C’E’ VITA SU…“WOLF”?

Uno studio ha portato a risultati straordinari

La Terra avrebbe una sorta di sosia. Come la Luna questo nuovo pianeta avrebbe una zona illuminata (+13 gradi) e una buia (-23 gradi). La scoperta si deve a un gruppo di ricercatori che ha pubblicato i suoi studi sulla rivista “Astronomy & Astrophysics”. C’è un problema: dista a trentuno Anni-luce. E se un Anno-luce equivale a 9.500miliardi di chilometri…

154527726-7b28e65e-9a30-46f1-97b6-da8ab76f1240C’è vita su Marte? O, ancora, più vicino: c’è vita sulla Luna? Sembra l’ossessione dell’uomo e, in buona sostanza, degli studiosi alla costante ricerca di qualcosa che anche lontanamente somigli a una forma di vita. Anche per dare senso alle proprie ricerche e attribuire il proprio nome a una stella piuttosto che a un pianeta. Dunque, anche se non è un essere umano, oppure una Cosa – ricordate il film “La cosa da un altro mondo” del 1951? – che dia segnali di esistenza, si muova, si nutra. Insomma, un soggetto da studiare.

E’ notizia dei giorni scorsi che ci sarebbe – mai come in questo caso il condizionale è obbligatorio – qualcosa che assomigli alla Terra. Per farla breve, un sosia, come ripreso dall’agenzia Ansa e diramato a tutti i notiziari, radio, tv, siti, stampa.

Questo parente alla lontana, molto alla lontana – se pensate che un solo Anno-luce equivale a 9.500miliardi di chilometri – e definito generosamente “sosia” della Terra si chiama “Wolf 1069 b”. Dista “appena” trentuno Anni-luce di distanza dalla Terra, direzione Costellazione del Cigno. I primi risultati, non azzardati, raccontano che “Wolf” potrebbe essere abitabile. E tutto ciò, nonostante abbia una faccia costantemente illuminata ed una costantemente al buio, proprio come accade per la Luna.

Trovato-un-pianeta-simile-alla-Terra-Notizie.com-20230203WOLF, UNA “NANA ROSSA”…

“Wolf”, questo “nuovo pianeta”, in una speciale classifica riservata a corpi celesti in qualche modo “domiciliabili”, si collocherebbe al sesto posto, per lontananza dalla Terra. Anche questo, come i cinque che lo precedono, sarebbe tra quelli di massa terrestre potenzialmente abitabili.

Come si è arrivati a questo risultato comunque interessante. Merito del progetto Carmenes, attivo dal 2016, che utilizza un osservatorio spagnolo (Calar Alto) istituito proprio per cercare possibili pianeti situati nelle zone abitabili rispetto alle loro stelle di riferimento. La scoperta, come riportato dalle agenzie, si deve a un gruppo di ricercatori con a capo Diana Kossakowski dell’Istituto tedesco Max Planck per l’astronomia (Mpia) di Heidelberg, che ha pubblicato i suoi studi e quelli del suo team sulla rivista “Astronomy & Astrophysics”.

Secondo lo studio, “Wolf 1069 b”, ha “una massa appena superiore a quella terrestre ed un’orbita che dura circa 15 giorni: si trova quindi molto vicino alla sua stella, la nana rossa Wolf 1069, ma nonostante questo riceve solo il 65% circa dell’energia che la Terra ottiene dal Sole”.

wolf-1069-pianetaPIU’ FREDDA DEL NOSTRO SOLE

La “nana rossa” è molto più debole e fredda del nostro Sole: la temperatura media calcolata per il pianeta, infatti, è di circa –23 gradi, quanto suggerisce che si tratti di un corpo roccioso. Se avesse, addirittura, anche un’atmosfera – quanto è ancora allo studio – gli autori della ricerca hanno stimato che la temperatura potrebbe salire fino a +13 gradi, permettendo pertanto l’esistenza di acqua liquida in una regione nella parte evidentemente rivolta verso la stella di riferimento.

Qualche altro indizio che potrebbe far pendere a favore dell’abitabilità di “Wolf 1069 b” è la tranquillità, al momento apparente, dell’astro attorno al quale questo nuovo corpo celeste orbita. Stando sempre allo studio, le “nane rosse”, sarebbero molto attive e turbolente, attività che provocherebbe venti stellari e radiazioni così intense da rendere sterili i pianeti vicini. Ma “Wolf 1069”, a dispetto di questa presunta turbolenza, sembra invece serena. Anche se può apparire prematuro asserirlo con certezza. Ecco perché “Wolf”, parente alla lontana della Terra si candida a diventare oggetto di studio per svolgere ricerche più approfondite.

UN MURALES MOZZAFIATO

Un’opera realizzata a Taranto selezionata fra le cento più belle al mondo

Titolo: “L’amore è più forte della morte”. Realizzata dall’olandese JDL (Judith de Leeuw). E’ in bella mostra sul muro di un palazzo del quartiere Paolo VI. Ora è candidata allo Street art cities – Best street art awards 2022. Manufatti presenti in novantadue città di trenta Paesi del mondo

7196137_28093353_2aA Taranto uno dei cento murales più belli al mondo. E’ “L’amore è più forte della morte”, opera di Judith de Leeuw (JDL) realizzata per il progetto Trust su un muro laterale di un palazzo del quartiere Paolo VI. Considerata fra le migliori cento opere al mondo, ora è candidata allo Street art cities – Best street art awards 2022. Cento opere presenti in novantadue città di trenta Paesi del mondo.

La selezione è durata dodici mesi. Tanto ci è voluto perché “Street Art Cities” individuasse i cento murales più belli al mondo. Nello specifico, si chiamano “Best Street Art of 2022 Awards” e, in totale, vedono in lizza in totale ben sette opere italiane. Adesso bisogna attivarsi e sostenere l’opera realizzata nel quartiere cittadino di Taranto scaricando l’app gratuita (Street Art Cities).

“L’amore è più forte della morte” è stato realizzato all’interno del Progetto Trust. In sostanza, come scrivono i critici, tutti possono imparare qualcosa dalle persone che non sono più al mondo. In ordine di tempo, quella tarantina è la quarta parete dedicata alla mente del padre di JDL, recentemente scomparso. Artista che ha trascorso il suo ultimo anno promuovendo il messaggio più importante e stimolante al mondo: la presenza fisica che rimane intatta.

Senza titoloUNDICI ARTISTI A TARANTO

Sono stati undici, in tutto, gli artisti, provenienti da ogni parte d’Europa ad aver progettato e successivamente realizzato altrettanti graffiti realizzati sulle facciate dei palazzi dei quartieri di Taranto. Dalle periferie come al centro della città in occasione della terza edizione del progetto T.R.U.St (Taranto Regeneration Urban and Street). E’ dal 2020 che la nostra città figura sulle mappe internazionali per ciò che attiene i siti riservati all’arte pubblica.

Inoltre, da quest’anno Taranto aggiunge alla sua collezione undici nuove opere che vanno ad aggiungersi alle ventidue già presenti.

Della forza espressiva e la mission verso il racconto di temi sociali delle figure e dei volti a firma di JDL (Olanda), abbiamo detto. Queste gli altri protagonisti e le altre opere: Super A, indicato come uno dei migliori street artist al mondo, olandese anche lui, che ha disegnato un personaggio classico dei cartoni animati e della cultura pop per rivelare il suo lato più realistico e umano.

nadia_toffa_progetto_trust_taranto-1670424992530.jpg--E L’INDIMENTICATA NADIA TOFFA

C’è anche un’opera della spagnola Anna Taratiel con la sua astrazione geometrica realizzata per accendere una riflessione sull’ambiente e l’italiano Etsom con la rivisitazione del delfino, simbolo della città di Taranto. Proseguendo con l’omaggio nel quartiere Salinella a cura di Claudio Morne. Un tributo molto sentito in città, dedicato alla giornalista-conduttrice Nadia Toffa prematuramente scomparsa a causa di un male incurabile e che si era battuta fino all’ultimo per una città inquinata dall’industria.

Fra gli altri artisti: l’irlandese Aches, che ha realizzato la sua opera con le tecniche dei sub-pixel e la teoria additiva del colore; Vesod, fra gli artisti più interessanti del panorama italiano; e, ancora, le geometrie, le linee, il lavoro sul lettering e le finestre dell’italiano Joys; la delicatezza espressiva del corpo umano di IOTA, proveniente dal Belgio; l’iperrealismo dedicato ai temi del cambiamento climatico dallo spagnolo Dadospuntocero e il surrealismo, anche questo un “made in Italy”, di Alessandra Carloni. Il progetto T.R.U.St. è organizzato e coordinato dalle associazioni Rublanum e Mangrovie.

«DIECIMILA EURO AI BISOGNOSI»

Alfredo Longo, sindaco di Maruggio, rinuncia a mesi di stipendio

Con un provvedimento parte dei suoi guadagni verranno distribuiti a quanti vivono in difficoltà. «Non navigo nell’oro, ma è bene che la politica cominci a operare per il bene dei cittadini», ha scritto sui social. «Opererò per la mia città, ma tornerò a svolgere la mia attività professionale»

5420799_b7b8f9_768x481«A volte bastano poche righe per provare a fare la differenza». La differenza la fa la scelta del “da che parte stare”: da quella dei forti, privilegiati da un ruolo, un posto di lavoro che per un periodo è stato definito “da casta”; oppure, dalla parte dei più deboli, quei cittadini che già riuscivano a malapena ad arrivare alla fine del mese e che, a causa del covid, dei conflitti bellici fra Russia e Ucraina, vivono situazioni ancora più drammatiche per via del “carovita”.

E allora, Alfredo Longo, sindaco di Maruggio, cittadina in provincia di Taranto, senza pensarci due volte, prende carta e penna e riporta nero su bianco un provvedimento che da una parte scalpore – quanti politici o rappresentanti le istituzioni lo avevano fatto finora? – dall’altra grande ammirazione.

Il sindaco di Maruggio, dunque, chiama il responsabile della Ragioneria e comunica il suo proposito: decurtarsi lo stipendio di diecimila euro, denaro che poi sarà ripartito a quelle famiglie che vivono nel disagio.

Piazza-Maruggio«QUANTA SOFFERENZA»

Longo, ai suoi concittadini e quanti condividono l’amicizia sui social, comunica questo suo proposito attraverso un messaggio che posta sul suo profilo Facebook. «In quest’ultimo mese – scrive il sindaco – ho incontrato tanti concittadini che, con grande dignità, mi hanno confidato le loro difficoltà». Il riferimento, evidente, è a quelle famiglie, e non sono poche, che in un momento di grave crisi economica hanno non poche difficoltà ad onorare bollette, prestiti, mutui.

Il primo cittadino di Maruggio prosegue nella sua analisi social. «Ho provato a dare una mano fin dove ho potuto ma trovo assurdo che un Paese come l’Italia si sia ridotto in questo stato: se la politica non riesce a dare risposte allora almeno provasse a dare l’esempio».

Nella sua analisi, aggiunge un altro elemento, se non altro per sconfessare chi pensa che il sindaco abbia tanti soldi e possa permettersi perfino di rinunciare a diecimila euro, che non sono proprio bruscolini. Ammette, infatti, di non navigare nell’oro, ma che ha deciso non vivere di sola politica continuando a svolgere la propria attività professionale per sostenere la propria famiglia. «So bene che la legge mi permette di aumentare la mia indennità – ha concluso Longo – ed è giusto che un sindaco sia correttamente retribuito per tutte le responsabilità».

Alfredo-Longo-sindaco-di-Maruggio-e1591723390706MAGARI FOSSE UN ESEMPIO…

Da qui la comunicazione al responsabile del Servizio di ragioneria al quale, scrive il sindaco di Maruggio «ho chiesto, per questo 2023, una decurtazione di diecimila euro dal mio stipendio per destinarli all’emergenza carovita, al fine di contribuire alle necessità dei miei concittadini. So che non è molto ma l’importante è fare la propria parte: a volte sarà scomodo, a volte impopolare ma il mondo cambierà con il nostro esempio e non con la nostra opinione». Se ci sono buoni propositi da registrare in questo 2023 appena iniziato, quello del sindaco di Maruggio è sicuramente fra questi. E se altri politici o rappresentanti di istituzioni cominciassero a prendere esempio, non sarebbe male. Intanto, egregio sindaco, a lei va un sentito ringraziamento per quello che ha fatto in modo concreto.

Ci piacerebbe capire anche qual è stato il ragionamento, il gesto, l’episodio che in un attimo l’ha convinta che sottoscrivere la rinuncia a diecimila euro del suo stipendio, fosse la cosa giusta. Ma forse chiediamo troppo, la sensibilità fa parte della sfera del privato e, a noi, va già bene così. Accipicchia se va bene così.

MA QUANTO E’ BELLO IL SALENTO?

Ancora reportage positivi dagli Stati Uniti

Il New York Times descrive il fascino della nostra terra. Le province di Taranto, Lecce e Brindisi. Le masserie, i trulli, le spiagge e il mare infiniti. Da qui in poi l’incoronazione del Tacco d’Italia come la regione più bella del mondo

ostuni-2681560_960_720Forse torniamo sull’argomento. Un po’ per compiacerci, in quanto pugliesi, ma un po’ anche per seguire reportage e cronaca sui posti più belli e incantevoli del mondo. Se, si dice, tutte le strade portano a Roma, è anche vero che molti degli indizi raccolti su internet portano alla Puglia, meglio ancora al nostro Salento.

Poi, quando a certificarne la bellezza non è un giornale locale, con tutto il rispetto per la cronaca di provincia, o un magazine che di “mestiere” promuove il turismo, un po’ qua e un po’ là, ma nientemeno che il New York Times, allora non possiamo che lasciarci andare a considerazioni entusiastiche.

“Vuoi vedere che viviamo davvero nel posto più bello al mondo?”, ci domandiamo allora. Così, fra i tanti siti che riportano, promuovono i reportage del quotidiano americano che tanti film e romanzi ha ispirato, sfogliamo l’aggiornatissimo nanopress.it, un sito nel quale trovate tutti gli aggiornamenti su qualsiasi viaggio intendiamo fare. Stavolta, la bellezza di cui si parla è praticamente sotto casa. Non abbiamo bisogno di contattare agenzie, usare card per prenotare questo o quel posto: la destinazione del nostro prossimo viaggio, non se ne abbiano a male gli invidiosi, è quella del massimo profitto con il minimo sforzo. Il Salento, si diceva.

otranto-2447733_960_720BELLEZZE MOZZAFIATO

Il nostro è un Paese bellissimo, questo lo sappiamo e non abbiamo alcuna difficoltà ad ammetterlo. Così, quando i complimenti arrivano direttamente dall’estero, conseguendo risultati straordinari come i primi posti nelle classifiche di tutto il mondo, il nostro patriottismo comincia a far palpitare il cuore: secondo il New York Times – come avevamo riportato in un altro “domenicale” – l’Italia possiede una delle regioni più belle del mondo: la Puglia.

Più in particolare, la penisola più bella al mondo è il Salento, terra tra il mar Jonio e il mare Adriatico. E’ noto a tutto il mondo, è il caso di dirlo, che la Puglia è ricca di spiagge favolose e villaggi suggestivi, ma secondo anche occhi esterni c’è tanto e tanto ancora da vedere. Il

La giornalista americana del New York Times, non ha dubbi, scrive di un territorio avvolto dalla magia, tanto da suggerire – non solo ai suoi connazionali – che trascorrere una ricca vacanza nel Salento è qualcosa da prendere in seria considerazione.

Arrivare in Salento in auto – scrive nanopress.it – fa capire quanto sia lunga la Puglia, ma arrivare alla punta del Tacco d’Italia ne vale decisamente la pena. Con la sua coltre di ulivi, i muri a secco e le acque azzurre, questa regione è davvero incantevole. Non solo il cibo, ma anche le spiagge, i villaggi e le città. In effetti, non manca nulla. Anzi, c’è qualcosa di speciale.

alberobello-3645181_960_720SCRIVE IL NEW YORK TIMES…

Ondine Cohane, è lei la giornalista del New York Times, venuto in Puglia per i suoi reportage, ma anche in vacanza – evidentemente influenzato dai suoi stessi resoconti – tredici volte volte negli ultimi quindici anni, da queste parti c’è qualcosa di magico. La giornalista, affascinata da tutto il Salento, si spinge oltre: sembra di essere su un’isola, scrive. Forse perché si è circondati da due mari, tanto che ogni giorno si può decidere da che parte andare: a seconda di come soffia il vento.

Tutto il Salento, dunque, non solo quello che affaccia sul mare, esercita grande fascino. Anche l’entroterra offre una bellezza dietro l’altra: cittadine come Nardò, Otranto, la stessa Lecce, ma anche la provincia di Taranto con Martina Franca, Crispiano, Grottaglie, Manduria, proseguendo con la provincia di Brindisi, da Locorotondo ad Ostuni, fino ad Alberobello (Bari). Masserie trasformate in resort di lusso, dimore storiche, trulli, la proverbiale ospitalità degli abitanti e il cibo delizioso. E naturalmente le spiagge, dalle Marine di Leporano, Lizzano, Pulsano e San Pietro in Bevagna, proseguendo per Porto Selvaggio, Torre San Giovanni, Castro Marina, Punta Prosciutto e i laghi Alimini. Queste le bellezze marine di cui ha scritto il New York Times.

Un Salento che offre il piacere sotto molte forme. Una regione bellissima e accogliente che sta interessando sempre più l’attenzione dei turisti stranieri, in particolare provenienti dagli Stati Uniti. Di sicuro il New York Times ha fatto il suo, ma questo ennesimo reportage deve farci comprendere quanto sia il bello di casa nostra. Tanto che sarebbe utile guardare le nostre bellezze con occhi diversi, una volta tanto come fossimo turisti in casa nostra.

«ESPORTIAMO I SAPORI PUGLIESI»

Francesco e Davide, in tour per l’Italia a bordo di un furgoncino

«Soci per la tavola!», dicono i due giovani imprenditori. A partire da marzo gireranno l’Italia. Porteranno a domicilio le bontà del nostro territorio. «Aprire un altro locale era scontato, così abbiamo pensato di ribaltare il concetto: invece di aspettare i turisti, andiamo a trovarli a casa»

caciocavallo-impiccato_p264643947662_04«Aprire un altro locale per diventare uno dei tanti punti di ritrovo di una Bari, sicuramente laboriosa, ma che non prova a proporre qualità originale, proprio no; da qui la scelta di scommettere su un progetto e andare in giro per il nostro Paese, un’Italia che spesso ama trasferirsi in Puglia, per tuffarsi nella nostra gastronomia che non teme confronti e poi tornare a casa: noi, invece, i nostri prodotti, quelli pugliesi, che fanno leccare i baffi al solo guardarli, abbiamo deciso di portarli a domicilio: a casa loro, meglio, sulla loro tavola!».

Questo, in sintesi, il messaggio che due amici, soci per la tavola, Francesco e Davide, hanno consegnato a Benedetta De Falco, che nei giorni scorsi ha realizzato un ampio servizio sui “due ragazzi in tour” sulle pagine di Repubblica.

WhatsApp-Image-2021-07-08-at-12.53.54-3«UN NUOVO PORTA A PORTA»

Quei sapori di una Puglia che ribalta il concetto, e prima ancora di ricevere visite dei turisti, impacchetta tutte le bontà esistenti dalle nostre parti e le esporta. Una esportazione territoriale, dalla Puglia nel resto d’Italia. Alla maniera dei vecchi, adorabili ambulanti che, però, non disponevano degli strumenti e dei comfort di cui Francesco e Davide hanno dotato il loro furgoncino “Citroen”. Francesco, che di cognome fa Giacchetta, ha una solida esperienza in fatto di ristorazione: suo il locale di Bari vecchia nel quale serviva carne in tutte le salse. Insieme con Davide, che di cognome fa Giacchetta, sul furgone con il quale circolerà in tutta Italia, esporrà quell’invitante “caciocavallo impiccato” da stendere sulla bruschetta di Altamura. «E’ la morte sua», dice spiritosamente chi ha già gradito i prodotti della Casa, usando uno degli idiomi più gettonati da queste parti. Il senso, per chi non avesse afferrato il concetto, è che non c’è bontà superiore se non quella che hanno messo a punto i due soci passando dalla teoria alla pratica.

Su una lavagnetta esposta all’esterno del mezzo con il quale si sposteranno per il resto d’Italia, come da antica tradizione (quella delle sagre di paese, per intendersi) il menù. “Schiacciata” di Laterza cotta a terra in forno farcita con caciocavallo, mortadella di suino nero o capocollo, “bombette” servite in un panino ai cinque cereali.

Photograph by Davide Weber / Hans Lucas. Photographie de Davide Weber / Hans Lucas.

Photograph by Davide Weber / Hans Lucas.
Photographie de Davide Weber / Hans Lucas.

«UNA SCELTA MEDITATA»

Dietro ad una scelta sommaria, c’è una storia. Quella di Davide, raccontata a Repubblica. «La vita d’ufficio non ha mai fatto per me – spiega – tanto che frequentavo corsi di cucina per perfezionare quella che era la mia indole; sì, volevo inseguire un sogno, quello a cui ho sempre aspirato e, certamente, non perché influenzato dai cook-show televisivi: cucinare, mettere a disposizione di quanti amano la tavola, la mia conoscenza in fatto di pietanze; i fornelli non hanno mai avuto segreti per me. Dunque, passando dall’ufficio alla manutenzione di case popolari, un’agenzia di assicurazioni fino all’attività di casalinghi di proprietà dei miei genitori».

Francesco, invece, oltre alla sua esperienza in un esercizio commerciale, fra i due è anche l’artista del duo, allargato a quartetto (della società fanno parte altri due elementi). Un complesso, praticamente. «Mi diletto nel suonare strumenti a fiato – conferma – non è detto che durante il tour non ci si possa anche fermare e suonare, la musica è un attrattore da non sottovalutare: siamo organizzati anche per questo, abbiamo un generatore che oltre ad assistere le bontà che custodiamo nel furgone, all’occorrenza può tornarci utile per attaccare un impianto di amplificazione, hai visto mai?».

Concerto di Capodanno, un grande abbraccio

Domenica 1 gennaio, Teatro comunale Fusco di Taranto

Orchestra della Magna Grecia diretta dal Maestro Piero Romano. Applausi e bis. Prove straordinarie di Sara Rossini (soprano) e Nico Franchini (tenore). Musiche di Strauss, Rossini e Puccini, la cornice musicale al primo brindisi dell’anno. Apertura con l’Inno di Mameli, la chiusura con la Marcia di Radetzky

FB_IMG_1672581241114Nei quartieri limitrofi qualche botto di troppo. In alcune zone vola giù dai balconi qualsiasi cosa: lavatrici, frigoriferi, perfino tazze del water (immancabili, conservate con cura per il lancio dell’ultimo dell’anno). Da qualche altra parte, ma non parliamo solo del Borgo, del centro cittadino, dove la gente normalmente si fionda nella tarda mattinata di Capodanno. Chi compie lo struscio fra via Di Palma e via D’Aquino, indossa l’abito della festa, la sciarpa o il cappello trovato sotto l’albero. Anche un salutare pizzico di vanità ogni tanto fa bene. In una strada centrale, adiacente, si indossa addirittura l’abito importante, possibilmente corredato da una sciarpa, un foulard, una cravatta, un papillon di colore rosso. E’ il primo giorno dell’anno e sono in molti ad aver accettato l’invito al Teatro comunale Fusco di Taranto.

Inno di Mameli all’inizio, Marcia di Radetzky alla fine. Il pubblico in piedi, applaude. Un’ora e mezza di Concerto di Capodanno. Protagoniste, fra le altre, le musiche di Strauss, Rossini, Puccini, Verdi, Donizetti, Gounod, Gastaldon e Lara, eseguite dall’Orchestra della Magna Grecia diretta dal Maestro Piero Romano, interpreti il soprano Sara Rossini e il tenore Nico Franchini.

FB_IMG_1672581230655BENVENUTO 2023

Si festeggia il 2023, pensando positivo, con il desiderio di una città che si abbraccia e abbraccia iniziative come il Concerto di Capodanno e che indossa e mostra il suo abito della festa in una tradizione, quella del Concerto di Capodanno, che parte ormai da lontano.

Quel “Concerto” che sta diventando un appuntamento fisso, tant’è il fatto che in tanti rispondano all’invito vuol dire che piace. L’obiettivo era quello di fare di questo appuntamento una festa elegante, perché talvolta occorre condire le cose anche con un tocco di sobrietà.

Applausi a scena aperta all’Orchestra della Magna Grecia, al soprano Sara Rossini e al tenore Nico Franchini. Una Sara Rossini, brillante come il suo partner, Nico Franchini. La Rossini, allieva dell’Accademia del Teatro alla Scala di Milano e protagonista nei maggiori teatri lirici italiani e internazionali, vanta fra le sue interpretazioni: Lauretta in “Gianni Schicchi”, Sophie in “Werther”, Contessa ne “Le Nozze di Figaro”, Fiordiligi in “Così fan tutte” e, alla Scala, Gretel in “Hänsel und Gretel”.

FB_IMG_1672581236997DA MAMELI A RADETZKY

Nico Franchini, tenore, ha preso parte a Masterclass con artisti di levatura internazionale e partecipato in veste di solista a numerosi concerti in Italia e all’estero. Interpreta Rodolfo (“La bohème”), Nemorino (“L’elisir d’amore”), il Conte Ivrea (“Il giorno di regno”), Cornelia (ruolo entravesti, ne “Il trionfo dell’onore”), Don Luigino (“Il viaggio a Reims”), l’Abate poeta (“Andrea Chenier”), Conte d’Almaviva (“Barbiere di Siviglia”).

Fra i brani eseguiti nel Concerto di Capodanno, oltre ai già menzionati Inno di Mameli e la Marcia di Radetzky: Oh mio babbino caro (Gianni Schicchi, Puccini), Questa o quella (Rigoletto, Verdi), Overture (Nabucco, Verdi), Una furtiva lagrima, Esulti pur la barbara, Caro Elisir sei mio! (Elisir d’amore, Donizetti), Kleine Chronik: Polka (Op.128, Strauss), Ohne Sorge! (Op. 271, Strauss), Aria dei gioielli (Faust, Gounod), Musica proibita (Gastaldon), Granada (Lara).

E non serve che sia Natale…

Napoli, donna soccorsa dai Carabinieri

Disperata telefona al “112”: «Non mangio da tre giorni, non ho soldi e sono sola». I militari le fanno la spesa e segnalano le sue condizioni: chiamano un medico, la fanno visitare e assicurano «che la donna riceverà conforto dagli enti assistenziali del posto e le garantiranno una vicinanza costante». Così va già meglio, auguri a tutti

«Non mangio da tre giorni, non ho soldi e sono sola». Anche questo è Natale. Fermiamoci cinque minuti. Forse troppi, visto come andiamo di corsa. Allora, basta un solo minuto. Invece di leggere quaranta, cinquanta righe, leggete le prime quattro, cinque. E’ sufficiente per avere un’idea di cosa sia “anche” il Natale.

Una donna vive fra gli stenti, non mangia da giorni. Evidentemente non ha parenti, amici, e se li ha, di lei se ne infischiano. E allora, alle strette, formula il numero più semplice da quel piccolo, “antico” cellulare che le hanno regalato, con la preghiera di usarlo in caso di necessità. Formula il “112”, chiama i Carabinieri, uno di quei numeri che non fanno “scattare” il pagamento alla sola risposta. «Non mangio da tre giorni, non ho soldi e sono sola».

Possibile che di questi tempi possa accadere ancora qualcosa di simile? Ciro Pellegrino, Fanpage, un collega attento e sensibile (il che non guasta in un mestiere fatto solo di cronisti…), fa sua questa storia, la segnala a quel mondo di lettori che giorno dopo giorno va allargandosi premiando l’attento lavoro di redazione. Grazie anche per queste. Riprendere, ribattere un’agenzia, una notizia, in questo lavoro, è la cosa più semplice di questo mondo. Cercare, scoprire una notizia degna di essere segnalata, non è per tutti.

NIENTE NOTIZIE TRISTI…

Con il massimo rispetto dei colleghi che impaginano i notiziari nazionali, notizie come questa difficilmente trovano spazio. E’ la logica del Natale, di quel consumismo “tanto al chilo”, che sconsiglia di impaginare storie strappalacrime: la gente è a tavola, sta affettando il panettone e roba come quella delle sessantatreenne, in un giorno di festa, proprio non vuol sentirla. «Almeno il giorno di Natale!», dice qualcuno. E, dopo il pranzo con amici o parenti, addenta il panettone e alza il calice per un brindisi: «Buon Natale! E tanti auguri di buona salute, a voi e ai vostri cari!».

Poi ci sono gli inserzionisti. Vogliono che la pubblicità pagata cara, la vedano a milioni, dunque se si parla di cose tristi la gente cambia. A Natale, è raro, tranne il classico “La vita è meravigliosa” di Frank Capra, le tv fanno la corsa nel programmare i titoli più divertenti. Insomma, ci fosse stato ancora Mike Bongiorno, non ci sarebbe stato niente di meglio che un suo «Allegriaaa!».

Fatta la debita premessa al nostro Natale, celebrato fra sito e chat, raccontiamo la storia segnalata, stavolta, da Pellegrino: «Non mangio da tre giorni, non ho soldi e sono sola». I soldi della pensione sociale della donna, ripetiamo, sessantré anni, vanno via per affitto e bollette. A metà mese, quei pochi soldi sono già finiti. Il resto, si legge, è privazione e mortificazione, cinghia tirata all’inverosimile e speranza di sfangarla.

MELITO, NAPOLI, ITALIA

Melito di Napoli, una delle zone dell’area metropolitana di Napoli a ridosso del popoloso centro e il quartiere di Scampia. Una telefonata al “112”, ai Carabinieri. E’ disperata ma non perde quel senso di contegno di chi non ha denaro ma dignità da vendere.

La donna, con voce spezzata dalla vergogna, racconta ai militari quello che sta attraversando. I carabinieri della tenenza di Melito comprendono subito la delicatezza di quelle parole. Raggiungono la donna e scoprono una realtà ancora più difficile.

Sola, vedova da tempo, non ha reddito. In quel preciso istante non può permettersi un tozzo di pane, né di pagare le bollette. Da tre giorni un solo yogurt nello stomaco e qualche farmaco per alleviare uno stato d’animo in bilico tra disperazione e ancora disperazione. Ad aggravare il tutto: l’assenza di una pensione sociale e il deserto familiare. Ha un solo figlio ma è lontano (non solo geograficamente).

I militari a casa della donna si presentano con la spesa: acqua (che mancava!), frutta, pane, pasta, un pasto caldo ristoratore, un pandoro. Ecco il gesto natalizio. Che ovviamente non finisce con il brindisi natalizio.

CARABINIERI: VICINANZA COSTANTE

Gli enti assistenziali e il welfare cittadino devono poter garantire a questa donna tutto ciò che uno Stato degno questo nome ha il dovere di mettere in campo per i più deboli. E dal comando provinciale della provincia di Napoli si apprende che i carabinieri «si assicureranno che la donna riceva conforto dagli enti assistenziali del posto e le garantiranno una vicinanza costante».

Un plauso all’Arma, che ogni anno, di questi tempi, si distingue non solo per le operazioni militari, ma anche per gesti di grande generosità. Ascoltare una donna indigente, regalarle un sorriso e una busta della spesa, con dentro generi di conforto che potranno assicurarle il giusto ristoro, è un gesto nobile. Qualcosa che, purtroppo, sfugge ai più, specie di questi tempi. E non circoscriviamo il campo al solo Natale, del resto qualcuno diceva: «E non serve che sia Natale, per scoprire di avere un cuore». Natale dovrebbe essere tutti i giorni.

Leucemia, c’è una speranza

In Inghilterra i medici sono intervenuti su una tredicenne

Alyssa ora sta bene, è stata dimessa. Tutto è partito da una sperimentazione. Dovevano somministrare alla ragazza cure palliative, invece hanno provato a provocare una sorta di corto circuito. Un donatore ha attivato un principio che ha scatenato un conflitto tale che le sue cellule T abbiano aggredite sconfitto le cellule cancerogene

90c4f1c6-98c4-11e8-9116-c731a1e8fd65C’è una speranza nell’abisso della leucemia. E’ una nuova terapia genica che ha guarito una tredicenne e che ha fatto sbilanciare un team di medici convinti che questi risultati possano dare speranza ai numerosi bambini malati.

Alyssa, tredici anni, affetta da leucemia, potrebbe accendere nuova nuova speranza per decine di altri giovani pazienti in lotta contro tumori infantili e altre malattie gravi. Questo passo in avanti nel combattere una leucemia di tipo T, arriva da Oltremanica, precisamente da Leicester. E’ lì che Alyssa ha trascorso anni fra a fare chemioterapie e combattere quel male che la insidiava. Neppure il trapianto di midollo osseo a cui si era sottoposto la tredicenne inglese era risultato decisivo per farla ristabilire.

“Le prospettive della tredicenne – scrive nel suo ottimo reportage per il sito Open, Giada Giorgi – per il futuro erano cominciate a farsi sempre più buie; è stato in quel brutto momento che gli scienziati hanno avviato una procedura sperimentale che dà speranza nell’ambito delle terapie anti tumorali, i medici per Alyssa hanno scelto di agire con una nuova terapia genica: per la prima volta nel mondo, la ragazza malata di leucemia, ha ricevuto un’infusione di cellule T donate e alterate grazie all’utilizzo di una nuova tecnologia chiamata “editing di base“. Un trattamento, questo, che ha condotto Alyssa a essere dimessa nel giro di poco con risultati incoraggianti”.

LA LEUCEMIA A CELLULE T

La leucemia a cellule T di cui soffre Alyssa è un tumore che colpisce una classe di globuli bianchi conosciuti proprio come cellule T. Questi, purtroppo, non riescono a svilupparsi correttamente: crescono troppo velocemente e fanno a cazzotti con la crescita delle cellule del sangue nel corpo. Di solito, i trattamenti prevedono trapianti di midollo osseo e chemioterapia. I medici di Alyssa erano sul punto di pensare ad interventi leggeri, a una cura blanda che non ha più come obiettivo il guarire completamente il paziente, ma provare a combattere i sintomi. Ma i recenti progressi nella terapia cellulare – di cui scrive la Giorgi – hanno prospettato un nuovo metodo per affrontare la malattia di cui era affetta Alyssa. I globuli bianchi, chiamati cellule T, sono stati raccolti da un donatore sano e modificate in modo che potessero uccidere altre cellule T, comprese le sue cellule leucemiche.

Risultato: la modifica applicata ha fatto in modo tale che le cellule del donatore scovassero e uccidessero le cellule T cancerose di Alyssa. Un progresso raggiunto grazie all’editing di base, una tecnica che permette agli scienziati di apportare un singolo cambiamento nei miliardi di lettere del DNA che compongono il codice genetico di una persona.

Leucemia-mieloide-acuta-3000-nuove-diagnosi-in-Italia-ogni-anno.png_982521881FORZA ALYSSA!

Dopo la terapia cellulare modificata e un secondo trapianto di midollo osseo, Alyssa è libera dalla leucemia da più di sei mesi, i mesi sono i più importanti secondo i medici. Alyssa, che aveva manifestato piena fiducia nei medici, ora prosegue il suo percorso verso la ritrovata normalità. «È pazzesco fantastico che mi sia stata data questa opportunità – ha dichiarato alla BBC la tredicenne inglese – sono molto grata allo staff medico, ma anche felice perché questa terapia potrà aiutare altri bambini che sono nelle stesse mie condizioni prima che fosse avviata questa sperimentazione vincente».

Anche se in ritardo, l’utilizzo della terapia genica sembra promettere importanti conquiste: «Nella terapia di Alyssa – dice il dott. Liu – ciascuna delle modifiche di base prevedeva la rottura di una sezione del codice genetico in modo che non funzionasse più. Ci sono prove di editing di base, anche se siamo solo agli inizi, in corso nell’anemia falciforme, così come nel colesterolo alto che corre nelle famiglie e la malattia del sangue beta-talassemia: si è aperto uno spiraglio ed è in quella direzione che proseguiremo i nostri studi».

Chef Rubio, ma sei bollito?

Grane per il popolare conduttore televisivo accusato di violenze online

Avrebbe offeso la senatrice Liliana Segre, superstite della Shoah. Con il cuoco, nato a Frascati, ex rugbista, segnalate agli inquirenti altre ventitré persone. «Per tanto tempo sono stata in silenzio su queste persone che mi insultano, ma adesso le denuncio»

1668682172-rubioQuel paio di baffoni alla Salvador D’Alì (lui sì era un artista!), l’aria un po’ strafottente di uno che non solo non ha più nulla da imparare, ma che può insegnare, addirittura di tutto e di più. E noi dissentiamo. Come tutte le volte in cui leggiamo o sentiamo di discriminazioni, violenze non solo verbali.

Stavolta, Chef Rubio, è di lui che scriviamo (anche se avremmo voluto farne a meno, accidenti), cuoco, ex rugbista così da farne un uomo duro (che paura!), si è superato. Infatti, il conduttore di “Unti e bisunti” e “Camionisti in trattoria”, si è beccato una denuncia. Al vaglio di chi ha aperto un’inchiesta su denuncia della senatrice Liliana Segre, c’è anche il suo nome, non quello “in arte”, bensì Gabriele Rubini. Non l’unico, sono infatti ben ventiquattro ad essere stati denunciati dalla novantaduenne parlamentare per le minacce online nei suoi confronti. Notizia riportata nei giorni scorsi da “La Stampa”, quotidiano torinese nazionale che segnala Chef Rubio nell’apertura dell’inchiesta.

“MANDATO” AL LEGALE…

Una intenzione, quella della Segre, che aveva già manifestato assieme all’avvocato Vincenzo Saponara, nello scorso novembre al Forum nazionale delle donne ebree d’Italia. La senatrice, testimone della Shoah, era stata in particolare il soggetto cui “Rubio” e gli altri ventitré in causa, avevano indirizzato messaggi di odio, anche di carattere antisemita, insulti e minacce di morte.

«Per tanto tempo – ha detto Liliana Segre, dichiarazione puntualmente raccolta da “La Stampa” – sono stata in silenzio su queste persone che mi insultano, ma adesso le denuncio. Credo sia anche di cattivo gusto augurarmi la morte a 92 anni!».

Non di recente, ma già tre anni fa Chef Rubio era stato denunciato per istigazione all’odio razziale in seguito a un tweet in cui riteneva «abominevole» lo Stato di Israele. Così, anche grazie a queste minacce, la senatrice da tre anni vive sotto scorta. Una misura non richiesta dalla stessa, ma assegnata in seguito alle minacce che riceveva e, purtroppo, aggiungiamo noi che continua a ricevere. «Ma la mia scorta – scherza la senatrice – è diventata una splendida sorpresa: i carabinieri che ogni giorno mi sono accanto hanno più o meno l’età dei miei nipoti, tanto che amo considerare questo nostro stare insieme come ad un’affiatata famiglia allargata».

963793-k32F--835x437@IlSole24Ore-WebEX RUGBISTA, PAURA…

L’ex rugbista, oggi acclamato chef televisivo lo scorso aprile aveva pubblicato un tweet con il quale accusava apertamente la senatrice a vita. «Palestinesi? “Non mi occupo di politica” – riprendeva una citazione della stessa Segre – Vedo che però te ne occupi quando si tratta degli ucraini: lasciami dire che il tuo silenzio sistematico nei confronti della pulizia etnica che il popolo palestinese sta subendo da settantaquattro anni è disgustoso».

Rubio, secondo le cronache, si sarebbe spinto anche più in là arrivando a minacciare la senatrice che, dicevamo, con le tasche ormai piene, ha deciso di presentare alla caserma dei carabinieri di Milano le ventiquattro denunce in seguito alle minacce ricevute online.

Messaggi di “odio di natura diffamatoria, spesso di carattere antisemita e contenenti auguri di morte”, documenta il suo legale. Ma proprio la stessa Segre nel suo intervento al forum nazionale delle Donne ebree d’Italia aveva dichiarato: «La vita mi ha insegnato a essere libera e senza paura nonostante io sia la più vecchia d’Europa obbligata alla scorta per tutti gli insulti e gli improperi e le minacce di morte che mi vengono fatte». Infine, come già riportato, aveva concluso con una riflessione. «Poi, non pensate che sia anche di cattivo gusto augurare la morte a una donna di novantadue anni?». Chef, confessa, stavolta questa “pietanza” ti sarà rimasta sullo stomaco.

«Ma a Taranto…»

Enrico Montesano espulso da “Ballando con le stelle”, cita la nostra città

«La stessa Rai sta realizzando un film sulle eroiche gesta del comandante della “X Mas”, Salvatore Todaro», dice l’attore. «Mentre io sono fuori dal programma per avere indossato una maglietta che rievocava quel Corpo militare attivo durante la seconda guerra mondiale». Per ora la tv nazionale non accoglie le argomentazioni del popolare attore romano. Intanto, in città, Pierfrancesco Favino interpreta l’eroico ufficiale che salvò la vita a ventisei nemici ormai alla deriva

Enrico-Montesano-Alessandra-TripoliStop alla partecipazione di Enrico Montesano a Ballando con le stelle: la Rai, un mese fa definisce «inaccettabile» quanto accaduto durante le prove di “Ballando con le stelle”, programma targato Raiuno. Motivo del provvedimento: l’attore ha indossato una maglietta con i simboli della Decima Mas. Subito le scuse da parte della Rai «a tutti i telespettatori». Nonostante ci sia chi dice che il presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, appena insediatosi a Palazzo Chigi e a guida di una coalizione di centrodestra, sorvolerà sulla leggerezza del popolare attore romano.

«Quanto accaduto – riportava la nota di Viale Mazzini – è inaccettabile: riteniamo inammissibile che un concorrente di un programma televisivo del Servizio pubblico indossi una maglietta con un motto e un simbolo che rievocano una delle pagine più buie della nostra storia. Chiediamo scusa a tutti i telespettatori e, in particolare, a coloro che hanno pagato e sofferto in prima persona a causa del nazifascismo a cui proprio quella simbologia fa riferimento. È decisione, dunque, della Rai interrompere la partecipazione di Enrico Montesano alla trasmissione del sabato sera “Ballando con le stelle”».

«RAI, RIPENSACI!»

La posizione di Montesano, che si difende. «Sono profondamente dispiaciuto e amareggiato per quanto accaduto durante le prove del programma; sono un collezionista di maglie: ho quella di Mao, dell’Urss, ma non per questo ne condivido il pensiero; non c’era in me nessuna intenzione di promuovere messaggi politici o apologia di fascismo da cui sono profondamente distante. Sono sempre stato un uomo libero e democratico. Credo nei valori della Costituzione e mi scuso profondamente con chi si è sentito offeso e turbato. È stata un’ingenuità. Io col nazifascismo e tutti i totalitarismi non c’entro nulla e li disprezzo profondamente. Chiedo ancora scusa».

Non è stata sufficiente secondo i piani alti della Rai la marcia indietro di Montesano. Resta “tra color che son sospesi”, come dice Virgilio a Dante nella Divina commedia.

Ma in questi giorni, lo stesso popolare attore è tornato sull’argomento. Il pretesto è lo sceneggiato “Comandante”, protagonista Pierfrancesco Favino, che Raiuno sta girando a Taranto: «…la stessa Rai sta realizzando un film – ha dichiarato Montesano – sulle eroiche gesta del comandante della X Mas, Salvatore Todaro».

Questo uno dei passaggi a proposito della richiesta di riammissione al programma televisivo. Non si dà per vinto su quella che avrebbe ritenuto più che una leggerezza, addirittura una distrazione. «Chiedo formalmente alla Rai di tornare sui suoi passi e reintegrarmi nel programma, per darmi la possibilità di spiegare ai telespettatori e all’opinione pubblica la mia posizione, altrimenti riuscirebbe difficile non credere ad un accanimento ad personam. Sono un uomo libero, di pace e di dialogo come la mia storia personale ed artistica dimostra».

Arsenale_di_TarantoPROGETTO IMPORTANTISSIMO

Lo sceneggiato di Raiuno è un progetto di altissimo livello: un sommergibile lungo settantatré metri ormeggiato all’interno dell’Arsenale della Marina militare dove è stato allestito il set televisivo. Il sommergibile in questione è il “Cappellini”, alla guida del quale il comandante Salvatore Todaro compì un’impresa eroica. Todaro, infatti, rimorchiò la scialuppa su cui avevano trovato riparo i naufraghi nemici. Dopo un giorno di navigazione Todaro prese a bordo i ventisei marinai del mercantile “Kabalo” accompagnandoli nel porto più vicino.

Quando a qualcuno venne in mente di fargli notare che un comandante tedesco in tempi di guerra non sarebbe mai sceso a patti, assumendo una posizione più severa con i nemici piuttosto che salvargli la vita, il comandante non esitò un solo istante a dare una risposta rimasta negli annali della storia: «Gli altri non hanno, come me, duemila anni di civiltà sulle spalle». Questa una frase riecheggiata, in qualche modo, nella vicenda-Montesano, che al momento a poco è servita per riammettere l’attore-concorrente-ballerino negli studi di “Balliamo con le stelle”. A orecchio, la storia non è ancora all’ultimo capitolo. Ne sentiremo ancora delle belle.