Italia, qui non nasce più nessuno

Istat, i dati raccontano di un Paese che invecchia

Aumentano gli anziani, il saldo fra nascite e morti è preoccupante. Un giro fra regioni e città dove si vive più a lungo (al Nord) e dove si vive meno (Sud e Isole). Bolzano l’ideale, Napoli e Caserta così e così. E, fra uomini e donne, vince il gentil sesso: quattro anni in più

 

Non sarà un Paese per vecchi, solo per parafrasare uno dei libri Cormac McCarthy, cui si è ispirato il film, stesso titolo, dei fratelli Re Mida del cinema hollywoodiano, ma poco ci manca. Le ultime stime, riprese dai siti, dai giornali e sui quali La Stampa realizza un vero focus, non sono incoraggianti. In Italia si invecchia, si vive evidentemente più a lungo, ma non si nasce. Lo confermano i dati Istat dello scorso anno: il trend è di quelli, per prenderla alla larga, che preoccupano. Si muore di più e si nasce di meno, con un saldo fra defunti e neonati sul quale riflettere: nasce 6,3 su mille abitanti; la percentuale sui decessi, invece, sale a 11,0 su mille residenti. Bolzano mantiene, per fortuna, un saldo positivo. Lo stesso, però, non si può dire di Roma e Milano, le due metropoli italiane, che registrano una differenza sostanziale, in negativo, fra nati e morti.

“Il caso più allarmante – scrive Ugo Leo – è rappresentato dalle province del Piemonte, della Liguria e del Friuli Venezia Giulia, dove il declino demografico è particolarmente evidente. In città come Genova, Biella e Trieste, il tasso di mortalità supera di gran lunga quello di natalità, segnando un progressivo spopolamento. Il record negativo è di Isernia: nel 2024 è stata la provincia con meno nati in assoluto, circa 400 circa”.

 

 

QUI SI VIVE DI PIU’…

Il nostro Paese si conferma una delle nazioni al mondo in cui si vive di più: la media racconta di ultraottantenni (81,4), anche se non ovunque, in Italia, è possibile registrare la stessa longevità. Le province in cui si vie di più, le troviamo al Nord: Treviso, Lecco e Monza e Brianza. Qui si superano gli 83 anni di media: bel primato. Per quanto anche  due regioni come Trentino-Alto Adige e Veneto forniscono numeri confortanti. E al Sud? E’ la classica coperta. Se al Nord c’è un picco alto, del Sud non si può dire la stessa cosa: situazione critica in Campania e Calabria. Qui dove l’aspettativa di vita scivola addirittura sotto gli 80 anni. Province più rappresentative di un trend sicuramente preoccupante Napoli e Caserta.

Abbiamo visto il Nord, dove si vive più a lungo; una porzione di Sud, dove si vive un po’ meno rispetto alla media. E al Centro? Tasso medio di natalità: 5,8. Ma come in ogni parte d’Italia, dal settentrione al meridione, si riscontrano cifre a contrasto. Qualche esempio: a A Napoli, rispetto a Milano, nascono 1,1 bambini in più ogni mille abitanti. Catania tasso di natalità superiore di 1,5 punti rispetto a Roma. A Bolzano, si diceva, si nasce molto di più rispetto a Torino. La Calabria, invece, fa la differenza con la Liguria: DUE bambini in più ogni MILLE abitanti.

 

 

DONNE & UOMINI

L’aspettativa di vita delle donne. Netta differenza tra Nord e Sud. Intanto, le donne vivono mediamente quattro anni in più rispetto agli uomini. Nello specifico: Treviso fa registrare il dato più alto: 87 anni. A ruota Milano, Verona, Vicenza, Forlì-Cesena con 86 anni. Più bassa la media a Napoli e Siracusa: 83 anni.

L’aspettativa di vita degli uomini. Il record italiano è per la provincia di Lecco. Secondo i dati Istat, gli uomini hanno raggiunto una media di 83 anni. Sulla stessa media anche Monza e Brianza, idem Ravenna. La provincia con la speranza di vita più bassa: Caserta, 79 anni. Lo stesso, si diceva, per Siracusa e Napoli. In buona sostanza, i dati Istat dicono che le province del Nord e del Centro hanno in media una speranza di vita più alta rispetto al Sud e alle Isole.

«Quanto insegnano le sconfitte!»

Gianni Bugno, due volte campione del mondo, si alza sui pedali

«Mi è toccato ripartire, ma che sconfitta vedere gli altri scappare. Tranne uno, “El Diablo”, Claudio Chiappucci, cui sarò eternamente grato», dice il grande ciclista, maglia iridata nel ’91 e nel ’92. «Mi ritirai dal liceo, colpa di una professoressa, ma poi conseguii il titolo di studio per prendere il brevetto da pilota di elicotteri…»

 

Gianni Bugno, a più di trent’anni dai suoi titoli mondiali, a molti il suo nome dirà poco. Male, molto male: ci troviamo di fronte a una vera leggenda, uno sportivo di statura internazionale, con due titoli mondiali, tanto per gradire; un uomo che in questi giorni ha raccontato quanto di bello la vita di grande ciclista gli abbia riservato, ma ha anche fatto outing, cioè confessato quanto la vita non gli ha risparmiato.   

Tredici anni da professionista, dall’85 al ‘98, è stato campione del mondo su strada (’91 e ’92). Settantadue vittorie, nove tappe al Giro d’Italia (vinto nel ’90), quattro al Tour de France e due alla Vuelta a España. Se su strada era imbattibile, in politica non si poteva dire che Gianni, il buon Gianni, fosse irresistibile. Due candidature, due bocciature (Regionali e Comunali).

In questi giorni il Corriere della sera lo ha intervistato. Bella intervista di Marco Bonarrigo. Ce ne sono, ma questa, permetteteci di esprimere un’opinione, conoscendo questo lavoro, è veramente bella. Scava in profondità, lo fa con stile, riesce a tirare fuori cose che, forse, non si sarebbe mai sognato di raccontare. Considerazioni mai estorte, ma rese perché l’intervistato stabilisce subito una certa empatia con il cronista, fino ad aprire i cassetti della memoria provando, perché no, a fare anche un po’ d’ordine.

 

 

BELLO IL GIRO, MA…

«Bello il Giro d’Italia – confessa, in buona sostanza, Bugno al giornalista – ma la prima vittoria da ragazzino a Monza mi fece un effetto straordinario: una sensazione fortissima, mai più vissuta». Prosegue il due volte campione del mondo, che svolta. «A posteriori ho capito che apprezzavo più le sconfitte: mi facevano riflettere sugli errori e su come intervenire per correggerli: ecco, ho imparato dal modo in cui perdevo».

Il ciclismo come professionista arriva a seguito di una delusione avuta come studente. «Fui rimandato in italiano e latino, da una professoressa che sosteneva che chi faceva sport non potesse andare bene a scuola, così non mi presentai agli esami dichiarando chiusa la mia esperienza studente».

La maturità scientifica arriva più tardi. C’è una ragione. Quel titolo di studio gli serve per conseguire il brevetto di pilota di elicotteri. «Guardavo l’elicottero della Rai che ci sorvolava durante le gare – dice il campione – e pensavo che quello sarebbe stato il mio nuovo lavoro: cinquemila ore in volo prima con la Rai poi al 118».

Turni pesanti. «Dormivo in branda negli aeroporti militari: turni di dodici ore, cinque minuti per accendere i motori dopo la chiamata, trenta secondi per decidere se decollare o meno». Fondamentali, infatti, sono le condizioni del tempo, una responsabilità non indifferente. Per se stesso e per gli altri. Lui, il pilota, gli altri, personale medico, paramedico e passeggeri da trasportare in ospedale, in gioco il bene più prezioso: la vita».

 

 

UN COLPO AL CUORE

Cinque anni fa, causa un malore, a Bugno tolgono il brevetto per non riconsegnarglielo più. «Non c’è stato verso di riaverlo. È stato un periodo bruttissimo, la Federazione Ciclistica mi aveva abbandonato, ero entrato in tunnel senza via d’uscita: mi salvò Claudio Chiappucci, “El Diablo”, mio antico avversario. Mi ha invitato a incontri, eventi, pedalate turistiche, fino a diventare inseparabili, mi ha restituito il senso della vita».

Cosa fa oggi, in cosa è impegnato. «Seguo le grandi gare sulla macchina della giuria; studio quello che succede e suggerisco accorgimenti per garantire che nessuno si faccia male in un mestiere dove si corrono ancora troppi rischi». Gianni Bugno è infaticabile. Non si ferma mai, la sua mente pedala, mette in ordine le ultime idee. «Ecco un altro progetto – confida a Bonarrigo – guidare i camion, ho le patenti B, C e D; eccetto i bus di linea, posso guidare tutto: se qualcuno ha bisogno, io ci sono».

Myanmar, salvata dopo quattro giorni

Donna incinta e altre tre persone rinvenute vive sotto le macerie

Oltre duemilasettecento le vittime del sisma registrato nell’ex Birmania. Il bilancio delle ha superato quota duemilasettecento. Purtroppo si prevede che tale cifra sia destinata ad aumentare, a superare le tremila unità. «La situazione è drammatica – dice Paolo Pezzati, portavoce per le Crisi umanitarie di “Oxfam Italia” – le migliaia di sopravvissuti senza più una casa hanno urgente bisogno di un riparo, acqua pulita e cure mediche»

 

Al momento sono già oltre duemilasettecento le vittime del sisma registrato in Myanmar (una volta Birmania), ma in quel Paese sul quale si è abbattuta una sciagura senza precedenti, ieri si è fatta largo una notizia che ha acceso i cuori di tutti, in tutto il mondo: una donna incinta, insieme con altre tre persone, è stata tratta in salvo dalle macerie. La donna ha trascorso ben novantuno ore sotto quanto rimasto di un edificio raso al suolo dal terremoto che ha colpito l’ex Birmania venerdì scorso. La notizia è stata resa nota dai Vigili del fuoco che stanno lavorando alla ricerca di persone sepolte dalle macere e, magari ancora in vita, alla ricerca di un aiuto, come per la donna salvata ieri dopo quattro giorni.

Sembrano lontane quelle prime ore dal disastro annunciato con una serie di messaggi che si rincorrevano fra loro. Fra i primi lanci di agenzia, quello ripreso da un messaggio lanciato venerdì scorso dall’Unicef Italia: «Un violento terremoto ha colpito il Myanmar, nel sudest asiatico, portando morte e distruzione: la situazione è critica, il numero dei morti e dei feriti aumenta ogni minuto: non c’è tempo da perdere, ogni minuto è prezioso».

 

 

SALE IL BILANCIO DELLE VITTIME

Il bilancio delle vittime, fa sapere Patrizio Nassirio per conto dell’agenzia giornalistica Ansa, ha raggiunto quota 2.719. Purtroppo si prevede che tale cifra sia destinata ad aumentare, a superare le tremila vittime, come ha asserito ieri stesso il leader militare del Paese, Min Aung Hlaing, in un discorso reso alle telecamere.

Riprese e notizie aggiornate che giungono da Myanmar, sono state diffuse dall’agenzia Reuters sul suo sito. Il generale ha aggiunto, inoltre, che al momento sarebbero 4.521 le persone rimaste ferite, mentre 441 sarebbero disperse.

Come si diceva, però, nel dramma registrato dall’ex Birmania, la vita, per fortuna, non si arrende: quattro persone, infatti, tra queste una donna incinta e una bambina, sono state tratte in salvo dalle macerie di edifici crollati a Mandalay.

 

 

SITUAZIONE DRAMMATICA, SERVONO AIUTI

«La situazione è drammatica – dice Paolo Pezzati, portavoce per le Crisi umanitarie di “Oxfam Italia” – le migliaia di sopravvissuti senza più una casa hanno urgente bisogno di un riparo, acqua pulita e cure mediche; è proprio per questo che stiamo lavorando a stretto contatto con i nostri partner locali per garantire che gli aiuti raggiungano velocemente i più bisognosi; nelle prossime ore saremo impegnati nel portare e distribuire forniture di primo soccorso per le famiglie di sfollati: l’obiettivo principale, naturalmente, è quello di salvare il maggior numero possibile di vite».

Per l’Organizzazione mondiale della Sanità per i soccorsi servono urgentemente otto milioni di dollari, per fornire cure traumatologiche “salvavita”, prevenire focolai di malattie e ripristinare i servizi sanitari essenziali nei prossimi 30 giorni.

Puglia, spiagge belle e sorridenti

Melendugno e Marina di Pescoluse secondo una analisi intrigante

La prima selezione l’hanno fatta grazie alle segnalazioni dei turisti, la seconda, sembrerà strano, dalle espressioni delle foto, dei selfie dei visitatori, tutti entusiasti oltre ogni limite. La nostra regione, insomma, batte tutti e non solo sul filo di lana. Dopo i quotidiani, anche online, ecco due siti italiani autorevoli che dicono la loro

 

Provi a trovare argomenti interessanti, dove per “interessanti” sta per “convincenti”, e, invece, ti imbatti in un paio di siti. A prima vista l’informazione può sembrare superficiale, come dire, allegra – e di questi tempi occorre studiare tecniche sempre più raffinate, convincenti per catturare followers o semplici visitatori – e, invece, ti accorgi che oltre alla voglia di inoltrarti a leggere una, due, tre righe, perché l’articolo è scritto bene, c’è della sostanza. Tecnica e sostanza. Tecnica nella comunicazione, avveduta; sostanza nella profondità delle informazioni che, alla fine della fiera, si dice, hai raccolto e portato a casa.

E, allora, qual è l’argomento, il tema più interessante nel quale ci siamo imbattuti dopo un semplice clic. Bene, “la spiaggia”. O meglio, le spiagge, visto che avanzando su Truriders e Mondo Balneare abbiamo compiuto una pesca doppia, portando a casa, praticamente, i classici “due piccioni con una fava”.

 

seascape and sun on blue sky background

 

SOLE, MARE E VENTO: MELENDUGNO…

Paolo Albera, autore di contenuti per Trueriders, per esempio, con il suo reportage ci accompagna a scoprire quella che, secondo lui, è la spiaggia più bella della Puglia. Punti di vista, sia chiaro, ma sotto certi aspetti analisi condivisibile, perché il cronista compie un’analisi accurata, intelligente: in una parola, “molto soddisfacente”.

E, allora, parte dal Salento, una parola magica che apre le porte all’immaginario. A partire da frasi, locuzioni, che solo quelle basterebbero a sedurti: “sule, mare, ientu”, “suole, mare, vento”, con il sogno di un’estate di bagni e relax.

Melendugno, a detta del “viaggiatore”, pare sia la destinazione perfetta. “Il tratto di mare offre spiagge bellissime, come San Foca e altre ancora – scrive – e tutto questo nonostante il crescente afflusso turistico. Perché, presto detto, la località salentina ha saputo mantenere intatta la sua anima autentica, ed è proprio questo ciò che cerchiamo”.

Melendugno, pochi minuti da Lecce. Una decina di minuti per raggiungere il mare basta una decina di minuti. Altra spiaggia famosa per il suo nome originale, ma anche per stile e accoglienza, nella quale ti imbatti, è Torre dell’Orso.

 

The Blue Flag is an international award for beaches and marinas.

 

BANDIERE BLU A GO-GO!

Melendugno, comune di circa diecimila abitanti è situato lungo la costa adriatica della Puglia. Famoso per le sue spiagge, che hanno registrato in più occasioni il riconoscimento della Bandiera Blu, presenta la spiaggia di San Foca, antico borgo marinaro che oggi si distingue per il suo porto turistico e le spiagge dalla sabbia finissima. Torre dell’Orso è conosciuta per la sua spiaggia dorata e per la la Baia delle Due Sorelle, due faraglioni gemelli, qualcosa che ha a che fare, con le debite proporzioni, con Capri e, perché no, visto che siamo in Puglia, con Pizzomunno (Pezzo di mondo), a Vieste, o se preferite i faraglioni di Mattinata, due rocce calcaree che si trovano di fronte alla baia del Parco Nazionale del Gargano, vicino a Foggia.

Breve digressione, visto che ci troviamo: “faraglione” deriva dal greco pharos, “faro”. Sulla punta dei faraglioni, anticamente venivano accesi grandi fuochi durante le ore notturne, con lo scopo di segnalare la corretta rotta ai timonieri e la presenza di eventuali ostacoli pericolosi per la navigazione. Insomma, sostanzialmente il moderno faro.

 

 

SORRIDI, SEI A MARINA DI PESCOLUSE

Assegnato il titolo di spiaggia più bella, secondo Truriders, veniamo alla “spiaggia più felice”. “Ma come, una spiaggia che si fa grasse risate?”, dirà il lettore spiritoso. E, invece, a questo giro ci facciamo accompagnare da un altro sito altrettanto brillante: Mondo balneare. Dunque, anche secondo questo sito “la spiaggia più felice del mondo si trova in Puglia”. Dice, ma l’aggettivo “felice” da dove scaturisce? Bene, un’agenzia di viaggi ha utilizzato la tecnica del “riconoscimento facciale”. Ad essere in cima a questa speciale classifica che oseremmo dire “divertente”, c’è la spiaggia di Marina di Pescoluse. Anche questa in Salento, guida la graduatoria delle spiagge più felici al mondo.

L’agenzia di viaggi che ha reso nota questa speciale classifica, e che merita una segnalazione e un applauso, è “CV Villas”, che ha studiato un sistema per redigere questa speciale classifica “secondo un metodo inedito e innovativo”, spiegano. “CV Villas”, è spiegato, “ha selezionato le spiagge che, secondo il punto di vista degli esperti di turismo e dei viaggiatori, offrono il migliore mix di bellezza naturale, comfort e atmosfera positiva”.

In cima alla classifica: Marina di Pescoluse, che i turisti definiscono “Maldive del Salento”: acqua cristallina e sabbia bianca come l’affascinante isola dall’altra parte del mondo. Affacciata sul Mar Ionio, la spiaggia di Marina di Pescoluse, scrivono “è famosa per essere grande, comoda e amatissima dai turisti: secondo il riconoscimento facciale è questa spiaggia salentina ad avere strappato i sorrisi più grandi nel campione di persone analizzato, meritandosi il titolo di “spiaggia più felice del mondo”. In questa speciale classifica, Marina di Pescoluse, però, non corre da sola. Come riporta Mondo Balneare, ecco le altre spiagge, belle a vedersi e prenotare: la spiaggia di Sitges in Spagna e la Praia de Falésia in Portogallo. 

«Serbia, no grazie…»

Un dipendente Maserati respinge la proposta di Stellantis

«Scorso anno solo settanta giorni di lavoro, persi settemila euro secchi: non ho potuto festeggiare i trent’anni di matrimonio con mia moglie», dice Gino, sindacalista sì, ma dipendente determinato, irremovibile dalle sue posizioni. Il suo sfogo sul Corriere di Bologna. «Nel 2023 proposero tre mesi a Mirafiori: chi accettò è ancora lì», rivela

 

Storie di tutti i giorni. Forse non ancora, ma la traiettoria che stiamo prendendo, specie nel settore automobilistico (e qui la Ferrari c’entra poco, anche se riconducibile alla Real casa), è di quelle preoccupanti. Fra gli inviti ai dipendenti scaturiti in queste settimana dai vertici della Maserati, quello di riempire le valigie, svuotare ancora di forza-lavoro il nostro Paese e “ande’ a lavura’ fur!”. E dove, se non in una comoda Serbia, dove tutto costa meno e puoi vivere principescamente. Come i nostri pensionati in Portogallo (una volta, però!).

E, allora, un po’ per il ruolo, un po’ perché cocciuti si nasce, ecco che il Gino che non ti aspetti, sindacalista, invece di mercanteggiare tira la voce fuori dal coro.  Cinquantasette anni, sindacalista, da trentacinque dipendente della Maserati a Modena da 35 anni. L’anno scorso, scrive Alessandra Testa per il “Corriere di Bologna”, dorso del Corriere della sera, quotidiano autorevole ed imparziale, Gino ha lavorato solo una settantina di giorni, il resto del tempo è stato in cassa integrazione.

 

 

DUE STIPENDI IN UN ANNO

«Stipendio pieno solo due volte», racconta alla giornalista, cui sottolinea che anche quest’anno non si può dire che stia andando meglio. «Non so cosa sia un cartellino da timbrare», ha dichiarato sostanzialmente il dipendente Maserati che non nasconde quel pizzico di disappunto di chi ha dato tanto, tutto diremmo, considerando i trentacinque anni suonati fa assi, bulloni, cerchioni e quant’altro.

Un’occasione per tornare in fabbrica. «Dopo mesi di stop, mi hanno richiamato per una settimana, in virtù di una piccola commessa sulla Mc20: lavoro al testing, la fase finale della produzione della supersportiva», ha spiegato Gino.

«Nel 2024 ho perso almeno settemila euro di entrate: tagliamo qua e là: niente viaggio per festeggiare i trent’anni di matrimonio con mia moglie!». Puntuale, la domanda della cronista, a proposito di una delle proposte dei vertici aziendali, secondo alcuni considerate irricevibili, a proposito del prendere in considerazione la proposta di andare in Serbia. «Alla mia età non ci penso proprio – risponde il dipendente richiamato per una settimana – a preparare la valigia e a lasciare la mia famiglia: sono padre, marito e anche nonno di una bambina». La Serbia è lontana, e come se non bastasse, aggiunge, «sta vivendo una situazione geopolitica preoccupante».

 

 

PROPOSTA CON WHATSAPP

Come spesso accade, in tempi di social, il tatto va a farsi benedire. e la proposta della Serbia arriva con un clic. «Il nostro responsabile – racconta – ha mandato un messaggio nel gruppo Whatsapp; i componenti del reparto sono una decina e nessuno per ora ha deciso di accettare». Gino, senza tanti giri di parole: «Riteniamo la proposta della serie “Se avete voglia di lavorare, andate in Serbia” quantomeno inopportuna».

Proposta a prima vista “incoraggiante”. Nemmeno per sogno e il sindacalista ce lo spiega, passo dopo passo. «Sei mesi di trasferta con possibilità di rientrare a casa ogni 45 giorni: vitto, alloggio e indennità di trasferta di 25 euro; prenderei il mio stipendio pieno di 1.700 euro più circa 1.000 euro: la cosa inaccettabile è che la proposta è arrivata senza alcun passaggio preventivo con noi rappresentanti sindacali: messaggi, indistintamente, a tutti i lavoratori del reparto di competenza».

 

 

SE PERO’ DA MIRAFIORI…

“Ci sono operai di altri reparti che stanno valutando di accettare la trasferta in Serbia?”, insiste la giornalista. «Con gli ammortizzatori sociali in corso, non ci vediamo tutti insieme da mesi; con buste paga sempre più sottili e i prezzi alle stelle, non escludo che qualcuno in difficoltà alla fine lo faccia; non è la prima volta che Stellantis propone trasferte del genere».

Due anni fa un’offerta simile. «Nel 2023 proposero tre mesi a Mirafiori; chi accettò è ancora lì, la trasferta è su base volontaria, ma resta il “ricatto” del “se torni, ti rimettiamo in cassa”. Situazioni che abbiamo già vissuto». Infine, per Gino e colleghi modenesi, una notizia incoraggiante. Meno buona, evidentemente, per i “milanesi”. «Il trasferimento da Mirafiori della produzione delle GranCabrio e GranTurismo potrebbe essere una buona notizia per riportare a Modena tutta la divisione delle auto di lusso».

«E noi ci compriamo la California…»

La Danimarca risponde punto su punto a Trump

Il presidente USA aveva tuonato. «Prendiamoci la Groenlandia!». Puntuale arriva la risposta, con petizione (200mila firme in poche ore) del Paese al quale appartiene l’isola più grande del mondo. A questo punto, occhio a San Marino, l’Italia per pochi euro rischierebbe l’invasione. Fantapolitica, ma la gara è ormai a chi le spara più grosse

 

«Trump vuole la Groenlandia? E noi ci compriamo la California». La petizione che spopola in Danimarca, in queste ore, a prima vista ha del grottesco. Ma, attenzione: mai prendere le cose sottogamba. Rivoluzioni, persecuzioni, epurazioni, spesso sono scaturite da paradossi. Da ragionamenti privi di contenuti, se non esagerazioni, che poi sono le moderne fake news. Ma qui c’è poco da “fakare”, così come c’è poco da ridere. Dopo che Donald Trump, presidente USA, ha manifestato il suo desiderio, quello di “prendersi” la Groenlandia con politici indigeni compiacenti, tanto da indire un referendum unilaterale, senza consultare il Paese cui appartengono, il tema del “Tu prendi? Io compro!” non solo è diventato virale, ma anche preoccupante.

L’appello online invita i danesi a contribuire ai fondi per comprare la California. Già raccolte oltre 200mila firme. «Tu vuoi la Groenlandia? E noi ci prendiamo la California». È questo il tenore della petizione già firmata da più di 200mila danesi che propone di acquistare lo Stato degli Usa, dopo le insistenti avance di Donald Trump alla Groenlandia, che a sua volta pare ricambiare il flirt. L’isola artica gode di ampia autonomia, ma rimane sotto il controllo della corona danese. A questo punto, ironizzano i danesi, perché non giocare d’anticipo. «Ti è mai capitato di guardare una mappa e pensare: “Sai di cosa avrebbe bisogno la Danimarca? Più sole, palme e pattini a rotelle”», si legge nell’introduzione della petizione. «Abbiamo un’occasione unica, compriamo la California da Donald Trump».

 

 

SORRIDI, SEI SU CANDID CAMERA?

Insomma, da queste parti, l’Italia, dove non manca l’ironia e dove ci si prende poco sul serio, talvolta anche esagerando, stanno cominciando a porsi le prime domande: “Ma davvero questi vogliono compiere simili operazioni? O siamo alle comiche, come rappresentavano su palcoscenici scombiccherati quelle vecchie compagnie di varietà?».

La Groenlandia è un territorio danese autonomo, stop. Così come lo sono, in Italia, Friuli, Sardegna, Sicilia, Trentino e Valle d’Aosta, che dispongono di forme e condizioni particolari di autonomia, secondo i rispettivi statuti speciali adottati con legge costituzionale. E allora? «Se a qualcuno venisse in mente di incoraggiare un referendum, anche l’Italia potrebbe essere invasa?», si interrogava qualcuno in uno dei tanti salotti televisivi. «Tranquilli, le regioni autonome stanno bene come stanno, qui – come si dice – sono in un ventre di vacca, come a dire che stanno troppo bene per pensare a una rivoluzione». Allora, non passa lo straniero! E siccome siamo fatti per complicarci la vita, ci domandiamo: «Ma se i danesi ripiegassero sullo Stato di San Marino?». Visto, caro Trump, che effetto-domino?

 

 

E’ INUTILE TUONARE, QUI NON VI APRIRA’ NESSUNO

Dunque, se gli americani hanno il senso della battuta, i danesi dimostrano di non essere da meno. «Los Angeles o Løs Ångeles? California o Nuova Danimarca?», come riporta il sito le cui grafiche mettono in bella mostra una delle invenzioni danesi più note: i “Lego”.

L’agenzia Ansa ieri riportava la notizia che «…alla vigilia della visita del vice presidente JD Vance Donald Trump rialza la tensione con la Groenlandia». Nessun giro di parole: «Dobbiamo averla», ha detto il presidente americano riferendosi all’isola più grande del mondo che, si diceva, è territorio autonomo danese. «Abbiamo bisogno della Groenlandia per la sicurezza internazionale: ne abbiamo bisogno, dobbiamo averla!», ha tuonato Trump al podcaster Vince Coglianese.

Si pente, ma solo un poco. «Odio dirlo in questo modo – riprende il presidente USA – ma dobbiamo averla». Intanto la visita di Vance in Groenlandia, pare, e sottolineiamo pare, sia limitata alla base Usa. «Il ministro degli Esteri danese Lars Rasmussen – scrive ancora l’agenzia giornalistica italiana – a ha affermato di accogliere con favore la decisione di Washington di limitare l’annunciata visita del vicepresidente degli Stati Uniti Jd Vance in Groenlandia a una base aerea americana, dopo le critiche sollevate dalla presenza di una delegazione Usa alla luce delle mire di annessione del presidente Donald Trump. «Penso che sia molto positivo che gli americani abbiano annullato la loro visita sul territorio groenlandese. Visiteranno solo la loro base, Pituffik, e non abbiamo nulla in contrario», ha detto Rasmussen all’emittente pubblica Dr. La visita è prevista per domani (venerdì, per chi legge). Staremo a vedere. E sentire.

Diciamolo con i Trulli…

Alberobello si candida a Capitale della cultura per il 2027

Finalista, attende il responso entro il prossimo 28 marzo. Fra le prime dieci, sono tre le candidate pugliesi: speranza anche per Brindisi e Gallipoli. «La Puglia, grande protagonista delle audizioni di quest’anno», ha dichiarato Viviana Matrangola, assessore regionale alla Cultura. «Alberobello deve essere a disposizione della collettività e creare un turismo rispettoso del territorio», secondo il sindaco Francesco De Carlo

 

Alberobello potrebbe diventare autorevolmente Capitale Italiana della Cultura 2027. La Città dei Trulli ha presentato la sua candidatura nel corso di un’audizione pubblica a Roma. Dedicata alle città pugliesi, la seduta ha visto anche la presenza e l’illustrazione delle proposte di Brindisi e Gallipoli, come la stessa Alberobello fra le dieci finaliste ad ambire al ruolo di capitale. Il nome della città vincitrice sarà indicato il prossimo 28 marzo.

«La Puglia – ha dichiarato Viviana Matrangola, assessore regionale alla Cultura – è la grande protagonista delle audizioni di quest’anno; tre città finaliste su dieci nelle proposte avanzate al Ministero della cultura, confermano la forza di un territorio che sogna, progetta e prova a costruire il suo futuro attraverso la cultura; grazie a candidature molto ricche e rappresentative delle bellezze e della storia del nostro territorio, Alberobello, Brindisi e Gallipoli si giocano una sfida importante».

 

 

NON SOLO SIMBOLO

«Essere Capitale della Cultura – ha proseguito l’assessore – non è solo un riconoscimento simbolico, ma è un’occasione di trasformazione concreta del territorio perché, attraverso i progetti messi in campo, si può generare crescita, innovazione e una nuova consapevolezza del proprio patrimonio. E queste città hanno dimostrato di avere la visione, l’energia e il coraggio per farlo: la Regione Puglia sarà al loro fianco, qualunque sia l’esito della selezione, in quanto la vera vittoria è l’aver messo in moto idee, progetti e comunità pronte a puntare sulla cultura per scrivere il loro futuro».

Come da bando, tutte le candidature erano state valutate lo scorso dicembre, quando la giuria aveva selezionato le dieci città finaliste, fra queste, appunto, le tre pugliesi: Alberobello, Brindisi e Gallipoli. Ora, come riportato dalla Gazzetta del Mezzogiorno, entro il prossimo 28 marzo, sarà “incoronata” la città vincitrice, destinataria di un contributo finanziario di un milione di euro per realizzare gli obiettivi perseguiti dal progetto. In questo modo il dossier si trasformerà in un programma di azione, attraverso il quale mettere in mostra la propria ricchezza culturale e attuare le possibilità di sviluppo offerte dalla nomina.

 

 

ALBEROBELLO CI PROVA…

Ecco cosa propone Alberobello, a partire dal suo marchio di fabbrica: i trulli, trent’anni dal riconoscimento attribuito dall’UNESCO. Fra le attività indicate nella proposta, manifestazioni consolidate come il Festival Folklorico Internazionale Città dei Trulli (quaranta edizioni) e l’Alberobello Light Festival, che ogni anno attraverso i suoi suggestivi giochi di luce colora in modo originale la città e i suoi luoghi più iconici.

«Alberobello, città nota non solo in Puglia – aveva dichiarato al quotidiano diretto da Mimmo Mazza, il sindaco di Alberobello, Francesco De Carlo – deve essere a disposizione della collettività, riuscendo anche ad anticipare le buone tendenze, come, per esempio, quella di creare un turismo rispettoso del territorio».

Per De Carlo, questo è soltanto un bellissimo punto di partenza, non escludendo affatto l’avvio di una “seconda fase” che possa, prima o poi, estendere la rete della sinergia intercomunale anche ad altri territori.

Aspettando Anna Luce D’Amico…

“Candidato” alle Amministrative del prossimo 25 maggio

Nome e volto scaturiti dall’ide a di due tarantini che hanno usato l’Intelligenza Artificiale. Al contrario di quanti si candidano alla poltrona di “primo cittadino”, però, non fa promesse, non accetta compromessi. Programma elettorale che esercita un certo fascino, in attesa di conoscere i profili di quanti si sfideranno per una poltrona a Palazzo

 

Abituiamoci all’Intelligenza artificiale. Sta già diventando invasiva. Per ogni cosa, tanto per semplificare, si invoca l’AI (Artificial Intelligence). Non appena è sbucata dal cilindro di inventori, promotori e “approfittatori”, in tanti si sono posti la domanda se fosse il caso di usare questo strumento come fosse il prezzemolo nelle pietanze: sempre e comunque. Prima che fosse ricoverato, anche lo stesso pontefice, papa Francesco, era intervenuto sul tema, invitando a farne esclusivamente un “uso responsabile”. Insomma, che quest’ultimo strumento non finisse nelle mani del diavolo e provocasse ulteriori disastri, visto che in tempi di guerra di problemi ne circolano un numero illimitato e, per questo, pericoloso.

Il debutto dell’“Intelligenza” ci vede al centro di uno dei primi esperimenti su vasta scala, comunque, su un argomento del quale si discute a tutte le ore: la politica. E, allora, visto che il prossimo 25 maggio Taranto sarà chiamata ad eleggere la nuova Amministrazione comunale, perché non provare a tracciare un profilo plausibile? In una sorta di calderone, infilare tutte le indicazioni catturate dalle richieste della gente, shakerare il tutto e servirlo, nome e foto compresa, alla stampa e al popolo del web.

 

 

TU CHIAMALE, SE VUOI, PROVOCAZIONI…

Così, ecco la provocazione. Colpa o merito, punti di vista, di due autentici esperti della comunicazione. In comune hanno un enorme bagaglio di idee, per questioni di lavoro, ma anche di origini. Pierluca Tagariello, responsabile della comunicazione di “Roma Capitale”, e Andrea Santoro, titolare di “Santoro comunicare”, infatti sono di Taranto.

«Taranto ha vissuto anni critici, fatti di promesse il più delle volte non mantenute – spiegano, in buona sostanza, Tagariello e Santoro –  e compiuto scelte non sempre condivise; così, in un’epoca in cui la tecnologia va migliorando ogni aspetto della nostra vita, perché non potrebbe accadere lo stesso con la politica?».

Un progetto, nulla è lasciato al caso. Il nome Anna, il cognome D’Amico, sono sufficientemente diffusi a Taranto e, a detta degli stessi autori della “provocazione”, Anna Luce ha in sé qualcosa di evocativo e poi, lei, non è un politico come gli altri. A “prima vista”: non ha legami con partiti, lobby, logiche di potere, non fa promesse irrealizzabili, non promette posti di lavoro, non fa compromessi. «Si concentra su soluzioni, non su scuse», dicono i due maghi del computer.

 

 

FATTO, CORRIERE, IL PROFILO…

«Ha già un nome – scrive Alberto Tundo per Il Fatto Quotidiano, giornale cui non sfugge la politica, da quella internazionale a quella locale, un merito…  – un profilo social, con tanto di spot accattivante e surreale: “Un sindaco vero. Per Taranto”. Una laurea in Politiche urbane, sviluppo sostenibile e gestione delle risorse ambientali e industriali: curriculum in via teorica perfetto per Taranto». «Manifesto elettorale – prosegue il quotidiano diretto da Marco Travaglio per l’edizione cartacea, da Peter Gomez quella online – che, vista la natura professionale dei suoi creatori, sembrerebbe destinato ad avere buona fortuna: “Taranto ha vissuto anni di promesse non mantenute, scelte sbagliate e amministrazioni poco efficaci; oggi, in un’epoca in cui la tecnologia sta migliorando ogni aspetto della nostra vita, perché non dovrebbe fare lo stesso con la politica?”, si chiedono i creatori di Anna Luce D’Amico spiegando anche qual è il fine della loro creatura: è pensata, dicono, per “portare efficienza, trasparenza e dati concreti al servizio della città”.

Luce D’Amico non è un politico come gli altri, spiegano. «La sua candidatura – scrive Cinzia Semeraro per il Corriere di Bari, inserto del Corriere della sera e corriere.it – rappresenta un esperimento innovativo che solleva una domanda fondamentale: se l’Intelligenza Artificiale può migliorare la medicina, la mobilità e l’industria, perché non dovrebbe supportare il governo di una città? Taranto merita un’amministrazione che si basi sui dati e non sulle ideologie, che prenda decisioni fondate su fatti concreti piuttosto che su favoritismi». Insomma, aspettando Anna Luce D’Amico e una pioggia di novità per il governo cittadino.

Andrea, il giallo del momento

Tutti gli organi di informazione puntano i riflettori sullo studente

Ieri le prime pagine di Corriere della sera, Repubblica e Messaggero dedicate allo sfortunato diciannovenne. Non sarebbe suicidio, ma istigazione a compiere l’insano gesto. Secondo il padre della vittima, invece, sarebbe stato omicidio. Gli aspetti intorno alla vicenda sono complessi, gli inquirenti agiscono con cautela. Arrestato un diciottenne, fermato un altro uomo. Tv, stampa e social, il via al tam-tam mediatico

 

Andrea, diciannove anni, scomparso per cinque giorni, poi rinvenuto morto in un appartamento di via del Prospetto, a Perugia; un diciottenne arrestato con l’accusa di istigazione al suicidio; un altro, indagato, con l’accusa di cessione di oppiacei. Come accade spesso in questi casi, la soluzione su quanto accaduto potrebbe essere risolta nelle prossime ore, con una piena confessione di chi sa cosa in realtà sia accaduto in quell’appartamento, oppure allontanarsi velocemente a causa delle acque che andrebbero intorbidendosi.

La tragedia che ha toccato la famiglia di Andrea Prospero, è da due giorni sulla bocca di tutti. E’ cominciato il tam-tam mediatico, ieri mattina i due principali quotidiani nazionali, Corriere della sera e Repubblica, riportavano la notizia, con foto della vittima, in prima pagina. Lo stesso l’altrettanto prestigioso quotidiano nazionale, Il Messaggero, che ha realizzato un servizio molto dettagliato, considerando che l’inchiesta – con l’arresto del diciottenne e il fermo del possibile complice o testimone – si sarebbe spostata nella capitale. Da ieri, causa riverbero delle notizie, riprese dai numerosi siti e tv, anche online, si è scatenato il solito valzer dei collegamenti, con le trasmissioni crime di punta con criminologi, psicologi e sociologi in studio. Ecco le sovrapposizioni cui alludevamo e che potrebbero complicare, piuttosto che semplificare le indagini degli inquirenti, posto che più di qualcuno si sia già chiamato fuori prestando però il miglior profilo a favore di telecamere.

 

 

GLI ELEMENTI A DISPOSIZIONE

Val la pena sottolinearlo che non è il caso degli inquirenti che per motivi intuibili provano a tenere circoscritti gli elementi a disposizione. Purtroppo, in casi come questi, professionisti della comunicazione o personaggi scaltri con una certa dimestichezza con i social, sanno come muoversi e avere un ritorno in termini di popolarità. Ecco perché il più stretto riserbo e l’invito ai genitori del ragazzo morto, dell’arrestato e del sospettato, a non prestarsi a rilasciare dichiarazioni. La Procura del capoluogo umbro, diretta da Raffaele Cantone, ha emesso un’ordinanza di custodia cautelare ai domiciliari a carico di un 18enne, residente a Roma, con l’accusa di istigazione o aiuto al suicidio. Un’altra persona è stata indagata per cessione di un medicinale di tipo oppiaceo. «La tragedia di Andrea, la sua tragica sorte, sia un monito per tanti ragazzi che nel web trovano un abisso estremamente pericoloso». Questa una dichiarazione dell’avvocato Francesco Mangano, legale della famiglia di Andrea Prospero, riportata dalla redazione di Corriere.it .

«È un’indagine complicata – ha dichiarato Cantone – svolta analizzando i dati presenti su cellulari e apparati informatici; questo, però, il primo passo, l’indagine dovrà sciogliere dubbi e aiutarci a comprendere questioni che riguardano la presenza delle sim e di più cellulari in uso dalla vittima».

 

 

ALTRA PERQUISIZIONE

Eseguita, inoltre, un’altra perquisizione, in Campania e, precisamente, nell’abitazione di un giovane che potrebbe aver venduto il medicinale rivelatosi fatale per il povero Andrea. Quest’ultimo non risponderebbe dello stesso reato (vale a dire “istigazione o aiuto al suicidio”), puntualizza Corriere.it, perché l’indagato non era a conoscenza della ragione per la quale Prospero lo ha utilizzato». Durante la perquisizione sarebbero stati trovati 10 mila euro in contanti.

La scomparsa di Andrea era stata denunciata lo scorso 24 gennaio dalla sorella, anche lei iscritta all’università di Perugia. Il giovane, fuori sede, al primo anno di Informatica, aveva fatto perdere le proprie tracce dopo essere uscito da un ostello dove alloggiava. È stato poi il gestore dell’appartamento in cui è stato rinvenuto il cadavere del ragazzo che, non avendo più sue notizie, ha deciso di contattare la polizia, permettendo agli agenti di trovare il corpo senza vita dello studente.

All’interno del monolocale sono stati rinvenuti farmaci (tipo-oppiacei), un pc portatile, cinque telefoni cellulari e quarantasei sim-card. Stanza in perfetto ordine era in ordine, sul corpo del ragazzo nessuna ferita, indizio che faceva presumere che la morte di Andrea potesse essere addebitata ad un gesto volontario, dunque un suicidio.

 

 

PADRE DELLA VITTIMA, MADRE DEL SOSPETTATO

«Ditemi chi era mio figlio: quel ragazzo trovato con telefoni, sim e carte di credito non è il ragazzo che ho conosciuto per diciannove anni: le cose non tornano», disse non a caso il padre di Andrea, Michele Prospero, qualche giorno dopo il ritrovamento del corpo.

«Mangia tutte e sette le pasticche e basta», «Ce la puoi fare», «Se vuoi ammazzarti ammazzati e zitto», sono alcuni dei passaggi agghiaccianti delle chat, come riporta l’agenzia giornalistica Ansa. Altro elemento che ha indirizzato gli inquirenti sull’indiziato numero uno, che l’interlocutore una volta appreso che i farmaci erano stati assunti, invece di invocare chiamare i soccorsi, si è preoccupato dei possibili rischi di poter essere identificato».

«Mi crolla il mondo addosso, anzi, mi è già crollato», dice la mamma del diciottenne arrestato con l’accusa di istigazione al suicidio ad un cronista del Messaggero. «Siamo persone perbene – aggiunge la donna – uno dei nostri ragazzi fa il poliziotto; però lui – il riferimento è all’arrestato – è molto chiuso e riservato, sempre con il telefonino in mano: lui, ora, sta male, non sappiamo come fare, ci sentiamo molto soli e impotenti in questo: è il nostro più grande dolore».

Ecco il “paese dell’acqua”

Alberona, borgo pugliese pieno di fascino

Solcato dai torrenti Salsola e Vulgano, Marano e Casanova, e dai Canale dei Tigli. Appena ottocento abitanti, che possono arrivare fino a mille, è in provincia di Foggia. Sembra un manufatto in miniatura, per bellezza e ricchezza nei dettagli. Rovistando su internet, una serie di preziose indicazioni che portano in una cittadina a due passi da Lucera.

 

Ottocento abitanti, c’è chi dice seicento. E’ Alberona, provincia di Foggia. Stando nell’ordine delle centinaia, due al massimo, cambia poco. Poco rispetto alla bellezza di un paese, che definiremo borgo, per semplificare, ma anche perché è più aderente. E poi fa così tanto presepe, uno scenario suggestivo fatto di ninnoli. Un paesaggio al quale, al primo sguardo, avrebbe messo mano un miniaturista, uno di quegli artisti che pongono massima attenzione ai dettagli.

Le note ricercate un po’ qua e un po’ là, danno Alberona come “paese dell’acqua”, in seguito alla presenza di sorgenti naturali che arricchiscono il suo territorio. Un territorio reso caratteristico, come se qualche presepista di passaggio si fosse divertito a costruire ruscelli per assegnare un volto, una caratteristica all’intero paesaggio locale fino a farne, a ragione, uno dei borghi più belli del nostro Paese tanto da essere stato insignito in più di un’occasione con la Bandiera arancione, riconoscimento attribuito ogni anno dal Touring Club.

 

 

DA “WIKI” a TRUERAIDERS”

In questa nostra ricerca, per esempio, oltre alle note che troviamo sparse un po’ qual e un po’ là, troviamo un bellissimo reportage scritto da Adriano Bocci, uno degli autori di contenuti di uno dei siti italiani più invitanti quando si tratta di approfondire una conoscenza sulle bellezze italiane: TrueRiders, portale di riferimento dei motociclisti, con tanto di percorsi, informazione, notizie, eventi e tanto altro ancora.

«Alberona – scrive Bocci – non è solo un borgo in Puglia ma è anche un luogo ideale per staccare un po’ la mente e godersi un po’ di sano relax; qui la storia si respira in ogni angolo: il paese risale all’anno 1000, tuttavia la sua storia si incrocia a quella della più famosa Lucera agli inizi del XIII secolo; Federico II, lo Stupor Mundi, una volta conquista la Puglia fondò una comunità musulmana a Lucera, la quale, colma di gratitudine, gli giurò fedeltà a tal punto che l’Imperatore decise di nominarla sua guardia personale». In tutto questo, Federico concesse alcuni diritti per il legnatico su Alberona, legando così indissolubilmente la storia dei due centri, con somma soddisfazione della stessa Lucera.

 

 

SETTECENTO SUL LIVELLO DEL MARE

Alberona si trova a poco più di settecentotrenta metri sul livello del mare, fra i monti della Daunia, alle pendici del monte Stillo al confine con la Campania e, per dirla tutta, in una posizione dominante rispetto al Tavoliere delle Puglie. In gran parte boschivo, il territorio comunale è solcato da due torrenti: la Salsola a nord, il Vulgano a sud, nonché dai torrenti Marano e Casanova e da ruscelli come il Canale dei Tigli. Ecco spiegato il “paese dell’acqua”.

Dopo la proclamazione del Regno d’Italia, scrive l’enciclopedia Wikipedia, la questione ecclesiastica si risolse con il passaggio di Alberona dalla diocesi di Volturara a quella di Lucera. A partire dalla fine del XIX secolo questo borgo così delizioso è stato interessato dal fenomeno migratorio tipico dei piccoli comuni in quel periodo storico. Dagli inizi del nuovo Millennio, però, il fenomeno migratorio si è in gran parte concluso stabilizzando la popolazione tra i novecento e i mille residenti.

 

 

MONUMENTI E CHIESE…

Ma, ancora per qualche istante, torniamo a Bocci e TrueRiders. «Percorrendo i suoi vicoli – scrive l’estensore del reportage suggerendolo ai suoi lettori – potrete ammirare le tipiche abitazioni in pietra chiara; la Torre del Priore un tempo appartenuta ai Cavalieri Templari, è uno dei pezzi forti, accompagnata dalla meravigliosa Chiesa di San Rocco, incredibile resistenza di gotico del XVI secolo in un mondo che già da tempo parlava la lingua del Rinascimento». Non è finita. «Per concludere la Fontana Muta, del XIX secolo, ove in anticamente si abbeveravano i cavalli (la muta), vi saluterà quando lascerete questo incantevole borgo».

Costituito prevalentemente da caratteristiche case in sassi, pietra bianca o in muratura, fra i principali monumenti di Alberona, spicca la Torre del Priore, appartenuta prima ai Cavalieri templari e divenuta nel XIV secolo residenza del Gran Priore dell’Ordine dei Cavalieri di Malta di Barletta, donata nel 2002 a Italia Nostra che ne ha fatto la propria sede. Altri monumenti: la chiesa di San Rocco (XVI secolo), la chiesa madre di fondazione più antica, la chiesa di San Giuseppe (XVII secolo), il Museum Antiquarium, l’arco dei Mille, il tutto circondato dalle caratteristiche stradine e dai vicoli del centro storico.

Possibile, infine, compiere escursioni lungo i sentieri che tagliano il bosco del Subappennino e raggiungono il canale dei Tigli, il parco eolico in direzione di Volturino, il Crocione in direzione di Roseto Valfortore.