«Puglia, la grande bellezza»

G7, nella nostra regione le primedonne in giro fra ulivi, ceramiche e trulli

«Forse qualcuno s’era fatto un’idea sbagliata di questi luoghi, ebbene, tornerà a casa con un’altra idea». Occasione importante per promuovere le straordinarie bellezze del nostro territorio. Prima tappa ufficiale a Grottaglie, poi Alberobello e Martina Franca. Viaggio a bordo di un treno storico. Una settantina le persone hanno compiuto il giro turistico

 

«Devo fare i complimenti a tutti i pugliesi, sono stati molto oltre l’altezza del compito e penso che questa fosse la risposta migliore ai soliti pregiudizi letti sulla stampa internazionale, qualcuno può essere arrivato con un’idea e tutti sono andati via con un’altra idea». Così la presidente del Consiglio Giorgia Meloni nella conferenza conclusiva del G7, forse alludendo – senza mandarle a dire – a un servizio realizzato nei giorni scorsi dalla Cnn che aveva programmato servizio sul G7 e i luoghi che avrebbero accolto il summit con il discutibile titolo “Mafia style”.

Ancora spiccioli e a breve, fine del G7, l’incontro del gruppo che riunisce insieme i Capi di stato e di Governo dei sette Paesi più industrializzati al mondo. Cala il sipario su Borgo Egnazia, lussuosa location di Savelletri di Fasano, che in questi giorni da giovedì13 a sabato 15 giugno ha ospitato incontri blindati ai quali hanno partecipato oltre alla Meloni, anche Biden e Macron.

 

 

SIGNORE, SIGNORI, ECCO A VOI…

Mentre i grandi si affrontavano su temi politici delicatissimi le loro rispettive signore (e signori) si sono lanciate alla scoperta delle bellezze pugliesi. Assenti giustificate, Jill Biden a Brigitte Macron. Per la Puglia, inutile nasconderlo, considerando che per settimane se ne è parlato e scritto ovunque, è stata anche un’occasione importante per promuovere le straordinarie bellezze del nostro territorio.

Per le signore è stato allestito un programma di visite iniziato giovedì all’uliveto millenario di Fortezza di Pettolechia e proseguito il giorno dopo con visite a Grottaglie, Alberobello e Martina Franca. Il viaggio è stato realizzato a bordo di un treno storico. Una settantina le persone hanno compiuto il giro turistico. Fra queste, il first gentleman Heiko von der Leyen, la moglie del presidente del Consiglio Ue Michel Amèlie Derbaudrenghien, la moglie del cancelliere tedesco Scholz Britta Ernst, Ritu Banga (moglie del presidente della Banca Mondiale) e Yuko Kishida, moglie del premier giapponese Kishida.

 

 

GROTTAGLIE, PRIMA

Considerando “giro di prova”, la visita all’Uliveto millenario, la prima tappa del tour programmata venerdì, è stata il Quartiere delle ceramiche di Grottaglie, provincia di Taranto. Visita nella bottega artigiana storica, quella di Nicola Fasano, e Casa Vestita. Immancabile un omaggio per gli ospiti: un piatto in ceramica con loro volto e il loro nome, e un “pumo”, altra realizzazione di ceramica artigianale (un bocciolo di rosa pronto a sbocciare, a rappresentare nascita, prosperità e felicità).

Poi una passeggiata tra i trulli nel centro storico di Alberobello. Breve pit-stop, come definiscono una pausa gli appassionati di Formula 1, posto che il convoglio in movimento poteva a giusta ragione essere considerato una “fuoriserie”. Pranzo nel Borgo antico, nell’invitante menù, le eccellenze enogastronomiche pugliesi servite nel rinomato ristorante “Casanova”. Per gli ospiti, “voci” raramente viste e assaporate tutte insieme: salumi, burrate, focaccia, gnocchi di pane e olive, timballo di cicoria. A completare il giro turistico, l’ultima fermata con vista sull’incantevole Valle d’Itria e l’immancabile visita al Palazzo Ducale di Martina Franca.  

«Invecchiare con intelligenza»

Helen Mirren, l’attrice britannica e salentina d’adozione

«Puoi affrontare il passare degli anni in modo sano, in modo positivo. Poi goditi i cosmetici, la skincare e il trucco. Se ti senti bene, il tuo aspetto migliora. E anche un po’ di spavalderia aiuta: esci fuori e sentiti stupenda»

 

Helen Mirren, settantotto anni, ad agosto uno in più. Legata al Salento, tanto da averci comprato casa e terreno, si prende cura di una e dell’altro come se vivesse da queste parti da una vita. Meglio ancora, come se nel Tacco d’Italia ci fosse proprio nata. Non è un caso che non appena le hanno chiesto di dare una mano a un gruppo che voleva sensibilizzare su un tema come la Xylella, la peste degli ulivi, lei, Premio Oscar per “The Queen”, ha subito accettato. Di recente aveva perfino spiritosamente detto sì al comico Checco Zalone, che mai avrebbe sognato di ospitare una star della sua statura in un suo video (“La vacinada”).

In questi giorni la grande attrice, protagonista fra l’altro di Gosford Park, State of play e Red, ha rilasciato un’intervista alla versione inglese del settimanale Elle. Fra le tante cose, riflette sull’avanzamento dell’età e del come il passare degli anni vada preso con filosofia. Si lascia andare a riflessioni e quel pizzico di filosofia che dalle nostre parti facciamo passare tout-court come saggezza.

 

 

THANKS HELLEN!

Intanto, grazie ancora una volta Hellen. Per non perdere occasione di parlare di Salento, ospitalità e benessere che fanno di questa regione – lo confermano perfino inchieste turistiche dagli Stati Uniti – la più bella al mondo. Tanto da incoraggiare chiunque venga in Italia a visitare il Colosseo, la Reggia di Caserta, la Galleria d’arte di Firenze, piazza e basilica San Marco, Duomo e le decine di bellezze del nostro Paese, di spingersi da queste parti. La Puglia, il Salento, non sono solo luoghi da visitare – fa capire ogni volta che ne parla – ma un’emozione. Il suo desiderio, ha confessato fra l’altro, invecchiare con noi, con la nostra terra. E noi che di lei eravamo fan sfegatati, da quel momento siamo innamorati di lei.

Dunque, maturare piuttosto che invecchiare. Come una bella bottiglia di Primitivo.  Salentina d’adozione, vivendo in provincia di Lecce, non vuole sentir parlare di problemi legati all’invecchiamento. Anzi. In un’intervista alla versione britannica di Elle, l’attrice inglese fa un elogio all’invecchiamento. Si rivolge ai ragazzi. «La prima cosa – spiega la Mirren – è abbandonare il termine anti-aging».

 

 

PRO INVECCHIAMENTO, FIDATEVI

Non affronta il tema di sfuggita, tutt’altro. «Il fatto che invecchieremo – riprende – è assodato, non c’è via d’uscita; quando hai vent’anni non puoi nemmeno immaginare di arrivare ai settanta, ma è solo se sei fortunato, molto fortunato, che potrai vivere questa esperienza». E solo allora ti dirai: “sono così fortunato ad aver raggiunto questa età ed essere ancora in grado di interagire e godermi la vita”. La definizione giusta è pro-invecchiamento, pro-aging e non anti-aging: cambiamola!».

La vita nel Salento, assieme alla natura che la circonda e per la quale – si diceva – si è battuta e continuerà a battersi, ha uno stile più lento. Una modalità che ha fatto maturare nella star del cinema una consapevolezza diversa. «Sì, invecchierai, ma puoi invecchiare in modo sano, in modo positivo, e potrai goderti i cosmetici, la skincare e il trucco; Se ti senti bene, il tuo aspetto migliora; certo, anche un po’ di spavalderia aiuta: esci fuori e sentiti stupenda!».

 

 

VANITY FAIR, ELLE UK

Scriveva Vanity Fair, che la Mirren non vuol sentir parlare di chirurgia estetica: non ne ha intenzione, tant’è che sfoggia con orgoglio i segni del tempo e le rughe, nonostante la sua pelle sia sempre curata, luminosa e idratata.

A settantotto anni, l’attrice si batte contro la parola anti-age: le donne devono sentirsi comunque bellissime anche se gli anni passano. Dopo aver sfilato sul red carpet di Cannes attirando l’attenzione di tutti i fotografi, la Mirren ha concesso un’intervista a Elle UK parlando della sua visione dell’invecchiamento. Un’intervista dalla quale abbiamo ripreso alcuni dei passaggi appena riportati.

«Giovani, Puglia riprenditi…»

Sole 24 Ore, Centro e Nord fanno la voce grossa

Secondo il quotidiano di Confindustria, Ravenna è la città in cui si vive meglio. Sondrio è prima per la qualità della vita dei bambini. Gorizia, dove i ragazzi stanno meglio. Trento la città migliore per gli anziani

 

«La città dove si vive meglio è Ravenna con un punteggio di 684,5». Poi il Sole 24 Ore fa un distinguo: Sondrio è prima per la qualità della vita dei bambini e Gorizia è prima per i giovani. Trento, invece, è la città migliore per gli anziani. Sono queste le tre province italiane nelle quali si vive meglio per le rispettive fasce d’età. Nella classifica del Sole 24 Ore del 2024 trionfano queste tre città. La classifica, come riporta il quotidiano di Confindustria, misura la risposta dei territori alle esigenze specifiche dei tre target generazionali più fragili e strategici.

Una settimana fa abbiamo scritto dell’indagine sulla Qualità della vita, un’inchiesta curata dal Sole 24 Ore, poi commentata dai suoi analisti. Ne è scaturita una classifica nella quale, scrivevamo sette giorni fa, la Puglia ne esce sconfitta con un punteggio che non ammette repliche. Non c’è un solo margine al quale la nostra Penisola possa quantomeno aggrapparsi, provare uno straccio di tesi difensiva. Niente. Eppure a prima vista non sarebbe proprio così, specie per gli amministratori secondo i quali «tutto va bene, tutto è sotto controllo» e «se è vero che un tempo era così», adesso le sei province pugliesi starebbero risalendo la china.

 

 

URGE RISALIRE…

Forse perché «dietro nun ci sta nisciuno», recitava il grande Massimo Troisi in uno sketch sulla povertà e in risposta all’esperto (Lello Arena), che invitava il suo interlocutore disperato a guardare, invece, alle sue spalle: «c’è chi sta peggio, basta guardarsi dietro».

La classifica è ingenerosa proprio con Taranto. La Città dei Due Mari è il fanalino di coda fra le province nelle quali si vive peggio nella “categoria giovani”, quelli di età compresa tra i 18 e 35 anni. Stando al sondaggio del Sole 24 Ore, in un’attenta analisi a cura di Marta Casadei e Michela Finizio.

Taranto, purtroppo, è la seconda peggior provincia in Italia (peggio solo il Sud Sardegna) nella quale vivere per i giovani è complicato. Taranto, secondo lo studio è anche quella con il minor numero di laureati. Non se la godono meglio le altre città pugliesi, tanto che questo può suonare come una magra consolazione (e non lo è, tutti vorremmo che i nostri vicini stessero meglio…).

 

 

LA PAURA FA…NOVANTA

Lecce, per esempio, è al novantaduesimo, prima pugliese in classifica. Bicchiere mezzo pieno: positivo il dato sull’imprenditoria giovanile; bicchiere mezzo vuoto: il numero di laureati, aree sportive e soprattutto disoccupazione giovanile.

Considerando, in generale, i giovani, nonostante un leggero miglioramento delle condizioni, questa generazione sembra rimanere bloccata e con scarsa iniziativa: da un lato cala la disoccupazione giovanile (-6,9 nel 2023) e diminuiscono anche i canoni d’affitto in rapporto al reddito (-12,2% nel 2024); dall’altro gli under 35 si sposano sempre meno (-3,1% nel 2023) e le imprese con titolari sotto i 35 anni nel 2024 sono diminuite del 3,2% rispetto all’anno scorso.

Ma torniamo alla Puglia. Bari, in generale, è novantatreesima. Nonostante un’università importante (“Aldo Moro di Bari e Taranto”), la provincia è, comunque, al quarantunesimo posto per numero di laureati. Poco meglio (trentunesima posizione) l’imprenditoria giovanile. Da incubo per il numero di residenti giovani, diminuiti negli ultimi quattro anni.

 

 

E CENTO!

Novantasettesima la BAT (Barletta-Andria-Trani). Tutti gli indicatori utilizzati per la stesura finale rappresentano un problema. Fatta eccezione per il tasso di nuzialità, cioè il numero di matrimoni (decimo posto). Centotreesima, invece, Foggia: bene l’imprenditorialità giovanile (8,8% delle imprese è guidata da un under 35). Non si può dire la stessa cosa per il resto, a cominciare dal numero di contratti a tempo indeterminato.

Un gradino sopra Taranto, ma siamo proprio alla coda della classifica: Brindisi. Pochi laureati, Brindisi è tra le peggiori province italiane per disoccupazione giovanile. E’, purtroppo, la provincia nella quale il numero di giovani è maggiormente diminuito dal 2019 a oggi.

Un gioiello nel cuore della Puglia

Locorotondo, comune fra Bari e Brindisi

Cittadina bella da toglierti il fiato. Tornarci è sempre un piacere. Borgo affascinante, incanta i visitatori con la sua bellezza senza tempo. E’ considerata la perla bianca della Valle d’Itria”. Stile di vita in una regione considerata come uno dei posti più belli al mondo. Un riconoscimento che viene da molto lontano

 

Locorotondo, bella da toglierti il fiato. Ne abbiamo scritto in passato. Tornarci, non solo a scriverne, ma a visitarla, è sempre un piacere. Se sei pugliese e vivi più o meno a pochi chilometri da questa suggestiva città, non a torto “La perla bianca della Valle d’Itria”, la visita a Locorotondo rende doppiamente orgogliosi. La “pugliesità”, uno stile di vita, e la bellezza di una regione che negli ultimi anni è risultata essere uno dei posti più belli al mondo, un riconoscimento che viene da lontano. Dagli Stati Uniti dove la Puglia negli ultimi quattro anni è stata incoronata per ben tre volte la regione più bella del mondo. Non è un caso che i nostri luoghi, le nostre masserie, i nostri alberghi vengano puntualmente prenotati mesi e mesi prima. E non solo prima dell’estate, per via di una Penisola circondata da mare.

Intanto, non forse tutti lo sanno, ma a Locorotondo, oltre a una cittadina vestita di bianco, esiste anche il trullo più antico della regione. Stando agli studi, risalirebbe al 1509: non visitabile, è visibile solo da lontano. Locorotondo, lo spiegano i depliant e lo ricordano le guide locali, molto professionali, si chiama in questo modo per via della sua forma tonda.

 

 

NEL CUORE DELLA VALLE

Nel cuore della Valle d’Itria, Locorotondo affascina turisti e visitatori di passaggio, grazie a una bellezza senza tempo. Città che balza agli occhi per via di un bianco candido, Locorotondo è autorevolmente riportato nei depliant che raccolgono i “Borghi più belli d’Italia”. Tesoro da esplorare, questo posto è ricco di storia, cultura e tradizioni enogastronomiche. Il tutto, si diceva, avvitato in uno scenario unico nel suo genere.

Collocato tra Bari e Brindisi, Locorotondo è una tappa imperdibile per chi ha intenzione di immergersi totalmente nello stile pugliese. Adagiato su un’altura, uno dei borghi pugliesi più affascinanti, è composto da casette bianche in muratura dal tetto aguzzo e spiovente. “Locorotondo”, che deriva dal latino “locus rotundus” (luogo rotondo), presenta queste piccole case bianche in senso circolare, intorno al centro. Questi immobili d’epoca sono circondati dal cosiddetto “balcone”, secondo molti ribattezzato “lungomare”, anche se Locorotondo si trova in mezzo alle colline. Non avrà il mare, in compenso il clima, con particolare riferimento all’estate, è invitante.

 

 

BANDIERA ARANCIONE

Certificato Bandiera Arancione da Touring Club Italiano fare due passi fra i vicoli di questo borgo è un continuo invito a immortalare la passeggiata con scatti fotografici: balconi in ferro battuto fioriti, cactus disposti agli angoli, scale e porte dipinte e panni stesi al sole. Cuore pulsante di Locorotondo, come indicano i fascicoli o i pieghevoli distribuiti dal Comune, è il centro storico, un insieme di vicoli stretti e tortuosi che puntualmente finiscono per aprirsi su piazze accoglienti. Passeggiando per queste stradine ci si imbatte in piccoli negozi che espongono per la vendita, manufatti di artigianato locale: vasi e ceramiche, l’ideale regalo per gli amici o per se stessi per ricordarsi di un viaggio o, comunque, di una visita indimenticabile.

Infine, la gastronomia. Locorotondo, oltre a strade, monumenti e chiese, è invitante come altre cittadine pugliesi per la cucina locale. Fra i piatti tipici: orecchiette e cime di rapa, classico della tradizione pugliese; le gnumerèdde suffuchète (involtini di trippa di agnello cotti lentamente). Infine, il vino bianco Locorotondo, non a caso a denominazione d’origine controllata (doc), noto per il suo sapore fruttato e il delicato retrogusto di mandorla, indicato per accompagnare ogni pasto.

Martina Franca, set cinematografico

“Stolen girl”, riprese nella Capitale della Valle d’Itria

Iervolino & Lady Bacardi Entertainment, oltre a suggerire la Puglia, al regista James Kent hanno segnalato località suggestive del nostro territorio. I ringraziamenti dell’assessore comunale Angelini. Due anni fa, da queste parti, Angelina Jolie (“Without Blood”) e più recentemente Sergio Rubini (“Giacomo Leopardi”). Fra gli attori Scott Eastwood e c’è chi sogna di vedere papà Clint

 

Ne avevamo scritto nelle scorse settimane. La Puglia è ancora una volta al centro di una produzione televisiva e cinematografica. L’ultima, in ordine di tempo – anche questa ampiamente anticipata – riguarda le riprese di “Stolen girl”, prodotto da Iervolino & Lady Bacardi Entertainment, che in questi giorni si sono svolte a Martina Franca, la capitale della Valle d’Itria. Altre riprese, mentre annotiamo quanto registrato nelle scorse ore, si stanno svolgendo in altri angoli utili (e suggestivi) della nostra amatissima Puglia.

Non è la prima produzione internazionale a scegliere Martina Franca come set cinematografico. Nel luglio di circa due anni fa, l’attrice Angelina Jolie aveva scelto la città nel cuore della Valle, per “Without Blood”, film da lei prodotto e diretto, tratto da “Senza sangue”, romanzo di Alessandro Baricco.

 

 

AMINA, STORIA VERA

Ispirato a una storia vera, come già riportato, e girato per buona parte nella nostra regione, “Stolen girl” è un thriller diretto dal regista James Kent. Protagonisti gli attori Kate Beckinsale, James Cromwell e Scott Eastwood, figlio dell’immenso Clint, grande attore e regista più volte premiato con l’Oscar. Alludiamo anche al popolare “Ispettore Callaghan”, perché nei giorni scorsi è sfuggita al controllo del solito fantasioso collezionista di like e follower, la notizia secondo la quale proprio il 93enne, vincitore di cinque Oscar, avrebbe viaggiato fino in Salento per seguire le riprese del film e il proprio figliolo all’opera.

Insomma, crediamo ci voglia altro per far muovere per un volo transoceanico un uomo che ha superato i novanta. Ma il ragionamento lo rimandiamo in coda alla notizia delle riprese a Martina. Intanto, mantenendoci alla stretta cronaca, c’è un intervento istituzionale a proposito delle riprese effettuate nelle ultime ore nella sempre affascinante città al centro della Valle d’Itria.

 

 

TERRITORIO PROMOSSO

«I film contribuiscono non poco alla promozione dei luoghi – ha dichiarato Vincenzo Angelini,assessore al Marketing Territoriale e al Tursimo Vincenzo Angelini – tanto che la Puglia ha molto spesso beneficiato di questo tipo di promozione; pertanto non possiamo che accogliere positivamente la scelta di questa importante società di produzione cinematografica; lo stesso abbiamo fatto proprio nei mesi scorsi ospitando la troupe di Sergio Rubini, uno dei migliori registi e attori italiani, che a Martina ha girato diverse scene di una fiction su Giacomo Leopardi prossimamente in programmazione sulle reti Rai».

«Anche in questa occasione – ha concluso Angelini – come Amministrazione comunale abbiamo svolto un ruolo attivo, accompagnando regista e troupe nelle vie del centro storico nell’individuare i luoghi più idonei all’allestimento del set».

 

 

LIETO FINE…

“Stolen Girl” racconta una storia vera.  Amina, sei anni, viene portata via a Maureen da Karim, suo ex marito. Dopo anni di vani tentativi di ritrovarla, Maureen viene reclutata da Robeson, un uomo che promette alla donna di aiutarla nel recuperare Amina, ma ad una condizione: in cambio, la donna dovrà lavorare per lui.

Ma torniamo a Clint Eastwood e alla notizia “impazzita” circolata nei giorni scorsi e raccolta, ma in modo divertito, da alcuni giornali. «La splendida ambientazione eclettica del Palazzo arabesco Aprile di Maglie – riporta una delle fonti – è uno dei set principali del film “Stolen Girl”, i cui protagonisti sono Kate Beckinsale, Scott Eastwood e James Cromwell. Proprio la presenza, tra i 150 componenti della troupe, del più volte premio Oscar Clint Eastwood ha infiammato gli animi…». Di Clint, al momento, nemmeno l’ombra.

«Cento di questi giorni!»

Auguri a nonna Cristina, cento candeline appena spente

L’ha festeggiata la sindaca insieme con la sua comunità. Vive a Celle San Vito, vicino Foggia. Per lei la testimonianza di affetto di figli e nipoti e un fermacarte con lo stemma della comunità. Già una volta il paesino dauno era balzato agli onori della cronaca, quando una coppia di cittadini canadesi aveva attribuito al loro figliolo il nome di questa minuscola cittadina in ricordo del proprio bisnonno

 

Cento anni, nonna Cristina, festeggia il suo secolo di vita insieme con la usa piccola comunità, Celle San Vito, due passi da Foggia, un minuscolo paese di centoquarantacinque abitanti. La sindaca è andata a trovarla, si è fatta due passi, le ha regalato un bel fermacarte con lo stemma del Comune. Un simbolo, per dimostrare affetto con un gesto nel quale c’è tutto l’amore che un paesino come Celle può dare ad un suo figliolo. Baciato dalla fortuna, dal secolo di vita, un percorso in buona salute. Qualche acciacco, certo, del resto questo fa parte delle “varie ed eventuali” della vita. Guai se gli anziani, quelli che stanno bene, non avessero il pretesto di interessare i propri figlioli, nipoti e pronipoti. “Se la nonna non si è fatta sentire”, dicono di solito i più giovani ai genitori che chiedono notizie di nonna ai propri figlioli, “vuol dire che sta bene…”.

E’ felice nonna Cristina, di colpo al centro delle attenzioni di un “intero paese”. Le parole, quelle, poco per volta, le trova senza problemi. Le raccoglie una cronista di Repubblica, Tatiana Bellizzi, che in un suo articolo documenta la giornata di gioia di nonna Cristina, ma anche dell’intera comunità.

 

 

PAROLA DI SINDACA…

Per la sindaca, Palma Maria Giannini, «è stato un giorno particolare per me: mai avrei immaginato di festeggiare una centenaria nella mia veste istituzionale, quella di sindaca; non nascondo che in cuor mio avevo sempre sperato che cò accadesse, ed ora eccomi qua, a compiere questa cerimonia istituzionale dopo quindici anni di attività amministrativa. «Quello di nonna Cristina è, in assoluto, il primo centenario nella storia di questo piccolo comune». Comune venuto già alla ribalta delle cronache per un altro fatto singolare, quando una famiglia canadese – racconta la cronaca dell’evento – aveva deciso di chiamare il proprio figlio Celle in onore delle sue origini».

Nonna Cristina, tre figli, sei nipoti, tredici pronipoti e tre trisnipoti, incarna le esperienze di quanti al Sud, con gli stenti che conosciamo, ha vissuto la Seconda guerra mondiale, una sciagura per tutti. Per sopravvivere, lei, e non solo, ma tutti quelli che vivevano in una delle tante piccole comunità del circondario, lavorava nei campi. Roba da spezzarsi la schiena, ma all’epoca non solo non si andava tanto per il sottile: semplice, non si poteva scegliere, quello toccava, bere o affogare. Tanti sacrifici che i suoi affezionati parenti le stanno ripagando in termini di affetto e attenzioni. «Nonna Cristina – riprende la “prima cittadina” – rappresenta un prezioso patrimonio di tradizioni, valori culturali e civili che non solo sono alla base della nostra comunità, ma oggi ispirano giovani e adulti, e nonna Cristina, la nostra centenaria di cui andiamo fieri e orgogliosi, è un esempio di forza, saggezza e amore».

 

 

STARE AL VERDE, MEGLIO…

La storia di nonna Cristina, non è una storia isolata. Le donne che vivono in campagna, vivono di più e meglio. Uno studio dimostra che le donne che «vivono circondate dal verde hanno un tasso di mortalità inferiore del 12% rispetto a coloro che vivono in città». Uno studio non affatto isolato, durato qualche anno ed ha coinvolto centomila donne, sottoposte ad attente analisi che tenessero conto di fattori come salute mentale, attività fisica, depressione e malattie.

La storia di nonna Cristina evoca la campagna, il verde, quanto sembra essere l’unico elisir di lunga vita esistente. Vivere in campagna non donerà l’immortalità, ma di sicuro contribuisce ad allungarci la vita e a migliorare la qualità della stessa.

Insomma, pare che prati e alberi non aiutino solo il pianeta nella sua sempre più complicata esistenza, ma anche la nostra salute psicofisica. Non è un caso che, oggi, piantare alberi e creare spazi verdi nelle nostre città, abbia più di un significato: combattere il cambiamento climatico, per esempio, e, perché no, preservare la nostra salute, quanto cioè ci aiuta a vivere più a lungo e meglio. Mettiamoci in fila, nonna Cristina ci insegna come fare.

«La vita comincia a cinquant’anni!»

Oggi uomini e donne si sentono “anziani” a 74 anni

Uno studio ha interessato oltre diecimila persone. Elaborate informazioni in un database. Periodo esaminato: ultimi dodici anni. Nati nel 1946, si sentivano anziani a 71 anni; oggi l’asticella si è alzata di dieci anni: la generazione successiva si sente “vecchia” a 81 anni. Le donne in media si sentono anziane 2,4 anni dopo rispetto agli uomini. Una tendenza sempre esistita. Ma non è civetteria, tutt’altro…

 

Una volta si usavano frasi che pescavano fra i detti popolari. «La vita comincia a quarant’anni», «Gli anni solo quelli che ti senti addosso», «L’età è solo un numero». E via discorrendo. Con il passare degli anni, l’asticella è stata spostata. Verso l’alto, per intenderci. Oggi uomini e donne si sentono a metà strada nel percorso della vita ad almeno cinquant’anni. Insomma, le cure, il benessere, l’alimentazione, la conoscenza, gli studi, negli ultimi decenni hanno compiuto passi da gigante e aiutato, sostenuto nella crescita l’essere umano.

Negli Anni Sessanta quando vedevamo manifesti funerari che annunciavano la scomparsa di una persona a sessant’anni, non ci meravigliavamo. Del resto, in pensione si andava fra i quarantacinque e i cinquant’anni d’età.  Oggi, invece, non è più così. E’ cambiato un mondo, intorno. Un po’ per merito, un po’ per demerito nostro (ma questa è un’altra storia…).

Dunque, l’età che sarebbe solo un numero, con il passare degli anni sta perdendo, si diceva, il suo peso. La definizione di «anziano» è cambiata con il passare del tempo. Un po’ per dichiarare guerra a rughe e acciacchi, dunque per una certa convenienza, insita nell’animo umano (moderno) la linea di confine con la Terza età viene spostata (scongiurata) sempre più avanti. Basta documentarsi. Non è solo passione degli italiani il salto in avanti con ritocchino o aiutino che dir si voglia. Uno studio congiunto scaturito fra le università di Berlino, Lussemburgo e Stanford, e pubblicato recentemente su una rivista di psicologia, conferma perplessità, paure e voglia di “mantenersi giovani”.

 

 

MAMME VESTONO COME LE FIGLIE

Con l’ausilio di qualsiasi aiuto, a cominciare dall’abbigliamento: le mamme che si vestono come le figlie, identiche, con addosso minigonne vertiginose; i papà che rifanno il verso ai propri figlioli, e indossano jeans e scarpette da ginnastica. In pensione comprano borsone, racchette da tennis e t-shirt come quella di Sinner o Djokovic, salvo poi mettere tutto sotto chiave nel ripostiglio.

Dunque, la ricerca. Ha interessato oltre diecimila persone presenti in un database, in un periodo di dodici anni. Una volta raccolti, i dati hanno certificato il cambiamento del concetto di “anziano” in base al contesto storico e social. Da qui, in poi, le diverse risposte fornite a una delle domande principali: «A che età ti consideri “vecchio”?».

Per i boomer, i figli del boom economico per intendersi, i nati tra il 1946 e il 1964, la risposta a questa prima domanda è stata «…intorno ai 74 anni». Se la stessa domanda fosse stata posta a rappresentanti della generazione precedente, il risultato ottenuto sarebbe stato sostanzialmente diverso. Infatti, consultato altre indicazioni presenti nel database, chi è nato nel 1946, interpellato a suo tempo ha dichiarato di sentirsi anziano a 71 anni (partecipanti allo studio, nati tra il 1946 e il 1974, hanno preso parte alla ricerca quando avevano tra i 40 e gli 85 anni).

 

 

I PAPA’ COME FOSSERO…“TENNISTI”

Insomma, il punto di vista sull’argomento è visibilmente cambiato nel tempo, dati confermati da questa tendenza. Risultato: l’inizio di quella che per brevità chiamiamo “vecchiaia”  si sposta di circa un anno una volta superati 4 o 5 anni.

NbcNews, autore dello studio, e lo psicologo Markus Wettstein, come ripreso da riviste e quotidiani, in particolare dal Messaggero che riporta puntuali e importanti approfondimenti, hanno pubblicato percezione e concetti. «Percezione e concetti di “anzianità” cambiano nel tempo: oggi le persone di mezza età o gli adulti più avanti con gli anni credono che la vecchiaia inizi più tardi rispetto ai loro corrispettivi di 10 o 20 anni prima».

Un cambiamento dovuto, si diceva, secondo fattori diversi: l’aumento dell’aspettativa di vita, per esempio. Ripensandoci, se questa oggi si attesta intorno agli 81 anni, nel 1974 era molto più bassa, vale a dire 71 anni. Dieci anni esatti in meno. Non solo si vive più a lungo, ma anche in salute: diversi studi confermano miglioramenti delle condizioni cardiache, abilità cognitive e della qualità della vita.

«Le persone che si sentono più giovani credono anche che la vecchiaia inizi più tardi», spiegano gli studiosi. E, in effetti, i partecipanti allo studio più soli o con malattie croniche tendevano a localizzare la vecchiaia prima degli altri. Per quanto riguarda le differenze di genere, le donne in media si sentono anziane 2.4 anni dopo rispetto agli uomini. Ma anche questa è una tendenza sempre esistita. E non per una forma di civetteria, secondo qualcuno potrebbe pensare, ma perché la donna – è dimostrato su tutte le latitudini – è più forte dell’uomo. Gli uomini se ne facciano una ragione e ne prendano atto.

E le stelle “guardano” la Puglia…

Un set dopo l’altro, dalla provincia di Lecce a quella di Bari

A Taranto una produzione di Netflix, ma quarant’anni fa c’era stato Hutch (David Soul, Fifth Missile), più recentemente “Six underground” per Netflix. In queste settimane, in Salento, fra gli altri c’è Andy Garcia, che per restare in tema, gira “Under the stars”

 

E le stelle stanno guardare. Era il titolo di un romanzo, straordinario, scritto da Cronin. Potenza della tv di una volta, quando non avevi a portata di mano Google e Wikipedia e, allora, dovevi fare affidamento solo sulla tua memoria. Perché Cronin e la tv, solo perché quella televisione era molto coraggiosa, sul piccolo schermo portava le grandi storie, E le stelle stanno a guardare, era una di queste. Mi piace pensare ai Miserabili, scritto dal grande Victor Hugo. E gli italiani? Beh, permetteteci, poi torno all’incipit, basti citare I promessi sposi, del ciclopico Alessandro Manzoni. Lo sceneggiato firmato da Alessandro Bolchi, con tutto il rispetto per la successiva produzione.

Perché, dunque, le stelle stanno a guardare? Perché capita sempre più spesso che aggirandosi per città e cittadine pugliesi, si scorga più di un attore americano con il naso all’insù, a bearsi di una cattedrale, di trulli, di un panorama suggestivo come la Valle d’Itria. Pensiamo, per esempio, a Ron Moss, stella di Beautiful, affascinato dalla bellezza delle masserie che fanno da cinta alla bella Martina Franca. Anzi, lo stesso Moss suggerì, dicono, al regista di “Viaggio a sorpresa” di impegnare la bellissima e accogliente masseria “Don Cataldo” per completare le riprese di un film condiviso con un grande Lino Banfi che, da queste parti, è di casa.  

 

 

DA HOLLYWOOD AL SALENTO

Scriviamo di stelle, prendendo l’argomento a distanza. Lo spunto ce lo dà il Nuovo Quotidiano di Puglia, il giornale più letto da queste parti. Il quotidiano, con direzione a Lecce, nei giorni scorsi partiva proprio da una riflessione, a proposito di star del cinema. “E se le stelle di Hollywood diventassero di casa?”, s’interrogava. Riferimento a un bel pugno di anni fa, precisamente al 2010, quando il grande regista Ferzan Ozpetek selezionò le terrazze del centro storico di Lecce per girare quel gioiello che risponde al titolo di “Mine Vaganti”. Non sappiamo se sia quello, ma di sicuro quello di Ozpetek è uno dei titoli che scuotono spettatori e registi, produttori, che danno il via alla scoperta della Puglia come ad un ideale set cinematografico.

Ma già negli Anni Quaranta e Cinquanta, Taranto era stata location di film importanti: La nave bianca, Fantasmi del mare, I pirati di Capri, Imbarco a mezzanotte, Il prezzo della gloria e Promesse di marinaio. Da queste parti aveva esordito dietro la macchina da presa un certo Roberto Rossellini, erano passati i “belli e impossibili” come Renato Salvatori e Antonio Cifariello, perfino un giovane Mike Bongiorno. Nei primi Anni Sessanta, la Puglia affascina Pierpaolo Pasolini (Il vangelo secondo Matteo) e Lina Wertmuller (I Basilischi).

 

 

ANDY GARCIA, “STREGATO!”

Dopo anni e anni di produzioni italiane ecco che nel tempo, arriva David Soul per un film militare (Fifth missile) girato all’interno dell’Arsenale (quarant’anni dopo toccherà a Favino e al suo “Comandante”), fino a “Six underground” per Netflix. E poi il resto della Puglia, con cast “tuttestelle”.  Nelle ultime settimane pare siano in rampa di lancio due film girati fra le province di Bari e Lecce: “Stolen Girl”, thriller diretto da James Kent e scritto da Rebecca Pollock e Kas Graham e “Under the stars” della regista Michelle Danner. Fra gli attori avvistati: Scott Eastwood, figlio di Clint (protagonista di Stolen girl) e Andy Garcia (Under the stars). Fra gli avvistamenti, anche Toni Collette (Unbelievable, Il sesto senso, About a boy).

E la storia continua. Attendiamo altre stelle a strisce, americane per intenderci. Ma se arrivassero anche dalla Francia, dalla Spagna – e ce ne sono – non ci dispiacerebbe affatto. Ma facessero presto, l’estate sta cominciando e gli italiani, che ingenui non sono, si stanno già dando da fare. La Puglia attende a braccia aperte, ciak, si gira.

«Destinazione Paradiso…»

La Top Five dei Paesi da visitare, occasioni uniche

Un giornalista giramondo, Ash Jurberg, dopo aver visitato oltre cento Paesi in tutto il mondo ha stilato per “Business Insider” una sua personale classifica. Lontana da itinerari scontati e raccomandati dalle agenzie di viaggio. Una “chart” singolare, posti incantevoli e accoglienti che solo chi è stato ospite di quei siti può spiegare

 

Ci sono Paesi nei quali, nel nostro immaginario, vorremmo vivere. L’idea che abbiamo, pur non avendoli visitati è sicuramente frutto di letture e fantasia. Capita così raramente di incontrare un giornalista, Ash Jurberg, che di mestiere fa il giramondo. Jurberg, dopo aver visitato oltre cento Paesi in tutto il mondo ha stilato una classifica originale, personale, per Business Insider.

L’uomo in questione, ha girato tutti i continenti, non due o tre, ma tutti e sette. Spesso si è spostato con la famiglia, portando con sé i figli che da queste esperienze uniche al mondo ne sono usciti profondamente arricchiti. E non li ha solo visitati. In quelle terre si è installato, ha studiato, cercato di comprendere non solo usi e costumi, ma anche la filosofia di un popolo che, poi, incide sulla valutazione di un luogo in termini di bellezza.

Uno dei free-press più autorevoli, “Leggo”, in distribuzione nelle maggiori città italiane, con la sua redazione – sempre molto attiva – ha riportato un ampio e importante servizio, divulgando le sensazioni di un viaggiatore, Ash Jurberg, da guinness dei primati.

 

ESTATE PROSSIMA…

Lo ha fatto alla vigilia di un’estate che fino a qualche giorno fa sembrava alle porte, ma poi ha registrato una inversione di tendenza. Poco male, perché, questione di giorni, e allora gli italiani torneranno a capofitto per pianificare meritate vacanze. E chi può aiutare il lettore a farlo, scrive “Leggo”, se non una persona che ha viaggiato in oltre cento Paesi (centosette, per la precisione) può dare consigli a chi è in cerca di suggerimenti? Attenzione, specifica il quotidiano, quella in elenco non è la classifica dei luoghi più belli, ma una lista di cinque posti che meritano una visita e sono lontani dai bagni di folla, tipici dei “viaggi organizzati”.

«Destinazioni di viaggio popolari come l’Italia, la Francia e il Messico sono ottime scelte – premette Jurberg – toccano quasi tutti i continenti, ma è bene considerare la possibilità di visitare opzioni alternative a quelle più popolari».

 

 

ESTONIA

Senza andare tanto lontano, il primo Paese preso in esame, è europeo: l’Estonia. «Sono stato subito affascinato dall’aspetto fiabesco di Tallinn, la capitale – ha scritto il giornalista nel suo reportage – in quanto camminare per le strade acciottolate all’interno delle mura della Città vecchia, simili a una fortezza, mi ha riportato in epoca medievale».

«Una città piccola tanto da poter essere esplorata a piedi: anche se molti visitano Tallinn in un solo giorno prendendo il traghetto da Helsinki – ecco il consiglio dell’esperto – varrebbe la pena fermarsi anche di più per addentrarsi nella campagna estone: le strade sono spesso vuote e incredibilmente tranquille».

 

 

OMAN

Dubai e Qatar, posti celebri. Ma, attenzione, il giornalista-giramondo indica un altro percorso, tanto da esserci stato per ben tre volte in un anno e mezzo. Attenzione, prego. Non molto lontano da questi punti di ritrovo per vip, c’è l’Oman, con la sua capitale Muscat, un’eccellente porta d’accesso al Paese. «Una passeggiata lungo la splendida Corniche – suggerisce – vi porterà lungo l’acqua e vicino al vivace Grand Bazaar; per chi ama le escursioni, in Oman ci sono molte opzioni, tra cui diversi sentieri facilmente accessibili a Muscat che offrono una splendida vista sulla città», scrive per “Business Insider”. «L’incredibile Wadi Shab si trova a meno di due ore dalla capitale ed è una delle migliori escursioni. Il percorso si snoda attraverso strette gole e torrenti e termina con una nuotata surreale attraverso grotte incredibili».

 

 

NAMIBIA

Ma ecco l’Africa, rappresentata da questa Top Five da Namibia. Tra Kenya, Botswana e Tanzania. «Noleggiato un camper e fatto un tour del Paese in self-drive – spiega il giornalista – ho esplorato il Paese in modo indipendente: anche in questo caso, è stata evitata folla e campeggi». «Non era insolito, infatti, svegliarsi con i versi delle scimmie, i barriti degli elefanti e il ruggito dei leoni; oltre alla fauna selvatica, in Namibia c’è molto da esplorare, tra cui le dune colossali risalite a piedi e sulle quali è possibile fare… surf, di sicuro uno dei momenti più belli del viaggio».

 

 

SRI LANKA

L’Asia ha spiagge bellissime, ma lo Sri Lanka ha spiagge e piantagioni di tè, montagne, rocce, cascate e molto altro ancora. Giro consigliato: con autista e guida, che possono descrivere il Paese con le conoscenze di chi ci vive. «Cibo ottimo ed estremamente economico; in quattro – spiega Jurberg – nella maggior parte dei casi abbiamo mangiato con dieci euro in totale: la gente del posto incredibilmente amichevole, poi l’isola, abbastanza piccola, ha consentito un’esplorazione approfondita in un tempo relativamente breve».

 

 

COSTA RICA

Per Ash Jurberg uno dei posti più belli visitati in tutta la sua vita è il Messico. Ma lì, a breve distanza, c’è il Costa Rica. E’ lì che il giornalista ha trascorso la sua luna di miele. «Sebbene sia già molto popolare – ha precisato il collaboratore di “Business Insider” – la Costa Rica offre un’esperienza di viaggio autentica: non ancora invasa dai turisti, come gli altri Paesi citati, ha un paesaggio vario, dalle spiagge di sabbia bianca alle foreste pluviali ai vulcani: quando visitare il Costa Rica? Durante la stagione delle piogge: poca folla, prezzi bassi e, come accaduto a noi, può anche piovere poco, molto poco».

Ordona, come Pompei…

In Puglia gli scavi stanno portando alla luce un antico tesoro

Bellezze di un grande passato sepolte ovunque. Nei primi Anni Sessanta, in provincia di Foggia scoperto un altro sito archeologico di grande importanza storica. Tra i Monti Dauni e il Tavoliere della Puglia. Scoperta dall’archeologo belga Joseph Martens, negli anni si aggiunse  una equipe guidata da Giuliano Volpe, rettore dell’università di Foggia

 

Herdonia o, se preferite, Ordona, nel pieno rispetto delle sue radici latine, a ragione è considerata la Pompei della Puglia. Detto che in Italia ci sono bellezze di un grande passato sepolte ovunque, è risaputo. Per non parlare del Sud, nell’arco mediterraneo, dalla Sicilia alla Puglia, proseguendo per la Calabria e la Campania, dove i resti di una grande città come Pompei testimoniano sciagura e bellezza insieme. L’esplosione vulcanica che sommerse in poche ore la città ai piedi del Vesuvio e, con essa, migliaia di persone; la bellezza di un’architettura in qualche modo rimasta intatta, tanto da farne uno dei siti più visitati in Europa. Una scoperta che risale al 1748, quando fu riportato alla luce un sito archeologico nel 1997 entrato autorevolmente a far parte dell’elenco dei Patrimoni dell’umanità dell’UNESCO.

Dunque, Ordona, provincia di Foggia. Per dire che la Puglia oggi ospita qualcosa di simile a Pompei, insomma un altro sito archeologico di grande importanza storica. Non sappiamo ancora quanto paragonabile alla bellezza e alla grandezza della città con uno dei più grandi parchi archeologici del mondo. Ci troviamo di fronte a qualcosa di simile, sperando che anche in questo caso, negli anni, possano essere trovati resti e finanziamenti che accelerino gli scavi e la scoperta di tante altre bellezze di un territorio con secoli di storia.

 

 

ANCHE SITI TURISTICI

Gli esperti, riporta uno dei siti migliori e più aggiornati in circolazione, viaggi.nanopress.it, in un articolo a firma di Liana Cinelli, ci stanno lavorando da anni, ma pare che gran parte dell’antico manufatto, sia ancora da scoprire.

Herdonia, oggi Ordona, è avvitata tra i Monti Dauni e il Tavoliere della Puglia. Custodisce i resti di un’antica città romana scoperta nei primi Anni Sessanta dall’archeologo belga Joseph Martens. Solo nel 1993, all’equipe guidata dell’archeologo belga, andarono ad aggiungersi studiosi italiani, guidati stavolta da Giuliano Volpe, rettore dell’università di Foggia. Grazie a questo lavoro di squadra gli scavi hanno portato alla luce l’antica città.

Fra le mura perimetrali, si possono osservare le fondamenta dei templi e quelle di una basilica. Oltre a queste prime tracce evidenti, è possibile vedere il foro e alcuni siti nei quali si svolgevano attività quotidiane, fra queste, mercato e terme. Fra quanto riportato alla luce, poi, anche un anfiteatro e un quartiere con le sue case. Proseguendo gli scavi è stato possibile rinvenire anche una necropoli dalla quale si evincono le antiche usanze funerarie.

Non sono stati completati i lavori. Per venire a capo della ricchezza ancora sommersa, occorreranno ancora anni di lavoro. Quanto rilevato negli anni richiede tempo e impegno, oltre a sostanziali risorse economiche del Ministero dei Beni culturali.

 

 

…HERDONIA ATTENDE ALTRI SCAVI

Herdonia, in epoca romana si trovava sul tracciato della via Minucia, poi rinominata via Traiana, percorso importante così da unire le città di Benevento e Brindisi, ponte ideale verso la Grecia. Un tratto di strada percorso successivamente durante tutto il periodo del Medioevo, fino a quando nel Duecento divenne residenza di caccia di Federico II di Svezia. In età tardomedievale, Herdonia cominciò a spopolarsi fino ad essere abbandonata in via definitiva, prima che due secoli più tardi re Ferdinando IV di Borbone, decise di farne un’area agricola.

Molte sono ancora le aree, scrive viaggi.nanopress.it,  da esplorare: i Beni culturali del posto vorrebbero realizzare un Parco archeologico, mossa che consentirebbe a preservare l’intero sito. Una scelta che col passare degli anni incoraggerebbe il turismo portando alla Puglia benefici economici. La collocazione di questa città storica fa pensare alla presenza di altri tesori ancora nascosti. Quanto emerso fino ad oggi riveste grande importanza storica, un’altra testimonianza dell’antico passato del nostro Paese.