uno dei più popolari settimanali – avevo un bicchiere di vino in mano e mi sono detta: “Io devo vivere qui!”. Mi spiego: Non “voglio”, “devo” vivere qui». Lo riporta anche il sito di “Oggi” che in questi giorni ha spoilerato una intervista davvero brillante.

La Mirren e non solo l’amore per il Salento, ma anche a un impegno che ha subito sentito suo: la lotta contro la Xylella. «Gli ulivi come il Colosseo – il suo invito – ognuno di noi in campo per salvarli».

Sei mesi all’anno nel Salento, nella sua Triggiano. «Ora voglio aumentare il “dosaggio”: ho rifiutato diversi film perché mi pesava troppo lasciare questo posto». Rincara la dose la Mirren. «Dentro, io sono salentina. Infatti, vorrei ribadirlo: Forza Lecce!».

Dama d’Inghilterra, l’equivalente del nostro “Cavalierato”, Helen, non usa giri di parole. Un’altra sua bella intervista rilasciata di recente al settimanale TV Sorrisi e canzoni. «Mi sento di Tiggiano, un piccolo paese nel quale vivo anche sei mesi l’anno, che per un’attrice che ha molte richieste, è veramente tanto».

 

 

«XYLELLA, FACCIAMO QUALCOSA»

Fra i suoi impegni, lo schierarsi accanto agli olivicoltori pugliesi e a difesa di monumenti del luogo, come la torre Palane. «Dovrebbero farlo tutti: prendere le difese della propria comunità è un dovere». Cosa l’ha affascinata del Sud Italia. «L’importanza che da queste parti si dà alla famiglia, questo senso di appartenenza mi ha contagiato. Sono così orgogliosa da dire a voce alta: “Sono tiggianese!”». Sarebbe sufficiente una così esplicita dichiarazione d’amore, ma la grandissima attrice, vincitrice di Oscar e altri riconoscimenti di prestigio, rincara la dose. Per essere più esplicita. «Non sono nata a Tiggiano – confessa a TV Sorrisi – ma mi piace partecipare alla vita di questa comunità. Non voglio essere semplicemente una turista. Penso sia importante impegnarsi per qualcosa in cui si crede o di cui ci si sente parte».

Torna sulla Xylella, un batterio che colpisce e uccide le piante di olivo. «Molte piante secolari sono minacciate – dimostra di essere documentata su questa sciagura “verde” – così cerco di sostenere gli olivicoltori locali, spesso piccole realtà familiari che da sole non possono risolvere il problema: l’Unione Europea deve intervenire. Si possono fare molte cose. Si può ostacolare il contagio, si possono piantare varietà resistenti a questo parassita, e così via».

Infine, la scelta del Salento. «Cercavo un angolo d’Italia immerso nella natura e dove non ci fossero stranieri. Volevamo essere gli unici stranieri del posto. In Salento abbiamo trovato più di quello che cercavamo: comprare una casa qui è stata una delle decisioni migliori della mia vita».

Enzo, dottore in Medicina

Laurea conseguita ad “appena” settantatré anni

Lo aveva promesso al papà in punto di morte. Il fratello maggiore aveva insistito. Alla fine, dopo aver fatto più di un lavoro e avere assistito i genitori, ha ripreso il ciclo di studi. «Sveglia alle due di notte, l’autobus alle cinque del mattino, sette ore di viaggio fino a Napoli». Infine la tesi discussa davanti a parenti ed amici, la laurea, la commozione, il pianto liberatorio.

 

Si chiama Enzo Fernando Buccoliero, ha settantatré anni, scapolo, unico vizio: le sigarette. Pare ne fumi una dietro l’altra. Magari questo gesto meccanico l’aiuta a pensare, a riflettere, studiare.

La storia di Enzo ha fatto…storia per la sua laurea in Medicina conseguita con un pizzico di ritardo rispetto a quello che era stato il desiderio espresso in famiglia. Si è laureato dopo cinquantaquattro anni, lui che si era iscritto in facoltà nel 1970. Da queste parti, naturalmente anche nella sua Sava, già il “pezzo di carta” aveva un suo valore, figurarsi una laurea: non un diploma conseguito nelle scuole medie superiori, ma una laurea, con una tesi davanti a centinaia di uditori.

Buccoliero ci ha messo un po’, si diceva. Più che prendersela comoda, ha preferito fare le cose per bene. Lavorare nelle campagne, da giovane, nella sua Sava. Poi ricoprire il ruolo di impiegato, negli uffici del giudice di pace, infine, prima della meritata pensione, ancora un ruolo impiegatizio, al Comune.

 

 

SETTANTATRE’ E NON SENTIRLI…

Così ad “appena” settantatré anni, Buccoliero, ha realizzato il sogno di una vita conseguendo la tanto sospirata laurea in Medicina e Chirurgia. Lo aveva promesso a papà, prima che il genitore chiudesse gli occhi: «Ricordati la promessa…», quel «pezzo di carta…». Ed Enzo, da buon figliolo, aveva assunto l’impegno, per portarlo a compimento. Così tra i pianti di commozione di nipoti, amici e pronipoti riuniti, Enzo ha dato seguito alla sua “discussione” nell’aula del complesso di Santa Patrizia, dove si sono svolte le sedute di laurea del corso in Medicina e Chirurgia dell’Università “Vanvitelli”.

Considerando l’unicità di quanto sarebbe accaduto di lì a poco, il neolaureato ha organizzato un piccolo bus per portare parenti e mici stretti tutti da Sava a Napoli. Per avere accanto persone con cui dividere la gioia di un momento unico. Una gioia incontenibile: «Ho provato a darmi un contegno – ha confessato a un giornalista di Antenna Sud, che lo ha portato per primo davanti ad una telecamera – ma poi, davanti a tutta quella gente, penso fossero duecento persone, non ho saputo trattenere l’emozione scoppiando in un pianto liberatorio».

Buccoliero ha discusso la tesi sulle malattie nervose e mentali (“Parkinson e parkinsonismi atipici”, assegnatagli dal suo relatore, Antonio Gallo, docente di Neurologia. «Una storia esemplare di resilienza – ha commentato Gallo – Buccoliero è stato iscritto all’università per 54 anni consecutivi, nonostante le avversità che la vita gli aveva riservato». Incredibile il suo ruolino di marcia.

 

 

ABBRACCI E BACI…

Gli abbracci alla proclamazione e alla consegna della sua laurea di Dottore in Medicina e Chirurgia. I primi, quelli tributati dai suoi nipoti, figli del fratello maggiore che oggi, purtroppo, non c’è più. Era stato proprio lui, il fratello con più esperienza a spingerlo in quest’ultimo ciclo di studi. Lui, il fratello maggiore, che lo aveva spinto ad iscriversi alla Facoltà di Medicina.

Prima di laurearsi, Buccoliero, aveva fatto fronte alle precarie condizioni dei suoi anziani genitori, nonché economiche in cui questi versavano. Non si è abbattuto nemmeno un po’, si è dato una mossa e, oltre ad aiutare papà e mamma, lavorare, è anche passato da un lavoro all’altro. Prima agricoltore, poi impiegato negli uffici del Giudice di pace, infine impiegato comunale.

«Una storia, quella di Enzo Fernando Buccoliero, che deve essere di esempio per tanti giovani studenti – ha dichiarato a laurea conseguita da parte del suo “studente”, il rettore dell’Ateneo, Gianfranco Nicoletti – perché le difficoltà negli studi, quelle della vita, sono inevitabili, ma la tenacia e la perseveranza sono elementi necessari per raggiungere i propri obiettivi: tutti hanno diritto agli studi e alla formazione, e l’Università oggi deve essere quanto mai inclusiva e, per quanto possibile, di sostegno ai giovani e al loro futuro».

Puglia, ciak si gira, ancora!

Una produzione americana per realizzare diverse scene a casa nostra

“Stolen girl”, fra i protagonisti Scott Eastwood, Kate Beckinsale e James Cromwell. «Entusiasta di girare ancora in questa regione, una terra che amo», dice Andrea Iervolino, fondatore della società di produzione Ilbe. «Le riprese assicureranno anche una ricaduta in termini occupazionali sul territorio»

 

Avremmo voluto cominciare facile, con una frase del tipo «il suo volto forse non vi dice molto, ma il suo cognome sì…», e via così. E, invece, non è possibile, incipit bruciato. La faccia è quella del papà, sguardo intenso, mascella quadrata, alla Ispettore Callaghan, tanto per intenderci, uno dei personaggi cui ha dato volto e carattere negli anni, come quei personaggi western interpretati per Sergio leone. Insomma, Scott Eastwood, figlio di Big Clint, sarà uno degli attori che fra non molto arriverà insieme con il resto del cast di “Stolen girl”, in Puglia, per girare una parte del suo ultimo film.

Un altro film americano in Puglia. Altra grande occasione per promuovere la nostra regione, una delle più belle al mondo, se non – scusate se ci proviamo ad ogni occasione… – la più bella. Ispirato ad un fatto realmente accaduto, “Stolen girl” è un thriller diretto da James Kent e scritto da Rebecca Pollock e Kas Graham.

 

Foto Profilo Facebook

 

ILBE, UNA GARANZIA

La notizia è stata diffusa dalla Ilbe, società molto attiva nella produzione di contenuti cinematografici e televisivi, che proprio per “Stolen Girl” ha chiuso un accordo con Voltage, società di produzione e distribuzione cinematografica, fondata nel 2005 dal premio Oscar Nicolas Chartier, per la produzione esecutiva del film.

«Il budget complessivo dell’opera – si legge in una nota stampa –  si attesta intorno ai 25 milioni di euro e la maggior parte della produzione avverrà in Italia con significative ricadute sul territorio, anche in termini occupazionali».

A proposito della Ilbe. «È emozionante – spiega Andrea Iervolino, fondatore della società di produzione che ha creato questo importante contatto – per me annunciare l’avvio di un progetto che conferma la volontà di Ilbe di riuscire sempre a raccontare storie avvincenti e di successo».

«Stolen Girl – ha proseguito Iervolino – vedrà il coinvolgimento di star internazionali di primo piano, come Kate Beckinsale, Scott Eastwood, appunto, e James Cromwell e sono entusiasta di girare ancora una volta in Puglia, terra che amo e che nella sua versatilità riesce sempre a soddisfare le nostre esigenze».

 

 

RICADUTA OCCUPAZIONALE

Ispirata ad una storia realmente accaduta, “Stolen Girl” è ambientato nel 1993 in Ohio, racconta la storia di Amina, la figlia di sei anni di Maureen, che viene portata fuori dal Paese dal suo ex marito Karim. Dopo anni di infruttuosi tentativi di ritrovarla, Maureen viene reclutata da Robeson, un “recupera-bambini” che le promette aiuto nella ricerca di Amina ma in cambio lei dovrà lavorare per lui: alla fine, Maureen riesce a rintracciare Karim fino a Beirut dove rapisce la figlia undicenne. E, naturalmente, la storia non finisce qui, condita come è logico aspettarsi di grande suspence, trattandosi di un thriller – trapela – mozzafiato. E noi, che di film “americani” ne abbiamo fatto una scorpacciata, non abbiamo difficoltà a credere che il film manterrà quanto promesso alla vigilia del suo primo ciak.

Non sappiamo ancora come sarà “utilizzata” la Puglia. Se sarà scenario della vicenda, oppure set ideale per realizzare scene altrettanto mozzafiato ambientate a Beirut, dove si sviluppa parte del racconto. Così fosse, nessuna impressione: quando arrivano gli americani – ne sa qualcosa Taranto, che ha ospitato una megaproduzione per Netflix – vero è che portano un po’ di scompiglio, ma è altrettanto vero che poi rimettono tutto a posto. Magari facendo lavorare, come comparse o attori di secondo piano, con una pronuncia inglese perfetta, molti residenti. Ed assicurando al territorio, come spiegava Iervolino «una ricaduta in termini occupazionali sul territorio».

Alda Merini e la sua Taranto

Raiuno dedica uno sceneggiato alla poetessa che nell’84 sposò Michele Pierri

La Città dei Due mari nella vita della grande autrice milanese. La scopre il poeta e critico letterario Giacinto Spagnoletti, tarantino anche lui. Presenterà artista e medico-poeta. Lunghe telefonate, fino a quando non sboccia l’amore. Il debutto da ragazza-prodigio, i due matrimoni, quattro figlie avute dal primo marito, i ricoveri, l’oblio e la risalita

 

Giovedì sera, in prima serata su Raiuno, è andato in onda in prima serata “Folle d’amore – Alda Merini”, un docufilm, come chiamano ora gli sceneggiati, le biografie dei grandi della storia e dell’arte. “Folle d’amore” è un racconto sulla vita della “poetessa dei navigli”. Protagonista Laura Morante. Con lei, Federico Cesari, Rosa Diletta Rossi, Giorgio Marchesi, Sofia D’Elia, Mariano Rigillo, per la regia di Roberto Faenza.

Grande poetessa, la sua vita nei primi Anni Ottanta, coincide con i quasi quattro anni trascorsi a Taranto, innamorata, com’era, di Michele Pierri, medico, ma anche lui poeta, che aveva qualcosa come una trentina d’anni più di lei. La Merini anni fa raccontò che aveva conosciuto Pierri grazie a Giacinto Spagnoletti, tarantino, poeta anche lui. Lunghe conversazioni telefoniche, bollette chilometriche, alla fine Alda si trasferisce in riva allo Ionio, sponda alla quale dedicherà oltre che a quasi quattro anni della sua vita, tormentata da ricoveri e dimissioni da ospedali psichiatrici, anche delle opere.

«Non vedrò mai Taranto bella – scriveva – non vedrò mai le betulle, né la foresta marina; l’onda è pietrificata, e le piovre mi pulsano negli occhi. Sei venuto tu, amore mio, in una insenatura di fiume, hai fermato il mio corso e non vedrò mai Taranto azzurra, e il Mare Ionio suonerà le mie esequie».

 

 

SPAGNOLETTI, LA SUA GUIDA

Spagnoletti è il suo vero scopritore, la sostiene, fino a spingerla a scrivere, tanto da  pubblicare lui stesso un lavoro in una “Antologia della poesia italiana 1909-1949”. E’ il 1950, ma tre anni prima aveva in qualche modo incontrato «la prime ombre della mente». Viene ricoverata per un mese in un ospedale. Nel frattempo incassa stima e affetto, per fare dei nomi, tutti di livello altisonante, Eugenio Montale. L’editore Scheiwiller, su suggerimento del poeta-scrittore genovese, pubblica due poesie inedite di Alda Merini nella raccolta «Poetesse del Novecento». La poetessa nel frattempo salda una grande amicizia con un altro grande della letteratura del Novecento: Salvatore Quasimodo.

Sposerà Ettore Carniti, proprietario di alcune panetterie di Milano, da cui avrà quattro figlie: Emanuela, Simona, Barbara e Flavia. Nata a Milano nel ’31 del secolo scorso, è una sua ex insegnante a farla conoscere al Spagnoletti. Il critico resta folgorato dalla bellezza dei suoi scritti: il suo talento precoce e inspiegabile ne fa una ragazza-prodigio della letteratura italiana.

 

 

TENACE, RISALE CON FORZA

Precipitata nella psicosi dopo una grave crisi di nervi, il marito la ricovera. La Merini, tra un ricovero e l’altro, resterà in quelle antiche “case di cura”, nelle quali c’è davvero da diventare matti. L’aiuta Enzo Gabrici, lo psichiatra che l’ha in cura. Le regala una macchina da scrivere. Grazie alla scrittura sconfigge dolore e malattia. Intanto, Alda, rimasta vedova, comincia una relazione platonica, come può essere un affetto sbocciato al telefono, con il medico-poeta tarantino Michele Pierri.

Li ha messi in contatto, nemmeno a dirlo, Giacinto Spagnoletti. Conversazioni senza fine, bollette salatissime, tanto che lei parte per Taranto, dove raggiunge e sposa nel 1984 il “suo” Michele. «Eri come ti immaginavo, amore mio», gli confessa al primo incontro. Pierri, purtroppo, ha molti anni più di lei, e la felicità non dura a lungo. Il medico-poeta muore poco dopo. Alda Merini non si dà per vinta, prosegue nello scrivere, le poesie sono la sua passione e quella di milioni di lettori, così da farne nei decenni, una delle figure più importanti e più influenti della vita culturale italiana. Muore nel 2009, a settantotto anni, a Milano, città nella quale era nata.

«Puglia, orecchiette mondiali!»

Nunzia, da Bari Vecchia agli Stati Uniti

Nunzia Caputo, stella dei social e delle feste importanti con quei “dischi volanti” di pasta prodotti alla velocità della luce. Ultimo viaggio in India in una occasione dalle mille e una notte. Con Rihanna, star della serata, a due passi. E c’era anche l’inventore di Facebook. «Buone, vero? Le ho fatte con queste mani!», gli ha detto

 

Nunzia Capone, per tutti “Nunzia delle orecchiette”, come se puntualizzassero il titolo onorifico conquistato sul campo. Meritatissimo al punto tale che è diventato un brand. Catapultata da Bari vecchia, dove è un’istituzione, prima a New York, invitata (tutto spesato!) dalla Regione Puglia. «Un giorno sento un “busso” alla porta – spiega ad uno dei tanti interlocutori che l’hanno eletta reginetta dei social – apro e chi era? Uno della Regione Puglia, mi fa “Vuole venire, gratis, a New York?”. “Mo ce ne dobbiamo andare!”, ho risposto io: quando mi capita un’altra occasione del genere, partire per New York, tutto spesato, e fare cosa? “Quello che sta facendo in questo momento, signora Nunzia: le orecchiette”. Detto fatto».

Non è una ingenua Nunzia, amabilissima, cordiale con tutti. Oggi sa che il suo personale brand, quelle “Orecchiette alla Nunzia Capone”, hanno un valore inestimabile. Non solo New York, perché Nunzia, è volata anche in India, dall’altra parte del mondo, come gli Stati Uniti. Da non crederci. E’ una bella favola, non conosciamo ancora il finale, ma possiamo immaginarlo, anzi, ce lo auguriamo: a lieto fine.

 

 

DAGLI USA IN INDIA…

Troppo scaltra, Nunzia, per fare voli esagerati perdendo di vista il punto di partenza, Bari Vecchia. Le cose le fa, con calma, a modo. C’è chi le cura i social, le pagine su Facebook, benedetto il fondatore del papà di tutti i social. Quel Mark Zuckenberg, che Nunzia ha incontrato di persona in India, ad una festa faraonica insieme a Rhianna, la cantante. Non sa parlare l’inglese, Nunzia, ma la mano – nonostante bodyguard e un cordone di invitati che volevano vedere da vicino uno degli uomini più ricchi del mondo – gliel’ha stretta. «Grazie anche a te sono diventata famosa in tutto il mondo!», avrebbe voluto forse dirgli. Di sicuro, quando Zuckenberg avrà usato un’espressione famosa in tutto il mondo, il dito indice puntato su una sua guancia per dire «Buooono!», Nunzia da lontano gli avrà fatto capire di essere stata lei l’autrice di quel piattone di orecchiette. La donna avrà alzato le braccia, agitato le mani, come si fa quando si suona un tamburello. «David, quelle le ho fatte io, con queste mani, vedi?». Insomma, very good, very nice, Nunzia promossa.

Nunzia era in India, invitata a fare il suo, le orecchiette, da Anant Ambani e Radhika Merchant che celebravano il fidanzamento ufficiale o, come si dice da quelle parti, i festeggiamenti prenuziali: cinque milioni di euro alla cantante Rihanna per il concerto privato. Figurarsi se i due promessi sposi non potevano permettersi di ospitare Nunzia, «a fare quello che ha sempre fatto», le orecchiette.

 

 

…ALLA PAGINA SU FACEBOOK

La pagina Facebook di Nunzia documenta un breve tratto compiuto a piedi nell’aeroporto indiano. Lei è lì, alla vigilia della sua partenza non è ancora chiaro se le orecchiette dovrà prepararle lei – perché se così fosse sarebbe una missione impossibile, trattandosi di un centinaio di invitati – oppure dovrà insegnarle a fare, missione in qualche modo più praticabile. Insomma, per la felicità di Anant Ambani e Radhika Merchant, non solo Rhianna e il suo ingaggio-monstre, ma anche Nunzia & le sue orecchiette, per i festeggiamenti prenuziali dei due promessi sposi.

Orecchiette da fare o da insegnare a fare, no problem. In un caso o nell’altro, saprà cavarsela alla grande, considerando la velocità con cui cui nella stradina di Arco Basso, dalle sue dita, prendono magicamente forma le orecchiette. Piccole, perfette, tutte a misura. Proprio come sottolinea il portale “Bari Viva”: una velocità da Guinness dei primati, anche se sarebbe più adatto a dire, da sapienza antica di mani che hanno sempre lavorato.

Non solo “Bari Viva”, ma anche il Corriere del Mezzogiorno, raccoglie due battute da Nunzia al suo ritorno. Dichiarazioni da donna di mondo ormai. Lei, partita dall’Arco basso e catapultata alla festa nella quale protagonista è stata Rihanna. «Eravamo in India e con me c’erano lei e Mark Zuckenberg: sono stata proprio vicino a Rihanna, una voce bellissima. Quando è salita sul palco indossava un abito fucsia incantevole, le stava benissimo». Quando le chiedono cosa facesse lì, la risposta è disarmante, come la sua velocità nel produrre orecchiette: «Sono stata chiamata a fare le orecchiette, inutile dire che sono piaciute a tutti!».

Nicola, eroe quotidiano

Chef pugliese, il prossimo 20 marzo sarà premiato da Sergio Mattarella

Il presidente gli riconoscerà il titolo di Cavaliere della Repubblica per i progetti sociali realizzati con la sua pasticceria inclusiva con sede a San Vito dei Normanni (Brindisi). “La dolcezza come terapia” il suo principale obiettivo. Formazione e occupazione per giovani diversamente abili. Attenzione a soggetti colpiti da autismo, donne con reddito precario, vittime di violenza domestica o con difficoltà sociali

 

Come coniugare la pasticceria all’impegno sociale. Nicola Di Lena, pugliese, pastry-chef (pasticcere per la ristorazione), il prossimo 20 marzo sarà premiato dal presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, come “eroe quotidiano” per i progetti sociali realizzati per “Virgola”, la sua pasticceria inclusiva, con sede a San Vito dei Normanni (provincia di Brindisi).

Di Lena, assieme ad altre ventinove eccellenze italiane, riceverà al Quirinale l’onorificenza al Merito della Repubblica Italiana con la seguente motivazione: “per attività volte a contrastare la violenza di genere, per un’imprenditoria etica, per un impegno attivo anche in presenza di disabilità, per l’impegno a favore dei detenuti”.

che ha portato Nicola fino al cospetto del presidente della Repubblica. Il suo impegno etico a favore degli “ultimi” è stato riconosciuto tra i trenta progetti imprenditoriali eticamente più rilevanti. Per dar vita a questo laboratorio di prodotti dolciari artigianali, Di Lena, dopo una brillante esperienza di chef in un ristorante stellato a Milano, ha deciso di rientrare in Puglia, la sua terra di origine.

 

 

ORGOGLIO, DIGNITA’ E…

Un progetto che fin da principio, lui stesso, ha spiegato con legittimo orgoglio sui social. Il team di “Virgola”, la sua squadra, sottolinea lo chef, dà valore all’importanza dei rapporti umani in cucina, ciò che ha consentito la conquista di un traguardo riservato a pochi: diventare, appunto, “Cavaliere dell’Ordine al merito della Repubblica italiana”.

Nato in Svizzera nell’81, ma sostanzialmente cresciuto in Puglia, Di Lena per anni è stato lo chef a cui Antonio Guida, responsabile della linea di cucina di “Mandarin Oriental” a Milano, ha affidato la chiusura in stile dei suoi sofisticati menù,

Lo chef pugliese ha sempre amato l’arte della pasticceria. Ancora studente, approfitta di ogni vacanza scolastica per raggiungere lo zio, Agatino, a Santa Teresa di Riva, in Sicilia, per affiancarlo e, perché no, imparare i suoi “dolci” segreti.

Dopo il diploma conseguito nella Scuola alberghiera di Matera, giungono le esperienze formative in Puglia e, a seguire, a Saint Moritz e a Cortina. Attività utili nello spianargli la strada nel raggiungere uno dei suoi principali obiettivi di una carriera di successo: l’hotel “Il Pellicano”, con sede a Porto Ercole. E’ il 2006, anno di basilare importanza, considerando che la sua esperienza e la sua disinvoltura in cucina lo pongono subito all’attenzione dello chef Antonio Guida, che lo affianca Ivan Le Pape, primo pasticcere. E’ il primo importante passaggio professionale, tanto che il successivo riconoscimento non tarda ad arrivare: Nicola diventa “capo partita dei dolci”.

 

 

…PUGLIA NEL CUORE

Ma Di Lena, nonostante le sue “origini” svizzere, ha solo la Puglia nel cuore. Così dopo altri anni di esperienza, prende coraggio e spicca il volo per tornare “a casa” e realizzare un progetto con Vito Valente. E’ così che debutta “Virgola”, “pasticceria terapeutica” che offre formazione e occupazione per giovani diversamente abili. Nicola e Vito pongono particolare attenzione a soggetti colpiti da autismo, ma anche a nuclei monogenitoriali dove a capo della famiglia vi è una donna con reddito precario. Donne vittime di violenza domestica, con difficoltà sociali, in cerca di un’adeguata collocazione all’interno nel mondo del lavoro. “Virgola” prende le mosse con riferimento a “Includi”, cooperativa sociale anch’essa degna della massima attenzione, che ha fondato un ristorante impegnato nella lotta alle discriminazioni.

Il progetto “Virgola”, spiega su Internet Di Lena, è quello di allargare rete e capacità dell’attività di ristoro, unendo fra loro gli intenti sociali. E’ così che lo chef prospetta nuove occasioni di impiego a chi, per mille motivi, vive nel disagio.

Puglia, ciak si gira

Fra Taranto e Bari, una produzione internazionale cerca attori

Non è la prima volta che film di altissimo profilo vengono girati da queste parti. Da “I cannoni di Navarone” a “Third Person”, e attori da Gregory Peck a Liam Neeson, fino a “Comandante” con Favino, “Palazzina Laf” di e con Michele Riondino, e “Belli di papà” con Diego Abatantuono. Infine, lungometraggi d’autore: “Marpiccolo” (Alessandro Di Robilant), “Il Miracolo” (Edoardo Winspeare), “Le Acrobate” di Silvio Soldini

 

Un altro film sarà prossimamente girato in Puglia. E’ presto per capire quali siano regia, cast, trama del lungometraggio per il quale in questi giorni responsabili delle selezioni delle comparse, di attori di secondo piano ai quali far pronunciare, perché no, anche una battuta. Si cercano, infatti, giovani e meno giovani che abbiano il bernoccolo per la recitazione e sappiano parlare in inglese. Da qui si comprende già il primo elemento, eloquente: si tratta di una produzione internazionale. Non è la prima che ha luogo, per esempio, nelle nostre province una produzione di un certo spessore.

Basterebbe pensare ai “Cannoni di Navarone”, film vincitore di un premio Oscar, ambientato in Grecia nelle isole dell’Egeo (Navarone, località di fantasia). Ispirato agli avvenimenti della battaglia di Lero, il film irato nell’isola di Rodi. Parte degli esterni, infatti, fu girata alle Isole Tremiti, per la loro somiglianza con quelle della Grecia. Fra i protagonisti: Gregory Peck, David Niven ed Anthony Quinn. Ma i titoli potrebbero proseguire all’infinito, specie poi da quando è stata istituita Apulia Commission, fondazione nata nel 2007 con lo scopo di attrarre in Puglia il maggior numero di produzioni audiovisive nazionali ed internazionali.

 

 

CIAK SI “PROVINA”

Ma torniamo al prossimo film. Due, fra i diversi titoli, in qualche modo “pugliesi”, sono stati girati proprio a Taranto: “Comandante”, con Pierfrancesco Favino, e “Palazzina Laf”, di e con Michele Riondino ed Elio Germano. La Puglia diventa protagonista di un nuovo importante film internazionale: le riprese, stando a quanto riportato dal Corriere del Mezzogiorno, cominceranno in primavera, tra marzo e aprile. Non solo Taranto, ma anche Bari e le altre province pugliesi in diverse città pugliesi tra le quali Bari e Taranto in particolare. E’ già tanto che Serena Simone, autrice dell’ottima anticipazione riportata dal quotidiano che fa “panino” con il Corriere della sera, scriva di regista e cast stranieri, così come la società di produzione, Ilbe, Iervolino & Lady Bacardi, che ha diffuso un annuncio con il quale cerca personale per interpretare personaggi e piccoli ruoli previsti dal film.

I primi provini si sono svolti preliminarmente fra Bari (Accademia Unika, via Kolbe), e Taranto (Spazioporto, via Foca Niceforo). In questi giorni potrebbero esserci ancora altri provini, magari già diramati i primi “attori” insieme con nomi e regista del film. In particolare la produzione ha cercato donne e uomini di varie nazionalità (arabi, messicani, albanesi, libanesi) di età compresa tra i 18 e i 60 anni; donne e uomini, sempre tra i 18 e i 60 anni, con carnagione, occhi e capelli chiari e con carnagione, occhi e capelli scuri; anziani con visi particolarmente vissuti; bambini e bambine di età compresa tra i 4 e i 12 anni con carnagione, occhi e capelli chiari e con carnagione, occhi e capelli scuri.

 

 

MEGLIO SE “AMERICANI”

Per piccoli ruoli, si diceva, la società di produzione è alla ricerca di uomini di madrelingua inglese (americano) di età compresa tra i 25 e i 70 anni, oltre a uomini e donne di nazionalità albanese tra i 35 e i 55 anni. «Le figure delle quali siamo alla ricerca – riporta l’annuncio – non devono avere doppi tagli, colori e tinte particolari o mèche: i minori per partecipare ai casting devono essere obbligatoriamente accompagnati da almeno un genitore».

La società di produzione che ha eseguito le prime selezioni, come ricorda il Corriere del mezzogiorno, ha realizzato, fra gli altri, film e serie di caratura internazionale, come “Ferrari”, film di Michael Mann, e il film in sei puntate, “Memorie di Adriano”, tratto dall’omonimo bestseller di Marguerite Yourcenar.

 

 

FAVINO, ABATANTUONO, GLI ALTRI…

L’anno scorso in Arsenale, a Taranto, le riprese del film “Comandante”, con Pierfrancesco Favino nel ruolo del capitano medaglia d’oro al valor militare Salvatore Todaro.

Fra gli altri film, ricordiamo cinema d’autore, come “Marpiccolo” di Alessandro Di Robilant, “Il Miracolo” di Edoardo Winspeare, “Le Acrobate” di Silvio Soldini. Capitolo a parte “Third Person”, di Paul Haggis, con Liam Neeson, Adrien Brody (premio Oscar per “Il pianista”) e Kim Basinger, ambientato a Parigi, Roma, New York e Taranto.

Fra gli altri film al netto delle produzioni di Michele Massimo Tarantini, con Banfi, Carotenuto, Fenech, Montagnani e Alvaro Vitali, in particolare negli Anni 80, altri film sono stati girati fra Taranto e provincia. Fra i tanti, “Figli di Annibale” e “Belli di Papà”, con protagonista Diego Abatantuono e Silvio Orlando.

Una rotonda sul mare

Offerta turistica, l’affaccio sul Lungomare di Taranto

Assegnati ad un’azienda romana i lavori per la suggestiva “passeggiata” cittadina. Il progetto interessa il tratto da Porta Napoli a Lungomare Vittorio Emanuele III. Primo lotto in consegna a ridosso di Pasqua, il secondo non appena avrà luogo una perizia per verificare varianti a causa di attività che risalirebbero a decenni fa

 

Finalmente si lavora per il progetto “Waterfront”. Nei giorni scorsi il Comune di Taranto ha assegnato ad una società romana il compito di realizzare uno studio di fattibilità tecnica ed economica di quello che per tutti viene definito, appunto, “Waterfront del Mar Grande”, in realtà è la riqualificazione di un tratto sottostante il Lungomare Vittorio Emanuele III.

L’obiettivo del progetto del “Waterfront Mar Grande”, realizzato dal Comune di Taranto e dall’Autorità di Sistema Portuale del mar Ionio, candidato per un finanziamento del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, è in buona sostanza quello di aumentare la fruibilità dell’affaccio a mare che va da Porta Napoli, dunque Città vecchia, conduce al Lungomare, in Città nuova.

Il progetto del Comune di Taranto, detto in soldoni, riguarda recupero e la valorizzazione della parte antica di Taranto, un’isola circondata da Mar Piccolo e Mar Grande, e fra questi vicoli, da qualche anno riqualificati, ma fra i quali esiste ancora un certo degrado edilizio con stabili abbandonati e disabitati.

 

 

COMUNE E PROGETTI

L’idea progettuale. Il nuovo Varco Est del porto, secondo le prime idee manifestate dal Comune «consentirà lo spostamento del varco, attraverso la costruzione di una nuova struttura di accesso arretrata rispetto all’attuale». Ciò, sempre stando all’idea di principio, consentirebbe «la libera fruizione di tutte le aree del Molo San Cataldo prospicienti la Darsena Taranto e la valorizzazione del waterfront porto-città attraverso la realizzazione di una passeggiata panoramica». Questa, partendo dalla Calata 1 della Darsena Taranto, attraverserà l’esistente molo Sant’Eligio proseguendo nello specchio d’acqua ai piedi delle Mura Aragonesi fino al Castello Aragonese.

«Questa prospettiva progettuale – aveva dichiarato a suo tempo il sindaco Rinaldo Melucci – restituisce a Taranto, ai tarantini e ai turisti un rapporto diretto con il Mar Grande, privo di mediazioni architettoniche: la realizzazione di questo progetto, che si completerà con la riqualificazione della scarpata di Lungomare fino a Lido Taranto, offrirà un’esperienza del tutto nuova, come la fruizione di spazi fino a oggi preclusi, ma di assoluto fascino».

«L’incarico, con un lieve ribasso rispetto all’importo stabilito nel bando – scrive Fabio Venere per La Gazzetta del Mezzogiorno – pari all’1,3%, è stato assegnato per un importo di centotrentasettemila euro: complessivamente, invece, la realizzazione degli interventi, finanziati per quattro milioni di euro, ha un costo stimato in tre milioni di euro».

La strategia messa in campo dal Comune di Taranto per ciò che attiene la Città vecchia riguarda progetti di riqualificazione, che per larga parte riguardano il pubblico, incentivi già in atto come gli immobili di proprietà del Comune messi sul mercato al prezzo politico di un euro.

 

 

MAR PICCOLO/DISCESA VASTO

«Ci concentreremo – aveva spiegato la Direzione di Pianificazione urbanistica del Comune di Taranto – sulla parte prospiciente Mar Piccolo che dalla discesa Vasto arriva al monumento al carabiniere: l’obiettivo è farne un’area di inclusione ed animazione sociale risistemandola. Il cantiere, ora che siamo andati in gara d’appalto, partirà a breve».

L’idea a cui allude l’ex dirigente del Comune, assume connotati tra il 2018 e il 2020 in seguito a un finanziamento del Ministero delle Infrastrutture caldeggiato, insieme, dall’Amministrazione comunale di Taranto e dall’Autorità di sistema portuale del Mar Jonio (Adsp).

Notizie più recenti ci dicono che il Responsabile unico del procedimento (Rup) e il Direttore dei lavori hanno assicurato che le attività del primo lotto starebbero procedendo regolarmente, tanto che potrebbero concludersi entro Pasqua, mentre per il secondo bisognerà attendere l’esito di una perizia di variante.

Primo lotto: dalla Discesa Vasto fino alla statua dell’Arma dei Carabinieri; il secondo lotto, dalla stessa statua alla Pensilina liberty di via Cariati. Contrattempo che fa slittare la seconda attività dei lavori: durante i primi scavi l’impresa aggiudicataria dei lavori e i tecnici comunali non hanno rinvenuto materiale originario, ma asfalto, a conferma di una serie di interventi eseguiti nei decenni scorsi in modo approssimativo. Non appena, però, dovesse esserci il benestare alla perizia di variante i lavori potrebbero riprendere nel giro di breve tempo. In attesa di godere di uno dei panorami nazionali più affascinanti d’Italia.

Quell’angolo dimenticato

Monteruga, provincia di Lecce

Durante il fascismo fu abitata da ottocento anime. L’idea era quella di bonificare la zona, produrre tabacco, olio e vino. Tutto dura fino agli Anni Settanta, Ottanta. L’imprenditore Maurizio Zamparini voleva farne un insediamento. Ma l’operazione non andò mai in porto

 

C’è un a cittadina nel cuore del Salento: Monteruga. E’ un monumento a se stessa, quasi indicasse uno stato di abbandono al quale l’hanno condannata, nel tempo, un po’ tutti. Dal governo agli abitanti: il primo, reo a non farsi carico degli errori del passato; i secondi, per non averci più creduto sul finire degli Anni Ottanta, quando ancora c’era qualcuno che non voleva sfacciatamente lanciare la spugna e lasciare questa cittadina. Monteruga conserva il suo fascino, oggi misterioso. La sua storia, incompiuta, scritta nel secolo scorso durante il Ventennio.

Nel tempo, come segnala Camilla Di Gennaro, nell’aggiornatissimo e professionale sito “Architetto”, questa cittadina è diventata un villaggio fantasma. Ad avvolgerla, quasi a proteggerla, per quanto possa contare una saltuaria attenzione che posta dalle autorità a un territorio letteralmente abbandonato, “i colori e i profumi del sud, quasi a raccontare una storia di vita, lavoro e comunità, dissolta nel tempo come sabbia tra le dita”.

 

 

AMBIZIONE, SPERANZA…

Ha una storia tutta da raccontare, Monteruga. Fatta di ambizione mista a speranza, come accadeva cento anni fa, con un Paese che sarebbe finito sotto dittatura, sceso in guerra, nonostante non avesse forza economica, né quel sostegno che poteva arrivare dalla terra. Dal Salento, la gente lavorava nei campi e, se solo avesse avuto, più coraggio, emigrava; raggiungeva la città, per studiare, evolversi culturalmente. Tempi difficili, cui provare a porre rimedio con delle idee. E proprio una di queste, fa di quel territorio un progetto agricolo durante il fascismo, facendo di quell’angolo di Salento una terra che accoglieva circa ottocento anime. Quanto avevano convinto i politici di allora, furono le terre. Una volta fertili e produttive, oggi testimoni silenziosi di un passato dall’ambizione gloriosa, ma che ora vive nell’abbandono.

Monteruga, spiegano le note aride di wikipedia, “fu assegnata alla Società Elettrica per Bonifiche e Irrigazioni, che rilevò mille ettari di terreno impiegando molti lavoratori provenienti soprattutto dal basso Salento”.

Fra i Settanta e gli Ottanta, Monteruga contava ottocento abitanti, maggior parte dei quali occupati nel lavoro agricolo e nella produzione di tabacco, olio e vino.

 

 

…POI IL NULLA

Purtroppo la sua storia di centro abitato finisce con la privatizzazione dell’azienda agricola negli anni Ottanta e con la divisione dei terreni sui quali qualcuno avrebbe voluto investire. E’ il caso dell’imprenditore Maurizio Zamparini, noto a quanti hanno seguito il calcio (fu presidente di Palermo e Venezia), che voleva farne un insediamento. Ma l’operazione non andò mai in porto.

Restano, a testimonianza di un recente passato, ricorda “Architetto”, gli alloggi, la scuola rurale, la piazza centrale, la chiesa intitolata a Sant’Antonio Abate, festeggiato ogni anno con una processione che attraversava il villaggio. E il deposito tabacchi, la caserma, un campo di bocce, il dopolavoro, lo stabilimento vinicolo.

“Vico”, Borgo dell’amore

Nel cuore del Gargano, la città degli innamorati

Bellissima località pugliese, a causa di una gelata che rovinò i raccolti, gli abitanti avanzarono domanda per cambiare il Santo patrono. Richiesta strana, che però ebbe il suo effetto. San Norberto, che non aveva saputo proteggere i suoi cittadini, fu “sostituito” da San Valentino. Da allora, le cose andarono decisamente meglio. Ogni 14 febbraio, da allora si festeggia il santo che protegge cuore e sentimenti

 

Conosciamo la Puglia come le nostre tasche, se non altro per le puntatine in questa o quella città. Meglio in questo o quel Borgo. Ma, sinceramente, non si finisce mai di imparare. E certamente non perché il paesaggio sotto i nostri occhi, di colpo, cambia aspetto. La bellezza è immutata, anzi da un po’ di anni da queste parti le varie amministrazioni, dalle pro loco a quelle comunali, proseguendo con quelle regionali, si sono sforzate per dare più valore ai tantissimi angoli della nostra regione.

Sinceramente della provincia di Foggia, abbiamo parlato poco, anche se siamo rimasti affascinati di bellezze mozzafiato come le Isole Tremiti, Rodi Garganico, Vieste e via discorrendo. La Puglia ha un fascino straordinario, ma se proviamo a visitare i tanti Borghi esistenti in Puglia, in particolare sul Gargano, scopriamo che il tempo sembra essersi fermato. Ogni angolo, ma non solo da queste parti, ha qualcosa da raccontare. E se non l’ha raccontata ancora, sarà felice di svelare dettagli, storie, leggende che ancora nessuno aveva rivelato. Per esempio, un fascino starordinario? Vico del Gargano. Il sito “paesionline”, puntuale nelle sue narrazioni, ci ha svelato un aspetto di questa cittadina tanto suggestiva. Non sapevamo, per esempio, che “Vico” fosse noto anche come il “paese dell’amore”.

 

 

BORGO DI GRANDE FASCINO

Considerato, a ragione, come uno tra i Borghi più affascinanti d’Italia, manifesta qualcosa di diverso dalle più note “case bianche” e, perché, no, i trulli considerata da molti come la foto della tessera d’identità pugliese. Vico del Gargano, non ha nulla a che spartire con il mare, intanto perché non vi si affaccia (anche se a pochi chilometri c’è da restare di sasso per la bellezza di un’acqua cristallina). “Vico”, indicano da queste parti, a chiunque arrivi dà la sensazione di trovarsi al cospetto di un paese che tutto camini accesi e castagne arrostite.

Vico del Gargano è a due passi da Rodi Garganico e Peschici. E’ un borgo avvitato nel cuore di un verde straordinario, quello del Parco Nazionale. Centro storico, vicoli stretti e suggestivi, tra cui emerge il celebre “Vicolo del Bacio”. Non molto lontano, il Castello Normanno, testimone, anche questo, di una ricca storia locale. Bello e custode di grandi suggestioni, il Museo Trappeto Maratea, antico frantoio, scavato nella roccia. Questo regala ai suoi visitatori l’occasione per comprendere l’importanza della produzione di olio d’oliva. Tra le chiese presenti sul territorio: la Chiesa di Santa Maria Pura, una struttura settecentesca; la Collegiata dell’Assunta, posta sul punto più alto del Borgo.

 

 

VICOLO DEL BACIO

Torniamo al Vicolo del bacio e alla nomea assunta da Vico del Gargano come “Paese dell’amore”. E’ una storia profonda, che certifica un legame di grande emozione tra cittadina, residenti e il patrono, San Norberto che ad un certo punto della storia, fatta sicuramente di grande rispetto, ad un certo punto venne a mancare. Tutto accadde a causa di una sciagurata gelata che provocò danni irrimediabili a terreni e raccolti. Fu per questo che gli abitanti di Vico del Gargano avanzarono una richiesta speciale: avere un nuovo patrono, che meglio di San Norberto, si sarebbe preso cura ulivi e agrumeti di cui Vico del Gargano traeva il maggior sostegno economico. Così la scelta ricadde su San Valentino. Non solo per la sua popolarità presso gli innamorati, ma perché le celebrazioni del santo coincidono con il periodo in cui gli agrumi richiedono una maggiore protezione. Da allora, il 14 febbraio, Vico del Gargano celebra San Valentino con la massima gratitudine e devozione. Con una certa attenzione rivolta all’amore.